<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>guerra Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/tag/guerra/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/tag/guerra</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Mon, 17 Aug 2026 06:49:08 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>guerra Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/tag/guerra</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>&#8220;Bogey&#8221; e &#8220;Fox&#8221;, storia del gergo che ha segnato la storia dei combattimenti dell&#8217;aria</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/bogey-e-fox-storia-del-gergo-che-ha-segnato-la-storia-dei-combattimenti-dellaria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2026 02:58:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Aerei]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=512492</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1902" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/F-4B_Phantom_VMFA-314_firing_AIM-7_c1961-e1786802792534.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/F-4B_Phantom_VMFA-314_firing_AIM-7_c1961-e1786802792534.jpeg 1902w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/F-4B_Phantom_VMFA-314_firing_AIM-7_c1961-e1786802792534-300x202.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/F-4B_Phantom_VMFA-314_firing_AIM-7_c1961-e1786802792534-1024x689.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/F-4B_Phantom_VMFA-314_firing_AIM-7_c1961-e1786802792534-768x517.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/F-4B_Phantom_VMFA-314_firing_AIM-7_c1961-e1786802792534-1536x1034.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/F-4B_Phantom_VMFA-314_firing_AIM-7_c1961-e1786802792534-600x404.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1902px) 100vw, 1902px" /></p>
<p> Il significato delle "sigle" usate dai combattenti dell'aria per trasmettere informazioni con il minor numero possibile di parole.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/bogey-e-fox-storia-del-gergo-che-ha-segnato-la-storia-dei-combattimenti-dellaria.html">&#8220;Bogey&#8221; e &#8220;Fox&#8221;, storia del gergo che ha segnato la storia dei combattimenti dell&#8217;aria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1902" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/F-4B_Phantom_VMFA-314_firing_AIM-7_c1961-e1786802792534.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/F-4B_Phantom_VMFA-314_firing_AIM-7_c1961-e1786802792534.jpeg 1902w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/F-4B_Phantom_VMFA-314_firing_AIM-7_c1961-e1786802792534-300x202.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/F-4B_Phantom_VMFA-314_firing_AIM-7_c1961-e1786802792534-1024x689.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/F-4B_Phantom_VMFA-314_firing_AIM-7_c1961-e1786802792534-768x517.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/F-4B_Phantom_VMFA-314_firing_AIM-7_c1961-e1786802792534-1536x1034.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/F-4B_Phantom_VMFA-314_firing_AIM-7_c1961-e1786802792534-600x404.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1902px) 100vw, 1902px" /></p>
<p>“<em>Bogeys</em>”. Un pilota da caccia americano aveva individuato due jet che si stavano avvicinando rapidamente. Dopo l’identificazione del modello e delle insegne, pochi istanti più tardi, attraverso la radio arrivarono altre parole in codice, parole destinate a entrare nelle cronache di quel combattimento: “<em>Mi hanno voltato le spalle per la quinta volta… Fox Two!</em>”. Due missili aria-aria puntarono dritti verso i loro bersagli, abbattendoli entrambi.</p>



<p>Era il 4 gennaio del 1989, quando due caccia F-14 Tomcat della Marina statunitense intercettarono una coppia di MiG-23 Flogger libici sopra il Mediterraneo. L’intercettazione degenerò in un duello aereo a causa delle “<em>ripetute manovre che lasciavano presagire intenzioni ostili</em>” da parte dei MiG, e le voci dei piloti statunitensi impegnati nello scontro aereo, registrate dal Dipartimento della Difesa e successivamente diffuse dalle emittenti televisive, incuriosirono quanti non conoscevano l’esatto significato di quella parola in codice. Per chiunque avesse dimestichezza con gli aerei da combattimento e la loro storia, quell’espressione curiosa, <strong>“FOX TWO”, aveva un significato preciso,</strong> dimostrato dagli eventi riportati dalla cronaca: il pilota del caccia aveva portato il suo attacco lanciando un missile aria-aria a guida infrarossa.</p>



<p>Fox One, Fox Two, Fox Three sono tre formule che appartengono al <strong>linguaggio universale del combattimento aereo</strong> che interessa gli aerei della NATO, i “<em>brevity codes</em>”, parole convenzionali utilizzate per condensare informazioni essenziali nel minor tempo possibile, che, attraverso appena sei sillabe, raccontano buona parte dell&#8217;evoluzione del combattimento aereo che ha trasformato i <strong>duelli nei cieli dalla Guerra Fredda</strong> ai nostri giorni.</p>



<p>“<strong>Fox One</strong>” è il messaggio in codice che indica il lancio di un missile a guida radar semi-attiva come il celebre AIM-7 Sparrow, diventato uno dei protagonisti dei combattimenti aerei della Guerra del Vietnam, quando gli aerei da caccia, dopo gli<a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/quando-elica-sconfisse-reattore-ultima-volta-2078505.html">ultimi scontri aerei alla vecchia maniera</a> nei cieli della Corea, iniziarono ad affidarsi quasi esclusivamente ai missili. Nel caso dei missili a guida radar semi-attiva il principio di funzionamento impone una limitazione decisiva: il missile possiede un ricevitore radar, ma non un trasmettitore capace di cercare autonomamente il bersaglio. <strong>È quindi il radar dell&#8217;aereo che lo ha lanciato a dover “illuminare” l&#8217;obiettivo,</strong> mentre lo Sparrow segue l&#8217;energia riflessa fino all’intercettazione. Ne consegue che il caccia deve continuare a supportare l&#8217;ingaggio durante il volo del missile. Rompere l&#8217;aggancio per effettuare determinate manovre difensive può compromettere l&#8217;intercettazione. Per alcuni secondi l’aereo che ingaggia il suo avversario, il “cacciatore”, rimane quindi, in una certa misura, legato alla sua preda, il suo obiettivo. Anche se si tratta di pochi secondi, in un combattimento aereo nel quale più velivoli possono avvicinarsi reciprocamente a velocità elevatissime, quei secondi possono diventare un’eternità. Per tale ragione, la scelta di questo tipo di missile riguarda scontri aerei ravvicinati condotti in determinate condizioni.</p>



<p>Nel caso del messaggio in codice “<strong>Fox Two</strong>”, il pilota segnala invece il lancio di un missile a guida infrarossa, il classico&nbsp;<em>heat-seeker</em>. È il caso del celebre AIM-9 Sidewinder che, a differenza dello Sparrow, non necessita che il radar del caccia continui a illuminare il bersaglio: il suo sensore ricerca la radiazione infrarossa emessa dall&#8217;aereo avversario e, una volta acquisito l&#8217;obiettivo, lo insegue autonomamente. Le prime generazioni di missili a guida infrarossa, tra i preferiti dai piloti, erano particolarmente efficaci quando l’attacco era portato dalla posizione “in coda” all’avversario, dal momento che la firma termica dei motori risultava più evidente al missile in cerca di calore. Negli anni i missili infrarossi sono stati migliorati, per essere capaci di ingaggi da molteplici angolazioni, rilevando non soltanto le sorgenti termiche più intense ma anche altre componenti della firma infrarossa del velivolo. Sistemi di puntamento montati sul casco permettono inoltre al pilota di indirizzare il sensore semplicemente guardando verso il bersaglio, consentendo lanci ad elevato angolo fuori asse. Decisivi nel combattimento ravvicinato, vengono impiegati durante i dogfight che, come nel primo caso, avvengono a una “distanza visiva”, mentre appartengono al combattimento aereo “oltre l’orizzonte” i missili lanciati quando viene segnalato un “<strong>Fox Three</strong>”, il lancio di un missile a guida radar attiva come l&#8217;AIM-120 AMRAAM.</p>



<p>Questo tipo di missile aria-aria rappresenta il vero salto tecnologico nel combattimento aereo che ha profondamente modificato il combattimento, ponendo il pilota nella condizione di ingaggiare e combattere un avversario <strong>Beyond Visual Range</strong> (BVR), ossia oltre il raggio visivo. Ciò gli consente di attaccare un aereo a grandi distanze con un missile a lungo raggio che dispone di un proprio radar e raggiunge un obiettivo che il pilota non vede a occhio nudo. Dopo il lancio, il missile procede verso l&#8217;area prevista d&#8217;intercettazione sfruttando la navigazione inerziale e gli eventuali aggiornamenti trasmessi attraverso&nbsp;<em>data link</em>; nella fase terminale attiva il proprio sensore radar e cerca autonomamente il bersaglio. Quando questo avviene, un&#8217;altra parola può attraversare la radio: “Pitbull”. Significa che il missile è diventato autonomo nella fase terminale dell&#8217;ingaggio. Il caccia che lo ha lanciato non è più vincolato come avveniva con le precedenti armi e può quindi “sganciarsi” e assumere una posizione difensiva o rivolgere l&#8217;attenzione verso un&#8217;altra minaccia.</p>



<p>Prima dello sviluppo dei missili a guida radar attiva, attraverso il codice “Fox Three” si annunciava l’uso del cannoncino di cui ogni aereo da combattimento è dotato; oggi l’impiego in combattimento di un cannoncino M61 Vulcan/GAU-12 o, nel caso dei nostri Eurofighter, del Mauser BK-27 è segnalato con la chiamata “<em><strong>Guns, guns, guns</strong></em>”. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="1024" height="819" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ChatGPT-Image-15-ago-2026-18_09_54-1024x819.jpg" alt="" class="wp-image-526700" style="aspect-ratio:1.2503197897527734;width:613px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ChatGPT-Image-15-ago-2026-18_09_54-1024x819.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ChatGPT-Image-15-ago-2026-18_09_54-300x240.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ChatGPT-Image-15-ago-2026-18_09_54-768x615.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ChatGPT-Image-15-ago-2026-18_09_54-600x480.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ChatGPT-Image-15-ago-2026-18_09_54.jpg 1402w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</div>


<p>I missili aria-aria sono entrati in servizio negli anni Cinquanta, quando Stati Uniti e Unione Sovietica hanno sviluppato diversi tipi di queste armi, fornendole ai loro alleati. Il primo impiego confermato di questo tipo di arma in combattimento risale al 17 giugno 1965, quando due caccia F-4 Phantom statunitensi ottennero due abbattimenti confermati contro MiG-17 nordvietnamiti utilizzando missili aria-aria. Dal Vietnam alle guerre arabo-israeliane, dalla guerra Iran-Iraq ai conflitti contemporanei, sensori, propulsione e sistemi di guida non hanno mai smesso di evolversi. E la portata dei missili che possono colpire un obiettivo BVR ci è stata resa chiara durante il recente <strong>combattimento aereo tra Pakistan e India</strong>, in cui un caccia pachistano di fabbricazione cinese J-15 ha abbattuto “<a href="https://it.insideover.com/guerra/india-pakistan-la-guerra-e-anche-nei-cieli-il-duello-nei-cieli-del-kashmir-tra-escalation-e-propaganda.html">oltre il suo raggio visivo</a>” un caccia indiano di fabbricazione francese Dassault Rafale.</p>



<p>È giusto ricordare come, oltre alle manovre diversive o destinate a degradare l&#8217;energia del missile avversario per ridurne le possibilità di intercettazione, possano essere impiegati&nbsp;<em>flare</em>&nbsp;contro i missili infrarossi,&nbsp;<em>chaff</em>&nbsp;e guerra elettronica contro quelli radar.</p>



<p>Uno studio condotto dall&#8217;US Air Force, basato su oltre 1.450 combattimenti aria-aria dal 1965 ai nostri giorni, ha evidenziato come armi e sensori a lungo raggio abbiano drasticamente ridotto gli scontri ravvicinati. Sebbene il dogfight non sia del tutto scomparso, e nessun pilota possa permettersi di ignorare l’importanza del duro addestramento per affrontarlo, esso rappresenta sempre più frequentemente l&#8217;ultima fase di una battaglia che è cominciata molto prima che i due avversari potessero vedersi. Come dimostra il recente <strong>abbattimento del caccia di ultima generazione Su-57 russo</strong> caduto nella <a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/l-imboscata-nei-cieli-kursk-cos-f-16-ucraino-ha-abbattuto-su-2696887.html">“trappola” tesagli da un F-16</a> ucraino che ha lanciato un missile a guida radar contro un bersaglio oltre il raggio visivo, sfruttando le informazioni fornitegli da un aereo comando e controllo Saab 340 AEW&amp;C.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come la caccia alla volpe</h2>



<p>Ma veniamo infine alla codificazione del nemico, quel famoso “<strong>Bogey</strong>” che venne annunciato dal pilota prima di identificare la minaccia e lanciare i suoi missili contro il suo avversario. Nell’aviazione militare, anche l’identificazione delle minacce possiede un proprio vocabolario. “Bogey” indica un velivolo o una traccia radar di identità sconosciuta: potrebbe trattarsi di un aereo amico, neutrale o nemico e deve quindi essere identificato. Il termine, diffusosi nel linguaggio della Royal Air Force durante la <strong>Seconda guerra mondiale</strong>, deriverebbe da parole folkloristiche più antiche come&nbsp;<em>bugge</em>&nbsp;o&nbsp;<em>bogle</em>, utilizzate per indicare <strong>fantasmi, spettri o figure inquietanti</strong> e sconosciute. Come non ricordare, con l&#8217;occasione, l&#8217;attaccamento dei piloti a un certo tipo di storielle e folklore che hanno dato vita, attraverso la penna del pilota da combattimento e celebre <a href="https://www.ilfoglio.it/cultura/2020/04/16/news/le-avventure-di-roald-dahl-il-gigante-gentile-che-volava-alto-e-solo--212520">scrittore Roald Dahl</a>, alla leggenda dei “<em>Gremlins</em>”, i folletti che manomettevano i motori. Sempre gli inglesi, quando erano prossimi all&#8217;ingaggio dei nemici intercettati, erano soliti gridare “<em>Tally-ho!</em>”, come nella caccia alla volpe.</p>



<p>Una volta stabilita l’identità, cambiano anche le parole utilizzate: “<em>Friendly</em>” identifica con certezza un velivolo amico; “<strong>Bandit</strong>” uno identificato come nemico, senza che ciò costituisca automaticamente un’autorizzazione ad aprire il fuoco; “Hostile” indica invece una minaccia contro la quale l’ingaggio è autorizzato o consentito per legittima difesa. “Vampire”, infine, segnala un missile ostile rilevato visivamente o dai sensori. In ultimo, un dato fondamentale: contrariamente a quanto suggerisce quella conversazione radio, identificare un “Bandit” non equivale, di per sé, a ricevere l’ordine di abbatterlo. Esistono delle regole d’ingaggio. Ma questa è un’altra storia.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/bogey-e-fox-storia-del-gergo-che-ha-segnato-la-storia-dei-combattimenti-dellaria.html">&#8220;Bogey&#8221; e &#8220;Fox&#8221;, storia del gergo che ha segnato la storia dei combattimenti dell&#8217;aria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Guerra in Myanmar, così la giunta pianifica l&#8217;offensiva finale</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/guerra-in-myanmar-cosi-la-giunta-pianifica-loffensiva-finale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 06:53:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=523085</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Myanmar" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>In Myanmar la giunta intensifica le offensive per riconquistare valichi di frontiera e rotte commerciali controllati dai ribelli</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/guerra-in-myanmar-cosi-la-giunta-pianifica-loffensiva-finale.html">Guerra in Myanmar, così la giunta pianifica l&#8217;offensiva finale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Myanmar" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/myanmar-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Negli ultimi cinque anni la <strong>guerra in Myanmar</strong> ha provocato oltre <strong>100.000 morti</strong>. <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-civile-dimenticata-del-myanmar.html">Dal colpo di Stato dei militari del 2021 a oggi</a>, ha sottolineato l&#8217;organizzazione <em>Armed Conflict Location &amp; Event Data (Acled)</em>, all&#8217;interno del Paese si sono registrate per l&#8217;esattezza 100.114 &#8220;vittime legate al conflitto&#8221;. </p>



