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	<title>guerra civile in Siria Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Mon, 07 Apr 2025 07:08:43 +0000</lastBuildDate>
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	<title>guerra civile in Siria Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il nuovo incubo di Israele: l’alleanza militare tra Turchia e Siria</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-nuovo-incubo-di-israele-lalleanza-militare-tra-turchia-e-siria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Apr 2025 07:08:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo cooperazione militare]]></category>
		<category><![CDATA[guerra civile in Siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Esercito-siriano-libero-e-bandiera-turca.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="I miliziani dell&#039;Esercito siriano libero, appoggiato dalla Turchia, innalzano la bandiera di Ankara a Manbij il 29 dicembre del 2018 Nazeer Al-Khatib/Afp via LaPresse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Esercito-siriano-libero-e-bandiera-turca.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Esercito-siriano-libero-e-bandiera-turca-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Esercito-siriano-libero-e-bandiera-turca-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Esercito-siriano-libero-e-bandiera-turca-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ankara sembra interessata a controllare la base T4 in Siria per farne un avamposto. Israele vede minacciati i suoi interessi nella regione.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Esercito-siriano-libero-e-bandiera-turca.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="I miliziani dell&#039;Esercito siriano libero, appoggiato dalla Turchia, innalzano la bandiera di Ankara a Manbij il 29 dicembre del 2018 Nazeer Al-Khatib/Afp via LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Esercito-siriano-libero-e-bandiera-turca.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Esercito-siriano-libero-e-bandiera-turca-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Esercito-siriano-libero-e-bandiera-turca-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Esercito-siriano-libero-e-bandiera-turca-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C’è un nuovo vicino che impensierisce <strong>Israele</strong> e non è l’<strong>Iran</strong>. La Turchia starebbe lavorando <a href="https://it.insideover.com/politica/erdogan-si-prende-la-siria-nuove-basi-turche-e-cooperazione-militare.html">dietro le quinte</a> per prendere il controllo della <strong>base aerea di Tiyas</strong>, conosciuta anche come <strong>T4</strong>, per diventare il principale partner in materia di difesa della <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosa-sta-accadendo-in-siria.html">Siria post-Assad</a>. L’indiscrezione è stata lanciata da <em>Middle East Eye</em>, sebbene il Governo turco non abbia confermato i suoi appetiti per la struttura militare; i sospetti, tuttavia, sono bastati per far storcere il naso in quel di Tel Aviv dove <strong>la collaborazione tra Ankara e Damasco</strong> è vista come una minaccia.</p>



<p>Dopo la cacciata di <strong>Bashar al</strong>&#8211;<strong>Assad e l’ascesa al potere dell’islamista Ahmad al-Shara, più comunemente noto al mondo intero con il suo nome di battaglia Mohammed al-Jolani</strong>, gli storici alleati della Siria laica, ovvero Mosca e Teheran, hanno fatto un passo indietro lasciando un vuoto politico che ha risvegliato una certa fame espansionistica nelle nazioni limitrofe.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le ambizioni della Turchia&nbsp;&nbsp;</h2>



<p>La base di Tiyas si trova vicino a Palmira, nel centro del Paese, e occupa una posizione strategica per il coordinamento delle operazioni militari. Dato il contesto, pare che le autorità di Ankara vogliano installare nell’area un <strong>sistema di difesa aerea</strong> messo a punto da menti turche, ossia <strong>HISAR-O+</strong> finalizzato a intercettare e distruggere minacce provenienti dal cielo. Non è tutto, però, perché il progetto è molto più ambizioso dato che si prevede di ricostruire e ampliare la struttura schierandovi per giunta dei droni dotati di funzionalità sviluppate di attacco, facendo di questa un avamposto in una regione piuttosto disarticolata militarmente.</p>



<p>I turchi sono consapevoli che le Forze armate siriane stanno vivendo un momento di disorientamento a causa della transizione politica avvenuta dopo circa <strong>14 anni di sanguinosa guerra civile</strong>, trovandosi così tra le mani un’occasione troppo golosa per la loro industria bellica. Il Governo di <strong>Recep Tayyip Erdogan ha intrattenuto relazioni con Al-Jolani</strong> sin dal 2017 quando l’attuale Presidente <em>ad interim</em> della Siria dettava legge con la sua formazione nei territori nordoccidentali del Paese e Ankara aveva stretto una collaborazione per contenere l’afflusso di migranti da oltre confine. A dicembre 2024, con l’insediamento degli islamisti a Damasco, il presidente Erdogan ha incontrato una delegazione della nuova classe dirigente per concordare azioni mirate contro le cellule terroristiche ancora presenti in territorio siriano e, secondo diversi analisti, la mossa è parsa sin da subito un tentativo di accreditamento agli occhi dell’Occidente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nervosismo di Israele&nbsp;&nbsp;</h2>



<p>D<strong>o</strong>po la fine della dinastia degli Assad, lo Stato ebraico ha alzato il tiro dando attuazione ai suoi piani espansionistici: <strong>occupazioni territoriali</strong> <a href="https://it.insideover.com/guerra/nel-silenzio-del-mondo-israele-continua-a-occupare-un-pezzo-di-siria.html">della cosiddetta &#8220;zona cuscinetto</a>&#8221; e <strong>raid aerei</strong> contro obiettivi specifici come la base T4. Dietro ai <a href="https://it.insideover.com/politica/siria-le-bombe-di-israele-sulle-truppe-di-al-jolani-sono-un-messaggio-a-erdogan.html">bombardamenti mirati</a>, da una parte, si cela la preoccupazione israeliana per le radici culturali dei jihadisti che ora governano il Paese, come evidenziato dal Comitato per la valutazione del bilancio dell’apparato di difesa e dell’equilibrio di potere &#8211; organo deputato alla formulazione di raccomandazioni per il ministero della Difesa in merito al coinvolgimento diretto o indiretto di Tel Aviv in aree di conflitto &#8211; secondo cui: “Questa minaccia potrebbe assumere la forma di una forza sunnita estrema che si rifiuterebbe anche di riconoscere l&#8217;esistenza stessa di Israele”.  </p>



