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	<title>gruppo Wagner Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Tue, 21 Apr 2026 22:45:16 +0000</lastBuildDate>
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	<title>gruppo Wagner Archives - InsideOver</title>
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		<title>Bamako sotto assedio: il Mali verso il Governo di Al Qaeda</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/bamako-sotto-assedio-il-mali-verso-il-governo-di-al-qaeda.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Nov 2025 05:50:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo Wagner]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1221" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2223121-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2223121-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2223121-1-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2223121-1-768x488.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2223121-1-1024x651.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I terroristi del gruppo islamista tengono sotto assedio la capitale maliana , Bamakoo, tagliando energia e viveri.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/bamako-sotto-assedio-il-mali-verso-il-governo-di-al-qaeda.html">Bamako sotto assedio: il Mali verso il Governo di Al Qaeda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Il terrorismo di <strong>Al Qaeda</strong> incombe di nuovo sull’Africa e questa volta potrebbe piantare la sua bandiera sulla mappa del <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/sahel-il-cuore-nero-del-qaedismo-e-dello-stato-islamico.html">Sahel</a>: il <strong>Mali</strong>. I miliziani dell’organizzazione islamista avanzano in direzione della capitale, Bamako, sognando di sedere nella stanza dei bottoni di un Paese sovrano per la prima volta nella storia del gruppo.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>La contesa del potere da parte dei terroristi è combattuta non solo con i mezzi convenzionali della guerra, overo le armi, ma scuotendo le fondamenta della fragile impalcatura economica puntando sulla r<strong>ottura della catena di approvvigionamento energetico</strong>. Siamo di fronte a una Siria 2.0? La diplomazia internazionale avrà la forza di contenere la minaccia jihadista?&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il blocco energetico come arma politica</h2>



<p>Ad avanzare tra le dune del Sahara sono gli uomini della milizia di <strong>Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM)</strong>, formazione nata nel 2017 e affiliata alla più celebre Al Quaeda, pronti a stringere in una morsa la capitale maliana tagliando ogni fornitura di viveri e carburante. Con la popolazione a stomaco vuoto e senza corrente elettrica, i terroristi sperano di far collassare l’economia locale per poi autoincensarsi come novella classe dirigente.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Una strategia cinica che, già da diversi giorni, ha dato prova di poter <strong>piegare le autorità locali:</strong> mezzi incendiati, autocisterne sequestrate e imboscate nel deserto hanno avuto luogo senza colpo ferire da parte dei drappelli militari che dovrebbero pattugliare il territorio. In tanti associano l’inerzia dell’esercito alle <strong>carenze di carburante</strong>, i cui approvvigionamenti sono sotto attacco da parte dei jihadisti, e il risultato è un assedio invisibile ma implacabile che sta paralizzando il Paese.</p>



<p>Non a caso, tra le strade di Bamako la crisi economica morde e fa male. Il prezzo della benzina è alle stelle, le file di automobilisti ai distributori sono sempre più chilometriche ogni giorno che passa mentre <strong>la giunta militare è costretta a chiudere le scuole e le centrali elettriche in ottica di risparmio energetico.</strong> In una situazione così emergenziale, il primo ministro <strong>Abdoulaye Maïga</strong> ha fatto sentire la sua voce, dalla quale però traspare un profondo sconforto:  “Anche se dovremo cercare carburante a piedi o con un cucchiaio, lo cercheremo”. Un’esternazione che, più che determinazione, è l’allarme spia di un Paese sulla strada dello schianto.        </p>



<h2 class="wp-block-heading">L’inefficacia della diplomazia</h2>



<p>La crisi drammatica che attanaglia il Mali non ha fatto capolino all’improvviso, ma affonda radici profonde da diverso tempo. Le prime avvisaglie sono emerse nel lontano 2012, quando <strong>lyad ag Ghali</strong> &#8211; in passato fervido sostenitore della secessione della regione dell’Azawad per poi sposare la causa di Al Qaeda &#8211; animò l’insurrezione a sfondo integralista nel tentativo di rovesciare l’esecutivo di Bamako e nel 2017 è stato tra i principali promotori del già citato cartello terroristico Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin. A pendere sulla testa di <strong>Ag Ghali</strong>, ad oggi, è un mandato di arresto della Corte penale internazionale ma finora nessuno è mai riuscito a consegnarlo alle autorità e tanto meno a contenere la sua opera di terrore nel Sahel.    </p>



<p>Preoccupati&nbsp; dalle minacce jihadiste, <strong>i militari hanno preso il potere nel 2020</strong> con l’obiettivo di stabilizzare il Paese africano e, nel mentre, hanno colto l&#8217;occasione per recidere ogni legame con Parigi, pretendendo lo sfratto dei soldati francesi dalle basi presenti da decenni. La giunta si è così rivolta ai <a href="https://it.insideover.com/politica/mali-il-potere-senza-limiti-di-assimi-goita-e-la-sfida-del-triangolo-sovranista-del-sahel.html">russi della Wagner</a> &#8211; sostituita poi dall’<a href="https://it.insideover.com/guerra/africa-corps-touareg-e-jihad-il-mali-del-post-wagner.html">Africa Corps </a>&#8211; ma per eterogenesi dei fini, il jihadismo ha attecchito più di prima: <strong>i mercenari di Mosca hanno condotto delle campagne di rappresaglia che avrebbero contato vittime anche tra i civili</strong>, spingendoli così a ripararsi sotto la bandiera dei terroristi.&nbsp;</p>



<p>A rendere la matassa ancora più aggrovigliata, c’è il mancato rinnovo dell&#8217;<a href="https://www.un.org/en/pdfs/EN-ML_150620_Accord-pour-la-paix-et-la-reconciliation-au-Mali_Issu-du-Processus-d'Alger.pdf">Accordo di Algeri</a> tra le controparti maliane e algerine. Il patto riguardava le garanzie di tutela della <strong>popolazione di etnia Tuareg</strong>, situata nel Nord del Paese, la quale dopo vari tentativi separatisti aveva ottenuto ampi margini di autonomia politica. Secondo Bamako, l’Algeria si sarebbe intromessa indebitamente nei suoi affari interni portando a fare del suddetto accordo carta straccia. Così facendo, però, <strong>il Mali perde un alleato prezioso nella lotta al radicalismo islamico</strong>, dal momento che i Tuareg sono sempre stati in prima linea per contrastare tale minaccia.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Uno scenario simile non può che fungere da spartiacque nella storia alla lotta contro il terrorismo. Per la prima volta, il mondo assisterebbe all’insediamento di un Governo espressione diretta di Al Qaeda, senza che questa abbia fatto principalmente uso di armi per una tale conquista, ma con uno strumento che è sempre più centrale nei giochi geopolitici: l’energia.</p>



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		<title>Addio anche al Senegal: la Francia chiude l’ultima base in Africa occidentale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/addio-anche-al-senegal-la-francia-chiude-lultima-base-in-africa-occidentale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 15:51:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Colonialismo]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo Wagner]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1008" height="551" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/Senegal-e1753372403858.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/Senegal-e1753372403858.jpg 1008w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/Senegal-e1753372403858-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/Senegal-e1753372403858-768x420.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/Senegal-e1753372403858-600x328.jpg 600w" sizes="(max-width: 1008px) 100vw, 1008px" /></p>
<p>Parigi restituisce l'ultima base a Dakar senza averne più nell'area occidentale africana, non rinunciando però a lavorare dietro le quinte.</p>
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<p>Fanfare, alzabandiere e un contorno di discorsi solenni per segnare la fine di una storia durata diversi decenni, quella tra la Francia e il Senegal. <strong>Parigi ha ufficialmente riconsegnato le chiavi delle basi militari a Dakar</strong>, facendo ritirare le sue truppe dallo Stato africano, sempre presenti anche dopo la decolonizzazione. Il disimpegno dei francesi fa capolino dopo l’elezione a presidente di <a href="https://it.insideover.com/politica/in-senegal-inizia-un-nuovo-corso.html"> <strong>Bassirou Diomaye Faye</strong></a>, simbolo di una primavera riformista e sovranista che ha indotto Parigi ad alzare bandiera bianca e a battere in ritirata. </p>



<p>La Francia di Emmanuel Macron vede così l’ultimo bastione nell’Africa occidentale cadere dal momento che nella regione non vanta più la presenza di nessun avamposto militare. Ciononostante, Dakar non avrebbe intenzione di tagliare del tutto i ponti con i suoi antichi colonizzatori.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le ambizioni del nuovo Governo</h2>



<p>Nel 2024, Faye ha assunto la guida del Paese nel quadro di una campagna elettorale spietatissima il cui epilogo avrebbe potuto essere una guerra civile. Tuttavia, è stato eletto senza eccessive prove di forza promettendo al suo popolo <strong>una lotta senza quartiere all’establishment locale e, soprattutto, transalpino</strong>.&nbsp; Il neopresidente ha da subito fatto intendere che sarebbe stato il Senegal a esportare i suoi minerali e a garantire l’approvvigionamento delle <a href="https://it.insideover.com/energia/la-corsa-al-gas-del-senegal-minaccia-i-pescatori-dellafrica-occidentale.html">fonti energetiche</a> senza l’intermediazione delle aziende francesi.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Faye aveva chiesto, inoltre, che <strong>i 350 soldati d’oltralpe presenti sul territorio </strong>facessero ritorno in patria entro quest’anno perché “il Senegal è un paese indipendente, un paese sovrano e la sovranità non accetta la presenza di basi militari in un Paese sovrano”. Oggi come oggi l’obiettivo della nuova amministrazione parrebbe raggiunto ma attenzione, perché Parigi continuerà a giocare la sua partita sebbene più di soppiatto.  </p>



