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	<title>Guerra di Gaza Archives - InsideOver</title>
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	<title>Guerra di Gaza Archives - InsideOver</title>
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		<title>Israele. L&#8217;apartheid: solo un passaggio per la pulizia etnica</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/israele-lapartheid-solo-un-passaggio-per-la-pulizia-etnica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 16:19:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="826" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/pb_108957_gaza-bombings.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/pb_108957_gaza-bombings.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/pb_108957_gaza-bombings-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/pb_108957_gaza-bombings-1024x661.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/pb_108957_gaza-bombings-768x496.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/pb_108957_gaza-bombings-600x387.jpg 600w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>“Il quartiere di Silwan a Gerusalemme viene svuotato dei suoi abitanti. Con pretesti bizzarri e oltraggiosi, le famiglie vengono sfrattate dalle case in cui hanno vissuto per decenni. Nella Striscia di Gaza centinaia di migliaia di sfollati sono ammassati in campi profughi inabitabili” e martedì il Consigliere per la Sicurezza nazionale israeliano Shmuel Ben-Ezra ha &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-lapartheid-solo-un-passaggio-per-la-pulizia-etnica.html">[...]</a></p>
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<p>“Il quartiere di Silwan a Gerusalemme viene svuotato dei suoi abitanti. Con pretesti bizzarri e oltraggiosi, le famiglie vengono sfrattate dalle case in cui hanno vissuto per decenni. Nella Striscia di Gaza centinaia di migliaia di sfollati sono ammassati in campi profughi inabitabili” e martedì il Consigliere per la Sicurezza nazionale israeliano Shmuel Ben-Ezra ha tenuto una riunione per rilanciare i piani “sull’emigrazione volontaria” dei gazawi.</p>



<p>È “la Pulizia Etnica 3.0”, scrive su&nbsp;<a href="https://www.haaretz.com/opinion/2026-06-25/ty-article-opinion/.premium/ethnic-cleansing-3-0-how-israel-became-the-transfer-state/0000019e-fb3a-d58e-afbf-ff7b22970000" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Haaretz&nbsp;</a>Gideon Levy. “Dopo le riuscite pulizie etniche del 1948 e del 1967 è giunta la fase successiva dell’impresa sionista che costituisce il fondamento dello Stato ebraico. Tutto procede secondo il piano a fasi”.</p>



<p>“[…] La destra ha un piano ben definito e una strategia chiara, e si sta adoperando per metterla in atto. Mentre la sinistra ha smarrito la strada, impantanata in vuoti cliché e praticamente in coma dall’assassinio di Yitzhak Rabin, la destra continua a plasmare una realtà irreversibile”.</p>



<p>“Israele è diventato uno Stato di espulsione, per il quale la pulizia etnica è un pilastro fondamentale della politica. Tale pulizia etnica assume nomi e volti diversi; a volte è palese, a volte occulta e repressa, ma si sta trasformando in un fenomeno storico in pieno svolgimento, lontano dagli occhi di tutti. Dopo la creazione dell’apartheid, che non è mai stato l’obiettivo del sionismo né dello Stato, è giunto il momento dell’espulsione, l’unico scopo per cui l’apartheid fu creato”.</p>



<p>“In realtà, Israele non è uno Stato di apartheid. È qualcosa di peggio: è uno Stato di espulsione. L’apartheid in Sudafrica non ha mai avuto lo scopo di espropriare il paese dei suoi abitanti indigeni. L’apartheid israeliano sì”.</p>



<p>“Negli ultimi mesi ho scritto quasi esclusivamente sulla violenza dei coloni in Cisgiordania. Settimana dopo settimana, villaggio dopo villaggio, famiglia dopo famiglia fanno tutto il possibile per conservare le proprie case e le proprie terre, finché alla fine devono arrendersi”. Certo, continua Levy, “c’è ancora molto lavoro da fare, ma la tendenza è chiara e il suo carattere sistematico è spaventoso”.</p>



<p>“[…] Le espulsioni a Gaza e quelle a Silwan hanno un legame evidente: una visione del mondo che afferma che in questa terra c’è posto solo per un popolo, noi o loro. Questa visione è apparentemente condivisa dalla maggioranza degli israeliani, persino da coloro che si sentono a disagio quando, dalle loro poltrone, assistono a ciò che sta accadendo, che peraltro nella migliore delle ipotesi non viene quasi mai riportato dai media israeliani” [e tanto poco da quelli nostrani, interessati più alla cronaca nera che a un genocidio in atto…].</p>



<p>“Sappiate che, mentre dormivate, un popolo è stato espropriato della sua terra, passo dopo passo”. Non vale solo per gli israeliani.</p>



<p>Non solo la pulizia etnica, che potrebbe essere attuata anche solo attraverso la deportazione forzata di una popolazione. In parallelo, contro i palestinesi si sta consumando anche un genocidio. È noto, palese, nonostante Israele e i suoi sostenitori si stiano adoperando per negarlo, eliminarlo dalla narrazione mediatica e intimidire e reprimere quanti lo denunciano.</p>



<p>Ma la denuncia discendente dall’ennesima inchiesta di una Commissione d’inchiesta dell’Onu mette un ulteriore sigillo alla condanna. E un sigillo pesante, dal momento che ha ribadito in modalità autorevole che l’assassinio di tutti quei bambini, il 30% delle vittime di Gaza, è stato “deliberato”.</p>



<p>E conclude: “Il deliberato attacco ai bambini è uno degli elementi chiave che dimostra l’intento genocida delle autorità e delle forze di sicurezza israeliane di distruggere il gruppo palestinese, in tutto o in parte, a Gaza”. Nulla da aggiungere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-lapartheid-solo-un-passaggio-per-la-pulizia-etnica.html">Israele. L&#8217;apartheid: solo un passaggio per la pulizia etnica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Se anche Palestine Action diventa un&#8217;organizzazione terroristica</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/se-anche-palestine-action-diventa-unorganizzazione-terroristica</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 15:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
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<p>“Palestine Action è un’organizzazione terroristica”. A stabilirlo lunedì 15 giugno, la Corte di Appello di Londra che ha ribaltando una precedente sentenza che stabiliva la designazione illegittima. Significa cioè che far parte di Palestine Action, finanziarla o sostenerla pubblicamente ed esporre i suoi simboli è reato penale nel Regno Unito. Ma come siamo arrivati a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/video/se-anche-palestine-action-diventa-unorganizzazione-terroristica">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/se-anche-palestine-action-diventa-unorganizzazione-terroristica">Se anche Palestine Action diventa un&#8217;organizzazione terroristica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>“Palestine Action è un’organizzazione terroristica”. A stabilirlo lunedì 15 giugno, la Corte di Appello di Londra che ha ribaltando una precedente sentenza che stabiliva la designazione illegittima. Significa cioè che far parte di Palestine Action, finanziarla o sostenerla pubblicamente ed esporre i suoi simboli è reato penale nel Regno Unito. Ma come siamo arrivati a questo punto? Ce lo spiega Simona Losito.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/se-anche-palestine-action-diventa-unorganizzazione-terroristica">Se anche Palestine Action diventa un&#8217;organizzazione terroristica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;emergenza dimenticata dei rifiuti a Gaza</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/lemergenza-dimenticata-dei-rifiuti-a-gaza</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 13:23:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/SICUREZZA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele e l&#039;infausta dottrina della sicurezza permanente" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/SICUREZZA.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/SICUREZZA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/SICUREZZA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/SICUREZZA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/SICUREZZA-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/SICUREZZA-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tra tutte le emergenze a Gaza, quella dei rifiuti è la meno raccontata, eppure fa parte di una precisa strategia genocidiaria. Con il blocco di carburante e aiuti, e l’80% dei mezzi municipali distrutto, lo smaltimento è ormai impossibile. Nelle strade e vicino alle tendopoli si sono accumulate oltre 330.000 tonnellate di spazzatura. L’impatto sanitario &#8230; <a href="https://it.insideover.com/video/lemergenza-dimenticata-dei-rifiuti-a-gaza">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/lemergenza-dimenticata-dei-rifiuti-a-gaza">L&#8217;emergenza dimenticata dei rifiuti a Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/SICUREZZA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele e l&#039;infausta dottrina della sicurezza permanente" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/SICUREZZA.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/SICUREZZA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/SICUREZZA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/SICUREZZA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/SICUREZZA-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/SICUREZZA-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tra tutte le emergenze a Gaza, quella dei rifiuti è la meno raccontata, eppure fa parte di una precisa strategia genocidiaria. Con il blocco di carburante e aiuti, e l’80% dei mezzi municipali distrutto, lo smaltimento è ormai impossibile.</p>



