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	<title>Globalizzazione Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 08 Jun 2026 04:25:18 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Globalizzazione Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Usa nuova raffica di dazi contro 54 Paesi e la UE: comprate merci prodotte da lavoratori sfruttati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 04:25:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Dazi]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump evita l&#039;escalation, ma lo stallo prosegue" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nell’era della Globalizzazione il commercio su scala planetaria ci ha concesso il lusso di fruire di merci di ogni tipo prodotte a latitudini molto distanti e a prezzi più che accessibili, ma spesso la posta in gioco è stata il deterioramento delle condizioni di lavoro. L’amministrazione Trump torna all’attacco del libero scambio a colpi di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-nuova-raffica-di-dazi-contro-54-paesi-e-la-ue-comprate-merci-prodotte-da-lavoratori-sfruttati.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump evita l&#039;escalation, ma lo stallo prosegue" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603171401589_4b93e1486fee94b54259e2167859088b-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nell’era della Globalizzazione il commercio su scala planetaria ci ha concesso il lusso di fruire di merci di ogni tipo prodotte a latitudini molto distanti e a prezzi più che accessibili, ma spesso la posta in gioco è stata <strong>il</strong> <strong>deterioramento delle condizioni di lavoro</strong>. L’amministrazione Trump torna all’attacco del libero scambio a colpi di nuovi <a href="https://it.insideover.com/economia/disavanzo-commerciale-debito-lavoro-il-percorso-contrastato-dei-dazi-di-trump.html">dazi</a>, questa volta pronti a prendere di mira <strong>le importazioni da Paesi che non attuano una politica efficace contro lo sfruttamento dei lavoratori </strong>nel contesto delle filiere produttive e dei canali di importazione delle merci.</p>



<p>La decisione arriva dopo un’indagine condotta dall’<strong>Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Unit</strong>i (USTR) riguardante circa 60 partner che, a detta del capo <strong>Jamieson Greer</strong>, non sono stati in grado di imporre o applicare un divieto delle importazioni di beni realizzati grazie al lavoro forzato. L’investigazione è stata svolta ai sensi del <em>Trade Act </em>del 1974, provvedimento che consente al Governo statunitense di combattere pratiche commerciali lesive degli interessi e delle tutele delle imprese e lavoratori americani. </p>



<p>Indubbiamente, le aziende manifatturiere a stelle e strisce hanno accolto la notizia con giubilo, ma i leader mondiali guardano con tormento e preoccupazione all’idea dell’introduzione di nuovi dazi sui loro prodotti esportati negli Usa, materia che è stata più volte oggetto di discordia con la Casa Bianca.&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">A chi più e a chi meno: come funzionano le nuove tariffe</h2>



<p>Le ritorsioni daziarie annunciate dall’USTR riguardano principalmente le Americhe, l’Europa e specialmente l’Asia. Le indagini svolte avrebbero dimostrato che ben 54 nazioni &#8211; Argentina, Cina, Israele, Regno Unito e altre &#8211; non implementano presidi volti a limitare le importazioni di prodotti da luoghi dove il lavoro forzato è molto diffuso. Al contrario, sei economie non sarebbero state in grado di attuare efficacemente i divieti già in essere e si tratta di Canada, Ecuador, Indonesia, Messico, Pakistan e Unione Europea. </p>



<p>L&#8217;entità delle tariffe, vista la differenza di approccio tra le 54 nazioni e le sei economie, non sarebbe la medesima: <strong>al primo blocco sarebbero applicati dei dazi pari al 12%, mentre al secondo una percentuale del 10%</strong>. L’USTR ha altresì annunciato che le nuove misure non colpiranno tutte le categorie merceologiche in maniera indiscriminata, ma alcune come le terre rare, i prodotti agricoli, i farmaci e il tessile beneficeranno di specifiche esenzioni.</p>



<p><a href="https://ustr.gov/about/policy-offices/press-office/press-releases/2026/june/ustr-makes-findings-and-proposes-action-60-section-301-investigations-relating-failures-take-action">Come si può leggere nel comunicato diramato dall’USTR in data 2 giugno</a>, la mancata adozione di un sistema di contrasto efficace contro il lavoro forzato fa sì che <strong>le aziende americane attuino una politica di abbattimento del costo del lavoro e di compressione dei salari </strong> al fine di non veder crollare la propria redditività. Così facendo, si alimenta un circolo vizioso in cui le imprese e <strong>i lavoratori statunitensi sono soggetti a una concorrenza sleale</strong> che impoverisce non solo il mercato del lavoro, ma di riflesso anche quello del consumo (stipendi più magri significa meno potere d’acquisto per le famiglie).</p>



<p>Le tariffe doganali non entreranno in vigore nell’immediato.  Jamieson Greer ha fatto sapere che sono aperti all’ascolto di eventuali azioni correttive e di maggior contrasto al lavoro forzato fino all’inizio di luglio, prima che gli Usa sferrino la loro offensiva commerciale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra stupore e preoccupazione: le reazioni dei leader stranieri&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</h2>



<p>Le critiche dei partner commerciali non sono tardate ad arrivare. La <strong>Commissione europea</strong>, per il tramite di un suo portavoce, ha fatto sapere che le nuove misure sono prive di giustificazione e che Stati Uniti ed Unione Europea hanno già siglato un accordo nell’estate del 2025 che prevede l’assunzione di impegni commerciali reciproci. <strong>Bernd Lange</strong>, presidente della commissione Commercio del Parlamento europeo, ha ricordato l’entrata in vigore del <strong>Regolamento 3015 del 2024</strong> che vieta l’immissione nel mercato comunitario di beni fabbricati in condizioni di sfruttamento, dando a intendere come l’Unione a 27 si stia muovendo nella direzione auspicata dagli Usa. </p>



<p>Parole di biasimo sono giunte da oltremanica, dove un portavoce del Governo di Sua Maestà ha dichiarato che il Regno Unito si sta già adoperando per estendere la maglia dei controlli contro il lavoro forzato sia nella produzione domestica che nelle catene di approvvigionamento. <a href="https://www.antislavery.org/slavery-today/slavery-uk/">Come riportano determinate fonti</a>, circa 20 miliardi di sterline in Gran Bretagna sono legate a beni prodotti in condizioni di lavoro forzato.</p>



<p>A sentirsi chiamati in causa più di ogni altro sono i cinesi. Il ministero degli Esteri di Pechino ha fortemente contestato le nuove misure daziarie e ha bollato come infondate le accuse di  consentire che molti dei suoi lavoratori siano sfruttati. <a href="https://www.ohchr.org/en/press-releases/2026/01/un-experts-alarmed-reports-forced-labour-uyghur-tibetan-and-other-minorities">Secondo l&#8217;Onu</a> e alcune Ong che si battono per la tutela dei diritti umani, <strong>la minoranza musulmana degli Uiguri nello Xinjiang sarebbe oggetto di programmi di coercizione lavorativa negli impianti di lavorazione del cotone</strong>.</p>



<p>Proprio le organizzazioni umanitarie sostengono che i dazi possono rappresentare uno strumento di pressione in parte efficace, ma è necessario che i Governi introducano degli strumenti più rigorosi a partire dalla responsabilità delle imprese. Certamente, l’amministrazione Trump non intende demordere in tema di tariffe dopo che a febbraio <a href="https://it.insideover.com/economia/verso-il-voto-sui-dazi-dopo-la-camera-e-il-senato-anche-la-corte-suprema-punira-trump.html#google_vignette">la Corte Suprema aveva dichiarato illegittime parte di esse</a>, applicate pochi mesi dopo dall’inizio del suo secondo mandato. L’obiettivo principale rimane lo stesso, ovvero <strong>scardinare i meccanismi che hanno permesso il funzionamento della Globalizzazione, per dare slancio a un caposaldo dell’agenda “America First”: la reindustrializzazione</strong></p>



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		<item>
		<title>La realtà contro l’illusione: perché il pensiero di John Mearsheimer torna centrale </title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-realta-contro-lillusione-perche-il-pensiero-di-john-mearsheimer-torna-centrale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 05:52:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra fredda]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/john-mearsheimer.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="John Mearsheimer" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/john-mearsheimer.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/john-mearsheimer-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/john-mearsheimer-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/john-mearsheimer-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>In un mondo anarchico gli interessi di sopravvivenza e potenza restano l’asse centrale della politica internazionale.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/john-mearsheimer.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="John Mearsheimer" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/john-mearsheimer.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/john-mearsheimer-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/john-mearsheimer-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/john-mearsheimer-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Negli ultimi anni, il sistema internazionale sembra aver perso ogni illusione di stabilità. <strong><a href="https://it.insideover.com/dossier/ucraina-e-russia-2022-2026-la-guerra-continua">La guerra in Ucraina, </a></strong>la rivalità tra Stati Uniti e Cina, le tensioni con l’Iran e il moltiplicarsi di crisi regionali riportano al centro una domanda che per decenni sembrava superata: e se il mondo non fosse governato da regole e cooperazione, ma dalla competizione tra grandi potenze? È in questo contesto che il pensiero di <strong>John Mearsheimer</strong>, pioniere del realismo offensivo, torna con forza nel dibattito internazionale. </p>



<p>Per anni, dopo la fine della Guerra fredda, il paradigma dominante è stato quello liberale: istituzioni multilaterali, interdipendenza economica e diffusione della democrazia avrebbero dovuto ridurre la probabilità di conflitti tra Stati. La convinzione era che la cooperazione potesse progressivamente sostituire la logica della potenza. Tuttavia, gli eventi di oggi ne mettono in crisi i presupposti: <strong>guerre, competizioni strategiche, rivalità regionali e l’evidente fallimento della NATO</strong> dimostrano quanto le organizzazioni internazionali pesano poco di fronte ai giochi di potere, come sottolinea lo stesso Mearsheimer. </p>



