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	<title>Fratellanza musulmana Archives - InsideOver</title>
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	<title>Fratellanza musulmana Archives - InsideOver</title>
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		<title>Come i Fratelli Musulmani si sono infiltrati in Europa sotto gli occhi dei governi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jun 2025 14:52:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Fratellanza musulmana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611154659292_001b11287d223096a3aed739f68e0f67.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611154659292_001b11287d223096a3aed739f68e0f67.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611154659292_001b11287d223096a3aed739f68e0f67-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611154659292_001b11287d223096a3aed739f68e0f67-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611154659292_001b11287d223096a3aed739f68e0f67-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611154659292_001b11287d223096a3aed739f68e0f67-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611154659292_001b11287d223096a3aed739f68e0f67-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611154659292_001b11287d223096a3aed739f68e0f67-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un rapporto ufficiale, finalmente, squarcia il velo su una questione che da anni aleggia come un’ombra sulla sicurezza nazionale francese: la presenza dei Fratelli Musulmani, un’organizzazione fondata nel 1928 in Egitto da Hassan al-Banna, che si è radicata in modo capillare nella società francese, con particolare attenzione alla comunità musulmana. Il documento, redatto da un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/come-i-fratelli-musulmani-si-sono-infiltrati-in-europa-sotto-gli-occhi-dei-governi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611154659292_001b11287d223096a3aed739f68e0f67.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611154659292_001b11287d223096a3aed739f68e0f67.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611154659292_001b11287d223096a3aed739f68e0f67-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611154659292_001b11287d223096a3aed739f68e0f67-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611154659292_001b11287d223096a3aed739f68e0f67-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611154659292_001b11287d223096a3aed739f68e0f67-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611154659292_001b11287d223096a3aed739f68e0f67-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240611154659292_001b11287d223096a3aed739f68e0f67-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un rapporto ufficiale, finalmente, squarcia il velo su una questione che da anni aleggia come un’ombra sulla sicurezza nazionale francese: la <strong>presenza dei Fratelli Musulmani, un’organizzazione fondata nel 1928 in Egitto da Hassan al-Banna, </strong>che si è radicata in modo capillare nella <strong>società francese, con particolare attenzione alla comunità musulmana</strong>. Il <a href="https://it.insideover.com/schede/difesa/come-funzionano-i-servizi-segreti-francesi.html">documento, redatto da un prefetto e un ambasciatore, </a>delinea con chiarezza la strategia di espansione della Confraternita, che si articola attraverso moschee, scuole e il controllo di interi ambienti territoriali. Emmanuel Macron, commentando il rapporto durante un consiglio di difesa, ha definito i fatti “di estrema gravità” e ha chiesto al governo di agire. Un passo avanti, certo, ma che arriva con un ritardo sconcertante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La proliferazione dei Fratelli Musulmani</h2>



<p>La vera domanda, però, non è tanto il contenuto del rapporto, quanto il suo tempismo. Perché si è dovuto aspettare il 2025 per vedere un’analisi ufficiale su un fenomeno che da decenni si espande come una metastasi? La proliferazione dei Fratelli Musulmani non è una novità, né in Francia né altrove. E<strong> il problema non è l’Islam in sé, </strong>che di per sé non rappresenta una minaccia, ma l’uso strumentale che alcuni movimenti, come la Confraternita, fanno della religione per perseguire obiettivi che spesso poco hanno a che fare con la spiritualità e molto con la politica, il potere e l’influenza. Obiettivi che, curiosamente, sembrano trovare un terreno fertile proprio nel cuore dell’Occidente.</p>



<p>Ciò che colpisce, e che il rapporto sembra accuratamente evitare di affrontare, è il rapporto ambiguo, per non dire complice, tra i <strong>Fratelli Musulmani e i servizi segreti occidentali</strong>, in particolare quelli <a href="https://it.insideover.com/schede/difesa/le-spie-del-regno-unito-come-funziona-lintelligence-di-londra.html">britannici </a>e <a href="https://it.insideover.com/schede/difesa/la-complessa-comunita-dellintelligence-usa.html">americani,</a> ma non solo. È un tema scomodo, che tocca nervi scoperti della geopolitica globale. Da decenni, infatti, la Confraternita sembra godere di una sorta di immunità, se non di protezione, da parte di alcune potenze occidentali. Questo silenzio ufficiale, questa reticenza a indagare sui legami tra i servizi segreti e un’organizzazione che in diversi Paesi è considerata terroristica, è forse il vero scandalo. Perché nessuno sembra voler rispondere alla domanda fondamentale: chi finanzia i Fratelli Musulmani? E perché, nonostante le loro attività siano note, continuano a operare indisturbati?</p>



<p>La storia dei Fratelli Musulmani è intrecciata con quella delle <strong>strategie occidentali in Medio Oriente </strong>e oltre. Fin dalla loro nascita, hanno rappresentato un attore utile per alcuni governi, utilizzati come contrappeso a movimenti nazionalisti o socialisti in paesi chiave come l’Egitto o la Siria. Durante la Guerra Fredda, la loro opposizione ai regimi laici e filocomunisti li ha resi, agli occhi di Londra e Washington, un alleato tattico, se non strategico. Ancora oggi, la loro influenza si estende in Europa, dove controllano reti di associazioni, centri culturali e luoghi di culto, spesso con finanziamenti opachi che nessuno sembra voler tracciare fino in fondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Esempi concreti di sostegno occidentale ai Fratelli Musulmani in funzione anticomunista</h2>