<p>Nelle strade e vicino alle tendopoli si sono accumulate oltre 330.000 tonnellate di spazzatura. L’impatto sanitario è catastrofico: l’80% dei siti di sfollamento è infestato da ratti, scorpioni e insetti, si registrano epidemie di epatite A e polio, e tonnellate di rifiuti ospedalieri infetti restano abbandonate all’aperto.</p>



<p>Si tratta di un modello di controllo documentato dall’ONU fin dagli anni ‘90, quando i checkpoint militari bloccavano i camion della nettezza urbana per creare focolai di infezione.</p>



<p>Non è un effetto collaterale, ma l’esasperazione di una strategia sistematica che Israele continua ad utilizzare e che rimane invisibile nel dibattito pubblico.</p>
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		<item>
		<title>Gaza, Netanyahu seppellisce il cessate il fuoco: &#8220;Occuperemo il 70% della Striscia&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gaza-netanyahu-seppellisce-il-cessate-il-fuoco-occuperemo-il-70-della-striscia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 08:34:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529083154101_63aefb4ec82ea41e0ff8c36335e03be2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529083154101_63aefb4ec82ea41e0ff8c36335e03be2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529083154101_63aefb4ec82ea41e0ff8c36335e03be2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529083154101_63aefb4ec82ea41e0ff8c36335e03be2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529083154101_63aefb4ec82ea41e0ff8c36335e03be2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529083154101_63aefb4ec82ea41e0ff8c36335e03be2-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529083154101_63aefb4ec82ea41e0ff8c36335e03be2-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il cessate il fuoco che non esiste più. Netanyahu: "Israele occuperà il 70% di Gaza". Gli scenari del conflitto in Palestina.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-netanyahu-seppellisce-il-cessate-il-fuoco-occuperemo-il-70-della-striscia.html">Gaza, Netanyahu seppellisce il cessate il fuoco: &#8220;Occuperemo il 70% della Striscia&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529083154101_63aefb4ec82ea41e0ff8c36335e03be2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529083154101_63aefb4ec82ea41e0ff8c36335e03be2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529083154101_63aefb4ec82ea41e0ff8c36335e03be2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529083154101_63aefb4ec82ea41e0ff8c36335e03be2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529083154101_63aefb4ec82ea41e0ff8c36335e03be2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529083154101_63aefb4ec82ea41e0ff8c36335e03be2-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260529083154101_63aefb4ec82ea41e0ff8c36335e03be2-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Benjamin Netanyahu </strong>interpreta il cessate il fuoco di Gaza concluso a ottobre come un consiglio, non una prescrizione, e annuncia che Israele <strong>aumenterà la sua quota di controllo</strong> dell&#8217;enclave palestinese governata da Hamas spingendosi ampiamente oltre i limiti dettati dagli accordi di Sharm-el-Sheikh: <strong>il primo ministro israeliano</strong> ha annunciato l&#8217;intenzione di portare al 70% il controllo parlando a Channel 12 nella giornata di giovedì 28 maggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Guerra senza limiti a Gaza</h2>



<p>Si tratta di spingere in avanti sempre nuove soglie e nuovi obiettivi. Del resto, gli accordi conclusi da Israele e Hamas con la mediazione di Usa, Qatar ed Egitto prevedevano soglie di controllo ben più basse di quelle strutturate dall&#8217;<em>Israel Defense Force</em> negli ultimi sette mesi. Per la precisione oggigiorno<strong> Israele occupa poco meno di due terzi, il 64%, del territorio della Striscia di Gaza</strong>. Si tratta di un valore ben più alto del <strong>58% che deteneva al momento della tregua</strong> e del <strong>53%</strong> che avrebbe temporaneamente dovuto mantenere dietro la Linea Gialla durante il completamento della Fase 1 del cessate il fuoco, comprendente il ritorno a casa degli ostaggi rapiti da Hamas il 7 ottobre 2023.</p>



<p>La Fase 2 avrebbe dovuto aprire la strada a due dinamiche: <strong>disarmo di Hamas, da un lato; ritiro dell&#8217;Idf da Gaza,</strong> dall&#8217;altro. Con quale <em>consecutio</em> temporale non è dato sapersi nei fatti, <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-il-board-of-peace-non-frena-israele-hamas-resta-il-nemico-perfetto.html" type="post" id="516180">anche se il Segretario Generale del Board of Peace Nikolaj Mladenov</a> ha chiaramente lasciato intendere che per Usa e alleati sono i militanti che controllano Gaza a dover fare il primo passo. Ciò sostanzialmente certifica l&#8217;impasse. E lascia molte questioni aperte, tra cui la possibilità di un potenziamento dell&#8217;offensiva da parte di Tel Aviv. La tregua sembra esistere, ormai, solo sulla carta. Al Jazeera <a href="https://www.aljazeera.com/news/2025/11/11/how-many-times-has-israel-violated-the-gaza-ceasefire-here-are-the-numbers">ha registrato </a>2.400 violazioni del cessate il fuoco e al contempo aggiunge che se Netanyahu ordinasse di alzare la quota di territorio gazawi occupata da Israele la situazione umanitaria, già drammatica, <a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/5/28/israels-netanyahu-directs-army-to-seize-70-percent-of-gaza-strip">peggiorerebbe ulteriormente: </a></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>A causa dell&#8217;occupazione dell&#8217;esercito israeliano, i palestinesi non possono accedere a circa due terzi della Striscia di Gaza. Un&#8217;ulteriore annessione del territorio costringerebbe due milioni di loro, che già vivono in condizioni disastrose, a trasferirsi in un territorio ancora più ristretto, dopo aver sopportato due anni di guerra genocida.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Netanyahu sotto pressione rilancia a Gaza</h2>



<p>Israele, del resto, si trova con un governo pressato da più parti. L&#8217;opposizione guidata da <strong>Naftali Bennet e Yair Lapid</strong> denuncia la marginalizzazione di Netanyahu in Iran e il mancato raggiungimento degli obiettivi strategici, gli alleati nazionalisti di Netanyahu, <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-obiettivo-litani-in-libano-tra-risorse-e-ideologia.html" type="post" id="510873"><strong>Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich</strong>, si preparano al voto anticipato tirando per la giacchetta</a> il premier e spingendolo ad alzare l&#8217;asticella dello scontro sul fronte libanese, mentre per il leader del Likud resta lo scenario di Gaza come teatro dove provare a mostrare risolutezza ed energia. Che quota di Gaza occuperà Israele in futuro? <a href="https://it.insideover.com/guerra/netanyahu-rivendica-che-israele-e-ben-oltre-la-linea-del-cessate-il-fuoco-nel-controllo-di-gaza.html">&#8220;Vedremo&#8221;, ha detto sibillino Netanyahu due settimane fa</a>, quando il controllo era al 64%. &nbsp;&#8220;Cominceremo da lì&#8221;, ha aggiunto giovedì quando dal pubblico qualcuno, rispondendo alla sua affermazione sulla quota portata al 70%, chiedeva l&#8217;annessione completa. </p>



<p><strong>Ha parlato chiaramente anche il sempre franco e diretto Israel Katz, ministro della Difesa</strong>, che commentando l&#8217;eliminazione dell&#8217;alto comandante di Hamas Mohammed Odeh, ha ribadito che esistono piani per espellere centinaia di migliaia di palestinesi &#8220;al momento giusto e nel modo giusto&#8221;. Una rivendicazione del progetto di pulizia etnica dopo una guerra divenuta feroce <a href="https://www.theguardian.com/world/2026/may/28/israels-defence-minister-says-large-scale-palestinian-migration-from-gaza-will-go-ahead">rappresaglia prima e genocidio</a> poi che viene fatta alla luce del sole, quasi trasparentemente. E non lascia presagire molto di buono per un conflitto che è solo formalmente frenato da un cessate il fuoco esistente di fatto <strong>solo sulla carta</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-netanyahu-seppellisce-il-cessate-il-fuoco-occuperemo-il-70-della-striscia.html">Gaza, Netanyahu seppellisce il cessate il fuoco: &#8220;Occuperemo il 70% della Striscia&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Oriani-Ovadia, dialogo su Israele e Palestina: il genocidio, l&#8217;antisemitismo, il ruolo dei media</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/oriani-ovadia-dialogo-su-israele-e-palestina-il-genocidio-lantisemitismo-il-ruolo-dei-media.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2026 14:58:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1396" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34-300x218.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34-1024x745.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34-768x558.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34-1536x1117.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34-600x436.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'incontro tra il giornalista e scrittore Raffaele Oriani e l'attore e intellettuale Moni Ovadia per definire le dimensioni della tragedia palestinese</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/oriani-ovadia-dialogo-su-israele-e-palestina-il-genocidio-lantisemitismo-il-ruolo-dei-media.html">Oriani-Ovadia, dialogo su Israele e Palestina: il genocidio, l&#8217;antisemitismo, il ruolo dei media</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1396" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34-300x218.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34-1024x745.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34-768x558.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34-1536x1117.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517162022461_242d2093d518b6a006e4a753537aef34-600x436.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Antisemitismo, questione palestinese, dibattito mediatico e potere:</strong> il giornalista <strong>Raffaele Oriani</strong> ha dialogato per <em>Inside Over</em> con l&#8217;attore teatrale e divulgatore <strong>Moni Ovadia,</strong> tra i più noti e apprezzati intellettuali italiani di origine ebraica. Un incontro che si può vedere nel video qui riportato. Un confronto ricco e dinamico attorno alle questioni scaturite nel contesto mediatico e politico connesso al <strong>genocidio di Gaza</strong> e su cui Oriani e Ovadia hanno dialogato contribuendo a definire un perimetro di razionalità e buon senso circa il dibattito collettivo, italiano e non solo.</p>