<p>Il mondo è anarchico: non esiste un’autorità superiore agli Stati capace di garantire sicurezza. In questo contesto, le grandi potenze non possono permettersi di fidarsi delle intenzioni altrui.<strong> La logica è semplice ma spietata:</strong> ogni Stato deve proteggere la propria sopravvivenza, e farlo significa aumentare il proprio potere, anche a costo di generare sospetti e timori negli altri. Concetti come anarchia internazionale, dilemma della sicurezza e sopravvivenza sono interconnessi e spiegano gran parte delle dinamiche geopolitiche che oggi vediamo in azione.&nbsp;</p>



<p>L’Ucraina rappresenta una delle dimostrazioni più evidenti della “tragedia delle grandi potenze” descritta da Mearsheimer. Piccolo Stato situato tra due grandi potenze, l<strong>’Ucraina ha tentato più volte di trovare un equilibrio tra Europa e Russia</strong>, mantenendo buone relazioni con entrambi. Tuttavia, l’espansione della NATO e la pressione occidentale per sostituire il presidente ucraino Viktor Yanukovych nel febbraio 2014 con un leader filo-occidentale, Petro Poroshenko, scatenarono la reazione russa. Nell’articolo del settembre 2014 su <em>Foreign Affairs</em>, intitolato <em>Why the Ukraine Crisis Is the West’s Fault</em>, <strong>Mearsheimer ricostruisce gli eventi e conclude che il conflitto è stato generato dall’aggressività dell’Occidente</strong>. Le promesse informali fatte a Mosca a fine Guerra fredda, seppur mai formalizzate, contavano quanto quelle scritte: l<strong>a Russia si è sentita tradita e ha reagito. </strong>L’Ucraina diventa così l’esempio perfetto di come gli Stati più piccoli possano essere sacrificabili nella logica delle grandi potenze: la loro sicurezza è subordinata alla competizione tra attori più forti, e la loro autonomia è spesso un lusso che il sistema internazionale non permette. </p>



<p>Dall’Ucraina, il pensiero di Mearsheimer ci porta alla Cina, un caso emblematico di potenza emergente. Non importa se il regime sia autocratico o democratico: <strong>la crescita economica si traduce inevitabilmente in maggiore capacità militare e in un aumento del potere relativo</strong>, rendendo la Cina una potenza revisionista destinata a spingere il sistema internazionale a riorganizzarsi secondo la sua influenza crescente. Ambisce a diventare egemone nella propria regione e a ridurre l’influenza statunitense e dei suoi alleati nel Pacifico, Taiwan in primis. In uno scenario di crescita continua<strong>, la probabilità di un conflitto con gli Stati Uniti aumenta </strong>perché in un sistema anarchico, ogni aumento di potenza viene percepito come minaccia. Non a caso, nel 2014 Mearsheimer aggiunse un intero capitolo dedicato proprio a questo tema in La tragedia delle grandi potenze, osservando che “la sopravvivenza esige un comportamento aggressivo Le grandi potenze si comportano così non perché vogliono farlo o perché hanno una pulsione interiore di dominio, ma perché <strong>sono costrette a cercare più potere se vogliono massimizzare le probabilità di sopravvivenza”.</strong> </p>



<p>La logica realista si manifesta anche in altri contesti. La Siria mostra come le politiche di <em>regime change</em> siano strumenti di potere, finalizzati a sostituire governi che non si allineano agli interessi degli Stati Uniti. L’Iran, secondo Mearsheimer e sulla scia della tesi di <strong>Kenneth Waltz</strong> pubblicata nel 2012 su Foreign Affairs, dimostra l’importanza della deterrenza: un Iran dotato di armi nucleari rafforzerebbe la stabilità regionale, rendendo Israele e Usa incapaci di rovesciare il regime di Teheran, così come Saddam Hussein e Gheddafi non sarebbero stati attaccati nel 2003 e nel 2011 se avessero posseduto armi nucleari. </p>



<p>Le grandi potenze reagiscono duramente quando percepiscono che un rivale accumula potere in aree vitali per i propri interessi. <strong>Le tensioni tra Stati Uniti e Iran riflettono una rivalità strutturale</strong> basata su deterrenza, equilibrio di potenza e percezioni di minaccia reciproca, mentre l’ascesa della Cina ripropone il classico interrogativo realista: può una potenza emergente crescere senza spaventare quelle già consolidate? Per Mearsheimer, la risposta è negativa: ogni aumento di potenza viene inevitabilmente interpretato come una minaccia e porta alla competizione. </p>



<p><strong>Il ritorno di Mearsheimer non è una tendenza accademica passeggera</strong>, ma il segnale che <strong>stiamo iniziando a vedere il sistema internazionale per quello che è</strong>. In un mondo segnato da rivalità strategiche e conflitti aperti, la politica non è guidata da ideali, ma dalla distribuzione del potere, dalla percezione di minaccia e dalla ricerca della sopravvivenza. Nel suo libro <strong><em>The Great Delusion, </em></strong>Mearsheimer sottolinea come le élite occidentali siano rimaste sorprese dagli eventi in Ucraina perché “la maggior parte di loro ha una comprensione difettosa della politica internazionale. Credono che il realismo e la geopolitica abbiano poca rilevanza nel XXI secolo e che ‘un’ Europa unita e libera’ possa essere costruita interamente sulla base dei principi liberali”. </p>



<p>Il linguaggio del potere, delle sfere di influenza e del bilanciamento tra Stati appare oggi più vicino alla realtà di quanto non lo siano le narrazioni basate esclusivamente su norme e cooperazione. <strong>Dall’Ucraina alla Cina, fino all’Iran, la legge del potere guida le scelte di Washington, Mosca e Pechino,</strong> ricordando che in un mondo anarchico gli interessi di sopravvivenza e potenza restano l’asse centrale della politica internazionale, rendendo il pensiero di Mearsheimer più rilevante che mai.</p>
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		<title>FORGE, scorte strategiche e la nuova guerra dei minerali</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/forge-scorte-strategiche-e-la-nuova-guerra-dei-minerali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 10:19:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Terre rare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/terre-rare-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="terre rare" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/terre-rare-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/terre-rare-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/terre-rare-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/terre-rare-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/terre-rare-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/terre-rare-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Il FORGE (Forum per l’impegno geostrategico sulle risorse), l'iniziativa Usa per recuperare l'iniziativa su terre rare e  minerali critici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/forge-scorte-strategiche-e-la-nuova-guerra-dei-minerali.html">FORGE, scorte strategiche e la nuova guerra dei minerali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/terre-rare-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="terre rare" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/terre-rare-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/terre-rare-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/terre-rare-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/terre-rare-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/terre-rare-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/terre-rare-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A Washington <strong><a href="https://it.insideover.com/tecnologia/terre-rare-e-metalli-critici-la-romania-vuole-diventare-la-miniera-della-democrazia.html">si è messo in scena un doppio obiettivo</a></strong>: ricomporre un fronte di Paesi inquieti dopo mesi di frizioni commerciali e, nello stesso tempo, costruire un dispositivo di potere sulla filiera delle materie prime critiche. La ministeriale del 4 febbraio, guidata politicamente dal segretario di Stato <strong>Marco Rubio</strong> e presidiata dal vicepresidente J.D. Vance, ha convocato delegazioni da decine di Paesi, con la Commissione europea in platea. Non è un dettaglio: quando gli Stati Uniti organizzano un summit su un tema apparentemente tecnico, di solito stanno preparando un meccanismo di comando.</p>



<p>La platea era eterogenea, ma proprio per questo utile. Da un lato produttori o potenziali produttori (<strong>Africa centrale, Asia interna, Sud-Est asiatico</strong>), dall’altro consumatori industriali avanzati (Paesi del gruppo dei sette, economie dell’area dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), più investitori e fornitori già strutturati come Canada e Australia. Il vero elemento politico, però, è un altro: una parte consistente dei presenti mantiene accordi o intese con la Cina sulla Via della Seta. È il convitato di pietra: non perché quei Paesi abbiano già “scelto” Pechino in modo irreversibile, ma perché nessuno può fingere che la mappa delle dipendenze si cancelli con un discorso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il mercato “fallito” e la leva dei prezzi</h2>



<p>La tesi americana è semplice e brutalmente politica: <strong>il mercato dei minerali critici non funziona perché i prezzi sono instabili e spesso troppo bassi </strong>per rendere bancabili investimenti in Paesi “amici”. Tradotto: la catena di valore resta nelle mani di chi può permettersi di comprimere i margini, finanziare perdite, sostenere costi geopolitici. <strong>Il bersaglio implicito è la capacità cinese di dominare estrazione, trasformazione e raffinazione</strong>, e soprattutto di usare questa posizione per spostare i prezzi sotto la soglia di convenienza degli investitori occidentali.</p>



<p>Qui sta il punto: se la battaglia si combatte sui prezzi, allora la risposta non è soltanto scavare nuove miniere. È costruire un sistema di regole, incentivi e protezioni che renda “naturale” investire dove Washington vuole che si investa. <strong>È una politica industriale travestita da politica di sicurezza.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal partenariato al forum: la semantica del comando</h2>



<p>La sostituzione del precedente partenariato sui minerali con <strong>FORGE, il Forum per l’impegno geostrategico sulle risorse, </strong>è più che un cambio di insegna. Un partenariato suggerisce reciprocità; un forum suggerisce selezione, gerarchia, ingresso condizionato. E l’idea di “impegno” richiama una diplomazia muscolare: non basta aderire a principi generali, bisogna rendersi utili, portare progetti, autorizzazioni, quote di capitale, velocità amministrativa.</p>



