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	<title>gruppo-visegrad Archives - InsideOver</title>
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	<title>gruppo-visegrad Archives - InsideOver</title>
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		<title>Gelo tra Polonia ed Israele: Varsavia diserta vertice Visegrad</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Feb 2019 13:54:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo-visegrad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1239" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9157252.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9157252.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9157252-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9157252-768x496.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9157252-1024x661.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In programma già da mesi, l&#8217;incontro organizzato per pianificare programmi di difesa comune e per sancire la collaborazione tra est Europa ed Israele alla fine viene annullato. Il motivo sta nel rifiuto della Polonia di mandare propri rappresentanti a Tel Aviv, a seguito di dichiarazioni da parte del primo ministro israeliano ritenute offensive da parte &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/gelo-tra-polonia-ed-israele-varsavia-diserta-vertice-visegrad.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1239" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9157252.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9157252.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9157252-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9157252-768x496.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9157252-1024x661.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>In programma già da mesi, l&#8217;incontro organizzato per pianificare programmi di difesa comune e per sancire la collaborazione tra est Europa ed Israele<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.repubblica.it/esteri/2019/02/18/news/israele_annullato_vertice_visegrad_a_gerusalemme-219441344/"> alla fine viene annullato</a>. Il motivo sta <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agenzianova.com/a/5c6aa1492e86d7.64886855/2314417/2019-02-18/polonia-ministro-morawiecki-nessuna-delegazione-nazionale-in-israele-per-vertice-con-v4/linked">nel rifiuto della Polonia di mandare propri rappresentanti a Tel Aviv</a>, a seguito di dichiarazioni da parte del primo ministro israeliano ritenute offensive da parte del governo di Varsavia. Il <strong>gruppo Visegrad</strong> dunque, che riunisce Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia, è solo presente parzialmente al vertice che adesso viene considerato posticipato a data da destinarsi.</p>
<p>Le parole di Benjamin Netanyahu </p>
<p>Tutto nasce da alcune esternazioni dell&#8217;attuale leader del governo di Tel Aviv. In particolare, <strong>Benjamin Netanyahu</strong> in un&#8217;intervista compiuta proprio alla vigilia del vertice sull&#8217;Iran a Varsavia, punta il dito sulle complicità polacche in merito l&#8217;olocausto.<a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/netanyahu-polacchi-complici-shoah-tensioni-israele-polonia-1646684.html"> Secondo il primo ministro israeliano</a>, la collaborazione dei polacchi alla persecuzione degli ebrei durante l&#8217;occupazione nazista tra il 1939 ed il 1944 sarebbe un fatto noto ed inequivocabile. Il riferimento è a gruppi di cittadini polacchi che, pur non essendo simpatizzanti dei nazisti presenti nel paese durante la seconda guerra mondiale, aiutano i tedeschi a catturare diversi ebrei ed a spedirli nei campi di concentramento. </p>
<p>Parole che ovviamente non piacciono ai vertici polacchi. Il primo a recriminare contro queste dichiarazioni, è il presidente <strong>Andrzej Duda</strong>. Quest&#8217;ultimo chiede subito spiegazioni al primo ministro israeliano, affermando di essere totalmente in disaccordo circa le responsabilità del suo popolo sull&#8217;olocausto. Rientrato in Israele, Netanyahu tramite il suo ufficio stampa si affretta a far rientrare subito la questione: &#8220;Fraintendimento giornalistico&#8221;, dichiara il suo portavoce al <em>Jerusalem Post</em>. Ma oramai la crisi diplomatica è in atto. </p>
<p>La mossa del premier polacco </p>
<p>Se il presidente Duda chiede subito spiegazioni, a tirare in ballo il vertice Visegrad &#8211; Israele è invece il primo ministro polacco: &#8220;Potremmo non partecipare all&#8217;incontro previsto lunedì a Gerusalemme &#8211; afferma da Varsavia<strong> Mateusz Morawiecki</strong> &#8211; Le parole di Netanyahu sono inaccettabili&#8221;. Nelle ore successive allo scontro però, le due diplomazie sono a lavoro per ridimensionare il caso. Anche la parziale smentita del premier israeliano sembra andare verso questa direzione. A far infervorare definitivamente gli animi però, è il ministro degli esteri di Tel Aviv,  <strong>Yisrael Katz</strong>. In un&#8217;intervista, il titolare della diplomazia israeliana afferma che &#8220;La verità storica non può essere modificata. Molti polacchi collaborarono con i nazisti e hanno partecipato alla uccisione di ebrei durante l&#8217;Olocausto&#8221;. Parole dure, chiuse poi con un ulteriore anatema: &#8220;L&#8217;antisemitismo era innato nei polacchi prima dell&#8217;Olocausto, durante e dopo&#8221;. </p>

<p>A quel punto, da Varsavia si è preso atto di queste frasi e si è dato seguito al proposito accennato dal premier Morawiecki: niente partecipazione polacca al vertice con gli altri paesi Visegrad in Israele. L&#8217;apertura dell&#8217;incontro, iniziato questo lunedì a Gerusalemme, è caratterizzata proprio dall&#8217;assenza della Polonia. E, poche ore dopo, l&#8217;esecutivo israeliano decide di annullare il vertice e vedere singolarmente gli altri tre premier del gruppo Visegrad. Da Varsavia nessun rappresentante è volato verso il territorio israeliano. E adesso è gelo tra i due paesi. Una grana non indifferente, che tocca le corde dell&#8217;orgoglio polacco: &#8220;Il mio popolo, assieme a rom ed ebrei, è quello che ha patito maggiormente l&#8217;olocausto&#8221;, dichiara ancora il premier Morawiecki, confermando la sua assenza a Gerusalemme. L&#8217;impressione è che adesso le due diplomazie devono lavorare parecchio per cercare di ricucire gli strappi. </p>
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		<title>Progressisti sempre più in difficoltà. Il blocco sovranista convince gli elettori</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/progressisti-blocco-sovranista.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Feb 2019 09:03:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo-visegrad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="5472" height="3648" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8090406.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8090406.jpg 5472w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8090406-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8090406-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8090406-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 5472px) 100vw, 5472px" /></p>
<p>Il blocco sovranista si prepara a essere a seconda forza del Parlamento europeo. I sondaggi dimostrano che dopo il Partito popolare &#8211; saldamente in testa in tutto il continente &#8211; sono i partiti alla sua destra a essere costantemente in fase di rafforzamento. E a cento giorni dalle elezioni europee, è un dato cui bisogna tener &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/progressisti-blocco-sovranista.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="5472" height="3648" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8090406.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8090406.jpg 5472w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8090406-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8090406-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8090406-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 5472px) 100vw, 5472px" /></p><p>Il blocco sovranista si prepara a essere a seconda forza del <strong>Parlamento europeo</strong>. I sondaggi dimostrano che dopo il Partito popolare &#8211; saldamente in testa in tutto il continente &#8211; sono i partiti alla sua destra a essere costantemente in fase di rafforzamento. E a cento giorni dalle elezioni europee, è un dato cui bisogna tener conto. Anche per comprendere quale sarà il futuro dell&#8217;Europarlamento e delle politiche della stessa Unione europea.</p>
<p>I <strong>sondaggi</strong> ovviamente dicono molto, ma non dicono tutto. Perché se è vero che l&#8217;Europa si spostando a destra, è opportuno anche capire cosa si nasconde dietro questo cambiamento abbastanza netto della politica del Vecchio Continente. E di sicuro, uno dei dati essenziali da cui partire per comprendere questo convincimento degli elettori a sostenere il blocco sovranista e conservatore &#8211; spesso unito in diverse aree di Europa &#8211; è quello della stabilità.</p>

<p>Il blocco dei governi conservatori, tendenzialmente di matrice sovranista, appare in grado di fornire certezze maggiori rispetto ai movimenti progressisti. Lo dimostrano le ultime tornate elettorali, che hanno blindato tutti i governi di destra interni ed esterni al <strong>Partito popolare europeo</strong>. E lo confermano le enormi difficoltà che stanno avendo invece i governi retti dalla socialdemocrazia, che ovunque arrancano e si trovano a dover fronteggiare un diffuso malcontento popolare.</p>
<p>E del resto, è difficile provare a scalfire questo tipo di fiducia, dal momento che i governi che rappresentano questo fronte, in particolare quelli che uniscono le due anime delle destre europee (sovranismo e conservatorismo) di fatto applicano pedissequamente il programma di governo proposto. Dal programma economico a quello della sicurezza, è difficile notare sbavature, cambi di direzioni o rivoluzioni interne alle agende politiche. E riescono, con una buona dose di ricette cosiddette &#8220;populiste&#8221;, anche a calmierare il malcontento che è fisiologicamente diffuso in ogni Paese europeo. </p>

