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	<title>G-5 Sahel Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Fri, 15 Nov 2024 16:20:05 +0000</lastBuildDate>
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	<title>G-5 Sahel Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>L&#8217;epicentro della lotta al terrorismo si sposta in Ciad</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/l-epicentro-della-lotta-al-terrorismo-si-sposta-in-ciad.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2024 16:20:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[G-5 Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1441" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/001_DSF6080-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/001_DSF6080-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/001_DSF6080-2-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/001_DSF6080-2-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/001_DSF6080-2-1024x769.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/001_DSF6080-2-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/001_DSF6080-2-1536x1153.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Su un battello militare, al fianco dei suoi soldati e pronto a guidare le battaglie contro l&#8217;Isis lungo le sponde del Lago Ciad: si è presentato così nei giorni scorsi, a favore di telecamera, il presidente ciadiano Mahamat Déby Itno. Una mossa che, senza dubbio, ha un gran valore propagandistico: l&#8217;attuale capo dello Stato infatti, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/l-epicentro-della-lotta-al-terrorismo-si-sposta-in-ciad.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/l-epicentro-della-lotta-al-terrorismo-si-sposta-in-ciad.html">L&#8217;epicentro della lotta al terrorismo si sposta in Ciad</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1441" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/001_DSF6080-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/001_DSF6080-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/001_DSF6080-2-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/001_DSF6080-2-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/001_DSF6080-2-1024x769.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/001_DSF6080-2-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/001_DSF6080-2-1536x1153.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Su un battello militare, al fianco dei suoi soldati e pronto a guidare le battaglie contro l&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html">Isis</a> lungo le sponde del Lago Ciad: si è presentato così nei giorni scorsi, a favore di telecamera, il presidente ciadiano <strong>Mahamat Déby Itno</strong>. Una mossa che, senza dubbio, ha un gran valore propagandistico: l&#8217;attuale capo dello Stato infatti, sembra voler ripercorrere le orme del padre, più volte lanciato in prima linea all&#8217;offensiva contro i ribelli quando era lui presidente, tanto da rimanere ucciso nell&#8217;aprile 2021 durante un tentativo di assalto a N&#8217;Djamena. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">In a show of strength and determination in the face of terrorist threats, Chadian President General Mahamat Idriss Déby Itno, personally supervised the “Haskanite” operation in the heart of the Lake Chad region.<a href="https://t.co/lYBOfb9MU8">https://t.co/lYBOfb9MU8</a> <a href="https://t.co/zKWSPIKyOm">pic.twitter.com/zKWSPIKyOm</a></p>&mdash; Mimi Mefo Info (@MimiMefoInfo) <a href="https://twitter.com/MimiMefoInfo/status/1854856619957371357?ref_src=twsrc%5Etfw">November 8, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Dall&#8217;altro lato però, l&#8217;immagine di Déby in trincea appare alquanto significativa su come proprio il Ciad oggi sia diventato <strong>crocevia fondamentale per la lotta al fondamentalismo nel Sahel</strong>. Forse il Paese africano è l&#8217;ultimo baluardo prima della definitiva presa di possesso della regione da parte delle forze integraliste. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;attacco che ha ucciso oltre 50 militari </h2>



<p>Tutto è iniziato lo scorso 27 ottobre, quando a <strong>Ngouboua</strong>, località della regione del Lago Ciad al confine con la Nigeria, un gruppo di terroristi ha attaccato un&#8217;importante base militare. Un assalto in piena regola, durato diverse ore e contro cui i militari presenti hanno potuto fare ben poco. In quel momento, all&#8217;interno delle caserme prese di mira erano presenti almeno 200 soldati, alcuni di loro sono riusciti a rispondere al fuoco mentre altri sono stati colti di sorpresa.</p>



<p>Il bilancio, confermato dallo stesso governo di N&#8217;Djamena,<strong> parla di oltre 50 vittime accertate</strong>. Il Paese ha subito un forte shock e Déby ha promesso subito una rapida risposta. Non si è avuta una vera e propria rivendicazione, tuttavia il governo ha puntato il dito contro<strong> Boko Haram</strong>. Ossia l&#8217;organizzazione terroristica nata in Nigeria e operativa anche nelle aree di confine con il Ciad. </p>



<p>Boko Haram, secondo diversi analisti, è in effetti l&#8217;unico gruppo presente nell&#8217;area in grado di avere armi ed esperienza tali da mettere sotto scacco le forze di sicurezza ciadiane. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La risposta di N&#8217;Djamena</h2>



<p>Si è così arrivati, pochi giorni dopo, alle immagini che ritraggono il presidente Déby assieme ai propri soldati: &#8220;Non potevo restare nel mio ufficio di N&#8217;Djamena sapendo quello che è successo&#8221;, ha dichiarato il capo dello Stato sempre a favore di telecamera. Boko Haram, ridimensionata a livello militare in Nigeria per via sia della risposta dell&#8217;esercito nigeriano e sia per l&#8217;emersione dell&#8217;<strong>Iswap</strong>, un&#8217;altra e ben più potente cellula dell&#8217;Isis africano, è comunque in grado di compiere attacchi in grande stile. </p>



<p>E forse proprio la situazione in Nigeria sta spingendo i miliziani ad operare in Ciad. Il gruppo da almeno un decennio ha posato sul capo dei propri combattenti il cappello dell&#8217;Isis. Un&#8217;espansione in Ciad dei terroristi nigeriani, vorrebbe significare l&#8217;ingresso definitivo dello Stato Islamico nell&#8217;area ciadiana,<strong> chiudendo il cerchio nel Sahel.</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="fr" dir="ltr">🇹🇩 Tchad<br>Au Tchad, le président Mahamat Idriss Déby Itno a fait le bilan de l&#39;opération Haskanite en riposte à une attaque du groupe jihadiste Boko Haram contre l&#39;armée tchadienne, près de la frontière nigériane. <a href="https://t.co/R2Et07SXvi">pic.twitter.com/R2Et07SXvi</a></p>&mdash; VOA Afrique (@VOAAfrique) <a href="https://twitter.com/VOAAfrique/status/1855218880475771359?ref_src=twsrc%5Etfw">November 9, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Lo stesso Ciad infatti, è minacciato a nord e a ovest dalle altre cellule dell&#8217;Isis, quelle che controllano larghe fette del Mali, del Burkina Faso e del Niger. Uno sfondamento da queste parti, avrebbe conseguenze deleterie per l&#8217;intera regione e anche per l&#8217;area nordafricana. Déby di questo ne è consapevole e ha scagliato una lotta senza quartiere ai jihadisti. Al momento, secondo le fonti ufficiali dell&#8217;esercito, decine di combattenti sarebbero stati uccisi. Ma la strada per la stabilizzazione dell&#8217;area del lago Ciad <strong>è ancora molto lunga e decisamente impervia.  </strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/l-epicentro-della-lotta-al-terrorismo-si-sposta-in-ciad.html">L&#8217;epicentro della lotta al terrorismo si sposta in Ciad</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Niger è stato colpito da un grave attentato</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/il-niger-e-stato-colpito-da-un-grave-attentato-terroristico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2019 15:44:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Estremismo islamico]]></category>