<p>Per comprendere la natura di questo rapporto ambiguo, è utile guardare ad alcuni episodi storici che illustrano il sostegno, diretto o indiretto, offerto dai servizi segreti americani e britannici ai Fratelli Musulmani, soprattutto durante la Guerra Fredda, quando l’obiettivo primario era contenere l’influenza sovietica.</p>



<p>Negli anni successivi alla rivoluzione egiziana del 1952, <strong>Gamal Abdel Nasse</strong>r consolidò un regime nazionalista e panarabo, con forti simpatie per l’Unione Sovietica. I Fratelli Musulmani, che promuovevano un’ideologia islamista in opposizione al socialismo nasseriano, divennero un alleato tattico per gli Stati Uniti e il Regno Unito. Secondo documenti desecretati, la CIA intrattenne contatti con membri della Confraternita negli anni ’50, vedendoli come un contrappeso ideologico al nasserismo. Sebbene Nasser avesse bandito l’organizzazione nel 1954 dopo un tentato attentato, i Fratelli trovarono rifugio in paesi come l’Arabia Saudita, dove ricevettero finanziamenti e protezione, spesso con il tacito consenso occidentale. Il Regno Unito, in particolare, ospitò figure di spicco della Confraternita a Londra, dove potevano operare liberamente, pubblicando materiali e organizzando reti internazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><br>Afghanistan negli anni ’80: il ruolo nella jihad antisovietica</h2>



<p>Un altro esempio emblematico è il sostegno indiretto ai Fratelli Musulmani durante la guerra in Afghanistan (1979-1989). La CIA, in collaborazione con i servizi pakistani (ISI) e sauditi, finanziò e armò i mujahidin per combattere l’occupazione sovietica. Tra i beneficiari di questi fondi c’erano gruppi legati alla galassia dei Fratelli Musulmani, che condividevano l’obiettivo di combattere il comunismo attraverso una mobilitazione religiosa. Sebbene non fossero i principali destinatari degli aiuti americani, i Fratelli giocarono un ruolo chiave nell’organizzazione ideologica della resistenza, contribuendo a diffondere un islamismo militante che, in seguito, si sarebbe rivelato un’arma a doppio taglio per l’Occidente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Siria negli anni ’80: il supporto contro il regime di Assad</h2>



<p>In Siria, il regime laico di <a href="https://it.insideover.com/politica/siria-adesso-e-lotta-interna-alla-famiglia-assad.html">Hafez al-Assad</a>, alleato dell’URSS, reprimeva duramente i Fratelli Musulmani, culminando nel massacro di Hama del 1982. Durante questo periodo, i servizi britannici e americani, secondo fonti storiche, fornirono un sostegno logistico e finanziario a gruppi di opposizione, tra cui esponenti della Confraternita, per destabilizzare il regime siriano. Sebbene le prove dirette siano limitate, rapporti dell’epoca suggeriscono che Londra e Washington vedevano nei Fratelli un utile strumento per indebolire un governo filosovietico, nonostante i rischi legati alla loro agenda islamista.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Protezione in Europa: il caso del Regno Unito</h2>



<p>Il Regno Unito, in particolare, ha una lunga storia di ospitalità verso esponenti dei Fratelli Musulmani. Negli anni ’70 e ’80, Londra divenne un hub per i leader della Confraternita in fuga da regimi autoritari del Medio Oriente. Questo non era solo un atto di tolleranza democratica: secondo analisti come Mark Curtis, autore di Secret Affairs: Britain’s Collusion with Radical Islam, il governo britannico vedeva nei Fratelli un alleato utile per contrastare l’influenza sovietica e i movimenti nazionalisti laici. Organizzazioni affiliate alla Confraternita, come la Muslim Association of Britain, hanno potuto operare liberamente, costruendo reti che si sono poi radicate in tutta Europa.<br>Questi esempi dimostrano come, in diverse fasi storiche, i Fratelli Musulmani siano stati percepiti come un alleato funzionale agli interessi occidentali, in particolare nella lotta contro il comunismo. Tuttavia, questa collaborazione ha avuto conseguenze di lungo termine. La tolleranza, se non il sostegno attivo, ha permesso alla Confraternita di consolidare la propria influenza, non solo in Medio Oriente ma anche in Europa, dove oggi opera attraverso una rete di associazioni, scuole e moschee che promuovono la loro visione ideologica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un silenzio che persiste</h2>



<p>Il rapporto francese, pur importante, si limita a fotografare una realtà già nota, senza osare toccare il cuore del problema: l’ipocrisia di un Occidente che da un lato denuncia l’islamismo radicale, dall’altro sembra tollerarlo quando serve ai propri scopi geopolitici. Questa contraddizione non è nuova, ma continua a essere ignorata. E mentre i governi si concentrano su misure di facciata, la Confraternita tesse la sua tela, sfruttando le libertà democratiche per consolidare un’influenza che, in ultima analisi, potrebbe minare proprio quelle libertà.</p>



<p>Il caso francese non è isolato. In tutta Europa, i Fratelli Musulmani operano sotto il radar, sfruttando il pluralismo e la tolleranza delle società aperte per costruire una presenza strutturata, che va oltre la religione e si insinua nella politica, nell’educazione e nella società civile. Ma il vero interrogativo resta: perché i servizi occidentali, che pure dispongono di risorse e informazioni, non hanno mai affrontato con decisione questa rete? È solo inerzia, o c’è qualcosa di più profondo, un calcolo strategico che sfugge all’opinione pubblica?</p>



<p>Il rapporto francese è un primo passo, ma rischia di rimanere un esercizio accademico se non si affrontano le domande scomode. Non basta denunciare la “tumorosità” della Confraternita; serve il coraggio di indagare su chi, in Occidente, ha permesso che questa tumeur crescesse indisturbata. Fino a quando queste domande resteranno senza risposta, qualsiasi misura di contrasto rischia di essere un palliativo, un modo per tranquillizzare l’opinione pubblica senza intaccare le radici del problema.</p>