<p>Oriani, che ha scritto apprezzati libri sulla questione di Gaza e della repressione israeliana come <em>Il popolo meraviglioso</em> e <em>Gaza &#8211; </em><a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/la-scorta-mediatica-al-genocidio-a-gaza-insideover-dialoga-con-raffaele-oriani.html" type="post" id="493266"><em>La scorta mediatica</em>,</a> ha in particolare ricordato &#8220;l&#8217;assurdità&#8221; del fatto che &#8220;per anni chiunque si sia opposto ai massacri in Palestina, all&#8217;uccisione di donne, bambini e innocenti e più in generale all&#8217;arbitrio israeliano a Gaza&#8221; sia stato accusato di antisemitismo e messo al bando dal dibattito pubblico. Preoccupante la situazione in Germania, ha notato Oriani, dove questo destino è toccato, paradosso dei paradossi, anche a diversi ebrei, compresi dei rabbini. &#8220;Il coro dei principali giornali del nostro Paese è stato all&#8217;unisono, ha usato pesantemente l&#8217;accusa di antisemitismo&#8221;, ha ribadito Oriani. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Raffaele Oriani intervista Moni Ovadia" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/25w_wI73S8c?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_25w_wI73S8c");</script>
</div></figure>



<p>Ovadia ha aggiunto che c&#8217;è una grande <strong>malinterpretazione del ruolo attuale nella geopolitica mediorientale di Israele</strong> e dell&#8217;agenda del primo ministro <strong>Benjamin Netanyahu</strong>, e ha tracciato un paragone tra lo scenario del genocidio a Gaza e l&#8217;Olocausto di cui sono stati vittime gli Ebrei nella Seconda guerra mondiale. Ovadia ha ribadito che quest&#8217;ultimo fu &#8220;condotto dalla più avanzata nazione dell&#8217;Occidente, in termini di tecnologia e ricerca scientifica&#8221; e che ci sono voluti decenni per metabolizzare l&#8217;enormità dell&#8217;orrore subito dai membri del suo popolo, tanto che anche la <strong>memoria collettiva ha richiesto un lungo periodo di tempo per far aprire gli occhi sull&#8217;enormità reale della portata della Soluzione Finale</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le legge del più forte</h2>



<p>&#8220;Anche la Giornata della Memoria in Italia è stata istituita nel 2000&#8221;, ricorda Ovadia, per il quale al contempo nei decenni post-Seconda guerra mondiale &#8220;i sionisti hanno deciso, dopo aver riconosciuto che senza l&#8217;apporto dell&#8217;Unione Sovietica Israele non sarebbe mai nato e dopo che il blocco socialista votò in maggioranza per la sua nascita all&#8217;Onu, che il neonato Stato sarebbe dovuto entrare nel salotto occidentale dei vincitori&#8221;. Decenni dopo, quindi, quel <strong>ruolo geopolitico contribuisce a rendere molto complesso alzare critiche</strong> contro Tel Aviv per le azioni che hanno condotto ai massacri di Gaza. </p>



<p>&#8220;Israele nasce nella sua conformazione attuale espellendo 750mila palestinesi dalle loro terre che abitavano da secoli, con i sionisti che cancellarono 500 villaggi&#8221;, ha aggiunto Ovadia ricordando la Nakba del 15 maggio 1948 e sottolineando che uno dei problemi attuali è sorto con la Risoluzione 181 che divise, formalmente, la Palestina britannica: &#8220;Israele non si è mai stabilito dentro confini precisi per tenersi le mani libere e potersi accaparrare tutte le terre dei palestinesi&#8221;. <strong>Un non detto pesante che pressa le coscienze di chi tuttora sostiene Israele</strong> nel conflitto a Gaza, ridotto di tono ma non spento dal cessate il fuoco egiziano dell&#8217;ottobre scorso. E che ancora oggi ricorda la dialettica tra potere e oppressione che troppo spesso vediamo in atto in una terra dove non sembra vigere altra legge se non quella del più forte. A tutto sfavore della popolazione di Gaza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/oriani-ovadia-dialogo-su-israele-e-palestina-il-genocidio-lantisemitismo-il-ruolo-dei-media.html">Oriani-Ovadia, dialogo su Israele e Palestina: il genocidio, l&#8217;antisemitismo, il ruolo dei media</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Netanyahu rivendica che Israele è ben oltre la linea del cessate il fuoco nel controllo di Gaza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/netanyahu-rivendica-che-israele-e-ben-oltre-la-linea-del-cessate-il-fuoco-nel-controllo-di-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 10:55:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“Oggi controlliamo il 60% di Gaza domani vedremo”: il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha rivendicato ieri che Tel Aviv non intende recedere dal controllo di una quota importante del territorio marittimo palestinese teatro dei massacri post-7 ottobre 2023 e del genocidio della popolazione civile. Parlando nella Giornata di Gerusalemme che commemora la vittoria nella &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/netanyahu-rivendica-che-israele-e-ben-oltre-la-linea-del-cessate-il-fuoco-nel-controllo-di-gaza.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“Oggi controlliamo il 60% di Gaza domani vedremo”: il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha rivendicato ieri che Tel Aviv non intende recedere dal controllo di una quota importante del territorio marittimo palestinese teatro dei massacri post-7 ottobre 2023 e del genocidio della popolazione civile. </p>



<p>Parlando nella Giornata di Gerusalemme che commemora la vittoria nella Guerra dei Sei Giorni del 1967 e il ritorno della città nel totale controllo israeliano, e alla vigilia di quella che per i palestinesi è la Nakba, l&#8217;anniversario dell&#8217;esodo di massa di centinaia di migliaia di cittadini arabi dalla Terrasanta nel 1948, Netanyahu è stato perfino modesto:<strong> Israele, infatti, controlla ben il 64% del territorio di Gaza</strong>, ben oltre la quota che dovrebbe mantenere ai sensi della <strong>Fase 1 del cessate il fuoco negoziato da Egitto, Qatar e Stati Uniti a ottobre</strong> (53%) e anche di quella che occupava al momento della tregua (58%). ù</p>



<p>In sostanza, in otto mesi <strong>Israele ha rosicchiato circa l&#8217;11% </strong>del territorio della Striscia di Gaza, <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-si-lavora-alla-tragica-bonanza-vagheggiata-da-smotrich.html" type="post" id="493495">ampliandosi oltre la cosiddetta <strong>Linea Gialla</strong> che avrebbe dovuto sancire il perimetro definitivo di controllo</a> fino al dibattito sulla <strong>Fase 2, che dovrebbe prevedere il disarmo di Hamas</strong> e al contempo il totale ritiro dell&#8217;<strong>Israel Defense Force</strong> dai territori palestinesi oggetto della guerra del 2023-2025. Prospettiva, questa, che appare oltremodo remota. Netanyahu ha incassato il sostanziale appoggio del <strong>Board of Peace,</strong> l&#8217;organo di monitoraggio del cessate il fuoco presieduto dal presidente Usa Donald Trump, il cui segretario generale <strong>Nikolaj </strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-il-board-of-peace-non-frena-israele-hamas-resta-il-nemico-perfetto.html" type="post" id="516180"><strong>Mladenov</strong> ha sostanzialmente lasciato intendere che il disarmo di Hamas dovrebbe precedere temporalmente il ritiro dell&#8217;Idf.</a> </p>