<p><strong>La promessa è operativa: cooperazione su singoli progetti, </strong>partecipazioni dirette, accelerazione dei permessi. In pratica, un tentativo di trasformare l’alleanza in cantieri, contratti, concessioni. <strong><a href="https://it.insideover.com/tecnologia/terre-rare-e-metalli-critici-la-romania-vuole-diventare-la-miniera-della-democrazia.html">Il nodo europeo è immediato:</a></strong> un memorandum con Washington sulle catene di approvvigionamento potrebbe arrivare in poche settimane, con una tabella di marcia entro l’estate. Ma l’Unione Europea si muove già con una propria legge sulle materie prime critiche, in ritardo sugli obiettivi, e con un problema di fondo: come conciliare la sovranità industriale dichiarata con una nuova dipendenza regolata dagli Stati Uniti?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Scenari economici: il prezzo minimo, e poi chi paga</h2>



<p>L’idea del prezzo minimo garantito è seducente: se i prezzi sono troppo bassi, lo Stato interviene e rende profittevoli gli investimenti. Ma è anche una trappola. Un prezzo minimo alza i costi a valle, cioè per chi costruisce automobili, batterie, elettronica. E qui gli interessi divergono: <strong>l’industria europea dell’auto vive di margini sottili ed è ipersensibile ai costi dei materiali</strong>; settori tecnologici giapponesi, in alcuni comparti, possono assorbire meglio variazioni. Il rischio è un cortocircuito: proteggere chi estrae penalizzando chi produce.</p>



<p>Inoltre, una tutela basata su tariffe coordinate o su meccanismi di compensazione selettiva richiede risorse pubbliche e disciplina politica. Chi mette i soldi? Per quanto tempo? E con quali controprestazioni industriali? Senza una integrazione verticale tra miniere, raffinazione e manifattura, il beneficio si disperde. La materia prima “amica” rischia di diventare semplicemente più cara, senza costruire davvero catene alternative.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Scorte come munizioni dell’economia</h2>



<p>Lo stoccaggio strategico, il cosiddetto <strong>Progetto Cassaforte</strong>, è la parte più rivelatrice: dieci miliardi in prestiti a lungo termine, gestione in parte privata, <strong>scorte di terre rare e metalli strategici a disposizione di grandi gruppi industriali.</strong> È un’idea mutuata dal vecchio arsenale energetico: creare una riserva che permetta continuità produttiva durante shock esterni. In una competizione di potenza, la scorta non è un magazzino: è una capacità di resistere, quindi di decidere.</p>



<p>Ma anche qui emergono i limiti. Una riserva che copre circa due mesi di domanda compra tempo, non risolve la dipendenza. <strong>Se il collo di bottiglia è la raffinazione, lo stoccaggio è un cerotto.</strong> E se l’approvvigionamento passa da operatori commerciali che cercano margini, non da criteri strategici, allora l’interesse nazionale diventa una variabile, non la regola.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’alleanza contro il monopolista</h2>



<p>L’analogia con la crisi petrolifera degli anni Settanta ha un senso: allora il potere era nel rubinetto del petrolio, oggi è nella geografia industriale dei minerali e nella capacità di trasformarli. Ma c’è una differenza decisiva: il petrolio aveva mercati più liquidi e standardizzati; <strong>i minerali critici sono frammentati, con fondamentali diversi e filiere opache.</strong> Governare questa complessità richiede istituzioni, non solo annunci.</p>



<p>FORGE sembra voler essere il dispositivo politico per tenere insieme produttori e consumatori in una “zona preferenziale”, riducendo l’esposizione alla Cina. Però una zona preferenziale funziona se offre vantaggi superiori a quelli garantiti dal sistema che si vuole sostituire. E qui riemerge la contraddizione: se il principale vantaggio cinese è il costo, e la risposta occidentale è alzare i prezzi per rendere redditizia l’estrazione altrove, allora l’industria manifatturiera rischia di spostarsi dove i costi restano bassi, anche pagando dazi, se il saldo resta favorevole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una mossa di potere, non una soluzione tecnica</h2>



<p>FORGE e lo stoccaggio strategico segnano un cambio di fase: <strong>gli Stati Uniti vogliono trasformare la sicurezza economica in architettura di alleanze</strong>, e le alleanze in disciplina industriale. È una mossa di potere coerente con l’idea che la competizione con la Cina si giochi sulle catene di approvvigionamento.</p>



<p>Ma la partita vera è questa: costruire alternative senza far collassare la competitività delle industrie alleate. <strong>Se il prezzo minimo salva le miniere ma indebolisce chi produce, l’alleanza si sfilaccia.</strong> Se lo stoccaggio compra tempo ma non crea capacità di raffinazione, la dipendenza resta. E se il “club” pretende fedeltà senza offrire un equilibrio di benefici, molti Paesi continueranno a tenere un piede in due scarpe, perché è così che si sopravvive quando la geoeconomia diventa guerra fredda.</p>
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		<title>&#8220;Noi e loro&#8221;: Carnelos e Arlacchi leggono l&#8217;Occidente alla prova del resto del mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/noi-e-loro-carnelos-e-arlacchi-leggono-loccidente-alla-prova-del-resto-del-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 09:24:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[The Synergetic Group]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/001-Noi-e-Loro.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/001-Noi-e-Loro.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/001-Noi-e-Loro-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/001-Noi-e-Loro-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/001-Noi-e-Loro-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/001-Noi-e-Loro-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>&#8220;Noi&#8221; non capiamo &#8220;Loro&#8221;, e rinunciamo a comprendere il mondo. &#8220;Loro&#8221; conoscono bene &#8220;Noi&#8221;, e sono in ascesa su scala globale. Ma, in fin dei conti, qual è il vero confine tra &#8220;Noi&#8221; e &#8220;Loro&#8221; in un mondo multipolare e complesso, fatto di sfide geopolitiche, economiche e sociali complesse, di partite di portata globale? Di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/noi-e-loro-carnelos-e-arlacchi-leggono-loccidente-alla-prova-del-resto-del-mondo.html">[...]</a></p>
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<p>&#8220;Noi&#8221; non capiamo &#8220;Loro&#8221;, e rinunciamo a comprendere il mondo. <strong>&#8220;Loro&#8221; conoscono bene &#8220;Noi&#8221;,</strong> e sono in ascesa su scala globale. Ma, in fin dei conti, qual è il vero confine tra &#8220;Noi&#8221; e &#8220;Loro&#8221; in un mondo <strong>multipolare e complesso, fatto di sfide geopolitiche, economiche e sociali complesse</strong>, di partite di portata globale? </p>



<p>Di questi temi si è discusso martedì 17 febbraio a Villa Pallavicino, Pilastro di Langhirano (Parma), sede di The Synergetic Group, holding di partecipazioni finanziarie e industriali a livello europeo, che assieme a InsideOver ha portato a dialogare due attenti osservatori dello scenario globale.</p>



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<p>Da un lato, <strong>Pino Arlacchi, già vicesegretario delle Nazioni Unite</strong>; dall&#8217;altro, <strong>Marco Carnelos, in passato ambasciatore</strong> e consigliere di diversi governi. Due figure d&#8217;esperienza e dalla profonda <strong>capacità d&#8217;analisi che, moderati dall&#8217;editore di InsideOver Andrea Pontini</strong>, hanno letto gli scenari della competizione internazionale segnata dall&#8217;ascesa di Cina e India con grande attenzione. </p>



<p><strong>Un tema fondamentale per l&#8217;uditorio, </strong>costituito da un parterre di imprenditori, manager e addetti ai lavori chiamati, nella loro quotidianità, a confrontarsi con gli scenari più importanti del sistema economico-commerciale, plasmato da una geopolitica sempre più dinamica e complessa. A cui è doveroso approcciarsi senza paraocchi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><a href="https://thesynergeticgroup.it/opinion/the-world-reset-2026">Scarica il report dell&#8217;incontro</a></h2>



<p>A tal proposito, inaugurando l&#8217;evento il Ceo di The Synergetic Group,<strong> Giampaolo Cagnin</strong>, ha riservato parole lusinghiere per la nostra testata, riconoscendole &#8220;<strong>il coraggio dell&#8217;oggettività</strong>&#8221; in un panorama informativo che a tale principio sembra spesso derogare. </p>



<p><em>InsideOver</em> prova a portare concretezza e visione d&#8217;insieme in un panorama molto spesso arido. La necessità di concretezza, a nostro avviso, inficia il sistema-Paese Italia in ogni sua ramificazione. Quella concretezza è spesso fatta proprio da coloro che, nel pubblico, hanno assistito all&#8217;evento e sono i primi a vivere sulla propria pelle le conseguenze di scelte prese mettendo l&#8217;ideologia davanti alla realtà, visioni chiuse e limitanti prima del realismo e dell&#8217;oggettività nel disegnare le politiche che ci devono portare al domani.</p>



<p>E l&#8217;Italia, <strong>quarta potenza commerciale del pianeta</strong> e <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/le-imprese-italiane-conquistano-il-mondo-con-lexport-ora-serve-fare-sistema.html">vincitrice della globalizzazione</a></strong> grazie alla forza delle sue imprese, necessità di un mondo a sua misura, di un sistema internazionale stabile, di un contesto geopolitico in cui tutti i rapporti globali tra &#8220;Noi&#8221; e &#8220;Loro&#8221; siano all&#8217;insegna del dialogo, del libero scambio, del confronto. Per questo l&#8217;intervento di Carnelos e Arlacchi ha soddisfatto con concretezza e visione quella domanda di concretezza che imprese, media leali alla loro missione e addetti ai lavori dell&#8217;analisi geopolitica domandano con forza. </p>



