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	<title>Guerra in Afghanistan Archives - InsideOver</title>
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	<title>Guerra in Afghanistan Archives - InsideOver</title>
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		<title>Francia e Germania in campo, le spie europee tornano a Kabul</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/francia-e-germania-in-campo-le-spie-europee-tornano-a-kabul.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Dec 2025 15:24:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1094" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213180922891_c88aec687056abb1e93290f856183ff3-e1765647737969.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213180922891_c88aec687056abb1e93290f856183ff3-e1765647737969.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213180922891_c88aec687056abb1e93290f856183ff3-e1765647737969.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213180922891_c88aec687056abb1e93290f856183ff3-e1765647737969.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213180922891_c88aec687056abb1e93290f856183ff3-e1765647737969.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213180922891_c88aec687056abb1e93290f856183ff3-e1765647737969.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213180922891_c88aec687056abb1e93290f856183ff3-e1765647737969.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> La stabilità, anche minima, del Paese influenza vie di transito per merci e progetti di oleodotti e gasdotti. Bisogna essere presenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/francia-e-germania-in-campo-le-spie-europee-tornano-a-kabul.html">Francia e Germania in campo, le spie europee tornano a Kabul</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1094" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213180922891_c88aec687056abb1e93290f856183ff3-e1765647737969.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213180922891_c88aec687056abb1e93290f856183ff3-e1765647737969.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213180922891_c88aec687056abb1e93290f856183ff3-e1765647737969.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213180922891_c88aec687056abb1e93290f856183ff3-e1765647737969.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213180922891_c88aec687056abb1e93290f856183ff3-e1765647737969.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213180922891_c88aec687056abb1e93290f856183ff3-e1765647737969.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213180922891_c88aec687056abb1e93290f856183ff3-e1765647737969.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quattro anni dopo il ritorno dei talebani al potere,<strong><a href="https://it.insideover.com/politica/lindia-e-i-talebani-la-nuova-geometria-del-potere-tra-asia-meridionale-e-competizione-globale.html"> Kabul non è più solo la capitale di un Emirato isolato.</a></strong> È tornata a essere un crocevia di spie, emissari, intermediari. Tra gli attori più attivi ci sono i servizi di informazione esteri di Francia e Germania, decisi a ricostruire, in silenzio, la loro rete di influenza dopo il disastro del ritiro occidentale del 2021. Non è un ritorno nostalgico, ma una mossa che intreccia sicurezza, equilibri regionali e interessi economici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ritorno discreto di Parigi e Berlino</h2>



<p>Dalla metà del 2024 funzionari francesi e tedeschi sono tornati a operare sul terreno, spesso dietro coperture diplomatiche o umanitarie. Il loro obiettivo principale è chiaro: <strong>penetrare i livelli più alti della gerarchia talebana</strong>, arrivare il più vicino possibile al cerchio che circonda il capo supremo, il mullah <strong>Hibatullah Akhundzada</strong>, che governa dall’ombra a Kandahar. Chi riesce a stabilire rapporti con quegli ambienti ottiene informazioni preziose su lotte interne, rapporti con gruppi armati, orientamento reale della leadership.</p>



<p>Francia e Germania non si muovono in ordine sparso. Le loro strutture di informazione hanno una lunga abitudine alla cooperazione, dalle operazioni congiunte di ascolto elettronico in Medio Oriente alle missioni in Sahel. A Kabul lo schema si ripete: <strong>condivisione di basi logistiche, incrocio di fonti</strong>, divisione dei compiti tra chi ha più esperienza linguistica e chi dispone di strumenti tecnici più avanzati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le cicatrici del 2021 e il conto aperto con Kabul</h2>



<p>Questo ritorno avviene sullo sfondo di una ferita ancora aperta. Per oltre un decennio la Francia aveva costruito, assieme al vecchio servizio di sicurezza afghano, una struttura di cooperazione che impiegava decine di agenti locali, pagati per individuare minacce e proteggere le truppe dispiegate nelle provincie. La Germania, dal canto suo, aveva integrato i propri ufficiali di informazione nei comandi della missione atlantica, soprattutto nella zona settentrionale.</p>



<p>Il crollo improvviso del governo di Kabul nel 2021 travolse queste reti. Una parte degli agenti afghani fu evacuata in fretta, grazie a operazioni speciali condotte da Parigi e Berlino, ma molti altri furono lasciati indietro, costretti alla fuga verso Pakistan e Iran o nascosti in patria. Ne nacquero polemiche, inchieste giornalistiche, ricorsi giudiziari. <strong>In Germania i servizi furono accusati di aver sottovalutato la rapidità dell’offensiva talebana</strong>, in Francia di aver abbandonato collaboratori che avevano rischiato la vita per anni.</p>



<p>Quella sconfitta, però, ha prodotto una lezione: i servizi europei vogliono tornare a “vedere” l’Afghanistan direttamente, senza dipendere solo dalle analisi dei partner d’oltreoceano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Afghanistan come nodo della sicurezza globale</h2>



<p>Perché tanto interesse oggi per un Paese impoverito, isolato e devastato? <strong>Perché l’Afghanistan è di nuovo un nodo critico della sicurezza globale.</strong> La nuova dirigenza talebana è attraversata da divisioni: da un lato i rigoristi ossessionati dal controllo sociale, dall’altro figure più pragmatiche preoccupate per il collasso economico. A questo si aggiungono la presenza di cellule legate alla vecchia rete di Al Qaida e l’attività crescente di gruppi che si richiamano allo Stato islamico con base nella regione.</p>



<p>Per le capitali europee questo significa rischio di nuovi attentati, flussi di combattenti verso altre aree di crisi, pressione migratoria, instabilità ai confini di Pakistan e Asia centrale. Per questo <strong>Francia e Germania vogliono fonti interne al sistema talebano</strong>: non solo per anticipare minacce, ma anche per capire quali fazioni possono essere influenzate, contenute o isolate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il gioco delle potenze e la sfida a Cina e vicini</h2>



<p>Il ritorno dei servizi francesi e tedeschi si inserisce in un confronto più ampio. La Cina ha investito in concessioni minerarie e infrastrutture, interessata alle immense risorse di rame, terre rare e altre materie prime strategiche. Il Pakistan cerca di manovrare i talebani per garantirsi profondità strategica e contenere i propri gruppi ribelli. L’India prova ad aprire canali, temendo che Kabul torni a essere retrovia di formazioni ostili al suo territorio.</p>



<p><strong>In questo mosaico, Parigi e Berlino non possono permettersi di essere cieche.</strong> Le informazioni raccolte a Kabul e Kandahar servono non solo a prevenire attentati in Europa, ma anche a capire come l’intreccio tra Cina, Russia, Pakistan e India plasmerà le rotte commerciali e i flussi energetici della regione. Avere una propria capacità di lettura significa evitare di dipendere totalmente dagli alleati d’oltreoceano e difendere margini di autonomia strategica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La dimensione geoeconomica del ritorno</h2>



<p>L’Afghanistan, pur in rovina, occupa una posizione chiave: tra Asia centrale, subcontinente indiano e corridoi che collegano il Golfo, la Cina e la Russia. <strong>La stabilità, anche minima, del Paese influenza vie di transito per merci, progetti di oleodotti e gasdotti, linee ferroviarie</strong> pensate per aggirare strozzature marittime.</p>



<p>Per Francia e Germania, che restano economie esportatrici dipendenti da materie prime estere, la conoscenza dettagliata di queste dinamiche è un patrimonio strategico. Capire chi controlla i valichi, quali milizie tassano i convogli, quali accordi economici il governo talebano negozia con Pechino o Mosca significa avere anticipo sulle trasformazioni delle catene di approvvigionamento. La “guerra economica” passa ormai anche da valli e passi montani dove una colonna di camion può valere più di un reparto corazzato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sicurezza, diplomazia e l’ambiguità permanente</h2>



<p>Il rientro europeo a Kabul non si limita ai servizi segreti. L’Unione ha riaperto una rappresentanza, affidando a una società privata la protezione fisica di diplomatici e funzionari. <strong>Ma al centro della scena restano gli apparati di informazione</strong>, veri architetti di un ritorno che deve essere visibile quel tanto che basta per dialogare, e invisibile quel tanto che serve per non provocare la reazione del servizio di sicurezza talebano, noto per la sua durezza.</p>



<p>È un gioco pericoloso: ogni reclutamento di un funzionario talebano può trasformarsi in scandalo se emerge, alimentare la propaganda antioccidentale e provocare nuove repressioni in un Paese già allo stremo. Ma, dal punto di vista di Parigi e Berlino, l’alternativa sarebbe rinunciare a qualsiasi capacità di influenza in un’area dove tutti gli altri si muovono per guadagnare terreno.</p>



<p>In questo senso il ritorno dei servizi francesi e tedeschi a Kabul racconta molto più dell’Afghanistan. Racconta di un’Europa che, pur esitante e divisa, ha capito di non potersi ritirare dal mondo delle guerre invisibili se vuole difendere i propri interessi, la propria sicurezza e la propria autonomia economica in un sistema internazionale sempre più duro e competitivo.</p>
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		<title>Il costo di un fallimento: Afghanistan, per gli Usa un buco nero da 914 miliardi di dollari</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/usa-il-costo-del-pozzo-senza-fondo-della-guerra-in-afghanistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Dec 2025 08:45:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
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<p>914 miliardi di dollari: questo il costo totale diretto di vent&#8217;anni di intervento americano in Afghanistan dopo l&#8217;11 settembre 2001. Sono queste le stime che emergono analizzando i dati del rapporto dello Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction (Sigar), la struttura del Dipartimento di Stato Usa incaricata di fornire una contabilità sistemica dei costi della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/usa-il-costo-del-pozzo-senza-fondo-della-guerra-in-afghanistan.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502102614909_59aa16fc92b207c48409f3e80a517f8a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502102614909_59aa16fc92b207c48409f3e80a517f8a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502102614909_59aa16fc92b207c48409f3e80a517f8a-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502102614909_59aa16fc92b207c48409f3e80a517f8a-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502102614909_59aa16fc92b207c48409f3e80a517f8a-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502102614909_59aa16fc92b207c48409f3e80a517f8a-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502102614909_59aa16fc92b207c48409f3e80a517f8a-1536x1152.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>914 miliardi di dollari:</strong> questo il costo totale diretto di vent&#8217;anni di intervento americano in Afghanistan dopo l&#8217;11 settembre 2001. Sono queste le stime che emergono analizzando i dati del rapporto dello <a href="https://www.sigar.mil/Portals/147/Files/Reports/sigar-final-report.pdf">Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction (Sigar),</a> la struttura del Dipartimento di Stato Usa incaricata di fornire una contabilità sistemica dei costi della <strong>missione militare e politica</strong> nel Paese centroasiatico durata dal 2001 al 2021. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Una guerra lunga e costosa</h2>