		<category><![CDATA[G-5 Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="773" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Nigeria-Sahel-La-Presse-e1576165424245.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sahel attentato" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Nigeria-Sahel-La-Presse-e1576165424245.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Nigeria-Sahel-La-Presse-e1576165424245-300x121.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Nigeria-Sahel-La-Presse-e1576165424245-768x309.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Nigeria-Sahel-La-Presse-e1576165424245-1024x412.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Niger è stato colpito da un grave attentato terroristico compiuto da militanti jihadisti: una base militare situata ad Inates, nelle regioni occidentali dello Stato, è stata infatti attaccata da alcune centinaia guerriglieri nella serata di martedì e questo episodio violento ha provocato la morte di almeno settantuno soldati, il ferimento di una dozzina di militari &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-niger-e-stato-colpito-da-un-grave-attentato-terroristico.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-niger-e-stato-colpito-da-un-grave-attentato-terroristico.html">Il Niger è stato colpito da un grave attentato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="773" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Nigeria-Sahel-La-Presse-e1576165424245.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sahel attentato" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Nigeria-Sahel-La-Presse-e1576165424245.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Nigeria-Sahel-La-Presse-e1576165424245-300x121.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Nigeria-Sahel-La-Presse-e1576165424245-768x309.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Nigeria-Sahel-La-Presse-e1576165424245-1024x412.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il Niger è stato colpito da un <strong>grave attentato terroristico</strong> compiuto da militanti jihadisti: una <a href="https://www.reuters.com/article/us-niger-security/about-70-soldiers-killed-in-attack-on-niger-military-camp-sources-idUSKBN1YF2DF">base</a> militare situata ad Inates, nelle regioni occidentali dello Stato, è stata infatti attaccata da alcune centinaia guerriglieri nella serata di martedì e questo episodio violento ha provocato la morte di almeno settantuno soldati, il ferimento di una dozzina di militari e la scomparsa di un numero imprecisato di altri. Un numero consistente di militanti sarebbe inoltre stato ucciso. Il colonnello Boubacar Hassan, portavoce delle forze armate di Niamey, ha inoltre riferito che il combattimento è stato contrassegnato dall&#8217;uso di colpi di artiglieria e di veicolo kamikaze da parte degli assalitori. <span style="font-size: 1rem;">L&#8217;attacco fa seguito ad una serie di altri episodi simili avvenuti nella regione del Sahel e che hanno <a href="https://www.nytimes.com/2019/12/11/world/africa/niger-army-ambush.html">consentito</a> ai radicali islamici di entrare in possesso di armi e veicoli militari. Secondo alcuni osservatori, inoltre, questi assalti permetterebbero ai <strong>jihadisti</strong> di espandere le aree sotto il proprio controllo. L&#8217;attentato ha avuto luogo in un&#8217;area dove sono attivi militanti legati allo Stato Islamico, che quest&#8217;anno hanno anche ucciso due capi villaggio e ad una distanza di 30 miglia da Ouallam, dove circa due anni fa quattro soldati americani e quattro nigerini erano stati uccisi durante un pattugliamento.</span></p>
<h2>Una regione allo sbando</h2>
<p>Il Sahel è ormai destabilizzato dai costanti attacchi degli estremisti islamici e le nazioni della regione non sono ancora riuscite ad elaborare una strategia vincente per contenere gli assalti violenti. L&#8217;istituzione della <a href="https://it.insideover.com/wp-admin/admin-ajax.php?action=pll_xdata_set&amp;key=4f9345c15fedf79eb0fbcf176ecba46b">G5 Sahel,</a> un&#8217;organizzazione antiterrorismo che vede riuniti Mali, Niger, Ciad, Mauritania e Burkina Faso, non si è rivelata particolarmente efficace così come la presenza dei 4500 uomini delle forze militari francesi attivi in loco. Il peggiorare della situazione ha facilitato lo sviluppo di una serie di dimostrazioni popolari contro i governi regionali e contro Parigi. Il presidente <strong>Emmanuel Macron</strong>, deluso da quanto accaduto, ha invitato i 5 leader regionali ad un<strong> summit</strong> che avrà luogo in Francia e dove chiederà loro se desiderano che le truppe francesi continuino ad essere presenti nell&#8217;area. Il ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian ha chiarito, nel corso di un&#8217;intervista concessa al quotidiano Le Monde, come la Francia non abbia altri interessi nella regione se non la tutela della sua stessa sicurezza mentre i capi di Stato del Sahel sarebbero irritati dal trattamento loro riservato da parte dell&#8217;Eliseo, percepito come una sorta di ultimatum.</p>
<h2>Le prospettive</h2>
<p>Il deteriorarsi delle <strong>condizioni di sicurezza</strong> in Niger è testimoniato anche dal fatto che, nella giornata di lunedì, un altro <a href="https://www.aljazeera.com/news/2019/12/scores-soldiers-killed-niger-base-attack-191211184533878.html">assalto</a> aveva colpito una base militare, situata ad Agando nella regione di Tahoua, provocando la morte di tre soldati e di quattordici militanti jihadisti. L&#8217;esecutivo di Niamey ha esteso per un ulteriore trimestre lo stato di emergenza in vigore dal 2017 in alcune aree del Paese per combattere il radicalismo islamico ed ha assegnato ulteriori poteri in materia di sicurezza alle forze armate locali. Il presidente <strong>Mahamadou Issoufou</strong>, invece, è rientrato nel Paese dall&#8217;Egitto nella giornata di mercoledì in seguito alla &#8220;tragedia&#8221; avvenuta. Il timore è che le fragili istituzioni statali della regione possano subire scossoni autoritari a causa del proliferare della violenza ed al diffondersi degli attentati e che ciò possa influire, negativamente, sull&#8217;assetto costituzionale degli Stati in questione.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il jihad torna a colpire il Mali</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/il-jihad-torna-a-colpire-il-mali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2019 11:29:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[G-5 Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="864" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Truppe-in-Bukrina-Faso-e1574163279926.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Truppe in Burkina Faso (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Truppe-in-Bukrina-Faso-e1574163279926.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Truppe-in-Bukrina-Faso-e1574163279926-300x135.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Truppe-in-Bukrina-Faso-e1574163279926-768x346.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Truppe-in-Bukrina-Faso-e1574163279926-1024x461.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ventiquattro soldati maliani sono stati uccisi e ventinove sono rimasti feriti in un attacco sferrato contro una pattuglia militare nel nord del Mali. L&#8217;episodio ha avuto luogo a Tabankort, nella regione di Gao, in un&#8217;area dove è attualmente in corso un&#8217;operazione congiunta dell&#8217;esercito di Bamako e Niamey contro i gruppi di militanti che infestano la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-jihad-torna-a-colpire-il-mali.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-jihad-torna-a-colpire-il-mali.html">Il jihad torna a colpire il Mali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="864" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Truppe-in-Bukrina-Faso-e1574163279926.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Truppe in Burkina Faso (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Truppe-in-Bukrina-Faso-e1574163279926.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Truppe-in-Bukrina-Faso-e1574163279926-300x135.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Truppe-in-Bukrina-Faso-e1574163279926-768x346.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Truppe-in-Bukrina-Faso-e1574163279926-1024x461.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Ventiquattro soldati maliani sono stati uccisi e ventinove sono rimasti feriti in un <a href="https://www.voanews.com/africa/mali-army-says-24-soldiers-17-militants-killed-attack-northern-patrol">attacco</a> sferrato contro una pattuglia militare nel nord del Mali. L&#8217;episodio ha avuto luogo a Tabankort, nella regione di Gao, in un&#8217;area dove è attualmente in corso un&#8217;operazione congiunta dell&#8217;esercito di Bamako e Niamey contro i gruppi di militanti che infestano la zona. Le forze armate hanno riferito che 17 assalitori sono stati uccisi nel corso dell&#8217;assalto mentre altri sono stati catturati. Non è stata chiarita l&#8217;identità degli attaccanti ma pare probabile che possano essere riconducibili alla galassia jihadista: gruppi legati allo <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html" target="_blank" rel="noopener">Stato islamico</a> e ad <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/al-qaeda.html" target="_blank" rel="noopener">Al Qaeda</a> sono attivi, da tempo, nel Sahel dove hanno provocato molti morti e destabilizzato l&#8217;area. <a href="https://it.insideover.com/guerra/un-grave-attentato-terroristico-ha-colpito-il-mali.html" target="_blank" rel="noopener">All&#8217;inizio di novembre</a>, 54 soldati del Mali avevano perso la vita a causa di un attacco mentre altri 38 erano morti il 30 settembre, quando gli insorti avevano condotto un&#8217;operazione contro due basi militari situate nel centro del Paese.</p>
<h2>Una minaccia alla stabilità</h2>
<p>Tibot Nagy, il sottosegretario di Stato aggiunto per gli affari africani negli Stati Uniti, ha paragonato l&#8217;escalation di violenze nel Sahel ad un &#8220;cancro, che ha avuto inizio in Mali e sta ora contagiando tutta la regione&#8221;. <a href="https://www.dw.com/en/attack-on-mali-army-kills-dozens-of-soldiers/a-51306367" target="_blank" rel="noopener">I problemi del Mali</a> risalgono al 2012, quando <strong>gruppi jihadisti</strong> si impossessarono del nord del Paese, minacciando seriamente la sopravvivenza dell&#8217;esecutivo di <strong>Bamako</strong>. L&#8217;intervento militare francese, con l&#8217;Operation Serval, riuscì ad arginare i gruppi di radicali ed a respingerli verso le aree remote più settentrionali. La presenza militare di Parigi e <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/in-burkina-faso-si-apre-una-decisiva-riunione-del-g5-del-sahel.html" target="_blank" rel="noopener">la formazione della G5 Sahel</a>, un&#8217;alleanza congiunta tra Mali, Niger, Mauritania, Burkina Faso e Ciad, non si sono però rivelate decisive per sconfiggere i jihadisti che, anzi, si sono recentemente rinforzati ed hanno esteso il proprio raggio di attività anche a nuove zone. La regione del Sahel è composta anche da vasti spazi desertici ed aree remote, difficili da tenere sotto controllo ed è anche tra le più povere del mondo: un mix esplosivo che consente ai terroristi di poter continuare ad agire con molta libertà.</p>