<p>Il generale Pascal Ianni &#8211; comandante delle truppe francesi in Senegal &#8211; ha detto alla stampa che il passaggio di controllo militare è da interpretarsi come una nuova forma di partenariato tra le due nazioni. La chiave di lettura per comprendere le parole del generale è <strong>il contrasto al terrorismo jihadista</strong> che richiede l’assistenza di Parigi nella formazione dei soldati locali, nonché la condivisione di risorse e informazioni d’intelligence.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il disimpegno francese e l’ombra del Cremlino</h2>



<p>Il Senegal e la sua lotta per la sovranità non sono un caso isolato: dal Sahel alla Costa d’Avorio, passando per il Ciad, <strong>Parigi ha dovuto arretrare in un continente sempre più restio a rimanere sotto il suo ombrello</strong>. L’idea stessa di <em><a href="https://it.insideover.com/politica/schiaffi-nostalgia-e-compagnia-wagner-dalla-francafrique-alla-russiafrique.html">Françafrique</a></em> &#8211; espressione coniata per identificare le ex colonie francesi legate da un filo diplomatico ed economico all’Eliseo &#8211; sembra si stia deteriorando molto in fretta e non pochi analisti sono già pronti ad archiviarla come come un’esperienza storica dal sapore passato.</p>



<p>In questa nuova geografia del potere, <strong>Mosca si muove con passo deciso</strong>. Mentre la Francia perde terreno, la Russia si propone come alternativa, offrendo non solo supporto militare – tramite forze regolari o gruppi paramilitari come la <a href="https://it.insideover.com/politica/ciad-e-senegal-basta-basi-militari-francesi-meglio-i-russi-della-wagner.html#google_vignette">Brigata Wagner</a> – ma anche investimenti in infrastrutture, energia e miniere. </p>



<p>Il Senegal, a differenza altre nazioni sorelle <strong>come il Burkina Faso, il Niger e il Mali</strong>, ha scelto la strada del dialogo con la Francia senza disfare del tutto la tela della storia che, volenti o nolenti, hanno tessuto insieme per quasi due secoli. Dakar vuole uscire dal cono d’ombra del passato coloniale ma per farlo non vuole privarsi aprioristicamente della collaborazione con qualsiasi potenziale partner in un’arena geopolitica sempre più affollata da gladiatori pronti a sfidarsi per un loro posto nell’era post-Globalizzazione.    </p>



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		<title>Ciad e Senegal: basta basi militari francesi, meglio i russi della Wagner</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ciad-e-senegal-basta-basi-militari-francesi-meglio-i-russi-della-wagner.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Dec 2024 13:41:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Colonialismo]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo Wagner]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10079687.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10079687.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10079687-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10079687-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10079687-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ciad e Senegal hanno chiesto a Parigi di ritirare le sue basi militari e guardano a nuove partnerships strategiche e commerciali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ciad-e-senegal-basta-basi-militari-francesi-meglio-i-russi-della-wagner.html">Ciad e Senegal: basta basi militari francesi, meglio i russi della Wagner</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10079687.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10079687.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10079687-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10079687-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10079687-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“Senza la Francia, il mondo sarebbe solo”, recita un aforisma attribuito all’immenso  Victor Hugo. Ma oggigiorno qualche nazione africana reclama un po&#8217; più di solitudine e meno <em>grandeur </em>alla francese.  Il <strong>Ciad</strong> &#8211; stato dell’Africa centrale &#8211; ha deciso di interrompere ogni rapporto di collaborazione con Parigi in materia di <strong>difesa e sicurezza militare</strong>, come annunciato dal ministro degli Esteri, <strong>Abderaman Koulamallah</strong>: “Dopo 66 anni dall&#8217;indipendenza della Repubblica del Ciad, è giunto il momento per il Ciad di affermare la sua piena sovranità e di ridefinire le sue partnership strategiche in base alle priorità nazionali”. Tale dichiarazione è giunta qualche ora dopo la conclusione della visita istituzionale nel Paese del ministro transalpino <strong>Jean-Noël Barrot</strong>, con il quale Koulamallah ha avuto un incontro bilaterale che, secondo quanto riportato da <em><a href="https://www.lemonde.fr/en/international/article/2024/11/29/chad-breaks-off-defense-agreement-with-france-a-slap-in-the-face-for-paris_6734559_4.html">Le Monde</a></em>, sarebbe stato molto cordiale. In contatto telefonico con il celebre quotidiano parigino, il ministro ciadiano ha riferito che la decisione di pronunciare tali parole di scontro con l’ex potenza coloniale è stata assunta in occasione del 66esimo anniversario della proclamazione della nascita della repubblica subsahariana. </p>



<p>Un dubbio, però, sorge spontaneo? Il governo di Michel Bernier e l’Eliseo sono stati informati  della suddetta decisione o l’hanno appresa solo dalla stampa? Difficilo dirlo, anche perché da nessuna delle parti in causa è giunto un qualche indizio che lasci pensare che ci sia stata “un’intesa” e in tanti credono che nei palazzi di Parigi le eminenze grigie abbiano storto il naso. Attenzione, però, che un’altra notizia poco rassicurante è giunta nelle stesse ore. <strong>Bassirou Diomaye Faye</strong>, presidente del <strong>Senegal</strong>, ha annunciato che <strong>la sua terra non è più disposta a ospitare basi militari francesi</strong> e che l’Eliseo farebbe bene a pensare di ritirare i suoi soldati e operatori militari. Diomaye Faye fa appello alla sovranità, al patriottismo e al senso di appartenenza a una comunità nazionale che non tollera ingerenze straniere: &#8220;Il Senegal è un Paese indipendente; è un Paese sovrano e la sovranità non accetta la presenza di basi militari in un Paese sovrano&#8221;. </p>



<p>Le parole di Diomaye Faye sono forti del sostegno popolare incassato con le elezioni legislative tenutesi a novembre, che hanno certificato un plebiscito per il suo partito Pastef (<em>Patriotes Africains du Sénégal pour le Travail, l’Éthique et la Fraternité</em>), il quale ambisce ad attuare delle riforme che riportino il controllo di buona parte delle <strong>risorse naturali sotto il controllo del Governo senegalese</strong>, dopo che l’ex presidente Macky Sall, aveva stretto degli accordi commerciali che concedevano all’Occidente, Francia <em>in primis</em>, l’accesso ai preziosi asset del Paese. </p>



<p>Per stemperare la tensione, i governi di Ciad e Senegal si sono apprestati a rassicurare gli animi dei francesi, affermando che l’intenzione di attuare una politica di difesa e sicurezza autonoma non comporta l’interruzione di qualsivoglia relazione con Parigi. Indubbiamente, la <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/francafrique-africa-della-francia.html">Françafrique</a> &#8211;  denominazione con cui si identificano le ex colonie africane appartenenti un tempo alla Francia e con la quale vantano ancora oggi dei legami economici e diplomatici &#8211; sembra andare verso uno sgretolamento sempre più rapido dato che prima già<strong> il Burkina Faso, il Mali e il Niger</strong> avevano sferrato un duro colpo a Parigi costringendola a chiudere le sue basi militari. La tentazione di questi Paesi è di affrancarsi dall’<strong>ingombrante retaggio francese</strong> che ancora oggi ha il suo peso &#8211; vedasi la moneta <a href="https://it.insideover.com/politica/la-francafrique-oltre-il-franco-cfa-parigi-resta-al-comando.html">Eco</a>, ex <strong>Franco CFA</strong> &#8211; al punto da impedire la piena crescita e sviluppo e di guardare a Est del globo, ovvero all’Orso russo. </p>



<p>La presenza nel continente dei soldati dell’organizzazione paramilitare <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/africa-e-gruppo-wagner-a-un-anno-dalla-morte-di-prigozhin-i-mercenari-russi-sempre-piu-attivi.html">Wagner</a> </strong>ha rappresentato e rappresenta un riferimento affidabile per rimpinguare i contingenti locali e dare la spallata ai francesi, come nel caso del Mali. Di conseguenza, la Russia ha le carte in tavola per presentarsi come <strong>nuovo ed emergente partner militare,</strong> ma allo stesso tempo anche come alleato commerciale pronto a effettuare cospicui <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-russia-sfida-la-francia-per-linfluenza-sul-senegal-e-sulle-sue-ricchezze.html">investimenti in infrastrutture, nel settore petrolifero e minerario</a></strong> mediante una comunicazione social e informatica che mira a dipingerla come liberatrice dal giogo transalpino. </p>