<p>Il Comitato ha anche aggiunto che la presenza di agenti e truppe turche in Siria aumenterà <strong>le tensioni tra Ankara e Tel Aviv</strong> non escludendo di giungere a uno scontro diretto, motivo per cui “è necessario adottare una politica di eliminazione totale delle minacce e massimizzazione della risposta”. Un funzionario del Governo israeliano ha riferito al<em> Jerusalem Post</em> che l’installazione di una base militare turca, come potrebbe diventare la T4, rappresenterebbe <strong>un danno per la libertà di azione dello Stato ebraico</strong> nel Paese levantino. </p>



<p>Non è tutto, perché la matassa si fa ancora più aggrovigliata per gli israeliani. Ankara sarebbe pronta a smantellare <strong>il sistema di difesa aerea S-400</strong> brevettato dai russi e trasferirlo in una struttura al di fuori dei confini anatolici in modo da rientrare nel programma di sviluppo dei <strong>caccia F-35</strong>. Nel 2019 la Turchia era stata esclusa dal progetto perché aveva acquistato gli strumenti bellici da Mosca ma i recenti colloqui tra Erdogan e il presidente degli Usa Donald Trump sarebbero prodromici di una riammissione se il Sultano &#8211; appellativo affibbiato dai media al leader turco &#8211;   si libererà del sistema russo. A Tel Aviv, di conseguenza, temono che le attrezzature S-400 possano essere spostate nella base di Tyias rendendola <em>de facto </em>una roccaforte inespugnabile a cui si potrebbe aggiungere l’impiego degli F-35, che darebbero ad Ankara un inestimabile vantaggio militare.</p>



<p><a href="https://it.insideover.com/guerra/tutti-i-fronti-aperti-in-medio-oriente.html">Nell’intricato quadro del Medio Oriente</a>, la Siria è tornata al centro dei giochi in quanto è considerata la terra di mezzo tra due nazioni che hanno troppi interessi nella zona e di cui entrambi hanno bisogno per cementare i rispettivi equilibri interni e accrescere la propria influenza in una regione sul punto di sfaldarsi.&nbsp;&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-nuovo-incubo-di-israele-lalleanza-militare-tra-turchia-e-siria.html">Il nuovo incubo di Israele: l’alleanza militare tra Turchia e Siria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Le tre crisi infiammate dalla guerra in Ucraina</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/le-tre-crisi-infiammate-dalla-guerra-in-ucraina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 May 2022 07:12:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[crisi alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Esplosione in Libano]]></category>
		<category><![CDATA[guerra civile in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220429144918413_8ab96618055160a4b245dce2e4dc5bcd-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220429144918413_8ab96618055160a4b245dce2e4dc5bcd-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220429144918413_8ab96618055160a4b245dce2e4dc5bcd-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220429144918413_8ab96618055160a4b245dce2e4dc5bcd-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220429144918413_8ab96618055160a4b245dce2e4dc5bcd-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220429144918413_8ab96618055160a4b245dce2e4dc5bcd-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220429144918413_8ab96618055160a4b245dce2e4dc5bcd-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra in Ucraina ha messo a dura prova l&#8217;economia e l&#8217;alimentazione di molte aree del mondo. Questo il caso di Siria, Libano e Libia. Questi tre Paesi attraversano crisi analoghe e battaglie comuni come l’inflazione alle stelle, una crisi istituzionale che imperversa e in almeno due casi guerre civili che durano da anni. Un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-tre-crisi-infiammate-dalla-guerra-in-ucraina.html">[...]</a></p>
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<h2>La Siria tra mancanza di cibo e crisi turca</h2>
<p>Il Paese dopo undici anni di conflitto è al collasso e la situazione è stata aggravata dalla pandemia di Covid-19. Almeno il 90% della popolazione vive sotto la soglia di povertà e gran parte di essa dipende dagli aiuti umanitari ma a adesso le forniture alimentari internazionali, indispensabili per il sostentamento della popolazione, vengono dirottate dalla Siria all’Ucraina creando così una gravissima crisi alimentare e umanitaria. Secondo un <a href="https://reliefweb.int/report/syrian-arab-republic/syria-11-years-hunger-drought-and-collapsing-economy-threatens-even-more">rapporto</a> dell&#8217;Ocha (Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari) più del 60% della popolazione siriana &#8211; 12 milioni di persone &#8211; soffre la fame e non riesce a mettere cibo in tavola. Le organizzazioni umanitarie non riescono più a reperire cibo &#8211; principalmente farina e olio &#8211; a causa della guerra russo-ucraina e del drastico aumento dei prezzi.</p>
<p>Il <strong>World Food Program</strong> ha già annunciato che dovrà ridurre i pacchetti alimentari destinati alle famiglie siriane poiché con l’aumento dei prezzi alimentari è moltiplicato se non triplicato anche il costo degli aiuti stessi. I fondi insomma sono limitati e le crisi a cui sopperire aumentate. Questo ha portato il Paese ad attingere alle riserve di grano che, già molto ridotte, dureranno solo per qualche mese. La produzione locale, già quasi inesistente, è stata messa a dura prova da un periodo di grave siccità, il peggiore in più di 70 anni, che ha colpito l&#8217;accesso all&#8217;acqua potabile. La crisi idrica ha decimato il raccolto di grano locale con una produzione scesa di 2,8 milioni di tonnellate nel 2020 ad appena 1,05 milioni di tonnellate nel 2021.</p>
