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	<title>Giustizia Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Wed, 29 Apr 2026 20:27:01 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Giustizia Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il &#8220;caso Barbero&#8221; e il fact-checking pericoloso e ridicolo delle opinioni</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/il-caso-barbero-e-il-fact-checking-pericoloso-e-ridicolo-delle-opinioni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2026 13:40:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1329" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/barbero.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/barbero.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/barbero-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/barbero-1024x709.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/barbero-768x532.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/barbero-1536x1063.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/barbero-600x415.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Ritirate le etichettedi "informazione falsa" sul video di Barbero a proposito del referendum. Quando la censura cade nel ridicolo.   </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/il-caso-barbero-e-il-fact-checking-pericoloso-e-ridicolo-delle-opinioni.html">Il &#8220;caso Barbero&#8221; e il fact-checking pericoloso e ridicolo delle opinioni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1329" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/barbero.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/barbero.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/barbero-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/barbero-1024x709.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/barbero-768x532.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/barbero-1536x1063.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/barbero-600x415.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>All&#8217;inizio della settimana, le etichette di &#8220;informazione falsa&#8221; che gravavano sui video di&nbsp;<strong>Alessandro Barbero</strong>, oscurato da Meta (cioè&nbsp;<em>Facebook</em>) su indicazione del sito&nbsp;<em>Open</em>, sono evaporate dalle bacheche.&nbsp;<strong>Senza alcuna spiegazione.</strong>&nbsp;Se, come tutto lascia supporre,&nbsp;<a href="https://www.open.online/2026/01/24/alessandro-barbero-referendum-giustizia-video-facebook-fact-checking-open/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">è stata</a>&nbsp;la stessa&nbsp;<em>Open</em>&nbsp;&#8211; e il suo debunker-principe,&nbsp;<strong>David Puente</strong>&nbsp;&#8211; a procedere alla ritirata, dopo le polemiche di questi giorni,&nbsp;<strong>ci troviamo di fronte a un atto di pentimento che suona una campana a morto per i difensori d&#8217;ufficio della censura.</strong></p>



<p>Eppure in questi giorni abbiamo assistito al consueto spettacolo di un’intellighenzia pronta a immolarsi sull&#8217;altare del &#8220;dispositivo&#8221;. Intellettuali filogovernativi, da un lato, e di sinistra euro-atlantista col dente avvelenato per il Barbero contrario al riarmo e sempliciotto sull&#8217;Ucraina si erano affrettati a giustificare il provvedimento, <strong>elevando lo storico a cazzaro da silenziare in nome della sicurezza pubblica. </strong><em>Open</em> se l&#8217;è cavata con una mossa che è difficile non leggere come un maldestro tentativo di <em>damage control.</em></p>



<p>Chi scrive non ha mai tenuto troppo conto delle opinioni di Barbero sulle crisi del presente, fosse anche solo per la vocina un po&#8217; insolente con cui vengono somministrate, e non crede che questo piccolo scandalo possa risollevare il fronte del No al referendum, che è rappresentato da alcuni magistrati-macchiette che più parlano e più fanno danni.</p>



<p><strong>Questa vicenda però non riguarda solo Barbero o i suoi nemici.</strong> Riguarda, diciamo la verità, anche quel progressismo che per anni ha cullato l’illusione che i colossi della Silicon Valley fossero alleati naturali, guardiani illuminati contro il &#8220;barbarismo&#8221; populista. E oggi, quel presunto <em>Democracy Shield </em>avallato dall&#8217;Ue per combattere la &#8220;disinformazione&#8221; dei suoi nemici esterni somiglia sempre più a una censura maccartista e imbranata.</p>



<p><strong>Se anche Barbero avesse presentato il suo intervento condendolo dall&#8217;inizio alla fine di svarioni, resterebbe il problema del doppio standard.</strong>&nbsp;Viviamo in un ecosistema informativo dove opinionisti di grande fama possono evocare gli &#8220;scudi umani&#8221; di Hamas per giustificare massacri indiscriminati a Gaza, o descrivere truppe russe contemporaneamente allo sbando e pronte a invadere Lisbona, senza mai subire l&#8217;umiliazione del bollino. Lì la possibilità dello svarione è ammessa; per altri no.</p>



<p><strong>Esiste una forma di hybris tutta contemporanea che consiste nel credere che la verità politica sia una grandezza misurabile in laboratorio.</strong>&nbsp;Se accettiamo che un’agenzia privata possa silenziare un’analisi politica perché &#8220;allarmistica&#8221;, stiamo accettando la fine dello spazio pubblico.&nbsp;In una società sana, le opinioni devono poter restare sensazionaliste, apocalittiche o persino irragionevoli,&nbsp;<strong>senza</strong><strong>&nbsp;un padre superiore,&nbsp;uno zelante interprete dell&#8217;algoritmo&nbsp;ci dica ogni volta cosa è fuorviante.</strong></p>



<p>Eppure questa volta abbiamo assistito a un fenomeno raro:&nbsp;<strong>una frattura interna alla nuova casta dei mediatori.</strong>&nbsp;Se&nbsp;<strong>Puente</strong>&nbsp;ha interpretato un ruolo forse troppo grande per lui, quello dell&#8217;incaricato di purgare i rumori non conformi (&#8220;Per fare il debunking di una profilazione razziale della polizia chiese alla polizia &#8220;avete fatto profilazione razziale?&#8221; E in base a quello disse che non si era trattato di profilazione&#8221;, mi scrive un collega un po&#8217; cattivello che vuole restare anonimo) altri siti di fact-checking hanno preferito ritirarsi su posizioni di prudenza dottrinale. Probabilmente non per spirito libertario, ma per salvare la funzione stessa del fact-checking dal rischio del ridicolo e, soprattutto, dall’irrilevanza.</p>



<p>Per&nbsp;<em>Pagella Politica</em>,&nbsp;<strong>l’errore di Open risiede in una confusione categoriale.</strong>&nbsp;Nel video di Barbero, lo storico non si limita a enunciare dati, ma esercita la funzione critica del cittadino, traendo conclusioni politiche da premesse tecniche. Il fact-checking, nella&nbsp;<a href="https://pagellapolitica.it/articoli/caso-politico-video-barbero-referendum-giustizia" target="_blank" rel="noreferrer noopener">visione</a>&nbsp;di&nbsp;<em>Pagella Politica</em>, dovrebbe fermarsi sulla soglia del dato presente.&nbsp;<strong>Questa la frase chiave:</strong>&nbsp;&#8220;Il video di Barbero contiene sì alcune affermazioni fattuali discutibili, ma è composto in larga parte da valutazioni politiche e giudizi sugli effetti futuri della riforma, che secondo le stesse regole del programma Meta non dovrebbero essere oggetto di etichettatura&#8221;.</p>



<p><strong>Tentare di smentire come &#8220;falsa&#8221; una previsione sul futuro (l’allarme di Barbero su una deriva autoritaria) significa insomma uscire dal dominio della scienza per entrare in quello della divinazione burocratica.</strong>&nbsp;È la pretesa di verificare l’invivibile, oppure di sottoporre a test di laboratorio il sentimento politico.</p>



<p>Dal canto suo, <em>Facta</em> (che insieme a <em>Open</em> gestisce il programma di fact-checking di Meta) solleva una questione di pura <em>governance</em> delle piattaforme. Richiamando i protocolli del colosso-capo, il sito <a href="https://www.facta.news/articoli/barbero-programma-fact-checking-meta" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ci ricorda</a> che le opinioni sono, per statuto, escluse dalla giurisdizione del bollino giudicante, e che l&#8217;interpretazione dei fatti è il cuore pulsante della dialettica democratica. <strong>Insomma, ci sta dicendo che Open ha censurato delle opinioni.</strong></p>



<p><strong>Siamo di fronte alla messa a nudo di un clericato di&nbsp;debunker&nbsp;che, nel tentativo di proteggere la democrazia dalle insidie del populismo, finisce per svuotarla di ogni contenuto dialettico.</strong>&nbsp;Ogni &#8220;ente terzo&#8221; investito di un ruolo così grande compie scelte e, di conseguenza, introduce inevitabilmente dei bias, anche ideologici.&nbsp;<strong>Ma il problema si aggrava quando il debunking diventa meccanico o ridicolo, finendo per validare versioni ufficiali di governi, eserciti&nbsp;e forze dell&#8217;ordine senza un vero controllo critico.&nbsp;</strong>Una brutta storia, questa. Ma nella quale la sinistra tecno-ottimista non può sentirsi&nbsp;assolta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/il-caso-barbero-e-il-fact-checking-pericoloso-e-ridicolo-delle-opinioni.html">Il &#8220;caso Barbero&#8221; e il fact-checking pericoloso e ridicolo delle opinioni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Più di 4.000 grazie a rischio: l’‘Autopen-gate’ travolge Biden e la sua amministrazione</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/piu-di-4-000-grazie-a-rischio-lautopen-gate-travolge-biden-e-la-sua-amministrazione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2025 12:22:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[politica americana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="947" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366-600x296.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366-1024x505.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366-768x379.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366-1536x758.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un rapporto del Congresso spiega che non ci sarebbero prove del consenso di Biden sull'uso dell'autopen e potrebbe partire un'indagine.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/piu-di-4-000-grazie-a-rischio-lautopen-gate-travolge-biden-e-la-sua-amministrazione.html">Più di 4.000 grazie a rischio: l’‘Autopen-gate’ travolge Biden e la sua amministrazione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="947" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366-600x296.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366-1024x505.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366-768x379.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116145236662_8a01487506fd170a2a47f3bc1a8a123d-e1737035841366-1536x758.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Joe Biden</strong> è di nuovo al centro del dibattito politico americano a quasi <a href="https://it.insideover.com/politica/le-contraddizioni-di-biden-nel-suo-discorso-daddio.html">un anno dall’addio</a> alla Casa Bianca.&nbsp; La Commissione di vigilanza del Congresso guidata dal repubblicano <strong>James Comer</strong> ha recentemente pubblicato una<a href="https://oversight.house.gov/wp-content/uploads/2025/10/The-Biden-Autopen-Presidency-Decline-Delusion-and-Deception-in-the-White-House-2025.10.24.pdf-UPDATED-Oct.-28.pdf"> relazione</a> che getta ombre sulla legittimità di numerosi atti esecutivi firmati dal 46esimo presidente degli Stati Uniti, tra cui diverse <a href="https://it.insideover.com/politica/biden-contro-la-pena-di-morte-federale-grazia-37-condannati-ma-non-i-terroristi.html">migliaia di grazie.</a> I repubblicani puntano il dito contro il<a href="https://it.insideover.com/politica/perche-la-malattia-di-joe-biden-e-una-questione-politica.html"> <strong>declino fisico e cognitivo di Biden</strong></a><strong>, </strong>manifestatosi palesemente negli ultimi anni del suo mandato, duranti i quali <strong>numerosissimi provvedimenti sarebbero stati sottoscritti tramite autopen</strong>, strumento in grado di riprodurre automaticamente la firma del presidente senza necessità di compiere un movimento con la mano.</p>