<p>Netanyahu si sente dunque titolato di capacità d&#8217;agire in maniera risoluta se può arrivare a <strong>rivendicare esplicitamente che Israele sta violando apertamente il principio del <em>pacta sunt servanda</em></strong> e gli impegni presi, arrivando ad estendere dalla Linea Gialla alla neo-costituita Linea Arancione, più vicina ai confini marittimi della Striscia, la zona di occupazione. &#8220;Netanyahu ha affermato che Israele è riuscito a riportare indietro gli ostaggi senza ritirarsi dalle aree occupate&#8221; e osservato che &#8220;nonostante ci fossero soggetti che chiedevano a Israele di uscire da Gaza, il governo ha invece scelto di rimanere sul terreno e rafforzare il controllo della sicurezza&#8221;, ha scritto Israel National News, riportando come nel contesto dell&#8217;evento organizzato dall&#8217;influente Yeshiva Mercaz HaRav, la scuola rabbinica sionista più influente al mondo, dove ha parlato il suo discorso è stato accolto da scroscianti applausi. <strong>Mentre a Gaza la tregua resta incerta e continuamente violata, Israele ormai ha una roadmap precisa</strong> che non punta alla pace: e la Striscia rischia, sostanzialmente, di restare <strong>divisa a tempo indeterminato. Mentre migliaia di cittadini </strong>si troveranno in una zona di occupazione non formalizzata ma soggetta all&#8217;inevitabile controllo ferreo delle truppe di Tel Aviv. Con le prevedibili conseguenze del caso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/netanyahu-rivendica-che-israele-e-ben-oltre-la-linea-del-cessate-il-fuoco-nel-controllo-di-gaza.html">Netanyahu rivendica che Israele è ben oltre la linea del cessate il fuoco nel controllo di Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gaza, il Board of Peace non frena Israele: Hamas resta il &#8220;nemico perfetto&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gaza-il-board-of-peace-non-frena-israele-hamas-resta-il-nemico-perfetto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 14:28:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Board of Peace]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="900" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/GAZA-FOTO-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gaza: come si pianifica un genocidio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/GAZA-FOTO-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/GAZA-FOTO-1-300x141.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/GAZA-FOTO-1-1024x480.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/GAZA-FOTO-1-768x360.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/GAZA-FOTO-1-1536x720.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/GAZA-FOTO-1-600x281.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Israele non sarà fermata dal Board of Peace nella ripresa della guerra di Gaza a piena intensità qualora Hamas non disarmasse. Lo ha comunicato l&#8217;Alto Rappresentante del Board of Peace guidato dagli Stati Uniti e dal presidente Donald Trump, Nikolaj Mladenov, sottolineando che per il comitato formato nei mesi scorsi sotto l&#8217;egida di Washington la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-il-board-of-peace-non-frena-israele-hamas-resta-il-nemico-perfetto.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-il-board-of-peace-non-frena-israele-hamas-resta-il-nemico-perfetto.html">Gaza, il Board of Peace non frena Israele: Hamas resta il &#8220;nemico perfetto&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="900" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/GAZA-FOTO-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gaza: come si pianifica un genocidio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/GAZA-FOTO-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/GAZA-FOTO-1-300x141.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/GAZA-FOTO-1-1024x480.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/GAZA-FOTO-1-768x360.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/GAZA-FOTO-1-1536x720.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/GAZA-FOTO-1-600x281.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Israele non sarà fermata dal Board of Peace nella ripresa della <strong>guerra di Gaza</strong> a piena intensità qualora Hamas non disarmasse. Lo ha comunicato l&#8217;Alto Rappresentante del Board of Peace guidato dagli Stati Uniti e dal presidente Donald Trump, Nikolaj Mladenov, sottolineando che per il comitato formato nei mesi scorsi sotto l&#8217;egida di Washington la priorità assoluta resta che i miliziani che controllano Gaza cedano le armi. </p>



<p>Una testimonianza, messa nera su bianco da un documento rivelato dal Times of Israel, che mostra come l&#8217;organizzazione abbia nettamente preso posizione a favore di Tel Aviv, come abbia deciso di ritenere prioritarie le sue istanze nel quadro del meccanismo di mediazione per la fine della guerra e di come il suo impegno per la pace sia tutto da dimostrare: <strong>il cessate il fuoco negoziato a Sharm-el-Sheik a ottobre non prevedeva una priorità temporale tra le due operazioni della fase due</strong> della tregua, che dovrebbe fondarsi sul ritiro di Tel Aviv da Gaza e sul disarmo di Hamas, nel primo caso per dare piena sovranità al territorio palestinese e nel secondo per lasciar spazio all&#8217;amministrazione di un comitato tecnocratico. Prioritizzare un passaggio rispetto all&#8217;altro significa voler <strong>dare maggiori diritti di cittadinanza alle istanze di una parte in causa, e ciò è l&#8217;esatto opposto di quel che una mediazione dovrebbe garantire</strong>. </p>



<p>Del resto, parlare di uno strutturato cessate il fuoco è già di per sé ardito. L&#8217;assalto di Israele a Gaza dopo i massacri del 7 ottobre ha prodotto un&#8217;escalation che dalla rappresaglia è passata rapidamente alla pulizia etnica e al vero e proprio genocidio, come ha dichiarato anche l&#8217;Onu in più dichiarazioni. </p>



<p><a href="https://www.genocidewatch.com/single-post/special-report-ceasefire-violations-in-gaza">Ora, dal 10 ottobre, nota &#8220;Genocide Watch&#8221;, &#8220;</a>dati autorevoli dell&#8217;ONU affermano che le operazioni delle IDF dal cessate il fuoco di ottobre 2025 hanno causato <a href="https://www.ochaopt.org/content/humanitarian-situation-report-17-april-2026" target="_blank" rel="noreferrer noopener">765 morti</a> palestinesi e <a href="https://www.ochaopt.org/content/humanitarian-situation-report-17-april-2026" target="_blank" rel="noreferrer noopener">2.140 feriti</a>. Questi dati sono stati confermati da organizzazioni per i diritti umani di rilievo come Save the Children e Danish Refugee Council, che hanno aggiunto che almeno <a href="https://www.un.org/unispal/wp-content/uploads/2026/04/GazaScorecard2026FINAL.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">180 bambini</a> sono morti in questo periodo di cessate il fuoco&#8221;,  mentre quattro combattenti<a href="https://www.bbc.com/news/articles/cvgpd1x00exo" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Forze di Difesa</a> Israeliane sono stati uccisi nello stesso periodo. Fonti di Gaza portano in quadrupla cifra, oltre quota mille, i morti da ottobre ad oggi. </p>



<p><strong>In ogni caso parliamo di un palese flop del meccanismo di garanzia e sorveglianza di una tregua che è tale solo sulla carta</strong> e che sostanzialmente fa venire meno il presupposto politico del cessate il fuoco: aprire la strada a una Gaza non più occupata da Israele e non più governata di Hamas. Per Mladenov, ex ministro della Difesa bulgaro, la scelta è netta. <a href="https://it.insideover.com/politica/blair-il-ceo-di-apollo-lex-presidente-di-exor-chi-ce-nel-peace-board-di-gaza-nominato-da-trump.html" type="post" id="502028">E guardando la composizione del Board of Peace</a>, ricolmo di figure estremamente favorevoli a Tel Aviv, non c&#8217;è nemmeno da stupirsi. Lo stesso Times of Israel ricorda che spesso la tregua è valsa a senso unico: &#8220;Mentre il piano in 20 punti di Trump prevedeva il ritiro graduale di Israele dalla Striscia in linea con il disarmo di Hamas, negli ultimi mesi le Idf hanno <a href="https://www.timesofisrael.com/new-maps-provided-to-aid-groups-show-expanded-zone-of-idf-control-in-gaza/">invece visto espanso unilateralmente</a> la metà della Striscia che avrebbe dovuto rimanere sotto il loro controllo solo temporaneamente&#8221;. <strong>Israele spinge per la massima pressione, e di fronte all&#8217;ipotesi di un rinfocolamento del conflitto</strong> il mantenimento al potere di Hamas potrebbe essere l&#8217;alibi perfetto. Spingere condizioni inaccettabili per i militanti che controllano Gaza potrebbe essere la leva ideale per dare una sponda a tale strategia. E il Board of Peace non sembra voler fare nulla per impedirlo&#8230;</p>
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		<title>Israele, tortura e genocidio come metodo: Il rapporto ONU che trasforma la denuncia in accusa politica</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/israele-tortura-e-genocidio-come-metodo-il-rapporto-onu-che-trasforma-la-denuncia-in-accusa-politica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 14:28:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/palestina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Palestina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/palestina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/palestina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/palestina-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/palestina-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/palestina-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/palestina-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Il rapporto della Albanese al Consiglio per i diritti umani dell'Onu dice che la tortura è un elemento strutturale del progetto di dominio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-tortura-e-genocidio-come-metodo-il-rapporto-onu-che-trasforma-la-denuncia-in-accusa-politica.html">Israele, tortura e genocidio come metodo: Il rapporto ONU che trasforma la denuncia in accusa politica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/palestina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Palestina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/palestina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/palestina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/palestina-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/palestina-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/palestina-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/palestina-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il rapporto presentato da<a href="https://it.insideover.com/economia/la-minaccia-delle-sanzioni-usa-sulla-finanza-etica-europea-il-caso-di-francesca-albanese.html"> Francesca Albanese</a> al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite non aggiunge soltanto nuovi elementi alla lunga lista delle violazioni commesse nei Territori palestinesi occupati. Compie un salto ulteriore, molto più grave sul piano politico e giuridico: afferma che la tortura non è una degenerazione occasionale della guerra, ma <strong>una componente strutturale del progetto di dominio israeliano sulla popolazione palestinese.</strong> Non più, dunque, episodi estremi o deviazioni di apparati fuori controllo, ma una tecnica coerente di distruzione fisica, psichica e collettiva. Il rapporto lo dice in modo netto: dall’ottobre 2023 la tortura custodiale e non custodiale ha raggiunto una scala tale da integrarsi nella dinamica genocidaria e nel più ampio sistema di apartheid coloniale.</p>