<p>In un mondo in cui la trasparenza è sbandierata come valore supremo, il silenzio su questo tema è assordante. E, forse, colpevole.</p>
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		<title>Chi era Hasan al-Banna, il fondatore dei Fratelli Musulmani</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/religioni/chi-era-hasan-al-banna-il-fondatore-dei-fratelli-musulmani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 May 2021 06:53:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fratellanza musulmana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1048" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1469946094-musulmani-preghiera.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1469946094-musulmani-preghiera.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1469946094-musulmani-preghiera-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1469946094-musulmani-preghiera-768x419.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1469946094-musulmani-preghiera-1024x559.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Talvolta si promuove e veicola erroneamente l&#8217;idea che l&#8217;epopea dell&#8217;islam politico abbia avuto inizio nel lontano 1979, anno della rivoluzione khomeinista in Iran. In realtà, come le origini del terrorismo islamista antecedono Osama bin Laden e Al-Qāʿida, così la storia dell&#8217;islam politico precede Ruhollah Khomeini affondando le origini nel pensiero e nell&#8217;azione di Hasan al-Banna, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/religioni/chi-era-hasan-al-banna-il-fondatore-dei-fratelli-musulmani.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1048" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1469946094-musulmani-preghiera.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1469946094-musulmani-preghiera.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1469946094-musulmani-preghiera-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1469946094-musulmani-preghiera-768x419.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1469946094-musulmani-preghiera-1024x559.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Talvolta si promuove e veicola erroneamente l&#8217;idea che l&#8217;epopea dell&#8217;<strong>islam politico</strong> abbia avuto inizio nel lontano 1979, anno della rivoluzione khomeinista in <strong>Iran</strong>. In realtà, <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/chi-era-abdullah-azzam-il-mentore-di-osama-bin-laden.html">come le origini del terrorismo islamista antecedono Osama bin Laden e Al-Qāʿida</a>, così la storia dell&#8217;islam politico precede<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-era-ruhollah-khomeini.html"> Ruhollah Khomeini</a> affondando le origini nel pensiero e nell&#8217;azione di <strong>Hasan al-Banna</strong>, il fondatore della<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-fratelli-musulmani.html"> Fratellanza Musulmana</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/schede/religioni/chi-era-hasan-al-banna-il-fondatore-dei-fratelli-musulmani.html">Chi era Hasan al-Banna, il fondatore dei Fratelli Musulmani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il &#8220;sultano&#8221; Erdogan tende la mano al &#8220;faraone&#8221; Al Sisi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-sultano-erdogan-tende-la-mano-al-faraone-al-sisi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Mar 2021 05:43:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Fratellanza musulmana]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterraneo Allargato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/turchia-egitto-mediterraneo-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="turchia egitto mediterraneo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/turchia-egitto-mediterraneo-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/turchia-egitto-mediterraneo-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/turchia-egitto-mediterraneo-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/turchia-egitto-mediterraneo-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/turchia-egitto-mediterraneo-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/turchia-egitto-mediterraneo-2048x1366.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Turchia del “presidente-sultano” Recep Tayyip Erdogan tende la mano all’Egitto del “generale-faraone” Abdel Fatah Al Sisi e prova a cambiare gli equilibri di uno spazio geopolitico vitale per l’Italia: il cosiddetto Mediterraneo allargato. Da tempo Ankara e il Cairo si parlano dietro le quinte per mettersi d’accordo sui dossier più scottanti: dalla guerra in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-sultano-erdogan-tende-la-mano-al-faraone-al-sisi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-sultano-erdogan-tende-la-mano-al-faraone-al-sisi.html">Il &#8220;sultano&#8221; Erdogan tende la mano al &#8220;faraone&#8221; Al Sisi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/turchia-egitto-mediterraneo-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="turchia egitto mediterraneo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/turchia-egitto-mediterraneo-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/turchia-egitto-mediterraneo-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/turchia-egitto-mediterraneo-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/turchia-egitto-mediterraneo-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/turchia-egitto-mediterraneo-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/turchia-egitto-mediterraneo-2048x1366.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La <strong>Turchia</strong> del “presidente-sultano” <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Recep Tayyip Erdogan</a> tende la mano all’<strong>Egitto</strong> del “generale-faraone” <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-abdel-fattah-al-sisi.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Abdel Fatah Al Sisi</a> e prova a cambiare gli equilibri di uno spazio geopolitico vitale per l’Italia: il cosiddetto <strong>Mediterraneo</strong> allargato. Da tempo Ankara e il Cairo si parlano dietro le quinte per mettersi d’accordo sui dossier più scottanti: dalla guerra in <strong>Libia</strong> allo sfruttamento delle risorse di <strong>gas</strong> sui fondali del <em>Mare Nostrum</em>, dalla sicurezza lungo le rotte del Mar Rosso fino alla maxi-diga che l’Etiopia sta costruendo sul Nilo.</p>
