<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Guerra di Gaza Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/tag/guerra-di-gaza-13/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/tag/guerra-di-gaza-13</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Mon, 01 Jun 2026 17:09:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Guerra di Gaza Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/tag/guerra-di-gaza-13</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Gaza e Cisgiordania, la guerra contro le donne come strategia di conquista</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/gaza-e-cisgiordania-la-guerra-contro-le-donne-come-strategia-di-conquista.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 17:09:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=517654</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1218" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="palestina" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-1024x650.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-768x487.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-1536x974.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-600x381.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Se Gaza è la forma concentrata della devastazione, la Cisgiordania è il luogo della compressione continua.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/gaza-e-cisgiordania-la-guerra-contro-le-donne-come-strategia-di-conquista.html">Gaza e Cisgiordania, la guerra contro le donne come strategia di conquista</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1218" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="palestina" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-1024x650.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-768x487.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-1536x974.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/donne-palestina-600x381.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Palestina non è soltanto un teatro di guerra. È un laboratorio tragico in cui si vede, con crudezza quasi insopportabile, che cosa accade <strong>quando una crisi umanitaria diventa forma permanente della vita</strong>. Non più l’emergenza come interruzione della normalità, ma l’emergenza come normalità. Non più la guerra come evento eccezionale, ma la guerra come ambiente dentro cui si nasce, si cresce, si ama, si studia, si lavora, si partorisce, si invecchia e si muore.</p>



<p>È qui che <strong>la condizione delle donne palestinesi assume un valore politico e strategico enorme.</strong> Perché raccontare la loro vita non significa aggiungere un capitolo “umanitario” alla questione palestinese. Significa entrare nel punto più profondo del conflitto: là dove occupazione, bombardamenti, blocco economico, patriarcato, povertà, frammentazione territoriale e collasso dei servizi si incontrano e si scaricano sui corpi, sui tempi e sulle responsabilità delle donne.</p>



<p>La crisi palestinese, infatti, non cade su una pagina bianca. Non nasce nell’ottobre 2023, anche se da allora ha conosciuto una devastazione radicale. <strong>Cade su decenni di occupazione militare, restrizioni alla mobilità, espansione degli insediamenti in Cisgiordania, blocco di Gaza, precarietà economica</strong>, dipendenza dagli aiuti e disuguaglianze sociali sedimentate. Il risultato è che la guerra non crea semplicemente nuove vulnerabilità: accelera, amplifica e rende letali quelle già esistenti.</p>



<p>Il punto decisivo è questo: le crisi non sono mai neutrali. Non colpiscono uomini e donne allo stesso modo, non perché le donne siano più fragili per natura, ma perché la società, l’economia e il potere hanno già assegnato loro un posto più esposto. Quando crollano l’acqua, la sanità, la scuola, il lavoro, la casa, la sicurezza alimentare, non crolla solo l’architettura materiale della vita. Crolla l’intero sistema di protezione quotidiana. E dentro quel crollo sono le donne a dover garantire continuità: nutrire, curare, calmare, proteggere, organizzare, cercare, negoziare, sopravvivere.</p>



<p>La ricerca è costruita su 57 interviste approfondite con donne e ragazze di Gaza, Cisgiordania e diaspora, integrate dalle testimonianze di organizzazioni femminili e di operatrici umanitarie. Il suo impianto mostra come occupazione, patriarcato e crisi protratta si intreccino nel determinare non solo la vulnerabilità delle donne palestinesi, ma anche le loro forme di azione, organizzazione e resistenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Gaza: la distruzione della casa e della privacy</strong></h2>



<p><strong>Gaza è il luogo in cui la guerra assume la forma più brutale</strong>: distruzione urbana, sfollamento, fame, assenza di acqua, sistema sanitario al collasso, scuole trasformate in rifugi, tende che prendono il posto delle case, latrine condivise, code interminabili per il pane o gli aiuti. Ma ridurre Gaza a una sequenza di rovine sarebbe ancora insufficiente. Perché la distruzione più profonda non è soltanto quella degli edifici. È la distruzione dello spazio privato.</p>