<p><strong>La tesi di fondo: non abuso, ma architettura del potere</strong></p>



<p>Il documento si apre con un’affermazione che ne chiarisce subito la portata: la tortura viene descritta come <strong>una “caratteristica strutturale” </strong>del genocidio in corso e <strong>del più ampio impianto coloniale israeliano.</strong> Non si parla soltanto di percosse, scariche elettriche, stupri o fame imposta nelle prigioni. Si parla di un ambiente complessivo costruito per annientare una popolazione: sfollamenti forzati, uccisioni di massa, privazione dei mezzi di sussistenza, distruzione delle case, terrore psicologico continuo. Albanese sostiene che tutto questo produca un regime territoriale pervasivo, pensato per spezzare i corpi, umiliare un popolo e <strong>costringerlo a lasciare la propria terra.</strong> È una formula che sposta radicalmente il linguaggio del dibattito internazionale: dalla violazione dei diritti umani alla distruzione intenzionale di una comunità.</p>



<p><strong>Un rapporto costruito contro l’ostruzione israeliana</strong></p>



<p>Israele ha ostacolato la missione della relatrice, ma il rapporto non si fonda su impressioni o slogan. Albanese dichiara di aver raccolto materiale scritto, oltre 300 testimonianze raccolte da numerose organizzazioni, consultazioni a distanza con esperti legali e sopravvissuti alla tortura, oltre a un’ampia revisione di fonti primarie e pubbliche, <strong>comprese testimonianze di informatori israeliani.</strong> Questo dettaglio è importante perché mostra la solidità dell’impianto. Il documento non nasce come manifesto politico, ma come ricostruzione analitica di un sistema di violenza che, proprio perché negato o occultato, viene ricomposto pezzo per pezzo.</p>



<p><strong>La radice storica della brutalità</strong></p>



<p>Uno dei punti più forti del rapporto è che non tratta il 7 ottobre 2023 come un inizio assoluto. Al contrario, <strong>ricostruisce una genealogia lunga della tortura nei confronti dei palestinesi. </strong>La presenta come elemento centrale della loro spoliazione fin dall’epoca mandataria britannica, poi assorbito e sviluppato dall’apparato israeliano. Nel tempo, il sistema si è consolidato grazie a un ecosistema normativo discriminatorio e a pratiche operative abusive, alimentate da una pressoché totale impunità. Le leggi già in contrasto con il giusto processo, come quella del 2002 sui cosiddetti “combattenti illegali”, applicabile ai palestinesi di Gaza, sono state ulteriormente modificate per consentire trattamenti ancora più duri. La conclusione implicita è chiara: <strong>l’impunità non è il difetto del sistema, ma uno dei suoi motori.</strong></p>



<p><strong>L’escalation dopo ottobre 2023</strong></p>



<p>Dopo il 7 ottobre il rapporto registra un salto di scala e di intenzione. La tortura, scrive Albanese, viene usata su una scala senza precedenti come vendetta collettiva, chiaro tratto del genocidio. Tutti i palestinesi sono trattati in blocco come terroristi e minacce alla sicurezza. <strong>I numeri contenuti nel rapporto sono impressionanti: oltre 18.500 palestinesi arrestati dall’ottobre 2023, di cui almeno 1.500 minori. A febbraio 2026 Israele deteneva ancora 9.245 palestinesi: 1.330 condannati, 3.308 in custodia cautelare, 3.358 detenuti amministrativi senza processo </strong>e altri 1.249 classificati come “combattenti illegali”. A ciò si aggiungono <strong>più di 4.000 casi di sparizione forzata</strong>, con la stessa relatrice che osserva come molti possano non essere più in vita. Per mesi le autorità israeliane hanno rifiutato di riconoscere le detenzioni o di indicare i luoghi di custodia; il meccanismo di tracciamento dei detenuti, introdotto soltanto nel maggio 2024 sotto pressione legale, può essere attivato solo dopo 45 giorni di prigionia. Nel frattempo famiglie e avvocati restano spesso senza informazioni affidabili e alla Croce Rossa internazionale viene negato l’accesso alle strutture.</p>



<p><strong>La cattura di una società intera</strong></p>



<p>Il rapporto insiste molto sulle modalità degli arresti. Non si tratta di operazioni mirate contro soggetti specifici, ma di vere e proprie retate che travolgono comunità intere. Vengono sequestrati anziani, persone con disabilità, donne incinte, bambini. Gli arresti avvengono ovunque: nelle case, nei rifugi, negli ospedali, ai posti di blocco, per strada, persino nei corridoi “sicuri” indicati dalle forze israeliane e nei siti di distribuzione degli aiuti. È qui che emerge il significato politico del dossier: la detenzione non appare come uno strumento per neutralizzare combattenti, ma come un dispositivo di frammentazione sociale e di disarticolazione della vita collettiva palestinese.</p>



<p><strong>Campi, prigioni, sotterranei</strong></p>



<p>Dal ottobre 2023 il sistema detentivo si struttura su due livelli principali: i campi militari gestiti ad hoc, tra cui Sde Teiman, Anatot e Ofer, e le prigioni del servizio penitenziario israeliano. Il rapporto richiama anche il caso di Rakefet, struttura sotterranea del carcere di Ayalon già chiusa nel 1985 per le sue condizioni disumane e poi riaperta. <strong>L’insieme di questi luoghi compone una geografia della sparizione e della degradazione,</strong> nella quale la segretezza non è un incidente amministrativo ma una parte integrante del metodo. Non è soltanto importante dove siano tenuti i detenuti, ma che spesso nessuno possa saperlo.</p>



<p><strong>Ben-Gvir e la politica della crudeltà</strong></p>



<p>Il documento attribuisce un ruolo politico di primo piano al ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir. Non viene descritto come un semplice responsabile amministrativo, ma come <strong>uno dei promotori ideologici dell’inasprimento carcerario.</strong> Il rapporto ricorda che Ben-Gvir ha pubblicamente indicato il peggioramento delle condizioni dei detenuti come uno dei suoi principali obiettivi, ordinando drastiche riduzioni dell’apporto calorico, difendendo questa politica di fame davanti alla Corte suprema e promettendo ai prigionieri soltanto “il minimo del minimo”. Questo passaggio è essenziale: <strong>la crudeltà non appare come un eccesso taciuto, ma come un indirizzo politico rivendicato.</strong></p>



<p><strong>Il repertorio della tortura</strong></p>



<p>La descrizione delle pratiche è minuziosa e devastante. I detenuti, spesso fin dal momento della cattura, vengono bendati, violentemente immobilizzati, denudati ed esibiti. I trasferimenti vengono usati per moltiplicare stress e disorientamento: i prigionieri sono ammanettati dolorosamente, insultati in modo degradante con attacchi identitari e religiosi, talvolta urinati addosso, spostati ripetutamente tra luoghi sconosciuti. <strong>Le condizioni di detenzione comprendono esposizione al freddo, mancanza di coperte e abiti, scarsità di cibo e acqua, privazione del sonno, </strong>dell’igiene, della preghiera e delle cure mediche. Alcuni detenuti vengono tenuti in gabbie, altri in spazi sotterranei, altri ancora legati ai letti d’ospedale. Il rapporto richiama pestaggi sistematici, posizioni di stress, scosse elettriche, ustioni di sigaretta, spray urticanti, gas lacrimogeni, annegamento simulato, sospensione prolungata per le manette, uso di cani e sostanze allucinogene. Cita anche le cosiddette “stanze da discoteca”, nelle quali musica assordante viene diffusa senza sosta per provocare collasso sensoriale e psichico. Si racconta di detenuti costretti ad agire come animali, con il cibo lanciato a terra come ai cani, e persino di torture trasformate in spettacolo per spettatori israeliani.</p>



