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	<title>Gerusalemme Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 29 Mar 2026 10:25:53 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Gerusalemme Archives - InsideOver</title>
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		<title>Lo schiaffo di Israele ai cristiani: a Pizzaballa vietato l&#8217;accesso al Santo Sepolcro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 10:23:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[Gerusalemme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1265" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241224170613210_bbfa8a9185255d5aa7c233109076ae51.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241224170613210_bbfa8a9185255d5aa7c233109076ae51.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241224170613210_bbfa8a9185255d5aa7c233109076ae51-600x395.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241224170613210_bbfa8a9185255d5aa7c233109076ae51-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241224170613210_bbfa8a9185255d5aa7c233109076ae51-1024x675.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241224170613210_bbfa8a9185255d5aa7c233109076ae51-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241224170613210_bbfa8a9185255d5aa7c233109076ae51-1536x1012.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non bastano le costrizioni ai credenti musulmani residenti nello Stato Ebraico: dopo aver fermato i fedeli islamici della celebrazione di Eid el-Fitr il 20 marzo scorso, oggi la polizia israeliana ha fermato il Patriarca Latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa mentre si recava verso l&#8217;ingresso della Chiesa del Santo Sepolcro, il luogo più santo dell&#8217;intera cristianità, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/religioni/lo-schiaffo-di-israele-ai-cristiani-pizzaballa-fermato-allingresso-del-santo-sepolcro.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1265" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241224170613210_bbfa8a9185255d5aa7c233109076ae51.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241224170613210_bbfa8a9185255d5aa7c233109076ae51.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241224170613210_bbfa8a9185255d5aa7c233109076ae51-600x395.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241224170613210_bbfa8a9185255d5aa7c233109076ae51-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241224170613210_bbfa8a9185255d5aa7c233109076ae51-1024x675.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241224170613210_bbfa8a9185255d5aa7c233109076ae51-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241224170613210_bbfa8a9185255d5aa7c233109076ae51-1536x1012.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non bastano le costrizioni <strong>ai credenti musulmani residenti nello Stato Ebraico</strong>: dopo aver fermato i fedeli islamici della celebrazione di <em><a href="https://ilmanifesto.it/leid-di-gerusalemme-botte-e-lacrimogeni-per-chi-sfida-le-chiusure">Eid el-Fitr </a></em>il 20 marzo scorso, oggi la <strong>polizia israeliana</strong> ha fermato il <strong>Patriarca Latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa</strong> mentre si recava verso l&#8217;ingresso della Chiesa del Santo Sepolcro, il luogo più santo dell&#8217;intera cristianità, dove si stava indirizzando per celebrare la Domenica delle Palme. Il Santo Sepolcro come la Moschea di Al-Aqsa: luoghi santi per due delle tre religioni monoteistiche abramitiche tenuti sotto scacco e in ostaggio dal <strong>governo di estrema destra di Benjamin Netanyahu</strong> e delle sue politiche securitarie che si concretizzano in una netta repressione della libertà religiosa.</p>



<p>Pizzaballa si stava recando nel luogo che sorge sul sepolcro di Gesù Cristo assieme a padre Francesco Ielpo, custode di Terra Santa. <strong>I Vangeli ricordano che nella Domenica delle Palme Gesù fece l&#8217;ingresso trionfale a Gerusalemme</strong>: &#8220;Non sono venuto per giudicare il mondo, ma per salvarlo&#8221;, dice il Gesù narrato nel Vangelo di Giovanni presentato come Principe della Pace che si recava nella città di Gerusalemme per preparare gli eventi della sua Passione.</p>



<p>Due millenni dopo, un Israele in guerra e dimentica del ruolo universale di Gerusalemme ferma due uomini che arrivavano in pace per commemorare questo evento centrale nella tradizione cristiana. Israele è in guerra contro l&#8217;Iran, il Libano, la Palestina, ma in un certo senso anche contro sé stessa: negare l&#8217;universalità di Gerusalemme impedendo le celebrazioni religiose bloccando prima l&#8217;Eid e poi l&#8217;ingresso dei due alti prelati rappresenta uno strappo pienamente funzionale alla deriva etno-nazionalista incentivata da Netanyahu e dai suoi.</p>



<p>&#8220;Per la prima volta in centinaia di anni, i capi della Chiesa non hanno potuto celebrare la Domenica delle Palme al Santo Sepolcro&#8221;, ha commentato su X la Custodia di Terra Santa, aggiungendo di ritenere ciò &#8220;un grave precedente e una mancanza di rispetto per miliardi di persone che questa settimana guardano a Gerusalemme&#8221;. Per la Custodia <a href="https://twitter.com/custodiaTS/status/2038195688488521749/photo/3">&#8220;bloccare l&#8217;ingresso del custode e del patriarca rappresenta una misura sproporzionata irragionevole&#8221;</a>. </p>



<p><strong>Si consolidano, insomma, gli schiaffi di Israele al mondo cattolico,</strong> &#8220;colpevole&#8221; agli occhi del governo di <strong>rappresentare un&#8217;istituzione pontiera e di pace</strong> in un Medio Oriente di guerra e violenza. Un anno fa, a Pasqua<a href="https://it.insideover.com/religioni/e-morto-papa-francesco-ieri-lultimo-messaggio-per-la-pace-e-contro-il-riarmo.html">, lo scomparso <strong>Papa Francesco</strong> condannò violentemente l&#8217;antisemitismo nell&#8217;ultimo messaggio </a>trasmesso il giorno prima di morire. Non bastò a risparmiarlo dagli strali dell&#8217;estremismo israeliano, che lo riteneva reo di sentimenti di empatia e misericordia per le vittime dei massacri a Gaza. </p>



<p><strong>Leone XIV non ha mancato di incontrare il presidente israeliano Isaac Herzog</strong>, di condannare l&#8217;antisemitismo e lunedì ha incontrato<a href="https://x.com/yadvashem/status/2036088316408262661"> <strong>Dani Dayan, presidente del centro di ricerca sull&#8217;Olocausto Yad Vashem</strong>.</a> Leone si è però rifiutato di benedire lo spirito di crociata dello Stato Ebraico e ha visto il suo progetto espresso nel recente viaggio in Libano infranto dagli attacchi israeliani. <strong>La Chiesa cattolica è sempre più nel mirino di una leadership israeliana incardinata su un radicalismo</strong> che non fa il bene della tradizione storica dello Stato Ebraico, che governa una terra  storicamente fonte d&#8217;incontro, e non di scontro, e per sua natura universale. Ora schiacciata sotto il tallone dell&#8217;estremismo interno al governo Netanyahu con la scusa della sicurezza in tempo di guerra.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/lo-schiaffo-di-israele-ai-cristiani-pizzaballa-fermato-allingresso-del-santo-sepolcro.html">Lo schiaffo di Israele ai cristiani: a Pizzaballa vietato l&#8217;accesso al Santo Sepolcro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>E Tzahal riconquistò il Muro del pianto nella Guerra dei sei giorni</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/e-tzahal-riconquisto-il-muro-del-pianto-nella-guerra-dei-sei-giorni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Mar 2024 16:44:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[Forze di difesa israeliane (Idf)]]></category>
		<category><![CDATA[Gerusalemme]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="888" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Screenshot-2024-03-07-alle-10.27.16-e1709804088271.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Screenshot-2024-03-07-alle-10.27.16-e1709804088271.jpeg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Screenshot-2024-03-07-alle-10.27.16-e1709804088271-600x444.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Screenshot-2024-03-07-alle-10.27.16-e1709804088271-300x222.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Screenshot-2024-03-07-alle-10.27.16-e1709804088271-1024x758.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Screenshot-2024-03-07-alle-10.27.16-e1709804088271-768x568.jpeg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>C&#8217;è una fotografia&#160;scattata da David Rubinger dove sono immortalati tre paracadutisti israeliani della 55ª Brigata al cospetto del Muro Occidentale della città vecchia di Gerusalemme, dove un tempo sorgeva il primo Tempio. Essa ci racconta, attraverso lo sguardo assorto e quasi in preda a folgorazione dell&#8217;uomo al centro, quanto e come l&#8217;ottenimento di quell&#8217;obiettivo non &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/e-tzahal-riconquisto-il-muro-del-pianto-nella-guerra-dei-sei-giorni.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="888" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Screenshot-2024-03-07-alle-10.27.16-e1709804088271.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Screenshot-2024-03-07-alle-10.27.16-e1709804088271.jpeg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Screenshot-2024-03-07-alle-10.27.16-e1709804088271-600x444.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Screenshot-2024-03-07-alle-10.27.16-e1709804088271-300x222.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Screenshot-2024-03-07-alle-10.27.16-e1709804088271-1024x758.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Screenshot-2024-03-07-alle-10.27.16-e1709804088271-768x568.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>C&#8217;è una fotografia&nbsp;scattata da David Rubinger dove sono immortalati tre paracadutisti israeliani della 55ª Brigata al cospetto del Muro Occidentale della città vecchia di <strong>Gerusalemme</strong>, dove un tempo sorgeva il primo Tempio. Essa ci racconta, attraverso lo sguardo assorto e quasi in preda a folgorazione dell&#8217;uomo al centro, quanto e come l&#8217;ottenimento di quell&#8217;obiettivo non strategico e addirittura inatteso, valesse, per Israele e per l&#8217;esercito di Tzahal che ne fu il vero protagonista, &#8220;<em>tutto</em>&#8220;: come diceva il Saladino al tempo delle grandi <em>Crociate</em>.</p>



