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	<title>Guerra a Gaza Archives - InsideOver</title>
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	<title>Guerra a Gaza Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Le azioni di guerra con i &#8220;caccia&#8221; degli altri: dall&#8217;Ucraina alla Cambogia, quali sono i jet coinvolti</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/le-azioni-di-guerra-con-i-caccia-degli-altri-dallucraina-alla-cambogia-quali-sono-i-jet-coinvolti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jul 2025 15:19:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Aerei]]></category>
		<category><![CDATA[Caccia Mirage 2000]]></category>
		<category><![CDATA[f-16]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra a Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1170" height="658" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Saab_JAS_39_Gripen_70106_Royal_Thai_Air_Force_in_Australia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Saab_JAS_39_Gripen_70106_Royal_Thai_Air_Force_in_Australia.jpg 1170w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Saab_JAS_39_Gripen_70106_Royal_Thai_Air_Force_in_Australia-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Saab_JAS_39_Gripen_70106_Royal_Thai_Air_Force_in_Australia-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Saab_JAS_39_Gripen_70106_Royal_Thai_Air_Force_in_Australia-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Saab_JAS_39_Gripen_70106_Royal_Thai_Air_Force_in_Australia-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Saab_JAS_39_Gripen_70106_Royal_Thai_Air_Force_in_Australia-600x337.jpg 600w" sizes="(max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></p>
<p>La Thailandia e la Cambogia avrebbero già violato il cessate il fuoco &#8220;incondizionato&#8221; che era stato accordato a seguito dei negoziati che si sono tenuti a Kuala Lumpur. Solo tre giorni fa, i vertici delle forze armate thailandesi avevano confermato l&#8217;impiego di aerei da combattimento contro obietti militari cambogiani. Una forza di almeno sei velivoli, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-azioni-di-guerra-con-i-caccia-degli-altri-dallucraina-alla-cambogia-quali-sono-i-jet-coinvolti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1170" height="658" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Saab_JAS_39_Gripen_70106_Royal_Thai_Air_Force_in_Australia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Saab_JAS_39_Gripen_70106_Royal_Thai_Air_Force_in_Australia.jpg 1170w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Saab_JAS_39_Gripen_70106_Royal_Thai_Air_Force_in_Australia-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Saab_JAS_39_Gripen_70106_Royal_Thai_Air_Force_in_Australia-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Saab_JAS_39_Gripen_70106_Royal_Thai_Air_Force_in_Australia-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Saab_JAS_39_Gripen_70106_Royal_Thai_Air_Force_in_Australia-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Saab_JAS_39_Gripen_70106_Royal_Thai_Air_Force_in_Australia-600x337.jpg 600w" sizes="(max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></p>
<p>La <strong>Thailandia </strong>e la <strong>Cambogia</strong> avrebbero già violato il <strong>cessate il fuoco </strong>&#8220;incondizionato&#8221; che era stato accordato a seguito dei negoziati che si sono tenuti a Kuala Lumpur.  Solo tre giorni fa, i vertici delle forze armate thailandesi avevano confermato l&#8217;impiego di aerei da combattimento contro obietti militari cambogiani. Una forza di almeno sei velivoli, tra cui comparivano alcuni caccia<strong> F-16 Fighting Falcon</strong>: gli aerei da combattimento più &#8220;<em>attivi</em>&#8221; nelle operazioni di guerra di questi ultimi mesi; se considera il loro impiego in <strong>Ucraina</strong>, nei cieli del <strong>Medio Oriente</strong>, e ora in quelli del Sud-Est Asiatico.</p>