<h2>Le prospettive</h2>
<p>Difficile, al momento, immaginare una <strong>possibile soluzione</strong> a quanto sta accadendo nel Sahel. Il rischio è che, con il passare degli anni, la regione possa diventare un nuovo Afghanistan oppure una nuova Somalia: aree dove la presenza dei jihadisti è ormai endemica e probabilmente ineliminabile nel medio-lungo periodo. In queste nazioni, infatti, le periodiche operazioni militari sferrate contro i Talebani ed Al Shabaab riescono a contenere la situazione e ad arginare conseguenze peggiori ma non sono di certo risolutive. <strong>Il seme del terrorismo</strong> tende a proliferare dove le condizioni di base lo consentono e le fortissime sacche di povertà localizzate nel Sahel costituiscono, probabilmente, un buon serbatoio per l&#8217;espansione delle attività dei gruppi radicali. La regione, come altre zone del mondo, dovrà probabilmente fare l&#8217;abitudine ad attentati e periodici scoppi di violenza che colpiranno le diverse aree con frequenza irregolare ed ovviamente imprevedibile e per questo ancora più pericolosa. Le forme di collaborazione locale, come la G-5 Sahel, potrebbero comunque rivelarsi utili ai diversi Stati per supportarsi congiuntamente e formare un fronte unico anche dal punto di vista politico ed arginare così gli attentati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-jihad-torna-a-colpire-il-mali.html">Il jihad torna a colpire il Mali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>In Burkina Faso si apre una decisiva riunione del G5 del Sahel</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/in-burkina-faso-si-apre-una-decisiva-riunione-del-g5-del-sahel.html</link>
		
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		<pubDate>Wed, 06 Feb 2019 08:30:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda nel Maghreb]]></category>
		<category><![CDATA[G-5 Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9188864.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9188864.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9188864-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9188864-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9188864-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ha preso il via nelle scorse ore la riunione annuale del cosiddetto &#8220;G5&#8221; del Sahel, ossia l&#8217;organizzazione che raggruppa Mauritania, Mali, Niger, Burkina Faso e Ciad. I lavori quest&#8217;anno si tengono ad Ouagadougou, capitale del Burkina Faso. E proprio in questo paese africano, che nel 2019 presiede il gruppo del Sahel, le ultime ore segnano &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/in-burkina-faso-si-apre-una-decisiva-riunione-del-g5-del-sahel.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9188864.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9188864.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9188864-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9188864-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9188864-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Ha preso il via nelle scorse ore la riunione annuale del cosiddetto &#8220;G5&#8221; del Sahel, ossia l&#8217;organizzazione che raggruppa <strong>Mauritania</strong>, <strong>Mali</strong>, <strong>Niger</strong>, <strong>Burkina Faso</strong> e <strong>Ciad</strong>. I lavori quest&#8217;anno si tengono ad Ouagadougou, capitale del Burkina Faso. E proprio in questo paese africano, che nel 2019 presiede il gruppo del Sahel, le ultime ore segnano una non indifferente preoccupazione per quelli che sono i tema principale di cui si discute nel G5, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.africarivista.it/burkina-faso-sempre-piu-sotto-attacco-del-terrorismo/135751/">ossia la lotta al terrorismo e la sicurezza</a>. </p>
<p>Cos&#8217;è il G5</p>
<p>L&#8217;organizzazione nasce nel 2014 sulla scia di quanto accaduto negli anni precedenti soprattutto nel Mali, lì dove infatti i jihadisti riescono a formare tra il 2012 ed il 2013 un vero e proprio califfato nel nord del Paese. Dunque, si tratta di un raggruppamento che ha in primo luogo lo scopo di coordinare le difese di questi cinque Stati, strategici per via della loro posizione e nella<strong> lotta al terrorismo</strong>. Non a caso si tratta dei Paesi in cui ha luogo l&#8217;<strong>operazione Barkhane</strong>, iniziata nell&#8217;agosto del 2014 e che vede il dispiegamento di numerosi soldati francesi. È la Francia quindi a spingere maggiormente sulla creazione del formato del G5, la cui sede viene fissata a Nouakchott, in Mauritania, e la cui presidenza viene assegnata a rotazione annuale tra i cinque paesi. </p>
<p>Oltre alla difesa, la collaborazione riguarda anche gli aspetti economici e di sviluppo. Una cooperazione quindi a 360 gradi, sviluppata su impulso francese durante i primi mesi del post guerra in Mali, ma consolidatasi poi nel corso degli anni e diventata quindi adesso artefice di uno degli organismi africani maggiormente presi in considerazione. L&#8217;area del resto non è importante soltanto nell&#8217;ottica della lotta al terrorismo: i paesi del G5 hanno importanti risorse nel sottosuolo, soprattutto il Niger è il principale fornitore di uranio e<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-scoperta-del-petrolio-niger-cambia-gli-equilibri-nel-paese/"> recentemente l&#8217;algerina Sonatrach ha scoperto anche giacimenti di petrolio</a>. Anche la posizione dei cinque Paesi del Sahel appare fortemente strategica: di fatto, Mali, Burkina Faso, Mauritania, Ciad e Niger costituiscono un ponte tra il Magreb e l&#8217;Africa centrale. Ecco perché, nel corso degli anni, la riunione del G5 sembra assumere connotati sempre più importanti. </p>
<p>Domina il tema della sicurezza</p>
<p>Ma è comunque la lotta al terrorismo e la cooperazione quindi in tema di difesa <a href="https://www.agenzianova.com/a/5c599dce939b31.77026810/2294979/2019-02-05/g5-sahel-presidente-nigerino-issoufou-terrorismo-e-criminalita-sintomi-di-poverta-e-disuguaglianza">a rimanere centrale anche in questo G5</a> che, come detto, si svolge in Burkina Faso. Proprio nel Paese africano sono ore convulse: nelle province settentrionali da settimane le incursioni jihadiste si fanno più frequenti e provocano vittime tra militari e civili. Nelle ore in cui ad Ouagadougou si apre il summit del G5, come si apprende da un&#8217;agenzia dell&#8217;<em>AdnKronos</em>, l&#8217;esercito del Paese africano è impegnato in una vasta operazione anti terrorismo che, secondo stime del governo burkinabè, avrebbe fatto almeno 140 vittime tra i terroristi. Episodi questi che testimoniano come il terrorismo, soprattutto quello legato ad <strong>Al Qaeda nel Magreb</strong> <strong>Islamico</strong> (Aqim) e ad altri gruppi islamisti della regione, oramai fa breccia in molte parti del Sahel. </p>
<p></p>
<p>Il fenomeno quindi non è soltanto confinato nel Mali, come invece fino a qualche anno fa. Nonostante operazioni francesi, dell&#8217;Ecowas e dell&#8217;Unione Africana, oltre che dei singoli eserciti dei paesi del G5, il terrorismo in questa parte del continente nero sembra dilagare. Un problema per le nazioni coinvolte, ma anche per il nord Africa e quindi l&#8217;Europa. La riunione dei cinque paesi del Sahel assume quindi, ancora di più, una valenza importante ai fini del coordinamento della sicurezza e viene osservata da vicino anche dai paesi confinanti. </p>
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		<title>Troppi militari e pochi investimenti:  l&#8217;insuccesso europeo nel Sahel</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2018 08:55:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[G-5 Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5566016.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5566016.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5566016-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5566016-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5566016-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’Italia in Niger sta inviando un contingente per una missione che, dopo le incomprensioni ed il braccio di ferro con la Francia, a breve dovrebbe prendere definitivamente il via. Questo è solo uno degli esempi di come, sia Roma e sia molti altri paesi europei, guardano con molta attenzione al Sahel. Il perché è presto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/troppi-militari-e-pochi-investimenti-linsuccesso-europeo-nel-sahel.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5566016.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5566016.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5566016-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5566016-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_5566016-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/missione-italiana-niger-i-risvolti-figuraccia-1535202.html">L’Italia in Niger sta inviando un contingente</a> per una missione che, dopo le incomprensioni ed il braccio di ferro con la Francia, a breve dovrebbe prendere definitivamente il via. Questo è solo uno degli esempi di come, sia Roma e sia molti altri paesi europei, guardano con molta attenzione al Sahel. Il perché è presto detto: <strong>sicurezza ed immigrazione</strong> sono due tematiche che strettamente si intrecciano lì dove, ad intrecciarsi, sono le ultime dune del deserto con le vallate dei fiumi sub sahariani. L’Europa guarda a questa fetta d’Africa e lo fa sia sotto un profilo politico che militare. Negli ultimi anni sono diverse le missioni avviate nel sud della Libia, nel Niger appunto, così come nel Mali. Alcune di queste hanno anche il marchio europeo, come ad esempio le missioni <strong>Eutm</strong> nel Mali ed <strong>Eubam</strong> in Libia. Ma non sempre si ottengono i risultati sperati. Molto dell’impegno del vecchio continente ha due “peccati originali”: eccessivo peso dato allo sforzo militare ed eccessivo protagonismo della Francia.</p>