<p>Non c’è da stupirsi, in realtà, se l’Africa oggi guarda a nuovi orizzonti politici e partnership alternative data <strong>la crisi dell’egemonia occidentale</strong> che è in essere da tempo e con l’affermarsi sul palcoscenico geopolitico dei <strong>Brics</strong> che, non a caso, da quest’anno annoverano anche due nazioni africane, seppur non francofone, quali l’Egitto e l’Etiopia. Vedremo quali saranno le reazioni e le contromosse di Parigi e del presidente Emmanuel Macron, il quale si ritrova una bella matassa da dipanare, oltre a quella del fragile governo Barnier.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ciad-e-senegal-basta-basi-militari-francesi-meglio-i-russi-della-wagner.html">Ciad e Senegal: basta basi militari francesi, meglio i russi della Wagner</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Sahel, la rivolta contro l&#8217;Occidente che piace tanto alla Russia</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/sahel-la-rivolta-contro-loccidente-che-piace-tanto-alla-russia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Sep 2024 15:10:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo Wagner]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024090811005769_b9aa29ee549060a004d6e1e2295346b9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024090811005769_b9aa29ee549060a004d6e1e2295346b9.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024090811005769_b9aa29ee549060a004d6e1e2295346b9-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024090811005769_b9aa29ee549060a004d6e1e2295346b9-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024090811005769_b9aa29ee549060a004d6e1e2295346b9-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024090811005769_b9aa29ee549060a004d6e1e2295346b9-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024090811005769_b9aa29ee549060a004d6e1e2295346b9-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel Sahel gli equilibri stanno cambiando e a beneficiarne è la Russia. Per l'Occidente potrebbe diventare presto un problema.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024090811005769_b9aa29ee549060a004d6e1e2295346b9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024090811005769_b9aa29ee549060a004d6e1e2295346b9.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024090811005769_b9aa29ee549060a004d6e1e2295346b9-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024090811005769_b9aa29ee549060a004d6e1e2295346b9-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024090811005769_b9aa29ee549060a004d6e1e2295346b9-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024090811005769_b9aa29ee549060a004d6e1e2295346b9-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_2024090811005769_b9aa29ee549060a004d6e1e2295346b9-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La vecchia guardia europea nella problematica area del Sahel è ormai un lontano ricordo. Per prima è caduta la Francia, ex madrepatria coloniale, dopo che il <strong>Niger </strong>ha deciso di rompere i rapporti una volta per tutte. Poi è arrivato il turno degli americani, spinti ad abbandonare il territorio dalle pressioni nigerine e dalla “innocua” avanzata russa, più apprezzata dalla neo-confederazione <strong>dell’Alleanza del Sahel</strong>. E infine, è toccato ai soldati tedeschi della Missione MINUSMA levare le tende dal suolo del Mali, con un ritiro parziale iniziato nel 2023 che prevede il totale rientro delle truppe a fine 2024. L’unico baluardo occidentale siamo proprio noi, l’Italia, che tuttavia teniamo sul campo solo 350 soldati nel Niger &#8211; circa un decimo di quelle francesi &#8211; e circa 250 nel Mali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La controversa guerra al neocolonialismo</strong></h2>



<p>La <strong>battaglia al</strong> <strong>neocolonialismo</strong> dell’Alleanza nasce dalle esigenze degli Stati del Niger, Mali e Burkina Faso di lasciarsi alle spalle una volta per tutte l’invasiva presenza dell’Occidente. Il particolare accanimento nei confronti della Francia è dovuto da diverse ragioni, come ad esempio <strong>l’Operazione Barkhane</strong>, criticata per non aver contrastato in maniera efficace le <strong>minacce</strong> <strong>terroristiche</strong> e per aver causato la <strong>morte di diversi civili</strong>. Da qui la <strong>reazione a catena</strong>, grazie anche all’ingresso soft della Russia, che ha dato il colpo di grazia.</p>



<p>Tuttavia, questa crociata anticolonialista potrebbe presto schiantarsi contro le promesse di Mosca. La decisione di affidarsi ai russi è forse dovuta a un approccio condotto dal Cremlino forse più in punta di piedi, promettendo un <strong>rafforzamento diretto ai regimi </strong>dei Paesi come forza esterna, <strong>senza alcuna intromissione</strong>. Il leader del Mali, il colonnello <strong>Assimi Goïta</strong>, ha definito la Russia “un alleato sincero”. Sincero o meno, la minaccia terroristica è ancora presente, e forse più determinata di prima.</p>



<p>Le forze regolari del Mali affiancate dai combattenti dell’<strong>Africa</strong> <strong>Corps</strong>, ex <strong>Wagner</strong>, si sono impegnate nelle operazioni contro le <strong>milizie</strong> <strong>qaediste</strong> <strong>del Gruppo di sostegno all’Islam</strong> e ai <strong>ribelli Touraeg</strong> nella regione del Kidal, non lontana dal confine algerino. L’esito dello scorso 28 luglio è stato tragico: dopo un’imboscata nei pressi del villaggio di Tinzawaten, maliani e russi sono stati costretti a ritirarsi. Un comandante dell’ex Gruppo Wagner ha dichiarato <strong>la perdita di oltre 80 combattenti russi e 47 soldati maliani</strong>, una strage senza precedenti in questa parte del Paese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo dell&#8217;Italia</h2>



<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Così come per gli altri Stati europei prima del loro ripiego, anche <strong>l’Italia sta concentrando le sue forze nel Niger</strong>, in particolare nei pressi dell’aeroporto internazionale di Niamey.Visto l’inasprimento da parte della giunta militare, il Mali non è più un’opzione. Il Niger, almeno per ora, garantirebbe una maggiore stabilità diplomatica: a sancirlo è la <strong>Missione Bilaterale di Supporto</strong>, MISIN, che vede l’impegno di militari italiani nell’addestramento delle forze locali e il supporto logistico nell’area. C’è poi la priorità di contrastare <strong>l’immigrazione irregolare</strong> verso l’Europa, in cui vede il Niger come uno snodo fondamentale per la rotta verso la Libia.</p>



<p>La presenza meno invasiva e più collaborativa italiana, tuttavia, non è mai al sicuro. L’instabilità degli Stati golpisti, Niger compreso, e la sopracitata alleanza russa, basterebbero per <strong>cambiare le dinamiche interne</strong> e rispedire il contingente sull’aereo dei ritirati. Con una rilevanza già di poco conto rispetto all’affiancamento europeo, una possibile rottura diplomatica confermerebbe<strong> il totale abbandono geopolitico del Sahel nelle mani dei russi</strong>.</p>



<p><strong>Il terrorismo si è risvegliato</strong>, Solingen e La Grande Motte sono solo piccoli esempi. Lo Stato italiano deve impegnarsi per mantenere l’equilibrio in Niger, affinché ci possa essere anche un occhio europeista a sorvegliare la situazione.</p>
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		<title>Africa e Gruppo Wagner: a un anno dalla morte di Prigozhin, i mercenari russi sempre più attivi</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/africa-e-gruppo-wagner-a-un-anno-dalla-morte-di-prigozhin-i-mercenari-russi-sempre-piu-attivi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Aug 2024 14:27:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo Wagner]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1263" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240826140624894_cf30a6c86e58b5e738e0816365dc3428.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240826140624894_cf30a6c86e58b5e738e0816365dc3428.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240826140624894_cf30a6c86e58b5e738e0816365dc3428-600x395.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240826140624894_cf30a6c86e58b5e738e0816365dc3428-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240826140624894_cf30a6c86e58b5e738e0816365dc3428-1024x674.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240826140624894_cf30a6c86e58b5e738e0816365dc3428-768x505.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240826140624894_cf30a6c86e58b5e738e0816365dc3428-1536x1010.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo la morte sospetta del leader del gruppo Wagner, Yevgeny Prigozhin, avvenuta il 23 agosto 2023 in un incidente aereo, l&#8217;attività mercenaria russa in Africa ha subito trasformazioni significative. Questo evento ha segnato un momento di svolta, spingendo Mosca a riorganizzare le proprie operazioni militari e a cercare un maggiore controllo sulle attività mercenarie sul &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/africa-e-gruppo-wagner-a-un-anno-dalla-morte-di-prigozhin-i-mercenari-russi-sempre-piu-attivi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1263" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240826140624894_cf30a6c86e58b5e738e0816365dc3428.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240826140624894_cf30a6c86e58b5e738e0816365dc3428.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240826140624894_cf30a6c86e58b5e738e0816365dc3428-600x395.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240826140624894_cf30a6c86e58b5e738e0816365dc3428-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240826140624894_cf30a6c86e58b5e738e0816365dc3428-1024x674.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240826140624894_cf30a6c86e58b5e738e0816365dc3428-768x505.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240826140624894_cf30a6c86e58b5e738e0816365dc3428-1536x1010.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p></p>



<p>Dopo la morte sospetta del leader del <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/mark-galeotti-vi-racconto-chi-era-davvero-prigozhin.html">gruppo Wagner, Yevgeny Prigozhin, </a></strong>avvenuta il 23 agosto 2023 in un incidente aereo, l&#8217;attività mercenaria russa in Africa ha subito trasformazioni significative. Questo evento ha segnato un momento di svolta, spingendo Mosca a riorganizzare le proprie operazioni militari e a cercare un maggiore controllo sulle attività mercenarie sul continente africano. Secondo numerosi <strong>esperti provenienti dall&#8217;ACLED (Armed Conflict Location &amp; Event Data Project) la morte di Prigozhin </strong>ha offerto alla Russia l&#8217;opportunità di intensificare la propria presenza militare e ristrutturare le operazioni mercenarie in Africa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;eredità del Gruppo Wagner</h2>



