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Guerra

REPORTAGE | Campo di battaglia alle porte di Kiev

I colpi in partenza dell’artiglieria ucraina e la risposta che arriva all’improvviso attorno alla cittadina distrutta dalla guerra ci consigliano di tornare indietro. I volontari all’ingresso di Stoyanka si nascondono dove possono in attesa della prossima granata. Un ucraino arriva con il “rancio”, una borsa della spesa piena di pizzette facendo riapparire i combattenti. La strada è deserta fino a Bilogorodka, la Torre bianca, il centro di raccolta degli sfollati alle porte di Kiev. Le lunghe colonne di macchine in fuga dai combattimenti hanno aggiunto alla bandiera bianca la scritta “bambini”. In ogni auto ci sono i più piccoli, che finalmente sorridono quando capiscono di essere in salvo, almeno per ora. Città come Nizhyn, 150 chilometri a nord est di Kiev, sono circondate dai russi. Una squadra speciale di volontari armati come Rambo è riuscita a passare con un camion carico di generi di prima necessità. Dopo averli consegnati alla popolazione stremata hanno caricato nel cassone vuoto una decina di civili, donne e bambini. Alcuni hanno bisogno della dialisi impossibile da garantire nella città sotto assedio. “Uscendo da Nizhyn facevamo lo slalom fra i colpi di artiglieria. E’ la prima volta che dei civili vengono portati in salvo a Kiev da quest’area. Dio era dalla nostra parte” è convinto Juri, uno dei veterani armati fino ai denti.

Politica

Il vertice di Roma

Roma crocevia della diplomazia per la pace in Ucraina? Difficile a dirsi. Certamente, però, l’incontro nella capitale tra Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale americano, e Yang Jiechi, elemento di spicco del partito comunista cinese nonché direttore della Commissione...

Guerra

REPORTAGE | Bandiere bianche

L’evacuazione di massa scatta ad ovest. Un corridoio è stato aperto verso Bilogorodka, la Torre bianca, anche se l’artiglieria martella tutt’attorno. Le automobili con i civili in fuga sventolano la bandiera o drappi bianchi, come in tutte le guerre, ma la colonna di auto verso la capitale ricorda da vicino l’esplosione della guerra etnica in Bosnia. Qualcuno lega stracci bianchi alle maniglie delle portiere e agli specchietti. Molti dei civili in fuga usano una fascia bianca, come quella dei soldati russi, pur di scappare dall’inferno. Gli autobus gialli con la croce rossa stanno caricando un migliaio di persone scappate da Gostomel, Bucha, Vorzel e Irpin. Anziani, donne, bambini dietro i vetri appannati con i volti tirati o il nodo in gola sono l’immagine di un popolo tremante sotto le cannonate.

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