<p>Si tratta di una catastrofe umanitaria quasi senza precedenti destinata presumibilmente a peggiorare fino a quando gli scontri tra l&#8217;esercito (il <em><strong>Tatmadaw</strong></em>), le <strong>Forze di difesa popolare</strong> (Pdf, filo democratiche) e i <strong>gruppi armati</strong> delle frammentate minoranze etniche locali non arriveranno a un punto di svolta. </p>



<p>Di recente le forze governative hanno lanciato molteplici offensive negli <strong>Stati di Kachin</strong>, <strong>Chin </strong>e <strong>Karen</strong>, prendendo di mira le aree di estrazione di <strong>Terre Rare</strong> situate nei pressi del confine con la Cina, nonché le principali rotte commerciali lungo le frontiere condivise con India e Thailandia. </p>



<p>Se il fronte strategicamente più sensibile si trova nel Kachin settentrionale, dove viene prodotta circa la metà degli elementi delle Terre Rare pesanti a livello mondiale, quello nel Karen potrebbe rivelarsi un punto di svolta altrettanto decisivo per l&#8217;evoluzione del conflitto.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🇲🇲 Myanmar&#39;s post-coup conflict death toll hits 100,000<br><br>More than 100,000 people have been killed across all sides in Myanmar since a military coup five years ago triggered civil war, a conflict monitor says. <a href="https://t.co/63ZhmXbQJB">pic.twitter.com/63ZhmXbQJB</a></p>&mdash; AFP News Agency (@AFP) <a href="https://x.com/AFP/status/2075585908397461577?ref_src=twsrc%5Etfw">July 10, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza dello Stato del Karen</h2>



<p>La <strong>Karen National Union (Knu)</strong> è il più antico gruppo armato etnico del Myanmar. Dalla fine degli anni &#8217;40 combatte contro il governo centrale, tra timide aperture e momenti di intensa crisi, per ottenere l&#8217;autonomia dell&#8217;intero Stato del Karen. Questa fazione, che controlla un territorio non irrilevante nel sud-est del Paese nel quale amministra intere comunità, riscuote le tasse e fornisce servizi pubblici, deve fare i conti con la dura <strong>offensiva </strong>orchestrata dall&#8217;esercito birmano. </p>



<p>Affidandosi alla potenza aerea e a improvvisi raid effettuati con caccia e bombe, il <em>Tatmadaw </em>ha colpito bersagli militari ma anche, spiegano i ribelli, infrastrutture civili come ospedali, scuole ed edifici religiosi. Secca la replica della giunta: i siti colpiti erano utilizzati dai guerriglieri come basi o rifugi. Ma perché l&#8217;esercito sta concentrando qui gran parte dei suoi sforzi? </p>



<p>Come ha spiegato il think tank <em>Crisis Group</em>, l&#8217;<strong>autostrada</strong> che collega le città di frontiera di <strong>Payathonesu</strong> e <strong>Kyainseikgyi</strong>, e che taglia in due il distretto di <strong>Dooplaya</strong>, è diventata un importante crocevia dell&#8217;<strong>economia di guerra</strong> del Myanmar. Il suo controllo è però conteso da molteplici attori: dalla Knu ma anche dal <strong>Democratic Karen Benevolent Army (Dkba)</strong>, un gruppo armato rivale del Knu, e dal Tatmadaw. </p>



<p>Per il governo stroncare la resistenza nel Karen significherebbe blindare la porta terrestre verso la Thailandia, e cioè uno dei maggiori partner commerciali del Myanmar. Un vantaggio non certo da poco.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251016101029716_699d823e2e709d16db7e649444e2f0c4-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-489944" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251016101029716_699d823e2e709d16db7e649444e2f0c4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251016101029716_699d823e2e709d16db7e649444e2f0c4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251016101029716_699d823e2e709d16db7e649444e2f0c4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251016101029716_699d823e2e709d16db7e649444e2f0c4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251016101029716_699d823e2e709d16db7e649444e2f0c4-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251016101029716_699d823e2e709d16db7e649444e2f0c4.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;offensiva finale della giunta</h2>



<p>L&#8217;offensiva della giunta è durissima anche nello Stato di Chin. <strong>Salai Van</strong>, portavoce del <strong>Chin National Front</strong>, ha dichiarato a <em>Reuters </em>che i suoi combattenti si sono ritirati da Falam e Tonzong a seguito dei pesanti bombardamenti aerei da parte dell&#8217;esercito. </p>



<p>Questi ultimi blitz stanno intensificandosi dopo che l&#8217;ex capo della giunta militare <strong>Min Aung Hlaing</strong>, <a href="https://it.insideover.com/guerra/myanmar-avanzate-e-raid-il-piano-della-giunta-militare-in-vista-delle-elezioni.html">ora presidente del Paese</a>, lo scorso 21 aprile ha invitato i gruppi ribelli ad avviare colloqui di pace entro 100 giorni. Il tempo stringe e diverse fazioni hanno già respinto l&#8217;offerta, adducendo una profonda sfiducia nei confronti della giunta. </p>



<p>Le forze anti governative sono e saranno sempre più sotto pressione. Reagire, per loro, sarà complicato in primis perché non hanno accesso a una stabile <strong>fornitura di armi</strong> (il mercato nero proveniente dalla Cina è stato represso da Pechino) e poi perché il <em>Tatmadaw</em>, come detto, può contare sulla <strong>potenza aerea</strong>. </p>



<p>La sensazione è che la guerra in Myanmar sia passata da <a href="https://it.insideover.com/guerra/myanmar-perche-quella-tra-ribelli-e-governativi-e-diventata-una-guerra-di-logoramento.html">essere una guerra civile a una guerra di logoramento</a>, e che adesso si stia trasformando sempre di più in una lotta per il <strong>controllo dei valichi di frontiera</strong> più rilevanti, delle <strong>rotte commerciali</strong> e delle <strong>risorse naturali</strong>. I gruppi ribelli vogliono mantenere i propri territori mentre l&#8217;esercito punta a stroncare la resistenza con un&#8217;offensiva finale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="689" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251016100923621_f4d64eb079557b4c5fa865ba7299d412-1024x689.jpg" alt="" class="wp-image-489942" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251016100923621_f4d64eb079557b4c5fa865ba7299d412-1024x689.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251016100923621_f4d64eb079557b4c5fa865ba7299d412-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251016100923621_f4d64eb079557b4c5fa865ba7299d412-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251016100923621_f4d64eb079557b4c5fa865ba7299d412-1536x1033.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251016100923621_f4d64eb079557b4c5fa865ba7299d412-600x403.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251016100923621_f4d64eb079557b4c5fa865ba7299d412.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/guerra-in-myanmar-cosi-la-giunta-pianifica-loffensiva-finale.html">Guerra in Myanmar, così la giunta pianifica l&#8217;offensiva finale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Valerio Nicolosi: &#8220;Da Gaza all&#8217;Etiopia, la mia mappa di un pianeta e dei popoli minacciati dall&#8217;ecocidio&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/valerio-nicolosi-da-gaza-alletiopia-la-mia-mappa-di-un-pianeta-e-dei-popoli-minacciati-dallecocidio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Mihaylova]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 04:55:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[climate change]]></category>
		<category><![CDATA[Genocidio a Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=523274</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Valerio Nicolosi: "Israele vuole annientare Gaza anche attraverso l'ecocidio: una distruzione indiscriminata del pianeta".</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/valerio-nicolosi-da-gaza-alletiopia-la-mia-mappa-di-un-pianeta-e-dei-popoli-minacciati-dallecocidio.html">Valerio Nicolosi: &#8220;Da Gaza all&#8217;Etiopia, la mia mappa di un pianeta e dei popoli minacciati dall&#8217;ecocidio&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In un’epoca d’instabilità sociale, politica, economica e climatica come quella che stiamo attraversando, <strong>è possibile tracciare una linea di connessione tra i contesti di guerra, la crisi ambientale e l’avanzamento del capitalismo?</strong> È possibile leggere il <a href="https://it.insideover.com/politica/commissione-onu-israele-ha-deliberatamente-preso-di-mira-i-bambini-di-gaza-e-genocidio.html">genocidio di Gaza</a>, le alluvioni in Emilia-Romagna o la siccità estrema in Etiopia come manifestazioni di una stessa crisi globale? E quali responsabilità hanno la politica e il modello economico dominante nel progressivo deterioramento dell&#8217;ambiente e nell&#8217;acuirsi delle disuguaglianze sociali?</p>



<p>Sono questi alcuni dei temi centrali all’interno di <a href="https://www.ilmillimetro.it/libro/9791282062329" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Ecoguerra. Mappa di un pianeta sotto assedio </strong>(Il Millimetro, 2026)</a>, <strong>l’ultimo libro-reportage del giornalista e documentarista Valerio Nicolosi</strong>. Da anni impegnato nel racconto di conflitti, migrazioni e crisi umanitarie, Nicolosi ha documentato alcuni dei principali scenari di guerra e delle grandi trasformazioni del nostro tempo, collaborando, tra gli altri, con Rai e Mediaset, Reuters e Ansa fino al suo <a href="https://www.fanpage.it/scanner/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">podcast Scanner</a>, realizzato con Fanpage.it in cui racconta quotidianamente l’attualità. <strong>“Israele vuole annientare il popolo palestinese e lo fa anche attraverso l’ecocidio a Gaza, un’idea di distruzione indiscriminata di una popolazione e del pianeta”</strong>, ha raccontato nel corso della nostra intervista, attraverso un dialogo ampio sulla <strong>criticità del modello di sviluppo economico occidentale odierno, fino al declino degli Stati Uniti e della loro egemonia,</strong> sotto <a href="https://it.insideover.com/politica/immunita-totale-contractor-e-diritto-al-sequestro-il-board-of-peace-di-trump-per-gaza-e-un-mostro.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l’amministrazione di Trump</a>.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="874" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/valerio-nicolosi-2-1024x874.jpg" alt="" class="wp-image-523283" style="aspect-ratio:1.1716502484526197;width:749px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/valerio-nicolosi-2-1024x874.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/valerio-nicolosi-2-300x256.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/valerio-nicolosi-2-768x656.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/valerio-nicolosi-2-600x512.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/valerio-nicolosi-2.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</div>


<p><strong>Recentemente è stato pubblicato il tuo libro-reportage <em>Ecoguerra: </em>com’è nata l’idea per realizzarlo? Che ispirazione c’è dietro a questo titolo così profondamente, e supponiamo volutamente, evocativo?</strong></p>



<p>“Questo libro nasce da una necessità: sono sempre stato molto sensibile al tema ambientale, ho seguito i movimenti di <em>Fridays for Future</em>, di <em>Extinction Rebellion</em> ma ero attento alla questione anche prima. Poi, cinque anni, fa è nato mio figlio e questo ha inevitabilmente allungato la mia prospettiva sul futuro, perché con un figlio non pensi più al futuro prendendo in considerazione solo la tua pelle e la tua vita, ma inizi a farlo pensando alla sua. E per questo però, mi sono allarmato ancora di più.</p>



<p>Gli effetti della crisi climatica, oggi, sono sempre più evidenti: ho seguito e raccontato come inviato le due grandi alluvioni in Emilia-Romagna, sono stato in Etiopia e il libro si apre proprio col reportage dalla regione di Borena. Lì ho visto coi miei occhi la ‘forbice dell&#8217;acqua’: la quantità d&#8217;acqua che cade ogni anno è sostanzialmente sempre la stessa, ma il problema è che cade tutta da una parte e non cade affatto dall&#8217;altra. Ho sentito il bisogno di mettere insieme tutti questi lavori.</p>



<p>Il libro si chiama <em>Ecoguerra</em> perché mi sono occupato e mi occupo anche di guerra, ma allo stesso tempo dico sempre una cosa: sotto le bombe, in qualche modo, ci si abitua a vivere. Può sembrare assurdo, ma in Ucraina, in Cisgiordania o a Gaza dove sono stato, esisteva comunque una forma di ‘quotidianità’, nonostante tutto. Mentre senz’acqua, oppure durante un&#8217;alluvione, quella quotidianità semplicemente scompare. Sei anni di siccità, come quelli che ho visto nella regione etiope di Borena, sono molto peggio di una guerra. Da qui nasce l&#8217;idea: una guerra che l&#8217;umanità ha dichiarato al pianeta e alla quale il pianeta, inevitabilmente, sta rispondendo.”</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ecoguerra.-Mappa-di-un-pianeta-sotto-assedio.-2026-Il-Millimetro.-Valerio-Nicolosi-reportage-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-523284" style="width:724px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ecoguerra.-Mappa-di-un-pianeta-sotto-assedio.-2026-Il-Millimetro.-Valerio-Nicolosi-reportage-1024x1024.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ecoguerra.-Mappa-di-un-pianeta-sotto-assedio.-2026-Il-Millimetro.-Valerio-Nicolosi-reportage-300x300.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ecoguerra.-Mappa-di-un-pianeta-sotto-assedio.-2026-Il-Millimetro.-Valerio-Nicolosi-reportage-150x150.jpg 150w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ecoguerra.-Mappa-di-un-pianeta-sotto-assedio.-2026-Il-Millimetro.-Valerio-Nicolosi-reportage-768x768.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ecoguerra.-Mappa-di-un-pianeta-sotto-assedio.-2026-Il-Millimetro.-Valerio-Nicolosi-reportage-600x600.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ecoguerra.-Mappa-di-un-pianeta-sotto-assedio.-2026-Il-Millimetro.-Valerio-Nicolosi-reportage-100x100.jpg 100w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ecoguerra.-Mappa-di-un-pianeta-sotto-assedio.-2026-Il-Millimetro.-Valerio-Nicolosi-reportage.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</div>


<p><strong>A proposito del capitolo dedicato a Borena, nel Sud dell’Etiopia: qui racconti come in quella regione non piova da oltre sei anni, un tempo in cui la siccità ha “ucciso l’80% del bestiame e quasi ogni forma di vita vegetale”. È un immaginario e un contesto molto lontano da noi, eppure è assurdo e tremendamente allarmante, proprio ora che l’attenzione sulla crisi climatica è aumentata anche qui, con le forti ondate di calore di queste ultime settimane. Un po’ come fosse il segnale di qualcosa di molto più grande a livello ambientale e non solo. Cosa ti ha colpito di più di quell’esperienza?</strong></p>