<p><strong>La violenza sessuale come tecnica di annientamento</strong></p>



<p>Una delle sezioni più pesanti del rapporto riguarda la violenza sessuale. Il documento parla di stupri, anche di gruppo, di aggressioni sessuali con oggetti, di percosse e scariche ai genitali e all’ano, di nudità forzata, perquisizioni invasive e umilianti, minacce sessuali contro i detenuti e contro i loro familiari. Le donne e le ragazze vengono costrette a togliersi il velo davanti agli uomini. Il significato di queste pratiche non è solo fisico. Sul piano strategico, <strong>la violenza sessuale viene presentata come un mezzo per distruggere il senso di sé, la reputazione sociale,</strong> la possibilità di reinserimento familiare e comunitario. Non si colpisce soltanto il corpo individuale, ma la trama simbolica della società.</p>



<p><strong>Colpire chi cura, chi racconta, chi organizza</strong></p>



<p>Non meno importante è la selezione dei bersagli. Il rapporto segnala che gruppi specifici sono stati presi di mira con maggiore intensità: <strong>attivisti, medici, figure politiche, difensori dei diritti umani, giornalisti.</strong> Centinaia di operatori sanitari e soccorritori sono stati arrestati arbitrariamente mentre svolgevano le loro funzioni. Tra i morti in custodia figurano tre medici, Adnan al-Bursh, Iyad al-Rantisi e Ziad al-Dalou, oltre al paramedico Hamdan Abu Anaba. Più di 50 dipendenti dell’UNRWA sarebbero stati arrestati, interrogati proprio sul lavoro dell’agenzia e torturati. Questo non è un dettaglio marginale: rivela una logica precisa. Non si colpiscono solo persone, ma i nodi tecnici, sanitari, informativi e amministrativi che permettono a una società di resistere.</p>



<p><strong>L’infanzia come bersaglio</strong></p>



<p>Particolarmente duri sono i passaggi sui minori. Il rapporto parla di un processo di “disinfanziazione estrema”. <strong>I bambini palestinesi vengono detenuti sempre più spesso, quasi la metà in via amministrativa, dunque senza accusa né processo. </strong>Sono privati del contatto con le famiglie e di un accesso reale agli avvocati, anche durante gli interrogatori. A Megiddo e Ofer, si legge, subiscono lo stesso regime punitivo riservato agli adulti: catene fino al sanguinamento, percosse, trascinamenti, fame, freddo, negazione delle cure, attacchi di cani, isolamento, abusi sessuali, spoliazione forzata, minacce di stupro e di uccisione dei familiari. Il rapporto non usa i minori per suscitare emotività; li utilizza come prova del fatto che l’obiettivo non è il combattente, ma il corpo collettivo palestinese fin dalla sua età più vulnerabile.</p>



<p><strong>La morte in custodia e la liberazione come prosecuzione della tortura</strong></p>



<p>Le condizioni detentive hanno prodotto un numero senza precedenti di morti in custodia. Il rapporto sottolinea che questo dato, già di per sé allarmante, va letto insieme al sistema di sparizione e di occultamento. <strong>Anche la liberazione, però, viene descritta come una continuazione della tortura con altri mezzi.</strong> I detenuti, compresi i bambini, vengono spesso rilasciati senza preavviso, in luoghi casuali, senza che le famiglie siano informate. Alcuni vengono trovati in strada nel cuore della notte, feriti, mutilati, talvolta in pannolino o in sola biancheria intima, ciechi, incapaci di parlare o psicologicamente devastati. In questo modo la tortura esce dal carcere e continua a irradiarsi nelle famiglie e nelle comunità.</p>



<p><strong>La tortura come strategia</strong></p>



<p>A questo punto il rapporto formula una delle sue tesi più forti: <strong>la tortura in detenzione non è soltanto punitiva, è strategica. </strong>Colpire medici, studiosi, scienziati e altre figure professionali significa intaccare le capacità tecniche necessarie alla sopravvivenza di un gruppo. Anche la detenzione breve produce effetti fisici e psicologici che si propagano oltre l’individuo, ferendo famiglie e intere comunità in modo duraturo e spesso irreparabile. È qui che il dossier si fa davvero geopolitico, perché mostra che la violenza non serve solo a dominare il presente, ma a svuotare il futuro di una collettività.</p>



<p><strong>Gaza come immenso spazio concentrazionario</strong></p>



<p>Il rapporto compie poi il passaggio più delicato: sposta l’attenzione dalla prigione al territorio intero. Dopo ottobre 2023, scrive Albanese, il regime carcerario a cielo aperto imposto da decenni a tutto il territorio palestinese è stato ulteriormente intensificato, creando un ambiente torturante. Sfollamento di massa, assedio, fame, violenza dei coloni, umiliazione costante e sorveglianza pervasiva hanno deliberatamente inflitto sofferenza collettiva. Gaza viene definita un vasto campo di tortura, dove nulla è sicuro: né ospedali, né case, né scuole, né campi profughi. La relazione tra tortura e genocidio è, secondo il rapporto, duplice: da un lato la tortura viene usata come strumento del genocidio; dall’altro gli stessi atti genocidari sono concepiti in modo da infliggere sofferenza all’intero gruppo.</p>



<p><strong>Il cuore dell’accusa</strong></p>



<p>Ed è qui che il documento cambia davvero il quadro. Non si limita più a dire che Israele avrebbe commesso torture su larga scala. Dice che la tortura custodiale e territoriale è un tassello del progetto di distruzione del popolo palestinese come gruppo. In termini più semplici: la sofferenza non è un effetto collaterale della guerra, ma una tecnica deliberata di annientamento politico, sociale e demografico. Questo rende il rapporto esplosivo sul piano internazionale. Perché, se una simile impostazione dovesse radicarsi nel lessico diplomatico e giudiziario, non basterebbe più discutere di eccessi, sproporzione o errori operativi. Bisognerebbe fare i conti con l’idea che il problema non sia una condotta, ma un sistema.</p>



<p><strong>La vera posta in gioco</strong></p>



<p>Il valore del rapporto, in fondo, sta proprio qui. <strong>Albanese prova a strappare la questione palestinese al linguaggio della contingenza bellica e a riportarla dentro una logica più ampia</strong>: quella di un potere coloniale che usa la tortura come strumento ordinario di governo e il genocidio come esito politico della disumanizzazione. Non più soltanto bombardamenti, prigionia, fame e umiliazione, ma un’unica macchina destinata a spezzare la permanenza stessa dei palestinesi sulla loro terra. Se questo lessico entrerà stabilmente nelle sedi internazionali, la questione non sarà più spiegare qualche abuso. Sarà difendere, o smontare, l’intera architettura di un dominio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-tortura-e-genocidio-come-metodo-il-rapporto-onu-che-trasforma-la-denuncia-in-accusa-politica.html">Israele, tortura e genocidio come metodo: Il rapporto ONU che trasforma la denuncia in accusa politica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La minaccia delle sanzioni Usa sulla finanza etica europea: il caso di Francesca Albanese</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-minaccia-delle-sanzioni-usa-sulla-finanza-etica-europea-il-caso-di-francesca-albanese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 09:11:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Banca Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Francesca Albanese ha dichiarato che a suo avviso neanche la “finanza etica” è tale fino in fondo per la questione sanzioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-minaccia-delle-sanzioni-usa-sulla-finanza-etica-europea-il-caso-di-francesca-albanese.html">La minaccia delle sanzioni Usa sulla finanza etica europea: il caso di Francesca Albanese</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ALBANESE-BANCA-ETICA-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>A un recente convegno organizzato dai dipendenti della Banca d’Italia </strong>la relatrice speciale Onu per i Territori Palestinesi <strong>Francesca Albanese </strong>ha dichiarato che a suo avviso neanche la “finanza etica” è tale fino in fondo, perché costretta dalle prescrizioni delle principali centrali operative politiche del pianeta a definire i propri perimetri sui diversi fronti. Tra questi, la giurista italiana ha citato l’impossibilità per <strong>istituzioni come Banca Etica </strong>di aprire un conto corrente a suo nome, pena la violazione delle sanzioni imposte <strong>dall’Ufficio per il controllo dei beni esteri (Ofac)</strong> <strong>del Tesoro statunitense contro la stessa Albanese</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il peso geopolitico dell&#8217;Ofac</h2>