<p>La Siria è stata toccata e influenzata anche dalla <strong>crisi economica turca</strong> che ha reso la situazione ancora più complicata a quella zona del Paese che ha adottato la lira turca come valuta. Ankara ha visto la sua moneta perdere di almeno il 44% del suo valore, quasi la metà, e questo ha portato a un aumento del prezzo del carburante e dei prodotti alimentari. Si stima che i prezzi dei prodotti alimentari siano aumentati del 65% e quelli del carburante siano passati da 1,37 dollari al litro in aprile a 1,35 nel marzo del 2022. La crisi della lira turca ha colpito in particolare la zona di Idlib, controllata da quello che resta dei ribelli siriani e che vive sotto la valuta turca da un anno a questa parte.</p>
<p>Già a gennaio i prezzi erano aumentati dell’86%. Ma non è solo la connessione monetaria il problema, anche quella commerciale ha il suo peso. Nel nord del Paese tutto viene importato e poco o niente prodotto, questo porta ovviamente la popolazione ad essere quasi completamente dipendente da Ankara. I siriani di Idlib faranno fatica a far fronte agli shock dei prezzi e ad ogni oscillazione della lira turca l’economia siriana ne risente particolarmente.</p>
<p>Mentre la crisi promette di peggiorare, le organizzazioni umanitarie chiedono di avere più fondi per poter fronteggiare la situazione e poter fornire cibo e assistenza alla popolazione siriana. Il direttore esecutivo del World Food Program, David Beasley ha detto che servirebbero almeno 480 milioni di dollari ma che riusciranno a finanziarne solo il 31% lasciando così scoperti milioni di persone che hanno bisogno di assistenza. Le organizzazioni che operano nella zona di Idlib inoltre non riescono a trovare donatori stranieri perché riluttanti a investire in progetti di stabilizzazione nell&#8217;area a causa della presenza turca e della morsa dell&#8217;organizzazione islamista <strong>Hayat Tahrir Al-Sham</strong> sulle autorità locali.</p>
<h2>Libano e quella dipendenza da Kiev</h2>
<p>Tra chi fa i conti con la fame c&#8217;è sicuramente il Libano. Il paese soffre la mancanza di cibo dal 2019, quando il debito pubblico ha raggiunto i massimi livelli con circa il 170% del Pil, facendo sprofondare il Paese in una gravissima crisi finanziaria. Il baratro è stato raggiunto nel 2020 quando è stata dichiarata la bancarotta non riuscendo a ripagare la prima tranche di debito su un eurobond emesso nel 2010. La conseguenza immediata di questa crisi finanziaria è stata la svalutazione della lira libanese rispetto al dollaro. D’un tratto il paese, chiamato la Svizzera del Medio Oriente per il suo alto tenore di vita, si è ritrovato con gli scaffali vuoti e con prezzi altissimi. Una condizione che non poteva andar bene per le tasche dei libanesi che disponevano di salari svalutati in brevissimo tempo, infatti il potere di acquisto si è ridotto del 90% e circa il 70% della popolazione vive sotto o al limite della soglia di povertà. Il cibo è diventato un bene di lusso, in un Paese dove le importazioni di generi alimentari supera il 28% delle importazioni totali e che riguarda una vasta gamma di generi alimentari.</p>
<p>A tutto questo si è aggiunge la tonnellata di grano andata distrutta nell’esplosione del porto di Beirut del 2020, dove erano stipati vari silos di grano. Il Libano importa più dell’80% del suo grano dall’Ucraina e adesso soffre della riduzione di importazione di grano dal suo principale fornitore e dall’aumento dei prezzi. La farina è pesantemente razionata e i prezzi del pane sestuplicati.</p>
<p>La crisi ha anche toccato l’aspetto energetico. Il Paese importa tutto il petrolio e il gas che consuma aggirandosi sui 30 milioni di dollari. A marzo un’isteria di massa ha imperversato nella popolazione che ha assaltato le stazioni di servizio per precedere l’aumento dei prezzi sul gasolio. Il problema energetico potrebbe avere ripercussioni più gravi di quelle del grano poiché genererebbe pressioni inflazionistiche che andrebbero ad attaccare l’intera economia libanese, già al collasso da due anni. L’elettricità viene razionata e le città ne possono usufruire solo per poche ore al giorno di conseguenza tutte le attività rimangono ferme comprese quelle alimentari come panifici e supermercati. Uno scenario pericoloso che potrebbe anche riaprire le vecchie ferite della guerra civile.</p>
<h2><span style="font-family: 'TT Travels', sans-serif; font-size: 1.8rem;">Libia: un caos politico e umanitario</span></h2>
<p>Altra area di crisi che con la guerra in Ucraina ha visto peggiorare la sua situazione economica e sociale è la Libia che è dipendente del 90% dal grano ucraino e russo. Al contrario del Libano, la Libia ha una scorta strategica di grano che potrebbe permettere al Paese di sopravvivere alla crisi per tre mesi ma la situazione rimane grave dal momento in cui i panifici non riescono più a rivendere il pane al prezzo precedente. Ma stranamente è la crisi energetica il vero problema della Libia a causa della guerra.</p>
<p>Nonostante sia ricca di petrolio, membro dell’Opec e fornitore per molti paesi, la Libia deve comprare il gas straniero perché non riesce a sopperire al consumo interno, esponendosi così ai prezzi di mercato e alle sue oscillazioni. Tutto questo in una situazione politico istituzionale delicata che vede conflitto tra due governi autoproclamatisi legittimi. Un esecutivo con sede a Tripoli riconosciuto dal mondo occidentale e un altro eletto a <strong>Tobruk</strong> sostenuto da Mosca. Questi due governi non convengono tra di loro riguardo a come gestire i sussidi e approvare i cambiamenti negli stanziamenti di bilancio. Ma i disaccordi non si esauriscono nelle sedi esecutive. A peggiorare ulteriormente vi sono la <strong>National Oil Corporation</strong> e la Banca Centrale della Libia che da marzo non riescono a trovare un accordo su dove depositare gli introiti della vendita di petrolio. Queste divergente comportano uno stallo e un ritardo nelle mosse strategiche volte a tamponare la crisi ma soprattutto ad alleviare l’aumento dei prezzi sulle materie prime.</p>