<p>“Ho camminato sui letti dei laghi e dei fiumi in secca. È stata una sensazione pazzesca, inimmaginabile. I primi fiumi che ho visto non sembravano nemmeno fiumi: erano talmente secchi, che hanno dovuto spiegarmi che si trattava di quelli che una volta erano fiumi. Per me erano semplicemente pezzi di terra arida, identici a tutto il resto che ci circondava. Invece una volta erano stati fiumi importanti. È un fenomeno che non si può descrivere. Paolo Virzì ha fatto un film su questo tema: <em>Siccità</em>, dove immagina un contesto contemporaneo, ma anche distopico, ovvero una Roma in cui non piove da due anni. Ecco, provate a immaginare cosa significhi, nella realtà, vivere sei o sette anni senza pioggia, non in città come nel film, ma in un contesto di agro-pastorizia seminomade, di estrema povertà, dove le persone vivono di allevamento e di sussistenza. Quelle persone hanno perso tutto. Per questo dico che, paradossalmente, è meglio la guerra della siccità.”</p>



<p><strong>Sin dalle primissime righe del libro, già dalla prefazione, a cura di Cristiano Godano, leggiamo: “Appare sempre più chiaro a molte persone che il capitalismo è una specie di gigantesca gabbia in cui l’umanità è fatta convogliare, sedata, abbindolata, raggirata da una narrazione totalmente fraudolenta che invita a credere che c’è posto per tutti con la propria libera iniziativa.” Dal tuo punto di vista, in che modo il capitalismo occidentale – e non solo – è responsabile della crisi climatica, ambientale, sociale e politica che stiamo attraversando?</strong></p>



<p>“Mark Fisher diceva che è più facile immaginare la fine del pianeta che la fine del capitalismo. Il capitalismo è il problema, non c&#8217;è molto altro da discutere. Perché è proprio un modello di sviluppo che prevede lo sfruttamento dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo e dell&#8217;uomo sull&#8217;ambiente. Stiamo andando verso una sorta di tecnofeudalesimo, in cui i ricchi diventano sempre più ricchi e arrivano perfino a immaginare – quasi come fossimo in un romanzo di fantascienza – di trovare un altro pianeta su cui trasferirsi quando questo non sarà più abitabile. Naturalmente è un’idea di pochi, solo dei più ricchi. Nel frattempo, però, continuano a sfruttare tutto ciò che questo pianeta può offrire, a discapito del restante 99% della popolazione. Lo stiamo vivendo sulla nostra pelle.</p>



<p>Le ondate di calore colpiscono direttamente e in modo particolare alcune categorie di lavoratori: rider, operai, persone che devono prendere i mezzi pubblici nelle ore più calde della giornata, che rischiano di sentirsi male quotidianamente. Nel frattempo, i più ricchi hanno una casa al mare, una in montagna, un appartamento di quattrocento metri quadrati con aria condizionata… A loro la crisi climatica non tange nel quotidiano, perché ci riguarda tutti, ma come in tutte le situazioni critiche, non siamo tutti sulla stessa barca: c&#8217;è chi è su uno yacht e chi, invece, è su un barcone che prova ad attraversare il Mediterraneo. Perché chi scappa dalla siccità, dalla fame e dagli effetti della crisi climatica si imbarca anche sui barconi.</p>



<p>In questa crisi climatica più andiamo avanti, più a essere colpiti saranno i poveri. Non c’è possibilità di cambiare la situazione, se non cambiando il modello di sviluppo con interventi mirati sul territorio: una patrimoniale per i più ricchi, una riduzione dell’asfalto, aumentare il verde pubblico e ridistribuire la ricchezza. Solo così si può iniziare a rispondere a questa macro-crisi.”</p>



<p><strong>Nel tuo reportage ti sei spostato in contesti molto diversi: in Italia, passando dalle Alpi, dalla Pianura Padana fino all’Emilia Romagna, ma anche fuori, in Etiopia, come abbiamo accennato, fino a Gaza, dove sei stato in passato. Pensando alla Striscia di Gaza oggi, ovviamente, il primo pensiero non va alla crisi climatica, quanto piuttosto alla sua completa distruzione, causata dall’offensiva militare israeliana. C’è però un concetto preciso che tu evochi, quello dell’“ecocidio”. In che modo si manifesta?</strong></p>



<p>“Ho scelto di inserire l&#8217;ecocidio di Gaza in questo libro non perché sia direttamente e strettamente legato alla crisi climatica, ma perché è la rappresentazione, a mio avviso, di quell’idea di distruzione indiscriminata, a piacimento, del pianeta e di una popolazione. Israele vuole annientare il popolo palestinese e lo fa anche attraverso l&#8217;ecocidio: ovvero rendendo inospitale quel territorio per decenni. Altro che la “New Gaza” immaginata da Trump.&nbsp;</p>



<p>Da un lato c&#8217;è l’enorme quantità di bombe che sono state sganciate, con tutti i metalli pesanti e le sostanze tossiche che hanno contaminato un territorio microscopico come quello della Striscia. Dall&#8217;altro, ci sono le tonnellate di macerie: se si iniziasse oggi a rimuoverle, servirebbero circa trent&#8217;anni per eliminarle completamente. Questo è emblematico: l’idea che la Terra sia ad uso esclusivo di qualcuno. In questo caso qualcuno che vuole eliminare un’altra popolazione. Non vi è alcun rispetto della Terra come un qualcosa di tutti, come ‘Terra madre’.</p>



<p>Faccio un volo pindarico, ma in passato io sono stato anche in Chiapas e ho vissuto per un periodo all&#8217;interno di una famiglia zapatista. La cultura maya mette la Terra al centro di tutto: il rispetto della terra è il fondamento della loro visione del mondo. Ed è una prospettiva dalla quale avremmo molto da imparare, perché cambierebbe radicalmente il nostro rapporto con il pianeta. Noi, invece, non ci limitiamo a prendere ciò che ci serve, lasciando la Terra nelle stesse condizioni per chi verrà dopo di noi. Noi cerchiamo di prendere tutto quello che possiamo, senza limiti”.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Alluvione-Emilia-Romagna-2023-Wikimedia-Commons-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-523287" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Alluvione-Emilia-Romagna-2023-Wikimedia-Commons-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Alluvione-Emilia-Romagna-2023-Wikimedia-Commons-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Alluvione-Emilia-Romagna-2023-Wikimedia-Commons-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Alluvione-Emilia-Romagna-2023-Wikimedia-Commons-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Alluvione-Emilia-Romagna-2023-Wikimedia-Commons-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Alluvione-Emilia-Romagna-2023-Wikimedia-Commons.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Alluvione in Emilia-Romagna, 2023</em></figcaption></figure>
</div>


<p><strong>Negli ultimi anni l’attenzione e la sensibilità dell’opinione pubblica sulle problematiche legate al clima e all’ambiente è aumentata molto, ma esistono ancora i cosiddetti “negazionisti”, che tu citi anche nel libro. Spesso appartengono a una classe politica o economica più privilegiata. Come reporter, ma anche come cittadino, come risponderesti a chi continua, ancora oggi, a negare l’esistenza della crisi climatica?</strong></p>



<p><strong>“</strong>È difficile. Da un lato potremmo limitarci a usare i dati, che sono incontrovertibili. Ma spesso i numeri, da soli, finiscono per allontanare le persone invece di coinvolgerle. Credo sia necessario raccontare con chiarezza ciò che sta accadendo: le nostre città tra trenta o quarant’anni non saranno più le stesse e rischiano di non essere più vivibili. Oggi circa il 50% della popolazione mondiale vive nelle aree urbane e nel giro di trent&#8217;anni questa percentuale salirà al 75%. Ci saranno sempre più persone concentrate nelle metropoli, che però diventeranno sempre più inospitali. Io parlerei, per esempio, dello scioglimento dei ghiacciai, spiegando cosa comporta: non è un problema che riguarda soltanto gli alpinisti o gli appassionati di montagna. Se le Alpi perderanno la quasi totalità, il 97%, dei loro ghiacciai, perderemo una delle nostre principali riserve d&#8217;acqua e il clima cambierà radicalmente anche nelle aree sottostanti. È questo che dobbiamo spiegare alle persone, non stiamo parlando di un film di fantascienza. Non possiamo comportarci come nel film <em>Don&#8217;t Look Up</em>, continuando a negare la realtà fino all&#8217;ultimo momento.”</p>



<p><strong>Tornando alla situazione in Medio Oriente, rispetto alla tua esperienza come reporter, osservando la distruzione di Gaza, dove ormai, sappiamo, mancano tutti i tipi di beni di prima necessità, e dove, nonostante i cosiddetti “Cessate il fuoco” ci sono continui attacchi da parte dell’IDF, così come ce ne sono anche in Cisgiordania e in Libano, come vedi l’evoluzione di questo conflitto, ammesso che di conflitto si possa parlare, nel prossimo futuro?</strong></p>



<p>“Io non parlerei di guerra, quello che è in corso è un genocidio, e temo che andrà avanti nell&#8217;indifferenza pressoché totale della comunità internazionale, fino al raggiungimento di un preciso obiettivo politico: un’Israele ‘dal fiume al mare’. So che è una visione pessimista, per questo attingo alle parole delle mie amiche e dei miei amici palestinesi. Loro mi ripetono sempre che tutte le occupazioni, nella storia, prima o poi sono finite. E sono convinti che finirà anche questa. Come accadrà, nessuno lo sa. Alcuni mi dicono: ‘Per noi andrebbe bene anche uno Stato unico, purché ci vengano riconosciuti gli stessi diritti per tutti, il diritto di voto per tutti. A quel punto, come popolazione alla pari, proveremmo a convivere in pace’. Altri, invece, sostengono che riusciranno a riprendersi Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est come territori palestinesi. Non so come finirà, ma, cercando di essere ottimista, come lo sono i palestinesi, quell’occupazione prima o poi finirà, esattamente come tutte le altre.”</p>



<p><strong>Secondo te, a cosa è dovuta la nostra passività, come Unione Europea e come Stati occidentali, nei confronti della causa palestinese? Al di là delle dichiarazioni di principio, non si sono quasi mai visti interventi concreti di sostegno da parte delle istituzioni europee in questi anni</strong></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-bambino-tra-le-macerie-nella-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-523285" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-bambino-tra-le-macerie-nella-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-bambino-tra-le-macerie-nella-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-bambino-tra-le-macerie-nella-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-bambino-tra-le-macerie-nella-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-bambino-tra-le-macerie-nella-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-bambino-tra-le-macerie-nella-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Un bambino tra le macerie di Gaza, giugno 2026</em></figcaption></figure>
</div>


<p>“Le ragioni sono principalmente due. La prima è una responsabilità storica che pesa ancora oggi, soprattutto su Paesi come l&#8217;Italia e la Germania. Non è un caso che siano stati proprio questi due governi a opporsi alle sanzioni e alla sospensione dell&#8217;accordo di associazione tra Israele e l&#8217;Unione Europea. È una responsabilità storica che continua a pesare sulle scelte politiche.</p>



<p>La seconda riguarda gli interessi economici, tecnologici e militari. Noi abbiamo messo la nostra sicurezza nelle mani di società israeliane, che spesso sono aziende private fondate da ex alti ufficiali dell&#8217;IDF, da ex membri dell&#8217;intelligence o ex esponenti politici. Si tratta di realtà strettamente collegate allo Stato israeliano, anche perché il governo investe direttamente in molte di queste aziende.</p>



<p>Prendiamo il caso di <em>Paragon</em>. Il giornale per cui lavoro, <em>Fanpage.it</em>, è stato spiato attraverso questo software. Ancora oggi non sappiamo chi abbia autorizzato quell&#8217;operazione, perché il Governo continua a non dircelo, anche se dovrebbe esserne perfettamente a conoscenza. <em>Paragon</em> è una società israeliana: gli israeliani sanno chi ha utilizzato quel sistema, mentre il Governo italiano continua a non fornire risposte. Questo episodio dimostra quanto la nostra sicurezza sia stata delegata e, di conseguenza, quanto siamo ricattabili.”</p>



<p><strong>Prima hai citato Donald Trump. Se guardiamo all&#8217;attualità, gli Stati Uniti continuano a essere coinvolti in numerosi scenari di tensione internazionale proprio in Medio Oriente, tra cui il conflitto, assieme a Israele, contro l’Iran. Allo stesso tempo Washington, nell’ultimo anno, si è progressivamente sfilata da diversi accordi internazionali, non solo in materia di conflitti, ma anche sul fronte climatico, a partire dal Protocollo di Kyoto del 1997, l’Accordo di Parigi del 2015, fino all’annullamento di qualsiasi principio del diritto internazionale. Come se non ci fossero più regole di alcun tipo. Come immagini il ruolo degli Stati Uniti e l’egemonia statunitense in questo scenario, nel prossimo futuro?</strong></p>



<p><strong>“</strong>Gli Stati Uniti sono un impero. E gli imperi, quando entrano in fase del declino, diventano più aggressivi. Trump è l’espressione di questa aggressività e di questo declino. Sta cercando di arrestarlo, ma ormai è un declino strutturale. Lo fa cercando di riportare la produzione industriale negli Stati Uniti – pochi giorni fa annunciava, ad esempio, che Toyota produrrà nuove automobili sul territorio americano – e lo fa anche vendendo a noi armi. E noi europei, purtroppo, stiamo cadendo in questa logica. Non so quanto a lungo gli Stati Uniti riusciranno a mantenere la loro posizione dominante. Rimangono una potenza enorme, ma sono anche un impero in evidente declino.”</p>



<p><strong>E come s’inserisce la Cina in questo declino?</strong></p>



<p>“La Cina è in forte ascesa. Pechino, però, ha un problema militare che gli Stati Uniti non hanno: non ha mai combattuto una guerra in tempi recenti. Possiede un esercito importante, ma è un esercito che recentemente è stato interessato anche da profonde epurazioni interne. Di conseguenza, nessuno sa davvero quale sarebbe la sua capacità di affrontare un conflitto su larga scala. Per questo motivo, credo che la Cina continuerà a seguire la strategia che ha adottato finora: osservare gli equilibri internazionali, investire sul commercio, rafforzare i rapporti bilaterali e consolidare la propria influenza economica. Quanto all&#8217;Europa, penso che dovrà prima o poi prendere atto che gli Stati Uniti, con Trump, non avranno più il ruolo che hanno avuto fino ad oggi. E questa trasformazione finirà probabilmente per accelerare ulteriormente il declino della leadership americana.”</p>



<p><strong>Restando sulla Cina, ma anche su alcune riflessioni sviluppate nel tuo libro: tra le questioni legate alla crisi climatica c&#8217;è anche l&#8217;inquinamento prodotto dall&#8217;industria. Per anni si è parlato di delocalizzazione: molti Paesi occidentali hanno spostato la produzione all&#8217;estero, soprattutto per ridurre i costi. Oggi, però, ci troviamo davanti a un paradosso. Gran parte della produzione industriale mondiale è concentrata proprio in Paesi come la Cina o del Sud-est asiatico, che sono diventati il motore di interi settori, dal tessile all&#8217;elettronica. Allo stesso tempo, però, questi Paesi sono accusati di essere i maggiori responsabili dell&#8217;inquinamento globale, anche se producono beni, spesso destinati proprio ai mercati occidentali. Come interpreti questo paradosso? È possibile uscirne?</strong></p>