<p>La guerra più duratura della storia americana si è <strong>conclusa con un clamoroso fallimento e con la riconquista<a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-delle-spie-che-ha-portato-i-talebani-a-kabul.html"> dell&#8217;Afghanistan da parte dei Talebani,</a></strong> detronizzati nel 2001 dall&#8217;operazione <strong>Enduring Freedom</strong> e tornati al potere dopo una lunga guerriglia contro il governo di Kabul e dopo che proprio il negoziato diretto tra gli Usa e gli studenti coranici nella prima amministrazione di Donald Trump pose il preludio al ritiro statunitense e al disastro consumatosi nell&#8217;agosto 2021.</p>



<p>Per la precisione, il <strong>conflitto in Afghanistan ha avuto un costo direttamente imputabile di 763 miliardi di dollari</strong> per gli Usa, che hanno perso circa 2.500 uomini sul campo nella &#8220;tomba degli imperi&#8221;, tra stipendi, logistica, organizzazione militare e armamenti. I dati del Dipartimento della Difesa, del Sigar e del Congressional Research Service imputano circa un terzo delle spese agli stipendi e poco meno di un quarto a logistica e sostegno operativo alle truppe. Nel picco di Enduring Freedom, dal 2010 al 2012, durante il mandato di Barack Obama il conflitto afghano arrivò a costare <strong>100 miliardi di dollari annui al contribuente statunitense.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La ricostruzione fallita</h2>



<p>Una spesa colossale, se si pensa che allora la spesa afghana degli Usa era superiore all&#8217;intero budget militare della Federazione Russa. Su questo fronte, sicuramente hanno avuto un peso le politiche di privatizzazione della guerra e di molti servizi decise dall&#8217;amministrazione di <strong>George W. Bush, in Afghanistan come in Iraq,</strong> principalmente su iniziativa degli architetti della strategia interventista neoconservatrice, come <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/addio-a-donald-rumsfeld-architetto-delle-guerre-in-iraq-e-afghanistan.html">Donald Rumsfeld</a> e<a href="https://it.insideover.com/politica/dick-cheney-larchitetto-del-caos-neoconservatore.html"> Dick Cheney</a></strong>, che poi si sarebbe trascinato a lungo. Washington strapagò appalti e commesse a imprese private per fornitura di servizi generali estremamente ben retribuiti e che impattarono sul costo della guerra. </p>



<p>Ma non finisce qui. Secondo il Sigar sono di almeno 148,2 miliardi di dollari i fondi stanziati dal 2002 in avanti per ricostruire lo Stato afghano, per tre quinti circa (88,8 miliardi) destinati all&#8217;addestramento e al rilancio delle forze armate di Kabul al servizio dei presidenti Hamid Karzai e Ashraf Ghani, che però alla prova dei fatti si sciolsero come neve al sole di fronte al ritorno dei Talebani nel 2021. Il sostegno alla governance pubblica e all&#8217;economia coprì quasi un quarto delle spese: poco meno di 36 miliardi di dollari. <strong>Oltre 23 i miliardi di spesa ottenuti </strong>sommando l&#8217;aiuto umanitario e il contributo di enti come Usaid per progetti connessi alla società civile afghana. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I costi indiretti: fino a 2.300 miliardi di dollari per l&#8217;Afghanistan</h2>



<p>Tutte queste uscite sono state un finanziamento di spesa corrente e investimenti in conto capitale rivelatisi totalmente improduttivi e inefficienti alla prova dei fatti. L&#8217;Afghanistan non si è costituito come Stato solido, non ha ritrovato un&#8217;unità nazionale nel nuovo corso filo-americano, è rimasto tribalizzato e decentralizzato e piagato da corruzioni e inefficienze. Lo State-building americano è collassato di fronte al rilancio dell&#8217;Emirato Islamico dell&#8217;Afghanistan che da quattro anni controlla il Paese. Con gli oltre 3,5 miliardi di dollari spesi dopo il disastroso ritiro del 2021 si arriva alla <strong>cifra di 914 miliardi di dollari</strong>, che a detta del Sigar include anche i 7 miliardi di dollari di armi abbandonate dalle truppe Usa nell&#8217;agosto rovente di quell&#8217;anno e una quota, enorme, di fondi sprecati in corruzione. Tra i 26 e i 29 miliardi sarebbero stati infatti drenati da frodi, mala progettazione e ruberie.</p>



<p>Insomma, parliamo di un <strong>pozzo senza fondo che ha consumato risorse e portato a una perdita pesante di vite umane</strong> senza migliorare la sicurezza dell&#8217;Afghanistan né, men che meno, quella degli Usa. Un fallimento a tutto campo di cui il rapporto Sigar calcola solo i costi diretti. Secondo un report della Brown University, nota <a href="https://news.antiwar.com/2025/12/04/us-watchdog-rips-failed-nation-building-effort-in-afghanistan-in-its-final-report/"><em>AntiWar</em>,</a> &#8220;il costo reale della guerra degli Stati Uniti in Afghanistan <br><a href="https://www.brown.edu/news/2021-09-01/costsofwar">superi i 2,3 trilioni di dollari</a> , un totale che tiene conto delle cure ai veterani, degli interessi pagati sul debito contratto per finanziare la guerra e di altri fattori&#8221;. <strong>Un costo pagato dai contribuenti americani e dal popolo afghano</strong> intrappolato in una guerra senza fine. Da cui è uscita la situazione ante 2001: i Talebani al potere, gli Usa fuori. Celebrazione definitiva di un fallimento senza ammende.</p>



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		<title>Profili di spie e forze speciali: la fuga di dati che preoccupa Londra dopo l&#8217;Afghanistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/profili-di-spie-e-forze-speciali-la-fuga-di-dati-che-preoccupa-londra-dopo-lafghanistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jul 2025 04:53:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[MI6]]></category>
		<category><![CDATA[Special air service (Sas)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1180" height="787" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/british-army-leaves-afghanistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/british-army-leaves-afghanistan.jpg 1180w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/british-army-leaves-afghanistan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/british-army-leaves-afghanistan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/british-army-leaves-afghanistan-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1180px) 100vw, 1180px" /></p>
<p>Si tratta di una delle più pericolose fughe di dati sensibili che abbia mai colpito il Regno Unito dall&#8217;inizio della campagna in Afghanistan, e avrebbe &#8220;svelato&#8221; informazioni su oltre un centinaio di cittadini britannici &#8211; comprese spie e di membri delle forze speciali &#8211; direttamente collegati al trasferimento &#8220;segreto&#8221; di decine di migliaia di afghani sul suolo britannico per timore di un&#8217;ondata di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/profili-di-spie-e-forze-speciali-la-fuga-di-dati-che-preoccupa-londra-dopo-lafghanistan.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/profili-di-spie-e-forze-speciali-la-fuga-di-dati-che-preoccupa-londra-dopo-lafghanistan.html">Profili di spie e forze speciali: la fuga di dati che preoccupa Londra dopo l&#8217;Afghanistan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1180" height="787" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/british-army-leaves-afghanistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/british-army-leaves-afghanistan.jpg 1180w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/british-army-leaves-afghanistan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/british-army-leaves-afghanistan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/british-army-leaves-afghanistan-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1180px) 100vw, 1180px" /></p>
<p>Si tratta di una delle più pericolose <strong>fughe di dati sensibili</strong> che abbia mai colpito il <strong>Regno Unito </strong>dall&#8217;inizio della campagna in Afghanistan, e avrebbe &#8220;svelato&#8221; informazioni su oltre un centinaio di cittadini britannici &#8211; comprese <strong>spie</strong> e di <strong>membri delle forze speciali</strong> &#8211; direttamente collegati al trasferimento &#8220;segreto&#8221; di decine di migliaia di afghani sul suolo britannico per timore di un&#8217;ondata di rappresaglie da parte dei talebani in cerca di vendetta.</p>



<p>Tra i dati di quasi <strong>19.000 afghani </strong>che avrebbero collaborato con gli inglesi durante i <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-britannici-preparano-la-ritirata-dalla-tomba-degli-imperi.html">vent&#8217;anni di guerra in Afghanistan</a>, molti dei quali giudicati &#8220;<em>a rischio di gravi danni o addirittura di morte</em>&#8220;, erano anche informazioni compromettenti per i funzionari britannici che hanno preso parte ai programmi di rinsediamento. Profili coinvolti in operazioni segrete.</p>



<p>Secondo <a href="https://www.bbc.com/news/articles/cj4ek9njknvo">diverse fonti</a> che sono entrate in contatto con la stampa britannica, nella &#8220;<em>fuga di dati</em>&#8221; che è già stata definita come &#8220;<em>una delle peggiori violazioni mai avvenut</em>e&#8221; nel Regno, erano incluse le informazioni personali di<a href="https://www.reuters.com/business/media-telecom/spies-sas-troops-among-uk-nationals-details-afghan-leak-bbc-says-2025-07-17/?utm_campaign=trueAnthem%3A+Trending+Content&amp;utm_medium=trueAnthem&amp;utm_source=facebook&amp;fbclid=IwY2xjawLmYhRleHRuA2FlbQIxMQABHn0LzL7XGRWuOpooF8FFOZ0kUaK4JzRVTYsGklsPRErVeUBBMN4p7riSJT_y_aem_K4IEQbNaHyQMtvhssIvOVg"> oltre cento funzionari britannici</a>, tra cui comparivano profili di spie dell&#8217; <strong>MI6</strong>, l&#8217;agenzia di intelligence per le operazioni all&#8217;estero, e membri delle <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/lo-special-air-service-britannico.html">Special Air Service</a></strong>, la prima e principale forza speciale a cui vengono assegnate le missioni più delicate in territorio ostile, comprese le cosiddette &#8220;<em>black ops</em>&#8220;.</p>



<p>L&#8217;agenzia stampa<em> Reuters</em> ha riporta questa notte la notizia, citando un portavoce del <strong>Ministero della Difesa</strong>, il quale ha dichiarato: &#8220;<em>Prendiamo molto seriamente la sicurezza del nostro personale e il personale, in particolare quello che ricopre posizioni sensibili, ha sempre adottato misure appropriate per proteggerla</em>&#8220;, ma questa volta potrebbe non essere andata esattamente così.</p>



<p>Il Segretario della Difesa<strong> John Healey</strong>, ritenuto tra i maggiori responsabili dell&#8217;insabbiamento, ha già presentato delle scuse, riconoscendo che la fuga di notizie includeva anche &#8220;<em>informazioni su legislatori e alti funzionari militari che sostenevano gli alleati afghani che cercavano rifugio nel Regno Unito</em>&#8220;. Ovviamente la fuga di informazioni di questo tipo ha costretto il governo di Londra alla creazione di un &#8220;<strong>programma segreto</strong>&#8221; di ricollocamento di queste risorse, dal momento che sarebbe stato a dir poco imprudente continuare a impiegare del servizio segreto, come nelle unità d&#8217;élite delle forze speciali, dei profili potenzialmente &#8220;<em>privati</em>&#8221; nelle loro coperture e identificabili da ogni d&#8217;intelligence estera e avversaria che potrebbe poteva avvalersi dei dati violati. Il programma per proteggere e ricollocare i profili coinvolti sarebbe costato, secondo le fonti, ben <strong>2 miliardi di sterline</strong>.</p>