<p>“Meno soldati e più investimenti”</p>
<p>Le missioni militari, con relativi contingenti da parte di diversi paesi europei, servono per addestrare l’esercito locale e per cercare di controllare il più possibile i confini. Specialmente lungo le frontiere tra Niger e Libia, difficili da gestire anche in tempo di pace, scorre il flusso di migranti che poi si riversa verso l’Italia. “Si è puntato molto al rafforzamento delle forze di sicurezza, ma si è investito poco per affrontare le questioni alla base dell’emigrazione”, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.lastampa.it/2018/11/05/esteri/lue-ha-puntato-solo-sulla-sicurezza-per-frenare-i-migranti-ma-al-sahel-servono-progetti-di-sviluppo-OBYRFFbf0UtaBLvjdo2GEK/pagina.html">afferma in un’intervista a <em>La Stampa</em></a> <strong>Andrew Lebovich</strong>, analista dell’European Council on Foreign Relations. In poche parole, molti soldi vengono destinati alla sicurezza ed al lato militare delle missioni, sempre meno invece vanno ad incidere a livello sociale ed economico sui territori da cui partono i flussi migratori.</p>
<p></p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-61452"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-61452" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_articolo_occhi.jpg" alt="strip_articolo_occhi" /></a></p>
<p>Il tallone d’Achille delle ultime strategie europee nel Sahel sembra essere proprio questo. Le somme destinate a progetti di sviluppo, a costruzioni di infrastrutture e ad opere in grado di attivare i processi economici e di sviluppo in questi Stati appaiono in proporzione molto poche rispetto a quelle spese per le missioni militari. Nulla di nuovo sotto il sole, si potrebbe dire. Del resto l’Europa ha sempre peccato in questo sotto il profilo delle proprie strategie nel continente nero. Ben si conosce infatti la differenza con la Cina, la cui strategia invece contempla la costruzione di numerose opere in cambio di una facilitazione nell’ingresso di merci ed investimenti di Pechino nei paesi africani. Secondo Lebovich, se non si interviene con programmi di sviluppo nel lungo periodo i flussi migratori non sono destinati a cessare. Niente sviluppo, niente freno all’immigrazione: è questa l’equazione che non permette un giudizio del tutto lusinghiero e positivo sulle missioni europee nel Sahel.</p>
<p>L’eccessivo protagonismo della Francia</p>
<p>Ma c’è un altro aspetto, per l’appunto, da non sottovalutare. I paesi del Sahel più importanti sono il Mali, il Niger, il Burkina Faso, la Mauritania ed il Ciad. <strong>Assieme formano il cosiddetto G5</strong>, un organismo con il quale l’Europa intrattiene importanti rapporti per i motivi sopra descritti. Diversi paesi del vecchio continente iniziano ad accorgersi dell’importanza del G5 del Sahel, la stessa Italia oltre ad avviare la missione in Niger <a href="http://www.occhidellaguerra.it/litalia-sempre-piu-presente-niger-fermare-migranti-jihadisti/">a fine 2017 ha anche aperto la prima ambasciata del nostro paese a Niamey</a>. Ma questi cinque paesi sono anche cinque ex colonie francesi. E Parigi non sacrifica certo il suo ruolo a favore di progetti comuni europei. Se da un lato l’Ue, con le missioni soprattutto nel Mali ed in Libia, prova ad avere una linea comune sia militare che umanitaria, la Francia non abdica al ruolo di madrepatria.</p>
<p><strong>E questo ovviamente rallenta ogni prospettiva di discussione futura</strong>. A livello militare ad esempio, Parigi ha ostacolato l’avvio della missione italiana nel Niger. Ma, in generale, dall’Eliseo non arrivano segnali volti a cambiare lo status quo. Non solo Macron, ma anche le precedenti amministrazioni si sono mosse in tal senso. Basti pensare che nel 2012 la Francia è intervenuta da sola nel Mali per stroncare il nascente califfato islamico nel nord del paese. Attualmente Parigi ha il più grosso schieramento di soldati nell’area, non solo nel Mali ma anche nello stesso Niger ed in altri paesi sub sahariani.</p>
<p><strong>Quanto accade nel Sahel è dunque l’evidenza di come in realtà l’Ue non esiste</strong>, specialmente in politica estera. Nel Sahel i problemi sono comuni, ma nessuno ha voglia di rinunciare al proprio ruolo, a partire dall’ex madrepatria. Questo complica la situazione ed impedisce una visione di sviluppo a lungo termine per queste aree. Forse però lo strapotere francese su queste aree potrebbe proprio essere messo in discussione da futuri duelli economici e commerciali in grado di ridimensionare il ruolo di Parigi.</p>
<p></p>
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		<title>Macron vuole ricucire con Trump  Ed è un problema per l&#8217;Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/macron-trump-italia.html</link>
		
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		<pubDate>Wed, 03 Oct 2018 07:37:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[G-5 Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180502112611_26291224.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180502112611_26291224.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180502112611_26291224-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180502112611_26291224-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180502112611_26291224-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La Francia cerca sponde dall&#8217;altra parte dell&#8217;Atlantico. Emmanuel Macron sa che a Washington non è più apprezzato come un tempo. E l&#8217;ha dimostrato il pieno sostegno degli Stati Uniti all&#8217;Italia nei confronti della leadership sulla transizione libica. L&#8217;incantesimo si è rotto Qualcosa è cambiato rispetto ai primi mesi dell&#8217;amministrazione di Donald Trump. All&#8217;inizio sembrava che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/macron-trump-italia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180502112611_26291224.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180502112611_26291224.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180502112611_26291224-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180502112611_26291224-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180502112611_26291224-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La <strong>Francia</strong> cerca sponde dall&#8217;altra parte dell&#8217;Atlantico. <strong>Emmanuel Macron</strong> sa che a Washington non è più apprezzato come un tempo. E l&#8217;ha dimostrato il pieno sostegno degli Stati Uniti all&#8217;Italia nei confronti della leadership sulla transizione libica.</p>
<p>L&#8217;incantesimo si è rotto</p>
<p>Qualcosa è cambiato rispetto ai primi mesi dell&#8217;amministrazione di Donald Trump. All&#8217;inizio sembrava che fra l&#8217;Eliseo e la Casa Bianca potesse sorgere una perfetta sinergia, visto che Macron voleva ergersi a nuovo leader dell&#8217;Unione europea e Trump colpire la leadership di <strong>Angela Merkel</strong> trovando un alleato tra le potenze internazionale.</p>
<p>Ma a questo primo<strong> idillio fra Parigi e Washington</strong>, si è contrapposta una vera e propria sfida fra i due presidenti, con Macron che ha sposato una linea fortemente critica nei confronti di The Donald promuovendosi come suo sfidante per la leadership mondiale. Contro il &#8220;Make America great again&#8221;, Macron ha contrapposto il &#8220;Make our planet great again&#8221;. E tra clima, progressismo e volontà di costruire un&#8217;Unione europea fondata su Parigi, l&#8217;idillio fra Casa Bianca ed Eliseo si è interrotto per far posto a un rapporto molto più complesso.</p>
<p>Complesso, ma non per questo di sfida. Perché non va dimenticato che, in tutto questo tempo, Macron ha voluto mantenere una linea sempre meno contraria alla politica estera di Trump, tanto da aver ad esempio dato pieno sostegno alla volontà di Washington di colpire in Siria e ha unito le forze speciali dell&#8217;esercito francese a quelle Usa di stanza a Manbij e Raqqa. </p>
<p>Parigi si schiera contro l&#8217;Iran</p>
