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	<title>Gibilterra Archives - InsideOver</title>
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	<title>Gibilterra Archives - InsideOver</title>
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		<title>Intrigo internazionale a Gibilterra. Scoppia la guerra delle petroliere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jul 2019 23:02:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gibilterra]]></category>
		<category><![CDATA[petroliere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="547" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9981406-e1562399526257.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9981406-e1562399526257.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9981406-e1562399526257-300x85.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9981406-e1562399526257-768x219.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9981406-e1562399526257-1024x292.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Chi pensava che il conflitto tra Iran e alleati degli Stati Uniti potesse fermarsi al Golfo Persico evidentemente non aveva fatto i conti con una realtà non solo molto più complessa, ma anche priva di confini. E la crisi delle petroliere, con gli attacchi perpetrati a maggio a largo degli Emirati Arabi Uniti e a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/dopo-il-golfo-il-mediterraneo-il-regno-unito-sequestra-una-petroliera-iraniana-a-gibilterra.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="547" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9981406-e1562399526257.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9981406-e1562399526257.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9981406-e1562399526257-300x85.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9981406-e1562399526257-768x219.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9981406-e1562399526257-1024x292.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Chi pensava che il conflitto tra Iran e alleati degli Stati Uniti potesse fermarsi al <strong>Golfo Persico</strong> evidentemente non aveva fatto i conti con una realtà non solo molto più complessa, ma anche priva di confini. E la crisi delle petroliere, con gli attacchi perpetrati a maggio a largo degli Emirati Arabi Uniti e a giugno nel Golfo dell’Oman, adesso si espande a macchia d’olio anche nel Mar Mediterraneo. In particolare in uno dei punti di accesso del Mare Nostrum: <strong>Gibilterra</strong>.</p>
<p>In questi giorni, la Rocca appartenente alla corona britannica è diventata il teatro di un nuovo intrigo internazionale: il sequestro della <strong>Grace I</strong>. I Royal Marines britannici, con il supporto delle autorità di Gibilterra, <a href="https://edition-m.cnn.com/2019/07/04/uk/tanker-syria-gibraltar-intl-gbr/index.html?r=https%3A%2F%2Fwww.google.it%2F&amp;rm=1">hanno posto sotto sequestro la petroliera</a> appartenente a una società di Singapore (ma battente bandiera panamense) accusandola di trasportare petrolio iraniano in <strong>Siria</strong>, in particolare verso la raffineria di Baniyas. Il tutto in violazione delle sanzioni europee contro il governo di Bashar al Assad, secondo le quali è vietato trasportare petrolio e altri beni a entità, istituzioni e uomini inseriti nella lista nera dell’Unione europea.</p>
<p>La questione ovviamente è diventata di natura internazionale. Perché è chiaro che il sequestro di una petroliera che trasporta oro nero di Teheran non può essere un semplice provvedimento di natura giudiziaria. Specie se a compiere il sequestro è stata una delle potenze più legate agli Stati Uniti: il <strong>Regno Unito</strong>. È stato proprio l’intervento di Londra a fermare il transito della nave verso il Mediterraneo orientale. Ed è del tutto evidente che da dietro le quinte anche gli Stati Uniti abbiano applaudito alla scelta delle autorità britanniche e di Gibilterra. Tanto che gli Stati Uniti, attraverso un tweet di John Bolton, hanno lodato il lavoro svolto dai Royal Marines nel sequestro della Grace I. Per il Consigliere per la Sicurezza nazionale di <strong>Donald Trump</strong>, l’intervento inglese è servito per contrastare il traffico di petrolio dall’Iran alla Siria, due “regimi” come detto dallo stesso Bolton, che evidentemente sono legati da un solo unico destino, quello dell’alleanza fra Teheran e Damasco.</p>