<p>Sotto questo punto di vista, <strong>Sebastian Kurz</strong> è un esempio abbastanza eloquente. E non a caso viene considerato il vero e proprio alfiere di questa fusione delle due anime della destra europea. Presentatosi come candidato del sovranismo, Kurz è riuscito, una volta Cancelliere, a dimostrarsi perfettamente in grado di rimanere all&#8217;interno del Partito popolare europeo proponendo ricette sicuramente molto ligie alle regole europee pur contrastando quelle che non piacevano ai suoi elettori. E con una politica molto astuta di rigore economico, investimenti e prese di posizione dure nei confronti dell&#8217;immigrazione, ha saputo costruire un consenso diffuso in tutta l&#8217;Austria e in tutta l&#8217;Europa. </p>
<p>Ma questo tipo di ricetta è la stessa applicata in larga parte da tutti i leader del <strong>Gruppo di Visegrad</strong>, che da una parte combattono il <strong>politicamente corretto</strong> riuscendo a infrangere i tabù progressisti mal tollerati dai loro elettori e, dall&#8217;altra parte, seguono una chiara agenda politica priva di eccessi da un punto di vista economico e industriale. Applicando un totale realismo economico a un chiaro messaggio politico e culturale nazionalista e conservatore, di fatto stanno blindando il proprio consenso costruendo una narrativa che è diversa da quella populista. Li si può definire &#8220;populisti&#8221; per quanto riguarda la tutela dei confini o dell&#8217;identità nazionale, ma di fatto riescono anche a essere fortemente rigorosi e capaci di dare risposte semplice e nette sia agli elettori che ai partner europei.</p>

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		<item>
		<title>Angela Merkel guarda a Est Patto con Visegrad su migranti e gas</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/angela-merkel-visegrad-migranti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Feb 2019 17:45:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo-visegrad]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190207133123_28387797.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190207133123_28387797.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190207133123_28387797-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190207133123_28387797-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190207133123_28387797-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Dopo aver blindato l&#8217;asse franco-tedesco con il Trattato di Aquisgrana, Angela Merkel sa di non poter più guardare soltanto a Occidente. Perché è a Est, dal Gruppo Visegrad, che arrivano le principali minacce alla tenuta della sua idea di Europa. Il gruppo di Paesi composto da Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, capeggiato in particolare da &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/angela-merkel-visegrad-migranti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190207133123_28387797.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190207133123_28387797.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190207133123_28387797-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190207133123_28387797-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190207133123_28387797-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Dopo aver blindato l&#8217;asse franco-tedesco con il <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/trattato-francia-germania-aquisgrana/">Trattato di Aquisgrana</a>, <strong>Angela Merkel</strong> sa di non poter più guardare soltanto a Occidente. Perché è a Est, dal <strong>Gruppo Visegrad</strong>, che arrivano le principali minacce alla tenuta della sua idea di Europa. Il gruppo di Paesi composto da Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, capeggiato in particolare da <strong>Viktor Orban</strong>, per la Germania è un problema. Non tanto dal punto di vista economico, perché i Paesi dell&#8217;Europa orientale sono fortemente integrati con quello tedesco sul piano commerciale e industriale.</p>
<p>Ma sul piano politico e strategico, il fianco Est del Vecchio Continente ha idee del tutto contrapposte a quelle della Germania. Sia sul fronte delle regole europee (in particolare sul tema migranti), sia su quello energetico, dal momento che questi Stati, specialmente la Polonia, non sono affatto contenti della decisione di Merkel di puntare tutto sul gasdotto North Stream 2 con la Russia.</p>

<p>Ma la Cancelliera tedesca sa perfettamente che per avere successo in Europa deve aprire una finestra di dialogo con questo gruppo di Stati. Perché la loro affinità o meno con l&#8217;agenda tedesca influisce notevolmente sulle capacità di Berlino di estendere non solo la propria sfera d&#8217;influenza ma anche i suoi interessi economici e politici. Così, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://it.euronews.com/2019/02/07/angela-merkel-incontra-il-gruppo-di-visegrad">l&#8217;incontro a Bratislava</a> è servito per mettere in chiaro alcune cose, ma soprattutto per tendere la mano ai Paesi ribelli e iniziare a ricucire i rapporti in vista delle elezioni europee, in cui fra l&#8217;altro Orban sarà alleato proprio di Merkel in seno al Partito popolare europeo.</p>
<p>Il nodo principale, fra Berlino e Visegrad, resta quello dei <strong>migranti</strong>. L&#8217;Europa orientale non accetta la redistribuzione dei migranti, le quote di rifugiati, e ha da tempo blindato i suoi confini. I governi dell&#8217;Est non accettano compromessi sul fronte migratorio e hanno già dimostrato di poter inasprire la lotta andando a scalfire anche la stessa <strong>Unione europea</strong>. E la Merkel sa perfettamente che è quello il punto debole per riuscire a trascinare il blocco orientale più verso la sua parte evitando lo scontro frontale.</p>

<p>Così, la Cancelliera è arrivata a Bratislava con una <strong>manovra diplomatica</strong> a tenaglia. Da un lato, ha portato ai due leader più inquieti, Morawiecki e Orban, una proposta di intesa su un meccanismo europeo per la gestione del fenomeno migratorio. Dall&#8217;altro lato, è riuscita a strappare un accordo che, come riportato da <em>La Stampa</em>, &#8220;impegna &#8216;i quattro Paesi del gruppo Visegrad insieme alla Germania&#8217; a sostenere il <strong>Marocco</strong> nella gestione dei flussi migratori e &#8216;a combattere alla radice le ragioni della fuga in massa dai Paesi africani'&#8221;.</p>
<p>Un accordo importante poiché segnala per la prima volta non solo un accordo fra Germania e leader dell&#8217;Europa dell&#8217;Est sul nodo migratorio, ma che apre anche le porte a un patto con un Paese terzo (il Marocco), che estremamente rilevante. Non solo perché fino ad ora era la Spagna a trattare direttamente con Rabat, ma anche perché si identifica in quel Paese nordafricano il primo livello di protezione dei confini e trova l&#8217;ok proprio dai Paesi Visegrad.</p>

<p>Per la Cancelliera e Visegrad si tratta di prima concessioni, sguardi ammiccanti che portano a primi cenni di trattative. Non enormi, ma comunque simboliche. Quello che conta è provare a ricucire lo strappo. E questo passa anche da questo tipo di gesti con cui Berlino vuole accreditarsi, anche per i prossimi anni, come capitale politica dell&#8217;Unione europea. Lo fa partendo proprio dall&#8217;accoglienza dei migranti, tema su cui si è infranta più volte la leadership tedesca in Europa.</p>
<p>Ma anche per quanto riguarda il <a href="http://www.occhidellaguerra.it/limportanza-gasdotto-nord-stream-due/">North Stream 2</a> e i rapporti con la <strong>Russia</strong>, che i Paesi orientali guardano sempre con molta preoccupazione. Berlino tira dritto sul gasdotto che renderà la Germania l&#8217;hub del gas russo in Europa, ma ha tenuto a rassicurare Polonia e gli altri sul fatto che non dipenderà esclusivamente dai giacimenti di Mosca. <strong>Rassicurazioni</strong> che servono soprattutto ad aprire quello spiraglio per avere l&#8217;Est dalla propria parte in questo delicato momento di transizione per tutta l&#8217;Unione europea.</p>
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		<title>Il vento dell&#8217;Est spira sull&#8217;Europa Da lì si risvegliano fede e identità</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/europa-est-fede-nazione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jan 2019 18:12:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Europa Orientale]]></category>
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		<category><![CDATA[ortodossi]]></category>
		<category><![CDATA[sovranismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="654" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/Putin.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/Putin.jpeg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/Putin-300x196.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/Putin-768x502.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>&#8220;Ex Oriente lux&#8220;, &#8220;dall&#8217;Oriente, la luce&#8221;. Questa frase, risalente a un a sentenza medievale, è stata utilizzata nel corso dei secoli per indicare che è da Est che arriva qualcosa di innovativo, di rivoluzionario, o di illuminante. Come il Sole, appunto, che sorge a oriente. E che metaforicamente è diventata la luce del Cristianesimo, secondo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/europa-est-fede-nazione.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/europa-est-fede-nazione.html">Il vento dell&#8217;Est spira sull&#8217;Europa Da lì si risvegliano fede e identità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="654" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/Putin.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/Putin.jpeg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/Putin-300x196.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/Putin-768x502.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p><p>&#8220;<em>Ex Oriente lux</em>&#8220;, &#8220;dall&#8217;<strong>Oriente</strong>, la luce&#8221;. Questa frase, risalente a un a sentenza medievale, è stata utilizzata nel corso dei secoli per indicare che è da Est che arriva qualcosa di innovativo, di rivoluzionario, o di illuminante. Come il Sole, appunto, che sorge a oriente. E che metaforicamente è diventata la luce del Cristianesimo, secondo i teologi europei, la cultura dell&#8217;Estremo oriente per i romantici, ma anche il comunismo, che nella Germania orientale aveva trasformato il motto in &#8220;<em>Ex oriente pax</em>&#8220;.</p>
<p>L&#8217;Europa occidentale guarda a Est</p>
<p>La frase ritorna ciclicamente nella cultura europea. E sembra tornare anche oggi, dove molti movimenti sovranisti europei vedono nell&#8217;Europa orientale non solo un modello ma anche l&#8217;area da cui attingere idee, prospettive e programmi sul futuro del Vecchio Continente. Per molte aree conservatrici dell&#8217;Europa occidentale, è a oriente che bisogna guardare per riscoprire le radici culturali e politiche delle prossime battaglie.</p>
<p>E non è un caso che sia proprio il cosiddetto <strong>Gruppo Visegrad</strong> a rappresentare la spina nel fianco dell&#8217;Unione europea e ai cui leader e programmi si ispirano i movimenti più euroscettici. Come non è un caso che molti movimenti e gran parte del movimento della nuova destra europea volge lo sguardo a Mosca più che in altre capitali occidentali.</p>