<p>Mentre i video diffusi su <em>X</em> mostravano<strong> sistemi d&#8217;artiglieria semovente </strong>sparare salve di missili e proiettili di grosso calibro su diverse province di confine, sono stati identificati sistemi Multiple Launch Rocket Systems BM-21 Grad della Cambogia, e sistemi d&#8217;artiglieria Atmos da 155 mm della Thailandia, gli F-16 Fighting Falcon di fabbricazione statunitense e i<strong> <a href="https://it.insideover.com/difesa/nella-guerra-tra-thailandia-e-cambogia-il-battesimo-del-fuoco-del-gripen.html">Jas-39 Gripen</a></strong> di fabbricazione svedese della <em>Royal Thai Air Force</em>, l&#8217;Aeronautica thailandese, sono decollati per &#8220;<em>bombardare congiuntamente le posizioni di fuoco indiretto cambogiane e difendere due aree strategiche</em>&#8220;in seguito alle segnalazione dell&#8217;<strong>intelligence</strong> di Bangkok.</p>



<p>Secondo quanto<a href="https://www.nationthailand.com/news/asean/40053114"> riportato</a> da fonti locali, gli obiettivi militari erano stati localizzati nell&#8217;area di <strong>Phu Ma Kua</strong> (dove sarebbe stato violato il cessate il fuoco, <em>ndr</em>), e in quella del tempio di<strong> Ta Muen Thom</strong>, proprio dove le forze armate cambogiane avrebbero posizionato alcune delle loro batterie. Gli aerei da combattimento thailandesi potrebbero aver impiegato munizioni di precisione<a href="https://theaviationist.com/2025/07/26/thai-f-16-kggb-bomb/"> fornite dalla Corea del Sud</a>. Un incrocio particolare dunque, che ci ricorda quanto sia complesso analizzare la provenienza delle armi schierate in campo da potenze regionali minori che siamo abituati a vedere impiagare gli aerei da guerra degli &#8220;<em>altri</em>&#8220;.</p>



<p>Nei cieli dell&#8217;<strong>Ucraina</strong>, che è ben distante dall&#8217;ottenere un accordo di cessate il fuoco <em>incondizionato</em> con l&#8217;avverso russo, fatta eccezione per i <strong>MiG-29</strong> forniti da alcune potenze della Nato, velivoli che i piloti della <em>Vijs&#8217;kovo-Povitrjani Syly Ukraïny</em> conoscono bene, i protagonisti degli ultimi scontro aerei sono aerei da combattimento<strong> forniti dall&#8217;Occidente</strong>. Stiamo parlando proprio degli &#8220;<em>onnipresenti</em>&#8221; caccia multiruolo di fabbricazione statunitense<a href="https://it.insideover.com/guerra/ucraina-arrivano-gli-f-16-cosa-cambiera-nella-guerra-e-come-reagiranno-i-russi.html"> F-16 </a>, che sono entrati a far parte della flotta aerea di Kiev insieme ai Mirage 2000 concessi dalla Francia, e degli <a href="https://it.insideover.com/guerra/saab-340-laereo-radar-made-in-svezia-collegato-allabbattimento-del-su-35-russo.html">aerei radar Saab 340</a> svedesi che presto potrebbero essere affiancati proprio dai caccia multiruolo<strong> <a href="https://it.insideover.com/guerra/f-16-e-trattative-sui-gripen-quali-caccia-occidentali-arriveranno-in-ucraina.html">Jas-39 Gripen</a> </strong>prodotti sempre dalla svedese Saab.</p>



<p>Su questo fronte l&#8217;abbattimento di <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-nei-cieli-dellucraina-e-gli-f-16-quei-pochi-che-diventano-sempre-meno.html">tre caccia F-16</a> e la perdita del primo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-francia-ha-mantenuto-la-promessa-consegnati-a-kiev-i-caccia-mirage-2000.html"><strong>Mirage 2000-5</strong> </a>francese, può essere un &#8220;<em>campanello d&#8217;allarme</em>&#8221; per l&#8217;efficacia e la vita operativa di caccia &#8220;attempati&#8221;. Specialmente per la<strong> Francia</strong>, che ha già registrato la perdita di un caccia <strong>Dassault Rafale</strong> assegnato all&#8217;<em>Indian Air Force</em>, abbattuto nello scontro verificatosi nei cieli del Kashmir. Scontro che, non a caso, ha coinvolto un caccia di fabbricazione cinese <strong>Chengdu J-10</strong> appartenente alla forza aerea del <strong>Pakistan</strong>, che lo avrebbe <a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/vittoria-cina-nei-cieli-indiani-ora-pu-diventare-caso-2478288.html">abbattuto con un missile</a><em> air-to-air</em> Pl-15E, sempre di fabbricazione cinese.</p>