<p>Ma se Bolton ha espresso chiaramente il massimo del sostegno a questo intervento di Londra a Gibilterra, dall’altro lato la reazione dell’Iran non si è fatta attendere. Il governo di Teheran ha chiesto immediatamente il <strong>rilascio</strong> della nave e ha accusato nuovamente Washington di compiere atti di pirateria allo scopo di intimidire la Repubblica islamica. Ma questa volta il dito è chiaramente puntato anche verso il Regno Unito, tanto che il governo iraniano ha convocato con urgenza l’ambasciatore britannico a Teheran minacciando che, senza la liberazione della Grace I e del suo equipaggio, avrebbe posto sotto sequestro una nave presente nel golfo Persico. E l’idea è che adesso per Teheran, Londra (e in parte Madrid) sia responsabile di tutto quanto avviene nel Golfo: col rischio che il fenomeno degli attacchi alle petroliere possa diventare un’arma molto più costante e micidiale rispetto alle guerre convenzionali.</p>
<p>La domanda sorge più che mai impellente: dove era diretta quella nave contenente petrolio iraniano? Innanzitutto va fatta un premessa: quella nave era partita da circa un mese e mezzo e, una volta lasciato il territorio iraniano, ha iniziato a compiere la <strong>circumnavigazione dell’Africa</strong>. Fin qui un atteggiamento tutto sommato normale. Ma meno normale appare invece lo spegnimento del transponder da parte della nave. Perché è scomparsa volutamente dai radar e dai siti di tracciamento? Difficile da dirsi. C&#8217;è però un’amara verità per gli avversari dell’Iran: non c’è solo la Siria negli schemi di Teheran nel mondo. Tanto è vero che di recente anche la Libia ha visto giungere un cargo iraniano considerato vicino ai <strong>Guardiani della Rivoluzione</strong>. Mentre tra gli analisti, c’è chi giura che sia estremamente difficile per una nave cargo di quelle dimensioni arrivare direttamente ai terminal della raffineria di Baniyas, troppi dubbi sulla profondità del mare. E sono molti gli analisti che pensano fosse destinata più al trasporto tra due navi. Quello che certo è che la nave, navigando intorno alla coste africane, non solo ha spento il segnale, ma ha anche impiegato anche molto più del tempo del dovuto. Ed è per questo che gli Stati Uniti sono in agguato: qualcosa, secondo Washington non torna. Se il petrolio iraniano comincia a entrare in Siria è un problema per tutti i nemici di Assad. Ma attenzione anche alla Libia: il conflitto è ormai deflagrato in una guerra per procura. E Teheran non può abbandonare il Paese nordafricano in un momento di forti cambiamenti. E quella <a href="https://www.addresslibya.com/en/archives/45030">nave iraniana giunta a Misurata</a> ad aprile è un segnale che forse in pochi hanno colto nel suo vero significato.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Gli Stati Uniti rispondono ai russi: un sottomarino nucleare a Gibilterra</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/stati-uniti-sottomarino-gibilterra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Sep 2018 13:33:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Gibilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[marina-militare-usa]]></category>
		<category><![CDATA[Sottomarini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="731" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/Uss-Newport-News-Flickr.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/Uss-Newport-News-Flickr.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/Uss-Newport-News-Flickr-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/Uss-Newport-News-Flickr-768x548.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Il Mediterraneo ribolle in vista della prossima offensiva su Idlib, in Siria. La marina militare russa, dopo le voci su un presunto attacco chimico preparato dalle forze di Bashar al Assad, ha fatto arrivare in massa la flotta davanti alle coste siriane. Un dispiegamento superiore alle aspettative che ha fatto capire quanto Vladimir Putin abbia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/stati-uniti-sottomarino-gibilterra.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="731" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/Uss-Newport-News-Flickr.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/Uss-Newport-News-Flickr.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/Uss-Newport-News-Flickr-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/Uss-Newport-News-Flickr-768x548.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>Il <strong>Mediterraneo</strong> ribolle in vista della prossima offensiva su Idlib, in <strong>Siria</strong>. La marina militare russa, dopo le voci su un presunto attacco chimico preparato dalle forze di Bashar al Assad, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/russia-flotta-siria/">ha fatto arrivare in massa la flotta</a> davanti alle coste siriane. Un dispiegamento superiore alle aspettative che ha fatto capire quanto Vladimir Putin abbia interesse a fare in modo che nessuno tra Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti attacchi l&#8217;esercito siriano mentre assedia <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-russia-pronta-eliminare-santuario-al-qaeda-siria/">l&#8217;ultima roccaforte jihadista</a>.</p>