<p>Il rapporto è già arrivato sulla scrivania della procuratrice generale <strong>Pam Bondi</strong>, a cui James Comer chiede di <strong>avviare un’inchiesta</strong> volta ad accertare che le firme con autopen siano state autorizzate consciamente da Biden e che questi abbia realmente compreso il contenuto di tali atti senza che qualcuno ne abbia approfittato per prendere decisioni al posto suo. Il teorema sottoposto al dipartimento di Giustizia è che, data la scarsa lucidità mentale dell’ex presidente, <strong>molti di quegli atti sarebbero da considerarsi nulli se approvati senza un consenso consapevole.&nbsp;&nbsp;</strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cos’è l’autopen e com’è usata dai Presidenti</h2>



<p>L’autopen è un dispositivo meccanico che consiste nella fissazione di una penna a un braccio meccanico in grado di riprodurre un campione di scrittura autentico. <strong>Lo strumento è ormai in uso agli inquilini della Casa Bianca da qualche decennio</strong> per firmare documenti come lettere di cortesia o di corrispondenza, ove dovessero assentarsi dallo Studio Ovale.&nbsp;</p>



<p>Scavando nella storia più recente, il primo presidente ad aver autorizzato l’autopen per un atto dal valore politico, è stato <strong>Barack Obama</strong> nel 2011 per estendere l’ambito di efficacia nel <em>Patriot Act</em> &#8211; provvedimento disciplinante la lotta al terorismo &#8211; mentre si trovava in Francia. <strong>Il dipartimento di Giustizia, all’epoca, affermò che tale pratica era pienamente legittima</strong>, in quanto la Costituzione e le leggi federali non definiscono alcuna modalità di firma da parte del Governo.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>L’utilizzo dell’autopen è tornato a tenere banco nel dibattito pubblico dopo che la Heritage Foundation, think tank conservatore, ha svolto un&#8217;indagine politica sulla mole di documenti prodotti sotto l’amministrazione Biden, rivelando che vastissima parte era stata validata con il dispositivo meccanico di firma. Fermo restando che tale strumento è ampiamente accettato per sbrigare gli affari di governo, <strong>un uso così eccessivo ha alimentato sospetti spingendo a credere che Biden non fosse in grado di firmare per conto suo, non comprendendo i contenuti documentali</strong>. Donald Trump ha colto la palla al balzo per accusare il suo predecessore di non sapere cosa stesse firmando, sebbene abbia anche ammesso di avere ricorso all’autenticazione meccanica della firma in passato, ma per atti privi della veste esecutiva.&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il<em> j’accuse</em> del rapporto</h2>



<p>La relazione della Commissione di vigilanza non si limita a contestare l’impiego smodato dell’autopen, ma specifica che Biden potrebbe non aver preso delle decisioni in autonomia riguardo agli oltre quattromila indulti e commutazioni di pena  &#8211; il più alto numero mai autorizzato nella storia &#8211; in quanto mancherebbe della documentazione a supporto.</p>



<p>A sostegno della tesi, è divenuta cruciale <a href="https://www.zerohedge.com/political/top-biden-aide-releases-kraken-autopen-hunters-role-pardongate-and-joes-malfunctioning">l’audizione al Congresso di <strong>Jeff Zients</strong></a>, ex capo di gabinetto del 46esimo presidente. Esaminando il rapporto, si legge che <strong>una collaboratrice di Zients, tramite la posta elettronica di quest’ultimo, avrebbe dato il nullaosta a una sfilza di grazie firmate</strong> il 19 gennaio di quest’anno,<strong>  </strong>tra le quali alcune che hanno suscitato un certo clamore in quanto riguardavano i familiari del presidente. Ciononostante, <strong>non sarebbero presenti dei verbali o atti di riunioni in cui Biden avrebbe dato il proprio assenso</strong>. Nel corso dell’audizione, l’ex capo staff ha aggiunto che Joe Biden aveva sempre più <a href="https://nypost.com/2025/09/18/us-news/ex-biden-chief-of-staff-jeff-zients-called-for-post-debate-cognitive-test-said-46th-prezs-memory-grew-worse-in-office-source/">difficoltà di memoria e di articolazione del linguaggio</a>, tanto che il suo entourage negli ultimi tempi era impegnato a calendarizzare briefing extra e a ridurre gli orari di lavoro dell’ex numero uno della Casa Bianca.           </p>



<p>Tutt’al più, Zients avrebbe affermato che l’ex first lady <strong>Jill Biden</strong> si era detta preoccupata per la salute mentale del marito al punto da chiedere allo staff di contingentare i suoi impegni in modo da non procurargli troppo stress. Tali dichiarazioni hanno portato i membri della Commissione a domandarsi se il presidente democratico fosse stato coinvolto nella concessione delle grazie ai beneficiari più illustri come l’ex direttore del NIAID Anthony Fauci, i membri del comitato investigativo sull&#8217;assalto a Capitol Hill e <a href="https://it.insideover.com/politica/biden-grazia-il-figlio-hunter-ma-lo-scandalo-rimane.html">suo figlio Hunter</a>. L’ex first son è stato destinatario di un indulto &#8220;totale e incondizionato” per i reati federali di cui era accusato a meno di un mese dalla fine del mandato del padre.&nbsp;</p>



<p>Dal rapporto parrebbe che il secondogenito dell’allora comandante in capo abbia partecipato alle riunioni relative all’emissione dei provvedimenti di grazia, senza però ricoprire un ruolo ufficiale nel gabinetto del padre.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le potenziali conseguenze&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</h2>



<p>Pam Bondi ha già reso noto che il dipartimento di Giustizia sta valutando gli elementi per l’apertura di un’indagine sull’uso dell’autopen da parte dell&#8217;amministrazione precedente. Se le tesi repubblicane dovessero trovare conferma, le conseguenze sarebbero dirompenti: <strong>migliaia di indulti potrebbero risultare nulli e i loro beneficiari divenire penalmente perseguibili</strong>.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>I Biden si sono fatti sentire parlando di illazioni infondate e specificando che durante gli anni alla Casa Bianca ogni decisione è stata assunta in totale coscienza, mentre i democratici accusano il Partito Repubblicano di avere fabbricato un castello di carte senza nessuna prova concreta e tangibile come fondamenta. Tuttavia, questa vicenda ha ridato vigore a un interrogativo che per troppo tempo è stato ignorato e a cui oggi è doveroso dare una risposta: <strong>fino a che punto è legittimo l’uso di una macchina per esprimere la volontà del presidente degli Stati Uniti?</strong></p>



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		<title>Manahel al-Otaibi, l’attivista per i diritti delle donne scomparsa nelle carceri saudite</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/manahel-al-otaibi-lattivista-per-i-diritti-delle-donne-scomparsa-nelle-carceri-saudite.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Apr 2025 14:18:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[arabia saudita]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="670" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Manahel-al-Otaibi-e1744014167104.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Arabia Saudita" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Manahel-al-Otaibi-e1744014167104.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Manahel-al-Otaibi-e1744014167104-600x268.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Manahel-al-Otaibi-e1744014167104-300x134.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Manahel-al-Otaibi-e1744014167104-1024x457.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Manahel-al-Otaibi-e1744014167104-768x343.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Manahel al-Otaibi ha 29 anni ed era istruttrice di fitness e attivista per i diritti delle donne in Arabia Saudita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/manahel-al-otaibi-lattivista-per-i-diritti-delle-donne-scomparsa-nelle-carceri-saudite.html">Manahel al-Otaibi, l’attivista per i diritti delle donne scomparsa nelle carceri saudite</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="670" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Manahel-al-Otaibi-e1744014167104.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Arabia Saudita" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Manahel-al-Otaibi-e1744014167104.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Manahel-al-Otaibi-e1744014167104-600x268.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Manahel-al-Otaibi-e1744014167104-300x134.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Manahel-al-Otaibi-e1744014167104-1024x457.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Manahel-al-Otaibi-e1744014167104-768x343.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Manahel al-Otaibi ha 29 anni ed era istruttrice di fitness e attivista per i diritti delle donne in <strong>Arabia Saudita</strong>. Il 9 gennaio 2024 è stata&nbsp;condannata in un&#8217;udienza segreta a 11 anni di carcere&nbsp;per “<strong>reati di terrorismo</strong>”, ma la sua unica colpa è stata condividere post sui social e non aver indossato gli abiti giudicati adeguati dallo Stato. </p>