<p>C&#8217;è un nuovo modo di considerare l&#8217;Europa. E anche questa volta, torna come un avvertimento quella frase, quel &#8220;<em>ex Oriente lux</em>&#8221; che sembra essere una costante del Vecchio Continente. Ma con alcune precisazioni che occorre tenere presente per non cadere nell&#8217;errore di pensare non solo di imitare certi modelli, ma anche di considerarli perfettamente sovrapponibili.</p>
<p>Perché in realtà, Europa orientale ed Europa occidentale sono molto più distanti di quanto si possa credere. E le società che rappresentano sono molto diverse, anche a partire dalla questione religiosa e dell&#8217;appartenenza nazionale. Due questioni che a <strong>Occidente</strong> sono nettamente separate, mentre a Oriente sono ancora vivissime. Nonostante (o forse grazie a) il comunismo dell&#8217;Unione sovietica abbia sancito per decenni l&#8217;ateismo di Stato.</p>
<p>Identità nazionale e religione</p>
<p>A dimostrarlo, sono le ricerche del Pew Research Centre sul rapporto fra religione e identità nazionale e le differenza fra Europa occidentale e orientale. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.pewforum.org/2017/05/10/religious-belief-and-national-belonging-in-central-and-eastern-europe/">Come spiegato dall&#8217;istituto di ricerca americano</a>, &#8220;in molti Paesi dell&#8217;Europa centrale e orientale, la religione e l&#8217;identità nazionale sono strettamente intrecciate. Questo è vero specialmente negli ex Stati comunisti, come la Federazione russa e la Polonia, dove la maggioranza della popolazione sostiene che<strong> essere ortodossi o cattolici</strong> è importante per essere &#8216;veramente russi&#8217; o &#8216;veramente polacchi&#8217;. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/tsipras-chiesa-ortodossa-grecia/">È anche il caso della Grecia</a>, dove la Chiesa ha avuto un ruolo centrale nella lotta per l&#8217;indipendenza dall&#8217;impero ottomano e dove oggi tre quarti degli intervistati (76%) afferma che essere ortodossi è importante per essere &#8216;veramente greco&#8217;&#8221;.</p>

<p>Al contrario, come riportano le analisi dell&#8217;istituto di ricerca, In Europa occidentale &#8220;la maggior parte delle persone non ritiene che la religione sia una <strong>parte importante della propria identità nazionale</strong>. In Francia e nel Regno Unito, per esempio, la maggior parte afferma che non è importante essere cristiani per essere veramente francesi o veramente britannici&#8221;.</p>
<p>Prospettive totalmente diverse che però si ripercuotono inevitabilmente anche nei programmi di governo, nei rapporti fra Stato e Chiesa e anche nelle radici culturali e storiche su cui si fondano movimenti e leader che puntano a prendere in mano le redini di questi Paesi. In Europa dell&#8217;Est, i leader che oggi vengono considerati come simboli del sovranismo si interfacciano con realtà molto più legate alle <strong>radici storiche e religiose</strong> del proprio popolo. E questo aiuta a utilizzare messaggi, esempi e modelli che in Europa dell&#8217;ovest sarebbe difficilissimo da far accettare.</p>
<p>E questo rapporto est-ovest sulla religione può essere riproposto in maniera assolutamente identica sull&#8217;appartenenza nazionale. Ad esempio, <a href="http://www.pewforum.org/2018/10/29/eastern-and-western-europeans-differ-on-importance-of-religion-views-of-minorities-and-key-social-issues/">il Pew Center riporta un altro dato</a>, quello dello sciovinismo culturale. &#8220;I sondaggi hanno chiesto agli intervistati di tutto il continente se sono d&#8217;accordo con la dichiarazione: &#8216;Il nostro popolo non è perfetto, ma la nostra cultura è superiore agli altri&#8217;. Anche se ci sono eccezioni, i cittadini dell&#8217;Europa centrale e orientale sono più inclini a dire che la <strong>loro cultura è superiore</strong>. Gli otto Paesi in cui questo atteggiamento è prevalente sono tutti geograficamente in Oriente: Grecia, Georgia, Armenia, Bulgaria, Russia, Bosnia, Romania e Serbia&#8221;. </p>
<p>I sovranismi aspettano l&#8217;Oriente</p>
<p>Un segnale chiarissimo di come l&#8217;Est sia culturalmente molto più propenso a produrre movimenti sovranisti e far nascere leader che diventino alfieri di questo mondo. Non perché è in atto una rivoluzione, ma perché è la loro stessa identità culturale, quella dell&#8217;Europa orientale, a far sì che esistano alcuni fenomeni politici e culturali. </p>
<p>Fenomeno che però adesso iniziano ad avere un proprio seguito anche a Occidente, dove leader dei Paesi del Gruppo Visegrad o anche lo stesso presidente russo<strong> Vladimir Putin</strong> ottengono un consenso estremamente importante proprio nell&#8217;area sovranista. Un blocco variegato ma unto su alcuni temi e che vede a Est (e non solo negli Stati Uniti di <strong>Donald Trump</strong>) un riferimento politico e culturale. Bisognerà vedere se, ancora una volta, la frase &#8220;<em>ex Oriente lux</em>&#8221; avrà un senso nel presente dell&#8217;Europa.</p>
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		<title>I dubbi dei Paesi Visegrad tra crescita economica e demografia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dubbi-dei-paesi-visegrad-crescita-economica-demografia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Dec 2018 15:54:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo-visegrad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8090406.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8090406.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8090406-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8090406-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8090406-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I Paesi del gruppo Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia) non rappresentano affatto un monolite nel contesto europeo, dato che l&#8217;unità sul tema delle migrazioni si accompagna a diverse visioni di politica estera ed interna, ma possono essere accomunate da una serie di minimi comuni denominatori di matrice economica. I Paesi del gruppo Visegrad hanno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/dubbi-dei-paesi-visegrad-crescita-economica-demografia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8090406.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8090406.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8090406-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8090406-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8090406-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>I Paesi del gruppo Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia) non rappresentano affatto un monolite nel contesto europeo, dato che l&#8217;unità sul <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/migranti-rifugiati-accoglienza-le-differenze-italia-visegrad/">tema delle migrazion</a>i si accompagna a diverse visioni di politica estera ed interna, ma possono essere accomunate da una serie di minimi comuni denominatori di matrice economica.</p>
<p>I Paesi del gruppo Visegrad hanno sperimentato nel 2017 tassi di crescita del Pil compresi tra il 3 e il 3,8%, a cui invero hanno contribuito le distribuzioni di fondi di coesione comunitari, e convergono in numerose dinamiche: tutti e quattro, infatti, fanno dell&#8217;inserimento delle loro imprese nella catena del valore della Germania un punto di forza ma, al contempo, sperimentano le criticità legate all&#8217;andamento demografico sfavorevole e alla stagnazione dei salari e dei livelli di consumo interni.</p>
<p>Mentre, per ora, la cooperazione con la Cina nell&#8217;ambito della &#8220;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/che-cose-la-nuova-via-della-seta/">Nuova Via della Seta</a>&#8221; e del gruppo di contatto 16+1 appare un&#8217;ipotesi di prospettiva, lo stretto legame economico con la Germania è una realtà di primaria importanza per i Paesi Visegrad. &#8220;La delocalizzazione produttiva tedesca in questi Paesi ha assunto in effetti negli anni connotati simili a quelli dello stabilimento delle <em>maquilladoras </em>statunitensi in Messico&#8221;, ha scritto Vittorio Emanuele Parsi, professore di Relazioni Internazionali alla Cattolica di Milano, sull&#8217;ultimo numero di <em>Formiche. </em>&#8220;L&#8217;asse tra Berlino e Visegrad non sembrerebbe minacciato neanche dalle divergenza tra i governi del gruppo e l&#8217;esecutivo della Merkel&#8221;, perché le delocalizzazioni tedesche sono considerate da entrambe le parti asset troppo importanti perché una delle due parti vi rinunci.</p>