<p>Sempre secondo quanto riportato dalle fonti britanniche, la notizia di questa fuga di dati e del programma segreto di ricollocamento, è stata a lungo protetta da una &#8220;<em>superingiunzione</em>&#8221; che vietava la copertura mediatica dei <strong>fatti avvenuti nel 2022</strong>. Questa precauzione per mantenere la massima segretezza su questo scandalo è stata revocata martedì scorso, mentre ulteriori dettagli sono stati liberati da questo vincolo solo nella giornata di giovedì 17 luglio 2025.</p>
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		<title>Contrordine: gli Usa vogliono tornare in Afghanistan e riprendersi la base di Bagram</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/contrordine-gli-usa-vogliono-tornare-in-afghanistan-e-riprendersi-la-base-di-bagram.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Apr 2025 14:40:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Colloqui Usa-Talebani]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1321" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241209092920485_c6e2c052b366459b97f65a308e535597.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241209092920485_c6e2c052b366459b97f65a308e535597.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241209092920485_c6e2c052b366459b97f65a308e535597-600x413.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241209092920485_c6e2c052b366459b97f65a308e535597-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241209092920485_c6e2c052b366459b97f65a308e535597-1024x705.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241209092920485_c6e2c052b366459b97f65a308e535597-768x528.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241209092920485_c6e2c052b366459b97f65a308e535597-1536x1057.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Indiscrezioni parlano di un accordo tra Usa e talebani per il ritorno di mezzi e militari statunitensi nella base di Bagram.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/contrordine-gli-usa-vogliono-tornare-in-afghanistan-e-riprendersi-la-base-di-bagram.html">Contrordine: gli Usa vogliono tornare in Afghanistan e riprendersi la base di Bagram</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1321" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241209092920485_c6e2c052b366459b97f65a308e535597.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241209092920485_c6e2c052b366459b97f65a308e535597.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241209092920485_c6e2c052b366459b97f65a308e535597-600x413.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241209092920485_c6e2c052b366459b97f65a308e535597-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241209092920485_c6e2c052b366459b97f65a308e535597-1024x705.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241209092920485_c6e2c052b366459b97f65a308e535597-768x528.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241209092920485_c6e2c052b366459b97f65a308e535597-1536x1057.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per Donald Trump <strong>il capitolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/afghanistan-congo-yemen-tre-crisi-da-tenere-docchio-nel-2025.html">Afghanistan </a>è tutt&#8217;altro che chiuso</strong>. Secondo l&#8217;attuale presidente Usa, Washington deve ritornare in possesso dei mezzi e delle attrezzature lasciate nel Paese dopo la fuga del 2021. <strong>Questo sottintende la possibilità di un dialogo, diretto o indiretto, con i talebani</strong>. Ossia con il movimento islamista che ha preso le redini del potere dopo l&#8217;addio statunitense. E che qualcosa si stia muovendo, lo si intuisce anche dalle indiscrezioni trapelate dall&#8217;Afghanistan nelle ultime ore. In particolare, il Governo Usa avrebbe trovato l&#8217;accordo per tornare a utilizzare la s<strong>trategica base militare di Bagram. </strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Reports claim the Taliban has handed over Afghanistan&#39;s strategic Bagram Air Base to United States, with a U.S. C-17 aircraft reportedly landing at the site carrying military equipment and senior intelligence officials, including CIA Deputy Chief—though the Taliban has denied the… <a href="https://t.co/KmEzMBu9Jz">pic.twitter.com/KmEzMBu9Jz</a></p>&mdash; Afghanistan Times (@AfghanistanTime) <a href="https://twitter.com/AfghanistanTime/status/1909273779060068407?ref_src=twsrc%5Etfw">April 7, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza di Bagram</h2>



<p>Per comprendere la portata dell&#8217;indiscrezione, occorre prima sottolineare la centralità della base militare in questione. In primo luogo,<strong> Bagram è un simbolo</strong>: è stata prima il simbolo della presenza Usa in Afghanistan e, successivamente, l&#8217;emblema del disimpegno di Washington quando i militari hanno iniziato a lasciare la base. L&#8217;importanza della struttura è data però dalla sua <strong>centralità strategica</strong>. Bagram è infatti situata poco più a nord di Kabul ed è collegata direttamente con la capitale afghana. Non solo, ma controllare la base vuol dire avere un hub militare e infrastrutturale vitale per <strong>esercitare influenza sia in Afghanistan che in tutta la regione centro-asiatica</strong>. Non è un caso se a Bagram, tra gli anni Settanta e Ottanta, prima ancora degli statunitensi sono stati presenti i sovietici durante il decennio di occupazione di Mosca. Infine, la base è importante anche perché non troppo lontana né dai confini con l&#8217;<strong>Iran</strong> e né da quelli con la <strong>Cina</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le indiscrezioni sul rientro dei soldati Usa</h2>



<p>È per questo che l&#8217;eventuale ritorno di mezzi e militari di Washington a Bagram avrebbe del clamoroso. Le prime indiscrezioni sono apparse nella giornata di lunedì sull&#8217;agenzia afghana<em> Khaama Press</em>. In diversi articoli, in particolare, si è fatto riferimento all&#8217;arrivo nella base di almeno un<strong> aereo C-17 </strong>con a bordo funzionari di alto rango statunitensi. Tra questi, anche uno dei vice direttori della Cia. La natura della missione effettuata dal velivolo non è stata chiarita ma, così come si legge sempre sull&#8217;agenzia afghana, <strong>il semplice atterraggio del C-17</strong> rappresenta il segnale di importanti contatti diplomatici tra statunitensi e talebani. Altre fonti hanno però smentito l&#8217;arrivo dell&#8217;areo Usa a Bagram, evidenziando però che in effetti il 5 aprile scorso un C-17 ha effettivamente sorvolato il territorio afghano prima di dirigersi verso lo spazio aereo tagiko.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🚨A US Air Force C-17, originating from Al Udeid Air Base, descended to around 20,000 feet over Tajikistan on April 5 (DID NOT LAND IN BAGRAM AIRBASE), hovering briefly for about 1-2 hours near the Nurek Dam at a ground speed of 170 knots before re-entering Afghanistan’s airspace… <a href="https://t.co/PnjVsKWVFR">pic.twitter.com/PnjVsKWVFR</a></p>&mdash; Qais Alamdar (@Qaisalamdar) <a href="https://twitter.com/Qaisalamdar/status/1909528965515297212?ref_src=twsrc%5Etfw">April 8, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;incontro negli Emirati Arabi Uniti</h2>



<p>Ma a rilanciare l&#8217;indiscrezione legata a un possibile colloquio diretto tra rappresentanti di Washington e membri dell&#8217;emirato talebano, sono stati i giornalisti di<em> Amu Tv.</em> Si tratta di una tv afghana fondata dopo il rientro degli studenti coranici a Kabul, ma con sede in Virginia. Il network vanta contatti sia con funzionari Usa che con alti ufficiali talebani. E sarebbero stati proprio tre di loro a rivelare <strong>l&#8217;esistenza di un incontro avvenuto nei giorni scorsi negli Emirati Arabi Uniti</strong>. Ossia in uno dei pochi Paesi che riconosce il Governo talebano e che ha stabili contatti diplomatici con gli attuali padroni di Kabul.</p>



<p>Sfruttando la visita ad Abu Dhabi di <strong>Sirajuddin Haqqani</strong>, numero due nella gerarchia talebana, funzionari inviati dalla Casa Bianca avrebbero trovato un accordo per lo sfruttamento di Bagram. L&#8217;intesa prevedrebbe vantaggi per entrambe le parti in questione. I talebani infatti,<strong> riceverebbero soldi da parte degli Usa </strong>e vedrebbero parzialmente ridimensionato il proprio isolamento internazionale. Dal canto suo, <strong>Washington tornerebbe in possesso della base di Bagram</strong>. Una circostanza quest&#8217;ultima che avrebbe importanza soprattutto in chiave anti cinese. Alla base dell&#8217;iniziativa diplomatica infatti, ci sarebbero le preoccupazioni di Washington per la crescente influenza di Pechino in Afghanistan. Occorre comunque precisare che, per il momento, non ci sono state né conferme e né smentite ufficiali da parte dei diretti interessati. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/contrordine-gli-usa-vogliono-tornare-in-afghanistan-e-riprendersi-la-base-di-bagram.html">Contrordine: gli Usa vogliono tornare in Afghanistan e riprendersi la base di Bagram</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Kabul: i talebani si riscoprono urbanisti con i soldi degli Emirati e della Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/kabul-i-talebani-si-riscoprono-urbanisti-con-i-soldi-degli-emirati-e-della-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Feb 2025 10:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/GegllHuWQAAuAyf.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="New Kabul City" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/GegllHuWQAAuAyf.jpeg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/GegllHuWQAAuAyf-600x338.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/GegllHuWQAAuAyf-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/GegllHuWQAAuAyf-1024x576.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/GegllHuWQAAuAyf-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/GegllHuWQAAuAyf-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Chi arriva dall&#8217;aeroporto e si dirige verso il centro, trova una Kabul diversa: molti cantieri avviati, nuove strade asfaltate, diversi operai al lavoro. É il nuovo volto non solo della capitale afghana ma anche dell&#8217;emirato talebano. Gli studenti coranici, tornati al potere nel 2021, sembrano voler dare un aspetto diverso sia alla città più rappresentativa &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/kabul-i-talebani-si-riscoprono-urbanisti-con-i-soldi-degli-emirati-e-della-cina.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/GegllHuWQAAuAyf.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="New Kabul City" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/GegllHuWQAAuAyf.jpeg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/GegllHuWQAAuAyf-600x338.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/GegllHuWQAAuAyf-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/GegllHuWQAAuAyf-1024x576.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/GegllHuWQAAuAyf-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/GegllHuWQAAuAyf-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Chi arriva dall&#8217;aeroporto e si dirige verso il centro, trova una Kabul diversa: molti cantieri avviati, nuove strade asfaltate, diversi operai al lavoro. É il nuovo volto non solo della capitale afghana ma anche dell&#8217;emirato talebano. Gli studenti coranici, tornati al potere nel 2021, <strong>sembrano voler dare un aspetto diverso sia alla città più rappresentativa del Paese che al loro stesso movimento</strong>. Non più e non soltanto miliziani deputati alla &#8220;disciplina morale&#8221; e a una rigida applicazione delle dottrine coraniche, ma anche amministratori che provano a seguire una linea politica sulla gestione di Kabul e delle altre principali città.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vecchia Kabul lascia spazio alle nuove strade</h2>



<p>Buona parte dei progetti urbanistici portati avanti dai talebani riguarda la <strong>costruzione di nuove strade</strong>. Non è un caso: l&#8217;esigenza di nuovi assi viari a Kabul precede di gran lunga il ritorno del movimento islamista al potere. Dopo la guerra del 2001 e l&#8217;instaurazione della nuova Repubblica afghana, la città ha assistito a una crescita imponente della popolazione:<strong> si è passato dal milione di abitanti di inizio secolo agli attuali oltre quattro milioni</strong>. Durante le amministrazioni di Karzai e Ghani sono stati finanziati i primi progetti riguardanti la costruzione di un anello tangenziale e di nuove arterie, soprattutto nei quartieri Nord e nelle aree limitrofe all&#8217;aeroporto.</p>