<p>Durante la detenzione è stata vittima di torture, fisiche e psicologiche, e isolamento e ora non si hanno sue notizie da quasi due mesi.&nbsp;<strong>Amnesty International</strong> ha denunciato la sua sparizione forzata, sollevando dubbi sulle riforme saudite e sul destino degli attivisti detenuti e invitando a firmare un appello per la loro liberazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa è successo</h2>



<p>La vicenda ha avuto inizio nel 2022, quando Manahel svolgeva la sua attività sui social, in particolare con <strong>tweet </strong>a sostegno dei diritti delle donne. A risultare determinanti, sono state alcune foto su <strong>Snapchat </strong>durante una giornata al centro commerciale in cui si è mostrata senza l&#8217;<strong>abaya</strong>, una tunica tradizionale che le donne saudite sono tenute ad indossare per coprire il proprio corpo.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<a class="twitter-timeline" data-width="500" data-height="750" data-dnt="true" href="https://twitter.com/ManahelAl_otibi?ref_src=twsrc%5Etfw">Tweets by ManahelAl_otibi</a><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Manahel è stata arrestata il <strong>16 novembre 2022</strong> con l’accusa di aver violato la legge sui reati informatici. Tra il 5 novembre 2023 e il 14 aprile 2024 è stata vittima di <strong>sparizione forzata</strong>: per cinque mesi, le autorità carcerarie e altri organi statali hanno negato informazioni sulla sua sorte e le hanno impedito qualsiasi contatto con l’esterno. Solo successivamente ha potuto finalmente comunicare con la famiglia, raccontando la sua esperienza di isolamento nella <strong>prigione di al-Malaz</strong>, a Riad. Ha riferito di essersi<strong> fratturata una gamba </strong>a seguito di un pestaggio brutale mentre era in custodia e di non aver ricevuto cure mediche. Le autorità saudite hanno smentito queste affermazioni. Il 1° settembre, in un altro raro contatto con i familiari, ha denunciato di essere stata nuovamente messa in isolamento, <strong>aggredita </strong>da altre detenute e sottoposta a <strong>violenze fisiche </strong>da parte delle guardie carcerarie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La testimonianza della sorella Fawzia</h2>



<p>Secondo la testimonianza di <strong>Fawzia al-Otaibi</strong>, sorella di Manahel, rilasciata ad <a href="https://www.amnesty.it/arabia-saudita-che-fine-ha-fatto-manahel-al-otaibi/">Amnesty International</a>, &#8220;poco prima di perdere i contatti con lei, Manahel ci aveva detto che era stata picchiata da una detenuta. Sono preoccupata per quello che le succederà, di fronte a un tribunale ingiusto. Ecco come le donne saudite vengono trattate. Le autorità cercano di nascondere questa realtà raccontando ai media altre storie. Ogni attività che promuove il femminismo e i diritti delle donne viene criminalizzata&#8221;.</p>



<p>Fawzia è scappata nel Regno Unito e non può fare ritorno in Arabia Saudita, dove rischierebbe l’arresto per aver guidato una campagna volta a incoraggiare le donne saudite a mettere in discussione i principi religiosi e a opporsi alle tradizioni culturali del Paese. L&#8217;accusa riguarda l’uso dell’hashtag <strong>#society_is_ready</strong>, con cui avrebbe <strong>sostenuto l’emancipazione femminile</strong> e la fine del sistema di tutela maschile. Anche sua sorella Maryam era stata arrestata e successivamente rilasciata nel 2017 con accuse analoghe.</p>



<p>Da due mesi non si hanno notizie di Manahel, l’ultimo contatto telefonico con la famiglia risale al 15 dicembre scorso. Le autorità continuano a ignorare le richieste dei suoi familiari, comprensibilmente angosciati per le sue condizioni di salute. Oltre ai maltrattamenti subiti in carcere, Manahel soffre infatti di <strong>sclerosi multipla</strong>, rendendo ancora più urgente la necessità di assistenza medica e trasparenza sulla sua situazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le accuse</h2>



<p>Tra le accuse rivolte a Manahel c’è quella di aver chiesto l’abolizione delle oppressive leggi sulla tutela maschile, utilizzando l’hashtag <strong>#EndMaleGuardianship</strong>.</p>



<p>Il <strong>Tribunale Penale Speciale</strong>, ufficialmente incaricato di trattare casi di terrorismo, viene spesso utilizzato per processare dissidenti e difensori dei diritti umani. Per questo, Manahel deve affrontare gravi accuse, tra cui la &#8220;violazione dei principi religiosi e dei valori sociali&#8221;, la “minaccia alla sicurezza della società&#8221; e la &#8220;pubblicazione e diffusione di contenuti che mostrano peccati in pubblico e incitano a mettere in discussione i principi religiosi&#8221;.</p>



<p><strong>L’accusa di terrorismo emessa il 9 gennaio 2024</strong> è stata un chiaro tentativo di distorcere la realtà dei fatti. La Rappresentanza permanente dell’Arabia Saudita a Ginevra ha manipolato la vicenda, dichiarando Manahel al-Otaibi colpevole di “reati di terrorismo” in base agli <strong>articoli 43 e 44 della legge antiterrorismo</strong>. Questa legge criminalizza chiunque &#8220;crei, avvii o utilizzi un sito web o un programma su un computer o su un dispositivo elettronico (…) o pubblichi informazioni sulla fabbricazione di ordigni incendiari, esplosivi o di qualsiasi altro dispositivo utilizzato per crimini terroristici&#8221;, oltre a chiunque &#8220;diffonda o pubblichi, con qualsiasi mezzo, notizie, dichiarazioni false, calunnie o simili per commettere crimini terroristici&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non è un caso isolato: le promesse infrante di Bin Salman</h2>



<p>Il caso di al-Otaibi non è isolato, ma fa parte di una serie di azioni repressive nei confronti della libertà di espressione in Arabia Saudita. I tribunali locali hanno infatti condannato a lunghe pene detentive molte persone per aver espresso le loro opinioni sui social media, comprese diverse donne, fra le quali&nbsp;<strong><a href="https://www.amnesty.it/appelli/arabia-saudita-condannata-a-27-anni-di-carcere-per-un-tweet/">Salma al-Shehab,</a> </strong>dottoranda dell’Università di Leeds e attivista per i diritti delle donne, condannata a 27 anni di carcere, <strong><a href="https://www.middleeasteye.net/news/saudi-arabia-woman-sentenced-30-years-twitter-social-media-crackdown">Fatima al-Shawarbi</a></strong>, condannata a 30 anni di carcere per aver twittato in forma anonima opinioni sui prigionieri politici, sui diritti delle donne e sulla disoccupazione<strong>, Sukaynah al-Aithan </strong>condannata a 40 anni e<strong> Nourah al-Qahtani </strong>a 45 anni.</p>



<p>Queste condanne sono in evidente contraddizione con la narrativa promossa negli ultimi anni dal principe ereditario<strong> <a href="https://it.insideover.com/societa/in-arabia-saudita-il-boia-non-riposa-mai-record-di-esecuzioni-per-riad.html">Mohammed bin Salman</a></strong>, che aveva dichiarato l’intenzione di allentare progressivamente le restrizioni imposte alle donne in Arabia Saudita. Mentre il governo presenta al mondo un’immagine di riforme e modernizzazione, i casi come quello di Manahel al-Otaibi dimostrano che la repressione contro chiunque osi chiedere reali cambiamenti rimane una dura realtà nel paese.</p>



<p>Nonostante alcune modifiche alle restrizioni per le donne, molte pratiche discriminatorie restano in vigore e <strong>la legge sullo status personale</strong> del 2022 ha codificato invece di abolire elementi del sistema di tutela maschile. Manahel al-Otaibi, che inizialmente aveva creduto nelle promesse di riforma del principe Mohammed bin Salman, aveva lodato i cambiamenti, come le modifiche al dress code e la libertà di esprimere le proprie opinioni. Tuttavia, è stata arrestata proprio per aver esercitato esattamente quelle libertà.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/manahel-al-otaibi-lattivista-per-i-diritti-delle-donne-scomparsa-nelle-carceri-saudite.html">Manahel al-Otaibi, l’attivista per i diritti delle donne scomparsa nelle carceri saudite</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Hague Group, un&#8217;alleanza per la legalità contro i crimini di guerra di Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/hague-group-unalleanza-per-la-legalita-contro-i-crimini-di-guerra-di-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Feb 2025 06:11:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giudiziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Corte Penale Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite (Onu)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ieri è stato inaugurato all’Aia, nei Paesi Bassi, The Hague Group, un’alleanza composta da nove Paesi — Belize, Bolivia, Colombia, Cuba, Honduras, Malesia, Namibia, Senegal e Sudafrica. L’obiettivo dichiarato del gruppo è difendere le istituzioni dell’ordine legale internazionale coordinando misure legali e diplomatiche contro le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele, in particolare impegnandosi per dare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/hague-group-unalleanza-per-la-legalita-contro-i-crimini-di-guerra-di-israele.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/hague-group-unalleanza-per-la-legalita-contro-i-crimini-di-guerra-di-israele.html">Hague Group, un&#8217;alleanza per la legalità contro i crimini di guerra di Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250109182135612_388c737c816d1896a6fbcc2dbdf83808-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ieri <a href="https://x.com/ProgIntl/status/1885337875254043062" target="_blank" rel="noreferrer noopener">è stato inaugurato</a> all’Aia, nei Paesi Bassi, <em><a href="https://thehaguegroup.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>The Hague Group</strong></a></em>, un’alleanza composta da nove Paesi — Belize, Bolivia, <a href="https://it.insideover.com/guerra/colombia-scoppiano-le-violenze-e-strage-nel-catatumbo.html">Colombia</a>, Cuba, Honduras, Malesia, <a href="https://it.insideover.com/politica/netumbo-nandi-ndaitwah-la-prima-donna-presidente-della-namibia.html">Namibia</a>, Senegal e Sudafrica. L’obiettivo dichiarato del gruppo è difendere le istituzioni dell’ordine legale internazionale coordinando misure legali e diplomatiche contro le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele, in particolare impegnandosi per dare seguito alle decisioni delle Nazioni Unite, della Corte internazionale di giustizia (CIG) e della Corte penale internazionale. </p>