<p>Il dibattito è stato animato anche partendo da due recenti pubblicazioni dei due relatori. <strong>Arlacchi ha di recente pubblicato <em><a href="https://it.insideover.com/politica/pino-arlacchi-la-cina-e-una-risorsa-per-il-mondo-non-una-minaccia-e-litalia-dovrebbe-capirlo.html">La Cina spiegata all&#8217;Occidente</a></em>, </strong>in cui la Repubblica Popolare viene presentata come attore protagonista del sistema globale con un suo modello di sviluppo. Carnelos ha scritto con Giovanni Castellaneta <strong><em><a href="https://it.insideover.com/politica/il-mondo-secondo-lui-gli-ambasciatori-carnelos-e-castellaneta-raccontano-come-berlusconi-ha-cambiato-la-politica-estera-italiana.html">Berlusconi, il mondo secondo lui</a></em>,</strong> una disamina della comune esperienza da consiglieri dei governi del Cavaliere che ha rappresentato un&#8217;occasione per parlare della politica europea e globale nel periodo segnato dalla parabola dello storico leader italiano e del suo impatto sul contesto globale odierno.</p>



<p>Il terreno letto dai due relatori è quello di un mondo segnato da conflitti, competizione tra potenze, nuove dinamiche trasformative e in cui, essenzialmente, il <em>fil rouge</em> resta l&#8217;interconnessione tra lo spostamento del baricentro politico ed economico verso il cuore dell&#8217;Asia e la reazione dell&#8217;Occidente alla fine dell&#8217;era della <em>Pax Americana</em> e della primazia di Washington. </p>



<p>Dinamiche che hanno intersecato anche scenari conflittuali che, dall&#8217;Ucraina a Gaza, hanno contribuito a rendere il mondo più pericoloso e che i due autori hanno invitato a <strong>guardare nella loro complessità, senza pregiudizi ideologici</strong>.</p>



<p>Tentativi di fermare le lancette della storia, come quelli che gli Usa tramite il <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/marco-rubio-a-monaco-risveglia-la-pericolosa-illusione-dei-neocon.html">segretario di Stato Marco Rubio</a> hanno segnalato nella recente Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, non aiutano alla comprensione del sistema-mondo e, anzi, rischiano di acuirne la prospettiva competitiva. <strong>Alla logica della competizione, della conflittualità e del contrasto</strong> bisognerebbe sostituire quella della <strong>cooperazione, della comprensione e del coordinamento</strong>. </p>



<p>Dalle tre &#8220;C&#8221; del caos a quelle della costruttività, la rotta tracciata da Carnelos e Arlacchi è un manifesto di realismo presentato davanti a un pubblico attento di imprenditori, manager e decisori chiamati a confrontarsi con i marosi della globalizzazione nelle loro scelte quotidiane. </p>



<p>Un clima di concordia tra &#8220;Noi&#8221; e &#8220;Loro&#8221; è ciò che servirebbe anche all&#8217;Europa, che necessita di giocare da ponte tra mondi, e all&#8217;Italia in particolare, la cui economia vive di <strong>globalizzazione e mercati aperti</strong> e le cui prosperità e sicurezza sarebbero tutelate da un dialogo costante col Sud Globale. Oggi più che mai imprescindibile per trasmettere un futuro di prosperità alle generazioni che verranno dopo le nostre.</p>
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			</item>
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		<title>Canada e Cina, il ritorno del commercio come strumento di potenza</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/canada-e-cina-il-ritorno-del-commercio-come-strumento-di-potenza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jan 2026 05:45:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=502173</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1440" height="624" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/canada.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Canada" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/canada.webp 1440w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/canada-300x130.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/canada-1024x444.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/canada-768x333.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/canada-600x260.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 1440px) 100vw, 1440px" /></p>
<p> L’accordo tra Canada e Cina è il prodotto di due realismi convergenti: nessuno dei due cambia campo, però...</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/canada-e-cina-il-ritorno-del-commercio-come-strumento-di-potenza.html">Canada e Cina, il ritorno del commercio come strumento di potenza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1440" height="624" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/canada.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Canada" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/canada.webp 1440w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/canada-300x130.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/canada-1024x444.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/canada-768x333.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/canada-600x260.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 1440px) 100vw, 1440px" /></p>
<p>Dal muro dei dazi al tavolo degli scambi: <strong>l’accordo tra Canada e Cina</strong> sulla riduzione delle tariffe per i veicoli elettrici e per la colza non è un semplice aggiustamento tecnico. È il segnale di una correzione politica dopo anni di irrigidimento, innescati dalla stagione dei dazi punitivi e dall’allineamento automatico di Ottawa alle scelte di Washington. <strong>La decisione del governo canadese di riaprire il mercato ai veicoli elettrici cinesi</strong>, seppure con contingenti e gradualità, segna una discontinuità rispetto alla logica difensiva che aveva dominato il dibattito interno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pragmatismo contro protezionismo</h2>



<p>Sul piano economico, l’intesa risponde a una necessità concreta. <a href="https://it.insideover.com/energia/gnl-il-canada-di-carney-pensa-in-grande-e-mira-a-sfidare-gli-usa.html">Il Canada ha bisogno di rientrare nelle grandi catene globali</a> del valore, in particolare in quelle legate alla transizione energetica. Accettare una quota crescente di veicoli elettrici cinesi significa abbassare i prezzi, stimolare la domanda interna e, soprattutto, accedere a componenti e tecnologie che oggi sono concentrate in Asia. In parallelo, l<strong>a riduzione dei dazi cinesi sulla colza e sui prodotti ittici </strong>restituisce ossigeno a settori agricoli e costieri colpiti duramente dalle ritorsioni commerciali degli ultimi anni. Non è un ritorno al libero scambio senza regole, ma una gestione selettiva delle interdipendenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Diversificare per non dipendere</h2>



<p>L’accordo va letto anche come una mossa di diversificazione strategica. In un contesto segnato da frizioni crescenti con gli Stati Uniti, <strong>Ottawa cerca margini di manovra.</strong> Rafforzare i legami economici con Pechino non significa rompere con Washington, ma ridurre la vulnerabilità di un sistema troppo sbilanciato su un unico partner. <strong>La Cina, dal canto suo, ottiene un risultato simbolico e politico:</strong> dimostra di poter dialogare con un Paese del gruppo delle grandi economie industriali senza passare per il filtro statunitense.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Valutazione geopolitica: l’equilibrio difficile di Ottawa</h2>



<p>Sul piano geopolitico, il Canada si muove su una linea sottile. Rimane saldamente ancorato al sistema di sicurezza occidentale e alle strutture di cooperazione militare nordamericane, ma rivendica una maggiore autonomia nella politica commerciale. I<strong>l riavvicinamento a Pechino non è un riallineamento strategico,</strong> bensì un tentativo di recuperare prevedibilità in un ambiente internazionale sempre più instabile. La retorica della cooperazione e del rispetto reciproco serve a normalizzare rapporti che erano diventati tossici, senza però scardinare le alleanze di fondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’economia come fronte indiretto</h2>



<p>Dal punto di vista strategico-militare, l’intesa non produce effetti immediati sul piano delle forze armate o delle posture di sicurezza. Tuttavia, rafforza un dato ormai evidente: <strong>la competizione globale si gioca sempre più sul terreno economico.</strong> Catene di approvvigionamento, tecnologie critiche, energia e materie prime sono strumenti di pressione non meno efficaci delle basi militari. In questo senso, la scelta canadese riduce il rischio di isolamento economico e, indirettamente, rafforza la resilienza nazionale in caso di shock geopolitici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Energia e lungo periodo: una scommessa asiatica</h2>



<p>L’apertura a collaborazioni nel settore energetico, dall’energia verde al gas naturale liquefatto destinato ai mercati asiatici, completa il quadro. Il Canada guarda a Est non solo come sbocco commerciale, ma come partner per investimenti di lungo periodo. È una scommessa che richiede tempo e stabilità politica, ma che risponde a una logica chiara: in un mondo frammentato, chi non diversifica paga un prezzo più alto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Realismo canadese, opportunismo cinese</h2>



<p><strong>L’accordo tra Canada e Cina è il prodotto di due realismi convergenti.</strong> Ottawa cerca spazio e prevedibilità in un rapporto sempre più aspro con il vicino americano. Pechino sfrutta l’occasione per incrinare il fronte compatto delle economie occidentali. Nessuno dei due cambia campo, ma entrambi riconoscono che il commercio resta una leva essenziale del potere. In tempi di rivalità sistemica, tornare a parlarsi non è segno di debolezza: è, piuttosto, un calcolo freddo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/canada-e-cina-il-ritorno-del-commercio-come-strumento-di-potenza.html">Canada e Cina, il ritorno del commercio come strumento di potenza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Addio all&#8217;utopia della globalizzazione: il mondo senza confini diventa un mondo di confini in fiamme</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/addio-allutopia-della-globalizzazione-il-mondo-senza-confini-diventa-un-mondo-di-confini-in-fiamme.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2025 05:44:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1284" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429171901745_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1406536.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429171901745_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1406536.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429171901745_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1406536-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429171901745_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1406536-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429171901745_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1406536-1024x685.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429171901745_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1406536-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429171901745_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1406536-1536x1027.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per gentile concessione di Newton Compton Editori, pubblichiamo un estratto del libro: &#8220;I confini più pericolosi del mondo &#8211; Da Russia e Ucraina a Israele e Palestina. Le frontiere più calde di un mondo in fiamme&#8220; di Andrea Muratore (pp.224, euro 14,90) Con buona pace dei fautori del “mondo piatto”, che negli anni Novanta i &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/addio-allutopia-della-globalizzazione-il-mondo-senza-confini-diventa-un-mondo-di-confini-in-fiamme.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1284" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429171901745_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1406536.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429171901745_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1406536.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429171901745_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1406536-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429171901745_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1406536-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429171901745_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1406536-1024x685.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429171901745_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1406536-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240429171901745_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1406536-1536x1027.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><em>Per gentile concessione di Newton Compton Editori, pubblichiamo un estratto del libro: <a href="https://www.newtoncompton.com/libro/i-confini-piu-pericolosi-del-mondo">&#8220;<strong>I confini più pericolosi del mondo</strong> &#8211; <strong>Da Russia e Ucraina a Israele e Palestina. Le frontiere più calde di un mondo in fiamme</strong></a><strong>&#8220;</strong> di Andrea Muratore (pp.224, euro 14,90)</em></p>