<p>Differente la situazione nei cieli del <strong>Medio Oriente</strong>, dove gli<a href="https://it.insideover.com/guerra/f16-falco-israele.html"> F-16 Sufa </a>dell&#8217;<em>Israeli Air Force</em> sono stati protagonisti <em>indisturbati</em> delle incursioni aeree che hanno penetrato a più riprese lo spazio aereo iraniano, libanese e siriano, dimostrandosi una piattaforma efficace e affidabile, nonostante non possano vantare le capacità furtive degli F-35 Adir che hanno preso parte all&#8217;ultima importate azione di guerra condotta nei cieli dell&#8217;Iran nell&#8217;ambito dell&#8217;Operazione Rising Lion. Azione che ha previsto, tra numerosi raid aerei indirizzati su molteplici obiettivi militari iraniani, la distruzione dei mitologici caccia intercettori<a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/f-14-iraniani-sono-solo-ricordo-2496580.html"> <strong>F-14 &#8220;Persian Tomcat</strong></a>&#8220;. Attempati caccia intercettori che risalgono ai tempi dello<em> scià </em>Pahlavi, e che Teheran avrebbe comunque sostituito a stretto giro con una fornitura di <a href="https://it.insideover.com/difesa/caccia-russi-per-gli-ayatollah-il-tira-e-molla-tra-russia-e-iran.html">caccia di fabbricazione russa </a><strong>Sukhoi Su-35S</strong> e <strong>Su-30SM</strong>, o , secondo alcune indiscrezioni, con una flotta di<strong> caccia cinesi J-10 C</strong> nel caso Mosca privasse gli ayatollah della propria tecnologia, e questo nonostante il favore ricevuto sul piano droni kamikaze Shahed-136. Il sistema d&#8217;arma su cui il Cremlino sta basando la nuova strategia di guerra in Ucraina.</p>



<p>Questo breve <em>excursus </em>delle ultime azioni di guerra e dell&#8217;incrocio di jet da combattimento che appartengono a molteplici potenze, ci ricorda non solo come siano intricati i rapporti e gli <strong>equilibri mondiali </strong>basati, da sempre, su influenze e forniture di armi che altro non sono se il livello più &#8220;<em>superficiale</em>&#8221; di un&#8217;<a href="https://www.reportdifesa.it/cina-aerei-caccia-di-pechino-allindonesia-il-gioco-strategico-di-giacarta-tra-j-10-e-rafale-domani-arrivera-il-presidente-francese-emmanuel-macron/">alleanza</a>, ma come dallo &#8220;<em>scontro</em>&#8221; di queste tecnologie si possano trarre dati importanti sulle reali capacità degli <strong>avversari teorici</strong>.</p>