<p>L’Ofac è la più potente centrale sanzionatoria al mondo. Controllata dal governo statunitense, di cui è un braccio operativo, decide chi è titolato a utilizzare dollari e a operare nel sistema finanziario che scambia attraverso le istituzioni Usa. <strong>Essere colpiti dalle sanzioni Ofac significa essere sostanzialmente esclusi da una vasta fetta del sistema internazionale di scambi</strong>, e ben lo sanno ad esempio <strong>Russia e Iran che di recente hanno visto un allentamento </strong>delle sanzioni verso il petrolio da loro esportato, comminate proprio dall’Ofac, mentre infuria la guerra in Medio Oriente e i prezzi energetici sono saliti alle stelle per effetto dell’assalto israelo-americano…<a href="https://it.insideover.com/energia/petrolio-il-cortocircuito-usa-sulla-guerra-trump-allangolo-toglie-le-sanzioni-al-greggio-iraniano.html">allo stesso Iran! </a></p>



<p>Situazione paradossale ma che dà l’idea della pervasività e della discrezionalità con cui si muove un apparato che fa del <strong>ruolo geopolitico del dollaro una leva di straordinaria rilevanza</strong>: gli Usa avocano a sé il diritto di colpire con le sanzioni Ofac e potenzialmente con le inchieste del <strong>Dipartimento della Giustizia </strong>tutti quei soggetti che usano o cercano di usare il sistema di scambi che passa per le banche e gli apparati Usa. Dunque questo impone alle istituzioni di finanza etica dei doverosi compromessi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il sentiero stretto della finanza etica</h2>



<p>Per istituzioni come Banca Etica questo non vuol dire certamente sminuire il caso Albanese: le prese di posizione pubbliche della banca guidata dal direttore <strong>Nazzareno Gabrielli sul caso sono state molteplici e più volte Banca Etica </strong>ha espresso il suo sdegno per il modo illegale in cui le liste anti-terrorismo sono state usate dall’amministrazione Trump per sanzionare la relatrice ONU e i giudici della Corte Penale Internazionale. Ciononostante, il mondo è fatto di scelte e responsabilità e, in quest’ottica, rompere con le “regole del gioco”, discutibili ma non ignorabili, avrebbe voluto dire mancare a una chiara <strong>scelta di responsabilità </strong>verso <strong>le 120mila persone e organizzazioni proprie clienti, tra cui 50mila soci portatori di 100 milioni di euro di capitale sociale.</strong> Persone la cui operatività bancaria rischierebbe di essere messa a repentaglio per compiere un’azione simbolica che non gioverebbe, in fin dei conti, a molti: non alla stessa Albanese, non a Banca Etica, non al sistema di economia sociale che la principale istituzione di finanzia etica italiana rappresenta.</p>



<p>Del resto, il tecnicismo imposto dalle sanzioni Ofac non è meramente legato al dato prescrittivo e se Banca Etica forzasse i blocchi automatici del sistema operativo che impediscono l’apertura di un conto corrente a chi è inserito nelle liste del Tesoro Usa, la rete sanzionatoria non sarebbe unicamente smantellata. Se anche Albanese avesse accesso a un conto, come persona sanzionata non potrebbe comunque avere accesso a servizi essenziali quali la carta di pagamento e la carta di debito. Nel quadro del <strong>panorama europeo</strong> i sistemi di pagamento attualmente utilizzati (Visa, Mastercard, Paypal) sono tutti di proprietà di società statunitensi ,che hanno il divieto di erogare servizi a chi è inserito in quelle liste. Visa e Mastercard coprono la totalità dei pagamenti transfrontalieri e il 61% delle transazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sfida della sovranità digitale sui pagamenti</h2>



<p><strong>Figure come il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta spingono da tempo per una piattaforma sovrana europea, </strong>spesso definita con il termine colloquiale di “Euro digitale”, e molti osservatori ritengono sia doveroso procedere a <strong>un disaccoppiamento da uno status quo che impone sostanzialmente un rapporto di dipendenza. E seppur basato in Belgio, </strong>anche il sistema di interscambio <strong>Swift su cui passa la stragrande maggioranza delle transazioni </strong>dipende dalle stesse logiche. </p>



<p>I conglomerati tecno-finanziari americani<a href="https://www.lesechos.fr/monde/europe/jai-un-peu-limpression-de-vivre-dans-les-annees-90-lalarme-de-ce-juge-de-la-cour-penale-internationale-qui-ne-peut-plus-utiliser-visa-ou-mastercard-2216520">, ha ricordato Les Echos</a> sottolineando la storia di <strong>Francois Guillou,</strong> giudice della Corte Penale Internazionale colpito dalle <strong>stesse sanzioni di Albanese, </strong>si muovono all’unisono in casi del genere: “Le principali piattaforme americane, come Amazon, Netflix e Airbnb, chiudono gli account degli utenti soggetti a sanzioni. Le prenotazioni alberghiere effettuate su una piattaforma che ha accettato la transazione possono essere annullate nel giro di poche ore. Un pacco ordinato con successo potrebbe non essere consegnato se il fornitore di servizi logistici è americano”.</p>



<p>Per istituzioni come Banca Etica resterebbe, inoltre, il rischio di <strong>sanzioni secondarie da parte del </strong><a href="https://www.corporatecomplianceinsights.com/state-ofac-sanctions-enforcement-2026/"><strong>Tesoro Usa: nel Trump 2.0 l’Ofac sta lavorando a pieno ritmo</strong></a><strong> </strong>e aprire un conto a Albanese potrebbe portare a una dura multa negli Usa o a limitazioni dell’operatività verso la clientela. <strong>Per le istituzioni della finanza etica, in tal senso, un passaggio obbligato di libertà </strong>non potrà che essere il consolidamento, su tutta la filiera del mercato, di progettualità per un <strong>mercato comunitario dei capitali e dei sistemi di pagamenti resiliente, sovrano e disaccoppiato dal dominio di oltre Atlantico</strong>. Un sistema finanziario capace al tempo stesso di portare capitali per la prosperità e la crescita dell’Europa e di alimentare l’attività di istituzioni come Banca Etica per uno sviluppo sostenibile e al servizio delle comunità dovrà evitare di dipendere dalle discrezionalità dei giganti di oltre Atlantico e dal potere geo-finanziario di Washington, oggi utilizzato in modo discrezionale dagli Usa contro chi è ritenuto d’ostacolo alle loro politiche. Incluse figure come Francesca Albanese, che sono messe in difficoltà da un gioco più grande di loro in un meccanismo dai rapporti di forza a dir poco sproporzionati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-minaccia-delle-sanzioni-usa-sulla-finanza-etica-europea-il-caso-di-francesca-albanese.html">La minaccia delle sanzioni Usa sulla finanza etica europea: il caso di Francesca Albanese</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gaza vista dagli ospedali: la guerra raccontata da un operatore umanitario</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gaza-vista-dagli-ospedali-la-guerra-raccontata-da-un-operatore-umanitario.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 16:45:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312180700117_f69eec24bccf8592eb8ba1b0de077971.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312180700117_f69eec24bccf8592eb8ba1b0de077971.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312180700117_f69eec24bccf8592eb8ba1b0de077971-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312180700117_f69eec24bccf8592eb8ba1b0de077971-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312180700117_f69eec24bccf8592eb8ba1b0de077971-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312180700117_f69eec24bccf8592eb8ba1b0de077971-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312180700117_f69eec24bccf8592eb8ba1b0de077971-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A Gennaro Giudetti Israele ha vietato l’ingresso per novantanove anni. È la conseguenza delle testimonianze pubbliche con cui l’operatore umanitario ha raccontato ciò che ha visto lavorando nella Striscia di Gaza. Il libro “Con i miei occhi. Quello che ho visto a Gaza” nasce anche da qui: dal tentativo di fissare sulla pagina un’esperienza diretta &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-vista-dagli-ospedali-la-guerra-raccontata-da-un-operatore-umanitario.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312180700117_f69eec24bccf8592eb8ba1b0de077971.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312180700117_f69eec24bccf8592eb8ba1b0de077971.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312180700117_f69eec24bccf8592eb8ba1b0de077971-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312180700117_f69eec24bccf8592eb8ba1b0de077971-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312180700117_f69eec24bccf8592eb8ba1b0de077971-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312180700117_f69eec24bccf8592eb8ba1b0de077971-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260312180700117_f69eec24bccf8592eb8ba1b0de077971-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A Gennaro Giudetti Israele ha vietato l’ingresso per novantanove anni. È la conseguenza delle testimonianze pubbliche con cui l’operatore umanitario ha raccontato ciò che ha visto lavorando nella Striscia di Gaza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.22.44-1024x683.jpeg" alt="" class="wp-image-508974" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.22.44-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.22.44-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.22.44-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.22.44-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.22.44-600x400.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.22.44.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il libro “Con i miei occhi. Quello che ho visto a Gaza” nasce anche da qui: dal tentativo di fissare sulla pagina un’esperienza diretta di guerra osservata non solo dal fronte, ma dai luoghi dove le sue conseguenze diventano più evidenti – ospedali, corridoi umanitari, infrastrutture civili sotto pressione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="673" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.21.13-673x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-508977" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.21.13-673x1024.jpeg 673w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.21.13-197x300.jpeg 197w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.21.13-768x1169.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.21.13-1009x1536.jpeg 1009w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.21.13-600x913.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.21.13.jpeg 1051w" sizes="auto, (max-width: 673px) 100vw, 673px" /></figure>