<p>Con buona pace dei fautori del “mondo piatto”, che negli anni Novanta i cantori della globalizzazione credevano destinato a emergere come criterio ordinatore degli scambi internazionali e della politica mondiale nel corso del XXI secolo, il presente moltiplica in maniera assidua e continua nuovi confini: nuove frontiere, nuove barriere alla mobilità di merci, persone, persino servizi. Viviamo tempi di grandi contraddizioni, e questo libro mira ad approfondire una dinamica sempre più complessa e articolata: il proliferare di nuovi confini tra Paesi, sistemi economici e territori in quello stesso mondo che, pochi decenni fa, dichiarava di aver assoggettato alle norme del diritto internazionale l’intero ordine mondiale. Ma anche la forza di potentati statuali, subnazionali, asimmetrici o addirittura privati che ambiscono a plasmare questi nuovi confini.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="634" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Muratore-I-confini-piu-pericolosi-del-mondo.jpg" alt="" class="wp-image-493410" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Muratore-I-confini-piu-pericolosi-del-mondo.jpg 634w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Muratore-I-confini-piu-pericolosi-del-mondo-190x300.jpg 190w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Muratore-I-confini-piu-pericolosi-del-mondo-600x946.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 634px) 100vw, 634px" /></figure>



<p>Possiamo definire “confini” ancora validi quelli stravolti da attori come lo Stato Islamico in Medio Oriente o Boko Haram in Africa centrale? Oppure possiamo ritenere complete le statualità di quegli attori, anche vicini al tessuto economico e politico occidentale, come Colombia e Messico, in cui le forze del narcotraffico e della guerriglia creano Stati nello Stato? E, oggi, nelle grandi dinamiche geoeconomiche — dalla corsa all’intelligenza artificiale alla rivalità globale per l’energia — non gioca forse un ruolo decisivo l’azione di potentati economico-industriali privati che, con le loro iniziative, creano confini e connessioni di fatto tra Paesi, includendo ed escludendo interi sistemi come fanno le frontiere tra le nazioni? Tutte queste domande emergono in una fase in cui la globalizzazione è segnata da dinamiche competitive e repentini cambiamenti, e il principio generale d’ordine su cui si fondava la narrazione della “comunità internazionale” sembra venire meno.</p>



<p>Nel mondo d’oggi si moltiplicano le frontiere, le frizioni, le linee d’urto tra grandi potenze, proprio mentre l’economia globale presenta tassi crescenti di scambi commerciali, i movimenti umani non si arrestano e l’innovazione procede. Viviamo in un’epoca in cui gli scambi, i consumi energetici e le migrazioni raggiungono livelli record — segno di profonde interconnessioni — ma il clima geopolitico è tra i più instabili dalla fine della Guerra Fredda, se non dalla Seconda guerra mondiale. Un mondo senza confini in cui i confini si moltiplicano. E in cui il concetto stesso di confine diventa l’emblema di un apparente paradosso, di uno iato tra la realtà che viviamo e i costrutti teorici: una metafora delle dinamiche di potere e della competitività.</p>



<p>Un mondo che predica le frontiere infinite dell’innovazione come fonte di emancipazione per persone e popoli e che cavalca la rivoluzione dell’intelligenza artificiale si trova a fare i conti con frontiere chiuse e nuovi muri. Dai celebri muri fisici — come quello tra Messico e USA, avviato da Bill Clinton e cavallo di battaglia di Donald Trump; quello spagnolo di Ceuta; o la frontiera blindata tra Ungheria e Serbia — a quelli politici, spesso più strategici: la secessione delle Repubbliche del Donbass indotta dalla Federazione Russa, la spartizione di Paesi in guerra civile come il Sudan, le barriere create da sanzioni economiche o dall’esclusione di intere economie da piattaforme di pagamento, come nel caso di Russia e Iran. Lo scenario che, dopo il secondo dopoguerra, pensava di aver relegato le rivendicazioni territoriali e la guerra come strumento politico, deve oggi confrontarsi con un numero record di conflitti attivi (tra 45 e 56, secondo la Geneva Academy of International Humanitarian Law and Human Rights) e con un rinnovato espansionismo di Stati come Azerbaigian, Russia e Israele.</p>



<p>Inoltre, il riflusso identitario generato in molti contesti — soprattutto occidentali — dall’impatto tra cultura globalizzata e realtà locali ha alimentato nuove rivendicazioni autonomiste. Senza le tensioni del mondo globalizzato, non avremmo avuto i rinnovati casi di secessionismo che in Europa hanno portato collettività come Catalogna e Scozia ad accarezzare, negli anni Dieci, l’indipendentismo come risposta ai marosi della crisi globale. Infine, l’impatto delle grandi interconnessioni infrastrutturali, fisiche e digitali, e il divario tra grandi centri urbani globalizzati e retroterra periferici sempre più distanti per opportunità e crescita, stanno ridisegnando gli equilibri del mondo. Le nuove rotte commerciali, soprattutto marittime, stanno creando rapporti di forza in continua evoluzione, tracciando nuovi confini — visibili e invisibili — nell’ordine internazionale.</p>
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		<title>Pagine d&#8217;estate &#8211; Il Pacifico caldo, le guerre commerciali, il caos globale: tre sguardi sul mondo d&#8217;oggi</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/pagine-destate-il-pacifico-caldo-le-guerre-commerciali-il-caos-globale-tre-sguardi-sul-mondo-doggi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Aug 2025 06:51:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Oceano Pacifico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Bookcrossing_picnic_DSC08201_C.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Bookcrossing_picnic_DSC08201_C.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Bookcrossing_picnic_DSC08201_C-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Bookcrossing_picnic_DSC08201_C-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Bookcrossing_picnic_DSC08201_C-600x450.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>I volumi di Campochiari-Lanzara, di Colombo e di Picotti affrontano temi spinosi dell'attualità politica ed economica.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Bookcrossing_picnic_DSC08201_C.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Bookcrossing_picnic_DSC08201_C.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Bookcrossing_picnic_DSC08201_C-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Bookcrossing_picnic_DSC08201_C-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Bookcrossing_picnic_DSC08201_C-600x450.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>“Non c&#8217;è nessun amico più leale di un libro”, diceva <strong>Ernest Hemingway</strong>, e per tutti coloro che credono all&#8217;adagio di <strong>Virginia Wolff</strong>, secondo cui l&#8217;immagine ideale del Paradiso è quello di un luogo in cui si possa leggere per sempre, ma si devono scontrare con gli impegni della quotidianità l&#8217;<strong>estate non è solo un periodo per riposare</strong> o godersi le meritate vacanze, ma anche un momento per <strong>recuperare letture arretrate</strong> o scoprirne di nuove.</p>



<p>Chi scrive vuole consigliare <strong>tre gradite letture</strong> che possono contribuire a approfondire determinati scenari del mondo d&#8217;oggi. Partiamo da un saggio che racconta una partita critica per la geopolitica contemporanea.<a href="https://www.amazon.it/sfida-del-Pacifico-competizione-egemonica/dp/B0F814D2D9"> <strong>&#8220;La sfida del Pacifico: Il teatro della prossima competizione egemonica&#8221;</strong></a>, scritto da <strong>Mirko Campochiari, analista e titolare del canale YouTube &#8220;Parabellum&#8221;, e<a href="https://it.insideover.com/guerra/yemen-le-sfide-di-una-guerra-che-nessuno-ha-il-coraggio-di-chiamare-guerra.html"> Leonardo Lanzara</a></strong>, studiosi di dinamiche strategiche legate al potere aereo e navale, è un saggio che colma un vuoto della pubblicistica italiana per quanto concerne l&#8217;analisi della partita tra Usa e Cina nel teatro più caldo del pianeta. </p>



<p>Con un&#8217;ampia rassegna di fonti e chiavi di lettura interdisciplinari, Campochiari e Lanzara approfondiscono attentamente il confronto tra le marine di Usa e Cina, le linee di faglia e tensione nel Pacifico, il ruolo dei Paesi asiatici nella contesa globale che plasma la &#8220;Guerra Fredda 2.0&#8221;.</p>



<p>Sul caos globale che ruota attorno ai cambiamenti della geopolitica internazionale è incentrato il saggio &#8220;<strong><a href="https://www.raffaellocortina.it/scheda-libro/alessandro-colombo/il-suicidio-della-pace-9788832857238-4452.html">Il suicidio della pace. Perché l&#8217;ordine internazionale liberale ha fallito (1989-2024)</a></strong>&#8221; del politologo e storico Alessandro Colombo, docente all&#8217;Università degli Studi di Milano e direttore del Programma per le Relazioni Transatlantiche dell&#8217;Ispi. </p>