<p>Circa un anno fa, il <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/il-sudafrica-ha-scelto-la-sua-strada.html">Sudafrica ha presentato una denuncia contro Israele presso la CIG</a></strong>, accusandolo di genocidio ai danni del popolo palestinese. Israele ha respinto con forza l’accusa e ha ignorato l’opinione della CIG e le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU, che <a href="https://www.amnesty.it/corte-internazionale-di-giustizia-illegale-loccupazione-dei-territori-palestinesi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">hanno dichiarato</a> l’occupazione israeliana dei territori palestinesi una chiara violazione del diritto internazionale.</p>



<p>Come riportato in un articolo del&nbsp;<em><a href="https://www.theguardian.com/law/2025/jan/31/south-africa-and-malaysia-to-launch-campaign-to-protect-justice" target="_blank" rel="noreferrer noopener">The Guardian</a></em>, “il gruppo afferma che l’obiettivo non è punire Israele, ma esaminare il suo atteggiamento nei confronti delle sentenze delle corti internazionali, che, secondo il primo ministro malese Anwar Ibrahim, ‘colpiscono le fondamenta stesse del diritto internazionale, che la comunità globale ha il dovere di difendere’.”</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il ruolo dei Paesi alleati e dell&#8217;Italia</strong></h2>



<p>Oltre a Israele, il gruppo,&nbsp;<a href="https://x.com/FranceskAlbs/status/1885455485685391431" target="_blank" rel="noreferrer noopener">supportat</a>o, tra gli altri,&nbsp;da Francesca Albanese,&nbsp;relatrice speciale delle Nazioni Unite,&nbsp;punta il dito contro tutti quei Paesi che non hanno rispettato la sentenza della CIG dell’aprile 2024. Tale sentenza ricorda agli Stati i loro obblighi internazionali in merito al trasferimento di armi nei conflitti armati, per evitare che queste vengano utilizzate in violazione della Convenzione sul genocidio e delle Convenzioni di Ginevra, in relazione alla condotta di Israele a Gaza e nei Territori palestinesi occupati.</p>



<p>Questa accusa chiama in causa anche l’Italia. In una <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2025/01/24/intelligence-e-droni-armi-dallitalia-contro-gaza/7849367/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">recente inchiesta</a> pubblicata su <em>Il Fatto Quotidiano</em>, Stefania Maurizi rivela che<strong> Leonardo, l’azienda italiana di difesa che aveva annunciato lo stop alla fornitura di armi a Israele,</strong> continuerà comunque nel 2025 il proprio programma di assistenza tecnica da remoto, riparazione materiali e fornitura di ricambi per la flotta di velivoli<a href="https://it.insideover.com/guerra/le-armi-italiane-a-israele-per-colpire-gaza-e-gli-eversivi-del-ministro-crosetto.html"> M-346 israeliani.</a> Oltre agli affari di Leonardo con Israele, Maurizi descrive il “ponte aereo continuo” che ha permesso in particolare agli Stati Uniti e al Regno Unito di fornire armi e intelligence a Israele. “I dati sui voli — scrive Maurizi — rivelano il ruolo delle basi americane in Italia, come Sigonella, con almeno 65 voli del <a href="https://it.insideover.com/difesa/droni-e-oltre-asse-italia-turchia-in-arrivo-cosi-leonardo-e-baykar-possono-allearsi.html">drone MQ-4C </a>per la raccolta di intelligence, e il coinvolgimento di aeroporti italiani come quelli di Ancona, Bari, Brindisi, Ciampino e Napoli.”</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il Sostegno del Sud Globale alla Palestina e l&#8217;Isolamento dell&#8217;Occidente</strong></h2>



<p>Al di là dell’impatto concreto che il&nbsp;<em>The Hague Group</em>&nbsp;potrà avere nel far sì che le violazioni del diritto internazionale di Israele, il suo presidente Benjamin Netanyahu e i Paesi complici di questa violenza vengano condannate, punite o prevenute, questa iniziativa, spiega il&nbsp;<em><a href="https://www.theguardian.com/law/2025/jan/31/south-africa-and-malaysia-to-launch-campaign-to-protect-justice" target="_blank" rel="noreferrer noopener">The Guardian</a></em>, riflette “la crescente rabbia nei Paesi del Sud del mondo di fronte a ciò che viene percepito come un doppio standard da parte delle potenze occidentali quando si tratta dell’applicazione del diritto internazionale.”</p>



<p>La questione palestinese ha ricevuto fin da subito il sostegno di un numero crescente di Paesi del Sud del mondo. Già un anno fa, uno <a href="https://responsiblestatecraft.org/global-south-israel-criminal-court/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">studio pubblicato</a> su <em>Responsible Statecraft</em> affermava che “gli Stati che guidano o sostengono tali iniziative [che hanno sostenuto azioni legali internazionali contro Israele, ndr] si estendono a quasi tutto il Sud globale, includendo America Latina, Africa, Asia occidentale, Asia meridionale e Sud-est asiatico … (queste azioni legali) dimostrano che questo sentimento va ben oltre i Paesi a maggioranza araba o mussulmana”. Il sostegno del Sud globale al popolo palestinese assume un significato ancora più rilevante se si considera che queste prese di posizione contribuiscono a isolare sempre più non solo Israele, ma soprattutto il suo principale alleato, gli Stati Uniti. Con l’Europa che segue.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/hague-group-unalleanza-per-la-legalita-contro-i-crimini-di-guerra-di-israele.html">Hague Group, un&#8217;alleanza per la legalità contro i crimini di guerra di Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Donne, povertà, scuole. In Angola l&#8217;influencer Neth Nahara ne parla e va in galera</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/donne-poverta-scuole-in-angola-linfluencer-neth-nahara-ne-parla-e-va-in-galera.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 13:32:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[diritti delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=442525</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="angola" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-600x338.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-1024x576.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-1536x864.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'influencer Silvia Miguel, nota sui social come Neth Nahara, è stata arrestata per aver denunciato i problemi del suo Paese, l'Angola.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/donne-poverta-scuole-in-angola-linfluencer-neth-nahara-ne-parla-e-va-in-galera.html">Donne, povertà, scuole. In Angola l&#8217;influencer Neth Nahara ne parla e va in galera</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="angola" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-600x338.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-1024x576.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-1536x864.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Silvia Miguel</strong>, nota sui social come <strong>Neth Nahara</strong>, è una cantante e influencer angolana di 32 anni diventata simbolo di resistenza civile. Con un seguito numeroso, ha denunciato su <strong>TikTok </strong>le gravi problematiche sociali ed economiche del suo Paese, <a href="https://it.insideover.com/societa/angola-e-sud-sudan-quando-il-basket-porta-alla-pace.html">l&#8217;<strong>Angola</strong></a>. Le sue dichiarazioni, audaci e a volte provocatorie, sono riuscite a mettere in luce situazioni di disagio che rimangono spesso nell&#8217;ombra. Tuttavia, la sua esposizione l&#8217;ha portata a uno scontro diretto con le autorità del Paese nell&#8217;agosto 2023, culminato in un <strong>arresto </strong>e in una <strong>condanna</strong> prima di sei mesi di reclusione, poi divenuti due anni per aver “insultato il presidente”<strong> João Lourenço</strong> nell&#8217;ottobre 2023.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La situazione dell&#8217;Angola</h2>



<p>L&#8217;Angola è un Paese dell&#8217;Africa subsahariana ricco di <strong>risorse naturali</strong>, soprattutto petrolio e diamanti. Nonostante queste risorse, però, una gran parte della popolazione vive in condizioni di <strong>povertà</strong>. L’instabilità politica, le ineguaglianze economiche e la forte corruzione frenano lo sviluppo e limitano drasticamente le opportunità per i giovani e le donne. La carenza di scuole, strutture sanitarie e posti di lavoro impedisce infatti alle nuove generazioni di costruirsi un futuro.</p>



<p><strong>João Lourenço</strong>, l&#8217;attuale presidente, è salito al potere nel 2017, ed è stato rieletto per il secondo mandato nell&#8217;agosto dell&#8217;anno scorso, con la promessa di combattere la corruzione e rilanciare l&#8217;economia. Molti angolani, tra cui appunto Silva Miguel, non riescono a percepire questi cambiamenti. Anzi, il Governo viene spesso percepito come oppressivo e poco attento ai bisogni della popolazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La denuncia di Neth Nahara</h2>



<p>Sfruttando la sua visibilità con 230.000 follower, Silvia Miguel, ha iniziato a pubblicare video e post in cui denunciava apertamente le mancanze strutturali del suo Paese, accusando il Governo di negligenza verso i problemi che affliggono il popolo angolano. Ha portato quindi alla luce questioni che includono la <strong>scarsità di istituti scolastici </strong>adeguati, l’<strong>assenza di lavoro</strong> e opportunità, soprattutto per i giovani e per le <strong>donne</strong>. L&#8217;influencer non si limitava solo a una descrivere le difficoltà, ma lanciava anche un messaggio di speranza, esortando le donne angolane a cercare istruzione e indipendenza economica.</p>