<p>In quella manciata di giorni di giugno che nel <strong>1967</strong> &#8220;<em>resero <a href="https://www.avvenire.it/mondo/pagine/israele-guerra-dei-sei-giorni-giugno-1967">grande Israele</a></em>&#8221; in seguito al successo dell&#8217;<strong>attacco preventivo</strong> suggerito da Moshe Dayan, leggendario <em>falco armato</em> e allora ministro della Difesa, iniziato con l’operazione Focus&nbsp;che&nbsp;in sole tre ore<strong> </strong>annientò l’intera capacità dell&#8217;aviazione egiziana, le<strong> </strong>truppe di Tzahal, l&#8217;esercito che noi chiamiamo comunemente Forze di Difesa israeliane (IDF) irruppero nel <strong>Sinai</strong> prendendone il controllo, conquistano&nbsp;la città Gerusalemme &#8211; “Il Monte del Tempio è nelle nostre mani” comunicherà il generale Mordechai Gur &#8211; e si <a href="https://www.limesonline.com/carte/la-guerra-dei-sei-giorni-e-le-sue-conseguenze-14734795/">spingono</a> fino alle alture del Golan, ottenendo la Giudea, la Samaria e il controllo della Striscia di Gaza. Dimostrando a <strong>Egitto</strong>,<strong> Siria</strong> e <strong>Giordania</strong> che lo Stato ebraico non solo non intendeva svanire o essere isolato dalle strategie dal presidente egiziano<strong> <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-era-gamal-nasser.html">Nasser</a></strong>, che aveva <em>vinto</em> a <a href="https://it.insideover.com/storia/operazione-moschettiere-quando-inglesi-e-francesi-fallirono-con-stile.html">Suez</a> e si era reso punto di riferimento del panarabismo e non meno dell&#8217;antisionismo, ma combattere chiunque lo avesse osteggiato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Vittoria e Catastrofe</h2>



<p>Il giovane e piccolo Stato di Israele, che come un moderno <em>David</em>e sconfisse il <em>Golia </em>che oltre alle armate egiziane, giordane e siriane poteva contare sull&#8217;appoggio di Iraq, Arabia Saudita e Libano, annientò oltre 400 aerei e quasi il doppio di carri armati avversari registrano perdite esigue. Annunciando la <a href="https://it.insideover.com/guerra/come-il-mossad-vinse-la-guerra-dei-sei-giorni.html">vittoria</a> della &#8220;.<em>..prima guerra della storia che si è conclusa con i vincitori che hanno chiesto la pace e i vinti che hanno chiesto la resa incondizionata</em>&#8220;, secondo l&#8217;allora ministro degli Esteri israeliano Abba Eban. Per il popolo palestinese invece è un&#8217;altra &#8220;<a href="https://www.ilpost.it/2023/10/16/nakba-esodo-palestinesi/">Nakba</a>&#8220;, una catastrofe. </p>



<p>Ma nulla è semplice in Medio Oriente. E nulla si ottiene facilmente, nel Medio Oriente. Tanto più un luogo sacro tanto per gli israeliti, che affidano le loro preghiera al Muro del pianto attraverso i piccoli messaggi di carta, quanto per i musulmani che presso &#8220;<a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/al-haram-al-sharif_(Dizionario-di-Storia)/#">il nobile santuario</a>&#8221; della <strong>Spianata delle moschee</strong> &#8211; terzo <em>haram</em> dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/religioni/al-aqsa-ombelico-del-mondo.html">Islam</a> dopo la Mecca e Medina, dove un tempo fu il Tempio di Salomone &#8211; si preparano a onorare il periodo del <strong>Ramadan</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nuovi timori nella capitale contesa</h2>



<p>Già alla fine di febbraio, in previsione che Israele entrasse nel sesto mese di conflitto con Hamas, sono state mosse le prime preoccupazioni legate al periodo del Ramadan e all&#8217;<strong>accesso contingentato</strong> e limitato imposto dal governo israeliano nella Spianata delle Moschee. </p>



<p>Secondo quanto riportato, alla <strong>Knesset</strong> c&#8217;è stato fermento e dibattito ideologico prosegue tra le fazione moderate e quelle più oltranziste; mentre il premier israeliano <strong>Benjamin Netanyahu</strong>, con l&#8217;appoggio di figure politiche come il ministro della sicurezza<strong> Itamar Ben Gvir</strong>, continuano a ignorare i suggerimenti del servizio d&#8217;intelligence <em>interna</em>, lo Shin Bet, mantenendo le restrizioni per accedere ad al Aqsa durante il Ramadan. Con il rischio di innalzare ulteriormente la tensione e provocare tumulti.</p>



<p>Come riportato da <em>Il Manifesto</em>, l&#8217;ultradestra israeliana vuole permettere l&#8217;<a href="https://ilmanifesto.it/ramadan-alle-porte-al-aqsa-vietata-netanyahu-accende-la-tensione">accesso alla Spianata</a> delle moschee &#8220;solo agli ultra 70enni&#8221;. Mentre lo <strong>Shin Bet</strong>, sul quale pendono ancora colpe e accuse (reciproche) per il fallimento che ha assistito agli attentati terroristici del 7 ottobre, ha ripetutamente suggerito di abbassare l&#8217;età di accesso, consentendo agli &#8220;uomini over 60 e donne over 50&#8221; di visitare i luoghi sacri dell&#8217;Islam; sperando che questo e il massimo livello di sorveglianza scongiurino i rischi di un&#8217;ennesima escalation di violenza nella &#8220;capitale contesa&#8221;.</p>



<p>Qualcosa che riporterebbe alla memoria i giorni bui della &#8220;seconda <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/intifada_%28Dizionario-di-Storia%29/">intifada</a>&#8221; mentre sul fronte di guerra l&#8217;IDF si prepara a sferrare quella che potrebbe essere considerata la offensiva &#8220;definitiva&#8221; su Rafah, ultimo grande centro nella <strong>Striscia di Gaza</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ancora tutto, ancora niente</h2>



<p>Per gli ebrei il &#8220;<strong>Monte del Tempio</strong>&#8221;  ha sempre rappresentato la ragion d&#8217;essere del popolo ebraico nei luoghi di confine e dispute tra religioni che hanno giustificato nei secoli sofferenza, guerre e sacrificio della vita di quanti hanno perso<em> tutto</em> per trovarsi e rimanere nella città sacra del <strong>Medio Oriente</strong>.</p>



<p>Ciò che spesso viene dimenticato nella cronaca che non è tenuta a fare narrazione, è che quello israeliano è sempre stato un popolo guerriero. Lo è rimasto nei millenni e nei secoli, da Davide d&#8217;Israele a Moshe Dayan; che passeggiando nella spianata con l&#8217;elmetto in testa, dopo aver notata oltre la benda nera una folla già gremita dopo la fresca conquista domandò sarcasticamente: &#8220;Dove siamo? In Vaticano?&#8221;. Un luogo a noi noto come la sua storia e la storia delle sue guerre.</p>