<p><strong><em>Lo sviluppo di tecnologie militari&nbsp;d’avanguardia e il loro schieramento deciderà le sorti delle guerre future. Conoscerle, analizzarle, e cercare di spiegare la loro importanza e il ruolo che svolgono nei conflitti&nbsp;è parte del nostro sforzo quotidiano.&nbsp;Se vuoi approfondire queste tematiche ed essere sempre aggiornato sugli sviluppi nell’ambito della Difesa, segui InsideOver, e sostieni il nostro lavoro,&nbsp;</em><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">abbonati oggi!</a></strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Gaza: la rivolta silenziosa contro Hamas che potrebbe riscrivere il futuro</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gaza-la-rivolta-silenziosa-contro-hamas-che-potrebbe-riscrivere-il-futuro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 May 2025 10:28:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Autorità Nazionale Palestinese (Anp)]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra a Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Hamas-Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre la Striscia di Gaza affronta uno dei periodi più oscuri della sua storia recente, una nuova minaccia emerge dall’interno: la repressione del dissenso da parte delle autorità di Hamas. Amnesty International lancia un allarme grave in un report pubblicato ieri: attivisti, manifestanti e semplici cittadini palestinesi che tentano di esercitare pacificamente il diritto alla &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-la-rivolta-silenziosa-contro-hamas-che-potrebbe-riscrivere-il-futuro.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre la Striscia di Gaza affronta uno dei periodi più oscuri della sua storia recente, una nuova minaccia emerge dall’interno: la <strong>repressione del dissenso</strong> da parte delle autorità di <strong>Hamas</strong>. <a href="https://www.amnesty.it/gaza-hamas-reprime-chi-protesta/"><strong>Amnesty International</strong> lancia un allarme grave in un report pubblicato ieri</a>: attivisti, manifestanti e semplici cittadini palestinesi che tentano di esercitare pacificamente il diritto alla protesta stanno subendo una campagna sistematica di intimidazione, interrogatori forzati e pestaggi da parte delle forze di sicurezza locali.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i.cbc.ca/1.7493605.1743018166!/fileImage/httpImage/image.JPG_gen/derivatives/16x9_1180/israel-palestinians-gaza-protests.JPG?im=Resize%3D780" alt=""/></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Marzo 2025: scoppiano le proteste a Gaza</h2>



<p>Le <strong>proteste scoppiate a Gaza il 25 marzo contro Hamas</strong> rappresentano un nuovo e potente segnale di dissenso popolare. Con slogan come “<em>Vogliamo mangiare</em>” e “<em>Hamas out</em>”, centinaia, talvolta migliaia, di palestinesi hanno manifestato in diverse città della Striscia, da <strong>Beit Lahia</strong> a <strong>Khan Younis</strong>, denunciando non solo le devastazioni della guerra con Israele, ma anche l’inefficacia e l’autoritarismo della leadership di Hamas. Tra gli edifici distrutti e le linee elettriche interrotte nel distretto di Shuja&#8217;iyya nella Striscia di Gaza, decine di palestinesi gridavano: &#8220;<em>Fuori, Hamas, vogliamo vivere in libertà</em>&#8221; oppure &#8220;<em>Oggi non ci importa, possono spararci e chiamarci spie, l&#8217;importante è che Hamas ci lasci in pace</em>&#8220;.<br>Un elemento non di certo nuovo, ma che soprattutto oggi contrasta l’equazione che vuole i gazawi tutti conniventi con i miliziani islamisti. <strong>La contestazione a Hamas non è un fenomeno nuovo</strong>. Dal 2010, i cittadini palestinesi hanno espresso in più occasioni frustrazione verso la deriva autoritaria del movimento. Proteste come quelle del 2017 (“<em>We want electricity</em>”) o del 2019 (“<em>We want to live</em>”) avevano già mostrato il malessere della popolazione, aggravato da crisi economiche, blackout e accuse di corruzione ai vertici di Hamas. L’<strong>accordo di riconciliazione del 2017</strong>, che prevedeva il trasferimento di alcune responsabilità amministrative all’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), non ha avuto effetti duraturi: Hamas ha continuato a gestire con pugno di ferro la Striscia. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il report di Amnesty International</h2>