<p>Ma ora con i talebani i progetti hanno subito una drastica accelerazione. Secondo l&#8217;amministrazione talebana di Kabul, l&#8217;unico modo per decongestionare il traffico e risolvere i problemi legati al sovrappopolamento della città, è creare ovunque nuove strade e più larghe. Lì dove in precedenza vi era un asse viario più stretto o non asfaltato,<strong> arrivano le ruspe per buttare a terra case e abitazion</strong>i e far passare una nuova strada. C&#8217;è anche un canale <em>YouTube</em> della municipalità di Kabul in cui vengono pubblicati video dove, con turbante in testa e con le tuniche tradizionali, gli amministratori supervisionano i nuovi cantieri. Se ne contano, stando ai dati forniti dall&#8217;amministrazione della capitale, almeno 80. Un numero che, <a href="https://www.france24.com/en/live-news/20241212-vulnerable-afghans-struggle-as-taliban-rebuild-kabul-roads">così come sottolineato in un reportage di <em>France24</em></a>, rappresenta la metà di tutti i cantieri edilizi aperti a Kabul.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="The Mayor of Kabul Visits Road Construction Projects in Different Areas of the City" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/DOJewnxAnGg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_DOJewnxAnGg");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Chi paga? </h2>



<p>Una delle opere completate e vantate dai talebani è la<strong> Darulaman Road</strong>. Si tratta di una lingua d&#8217;asfalto dritta e a doppia carreggiata che collega velocemente l&#8217;estrema periferia meridionale di Kabul con il centro. Ai suoi lati emergono alcuni moderni edifici costruiti lo scorso decennio, ma anche<strong> scheletri di vecchie abitazioni tirate giù </strong>per lasciare spazio alla strada. Ed è qui che emerge un effetto non molto positivo per la popolazione, specialmente quella appartenente a classi meno agiate o alle minoranze tagike e hazara. Le case sventrate da un giorno all&#8217;altro per far avanzare i nuovi cantieri stradali appartengono il più delle volte a <strong>gente povera o già emarginata</strong>. Si calcola come almeno seimila persone a Kabul, soltanto nell&#8217;ultimo anno, siano rimaste senza un tetto sopra la testo a causa dei lavori.</p>



<p>Il Governo ha promesso indennizzi che spesso non bastano per comprare nuove case. I talebani però tirano dritto esattamente come le nuove strade: se la città ha bisogno di arterie più larghe, secondo questa visione, le case devono essere buttate giù. Dal canto loro poi, come emerso nel report di France24, gli amministratori talebani s<strong>ottolineano di aver demolito quasi sempre case abusive </strong>costruite senza permesso su terreni del governo.</p>



<p>Ad ogni modo, la costruzione di nuove strade non è detto che risolva i problemi. Anzi, da tempo l&#8217;orientamento internazionale è vocato alla creazione di reti di trasporti pubblico e alla condanna dell&#8217;allargamento delle strade, viste come causa di ulteriore traffico. Ma per i talebani poter vantare nuove lingue di asfalto è anche un modo per <strong>provare a rifarsi l&#8217;immagine</strong>, viste le nuove recenti norme discriminatorie verso le donne e le minoranze. Sorge quindi una domanda: <strong>chi sta pagando i nuovi progetti? </strong>In diversi video, gli amministratori ringraziano gli Emirati Arabi Uniti. In altri, si notano operai con scritte in cinese nelle pettorine da cantiere. I soldi, comunque la si veda, arrivano dall&#8217;estero. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/kabul-i-talebani-si-riscoprono-urbanisti-con-i-soldi-degli-emirati-e-della-cina.html">Kabul: i talebani si riscoprono urbanisti con i soldi degli Emirati e della Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Afghanistan: perché Trump e Harris non parlano del disastro Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/afghanistan-perche-trump-e-harris-non-parlano-del-disastro-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Sep 2024 06:54:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo Pakistan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La "Forever war", come viene chiamata la guerra d'Afghanistan dagli americani, è scomparsa dal dibattito per le presidenziali.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il <strong>dibattito presidenziale</strong> tra <strong>Donald Trump</strong> e <strong>Kamala Harris</strong> ha spostato l’equilibrio elettorale per coloro che ancora non riuscivano a prendere una decisione. Tra le varie tematiche trattate però, una in particolare non è riuscita a ritagliarsi lo spazio necessario per fornire risposte esaustive: <strong>il ritiro delle truppe in Afghanistan</strong>.</p>



<p>Pochi giorni prima del duello, è stata pubblicata <strong>un’indagine repubblicana</strong> intitolata <em>Willful Blindness</em>, realizzata con l’obiettivo di attribuire all’amministrazione Biden <strong>la vera colpa</strong> di ciò che avvenne nel 2021, guidata dal presidente della Commissione Affari esteri della Camera, il texano <strong>Michael McCaul</strong>. «Biden e la sua vice hanno tratto in inganno e, in alcuni casi, mentito direttamente al popolo americano in ogni fase del ritiro», ha commentato McCaul, affermando che questo argomento non è altro che una «<strong>macchia</strong>» sull&#8217;amministrazione democratica.</p>



<p>Il rapporto di oltre <strong>350 pagine</strong> è stato subito <strong>commentato negativamente</strong> dall’ala dem che, dopo aver pubblicato il proprio <strong>minority report</strong> sull’indagine durata <strong>18 mesi</strong>, ha accusato i repubblicani di averli esclusi dall’inchiesta e di aver scelto la politica anziché la ricerca della verità. Inoltre, i <strong>democratici</strong> <strong>accusano l’amministrazione Trump di aver preso accordi direttamente con i talebani</strong>, passando sopra il Governo afghano, e di aver imposto una tempistica irrealistica, creando conseguenze inevitabili per coloro che avrebbero guidato la Casa Bianca successivamente.</p>



<p>Nonostante le accuse da entrambe le parti, <strong>la responsabilità del ritiro</strong> che ha condotto nuovamente il territorio dell’Afghanistan nelle mani dei terroristi <strong>è bipartisan</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Barack Obama e la forever war</strong></h2>



<p>La <strong>forever war</strong>, come viene definita negli States, cambiò volto con l’ascesa del democratico <strong>Barack Obama</strong> che, una volta insediatosi alla Casa Bianca nel 2009, promise di «distruggere, smantellare e sconfiggere la rete di <strong>Al Qaeda</strong> in Pakistan e Afghanistan, e impedire loro un ritorno futuro». Questa dichiarazione, pronunciata in un discorso il 27 marzo 2009, segnava il ritorno di <strong>un’importante presenza militare a Kabul</strong>. Infatti, nel 2010 si contavano all’incirca <strong>100mila</strong> soldati statunitensi presenti sul territorio del dari e del pashtu. La svolta significativa arrivò il 2 maggio 2011, quando le truppe americane scovarono e uccisero il leader di Al Qaeda, <strong>Osama Bin Laden</strong>, nascosto ad Abottabad, in Pakistan.</p>



<p>La caccia grossa a Obama poteva dirsi conclusa, e così si decise di iniziare un <strong>moderato ritiro</strong> delle truppe dai territori, con l’obiettivo di instaurare relazioni diplomatiche e di cedere il controllo alle forze locali – addestrate dallo Zio Sam – entro il 2014, per poi lasciare <strong>definitivamente il paese nel 2016</strong>. Il piano fu realizzato a metà: le truppe americane terminarono formalmente le operazioni militari e trasferirono i compiti alle forze locali. Rimasero circa 10mila soldati con lo scopo di addestrare gli afghani e di combattere i “rimasugli” di Al Qaeda. Tuttavia, nel <strong>2017</strong>, nell’ultimo anno del mandato Obama, <strong>le truppe Usa erano ancora lì</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>C’erano Trump, Biden, e i talebani</strong></h2>



<p>La palla passò a <strong>Donald Trump</strong>, con l’istinto iniziale di ritirarsi dall’Afghanistan, tramutato dopo poco tempo nella decisione di <strong>continuare</strong> <strong>a</strong> <strong>combattere</strong> per evitare la creazione di un nuovo insediamento terroristico, subito dopo la partenza delle truppe.</p>



<p>The Donald e il suo staff iniziarono i <strong>negoziati direttamente con i talebani</strong> nel 2018, fino ad arrivare alla firma dell’<strong>Accordo</strong> <strong>di</strong> <strong>Doha</strong> il 29 febbraio 2020. Ancor prima di scoprire quali fossero le condizioni del negoziato, l’amministrazione Trump viene aspramente criticata per aver trattato direttamente con i talebani, escludendo il Governo afghano e di conseguenza indebolendo la sua già bastonata figura istituzionale. Le giustificazioni che arriveranno saranno che i talebani <strong>rifiutano</strong> <strong>categoricamente</strong> il Governo, soprattutto se si parla di inserirlo in un negoziato. Inoltre, il fine mandato e una possibile rielezione erano alle porte, e negoziare direttamente con i talebani avrebbe generato un intervento più rapido, evitando così la burocrazia governativa.</p>



<p>L’Accordo prevedeva un <strong>ritiro graduale delle truppe statunitensi</strong> e delle forze <strong>NATO</strong> entro <strong>14 mesi </strong>dalla firma, con una riduzione iniziale da circa 13.000 a 8.600 soldati entro 135 giorni. Il ritiro completo doveva avvenire entro il <strong>1° maggio 2021</strong>. Tuttavia, per mantenere la sicurezza su quanto stabilito, il tycoon chiese ai talebani di <strong>interrompere i legami terroristici</strong> con Al Qaeda, ridurre la violenza contro le forze afghane e americane durante il ritiro, e non permettere che l’Afghanistan fosse utilizzato come base per attacchi contro gli States e i suoi alleati. Purtroppo, <strong>la fiducia riposta nei loro confronti fu più di quanto ci si potesse aspettare</strong>. La condizione finale prevedeva uno scambio di prigionieri tra il governo afghano e i talebani, liberando 5000 talebani e 1000 governativi.</p>



<p>I piani cambiano il 20 gennaio <strong>2021</strong>, quando <strong>Joe Biden</strong> diventa il 46esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. L’amministrazione democratica decide di <strong>ritardare il ritiro delle truppe dal 1° maggio all’11 settembre</strong>, data scelta non a caso. Questo messaggio <strong>non piacque ai talebani</strong>, instaurando in loro la sfiducia nel Governo americano e la mancata collaborazione prevista dall’accordo. In quel momento erano presenti sul campo tra 2500 e 3500 soldati americani.</p>



<p>Nel luglio 2021, Biden annuncia il <strong>ritiro totale</strong> delle truppe entro il 31 agosto. Dopo un mese e mezzo, <strong>i talebani conquistano Kabul</strong>.</p>



<p>Tra evacuazioni di emergenza e caos dilagato all’aeroporto di Kabul, il 26 agosto un <strong>attentatore</strong> <strong>suicida</strong> <strong>dell’ISIS-K</strong> <strong>uccide</strong> <strong>13</strong> <strong>soldati</strong> <strong>americani</strong> <strong>e 170 afghani</strong> al cancello Abbey Gate.</p>