<p>“La domanda ci riporta esattamente al punto da cui siamo partiti: il modello di sviluppo. Finché continueremo a comportarci come se le risorse del pianeta fossero infinite, pur sapendo che non lo sono, continueremo a riprodurre questo stesso meccanismo. È vero: in Europa abbiamo introdotto una serie di normative per ridurre l&#8217;inquinamento, limitare l&#8217;uso dei combustibili fossili e contenere le emissioni. Allo stesso tempo, però, abbiamo trasferito gran parte della produzione industriale altrove. La Cina rappresenta bene questa contraddizione. È il Paese che oggi investe di più nelle energie rinnovabili ma, contemporaneamente, è anche uno dei maggiori emettitori di gas serra. Se però si osservano i dati sulle emissioni pro capite, il quadro cambia: sono inferiori, ad esempio, a quelle degli Stati Uniti.</p>



<p>Il problema è che noi abbiamo completamente delegato la nostra produzione industriale. Lo abbiamo fatto perché conveniva economicamente: conveniva ai grandi gruppi industriali, conveniva ai proprietari delle aziende, conveniva a chi poteva produrre a costi molto più bassi. In molti casi mancavano normative ambientali rigorose e questo ha reso ancora più conveniente spostare la produzione all&#8217;estero, senza dover investire in tecnologie meno inquinanti. Oggi, però, non possiamo limitarci ad accusare quei Paesi di essere i principali responsabili dell&#8217;inquinamento, dimenticando che siamo stati noi a trasferire lì le nostre fabbriche e una parte consistente della nostra produzione. Alla fine, il nodo resta sempre lo stesso: il problema continua a essere il capitalismo.”</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/valerio-nicolosi-da-gaza-alletiopia-la-mia-mappa-di-un-pianeta-e-dei-popoli-minacciati-dallecocidio.html">Valerio Nicolosi: &#8220;Da Gaza all&#8217;Etiopia, la mia mappa di un pianeta e dei popoli minacciati dall&#8217;ecocidio&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;altra faccia della crisi di Hormuz: patto Cina-Pakistan per il porto di Gwadar con contorno di accordi miliardari</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/laltra-faccia-della-crisi-di-hormuz-patto-cina-pakistan-per-il-porto-di-gwadar-con-contorno-di-accordi-miliardari.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 07:25:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[diplomazia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Via della Seta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=518525</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1323" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026052711583594_1062780313eb0515c4250be34e80b661.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026052711583594_1062780313eb0515c4250be34e80b661.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026052711583594_1062780313eb0515c4250be34e80b661-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026052711583594_1062780313eb0515c4250be34e80b661-1024x706.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026052711583594_1062780313eb0515c4250be34e80b661-768x529.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026052711583594_1062780313eb0515c4250be34e80b661-1536x1058.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026052711583594_1062780313eb0515c4250be34e80b661-600x413.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cina e Pakistan rafforzano la loro alleanza strategica con accordi per oltre 7 miliardi di dollari e il rilancio del Cpec.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/laltra-faccia-della-crisi-di-hormuz-patto-cina-pakistan-per-il-porto-di-gwadar-con-contorno-di-accordi-miliardari.html">L&#8217;altra faccia della crisi di Hormuz: patto Cina-Pakistan per il porto di Gwadar con contorno di accordi miliardari</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1323" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026052711583594_1062780313eb0515c4250be34e80b661.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026052711583594_1062780313eb0515c4250be34e80b661.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026052711583594_1062780313eb0515c4250be34e80b661-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026052711583594_1062780313eb0515c4250be34e80b661-1024x706.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026052711583594_1062780313eb0515c4250be34e80b661-768x529.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026052711583594_1062780313eb0515c4250be34e80b661-1536x1058.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026052711583594_1062780313eb0515c4250be34e80b661-600x413.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si rafforza l&#8217;asse tra Cina e Pakistan. <a href="https://it.insideover.com/politica/la-trappola-di-tucidide-i-ceo-usa-le-richieste-cinesi-come-andato-lincontro-tra-trump-e-xi.html">Dopo Donald Trump</a> e <a href="https://it.insideover.com/politica/pechino-centro-del-mondo-anche-putin-vola-da-xi-cina-e-russia-rafforzano-i-loro-rapporti.html">Vladimir Putin,</a> arrivati a Pechino nell&#8217;ultimo mese in rapida successione, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-xi-jinping.html">Xi Jinping</a> ha accolto <strong>Shehbaz Sharif</strong>. Il primo ministro pakistano è volato oltre la Muraglia in un momento delicatissimo, e cioè mentre Islamabad è alla ricerca di investimenti e, allo stesso tempo, si trova a gestire due dossier spinosissimi: le <strong>tensioni con l&#8217;Afghanistan</strong> e la mediazione tra Iran e Stati Uniti nella <strong>guerra in Medio Oriente</strong>. </p>



<p>Secondo quanto riferito dall&#8217;ambasciata del Pakistan in Cina, Sharif ha concluso una visita &#8220;molto produttiva&#8221;, impreziosita dalla firma di <strong>accordi e memorandum </strong>per un valore superiore ai <strong>7 miliardi di dollari</strong>. In tutto sono state siglate <strong>15 intese di cooperazione</strong> che hanno toccato svariati ambiti: dall&#8217;economia all&#8217;ambiente, dalla lotta contro il cambiamento climatico all&#8217;agricoltura, dalla sicurezza alimentare al commercio, dai media dalla scienza. E ancora: tecnologia, contrasto al terrorismo e istruzione. </p>



<p>In una nota congiunta rilasciata al termine del meeting tra Xi e Sharif, si legge inoltre che Cina e Pakistan hanno raggiunto un &#8220;nuovo ampio consenso&#8221; sull&#8217;approfondimento dei legami strategici per rafforzare lo sviluppo di un corridoio economico congiunto e fare del <strong>porto di Gwadar</strong> un hub di connettività regionale. Il riferimento è al famigerato <strong>Corridoio Economico Cina-Pakistan (Cpec)</strong>, uno dei progetti cardine della <strong>Nuova Via della Seta</strong> cinese, <a href="https://it.insideover.com/economia/a-rischio-la-realizzazione-del-corridoio-economico-cina-pakistan.html">a lungo rimasto in fase di stallo</a> e adesso, forse, prossimo al rilancio.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="ur" dir="rtl">بیجنگ: 26 مئی 2026.<br><br>وزیراعظم شہباز شریف کا چین کا چار روزہ دورہ مکمل ہوگیا. وزیراعظم شہباز شریف چین کا کامیاب دورہ  مکمل کرنے کے بعد وطن روانہ ہوگئے.<br><br>چینی وزارتِ خارجہ کی نائب وزیر اور چین- سی ای ای سی تعاون سیکریٹریٹ کی سیکریٹری جنرل  ہوا چون ینگ  نے وزیراعظم شہباز شریف کو… <a href="https://t.co/LTKGn1sqpd">pic.twitter.com/LTKGn1sqpd</a></p>&mdash; Prime Minister&#39;s Office (@PakPMO) <a href="https://x.com/PakPMO/status/2059180668018389487?ref_src=twsrc%5Etfw">May 26, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Cpec: il rilancio di un corridoio strategico</h2>



<p>Il Cpec è nato, assieme al <strong>Corridoio economico Cina-Myanmar (Cmec)</strong>, per consentire alla Cina di bypassare il collo di bottiglia rappresentato dallo <strong>Stretto di Malacca</strong>. Nello specifico, il progetto è stato pensato per collegare la regione nordoccidentale cinese dello Xinjiang al porto in acque profonde di Gwadar, in Pakistan, così da offrire al Dragone una rotta terrestre più breve e sicura verso il Mar Arabico, aggirando punti di strozzatura marittimi potenzialmente vulnerabili.</p>



<p>A lungo bloccati da problemi economici &#8211; compresi i <strong>costi elevati</strong>, cresciuti dagli iniziali <strong>46 </strong>agli oltre <strong>60 miliardi di dollari</strong> &#8211; e <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/pakistan-la-mano-invisibile-che-nutre-linsurrezione-in-balochistan-contro-cina-usa-e-iran.html">dagli attacchi terroristici dei separatisti del Balochistan </a>&#8211; regione attraversata dalla rotta – i lavori per la realizzazione del Cpec sono a lungo rimasti in un limbo. C&#8217;è chi addirittura ipotizzava in un suo ormai fallimento. Il vis a vis tra Xi e Sharif ha invece rilanciato una sorta di<strong> Cpec 2.0</strong>. &#8220;Entrambe le parti hanno accolto con favore la partecipazione di terzi allo sviluppo del Corridoio Economico Cina-Pakistan secondo il modello concordato&#8221;, si legge nel comunicato diramato alla fine del vertice. </p>



<p>Pechino e Islamabad hanno inoltre concordato di promuovere uno sviluppo di &#8220;alta qualità&#8221; del Cpec, di sviluppare il richiamato porto di Gwadar e di rafforzare i collegamenti stradali e portuali lungo l&#8217;intera tratta. Questi progetti comprendono il <strong>passo di Khunjerab</strong> e l&#8217;ammodernamento dell&#8217;<strong>autostrada del Karakoram</strong>, il principale collegamento terrestre tra Cina e Pakistan. Il governo pakistano ha inoltre promesso misure mirate per rafforzare la sicurezza e la cooperazione al fine di garantire l&#8217;incolumità dei <strong>lavoratori cinesi</strong> e degli <strong>investimenti </strong>nel Paese.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="714" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026052711585049_bbd72bc5415359de81932f8c0a85b997-1024x714.jpg" alt="" class="wp-image-518527" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026052711585049_bbd72bc5415359de81932f8c0a85b997-1024x714.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026052711585049_bbd72bc5415359de81932f8c0a85b997-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026052711585049_bbd72bc5415359de81932f8c0a85b997-768x535.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026052711585049_bbd72bc5415359de81932f8c0a85b997-1536x1070.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026052711585049_bbd72bc5415359de81932f8c0a85b997-600x418.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_2026052711585049_bbd72bc5415359de81932f8c0a85b997.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La Cina rilancia il Pakistan</h2>



<p>Le discussioni sul Cpec sono soltanto la punta dell&#8217;iceberg. La Cina, per esempio, ha affermato di apprezzare gli sforzi pakistani volti ad allentare il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Certo, l&#8217;incontro è avvenuto in concomitanza con il 75esimo anniversario delle relazioni diplomatiche sino-pakistane, ma <strong>la sensazione è che tutto sia funzionale a quanto sta avvenendo in Medio Oriente. </strong>Forse, proprio per l&#8217;intermediazione offerta da Islmabad, Pechino ha voluto premiare Sharif rilanciando progetti e cooperazione.</p>



<p>&#8220;La Cina e il Pakistan accelereranno i tempi per costruire una Comunità sino-pakistana dal futuro condiviso ancora più stretta nella nuova era, che costituirà un esempio per l&#8217;impegno volto a costruire una comunità dal futuro condiviso che colleghi la Cina ai paesi limitrofi&#8221;, si legge ancora nel comunicato ufficiale, in un altro chiaro messaggio emblematico del rafforzamento delle relazioni reciproche. </p>



<p>Sharif, oltre a Pechino, ha inoltre visitato anche <strong>Hangzhou</strong>, polo hi-tech del Dragone, e fatto tappa presso la sede di Alibaba. Il Pakistan ha infine spiegato di sostenere &#8220;l&#8217;Iniziativa globale per lo sviluppo (Gdi), l&#8217;Iniziativa globale per la sicurezza (Gsi), l&#8217;Iniziativa globale per la civiltà (Gci) e l&#8217;Iniziativa globale per la governance (Ggi)&#8221;, ossia piani proposti da Xi per collaborare sul fronte economico, sicuritario e politico. Una tripla convergenza non da poco.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🔊PR No.1️⃣2️⃣9️⃣/2️⃣0️⃣2️⃣6️⃣<br><br>Joint Statement between the People’s Republic of China and the Islamic Republic of Pakistan (May 26, 2026) <br><br>1/2<br><br>🔗⬇️ <a href="https://t.co/tayBh0vT5Z">pic.twitter.com/tayBh0vT5Z</a></p>&mdash; Ministry of Foreign Affairs &#8211; Pakistan (@ForeignOfficePk) <a href="https://x.com/ForeignOfficePk/status/2059142001417965936?ref_src=twsrc%5Etfw">May 26, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p><br> </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/laltra-faccia-della-crisi-di-hormuz-patto-cina-pakistan-per-il-porto-di-gwadar-con-contorno-di-accordi-miliardari.html">L&#8217;altra faccia della crisi di Hormuz: patto Cina-Pakistan per il porto di Gwadar con contorno di accordi miliardari</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giappone, maxi proteste contro riarmo e guerra</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/giappone-maxi-proteste-contro-riarmo-e-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=516478</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1301" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_202605091011117_dc8b1e53d4c5aa42b9aa26a7d12e200d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_202605091011117_dc8b1e53d4c5aa42b9aa26a7d12e200d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_202605091011117_dc8b1e53d4c5aa42b9aa26a7d12e200d-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_202605091011117_dc8b1e53d4c5aa42b9aa26a7d12e200d-1024x694.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_202605091011117_dc8b1e53d4c5aa42b9aa26a7d12e200d-768x520.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_202605091011117_dc8b1e53d4c5aa42b9aa26a7d12e200d-1536x1041.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_202605091011117_dc8b1e53d4c5aa42b9aa26a7d12e200d-600x407.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Giappone crescono le proteste contro la revisione dell’articolo 9 della Costituzione che il governo vuole modificare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/giappone-maxi-proteste-contro-riarmo-e-guerra.html">Giappone, maxi proteste contro riarmo e guerra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1301" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_202605091011117_dc8b1e53d4c5aa42b9aa26a7d12e200d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_202605091011117_dc8b1e53d4c5aa42b9aa26a7d12e200d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_202605091011117_dc8b1e53d4c5aa42b9aa26a7d12e200d-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_202605091011117_dc8b1e53d4c5aa42b9aa26a7d12e200d-1024x694.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_202605091011117_dc8b1e53d4c5aa42b9aa26a7d12e200d-768x520.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_202605091011117_dc8b1e53d4c5aa42b9aa26a7d12e200d-1536x1041.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_202605091011117_dc8b1e53d4c5aa42b9aa26a7d12e200d-600x407.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Pochi ne parlano, ma da circa un mese il <strong>Giappone </strong>è attraversato da grandi <strong>proteste popolari</strong> contro la <strong>revisione della Costituzione</strong> del Paese, ossia uno degli obiettivi principali del governo conservatore al potere. La premier <a href="https://it.insideover.com/politica/profilo-takaichi-sanae-la-donna-che-punta-a-guidare-il-giappone.html">Takaichi Sanae</a> è stata chiarissima. Nel suo recente viaggio in Vietnam ha chiesto &#8220;discussioni approfondite&#8221; sul tema spiegando che la Costituzione, redatta dalle forze di occupazione statunitensi al termine della Seconda Guerra Mondiale, &#8220;dovrebbe essere periodicamente aggiornata per riflettere le esigenze dei tempi&#8221;.</p>



<p>Sotto i riflettori c&#8217;è l&#8217;<strong>articolo 9</strong> che vieta al Giappone di minacciare o usare la <strong>postura militare</strong> per risolvere le controversie internazionali. I revisionisti hanno pochi dubbi: questa <strong>clausola pacifista</strong> limita la capacità nazionale di rispondere alle crescenti minacce rappresentate da <strong>Cina </strong>e <strong>Corea del Nord</strong>, e vogliono dunque cambiarla. Come se non bastasse, gli <strong>Stati Uniti</strong>, il più stretto alleato del Giappone, hanno chiesto a Tokyo di assumere un ruolo più attivo in materia di sicurezza. </p>