<p>A differenza degli altri due paesi la questione politico istituzionale gioca un ruolo preponderante nell’ambito della guerra in Ucraina. La rivalità tra i due esecutivi è diventata più feroce per la vicinanza tra Tobruk e Mosca. Quest’ultima infatti è l’unica ad aver riconosciuto il governo guidato da Fathi Bashagha aprendo così un’altra spaccatura con l’Onu e l’Occidente. Malgrado ciò Bashagha vuole comunque mantenere le distanze da Mosca e il 26 marzo ha incontrato l’ambasciatore ucraino annunciando il suo sostengo al popolo ucraino. Ma ricordiamo che nel paese sono stanziati i mercenari russi del gruppo Wagner che dal 2019 hanno avuto un grande impatto sulla guerra libica e sulla spaccatura in seno alle istituzioni. Ed è questo uno degli elementi di crisi scaturiti dalla guerra Ucraina. Mosca potrebbe utilizzate la Libia e le risorse che vi ha dispiegato nella lotta contro l’Occidente. La Libia ridiventa così una pedina nello scacchiere Russia-Occidente debole delle sue crisi interne.<span class="Apple-converted-space"> Una matassa difficile da districare che allontana sempre di più la possibilità di andare al voto.<br />
</span></p>
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		<item>
		<title>Cinque mappe che mostrano perché l&#8217;Isis è ancora una minaccia</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/cinque-mappe-che-mostrano-perche-stato-islamico-ancora-una-minaccia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Bellotto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2020 10:37:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[guerra civile in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="677" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Isis-e1591439955580.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Isis-e1591439955580.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Isis-e1591439955580-300x106.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Isis-e1591439955580-768x271.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Isis-e1591439955580-1024x361.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 9 aprile scorso le forze armate siriane sono finite sotto attacco nei pressi del sito archeologico di Palmyra, in pieno deserto siriano. Diciotto giorni dopo, a Kirkuk, in Iraq, l’ufficio per il controterrorismo e l’intelligence è stato assaltato da un gruppo armato. Il bilancio delle due operazioni è stato di quasi venti morti tra &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/cinque-mappe-che-mostrano-perche-stato-islamico-ancora-una-minaccia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/cinque-mappe-che-mostrano-perche-stato-islamico-ancora-una-minaccia.html">Cinque mappe che mostrano perché l&#8217;Isis è ancora una minaccia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="677" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Isis-e1591439955580.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Isis-e1591439955580.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Isis-e1591439955580-300x106.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Isis-e1591439955580-768x271.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Isis-e1591439955580-1024x361.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il 9 aprile scorso le forze armate siriane sono finite sotto attacco nei pressi del sito archeologico di Palmyra, in pieno deserto siriano. Diciotto giorni dopo, a Kirkuk, in Iraq, l’ufficio per il controterrorismo e l’intelligence è stato assaltato da un gruppo armato. Il bilancio delle due operazioni è stato di quasi venti morti tra soldati e forze di sicurezza. L’aspetto inquietante è che entrambi gli agguati portavano la stessa firma, quella dello <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Stato islamico</strong></a>.<br />
<iframe loading="lazy" src="https://www.arcgis.com/apps/StorytellingSwipe/index.html?appid=6b42b2729f2248b2ba8e4b8bee4ce16c" width="100%" height="650px"></iframe></p>
<p>Poco più di un anno fa, verso la fine di marzo, il mondo salutava la<a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-baghouz-e-caduta-lisis-scompare-dalla-siria.html" target="_blank" rel="noopener"> caduta di Baghuz, in Siria</a>, come l’ultimo capitolo di una lunga ed estenuante guerra contro l&#8217;Isis. Addirittura sette mesi dopo, il 27 ottobre, arrivava la conferma della <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-hanno-catturato-e-ucciso-al-baghdadi.html" target="_blank" rel="noopener">morte del califfo, e leader del gruppo, Abu Bakr al-Baghdadi</a> colpito da un raid americano nel villaggio di Barisha sempre in terra siriana.</p>
<p>Oggi però quei successi e quelle vittorie sembrano superati dai numeri. I dati dell’Acled (Armed Conflict Location &amp; Event Data Project) non lasciano spazio a dubbi: nel 2020 i combattenti delle Bandiere nere sono tornati a colpire. In primavera, quasi in stile talebano, hanno lanciato una serie di piccole offensive tra Siria e Iraq. Segni preoccupati di un gruppo terroristico che sta rialzando la testa ancora una volta.</p>
<h2 class="p1">Dai mesi difficili alla risalita</h2>
<p>Per capire come oggi l’Isis sia tornato ad essere un pericolo bisogna riavvolgere il nastro e raccontare cos’è successo nell’ultimo anno dopo che è stato liberato l’ultimo fazzoletto di terra in mano agli islamisti. A partire da marzo 2019 il gruppo ha mostrato forti segni di debolezza, fiaccato da tre anni di raid americani e internazionali e dalla progressiva perdita dei suoi centri di potere, in Siria come in Iraq. <span style="font-size: 1rem;">Il punto più basso è stato toccato in ottobre, come abbiamo visto, con la morte del leader carismatico e del portavoce del gruppo Abu al-Hassan al-Muhajir. In quelle settimane si temeva un aumento degli attacchi come vendetta per la morte del califfo, ma l’Isis è stata incapace di condurre una rappresaglia su vasta scala.</span></p>