<p>Le truppe americane si ritirano ufficialmente il 30 agosto 2021.</p>



<p>La guerra in Afghanistan è un nodo contorto e mai districato, che probabilmente non vedrà mai la luce. Ciò che è certo, è che la colpa di quanto accaduto è una storia <strong>tutta americana</strong>, a prescindere dal partito.</p>
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		<title>Afghanistan, Le donne non vogliono perdere la voce per un decreto dei talebani</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/afghanistan-le-donne-non-vogliono-perdere-la-voce-per-un-decreto-dei-talebani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Sep 2024 07:02:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/2P3A8573-Modifica-scaled-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/2P3A8573-Modifica-scaled-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/2P3A8573-Modifica-scaled-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/2P3A8573-Modifica-scaled-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/2P3A8573-Modifica-scaled-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/2P3A8573-Modifica-scaled-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/2P3A8573-Modifica-scaled-1-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le donne afghane postano su Internet i video in cui protestano contro il divieto di parlare e cantare in pubblico.</p>
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<p>Cantano in segno di protesta contro le nuove leggi dei Talebani, che vietano le voci femminili in pubblico. Lo fanno in video che pubblicano dall&#8217;Afghanistan e dall&#8217;estero, le donne afghane, da settimane. Dalla fine del mese scorso, quando <strong>il regime di Kabul ha pubblicato nuove restrizione mirate, secondo il ceto religioso, a combattere i vizi.</strong> Un documento composto da 35 articoli che considera le voci delle donne come potenziali strumenti del peccato e stabilisce che le donne non devono cantare o leggere ad alta voce in pubblico, né lasciare che le loro voci si diffondano oltre le mura delle loro case.</p>



<p>Mentre gli attivisti impegnati nei diritti umani stanno reagendo con orrore, le donne afghane hanno deciso di non farsi trasformare &#8220;in ombre senza volto e senza voce&#8221; (per usare le parole della portavoce delle Nazioni Unite per i diritti umani <strong>Ravina Shamdasani</strong>) e hanno iniziato a rispondere, caricando clip in cui sfidano gli studenti coranici.&#8221;Nessun ordine, sistema o uomo può chiudere la bocca di una donna afghana&#8221;, ha detto una giovane di 23 anni dopo aver pubblicato il proprio video. Il video, della durata di 39 secondi, la mostrava mentre cantava all&#8217;aperto.</p>



<p>I Talebani tornarono al potere nell&#8217;agosto del 2021, dopo un lungamente atteso eppure frettoloso ritiro delle truppe statunitensi. Si presentarono come più moderati rispetto al passato, dicendo che avrebbero rispettato i diritti delle donne, ma già nei mesi successivi divenne evidente che stavano istituendo un regime molto simile a quello del periodo 1996-2001, durante il quale alle donne erano negati numerosi diritti. <strong>Da allora l&#8217;erosione dei diritti femminile</strong> è stata spietata. Le donne e le ragazze non possono più frequentare le scuole secondarie, accettare quasi tutte le forme di lavoro retribuito, e sono escluse da parchi pubblici e palestre. La pratica della lapidazione a morte per le donne accusate di adulterio sarà ristabilita a breve, hanno annunciato i Talebani.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="fa" dir="rtl">تو بدنم را صدایم را عورت بپندار من برای حق خودم آواز خواهم خواند.<a href="https://twitter.com/hashtag/%D8%B5%D8%AF%D8%A7%DB%8C_%D9%85%D9%86_%D8%B9%D9%88%D8%B1%D8%AA_%D9%86%DB%8C%D8%B3%D8%AA?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#صدای_من_عورت_نیست</a> <a href="https://t.co/oeStOvoKDU">pic.twitter.com/oeStOvoKDU</a></p>&mdash; Zala Zazai (@zala_zazai) <a href="https://twitter.com/zala_zazai/status/1828133437586456947?ref_src=twsrc%5Etfw">August 26, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>In un altro video, presumibilmente registrato a Kabul, una donna si mostra vestita dalla testa ai piedi di nero. &#8220;Hai silenziato la mia voce per il prossimo futuro,&#8221; canta, con il volto nascosto da un lungo velo. &#8220;Mi hai imprigionata nella mia casa per il crimine di essere una donna&#8221;. <strong>Altri video mostrano donne in Afghanistan che cantano da sole o in piccoli gruppi</strong>, utilizzando hashtag in inglese come &#8220;My voice is not forbidden&#8221; e &#8220;No to Taliban&#8221;. Se la prendono con quello che le Nazioni Unite hanno descritto come un &#8220;apartheid di genere&#8221;.</p>



<p>Alcuni video provengono da alcune tra le milioni di donne afghane emigrate all’estero. Una di loro è <strong>Taiba Sulaimani</strong>, che vive in Canada dal 2021. Altre persone in tutto il mondo si sono unite alla protesta. &#8220;Non andiamo nei campi con un fucile, ma con la nostra voce, la nostra immagine&#8221;, dice Hoda Khamosh, una donna afghana che vive in Norvegia.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Free Afghan Women 🇦🇫<br><br>—Afghan women are defying the Taliban&#39;s ban on public speaking by singing poets out loud. <br><br>—Let’s stand by them and support their powerful voices for their freedom.<a href="https://twitter.com/hashtag/%D8%B5%D8%AF%D8%A7%DB%8C_%D8%B2%D9%86_%D8%B9%D9%88%D8%B1%D8%AA_%D9%86%DB%8C%D8%B3%D8%AA?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#صدای_زن_عورت_نیست</a> <a href="https://t.co/pceI8lORM6">pic.twitter.com/pceI8lORM6</a></p>&mdash; Jahanzeb Wesa (@JahanzebWesa) <a href="https://twitter.com/JahanzebWesa/status/1828348792867037341?ref_src=twsrc%5Etfw">August 27, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Le nuove leggi costringono inoltre le donne a indossare abiti spessi che coprono completamente il corpo, incluso il volto, quando sono in pubblico, e vietano loro di guardare direttamente gli uomini con cui non sono legate da parentela o matrimonio. Un rapporto delle Nazioni Unite, pubblicato all&#8217;inizio di luglio, ha evidenziato come l&#8217;influenza del Ministero per la Propagazione della virtù e la Prevenzione del vizio si stia espandendo sempre di più in tutte le aree della vita pubblica e privata degli afghani. </p>



<p><strong>Il regime talebano non è riconosciuto ufficialmente da nessuno Stato</strong>, sebbene alcune grandi potenze come la Cina intrattengano buoni rapporti con loro. Internet rimane uno dei pochi spazi ancora liberi dal completo controllo dei talebani, i quali hanno comunque vietato TikTok per via di contenuti ritenuti contrari alla religione islamica. In passato, <strong>Hedayatullah Hedayat</strong>, il viceministro dell’Informazione del governo talebano, ha dichiarato che il regime spera un giorno di avere proprie piattaforme, così da poterle controllare meglio.</p>



<p>Foto in apertura @MarcoGualazzini<br><br><a href="https://it.insideover.com/reportage/donne/welcome-to-afghanistan-2/liberta-velata.html"><strong>GUARDA IL REPORTAGE LIBERTA&#8217; VELATA</strong></a></p>
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		<title>Da Saddam all&#8217;ascesa della Cina: com&#8217;è cambiata la politica Usa in Medio Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/da-saddam-allascesa-della-cina-come-cambiata-la-politica-usa-in-medio-oriente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Aug 2023 04:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Yemen]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dalla guerra al terrore al disimpegno e l'ascesa di altre potenze come la Cina. La politica Usa in Medio Oriente è cambiata radicalmente</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/da-saddam-allascesa-della-cina-come-cambiata-la-politica-usa-in-medio-oriente.html">Da Saddam all&#8217;ascesa della Cina: com&#8217;è cambiata la politica Usa in Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/barack-obama-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La partita degli<strong> Stati Uniti</strong> in <strong>Medio Oriente</strong> è al momento particolarmente complessa. Per molti anni, soprattutto nella fase successiva alla vittoria della Guerra fredda nei confronti dell&#8217;Unione Sovietica e quindi con il collasso dell&#8217;impero socialista e dei suoi satelliti, gli Stati Uniti sono apparsi sostanzialmente in grado di decidere i destini della regione. In assenza di superpotenze rivali, Washington ha condotto la prima guerra nel Golfo per poi attestarsi su una posizione di vantaggio in diversi scacchieri locali. La guerra al terrore scatenata dopo l<a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/gli-attentati-dell-11-settembre-2001-a-new-york-e-washington.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8216;<strong>11 settembre 2001</strong></a> ha ulteriormente rafforzato questa posizione di forza, facendo sì che Washington conducesse una campagna politica, militare e di sicurezza in un&#8217;area che ha unito il Medio Oriente all&#8217;Asia centrale strutturando un impegno enorme sia a livello umano che di costi.</p>



<p>La <strong>guerra in Iraq del 2003</strong> <a href="https://it.insideover.com/guerra/effetti-guerra-iraq-strategia-usa.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha rappresentato</a> per certi versi la fase più evidente di questa consapevolezza Usa del proprio predominio nella regione. L&#8217;impegno diretto contro Saddam Hussein, in una forma apparsa di fatto unilaterale anche in assenza di un appoggio politico di alcuni tra i maggiori alleati europei e non, appariva come un segno eloquente di questa volontà di Washington di consolidare la propria leadership nel complesso mondo mediorientale. Ma è proprio da quell&#8217;impegno iracheno che possono osservarsi una serie di elementi che sono stati alla fine tanto il frutto di un tentativo di leadership quanto le cause del cambiamento di postura strategica Usa nella regione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le due &#8220;guerre infinite&#8221;</h2>



<p>La guerra in <strong>Afghanistan </strong>e la guerra in Iraq, come detto in precedenza, rappresentano tanto l&#8217;apice di una fase di espansione quanto l&#8217;inizio di un graduale ripensamento della politica Usa. La conquista dell&#8217;Afghanistan nella guerra contro il terrore e contro i <strong>talebani</strong> si trasforma in un conflitto da cui gli Stati Uniti non possono uscire, e che provoca perdite di vite umane e di denaro dei contribuenti che la politica statunitense non riesce più a fare accettare all&#8217;opinione pubblica. Stesso discorso vale per l&#8217;Iraq, dove l&#8217;invasione che ha portato alla caduta di Saddam non conduce ai risultati sperati da molti segmenti dell&#8217;elettorato americano.</p>



<p>Con la presidenza di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-barack-obama.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Barack Obama</a>, il tema dell&#8217;<strong>impegno</strong> americano in Medio Oriente e in Afghanistan inizia a essere parte integrante dell&#8217;agenda Usa. Il presidente democratico cerca di portare alla Casa Bianca una novità nell&#8217;approccio al Medio Oriente. Da una parte, Obama cerca di ridurre i contingenti statunitensi all&#8217;estero, arrivati a una quota di circa <strong>150mila uomini</strong>. Dall&#8217;altra parte, l&#8217;obiettivo del presidente Usa è anche quello di responsabilizzare la regione mediorientale, facendo leva tanto sugli alleati storici quanto su quegli avversari con cui cerca di risolvere le dispute più feroci e pericolose per la stabilità internazionale. In primis con l&#8217;Iran, con cui raggiunge un faticoso accordo sul programma nucleare che verrà condannato dal premier israeliano Benjamin Netanyahu e poi cancellato dal successore Donald Trump.</p>