<p>Colombo approfondisce le dinamiche che hanno portato al crollo delle illusioni di un ordine globale pacifico e centrato sull&#8217;Occidente dopo la fine della Guerra Fredda. Tra rivalità geopolitiche, revisionismi ed errori dell&#8217;egemone americano, si è saldata una tempesta perfetta che ha impedito a qualsivoglia delle promesse fatte dai fautori dell&#8217;ordine post-Muro di Berlino di realizzarsi. Colombo indaga non solo un cambio di paradigma consolidatosi in oltre tre decadi ma anche <strong>il fallimento collettivo di un&#8217;élite occidentale </strong>che ha pensato di costruire a sua immagine e somiglianza un mondo dove nuovi attori chiedevano spazio.</p>



<p><em>Last but not least</em>, in tempi di dazi e guerre commerciali suggeriamo <strong>la lettura de <a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/diritto-strumento-guerra-legge-piu-forte-luca-picotti-libro/?srsltid=AfmBOop3ijT7GGYO12zebTrOWMVvrsuHqKsvSjD7g5M-fq5Qk0xRlNac">&#8220;La legge del più forte &#8211; Il diritto come strumento di competizione tra Stati&#8221;,</a></strong> saggio dell&#8217;avvocato <a href="https://it.insideover.com/economia/2015-2025-le-disavventure-di-vivendi-in-tim-e-il-futuro-della-rete-lanalisi-di-luca-picotti.html"><strong>Luca Picotti</strong>,</a> ricercatore specializzato nella connessione tra diritto, sicurezza economica e scenari legati alla sicurezza nazionale. Picotti studia come l&#8217;uso geopolitico del diritto, il cosiddetto <em>lawfare</em>, stia diventando la norma non solo per consolidare le strategie delle potenze a tutela dei rispettivi settori critici in campo economico ma anche col fine di ampliare il perimetro della propria sicurezza a scapito dei rivali e attrezzare le strutture dello Stato a un clima di competizione permanente.</p>



<p>Questi libri possono aiutare a navigare un presente complesso e articolato. Li suggeriamo come stimolo intellettuale: non resterete delusi!<a href="https://www.amazon.it/sfida-del-Pacifico-competizione-egemonica/dp/B0F814D2D9"></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/pagine-destate-il-pacifico-caldo-le-guerre-commerciali-il-caos-globale-tre-sguardi-sul-mondo-doggi.html">Pagine d&#8217;estate &#8211; Il Pacifico caldo, le guerre commerciali, il caos globale: tre sguardi sul mondo d&#8217;oggi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Morto Joseph Nye, teorico del soft power e stratega dell&#8217;egemonia americana</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/morto-joseph-nye-teorico-del-soft-power-e-stratega-dellegemonia-americana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 May 2025 06:07:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Soft power]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="857" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Professor_Joseph_S_Nye_University_Distinguished_Service_Professor_Harvard_Kennedy_School_of_Government_18549929998.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Professor_Joseph_S_Nye_University_Distinguished_Service_Professor_Harvard_Kennedy_School_of_Government_18549929998.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Professor_Joseph_S_Nye_University_Distinguished_Service_Professor_Harvard_Kennedy_School_of_Government_18549929998-600x402.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Professor_Joseph_S_Nye_University_Distinguished_Service_Professor_Harvard_Kennedy_School_of_Government_18549929998-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Professor_Joseph_S_Nye_University_Distinguished_Service_Professor_Harvard_Kennedy_School_of_Government_18549929998-1024x686.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Professor_Joseph_S_Nye_University_Distinguished_Service_Professor_Harvard_Kennedy_School_of_Government_18549929998-768x514.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Teorico delle relazioni internazionali e della via americana all&#8217;egemonia nel mondo globalizzato plasmato dall&#8217;ideologia liberale, Joseph Nye è stato un pensatore che più di molti altri ha, lontano dai riflettori, contribuito a costruire le strategie della superpotenza a stelle e strisce nell&#8217;epoca della sua massima proiezione e ha interpretato lo spirito del tempo della fine &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/morto-joseph-nye-teorico-del-soft-power-e-stratega-dellegemonia-americana.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/morto-joseph-nye-teorico-del-soft-power-e-stratega-dellegemonia-americana.html">Morto Joseph Nye, teorico del soft power e stratega dell&#8217;egemonia americana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="857" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Professor_Joseph_S_Nye_University_Distinguished_Service_Professor_Harvard_Kennedy_School_of_Government_18549929998.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Professor_Joseph_S_Nye_University_Distinguished_Service_Professor_Harvard_Kennedy_School_of_Government_18549929998.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Professor_Joseph_S_Nye_University_Distinguished_Service_Professor_Harvard_Kennedy_School_of_Government_18549929998-600x402.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Professor_Joseph_S_Nye_University_Distinguished_Service_Professor_Harvard_Kennedy_School_of_Government_18549929998-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Professor_Joseph_S_Nye_University_Distinguished_Service_Professor_Harvard_Kennedy_School_of_Government_18549929998-1024x686.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Professor_Joseph_S_Nye_University_Distinguished_Service_Professor_Harvard_Kennedy_School_of_Government_18549929998-768x514.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Teorico delle <strong>relazioni internazionali</strong> e della <strong>via americana all&#8217;egemonia nel mondo globalizzato</strong> plasmato dall&#8217;ideologia liberale, <strong>Joseph Nye</strong> è stato un pensatore che più di molti altri ha, lontano dai riflettori, contribuito a costruire le strategie della superpotenza a stelle e strisce nell&#8217;epoca della sua massima proiezione e ha interpretato lo spirito del tempo della fine della Guerra Fredda e degli anni successivi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Nye, decano di Harvard</h2>



<p><strong>Scomparso il 6 maggio a 88 anni, </strong>il politologo che ha costruito la struttura teorica dell&#8217;internazionalismo liberale, puntando inoltre sulla rilettura in chiave moderna del tradizionale concetto di &#8220;egemonia&#8221; sviluppato da Antonio Gramsci per teorizzare il potere morbido, il &#8220;soft power&#8221;, ha servito come docente e come <strong>funzionario pubblico nella sua lunga carriera</strong>, che ha avuto principalmente luogo a <strong>Harvard, dove è stato docente,</strong> direttore del Belfer Center for Science and International Affairs e decano della John F. Kennedy School of Government dal 1995 al 2004.</p>



<p>&#8220;Soft power significa semplicemente convincere gli altri a fare ciò che si vuole attraverso l&#8217;attrazione, piuttosto che con la coercizione o il pagamento. E l&#8217;ho sviluppato fondamentalmente come una risposta analitica a un problema&#8221;, dichiarò Nye nel 2024 <a href="https://www.cfr.org/event/american-century-conversation-joseph-nye">parlando al Council on Foreign Relations, sottolineando che l&#8217;America</a> avrebbe potuto e voluto prendersi carico dell&#8217;esercizio di questa leadership dopo la caduta dell&#8217;Unione Sovietica. </p>



<p><strong>Dalla metà degli Anni Settanta alla metà degli Anni Novanta Nye</strong> teorizzò l&#8217;idea che l&#8217;America, dotata di una potenziale primazia militare e di un&#8217;irraggiungibile prevalenza economica sui suoi rivali, avrebbe potuto consolidarsi sulla scala globale solo conquistando &#8220;i cuori e le menti&#8221; del pianeta, dando sistematizzazione a quanto fatto nel post-Seconda guerra mondiale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Soft power ed egemonia secondo Nye</h2>



<p>La sensazione, secondo Nye, è che la supremazia Americana sarebbe durata se <a href="https://www.hks.harvard.edu/faculty-research/policycast/professor-joe-nye-coined-term-soft-power-he-says-americas-decline-under">Washington fosse stata capace di esercitare prima ancora che di ostentare tale primazia</a>, promuovendo il suo modello invece che cercare necessariamente <strong>conflitti con gli avversari. Democratico, ha lavorato nell&#8217;amministrazione Carter</strong> sul tema del disarmo atomico e in quella Clinton guidando il <strong>National Intelligence Council</strong>, facendo poi da consulente nell&#8217;era Obama al Segretario di Stato John Kerry. </p>



<p>Ma è un altro il presidente americano che Nye ritiene aver promosso al massimo il suo concetto di Soft Power, un repubblicano per la precisione: al Cfr nel 2024 Nye disse che quella compiuta da <strong>George H.W. Bush,</strong> &#8220;gestendo la fine della Guerra Fredda e la dissoluzione di un impero senza sparare un colpo e con la Germania riunificata nella Nato, è stata un&#8217;impresa straordinaria di politica estera. Purtroppo, i geni non sono determinanti, perché la decisione di suo figlio di invadere l&#8217;Iraq nel 2003 credo sia stata una delle peggiori&#8221;.</p>



<p>Il teorico dell&#8217;internazionalismo liberale non ha mai abbracciato appieno l&#8217;interventismo &#8220;umanitario&#8221; dei falchi divenuti egemoni nel Partito Democratico e da tempo <strong>faceva notare che non è su una dinamica conflittuale, ma su una competizione attiva e gestita tra potenze</strong> che doveva fondersi l&#8217;evoluzione dell&#8217;ordine globale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Nye e la Cina</h2>