<p>Putin ha mandato un segnale chiarissimo, tanto che la Nato, alleanza quasi invisibile durante la guerra in Siria, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/nato-siria/">ha chiesto a tutti gli attori in campo</a> (Mosca compresa) di &#8220;moderarsi&#8221;. Il rischio di un&#8217;escalation è molto elevato. E mentre la Russia rafforza la sua presenza navale al largo delle coste siriane, anche gli Stati Uniti muovono le loro pedine.</p>
<p>Sono due i mezzi della <strong>Us Navy</strong> arrivati nel Mediterraneo a destare particolare interesse (e allarme dal punto di vista russo e siriano). Il primo, è il cacciatorpediniere lanciamissili Uss Ross. Un portavoce del ministero della Difesa russo, il generale Igor Konasheknov, ha dichiarato alla stampa che “il 25 agosto il cacciatorpediniere della Marina Militare americana <strong>Uss Ross</strong> è entrato nel Mediterraneo con 28 missili Tomahawk, in grado di colpire tutto il territorio della Siria”.</p>
<p>Lo Uss Ross naviga nel Mediterraneo</p>
<p>L&#8217;arrivo di questo <strong>cacciatorpediniere</strong> è particolarmente rilevante per due motivi. Il primo è chiaramente di natura strategica. Il lancio di missili Tomahawk è infatti uno dei metodi più utilizzati dalle forze americane per colpire le basi siriane ritenute coinvolte negli attacchi con armi chimiche di cui il Pentagono ha accusato Damasco.</p>
<p>Anzi, in generale <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/geopolitica-del-tomahawk/">l&#8217;uso di questi missili</a> che partono dalle navi della marina Usa è preferito alle operazioni aeree proprio per il basso livello di pericolo cui vengono sottoposti gli uomini delle forze armate di Washington ed è da sempre il metodo sfruttato per colpire obiettivi precisi senza scatenare operazioni più impegnative e con implicazioni politiche con i Paesi vicini.</p>
<p>Ma c&#8217;è anche un altro motivo per cui l&#8217;arrivo della Uss Ross preoccupa.Come già scritto su questa testata, &#8220;il cacciatorpediniere lanciamissili è stata infatti la nave da cui è partito <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://navylive.dodlive.mil/2017/04/07/u-s-navy-destroyers-launch-strikes-on-syria/">l’attacco dell’aprile del 2017</a> ordinato dal presidente Donald Trump dopo le accuse contro l’esercito siriano dell&#8217;attacco chimico su  <b>Khan Shaykhun</b> &#8220;. L&#8217;attacco americano fu lanciato contro la base aerea di <b>Shayrat  </b>.</p>
<p>L&#8217;arrivo del sottomarino Uss Newport News</p>
<p>Ma adesso c&#8217;è un altro mezzo a destare allarme per la Siria: lo<strong> Uss Newport New</strong>s. Come riporta il <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://chronicle.gi/2018/08/us-submarine-sails-into-port/"><em>Gibraltar Chronicle</em></a>, il sottomarino a propulsione nucleare classe Los Angeles ha attraccato nel porto di <strong>Gibilterra</strong> venerdì scorso. Secondo il ministero della Difesa britannico ha commentato la notizia in maniera molto sbrigativa, dicendo che si tratta di una <strong>&#8220;visita programmata&#8221;</strong>.</p>
<p>Testimoni oculari hanno anche parlato di un incidente fra la marina spagnola e un&#8217;imbarcazione della Gibraltar Defence Police, che ha allontanato il mezzo di Madrid che si stava avvicinando al sottomarino Usa.</p>
<p>Lo Uss Newport News, armato con missili Tomahwak, è il secondo sottomarino degli Stati Uniti a visitare Gibilterra nel 2018. Lo scorso marzo, ricorda il quotidiano del territorio dell&#8217;enclave, &#8220;il sottomarino della classe Virginia<strong> Uss John Warner</strong> si fermò a Gibilterra in rotta verso il Mediterraneo orientale&#8221;. Pochi giorni dopo, lo stesso sottomarino <a href="https://www.youtube.com/watch?v=IhfHVLpuqiA">lanciò sei missili Tomahawk</a> contro le basi di Assad in Siria.</p>
<p>Un<strong> messaggio</strong> sulle prossime mosse degli Stati Uniti in Siria? Forse soltanto un avvertimento. Ma le coincidenze, in questa guerra, non sono mai dettato dal caso. Soprattutto quando si tratta del Pentagono.</p>

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		<item>