<p>Per una donna, la casa non è semplicemente un bene immobiliare. È il luogo della cura, dell’intimità, della protezione dei figli, della memoria familiare, della gestione del tempo. Quando la casa scompare, scompare anche quella fragile frontiera che separa la vita personale dall’esposizione totale. Vivere in una tenda, in una scuola affollata, in un edificio danneggiato o in un riparo improvvisato significa essere sempre visibili, sempre vulnerabili, sempre dipendenti da altri.</p>



<p><strong>La perdita della privacy ha un significato particolare per donne e ragazz</strong>e. Lavarsi, cambiarsi, gestire le mestruazioni, allattare, dormire, andare in bagno diventano azioni cariche di rischio, vergogna, paura. Non sono dettagli minori. Sono il cuore della dignità umana. Una crisi che impedisce a una ragazza di curare il proprio corpo senza esporsi allo sguardo degli altri non è solo una crisi sanitaria. È una crisi morale e politica.</p>



<p>In questo quadro, <strong>la fame non è solo mancanza di calorie. È decisione quotidiana su chi mangia e chi aspetta.</strong> È una madre che riduce la propria razione per lasciare qualcosa ai figli. È una donna incinta o che allatta costretta a vivere senza alimentazione adeguata. È il corpo femminile trasformato in ammortizzatore biologico della catastrofe.</p>



<p>Lo stesso vale per l’acqua. Senza acqua non c’è igiene, non c’è salute, non c’è cura dei bambini, non c’è protezione mestruale, non c’è prevenzione delle malattie. Le donne diventano amministratrici della scarsità, incaricate di distribuire ciò che non basta mai. Ogni tanica diventa un problema logistico, sanitario e familiare. Ogni fila diventa esposizione al pericolo. Ogni spreco, anche minimo, diventa colpa.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cisgiordania: la violenza lenta del controllo</strong></h2>



<p>Se Gaza è la forma concentrata della devastazione, <strong>la Cisgiordania è il luogo della compressione continua.</strong> Qui la violenza non sempre esplode con la stessa intensità spettacolare, ma si insinua nella vita quotidiana attraverso posti di blocco, incursioni, chiusure, controlli, demolizioni, espansione degli insediamenti, restrizioni agli spostamenti, incertezza permanente.</p>



<p>La mobilità è il vero campo di battaglia nascosto. Per una donna, non poter attraversare un posto di blocco non significa soltanto perdere tempo. Significa non raggiungere un ospedale, non andare al lavoro, non accompagnare un figlio a scuola, non partecipare a una riunione comunitaria, non accedere a un servizio, non poter programmare la propria giornata. Il controllo dello spazio diventa controllo del tempo. E il controllo del tempo diventa controllo della vita.</p>



<p>In Cisgiordania la crisi assume spesso la forma dell’impossibilità. Impossibilità di muoversi liberamente, di costruire, di progettare, di vivere senza il timore dell’irruzione improvvisa del potere militare. Non è necessario distruggere tutto per rendere precaria l’esistenza. Basta rendere ogni azione dipendente da un permesso, da un varco, da un ordine, da una chiusura, da una minaccia.</p>