<p>Una nutrita parte della popolazione è invece preoccupata all&#8217;idea di assistere a simili cambiamenti. Lo scorso 3 maggio, in occasione della Giornata della Costituzione, circa <strong>50mila persone</strong> si sono radunate al Parco per la prevenzione dei disastri di Tokyo Rinkai, scandendo slogan e sventolando striscioni contro la spinta del governo alla <strong>revisione costituzionale</strong> e contro qualsiasi <strong>espansione militare</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1082" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260320101550901_792aa76d76ab55327be821e8269ef722-e1774023292339.jpg" alt="" class="wp-image-509897" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260320101550901_792aa76d76ab55327be821e8269ef722-e1774023292339.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260320101550901_792aa76d76ab55327be821e8269ef722-e1774023292339.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260320101550901_792aa76d76ab55327be821e8269ef722-e1774023292339.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260320101550901_792aa76d76ab55327be821e8269ef722-e1774023292339.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260320101550901_792aa76d76ab55327be821e8269ef722-e1774023292339.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260320101550901_792aa76d76ab55327be821e8269ef722-e1774023292339.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260320101550901_792aa76d76ab55327be821e8269ef722-e1774023292339.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La revisione costituzionale nel mirino</h2>



<p>Manifestazioni del genere, così grandi, partecipate e traversali, sono rare in Giappone. Questo significa che il tema è percepito come rilevante e che la posta in gioco è altissima. I partecipanti hanno scandito slogan per dire &#8220;<strong>no alla guerra</strong>&#8221; e per proteggere l&#8217;attuale Costituzione. Emblematiche le scritte sopra gli striscioni esibiti: &#8220;Stop alla revisione costituzionale e all&#8217;espansione militare&#8221; e &#8220;Salvaguardare la Costituzione pacifista&#8221;.</p>



<p>Nello specifico, i membri dell&#8217;ala conservatrice<a href="https://it.insideover.com/politica/elezioni-in-giappone-takaichi-sanae-pigliatutto-vittoria-a-valanga-del-partito-liberal-democratico.html"> del Partito Liberaldemocratico di Takaichi</a> hanno chiesto l&#8217;abolizione del paragrafo 2 dell&#8217;articolo 9 &#8211; che non solo vieta al Giappone di <strong>entrare in guerra</strong>, ma limita anche il possesso di un esercito a tale scopo &#8211; e hanno auspicato la creazione di una moderna forza di difesa nazionale.</p>



<p>Secondo un sondaggio di <em>Kyodo News</em>, il <strong>73%</strong> degli intervistati ritiene che qualsiasi emendamento costituzionale dovrebbe essere approvato, ma in presenza di un ampio consenso tra i diversi partiti politici, e non se imposto solo dal partito al governo.</p>



<p>Un altro sondaggio, condotto invece dal quotidiano conservatore <em>Yomiuri Shimbun</em>, ha rilevato che quasi il <strong>57% </strong>degli intervistati sarebbe favorevole alle revisioni, mentre quello effettuato dal quotidiano liberale <strong>Asahi Shimbun</strong> ha constatato che solo il <em>47%</em> sosterrebbe le riforme.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Japan is SUPER AGAINST their government&#39;s pro-war policy<br><br>This protest has AT LEAST 50000 people<a href="https://t.co/awQFHjbr1k">pic.twitter.com/awQFHjbr1k</a></p>&mdash; Daily Marcher (@DailyMarcher) <a href="https://twitter.com/DailyMarcher/status/2051232222716514736?ref_src=twsrc%5Etfw">May 4, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Le proteste che scuotono il Giappone</h2>



<p>Manifestazioni contro la revisione costituzionale sono in realtà andate in scena in tutto il Giappone, e già da svariate settimane, attirando un <strong>pubblico eterogeneo</strong> composto da attivisti di lunga data, ma anche da semplici famiglie, giovani e giovanissimi. <strong>Le proteste si stanno inoltre diffondendo ben oltre Tokyo</strong>, con raduni organizzati in grandi città come Osaka, Kyoto e Fukuoka. E la partecipazione sembra aumentare di settimana in settimana.</p>



<p>Chi si oppone a qualsiasi revisione costituzionale sostiene che i cambiamenti, anche se graduali, rischiano di svuotare di significato la clausola pacifista, e avvertono che il rafforzamento delle capacità militari potrebbe trascinare il Giappone in <strong>conflitti </strong>all&#8217;estero. Se per molti l&#8217;articolo 9 non è solo un vincolo legale, ma un impegno morale plasmato dalla devastazione delle guerre passate, per Takaichi è un nodo fondamentale da sciogliere per tutelare il Paese.</p>



<p>Nel frattempo, la premier ha <a href="https://it.insideover.com/politica/il-riarmo-del-giappone-un-banco-di-prova-per-lordine-internazionale.html">abolito le restrizioni sulle esportazioni di armi letali</a>, una mossa accolta con favore dagli Stati Uniti e considerata un passo avanti per approfondire la cooperazione militare e industriale con altri alleati. In ogni caso, come fa notare il <em>Guardian</em>, l&#8217;<strong>ambasciata statunitense a Tokyo</strong> ha pubblicato un messaggio che potrebbe essere interpretato come un sostegno alla Costituzione, entrata in vigore durante l&#8217;occupazione americana guidata dal generale Douglas MacArthur, all&#8217;epoca comandante supremo delle potenze alleate.</p>



<p>La Costituzione, ha affermato l&#8217;ambasciata sul suo account ufficiale X, ha sostenuto &#8220;la sovranità popolare, il rispetto dei diritti umani fondamentali e il pacifismo&#8221;. &#8220;Questa Costituzione, molto elogiata dal generale MacArthur nelle sue memorie, ha continuato a fungere da fondamento della società giapponese per 79 anni dalla sua promulgazione, senza mai essere stata modificata&#8221;, ha concluso il post. In ogni caso, qualsiasi modifica costituzionale richiede una <strong>maggioranza di due terzi</strong> in <strong>entrambe le camere</strong> della Dieta (il parlamento giapponese) e la maggioranza semplice in un <strong>referendum nazionale</strong>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="ja" dir="ltr">1947年5月3日、国民主権、基本的人権の尊重、そして平和主義を掲げた日本国憲法が施行されました。マッカーサー元帥が回想録で高く評価したこの憲法は、施行から79年、一度も改正されることなく日本社会の礎として生き続けています。 <a href="https://t.co/vUDcVFAnNy">pic.twitter.com/vUDcVFAnNy</a></p>&mdash; アメリカ大使館 (@usembassytokyo) <a href="https://twitter.com/usembassytokyo/status/2050858932131008702?ref_src=twsrc%5Etfw">May 3, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/giappone-maxi-proteste-contro-riarmo-e-guerra.html">Giappone, maxi proteste contro riarmo e guerra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Pentagono vuole combattere la Fog of War per non perdere altri velivoli</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/il-pentagono-vuole-combattere-la-fog-of-war-per-non-perdere-altri-velivoli.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 05:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Dati]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[United States Air Force (Usaf)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=512746</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1271" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA22880925-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA22880925-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA22880925-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA22880925-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA22880925-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA22880925-1536x1017.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA22880925-2048x1355.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Pentagono sta cercando una soluzione per combattere quella che da sempre rappresenta una delle incognite più pericolose dei conflitti moderni: la “fog of war”, la nebbia della guerra.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-pentagono-vuole-combattere-la-fog-of-war-per-non-perdere-altri-velivoli.html">Il Pentagono vuole combattere la Fog of War per non perdere altri velivoli</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1271" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA22880925-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA22880925-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA22880925-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA22880925-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA22880925-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA22880925-1536x1017.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA22880925-2048x1355.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con l’<strong>aumentare delle perdite</strong> di velivoli nei <strong>cieli del Medio Oriente</strong>, il Pentagono sta cercando una soluzione per combattere quella che da sempre rappresenta una delle incognite più pericolose dei conflitti moderni: la “<em>Fog of War</em>, la <strong>nebbia della guerra</strong>. Non si tratta, questa volta, di un nuovo sistema d’arma, ma di qualcosa di meno visibile e potenzialmente decisivo: un sistema software capace di integrare dati, sensori e informazioni operative in tempo reale, restituendo ai piloti una visione chiara e condivisa del campo di battaglia.</p>



<p>Il problema è emerso con forza nel corso dell’<strong>Operazione Epic Fury</strong>. I velivoli statunitensi andati perduti nelle ultime settimane avevano tutti un elemento in comune: l’assenza di una <em>Common Operating Picture</em>, una rappresentazione unificata e aggiornata della situazione operativa che includesse intelligence, posizioni amiche e nemiche, minacce e condizioni ambientali. Una lacuna che il Dipartimento della Difesa ha deciso di colmare con urgenza, incaricando la <strong>Defense Innovation Unit</strong> di individuare una soluzione. L’obiettivo è sviluppare una suite software ad architettura aperta in grado di fondere dati in tempo reale e restituire ai piloti un quadro credibile di ciò che accade nello spazio operativo: oggetti in movimento, minacce emergenti, condizioni meteo e caratteristiche del terreno. </p>



<p>Un livello di consapevolezza che, paradossalmente, oggi è comune per un automobilista dotato di navigatore satellitare, ma resta ancora un traguardo per molti equipaggi degli aerei militari, spesso costretti a operare con <strong>sistemi informatici ormai obsoleti</strong>. Da anni l’US Air Force segnala l’assenza di una reale interoperabilità tra le diverse piattaforme, in particolare tra i velivoli da trasporto come i C-130. Ma la <strong>perdita di sette aerei in poco più di un mese</strong> — in larga parte dovuta a errori di comunicazione e, in alcuni casi, a episodi di fuoco amico — ha reso evidente la portata del problema.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🚨 US forces rescued downed F-15E pilots in Iran. Trump calls it one of the most daring ops ever—helos, spec ops, airstrikes, and two MC-130s destroyed to deny tech.  <br><br>Iran &amp; some analysts claim it was really a uranium raid cover. US says pure rescue. Fog of war thick.  <a href="https://twitter.com/hashtag/Iran?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Iran</a>… <a href="https://t.co/A4bg8QZRVZ">pic.twitter.com/A4bg8QZRVZ</a></p>&mdash; Public News X (@PublicNewsX) <a href="https://twitter.com/PublicNewsX/status/2041217086178152547?ref_src=twsrc%5Etfw">April 6, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;accesso a dati aggiornati</h2>



<p>All’inizio del conflitto con l’Iran, tre <strong>F-15E Strike Eagle</strong> sono stati abbattuti per errore dalla difesa aerea kuwaitiana. A marzo, un <strong>aerocisterna KC-130</strong> è andato perso in seguito a un incidente in volo con un secondo tanker, causato anche dal malfunzionamento di un transponder, un elemento che ha nuovamente messo in luce le difficoltà dei velivoli nel riconoscersi e scambiarsi dati in modo efficace. Infine, durante le operazioni di recupero seguite all’<a href="https://it.insideover.com/guerra/behind-enemy-lines-dopo-labbattimento-dellf-15-in-iran-e-caccia-al-pilota.html">abbattimento di un F-15</a> e di un <strong>A-10 Thunderbolt</strong> il 3 aprile, sono emerse criticità simili. In quell’occasione, <strong>due aerei da trasporto MC-130J sono stati distrutti</strong> dopo essere rimasti bloccati su una pista improvvisata. Come ha spiegato il presidente americano <strong>Donald Trump,</strong> il terreno sabbioso e umido, unito al peso dei velivoli e al carico di personale a bordo, ha impedito il decollo. Un episodio che evidenzia come l’accesso a dati aggiornati in tempo reale — sulle condizioni del suolo, sul meteo e su altri fattori ambientali — avrebbe potuto fare la differenza. Oggi, invece, molti velivoli più datati non dispongono di mappe aggiornate o di sistemi avanzati di analisi del terreno, costringendo gli equipaggi a fare affidamento su pianificazioni pre-missione, aggiornamenti vocali e interfacce ormai superate.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">US Aircraft Casualties as of 04/04/2026<br>&#8212; <a href="https://twitter.com/hashtag/OperationEpicFury?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#OperationEpicFury</a> &#8212;<br><br>Based on currently available information, since the start of Operation EPIC FURY in February 2026, the US military has lost or suffered damage to the following manned aircraft:<br>&#8211; 4x F-15E &quot;Strike Eagle&quot; (3 to… <a href="https://t.co/gYV590qfFA">pic.twitter.com/gYV590qfFA</a></p>&mdash; DefenceGeek 🇬🇧 (@DefenceGeek) <a href="https://twitter.com/DefenceGeek/status/2040484627823866323?ref_src=twsrc%5Etfw">April 4, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>La frammentazione tecnologica della flotta aerea statunitense rappresenta un ulteriore ostacolo. Le <strong>differenze tra hardware</strong> e <strong>sistemi di bordo</strong> costringono spesso piloti e operatori a ricorrere a soluzioni improvvisate, come radio <em>software-defined </em>o apparecchiature commerciali adattate all’uso militare. Tuttavia, l’assenza di uno standard comune rende difficile stabilire quali dati siano realmente disponibili e come condividerli in modo efficace.</p>



<p>Il problema è particolarmente rilevante per i velivoli ad alto valore strategico, come gli aerei da trasporto e le piattaforme di rifornimento in volo, progettati per operare in contesti meno ostili rispetto a quelli attuali. Proprio per questo, il nuovo programma della <strong>Defense Innovation Unit </strong>— denominato “<strong>Open Mission Engine</strong>” — punta a sviluppare un sistema in grado di integrare in un’unica interfaccia tutte le informazioni rilevanti: forze amiche, minacce, aggiornamenti di missione e supporto alle decisioni operative. Tra le funzionalità richieste figura anche una “<em>mappa dinamica</em>”, capace di visualizzare in tempo reale la posizione delle forze amiche, le aree di rischio, lo spazio aereo e le rotte ottimali, offrendo agli equipaggi uno strumento decisionale immediato e intuitivo.</p>



<p>Seppure il programma non faccia riferimento esplicito alle operazione che sono ancora in corso in Medio Oriente, è evidente come le perdite registrate nel corso di Epic Fury abbiano <strong>accelerato la ricerca</strong> <strong>di una soluzione</strong>. In scenari operativi sempre più complessi, caratterizzati da minacce mobili, sistemi di difesa avanzati e capacità di disturbo elettronico, la superiorità non dipende più soltanto dalla piattaforma o dall’armamento, ma dalla capacità di comprendere — e condividere — ciò che accade in tempo reale. Nella guerra di oggi, la vera sfida per il <strong>Pentagono</strong> non è solo combattere il nemico, ma riuscire a vedere chiaramente dentro la <em>nebbia della guerra</em>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-pentagono-vuole-combattere-la-fog-of-war-per-non-perdere-altri-velivoli.html">Il Pentagono vuole combattere la Fog of War per non perdere altri velivoli</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Guerra in Iran, prima stagione: Trump 0 – Iran 1. L&#8217;analisi di Alain De Benoist</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/guerra-in-iran-prima-stagione-trump-0-iran-1-lanalisi-di-alain-de-benoist.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=512110</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1276" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0-1536x1021.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra voluta da Trump contro l’Iran si è rivelata un fallimento strategico, innescando una pericolosa escalation globale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/guerra-in-iran-prima-stagione-trump-0-iran-1-lanalisi-di-alain-de-benoist.html">Guerra in Iran, prima stagione: Trump 0 – Iran 1. L&#8217;analisi di Alain De Benoist</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1276" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0-1536x1021.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Avendo più familiarità con i campi da golf che con il Golfo Persico, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html">Donald Trump</a> aveva cominciato col presentare la <strong>guerra contro l’Iran</strong> come una «piccola escursione». Poco noto per la sua pazienza strategica, voleva fare in fretta. Gli obiettivi di partenza erano la caduta del regime islamico e la distruzione totale delle sue capacità militari. Quattro settimane dopo l’inizio delle ostilità niente di tutto ciò è accaduto.</p>