<p>Cos’è cambiato quindi dopo ottobre? Le ragioni dietro a questo ritorno sono molteplici e sono diverse in Iraq e Siria, anche se per entrambi valgono almeno due aspetti: l’endemica debolezza dello Stato centrale e la riduzione della pressione militare su quello che rimaneva di Daesh. Nel 2020 il gruppo ha dimostrato non solo di aver ritrovato smalto con operazioni “hit and run”, ma di essere a buon punto con la sua riorganizzazione interna. L’attacco a Palmyra, in particolare, ha indicato che i miliziani hanno accesso a informazioni chiave, come il movimento di truppe o la presenza di target sensibili. Questo è possibile solo grazie a un radicamento territoriale e a infrastrutture di collegamento tra le cellule.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-277319 size-large" style="font-size: 1rem;" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/attentati-nel-2020-1024x819.png" alt="stato islamico mappa aggiornata siria" width="1024" height="819" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/attentati-nel-2020-1024x819.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/attentati-nel-2020-300x240.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/attentati-nel-2020-768x614.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/attentati-nel-2020.png 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Persino la morte di al Baghdadi sarebbe stata archiviata velocemente. Non solo con la nomina di Amir Mohammed Abdul Rahman al Mawli come suo successore, ma anche con una struttura che stava già superando la dipendenza dal leader. <a href="https://abcnews.go.com/Politics/pentagon-report-al-baghdadi-death-impact-isis-leadership/story?id=68755044" target="_blank" rel="noopener">In un rapporto del Pentagono pubblicato nel febbraio</a> <a href="https://abcnews.go.com/Politics/pentagon-report-al-baghdadi-death-impact-isis-leadership/story?id=68755044">scorso</a> si legge che secondo la Dia e lo United States Central Command la morte di Baghdadi non avrebbe comportato alcuna diminuzione delle capacità di azione del gruppo. Un segno che le reti territoriali continuano funzionare.</p>
<h2>Il terrore tra le sabbie siriane</h2>
<p>La pericolosità dei miliziani soprattutto nella Siria Occidentale, lungo le rive dell’Eufrate che portano al confine con l’Iraq, era già chiara nell’aprile di un anno fa quando una serie di attacchi causarono la morte di decine di militari siriani. In quello stesso periodo si tenne una riunione allargata per cercare di porre un freno alla situazione. A quell&#8217;incontro, <a href="https://english.aawsat.com//home/article/2239261/charles-lister/isis%e2%80%99-attack-syria%e2%80%99s-badiya-just-beginning" target="_blank" rel="noopener">ha raccontato l’analista Charles Lister</a>, erano presenti ufficiali siriani dell’intelligence, membri di esercito e aviazione, militari russi, esponenti delle forze iraniane Quds e degli Hezbollah libanesi. Nel corso del meeting si decise di spostare parte delle forze verso Nord, per contrastare le forze ribelli nella regione di Idlib e optare per il contenimento nei settori meridionali. Questo ha comportato una riduzione della pressione militare con la conseguenza che nei 12 mesi successivi non è mai stata lanciata una campagna massiccia per stanare i combattenti.</p>
<p>Ma il blocco di Damasco non è stato il solo a ridurre la pressione nell’area. Masrour Barzani, primo ministro del Kurdistan iracheno, <a href="https://www.theatlantic.com/politics/archive/2020/02/kurdish-leader-isis-conflict-iraq-iran/606502/" target="_blank" rel="noopener">ha spiegato all’<em>Atlantic</em></a> che le condizioni che nel 2014 hanno permesso l’avanzata delle bandiere nere sono ancora intatte, anzi si sono aggravate. È nel caos siriano che l’Isis ha prosperato. A rimescolare ancora le carte c’ha pensato la mossa di Donald Trump dello scorso ottobre quando ha annunciato il ritiro dei militari americani dalla Siria. La decisione, non ancora completa visto che ci sono ancora 500 militari nel Nord-Est del Paese, ha avuto un effetto domino soprattutto con la luce verde americana data alla Turchia per l’operazione “Sorgente di Pace” nel Nord della Siria. Le Syrian democratic force (SDF) a trazione curda hanno ripiegato verso nord per contenere l’offensiva di Ankara lasciando sguarniti i settori meridionali.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-277320 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/bersagli-isis-iraq-siria-1024x849.png" alt="stato islamico mappa aggiornata iraq siria" width="1024" height="849" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/bersagli-isis-iraq-siria-1024x849.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/bersagli-isis-iraq-siria-300x249.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/bersagli-isis-iraq-siria-768x637.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/bersagli-isis-iraq-siria.png 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Secondo i dati i nuovi attacchi dell’Isis, almeno uno ogni tre giorni, si concentrano nella Siria orientale, nei governatorati di Deir ez-Zor, Homs, Hasakah e nei pressi di Raqqa, colpendo in particolare lungo il corso dell’Eufrate. A Ovest del fiume i target principali sono le milizie sciite mentre nei settori più occidentali le forze armate siriane. A Est del fiume nel mirino ci sono invece i combattenti delle SDF.</p>
<p>Ad agire sono soprattutto cellule dormienti in una logica decentrata che deriva da una nuova struttura del gruppo. L’adattamento seguito alla battaglia di Baghouz ha portato i miliziani a selezionare gli obiettivi, rivedere la natura militare delle operazioni mostrandosi via via più rapidi nei movimenti con piccole unità che agiscono in un vasto territorio scarsamente popolato.</p>
<p>A destare particolare preoccupazione non sono però gli attacchi contro l’esercito siriano. Ma quello che succede a Est dell’Eufrate. Diversi centri controllati dall’SDF hanno registrato un aumento delle attività dell’Isis che minaccia i consigli locali chiedendo di tagliare i legami con le forze democratiche siriane, avvertimenti e minacce mai viste dalla caduta del califfato. Queste intimidazioni potrebbero indurre le popolazioni della zona a ridurre gli scambi con le forze anti-Isis di fatto creando un territorio instabile. Per accelerare questo processo pare siano stati creati dei reparti con il compito di influenzare la vita locale, come una sorta di polizia morale che vigila sull’applicazione della Sharia.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-277325 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/ritorno-isis-città-iraq-1024x877.png" alt="stato islamico mappa aggiornata siria iraq" width="1024" height="877" /></p>