<p>L’11 marzo, il ministro degli Affari Esteri turco, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-mevlut-cavusoglu.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Mevlut Cavusoglu</strong></a>, la “colomba” usata da Erdogan per stemperare le tensioni che lui stesso crea all’estero per motivi interni &#8211; calo di consensi in patria e necessità di distrarre l’opinione pubblica dalla crisi economica -, annuncia la <a href="https://www.aljazeera.com/news/2021/3/12/turkey-says-first-diplomatic-contacts-made-with-egypt-since-2013" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ripresa delle relazioni</a> con l’Egitto, anche nel campo della sicurezza e dell’intelligence. Il 14 marzo, il collega egiziano Sameh Shoukry <a href="https://www.reuters.com/article/uk-egypt-turkey-idUSKBN2B60JC" target="_blank" rel="noopener noreferrer">conferma</a> in parlamento che il Cairo è disposto a “un cambiamento reale” nella politica nei confronti della Turchia, pur chiedendo ad Ankara dei passi avanti concreti e di inviare segnali di rottura rispetto al passato.</p>
<h2>Le dieci richieste dell’Egitto</h2>
<p>Come riportato dall’<em><a href="https://www.nova.news/secondo-fonti-stampa-legitto-pone-dieci-condizioni-per-il-ripristino-delle-relazioni-con-la-turchia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Agenzia Nova</a></em>, l’Egitto avrebbe informalmente posto <strong>dieci condizioni</strong> alla Turchia per normalizzare le relazioni interrotte nel 2013. Alcune richieste suonano come volutamente provocatorie, la pretesa di arrivare a un accordo con Grecia e Cipro è francamente irrealistica. Ma altre istanze, come la fine della propaganda mediatica anti-egiziana e il ritiro dei mercenari dalla Libia, sembrano più realistiche e coerenti con alcuni recenti accadimenti, come la <a href="https://www.agenzianova.com/a/6059ac58ef1a79.22688026/3369048/2021-03-23/turchia-egitto-giornalisti-fratelli-musulmani-pronti-a-lasciare-istanbul-2/linked" target="_blank" rel="noopener noreferrer">partenza</a> di alcuni giornalisti da Istanbul e di un gruppo di <a href="https://www.agenzianova.com/a/6059b26fa75371.56157079/3369084/2021-03-23/libia-fonti-stampa-primi-mercenari-siriani-lasciano-tripoli" target="_blank" rel="noopener noreferrer">mercenari</a> dalla Libia. Le dieci richieste, pubblicate su Facebook dal direttore del quotidiano filo-governativo <em>Al Watan</em>, sono le seguenti:</p>
<ul>
<li>qualsiasi <a href="https://www.agenzianova.com/a/5de62461641085.14216638/2718584/2019-12-03/turchia-libia-anadolu-accordo-su-confini-marittimi-per-prevenire-azioni-unilaterali-nel-mediterraneo" target="_blank" rel="noopener noreferrer">accordo sulla demarcazione marittima</a> deve rispettare il diritto internazionale: il riferimento è al pretenzioso accordo tra Ankara e Tripoli sulla delimitazione delle rispettive <strong>Zone economiche esclusive</strong> nel Mediterraneo Orientale;</li>
<li>le comunicazioni resteranno esclusivamente al livello di sicurezza finché Il Cairo non sarà certo della conformità turca ai principi generali, con particolare riferimento al finanziamento del terrorismo;</li>
<li>qualsiasi accordo turco-egiziano sullo sfruttamento delle risorse offshore deve seguire un accordo di Ankara con gli alleati europei, e, in particolare, con <strong>Grecia</strong> e <strong>Cipro</strong>;</li>
<li>ritiro dei mercenari dalla <strong>Libia</strong>;</li>
<li>ritiro dei mercenari dalla <strong>Siria</strong> e accordo con l’<strong>Iraq</strong> per non intervenire nei territori del Kurdistan iracheno;</li>
<li>inclusione nei negoziati di sauditi ed emiratini e scuse ufficiali per i presunti crimini perpetrati negli ultimi anni dalla Turchia contro gli Stati del Golfo;</li>
<li>impegno della Turchia a non intervenire mai negli affari degli Stati arabi;</li>
<li>blocco di tutti i media dei <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-fratelli-musulmani.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fratelli musulmani</a> che attaccano l’Egitto e gli Stati del Golfo e stop alle attività politiche della Fratellanza;</li>
<li>via libera della Turchia alle attività dell’Interpol per arrestare ricercati presenti nel Paese;</li>
<li>obbligo per la Turchia di rispettare tutte queste condizioni prima di essere invitata a partecipare all’East Mediterranean Gas Forum.</li>
</ul>
<p><figure id="attachment_313158" aria-describedby="caption-attachment-313158" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-313158 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/mappa-mediterraneo-orientale-grecia-turchia-1024x891.png" alt="" width="1024" height="891" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/mappa-mediterraneo-orientale-grecia-turchia-1024x891.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/mappa-mediterraneo-orientale-grecia-turchia-300x261.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/mappa-mediterraneo-orientale-grecia-turchia-768x668.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/mappa-mediterraneo-orientale-grecia-turchia-1536x1337.png 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/mappa-mediterraneo-orientale-grecia-turchia-2048x1782.png 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-313158" class="wp-caption-text">Infografica di Alberto Bellotto</figcaption></figure></p>
<h2>La partita dell’energia</h2>