<p>Per le donne questo significa ulteriore confinamento.<strong> Le famiglie, davanti all’aumento dei rischi esterni, tendono a limitare la mobilità femminile.</strong> Le ragazze possono essere spinte ad abbandonare la scuola, a restare in casa, a rinunciare al lavoro o alla partecipazione pubblica. La militarizzazione produce così un doppio effetto: restringe lo spazio politico della società palestinese e rafforza, al suo interno, norme patriarcali presentate come misure di protezione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/gaza-e-cisgiordania-la-guerra-contro-le-donne-come-strategia-di-conquista.html">Gaza e Cisgiordania, la guerra contro le donne come strategia di conquista</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Jerusalem Post: &#8220;la parola genocidio è un verdetto&#8221; contro Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-jerusalem-post-la-parola-genocidio-e-un-verdetto-contro-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2025 08:20:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[InsideOverLive]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=493725</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1002" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251020002641164_018fdde42a0a8eabdd8795e84310801f-e1760912828566.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251020002641164_018fdde42a0a8eabdd8795e84310801f-e1760912828566.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251020002641164_018fdde42a0a8eabdd8795e84310801f-e1760912828566-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251020002641164_018fdde42a0a8eabdd8795e84310801f-e1760912828566-1024x534.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251020002641164_018fdde42a0a8eabdd8795e84310801f-e1760912828566-768x401.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251020002641164_018fdde42a0a8eabdd8795e84310801f-e1760912828566-1536x802.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251020002641164_018fdde42a0a8eabdd8795e84310801f-e1760912828566-600x313.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ieri l&#8217;editore di InsideOver Andrea Pontini e il giornalista Raffaele Oriani hanno discusso della &#8220;scorta mediatica&#8221; al genocidio di Gaza in una diretta su Instagram in cui, tra i temi toccati, è emerso il fatto che a livello di società civile globale la percezione del massacro a Gaza come campagna genocidiaria sia ormai palese. Anche &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-jerusalem-post-la-parola-genocidio-e-un-verdetto-contro-israele.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-jerusalem-post-la-parola-genocidio-e-un-verdetto-contro-israele.html">Il Jerusalem Post: &#8220;la parola genocidio è un verdetto&#8221; contro Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1002" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251020002641164_018fdde42a0a8eabdd8795e84310801f-e1760912828566.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251020002641164_018fdde42a0a8eabdd8795e84310801f-e1760912828566.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251020002641164_018fdde42a0a8eabdd8795e84310801f-e1760912828566-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251020002641164_018fdde42a0a8eabdd8795e84310801f-e1760912828566-1024x534.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251020002641164_018fdde42a0a8eabdd8795e84310801f-e1760912828566-768x401.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251020002641164_018fdde42a0a8eabdd8795e84310801f-e1760912828566-1536x802.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251020002641164_018fdde42a0a8eabdd8795e84310801f-e1760912828566-600x313.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><em>Ieri l&#8217;editore di <strong>InsideOver Andrea Pontini e il giornalista Raffaele Oriani</strong> hanno <a href="https://www.instagram.com/reel/DRAfvCtjXop/?igsh=MXdld2x0dzc4ODZneQ==">discusso della<strong> &#8220;scorta mediatica&#8221; al genocidio di Gaza in una diretta su Instagram</strong></a> in cui, tra i temi toccati, è emerso il fatto che a livello di società civile globale la percezione del massacro a Gaza come campagna genocidiaria sia ormai palese. Anche autorevoli testate israeliane invitano Tel Aviv a fare i conti con le conseguenze politiche e, soprattutto, morali della guerra. Vi presentiamo a tal proposito la traduzione dell&#8217;articolo d&#8217;opinione dell&#8217;ex redattore capo per il Medio Oriente dell&#8217;Associated&nbsp;<br><em>Press</em>, Dan Perry, pubblicato dal <strong>Jerusalem Post</strong>, <a href="https://www.jpost.com/opinion/article-873689">&#8220;<strong>Israel must counter the ‘Gaza genocide’ label now or lose the narrative forever</strong></a>&#8220;, in cui si parla delle conseguenze per Israele della decisione di portare avanti la campagna di Gaza in maniera violenta e indiscriminata.</em></p>



<p>L&#8217;uso dell&#8217;espressione &#8221; genocidio&nbsp;<a href="https://www.jpost.com/israel-news/politics-and-diplomacy/article-873575">di Gaza</a>&nbsp;&#8221; si sta diffondendo in tutto il mondo. Questa parola, che denota il peggiore dei crimini, viene ormai usata con indifferenza e potrebbe presto radicarsi. Se i nemici di Israele riuscissero ad apporre in modo permanente l&#8217;etichetta di &#8220;genocidio&#8221; sulla guerra di Gaza, al punto che persino le parti neutrali finirebbero per usarla con noncuranza, questa sarebbe la più grande vittoria in decenni per chi mira alla delegittimazione di Israele e avrebbe conseguenze devastanti per gli ebrei di tutto il mondo.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="LIVE INSIDEOVER: Raffaele Oriani dialoga con Andrea Pontini" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/Q96igcYZSjY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_Q96igcYZSjY");</script>
</div></figure>



<p>Ciò che serve è una <strong>campagna di comunicazione e di lobbying concertata </strong>e proattiva per deviare l&#8217;accusa di genocidio, rivolta a politici, accademici, think tank, società civile e, naturalmente, social media, con materiali multimediali, ricerche e white paper, con la partecipazione di personaggi di spicco e gente comune, sostenitori di terze parti e israeliani di spicco.</p>