		<title>Il ricatto dell&#8217;Europa a Londra</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ricatto-delleuropa-londra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Apr 2017 08:16:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Gibilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Londra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1006" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170329162613_22651901.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170329162613_22651901.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170329162613_22651901-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170329162613_22651901-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170329162613_22651901-1024x687.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Con l’uscita dall’Unione Europea, il Regno Unito ha inevitabilmente aperto un vaso di Pandora con cui si sono disvelati, contemporaneamente, tutte le questioni territoriali che nel tempo sembravano dover essere dimenticate. Una di tali questioni, in particolare, rischia ha già scatenato una vera crisi diplomatica: il futuro di Gibilterra.Che Gibilterra potesse essere una questione riaperta &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ricatto-delleuropa-londra.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ricatto-delleuropa-londra.html">Il ricatto dell&#8217;Europa a Londra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1006" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170329162613_22651901.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170329162613_22651901.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170329162613_22651901-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170329162613_22651901-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170329162613_22651901-1024x687.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Con l’uscita dall’Unione Europea, il Regno Unito ha inevitabilmente aperto un vaso di Pandora con cui si sono disvelati, contemporaneamente, tutte le questioni territoriali che nel tempo sembravano dover essere dimenticate. Una di tali questioni, in particolare, rischia ha già scatenato una vera crisi diplomatica: il futuro di Gibilterra.Che Gibilterra potesse essere una questione riaperta dopo Brexit, è stato chiaro sin da subito. Non a caso, il popolo della Rocca aveva votato in massa, quasi in modo plebiscitario, per rimanere all’interno dell’Unione Europea. Del resto, l’enclave iberica, chiusa tra il Mar Mediterraneo e la Spagna, è stata da subito consapevole dei problemi che si sarebbero venuti a creare nel momento in cui il confine fra i due Stati si sarebbe trasformato in un confine fra un Paese Terzo e l’Unione Europea. Se però una delle maggiori preoccupazioni di Gibilterra è sempre stata quella economica, e cioè il rischio di non poter più beneficare degli investimenti facilitati in Spagna, ora, con l’inizio dei negoziati su Brexit, la preoccupazione è iniziata ad essere anche politica.Il paragrafo 22 delle linee guida sui negoziati con il Regno Unito presentate dall’Unione Europea, ha in particolare suscitato le reazioni furibonde di Gibilterra. Secondo quanto scritto nel testo, infatti, dopo l’uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione, nessun accordo tra l’UE e il Regno Unito potrà essere applicato al territorio di Gibilterra senza l’accordo tra il Regno di Spagna e il Regno Unito. In sostanza, la Spagna ha ottenuto dall’Unione Europea il diritto di veto per qualunque accordo che possa interessare l’enclave britannica in territorio spagnolo.La scelta dell’Unione Europea ha immediatamente innescato una pericolosa crisi diplomatica fra Madrid e Londra, che per molti osservatori era ampiamente prevedibile.Da parte spagnola, Brexit è stata da subito vista come un’opportunità di ridiscutere l’appartenenza di Gibilterra al Regno Unito, o quantomeno di ridiscutere i parametri normativi che regolavano il rapporto triangolare tra l’enclave, il Regno Unito e il Regno di Spagna. Basta rileggere le dichiarazioni dei ministri degli Esteri spagnoli per comprendere come il tema fosse tutt’altro che secondario per Madrid. José Manuel García Margallo, ministro fino al novembre del 2016, affermò pubblicamente che avrebbe messo la bandiera spagnola su Gibilterra molto prima di quanto avrebbe previsto Picardo (primo ministro di Gibilterra N.d.R.). Dopo di lui, Alfonso Dastis, attuale titolare del dicastero, pur abbassando i toni della disputa rispetto al suo predecessore, ha ripreso il tema di Gibilterra affermando di voler ridiscutere gli accordi in modo da avvicinare di nuovo l’enclave alla nazione spagnola.Per parte inglese, la reazione alla scelta dell’Unione Europea è stata durissima. Ed il primo obiettivo delle critiche è stata Theresa May, colpevole di non aver inserito Gibilterra nella lettera con cui mercoledì scorso ha dato ufficialmente il via alla Brexit. Oltre alle violente critiche a May, durissima è stata la reazione della politica inglese alle guide-lines di Bruxelles. Secondo Londra, il governo spagnolo è riuscito a