<p>Gli obiettivi di Obama vengono però sostanzialmente oscurati e resi inarrivabili dal corso degli eventi. Le scelte del presidente democratico, infatti, si rivelano del tutto inefficaci tanto nella responsabilizzazione dei partner locali quanto nella riduzione dei costi. Questo viene confermato sia nei vecchi conflitti (Afghanistan e Iraq) sia in quelli che esplodono sotto la sua presidenza dopo le cosiddette <strong>Primavere arabe</strong>. In Iraq, l&#8217;impegno statunitense si rivela inadeguato a gestire la transizione politica, al punto che a Baghdad inizia a penetrare in modo sempre più massiccio l&#8217;influenza iraniana, antico nemico del regime di Saddam. In Afghanistan, il cosiddetto <em>surge</em> di Obama per mettere a tacere il risveglio talebano con l&#8217;idea di ritiro subito dopo, <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosa-non-abbia-capito-in-afghanistan.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">si rivela una mossa del tutto priva di una reale prospettiva di vittoria</a>, contribuendo anzi a una maggiore resistenza degli studenti coranici unita all&#8217;assenza di una chiara strategia sul nuovo Afghanistan post-bellico. Nel frattempo, gli errori nella gestione della guerra irachena si rivelano soprattutto nella nascita di quelli che diventano gli incubatori del futuro <strong>Stato islamico</strong>: le prigioni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="716" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814151653537_ad40f228f2dedea75fe8b78c22a094c2-1024x716.jpg" alt="" class="wp-image-407032" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814151653537_ad40f228f2dedea75fe8b78c22a094c2-1024x716.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814151653537_ad40f228f2dedea75fe8b78c22a094c2-scaled-600x420.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814151653537_ad40f228f2dedea75fe8b78c22a094c2-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814151653537_ad40f228f2dedea75fe8b78c22a094c2-768x537.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814151653537_ad40f228f2dedea75fe8b78c22a094c2-1536x1074.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814151653537_ad40f228f2dedea75fe8b78c22a094c2-2048x1432.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814151653537_ad40f228f2dedea75fe8b78c22a094c2-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il primo ministro iracheno Nouri al-Maliki e il presidente iracheno Jalal Talabani insieme al vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden e all&#8217;ambasciatore americano in Iraq James Jeffrey, salutano durante l&#8217;esecuzione degli inni nazionali iracheno e statunitense nel corso di una cerimonia speciale a Camp Victory, una delle ultime basi americane nel Paese, a Baghdad, Iraq, il 1° dicembre 2011. Foto: EPA/Khalid Mohammed/POOL</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra in Siria e in Yemen e le contraddizioni Usa</h2>



<p>La guerra allo Stato islamico, giustificata con gli stessi provvedimenti che resero possibile la prima grande guerra al terrorismo, si trasforma presto nel maggiore impegno di una nuova <strong><a href="https://www.state.gov/the-global-coalition-to-defeat-isis-partners/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Coalizione a guida Usa</a></strong> che combatte contemporaneamente in Iraq e Siria.</p>



<p>Questo conflitto si trasforma presto in un laboratorio per un nuovo approccio di Washington nei conflitti locali. Gli Usa non possono permettersi nuovi <em>boots on the ground</em>, anche perché questo sarebbe in contraddizione con l&#8217;impegno di Obama. Tuttavia, gli Stati Uniti cominciano da un lato a sostenere le forze locali che combattono tanto<strong> Bashar al Assad </strong>quanto lo Stato islamico, e dall&#8217;altro, intervengono con raid chirurgici, forze speciali e poche truppe per contribuire a sostenere gli alleati.</p>



<p>La guerra in Siria, più dell&#8217;ascesa in Iraq dello Stato islamico, assume però dei connotati subito diversi. Al conflitto contro il terrorismo islamico, si unisce infatti la sfida &#8211; mai diretta &#8211; contro l&#8217;allargamento dell&#8217;influenza russa e iraniana nel Paese. <strong>Mosca </strong>e Teheran, e con quest&#8217;ultima le principali milizie sciite a essa legate, sono intervenute sostegno di Damasco nel tentativo (poi riuscito) di evitare la caduta del regime. Tuttavia, questo ha portato gli Stati Uniti a trovarsi in una situazione particolarmente difficile di guerra all&#8217;Isis, intransigenza contro il regime siriano, sostegno alle forze locali, in particolari a quelle curde (a loro volte nemiche di un alleato Usa come la <strong>Turchia</strong>) e, infine, sfida per l&#8217;influenza sul Medio Oriente. Una condizione che ha spesso esacerbato anche delle contraddizioni nell&#8217;agenda Usa che sono arrivate alla propria opinione pubblica, al punto che spesso nell&#8217;ala repubblica trumpiana si è perorata la causa dell&#8217;impegno esclusivamente contro Isis o addirittura del ritiro.</p>



<p>In questo, un peso specifico nell&#8217;immagine che è arrivata dell&#8217;impegno Usa in Siria è stato <strong>l&#8217;abbandono dei curdi</strong>, alleati nella guerra allo Stato islamico ma <a href="https://it.insideover.com/guerra/trump-molla-i-curdi-e-ricuce-con-erdogan.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sostanzialmente lasciati</a> nel momento in cui la Turchia di Recep Tayyip Erdogan ha fatto scattare diverse campagne militari nel nord del Paese.</p>



<p>Lo <strong>Yemen</strong>, infine, ha mostrato un altro lato del nuovo approccio statunitense nell&#8217;area. Un conflitto che si è rivelato in particolare nella lotta contro le formazioni di <strong>Al Qaeda</strong> o legate alla galassia qaedista in Yemen, ma allo stesso tempo un impegno che si è trovato di fronte all&#8217;ascesa dell&#8217;influenza iraniana nella Penisola araba attraverso la milizia Houthi. Anche in questo caso, l&#8217;approccio si è rivelato di difficile comprensione per molti segmenti dell&#8217;opinione pubblica, che hanno anche criticato la guerra della Coalizione a guida saudita contro le forze ribelli, mostrando perplessità nella politica estera Usa con i partner regionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fallimento dell&#8217;accordo sul nucleare</h2>



<p>L&#8217;ascesa della cosiddetta <strong>Mezzaluna sciita</strong> si è poi unita a quello che per gran parte del mondo repubblicano Usa e per i governi israeliani è stato il vero fallimento dell&#8217;amministrazione Obama: l&#8217;accordo sul nucleare iraniano.</p>



<p>Questo accordo, siglato per evitare che la sfida tra <strong>Israele </strong>e Repubblica islamica potesse sfociare in un conflitto diretto tra i due Stati, ha mostrato molteplici lacune e, secondo i critici, un eccesso di credito nei confronti degli Ayatollah. Non è un caso che Trump, fortemente vicino alle posizioni di Benjamin Netanyahu, abbia scelto immediatamente di<strong> <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-nucleare-iraniano.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ritirare gli Stati Uniti dall&#8217;accordo</a></strong>, suscitando le ire dell&#8217;Iran ma anche le critiche di quella parte della comunità internazionale ancora convinta della necessità di un patto sul programma nucleare.</p>



<p>La decisione di Trump è stata tuttavia un&#8217;immagine eloquente delle difficoltà statunitensi nel gestire la regione, palesando quella sensazione di ritiro già adombrata nell&#8217;ascesa in tutta la regione dell&#8217;Iran, capace di inserirsi nella politica di molti Stati e di muovere le proprie forze e i proxy in tutti i conflitti regionali. Per The Donald, questa capacità aveva un nome: il <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/soleimani-generale-iran.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">generale Qasem Soleimani</a></strong>. Non a caso, l&#8217;artefice dell&#8217;espansione della Repubblica islamica in Medio Oriente si è trasformata nel principale obiettivo dell&#8217;intelligence Usa, al punto che lo stesso Trump <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-e-stato-ucciso-soleimani.html">diede l&#8217;ordine di ucciderlo</a> con l&#8217;uso di un drone mentre si trovava a Baghdad.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Raid chirurgici e saldatura anti Iran</h2>



<p>L&#8217;uccisione di Soleimani, di Al Muhandis e la continua guerra chirurgica ai leader dello Stato islamico ha mostrato il nuovo approccio di Trump ai conflitti regionali. Per il presidente Usa, arrivato alla Casa Bianca con l&#8217;idea di concludere le<strong> &#8220;guerre infinite&#8221;</strong>, l&#8217;impegno Usa avrebbe dovuto essere letale e con il minor numero di uomini possibile. Una scelta che piacque molto all&#8217;elettorato Usa, attirato dall&#8217;idea di una riduzione dei costi economici e della quasi assenza di perdita tra i soldati.</p>



<p>Allo stesso tempo, per il capo della Casa Bianca il nuovo Medio Oriente (e quindi il nuovo tipo di lavoro Usa nella regione) deve essere sostanzialmente delegato alle forze regionali, che devono così appianare storiche divergenze nella sfida a un nemico comune: l&#8217;Iran. Proprio questa nuova modalità di approccio al Medio Oriente è il motivo per cui Trump punta tutto su due partner: <strong>Arabia Saudita</strong> e Israele. Ma per il presidente Usa, tutto deve sostanziarsi nel riconoscimento dello Stato ebraico e nel successivo impegno contro Teheran.</p>



<p>Per ottenere questo risultato, la mossa Usa è quella degli <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-prevedono-gli-accordi-di-abramo-firmati-alla-casa-bianca.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Accordi Abramo</a></strong>, una piattaforma che vede una serie di Paesi arabi impegnarsi nel riconoscimento di Israele come entità del Medio Oriente e legate a Washington da uno stesso piano geopolitico su scala regionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ritiro dall&#8217;Afghanistan</h2>



<p>Nel frattempo, il modo in cui Trump osserva il Medio Oriente viene declinato anche nell&#8217;altra grande guerra Usa: l&#8217;<strong>Afghanistan</strong>. Il leader repubblicano, anche in questo caso, sceglie un duplice binario: attacchi mirati e letali, nuovi accordi per consentire il ritiro delle truppe Usa (e con esse occidentali) con i nuovi padroni dell&#8217;Afghanistan. Padroni che però sono quegli stessi Talebani combattuti per due decenni.</p>