<p>Oggi che in <strong>Europa</strong> ci siamo abituati a combattere le guerre con le strategie economiche e sanzioni, ci appare tanto assurdo che qualcuno dall&#8217;altra parte del mare impugni un fucile come noi un tempo impugnavamo le spade medievali per difendere un luogo sacro, un confine, una trincea o un forte. Eppure, per duemila anni di storia dalla nascita del Cristo, così hanno sempre fatto gli uomini e le donne che hanno creduto in qualcosa. Fosse esso un dio, un&#8217;ideologia o una bugia nata in virtù di un interesse. Forse ce lo siamo solo dimenticato, e per questo non ci risparmiamo mai nel <strong>giudizio</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/e-tzahal-riconquisto-il-muro-del-pianto-nella-guerra-dei-sei-giorni.html">E Tzahal riconquistò il Muro del pianto nella Guerra dei sei giorni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La carta di Biden per Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-carta-di-biden-per-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 May 2021 07:32:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[Gerusalemme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Joe Biden avrebbe scelto il “suo uomo” in Israele. Si tratterebbe di Tom Nides, amministratore delegato e vicepresidente di Morgan Stanley, ex vicesegretario di Stato per la Gestione e le Risorse sotto Hillary Clinton dal 2011 al 2013. Sulla sua nomina si vociferava da tempo e, sebbene non sia giunta ancora la presentazione ufficiale da &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-carta-di-biden-per-israele.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Joe Biden</strong></a> avrebbe scelto il “suo uomo” in Israele. Si tratterebbe di <strong>Tom Nides</strong>, amministratore delegato e vicepresidente di <strong>Morgan Stanley</strong>, ex vicesegretario di Stato per la Gestione e le Risorse sotto <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-hillary-clinton.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Hillary Clinton</strong></a> dal 2011 al 2013. Sulla sua nomina si vociferava da tempo e, sebbene non sia giunta ancora la presentazione ufficiale da parte della Casa Bianca, avere un ambasciatore in Israele è diventato ormai una priorità assoluta per l&#8217;amministrazione americana dopo la <em>drôle de guerre</em> che per undici giorni ha riportato il Medio Oriente nel caos. La nomina sarà annunciata dalla Casa Bianca nelle prossime settimane e dovrà poi essere approvata dal Senato, sebbene non sia prevista alcuna opposizione di rilievo, vista la condizione numerica dei Repubblicani al Congresso.</p>
<h2>Una nomina lungamente attesa</h2>
<p>A dare conferma alle voci che si rincorrevano da giorni, l&#8217;emittente <a href="https://www.nbcnews.com/politics/white-house/biden-taps-tom-nides-ambassador-israel-n1268548"><em>Nbc News</em></a> che, citando fonti dell&#8217;amministrazione Biden e della Casa Bianca, conferma quanto anticipato dal quotidiano israeliano <em>Jerusalem Post</em>. Secondo queste prime notizie trapelate, Biden avrebbe già offerto l&#8217;incarico a Nides, sebbene la nomina non sia ancora ufficiale. La notizia giunge nelle stesse ore in cui il segretario di Stato Usa, <strong>Antony Blinken</strong>, è in visita in Israele e in Cisgiordania per sigillare la<a href="https://it.insideover.com/guerra/a-gaza-scatta-la-tregua-ma-israele-ha-davvero-vinto.html"> tregua a Gaza</a>.</p>
<p>Con questa scelta, Biden porrebbe fine a un temporeggiamento durato mesi e che ha viziato il rapporto tra i due Paesi storicamente alleati, in una fase molto critica per il governo israeliano. Un’ambasciata che scotta, quella in Israele, spesso affidata a un diplomatico di carriera: l’ultimo ad aver ricoperto l’incarico, durante l’era Trump, era stato <strong>David Friedman</strong>, non un esperto della questione mediorientale ma in possesso di numerosi agganci e contatti nel Paese. Nelle ultime settimane, oltre al nome di Nides, era circolato anche quello dell’ex <em>congressaman</em> <strong>Robert Wexler</strong>, figura chiave nella comunità ebraica statunitense, impegnato da tutta la vita nei confronti delle questioni del Medio Oriente. A sostenerlo, una manciata di esponenti democratici, tra cui Ted Deutch, Debbie Wasserman Schultz, Jerry Nadler e il senatore Bernie Sanders.</p>
<h2>Il <em>cursus honorum</em> del nuovo ambasciatore</h2>
<p>Nato nel 1961 da una <strong>famiglia ebrea</strong> a Duluth, Minnesota, Nides è amministratore delegato e vicepresidente di <strong>Morgan Stanley</strong> e ha prestato servizio in diversi istituti finanziari, tra cui Credit Suisse e Burson-Marsteller prima di approdare ad altri incarichi governativi. Dopo aver lavorato alla campagna presidenziale di Walter Mondale del 1984, Nides ha lanciato la sua carriera a Washington nel 1986 lavorando con Tony Coelho, democratico alla Camera. Durante l&#8217;amministrazione Clinton, ha servito come capo del personale del rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti Mickey Kantor.</p>
<p>Fu poi Barack Obama a nominarlo nel 2010 come <strong>vicesegretario di Stato per la Gestione e le Risorse</strong>. Nides ha avviato rapporti costruttivi con diversi funzionari israeliani e ha svolto un ruolo chiave nell&#8217;approvazione da parte dell&#8217;amministrazione Obama di un&#8217;estensione delle <strong>garanzie sui prestiti per Israele</strong> del valore di miliardi di dollari. Ma soprattutto, ha anche contribuito a portare avanti la politica di Obama contro gli sforzi del Congresso per limitare il sostegno degli Stati Uniti all&#8217;agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa) e all&#8217;Organizzazione delle Nazioni Unite per l&#8217;educazione, la scienza e la cultura (Unesco).</p>
<p>Ma è nel 2012 che l’operato di Nides si lega saldamente alle vicende mediorientali: era sua la firma su una <a href="https://it.scribd.com/doc/94703915/DepSec-State-Opposes-Kirk-Amdt">lettera</a> alla Commissione per gli stanziamenti del Senato, nella quale si argomentava contro la legislazione che cercava di distinguere tra i <strong>palestinesi sfollati</strong> dalla creazione di Israele nel 1948 e quei rifugiati loro discendenti, riducendo il numero di rifugiati da 5 milioni a soli 30.000. All’epoca Nides bollò quell’aspetto della legislazione come colpevole di minare la capacità americana di agire come mediatore di pace, generando “una reazione negativa molto forte da parte dei palestinesi e dei nostri alleati nella regione, in particolare la Giordania&#8221;.</p>
<p>Sostenitore dell&#8217;espansione del ruolo del settore bancario nella lotta al <strong>cambiamento climatico</strong>, una questione chiave per questa amministrazione, al Dipartimento di Stato è stato anche associato a episodi controversi, tra cui il ritiro nel 2011 delle truppe statunitensi in Iraq, ora considerato prematuro da molti esperti. Nides è anche membro del consiglio di molte organizzazioni non profit, tra cui l&#8217;Atlantic Council, l&#8217;International Rescue Committee, la Partnership for Public Service, la Urban Alliance Foundation, il Council on Foreign Relations e il Woodrow Wilson Center.</p>
<h2>Un ruolo (adesso) scomodo</h2>
<p>La nuova politica americana in Medio Oriente, ancora in fase di (ri)definizione, ha generato direttamente le lungaggini di questa nomina chiave. Gli Stati Uniti affrontano non solo la complessa eredità di Trump, ma ora si trovano a dover conciliare un <a href="https://it.insideover.com/guerra/come-cambiera-la-politica-usa-per-il-medio-oriente-con-biden.html">lento disimpegno in Medio Oriente</a>, i cui strascichi sono avvertiti in Israele come in Arabia Saudita, con le nuove sfide che vengono da Russia e Cina, la lotta alla pandemia e la sicurezza dell’indo-pacifico. L’uomo nuovo di Washington dovrà dare forma e sostanza a questo cambio di passo dell’amministrazione, cercando al tempo stesso di conservare anche un ruolo di <strong>arbitro nella vicenda israelo-palestinese</strong>.</p>
<p>Nelle settimane successive all&#8217;inaugurazione di Biden, le autorità israeliane avevano manifestato le proprie <em>doléances</em> al neopresidente, reo di temporeggiare nella nomina del inviato, ma soprattutto nel prendere contatti con il primo ministro israeliano <strong>Benjamin Netanyahu</strong>, ravvisando in ciò una scelta di campo precisa, presagio di un rapporto più freddo tra i due stretti alleati. La tanto agoniata telefonata poi giunse circa quattro settimane dopo il suo giuramento, un lasso di tempo utile per consultare i principali alleati europei e pesare, nel frattempo, la scelta del rilancio del nucleare iraniano.</p>
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		<title>Anche il Brasile riconosce Gerusalemme</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/anche-il-brasile-riconosce-gerusalemme.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Dec 2019 08:35:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gerusalemme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="778" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Netanyahu-Bolsonaro-Israele-La-Presse-e1576571737269.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Netanyahu-Bolsonaro-Israele-La-Presse-e1576571737269.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Netanyahu-Bolsonaro-Israele-La-Presse-e1576571737269-300x122.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Netanyahu-Bolsonaro-Israele-La-Presse-e1576571737269-768x311.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Netanyahu-Bolsonaro-Israele-La-Presse-e1576571737269-1024x415.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Brasile di Jair Bolsonaro è intenzionato a spostare l&#8217;ambasciata brasiliana in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo di fatto la città come capitale del Paese. Come dichiarato da Benjamin Netanyahu, le assicurazioni sarebbero arrivate da parte del figlio del presidente del Brasile, Eduardo Bolsonaro, nell&#8217;ottica di rafforza i rapporti diplomatici tra i due &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/anche-il-brasile-riconosce-gerusalemme.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="778" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Netanyahu-Bolsonaro-Israele-La-Presse-e1576571737269.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Netanyahu-Bolsonaro-Israele-La-Presse-e1576571737269.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Netanyahu-Bolsonaro-Israele-La-Presse-e1576571737269-300x122.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Netanyahu-Bolsonaro-Israele-La-Presse-e1576571737269-768x311.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Netanyahu-Bolsonaro-Israele-La-Presse-e1576571737269-1024x415.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il Brasile di <strong>Jair Bolsonaro</strong> è intenzionato a spostare l&#8217;ambasciata brasiliana in Israele da Tel Aviv a <strong>Gerusalemme</strong>, riconoscendo di fatto la città come capitale del Paese. <a href="https://www.reuters.com/article/us-israel-brazil-embassy/netanyahu-says-brazil-committed-to-move-embassy-to-jerusalem-in-2020-idUSKBN1YJ0IS">Come dichiarato da Benjamin Netanyahu</a>, le assicurazioni sarebbero arrivate da parte del figlio del presidente del Brasile, Eduardo Bolsonaro, nell&#8217;ottica di rafforza i rapporti diplomatici tra i due Stati. Sebbene l&#8217;ufficialità debba ancora essere data, lo spostamento avverrà facilmente nel 2020, per dare la possibilità di trovare la struttura ed organizzare il trasferimento.</p>