<p>Dopo la scomparsa di Prigozhin, il Gruppo Wagner, già attivo in varie regioni africane, ha visto un aumento delle sue attività violente. <strong>I dati dell&#8217;ACLED evidenziano che nel quarto trimestre del 2023, le attività legate ai mercenari russi </strong>in Africa sono raddoppiate rispetto al trimestre precedente. Questo incremento è stato evidente<strong> anche nei primi due trimestri del 2024,</strong> con un numero maggiore di eventi di violenza politica legati ai mercenari russi rispetto ai periodi in cui Prigozhin era ancora in vita.</p>



<p>Mentre alcuni osservatori si aspettavano la <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/serpenti-zombie-orsi-e-topi-i-cartoons-della-wagner-in-africa.html">dissoluzione del Gruppo Wagner </a></strong>o il suo assorbimento nelle forze armate russe, Mosca ha adottato un approccio diverso in Africa. È emerso il termine &#8220;Africa Corps&#8221; per indicare le operazioni mercenarie russe nel continente, anche se in molte regioni, tra cui la capitale della Repubblica Centrafricana, Bangui, i mercenari sono ancora comunemente identificati come appartenenti al Gruppo Wagner. La Russia ha preferito frammentare il potere precedentemente centralizzato sotto il Gruppo Wagner, per evitare che una singola organizzazione potesse accumulare troppa influenza e rappresentare una minaccia, come era accaduto con Prigozhin.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cambiamenti strutturali e operativi</h2>



<p>Dopo la morte di Prigozhin, sono emersi nuovi contratti per combattenti in un contesto paramilitare rinnovato, con una dispersione di contratti tra varie piccole compagnie militari private (PMC) nella regione. Il nuovo Africa Corps rappresenta una diretta estensione del ministero della Difesa russo, con Mosca che ha riconosciuto apertamente il suo finanziamento. Questo segna un cambiamento rispetto al passato, quando il gruppo Wagner fungeva da intermediario per creare una <strong>distanza ufficiale tra la Russia e le sue operazioni militari in Africa.</strong></p>



<p>Insomma l&#8217;Africa Corps è una continuazione diretta delle attività del Gruppo Wagner in Africa, con un focus maggiore su operazioni di sicurezza e militari. A differenza del periodo sotto <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/il-lutto-il-cimitero-e-lassenza-di-putin-tutte-le-ombre-sulla-fine-di-prigozhin.html">Prigozhin, </a></strong>quando Wagner era coinvolto in una vasta gamma di attività commerciali, tra cui lo sfruttamento di miniere d&#8217;oro e legname, l&#8217;Africa Corps sembra concentrarsi maggiormente sulle operazioni militari e sulla fornitura di servizi di sicurezza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La situazione sul campo: il caso del Mali</h2>



<p>Nel Mali, dove l&#8217;attività mercenaria russa è particolarmente intensa, le operazioni sono continuate senza interruzioni significative dopo la morte di Prigozhin. Le <strong><a href="https://it.insideover.com/terrorismo/ce-la-francia-dietro-i-ribelli-islamisti-del-mali-le-indiscrezioni-dicono-che.html">forze armate maliane (FAMa) </a></strong>e i mercenari russi hanno intensificato le loro offensive, specialmente contro i gruppi di insorti nel Nord del paese. Le tattiche utilizzate includono violenze brutali contro i civili, senza fare distinzione tra combattenti e non combattenti. Questo approccio ha alimentato tensioni politiche regionali, con accuse reciproche tra il Mali e l&#8217;Algeria riguardo al supporto a gruppi ribelli e alleati.</p>



<p>Secondo i dati dell&#8217;ACLED, la violenza che coinvolge i mercenari russi in Mali è aumentata dell&#8217;81% rispetto all&#8217;anno precedente alla morte di Prigozhin, e si è registrato un incremento del 65% dei decessi. L&#8217;uso di droni per attacchi esplosivi è diventato una pratica comune, utilizzata sia dai mercenari di Wagner sia dai gruppi jihadisti affiliati ad Al-Qaeda, come il Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Implicazioni politiche e proiezioni future</h2>



<p>Oltre al Mali, le operazioni russe si sono estese ad altri Paesi africani, inclusi la <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/sahel-gabon-e-colpi-di-stato-viaggio-nellinstabilita-africana.html">Repubblica Centrafricana, il Burkina Faso e il Niger</a></strong>. In questi ultimi, la presenza russa si limita principalmente a fornire servizi di formazione e sicurezza, senza ancora un coinvolgimento diretto in azioni di violenza politica.</p>



<p>Gli esperti prevedono che l&#8217;influenza del gruppo Wagner/Africa Corps continuerà a crescere, specialmente in regioni instabili come il Sahel, dove la sicurezza è fortemente deteriorata. La presenza russa è vista come un baluardo contro i gruppi jihadisti, offrendo supporto ai regimi locali minacciati. Tuttavia, questa strategia ha anche contribuito a creare instabilità, provocando sfollamenti di massa e alimentando un clima di terrore tra la popolazione civile.</p>



<p>In sintesi, nonostante la morte di Yevgeny Prigozhin e la trasformazione del gruppo Wagner in Africa Corps, l&#8217;attività mercenaria russa non solo è sopravvissuta ma è anche cresciuta in intensità e portata. Questa evoluzione sottolinea la continua rilevanza della presenza russa in Africa, sia come forza militare che come attore politico, modellando dinamiche di potere e influenzando il futuro del continente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/africa-e-gruppo-wagner-a-un-anno-dalla-morte-di-prigozhin-i-mercenari-russi-sempre-piu-attivi.html">Africa e Gruppo Wagner: a un anno dalla morte di Prigozhin, i mercenari russi sempre più attivi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Mali, Sudan&#8230; La guerra tra Russia e Ucraina ora si combatte anche in Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/mali-sudan-la-guerra-tra-russia-e-ucraina-ora-si-combatte-anche-in-africa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jul 2024 10:32:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Forze Speciali]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo Wagner]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1298" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240730121943401_5381b901b32f16b4eba27774fe88ea49.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mali" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240730121943401_5381b901b32f16b4eba27774fe88ea49.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240730121943401_5381b901b32f16b4eba27774fe88ea49-600x406.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240730121943401_5381b901b32f16b4eba27774fe88ea49-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240730121943401_5381b901b32f16b4eba27774fe88ea49-1024x692.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240730121943401_5381b901b32f16b4eba27774fe88ea49-768x519.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240730121943401_5381b901b32f16b4eba27774fe88ea49-1536x1038.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Anche in Mali sono in azione forze speciali ucraine per contrastare l'attività dei contractor russi del Gruppo Wagner</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/mali-sudan-la-guerra-tra-russia-e-ucraina-ora-si-combatte-anche-in-africa.html">Mali, Sudan&#8230; La guerra tra Russia e Ucraina ora si combatte anche in Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1298" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240730121943401_5381b901b32f16b4eba27774fe88ea49.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mali" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240730121943401_5381b901b32f16b4eba27774fe88ea49.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240730121943401_5381b901b32f16b4eba27774fe88ea49-600x406.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240730121943401_5381b901b32f16b4eba27774fe88ea49-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240730121943401_5381b901b32f16b4eba27774fe88ea49-1024x692.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240730121943401_5381b901b32f16b4eba27774fe88ea49-768x519.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240730121943401_5381b901b32f16b4eba27774fe88ea49-1536x1038.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lunedì 29 luglio, il <em><a href="https://www.kyivpost.com/post/36557">Kyiv Post</a></em> ha pubblicato una foto che mostrava ribelli Tuareg in posa con una bandiera ucraina dopo un violento combattimento con le forze di sicurezza del <strong>Mali </strong>supportate da un nutrito gruppo di miliziani russi del <strong>Gruppo Wagner</strong>, ora noto come Africa Corps dopo aver inglobato <a href="https://it.insideover.com/difesa/non-solo-wagner-luniverso-dei-contractors-russi-nel-mondo.html">tutte le PMC</a> (<em>Private Military Company</em>) russe presenti in <strong>Africa</strong>. </p>



<p>La fotografia è stata ottenuta, come riporta il quotidiano, da fonti della difesa ucraina, e <strong>Andriy Yusov</strong>, rappresentante della Direzione principale dell&#8217;intelligence di Kiev, ha dichiarato che “i ribelli hanno ricevuto le informazioni necessarie che hanno consentito un&#8217;operazione militare di successo contro i criminali di guerra russi”, aggiungendo &#8220;non discuteremo i dettagli al momento, ma ce ne saranno altri in arrivo”. L&#8217;immagine sembra quindi dimostrare il sostegno delle forze speciali ucraine ai Tuareg, che combattono per la propria indipendenza, anche perché tra i combattenti in posa si possono notare figure dal volto censurato ma dall&#8217;aspetto molto poco “locale”, che suggeriscono più di un semplice passaggio di informazioni come sostiene Yusov.</p>



<p>Ricordiamo che i <em>contractor</em> russi sono presenti in Mali da tempo, dietro richiesta ufficiale del governo golpista locale, che ha estromesso le truppe francesi ed europee che erano presenti per cercare di contrastare l&#8217;attività degli insorgenti appartenenti al radicalismo islamico. Dalle prime notizie trapelate sappiamo che i miliziani russi, insieme ai soldati locali, erano in attività di pattuglia <strong>lungo il confine algerino</strong> per cercare di eliminare il contrabbando di armi che sostiene l&#8217;attività dei Tuareg e delle milizie islamiche quando sono caduti in un&#8217;imboscata che, a quanto risulta, ne ha decimato le forze.</p>