<p>E nel tempo, si sono assottigliate anche le divergenze fra Francia e Stati Uniti sul fronte iraniano. Mentre prima Parigi aveva scelto una politica pienamente coerente con il suo tradizionale legame con Teheran, anche per fare in modo che le sue imprese tornassero a lavorare in Iran con commesse miliardarie, da qualche mese si è preferita una linea diversa. Le parole di ieri di <strong>Florence Parly</strong> contro i missili iraniani e <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/francia-iran-attentato/" target="_blank">l&#8217;influenza del Paese degli Ayatollah in Medio Oriente</a> sono un segnale chiaro.</p>
<p>Parole che hanno manifestato il desiderio francese di cambiare posizione nei confronti del governo iraniano e che sono arrivate in concomitanza con il <strong>congelamento</strong> in Francia dei beni di due cittadini iraniani e del ministero dell&#8217;Intelligence, accusati di aver complottato per ordire un attentato contro il Consiglio nazionale della resistenza iraniana a <strong>Villepine</strong>, vicino Parigi. </p>
<p>Tutto questo avveniva mentre il segretario alla Difesa <strong>James Mattis</strong> era in visita a Parigi, dove ha incontrato la sua omologa francese. E in questo vertice, oltre all&#8217;Iran, si è parlato di un altro tema che sta particolarmente a cuore al governo Macron: il Sahel.</p>
<p>L&#8217;impegno in Sahel</p>
<p>La Francia ha da sempre l&#8217;obiettivo di mantenere il controllo dell&#8217;Africa occidentale. Lo ha fatto in questi anni a livello politico, economico, finanziario e anche militare: prova ne sono le innumerevoli missioni, di cui l&#8217;ultima, la Barkhane, vede Parigi impegnata con migliaia di uomini e mezzi.</p>
<p>Per questa campagna militare e politica, la Francia ha deciso di puntare tutto sulla formazione di una coalizione nota con <strong>G-5 Sahel</strong>, composta dai Paesi della regione guidati sostanzialmente dalle forze francesi. Un approccio diverso, nato per coinvolgere di più le truppe locali e meno quelle d&#8217;Oltralpe, ma che adesso ha bisogno di un alleato forte che garantisca il pieno controllo della regione. E Parigi ha scelto gli Stati Uniti.</p>
<p></p>
<p>Da quanto dichiarato da Parly, gli Stati Uniti aumenteranno &#8220;significativamente, rispetto a quanto inizialmente previsto&#8221;, il loro apporto alla forza del G5 Sahel nella guerra ai gruppi jihadisti. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.nytimes.com/aponline/2018/10/02/world/europe/ap-eu-united-states-mattis-france-.html">Un annuncio importante</a>, che si inserisce nel quadro di un miglioramento delle relazioni militari fra Parigi e Washington, e che vede entrambe le potenze particolarmente interessate a migliorare la loro sinergia.</p>
<p>Il Pentagono ha trovato nei francesi un partner ideale per la sua politica strategica. E stessa cosa può dirsi della Difesa francese, che sa che può contare sugli americani per aumentare la sua presenza militare nel mondo e soprattutto per sconfiggere i suoi rivali.</p>
<p>I rivali della Francia in Africa</p>
<p>La Francia in Africa ha due rivali, estremamente diversi fra loro ma che si intrecciano con gli interessi degli Stati Uniti: Cina e Italia. La prima, nemica di Washington; la seconda alleata degli Stati Uniti e con un governo in perfetta sintonia con Donald Trump. Per quanto riguarda la <strong>Cina</strong>, Macron ha deciso di intraprendere <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/macron-cina-africa/">una battaglia contro l&#8217;influenza di Pechino</a>, che sta crescendo a tal punto da compromettere la storica leadership di Parigi nel continente.</p>
<p>I piani di investimento cinesi, uniti a una lenta penetrazione politica e militare, stanno mettendo in serio pericolo la potenza francese nel continente africano. E questa crescita del <strong>potere asiatico</strong> mette in allarme gli Stati Uniti, preoccupati dalla conquista dell&#8217;Africa da parte del dragone. Per questo motivo, al Pentagono sanno che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/trump-droni-libia/">combattere lo jihadismo</a> in Sahel aiuterà anche a porre dei limiti all&#8217;avanzata della Cina.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;<strong>Italia</strong>, la questione è diversa. Chiaramente Roma non è Pechino. E la forza dilagante cinese non può essere messa paragone con le capacità italiane. Tuttavia non è un mistero che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/conte-trump/">l&#8217;asse fra Trump e il governo Conte</a> non sia particolarmente apprezzato da Macron. E quest&#8217;unione d&#8217;intenti fra Roma e Washington si è resa evidente in <strong>Libia</strong>, con la cabina di regia congiunta ideata da Conte e Trump durante il vertice della Casa Bianca. E ora l&#8217;Italia sta diventando <a href="http://www.occhidellaguerra.it/macron-sahel-italia/">una spina nel fianco</a> per i francesi.</p>
<p></p>
<p>La Francia vuole fare in modo che gli Stati Uniti abbraccino una linea più vicina alle proprie idee. E per farlo, stanno concedendo molto in termini politici: a cominciare per esempio dalla forte presa di posizione contro l&#8217;Iran. Il fatto che in queste ore sia arrivato l&#8217;annuncio di un maggiore impegno americano in Sahel è un segnale chiaro: in Africa si stanno ricucendo i rapporti fra le due potenze. Ed è un campanello d&#8217;allarme da non sottovalutare.</p>
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		<title>Il nuovo fronte jihadista</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/macalli-potrebbe-essere-in-burkina-faso-dove-sorto-un-nuovo-fronte-jihadista.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Sep 2018 08:05:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[G-5 Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Missione italiana in Niger]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7703751.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7703751.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7703751-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7703751-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7703751-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Burkina Faso è comparso un nuovo fronte jihadista e, secondo fonti francesi di Le Monde, potrebbe essere proprio questa la fazione che ha rapito il nostro connazionale scomparso nelle scorse settime: il missionario italiano Pier Luigi Maccalli stabilitosi in Niger. Il rapimento del missionario italiano, avvenuto nella notte tra il 17 e il 18 settembre in un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/macalli-potrebbe-essere-in-burkina-faso-dove-sorto-un-nuovo-fronte-jihadista.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7703751.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7703751.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7703751-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7703751-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7703751-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>In Burkina Faso è comparso<strong> un nuovo fronte jihadista</strong> e, secondo fonti francesi di <em>Le Monde</em>,<em> </em>potrebbe essere proprio questa la fazione che ha rapito il nostro connazionale scomparso nelle scorse settime: il missionario italiano <strong><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.missioniafricane.it/p-pier-luigi-maccalli-rapito-nella-sua-missione-di-bomoanga-in-niger/">Pier Luigi Maccalli</a> </strong>stabilitosi in Niger.</p>
<p>Il rapimento del missionario italiano, avvenuto nella notte tra il 17 e il 18 settembre in un villaggio 125 km a sud ovest della capitale nigeriana di Niamey &#8211; dove il contingente italiano si è appena stabilito per dare il via all&#8217;<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/l-italia-presto-in-niger-470-soldati-a-niamey-entro-un-anno/" target="_blank" rel="noopener">Operazione &#8220;Misin&#8221;</a> &#8211; ha palesato alle autorità nigerine la minaccia degli &#8220;sconfinamenti&#8221; dei gruppi jihadisti che adesso operano su entrambi i confini nigerini occidentali. Non solo dal Mali, ma anche dal <strong>Burkina Faso</strong> dunque, dove negli ultimi mesi è comparso un nuovo &#8220;fronte jihadista&#8221; secondo quanto riportato dai servizi di sicurezza del Burkina Faso vicini a Parigi, che operando attivamente nel Sahel e lungo la fascia del cosiddetto &#8220;G5&#8221; in funzione anti-terrorismo (<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.defense.gouv.fr/operations/operations/barkhane/dossier-de-presentation-de-l-operation-barkhane/operation-barkhane">Operation Barkhane</a>), possiede rapporti consolidati nella regione, e conserva il retaggio proveniente dell’esperienza coloniale.</p>
<p>Per le autorità locali, i rapitori di Pier Luigi Maccalli sono arrivati ​​su motociclette dal Burkina Faso, il cui confine è discretamente vicino al villaggio di Bamoanga, dove risiedeva il missionario. L&#8217;area orientale del Burkina sembra essere sfuggita di mano al controllo del governo centrale di Ouagadougou, e questo potrebbe aver permesso <strong>la proliferazione di gruppi estremisti di matrice jihadista</strong> che intendono prendere ostaggi per finanziare le propria &#8220;guerra&#8221;. Appena due giorni prima dal rapimento di Macalli, nove persone sono rimaste uccise in un doppio attacco considerato sempre di matrice jihadista. Lo scorso mese sette militari della <em>Forces de défense et de sécurité</em> (FDS) burkinabé avevano perso la vita in seguito all&#8217;<strong><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://lesechosdufaso.net/attaques-armees-contre-les-fds-une-oeuvre-de-demoralisation-apres-lechec-de-loccupation-du-sahel/">esplosione di uno Ied</a></strong> &#8211; improvised explosive device &#8211; sistemato sulla strada che venne innescato dal passaggio dei veicoli che li trasportavano. Altri cinque soldati erano morti in circostanze simili durante un altro attentato teso alla fine del mese luglio.</p>