<p>Semmai, come ha scritto su <em>Limes </em>Lucio Caracciolo, ciò che i Paesi Visegrad temono &#8220;la latente tentazione tedesca a elevare a geopolitica la superiorità geoeconomica&#8221; della Germania, e di conseguenza ciò porta l&#8217;Ungheria di Viktor Orban e la Polonia conservatrice a cercare una sponda, rispettivamente, nella Russia e negli Stati Uniti.</p>
<p>In questo contesto, la demografia rappresenta un fattore di preoccupazione per i partner centroeuropei. Uno studio dell&#8217;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.eea.europa.eu/data-and-maps/indicators/total-population-outlook-from-unstat-3/assessment-1" target="_blank">European Environment Agency</a> sui trend della popolazione europea fino al 2100 ha mostrato come i Paesi di Visegrad abbiano una <strong>demografia tra le meno favorevoli di tutto il continente</strong>. La tendenza è di una <strong>diminuzione della popolazione del 13% entro il 2050</strong>, più contenuta dei tracolli drammatici a cui sembrano andare incontro Paesi come <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/bulgaria-demografia/" target="_blank">la Bulgaria</a> o la <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-grecia-verso-il-tracollo-demografico-perdera-un-quarto-degli-abitanti-entro-il-2050/" target="_blank">Grecia</a>, ma che letta in correlazione coi bassi tassi di disoccupazione (3-4%) porta a rendere ipotizzabile il fatto che Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria abbiano scarse riserve di manodopera inattiva da mobilitare per coprire i vuoti negli organici che si fanno via via più ampi. <strong>Mancano operai ed impiegati, ma anche contadini ed artigiani</strong>. </p>
<p>E come sostiene <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fmobile.ilsole24ore.com%2Fart%2Fmondo%2F2018-12-09%2Fl8217-est-europa-ha-bisogno-di-500mila-lavoratori8201-ma-non-vuole-immigrati%2FAEjP1EkG%3Ffbclid%3DIwAR2KRwTc25AtefT2NpyR28y4rWedTBYMrg0cf5a6TOk4Sl_vHjxIcDUdYy0%23Echobox%3D1544377068&amp;h=AT2Cc8-l30rqi6mcDo82sXxUPXCgnSeapQ9gGCZtqoYijeYqp0uwbfXs1STtEY3rwcjR6qMeNAedRlXdhjs0PrS4Yt4XW4EeM21E-HLdsVlBF1vdScmrKdgNpAPL8MATsxjkEA" target="_blank">il </a><em><a href="https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fmobile.ilsole24ore.com%2Fart%2Fmondo%2F2018-12-09%2Fl8217-est-europa-ha-bisogno-di-500mila-lavoratori8201-ma-non-vuole-immigrati%2FAEjP1EkG%3Ffbclid%3DIwAR2KRwTc25AtefT2NpyR28y4rWedTBYMrg0cf5a6TOk4Sl_vHjxIcDUdYy0%23Echobox%3D1544377068&amp;h=AT2Cc8-l30rqi6mcDo82sXxUPXCgnSeapQ9gGCZtqoYijeYqp0uwbfXs1STtEY3rwcjR6qMeNAedRlXdhjs0PrS4Yt4XW4EeM21E-HLdsVlBF1vdScmrKdgNpAPL8MATsxjkEA" target="_blank">Sole 24  Ore</a>, </em>&#8220;secondo i calcoli di Coface, un’agenzia francese di credito all’esportazione, i quattro Paesi del blocco Visegrad (Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Ungheria) contano un totale di oltre 520mila posizioni vacanti nel secondo trimestre 2018 in settori come industria, servizi e costruzione&#8221;.</p>

<p>Come risolvere una problematica di tale portata? Il richiamo in patria della massa di lavoratori centroeuropei oggi residente nell&#8217;Europa occidentale è reso impossibile dalla scarsa attrattività dei Paesi Visegrad in quanto a stipendi e tenore di vita. &#8220;La fuga di milioni di cittadini verso i mercati continentali è nata, all’inizio degli anni ’90, dall’opportunità di capitalizzare le proprie competenze in uno scenario più florido di quello abbandonato alle spalle. Quasi 20 anni dopo, la situazione sembra rimasta identica. Dati Eurostat riferiti al 2014, l’ultimo anno a disposizione, mostrano che la paga media lorda oraria nel settore industria, costruzione e servizi viaggia sui 5,6 euro l’ora in Polonia, 5,3 euro in Repubblica Ceca e Slovacchia e 4,8 euro in Ungheria. Nell’Unione europea si alza a oltre 15 euro, in Gran Bretagna l’asticella supera i 18 euro. Nella sola Polonia, nel 2015, lo stipendio medio netto di un adulto senza figli si aggira sui 4.645 euro, per scendere a a 3.350 nel caso dell’Ungheria. Nell’Ue la media cresce sopra i 13.700 euro annui&#8221;.</p>
<p>Non risulta praticabile, in questo contesto, la proposta di economisti come il polacco Grzegorz Sielewicz di considerare l&#8217;apertura a un numero crescente di migranti da parte dei Paesi Visegrad. Al di là della concezione dei migranti come membri del marxiano &#8220;esercito industriale di riserva&#8221; e non come persone dotate di dignità umana che questo pensiero impone, bisogna ricordare che l&#8217;approccio dei Paesi Visegrad alle migrazioni non è, se non in misura marginale, motivato da ragionamenti di natura economica. Paesi caratterizzati da una forte omogeneità politica-culturale in cui la caduta del comunismo ha ridestato un senso di appartenenza patriottica rimasto compresso per mezzo secolo, i Paesi del Gruppo Visegrad sono stati del resto condizionati dagli atteggiamenti dei regimi satelliti di Mosca, che restrinsero i movimenti dei propri cittadini, conservandone isolato il blocco e preservandone l&#8217;omogeneità etnica.</p>
<p>Se a ciò si aggiunge il timore di qualsivoglia ingerenza esterna, e la richiesta di Bruxelles di un&#8217;adesione al piano di ridistribuzione di migranti controllato a livello centrale è considerata tale, si capisce perché la proposta di Sielewicz è destinata a cadere nel vuoto nei Paesi Visegrad. Che, del resto, sconteranno nei prossimi anni le contraddizioni di un modello di sviluppo ancora da perfezionare, che fatica a orientarsi verso il rafforzamento del benessere della popolazione dei quattro Paesi.</p>