<p>L’East Mediterranean Gas forum (Emgf) è un’<a href="https://temi.camera.it/leg18/dossier/OCD18-14568/statuto-east-mediterranean-gas-forum-emgf-fatto-al-cairo-22-settembre-2020.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">organizzazione internazionale</a> tesa a sfruttare le risorse energetiche del Mestierante Orientale e che annovera l’Italia tra i Paesi fondatori. Di fatto, si tratta di una alternativa al <strong>TurkStream</strong>, il gasdotto russo-turco (già Turkish Stream) erede del South Stream che doveva arrivare in Italia. Il fulcro dell’Emfg è l’Egitto e l&#8217;Egitto è al tempo stesso l&#8217;anima dell&#8217;Emfg. Non solo perché il segretariato generale dell’organizzazione ha sede al Cairo. L’intera iniziativa ruota infatti attorno agli impianti di rigassificazione sulla costa egiziana, seguendo l’idea che l’Egitto possa fungere da <em>hub</em> per il commercio di energia verso l’Europa. Ma i recenti segnali di distensione verso la Turchia potrebbero modificare almeno in parte questo disegno.</p>
<p>A fine febbraio, l’Egitto ha pubblicato la mappa di una gara d’appalto per la ricerca di idrocarburi offshore che includeva un blocco esplorativo a est del 28esimo parallelo: un assist alla Turchia e uno smacco per la Grecia, perché questa fascia di mare coinvolge anche la zona contesa di (Catelrosso) Kastellorizo. Dopo le proteste di Atene, Il Cairo ha poi modificato la mappa, ma lo schema degli egiziani segue comunque i contorni della &#8220;Mavi Vatan” turca (la mega Zona economica esclusiva che includerebbe porzioni di mare di Cipro e Grecia), pur senza riconoscerla.</p>
<p>Perché? Come scrive Marco Florian su <em><a href="http://www.cybernaua.it/news/newsdett.php?idnews=9045&amp;fbclid=IwAR1k96cP7PFHgvB7u_vL7ZDTm-LR7h5rE1Pphdg1epFtmK-fuQ61kE9SRLc" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cybernaua.it</a>,</em> l’Egitto potrebbe essere interessato a <strong>vendere</strong> Gnl alla Turchia. “L’Egitto possiede infatti gli unici due impianti Gnl del Mediterraneo Orientale, mentre Ankara possiede la maggior capacità di rigassificazione della regione, ed importanti infrastrutture (pipelines) sia per il mercato interno che per quello europeo. Un affare miliardario insomma. Vale anche la pena di ricordare che la Turchia è comunque il terzo mercato export per l’Egitto (Italia prima) e che questo, insieme al recente disgelo fra Egitto e Qatar, è un viatico ulteriore a rapporti meno tesi fra il Cairo ed Ankara”.</p>
<h2>Si ricompatta l’Islam sunnita</h2>
<p>L’avvicinamento Turchia-Egitto rientra, a ben vedere, in un più ampio e recente riassetto geopolitico. L’insediamento della nuova amministrazione guidata da <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Joe Biden</a> ha accelerato dinamica già in atto da ultimi mesi, ovvero la ricomposizione della frattura all’interno dell’<strong>Islam sunnita</strong>: da una parte Turchia e Qatar, sostenitori della Fratellanza musulmana al governo in Marocco, in Tunisia e nella parte occidentale della Libia; dall’altra Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto ed alleati minori come il Bahrein e la Cirenaica del generale Khalifa Haftar. I segnali di questo riavvicinamento sono numerosi e fin troppi evidenti:</p>
<ul>
<li>a gennaio ad Al Ula, sauditi e alleati <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/finisce-tre-anni-lembargo-qatar-labbraccio-storico-principe-1914582.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">pongono fine all’embargo</a> nei confronti del Qatar;</li>
<li>a febbraio l’emiro di Doha, Tamin bin Hamad al Thani, <a href="https://www.reuters.com/article/qatar-saudi-call-int-idUSKCN2AS0IN" target="_blank" rel="noopener noreferrer">solidarizza</a> con l’erede al trono saudita, <strong>Mohammed bin Salman</strong>, dopo <a href="https://www.nytimes.com/2021/02/26/us/politics/jamal-khashoggi-killing-cia-report.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rapporto</a> dell’intelligence Usa sull’omicidio di Jamal Khashoggi.</li>
<li>a marzo, si <a href="https://www.nova.news/libia-il-premier-dabaiba-si-insedia-ufficialmente-nella-sede-del-governo-a-tripoli/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">insedia ufficialmente in Libia</a> un nuovo Governo di unità nazionale dopo la fiducia unanime dal parlamento di Torbuk;</li>
</ul>
<p>Un ricompattamento probabilmente figlio del timore che Biden possa <a href="https://it.insideover.com/politica/biden-apre-alliran-gli-usa-vogliono-chiudere-il-dossier-e-annullare-trump.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rilanciare il dialogo con l’<strong>Iran</strong></a>, nel tentativo di fermare il programma di arricchimento dell’uranio di Teheran ed arrivare alla reintegrazione della Repubblica degli Ayatollah nella comunità internazionale. Una tendenza che corrisponde con un raffreddamento delle neonate relazioni tra Emirati Arabi Uniti e Israele. Non è sfuggito agli osservatori più attenti, infatti, che il 17 marzo Abu Dhabi abbia <a href="https://www.timesofisrael.com/netanyahu-said-weighing-canceling-uae-trip-due-to-wifes-illness/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">respinto</a> &#8211; per la quarta volta di fila &#8211; il tentativo del premier israeliano Benjamin Netanyahu di recarsi in visita nel Paese arabo. Lo scacchiere geopolitico, dunque, è in pieno &#8220;riassestamento&#8221; post-Trump e la Turchia sta muovendo i suoi pedoni in un quadrante dove anche l&#8217;Italia ha forti interessi.</p>
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		<title>Tunisia, chi ha nostalgia di Ben Ali?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/tunisia-chi-ha-nostalgia-di-ben-ali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Feb 2021 11:14:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Fratellanza musulmana]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<category><![CDATA[primavera araba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1274" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tunisia, proteste contro il governo (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-1536x1019.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-2048x1359.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Tunisia rischia di fare un salto indietro improvviso di dieci anni. La “culla della Primavera araba”, l’esempio di democrazia nel mondo arabo, la “perla rara del Mediterraneo” (come è stata definita da più di un ministro degli Esteri dell’Italia) è impantanata in una profondissima crisi politica, economica, sociale e sanitaria. Il presidente della Repubblica, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/tunisia-chi-ha-nostalgia-di-ben-ali.