<p>Relativamente al nuovo rivale degli Usa, la Cina, Nye ha sempre ammonito sul fatto che Pechino osservasse da vicino Washington, avesse puntato fin dal periodo pre-Olimpiadi del 2008 a una politica sul soft power e andasse considerata un rivale da gestire con le dovute proporzioni: &#8220;Un disaccoppiamento su vasta scala delle economie statunitensi (e occidentali) con la Cina sarebbe enormemente costoso per entrambe le parti. È improbabile che ciò accada a meno che non ci imbattiamo in una guerra&#8221;<a href="https://it.insideover.com/politica/asse-cina-russia-difficile-da-scalfire-lue-non-molli-mosca-parla-nye-il-teorizzatore-del-soft-power.html">, dichiarò nel 2023 a <em>InsideOver</em>.</a><strong> </strong></p>



<p><strong>Parole che due anni dopo hanno grande valenza</strong> e meritano una lettura approfondita. Nye, che ha costruito la teoria del soft power, muore mentre gli Usa vedono questa loro postura tradizionale sempre più appannata. E di una vera leadership globale degli States è sempre più difficile parlare seriamente.</p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo tutto quello che abbiamo: la passione, le competenze, la voglia di provare a capire questo nostro mondo complicato. Ma per farlo meglio abbiamo bisogno di te, dei tuoi consigli, delle tue indicazioni e anche del tuo aiuto.&nbsp;</em></strong><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard"><strong><em>Diventa uno di noi, abbonati!</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/morto-joseph-nye-teorico-del-soft-power-e-stratega-dellegemonia-americana.html">Morto Joseph Nye, teorico del soft power e stratega dell&#8217;egemonia americana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Panama, BlackRock e Msc ricomprano i porti cinesi: tutti contenti, da Washington a Pechino</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/panama-blackrock-e-msc-ricomprano-i-porti-cinesi-tutti-contenti-da-washington-a-pechino.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 16:24:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Canale di Panama]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Msc]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1271" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/NAVE-MSC-CANALE-DI-PANAMA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/NAVE-MSC-CANALE-DI-PANAMA.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/NAVE-MSC-CANALE-DI-PANAMA-600x397.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/NAVE-MSC-CANALE-DI-PANAMA-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/NAVE-MSC-CANALE-DI-PANAMA-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/NAVE-MSC-CANALE-DI-PANAMA-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/NAVE-MSC-CANALE-DI-PANAMA-1536x1017.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I porti del Canale di Panama iniziano a tornare sotto il controllo statunitense e nella grande strategia su cui punta Donald Trump, per riportare la bandiera a stelle e strisce sulla via d&#8217;acqua che divide l&#8217;Oceano Atlantico e il Pacifico, scende in campo BlackRock. La Roccia Nera, forte di 11mila miliardi di asset gestiti, guida &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/panama-blackrock-e-msc-ricomprano-i-porti-cinesi-tutti-contenti-da-washington-a-pechino.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1271" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/NAVE-MSC-CANALE-DI-PANAMA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/NAVE-MSC-CANALE-DI-PANAMA.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/NAVE-MSC-CANALE-DI-PANAMA-600x397.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/NAVE-MSC-CANALE-DI-PANAMA-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/NAVE-MSC-CANALE-DI-PANAMA-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/NAVE-MSC-CANALE-DI-PANAMA-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/NAVE-MSC-CANALE-DI-PANAMA-1536x1017.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I <strong>porti del Canale di Panama</strong> iniziano a tornare sotto il controllo statunitense e nella grande strategia su cui punta <strong>Donald Trump</strong>, per riportare la bandiera a stelle e strisce sulla via d&#8217;acqua che divide l&#8217;Oceano Atlantico e il Pacifico, scende in campo <strong>BlackRock</strong>. La Roccia Nera, forte di 11mila miliardi di asset gestiti, guida un consorzio che comprerà dalla Ck Hutchinson, società basata a Hong Kong, il 90% di Panama Ports Company, che ha in concessione gli scali di Balboa e Cristobal, due di quelli che The Donald considerava ormai in mani cinesi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il grande gioco sui porti di Panama</h2>



<p><strong>Una manovra tesa a tranquillizzare i rapporti</strong> sino-americani e ad accontentare Trump, in cui BlackRock non agisce da sola: il gruppo di <strong>Larry Fink</strong> è in consorzio con <strong>Global Infrastructure Partners</strong> (Gip),<a href="https://www.blackrock.com/corporate/newsroom/press-releases/article/corporate-one/press-releases/blackrock-completes-acquisition-of-global-infrastructure-partners"> fondo Usa di cui nell&#8217;ottobre 2024 ha perfezionato l&#8217;acquisizione per 12,5 miliardi di dollari</a>, e con <strong>Terminal Investment Limited (Til)</strong>, società che rappresenta il braccio per la movimentazione dei container di <strong>Msc, il primo gruppo di shipping al mondo</strong>, di cui la stessa Gip possiede circa il 35%.</p>



<p>Msc, lo ricordiamo, è una società svizzera avente <strong>a capo l&#8217;imprenditore italiano Gianluigi Aponte</strong>, che con un patrimonio personale di quasi 39 miliardi di euro e uno famigliare di 66 miliardi è oggi l&#8217;uomo più ricco della Confederazione, nonché imprenditore potenzialmente in grado di rivaleggiare con <a href="https://forbes.it/2024/04/02/miliardari-italiani-classifica-2024-ferrero-precede-pignataro/">Giovanni Ferrero per la palma di italiano più facoltoso.</a></p>



<p>Ma non solo: <strong>l&#8217;asse tra Aponte e Gip, dunque BlackRock,</strong> ormai consolidato, si inserisce in una campagna di sviluppo del business di Msc che traccia nuove rotte e strategie. Con il 20% del mercato dei container e 800 navi in flotta, <a href="https://www.shipmag.it/msc-quota-mercato-container/">Msc gestisce <strong>un business da leader globale del settore</strong> e </a><strong>con 86,4 miliardi di dollari di fatturato</strong> e oltre <strong>36,2 miliardi</strong> di utile il gruppo nel 2022 (unici dati disponibili) godeva di grande strutturazione.</p>



<p>L&#8217;azienda fondata da Aponte a Napoli nel 1970 e oggi basata a Ginevra guida il mercato davanti alla danese Maersk, la francese Cma-Cgm e la cinese Cosco. <strong>Aponte</strong> ha già collaborato con Gip acquistando tra 2023 e 2024 il 50% di Nuovo Trasporto Viaggiatori, la compagnia che gestisce il servizio ferroviario Italo, e sul fronte degli scali si è mosso da anni per costruire un suo personale impero. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Come si espande l&#8217;impero di Aponte e Msc</h2>



<p>A fine 2022 <a href="https://it.insideover.com/economia/meloni-incontra-fink-ad-di-blackrock-tra-infrastrutture-e-dati-perche-la-roccia-nera-punta-sullitalia.html">Msc ha comprato</a> per oltre 5 miliardi di dollari tutti gli scali di <strong>Bolloré Africa Logistics,</strong> la compagnia che gestiva i porti <a href="https://www.lastampa.it/mare/2022/12/21/news/msc_acquisisce_il_100_di_bollore_africa_logistics-12426222/">dell&#8217;Africa occidentale di proprietà del magnate francese Vincent Bolloré</a>, che si sono rivelati utilissimi per risolvere la crisi indotta dal <strong>blocco del Mar Rosso</strong> tra fine 2023 e inizio 2024. </p>



<p><strong>La Mediterranean Shipping Company</strong> intende governare con resilienza le crisi della globalizzazione e dunque la partnership con BlackRock e Gip della sua Til, sesto gruppo di logistica portuale del pianeta per volume di merci gestite, ha una chiara <strong>razionalità strategica: acquisire da Ck Hutchinson</strong> gli scali rispettando le dinamiche di mercato serve a mandare un messaggio distensivo sull&#8217;asse Usa-Cina, mostrare la volontà di un gruppo europeo di giocare in sponda con la finanza della superpotenza, prevenire lo scoppio di una guerra commerciale che qualche forma di blocco o sanzione a Panama avrebbe amplificato.</p>



<p><a href="https://it.insideover.com/economia/anche-blackrock-abbandona-lalleanza-della-finanza-green-meglio-le-armi.html">Del resto, anche la &#8220;Roccia Nera&#8221; del Ceo Larry Fink</a> ha tutto l&#8217;interesse perché i rapporti sino-americani non si guastino. <a href="https://www.gospaconsulting.it/panorama-go-spa/blackrock-indicazioni-e-contraddizioni-nella-lettera-di-fink/">BlackRock, scriveva nel 2022</a>&nbsp;la società di consulenza geopolitico-finanziaria Gospa, è stata in passato attaccata da un finanziere<a href="https://it.insideover.com/politica/biden-premia-soros-e-ha-ragione-il-finanziere-ha-fatto-linteresse-degli-usa.html">&nbsp;“falco” anticinese come&nbsp;<strong>George Soros</strong></a> proprio per la sua volontà di non rompere con i suoi affari nella <strong>Repubblica Popolare</strong>. Muoversi su Balboa e Cristobal liquidando a peso d&#8217;oro la presenza cinese rassicura la Casa Bianca e non irrita Pechino. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;obiettivo di salvare la globalizzazione</h2>



<p>Si tratta di una scommessa per <strong>salvare la globalizzazione nella sua forma attuale</strong> dal rischio di ritorsioni estreme sulla questione Panama, da parte del principale colosso del capitalismo americano e di un gruppo di shipping europeo con interessi globali.  <a href="https://www.startmag.it/economia/msc-navi-cinesi-restrizioni-americane/"><strong><em>StartMag</em> </strong>ha citato di recente il fatto che Aponte </a>in passato abbia mostrato la sua intenzione di “opporsi a uno strapotere cinese e asiatico” nel settore di Msc ma si sia inevitabilmente rivolto ai cantieri della Repubblica Popolare per costruire la sua flotta: infatti &#8221; la compagnia ha ordinato fino a otto navi portacontainer da 22.000 Teu (l’unità di misura della lunghezza dei container) al cantiere Zhoushan Changhong, nella Cina orientale&#8221;.</p>