<h3>Cosa significa riconoscere Israele</h3>
<p>Il riconoscimento di Gerusalemme come legittima <strong>capitale</strong> di Israele è un pugno nello stomaco per la popolazione palestinese, che rivendica i propri diritti su quei territori che sono passati in mano a Israele. Mentre Tel Aviv appartiene al blocco dei territori originariamente assegnati al popolo israeliano, Gerusalemme fu conquistata in seguito alle battaglie con i Paesi confinanti. <a href="https://it.insideover.com/politica/ambasciata-usa-gerusalemme-riyad-appoggia-piano-trump.html">Nel 2017 furono gli Stati Uniti di Donald Trump a spostare l&#8217;ambasciata americana</a> nella città, attirandosi le ire della popolazione araba del Medio Oriente. Una situazione peggiorata ulteriormente dopo le parole di Mike Pompeo, che hanno sottolineato la legittimità degli insediamenti israeliani in <strong>Cisgiordania </strong>secondo il punto di vista americano. Questa volta tocca al Brasile. E sebbene il Paese non goda della stessa risonanza internazionale degli Usa, la scelta del Paese sudamericano è destinata a creare comunque scalpore, riportando la questione sotto gli occhi dell&#8217;interesse internazionale.</p>
<h3>I rapporti tra i due Paesi</h3>
<p>Apparentemente non ci sarebbero motivazioni urgenti che potrebbero spingere il Brasile a spostare la propria ambasciata a Gerusalemme. I Paesi in questione non hanno intensi traffici commerciali e le relazioni politiche non hanno mai avuto la necessità di essere portate in profondità. Tuttavia, entrambi i Paesi godono di uno status creditizio particolare nei confronti delle <strong>Nazioni Unite</strong>: <a href="https://it.insideover.com/economia/il-brasile-perdera-il-voto-alle-nazioni-unite.html">sono due dei suoi sette più<strong> grandi debitori</strong></a>. Mentre però Israele ha regolarmente saldato le rate del 2019, lo stesso non è accaduto per il Brasile. Per Bolsonaro, ottenere la simpatia degli altri Paesi è fondamentale per non perdere il diritto di voto all&#8217;Onu: godere della stima di Israele e, conseguentemente, di Trump è un nettissimo vantaggio.</p>
<p>Il raggiungimento dell&#8217;accordo tra i due Paesi è dunque di vitale importanza per i reciproci interessi. Il Brasile ha qualche possibilità in più di mantenere il diritto di voto alle Nazioni unite, mentre Israele trova appoggio internazionale sulle questioni riguardanti la legittimità dei territori interni dello Stato israeliano. L&#8217;accordo arriva inoltre in un momento estremamente particolare nelle questioni di politica interna, sia per il Brasile che per Israele. Mentre Bolsonaro sta lottando contro la crescente minaccia interna dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/politica/lula-prepara-la-marcia-contro-bolsonaro.html">opposizione guidata nuovamente da Lula</a>, <a href="https://it.insideover.com/politica/israele-si-prepara-a-nuove-elezioni-ma-lo-stallo-rischia-di-riproporsi.html">Israele ha passato quasi l&#8217;intero 2019 senza governo</a>, nell&#8217;immobilismo legislativo più completo. La necessità di alzare la voce per far sentire la propria presenza alla comunità internazionale ha condotto alla controversa decisione, con tutte le carte in regola per accendere nuovamente la discussione internazionale relativa alla città di Gerusalemme.</p>
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		<title>Quando Gerusalemme avrà un sindaco palestinese</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/quando-gerusalemme-avra-un-sindaco-palestinese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Oct 2019 09:49:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gerusalemme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="874" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Gerusalemme-La-Presse-e1571478569227.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gerusalemme, Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Gerusalemme-La-Presse-e1571478569227.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Gerusalemme-La-Presse-e1571478569227-300x137.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Gerusalemme-La-Presse-e1571478569227-768x349.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Gerusalemme-La-Presse-e1571478569227-1024x466.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“Sono di Gerusalemme. Non potrei vivere in nessun’altra città”. Difficile immaginare un incipit più fulminante di quello che Meir Margalit offre al suo libro, “Gerusalemme – La città impossibile” (Edizioni Terra Santa), racconto puntuto e credibile del gioco di specchi che ormai regola i rapporti tra gli israeliani e i palestinesi, tra quelli che Margalit &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/quando-gerusalemme-avra-un-sindaco-palestinese.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="874" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Gerusalemme-La-Presse-e1571478569227.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gerusalemme, Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Gerusalemme-La-Presse-e1571478569227.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Gerusalemme-La-Presse-e1571478569227-300x137.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Gerusalemme-La-Presse-e1571478569227-768x349.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Gerusalemme-La-Presse-e1571478569227-1024x466.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>“Sono di Gerusalemme. Non potrei vivere in nessun’altra città”. Difficile immaginare un incipit più fulminante di quello che <strong>Meir Margalit</strong> offre al suo libro, “Gerusalemme – La città impossibile” (Edizioni Terra Santa), racconto puntuto e credibile del gioco di specchi che ormai regola i rapporti tra gli israeliani e i palestinesi, tra quelli che Margalit definisce senza riserve “gli occupanti” e coloro che trovano alla fine più comodo, e inevitabile, vivere da occupati. Bisogna però spendere due parole sull’autore, per capire l’originalità del suo punto di vista.</p>
<p>Figlio di sopravvissuti all&#8217;Olocausto, nato in Argentina, Margalit si trasferisce in Israele nel 1972, all&#8217;età di vent&#8217;anni. <strong>Combatte nella guerra dello Yom Kippur</strong> in un’unità che viene tra l’altro incaricata di costruire l’insediamento di Netzarim, nella Striscia di Gaza, uno di quelli smantellati da Ariel Sharon nel 2005. “Poi un giorno ci radunarono”, racconta lui, “e ci dissero che dovevamo diventare tankisti. In tre giorni ci addestrarono a combattere nei carri armati e quasi subito dopo fui ferito in battaglia. Vidi la fine della guerra dall&#8217;ospedale”.</p>
<p>Proprio in corsia maturò per lui la svolta. “Da sionista di destra a sionista di sinistra a non sionista”, racconta. Infine solo l’impegno per una pace tra israeliani e palestinesi. Nello studio (è uno storico, specialista della Palestina sotto il mandato britannico), nella vita (è stato tra i fondatori del Comitato israeliano contro la demolizione delle case) e nell&#8217;attività sociale e politica. Perché Margalit, oltre che consulente di vari organismi Onu, è stato per molti anni (1998-2002 e 2008-2014) <strong>consigliere comunale di Gerusalemme.</strong> Pochi, dunque, conoscono quanto lui questa città complicata, magnifica e terribile.</p>
<p>Inevitabile, incontrandolo, partire dall’attualità. Le recenti <strong>elezioni politiche in Israele</strong>, oltre a sancire lo stallo tra Netanyahu e Gantz, tra il Likud e Blu e bianco, hanno proposto un dato nuovo: i partiti arabi si sono coalizzati e hanno aumentato i seggi, gli elettori arabi non hanno disertato le urne come al solito ma, al contrario, sono accorsi più numerosi. Lei, che nel libro sottolinea le divisioni tra i palestinesi, che conclusione trae? È una svolta?</p>
<p>“Quelli che sono andati a votare alle elezioni politiche sono gli arabi del ‘48, che hanno nazionalità israeliana. Nel libro io parlo soprattutto degli arabi del ‘67, che non hanno cittadinanza ma solo residenza. Ma il dato che lei ha citato è importante, perché gli arabi del ‘67 hanno come modello gli arabi del ‘48 e quella che, in modo discriminatorio e distorto, è comunque una forma di integrazione nel modello israeliano. A 52 anni dalla vittoria di Israele e dall’occupazione di Gerusalemme, l’arabo del ‘67 si chiede: dove e come è più facile vivere? Dove e come ho più possibilità di far crescere i miei figli, farli studiare, dar loro un avvenire? Detto altrimenti: meglio libero nella disastrata Autorità palestinese o non libero sotto l’efficiente occupazione di Israele? È una domanda che i palestinesi di Gerusalemme si fanno ogni singolo giorno, in un modo o nell’altro. E che crea in loro un fortissimo conflitto d’identità”.</p>
<p><strong>E secondo lei che cosa dovrebbero scegliere? </strong></p>