<p>Il durissimo scontro a fuoco si è svolto nei pressi del villaggio di Tinzaouatene giovedì 25 e venerdì 26 luglio, e secondo quanto riportato da fonti ucraine ci sarebbero <strong>almeno 20 morti</strong> tra i miliziani della Wagner, mentre altri sono stati catturati. Altre fonti riferiscono che le vittime russe sarebbero di più, circa 80, ma le informazioni sono troppo frammentarie e soprattutto inquinate dalla propaganda per avere un conteggio preciso delle perdite. Quello che però possiamo sapere con certezza è che il combattimento è stato una vera e propria disfatta per le truppe regolari supportate dai russi: dalle immagini che ci sono giunte si possono osservare diversi mezzi di fabbricazione russa distrutti, tra cui almeno un elicottero tipo <strong>Mil Mi-24 “Hind”</strong>. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="zxx" dir="ltr"><a href="https://t.co/OvUJrU5IXF">https://t.co/OvUJrU5IXF</a> <a href="https://t.co/RwN1S9mzjU">pic.twitter.com/RwN1S9mzjU</a></p>&mdash; Baye Ag Mahmoud (@BayeAg1) <a href="https://twitter.com/BayeAg1/status/1816906560251265195?ref_src=twsrc%5Etfw">July 26, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Come pronosticato, il conflitto tra Russia e Ucraina non si sta quindi limitando alle sconfinate distese del Paese europeo, ma si sta diffondendo laddove è presente personale militare e paramilitare russo. Più o meno tra agosto e settembre del 2023, infatti, sono emersi filmati provenienti dal <strong>Sudan </strong>(alle prese con una lotta intestina) in cui l&#8217;esercito regolare ha colpito i ribelli (sostenuti da Mosca) utilizzando droni di provenienza ucraina in almeno 8 attacchi distinti. Qualche settimana dopo, a novembre e sempre in Sudan, <a href="https://it.insideover.com/guerra/tentativo-ucraino-di-logorare-la-russia-cosi-allarga-il-fronte-di-guerra-fino-al-sudan.html">abbiamo assistito</a> a uno scontro tra <strong>forze speciali ucraine</strong> e operatori del Gruppo Wagner a Omdurman, cittadina situata a Nord di Khartoum. A febbraio di quest&#8217;anno, un video diffuso dalla stampa ucraina mostrava presumibilmente le forze speciali ucraine che interrogavano miliziani russi catturati in Sudan, in cui i prigionieri ammettevano che il loro compito era quello di rovesciare il governo locale.</p>



<p>Possiamo quindi affermare che quanto visto in Sudan nell&#8217;arco di 5 mesi, è stato un <strong>laboratorio </strong>per l&#8217;allargamento del contrasto alla Russia oltre i confini dell&#8217;Ucraina in guerra. Da queste colonne, a novembre del 2023, avevamo previsto la possibilità che Forze Speciali ucraine potessero operare in un contesto diverso da quello sudanese, se pur con tutte le difficoltà del caso, ed effettivamente, ancora prima di quanto accaduto in Mali la scorsa settimana, è quello che è accaduto: a giugno di quest&#8217;anno sempre il <em>Kyiv Post </em>ha ottenuto un video esclusivo che mostrava personale militare ucraino che operava coi ribelli siriani per colpire i contractor russi in <strong>Siria</strong>. </p>



<p>Il fine di queste azioni, che si stanno diffondendo nei Paesi dove operano le PMC russe è chiaro: <strong>indebolire </strong>le capacità militari dei miliziani a contratto, costringendo i russi a impegnarli di più in quei fronti e così sottraendoli al conflitto in Ucraina, e allo stesso tempo <strong>minare la fiducia</strong> dei governi/ribelli locali che si sono affidati alle compagnie di sicurezza di Mosca, con la speranza che possano venire estromesse com&#8217;è stato fatto coi francesi. </p>



<p>In effetti questa campagna può essere vincente: alcuni governi che si sono affidati alle milizie russe si lamentano degli scarsi risultati conseguiti, esattamente come avveniva quando erano presenti le forze occidentali, e non è da escludere che possano voltare la faccia a Mosca se non otterranno almeno un cospicuo invio di armamenti. I governi africani, infatti, proprio perché golpisti, devono <strong>rispondere alle <em>élite</em></strong> locali che ricercano stabilità e sicurezza per prosperare, quindi qualora queste vengano meno esse faranno pressioni per ottenerle in qualsiasi modo.</p>



<p>Le azioni ucraine in Africa, anche se non confermate, sono quindi un importante strumento per <strong>logorare le posizioni strategiche</strong> della Russia (che da quei Paesi ottiene importanti concessioni minerarie, ad esempio) e rappresentano un tipo di contrasto di alto valore per la propria <strong>natura asimmetrica</strong>, da sempre molto difficile da sconfiggere da parte delle forze regolari/nazionali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/mali-sudan-la-guerra-tra-russia-e-ucraina-ora-si-combatte-anche-in-africa.html">Mali, Sudan&#8230; La guerra tra Russia e Ucraina ora si combatte anche in Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Lo strano destino del generale Haftar, che da grande voleva diventare il nuovo Gheddafi</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-fallimento-di-haftar.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 May 2024 13:48:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo Wagner]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1259" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240530154238792_18001e9e18b0f1c4f972b6b62a9ebb6f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Haftar" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240530154238792_18001e9e18b0f1c4f972b6b62a9ebb6f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240530154238792_18001e9e18b0f1c4f972b6b62a9ebb6f-600x393.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240530154238792_18001e9e18b0f1c4f972b6b62a9ebb6f-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240530154238792_18001e9e18b0f1c4f972b6b62a9ebb6f-1024x671.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240530154238792_18001e9e18b0f1c4f972b6b62a9ebb6f-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240530154238792_18001e9e18b0f1c4f972b6b62a9ebb6f-1536x1007.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A distanza di dieci anni dal lancio dell'operazione Dignità da parte di Haftar, ecco cosa rimane delle sue ambizioni e della Libia.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1259" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240530154238792_18001e9e18b0f1c4f972b6b62a9ebb6f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Haftar" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240530154238792_18001e9e18b0f1c4f972b6b62a9ebb6f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240530154238792_18001e9e18b0f1c4f972b6b62a9ebb6f-600x393.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240530154238792_18001e9e18b0f1c4f972b6b62a9ebb6f-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240530154238792_18001e9e18b0f1c4f972b6b62a9ebb6f-1024x671.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240530154238792_18001e9e18b0f1c4f972b6b62a9ebb6f-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240530154238792_18001e9e18b0f1c4f972b6b62a9ebb6f-1536x1007.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Oggi il generale passa le giornate all&#8217;interno del suo quartier generale di<strong> Al Rajma</strong>, non lontano da <strong>Bengasi</strong>. Qui, nel perimetro di una vecchia base militare, ha allestito i suoi uffici, la sua residenza e il suo fortino dove riceve, spesso con protocolli riecheggianti visite di Stato, gli ospiti stranieri. <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">Haftar</a> ha eletto questo posto come sede delle sue attività e del suo micro cosmo politico e militare, perno di tutte le vicende che riguardano la Libia orientale. </p>



<p>Ma probabilmente non erano questi i progetti pianificati dal generale dieci anni fa quando, non troppo a sorpresa, lanciò la cosiddetta <strong>Operazione Dignità</strong> nella Cirenaica. Un&#8217;azione presentata dallo stesso Haftar come di <strong>liberazione</strong>, volta a estirpare dalla stessa Bengasi e dalle altre grandi città dell&#8217;Est libico la presenza delle <strong>cellule islamiste</strong>. Un intento quest&#8217;ultimo riuscito, ma il generale voleva altro. Voleva, in particolare, emulare il suo vecchio amico poi diventato arci nemico: come <strong>Gheddafi</strong>, Haftar per lungo tempo ha sognato di soggiornare <em>sine die</em> a Tripoli e da lì comandare l&#8217;intero Paese. E, da questo punto di vista, si può dire che l&#8217;operazione è stata un <strong>fallimento</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I tentativi falliti di unificare la Libia</h2>



<p>Per più di venti anni il generale ha avuto un<strong> conto in sospeso con Gheddafi</strong>. Dopo essere stato il consigliere militare di sua fiducia, la sconfitta maturata a inizio anni Novanta dall&#8217;esercito libico in <strong>Ciad</strong> ha fatto incrinare irrimediabilmente i rapporti tra i due. E in Libia spesso non esistono mezze misure: o si è grandi amici oppure, al contrario, si diventa grandi nemici. Haftar e Gheddafi sono diventati nemici giurati. Il generale però si è armato di pazienza e, dalla sua casa in <strong>Virginia</strong> (a pochi passi dalla sede della Cia), ha atteso che qualcosa a Tripoli potesse cambiare. La storia gli ha dato parziale ragione: nel 2011, sull&#8217;onda delle primavere arabe, in Libia è scoppiato il caos e Gheddafi è stato preso di mira prima da gruppi di manifestanti e poi dalla Nato. Per Haftar è arrivata l&#8217;occasione aspettata lungamente da oltre oceano e, nel giro di pochi anni, <strong>ha messo assieme un suo esercito per prendere il potere. </strong></p>