<p>Un affare in cui &#8220;ogni unità ha un valore stimato di 270 milioni di dollari&#8221; in una fase in cui a Washington il rappresentante commerciale di Trump <strong>Howard Lutnick</strong> &#8220;sta&nbsp;<a href="https://www.reuters.com/markets/commodities/ustr-proposes-charging-chinese-ships-up-15-million-enter-us-ports-2025-02-24/">valutando</a>&nbsp;di mettere una tassa all’ingresso delle imbarcazioni cinesi nei porti americani&#8221; che potrebbe costare oltre un milione di dollari a viaggio a ogni nave del gruppo prodotta nell&#8217;Impero di Mezzo. </p>



<p>Di fronte agli Usa, l&#8217;<strong>operazione-Panama</strong> sdogana indubbiamente una <strong>vera credibilità del gruppo Msc </strong>come attore attivo nel risolvere problematiche alla superpotenza americana e depotenziare l&#8217;urgenza, e di conseguenza l&#8217;impatto, di misure del genere, che una distensione commerciale in tempi di dazi e tariffe inevitabilmente <strong>renderebbe meno urgenti</strong>. Nel grande gioco di Aponte c&#8217;è, innanzitutto, il presupposto del funzionamento della globalizzazione, senza cui Msc non sarebbe l&#8217;impero dei mari che è. La sponda con BlackRock in un&#8217;operazione industriale e geopolitica al tempo stesso ne è la logica conseguenza.</p>



<p></p>
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		<title>Export boom della Russia in Africa: la strategia di Mosca per scalzare Ue e Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/export-boom-della-russia-in-africa-la-strategia-di-mosca-per-scalzare-ue-e-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Feb 2025 13:50:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1212" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Russia-e-Africa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Russia-e-Africa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Russia-e-Africa-600x379.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Russia-e-Africa-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Russia-e-Africa-1024x646.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Russia-e-Africa-768x485.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Russia-e-Africa-1536x970.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tra gennaio e ottobre 2024 l'export industriale della Russia verso l'Africa è cresciuto di oltre il 20%. Le strategia del Cremlino. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/export-boom-della-russia-in-africa-la-strategia-di-mosca-per-scalzare-ue-e-cina.html">Export boom della Russia in Africa: la strategia di Mosca per scalzare Ue e Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1212" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Russia-e-Africa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Russia-e-Africa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Russia-e-Africa-600x379.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Russia-e-Africa-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Russia-e-Africa-1024x646.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Russia-e-Africa-768x485.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Russia-e-Africa-1536x970.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’aumento del <strong>20,8%</strong> delle <a href="https://it.insideover.com/politica/africa-cosi-la-russia-occupa-il-vuoto-lasciato-dalla-francia.html">esportazioni industriali di Mosca verso l’Africa nel 2024</a> conferma il crescente impegno della Russia nel rafforzare la propria presenza economica nel continente. In un contesto di sanzioni occidentali sempre più severe, il Cremlino punta a consolidare nuove rotte commerciali, sfidando l’influenza di Stati Uniti, Unione Europea e Cina. Questo trend riflette una strategia più ampia di <strong>diversificazione economica e geopolitica</strong>, con un’attenzione particolare a settori chiave come trasporti, energia e macchinari industriali. Ma quali sono le implicazioni di questa espansione? E quali conseguenze avrà per l’Africa e per l’equilibrio globale?</p>



<p>Le esportazioni industriali di Mosca verso l&#8217;Africa sono aumentate del <strong>20,8%</strong> tra gennaio e ottobre 2024, segnando un’accelerazione della strategia russa per rafforzare la presenza economica sul continente in un contesto di sanzioni occidentali sempre più stringenti. Questo incremento rientra in un piano più ampio di diversificazione commerciale e di consolidamento dell’influenza russa in Africa, andando oltre i tradizionali settori dell’energia e delle forniture militari. Dal <strong>Vertice Russia-Africa del 2019</strong>, Mosca ha intensificato il suo ruolo economico sul continente attraverso <strong>accordi commerciali diretti</strong>, aggirando i meccanismi finanziari e di scambio controllati dall’Occidente. I dati recenti mostrano che la strategia sta producendo risultati concreti, con <strong>Egitto, Sudafrica, Marocco, Nigeria e Algeria</strong> tra le principali destinazioni commerciali. Questi Paesi, già legati alla Russia da cooperazioni in ambito militare ed energetico, stanno ora ampliando i rapporti economici anche nel settore industriale.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/litalia-resta-in-niger-la-missione-africana-dellintelligence.html">L&#8217;Italia scalza la Francia in Africa</a></strong></li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">Una sfida all&#8217;Occidente</h2>



<p>L’espansione russa nel mercato industriale africano rappresenta una <strong>sfida diretta all’influenza occidentale e cinese</strong>. Se da un lato <strong>Unione Europea e Stati Uniti</strong> puntano su grandi programmi infrastrutturali come il <strong>Global Gateway</strong> per mantenere la loro influenza, Mosca offre <strong>accordi bilaterali con minori vincoli politici</strong>, risultando più appetibile per molti governi africani. Allo stesso tempo, la Russia si propone come alternativa alla <strong>dominante presenza industriale cinese</strong>, che negli ultimi due decenni ha monopolizzato lo sviluppo industriale africano. A differenza di Pechino, che si concentra su <strong>grandi progetti infrastrutturali</strong>, Mosca sta puntando su <strong>forniture di macchinari e tecnologia industriale</strong>, facilitando la diversificazione delle fonti di approvvigionamento per le economie africane. La strategia del Cremlino mira a <strong>ridurre la dipendenza africana dai fornitori occidentali e cinesi</strong> e a consolidare <strong>posizioni di influenza economica duratura</strong>.</p>



<p>Sebbene non siano stati specificati i settori industriali coinvolti, diversi comparti emergono come prioritari. La Russia possiede una solida esperienza nella produzione di <strong>materiali per il trasporto</strong>, incluse locomotive e sistemi ferroviari. Un altro settore chiave è quello <strong>dei macchinari industriali</strong>, con esportazioni di turbine, pezzi di ricambio e sistemi idraulici. Il <strong>settore energetico</strong> è centrale, con Mosca che esporta <strong>componenti per centrali elettriche, piccoli reattori nucleari ed equipaggiamenti per impianti idroelettrici</strong>. Inoltre, il comparto <strong>farmaceutico e chimico</strong>, soprattutto nel Nord Africa, rappresenta un’area in crescita per le esportazioni russe. Queste forniture consentono a Mosca di rafforzare le relazioni economiche con l’Africa e di competere direttamente con aziende occidentali e cinesi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un problema: i pagamenti internazionali</h2>



<p>Per i Paesi africani, l’aumento delle importazioni dalla Russia offre <strong>opportunità e criticità</strong>. Da un lato, una maggiore <strong>diversificazione delle fonti di approvvigionamento</strong> riduce la dipendenza dalle catene produttive controllate da Occidente e Cina, fornendo ai Governi africani <strong>un maggiore margine di manovra</strong> nelle trattative commerciali. La possibilità di <strong>accordi di coproduzione</strong> con aziende russe potrebbe anche rafforzare le industrie locali. Tuttavia, resta <strong>un ostacolo cruciale: i pagamenti</strong>. Con le <strong>sanzioni finanziarie occidentali</strong> che limitano l’accesso della Russia ai circuiti bancari internazionali, Mosca sta promuovendo transazioni in <strong>valute locali o in rubli</strong>, ma il predominio globale del <strong>dollaro e dell’euro</strong> rende difficile l’attuazione di un modello commerciale alternativo sostenibile nel lungo termine.</p>



<p>Per la Russia, i benefici strategici di questa espansione industriale in Africa sono evidenti. La crescita delle esportazioni contribuisce a <strong>mitigare l’impatto delle sanzioni occidentali</strong>, aprendo <strong>nuovi mercati di sbocco</strong> e garantendo fonti di reddito alternative a quelle europee. Inoltre, rafforza la <strong>posizione geopolitica di Mosca</strong>, consolidando le alleanze con i Paesi africani. Tuttavia, questa espansione colloca la Russia in <strong>diretta competizione con Cina e UE</strong> per il controllo delle filiere industriali africane. La sostenibilità di questa strategia dipenderà dalla capacità russa di <strong>gestire le difficoltà logistiche, superare le restrizioni finanziarie e fronteggiare la crescente concorrenza dei grandi attori economici globali</strong>.</p>



<p>L’ascesa della Russia nel settore industriale africano segna un <strong>cambiamento significativo negli equilibri economici globali</strong>. Mosca non si accontenta più di un ruolo marginale nello sviluppo dell’industria africana. Con l’espansione delle esportazioni, la Russia sta lanciando un messaggio chiaro: vuole diventare un attore economico <strong>stabile e influente nel continente</strong>, sfidando <strong>il predominio occidentale e cinese</strong>. Il successo di questa strategia dipenderà dalla capacità del Cremlino di <strong>superare i vincoli finanziari, mantenere una produzione industriale competitiva e consolidare la propria posizione in un mercato africano sempre più conteso</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/export-boom-della-russia-in-africa-la-strategia-di-mosca-per-scalzare-ue-e-cina.html">Export boom della Russia in Africa: la strategia di Mosca per scalzare Ue e Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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Object Caching 60/734 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

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