<p>In una diretta su TikTok, l’influencer ha mosso accuse dirette al presidente, definendolo incapace di guidare il Paese e migliorare le condizioni di vita della popolazione e accusandolo di &#8220;anarchia e disorganizzazione&#8221;. In Angola, le accuse dirette al capo dello Stato vengono prese molto seriamente e spesso sono considerate una <strong>minaccia alla stabilità nazionale</strong>. Le autorità hanno quindi deciso di intervenire, arrestando Silvia Miguel per il reato di &#8220;oltraggio allo Stato, ai suoi simboli e ai suoi organismi&#8221;, condannandola inizialmente a <strong>sei mesi di reclusione.</strong> Ritenuta una pena &#8220;troppo clemente&#8221; dalla corte d&#8217;appello, la sua condanna è stata aumentata a<strong> due anni di carcere</strong>. Il giudice <a href="https://www.bbc.com/news/world-africa-67062264">ha aggiunto </a>che, grazie al suo seguito considerevole, avrebbe potuto<strong> influenzare l&#8217;opinione pubblica</strong>, rendendola quindi un pericolo per il Governo.</p>



<p>Silva aveva chiesto clemenza sostenendo che era la prima volta che trasgrediva il divieto, era madre di bambini piccoli e si era pentita delle sue affermazioni. La sua richiesta non è stata accolta e le è stato persino <a href="https://www.bbc.com/news/world-africa-67062264">ordinato</a> di pagare una multa di 1.200 dollari al presidente per il “danno” arrecato alla sua reputazione.  L&#8217;influencer aveva reso pubblico il suo stato di sieropositività all&#8217;HIV sui social nel 2020 e secondo <a href="https://www.amnesty.org/en/documents/afr12/7535/2023/en/">Amnesty International</a>, nei primi mesi di detenzione Miguel è stata privata dei suoi farmaci per il virus. Le sue condizioni di salute sono infatti peggiorate fino al ricovero nel dicembre 2023.</p>



<p>Nello specifico Silva è stata <a href="https://www.dw.com/pt-002/neth-nahara-mais-um-caso-de-ultraje-ao-estado-em-angola/a-66571787">condannata</a> ai sensi dell&#8217;articolo 333 del Codice penale angolano, promulgato nel 2021, che prevede una pena detentiva da sei mesi a tre anni per chiunque esprima &#8220;indignazione contro lo Stato&#8221; attraverso &#8220;parole, immagini, scritti o suoni&#8221;. La legge è stata già ampiamente criticata poiché vaga e violerebbe il diritto dei cittadini alla <strong>libertà di espressione</strong>.</p>



<p>Il suo caso, come affermato dal suo avvocato, è il primo in cui una persona viene condannata in Angola per qualcosa che ha pubblicato sui social. L’arresto ha infatti generato una forte reazione sia all&#8217;interno dell&#8217;Angola sia a livello internazionale. <strong>Molti influencer, attivisti e organizzazioni hanno espresso il loro sostegno</strong>, sia sui social media che attraverso <a href="https://www.amnesty.it/appelli/firma-per-neth-nahara/">petizioni e campagne</a> per la sua liberazione. Molti hanno visto in questa mossa una conferma del fatto che il Governo angolano non tollera critiche e che il diritto alla libertà di espressione è fortemente limitato.</p>



<p>Se c&#8217;è un lato positivo è che l’episodio ha portato all&#8217;attenzione internazionale la situazione dell’Angola, accendendo un dibattito su temi come la libertà d’espressione, i diritti civili e la necessità di riforme sociali ed economiche.&nbsp;In particolare la vicenda ha reso ancora più evidente la discrepanza tra le promesse di modernizzazione e trasparenza fatte da Lourenço e la realtà delle pratiche politiche repressive messe in atto. L’arresto di Neth Nahara ha inviato un messaggio molto chiaro a tutti coloro che osano denunciare pubblicamente le mancanze del Governo.&nbsp;</p>



<p>&nbsp;</p>
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		<title>Chico Forti e la passerella di Giorgia Meloni</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/chico-forti-e-la-passerella-di-giorgia-meloni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 May 2024 15:56:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1381" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_2024051917555734_c6debd64c1ef1a58c289b6214df6e4f4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_2024051917555734_c6debd64c1ef1a58c289b6214df6e4f4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_2024051917555734_c6debd64c1ef1a58c289b6214df6e4f4-600x432.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_2024051917555734_c6debd64c1ef1a58c289b6214df6e4f4-300x216.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_2024051917555734_c6debd64c1ef1a58c289b6214df6e4f4-1024x737.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_2024051917555734_c6debd64c1ef1a58c289b6214df6e4f4-768x552.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_2024051917555734_c6debd64c1ef1a58c289b6214df6e4f4-1536x1105.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;accoglienza di Giorgia Meloni a Chico Forti, tornato in Italia dopo 24 anni di carcere negli Stati Uniti, è stata molto discussa. La scelta, sulla carta, non è una novita. Essa perpetra una tradizione tutta italiana: quella delle passerelle di ministri e leader intenti a presenziare in occasione del ritorno in Italia di personalità coinvolte &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/chico-forti-e-la-passerella-di-giorgia-meloni.html">[...]</a></p>
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<p>L&#8217;<strong>accoglienza di Giorgia Meloni</strong> a <strong>Chico Forti</strong>, tornato in Italia dopo 24 anni di carcere negli Stati Uniti, è stata molto discussa. La scelta, sulla carta, non è una novita. Essa perpetra una tradizione tutta italiana: <strong>quella delle passerelle di ministri e leader</strong> intenti a presenziare in occasione del ritorno in Italia di personalità coinvolte in casi <strong>critici per l&#8217;opinione pubblica</strong>. Vent&#8217;anni fa <strong>Silvio Berlusconi</strong> presenziò a Ciampino al ritorno in Italia di Simona Pari e Simona Torretta, cooperanti rapite in Iraq; nel 2020 fu <strong>Giuseppe Conte</strong> a accogliere a Ciampino <strong>Silvia Romano</strong>, liberata in Somalia. Casi comprensibili vista l&#8217;elevata <strong>problematicità della situazione internazionale</strong> in cui le tre donne videro consumarsi i loro sequestri. In cui l&#8217;elemento istituzionale prevale su quello della passerella. Difficile, invece, trovare una giustificazione paragonabile quando di mezzo ci sono figure legate a <strong>controversie criminali o giudiziarie.</strong></p>



<p>Ricordiamo ad esempio che uno dei punti più bassi toccati da esponenti istituzionali italiani nella storia recente fu quello in cui le istituzioni furono costrette nel gennaio 2019 da <strong>Matteo Salvini e Alfonso Bonafede</strong>, allora rispettivamente titolari del Ministero dell&#8217;Interno e della Giustizia, a presenziare, sempre a Ciampino, al ritorno in Italia dalla Bolivia dell&#8217;ex terrorista <strong>Cesare Battisti, finalmente assicurato alla giustizia</strong>. Come scrisse <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/cesare-battisti-italia-l-indegno-spettacolo-social-dell-atterraggio-AEWITREH?refresh_ce"><strong>Francesco Prisco</strong> su <em>Il Sole 24 Ore</em>,</a> Battisti era senz&#8217;altro &#8220;un terrorista, un criminale che è stato giudicato in via definitiva per delitti atroci, <a href="https://www.ilsole24ore.com/channel/soleonline5/type/articolo/uuid/AEpKbVEH">un ex latitante</a>. Sacrosanto, insomma, che sia stato <a href="https://www.ilsole24ore.com/channel/soleonline5/type/articolo/uuid/AEKukQEH">assicurato alla giustizia italiana</a>&#8220;.  Ma questo non giustificava la <strong>gogna pubblica</strong> e la trasformazione di un risultato giudiziario-investigativo in un <strong>successo politico</strong>.</p>



<p>Casi del genere dovrebbero piuttosto essere <strong>trattati come una questione giudiziaria-diplomatica</strong> in cui, con sobrietà, è lo Stato, nel silenzio, a <strong>muoversi attivamente</strong>. Con Forti è successa la stessa cosa. Il 65enne ex produttore televisivo e velista italiano, coinvolto in una torbida accusa per un presunto omicidio addebitatogli nel 1998 a Miami e per il quale è stato condannato nel 2000 all&#8217;ergastolo, non è un <strong>ostaggio liberato da un teatro di guerra</strong>. Né, al contempo, un prigioniero incarcerato da decenni nelle profonde sicure di qualche dittatura repressiva e totalitaria. Piuttosto, Forti è un uomo al centro di una <strong>vicenda giudiziaria in cui il fronte colpevolista</strong>, che lo imputa dell&#8217;omicidio di Dale Pike, figlio di Anthony Pike da cui Forti stava comprando un hotel a Ibiza, lo ritiene colpevole di aver agito motivato dalla volontà di evitare che la vittima mettesse alla luce una presunta truffa che Forti stava portando avanti contro il padre, che soffriva di demenza, è sfidato da un ampio fronte <strong>innocentista che mette in dubbio</strong> questa versione. Coni d&#8217;ombra e problemi che molti addebitano al dente avvelenato degli investigatori di Miami per Forti, <a href="https://www.quotidiano.net/esteri/chico-forti-cosa-ha-fatto-condanna-yr3bgrqi">che ha messo in luce in un documentario del 1997 molti problemi emersi durante le indagini sull&#8217;omicidio in Florida di Gianni Versace.</a></p>



<p>Negli anni la questione della revisione del processo di Forti, detenuto-modello a Miami da un quarto di secolo, si somma a quella che poi si è concretizzata: <strong>il ritorno in Italia del condannato</strong> per scontare la sua pena sul suolo patrio. <strong>Forti, che si professa innocente, si è dichiarato colpevole</strong> di fronte alle autorità della Florida per sbloccare l&#8217;estradizione. La sua vicenda, in assenza di una pistola fumante sulla sua <strong>colpevolezza o innocenza</strong> (e chi scrive propende più per la seconda tesi), è stato un ircocervo per la diplomazia italiana che è andata di pari passo con l&#8217;indubbio <strong>dramma umano del condannato Forti</strong>.</p>