<p>I suoi calcoli non erano sbagliati: con la Libia nel caos, si sarebbe potuto presentare a livello interno ed estero come l&#8217;unico in grado di riportare l&#8217;ordine e di combattere l&#8217;avanzate dell&#8217;Isis e degli islamisti. <strong>Calcoli esatti, ma eseguiti malamente</strong>: sulle tempistiche infatti Haftar ha sempre avuto torto. Nel 2014 ha minacciato un golpe se il governo di transizione non convocava nuove elezioni, ma era già tardi per poter prendere Tripoli senza sparare un colpo. </p>



<p>A maggio dello stesso anno, ha avviato l&#8217;Operazione Dignità destinata alla Cirenaica. Qui, seppur al prezzo di tempo e vittime (tante), le cose sono andate meglio: il generale ha effettivamente preso il controllo dell&#8217;intero Est della Libia. Nel 2018, <strong>corteggiato da Francia, Italia e Russia</strong>, ha forse pensato di avere ormai le chiavi del Paese in tasca. L&#8217;anno dopo, nonostante accordi mediati dai suoi stessi alleati, ha provato l&#8217;<strong>azzardo</strong> lanciando le sue truppe<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-battaglia-di-tripoli.html"> all&#8217;assalto di Tripoli</a>. Ma, anche in questo caso, la tempistica è stata sbagliata: la sua è stata percepita come un&#8217;aggressione dagli stessi tripolini, non come una liberazione.</p>



<p>Da allora, <strong>Haftar si è rintanato in quel di Bengasi</strong>. Ha preferito coltivare il suo orticello cirenaico, senza far dimenticare con le buone o con le cattive (vedi, ad esempio, il sequestro di pescatori italiani e l&#8217;avvio della rotta dell&#8217;immigrazione con base a Bengasi) di essere ancora vivo e presente. Ma ha comunque fallito: l&#8217;idea di essere il nuovo rais libico non è andata in porto. Oggi, a 81 anni, probabilmente Haftar pensa a una successione. Agli ambiziosi figli però, già  a capo di vari potentati locali, non potrà lasciare l&#8217;intera Libia. Un epilogo, dal suo punto di vista, non così positivo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa rimane dell&#8217;operazione Dignità</h2>



<p>Qualcosa però, a proposito di <strong>eredità</strong>, rimane. Almeno partendo dal punto di vista della storia e non soltanto di quello della sua famiglia. Con l&#8217;operazione Dignità molti gruppi islamisti sono stati allontanati e oggi la Cirenaica, rispetto alla frammentata regione della Tripolitania, si presenta<strong> quasi del tutto unificata</strong>. Inoltre, con quell&#8217;azione militare Haftar ha consolidato la sua area di influenza e questo assume connotati importanti anche sotto il profilo della politica estera. </p>



<p>L&#8217;Est della Libia infatti è una terra contesa tra i russi, molto vicini al generale e presenti qui con gli ex Wagner dal 2016, e gli Usa. Washington, in particolare, vorrebbe far pesare il fatto che Haftar è anche cittadino statunitense per ricordare al generale di non rimanere per lungo tempo agganciato agli interessi di Mosca. Una guerra nella guerra, <strong>quella che si sta combattendo tra Casa Bianca e Cremlino</strong>, figlia diretta delle operazioni dell&#8217;esercito di Haftar in tutta la Cirenaica. Guerra che, probabilmente, sarà destinata a rimanere per lungo tempo una costante nella quotidianità libica.</p>
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		<title>La mappa globale delle armi di Kim</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-mappa-globale-delle-armi-di-kim.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Apr 2024 07:19:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo Wagner]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
		<category><![CDATA[Programma missilistico nordcoreano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=416272</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="766" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240407190211494_81fcc5b299cf3b23147a569bc10f82a2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240407190211494_81fcc5b299cf3b23147a569bc10f82a2.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240407190211494_81fcc5b299cf3b23147a569bc10f82a2-600x383.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240407190211494_81fcc5b299cf3b23147a569bc10f82a2-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240407190211494_81fcc5b299cf3b23147a569bc10f82a2-1024x654.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240407190211494_81fcc5b299cf3b23147a569bc10f82a2-768x490.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Nel corso degli anni i missili e le munizioni della Nord Corea non sarebbero finiti soltanto in mano ai russi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="766" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240407190211494_81fcc5b299cf3b23147a569bc10f82a2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240407190211494_81fcc5b299cf3b23147a569bc10f82a2.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240407190211494_81fcc5b299cf3b23147a569bc10f82a2-600x383.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240407190211494_81fcc5b299cf3b23147a569bc10f82a2-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240407190211494_81fcc5b299cf3b23147a569bc10f82a2-1024x654.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240407190211494_81fcc5b299cf3b23147a569bc10f82a2-768x490.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>L&#8217;11 marzo, un <strong>Ilyushin 76TD </strong>collegato all&#8217;esercito russo è atterrato a Pyongyang al termine di un viaggio senza preavviso. L&#8217;aereo cargo, soggetto a sanzioni da parte degli Stati Uniti, è partito dall&#8217;aeroporto internazionale di Pudong di Shanghai, in Cina, intorno alle 17:30 per poi virare verso la <strong>Corea del Nord</strong>, dove sarebbe giunto all&#8217;aeroporto internazionale Sunan un paio di ore più tardi. </p>



<p>Qui, nella capitale del Paese, avrebbe scaricato e caricato merci. Intorno alle 21:10 il velivolo, progettato a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta dall&#8217;Unione Sovietica per trasportare grandi quantità di prodotti, truppe ed equipaggiamento militare su grandi distanze, è quindi ripartito per Tianjin, a sud-est di Pechino. Martedì 14 marzo il mezzo è decollato dall&#8217;aeroporto internazionale di Binhai ed è tornato a <strong>Mosca</strong>. </p>



<p>Considerando che gli Stati Uniti hanno accusato la Corea del Nord di fornire <strong>proiettili di artiglieria</strong>, <strong>razzi </strong>e <strong>missili balistici</strong> alla Russia <a href="https://it.insideover.com/difesa/caccia-missili-e-nucleare-gli-armamenti-che-russia-puo-fornire-alla-corea-del-nord.html">in cambio di assistenza tecnica, denaro e <em>know how</em> militare</a>, la stampa sudcoreana teme che l&#8217;Ilyushin in questione sia stato utilizzato per trasportare qualche nuovo equipaggiamento militare di cui il Cremlino potrebbe aver bisogno con <strong>urgenza</strong>, e che il governo nordcoreano sarebbe in grado a fornire con breve preavviso. </p>



<p>Certo, non è la prima volta che un jet russo affiliato all&#8217;<strong>esercito russo</strong> entra nello spazio aereo nordcoreano da quando, nel 2023, <a href="https://it.insideover.com/politica/corea-del-nord-e-russia-si-avviano-verso-unalleanza-2-0.html">i due Paesi hanno rafforzato le loro relazioni</a>. Un aereo passeggeri Ilyushin Il-62M ha effettuato un volo inaspettato verso Pyongyang nel novembre 2023, poco dopo che la Corea del Nord aveva lanciato un satellite spia militare nello spazio. Lo stesso identico aereo era volato da Mosca a Pyongyang a settembre, in seguito alla visita del presidente nordcoreano <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-kim-jong-un.html">Kim Jong Un</a> in Russia per un incontro con <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-vladimir-putin.html">Vladimir Putin</a>.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://it.insideover.com/politica/lo-strano-asse-mosca-pyongyang-operai-nordcoreani-per-ricostruire-donbass-2052981.html"><strong>L’asse Mosca-Pyongyang</strong></a></li>



<li><a href="https://it.insideover.com/politica/dal-brasile-alliran-cosi-la-russia-cerca-nuove-alleanze.html"><strong>Così la Russia tesse nuove alleanze</strong></a></li>



<li><a href="https://it.insideover.com/guerra/il-nuovo-ordine-mondiale-di-russia-e-cina.html"><strong>Il nuovo ordine mondiale di Cina e Russia</strong></a></li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Arsenale caldo</h2>



<p>Non sappiamo se l&#8217;aereo misterioso del Cremlino abbia veramente riportato a Mosca missili e munizioni da impiegare in <strong>Ucraina</strong>. Il ministero della Difesa della Corea del Sud ritiene tuttavia che Pyongyang, dall&#8217;inizio del conflitto ucraino, abbia spedito in Russia 6.7000 container che potrebbero contenere fino a 3 milioni di proiettili di artiglieria, mentre russi e nordcoreani negano con fermezza simili ricostruzioni. </p>



<p>Da Kiev, intanto, <strong>Yuriy Belousov</strong>, capo del dipartimento per i crimini di guerra della Procura generale ucraina, non solo sostiene che i missili del Nord sarebbero stati utilizzati in Ucraina, ma che questi sarebbero di qualità &#8220;molto bassa&#8221; con un <strong>tasso di precisione</strong> di appena il <strong>20%</strong>. </p>



<p>Per Belousov, inoltre, Pyongyang starebbe utilizzando il conflitto ucraino come <strong>banco di prova missilistico</strong> per verificare l&#8217;efficacia delle proprie armi. Secondo il <em>New York Times</em> la Federazione Russa avrebbe fin qui usato una cinquantina di missili <em>made in North Korea</em>, tra <strong>KN-23</strong> e <strong>KN-24</strong>, missili balistici a corto raggio e a combustibile solido in grado di essere lanciati rapidamente e di volare seguendo traiettorie irregolari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non solo Ucraina</h2>