<p>“Non posso rispondere, perché farlo vorrebbe dire giudicarli. Il mio lato politico vorrebbe che si ribellassero a quella cosa orrenda che chiamiamo occupazione. Adattarsi a essa da parte loro è esattamente ciò che desiderano Netanyahu e la peggiore destra israeliana Ma sono un essere umano come loro. Se i palestinesi pensano di campare meglio sotto l’occupazione, è giusto così”.</p>
<p><strong>È interessante che lei identifichi nel consumismo una delle “armi” per la conservazione dello status quo…</strong></p>
<p>“È così, ed è un’arma che funziona nei due sensi. Presso i palestinesi per ciò che abbiamo appena detto: se posso andare al centro commerciale, fare un po&#8217; di shopping, togliermi qualche sfizio, perché dovrei protestare, agitarmi, correre dei rischi? Presso gli israeliani perché se posso permettermi una bella automobile, vacanze in Italia o in Spagna e una casa confortevole, per quale ragione dovrei darmi da fare per cambiare le cose, per esempio per raggiungere un decente accordo di pace con i palestinesi?”.</p>
<p><strong>Ma lei crede che si arriverà mai, a questo accordo?</strong></p>
<p>“Io ho un imperioso bisogno di credere che prima o poi avremo la pace. Sarebbe difficile alzarsi la mattina, andare a lavorare, preparare le lezioni se avessi perso quella speranza. E poi, tutte le occupazioni sono crollate col tempo. Tutte. A Gerusalemme questo potrebbe avvenire prima di quanto si creda”.</p>
<p><strong>In che modo?</strong></p>
<p>“A causa del fattore demografico. Oggi i palestinesi formano circa il 40% della popolazione di Gerusalemme. Ma il loro tasso di natalità è molto alto, è stato calcolato che tra dieci anni potrebbero essere pari agli ebrei e tra quindici o venti diventare maggioranza della popolazione. Gli arabi del ’67 non possono votare alle elezioni politiche nazionali, ma a quelle municipali, locali, sì. In altre parole, tra pochi decenni Gerusalemme potrebbe avere un sindaco palestinese. A quel punto, la popolazione ebraica avrebbe solo due alternative: prendere atto della realtà e accettarla; oppure ricorrere alla violenza e trasformare Israele in una riedizione del Sudafrica, con una nuova apartheid. Per ora le autorità provano a ritardare quel momento, cercando con ogni pretesto di espellere dalla città quanti più palestinesi possono. Ma è solo tattica. Una vera strategia, che implicherebbe appunto un accordo con i palestinesi, non c’è”.</p>
<p><strong>Lei crede ancora all’ipotesi di due Stati, uno per i palestinesi, l’altro Israele, fianco a fianco, in pace?</strong></p>
<p>“Francamente non è mai stata la mia ipotesi. Rispetto il desiderio di uno Stato espresso dell’Autorità palestinese, ma io sogno è una federazione tra Israele, Giordania e Palestina, e una specie di Ue del Medio Oriente, che raduni quanti più Stati possibile. Non sono nemmeno convinto che avere uno Stato sia la migliore soluzione per i palestinesi. Di che cosa vivrebbe questo Stato, oltre che di agricoltura? La Palestina non è Taiwan… In ogni caso, per quanto riguarda Gerusalemme, bisogna smettere di parlare di “divisioni territoriali” e cominciare a parlare di “divisioni funzionali”. Se uno Stato palestinese dovesse convivere con Israele è chiaro che la città unificata dovrebbe essere nello stesso tempo capitale dell’uno come dell’altro Stato. È difficile da immaginare, perché non ci sono altri esempi nel mondo. Ma sarà necessario usare molta creatività”.</p>
<p><strong>Nel libro lei definisce Gerusalemme una “non città”. Perché, scrive, “in 124 chilometri quadrati rivaleggiano tre sistemi culturali incompatibili ed estranei tra loro: l’ebraico-laico, l’ebraico-religioso e l’arabo”. Pensa che si potrà uscire da questo vicolo cieco?</strong></p>
<p>“Ci vorrebbe una dose infinita di tolleranza, un elemento che invece scarseggia. Io sono un ebreo laico e ho molti amici palestinesi. Ma spesso mi dicono: Meir, ora siamo sulla stessa trincea, ci battiamo contro l’occupazione israeliana. Ma domani, quando la liberazione sarà cosa fatta, che cosa avremo in comune?”.</p>
<p><strong>Fulvio Scaglione</strong></p>
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		<title>Ora Israele è preoccupato dal dialogo del Papa con l’islam</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/ora-israele-e-preoccupato-dal-dialogo-del-papa-con-lislam.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Apr 2019 10:27:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Gerusalemme]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9479802-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9479802-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9479802-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9479802-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9479802-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p>
<p>Tra i risvolti del viaggio di papa Francesco in Marocco, ce n’è uno che sembra intimorire più di un cittadino dello stato d’Israele. Tutto ruota attorno alla funzione politico – spirituale di Gerusalemme. Il pontefice argentino, nel corso della sua visita apostolica nella nazione nordafricana, ha lanciato un appello congiunto. A concordare con  Jorge Mario Bergoglio e con la sua visione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/religioni/ora-israele-e-preoccupato-dal-dialogo-del-papa-con-lislam.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9479802-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9479802-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9479802-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9479802-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9479802-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p><p>Tra i risvolti del viaggio di papa Francesco in Marocco, ce n’è uno che sembra intimorire più di un cittadino dello stato d’Israele. Tutto ruota attorno alla funzione politico – spirituale di Gerusalemme. Il pontefice argentino, nel corso della sua visita apostolica nella nazione nordafricana, ha lanciato un appello congiunto. A concordare con  Jorge Mario Bergoglio e con la sua visione sul futuro della Città Santa, è stato il re Mohammed VI. L’altro sottoscrittore di una dichiarazione che, prescindendo dal contenuto, rimane storica.</p>
<p>L’appello si propone di perseguire più di un fine, ma è il complesso del testo a spaventare qualche esponente religioso della comunità ebraica: tutelare i luoghi sacri di Gerusalemme – dicono il Santo Padre e il re del Marocco – , ma consentendo pure l’accesso e la libertà di culto a tutte e tre le religioni monoteiste. Gerusalemme, insomma, deve divenire il centro focale, l’omphalos – avrebbero detto i greci antichi – della multi religiosità. Il che fa il paio con il multiculturalismo, che è l’altro macro tema ricorrente nella pastorale del gesuita.</p>
<p>Una capitale condivisa da cristiani, ebrei e musulmani, senza troppi distinguo di sorta: questo è l’obiettivo della proclamazione. Sullo sfondo ci sono le modalità scelte dal vescovo di Roma nella dialettica col mondo musulmano. Non è un mistero: l’atteggiamento del papa nei confronti della religione islamica non è benvisto da tutti. Dall’elezione al soglio di Pietro dell’ex arcivescovo di Buenos Aires, le relazioni tra Islam e Vaticano sono molto cambiate. Il grande imam di al – Azhar aveva rotto con Joseph Ratzinger e con la Santa Sede. Adesso tra le parti c’è un’interlocuzione continua.</p>
<p>Tornando all’accorato appello per Gerusalemme, sappiamo come l’eco sia giunto pure in Italia: il quotidiano Libero ha posto l’accento sulle risposte pubblicate su Moked, che è il “portale dell’ebraismo italiano”. Non c’è unanimità di vedute, ma vale la pena sottolineare come, per alcuni, la mossa di Bergoglio rappresenti un “attacco alla sovranità d’Israele”. Tra le reazioni citate, c’è quella del demografo Della Pergola: “Visto che Gerusalemme è di tutti – si legge su Moked – , allora anche il Vaticano sia di tutti. Aspettiamo quindi con impazienza l’apertura di una sinagoga e di una moschea all’interno del suo territorio, così da assicurare libertà di culto a tutti i fedeli delle religioni abramitiche”.</p>
<p>Se la Città Santa di Gerusalemme è chiamata ad accogliere le istanze di tutte e tre le confessioni monoteiste, insomma, anche la Santa Sede dovrebbe rendersi disponibile nel medesimo senso. E il papa, per essere coerente, dovrebbe allargare i confini spirituali dello Stato che presiede. Quasi come se alcuni ebrei fossero preoccupati per la priorità, in termini di dialogo, che il pontefice della Chiesa cattolica sembra aver riservato, sin dall’inizio del suo pontificato, al mondo musulmano.</p>
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		<title>Netanyahu si prepara alle elezioni Nuovi insediamenti in Cisgiordania</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/netanyahu-insediamenti-cisgiordania.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Dec 2018 08:48:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Gerusalemme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1064" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219145544_28031370.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219145544_28031370.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219145544_28031370-300x213.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219145544_28031370-768x545.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219145544_28031370-1024x726.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Sono settimane concitate per Israele, interessata di recente dall&#8217;annuncio di elezioni anticipate per il prossimo mese di aprile dopo che le dimissioni dal governo Netanyahu di Avigdor Lieberman, potente ministro della Difesa e leader del partito Yisrael Beiteinu, hanno messo a repentaglio la tenuta della coalizione di destra che governa Tel Aviv. Il nuovo corso &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/netanyahu-insediamenti-cisgiordania.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1064" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219145544_28031370.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219145544_28031370.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219145544_28031370-300x213.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219145544_28031370-768x545.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181219145544_28031370-1024x726.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Sono settimane concitate per <strong>Israele</strong>, interessata di recente dall&#8217;annuncio di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/israele-va-elezioni-anticipate-voto-ad-aprile-2019-1621138.html">elezioni anticipate</a> per il prossimo mese di aprile dopo che le dimissioni dal governo Netanyahu di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/avigdor-lieberman-israele-palestinesi/">Avigdor Lieberman</a>, potente ministro della Difesa e leader del partito<strong> Yisrael Beiteinu</strong>, hanno messo a repentaglio la tenuta della coalizione di destra che governa Tel Aviv.</p>