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		<item>
		<title>Tra Russia e Stati Unitiil gruppo Visegrad si spacca</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/visegrad-russia-stati-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Sep 2018 07:04:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo-visegrad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2000" height="1333" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/1490719083-poland-visegrad-group.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/1490719083-poland-visegrad-group.jpg 2000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/1490719083-poland-visegrad-group-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/1490719083-poland-visegrad-group-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/1490719083-poland-visegrad-group-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /></p>
<p>Due viaggi in contemporanea per due leader del Gruppo di Visegrad. Il premier ungherese Viktor Orban è andato a Mosca per rafforzare i rapporti con la Russia di Vladimir Putin. Il presidente della Polonia Andrzej Duda è andato a Washington e ha confermato l&#8217;asse con gli Stati Uniti di Donald Trump. Due viaggi diversi, per certi versi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/visegrad-russia-stati-uniti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2000" height="1333" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/1490719083-poland-visegrad-group.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/1490719083-poland-visegrad-group.jpg 2000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/1490719083-poland-visegrad-group-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/1490719083-poland-visegrad-group-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/1490719083-poland-visegrad-group-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /></p><p>Due viaggi in contemporanea per due leader del Gruppo di Visegrad. Il premier ungherese <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/da-piazza-degli-eroi-alla-scena-europea-chi-e-viktor-orban/">Viktor Orban</a> è andato a Mosca per rafforzare i rapporti con la Russia di Vladimir Putin. Il presidente della Polonia <strong>Andrzej Duda</strong> è andato a Washington e ha confermato l&#8217;asse con gli Stati Uniti di Donald Trump. Due viaggi diversi, per certi versi antitetici, che rappresentano in una sintesi perfetta quanto complesso sia il quadro del gruppo dell&#8217;Europa orientale composto dagli Stati che si ribellano alle istanze dell&#8217;Unione europea. </p>
<p>Orban da Putin</p>
<p><a style="color: #0000ff" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/orban-incontra-putin-e-rinsalda-lasse-russia-1577637.html">Orban si è recato da Putin</a> e ha pronunciato frasi estremamente importanti per un Paese che ha avuto, come altri Paesi dell&#8217;Europa dell&#8217;Est, il trauma dell&#8217;invasione sovietica. Il leader ungherese ha confermato non solo gli ottimi rapporti con la Russia ma anche il salto in avanti dei <strong>rapporti economici fra Budapest e Mosca</strong>, aumentati in maniera sensibile negli ultimi anni nonostante le sanzioni imposte da Bruxelles.</p>
<p>Un avvicinamento costante su cui però aleggiano notevoli perplessità se non proprie ostilità da parte dell&#8217;Ue, tanto che il premier ungherese ha denunciato che &#8220;non si può dire che nei confronti della nostra cooperazione ci sia sempre stato un clima favorevole a livello internazionale&#8221;.</p>
<p>Un&#8217;apertura nei confronti della Russia che si inserisce in un quadro di crescenti <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2018-09-12/orban-e-stato-diritto-l-europa-batte-colpo-135623.shtml?uuid=AEWRs9qF">tensioni fra l&#8217;Ungheria e l&#8217;Unione europea</a>, che accusa spesso il Cremlino di essere il mandante di un vento euro-scettico e &#8220;populista&#8221; teso a destabilizzare la struttura comunitaria. Accuse che, unite alle sanzioni nei confronti di Mosca dopo la questione Ucraina, rendono evidente che qualsiasi apertura di un leader &#8220;<strong>euroscettico</strong>&#8221; come Orban verso Putin sia considerata una mossa strategica per lanciare una sfida all&#8217;Ue.</p>
<p>Duda da Trump</p>
<p>Mentre Orban tendeva, o meglio, confermava la mano tesa nei confronti del Cremlino, il presidente polacco Duda volava alla Casa Bianca con in mano l&#8217;offerta di una <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/trump-annuncia-base-usa-polonia-pentagono-frena-1577862.html">base militare degli Stati Uniti in territorio polacco</a>. Anzi, da quanto affermato da Donald Trump in conferenza stampa, Varsavia avrebbe addirittura offerto due miliardi di euro al governo americano per la postazione Usa.</p>
<p>Un&#8217;offerta che ha immediatamente ingolosito l&#8217;amministrazione statunitense, visto che da subito The Donald ha puntato sull&#8217;aumento delle spese militari dei partner Nato. Con queste premesse, è chiaro che l&#8217;offerta polacca non poteva che ingolosire Washington: e il presidente Duda ha anche scherzato sul chiamare la base <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.militarytimes.com/news/your-military/2018/09/18/trump-us-may-put-permanent-base-in-poland/#.W6JsuQc-T_A.facebook">&#8220;Fort Trump&#8221;</a> in onore del presidente degli Stati Uniti.</p>
<p>Il Pentagono ha espresso una certa cautela nei confronti di questa proposta, ma ha riaffermato la partnership con la Polonia ricordando il contributo di Varsavia all&#8217;Alleanza atlantica. E nonostante le prime affermazioni di <strong>Jim Matti</strong>s, restio a lanciarsi nell&#8217;entusiasmo del presidente Trump, la questione è considerata da un po&#8217; di tempo all&#8217;interno dei corridoi di Arlington, sede del quartier generale della Difesa Usa.</p>
<p>Perché l&#8217;offerta polacca fa gola, specialmente a chi, come i vertici americani, ha intenzione di imporre la propria presenza in Europa orientale, al confine del territorio russo. E i militari statunitensi stanno studiando come rendere realtà i piani di Varsavia e della Casa Bianca.</p>
<p>Visegrad diviso fra alleanza con Usa e aperture a Mosca</p>
<p>La questione è interessante non solo da un punto di vista strategico, ma anche da un punto di vista politico. Perché questo gruppo Visegrad, considerato una sorta di monolite euroscettico su cui si infrangono le aspirazioni di Bruxelles e dell&#8217;asse franco-tedesco, nasconde in realtà una complessità per molto tempo sottovalutata. Unito per contrastare le logiche della burocrazia europea, Visegrad è nella realtà dei fatti <strong>un blocco evanescente</strong> dove gli alleati all&#8217;esterno dei Paesi che lo compongono sono in realtà molto diversi.</p>

<p>Gli Stati Uniti rappresentano fondamentalmente un collante comune, nel senso che tutti i Paesi dell&#8217;Europa orientale vedono in Washington un partner imprescindibile anche come risposta culturale agli anni dell&#8217;Unione sovietica. L&#8217;incubo di un&#8217;eventuale (quanto ad oggi improbabile) <strong>invasione della Russia</strong> è ancora profondo nella strategia di tutti i Paesi che componevano il blocco sovietico. Dal Baltico al Mar Nero questa è l&#8217;unica certezza.</p>
<p>Ma questa tradizionale alleanza con l&#8217;America, unita al denominatore comune dell&#8217;essere contrari alle idee dell&#8217;Unione europea, si trova a dover far fronte all&#8217;ascesa della Russia come superpotenza che non è più vista, in generale, come un nemico. Quantomeno non da tutti: come dimostrato dall&#8217;Ungheria di Orban. E questa divergenza può essere particolarmente rilevante per comprendere il futuro dell&#8217;asse orientale. </p>
<p>Da un punto di vista mondiale, Putin e Trump hanno un interesse comune: <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/putin-trump-europa/">spartirsi l&#8217;Europa</a>. Questo è inevitabile e non è questione di anti-americanismo o russofobia, ma semplice logica. La Nato è sorta per tenere l&#8217;Europa sotto l&#8217;ombrello di Washington così come la Russia ha da sempre lo sguardo rivolto sia a oriente che a occidente e considera l&#8217;Europa un mercato di fondamentale importanza dove vuole avere governi amici.</p>
<p>Fatta questa premessa, è chiaro che un Visegrad fortemente orientato a Occidente fa sì che Mosca trovi di fronte a sé un muro per arrivare all&#8217;Europa centrale. E per questo necessita di alleati in grado di minare la visione più atlantica che europea dell&#8217;Europa orientale.</p>
<p>Ma questi obiettivi diametralmente opposti fra Russia e Stati Uniti pongono degli interrogativi su quanto possa reggere la solidità del gruppo dei Paesi orientali. Perché le frizioni con <strong>Bruxelles</strong> impongono alleati ulteriori rispetto ai partner europei. E se l&#8217;Ungheria sceglie di aprire alla Russia, altri Paesi, Polonia in testa, non sembrano affatto intenzionati a mostrare tentennamenti nei confronti del Cremlino. L&#8217;impressione è che la superpotenza che offrirà più garanzie, sarà quella verso cui si orienteranno gli Stati. E che la Russia, dopo anni di resistenza, stia tentando di penetrare di una delle aree più complesse per i suoi obiettivi: l&#8217;Europa orientale. </p>
<p>La sfida fra superpotenza mette quindi in dubbio l&#8217;asse di Visegrad? Difficile. Ma quello che è certo è che, in un periodo di forti transizioni geopolitiche, le certezze granitiche tendono a sgretolarsi sotto i colpi di altri interessi mondiali. E attenzione alla Cina, che <a href="http://www.occhidellaguerra.it/cina-investimenti-europa-est/">dall&#8217;Europa orientale</a> sta tentando la scalata all&#8217;Europa. </p>