<p>A quanto pare le armi della Corea del Nord sarebbero molto apprezzate da <strong>attori statali</strong> e <strong>non statali</strong> sparsi in giro per il mondo. Il think tank <em>Brookings Institution</em> ha acceso i riflettori su quello che ha addirittura definito essere il &#8220;permanente commercio globale di armi&#8221; di Pyongyang. </p>



<p>In seguito all&#8217;attacco di <strong>Hamas </strong>contro <strong>Israele </strong>del 7 ottobre 2023, ad esempio, sono emerse online foto di <strong>granate F-7 </strong>di fabbricazione nordcoreana, presumibilmente usate dal gruppo filo palestinese contro le Forze di difesa israeliane (Idf). </p>



<p>Il servizio di intelligence sudcoreano ha confermato il possesso e l&#8217;impiego da parte di Hamas di armi di fabbricazione nordcoreana, anche se in realtà non esistono prove certe di vendite dirette di alcun tipo. Ma questa è solo la punta di un iceberg che potrebbe rivelarsi molto più grande del previsto, visto che Kim sembrerebbe esser ben felice di aumentare la <strong>produzione di armi </strong>e, nel caso, venderle per incrementare i guadagni economici per il suo Paese. </p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Internazionalismo guerrigliero&#8221;</h2>



<p>Da questo punto di vista, è interessante fare un rapido excursus storico per fare luce sui collegamenti militari (nel senso di compravendita di armamenti veri o presunti) instaurati dal Nord con attori statali non statali. </p>



<p>Ai tempi della <strong>Guerra Fredda</strong>, infatti, Pyongyang era impegnato in una strategia definita dallo studioso Benjamin Young &#8220;<strong>internazionalismo guerrigliero</strong>&#8221; (o <em>Guerilla Internationalism</em>). In quanto nazione rivoluzionaria, Young sostiene che la Corea del Nord fosse impegnata nell’etica della guerriglia e nell’assistenza dei richiamati attori non statali nelle loro lotte per la sovranità e l’indipendenza. Finita la stagione della Guerra Fredda, questo sostegno si sarebbe esteso ai <strong>gruppi militanti islamici</strong> come <strong>Hezbollah </strong>e, appunto, Hamas. </p>



<p>Per quanto riguarda, invece, gli attori statali, il governo nordcoreano ha fornito armi a <strong>Iran</strong>, <strong>Siria</strong>, <strong>Yemen </strong>e <strong>Libano</strong>. Ad esempio, durante la guerra Iran-Iraq negli anni Ottanta, Pyongyang fornì a Teheran <strong>missili Scud B</strong>, armi anticarro, sistemi antiaerei, lanciarazzi e altre armi leggere. A metà degli anni 2000, la Corea del Nord supportò Hezbollah, inviando vari armamenti attraverso l’Iran e da assemblare in Siria prima che fossero infine spediti in Libano. </p>



<p>In tempi più recenti, nel 2015, gli <strong>Houthi</strong> hanno lanciato contro l&#8217;Arabia Saudita una ventina di missili <strong>Scud-C</strong> identici all&#8217;<strong>Hwasong-6 </strong>nordcoreano, lasciando intendere che possa esistere una qualche relazione tra il gruppo ribelle yemenita e il Nord. </p>



<p>E ancora, nel dicembre 2022, Washington ha dichiarato che anche il <strong>gruppo Wagner</strong> era entrato in possesso di missili <em>made in NK</em>, mentre gli 007 di Londra hanno più volte sostenuto che gli stessi mercenari guidati dal defunto Evgenij Prigozhin avrebbero avuto un ruolo nel ricevere e distribuire armamenti in <strong>Africa</strong>. Dove Paesi come <strong>Libia </strong>e <strong>Sudan </strong>avrebbero offerto un facile punto di ingresso ai nordcoreani per contrabbandare le loro armi con Mosca. </p>



<p>Ipotesi e supposizioni che si uniscono ad uno studio effettuato dal think tank <em>38 North</em>, secondo cui, tra il 2015 e il 2021, nazioni &#8220;insospettabili&#8221; come <strong>Trinidad e Tobago</strong>, <strong>El Salvador</strong>, <strong>Niger </strong>e <strong>Fiji </strong>avrebbero tutte importato oltre <strong>10.000 dollari </strong>di <strong>armi leggere</strong> da Pyongyang.&nbsp;L&#8217;arsenale di Kim, insomma, avrebbe numerosi estimatori. </p>
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		<title>Serpenti, zombie, orsi e topi: i cartoons della Wagner in Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/serpenti-zombie-orsi-e-topi-i-cartoons-della-wagner-in-africa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Apr 2024 08:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo Wagner]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="818" height="461" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/insideover-f-salvatore-cartoni-wagner-wp.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/insideover-f-salvatore-cartoni-wagner-wp.jpg 818w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/insideover-f-salvatore-cartoni-wagner-wp-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/insideover-f-salvatore-cartoni-wagner-wp-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/insideover-f-salvatore-cartoni-wagner-wp-768x433.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/insideover-f-salvatore-cartoni-wagner-wp-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 818px) 100vw, 818px" /></p>
<p>Alla morte misteriosa del suo leader Evgeny Prigozhin, il gruppo Wagner era stato trattato dal Cremlino come una gigantesca acquisizione aziendale. Dalle indagini e dai differenti passaggi di questa maxi operazione di smembramento venne fuori una sequela di società controllate che rimandavano a un’unica holding, la Concord, che avrebbe contribuito a creare più di cento &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/serpenti-zombie-orsi-e-topi-i-cartoons-della-wagner-in-africa.html">[...]</a></p>
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<p>Alla morte misteriosa del suo leader <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/il-lutto-il-cimitero-e-lassenza-di-putin-tutte-le-ombre-sulla-fine-di-prigozhin.html">Evgeny Prigozhin</a></strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/putin-tratta-la-wagner-come-unacquisizione-aziendale-cosa-significa.html">,</a> il <strong>gruppo Wagner</strong> era stato trattato dal Cremlino come <a href="https://it.insideover.com/guerra/putin-tratta-la-wagner-come-unacquisizione-aziendale-cosa-significa.html">una gigantesca acquisizione aziendale</a>. Dalle indagini e dai differenti passaggi di questa maxi operazione di smembramento venne fuori una sequela di società controllate che rimandavano a un’unica holding, la Concord, che avrebbe contribuito a creare più di cento società controllate dal gruppo, al fine di gestire le entrate da record dell’impero di Prigozhin, oltre che occuparsi di influenzare politicamente precise aree del Pianeta come alcuni Paesi africani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La macchina della propaganda sbarca in Africa</h2>



<p>Una buona parte di questo impero costituiva  quella che era stata definita &#8220;la fabbrica dei troll&#8221;, la potente macchina di disinformazione e propaganda filorussa messa in piedi dal gruppo. Del colosso Patriot Media Group, faceva parte, un tempo, l’<strong>Internet Research Agency</strong>, organizzazione specializzata in social media e disinformazione. Secondo le indagini del <em>Wsj</em>, ciò che resta del Patriot, sarebbe stato assorbito dal National Media Group, presieduto dal 2014 Alina Kabaeva, la tanto chiacchierata ginnasta legata sentimentalmente a <strong>Vladimir Putin</strong>. Ma è in <strong>Africa </strong>che numerose attività meno note della Wagner trovano, assieme, un senso, tra protezione ai signori locali, traffico di oro e diamanti, ma soprattutto <em>soft power</em>. Ed è proprio a questo proposito che il gruppo si sarebbe dedicato, fino all&#8217;estate del 2023, anche alla redazione di <strong>cartoni animati</strong> a fini di propaganda anti-occidentale, ma soprattutto anti-francese. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Topi francesi&#8230;</h2>



<p>Difficile, dopo la morte di Prigozhin, trovare un&#8217;unica fonte a cui attingere per questi video di animazione. Youtube, tuttavia, ne conserva traccia attraverso condivisione di terzi. Uno dei video più popolari, mostra le forze del gruppo Wagner assistere le milizie africane nel combattere i colonialisti francesi. Nel video viene mostrato un <strong>topo</strong> che indossa una maglietta a strisce bianche e nere e una bandiera francese prima di entrare in casa di un uomo. Una volta introdottosi in casa altrui, il ratto passa a rubare cibo fino a diventare gigante e forte, pronto a cacciare i legittimi proprietari da casa. Sullo sfondo, si sente una voce alla radio che ripete &#8220;<em>Questo è il topo&#8230;è tuo amico&#8230;è venuto per aitarti&#8230;hai bisogno di lui&#8230;i topi non rubano mai&#8230;al contrario, fanno molto bene&#8230;il colonialismo è finito</em>!&#8221;. Stando così le cose, il proprietario di casa defraudato apre un giornale nel quale, salvifico, compare lo stemma della Wagner PMC: l&#8217;uomo fa un telefonata e in men che non si dica uno scagnozzo della Wagner in mimetica gli restituisce il maltolto, uccidendo il topo con una mazza con la lettera &#8220;W&#8221; decorata su di essa. Nella scena finale, i due uomini, in compagnia di due donne, sono ritratti mentre arrostiscono il topo su un fuoco da campo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il &#8220;pubblico&#8221; della Wagner: Mali, Burkina Faso e Costa d&#8217;Avorio </h2>