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1274" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tunisia, proteste contro il governo (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-1536x1019.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-2048x1359.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La <strong>Tunisia</strong> rischia di fare un salto indietro improvviso di dieci anni. La “culla della Primavera araba”, l’esempio di democrazia nel mondo arabo, la “<a href="http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/stati/europa/2017/05/04/tunisia-alfano-una-perla-in-mare-cruciale-e-con-problemi_0ea98d3e-7095-48f2-9371-2f22ed54315e.html">perla rara del Mediterraneo</a>” (come è stata definita da più di un <a href="https://www.esteri.it/mae/it/sala_stampa/interventi/2017/10/discorso-dell-on-ministro-alla_13.html">ministro degli Esteri</a> dell’Italia) è impantanata in una profondissima crisi politica, economica, sociale e sanitaria. Il presidente della Repubblica, l’inflessibile <strong>Kais “<a href="https://it.insideover.com/politica/in-tunisia-governa-il-presidente-robocop.html">Robocop</a>” Saied</strong>, si rifiuta di convocare il giuramento dei ministri del nuovo governo sospettati di corruzione: lo stallo istituzionale rischia di portare allo scioglimento dell’Assemblea dei rappresentanti del popolo (Arp) e alle <strong>elezioni</strong> anticipate. Se domani si votasse stravincerebbe <strong>Abir Moussi</strong>, la leader del Partito destouriano libero (Pdl) che si rifà apertamente al passato regime di <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-era-ben-ali.html">Zine el Abdine Ben Ali</a></strong>. I sondaggi, infatti, dicono quello che non si può dire nei salotti buoni della diplomazia internazionale: la rivoluzione dei gelsomini e più in generale l&#8217;Islam politico hanno fallito miseramente e la popolazione tunisina ha <strong>nostalgia</strong> del vecchio regime.</p>
<h2>Il declino di una rivoluzione</h2>
<p>Tra la gente prevale un sentimento di stanchezza, rabbia e disillusione per una rivoluzione che doveva cambiare tutto e che ha cambiato ben poco. I dieci anni al potere del partito islamico <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/cose-il-movimento-tunisino-ennahda.html">Ennahda</a></strong> non hanno evidentemente prodotto i frutti sperati. Anzi, l’impressione è che l’<strong>Islam politico</strong> abbia favorito a un sistema <strong>clientelare</strong> anziché meritocratico. Vale la pena ricordare che era proprio contro quel sistema corrotto che si era sollevata la popolazione nel 2010. L’ostinata inflessibilità del potente sindacato Ugtt, da parte sua, ha bloccato la filiera produttiva e frenato la crescita economica. Gli industriali hanno inseguito progetti-chimera poi svaniti nel nulla, come la fantomatica <a href="https://www.agi.it/rubriche/africa/tunisia_conferenza_2020_l_evento_economico_dell_area-1282039/news/2016-11-28/">Conferenza 2020</a> tutto fumo e niente arrosto. Nel Sud del Paese le organizzazioni criminali sono una sorta di “Stato nello Stato”: contrabbandare un carico di benzina dalla Libia, dove la benzina costa meno dell’acqua, può evidentemente fornire molto denaro e potere. La situazione migliora poco lungo la “ricca” fascia costiera dove gli hotel sono vuoti, le spiagge deserte e la pandemia di <strong>Covid-19</strong> ha stroncato il lavoro stagionale.</p>
<h2>L’ascesa della “pasionaria”</h2>
<p>E’ in questo contesto che si inserisce l’ascesa della “pasionaria” Moussi. Classe 1975, giunta ai vertici del Raggruppamento costituzionale democratico (Rcd, il partito di Ben Ali) poche settimane prima della caduta del regime, questa avvocato di 45 anni ha raccolto l’eredità del defunto rais divenendo leader indiscussa del Partito destouriano libero. Il suo messaggio è semplice quanto brutale: chiu­de­re del tut­to con <strong>l’I­slam po­li­ti­co</strong> e contrapporgli un apparato statale forte. Cavalcando la frustrazione di giovani e meno giovani, il partito della “donna forte” della Tunisia guida i sondaggi di opinione con il 41 per cento delle intenzioni di voto (+3 per cento in un mese), molto più avanti del partito Ennahda affiliato alla <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-fratelli-musulmani.html">Fratellanza musulmana</a>, sceso al 19 per cento dal 20 per cento (-1 per cento in un mese), secondo la rilevazione statistica condotta dall’istituto <a href="https://directinfo.webmanagercenter.com/2021/01/29/emrhod-consulting-le-pdl-toujours-en-tete-des-sondages/">Emrhod Consulting</a> tra il 25 e il 27 gennaio 2021. Se si dovesse eleggere domani il presidente della Repubblica tunisina, stando al sondaggio, Saied risulterebbe vincitore al primo turno con il 39 per cento dei voti potenziali voti, ma andrebbe al ballottaggio proprio con la Moussi, seconda con il 16 per cento delle intenzioni di voto.</p>
<h2>E l’Italia?</h2>
<p>In <strong>Italia</strong>, chissà perché, quanto accade in questa piccola nazione araba poco interessa. A parte qualche diplomatico della Farnesina e funzionario del ministero dell’Interno, le autorità italiane sono all’oscuro delle complesse dinamiche in corso in Tunisia: l’importante è che non arrivino i <strong>migranti</strong>, per il resto sono affari loro. In effetti, i flussi migratori illegali dalla Tunisia sono aumentati del +<strong>385 per cento</strong> nel 2020 anno su anno (da 2.654 a 12.883 ingressi illegali via mare). Eppure basta aprire Google Maps per vedere che Tunisi è più a nord di Pozzallo, il porto siciliano dove sbarcano i migranti, e che Biserta, la città più settentrionale d’Africa, si trova sulla stessa longitudine di Agrigento: se la casa del vostro vicino andasse a fuoco, voi non vi preoccupereste? Sarebbe forse opportuno sottoporre il dossier all’attenzione del presidente del Consiglio, <strong>Mario Draghi</strong>, per spiegargli che aiutare la Tunisia nella sua fase di più buia genererebbe senz’altro un “credito buono” a favore dell’Italia.</p>