<p>Gli iraniani hanno preso il controllo dello <strong>stretto di Hormuz</strong> e le loro coste, lunghe 1.600 chilometri, sono riempite di missili, droni e imbarcazioni rapide. Gli <strong>Houthi </strong>dello Yemen minacciano di chiudere a loro volta lo <strong>stretto di Bab-el-Mandeb</strong>, che sigilla l’accesso al mar Rosso. In <strong>Libano</strong>, <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/la-missione-dei-paramedici-in-libano-sotto-le-bombe-dellidf.html">dove si conta un milione di sfollati</a> (un abitante su dieci), gli israeliani non celano più l’intenzione di occupare militarmente il Sud del Paese fino al fiume Litani. Il <strong>prezzo del greggio</strong> ha superato i 100 dollari al barile, un rincaro di cui il principale beneficiario è <strong>Vladimir Putin</strong>. I Paesi europei, che la <strong>Commissione Europea</strong> ha obbligato a far a meno degli idrocarburi russi, si trovano di fronte a penurie di gas e di petrolio che comportano una fiammata del prezzo della benzina alla pompa.</p>



<p>Benché fortemente e durevolmente indeboliti dai massicci bombardamenti subiti, gli iraniani non hanno ceduto; tutt’altro. Si è assistito a una <em><strong>escalation</strong></em> che assomiglia a una fuga in avanti. I movimenti militari americano-israeliani, la destabilizzazione dei mercati dell’energia e l’annuncio di un’invasione via terra (forze speciali?) disegnano uno scenario di cui nessuno può prevedere le conseguenze, ma che evoca gli “choc petroliferi” del 1974 e del 1979: crisi economica e finanziaria, recessione mondiale.</p>



<p>Gli <strong>Stati Uniti</strong>, che speravano in una vittoria-lampo, non sanno più come tirarsi fuori da questo ginepraio. Gli iraniani, che si pensava crollassero in pochi giorni, hanno l’iniziativa in tutti i campi. Il bilancio dell’operazione <em>Epic Fury</em> è un disastro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come si è arrivati a questo punto?</h2>



<p>E, innanzitutto, perché questa guerra? Una «minaccia imminente» che giustificava una guerra preventiva? Quale? La minaccia nucleare? Saranno presto quarant’anni che <strong>Israele </strong>annuncia ogni anno che l’Iran disporrà della bomba atomica «fra pochi mesi», il che ha finito col suscitare lo stesso scetticismo delle «armi di distruzione di massa» attribuite al regime di Saddam Hussein. <strong>Tulsi Gabbard</strong>, direttrice dell’agenzia di informazione nazionale, ha fatto sapere il 18 marzo che l’Iran non ha ripreso le attività di arricchimento nucleare distrutte nel giugno 2025. A quel tempo lo stesso Trump aveva proclamato ai quattro venti che il programma nucleare iraniano era stato «completamente obliterato». <strong>Rafael Grossi</strong>, direttore dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA) ha confermato, dal suo canto, che in quel campo non esisteva alcuna minaccia iraniana immediata.</p>



<p>Perché Trump si è lanciato in questa avventura, che l’attualità del momento non giustificava, dando prova di un’impreparazione che ha lasciato stupefatti tutti gli osservatori militari seri? Perché ha scelto, a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato (<em>midterms</em>), di prendere il rischio di scontentare la propria base elettorale che non vuole una guerra così, che anche l’immensa maggioranza degli americani condanna? <strong>Marco Rubio</strong> ha certamente fornito la risposta lasciando intendere che Trump ha ceduto alle pressioni israeliane esercitate su di lui da <strong>Benjamin Netanyahu</strong> l’11 febbraio a Washington. Ma questo non fa che spostare il problema: perché gli ha ceduto?</p>



<p>Il 17 marzo, le inattese dimissioni di <strong>Joe Kent,</strong> direttore del Centro nazionale di lotta contro il terrorismo, ha fatto l’effetto di un fulmine a ciel sereno. Nella sua lettera di dimissioni indirizzata a Trump, egli ha scritto: «Non posso, in coscienza, sostenere la guerra in corso contro l’Iran. L’Iran non costituiva una minaccia imminente per la nostra nazione, ed è chiaro che noi abbiamo scatenato questa guerra sotto la pressione di Israele e della sua potente lobby americana».</p>



<p>La guerra è dunque iniziata il 28 febbraio, <strong>antivigilia della festa di Purim</strong> (che commemora il modo, raccontato nel libro di Esther, in cui gli Ebrei sono sfuggiti a un massacro progettato dai Persiani), con un omicidio mirato (la Guida suprema Ali Khamenei) e con la morte sotto le bombe di 165 scolare fra i 7 e i 12 anni (figlie di Guardiani della Rivoluzione) mentre erano in corso negoziati fra gli iraniani e gli americani che, secondo il sultanato dell’Oman, erano sul punto di riuscire («un accordo era a portata di mano»).</p>



<p>Mark Twain ha detto che «Dio ha creato la guerra affinché gli americani imparino la geografia». A quanto pare, non l’hanno ancora imparata. Trump ha gravemente sottovalutato i suoi avversari. Ha sottovalutato la potenza e la resilienza del nazionalismo iraniano. Ha sottovalutato la potenza militare dell’Iran, la sua solidità organizzativa, i suoi orientamenti strategici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La resistenza dell&#8217;Iran</h2>



<p>L’Iran non è il Venezuela né il principato di Monaco. E non è neanche un Paese arabo: gli iraniani sono più vicini etnicamente agli europei che agli arabi, ai turchi o ai palestinesi. L’Iran è un Paese di 90 milioni di abitanti, tre volte più grande della Francia, dotato di una triplice identità (indo-iranica sin dall’antichità, musulmana dal VII secolo, moderna dal XIX secolo), con una società complessa, una classe universitaria di alto livello (<strong>Ali Larijiani</strong>, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, ucciso il 17 marzo da Israele, era uno specialista di Kant e di Cartesio), una vasta popolazione di ingegneri (l’Iran ne forma 230.000 ogni anno), una storia trimillenaria e dinamiche interne che sfuggono alla comprensione della maggior parte degli occidentali). In <strong>Medio Oriente</strong> è, assieme all’Egitto e alla Turchia, il Paese che possiede il patrimonio culturale più ricco. È inoltre la terza riserva mondiale accertata di petrolio e la seconda riserva mondiale accertata di gas. In geopolitica, infine, la pianura iraniana costituisce il territorio-perno essenziale della massa continentale euroasiatica.</p>



<p>Avendo una visione puramente transazionale dei rapporti di forza, Trump non capisce che gli iraniani conducono contro di lui una <strong>guerra esistenziale</strong> (il che non è il caso degli americani). Non capisce il loro rifiuto «irrazionale» di arrendersi. Non capisce che ci sono situazioni in cui <strong>nessun <em>deal</em> è possibile</strong>. Non sa che la dottrina del martirio è nel cuore dell’Islam sciita (200 milioni di credenti) sin dal massacro di Kerbala del 680 e la morte dell’imam Hussein e dei suoi compagni, e che agli occhi degli iraniani Ali Khamenei pesa molto più da morte che da vivo.</p>



<p>I soli bombardamenti non possono permettere agli americani e agli israeliani di vincere. Sono necessarie <strong>truppe sul terreno</strong>, anche quando nel regime preso di mira esiste un’opposizione solidamente strutturata, il che non è il caso dell’Iran (meglio non parlare di Reza Pahlavi, il figlio del vecchio dittatore, vera e propria marionetta del Mossad e della CIA, che ha sostenitori solo nella diaspora).</p>



<p>Gli iraniani, dal canto loro, hanno capito benissimo di non avere i mezzi per affrontare direttamente la potenza militare degli Stati Uniti, anche se hanno portato colpi devastanti alle basi americane della regione. Hanno quindi immediatamente adottato una <strong>strategia asimmetrica</strong> consistente nell’attaccare i punti deboli dell’economia e della <strong>produzione energetica</strong>, con attacchi mirati sulle infrastrutture di produzione e stoccaggio di petrolio e di gas dei paesi del Golfo. A ciò si è aggiunta la presa di controllo dello Stretto di Hormuz che collega il Golfo Persico al Golfo dell’Oman, passaggio strategico attraverso il quale transitano ogni giorno 20 milioni di barili, ossia il 20% del petrolio mondiale, nonché il 20% del gas liquefatto.</p>



<p>In guerra senza averlo voluto, le <strong>monarchie del Golfo</strong> (Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, fra i quali Dubai), che avevano costruito il loro modello di prosperità rimettendosi alla protezione degli americani, si trovano smarriti. <strong>Il garante della loro sicurezza è diventato una fonte di insicurezza</strong>, dato che la guerra minaccia anche il loro modello economico. Constatano con amarezza che gli americani non hanno fatto niente per proteggerli dagli attacchi iraniani, che questi ultimi prendono di mira un’infrastruttura petrolifera che la loro unica vera ricchezza, e che la loro immagine di paradisi turistici e finanziari è fortemente intaccata. Se l’<em>escalation</em> continua e le <strong>officine di desalinizzazione</strong> da cui dipendono le loro popolazioni vengono distrutte, questi Paesi potrebbero addirittura diventare inabitabili.</p>



<p>La scomparsa di fatto del diritto internazionale ha portato con sé quella delle <strong>leggi della guerra</strong>. L’assassinio mirato dell’insieme dei componenti dell’apparato dirigente di uno Stato sovrano membro della Nazioni Unite, all’inizio di una guerra che non è stata dichiarata, di cui nessun Paese alleato è stato informato e che non ha neanche ricevuto l’approvazione del Congresso (il che la rende incostituzionale), è senza precedenti. <strong>È inoltre una flagrante violazione delle Convenzioni di Ginevra del 1949</strong>, le quali dispongono che «è proibito uccidere, ferire o catturare un avversario ricorrendo alla perfidia» (art. 39). L’eliminazione di quasi un centinaio di dirigenti militari e politici iraniani, realizzata dagli israeliani grazie alle informazioni fornite dal Mossad, è stata spettacolare, ma non ha avuto l’effetto scontato. <strong>Sin dal giorno seguenti, essi erano già stati sostituiti,</strong> e per ciascuno di questi sostituti erano stabiliti i nomi dei due successori seguenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Teheran si preparava da tempo</h2>



<p>La sola conseguenza percettibile è che la direzione effettiva del regime iraniano è passata dalle mani dei mullah e degli ayatollah a quelle dei Guardiani della Rivoluzione, che dispongono delle proprie forze armate e della propria economia e restano fermi su una linea dura, dato che si dicono pronti a proseguire la guerra per tutto il tempo che ci vorrà. La <strong>non-resa</strong> equivale per loro a una <strong>vittoria</strong>.</p>



<p>Gli iraniani si preparavano infatti a un attacco di questo genere da vent’anni. Ciò ha loro permesso di mettere in piedi una «<strong>difesa decentrata a mosaico</strong>», principio elaborato a Teheran dopo i fallimenti americani in Iraq e in Afghanistan: i 31 centri di comando (uno per provincia) sono stati dotati di una capacità di armamento e di autonomia strategica. Nel caso di un primo colpo che decapiti il comando centrale, tutti i centri di comando passano in modalità autonoma e continuano a combattere. Nel frattempo, le capacità militari iraniane si sono considerevolmente rafforzate, grazie soprattutto a missili balistici di precisione e droni perfezionati.</p>



<p>Mao Zedong, nel suo libro sulla guerra rivoluzionaria, ha scritto molto giustamente che <strong>«la concezione secondo la quale una vittoria strategica si ottiene solo con vittorie tattiche è errata»</strong>. Gli Stati Uniti hanno in ogni epoca confuso strategia e tattica. Hanno una tattica, che consiste in una lista di obiettivi da colpire, ma non hanno alcuna strategia, perché non hanno la minima idea del «giorno dopo», cioè del tipo di pace che vogliono instaurare. «Non sappiamo tradurre i nostri guadagni militari in accordo politico», ha dichiarato negli scorsi giorni <strong>Ami Ayalon</strong>, ex capo dei servizi d’informazione interni israeliani. È il motivo per cui, dal 1945 in poi, gli americani non hanno vinto alcuna guerra. Ed è anche il motivo per cui i loro interventi in Afghanistan, in Siria, in Iraq e in Libia non hanno portato la «democrazia» e la «libertà», ma la guerra civile e il caos.</p>



<p>Un altro tradizionale difetto degli americani è di credere che la superiorità militare e tecnologica conferisca automaticamente la vittoria. Ciò è semplicemente falso. Nel momento più acuto della guerra del Vietnam, il numero di soldati americani dispiegati sul posto raggiungeva il mezzo milione, il che non ha impedito la loro sconfitta.</p>



<p>Il <strong>costo della guerra</strong> con l’Iran è enorme. La potenza aerea americana eccelle contro i grandi bersagli fissi, ma fatica a neutralizzare le piccole unità mobili. <strong>Abbattere dei droni Shahed da 20.000 dollari con missili da 4 milioni di dollari non è il metodo di migliore per fare delle economie!</strong> Gli Stati Uniti hanno utilizzato più intercettori Patriot nei primi tre giorni di guerra di quanti non ne abbiano forniti all’Ucraina in quattro anni di conflitto. Le prime due settimane della guerra, da sole, sono costate loro 12 miliardi di dollari. La Casa Bianca vuole ora far sbloccare 200 ulteriori miliardi di dollari per sostenere la propria offensiva. Mentre gli israeliani mancano di soldati, <strong>gli Stati Uniti mancano di munizioni, di missili guidati e di sistemi di difesa aerea </strong>(hanno già fatto ritornare alcuni sistemi dispiegati in Asia orientale e dirottato armamenti destinati all’Ucraina).</p>



<p>Lanciandosi in una guerra priva di giustificazione giuridica, senza una coalizione solida e senza obiettivi raggiungibili, Israele e gli Stati Uniti hanno aperto il vaso di Pandora. La loro decisione accentuerà la multi polarizzazione del mondo e favorirà il formarsi di un asse anti-occidentale orientato verso la Cina e la Russia. Delle due cose, l’una: o Donald Trump trova una porta di uscita onorevole che gli consenta di mascherare la sua sconfitta in «grande vittoria militare», ma è verosimile che in un caso del genere Israele vorrà proseguire la guerra, se non in Iran, perlomeno in Libano. Oppure cerca di annientare un paese erede di una civiltà tre volte millenaria, con tutti i rischi di <em>escalation</em> e di logoramento che questo comporta. In entrambi i casi, è grande il rischio di vedere il caos estendersi a tutto il Medio Oriente.</p>