<p><a href="https://www.outbrain.com/what-is/default/en"></a>Per essere efficace, dovrà essere ragionevole e moderata. <strong>Non può costituire una difesa generalizzata di tutto ciò che Israele e le&nbsp;<a href="https://www.jpost.com/israel-news/politics-and-diplomacy/article-873402">Israel Defense Forces</a>&nbsp;hanno fatto</strong> negli ultimi due anni, e certamente non può difendere specificamente il governo di Benjamin Netanyahu. Potrebbe dover ammettere che potrebbero esserci stati abusi ed errori.</p>



<p>Israele sembra invece accontentarsi di ignorare il pericolo e respingere con rabbia ogni critica bollandola come il frutto di propaganda, ignoranza, idiozia o antisemitismo e non tenta nemmeno di fornire una versione coerente della sua brutalità a Gaza.</p>



<figure class="wp-block-image"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://images.jpost.com/image/upload/f_auto,fl_lossy/c_fill,g_faces:center,h_537,w_822/675325" alt="Soldati delle IDF operanti nella Striscia di Gaza, 1° agosto 2025. (Credito: UNITÀ DEL PORTAVOCE DELLE IDF)" title="Soldati delle IDF operanti nella Striscia di Gaza, 1° agosto 2025. (Credito: UNITÀ DEL PORTAVOCE DELLE IDF)"/><figcaption class="wp-element-caption">Soldati delle IDF operanti nella Striscia di Gaza, 1° agosto 2025. </figcaption></figure>



<p>Israele&nbsp;si trova effettivamente ad affrontare una determinata campagna di propaganda, proveniente da circoli occidentali antisionisti e arabi, che era già pronta e preparata prima ancora che lanciasse la sua risposta al massacro del 7 ottobre. <strong>Parte di questa campagna si presenta sotto forma di argomentazioni quasi accademiche, </strong>ma la maggior parte è alimentata dall&#8217;agitazione sui social media. Ha preso piede negli ultimi mesi.</p>



<p>A settembre, l'&#8221;Associazione Internazionale degli Studiosi del Genocidio&#8221; ha votato che &#8220;le politiche e le azioni di Israele a Gaza soddisfano la definizione legale di genocidio&#8221;. C&#8217;era motivo di scetticismo, poiché quasi chiunque può unirsi al gruppo e la procedura di voto non era rigorosa. &nbsp;</p>



<p>Tuttavia, una <strong>Commissione d&#8217;inchiesta delle Nazioni Unite</strong> ha subito ripreso l&#8217;accusa e ha esortato gli Stati a intervenire. I media ne hanno parlato senza critiche e il senatore statunitense Bernie Sanders ha poi dichiarato che l&#8217;etichetta di genocidio &#8220;è inevitabile&#8221;.</p>



<p>Siamo ora nella seconda ondata in cui il “genocidio di Gaza” viene semplicemente citato come un fatto indiscutibile, senza alcun tentativo di argomentarlo.</p>



<p>Nel candidare i giornalisti di Gaza al Premio Sakharov, la fazione &#8220;La Sinistra&#8221; del Parlamento europeo ha rilasciato un comunicato stampa in cui esprime &#8220;piena solidarietà con i palestinesi vittime del genocidio a Gaza&#8221;. La Nordic Summer University ha rilasciato una dichiarazione diversi mesi fa, &#8220;alla luce del genocidio in corso della popolazione palestinese di Gaza da parte dell&#8217;esercito israeliano&#8221;.</p>



<p>La Dichiarazione di Uppsala degli accademici europei, un gruppo che comprende migliaia di persone provenienti da tutto il continente, ha condannato il &#8220;genocidio di Israele con l&#8217;intento di distruggere i palestinesi di Gaza&#8221;, e l&#8217;Università di Oxford ha organizzato podcast ed eventi con titoli come &#8220;Genocidio e responsabilità a Gaza&#8221; e &#8220;Genocidio a Gaza come sintomo&#8221;.</p>



<p>Gli articoli accademici riportano regolarmente titoli come &#8220;Il genocidio di Gaza in cinque crisi&#8221;. In questi spazi, il termine appare ormai non più citato, senza alcuna citazione, quasi burocratico.</p>