<p>Il nuovo corso di Netanyahu alla guida della Difesa</p>
<p>Assumendo l&#8217;interim della Difesa dopo le dimissioni di Lieberman, <strong>Benjamin Netanyahu</strong> non ha solo compiuto una scelta in linea della continuità istituzionale, ma ha anche messo le mani su un dicastero importante per la realizzazione di un punto fondamentale del suo programma: l&#8217;avanzamento degli <strong>insediamenti</strong> israeliani nei territori a maggioranza demografica palestinese. Prima fra tutte Gerusalemme Est, rivendicata da Israele come parte integrante di una città indivisibile.</p>
<p>Rivendicazione di cui l&#8217;inaugurazione della nuova ambasciata statunitense a <strong>Gerusalemme</strong> avrebbe dovuto, nelle intenzioni di Netanyahu, rappresentare la più plastica manifestazione. A pochi mesi da <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/gerusalemme-capitale-trump-taglieremo-fondi-vota/">quel 14 maggio 2018</a> destinato a restare nella memoria degli israeliani e nei palestinesi, tuttavia, il Primo Ministro è sfidato direttamente sul piano elettorale dalla destra più conservatrice e nazionalista.</p>
<p></p>
<p>Destra che nei mesi scorsi è stata determinante per varare la controversa legge &#8220;Israele &#8211; Stato nazionale ebraico&#8221; che ha segnato il mandato di Netanyahu ma che ora sfida l&#8217;intera eredità politica del leader del Likud. Che ha reagito cercando di intitolarsi completamente la politica degli insediamenti.</p>
<p>La spinta sui nuovi insediamenti</p>
<p>E così, di recente il Ministero della Difesa israeliano ha approvato piani per la costruzione di circa 2.200 case per coloni nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme Est. Dal 1967, ha scritto di recente <em>Limes, </em>&#8220;Israele ha espropriato il 35% del territorio di Gerusalemme Est, convertendone al contempo altrettanto in aree verdi, parchi naturalistici o archeologici dove è vietato costruire. Per i <strong>palestinesi</strong> la possibilità di ottenere un permesso per edificare sulla residua terra rimasta sono risibili&#8221;, a maggior ragione ora che il tema stesso degli insediamenti ha acquisito rilevanza elettorale.</p>
<p>Netanyahu intervenendo su questo terreno sfida non solo Lieberman ma anche, in prospettiva, i rivali di domani: primo fra tutti il nuovo sindaco di Gerusalemme, <strong>Moshe Lion</strong>, che <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/il-nuovo-sindaco-di-gerusalemme-e-le-dimissioni-di-lieberman-scuotono-israele/" target="_blank">come scrivevamo</a> si è dichiarato contrario a numerose politiche governative che riguardano direttamente la Città Santa. &#8220;Oltre al famoso muro di Gerusalemme Est, vi è il contenzioso sulla legge fondamentale dello Stato che definisce Israele Stato esclusivo del popolo ebraico, a cui gli ultraortodossi si oppongono perché a loro parere simboleggia l’aspirazione sionista di laicizzare quest’ultimo vincolandolo a un contesto territoriale, e quello sulle restrizioni del sabato nella capitale per le attività economiche&#8221;.</p>
<p>La sfida di Netanyahu: negare a Lieberman la leadership sui coloni</p>
<p>Netanyahu ultimamente si è recato a più riprese negli insediamenti a Gerusalemme e nel West Bank per arringare i <strong>coloni</strong>, sfruttando i crescenti attacchi dell&#8217;opposizione laburista contro il suo esecutivo per compattarne il sostegno. Incontrando i rappresentanti degli insediamenti nella giornata del 26 dicembre, Netanyahu si è detto certo che la sinistra, supportata dalle nuove forze sistemiche ultraortodosse di cui è esponente Lion e da media antigovernativi come <em>Haaretz, </em>punta a un successo elettorale per procedere al completo smantellamento delle colonie di popolamento. La scelta di accelerare sugli insediamenti, garantita dal controllo di Netanyahu sul ministero della Difesa, è stata ponderata dopo aver assistito a preoccupanti defezioni.</p>
<p>Come segnala il <em><a href="https://www.timesofisrael.com/the-left-is-recruiting-the-media-to-oust-government-pm-warns-settler-leaders/" target="_blank">Times of Israel</a>, </em>infatti, Netanyahu ha approvato i <strong>2.200 nuovi insediamenti</strong> dopo che tre &#8220;falchi&#8221; tra i leader degli insediamenti si erano rifiutati di partecipare al vertice con il Primo Ministro lamentando un disinvestimento di 400 milioni dal progetto di espansione in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, a cui il governo ha prontamente risposto per accendere il dibattito con la sinistra, ribadire la sfida al nuovo sindaco della Città Santa e, soprattutto, togliere un&#8217;arma elettorale a Lieberman.</p>
<p>I sondaggi premiano il Likud</p>
<p>I sondaggi principali per le elezioni di aprile sembrano dare, per ora, ragione a Netanyahu: il <strong>Likud</strong> è accreditato di una maggioranza relativa decisamente stabile e se la proiezione di seggi che pare destinato ad ottenere è in linea con i dati del voto del 2015 (in cui ottenne 30 seggi su 120), oscillando tra 28 e 32, i suoi avversari faticano a tramutare in guadagni concreti gli attacchi a Netanyahu.</p>
<p>La sinistra dell&#8217;<strong>Unione Sionista</strong> potrebbe dimezzare, da 24 a 12, i suoi parlamentari, a destra Yisrael Beiteinu per ora non sfonda (6-10 seggi) e in prospettiva come potenziale coalizione guida dell&#8217;opposizione sembra emergere un nuovo attore fondamentale, la <strong>Lista Comune dei partiti arabi d&#8217;Israele</strong> (<i>al-Qa&#8217;imah al-Mushtarakah</i>), attestati nelle proiezioni tra 10 e i 15 seggi. La partita è appena iniziata, ma Netanyahu ha già fatto capire che è pronto a utilizzare nell&#8217;agone elettorale ogni arma a sua disposizione.</p>
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		<title>Lieberman e sindaco di Gerusalemme  stanno agitando parecchio Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-nuovo-sindaco-di-gerusalemme-e-le-dimissioni-di-lieberman-scuotono-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Nov 2018 15:47:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gerusalemme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1323" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8804886.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8804886.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8804886-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8804886-768x529.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8804886-1024x705.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono gli ebrei ultraortodossi ad attirare l&#8217;attenzione in Israele nelle ultime giornate. Ultraortodosso è, infatti, Moshe Lion, nuovo sindaco di Gerusalemme, che al ballottaggio ha sconfitto di strettissima misura l&#8217;avversario ,Ofer Berkovicz, al termine di una campagna elettorale condotta sul solco delle differenze tra il sionismo laico e gli ebrei più conservatori sul piano religioso. Ma &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-nuovo-sindaco-di-gerusalemme-e-le-dimissioni-di-lieberman-scuotono-israele.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1323" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8804886.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8804886.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8804886-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8804886-768x529.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8804886-1024x705.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sono gli ebrei ultraortodossi ad attirare l&#8217;attenzione in Israele nelle ultime giornate. Ultraortodosso è, infatti, <strong>Moshe Lion</strong>, nuovo sindaco di Gerusalemme, che al ballottaggio ha <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.kikar.co.il/296929.html" target="_blank">sconfitto di strettissima misur</a>a l&#8217;avversario ,<strong>Ofer Berkovicz</strong>, al termine di una campagna elettorale condotta sul solco delle differenze tra il sionismo laico e gli ebrei più conservatori sul piano religioso.</p>
<p>Ma gli ultraortodossi sono anche importanti nella decisione di dimettersi presa dal Ministro della Difesa del governo Netanyahu, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/avigdor-lieberman-israele-palestinesi/">Avigdor Lieberman</a>, leader del partito nazionalista Yisrael Beitenou. Infatti, sebbene la motivazione ufficiale delle dimissioni sia legata alla tregua a Gaza tra Israele e Hamas, definita &#8220;<b>inaccettabile</b>&#8221; da Lieberman, secondo il quale l’intesa rappresenta “una resa al terrorismo&#8221;, da tempo vi erano frizioni interne all&#8217;esecutivo legate, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.avvenire.it/mondo/pagine/israele-lieberman-lascia-governo-netanyahu-in-bilico" target="_blank">come riporta </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.avvenire.it/mondo/pagine/israele-lieberman-lascia-governo-netanyahu-in-bilico" target="_blank">Avvenire</a>, </em>al mancato accordo sulla leva militare per gli ultraortodossi.</p>
<p>Due eventi indipendenti che cambiano numerose carte in tavola nel panorama politico dello Stato ebraico e, sul lungo periodo, aprono sfide notevoli per il primo ministro <strong>Benjamin Netanyahu</strong>.</p>