manipolare l’Unione Europea ponendo, di fatto, Gibilterra in una condizione di profonda incertezza sulla sua stessa sovranità. In particolare, il ministro degli Esteri, Boris Johnson, ha dichiarato ufficialmente che il governo attuerà una “resistenza implacabile e marmorea” a qualunque tentativo di ridiscutere la sovranità di Gibilterra. Anche Gibilterra, per il tramite del suo rappresentante Fabian Picardo, ha espresso dure critiche alla scelta di Bruxelles, accusando direttamente il governo Rajoy di aver compiuto un’opera diplomatica dietro le quinte per ottenere dall’Unione Europea una posizione di forza nella disputa sull’appartenenza della Rocca.A questo punto, bisognerà attendere la ratifica di queste linee-guida da parte dei ventisette Stati Membri, che daranno efficacia a quanto previsto dagli accordi. Non sembra che da parte europea vi sia volontà né necessità di ridiscuterne il contenuto. Del resto, l’Europa in questo momento ha un’unica certezza: quella di far pagare a Londra la scelta di uscire dall’Unione, e di farla pagare a caro prezzo. E per fare questo, non avrà dubbi nel rafforzare la posizione di una Paese come la Spagna che, al contrario, è restata negli anni ampiamente fedele ai dettami di Bruxelles.E se Theresa May incassa una prima grande sconfitta per i negoziati sulla Brexit e le durissime critiche da tutti i partiti inglesi, a cominciare dal suo stesso partito conservatore, dall’altro lato Mariano Rajoy ottiene una notevole vittoria in ambito internazionale e in politica interna. Se, infatti, Gibilterra per anni ha rappresentato per Londra un tema del tutto secondario, per la Spagna essa rappresenta da sempre una ferita aperta, avendo dovuto accettare per secoli un’enclave straniera nel proprio territorio, e soprattutto in una posizione fondamentale a livello strategico. Ora le cose sembrano poter cambiare: Brexit è stato un passaggio importante per la vita di Gibilterra e l’Europa sembra aver completamente abdicato al ruolo di arbitro nella disputa fra Madrid e Londra sulla sovranità della roccaforte. L’Europa ha scelto Madrid, condannando Gibilterra a diventare l’arma di ricatto con cui piegare Londra a più miti consigli.</p>
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		<title>Ora l’Ue può “assediare” Gibilterra</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/e-adesso-leuropa-puo-assediare-gibilterra.html</link>
		
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		<pubDate>Mon, 06 Mar 2017 07:54:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
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		<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/GETTY_20170301185734_22366523.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/GETTY_20170301185734_22366523.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/GETTY_20170301185734_22366523-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/GETTY_20170301185734_22366523-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/GETTY_20170301185734_22366523-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il voto favorevole a Brexit non ha rappresentato soltanto il distacco del Regno Unito dall’Europa, ma anche il distacco di ogni singola parte del Regno dall’Unione europea, ed ogni singola componente del Regno, nella propria specificità, ha risentito in maniera sensibile della scelta Londra di abbandonare Bruxelles.E proprio perché ogni componente ha una sua storia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/e-adesso-leuropa-puo-assediare-gibilterra.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/GETTY_20170301185734_22366523.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/GETTY_20170301185734_22366523.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/GETTY_20170301185734_22366523-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/GETTY_20170301185734_22366523-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/GETTY_20170301185734_22366523-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il voto favorevole a <strong>Brexit</strong> non ha rappresentato soltanto il distacco del Regno Unito dall’Europa, ma anche il distacco di ogni singola parte del Regno dall’<strong>Unione europea</strong>, ed ogni singola componente del Regno, nella propria specificità, ha risentito in maniera sensibile della scelta Londra di abbandonare Bruxelles.E proprio perché ogni componente ha una sua storia che si incastona nel grande mosaico del Regno Unito, ed una propria particolare relazione con l’Europa, ogni componente ha reagito in maniera diversa rispetto al referendum di giugno 2016.Tra questi tasselli del mosaico, la vera roccaforte del “remain” è stata proprio la roccaforte per eccellenza, non solo in senso