<p>Questa pressione nell’area rischia di trovare una valvola di sfogo a Raqqa. Nella sua ex roccaforte l’Isis ha lanciato una serie di operazioni mirate contro sedi e checkpoint SDF anche grazie a diverse cellule dormienti ancora attive. Come ha dimostrato l’arresto di Muhammad Rashid Thiyab, in passato capo del dipartimento della saluta del califfato, avvenuto il 13 aprile scorso.</p>
<h2>La paura di un&#8217;offensiva contro le città in Iraq</h2>
<p>Quasi nello stesso periodo in cui in Siria si riduceva la pressione nei confronti delle sacche jihadiste, anche in Iraq si è creata una tempesta perfetta con una serie di eventi a cascata. A ottobre le <a href="https://it.insideover.com/guerra/liraq-scosso-da-nuove-e-gravi-proteste-in-tutto-il-paese.html" target="_blank" rel="noopener">proteste popolari per le strade di Baghdad</a> e altre città hanno aumentato l’instabilità politica con le dimissioni del governo, ma soprattutto costretto le autorità a spostare alcuni reparti di esercito e forze di sicurezza verso Sud indebolendo le regioni centrali e settentrionali. A gennaio la situazione è diventata ancora più incandescente dopo l’uccisione del generale iraniano Qasem Soleimani e soprattutto del leader delle forze di mobilitazione popolare Abu Mahdi al-Muhandis con un raid statunitense nella capitale irachena. Una mossa che ha portato a un raffreddamento dei rapporti tra Washington e Baghdad che anzi ha chiesto ufficialmente il ritiro degli ultimi 5.200 militari americani presenti nel Paese. Uno scenario ideale per i terroristi.</p>
<p>Come in Siria anche in Iraq sono attive una serie di cellule con pochi membri. Secondo <a href="https://cgpolicy.org/articles/isis-in-iraq-from-abandoned-villages-to-the-cities/" target="_blank" rel="noopener">una ricostruzione di Husham Al-Hashimi per il <em>Center for Global Policy</em></a>, quello che resta dell’Isis in Iraq si è stabilito in 11 settori e conterebbe circa tra i 14.000 e 18.000 uomini. In ogni regione ci sarebbero 350-400 miliziani in servizio attivo e altri 400 divisi tra gruppi dormienti e riservisti focalizzati sulla logistica. Ogni formazione a sua volta sarebbe divisa in compagnie da 50 membri con compiti specifici. All’interno di queste ci sono poi singoli gruppi di attacco composti da 9-10 uomini.</p>
<p>Gli obiettivi primari dell’Isis in Iraq sono principalmente tre. Il primo prevede di fiaccare il morale delle milizie tribali sunnite fedeli al governo, formazioni simili agli “Awakening” che nel periodo 2006-2008 si battevano contro l’insorgenza islamista  dalla quale sarebbe poi nato lo stesso Stato islamico. Il secondo punta invece a crearsi uno spazio di manovra nelle aree scarsamente abitate nei pressi delle cinture rurali vicino ad alcuni centri urbani come Baghdad, Tikrit, Samarra, Mosul, e Kirkuk. Il terzo riguarda la lotta alla normalizzazione con colpi mirati a destabilizzare i processi di ricostruzione, riconciliazione settaria e controllo del territorio da parte delle forze di polizia.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-277323 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/ritorno-isis-iraq-909x1024.png" alt="stato islamico mappa aggiornata iraq" width="909" height="1024" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/ritorno-isis-iraq-909x1024.png 909w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/ritorno-isis-iraq-266x300.png 266w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/ritorno-isis-iraq-768x865.png 768w" sizes="auto, (max-width: 909px) 100vw, 909px" /></p>
<p>Attualmente le aree in cui operano i miliziani sono le fasce tra i confini con la Siria e quelli con l’Iran. Zone ricche di collegamenti con le rotte commerciali lungo le direttrici Est-Ovest e Nord-Sud. A preoccupare di più, però, sono le operazioni in tre governatorati, Salah al-Din, Kirkuk, Diyala, e il nord di Baghdad. Solo ad aprile gli attacchi condotti in quelle zone sono stati 87 con oltre 183 vittime. Il problema, hanno sottolineato gli analisti, è che le attività in quel triangolo rischiano di essere sempre più violente e pericolose per la tenuta di Baghdad. Se l’Isis fosse in grado di migliorare il controllo del territorio potrebbe lanciare attacchi verso le zone più a Sud come la Capitale e la città di Smarra, magari controllando alcuni tratti di autostrada e usando le stesse infrastrutture per spostare armi e uomini in altre province per attaccare convogli militari, rifornimenti, strutture di telecomunicazione ed elettriche.</p>
<p>Il motivo per cui l’Isis sta bersagliando questi settori, hanno spiegato delle fonti di intelligence irachena, sono diversi. Si va da operazioni estorsive, alla riattivazione di cellule dormienti, tanto che a inizio maggio l’esercito iracheno <a href="https://english.alaraby.co.uk/english/news/2020/5/4/iraq-launches-desert-lions-offensive-against-is-sleeper-cells" target="_blank" rel="noopener">ha lanciato l’operazione “Desert lions”</a> per colpire i gruppi che si annidano nelle zone desertiche. Ma le bandiere nere non si limitato a questo. Vogliono tornare a inasprire le tensioni tra sunniti e sciiti e sopratutto diventare abbastanza forti per attaccare i campi in cui sono detenuti i miliziani incarcerati dopo il crollo del califfato.</p>
<p>L’intero quadro che abbiamo delineato desta particolare preoccupazione perché al momento manca una strategia comune che faccia ripartire la pressione contro il gruppo. Come abbiamo visto le condizioni di fragilità e instabilità di Siria e Iraq ci sono ancora e anzi in alcuni casi sono peggiorate. Per frenare questo ennesimo ritorno dello Stato islamico servirebbero operazioni massicce con scambio di informazioni tra gli attori coinvolti e il superamento delle milizie popolari, adatte a una guerra tradizionale, com’è stata la riconquista di Raqqa e Mosul, ma non a una nuova guerra al terrore.</p>