<p>Ma le animazioni della Wagner hanno viaggiato non solo su Youtube ma anche su Telegram, piattaforma prediletta dal mondo russo. Era il settembre del 2022 quando il gruppo pubblicava sul proprio canale uno speciale annuncio di reclutamento per le operazioni in Africa e Medio Oriente: questa volta la propaganda era affidata a due personaggi della letteratura sovietica, il <strong>coccodrillo Gena</strong> e il piccolo <strong>Ceburaska</strong> (piccolo animale sconosciuto agli scienziati creato dalla fantasia di Eduard Uspenskij nel 1966), ritratti in tenuta militare mentre sorvolano un villaggio. La didascalia recita &#8220;<em>Lavoro per uomini sopra i 24 anni: volete trascorrere un&#8217;estate indimenticabile in compagnia di amici e con benefici? La compagnia di viaggi &#8220;Wagner Group&#8221; offre tour in Europa, Africa e Medio Oriente</em>&#8220;. In un altro video, un <strong>esercito di zombie</strong> viene decimato da un soldato che reca sul braccio destro la bandiera del<strong> Mali</strong>. Il militare, che sta avendo la meglio sugli scheletri francesi, resta però improvvisamente a corto di munizioni. Salvifico, giunge un elicottero russo dal cielo che paracaduta sullo scenario africano un miliziano della Wagner che, in francese con evidente accento russo, rifornisce di infinite munizioni l&#8217;omologo maliano. Gli zombie di Macron sono sconfitti e i due militari si stringono la mano in segno di vittoria nel bel mezzo di una folla festante. Nel frattempo, in quel di Parigi, <strong>Emmanuel Macron </strong>batte il pugno, irritato, sulla mappa dell&#8217;Africa facendo a pezzi i ritratti di Joe Biden e della moglie Brigitte che ha sulla scrivania. La scena si sposta poi in <strong>Burkina Faso</strong>, dove sono in corso feroci combattimenti che vedono ancora una volta la Wagner agire al fianco delle forze locali nel tentativo di abbattere un enorme <strong>cobra</strong>. Distrutto il serpente, che simboleggia la tracotanza francese, la scena successiva fa presagire uno spostamento in <strong>Costa d&#8217;Avorio</strong>, dove continuerà la battaglia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Il leone e l&#8217;orso&#8221;</h2>



<p>I video, pubblicati per la prima volta nel gennaio di un anno fa su Twitter, sono poi diventati virali su Facebook e TikTok grazie alla staffetta di numerosi account e pagine troll. Quello che conta è il tempismo con cui questi video sono stati pubblicati. Uno di questi, ad esempio, iniziò a circolare durante il &#8220;Giorno della sovranità restaurata&#8221; in Mali, istituito dalla giunta al potere a Bamako in ricordo della grande mobilitazione del 14 gennaio 2022 contro le sanzioni ECOWAS imposte al Mali. Un momento chiave per la giunta maliana al potere, opportunamente sostenuta dalla Wagner, pronta ad &#8220;adempiere&#8221; alla propria missione in Africa. Tuttavia, non si deve pensare che la diffusione massiccia di questi materiali sia esclusivamente connessa al boom della brigata in seguito allo scoppio della <strong>guerra in Ucraina</strong>. Nell&#8217;estate del 2019, su Youtube, circolavano già materiali con caratteristiche simili, come la clip &#8220;<strong>Il leone e l&#8217;orso</strong>&#8220;, dedicato alla cooperazione tra Russia e Repubblica Centrafricana. Nel video, la voce di un bambino racconta la storia di un <strong>leone</strong> venuto a difendere un <strong>elefante</strong> attaccato dalle iene. Improvvisamente, un orso russo corre in salvo dell&#8217;elefante per ristabilire la pace fra i diversi animali della savana. A differenza di quelli successivi, questo video è addirittura &#8220;firmato&#8221;: i titoli di coda menzionavano, infatti, Lobaye Invest, entità sanzionata nel 2020 per i suoi legami con la Wagner. La <strong>Repubblica Centrafricana</strong> fu, in un certo senso, un banco di prova per il gruppo, prima di tentare la scalata ad altre realtà africane.</p>
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		<title>Gli Stati Uniti a caccia di nuove basi per i droni in Africa occidentale</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/gli-stati-uniti-a-caccia-di-nuove-basi-per-i-droni-in-africa-occidentale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Chiapparino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2024 08:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[droni]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo Wagner]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_8812267.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_8812267.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_8812267-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_8812267-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_8812267-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'instabilità politica nel Sahel costringe gli Usa a cercare nuove basi in Benin, Costa d'Avorio e Ghana per controllare l'Isis e Al Qaeda</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_8812267.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_8812267.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_8812267-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_8812267-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_8812267-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli Stati Uniti corrono ai ripari in Africa studiando nuove strategie e alleanze per contenere la preoccupante avanzata di gruppi terroristici come lo <strong><a href="https://www.ilgiornale.it/tag/isis-70312.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Stato Islamico</a></strong> e <strong>Al Qaeda</strong> nel Sahel. Infatti, la crescita di questa&nbsp;minaccia in Mali, Burkina Faso e Niger e l’espansione dell’influenza russa nella regione rendono impossibile per gli Usa fare affidamento sui governi locali per utilizzare basi militari per i droni con i quali monitorare le attività degli islamisti.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Sahel compromesso</h2>



<p>Il ripensamento americano nell&#8217;area sarebbe in particolare indispensabile per superare quello che è di fatto il blocco operativo dell’<em>Air Base 201</em>, una struttura da 110 milioni di dollari ad Agadez in Niger, a seguito del colpo di Stato dei militari avvenuto a luglio nel Paese. Il golpe ha costretto Washington a sospendere le operazioni di sicurezza e gli aiuti allo sviluppo a Niamey e al momento i droni si limitano a condurre missioni di sorveglianza con la finalità di proteggere le truppe degli Stati Uniti stanziate in loco. Inoltre i contatti intergovernativi sono stati ridotti e limitati a periodiche comunicazioni tra il capo dello <em>Us Africa Command</em>, Michael Langley, e il responsabile della Difesa della giunta, il generale Moussa Salaou Barmou.&nbsp;</p>



<p>Rimangono dunque incerte le sorti di circa 1000 soldati americani, l’unica presenza occidentale rimasta nel Paese dopo il ritiro dei soldati francesi, anche se alcune nazioni europee, tra cui Germania, Italia e Spagna, starebbero valutando di <a href="https://www.nytimes.com/2024/01/06/world/africa/niger-us-air-base.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">stabilire contatti</a> con la giunta militare al potere.&nbsp;“Non ci sono molte altre opzioni se non ritirarci” dal Sahel dichiara l’ex generale Mark Hicks. L’amministrazione <strong>Biden</strong> ha raggiunto infatti la conclusione che, oltre al Niger, anche Mali e Burkina Faso sono inaffidabili e “compromessi” a causa dell&#8217;instabilità politica e della presenza dei paramilitari russi della <strong>Wagner</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ripiegamento verso l&#8217;Oceano</h2>



<p>Per fare fronte all’”accecamento” Usa in Niger, il <em><a href="https://www.wsj.com/world/africa/u-s-seeks-drone-bases-in-coastal-west-africa-to-stem-islamist-advance-21282861" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Wall Street Journal</a></em> riporta che il Pentagono sarebbe quindi in contatto con le autorità di Ghana, Costa d’Avorio e Benin, Stati dell’Africa occidentale affacciati sull’Oceano Atlantico, per ottenere l’autorizzazione a stabilire basi da cui far decollare i <strong>droni</strong> necessari a tenere d’occhio i gruppi terroristici. Le basi su cui si sarebbe concentrata l’attenzione degli americani sono quelle di Tamale in Ghana e di Parakou in Benin oltre ad altre tre strutture in Costa d’Avorio. &nbsp;</p>



<p>L&#8217;allarme terrorismo interessa comunque anche gli Stati costieri e ad incombere sulle manovre degli Usa ci sarebbero i timori per un&#8217;ulteriore esplosione della minaccia jihadista. Nei primi nove mesi del 2023 in Benin 114 attacchi eseguiti dai militanti islamici hanno fatto 120 morti, un dato in crescita rispetto ai 72 eventi terroristici del 2022 e agli appena cinque del 2021. Nel vicino Togo tra il gennaio e il novembre dell’anno scorso si sono registrate invece 31 vittime di azioni terroristiche. In Costa d’Avorio e Ghana non ci sarebbero stati attentati nel 2023 ma in quest&#8217;ultimo Paese si segnala l’infiltrazione di <strong>cellule di estremisti</strong>. “Il centro di gravità (delle azioni dell’Isis) è in Africa” spiega Hans-Jacob Schindler, analista del <em>think tank Counter Extremism Project</em>, secondo il quale l’espansione della presenza degli integralisti nel continente porterà però prima o poi &#8220;ad un <strong>terribile <em>spillover</em></strong>”.&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/gli-stati-uniti-a-caccia-di-nuove-basi-per-i-droni-in-africa-occidentale.html">Gli Stati Uniti a caccia di nuove basi per i droni in Africa occidentale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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