<p>La scelta di Trump, sugellata negli<strong> <a href="https://it.insideover.com/guerra/afghanistan-la-giornata-decisiva-dellaccordo-di-pace.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">accordi di Doha</a></strong> con alcuni alti rappresentanti degli &#8220;Studenti coranici&#8221;, si rivela tuttavia utile per sostenere la propaganda della fine delle &#8220;guerre infinite&#8221; Usa ma nefasta per il destino dell&#8217;Afghanistan. Joe Biden, giunto alla Casa Bianca quando l&#8217;accordo deve ormai prendere forma, si trova a gestire un patto che di fatto crea le premesse per lo scioglimento dello Stato e per l&#8217;arrivo precipitoso e senza alcuna transizione dei talebani e di altre organizzazioni islamiste. <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-tomba-degli-imperi-e-la-lezione-agli-usa-cosa-ha-svelato-il-ritiro-dallafghanistan.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il ritiro dall&#8217;Afghanistan da parte di Biden</a>, giunto repentinamente e senza alcun tipo di condivisione con gli alleati occidentali, si rivela un disastro di immagine per Washington e un punto di non ritorno per il Paese dell&#8217;Asia centrale. I profughi cercano in tutti i modi di lasciare l&#8217;Afghanistan, mentre il sangue degli afghani e dei soldati Usa scorre in una serie di attentati terroristici.</p>



<p>Immagini che per un certo periodo sembrano anche rivelare la debolezza dell&#8217;architettura atlantica, e che mettono a repentaglio <a href="https://it.insideover.com/guerra/generali-e-alleati-nato-chi-avverti-biden-del-disastro-afghano.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">i rapporti tra Biden e gli alleati europei</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;arrivo della Cina</h2>



<p>Gli errori degli Stati Uniti, le contraddizioni di un impegno spesso difficile da comprendere per le forze locali, e la vecchia regola aurea della geopolitica, ovvero che il vuoto lasciato da una potenza prima o poi viene colmato da un&#8217;altra, lasciano campo libero a una superpotenza che per molto tempo è rimasta nell&#8217;ombra rispetto al Medio Oriente: la <strong>Cina</strong>.</p>



<p>Pechino, sfruttando le crepe di un disimpegno Usa apparso rapido e a volte disordinato, si è inserita su tutti i fronti, dall&#8217;Iran, con cui ha costruito una partnership strategica di notevole importanza, alle monarchie del Golfo, vecchie alleate Usa ora attratte dalle sirene di una potenza in cerca di petrolio come la Cina. Nel frattempo, le guerre e la distruzione portata da esse nei Paesi più colpiti, aprono le porte agli investimenti della Repubblica popolare, come si evince dai primi accordi per la ricostruzione in Siria. E a coronamento di questo, l&#8217;iniziativa della<strong> Nuova Via della Seta</strong>, sia marittima che terrestre, vede nel Medio Oriente un corridoio fondamentale, saldandolo l&#8217;economia della Cina con le infrastrutture di questi Stati e con i maggiori scali.</p>



<p>Oggi questo impegno cinese nell&#8217;area si è manifestato in modo palese soprattutto con una novità del panorama regionale: <strong>l&#8217;accordo tra Arabia Saudita e Iran</strong>. La scelta dei due Paesi di normalizzare i loro rapporti riaprendo le ambasciate è stata benedetta proprio da Pechino, che a sua volta vede con interesse il disgelo mediorientale anche nei riguardi della Siria. Ma <a href="https://it.insideover.com/economia/la-mossa-a-sorpresa-di-xi-perche-la-cina-punta-sul-medio-oriente.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gli accordi economici</a> rappresentano l&#8217;architrave di questa nuova importante leva della politica asiatica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le tensioni con l&#8217;Iran continuano</h2>



<p>Il ritiro strategico degli Stati Uniti non esclude, tuttavia, l&#8217;idea di blindare il<strong> Golfo Persico</strong>, provando a dare un&#8217;ultima decisa virata a un percorso di ritirata che non deve apparire come disimpegno o declino. Questo per due ragioni. Da un lato gli Stati Uniti vogliono confermare la loro importanza in un quadrante fondamentale per i destini del mondo e, più nello specifico, del mercato del<strong> gas</strong> e del <strong>petrolio</strong>. Dall&#8217;altro lato, la volontà Usa è quella di bloccare le aspirazioni cinesi, che si saldano a una rinnovata volontà di leadership e autonomia delle potenze locali, a partire da Arabia Saudita ed Emirati, tanto quanto colpire l&#8217;influenza russa in Siria e il suo asse con l&#8217;Iran.</p>



<p>In tutto questo, la questione iraniana rimane ancora pienamente sul tavolo. La guerra ombra con Israele prosegue nella speranza dello Stato ebraico di interrompere le ambizioni atomiche degli Ayatollah così come spezzare la Mezzaluna sciita. I sequestri delle navi nel Golfo Persico, un pericolo per la <strong>libertà di navigazione</strong> che da sempre è il pilastro della politica Usa nel mondo, rappresentano solo l&#8217;ultimo dei motivi di questa latente tensione. E la più recente decisione americana di aumentare le forze nel Golfo &#8211; <a href="https://it.insideover.com/guerra/marines-passano-suez-usa-iran.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">aerei, mezzi navali e uomini</a> &#8211; conferma l&#8217;idea che Washington non dimentica quel quadrante. Seppure in una realtà molto diversa e sempre più caotica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/da-saddam-allascesa-della-cina-come-cambiata-la-politica-usa-in-medio-oriente.html">Da Saddam all&#8217;ascesa della Cina: com&#8217;è cambiata la politica Usa in Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Argentina a destra, guerra alle spie russe, due anni di orrori in Afghanistan: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/largentina-a-destra-guerra-alle-spie-russe-due-anni-di-orrori-in-afghanistan-cose-successo-oggi-nel-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Aug 2023 17:16:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni in Pakistan]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[InsideNews]]></category>
		<category><![CDATA[spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814185153818_5752876d605d981a02aab73b4377f649-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814185153818_5752876d605d981a02aab73b4377f649-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814185153818_5752876d605d981a02aab73b4377f649-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814185153818_5752876d605d981a02aab73b4377f649-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814185153818_5752876d605d981a02aab73b4377f649-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814185153818_5752876d605d981a02aab73b4377f649-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814185153818_5752876d605d981a02aab73b4377f649-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814185153818_5752876d605d981a02aab73b4377f649-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dalle elezioni in Argentina, ai talebani in Afghanistan fino alle spie russe in Europa: ecco le cinque notizie del giorno</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/largentina-a-destra-guerra-alle-spie-russe-due-anni-di-orrori-in-afghanistan-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">L&#8217;Argentina a destra, guerra alle spie russe, due anni di orrori in Afghanistan: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>In Argentina ha vinto le primarie il trumpista Javier Milei, portando l&#8217;ultradestra vicina alla vittoria delle prossime elezioni. Dopo due anni di governo talebano, l&#8217;Afghanistan rischia di collassare tra povertà e violazioni dei diritti umani. La Norvegia si avvicina ai cieli russi e Mosca risponde con un caccia MiG-29 per intimorire. In Pakistan c&#8217;è un nuovo primo ministro ad interim che però la popolazione non vuole. Cracovia e Kiev intercettato e arrestano spie russe in una guerra che va oltre le bombe: <strong>ecco le cinque notizie del giorno</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">L’ultradestra arriva in Argentina, dove vince le elezioni il trumpista Javier Milei</h2>



<p><strong>Javier Milei</strong>. Questo il nome del nuovo probabile presidente dell’<strong>Argentina </strong>che ha vinto le primarie per la scelta dei candidati alle presidenziali di ottobre. Il suo è un profilo trumpista: nega il cambiamento climatico, considera l&#8217;educazione sessuale un complotto contro la famiglia, vuole vietare l&#8217;aborto, liberalizzare il possesso di armi e “dollarizzare” l&#8217;economia argentina. Il 52enne ha ottenuto il <strong>30% </strong>di voti alle primarie col partito populista e ultraliberista &#8220;La libertad avanza”. Con grande sorpresa ha battuto tutti cavalcando l’onda del malcontento argentino nei confronti della galoppante inflazione arrivata al 100%. &#8220;E&#8217; la fine della casta inutile, parassita e corrotta che governa l&#8217;Argentina&#8221;, ha giubilato Milei, promettendo di &#8220;ricostruire il paese&#8221; se sarà eletto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Due anni di orrori: l’Afghanistan sul punto di non ritorno</h2>



<p>A due anni dalla presa del potere dei talebani, l’<strong>Afghanistan</strong> è sull’orlo della rovina. Ad annunciarlo Amnesty International che dichiara una nuova era di violenze e diritti umani perpetrata dai talebani. Questi continuano a violare sistematicamente molti <strong>diritti umani</strong>. Secondo l’Alto commissariato delle <strong>Nazioni Unite</strong> per i diritti umani, il divario tra le promesse e le pratica delle autorità afghane si è nettamente ampliato e la vera natura dei talebani smascherata. &#8220;Due anni fa i talebani hanno preso il potere in Afghanistan e da allora le politiche che hanno imposto alla popolazione afghana hanno portato a una continua, sistematica e scioccante <strong>revoca di una moltitudine di diritti umani</strong>, compresi i diritti all&#8217;istruzione, al lavoro e alle libertà di espressione, assemblea e associazione”, si legge nel testo delle Nazioni Unite. I più colpiti, come previsto, sono donne, ragazze e bambine, ma anche persone con disabilità, difensori dei diritti umani, giornalisti e molti altri. &#8220;I fatti sul campo hanno dimostrato un sistema accelerato, sistematico e totalizzante di segregazione, emarginazione e persecuzione”, dichiarano le Nazioni Unite.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Guerra fredda tra i cieli di confine russo</h2>



<p>La presenza di un aereo norvegese è stata rilevata sul <strong>Mare di Barents</strong> dalle autorità russe. L’aereo di darebbe avvicinato al confine russe e avrebbe poi effettuato un’inversione a U per tornare indietro. “L&#8217;equipaggio del jet da combattimento russo ha identificato l&#8217;obiettivo aereo come un velivolo di pattugliamento della <strong>base R-8A Poseidon dell&#8217;aeronautica norvegese</strong>”, si legge in una nota diffusa da Mosca. A quel punto le forze russe si sarebbero mobilitate con un <strong>caccia MiG-29</strong> per intercettare l’aereo norvegese per &#8220;prevenire una violazione&#8221; del confine da parte di un aereo di pattuglia norvegese”, come ha specificato il ministero della difesa russo. Le tensioni tra i cieli di confine rimangono molto alti ed episodi simili non sono sporadici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Presta giuramento il nuovo premier di un Pakistan in rivolta</h2>



<p>In attesa delle elezioni di novembre, l’ex senatore <strong>Anwarul Haq Kakar</strong> ha prestato giuramento a Islamabad come <strong>premier ad interim</strong>. Ha ricevuto l’incarico dal presidente <strong>Arif Alvi</strong> nel giorno dell’indipendenza del Pakistan dalla Gran Bretagna avvenuta nel 1947. La nomina è avvenuta durante una cerimonia a cui era presente anche l’ex primo ministro <strong>Shehbaz Sharif</strong>. Karkar ha dichiarato di aver rinunciato alla sua appartenenza al <strong>Balochistan Awami Party (Bap) </strong>per prendersi carico del ruolo di primo ministro. &#8220;Mi sforzerò di preservare l&#8217;ideologia islamica che è alla base della creazione del Pakistan”, ha promesso Kakar nel discorso tenuto durante la cerimonia. Il giuramento avviene in un periodo caldo in Pakistan dopo la condanna dell’ex primo ministro Imran Khan che ha provocato tensioni e scontri nelle piazze del Paese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Guerra alle spie filo russe</h2>