<p></p>
<p>Gli attacchi e il recente rapimento non sono stati rivendicati, a differenza di quello lanciato lo scorso marzo ai datti dell&#8217;ambasciata francese di Ouagadougou; attentato che era stato rivendicato dal <strong>Groupe de soutien à l’islam et aux musulmans</strong> (Gisim): un gruppo locale affiliato ad Al Qaeda.  &#8220;L&#8217;identità dei gruppi che operano nel Burkina Faso orientale rimane misteriosa&#8221;,  ha affermato una fonte diplomatica francese.</p>
<p>&#8220;Il processo di identificazione è in corso&#8221;, secondo quanto riportato da <em>Le Monde</em>, ma l&#8217;ipotesi della presenza di una nuova cellula terroristica autonoma sorta in Burkina Faso sembra farsi concreta. Secondo il ricercatore presso l&#8217;International Development Research Center ed ex membro delle forze di sicurezza, <a href="https://www.lemonde.fr/afrique/article/2018/09/05/nous-assistons-a-la-naissance-d-une-nouvelle-cellule-terroriste-au-burkina-faso_5350644_3212.html">Mahamoudou Savadogo</a>, &#8220;alcuni militanti dello <strong>Stato islamico nel Grande Sahara</strong> (operante in Mali, <em>ndr</em>) si sarebbero ritirati nell&#8217;est del Burkina&#8221;; così la cellula si è organizzata &#8220;con il supporto di influenti leader delle comunità locali. I suoi capi sarebbero figli di dignitari della regione,<strong> radicalizzati dopo un soggiorno in Mali</strong> &#8220;.</p>
<p>Secondo le autorità locali e quelle francesi &#8211; probabilmente dopo una consultazione con il Dgse &#8211; questi gruppi prosperano in una regione boscosa e scarsamente popolata, completamente abbandonata dal controllo dello Stato e priva di ogni criterio di &#8220;sicurezza&#8221;. Quest&#8217;area, zona di confine tra Togo, Niger e Benin si trova per altro in punto cieco per la sopracitata <strong>operazione &#8220;Barkhane&#8221;</strong> &#8211; missione che sorveglia con gli occhi elettronici dei droni a lungo raggio Mq-9 dell&#8217;Armée de L&#8217;Air <strong>la fascia del &#8220;G5&#8221;</strong> che interessa anche Mali, Niger e Burkina Faso, ma che concentra la sua attenzione nelle zone desertiche più a nord.</p>
<p></p>
<p>Nonostante i contingenti militari presenti in loco, francesi americani e<strong> oggi anche italiani</strong>, stiano lanciando l&#8217;allarme dalle loro basi dove addestrano le forze di sicurezza locali, <strong>la situazione sembra essere peggiorata gradualmente, </strong>in Niger e in Burkina.</p>
<p>&#8220;Ci sono nuovi allarmi terroristici nell&#8217;est e siamo preoccupati per la debolezza della risposta delle autorità&#8221;, ha riportato una fonte diplomatica francese. Attualmente l&#8217;<strong>esercito burkiné i servizi di sicurezza sono allo sbando</strong>: conseguenza della caduta del presidente Compaoré. Il reggimento di sicurezza presidenziale è stato smantellato, e questa élite delle forze speciali del Burkina Faso non è mai stata sostituita. Questo ha prodotto una lacuna nella sicurezza che ha visto la libera proliferazione di bande armate nelle zone più remote dello stato.</p>
<p>L&#8217;Operazione francese Barkhane</p>
<p>Attualmente il contingente francese noto come <strong>G5 Sahel Joint Force</strong>, il più attivo nell&#8217;area in prossimità del Burkina Faso, è composto da una forza di 4.500 uomini e donne delle forze armate francesi che sotto il comando del generale Bruno operano in oltre 4 stati africani che compongono la fascia del G5. Dislocati su 8 basi stabili e temporanee &#8220;avanzate&#8221; tra Ciad, Mali, e Niger, in supporto all&#8217;operazione ci sono oltre 500 mezzi terrestri, 19 elicotteri Puma, 4 droni di sorveglianza Mq-9 e 14 da velivoli da trasporto, rifornimento e da caccia.</p>
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		<title>Mali, uccisi altri due soldati francesi  La guerra in Sahel è sempre più dura</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/mali-uccisi-due-soldati-francesi-guerra-sempre-cruenta.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Feb 2018 16:03:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[G-5 Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Missione italiana in Niger]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="680" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1380155832_3ab58663c5_b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1380155832_3ab58663c5_b.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1380155832_3ab58663c5_b-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1380155832_3ab58663c5_b-768x510.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>In Sahel la situazione si fa sempre più critica e la Francia piange due soldati caduti in Mali a seguito dell&#8217;esplosione di un ordigno Ied che ha colpito un veicolo blindato. I due caduti facevano parte del 1 ° reggimento di Spahis di Valenza. E sono già otto i militari francesi morti in Mali dall&#8217;estate del 2017, dodici quelli &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/mali-uccisi-due-soldati-francesi-guerra-sempre-cruenta.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/mali-uccisi-due-soldati-francesi-guerra-sempre-cruenta.html">Mali, uccisi altri due soldati francesi  La guerra in Sahel è sempre più dura</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="680" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1380155832_3ab58663c5_b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1380155832_3ab58663c5_b.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1380155832_3ab58663c5_b-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1380155832_3ab58663c5_b-768x510.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>In <strong>Sahel</strong> la situazione si fa sempre più critica e la <strong>Francia</strong> piange due soldati caduti in <strong>Mali</strong> a seguito dell&#8217;esplosione di un ordigno Ied che ha colpito un veicolo blindato. I due caduti facevano parte del 1 ° reggimento di Spahis di Valenza. E sono già otto i militari francesi morti in Mali dall&#8217;estate del 2017, dodici quelli uccisi mentre prestavano servizio nell&#8217;operazione Barkhane. &#8220;Mi inchino dinanzi al sacrificio dei soldati francesi. Sono morti per la nostra libertà. Questo rafforza la nostra determinazione a combattere insieme il terrorismo&#8221;, ha detto il presidente maliano, <strong>Ibrahim Boubacar Keita</strong>. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.lemonde.fr/afrique/article/2018/02/22/ibrahim-boubacar-keita-pas-question-de-negocier-avec-les-djihadistes_5260800_3212.html">In un&#8217;intervista al quotidiano francese <em>Le Monde</em></a>, Keita, che è stato ricevuto lunedì scorso dal presidente francese <strong>Macron</strong>, ha assicurato che le forze militari degli Stati della regione sono fortemente impegnate nella lotta al terrorismo che continuano a ottenere vittorie nella loro guerra.</p>
<p></p>
<p>Ma ai proclami ottimisti di Keita, si contrappone un realtà molto meno rosea. Gran parte del nord del Mali vive ancora sotto la minaccia di gruppi<strong> jihadisti</strong> se non direttamente sotto il loro controllo. E questi gruppi, quando possono, colpiscono i villaggi e le città della parte centrale del Paese sfruttando la vastità del territorio e l&#8217;incapacità fisiologica di controllare aree grandi e con scarsi mezzi.  D&#8217;altronde neanche i francesi, con mezzi nettamente superiori, sono riusciti nell&#8217;intento. Non è bastata<strong> l&#8217;operazione Serval</strong>, in cui Parigi ha guidato una forza multinazionale impiegando nel complesso più di 5mila soldati dell&#8217;esercito francese. E non è riuscita nell&#8217;intento la successiva <strong>operazione Barkhane</strong>, tutt&#8217;ora attiva, con 4mila uomini dispiegati dalla Francia. E non sembrano abbiano avuto successo neanche la<strong> <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.difesa.it/OperazioniMilitari/op_intern_corso/MINUSMA/Pagine/default.aspx">missione Minusma</a></strong> delle Nazioni Unite, costituita da 12mila soldati così come le missioni europee di addestramento e consulenza su tutto il territorio maliano.</p>
<p></p>
<p>Perché ci deve interessare la sorte del Mali, è evidente. Perché anch&#8217;esso è coinvolto nelle operazione della forza militare regionale congiunta del<strong> G5 Sahel</strong>, composta da 5mila soldati di Mali, Mauritania, Burkina Faso, Niger e Ciad. L&#8217;Unione europea contribuisce alla missione economicamente, con 100 milioni di euro. Ma ne mancano ancora 238 milioni. E, proprio per questo, <a href="http://www.askanews.it/esteri/2018/02/22/domani-summit-a-bruxelles-su-sahel-ecco-i-gruppi-armati-attivi-nella-regione-pn_20180222_00159/">a Bruxelles si sono riuniti i delegati dei Paesi coinvolti </a>per studiare il modo di ottenere i finanziamenti necessari. Oggi l&#8217;Ue dovrebbe decidere per il <a href="https://www.reuters.com/article/us-africa-security-sahel-eu/eu-to-double-funding-for-military-force-in-west-africas-sahel-region-idUSKCN1G70J7">raddoppiamento dei fondi </a>destinati alla missione. Oltre all&#8217;Unione europea, anche Stati Uniti, Arabia Saudita, Emirati, e i singoli Stati membri dell&#8217;Ue hanno promesso di finanziare la missione.</p>