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		<title>I ribelli contrattaccano: due attacchi suicidi ad Aleppo</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/i-ribelli-contrattaccano-due-attacchi-suicidi-ad-aleppo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Feb 2020 11:47:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra civile in Siria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=256274</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-governativi-a-Idlib.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Soldati governativi a Idlib (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-governativi-a-Idlib.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-governativi-a-Idlib-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-governativi-a-Idlib-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-governativi-a-Idlib-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Due attacchi suicidi, compiuti mediante l&#8217;uso di auto esplosive, hanno colpito la periferia della città di Aleppo, aprendo così un nuovo e sanguinoso fronte nel lungo conflitto che vede contrapposte le forze regolari di Damasco e i ribelli, ormai composti in buona parte da elementi radicali ed estremisti. Il gruppo jihadista Hayat Tahrir al-Sham sarebbe responsabile &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-ribelli-contrattaccano-due-attacchi-suicidi-ad-aleppo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-ribelli-contrattaccano-due-attacchi-suicidi-ad-aleppo.html">I ribelli contrattaccano: due attacchi suicidi ad Aleppo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-governativi-a-Idlib.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Soldati governativi a Idlib (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-governativi-a-Idlib.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-governativi-a-Idlib-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-governativi-a-Idlib-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-governativi-a-Idlib-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Due <a href="https://www.google.com/amp/s/mobile.reuters.com/article/amp/idUSKBN1ZV3I1">attacchi suicidi,</a> compiuti mediante l&#8217;uso di auto esplosive, hanno colpito la periferia della città di <strong>Aleppo</strong>, aprendo così un nuovo e sanguinoso fronte nel lungo conflitto che vede contrapposte le forze regolari di Damasco e i ribelli, ormai composti in buona parte da elementi radicali ed estremisti. Il gruppo jihadista <strong>Hayat Tahrir al-Sham</strong> sarebbe responsabile di questo episodio che ha avuto luogo nell&#8217;area di Jamiyat al-Zahraa.</p>
<p>L&#8217;agenzia di stato <em>Sana</em> ha riferito come le forze di Damasco avrebbero distrutto quattro auto esplosive prima che potessero raggiunge i loro obiettivi e le due parti in conflitto hanno dato versioni differenti circa l&#8217;esito dell&#8217;assalto: i jihadisti riferiscono di aver conquistato un gruppo di case su una collina sopra Aleppo mentre <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/il-partito-di-dio-storia-e-futuro-di-hezbollah.html" target="_blank" rel="noopener">Hezbollah</a> parla di un attacco sventato.</p>
<h2>Focus su Idlib</h2>
<p>La provincia di <a href="https://www.bbc.com/news/world-middle-east-51317720">Idlib</a>, non lontana dalla città di Aleppo, è stata invece colpita da <strong>oltre</strong> <strong>duecento raid aerei</strong> negli ultimi tre giorni. A riferirlo è l&#8217;inviato speciale americano James Jeffrey che ha poi chiarito come Damasco e Mosca siano gli esecutori di questi attacchi. La Federazione russa, però, ha negato ogni coinvolgimento.</p>
<p>I combattimenti nella provincia, che è l&#8217;ultima roccaforte dei ribelli siriani, si sono recentemente intensificati: Damasco vorrebbe riportare Idlib sotto il proprio controllo ma l&#8217;obiettivo non è facile. L&#8217;esercito siriano, in ogni caso, ha riconquistato la città strategica di <strong>Maarat al-Numan</strong>.</p>
<p>Jeffrey ha riferito come 700mila rifugiati interni si stiano dirigendo verso il confine turco a causa dell&#8217;offensiva mentre le Nazioni Unite hanno reso noto come 390mila persone, all&#8217;80 per cento donne e bambini, abbiano dovuto lasciare le proprie case dal 1 dicembre.</p>
<h2>Le prospettive</h2>
<p>Il destino della provincia di Idlib appare comunque segnato: gli oppositori di Assad non potranno resistere a lungo senza un consistente supporto esterno. Damasco può contare su una certa superiorità sul campo e vuole eliminare le ultime sacche di resistenza per procedere, poi, alla pacificazione definitiva del Paese. Quest&#8217;area della Siria, dunque, rischia di diventare una vera e propria trappola mortale per i civili che la abitano.</p>
<p>I gruppi jihadisti, peraltro, potrebbero continuare a causare problemi al governo siriano anche dopo l&#8217;eventuale caduta di Idlib: i radicali islamici, infatti, potrebbero compiere assalti ed attacchi improvvisi tramite le azioni di cellule dormienti lasciate sul territorio quando la sconfitta sarà ormai imminente. Sembra difficile poter pensare ad una pacificazione in tempi rapidi di una nazione come la Siria. Quello che è certo, però, è che la Federazione russa potrà continuare ad esercitare un ruolo egemone nei confronti di Damasco, che continuerà ad aver bisogno, negli anni, del supporto di Mosca e che si appoggerà anche a Teheran. Il consolidamento di Damasco, infine, potrà avere effetti anche sul Libano che, per decenni, ha intessuto relazioni molto strette con la Siria ed i complessi equilibri politici di Beirut potrebbero dunque venire influenzati dai mutati scenari che avranno luogo in territorio siriano.</p>