metaforico, ma anche in senso fisico, del Regno Unito in Europa: <strong>Gibilterra</strong>. L’enclave britannica in territorio spagnolo ha votato con una maggioranza decisamente bulgara per rimanere nell’Unione europea, sfiorando addirittura il <strong>96% dei consensi</strong> (in sostanza, su ventimila cittadini, solo 800 hanno votato per uscire dall’Ue).I motivi sono molteplici, e di pronta individuazione: da un lato, Gibilterra ha vissuto per anni i benefici della libera circolazione di uomini, merci e capitali, che transitavano dalla Spagna alla roccaforte grazie alla convivenza nell’Unione Europea; dall’altro lato, molti cittadini di Gibilterra hanno per anni vissuto da frontalieri, beneficiando di alcuni pesanti sgravi fiscali e riuscendo ad investire in territorio spagnolo quando la sterlina aveva un cambio nettamente più favorevole sia ai tempi della peseta, sia più recentemente con l’euro più debole.Tutto questo ha condotto per decenni Gibilterra a rappresentare un vero e proprio punto nevralgico degli snodi commerciali e politici tra i due Paesi, ma, con la convivenza nell’Unione Europea e con la regolarizzazione dei rapporti non sempre pacifici tra i due Stati riguardo questo tema, si era giunto effettivamente ad una certa stabilità, che aveva per anni dato uno status particolare all’enclave inglese.Con il voto favorevole al Brexit, le carte sono cambiate, e non a caso Gibilterra è entrato di nuovo nella lista dei problemi sorti con il prossimo avvio delle procedure di uscita dall’Unione. Da parte inglese, la volontà è quella di mantenere la roccaforte sotto il pieno controllo di Londra, tanto che il governo May si è subito prodigato per confermare il fatto che Gibilterra rappresenti parte integrante del mercato e della politica del Regno Unito.Da parte spagnola, <strong>Mariano Rajoy</strong> ha recentemente affermato in un summit a Malta, che Gibilterra avrebbe dovuto seguire le sorti del Regno Unito per quanto riguarda la Brexit, pagando quindi anche la fine dei rapporti privilegiati con il mercato spagnolo. Di qui la pronta proposta spagnola, peraltro non del tutto nuova, di una<strong> sovranità congiunta tra Regno Unito e Spagna</strong> sull’enclave britannica: cittadinanza doppia, confini meno rigidi, passaggio di merci e capitali reso facile come prima, al costo però di perdere l’autonomia totale da Madrid e di dover accettare un’amministrazione condivisa fra Regno Unito e Regno di Spagna.Il governo di Gibilterra ha immediatamente rifiutato tale proposta, ma è chiaro che non potrà resistere a lungo al possibile assedio da parte spagnolo ed europeo. Con i lavoratori costretti a non poter più a spostarsi dall’altra parte del confine, con le merci sottoposte a dazi doganali più alti del solito, con continui blocchi delle merci, la vita per i cittadini di Gibilterra potrebbe farsi decisamente molto complessa e costringerebbe il premier Picardo a rivedere le sue certezze in tema di mantenimento del controllo da parte di Londra. Gibilterra si è per mesi mantenuta salda nel confermare i suoi rapporti esclusivi con la Gran Bretagna, rifacendosi al risultato del referendum del 2002 nel quale i cittadini rifiutarono in maniera categorica la sovranità congiunta tra Spagna e Regno Unito, però oggi, con Brexit ai nastri di partenza ufficiali, le certezze sembrano crollate, tanto da far votare in massa per rimanere nell’Unione Europea.Questi due voti significano inevitabilmente che qualcosa nella mente dei cittadini è cambiata: la crisi economica, l’incapacità di reagire a un eventuale blocco del confine con la Spagna, la possibilità che Madrid neghi ai lavoratori il visto per lavorare in territorio spagnolo, ma soprattutto l’incertezza sulla portata di questa scelta inglese, hanno portato l’enclave a non potersi più fidare della madrepatria, e a temere soprattutto le ritorsioni di Madrid. Del resto, come confermato da Bruxelles, Brexit significa anche lasciare ad ogni Stato membro la facoltà di scegliere come relazionarsi con il Regno Unito in qualità di Stato terzo e non più da membro, e la Spagna, dopo secoli di tentativi a vuoto, sente di avere finalmente  l’opportunità di far pagare a Londra e a Gibilterra il conto salato di una ferita che sembra non volersi chiudere.</p>