<p>Sì, negli Stati Uniti c&#8217;è una certa resistenza all&#8217;uso del termine, ma la direzione è la stessa. Un sondaggio della Brookings Institution di agosto ha rilevato che il 45% degli elettori americani concordava sul fatto che Israele stesse commettendo un genocidio e solo il 31% era in disaccordo, con un sostegno al termine ancora più elevato tra i giovani.</p>



<p>L&#8217;impatto potrebbe essere enorme. La parola genocidio determina quali nazioni vengono ricordate come colpevoli e quali come vittime. Una volta apposta, l&#8217;etichetta difficilmente viene rimossa. Ciò legittimerebbe un&#8217;ostilità diffusa non solo verso Israele, ma anche verso i suoi sostenitori, e sarebbe devastante per gli sforzi di lotta all&#8217;antisemitismo.</p>



<p>L&#8217;orrore di Gaza è innegabile. Ma&nbsp;<a href="https://www.jpost.com/israel-news/article-865937">il genocidio</a>&nbsp;, come definito dalla Convenzione sul Genocidio del 1948, non è sinonimo di sterminio di massa. È il tentativo deliberato di annientare un popolo in quanto tale. Ha ottenuto un uso (quasi) consensuale solo in una manciata di casi: il genocidio armeno, l&#8217;Olocausto e le tragedie in Cambogia negli anni &#8217;70, in Ruanda negli anni &#8217;90 e, presumibilmente, in Bosnia. &nbsp;</p>



<p>Se ogni guerra catastrofica diventa un &#8220;genocidio&#8221;, la parola perde ogni significato. L&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina è stata chiaramente progettata per cancellare l&#8217;Ucraina come nazione sovrana, eppure quasi nessuno parla di &#8220;genocidio ucraino&#8221;.</p>



<p>Non si può impedire alla gente di <strong>definire Gaza un genocidio,</strong> cosa che si può immaginare stia tentando di fare l&#8217;amministrazione Trump, ma si può sostenere la tesi. Israele deve raccontare la sua storia con prove concrete, non con indignazione.</p>



<p>Come punto di partenza, le IDF dovrebbero pubblicare dati sugli obiettivi, filmati di sorveglianza e spiegazioni credibili di ogni evento importante della guerra, comprese tutte le prove delle operazioni di Hamas da ospedali e scuole. Prove, non semplici affermazioni.</p>



<p><strong>Israele, sorprendentemente, ha ceduto il campo di battaglia dell&#8217;informazione, </strong>impedendo per due anni ai giornalisti stranieri di entrare a Gaza, creando un vuoto che Hamas ha colmato con immagini e dati provenienti dal proprio Ministero della Salute. Il mondo ha così appreso della devastazione di Gaza quasi esclusivamente attraverso fonti controllate da Hamas. Israele, in parte perché temeva una cattiva pubblicità, di fatto l&#8217;ha assicurata.</p>



<p>Quando il 23 ottobre la Corte Suprema ha ordinato che i media stranieri potessero entrare, ha rinviato l&#8217;adempimento di 30 giorni, come per ritardare l&#8217;inevitabile resa dei conti.</p>



<p>Ora, mentre i giornalisti si preparano a entrare, Israele si trova ad affrontare la battaglia decisiva sulla narrazione. Le loro scoperte aiuteranno a determinare se il mondo concluderà che c&#8217;è stata una democrazia che ha affrontato un gruppo terroristico nichilista nascosto sotto ospedali e scuole (tragico), un esercito vendicativo che ha punito una popolazione prigioniera (crimini di guerra) o un tentativo di annientare i palestinesi (genocidio).</p>



<p>Ciò che il mondo non può accettare sono le immagini prive di contesto: i campi di tende bombardati, l&#8217;impressionante bilancio delle vittime civili, l&#8217;assedio incessante. Senza una narrazione, sembrano, quantomeno, una vendetta.</p>



<p>Se<strong> Israele non si muove rapidamente per documentare le sue azioni e rendere pubbliche le prove,</strong> per dimostrare come sono stati scelti gli obiettivi, quali infrastrutture di Hamas sono state colpite e come sono stati avvertiti i civili, il termine &#8220;genocidio di Gaza&#8221; si consoliderà nel lessico globale, verrà insegnato nelle università e citato nelle leggi. La storia avrà già fatto la sua scelta.</p>