<p>Una vicenda profondamente umana che avrebbe dovuto essere gestita con tatto diplomatico da un lato e con <strong>un esplicito stimolo a evitare quei pelosi autoelogi</strong> che spesso i governi che completano operazioni del genere fanno a loro stessi. In un concetto, quel basso profilo che <strong>ben si concilierebbe</strong> con il nuovo capitolo della vita di Forti, chiamato ora a scontare la sua pena a Verona mentre prosegue la battaglia per capire, un futuro, se sarà possibile metter in discussione l&#8217;esito del processo. <strong>Rispettoso silenzio e basso profilo</strong> non sono emersi, invece, dalla comunicazione di Palazzo Chigi. Che ha portato avanti un nuovo capitolo delle &#8220;passerelle&#8221; di Ciampino. Sulla cui opportunità, in questo caso, è bene riflettere: l&#8217;idea che di fronte a una vicenda tanto popolare nell&#8217;opinione pubblica il vero motivo dell&#8217;accoglienza di Meloni possa esser stato legato alla volontà di rivendicare un successo d&#8217;immagine a poche settimane<a href="https://www.affaritaliani.it/politica/perche-meloni-ha-accolto-chico-forti-solo-per-motivi-di-propaganda-918620.html#google_vignette"> dalle Europee è stata messa in campo da più di un commentatore.</a> E il fatto stessa che tale dubbio emerga rende problematica la scelta della premier. Anche in assenza di show come quelli andati in scena nel caso Battisti, dunque, si conferma l&#8217;idea che dare manto politico a grandi questioni giudiziarie con ricadute internazionali è, quantomeno controverso.</p>
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		<title>I quattro processi contro Donald Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/i-quattro-processi-contro-donald-trump</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Sep 2023 15:12:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Capitol Hill]]></category>
		<category><![CDATA[Georgia]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[InsideNews]]></category>
		<category><![CDATA[Trump administration]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-24.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-24.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-24-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-24-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-24-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-24-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-24-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Ecco quali sono i quattro grandi processi che Donald Trump dovrà affrontare contemporaneamente alla sfida elettorale per le presidenziali del 2024.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-24.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-24.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-24-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-24-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-24-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-24-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-24-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<figure class="wp-block-video"><video height="1080" style="aspect-ratio: 1920 / 1080;" width="1920" controls poster="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-24.jpg" src="https://cdn.evolutionadv.it/insideover/website/2023/09/4_processi_a_Trump.mp4"></video></figure>



<p>Sull&#8217;ex presidente degli Stati Uniti <strong>Donald Trump</strong> pendono svariate <strong>decine di capi d&#8217;accusa</strong>, raccolti in quattro grandi processi: uno per il finanziamento a Stormy Daniels, uno per i documenti ritrovati nella villa di Mar-a-Lago, uno per l&#8217;assalto a Capitol Hill del 2021 e uno per i tentativi di ribaltare forzatamente il risultato elettorale in Georgia nel 2020. The Donald e tutti gli imputati si dichiarano <strong>innocenti</strong>, e i procedimenti avranno inizio tutti nella prima parte del 2024, nel pieno della campagna elettorale per le <strong>elezioni presidenziali</strong>. </p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Scopri di più:</strong> <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/i-quattro-grandi-processi-a-carico-di-donald-trump.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">I quattro grandi processi a carico di Donald Trump</a></li>
</ul>
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		<item>
		<title>Il caso Feinstein e la gerontocrazia dei dem americani</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-caso-feinstein-e-la-gerontocrazia-dei-dem-americani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Muzio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Apr 2023 11:19:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Corte Suprema]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[politica americana]]></category>
		<category><![CDATA[Senato americano]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1124" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/dianne-feinstein-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Democratic Senator from California Dianne Feinstein talks to reporters outside the Senate chamber during a break in US President Donald J. Trumps impeachment trial in the US Capitol in Washington, DC" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/dianne-feinstein-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/dianne-feinstein-scaled-600x351.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/dianne-feinstein-300x175.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/dianne-feinstein-1024x599.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/dianne-feinstein-768x449.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/dianne-feinstein-1536x899.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/dianne-feinstein-2048x1198.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Uno degli elementi che contribuiscono maggiormente alla polarizzazione degli schieramenti politici statunitensi è l’uso politico della giustizia federale. Fino agli anni Novanta era perfettamente normale che un presidente democratico nominasse un moderato alla Corte Suprema, come nel caso di John Fitzgerald Kennedy, che nominò il giudice Byron White nel 1962, oppure che un repubblicano nominasse &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-caso-feinstein-e-la-gerontocrazia-dei-dem-americani.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-caso-feinstein-e-la-gerontocrazia-dei-dem-americani.html">Il caso Feinstein e la gerontocrazia dei dem americani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1124" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/dianne-feinstein-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Democratic Senator from California Dianne Feinstein talks to reporters outside the Senate chamber during a break in US President Donald J. Trumps impeachment trial in the US Capitol in Washington, DC" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/dianne-feinstein-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/dianne-feinstein-scaled-600x351.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/dianne-feinstein-300x175.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/dianne-feinstein-1024x599.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/dianne-feinstein-768x449.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/dianne-feinstein-1536x899.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/dianne-feinstein-2048x1198.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Uno degli elementi che contribuiscono maggiormente alla polarizzazione degli schieramenti politici statunitensi è l’uso politico della <strong>giustizia federale</strong>. Fino agli anni Novanta era perfettamente normale che un presidente democratico nominasse un moderato alla Corte Suprema, come nel caso di John Fitzgerald Kennedy, che nominò il giudice Byron White nel 1962, oppure che un repubblicano nominasse un centrista che guardava a sinistra, come nel caso di George H.W. Bush nel 1990 con David Souter. </p>



<p>Come se non bastasse, dopo la vittoria elettorale di <strong>Barack Obama</strong>, l’allora leader di maggioranza dem al Senato Harry Reid decise di <strong>abbassare la soglia</strong> richiesta di 60 voti su 100 alla maggioranza semplice per tutte le nomine giudiziarie, eccezion fatta per i candidati alla Corte Suprema. Eccezione prontamente rimossa in età trumpiana dal capogruppo al Senato <strong>Mitch McConnell</strong>: grazie a questo escamotage legislativo, The Donald è riuscito a nominare ben tre giudici di schietto orientamento conservatore a maggioranza semplice nella Suprema Corte in soli quattro anni, di cui una, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-amy-coney-barrett.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Amy Coney Barrett</a>, a ridosso della fine del suo mandato presidenziale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le nomine giudiziarie rimaste in sospeso</h2>



<p>Insomma, la brama di occupare preziose posizioni nel complesso apparato giudiziario americano per ottenere sentenze a favore dei propri provvedimenti legislativi (e che smonti quelli degli avversari) è assolutamente bipartisan, anche se di sicuro i repubblicani hanno brillato per <strong>maggiore efficienza</strong>. Parliamo di un gran numero di toghe: attualmente ci sono ben 870 posizioni federali che compongono la totalità della magistratura federale statunitense. E nel mese di aprile ci sono esattamente 78 posizioni che devono essere riempite, tra <strong>Corti d’Appello</strong> e <strong>Corti distrettuali</strong>. Qual è dunque l’intoppo? </p>



<p>Strano a dirsi, ma è il mistero delle condizioni di salute di una singola senatrice, <strong>Dianne Feinstein</strong> della California, la decana della delegazione dem, che compirà 90 anni il prossimo giugno. Dallo scorso mese di gennaio la senatrice non è più tornata al lavoro, perché colpita dal fuoco di Sant’Antonio, per il quale da una certa età in poi si raccomanderebbe il vaccino, ma vabbè, passiamo oltre. Il problema è che Feinstein occupa una posizione nella cruciale <strong>commissione</strong> <strong>giustizia</strong>, dove i dem hanno 11 membri e i repubblicani 10, rispecchiando quindi i rapporti di forza dell’assemblea, dove dopo le ultime elezioni di metà mandato i dem hanno 51 seggi (che comprendono tre indipendenti) contro i 49 dei repubblicani. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;incertezza che tiene i dem col fiato sospeso</h2>



<p>Con l’assenza della senatrice quindi, i dem non hanno i numeri necessari per mandare avanti i giudici scelti dal presidente Biden per il voto di fronte al Senato. Bloccando quindi tutto il processo. Ironia della sorte, tra i repubblicani Chuck Grassley, coetaneo di Feinstein (anche se più giovane di qualche mese), gode di perfetta salute. Che fare quindi? La soluzione chiesta dal capogruppo dem Chuck Schumer è quella di nominare un <strong>temporaneo rimpiazzo</strong>, decisione per la quale ci vuole una maggioranza qualificata. Che ovviamente i repubblicani non vogliono fornire, trovando il modo di guadagnare tempo prezioso per limitare l’occupazione da parte dei dem delle cariche federali. </p>



<p>Ci sarebbe una soluzione, ma risulterebbe piuttosto traumatica: le <strong>dimissioni</strong> della senatrice e il suo immediato rimpiazzo da parte del governatore dem della California Gavin Newsom. E subentra un altro problema: Feinstein ha annunciato di non volersi ricandidare nel 2024 e ci sono già tre candidati alle primarie, tra cui due campioni antitrumpiani come i deputati Adam Schiff e Kate Porter. Newsom ha promesso che, qualora fosse capitato nuovamente quanto accaduto nel 2020, quando dovette sostituire Kamala Harris fresca di elezione alla vicepresidenza, avrebbe scelto una <strong>donna afroamericana</strong>. Ci sarebbe, ma anche la deputata <strong>Barbara Lee</strong> è candidata a succedere a Feinstein, e nominarla gli darebbe un vantaggio sui suoi avversari. Insomma, un bel pasticcio. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;eterna battaglia con la sinistra radicale</h2>