<p></p>
<p>Keita ha dichiarato che &#8220;questa guerra è estremamente dura. <strong>Il nemico è invisibile e crudele</strong>. Ogni soldato che cade, muore per il Mali, ma anche per la Francia. Noi siamo soltanto un territorio di transito. <strong>L&#8217;obiettivo, la destinazione finale siete voi</strong>&#8220;. E il presidente del Mali si domanda e rimane perplesso sul perché l&#8217;Europa trovi i soldi per altre guerre, quando il Sahel è una fucina di minacce per tutta la stabilità del Vecchio continente. &#8220;Quando sappiamo quanti soldi sono stati spesi ogni giorno in Iraq e in Siria nei bombardamenti. Vedere oggi i Paesi del Sahel porgere la mano per ottenere 423 milioni di euro, confesso che fa male. Non siamo mendicanti&#8221; insiste Keita. E non lesina critiche alla stessa missione Onu nella regione, che per Keita è del tutto inadatta. &#8220;A cosa serve fare peacekeeping mentre stiamo combattendo una guerra regionale contro lo jihadismo? Senza un mandato più offensivo, che chiediamo da tempo con decisione, la Minusma è una delle missioni Onu che registra il maggior numero di perdite umane, impegnata soltanto in progetti sociali&#8221;.</p>
<p>La missione del G-5 Sahel è di fondamentale importanza per gli <strong>interessi strategici europei</strong>. E per i nostri soldati, così come per la nostra opinione pubblica, la morte dei due soldati francesi nel nord del Mali deve risuonare come un campanello d&#8217;allarme. Così come lo doveva essere la <a href="http://www.occhidellaguerra.it/43053-2/">morte dei quattro berretti verdi </a>in Niger. Pur in un territorio diverso, le nostre forze opereranno in un settore estremamente complesso e che non conosciamo bene. La nostra missione sarà<strong> no-combat</strong>, <a href="https://video.repubblica.it/dossier/governo-gentiloni/niger-pinotti-non-sara-una-missione-combat-ma-di-addestramento/294549/295162">a detta del ministro della Difesa</a>, con un impegno volto esclusivamente all&#8217;<strong>addestramento delle forze nigerine</strong>. Ma in una guerra complessa e sfaccettata come quella che andremo a combattere, di certo saremo considerati nemici al pari di qualsiasi altra forza. Andiamo in un territorio complesso, dove i nostri interessi per la gestione dei flussi migratori e delle carovane jihadiste s&#8217;intrecciano con gli enormi interessi politici ed economici francesi. L&#8217;Italia non poteva tirarsi indietro, per una serie di motivi politici e strategici. Ma guai a considerare quell&#8217;area il teatro di una guerra &#8220;soft&#8221;. Se il presidente del Mali chiede mezzi come quelli usati in Iraq, non lo fa casualmente. Le sigle del terrorismo islamico, le milizie armate e i gruppi ribelli sono nemici pericolosi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/mali-uccisi-due-soldati-francesi-guerra-sempre-cruenta.html">Mali, uccisi altri due soldati francesi  La guerra in Sahel è sempre più dura</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>&#8220;Sabre&#8221;, l&#8217;operazione della Francia  per eliminare i jihadisti in Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/sabre-loperazione-della-francia-eliminare-jihadisti-africa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jan 2018 07:46:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[G-5 Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="600" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/800px-FRF2_Afghanistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/800px-FRF2_Afghanistan.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/800px-FRF2_Afghanistan-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/800px-FRF2_Afghanistan-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Un meraviglioso reportage del quotidiano francese Le Figaro getta una nuova luce sulla campagna dell’esercito francese nel Sahel. Qui, da anni, le forze speciali di Parigi operano nella cornice di un’operazione tenuta sotto un bassissimo profilo mediatico, l’operazione “Sabre”. Un nome che a molti evoca pochissimo, perché sono pochissime le informazioni che si hanno sulle &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/sabre-loperazione-della-francia-eliminare-jihadisti-africa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/sabre-loperazione-della-francia-eliminare-jihadisti-africa.html">&#8220;Sabre&#8221;, l&#8217;operazione della Francia  per eliminare i jihadisti in Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="600" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/800px-FRF2_Afghanistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/800px-FRF2_Afghanistan.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/800px-FRF2_Afghanistan-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/800px-FRF2_Afghanistan-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p><p>Un meraviglioso reportage del <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.lefigaro.fr/international/2015/06/10/01003-20150610ARTFIG00384-le-sabre-des-forces-speciales.php">quotidiano francese <em>Le Figaro</em></a> getta una nuova luce sulla campagna dell’esercito francese nel <strong>Sahel</strong>. Qui, da anni, le forze speciali di Parigi operano nella cornice di un’operazione tenuta sotto un bassissimo profilo mediatico, <strong>l’operazione “Sabre”</strong>. Un nome che a molti evoca pochissimo, perché sono pochissime le informazioni che si hanno sulle operazioni svolte dall’élite dell’esercito francese. Il che è un bene, perché dimostra la quasi totale impermeabilità del comando alle sirene dei media, ma che forse è esagerato da parte del quotidiano, dal momento che informazioni sull’operazione si hanno, seppur rade, da almeno tre anni.</p>
<p></p>
<p>I giornalisti de <em>Le Figaro</em> hanno però avuto il privilegio di essere fra i pochissimi se non i primi del settore a poter accompagnare una pattuglia delle forze speciali nel loro lavoro quotidiano, sbarcati insieme a un elicottero di rifornimento, probabilmente da una delle basi nei pressi di Ouagadougou. E quello che è veramente importante di questo reportage è soprattutto il fatto di ampliare la conoscenza su un impegno militare che adesso sta diventando fondamentale nello scacchiere africano e nella lotta al terrorismo internazionale. Le unità, guidate dal <strong>Comando Operazioni Speciali (Commandement des opérations spéciales, abbreviato in COS)</strong> stanno guidando la guerra nel nord del Mali da anni e danno la <strong>caccia agli jihadisti</strong> in condizioni di quasi clandestinità. Il loro compito è quello di svolgere operazioni chirurgiche, non ultima l’uccisione di due importanti leader islamisti locali. “Nella notte tra il 17 e il 18 maggio, il gruppo Sabre delle forze speciali francesi <strong>ha ‘neutralizzato’ nell&#8217;estremo nord del Mali due dei principali leader di al-Qaeda nel Maghreb islamico e Ansar Dine</strong>, responsabili di numerosi attacchi terroristici e ripetuti abusi contro le popolazioni maliane”, scrive <em>Le Figaro</em>. Si tratta di Abdelkrim al-Targui, detto il “Tuareg”, e di Ibrahim Ag Inawalen, nome in codice “Bana”. Una vera e propria caccia tra le infinite sabbie del Sahel e del Sahara, compiuta con le più moderne attrezzature &#8211; ma presto ne arriveranno altre &#8211; e con un contingente che rappresenta la punta di diamante delle forze terrestri d’Oltralpe.</p>
<p></p>
<p>La Francia da tempo ritiene sia giunto il momento di migliorare l’approccio delle proprie forze armate e della propria strategia nell’area sahelo-sahariana. Non più operazioni speciali, ma un impegno di massa, già in atto con le <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/uranio-petrolio-jihad-pilastri-della-guerra-francese-nel-sahel/">altre operazioni delle truppe di Parigi, la <strong>Barkhane</strong> in primis</a>, ma che soprattutto deve essere inclusivo di nuove forze. Ed è importante ricordare che, <strong>dove oggi operano le forze speciali francesi, sarà dove in futuro arriveranno le truppe italiane</strong> del contingente che il governo ha deciso di inviare a supporto della missione internazionale anti-terrorismo. Insieme a Francia, Germania e Stati Uniti e con i soldati della forza internazionale del <strong>G-5 Sahel</strong>, le forze italiane saranno impegnate come addestratori delle forze locali nella lotta al terrorismo islamico. La missione, infatti, è esclusivamente prevista con quella logica, in una sorta di riproduzione africana di quanto avvenuto in Iraq.</p>
<p></p>