<p>La provincia di Idlib è un obiettivo strategico per il governo siriano che vuole riconquistarla a tutti i costi. Aleppo potrebbe risentire della situazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-ribelli-contrattaccano-due-attacchi-suicidi-ad-aleppo.html">I ribelli contrattaccano: due attacchi suicidi ad Aleppo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Quell&#8217;incontro top secret a Berlino per preparare la pace in Siria</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/quellincontro-top-secret-a-berlino-per-preparare-la-pace-in-siria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jan 2020 08:03:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra civile in Siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1056" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/SIria-miliziano-filo-turco-La-Presse-e1573756609108.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Siria, miliziano filotruco" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/SIria-miliziano-filo-turco-La-Presse-e1573756609108.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/SIria-miliziano-filo-turco-La-Presse-e1573756609108-300x165.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/SIria-miliziano-filo-turco-La-Presse-e1573756609108-768x422.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/SIria-miliziano-filo-turco-La-Presse-e1573756609108-1024x563.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La lunga guerra civile siriana è ormai entrata nella sua fase finale ed il Paese dovrebbe presto iniziare, una volta terminato il sanguinoso conflitto, a pianificare nuove strategie per sanare le tante ferite che hanno segnato la storia recente di questa sfortunata nazione mediorientale. Gli scontri hanno provocato, nel corso del tempo, la morte di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/quellincontro-top-secret-a-berlino-per-preparare-la-pace-in-siria.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1056" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/SIria-miliziano-filo-turco-La-Presse-e1573756609108.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Siria, miliziano filotruco" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/SIria-miliziano-filo-turco-La-Presse-e1573756609108.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/SIria-miliziano-filo-turco-La-Presse-e1573756609108-300x165.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/SIria-miliziano-filo-turco-La-Presse-e1573756609108-768x422.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/SIria-miliziano-filo-turco-La-Presse-e1573756609108-1024x563.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La lunga <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/le-tappe-salienti-della-guerra-siria.html" target="_blank" rel="noopener">guerra civile siriana</a> è ormai entrata nella sua fase finale ed il Paese dovrebbe presto iniziare, una volta terminato il sanguinoso conflitto, a pianificare nuove strategie per sanare le tante ferite che hanno segnato la storia recente di questa sfortunata nazione mediorientale. Gli scontri hanno provocato, nel corso del tempo, la morte di centinaia di migliaia di persone, la distruzione di abitazioni ed infrastrutture ed hanno costretto svariati milioni di siriani a divenire rifugiati nel loro stesso Stato oppure all&#8217;estero. La società civile, costituita da comunità alauite, sunnite, curde e cristiane, sembra offrire segnali incoraggianti. <a href="https://www.bbc.com/news/world-europe-51133845" target="_blank" rel="noopener">La <em>Bbc</em> ha segnalato</a>, infatti, che alcuni leader sociali e tribali si sarebbero incontrati a Berlino per promuovere un&#8217;iniziativa di coesistenza pacifica.</p>
<h2>Fratture da sanare</h2>
<p>L&#8217;incontro di Berlino ha visto riunirsi persone desiderose di giungere alla pacificazione del Paese e divise tra chi è più vicino al governo di Damasco e chi vi si oppone ma, al tempo stesso, non supporta l&#8217;opposizione armata a <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-bashar-al-assad.html" target="_blank" rel="noopener">Bashar al Assad</a>. I partecipanti hanno preso l&#8217;impegno a non ritenere responsabili i membri di uno specifico gruppo per le violenze commesse da persone appartenenti alla stessa comunità evitando il proliferare di vendette sanguinose. Nel novembre del 2017, invece, era stato concordato un &#8220;<strong>Codice di Condotta per la coesistenza siriana</strong>&#8221; che includeva un riferimento all&#8217;uguaglianza di tutti i siriani, a prescindere dal credo religioso. La speranza è che questo tipo di iniziative possano contribuire a rafforzare un futuro di pace per la Siria.</p>
<h2>La violenza non si ferma</h2>
<p>Il presente del Paese mediorientale, però, continua ad essere segnato dalla violenza: i ribelli, perlopiù islamisti, esercitano il controllo territoriale sulla provincia di <strong>Idlib</strong> mentre le <a href="https://www.france24.com/en/20200116-syria-idlib-russia-al-qaeda-assad">forze governative</a> cercano di riconquistare questo ultimo bastione della resistenza anti Assad. Questa dinamica porta, ovviamente, ad ulteriori spargimenti di sangue: 19 civili hanno perso la vita, nella provincia, in seguito ad un bombardamento governativo nella giornata di mercoledì mentre almeno 26 guerriglieri ribelli, perlopiù membri del gruppo Hayat Tahrir al-Sham che include combattenti vicini ad <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/al-qaeda.html" target="_blank" rel="noopener">Al Qaeda</a>, sono stati uccisi nel corso di un&#8217;offensiva di Damasco nei pressi di  Maaret al-Numan. Nel corso di questa offensiva, stando a quanto riferito dall&#8217;Osservatorio siriano per i diritti umani, hanno perso la vita anche 29 soldati regolari siriani e delle milizie alleate. L&#8217;agenzia statale <em>Sana</em> ha infine reso noto che almeno sei persone sono state uccise e 15 sono rimaste ferite nel corso di un attacco missilistico, questa volta sferrato dai ribelli, presso la città di Aleppo.</p>
<p>Il corso della guerra civile siriana sembra ormai <strong>segnato</strong>: le forze governative di Damasco, infatti, hanno riconquistato, grazie anche al supporto fornito da Mosca e Teheran, buona parte del territorio nazionale e sembra davvero improbabile che i ribelli, spesso legati al jihadismo, possano continuare a resistere a tempo indeterminato nel loro fortino di Idlib. Il sangue, però, continuerà a scorrere ancora a lungo nel Paese mediorientale che, segnato da anni di conflitto, necessiterà di un certo periodo di tempo per tornare a camminare sulle proprie gambe.</p>
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