<p>Che questo dissenso sia sincero è potente è provato tragicamente dal fatto che cartelli, slogan e canti di dissenso sono stati accolti da una reazione violenta: <strong>incursioni</strong>,<strong> arresti</strong>, <strong>minacce di morte </strong>e <strong>torture</strong>.<br>Testimonianze raccolte da Amnesty delineano un clima di terrore: 12 manifestanti intervistati, inclusi due donne e diversi familiari di attivisti, hanno raccontato episodi di violenza fisica, convocazioni extragiudiziali e pressioni psicologiche. In molti casi, le minacce si sono estese anche ai parenti. Alcuni media locali, in linea con il governo, hanno etichettato i <strong>manifestanti come spie al soldo di Israele</strong>. Questo clima ha alimentato una paura crescente: la popolazione teme tanto la violenza israeliana quanto la repressione interna, e resta divisa tra il desiderio di un cessate-il-fuoco e quello, ancora incerto, di un cambiamento politico profondo.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i.cbc.ca/1.7494009.1743013065!/cpImage/httpImage/image.jpg_gen/derivatives/4x3_1180/israel-palestinians.jpg?im=Resize%3D1180" alt=""/></figure>
</div>


<p>Uno dei manifestanti, sopravvissuto a un attacco israeliano che ha ucciso cinque membri della sua famiglia, ha raccontato con voce ferma: “<em>Protestiamo perché vogliamo una vita dignitosa. Ci hanno chiamato traditori solo per aver chiesto pane e pace. Ma continueremo</em>”. Il 16 aprile, questo cittadino è stato interrogato e picchiato da decine di uomini armati in abiti civili in un centro di detenzione improvvisato. La sua colpa? Esporre pubblicamente il fallimento della leadership di Hamas nel proteggere la popolazione civile. Molti manifestanti, anche adolescenti e donne, sono stati etichettati come “<strong>collaborazionisti del Mossad</strong>” o <strong>agenti dell’intelligence dell’Autorità Palestinese</strong>. Le accuse, spesso infondate e strumentali, servono a giustificare una repressione politica che Amnesty definisce “<em>una violazione flagrante della libertà di espressione e dei diritti umani fondamentali</em>”. Un giovane attivista di Beit Lahia, arrestato e picchiato dopo il rifiuto di comparire a interrogatorio, ha dichiarato: “<em>Non si tratta più di Hamas o Fatah. Si tratta di sopravvivere. E noi vogliamo vivere</em>”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il complesso rapporto dei gazawi con Hamas</h2>



<p>A raccontare questa verità nella verità, anche i numeri. Secondo un sondaggio dell’Arab Barometer, realizzato in collaborazione con il Palestinian Center for Policy and Survey Research poco prima del 7 ottobre 2023, <strong>il 67% dei gazawi aveva poca o nessuna fiducia in Hamas</strong>, mentre il 72% lo considerava un governo corrotto. Solo il 24% avrebbe votato per il suo leader, <strong>Ismail Haniyeh</strong>. <strong>L’intervento militare israeliano ha temporaneamente rilanciato il consenso per Hamas</strong>: un sondaggio di maggio 2024 indicava che il 64% della popolazione approvava la gestione della guerra da parte del gruppo, e il 38% avrebbe votato per esso, contro il 24% per Fatah. </p>



<p>Tuttavia, con l’intensificarsi della devastazione, anche <strong>questo fragile supporto ha cominciato a sgretolarsi</strong>. Molti palestinesi ora accusano Hamas di anteporre la propria ideologia alla sopravvivenza della popolazione, sacrificandola sull’altare della lotta armata. Per la prima volta dal 7 ottobre, si sentono slogan che invocano un cambio di regime: “<em>Avete governato abbastanza. Lasciate spazio ad altri</em>”. <br><strong>Anche le donne hanno deciso di prendere parola</strong>. Una manifestante ha riferito che, dopo le minacce rivolte agli uomini, è stata organizzata una piccola protesta femminile: “<em>Era un messaggio chiaro: vogliamo proteggere i nostri figli. E dire basta</em>”. La disperazione si mescola alla rabbia. Una donna sfollata da Beit Lahia si è scagliata contro le dichiarazioni ciniche di Sami Abu Zuhri, noto esponente di Hamas, che aveva dichiarato: “Ricostruiremo le case e riprodurremo i martiri dieci volte”.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.arabbarometer.org/wp-content/uploads/Robbinschart1.png-1230x873.webp" alt=""/></figure>
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<p>Dal 2007, quando Hamas ha assunto il controllo della Striscia di Gaza, ha creato un proprio apparato di sicurezza con metodi brutali. Le <strong>proteste del 2019 </strong>furono già un banco di prova per la tolleranza del dissenso: arresti arbitrari, torture e repressione sistematica furono ampiamente documentati. Anche oggi, nel mezzo di una guerra devastante, Hamas continua a dare priorità al controllo interno, usando la paura come strumento di governo.<br>Un aspetto che emerge con forza è l’<strong>assenza di vie legali a esperire per i detenuti</strong>: interrogatori privi di qualsiasi base giuridica, pestaggi come routine punitiva, e l’uso sistematico della calunnia come arma politica. La repressione interna si inserisce in uno scenario apocalittico. Dal 2 marzo, Israele ha sigillato quasi completamente i confini, impedendo l’accesso agli aiuti vitali. Dopo 77 giorni, un parziale allentamento della chiusura non ha risolto la crisi. Milioni di persone sono intrappolate, senza acqua, cibo, cure mediche o sicurezza. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il futuro delle proteste</h2>