<p><strong>L’Italia arriva in Sahel con il terreno preparato da questa caccia allo jihadista svolta dell’élite francese</strong>, che staziona lì da anni per impedire che l’islamismo cresca e raggiunga un livello di guardia che possa sovvertire i governi locali. La lezione appresa in Siria e Iraq probabilmente ha fatto riflettere: il terrorismo può diventare incontrollabile e mettere a rischio la propria strategia. Se non si può sradicare del tutto, l’importante è che non sia lasciato libero di espandere il proprio dominio. In Siria lo si è lasciato fare, perché Assad era un nemico. In Iraq si è intervenuti troppo tardi e la guerra ha causato un numero infinito di vittime, abusi e barbarie. In Africa il rischio dell’ascesa delle sigle dell’islamismo non è più prossimo, ma è già realtà. E il fatto che i francesi pattuglino quelle aree è perché si sa che lì, la minaccia è fortissima.<strong> Per Parigi ci sono interessi economici, di sicurezza e politici di non poco conto</strong>. Dal Sahel proviene gran parte dell’uranio delle proprie centrali nucleari, i governi sono legati a doppio filo alla strategia di Parigi e il fenomeno dell’immigrazione clandestina e del terrorismo si sviluppa fra le sabbie di quella regione. Noi andremo lì con lo scopo di aiutare le forze locali a fermare i traffici criminali legati al terrorismo, dalle armi, alla droga all’immigrazione clandestina. <strong>Ma l’area a noi assegnata, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/litalia-sempre-piu-presente-niger-fermare-migranti-jihadisti/">tra Mali e Niger</a>, è quella dove c’è una più alta concentrazione di miliziani</strong>. Gli <strong>Usa</strong>, dopo l’uccisione dei quattro berretti verdi, hanno virato verso una campagna quasi esclusivamente caratterizzata dall’utilizzo dei <strong>droni</strong>. Noi manderemo i nostri uomini.</p>
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		<title>In Sahel si risveglia lo Stato islamico  e minaccia anche le truppe italiane</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/sahel-si-risveglia-lo-islamico-minaccia-anche-le-truppe-italiane.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jan 2018 08:33:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda nel Maghreb]]></category>
		<category><![CDATA[G-5 Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="843" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20171020182506_24706578.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20171020182506_24706578.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20171020182506_24706578-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20171020182506_24706578-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20171020182506_24706578-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20171020182506_24706578-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Lo Stato islamico avanza nel Sahele si riunisce sotto la guida di Adnan Abu Walid al-Sahraoui, prima membro di Al Qaeda e ora, dopo aver giurato fedeltà al Califfato, sotto le bandiere nere. Ieri, le due rivendicazioni di attentati da parte del gruppo che guida, e riportate dal sito di notizie della Mauritania, Nouakchott News &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/sahel-si-risveglia-lo-islamico-minaccia-anche-le-truppe-italiane.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/sahel-si-risveglia-lo-islamico-minaccia-anche-le-truppe-italiane.html">In Sahel si risveglia lo Stato islamico  e minaccia anche le truppe italiane</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="843" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20171020182506_24706578.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20171020182506_24706578.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20171020182506_24706578-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20171020182506_24706578-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20171020182506_24706578-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20171020182506_24706578-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Lo <strong>Stato islamico</strong> avanza nel <strong>Sahel</strong>e si riunisce sotto la guida di <strong>Adnan Abu Walid al-Sahraoui</strong>, prima membro di Al Qaeda e ora, dopo aver giurato fedeltà al Califfato, sotto le bandiere nere. Ieri, le due rivendicazioni di attentati da parte del gruppo che guida, e riportate dal sito di notizie della Mauritania, <a style="color: #0000ff" href="http://www.ani.mr/?q=node/7245"><em>Nouakchott News Agency</em></a>, hanno certificato quello che le intelligence mondiali già avevano ben chiaro: dietro l’<strong>attacco contro le truppe francesi</strong> di giovedì e dietro l’<strong>attacco che uccise quattro berretti verdi Usa in Niger</strong>, ci sono loro. La notizia è di fondamentale importanza perché mostra come la questione del terrorismo islamista in Africa, soprattutto nella regione del Sahel, diventi a questo punto prioritaria. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.nytimes.com/2018/01/13/world/africa/niger-isis-green-berets-attack.html">Come riporta il <em>New York Times</em></a>, i dettagli dell&#8217;attacco alle forze americane rimangono oscuri, e i membri della pattuglia sopravvissuti all’attacco hanno fornito resoconti contrastanti. Non è chiaro se la pattuglia sia stata semplicemente vittima di un&#8217;imboscata, o se sia stata attaccata dopo aver ricevuto l’ordine di sostenere una missione antiterrorismo separata (e clandestina) contro i militanti islamisti nell&#8217;area. Nella sua dichiarazione inviata al sito web mauritano, già noto per essere stato l’interlocutore privilegiato delle rivendicazioni dei terroristi che operano in quell’area del mondo, il gruppo di Sahraoui ha anche rivendicato la responsabilità di un attacco a un convoglio di truppe francesi in Mali e che ha lasciato tre feriti ma per fortuna nessun morto. Due rivendicazioni che dimostrano la forza che hanno assunto questi combattenti nell’arco degli ultimi anni.</p>
<p></p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;815&#8243; gal_title=&#8221;ISIS QAR&#8221;]</p>
<p></p>
<p><strong>La portata dei legami di Sahraoui con lo Stato islamico non è chiara</strong>. Il sito web che ha pubblicato la dichiarazione del gruppo è stato sempre la cassa di risonanza dei terroristi legati ad Al Qaeda e non allo Stato islamico. E gli analisti adesso si domandano quale sia il legame della cellula che ha colpito con la cellula-madre. &#8220;C&#8217;è molto che non sappiamo su come quest’operazione si ricolleghi alla ‘nave madre’, qual è il tessuto connettivo?&#8221; si chiede Thomas Joscelyn, senior fellow presso la Foundation for Defense of Democracies a Washington. &#8220;Ci sono molte possibilità e molti fattori in gioco&#8221;. Insomma, anche gli analisti americani navigano nell’ombra. E, in effetti, <strong>la rivendicazione lascia perplessi, sia per l’agenzia cui è stata consegnata, sia per la tempistica</strong>. L’attentato contro i francesi dell’operazione Barkhane è avvenuto giovedì scorso e la rivendicazione è stata praticamente istantanea, essendo stata inviata venerdì. Ma l’operazione contro le forze americane in Niger è avvenuta a ottobre e, pur ammettendo che l’area colpita sia praticamente esclusa da ripetitori che possano trasmettere messaggi e comunicazioni, è difficile credere che l’Isis non abbia avuto i mezzi per comunicare con l’esterno in questi mesi. C’è chi ritiene che questo ampio lasso di tempo sia dovuto a problemi tecnici legati alla perdita di territorio in Siria e Iraq e dunque delle sedi da cui veniva svolta l’opera di propaganda. Ma è difficile pensare che non vi fossero mezzi per rivendicare l’attacco alle agenzie africane. E<strong> l’attacco ai soldati americani in Niger resta ancora avvolto nel mistero</strong> anche per lo stesso Pentagono, che non ha mai svelato a sufficienza i retroscena.</p>
<p></p>
<p><strong>Il mistero di questo rallentamento nella rivendicazione potrebbe anche essere frutto del passaggio di Sahraoui da Al Qaeda allo Stato islamico</strong>. Un cambiamento di bandiera che sembra abbia anche scatenato disordini e scontri a fuoco fra le diverse fazioni, tanto che si credeva che anche lui fosse stato colpito durante una sparatoria. Tutto a dimostrazione dell’importanza di questo passaggio, tutt’altro che secondario nello scacchiere terroristico del Sahel. <strong>Sahraoui si unì ad Al Qaeda nel 2010</strong> e divenne molto presto <strong>luogotenente di Abdelhamid Abu Zeid, leader di Al Qaeda nel Maghreb e a capo della cellula che rapì Maria Sandra Mariani il 2 febbraio del 2011</strong> nel sud dell’Algeria. Si separò da Al Qaeda nel 2012, dopo che gli jihadisti presero la maggior parte del Mali settentrionale e divenne leader di un gruppo jihadista terzo. Poi, nel maggio 2015, ha giurato fedeltà ad Abu Bakr al-Baghdadi, ma <strong>le dichiarazioni di Sahraoui non mai state inserite nei media dello Stato islamico</strong>, neanche la rivendicazione di venerdì, che invece avrebbe dovuto possedere un’importanza decisiva nella guerra del terrorismo. Un’assenza mediatica che molti ritengono sia frutto di diffidenza dell’Isis nei confronti di Sahraoui, o di una sua posizione peculiare e indipendente. Adesso, non solo rivendica gli attentati alle forze occidentali, ma <strong>la sua organizzazione ha annunciato che &#8220;unirà le forze&#8221; del terrorismo islamico locale per combattere contro le truppe dei Paesi che formano la forza del G5-Sahel</strong> (Mali, Niger, Mauritania, Ciad e Burkina Faso) <strong>e quelle occidentali che la supportano</strong> (Francia, Germania e Italia, con l’appoggio degli Stati Uniti). Un messaggio che l’Italia non può sottovalutare, visto che invierà alcune centinaia di uomini nell’area. <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2017-12-26/i-rischi-militari-e-politici-missione-niger--194001.shtml?uuid=AEHXpIXD">Come riporta <em>Il Sole 24 Ore</em></a>, il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano, ha detto che la missione “avrà il compito di addestrare le forze nigerine e renderle in grado di contrastare efficacemente il traffico di migranti ed il terrorismo”. Ma saremo in guerra. I terroristi non sembrano fare distinzioni fra chi addestra e chi opera in battaglia.</p>
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