<p>La guerra la si fa anche nelle retrovie in un gioco di <strong>spionaggio</strong> che coinvolge tutte le parti in causa. È il caso dell’uomo condannato a 12 anni di carcere in <strong>Ucraina</strong>. Si tratta di <strong>Valery Shaitanov,</strong> ex funzionario dell’intelligence ucraina riconosciuto colpevole di aver condotto azioni di spionaggio per la Russia per 30 anni. Shaitanov era stato arrestato nell’aprile 2022 dopo &#8220;prove evidenti&#8221; che avesse pianificato &#8220;atti terroristici&#8221; in Ucraina dietro il compenso di 200mila dollari e un passaporto russo” ha dichiarato il procuratorie generale di Kiev. Anche la <strong>Polonia</strong> è alle prese con presunte spie. Cracovia ha arrestato <strong>due cittadini russi</strong> che, secondo le autorità polacche, stavano &#8220;distribuendo materiale di propaganda del <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/gruppo-wagner.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gruppo Wagner</a>&#8221; a Varsavia e Cracovia. Entrambi sono quindi stati accusati di spionaggio e e arrestati.</p>
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		<title>La tomba degli imperi e la lezione agli Usa: cosa ha svelato il ritiro dall&#8217;Afghanistan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Aug 2023 20:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="811" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Truppe-americane-in-Afghanistan-La-Presse-e1577438406512.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Usa Afghanistan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Truppe-americane-in-Afghanistan-La-Presse-e1577438406512.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Truppe-americane-in-Afghanistan-La-Presse-e1577438406512-300x127.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Truppe-americane-in-Afghanistan-La-Presse-e1577438406512-768x324.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Truppe-americane-in-Afghanistan-La-Presse-e1577438406512-1024x433.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il flop degli Usa durante il ritiro afghano ha svelato tutti i limiti della dottrina americana. Ecco l'ultima "lezione" della tomba degli imperi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="811" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Truppe-americane-in-Afghanistan-La-Presse-e1577438406512.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Usa Afghanistan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Truppe-americane-in-Afghanistan-La-Presse-e1577438406512.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Truppe-americane-in-Afghanistan-La-Presse-e1577438406512-300x127.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Truppe-americane-in-Afghanistan-La-Presse-e1577438406512-768x324.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Truppe-americane-in-Afghanistan-La-Presse-e1577438406512-1024x433.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nell&#8217;agosto del 2021 il caotico ritiro americano dall&#8217;Afghanistan ha riconsacrandolo il Paese per la terza volta come la <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/i-britannici-preparano-la-ritirata-dalla-tomba-degli-imperi.html">tomba degli imperi</a></strong>. Con l&#8217;addio frettoloso di Esercito e Marines Usa è diventato chiaro a tutti come agli Stati Uniti non bastasse più una collaudata dottrina per combattere le guerre asimmetriche. Una dottrina sicuramente utile per portare battaglia in terre remote e mantenere equilibri delicati e arginare minacce in espansione, ma insufficente in caso di ritirata. Il disastro afgano ha quindi reso evidente la grave assenza di una dottrina che prevedesse le mosse corrette per <strong>uscire da questi conflitti</strong>, abbandonando il campo senza lasciarsi alle spalle conseguenze disastrose</p>



<p>Le <a href="https://www.defenseone.com/threats/2023/07/afghanistan-shows-us-needs-doctrine-not-just-fighting-wars-leaving-them/388920/">nuove lezioni</a> da trarre dal caotico ritiro degli Stati Uniti dall&#8217;Afghanistan stanno infatti producendo in campo politico e militare alcune &#8220;utili raccomandazioni per <strong>evitare future catastrofi</strong>&#8220;, riporta il portale di approfondimento statunitense <em>DefenseOne</em>. La decisione di non considerare il campo aereo di Bagram e condurre l&#8217;evacuazione dall&#8217;aeroporto internazionale Hamid Karzai vanno ricordate come un grave errore strategico, ha ricordato alla commissione per gli affari esteri della Congresso il maggiore J.Smith della 10a divisione da montagna: unità veterana della campagna contro il terrorismo in <a href="https://it.insideover.com/guerra/tornare-a-raccontare-lafghanistan-della-guerra-senza-fine.html">Afghanistan</a>, specializzata nel combattimento in terreni aspri. Lasciando un monito per il futuro.</p>



<p>Al tempo dell&#8217;evacuazione, avvenuta nel mese di agosto 2021, il maggiore Smith comunicò ai superiori che “Bagram aveva la capacità logistica per soddisfare i requisiti di 103.000 persone. Bagram aveva oltre 35.000 posti letto e, se necessario, poteva crearne altri utilizzando brande all&#8217;interno degli hangar dell&#8217;aeroporto. Bagram aveva quattro strutture per la ristorazione e cibo insieme&#8230; aveva decine di migliaia di litri di acqua potabile e acqua in loco per le capacità di purificazione&#8230; la più grande capacità salvavita di qualsiasi ospedale rimasto in Afghanistan&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;errore sulle difese</h2>



<p>Il dipartimento di Stato ritenne l&#8217;aeroporto internazionale Hamid Karzai di Kabul più &#8220;comodo&#8221;. Ma i fatti e le immagini che riportarono la memoria degli osservatori la <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/lavanzata-inarrestabile-gli-elicotteri-la-fuga-lafghanistan-come-il-vietnam.html">tragica evacuazione</a></strong> di Saigon, dimostrarono come l&#8217;Esercito degli Stati Uniti avesse commesso qualche errore di valutazione. In primis, ricorda l&#8217;ufficiale della 10ª, quello di aver assegnato inizialmente <strong>una sola compagnia di fucilieri </strong>a fornire sicurezza nell&#8217;evacuazione. &#8220;Per circa sei settimane prima che le cose cominciassero a sgretolarsi a metà agosto, un&#8217;area che era stata protetta da centinaia di soldati e contractors&#8221; venne fatta presidiare da soli &#8220;113 soldati americani e due compagnie delle nostre forze del dipartimento turco&#8221;. Un <strong>numero inadeguato</strong> dato il caos rilevato in quei giorni di grande tensione.</p>



<p>I funzionari preposti dell&#8217;amministrazione Biden avrebbero dunque commesso &#8220;un grave errore&#8221; ignorando i suggerimenti pervenuti dal generale Mark Milley e da altri ufficiali che avevano messo in guardia la Casa Bianca riguardo il numero minimo di effettivi statunitensi da lasciare in Afghanistan. Numero che non doveva scendere sotto le 2.500 unità, date le disposizioni previste dell&#8217;accordo di Doha e l&#8217;<strong>imprevedibilità dei talebani</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I punti oscuri nella gestione Biden</h2>



<p>&#8220;L&#8217;amministrazione ha preso questa decisione basandosi su informazioni che hanno sopravvalutato le capacità del governo afghano e hanno rifiutato le capacità dei talebani&#8221;, ha detto il colonnello Krummrich agli uditori della commissione del governo. “C&#8217;erano pochissime prove Intel che suggerissero che il piano dell&#8217;amministrazione Biden avrebbe funzionato&#8221; proseguono gli esperti militari, che hanno sciorinato nomi e dichiarazioni di numerosi generali dell&#8217;Us Army che avevano tutti quanti &#8220;raccomandato&#8221; di non ritirarsi finché le <a href="https://it.insideover.com/guerra/tutti-gli-errori-americani-in-afghanistan.html">condizioni</a> dell&#8217;<strong>accordo di Doha</strong> non fossero state soddisfatte. E in caso contrario di premunirsi adeguatamente.</p>



<p>Secondo gli esperti militari sarebbe quindi stato ignorato dal governo, che approvando un piano differente da quello che era stato segnalato come protocollo per la ritirata dall&#8217;Afghanistan, ha avviato l&#8217;<strong>effetto domino</strong> concretizzatosi in scenario disastroso che vedeva da una parte i talebani in rapida avanzata, e dall&#8217;altra il personale occidentale e locale di ogni tipo con impellente premura di lasciare il Paese, mentre la scorta militare a presidio si riduceva, e ovunque materiale militare e logistico non essenziale veniva<a href="https://it.insideover.com/guerra/il-rapporto-inchioda-gli-usa-armi-per-miliardi-lasciate-in-afghanistan.html"> abbandonato</a> nelle mani dei guerriglieri che ne avrebbero presto fatto sfoggio in peculiari foto ricordo.</p>



<p>L&#8217;ossessione dell&#8217;<strong>amministrazione Biden</strong> per &#8220;la data del ritiro dell&#8217;11 settembre ha costretto l&#8217;evacuazione troppo rapidamente&#8221;, sostengono i militari. In sostanza gli uomini delle forze armate Usa sembrano incolpare una Casa Bianca più focalizzata sulle date e meno sulla logistica necessaria a non lasciare un campo di battaglia decennale nel caos, un addio che ha generato insicurezza e armato indirettamente i talebani con attrezzature del valore di <strong>miliardi di dollar</strong>i. Un errore che ha palesato un problema nelle procedure e un gap nella dottrina americana.</p>



<p>I vari think tank a cui vengono spesso appaltate le analisi che possono anche differire dai parametri prettamente militari sul campo della sicurezza nazionale lanciano però un allarme: aver analizzato e in parte riconosciuto questi errori, tuttavia, non impedirà di commetterne di nuovi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La necessità di una nuova dottrina</h2>



<p>Per questo alle amministrazioni che si troveranno a dover affrontare una ritirata parziale o strategica da un&#8217;area di crisi, viene suggerito lo &#8220;sviluppo&#8221; di un&#8217;<strong>apposita dottrina</strong> per porre fine a una guerra. Dottrina che deve essere elaborata con la stessa attenzione dedicata ai piani elaborati per iniziare la guerra stessa. “I militari non ne hanno uno. Il Dipartimento di Stato non ne ha uno. Il Dipartimento di Stato non ha un corpus di esperti di conoscenza su come condurre negoziati in tempo di guerra in cui gli Stati Uniti sono il partecipante attivo e non ha funzionato bene ogni volta&#8221;, ha dichiarato l&#8217;ex-colonne Kolenda. Attualmente parte di uno di questi think tank.</p>



<p>Colmare un gap simile, oltre a <strong>garantire la sicurezza</strong> di personale militare, diplomatico, e di tutta quella parte civile che in questi ultimi mesi abbiamo visto più volte &#8220;evacuata&#8221; in gran fretta da zone di crisi &#8211; dal Sudan e dal Niger, solo per fare degli esempi &#8211; risparmierebbe agli americani di abbandonare sul campo armi e strumenti che potrebbero essere utilizzati contro di loro o contro i neonati eserciti regolari locali che dovrebbero sostituirli nel tenere sotto controllo le &#8220;zone calde&#8221; dove altrimenti il Pentagono si troverà, e ritroverà, a dover inviare &#8220;uomini e mezzi&#8221; o semplicemente armi per combattere nuovi o vecchi nemici. Ammesso che ne trovi ancora motivo.</p>
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