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		<title>Brexit, guai anche con la Spagna</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/effetto-brexit-guai-anche-con-la-spagna.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jun 2016 12:31:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Gibilterra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/GETTY_20160625130431_19702448.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/GETTY_20160625130431_19702448.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/GETTY_20160625130431_19702448-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/GETTY_20160625130431_19702448-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/GETTY_20160625130431_19702448-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Che il dopo Brexit avrebbe assestato una spallata decisiva agli equilibri internazionali, era nell’aria. Tra le numerose reazioni a catena innescate dall’inatteso “leave” – con cui il Regno Unito ha detto addio alla parabola comunitaria – si riaccende la storica polemica tra Londra e Madrid sulla sovranità condivisa di Gibilterra.Per approfondire: Brexit, così può cambiare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/effetto-brexit-guai-anche-con-la-spagna.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/GETTY_20160625130431_19702448.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/GETTY_20160625130431_19702448.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/GETTY_20160625130431_19702448-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/GETTY_20160625130431_19702448-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/GETTY_20160625130431_19702448-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Che il dopo <strong>Brexit</strong> avrebbe assestato una spallata decisiva agli equilibri internazionali, era nell’aria. Tra le numerose reazioni a catena innescate dall’inatteso “leave” – con cui il Regno Unito ha detto addio alla parabola comunitaria – si riaccende la storica polemica tra Londra e Madrid sulla sovranità condivisa di <strong>Gibilterra</strong>.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/brexit-cosi-puo-cambiare-il-mondo/">Per approfondire: Brexit, così può cambiare il mondo</a>Nella lunga lista dei prossimi grattacapi della Regina ci sarà anche il mitico “The Rock”. Il conteso sperone roccioso, porta strategica sul Mediterraneo, è al centro di una querelle che risale addirittura all’epoca coloniale.Nella prima metà del XVIII secolo, con il <strong>Trattato di Utrecht</strong>, la Spagna cede “la piena e intera proprietà della città e del castello di Gibilterra, unitamente al porto, alle mura e ai forti circostanti” all’impero britannico.Proprio attorno alla formula di Utrecht che – secondo la versione spagnola – formalizza le cessione della proprietà della rocca e non della sovranità del territorio, nasce un’annosa controversia arrivata – tra continue frizioni ed incandescenti incidenti diplomatici – sino ai giorni d’oggi.L’ultima tensione, in ordine di tempo, si è verificata proprio alla vigilia del voto referendario, in occasione della campagna pro Europa dell’ormai dimissionario premier britannico David Cameron. La presenza di Cameron a Gibilterra – dove avrebbe dovuto tenere un discorso cancellato in seguito all’omicidio della laburista Jo Cox – ha provocato l’immediata reazione di Madrid.Dai microfoni di Radio Nacional de España, il premier spagnolo Mariano Rajoy aveva sottolineato il suo schietto disappunto. “Non piace l’idea che il signor Cameron venga a Gibilterra”, aveva detto Rojoy confermando una rivalità mai assopita.Adesso che gli abitanti di “The Rock” – chiamata dagli spagnoli “El Peñon” –  hanno rinnovato i loro voti all’Europa, decretando una schiacciante vittoria locale del Bremain, lo scenario potrebbe cambiare. Forte del novantasei per cento delle preferenze espresse dai cittadini, quasi tutti britannici, a favore del “remain”, la Spagna è pronta a rimettere in discussione i termini della politica gibilterrina.Decisa ad approfittare del momento di scompiglio per tornare a rivendicare El Peñon, Madrid inaugura l’ennesima stagione di crisi tra le due Corone. A gettare benzina sul fuoco, a poche ore dal disastroso esito del referendum britannico, è il ministro degli Esteri José Manuel García Margallo .“E’ un completo cambiamento di prospettiva che apre nuove possibilità su Gibilterra – ha dichiarato Margallo, secondo cui – la bandiera spagnola, adesso, è più vicina a sventolare sulla rocca”.Per preservare l’accesso dell’enclave britannica al mercato interno dell’Unione europea, secondo il governo madrileno, “la miglior formula è quella di un periodo di transizione con una sovranità con due bandiere, quella britannica e quella spagnola”.Gibilterra, attualmente inclusa nella lista dei territori delle Nazioni Unite in attesa di una decolonizzazione, si conferma la nemesi più longeva per l’antico impero britannico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/effetto-brexit-guai-anche-con-la-spagna.html">Brexit, guai anche con la Spagna</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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