<p><strong>Il messaggio dei manifestanti è chiaro: non chiedono potere né vendetta, ma dignità e futuro</strong>. Le proteste che attraversano oggi Gaza potrebbero rappresentare uno snodo cruciale nella storia recente della Striscia: per la prima volta in anni, una parte significativa della popolazione osa sfidare apertamente l&#8217;autorità di Hamas, chiedendo non solo la fine della guerra, ma un cambiamento radicale della governance. Eppure, il futuro di questa mobilitazione resta appeso a un filo.</p>



<p>Almeno <strong>due ostacoli principali offuscano ogni orizzonte di transizione</strong>: da un lato, Israele continua a perseguire una <strong>strategia militare brutale</strong>, che ha già causato la morte di decine di migliaia di civili e che sembra ignorare deliberatamente la possibilità di distinguere tra Hamas e la popolazione palestinese. Bombardamenti indiscriminati, assedi prolungati e la distruzione sistematica delle infrastrutture civili hanno l’effetto paradossale di rafforzare le frange più radicali, rendendo più difficile per la popolazione immaginare alternative politiche reali.<br>Dall’altro lato, l’<strong>assenza di una leadership palestinese credibile</strong> e legittimata mina ogni possibile scenario post-Hamas. L’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), che teoricamente dovrebbe rappresentare l’alternativa istituzionale a Hamas, si trova oggi in una crisi profonda di legittimità e credibilità. Guidata da <strong>Mahmoud Abbas</strong>, ormai percepito da molti palestinesi come un leader distante e inamovibile (lo stesso che nel 2023 affermò che Adolf Hitler ordinò l&#8217;uccisione degli ebrei europei non a causa dell&#8217;antisemitismo, ma per il loro &#8220;ruolo sociale&#8221; come prestatori di denaro), è vista come inefficace, corrotta e sostanzialmente impotente di fronte alle dinamiche del conflitto. Non solo non esercita alcun controllo su Gaza, ma è del tutto <strong>assente dalla vita quotidiana dei suoi abitanti</strong>, incapace di offrire protezione, servizi o una visione politica convincente. La sua esistenza è spesso ridotta a una struttura amministrativa sotto tutela internazionale, più preoccupata di mantenere rapporti diplomatici che di rispondere ai bisogni del suo stesso popolo.</p>



<p>In questo contesto, la prospettiva di un governo post-Hamas affidato all’ANP appare tutt’altro che rassicurante per molti gazawi, che la considerano parte del problema, non della soluzione. Senza una rigenerazione politica e morale profonda, l’ANP difficilmente potrà colmare il vuoto che un eventuale crollo di Hamas lascerebbe dietro di sé. Per questo, le proteste rischiano di restare una scintilla senza combustibile, un grido che si spegne nel vuoto se non si avrà l’astuzia di &#8220;aiutare Hamas a fallire&#8221;.</p>



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