<p><strong>La parola genocidio è un verdetto.</strong> E a meno che Israele non rivendichi la propria versione dei fatti in modo trasparente, convincente e tempestivo, quel verdetto resterà in vigore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-jerusalem-post-la-parola-genocidio-e-un-verdetto-contro-israele.html">Il Jerusalem Post: &#8220;la parola genocidio è un verdetto&#8221; contro Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sindacati, murales, partiti: Guernica come Gaza,  i Baschi &#8220;abbracciano&#8221; la Palestina</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/sindacati-murales-partiti-guernica-come-gaza-i-baschi-abbracciano-la-palestina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Oct 2024 15:24:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=442056</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/IMG_20241020_232800.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/IMG_20241020_232800.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/IMG_20241020_232800-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/IMG_20241020_232800-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/IMG_20241020_232800-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/IMG_20241020_232800-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/IMG_20241020_232800-1536x1152.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sindacati, murales, partiti politici: i Paesi Baschi "abbracciano" la Palestina e si identificano con la sua sofferenza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/sindacati-murales-partiti-guernica-come-gaza-i-baschi-abbracciano-la-palestina.html">Sindacati, murales, partiti: Guernica come Gaza,  i Baschi &#8220;abbracciano&#8221; la Palestina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/IMG_20241020_232800.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/IMG_20241020_232800.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/IMG_20241020_232800-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/IMG_20241020_232800-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/IMG_20241020_232800-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/IMG_20241020_232800-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/IMG_20241020_232800-1536x1152.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(<strong>Bilbao</strong>) Un abbraccio caldo, totalizzante e che costruisce un palese parallelismo: viaggiando per i <strong>Paesi Baschi</strong> e per la loro città simbolo, <strong>Bilbao</strong>, non si può non notare quanto la popolazione della regione spagnola, che nella lingua locale è chiamata <strong>Euskadi</strong>, abbia preso una posizione netta e chiara a <strong>favore della Palestina</strong>. Vista, nella regione più autonomista di Spagna, come un modello mediorientale dello stesso anelito di libertà a cui la regione ha da sempre aspirato. La Palestina sotto attacco di Israele per difendere la propria identità come l&#8217;Euskadi che per secoli ha <strong>vissuto un dualismo con la Spagna</strong> di cui si è, a lungo, sentita ospite. E anche oggi, da regione tra le più sviluppate del Paese iberico, il dualismo basco-spagnolo persiste.</p>



<p>A Vitoria-Gasteiz due <strong>artisti palestinesi, Nour Hifaoui e Hazem Harb</strong>, sono in questi giorni protagonisti di Irudika, la<a href="https://www.euskadi.eus/gobierno-vasco/-/noticia/2024/irudika-celebra-su-octava-edicion-india-colombia-noruega-y-palestina-como-paises-invitados-del-24-al-26-octubre-vitoria-gasteiz/"> manifestazione artistica più importante della capitale basca.</a> Nella città da un anno la squadra di calcio locale, il <strong>Deportivo Alaves</strong>, gioca in un contesto <a href="https://www.elcorreo.com/alaves/banderas-gritos-favor-palestina-alavesalmeria-20231105143150-nt.html?ref=https%3A%2F%2Fwww.elcorreo.com%2Falaves%2Fbanderas-gritos-favor-palestina-alavesalmeria-20231105143150-nt.html">in cui spesso gli ultras pronunciano</a> lo slogan &#8220;Palestina askatu!&#8221;, &#8220;Palestina libera&#8221; in basco. Le tifoserie sportive hanno fatto una netta scelta di campo anche nella principale città basca, Bilbao, dove l&#8217;<strong>Athletic, unica squadra mai retrocessa dalla Liga assieme a Real Madrid e Barcellona</strong> e che schiera solo giocatori nati e cresciuti nell&#8217;Euskadi o di origine basca, è stato accolto il 30 ottobre scorso allo Stadio San Mames da un tappeto di bandiere palestinesi.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Athletic Bilbao Fans Fill The Stadium With Palestine Flags🙏🏻🇵🇸 | (Athletic Bilbao vs Valencia)" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/E4ue6mq6BRo?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_E4ue6mq6BRo");</script>
</div></figure>