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		<title>La Tunisia è una bomba a orologeria</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-tunisia-e-una-bomba-a-orologeria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Dec 2020 07:03:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Eni]]></category>
		<category><![CDATA[Fratellanza musulmana]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1274" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tunisia, proteste contro il governo (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-1536x1019.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-2048x1359.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dieci anni dopo la rivoluzione dei gelsomini e i moti della primavera araba, la Tunisia è una bomba a orologeria. La situazione politica, economica e sociale del Paese rivierasco dovrebbe destare la preoccupazione del governo dell’Italia per almeno due motivi: i flussi migratori e l&#8217;energia. Secondo i dati del Viminale aggiornati al 15 dicembre, almeno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-tunisia-e-una-bomba-a-orologeria.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1274" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tunisia, proteste contro il governo (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-1536x1019.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Tunisia-proteste-in-piazza-La-Presse-2048x1359.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Dieci anni dopo la rivoluzione dei gelsomini e i moti della <a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/il-disincanto-e-totale-dieci-anni-dallinizio-della-rivoluzione-tunisina.html">primavera araba</a>, la <strong>Tunisia</strong> è una <strong>bomba a orologeria</strong>. La situazione politica, economica e sociale del Paese rivierasco dovrebbe destare la preoccupazione del governo dell’<strong>Italia </strong>per almeno due motivi: i flussi migratori e l&#8217;energia. Secondo i dati del Viminale aggiornati al 15 dicembre, almeno 12.542 <strong>migranti</strong> tunisini sono arrivati irregolarmente in Italia via mare da inizio anno, <strong>+372,57</strong> <strong>per cento</strong> rispetto ai 2.654 tunisini registrati nello stesso periodo dello scorso anno. Numeri ancora lontani dai primi anni post rivoluzione, ma la pandemia di <strong>Covid-19</strong> ha acuito i problemi strutturali di un Paese privo di idrocarburi che dipende in gran parte dal turismo e dalle forniture esterne. Il tasso di <strong>disoccupazione</strong> ha raggiunto un <a href="http://www.ins.tn/fr/themes/emploi#sub-374|horizontalTab1">picco</a> del 18 per cento durante la prima ondata del coronavirus. Centinaia di migliaia di persone hanno perso il lavoro e molti altri potrebbero perderlo nella seconda ondata. I segnali che arrivano dalla Tunisia rurale, lontano dalle coste frequentate dai (pochi) turisti, non sono incoraggianti. Un gruppo di manifestanti ha <a href="https://www.alarabiya.net/ar/north-africa/2020/12/18/%D8%AA%D9%88%D9%86%D8%B3-%D8%A7%D8%B5%D8%A7%D8%A8%D8%A9-4-%D8%B9%D8%B3%D9%83%D8%B1%D9%8A%D9%8A%D9%86-%D8%AE%D9%84%D8%A7%D9%84-%D9%85%D9%88%D8%A7%D8%AC%D9%87%D8%A7%D8%AA-%D9%85%D8%B9-%D9%85%D8%AD%D8%AA%D8%AC%D9%8A%D9%86">tentato di assaltare</a> la sede di Saregaz, la joint-venture tra Eni e la tunisina Etap, incaricata della manutenzione del <a href="https://insideover.ilgiornale.it/schede/politica/transmed-algeria-gas-italia.html">Transmed</a> (noto anche come gasdotto <strong>Enrico Mattei</strong>), la conduttura che collega l’Algeria all’Italia passando dalla Tunisia. Il flusso di <strong>gas naturale</strong> verso l’Italia, in altre parole, rischia di essere interrotto in pieno inverno.</p>
<h2>Un governo fragile</h2>
<p>Il <a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/in-tunisia-governa-il-presidente-robocop.html">governo tecnico</a> guidato dal premier <strong>Hichem Mechichi</strong> ha superato i 100 giorni di vita e può contare in teoria su una larga maggioranza parlamentare, ma l’esecutivo tanto voluto dal presidente della Repubblica, il conservatore populista <strong>Kais Saied</strong>, è sempre meno solido e popolare. Il partito islamico <a href="https://insideover.ilgiornale.it/schede/politica/cose-il-movimento-tunisino-ennahda.html"><strong>Ennahda</strong></a>, la formazione politica di maggioranza relativa nell’Assemblea dei rappresentanti del popolo (Arp), è diviso al suo interno e rischia di rimanere senza punti di riferimento, dal momento che lo sceicco <strong>Rachid Ghannouci</strong>, storico leader musulmano nonché presidente del parlamento, ha annunciato che <a href="https://www.middleeastmonitor.com/20201126-ghannouchi-abstains-from-running-for-third-mandate/">non intende candidarsi</a> per guidare il partito affiliato alla <strong>Fratellanza musulmana</strong> al congresso che dovrebbe tenersi a inizio 2021. Parte dell’opposizione, in particolare i laici del Blocco democratico e i radicali islamici del movimento Al Karama, è divisa al punto che i suoi esponenti <a href="https://www.webdo.tn/2020/12/07/violence-a-larp-cinq-blocs-parlementaires-exigent-la-levee-dimmunite-des-deputes-dal-karama/#.X9yOZNhKiUk">si picchiano</a> tra i corridoi del parlamento. Questo contesto sembra favorire l’ascesa dei nostalgici del regime del passato regime <strong>Ben Ali</strong> e, in particolare, il Partito dei costituzionalisti liberi &#8211; anch’esso all’opposizione, guidato dalla vulcanica <strong>Abir Moussi</strong> &#8211; premiato dai sondaggi di opinione ma privo di strategia a lungo termine.</p>
<h2>Le proteste continuano</h2>