<p>Non dimentichiamoci, infine, che in questa vicenda, anche se l’attacco all’Iran è stato condotto congiuntamente da Israele e dagli Stati Uniti, i loro obiettivi fin dall’inizio non sono stati gli stessi. <strong>Il piano iniziale di Donald Trump era distruggere la potenza militare iraniana,</strong> allo scopo di concludere poi un accordo di pace, mentre invece Netanyahu va alla ricerca sia di un cambio di regime sia dello smembramento dell’Iran, onde assicurarsi un’egemonia senza condivisione in Medio Oriente. In altri termini: <strong>Trump non esclude la pace, Netanyahu non la vuole.</strong> Vuole soltanto continuare a bombardare e a uccidere. Nell’immediato, lo Stato di Israele – che ha appena reintrodotto la pena di morte per i soli palestinesi – si preoccupa del costituirsi di un asse Arabia saudita-Turchia-Pakistan-Egitto che gli sarebbe ostile. Il primo aprile, Donald Trump ha minacciato di rispedire l’Iran «all’età della pietra». La calma non tornerà tanto presto nella regione.</p>



<p>Articolo tratto dal numero 391 (maggio-giugno) di Diorama. <em>Per abbonarsi alla rivista&nbsp;<strong>Diorama Letterario</strong>&nbsp;(10 numeri in un anno) versare&nbsp;<strong>35 euro</strong>&nbsp;sul&nbsp;<strong>conto corrente postale 14898506</strong>&nbsp;intestato a Diorama Letterario, Codice Postale 1292, 50121 Firenze&nbsp;<strong>oppure&nbsp;</strong>effettuare un bonifico sul ccb<strong>&nbsp;IBAN IT72Y0760102800000014898506</strong>&nbsp;intestato a Marco Tarchi. Inviare quindi una mail a&nbsp;<strong>mtdiorama@gmail.com</strong>&nbsp;per comunicare l’indirizzo al quale si vorrà ricevere la rivista.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/guerra-in-iran-prima-stagione-trump-0-iran-1-lanalisi-di-alain-de-benoist.html">Guerra in Iran, prima stagione: Trump 0 – Iran 1. L&#8217;analisi di Alain De Benoist</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sangue artificiale e sovranità trasfusionale: quando l’emergenza diventa dottrina di sicurezza</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/sangue-artificiale-e-sovranita-trasfusionale-quando-lemergenza-diventa-dottrina-di-sicurezza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 15:54:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[sangue]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=507378</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="323" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-1757613804-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-1757613804-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-1757613804-612x612-1-300x158.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-1757613804-612x612-1-600x317.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Il sangue è un bene “sociale”; quello artificiale, per come nasce, è un bene industriale. Questo sposta l’asse della sicurezza sanitaria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/sangue-artificiale-e-sovranita-trasfusionale-quando-lemergenza-diventa-dottrina-di-sicurezza.html">Sangue artificiale e sovranità trasfusionale: quando l’emergenza diventa dottrina di sicurezza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="323" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-1757613804-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-1757613804-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-1757613804-612x612-1-300x158.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-1757613804-612x612-1-600x317.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Nella <strong>geopolitica della salute</strong>, alcune risorse restano invisibili finché non mancano. Il <strong>sangue</strong> è una di queste: essenziale, deperibile, logisticamente complesso. Proprio per questo, la ricerca sul “<strong>sangue artificiale</strong>” — un insieme di tecnologie che mirano a sostituire o integrare le trasfusioni da donatore — sta smettendo di essere soltanto una promessa biomedica e sta assumendo i tratti di una infrastruttura strategica. In gioco non c’è solo l’innovazione clinica, ma la <strong>sovranità trasfusionale</strong>: la capacità di uno Stato di garantire scorte salvavita senza dipendere da flussi di donazione e catene di approvvigionamento vulnerabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I numeri globali che spiegano la posta in palio</h2>



<p>Secondo l’<a href="https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/blood-safety-and-availability">Organizzazione Mondiale della Sanità</a>, ogni anno vengono raccolte <strong>circa 118,5 milioni di donazioni di sangue</strong> nel mondo, ma con una distribuzione fortemente asimmetrica: <strong>il 40% delle donazioni</strong> avviene nei Paesi ad alto reddito che ospitano <strong>il 16% della popolazione globale</strong>.</p>



<p>Il divario non è solo quantitativo, è sistemico: l’OMS indica una <strong>mediana di 31,5 donazioni per 1.000 abitanti</strong> nei Paesi ad alto reddito contro <strong>5,0 per 1.000</strong> nei Paesi a basso reddito. Questa forbice è il punto di partenza della questione geopolitica: dove la donazione è scarsa e la logistica è fragile, la “sicurezza trasfusionale” somiglia più a un miraggio che a un servizio pubblico.</p>



<p>A rendere il quadro ancora più vulnerabile è la natura deperibile dei prodotti ematici:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>i <strong>globuli rossi</strong> hanno una <strong><em>shelf life</em> fino a 42 giorni</strong> in refrigerazione</li>



<li>le <strong>piastrine</strong>, cruciali per il controllo delle emorragie, sono tipicamente conservate <strong>fino a 5 giorni</strong> (a temperatura controllata e con agitazione) In pratica: anche quando c’è disponibilità clinica, la finestra temporale è stretta; e in guerra o in una crisi infrastrutturale, la logistica “mangia” scorte.</li>
</ul>



<p>Nelle emergenze, l’ideale è poter trasfondere senza perdere tempo. Ma il sangue “universale” per i globuli rossi (0 negativo) è raro: <strong>solo il 7% della popolazione è O negativo</strong>. Questo dato, che sembra una curiosità, in realtà è una variabile strategica: più un sistema sanitario (o militare) è dipendente dalle scorte 0 negativo per il trauma, più diventa esposto a shock di domanda improvvisa. Da qui l’interesse per prodotti “universali” o “quasi universali”: sostituti che possano essere somministrati rapidamente, senza compatibilità di gruppo, soprattutto nel trauma e nelle maxi-emergenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Globuli rossi coltivati in laboratorio</h2>



<p>Nel novembre 2022 il Regno Unito ha annunciato la <strong>prima sperimentazione clinica al mondo</strong> in cui <strong>globuli rossi “coltivati” in laboratorio</strong> sono stati trasfusi in volontari, all’interno del trial <strong>RESTORE</strong> guidato da <a href="https://www.nhsbt.nhs.uk/news/first-ever-clinical-trial-of-laboratory-grown-red-blood-cells-being-transfused-into-another-person/?utm_source=chatgpt.com">NHS Blood and Transplant</a>. La sperimentazione usa una “mini-trasfusione” (circa 10 ml) per confrontare la permanenza in circolo delle cellule coltivate rispetto a quelle standard da donatore.</p>



<p>Qui la geopolitica passa dalla filantropia alla <strong>capacità industriale</strong>: se produrre eritrociti diventa un processo scalabile, entra nel perimetro delle politiche industriali e della sicurezza delle <em>supply chain</em>, come accaduto con vaccini e principi attivi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Sostituti sintetici/biomimetici</h2>



<p>L’altra strada mira a sostituire <em>funzioni</em> (soprattutto trasporto di ossigeno e supporto alla rianimazione) senza replicare per forza un globulo rosso “vero”. È la linea più appetibile per militari e protezione civile, perché punta a un oggetto con caratteristiche logistiche superiori: <strong>lunga conservazione, trasporto semplificato, impiego rapido.</strong></p>



<p>Un dato che segna il salto di scala politico: nel luglio 2024 <em><a href="https://www.science.org/content/article/ultimate-blood-substitute-us-military-betting-46-million">Science</a></em> ha documentato come sia stato messo in campo un investimento/finanziamento dell’ordine di <strong>46 milioni di dollari</strong> per sviluppare un sostituto del <strong>sangue “<em>fieldable</em>”</strong> (utilizzabile sul campo), esplicitamente orientato al trauma e ai contesti operativi. Quando un’agenzia di ricerca per la difesa finanzia una tecnologia medica, il messaggio è chiaro: il sangue entra stabilmente nel dominio della <strong>prontezza operativa</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La prova che “non è fantascienza”</h2>



<p>Un caso che mostra sia il potenziale sia i limiti della tecnologia è <strong>Hemopure (HBOC-201)</strong>, un trasportatore di ossigeno a base di emoglobina. Non è approvato dalla FDA negli Stati Uniti, ma risulta <strong>approvato in Sudafrica</strong> (dal 2001) e <strong>in Russia</strong> (dal 2010) per indicazioni legate ad <strong>anemia acuta</strong>. Questo crea un punto geopolitico delicato: l’accesso a certe tecnologie può dipendere da <strong>geografie regolatorie</strong> e da canali come l’uso compassionevole, e non da una disponibilità uniforme.</p>



<p>Nel 2026, <strong><em>BMJ Open </em></strong>ha invece pubblicato il protocollo di uno studio in Giappone su <strong>NMU-HbV</strong>, che valuta sicurezza e farmacocinetica fino a dosi importanti (fino a 400 mL). Qui la posta in gioco è doppia: da un lato validazione clinica, dall’altro la costruzione di un vantaggio competitivo nazionale su una tecnologia potenzialmente “dual use” (civile e militare).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché tutto questo è geopolitica</h2>



<p>Le <strong>forze armate</strong>, oggi, stanno già adattando dottrine di trasfusione a scenari in cui l’evacuazione rapida e la superiorità aerea non sono garantite: il ritorno di pratiche come le “<em><strong>walking blood banks</strong></em>” (donazione sul posto da personale pre-screenato) è stato raccontato anche in chiave di preparazione a guerre ad alta intensità. Questo contesto spiega perché prodotti più stabili e universali siano così ricercati: riducono dipendenza da mezzi, tempi e catene del freddo.</p>



<p>Anche senza parlare di “sangue artificiale”, l’<strong>Europa</strong> offre un esempio concreto di <strong>vulnerabilità</strong>: un’analisi sulla raccolta di plasma e la domanda di immunoglobuline evidenzia uno squilibrio strutturale tra consumo e autosufficienza, con dipendenze significative da raccolte extra-europee e una pressione crescente della domanda. Il parallelo è immediato: se domani il “sangue artificiale” diventasse un bene industriale scalabile, chi ne controlla produzione e <em>supply chain</em> potrebbe esercitare un potere simile a quello visto per farmaci critici e vaccini.</p>



<p>Il sangue da donazione è un bene “sociale”; il sangue artificiale, per come nasce oggi, tende a essere un bene <strong>industriale</strong> (brevetti, impianti, know-how, requisiti). Questo sposta l’asse della sicurezza sanitaria: non basta avere cittadini donatori, serve una politica industriale e di ricerca, e spesso partnership internazionali selettive. La promessa più dirompente dei sostituti del sangue non è sostituire l’intero sistema trasfusionale (almeno nel breve), ma <strong>coprire i buchi dove il sistema fallisce</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/sangue-artificiale-e-sovranita-trasfusionale-quando-lemergenza-diventa-dottrina-di-sicurezza.html">Sangue artificiale e sovranità trasfusionale: quando l’emergenza diventa dottrina di sicurezza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La K-Defence colpisce ancora: così la guerra in Iran alimenta il boom delle armi coreane</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-k-defence-colpisce-ancora-cosi-la-guerra-in-iran-alimenta-il-boom-delle-armi-coreane.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 05:53:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Missili]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=508931</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1126" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250907131327684_e3269bae338c71778a9b0bddb31a8351.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250907131327684_e3269bae338c71778a9b0bddb31a8351.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250907131327684_e3269bae338c71778a9b0bddb31a8351-300x176.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250907131327684_e3269bae338c71778a9b0bddb31a8351-1024x601.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250907131327684_e3269bae338c71778a9b0bddb31a8351-768x450.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250907131327684_e3269bae338c71778a9b0bddb31a8351-1536x901.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250907131327684_e3269bae338c71778a9b0bddb31a8351-600x352.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le azioni delle aziende della Difesa sudcoreane hanno registrato rialzi record grazie alla crescente domanda da Medio Oriente ed Europa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-k-defence-colpisce-ancora-cosi-la-guerra-in-iran-alimenta-il-boom-delle-armi-coreane.html">La K-Defence colpisce ancora: così la guerra in Iran alimenta il boom delle armi coreane</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1126" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250907131327684_e3269bae338c71778a9b0bddb31a8351.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250907131327684_e3269bae338c71778a9b0bddb31a8351.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250907131327684_e3269bae338c71778a9b0bddb31a8351-300x176.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250907131327684_e3269bae338c71778a9b0bddb31a8351-1024x601.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250907131327684_e3269bae338c71778a9b0bddb31a8351-768x450.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250907131327684_e3269bae338c71778a9b0bddb31a8351-1536x901.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250907131327684_e3269bae338c71778a9b0bddb31a8351-600x352.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In netta controtendenza rispetto al crollo storico che ha travolto il <strong>Kospi</strong>, il principale indice azionario della <strong>Corea del Sud</strong> che, prima dello scoppio della guerra in Iran, <a href="https://it.insideover.com/economia/perche-quello-della-corea-del-sud-e-diventato-il-mercato-azionario-migliore-del-mondo.html">stava attraversando un momento magico</a>, le azioni delle <strong>aziende della Difesa sudcoreane</strong> hanno registrato rialzi clamorosi, in certi casi anche oltre il 25%.</p>



<p>Il motivo è da ricercare nell&#8217;alta instabilità in <strong>Medio Oriente</strong>, una situazione che ha spinto numerosi governi regionali a rafforzare il proprio spazio aereo acquistando nuovi armamenti. Proprio come era <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-corea-del-sud-punta-sulla-k-defense-lindustria-delle-armi-di-seoul-spicca-il-volo.html">già accaduto con il conflitto in Ucraina</a>, anche in questo caso tra i principali fornitori di sistemi militari figurano le aziende sudcoreane. </p>



<p>Una su tutte, in particolare, merita menzione: <strong>Lig Nex1</strong>. Il suo prodotto di punta? Il <strong>Cheongung-II</strong>. Si tratta di un efficace e interessante <strong>sistema di difesa missilistica</strong> <strong>a medio raggio</strong> che la società con sede a Seongnam-si, nella provincia di Gyeonggi, ha già venduto ad <strong>Arabia Saudita</strong>, <strong>Iraq </strong>ed <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>. E che, soprattutto, è molto più economico dei suoi diretti concorrenti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312151719297_6af0b5e7944a9c98205e07f6399c1076-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-508938" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312151719297_6af0b5e7944a9c98205e07f6399c1076-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312151719297_6af0b5e7944a9c98205e07f6399c1076-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312151719297_6af0b5e7944a9c98205e07f6399c1076-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312151719297_6af0b5e7944a9c98205e07f6399c1076-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312151719297_6af0b5e7944a9c98205e07f6399c1076-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312151719297_6af0b5e7944a9c98205e07f6399c1076.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il ritorno della K-Defence</strong></h2>