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		<title>Orban stravince ancora Ungheria sempre più nazionalista</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/orban-vince-lungheria-sempre-piu-nazionalista.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Apr 2018 12:14:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo-visegrad]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1075" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180408142726_26126152.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180408142726_26126152.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180408142726_26126152-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180408142726_26126152-768x550.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180408142726_26126152-1024x734.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il risultato delle ultime elezioni in Ungheria non dà spazio ad analisi particolarmente dubbiose: Orban si riconferma presidente con una larga maggioranza che rasenta il 50%. Un risultato in linea con le precedenti tornate che lo hanno visto vincitore, premiato da una affluenza di ben 8 punti percentuali maggiore rispetto al 2014. Orban avrà così &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/orban-vince-lungheria-sempre-piu-nazionalista.html">[...]</a></p>
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<p>Al rilevante risultato del presidente rieletto per il <strong>terzo mandato consecutivo</strong>, si somma <a href="http://foreignpolicy.com/2018/04/06/how-hungarys-far-right-extremists-became-warm-and-fuzzy/">l&#8217;ottimo risultato</a> di <strong>Jobbik</strong>, il partito della <strong>destra nazionalista</strong> e radicale, che ha raccolto il 19,7% dei voti. Jobbik, il Movimento per un&#8217;Ungheria migliore, <strong>si auto-posiziona ancora più a destra</strong> di <strong>Fidesz</strong>, il partito del presidente Orban, per aver sostenuto delle <strong>forti campagne contro la crisi migratoria</strong> che ha colpito l&#8217;Unione europea degli ultimi anni. Proprio durante il picco degli arrivi di centinaia di migliaia di rifugiati <strong>dal Medio Oriente e dall&#8217;Africa</strong>, il partito nazionalista aveva raggiunto <strong>oltre il 25%</strong> dei consensi, in corrispondenza con il periodo in cui Fidesz ha raggiunto il suo minimo dal 2010, scendendo sotto il 40%. Il partito di destra Jobbik non è nuovo alle consultazioni elettorali ungheresi, e anzi, nelle ultime tornate, <strong>ha consolidato la sua posizione</strong>, mantenendo il suo livello di consensi attorno al 20%. In Ungheria, infatti, le <strong>posizioni contro le politiche migratorie</strong> sono largamente diffuse, e il fatto che<strong> più di 2 ungheresi su 3</strong> esprimano il loro gradimento per formazioni patriottico-nazionaliste dà una dimensione della questione. Nonostante il positivo esito della consultazione, Jobbik ha assimilato il risultato ad una sconfitta, determinando così la <a href="https://www.reuters.com/article/us-hungary-election-jobbik/hungary-jobbik-leader-vona-tenders-resignation-after-election-defeat-idUSKBN1HF0Z4">decisione del proprio leader</a>, <strong>Gabor Vona</strong>, a dimettersi. </p>

<p>In passato, infatti, lo stesso Orban aveva additato le grandi democrazie liberali occidentali di predisporre dei <strong>piani di &#8220;invasione&#8221; dell&#8217;Europa</strong> da parte dei milioni di migranti esuli dalle zone di guerra dell&#8217;Africa e del Medio Oriente, e muoveva un <strong>attacco aperto</strong> al ruolo del finanziere <strong>George Soros</strong> (di origini ungheresi, ma <strong>malvisto in Ungheria</strong>) di <strong>finanziare le ONG locali</strong> dedite all&#8217;accoglienza dei migranti. Anche la <strong>vicinanza di Orban a Putin</strong> ha suscitato nei Paesi occidentali un <a href="https://www.washingtonpost.com/world/europe/hungarys-viktor-orban-expected-to-win-4th-term-in-election/2018/04/08/5adb6b88-3ae8-11e8-af3c-2123715f78df_story.html?utm_term=.28d50ed03a8d">ostracismo nei confronti della figura di Orban</a>, ma tale comportamento del presidente ungherese si giustifica, anche e soprattutto, per la <strong>forte dipendenza energetica</strong> dell&#8217;Ungheria dal gas russo, che tocca <strong>punte del 71%</strong>: basti pensare che in Europa, solo la Polonia e l&#8217;Austria hanno livelli di dipendenza maggiori, oltre alla totalità di fornitura che Mosca rappresenta per l&#8217;alleato <strong>Bielorussia</strong>.</p>
<p>Questo risultato parla da sé, e di come le posizioni conservatrici di un Paese come l&#8217;Ungheria siano <strong>forti e quasi inamovibili</strong>. Sebbene infatti Budapest sia inserita nel contesto <strong>Nato dal 1999</strong>, ed abbia appoggiato le missioni in <strong>Kosovo</strong> ed in <strong>Afghanistan</strong>, e sia membro dell&#8217;<strong>Unione Europea dal 2004</strong>, l&#8217;Ungheria ha assunto da circa 10 anni delle <strong>posizioni fortemente contrarie</strong> alle politiche dell&#8217;accoglienza dettate da Bruxelles, e si oppone ancora in maniera veemente alle direttrici di integrazione e ad un immediato <strong>ingresso del Paese nell&#8217;Eurozona</strong>.</p>

<p>A tal proposito, proprio Orban fece riferimento al fatto che, finché il reddito pro capite dei cittadini ungheresi non fosse arrivato ad <strong>un livello di almeno il 90%</strong> del reddito medio dei Paesi della zona Euro, Budapest non avrebbe garantito l&#8217;adesione alla <strong>moneta unica</strong>. Con Orban, infatti, l&#8217;Ungheria si è posta quale <strong>Paese guida</strong> del <strong>gruppo di Visegrad</strong>, che ancora oggi propongono delle forti <strong>pressioni nazionaliste</strong> e contrarie ad una<strong> smodata integrazione</strong> e accoglienza dei migranti. </p>
<p>Da un punto di vista economico, l&#8217;Ungheria è un Paese in <strong>costante crescita</strong>, e la sua <strong>autonomia in materia di politica monetaria</strong> ha consentito al Paese di ridurre l&#8217;impatto della crisi globale del 2007-10 con risultati incoraggianti, passando da un livello di disoccupazione del <strong>12% al 3,8%</strong> in pochi anni, un <strong>reddito pro capite quasi raddoppiato</strong> da 15mila a 27mila dollari e una <strong>crescita annuale del PIL</strong> che si attesta al <strong>3,2%</strong>, contro, tanto per esemplificare, l&#8217;1,5% dell&#8217;Italia. </p>