<p>Chi è Moshe Lion, il sindaco ultraortodosso di Gerusalemme</p>
<p>La vittoria di Moshe Lion a Gerusalemme apre uno scorcio importante sulla situazione nella città santa che Israele rivendica, unita, come sua capitale. </p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://formiche.net/2018/11/cosa-pensa-nazionalista-moshe-lion-sindaco-gerusalemme/" target="_blank">Come scrive </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://formiche.net/2018/11/cosa-pensa-nazionalista-moshe-lion-sindaco-gerusalemme/" target="_blank">Formiche</a>, </em>&#8220;il 57enne Lion è nato a Tel Aviv da una famiglia di ebrei originari della Grecia. Alla fine degli anni Novanta è stato capo di gabinetto dell’allora premier Benyamin Netanyahu. Poi presidente delle Ferrovie israeliane dopo aver precedentemente lavorato con l’Autorità dei porti e delle ferrovie, fino a presidente dell’Autorità per lo sviluppo di Gerusalemme. Particolarmente attivo Lion lo è stato in occasione delle elezioni del 2013, quando ha contribuito alla coalizione di governo con il Likud e Yisrael Beitenu. Sempre in quell’anno aveva tentato la scalata al municipio di Gerusalemme, ma non riuscì a scalzare il sindaco in carica, Nir Barkat&#8221;.</p>
<p>Cinque anni dopo la sua campagna elettorale è stata avviata dal fermo no al piano del governo Netanyahu di erigere una barriera che divide Gerusalemme est dal resto del la città, fatto che ha attratto sul suo nome una convergenza tra ebrei ultraortodossi (<em>haredim</em>), arabo-israeliani e avversari del Likud, partito del primo ministro.</p>
<p>Gerusalemme vedrà dunque un&#8217;amministrazione guidata da un uomo contrario a numerose politiche governative che la riguardano direttamente. Oltre al famoso muro di Gerusalemme Est, vi è il contenzioso sulla legge fondamentale dello Stato che definisce Israele Stato esclusivo del popolo ebraico, a cui gli ultraortodossi si oppongono perché a loro parere simboleggia l&#8217;aspirazione sionista di laicizzare quest&#8217;ultimo vincolandolo a un contesto territoriale, e quello sulle restrizioni del sabato nella capitale per le attività economiche.</p>
<p></p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-61452"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-61452" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_articolo_occhi.jpg" alt="strip_articolo_occhi" /></a></p>
<p>Lion, continua <em>Formiche, </em>si è dichiarato fautore della &#8220;chiusura completa del commercio nella zona ebraica di Gerusalemme Ovest, senza deroghe per locali notturni o cinema&#8221; e, inoltre, &#8220;ha promesso di costruire case per il settore ultra-ortodosso: ciò in virtù del fatto che le famiglie ultra-ortodosse in Israele hanno una media di sette bambini, quindi necessitano di più alloggi. Inoltre si è detto contrario al trasporto pubblico di sabato e ha espressamente giurato di non partecipare all’annuale Gay Pride&#8221;.</p>
<p>La fronda di Lieberman</p>
<p>Netanyahu si trova dunque contestato, sul fronte religioso, dagli ebrei ultraortodossi. Ma deve subire, sul fronte opposto, l&#8217;assalto della componente più nazionalista del suo esecutivo. L&#8217;uscita di Lieberman dal governo preannuncia a rottura della coalizione tra il suo partito e il Likud e il ritorno alle urne.</p>
<p></p>
<p>Secondo Lieberman Hamas ha sfidato Israele nella Striscia di Gaza, e Tel Aviv non ha voluto spingersi fin dove avrebbe dovuto con l&#8217;escalation militare. &#8220;Avremmo dovuto &#8211; ha dichiarato &#8211; rispondere in ben altra maniera, abbiamo dato prova di debolezza e tutto questo si rifletterà anche su gli atri fronti&#8221;. Secondo l&#8217;ex ministro della Difesa, la cui intesa con Netanyahu pareva granitica sino a pochi mesi fa, &#8220;è necessario andare al voto anticipato il più presto possibile. Dobbiamo impedire &#8211; ha detto &#8211; che il nostro Paese si trovi in una condizione prolungata di paralisi&#8221;.</p>
<p>&#8220;Tra gli analisti israeliani, c&#8217;è chi parla di una mossa azzardata, altri paventano un atto disperato di un leader che ha visto un vorticoso ridimensionamento della forza elettorale del partito, Ysrael Beitenu, di cui è stato l&#8217;inventore&#8221;, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.huffingtonpost.it/2018/11/14/israele-lieberman-dichiara-guerra-a-netanyahu-dove-volano-i-falchi_a_23589436/" target="_blank">scrive l&#8217;</a><em><a href="https://www.huffingtonpost.it/2018/11/14/israele-lieberman-dichiara-guerra-a-netanyahu-dove-volano-i-falchi_a_23589436/" target="_blank">Huffington Post</a>.</em> &#8220;Un futuro che si fa presente dirà se questa lettura sarà quella giusta. Ma una cosa è certa: ora è Lieberman a dettare l&#8217;agenda politica del premier, che resta con una maggioranza risicata, 61 seggi su 120&#8221;. Con la mossa delle dimissioni, Lieberman &#8220;costringerà Netanyahu a difendere le sue impopolari decisioni su Gaza durante la campagna elettorale, che è esattamente quello che il primo ministro sperava di evitare&#8221;, annota Anshel Pfeffer, analista politico di<em> Haaretz. </em>Il governo israeliano traballa, e il futuro è sempre più incerto: il fatto che Netanyahu si trova sotto attacco da più fronti testimonia quanto la polarizzazione interna al Paese stia raggiungendo livelli di guardia difficili da tenere sotto controllo. Israele potrebbe arrivare a nuove elezioni come un Paese completamente spaccato sul piano socio-politico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-nuovo-sindaco-di-gerusalemme-e-le-dimissioni-di-lieberman-scuotono-israele.html">Lieberman e sindaco di Gerusalemme  stanno agitando parecchio Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Erdogan vuole prendersi la Palestina: e gli Stati arabi si uniscono a Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/erdogan-palestina-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jul 2018 08:06:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[autorita-nazionale-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[Gerusalemme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Recep Tayyip Erdogan ha messo nel mirino la Palestina e punta a guidare le organizzazione più estreme. È questo l&#8217;allarme lanciato da Giordania, Arabia Saudita e la stessa Autorità nazionale palestinese a Israele. Secondo quanto rivelato dal quotidiano israeliano Haaretz, l&#8217;attività della Turchia soprattutto a Gerusalemme Est è cresciuta molto negli ultimi tempi. E Ankara &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/erdogan-palestina-israele.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> ha messo nel mirino la <strong>Palestina</strong> e punta a guidare le organizzazione più estreme. È questo l&#8217;allarme lanciato da Giordania, Arabia Saudita e la stessa Autorità nazionale palestinese a Israele. Secondo quanto rivelato dal quotidiano israeliano <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.haaretz.com/israel-news/.premium-jordan-saudis-and-pa-warn-israel-erdogan-operating-in-east-jerusalem-1.6220111">Haaretz</a></em>, l&#8217;attività della <strong>Turchia</strong> soprattutto a <strong>Gerusalemme Est</strong> è cresciuta molto negli ultimi tempi. E Ankara rischia ora di guidare il movimento palestinese scalzando gli Stati che tradizionalmente hanno maggiore peso nelle decisioni dei movimenti che lottano per l&#8217;indipendenza della Palestina.</p>
<p>I tentacoli di Erdogan</p>
<p>L&#8217;influenza turca sulla Palestina è da tempo sotto stretto controllo delle autorità israeliane. L&#8217;intelligence sa che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/erdogan-impero-ottomano/">Erdogan ha come progetto</a> quello di guidare i movimenti per <strong>imporsi come interlocutore</strong> su tutte le questioni mediorientali. E la Palestina è certamente una delle principali. </p>
<p>Un&#8217;influenza che si basa non solo su attività &#8220;clandestine&#8221; o puramente di intelligence, ma anche su una serie di legami economici e culturali per certi versi alla luce del Sole. Come spiegato dal quotidiano israeliano, i tentacoli di Erdogan si sviluppano in <strong>quattro direttrici</strong>:</p>
<p>donazioni alle organizzazioni islamiche;acquisti di immobili nella parte orientale di Gerusalemme;organizzazione di visite turistiche e tour delle organizzazioni islamiche turche;partecipazione dei gruppi radicali turchi alle proteste palestinesi.L&#8217;allarme degli Stati arabi</p>
<p>Il fatto che sia gli Stati arabi che le autorità palestinesi abbiano<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.aljazeera.com/news/2018/06/palestine-saudi-arabia-warn-israel-turkey-180628195454983.html"> lanciato questo allarme</a> coinvolgendo direttamente Israele, è molto importante. È la dimostrazione che l&#8217;interesse comune sia quello di <strong>mantenere l&#8217;equilibrio</strong>, evitando che la Turchia possa entrare come nuovo giocatore in una partita che già di suo è estremamente complicata e non priva di ostacoli quasi insuperabili.</p>
<p><strong>Giordania</strong> e <strong>Autorità nazionale palestinese</strong> sanno che l&#8217;influenza turca può essere dirompente. Erdogan ha alle sue spalle uno Stato forte. E da Amman fanno sapere di aver avvertito più volte Israele della crescente capacità di Ankara di assumere peso all&#8217;interno delle gerarchie palestinesi. Il regno giordano teme di perdere la protezione che da sempre ha sui luoghi santi dell&#8217;Islam in Palestina.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;Anp, molti dei gruppi più radicali sono delusi dalla mancanza di una strategia chiara da parte dei vertici politici e militari del fronte palestinese. L&#8217;Autorità viene considerata da molti collusa con Israele e <strong>Abu Mazen</strong> è un leader sempre più debole e meno capace di gestire la situazione. Inoltre, gli Stati arabi hanno nel tempo perso quella volontà di proteggere i palestinesi. E questo nasce anche dall&#8217;esigenza da parte di questi Stati di dimostrare la loro vicinanza rispetto a Israele per non turbare gli Stati Uniti.</p>