<p>Come ha spiegato <strong>Yoo Yong Won</strong>, membro della Commissione Difesa dell&#8217;Assemblea nazionale sudcoreana, il Cheongung-II, che svolge un ruolo simile agli intercettori a medio raggio <strong>Patriot Pac-3 </strong>utilizzati dagli Stati Uniti e dai loro alleati, ha dimostrato un tasso di successo del 96% contro <a href="https://it.insideover.com/guerra/liran-lancia-meno-droni-e-meno-missili-due-ipotesi-tattica-per-non-esaurire-larsenale-o-scarsita-di-risorse.html">gli attacchi missilistici e dei droni iraniani</a>. </p>



<p>Fino a pochi giorni fa il sistema non era mai stato testato in una situazione di guerra reale. Adesso che ha dimostrato il suo valore sul campo, Lig Nex1 si aspetta una <strong>crescita della domanda</strong> alimentata dai governi mediorientali e pure da quelli europei. I risultati finanziari parlano chiaro: le azioni della società specializzata nella difesa missilistica sono quasi del 47% più alte rispetto a prima dell&#8217;inizio del conflitto. </p>



<p>Non è difficile capire il perché. Negli attuali sviluppi della <strong>guerra in Iran</strong>, gran parte delle operazioni riguardano il lancio di missili e la (contro) reazione dei sistemi di difesa. Ecco che, in un contesto del genere, le <strong>difese anti missile</strong> hanno assunto un ruolo centrale, dato che Teheran continua a lanciare ondate di missili balistici e droni verso svariati Paesi della regione. Il risultato è ovvio: questi ultimi Stati fanno affidamento sui sistemi di intercettazione per proteggere i rispettivi spazi aerei e le infrastrutture strategiche.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The <a href="https://twitter.com/hashtag/UAE?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#UAE</a> is asking <a href="https://twitter.com/hashtag/SouthKorea?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#SouthKorea</a> to accelerate the production and supply of the <a href="https://twitter.com/hashtag/Cheongung?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Cheongung</a>-II air defense system, as well as consider the possibility of transferring the systems out of stock<br>The day before, a similar complex in service with the UAE carried out a combat interception <a href="https://t.co/xuv9HAjsc5">pic.twitter.com/xuv9HAjsc5</a></p>&mdash; Tesla Dogs (@TeslaDogs) <a href="https://twitter.com/TeslaDogs/status/2030288061276328030?ref_src=twsrc%5Etfw">March 7, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il “Patriot low cost” Made in Korea</strong></h2>



<p>Come ha spiegato il <em>Financial Times</em>, i missili intercettori sono costosi e realizzati in piccoli volumi. <strong>Lockheed Martin</strong>, che produce il <strong>Patriot Pac-3</strong>, nel corso del 2025 ne ha sfornati solo 620 (al costo di 3,7 milioni di dollari ciascuno). I tempi di consegna, per di più, si aggirano in una finestra compresa tra i quattro e i sei mesi: troppo per chi ha bisogno ora e subito di un ombrello difensivo. </p>



<p>Dal canto suo Lig Nex1 è fiduciosa di poter espandere rapidamente la capacità produttiva dei suoi Cheongung-II (costo: circa 1,1 milioni di dollari a missile). I colossi sudcoreani della <strong>K-Defence</strong> sono molto bravi a rispettare le scadenze, offrendo per altro un buon rapporto qualità-prezzo. </p>



<p>Ne sanno qualcosa i membri della <strong>Nato </strong>che si sono rivolti a loro. Nel 2022, per esempio, la <strong>Polonia</strong> ha acquistato <strong>carri armati Hyundai Rotem</strong>, <strong>obici K9 </strong>e <strong>razzi Chunmoo</strong> da <strong>Hanwha Aerospace</strong> per un valore di 22 miliardi di dollari, oltre a <strong>caccia FA-50</strong> da <strong>Korea Aerospace Industries</strong>. Nel 2025 Varsavia ha effettuato un secondo ordine per altri 180 carri armati Rotem per un valore di 6,5 miliardi di dollari. </p>



<p>E ancora: la <strong>Norvegia </strong>ha firmato un contratto da 2 miliardi di dollari per ottenere il <strong>sistema missilistico Chunmoo</strong> (preferendolo all&#8217;Himars statunitense), e anche l&#8217;<strong>Estonia</strong> ha accettato di acquistare <strong>lanciarazzi Chunmoo</strong> per un valore totale di 290 milioni di euro. </p>



<p>Il successo del Cheongung-II rappresenta soltanto la punta dell&#8217;iceberg. Già, perché le aziende della Difesa sudcoreane hanno dato vita a un vero e proprio <strong>ecosistema integrato</strong>. Una batteria del sistema anti missilistico Cheongung-II comprende infatti un radar, una stazione di controllo dell&#8217;ingaggio e quattro lanciatori trasportatori-erettori. Lig Nex1 è responsabile dell&#8217;intero sistema e dei missili intercettori, Hanwha Systems fornisce il radar, mentre Hanwha Aerospace, la principale azienda della Difesa sudcoreana, si occupa dei lanciatori.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="637" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250324120026833_da87fc02f0a6b019cbb87a11488501c5-1024x637.jpg" alt="" class="wp-image-462214" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250324120026833_da87fc02f0a6b019cbb87a11488501c5-1024x637.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250324120026833_da87fc02f0a6b019cbb87a11488501c5-600x373.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250324120026833_da87fc02f0a6b019cbb87a11488501c5-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250324120026833_da87fc02f0a6b019cbb87a11488501c5-768x478.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250324120026833_da87fc02f0a6b019cbb87a11488501c5-1536x955.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250324120026833_da87fc02f0a6b019cbb87a11488501c5.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-k-defence-colpisce-ancora-cosi-la-guerra-in-iran-alimenta-il-boom-delle-armi-coreane.html">La K-Defence colpisce ancora: così la guerra in Iran alimenta il boom delle armi coreane</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Guerra navale ad alta intensità: un sottomarino USA affonda una nave da guerra iraniana al largo dello Sri Lanka</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/guerra-navale-ad-alta-intensita-un-sottomarino-usa-affonda-una-nave-da-guerra-iraniana-al-largo-dello-sri-lanka.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 18:01:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Oceano Indiano]]></category>
		<category><![CDATA[Sottomarini]]></category>
		<category><![CDATA[US Navy]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=507819</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1888" height="928" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-04-alle-16.58.20-e1772642847525.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-04-alle-16.58.20-e1772642847525.jpeg 1888w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-04-alle-16.58.20-e1772642847525.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-04-alle-16.58.20-e1772642847525.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-04-alle-16.58.20-e1772642847525.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-04-alle-16.58.20-e1772642847525.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-04-alle-16.58.20-e1772642847525.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1888px) 100vw, 1888px" /></p>
<p>Un sottomarino della US Navy ha affondato con un siluro una nave da guerra iraniana, la IRIS Dena, mentre si trovava al largo delle coste dello Sri Lanka. Si tratta del primo affondamento confermato da un sottomarino americano dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. L&#8217;informazione è stata confermata dal segretario del Dipartimento della Guerra degli &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/guerra-navale-ad-alta-intensita-un-sottomarino-usa-affonda-una-nave-da-guerra-iraniana-al-largo-dello-sri-lanka.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/guerra-navale-ad-alta-intensita-un-sottomarino-usa-affonda-una-nave-da-guerra-iraniana-al-largo-dello-sri-lanka.html">Guerra navale ad alta intensità: un sottomarino USA affonda una nave da guerra iraniana al largo dello Sri Lanka</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1888" height="928" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-04-alle-16.58.20-e1772642847525.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-04-alle-16.58.20-e1772642847525.jpeg 1888w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-04-alle-16.58.20-e1772642847525.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-04-alle-16.58.20-e1772642847525.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-04-alle-16.58.20-e1772642847525.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-04-alle-16.58.20-e1772642847525.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-04-alle-16.58.20-e1772642847525.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1888px) 100vw, 1888px" /></p>
<p>Un <strong>sottomarino</strong> della <strong>US Navy</strong> ha affondato con un siluro una nave da guerra iraniana, la IRIS Dena, mentre si trovava al largo delle coste dello Sri Lanka. Si tratta del primo affondamento confermato da un sottomarino americano dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. L&#8217;informazione è stata confermata dal segretario del Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti.</p>



<p>Il Segretario alla Guerra Pete Hegseth ha ufficialmente dichiarato che nella giornata di ieri, 3 marzo 2026, un sottomarino della Marina statunitense non meglio identificato, nella classe e nel nominativo, ha <strong>affondato la fregata iraniana IRIS Dena</strong> nell’Oceano Indiano. “<em>Ieri, nell&#8217;Oceano Indiano, un sottomarino americano ha affondato una nave da guerra iraniana che si credeva al sicuro in acque internazionali. Invece è stata affondata da un siluro. Una morte silenziosa. Il primo affondamento di una nave nemica per mezzo di un siluro dalla Seconda Guerra Mondiale</em>”, ha dichiarato Hegseth, mentre veniva diffuso il video della fregata iraniana che dopo essere stata messa nel collimatore del periscopio, salta in aria dopo essere stata centrata dal siluro.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="zxx" dir="ltr"><a href="https://t.co/PiqQpVIrMu">https://t.co/PiqQpVIrMu</a> <a href="https://t.co/Wc1e0B0um7">pic.twitter.com/Wc1e0B0um7</a></p>&mdash; Department of War 🇺🇸 (@DeptofWar) <a href="https://twitter.com/DeptofWar/status/2029193757162139762?ref_src=twsrc%5Etfw">March 4, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Le immagini riprese dal periscopio del sottomarino appartenente alla <a href="https://news.usni.org/2026/03/04/video-u-s-attack-boat-torpedoes-iranian-frigate-off-sri-lanka#:~:text=Mallory%20Shelbourne,exercises%2C%20Reuters%20reported%20early%20Wednesday.">Settima Flotta dell&#8217;US Navy</a>, probabilmente un SSN &#8220;fast-attack submarine&#8221;, dove la sigla sta per <strong>sottomarino nucleare d&#8217;attacco</strong>, unità progettate per la caccia e l&#8217;attacco a unità di superficie e sottomarine, sono state diffuse dal Dipartimento della Guerra, e mostrano il momento preciso in cui il<strong> siluro Mk 48</strong> colpisce la poppa dell&#8217;IRIS Dena, che viene sollevata parzialmente dall&#8217;acqua a causa della forte esplosione, prima di affondare con la prua sospesa. Almeno 80 marinai iraniani sarebbero morti nell’attacco.</p>



<p>La IRIS Dena era una <strong>fregata di classe Moudge.</strong> Considerata tra le unità &#8220;<em>più moderne</em>&#8221; dell&#8217;Islamic Republic of Iran Navy, era impiegata principalmente per missioni di proiezione di potenza iraniana. Lunga 95 metri, con una stazza di 1,500 tonnellate, era armata con missili antinave Qader, sistemi di difesa aerea Sayyad, un cannone principale da 76 mm, ulteriori pezzi da 40 e 20 mm, mitragliatrici da 12,7 mm, oltre a siluri leggeri e a un radar tridimensionale phased array. </p>



<p>Intercettata a sud di Galle, al di fuori delle acque territoriali dello Sri Lanka, è stata <a href="https://www.navalnews.com/naval-news/2026/03/iranian-warship-sunk-in-indian-ocean-by-us-navy-submarine-over-80-dead/">affondata</a> a circa 20 miglia nautiche dalla costa. Unità di soccorso srilankesi hanno recuperato almeno <strong>32 membri dell’equipaggio</strong>, su un totale di circa 180. Anche una nave della Marina cingalese ha preso parte alle operazioni di salvataggio. <br><br>L’episodio si inserisce nel quadro dell’<strong>Operazione Epic Fury</strong>, nell’ambito della quale le forze statunitensi hanno <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-flotta-iraniana-minaccia-rappresaglie-nello-stretto-di-hormuz-ma-ha-subito-perdite-pesanti.html">colpito in modo significativo la componente navale iraniana</a>. Secondo Hegseth, la Marina di Teheran sarebbe ormai “<em>inefficace in combattimento, decimata, distrutta, sconfitta</em>”. Tra le unità già neutralizzate figurano la corvetta lanciamissili classe Soleimani IRIS Shahid Sayyad Shirazi, la portaelicotteri e portadroni Shahid Bagheri e la nave base avanzata IRIS Makran.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The Iranian navy almost been entirely eliminated.<br><br>The frigate 🇮🇷IRIS Dena (Commissioned 2021) reportedly sunk off 🇱🇰Sri Lanka with 180 onboard &#8211; possibly torpedoed by US submarine.<br><br>32 of 180 crew rescued by Sri Lankan navy.<br><br>(Library photo) <a href="https://t.co/aFwoeUOIz5">pic.twitter.com/aFwoeUOIz5</a></p>&mdash; Navy Lookout (@NavyLookout) <a href="https://twitter.com/NavyLookout/status/2029138385193816147?ref_src=twsrc%5Etfw">March 4, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Quello della IRIS Dena è il &#8220;primo affondamento&#8221; di una nave da guerra nemica da parte degli Stati Uniti mediante siluro dalla Seconda Guerra Mondiale, nonché il primo attribuito a un sottomarino nucleare d’attacco. Il precedente storico più vicino, noto alla cronaca, fu l’affondamento della nave da guerra argentina <strong>ARA General Belgrano</strong> per parte del sottomarino d&#8217;attacco britannico HMS Conqueror nel 1982, durante la <strong>guerra delle Falkland</strong>.</p>



<p>L&#8217;ultima nave nemica affondata da un sottomarino statunitense durante la Seconda Guerra Mondiale fu invece la&nbsp; <strong>Kaibokan No. 13</strong>, una fregata della Marina Imperiale giapponese, colpita dal sottomarino <strong>USS Torsk </strong>il&nbsp;14 agosto 1945 mentre si trovava nelle acque del Mar del Giappone. </p>



<p>Per il Capo di Stato Maggiore Congiunto, il Generale Dan Caine: &#8220;<em>Questa è un&#8217;incredibile dimostrazione della portata globale dell&#8217;America. Cacciare, trovare e distruggere un&#8217;unità dispiegata fuori area è qualcosa che solo gli Stati Uniti possono fare su questa scala</em>&#8220;.</p>



<p>L’affondamento della IRIS Dena nelle acque dell&#8217;<strong>Oceano Indiano </strong>segna un ritorno alla guerra navale ad alta intensità che mette da parte i droni navali e le nuove tecnologie autonome e conducibili da remoto, e rimette al centro dello scontro il <strong>siluro come arma decisiva</strong> nella guerra che abbandona il <strong>Golfo Persico</strong> come unico scenario dello scontro attuale, e ci riporta alle vecchie tattiche e ai vecchi pericoli, quando le navi di superficie non dovevano temere i missili ipersonici o i droni, ma i silenziosi padroni degli abissi: i sottomarini che sfuggendo a ogni sonar, spiano i loro avversari dal pelo delle onde prima di allagare i tubi e lanciare i loro temibili siluri.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/guerra-navale-ad-alta-intensita-un-sottomarino-usa-affonda-una-nave-da-guerra-iraniana-al-largo-dello-sri-lanka.html">Guerra navale ad alta intensità: un sottomarino USA affonda una nave da guerra iraniana al largo dello Sri Lanka</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 72/503 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-09-25 02:19:17 by W3 Total Cache
-->