<p>La forza delle politiche di Orban risiede nel forte livello di <strong>aiuto statale alle categorie più deboli</strong>, sulle quali è intervenuto con l&#8217;<strong>aumento delle pensioni minime</strong>, il taglio dei costi per il consumo energetico e le politiche di <strong>incentivo alla natalità</strong>, con il taglio delle imposte per le famiglie più numerose. Ciò determina evidentemente un <strong>incremento della spesa pubblica</strong>, che quindi riduce l&#8217;impatto sulla crescita del reddito nazionale, che registra infatti per Budapest un aumento leggermente inferiore proprio rispetto agli altri Paesi di Visegrad, ma che comunque mantiene i livelli di <strong>rapporto debito/PIL al 73%</strong>, dunque vicini ai parametri di Maastricht.</p>
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		<title>L&#8217;Europa orientale al bivio tra cambi di governo e elezioni</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/europa-orientale-elezioni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Feb 2018 09:22:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa Orientale]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo-visegrad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180127190649_25558937.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180127190649_25558937.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180127190649_25558937-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180127190649_25558937-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180127190649_25558937-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L&#8217;Europa orientale risulta, allo stato attuale delle cose, uno dei cuori strategici del Vecchio Continente. I Paesi che la compongono vivono infatti una delicata congiuntura politica. Dal 1989 a oggi, infatti, le nazioni che un tempo orbitavano nella sfera d&#8217;influenza sovietica hanno avviato un lungo e tortuoso percorso di ridefinizione delle proprie identità, delle proprie &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/europa-orientale-elezioni.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180127190649_25558937.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180127190649_25558937.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180127190649_25558937-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180127190649_25558937-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180127190649_25558937-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L&#8217;Europa orientale risulta, allo stato attuale delle cose, uno dei cuori strategici del Vecchio Continente. I Paesi che la compongono vivono infatti una delicata congiuntura politica. Dal 1989 a oggi, infatti, le nazioni che un tempo orbitavano nella sfera d&#8217;influenza sovietica hanno avviato un lungo e tortuoso percorso di ridefinizione delle proprie identità, delle proprie prospettive storiche e del loro ruolo in un&#8217;Europa che, dopo la caduta del comunismo, ha accelerato nell&#8217;edificazione dell&#8217;architettura politico-economica comunitaria.</p>
<p>Oggigiorno, l&#8217;Europa orientale è terra di contrasti e contraddizioni, come testimoniato dalla traiettoria del Paese più rilevante della regione, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-polonia-kaczynski-la-chiesa-gli-stati-uniti/">la Polonia guidata dal Partito &#8220;Libertà e Giustizia&#8221;</a>: terra d&#8217;emigrazione, ma governata da leader fortemente antimmigrazionisti; terra di Paesi critici di numerose istanze comunitarie ma, per la maggior parte, guidati da élite ancorate a una solida fedeltà all&#8217;Alleanza Atlantica. In Europa orientale la storia non passa e si fa, oggigiorno, geopolitica. Il difficile riassetto delle identità nazionali porta alla ridefinizione di iniziative regionali che richiamano con forza il passato.</p>
<p><a href="http://www.limesonline.com/cartaceo/visegrad-serve-a-fare-piu-grande-la-polonia?prv=true" target="_blank">Il gruppo di Visegrad</a>, che riunisce Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, prende nome dalla città ungherese che fu sede, nel 1335, di uno storico incontro tra i sovrani di questi Paesi; l&#8217;iniziativa economica Trimarium richiama l&#8217;Intermarium del leader della Polonia interbellica Josef Pilsudski. L&#8217;Europa orientale vuole costituirsi come entità a sé ma non riesce a superare la sua fragilità politica intrinseca, suggellata dai numerosi cambi di governo avvenuti nelle ultime settimane e che, assieme ai risultati delle recenti elezioni, contribuiscono a definire un quadro molto fluido.</p>
<p><strong>Tutti i dilemmi della Polonia, cuore pulsante dell&#8217;Europa orientale</strong></p>
<p>La Polonia è attualmente il Paese-guida del blocco esteuropeo, che risulta più solido nel momento in cui si tratta di porre veti alle iniziative comunitarie intese come limitazioni delle sovranità nazionale o di elaborare un percorso di rafforzamento dell&#8217;asse con gli Stati Uniti ma sicuramente meno coeso in materia di elaborazione di una visione geopolitica comune: Varsavia, in questo senso, gioca da leader in Europa orientale al fine di consolidare un gruppo di Paesi critico, al tempo stesso, di Russia e Germania, ma si scontra con i forti legami economici che uniscono gli Stati esteuropei all&#8217;egemone dell&#8217;Unione.</p>
<p>Matteo Tacconi  ha definito su <em>Limes</em> la Polonia trasformata dalla leadership, diretta o manovriera, di Jaroslaw Kaczynski come una nazione basata su tre presupposti: capitalismo, sovranità, inclusività. Kaczynski, scrive Tacconi, &#8220;sta cercando di orientare la strategia di crescita con un appoggio non ortodosso, che poggia sul ruolo forte dello Stato nell&#8217;economia, sulla riacquisizione di asset, su politiche sociali degne di nota&#8221;.</p>

<p>In questo senso, il recente avvicendamento ai vertici del Paese e l&#8217;ascesa alla guida dell&#8217;esecutivo di Mateus Morawiecki, ex Ministro dello Sviluppo del governo Szydlo, segnala come all&#8217;interno di &#8220;Libertà e Giustizia&#8221; sussistessero forti critiche sulle modalità con cui il progetto di rafforzamento della sovranità politica-economica nazionale fosse stato condotto negli ultimi mesi e consistenti pressioni per un cambio di marcia.</p>
<p><strong>In Repubblica Ceca la vittoria di Zeman dà speranze a Babis</strong></p>
<p>La Repubblica Ceca ha visto di recente la riconferma, al ballottaggio, del Presidente della Repubblica Milos Zeman, del partito conservatore SPO, contro l&#8217;indipendente Jiri Drahos. La vittoria di Zeman è la migliore notizia per il magnate Andrej Babis, il cui governo di minoranza è <a href="https://www.reuters.com/article/us-czech-government-confidence/czech-pm-babis-battles-fraud-charges-as-cabinet-loses-confidence-vote-idUSKBN1F42QF?il=0" target="_blank">stato sconfitto notevolmente nel primo voto di fiducia di gennaio</a>, che conta sulla benevolenza del Presidente per poter continuare la sua avventura, puntando a un rimpasto di governo implicante una svolta a destra.</p>

<p>La situazione ceca è sintomatica delle dinamiche dell&#8217;Europa orientale: Zeman e Babis hanno conquistato le loro posizioni di forza sulla scia di istanze critiche dell&#8217;Unione  Europea, fautrici di un rafforzamento della sovranità nazionale e di una commistione tra politiche economiche di aperto stampo neoliberista e prese di posizioni favorevoli a un rilancio dei welfare nazionali, che hanno trovato un uditorio attento nelle parti rurali del Paese, colpite dalle notevoli disuguaglianze con le città principali.</p>
<p>Non è un caso che Zeman abbia trionfato a Brno e Ostrava, città rappresentanti della Moravia che vive un notevole distacco in termini di reddito e opportunità dalla più prospera Boemia, mentre il suo sfidante abbia avuto in Praga la sua roccaforte. La scissione interna tra Paesi è un&#8217;altra linea di tensione dell&#8217;Europa orientale che i governi della regione dovranno saper riconciliare per garantire stabilità alle nazioni: i casi di Polonia e Repubblica Ceca testimoniano come sia difficile coniugare politiche favorevoli al rilancio della sovranità nazionali con contesti interni che presentano disuguaglianze tanto macroscopiche.</p>
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		<title>Il vento dell&#8217;est soffia sull&#8217;Europa Boom degli euroscettici a Praga</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/vento-dellest-soffia-sulleuropa-praga-boom-degli-euroscettici.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Oct 2017 18:17:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1227" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/babis.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/babis.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/babis-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/babis-768x491.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/babis-1024x654.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il vento dell’Est continua a soffiare sull’Unione europea. Dopo la vittoria austriaca di Kurz, adesso è la volta della Repubblica Ceca, che vede la vittoria del partito populista “Ano 2011” di Andrej Babis, l’ex ministro delle Finanze che da molti è ormai considerato il “Trump” di Praga. A scrutinio concluso, il partito di Babis sembra &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/vento-dellest-soffia-sulleuropa-praga-boom-degli-euroscettici.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1227" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/babis.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/babis.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/babis-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/babis-768x491.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/babis-1024x654.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il vento dell’Est continua a soffiare sull’Unione europea. Dopo la vittoria austriaca di Kurz, adesso è la volta della Repubblica Ceca, che vede la vittoria del partito populista “Ano 2011” di Andrej Babis, l’ex ministro delle Finanze che da molti è ormai considerato il “Trump” di Praga. <br />A scrutinio concluso, il partito di Babis sembra aver raggiunto il primo posto con il 29,7% dei voti. Non un trionfo, in termini di maggioranza popolare, ma tanto basta per garantirgli il primo posto in un’elezione che ha il sapore della vittoria dei partiti anti-establishment ed euroscettici rispetto a quelli tradizionali. Il Partito Civico Democratico (Ods), di idee più conservatrici ed euroscettiche, è arrivato secondo con l’11,2 %, mentre al terzo e quarto posto ci sono, a dividerli pochissimi voti di stacco, il partito anti-casta dei Pirati e quello di destra più radicale Libertà e Democrazia diretta (Spd) che si aggirano intorno al 10,7% dei consensi. Da registrare il crollo vertiginoso del partito socialdemocratico, che perde circa 12 punti percentuali, ottenendo solo il 7 per cento dei consensi.</p>