<p>Dall&#8217;altro lato, non va sottovalutata anche la questione legata al blocco nei confronti del <strong>Qatar</strong>. Doha ha rappresentato per anni il centro di finanziamento principale di Hamas e di molti movimenti palestinesi. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.cnn.com/2017/06/13/middleeast/qatar-crisis-hamas/index.html">La chiusura di questo rubinetto ad opera dell&#8217;Arabia Saudita</a> che ha voluto colpire la politica qatariota ha condotto a un vuoto di alleanze che molte organizzazioni tra Gaza, Gerusalemme Est e Ramallah cercando ci colmare. </p>
<p>Ma questo punto ha anche un altro risvolto. Erdogan al pari del Qatar, ha un fortissimo legame con i <strong>Fratelli musulmani</strong>, movimento che i sauditi e gli Stati arabi vogliono colpire in maniera radicale. Il fatto di aver bloccato il Qatar ma di ritrovarsi la Turchia e la Fratellanza invischiata negli affari palestinesi, significa che la minaccia non si è fermata. Anzi, dimostra la capacità dell&#8217;organizzazione islamica di portare avanti il suo progetto.</p>
<p>La penetrazione turca è iniziata da tempo</p>
<p>Non è una novità che Erdogan abbia interessi in Palestina. Nell&#8217;ultimo mese i rapporti si sono fatti sempre più complessi con Israele, anche per motivi puramente elettorali. Il Sultano si è voluto presentare come<strong> difensore del popolo palestinese</strong> contro Israele dopo gli scontri avvenuti al confine israeliano e che hanno visto morire centinaia di palestinesi. </p>
<p>Nella fase più calda delle proteste, quando i morti iniziavano a contarsi a decine, Erdogan ha virato verso una forte opposizione alle politiche israeliane. E <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-05-15/dopo-gaza-turchia-espelle-l-ambasciatore-israele-161917.shtml?uuid=AEktfsoE">l&#8217;espulsione dell&#8217;ambasciatore di Israele in Turchia</a> è stato l&#8217;apice di questa guerra diplomatica avviata da Ankara. Nel frattempo, Israele rispondeva colpo su colpo, e non va sottovalutato l&#8217;appoggio di una parte della Knesset <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.jpost.com/Israel-News/Politics-And-Diplomacy/MK-pushes-Israel-to-recognize-Kurdistan-as-an-independent-state-557955">alle istanze autonomiste del Kurdistan</a>.</p>
<p> Ma se torniamo indietro di anni, l&#8217;influenza turca su quella parete di Medio Oriente si può far risalire già ai tempi <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2010/05/31/news/assalto_israeliano_alla_nave_dei_pacifisti_la_marina_spara_almeno_10_morti-4453089/">dell&#8217;incidente della Freedom Flotilla</a>, quando morirono nove attivisti turchi nell&#8217;assalto dei commando israeliani a circa 75 miglia nautiche dalle coste israeliane. La missione della flotta dell&#8217;Ong pro-Palestina finì nel sangue, ma Erdogan riuscì a legittimarsi di fronte all&#8217;opinione pubblica palestinese.</p>
<p>Israele rassicura i vicini</p>
<p>Gli ufficiali dell&#8217;intelligence israeliana <strong>hanno rassicurato i vicini arabi</strong>. Sembra incredibile che Israele rassicuri Stati che in teoria non lo riconoscono, ma questo è il mondo mediorientale di oggi: tutto è in trasformazione, malleabile e le alleanze cambiano. Israele in questa fase è un partner delle monarchie del Golfo ed è a stretto contatto con la Giordania, e questo è evidente a tal punto che si ritrovano, anche in questo caso, come con l&#8217;Iran, sullo stesso lato della barricata. </p>
<p>I servizi israeliani hanno confermato alle loro controparti arabe di aver avviato da tempo un&#8217;attività di monitoraggio. La polizia israeliana è al corrente di queste acquisizioni immobiliari così come delle donazioni verso gruppi islamici. Ma anche confermando l&#8217;attenzione nei confronti di questa strategia truca, le forze dell&#8217;ordine e i servizi israeliani hanno fatto capire che <strong>c&#8217;è effettivamente una crescita esponenziale della presenza turca</strong> a Gerusalemme Est. </p>
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		<title>Israele, il quartiere delle ambasciate si potrebbe chiamare Trump Town</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/gerusalemme-trump-town.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Apr 2018 09:59:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gerusalemme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="3500" height="2120" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1487181264-netanyahu-trump.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1487181264-netanyahu-trump.jpg 3500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1487181264-netanyahu-trump-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1487181264-netanyahu-trump-768x465.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1487181264-netanyahu-trump-1024x620.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3500px) 100vw, 3500px" /></p>
<p>A Gerusalemme fremono i lavori in vista dello spostamento dell&#8217;ambasciata degli Stati Uniti voluto da Donald Trump. E Israele si aspetta una reazione a catena di Stati che seguano la linea del presidente Usa. Il ministro dell&#8217;Edilizia Yoav Galant ha incaricato i più alti funzionari del suo ministero di iniziare il programma di pianificazione di un nuovo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/gerusalemme-trump-town.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/gerusalemme-trump-town.html">Israele, il quartiere delle ambasciate si potrebbe chiamare Trump Town</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3500" height="2120" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1487181264-netanyahu-trump.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1487181264-netanyahu-trump.jpg 3500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1487181264-netanyahu-trump-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1487181264-netanyahu-trump-768x465.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1487181264-netanyahu-trump-1024x620.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3500px) 100vw, 3500px" /></p><p>A <strong>Gerusalemme</strong> fremono i lavori in vista dello <a href="http://www.lastampa.it/2018/02/23/esteri/axios-lambasciata-usa-a-gerusalemme-dal-maggio-lKL20QZBoNxG5OZ0UPx98M/pagina.html">spostamento dell&#8217;ambasciata degli Stati Uniti </a>voluto da Donald Trump. E <strong>Israele</strong> si aspetta una reazione a catena di Stati che seguano la linea del presidente Usa.</p>
<p>Il ministro dell&#8217;Edilizia <strong>Yoav Galant</strong> ha incaricato i più alti funzionari del suo ministero di iniziare il programma di pianificazione di un nuovo quartiere per le ambasciate da Paesi di tutto il mondo che sarà costruito a Gerusalemme. Il ministro lo ha rivelato oggi, da New York, dove aspetta di parlare alla Jerusalem Post Conference di domenica prossima.</p>
<p>Il progetto è molto ampio. Come riporta il <a style="color: #0000ff" href="https://www.jpost.com/Israel-News/New-embassy-quarter-in-Jerusalem-to-be-built-could-be-called-Trump-Town-552860"><em>Jerusalem Post</em></a>, Anche prima dei progressi compiuti questa settimana con il possibile spostamento delle ambasciate della Repubblica ceca, della <a href="https://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/romania_israele_ambasciata_gerusalemme_unione_europea-3682087.html">Romania </a>e dell&#8217;Honduras, Galant aveva inviato una lettera al direttore generale del ministero dell&#8217;Edilizia Hegai Roznik e al capo architetto Vered Solomon-Maman. Una lettera in cui si chiedeva di <strong>formare una task force</strong> che avrebbe avuto come obiettivo quello di individuare un&#8217;area dove costruire tutte le nuove ambasciate.</p>
<p></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Potremmo dover costruire dozzine di ambasciate e avremmo bisogno di una nuovo terreno pronto per questo scopo. Ho chiesto al mio ministero di agire vigorosamente il più velocemente possibile. &#8220;</p>
<p>Interessanti anche le scelte dei nomi. Galant ha suggerito un paio di nomi possibili per l&#8217;area in cui saranno costruite le ambasciate. Inizialmente, si era parlato di un nome neutro: <strong>Embassy Town</strong>. Poi la mossa che spiazza tutti, ma che allo stesso tempo attrae per il grande significato politico: <strong>Trump Town</strong>.</p>
<p></p>
<p>Una scelta molto significativa che, tra l&#8217;altro, non è sarebbe neanche una prima assoluta di un luogo dedicato al presidente Usa. Il ministro dei trasporti israeliano <strong>Yisrael Katz</strong> ha annunciato a dicembre che <a href="https://www.theguardian.com/world/2017/dec/27/israeli-minister-plans-name-western-wall-train-station-donald-trump">avrebbe nominato la nuova stazione ferroviaria &#8220;Donald Trump&#8221;</a> proprio in onore del presidente che ha voluto spostare per primo l&#8217;ambasciata a Gerusalemme, riconoscendo la città come capitale di Israele..</p>
<p>Una mossa politica? Indubbiamente. Conosciamo anche una certa dose di vanità del presidente degli Stati Uniti. E non è difficile credere che, questa scelta, sarebbe una mossa molto utile da parte israeliana per fortificare ancora di più i legami già molto solidi con l&#8217;attuale amministrazione degli Stati Uniti. </p>
<p>I legami di Trump con Israele sono forti, anche se l&#8217;uscita di scena di Jared Kushner ha un po&#8217; raffreddato i rapporti personali fra la Casa Bianca e il primo ministro israeliano <strong>Benjamin Netanyahu</strong>. La decisione di Trump di voler ritirare le truppe Usa dalla Siria era stata un&#8217;altra crepa nei rapporti fra Washington e Tel Aviv, ma il governo israeliano sembra pronto a voler ricucire i rapporti forgiando una solida base umana, prima ancora che politica, con il presidente degli Stati Uniti.</p>
<p></p>
<p>La &#8220;Trump Town&#8221; può effettivamente cambiare la politica americana in Medio Oriente? Difficile a dirsi. Certo è che la personalizzazione della politica Usa ad opera del suo presidente apre scenari complessi: anche che questa &#8220;<em>captatio benevolentiae</em>&#8221; possa effettivamente modificare i progetti Usa nella regione. </p>
<p>&nbsp;</p>
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