<p>Senza contare poi che manca anche un dettaglio: chi dovrebbe dire a Feinstein di dimettersi? Ci ha già pensato un altro deputato californiano, Ro Khanna, vicino alla <strong>sinistra radicale</strong> di Bernie Sanders, una voce non esattamente maggioritaria nemmeno nell’iperprogressista California. Altri autorevoli esponenti dem, come l’ex speaker della Camera Nancy Pelosi, residente a San Francisco come Feinstein, si sono limitati ad auspicare un <strong>ritorno</strong> della senatrice, che al netto dell’età, pur essendo stata un’icona progressista quale sindaca di San Francisco a cavallo tra anni Settanta e Ottanta, negli anni ha scontentato i più radicali tra i dem affermando la sua contrarietà alla legalizzazione della marijuana a scopi ricreativi e la sua approvazione della pena capitale. Insomma, decisamente troppo <strong>eterodossa</strong>. </p>



<p>Ecco allora le voci messe in giro su Twitter riguardo una sua presunta <strong>demenza senile</strong> (mai confermata da alcuna fonte) per favorirne la rimozione. Che difficilmente però accadrà in tempi brevi. Fornendo quindi un bel grattacapo al presidente <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Joe Biden</a>, anche lui alle prese con gli acciacchi dell’età; eppure, prossimo ad annunciare la corsa per la rielezione nel 2024, alla veneranda età di 82 anni. Come nel caso di Feinstein, anche il presidente è difficilmente sostituibile nelle fila dem.</p>
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		<title>La nuova era della Corte Suprema Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-nuova-era-della-corte-suprema-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Muzio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2022 15:07:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Conservatori]]></category>
		<category><![CDATA[Corte Suprema]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32217902-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32217902-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32217902-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32217902-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32217902-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32217902-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32217902-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Joe Biden aveva tuonato dal palco presidenziale dopo la sentenza Dobbs che ha annullato il diritto federale all’aborto: “Mai prima di adesso la Corte Suprema aveva tolto un diritto costituzionale”. Come spesso accade in politica, quello statement da parte del presidente americano è stata una grossa forzatura. Non si può negare però che questo ciclo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-nuova-era-della-corte-suprema-usa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32217902-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32217902-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32217902-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32217902-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32217902-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32217902-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32217902-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Joe Biden</strong> aveva tuonato dal palco presidenziale dopo la sentenza Dobbs che ha annullato il diritto federale all’aborto: “Mai prima di adesso la Corte Suprema aveva tolto un diritto costituzionale”. Come spesso accade in politica, quello statement da parte del presidente americano è stata una grossa forzatura. Non si può negare però che questo ciclo di sentenze si sia mosso in un senso ben preciso, ovverosia in quello di ridare molti poteri in più agli Stati sia per quanto riguarda appunto il <strong>diritto all’aborto</strong> sia per quello che riguarda le modalità di voto e di progettazione dei collegi elettorali e anche il controllo delle emissioni di gas nocivi nell’atmosfera.</p>
<p>Questa tendenza legale però riscontra due notevoli eccezioni: per quanto riguarda il diritto di portare armi, con un secondo emendamento letto nel modo più estensivo possibile, rendendolo un diritto inalienabile e scevro da controlli. Ma anche per quanto riguarda il finanziamento delle <strong>attività religiose</strong> e l’attività religiosa in pubblica. Lì non ci sono leggi statali che tengano, e infatti la legge di New York che proibiva di portare armi cariche fuori casa è stata ritenuta incostituzionale, così come la legge del Maine che escludeva le scuole private religiose da un programma statale di voucher per gli studenti.</p>
<h2>Il precedente storico</h2>
<p>Soprattutto però è la sentenza che limita i poteri dell’agenzia federale per l’ambiente sulla regolamentazione dei gas serra ad aver fatto pronunciare agli analisti la parola “<strong>Era Lochner</strong>”. Di che si tratta? Parliamo di un epoca segnata da una sentenza, la Lochner v. New York del 1905, che rendeva incostituzionale una legge statale che limitava le ore di lavoro per i panettieri a dieci ore al giorno. Il motivo addotto era che violava la libertà di contratto delle imprese, perché secondo la lettura della Corte, nell’opinione scritta dal giudice Rufus Peckham, il quattordicesimo emendamento che garantiva parità di trattamento ai cittadini si applicava anche ai soggetti economici in quanto emanazioni dell’attività individuale.</p>
<p>Lettura che il giudice Oliver Wendell Holmes rigettò accusando i suoi colleghi di seguire i principi del liberismo economico anziché una qualche dottrina legale. In effetti per circa trent’anni questo fu l’andazzo di quella Corte, che stroncò altri provvedimenti, come il <strong>sistema pensionistico</strong> obbligatorio varato in Arizona (State Board Control v. Buckstegge, sentenza del 1916), la legislazione federale sul <strong>lavoro minorile</strong> (Hammer v. Dagenhart del 1918) e una legge sul <strong>salario minimo</strong> di donne e minori emanata da Washington D.C. (Adkins v. Children Hospital del 1923).</p>
<h2>Il cambio di passo</h2>
<p>A interrompere quell’epoca contribuì non poco la Grande Depressione e l’elezione di <strong>Franklin Delano Roosevelt</strong> alla presidenza nel 1932. Non bisogna pensare però che la Corte diventasse deferente al potere politico: vennero resi incostituzionali provvedimenti chiave del primo New Deal come le pensioni obbligatorie per i ferrovieri (Railroad Retirement Board v. Alton Railroad del 1935) e la regolamentazione dell’industria estrattiva del carbone (Carter v. Carter Coal del 1936). A quell’epoca il presidente Roosevelt, dopo la rielezione trionfale del 1936, pensò a un provvedimento radicale, come l’ampliamento della Corte, aggiungendo un nuovo giudice per ogni ultrasettantenne. E all’epoca in carica ce n’erano ben sette, perlopiù nominati da giudici repubblicani, compreso il giudice capo Charles Evans Hughes.</p>
<p>Un piano radicale che però non trovò i consensi necessari al Congresso, grazie alla saldatura tra una striminzita opposizione repubblicana e un forte blocco conservatore dei democratici segregazionisti del Sud. Ma ci fu un cambio di passo grazie proprio a Hughes, che ritenne di dover chiudere un’epoca che l’attuale giudice capo ha definito di “usurpazione giudiziaria”: con la sentenza West Coast Hotel v. Parrish del 1937 salvò la legge sul salario minimo emanata dallo stato di Washington. Hughes con questa sentenza varò una nuova linea giuridica conservatrice definita “moderazione giudiziaria”, ovvero interferire il meno possibile con il potere esecutivo e legislativo. Quando ciò avviene, dev’essere solo per ragioni di palese incostituzionalità.</p>
<h2>Il nuovo attivismo</h2>
<p>Linea che viene condivisa dall’attuale giudice capo John Roberts e fino al 2020 era riuscito a tenere sotto controllo la Corte, equamente divisa tra conservatori “attivisti” e liberal. Con la morte della giudice <strong>Ruth Bader Ginsburg</strong> è saltato questo equilibrio e John Roberts lo ha fatto notare esplicitamente in un’opinione concorrente alla sentenza sull’aborto: “Sono sbalordito dalla mancanza di dubbi delle due fazioni”.</p>
<p>Una nuova epoca di attivismo giudiziario conservatore però sembrerebbe essere cominciata, senza una particolare coerenza. Non è chiaro se ciò sia assimilabile all’era Lochner, dove certi argomenti divennero tabù, ma come sostiene l’editorialista conservatore del <em>Washington Post</em> Henry Olsen può finire nello stesso modo: grazie a un vasto movimento di opinione che voti maggioranze congressuali determinate a cambiare questo andazzo. Difficile però che avvenga nel breve periodo, anche grazie a un partito democratico che deve gestire un’ala progressista che definisce la Corte come “illegittima” solo perché non ama le sue decisioni.</p>
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		<title>Perché la riforma della giustizia è strategica per l&#8217;agenda Draghi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-la-riforma-della-giustizia-e-strategica-per-lagenda-draghi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jul 2021 09:52:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Recovery Fund]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/draghi-cartabia-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="draghi cartabia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/draghi-cartabia-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/draghi-cartabia-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/draghi-cartabia-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/draghi-cartabia-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/draghi-cartabia-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/draghi-cartabia-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mario Draghi e Marta Cartabia intendono tirare dritto sulla riforma della giustizia e portare a termine un programma ritenuto di valenza strategica per l&#8217;intera agenda dell&#8217;esecutivo di unità nazionale. Il cui peso prescinde le pur fondamentali questioni legate alla necessità di andare oltre ai vulnus delle riforme targate Giuseppe Conte e Alfonso Bonafede (un &#8220;tradimento di Montesquieu&#8221; secondo il giurista Sabino &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-la-riforma-della-giustizia-e-strategica-per-lagenda-draghi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/draghi-cartabia-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="draghi cartabia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/draghi-cartabia-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/draghi-cartabia-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/draghi-cartabia-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/draghi-cartabia-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/draghi-cartabia-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/draghi-cartabia-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong><a href="https://it.insideover.com/economia/la-dottrina-draghi-contro-la-crisi-del-covid-19.html" target="_blank" rel="noopener">Mario Draghi</a> </strong>e <strong>Marta Cartabia </strong>intendono tirare dritto sulla riforma della giustizia e portare a termine un programma ritenuto di valenza strategica per l&#8217;intera agenda dell&#8217;esecutivo di unità nazionale. Il cui peso prescinde le pur fondamentali questioni legate alla necessità di andare oltre ai <em>vulnus </em>delle riforme targate Giuseppe Conte e Alfonso Bonafede (<a href="https://www.ilfoglio.it/la-versione-di-cassese/2020/05/12/news/montesquieu-tradito-317653/" target="_blank" rel="noopener">un &#8220;tradimento di Montesquieu&#8221; secondo il giurista <strong>Sabino Cassese</strong></a>) e riguarda l&#8217;architettura politica su cui l&#8217;esecutivo intende puntare.</p>