<p>Ma non è solo la cultura popolare e di massa a schierarsi. Lo fanno anche le istituzioni locali e non solo. <strong>I due maggiori partiti della regione, il Partito Nazionalista Basco (Pnv)</strong>, di orientamento popolare e moderato, e <strong>Euskal Herria Bildu</strong>, l&#8217;erede dell&#8217;indipendentismo che fu incarnato dal movimento dell&#8217;Eta negli scorsi decenni, sostengono entrambi a Madrid il governo di <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/tra-europa-e-mediterraneo-la-grande-strategia-di-pedro-sanchez.html">Pedro Sanchez</a></strong> e hanno approvato con forza il simbolico ma importante riconoscimento dello Stato di Palestina da parte di Madrid. <a href="https://www.eaj-pnv.eus/es/noticias/55672/el-grupo-vasco-apoya-el-simbolico-reconocimiento-d/">Sia il Pnv</a>, formazione centrista, sia la sinistra radicale di <a href="https://ehbildu.eus/es/noticias/mostremos-en-la-clasica-nuestra-solidaridad-con-palestina">EH Bildu,</a> hanno espresso aperto sostegno alla <strong>causa palestinese</strong> nelle loro manifestazioni e nei loro programmi.</p>



<p>Anche i sindacati baschi sono spesso scesi in campo a favore della causa palestinese, sostenuti dal movimento <strong><a href="https://www.kazeta.eus/es/info_kz/20241021/gernika-palestina-herri-ekimenak-hitzordua-eman-du-genozidioa-salatzeko-karrikan">Gernika-Palestina</a></strong>, che prende il nome dal paragone tra Guernica, la città basca distrutta dai bombardamenti tedeschi durante la Seconda guerra mondiale e eternata nel ricordo da Pablo Picasso, e la Gaza di oggi. &#8220;“Stop Genocidio&#8221; e &#8220;Langileok Palestinarekin&#8221; (&#8220;I lavoratori con la Palestina&#8221;) sono state le parole d&#8217;ordine di un&#8217;ampia manifestazione delle maggiori sigle basche tenutasi a Bilbao nella giornata di <strong>lunedì 21 ottobre</strong> e che ha chiamato alla <a href="https://efe.com/pais-vasco/2024-10-21/israel-palestina-sindicato/">solidarietà al popolo sotto le bombe a Gaza.</a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/IMG_20241019_091936-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-442067" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/IMG_20241019_091936-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/IMG_20241019_091936-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/IMG_20241019_091936-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/IMG_20241019_091936-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/IMG_20241019_091936-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/IMG_20241019_091936.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Sopela, a nord di Bilbao: la bandiera basca e quella palestinese fianco a fianco</figcaption></figure>



<p>La trasversalità, la struttura e la prospettiva ampia del sostegno di partiti e società civile dei Paesi Baschi a Gaza e alla Palestina mostra il peso profondo dell&#8217;identità locale sulla visione del mondo dei cittadini dell&#8217;Euskadi. <strong>Si sostiene la Palestina pensando alla propria storia,</strong> con un&#8217;identificazione che porta il sostegno ideologico a una causa lontana surrogare la vestigiale richiesta di indipendenza per la regione, ormai ben integrata nel quadro della Spagna e dell&#8217;Europa come una delle più sviluppate del Paese iberico. I traumi vissuti ieri dai baschi e la contraddittorietà del rapporto con Madrid sono, su scala più ampia, rivisti nell&#8217;oppressione dei palestinesi ad opera di Israele e del governo di Benjamin Netanyahu. <strong>Qui la &#8220;fine della storia&#8221; non è mai nemmeno iniziata</strong>: tutto è vissuto con un&#8217;identificazione che mostra quanto profonde siano destinate a rimanere le orme, e in certi casi le ferite, di un passato che, <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/trionfo-labour-e-indipendentismi-tracolla-quello-scozzese-ma-il-sinn-fein-vince-in-irlanda-del-nord.html">come in altre aree quali l&#8217;Irlanda del Nord, </a>resta sospeso nella memoria collettiva. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/sindacati-murales-partiti-guernica-come-gaza-i-baschi-abbracciano-la-palestina.html">Sindacati, murales, partiti: Guernica come Gaza,  i Baschi &#8220;abbracciano&#8221; la Palestina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 61/300 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-08-07 12:55:40 by W3 Total Cache
-->