<p>Gli ospedali sono tra i primi luoghi in cui una guerra diventa visibile. Non il fronte, non le mappe militari o le analisi strategiche, ma i corridoi dove arrivano i feriti, le ambulanze che non riescono a passare, le strutture sanitarie che lavorano con mezzi sempre più scarsi. È da qui che parte il racconto di <em>Con i miei occhi. Quello che ho visto a Gaza</em>, il libro in cui Gennaro Giudetti prova a restituire la sua esperienza di operatore umanitario nella Striscia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.22.44-2-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-508976" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.22.44-2-768x1024.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.22.44-2-225x300.jpeg 225w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.22.44-2-1152x1536.jpeg 1152w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.22.44-2-600x800.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.22.44-2.jpeg 1440w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>Gennaro non è un giornalista ma un operatore che negli ultimi anni ha lavorato in diversi teatri di crisi internazionali. A Gaza è stato impegnato prima con la FAO e poi con l’Organizzazione mondiale della sanità, entrando così in uno dei sistemi più complessi e fragili della guerra: quello delle infrastrutture civili e sanitarie. Il suo libro nasce da questa esperienza diretta e ha una forma molto chiara. Non vuole essere un reportage né un’analisi geopolitica, ma una testimonianza. Lo dice apertamente nelle prime pagine: «Quella che stai per leggere non è una storia: è un atto di testimonianza».</p>



<p>Questa dichiarazione orienta tutto il libro. Gennaro non cerca di ricostruire la storia del conflitto israelo-palestinese né di entrare nel labirinto delle interpretazioni diplomatiche o militari. Il suo obiettivo è più immediato: raccontare cosa accade quando una guerra travolge una popolazione civile e mette sotto pressione l’intero sistema umanitario.</p>



<p>Da questo punto di vista il libro offre una prospettiva raramente raccontata nei resoconti di guerra. Mentre i reportage si concentrano sulle operazioni militari o sugli equilibri strategici, Gennaro descrive il funzionamento – e spesso il collasso – delle infrastrutture civili: ospedali sovraffollati, ambulanze che non riescono a raggiungere i feriti, medici costretti a lavorare in condizioni sempre più precarie. La guerra appare così non solo come uno scontro tra eserciti, ma come un processo che progressivamente colpisce tutto ciò che permette a una società di sopravvivere.</p>



<p>Le pagine dedicate al lavoro delle organizzazioni umanitarie mostrano bene questa dimensione. Operare in un contesto di conflitto significa muoversi dentro una rete complessa di vincoli logistici e politici: convogli che devono ottenere autorizzazioni, aiuti che attraversano frontiere militarizzate, strutture sanitarie costrette a lavorare con forniture sempre più limitate. La guerra, da questo punto di vista, non è soltanto un evento militare ma una crisi sistemica che investe prima di tutto la popolazione civile.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="576" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.22.44-3-576x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-508975" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.22.44-3-576x1024.jpeg 576w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.22.44-3-169x300.jpeg 169w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.22.44-3-768x1365.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.22.44-3-864x1536.jpeg 864w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.22.44-3-300x533.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.22.44-3-600x1067.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-12-at-12.22.44-3.jpeg 1080w" sizes="auto, (max-width: 576px) 100vw, 576px" /></figure>



<p>Nel corso del libro Gennaro insiste su un aspetto che spesso sfugge nelle cronache internazionali: la trasformazione delle vittime in numeri. Nelle statistiche diffuse ogni giorno dai media, i morti e i feriti rischiano di diventare cifre anonime. Il suo tentativo è invece quello di restituire una dimensione concreta alle storie individuali, ricordando che dietro ogni numero c’è una vita, una famiglia, una comunità.</p>



<p>Il tono del libro è quindi fortemente personale. La scrittura è diretta, spesso attraversata da una partecipazione emotiva evidente. Non c’è la distanza del reporter né la costruzione narrativa tipica del giornalismo di guerra. <em>Con i miei occhi</em> è, prima di tutto, il racconto di un testimone che prova a fissare sulla pagina ciò che ha visto durante il suo lavoro sul campo.</p>



<p>Nel farlo Gennaro non nasconde la propria posizione. Dopo anni trascorsi in diverse aree di crisi – dal Medio Oriente ad altri scenari di conflitto – l’autore sostiene che la devastazione osservata a Gaza non ha paragoni con altre guerre contemporanee. Nel libro e nelle sue testimonianze pubbliche descrive quella in corso nella Striscia come una distruzione sistematica, condotta con una precisione militare che colpisce in modo diretto il tessuto civile della società palestinese.</p>



<p>È anche per questo che la sua esperienza personale ha avuto conseguenze dirette. Dopo aver raccontato pubblicamente ciò che aveva visto durante il lavoro nelle organizzazioni internazionali, Gennaro è stato colpito da un provvedimento delle autorità israeliane che gli vieta l’ingresso nel paese per novantanove anni. Un divieto che, nelle sue parole, rappresenta il prezzo pagato per aver descritto una realtà che pochi operatori umanitari possono raccontare apertamente.</p>



<p>Il libro nasce anche da questa consapevolezza. Non come un’analisi politica del conflitto, ma come il tentativo di lasciare una traccia di ciò che accade dentro una guerra quando la si osserva dal punto di vista di chi cerca di curare i feriti e mantenere in vita le infrastrutture civili.</p>



<p>Per questo <em>Con i miei occhi</em> ha un carattere diverso da molte opere dedicate ai conflitti contemporanei. Non nasce come opera letteraria né come saggio geopolitico, ma come testimonianza urgente. La scrittura è semplice, immediata, talvolta più vicina al diario che al reportage. È una scelta coerente con l’intenzione dell’autore: lasciare una traccia diretta dell’esperienza vissuta sul campo.</p>



<p>Il risultato è un racconto che permette di osservare la guerra da un angolo insolito. Non dal punto di vista delle operazioni militari, ma da quello di chi cerca di tenere in piedi ciò che resta della vita civile. È qui che il conflitto assume un’altra dimensione: quella degli ospedali che non riescono più a funzionare, dei sistemi sanitari al limite, delle organizzazioni internazionali costrette a operare in condizioni sempre più difficili.</p>



<p>In questo senso il libro di Gennaro Giudetti non pretende di spiegare la guerra di Gaza. Piuttosto mostra cosa significa viverla da una posizione particolare: quella di chi si trova ogni giorno a confrontarsi con le conseguenze umanitarie del conflitto.</p>



<p>Ed è proprio questa prospettiva a renderlo interessante. Perché se la guerra è spesso raccontata attraverso le strategie dei generali e le analisi dei commentatori, l’esperienza degli operatori umanitari ricorda che ogni conflitto produce anche un’altra battaglia, meno visibile ma non meno decisiva: quella per mantenere in vita le strutture civili e continuare a curare, assistere e proteggere le persone che si trovano nel mezzo della guerra.</p>



<p>Leggere questo libro, diventa un modo per dare seguito a quell’appello che il poeta Refaat Alareer ha tradotto in una poesia splendida: <em>If I must die.</em> Le sue parole, aprono il libro di Gennaro e diventano un messaggio per tutti noi, spettatori attoniti di uno scempio:</p>



<p><em>Se devo morire, tu devi vivere</em></p>



<p><em>per raccontare la mia storia</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-vista-dagli-ospedali-la-guerra-raccontata-da-un-operatore-umanitario.html">Gaza vista dagli ospedali: la guerra raccontata da un operatore umanitario</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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