<p>Più del 5G per l&#8217;innovazione, più delle regole certe e dei fast-track sugli appalti per le infrastrutture, più delle altre riforme collaterali al Piano nazionale di ripresa e resilienza, il cambiamento sulla giustizia è probabilmente la vera <strong>riforma abilitante </strong>per la ripresa del sistema-Paese. Perché mette in campo dei precisi cambi di rotta rispondendo a stimoli politici, sociali, culturali accumulatisi nel Paese nel corso di un lungo trentennio in cui il tema delle problematiche della giustizia e del loro legame con l&#8217;architettura istituzionale del Paese si è fatto spazio nel dibattito. E in cui diversi casi di <strong>mala giustizia </strong>o diverse questioni legate ai problemi strutturali dei procedimenti civili e penali sono stati un freno sistemico alla competitività del Paese.</p>
<h2>I processi infiniti allontanano gli investitori</h2>
<p><strong>Draghi, </strong>lo ripetiamo da tempo, intende tracciare con la sua azione di governo delle chiare e nette linee di discontinuità col recente passato in diversi ambiti. E tra le priorità che animano la definizione del perimetro dell&#8217;esecutivo c&#8217;è sicuramente l&#8217;apertura <a href="https://it.insideover.com/politica/riforme-investimenti-e-strategie-ecco-il-triangolo-dellagenda-draghi.html" target="_blank" rel="noopener">del Paese a un maggior livello di appetibilità per gli investitori, nazionali ed esteri, attraverso la definizione di uno sistema di regole chiare ed efficienti.</a> Dagli Anni Novanta in avanti, più volte si è pensato a livello politico ed economico che la via maestra per rilanciare l&#8217;economia italiana nel pieno della transizione oltre il sistema della Prima Repubblica fosse il combinato disposto tra moderazione della spesa pubblica e privatizzazioni. Ovvero il sostanziale ritaglio di spazi del perimetro dello Stato nell&#8217;azione pubblica. L&#8217;<strong>agenda Draghi </strong>mira non necessariamente a ridurre ma a riqualificare il perimetro di influenza di ogni corpo dello Stato, di ogni apparato, di ogni campo dell&#8217;amministrazione pubblica per <strong>rimettere ordine e chiarezza</strong>. E non è un caso che la durata dei processi e il ruolo della magistratura nell&#8217;Italia odierna siano problemi chiave da risolvere.</p>
<p><em>Italia Oggi </em><a href="https://www.italiaoggi.it/news/draghi-non-cedera-sulla-riforma-della-giustizia-perche-e-la-condizione-per-attrarre-gli-investimenti-2527995">spiega</a> che il superamento dei tempi lunghi dei processi, dell&#8217;incertezza del diritto, dello strapotere dei Pm ben manifesto in processi problematici come quelli a <strong><a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/le-opinioni-dellosservatorio/leonardo-eni-affari-di-stato/" target="_blank" rel="noopener">Leonardo e Eni</a>, </strong>dell&#8217;incancrenimento dei tempi per ricorsi e procedure amministrative è vitale perché gli investitori internazionali tornino ad interessarsi attivamente all&#8217;Italia: &#8220;Draghi con la riforma della magistratura punta a prendere due piccioni con una fava: euro e dollari in un colpo solo, tutti soldi che gli consentirebbero di rilanciare il paese. Un modo, questo, anche per consolidare il legame con gli Stati Uniti dell&#8217;amico Joe Biden&#8221;.</p>
<p>Nella consapevolezza che il clima attuale soffia a favore dell&#8217;<strong>Italia, </strong>recentemente <a href="https://it.insideover.com/economia/italy-is-good-for-business-gli-usa-puntano-sui-legami-economici-con-roma.html" target="_blank" rel="noopener">premiata dalla fiducia dell&#8217;alleato statunitense</a>. Ma anche del fatto che &#8220;nessun grande investitore straniero è disponibile a investire milioni di dollari per poi ritrovarsi impelagato in vicende giudiziarie che possono durare decenni&#8221;. Non a caso Draghi, assieme a Sergio Mattarella, ha scelto la figura più apicale a disposizione, Marta Cartabia, per dare autorevolezza al ministero della Giustizia dopo l&#8217;era Bonafede e sulla riforma proposta dalla Guardasigilli è pronto a chiedere il <strong>voto di fiducia </strong>per imporre uno stop alla fronda del Movimento Cinque Stelle.</p>
<p>Un recente rapporto Ue segnala che l&#8217;Italia è all&#8217;ultimo posto a livello comunitario per i tempi della giustizia civile. Lo studio effettuato dalla Commissione europea sulla Giustizia che analizzata dati del 2019 ha segnalato che in Italia per raggiungere e portare a sentenza definitiva il terzo grado di giudizio in un processo civile ci vogliono in media 1302 giorni, contro gli 875 di Malta, penultima in classifica. Sono 791 quelli necessari per il secondo, mentre anche il primo impone praticamente un anno e mezzo di attesa (531 giorni). Il totale complessivo è superiore ai 2.600 giorni, oltre sette anni. Due anni e mezzo per campo, invece, richiede mediamente un processo amministrativo, fondato su due gradi di giudizio (Tar e Consiglio di Stato). Il settore più rapido della giustizia italiana è quello penale: qui un processo che attraversi tutti e tre i gradi di giudizio dura in media 3 anni e 9 mesi (310 giorni in <a href="https://rm.coe.int/rapport-avec-couv-18-09-2018-en/16808def9c#page=314">primo grado</a>, 876 <a href="https://rm.coe.int/rapport-avec-couv-18-09-2018-en/16808def9c#page=330">in secondo</a> e 191 <a href="https://rm.coe.int/rapport-avec-couv-18-09-2018-en/16808def9c#page=336">in Cassazione</a>), ma si tratta comunque di un dato ai minimi nel contesto europeo.</p>
<h2>Una partita strategica</h2>
<p>Questo contesto preoccupante va di pari passo con la necessità di garantire una discontinuità all&#8217;immagine della giustizia italiana dopo il tourbillon di inchieste, molto spesso finite in un nulla di fatto, che hanno riguardato le partecipate pubbliche e, dunque, ridare organicità anche sul fronte interno al legame tra politica, istituzioni giudicanti e mondo economico.</p>
<p>Il potenziale insito nella riforma della giustizia sotto il profilo economico è formidabile. <a href="https://www.corriere.it/economia/opinioni/20_novembre_27/giustizia-troppo-lenta-blocca-anche-l-economia-170-miliardi-investimenti-esteri-0f76205a-2fd4-11eb-a612-c98d07fbf341.shtml" target="_blank" rel="noopener">Discutendo con l&#8217;ex direttore del <em>Corriere della Sera</em> <strong>Ferruccio de Bortoli </strong>l&#8217;economista</a> Jonathan Donadonibus, senior consultant di Ambrosetti, ha parlato di una ricerca realizzata sui dividendi economici di processi legati all&#8217;efficientamento della macchina giudiziaria in cui è emerso che se &#8220;solo avessimo un sistema giudiziario allineato alla media europea riusciremmo ad attrarre fino a 170 miliardi di investimenti esteri oltre a un recupero sul Pil tra i 30 e i 40 miliardi&#8221;, 1,5-2% dei livelli pre-Covid.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/economia/la-sentenza-del-consiglio-di-stato-sullilva-unoccasione-da-non-perdere.html" target="_blank" rel="noopener">Il recente <strong>caso Ilva</strong></a><strong> </strong>segnala la problematicità insita nel vedere la politica economica condizionata dalle scelte dei tribunali, e altrettanto alla rovescia insegna il caso Autostrade sull&#8217;assenza di un filo diretto tra processi e inchieste dalla durata ragionevole e scelte strategiche di carattere economico-industriale.</p>
<p>Il Pnrr imporrà un&#8217;accelerazione negli investimenti pubblici e altrettanto farà l&#8217;ondata in corso di programmi e piani volti ad incentivare la <a href="https://it.insideover.com/ambiente/coniugare-transizione-e-sviluppo-la-rivoluzione-di-cingolani-ambiente.html">transizione ecologica</a>, l&#8217;innovazione e il <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/il-cloud-nazionale-di-draghi-e-scannapieco-guarda-agli-usa.html" target="_blank" rel="noopener">digitale,</a> le <a href="https://it.insideover.com/storia/quando-litalia-era-una-superpotenza-delle-infrastrutture.html" target="_blank" rel="noopener">infrastrutture</a> in forma parallela e complementare. Chiarificare il ruolo della giustizia e definire un set di regole chiare per evitare che inchieste infondate, avvisi di garanzia improvvidi o procedimenti eccessivamente lunghi frenino la<a href="https://it.insideover.com/economia/la-grande-strategia-di-cdp-per-la-ripartenza-del-sistema-paese.html"> corsa del Paese alla ripartenza.</a> E dare dignità a un organo che deve riuscire ad essere nuovamente quello della lotta alla mafia, allo stragismo terrorista, alle Brigate Rosse. Ovvero una colonna di legalità e un pilastro del sistema-Paese. Non una burocrazia intenta ad autoperpetrarsi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-la-riforma-della-giustizia-e-strategica-per-lagenda-draghi.html">Perché la riforma della giustizia è strategica per l&#8217;agenda Draghi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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