<p>Il risultato delle elezioni ceche è in linea con quanto sta avvenendo in tutta l’Europa orientale (e non solo). I movimenti che rappresentano la protesta contro i partiti figli della classe dirigente che ha governato i rispettivi Paesi, prendono consensi inimmaginabili fino a pochi anni fa, riuscendo a incanalare il sentimento comune dell’elettorato contrario alla politica tradizionale. La vittoria di Babis in Repubblica Ceca è perfettamente in linea con questa tendenza. Il leader di Ano è riuscito negli anni a proclamarsi vicino ad Obama, poi ad Orban, poi a Trump, e, nonostante questa ondivaga linea politica, è riuscito a costruirsi un’immagine di novità rispetto all’establishment. Ed era proprio quello che l’elettorato ceco si aspettava. Grazia a un impero mediatico e finanziario che lo porta ad essere il secondo uomo più ricco del Paese, Babis è riuscito a creare un movimento che in pochissimi anni ha raggiunto il maggioranza relativa del popolo ceco e oggi si ritrova a dover guidare il futuro governo. Un governo che, stando a quanto sostenuto da Babis in campagna elettorale, sarà certamente improntato a una rottura degli scemi tradizionali della politica ceca oltre che a un rigido scontro con i burocrati dell’Unione europea, in particolare sul tema dei migranti su cui il leader di Ano è stato chiarissimo.</p>

<p>Questa lotta senza quartiere alla politica migratoria imposta da Bruxelles e soprattutto alla politica delle quote di migranti è stata il centro della battaglia politica di Babis. Una battaglia con cui il leader ceco ha trascinato dietro a se tutti gli altri partiti, tanto che gli stessi socialdemocratici del presidente uscente si sono detti contrari alla distribuzione dei migranti. E sotto questo profilo, è chiaro che il cambiamento politico avvenuto oggi a Praga assesta un altro duro colpo alle scelte centrali di Bruxelles e colloca sempre di più la Repubblica Ceca al centro di quel fenomeno culturale e politico che sta da tempo caratterizzando il gruppo Visegrad. L’euroscetticismo è ormai diventato un cardine della politica del gruppo composta da Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. E sono in molti a ritenere che la vittoria di Kurz in Austria sia il preludio a un ingresso di Vienna non tanto nel gruppo Visegrad quanto nell’orbita dei Paesi euroscettici. E il fatto che il fenomeno migratorio abbia fatto così presa sul popolo ceco, è interessante soprattutto se relazionato con l’esiguo numero di immigrati rispetto alla popolazione, che non raggiungono lo 0.23% su 10 milioni di abitanti.</p>

<p>Quello che è evidente, dunque, è che anche in un Paese sostanzialmente poco colpito dal fenomeno migratorio, come appunto lo è la Repubblica Ceca, c’è il timore che le politiche europee possano incidere sulla sicurezza collettiva. Questo dato è interessante per comprendere anche il futuro della stessa Unione europea, dal momento che con la vittoria di Babis a Praga, i governi che fanno riferimento alla socialdemocrazia e al centrosinistra in tutta l’Unione europea sono rimasti cinque, di cui uno il nostro. Solo cinque su 27 Stati. Mentre è evidente la crescita esponenziale dei fenomeni euroscettici e “populisti” in ogni Stato, sia a destra che a sinistra, come conseguenza dell’incapacità dell’Europa di far comprendere le proprie politiche. Gli Stati membri sembra che stiano dicendo all’Unione di cambiare, e l’Europa orientale guida questa rivolta che sta soffiando su tutto il continente.</p>
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		<title>&#8220;Respingere i migranti non è reato&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2016 06:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Profughi]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="681" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1454757550-1440253036-1440252811-lapresse-20150822155838-146.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1454757550-1440253036-1440252811-lapresse-20150822155838-146.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1454757550-1440253036-1440252811-lapresse-20150822155838-146-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1454757550-1440253036-1440252811-lapresse-20150822155838-146-768x511.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Da dove nasce questa chiusura totale a ogni ipotesi di accoglienza ai profughi islamici, questa assoluta e &#8220;scorretta&#8221; opposizione delle società del cosiddetto gruppo di Visegrad,Polonia, Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca, al multiculturalismo? Secondo Milan Ni, analista dell&#8217;Istituto per la politica centro-europea che ha sede a Bratislava e una delle voci più critiche alla &#8220;svolta reazionaria&#8221; &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/respingere-i-migranti-non-e-reato.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/respingere-i-migranti-non-e-reato.html">&#8220;Respingere i migranti non è reato&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="681" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1454757550-1440253036-1440252811-lapresse-20150822155838-146.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1454757550-1440253036-1440252811-lapresse-20150822155838-146.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1454757550-1440253036-1440252811-lapresse-20150822155838-146-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1454757550-1440253036-1440252811-lapresse-20150822155838-146-768x511.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>Da dove nasce questa chiusura totale a ogni ipotesi di accoglienza ai profughi islamici, questa assoluta e &#8220;scorretta&#8221; opposizione delle società del cosiddetto gruppo di Visegrad,Polonia, Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca, al multiculturalismo? Secondo Milan Ni, analista dell&#8217;Istituto per la politica centro-europea che ha sede a Bratislava e una delle voci più critiche alla &#8220;svolta reazionaria&#8221; nella regione, si tratta prima di tutto di diversità psicologica: &#8220;Questi Paesi non accettano neanche l&#8217;idea di vedere carnagioni scure in giro perché non hanno senso di colpa&#8230; Diversamente da diverse società occidentali alle prese con immigrazione ed emergenza terrorismo islamista, in questa parte d&#8217;Europa non esiste un passato coloniale da cui emanciparsi&#8230; La gente dice: noi non abbiamo mai avuto a che fare con quei Paesi da cui ora arrivano i profughi, non abbiamo nessun obbligo di risarcimento nei loro confronti, siamo liberi di ritenere sgraditi individui che non abbiano la nostra religione, cultura, carnagione&#8230; La difesa dell&#8217;omogeneità etnica non appare anacronistica e razzista. Non importa il colore del governo, l&#8217;unica ideologia in Centro Europa ora è essere in sintonia con la propria comunità, farla sentire al caldo, sicura, in famiglia&#8221;.Se lo scopo &#8220;tecnico&#8221; iniziale del Gruppo di Visegrad era l&#8217;adesione all&#8217;Unione Europea e alla Nato, ora si è trovato &#8220;il collante politico, la causa comune: la chiusura all&#8217;immigrazione islamica&#8221;, dice Radko Hokovsky, direttore di Valori Europei, think tank con sede a Praga. &#8220;Su questo sono pronti a rompere il patto europeo&#8221;, afferma. &#8220;E non si tratta di xenofobia, anche se è un fenomeno in grande crescita soprattutto tra i giovani. In questi Paesi sono stati accolti ucraini e vietnamiti, migliaia di rifugiati dalle guerre balcaniche. Qui c&#8217;è il rifiuto di ospitare specificatamente musulmani dal Medio Oriente e dall&#8217;Africa perché si è constatato il fallimento di integrazione nell&#8217;Europa Occidentale. Vedono alla televisione cosa accade nei ghetti metropolitani, come i ragazzi nati in Europa si fanno saltare in aria nelle metropolitane europee. Sono terrorizzati dalle possibili conseguenze. Non escludo che questa posizione intransigente possa portare questi Paesi all&#8217;uscita dall&#8217;Ue nel prossimo futuro&#8221;.Mentre nei sondaggi la fiducia nelle istituzioni europee precipita, resta però il fatto che i Paesi del gruppo di Visegrad &#8220;dipendono ancora molto dai fondi Ue, solo in Ungheria rappresentano il 6 per cento del Pil&#8221;. Posizioni che tuttavia pagano elettoralmente. E rafforzano le destre estreme: &#8220;Alla fine non è una questione di posti di lavoro o della difficoltà economica a reggere un&#8217;eventuale ondata di profughi&#8221;, ha detto Kenneth Roth, direttore di Human Rights Watch, &#8220;la questione è che si tratta di musulmani e queste società uscite dall&#8217;ateismo di Stato comunista sono un blocco religiosamente omogeneo. Nessun politico che abbia ambizioni di potere può ignorare questa realtà e quindi è condannato a non seguire la linea mainstream europea pro immigrazione&#8221;. C&#8217;è poi una lunga storia di vittimizzazione. &#8220;Noi siamo quelli che si ritengono di essere sempre stati vittime di ingiustizie, quelli che hanno sofferto più di chiunque altro al mondo&#8221;, dice Csaba Szaló, professore di sociologia all&#8217;università Masarvk di Brno. «E ora c&#8217;è qualcuno che ci soffia lo status&#8230; La gente ritiene difficile accettare che vi sia qualcuno che soffra più di noi&#8221;.<em><strong>Marzio G. Mian</strong></em></p>
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