<p>Le proteste dei disoccupati di <strong>El Kamour</strong> hanno bloccato la produzione di idrocarburi dai campi del sud della Tunisia per diversi mesi. Il <strong>sit-in</strong> del deserto è stato rimosso a seguito di un <a href="https://www.agenzianova.com/a/5943b5ef8eb7f5.61906260/1588318/2017-06-16/tunisia-accordo-tra-governo-e-manifestanti-di-el-kamour-promessi-lavoro-e-sviluppo/linked">accordo</a> tra sindacati e manifestanti per attuare un’intesa risalente del 2016, con il paradossale risultato di incoraggiare nuove forme di contestazione che hanno paralizzato altri snodi produttivi del Paese. Molti progetti sono fermi e gli investitori internazionali sono spaventati. La <strong>Banca Mondiale</strong> ha <a href="https://www.tunisienumerique.com/tunisie-la-banque-mondiale-met-la-pression-sur-les-deputes/">lanciato</a> un monito: o la Tunisia vara le riforme che sono richieste (a partire dai tagli al settore pubblico), non avrà accesso ai finanziamenti internazionali necessari per evitare il <strong>crack</strong> economico. A causa del blocco del settore dei fosfati, ormai l’unico comparto in cui il Paese sta ottenendo buoni risultati è l’<a href="https://www.leconomistemaghrebin.com/2020/12/14/tunisie-fin-novembre-quantite-huile-olive-exportee-a-depasse-previsions/">agroalimentare</a>, dove peraltro si pone in competizione con l’Italia. L’<strong>olio </strong><strong>extravergine d’oliva</strong> tunisino, viene venduto a un prezzo medio di esportazione di circa 180 euro per 100 chilogrammi, a fronte dei circa 490 euro per 100 kg dell’olio extravergine d’oliva italiano. Le esportazioni sono in crescita, ma l’olio da solo non basterà a salvare l’economia. Come ha detto il rappresentante del Banca Mondiale Tony Verheigen, la Tunisia deve sostanzialmente fare i <strong>compiti a casa</strong> e accelerare le riforme se vuole evitare il peggio.</p>
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		<title>Trump pronto a considerare i Fratelli Musulmani come terroristi</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/trump-pronto-a-considerare-i-fratelli-musulmani-come-terroristi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2019 13:09:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Fratellanza musulmana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190426192420_29154159.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190426192420_29154159.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190426192420_29154159-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190426192420_29154159-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190426192420_29154159-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Anche se il provvedimento riguarderebbe per intero il movimento, la possibile mossa di Donald Trump di inserire i Fratelli Musulmani nella lista delle organizzazioni terroristiche è inquadrabile come un nuovo intervento diretto dell’attuale amministrazione Usa nel quadro libico. La notizia della possibile scelta di campo netta da parte del presidente americano contro la fratellanza, arriva &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/trump-pronto-a-considerare-i-fratelli-musulmani-come-terroristi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190426192420_29154159.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190426192420_29154159.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190426192420_29154159-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190426192420_29154159-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190426192420_29154159-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Anche se il provvedimento riguarderebbe per intero il movimento, la possibile mossa di Donald Trump di inserire i Fratelli Musulmani nella lista delle organizzazioni terroristiche è inquadrabile come un nuovo intervento diretto dell’attuale amministrazione Usa nel quadro libico. La notizia della possibile scelta di campo netta da parte del presidente americano contro la fratellanza, arriva direttamente dalla Casa Bianca: ad annunciare come “imminente” la mossa di Trump è la portavoce Sarah Sanders.</p>
<h2>“A breve il provvedimento a firma di Trump”</h2>
<p>Anche se manca l’ufficialità e la stessa Sanders parla anche di “valutazione in corso”, a Washington si è sempre più convinti che oramai l’inserimento all’interno della lista di organizzazioni terroriste dei Fratelli Musulmani da parte di Trump è cosa fatta. La prima conseguenza pratica che andrebbe a colpire il movimento nato in Egitto nel 1928, riguarderebbe l’arrivo di gravi sanzioni economiche: chiunque intrattiene rapporti di tipo economico o politico con movimenti o società ricollegabili ai Fratelli Musulmani, verrebbe sanzionato. Questo di fatto isolerebbe maggiormente la fratellanza, la quale tra partiti politici ed istituti culturali è ben presente in tutto il medio oriente ed anche in Europa.</p>
<p>Trump si sarebbe convinto di attuare questa strategia, dicono da Washington, dopo la visita nella capitale Usa da parte del presidente egiziano Adel Fatah Al Sisi. Cioè di colui che appare come primo oppositore della fratellanza, dichiarata illegale nel suo paese dopo il suo arrivo al potere. Il movimento nasce in Egitto, si inserisce all’interno del contesto del cosiddetto “Islam politico”, in cui viene perseguito un ideale di società fedele ai dettami musulmani senza però ricorrere alla lotta armata. Soppiantato durante gli anni dei governi panarabi, la fratellanza ritorna in auge con le primavere arabe del 2011. Arriva al potere proprio in Egitto con Mohammed Morsi, il quale però nel 2013 viene cacciato dalla protesta di migliaia di manifestanti che invocano l’intervento dell’esercito.</p>
<p>Secondo quanto annunciato dalla portavoce Sanders, Trump starebbe pensando al provvedimento dopo “essersi consultato con il suo team del Consiglio di sicurezza nazionale e con i leader della regione per condividere le preoccupazioni sul movimento”.</p>
<h2>Le conseguenze sullo scenario libico</h2>
<p>Il fatto che il presidente Usa voglia inserire nella lista dei movimenti terroristici i Fratelli Musulmani in questo momento, non appare affatto casuale. La mossa potrebbe arrivare a pochi giorni dalla chiamata dello stesso Trump al generale Haftar, in cui il presidente Usa rivolge all’uomo forte della Cirenaica il riconoscimento per il proprio ruolo nella lotta al terrorismo. Khalifa Haftar è acerrimo nemico dei Fratelli Musulmani, in Libia li considera già alla stregua dei jihadisti e con il suo esercito nelle regioni orientali li combatte al pari di come combatte contro gruppi estremisti. In poche parole, con l’inserimento della fratellanza tra le organizzazioni terroristiche, verrebbe meno la differenza tra islam politico e islam radicale. Una posizione che Haftar assume già da tempo e che verrebbe appoggiata dal presidente Usa.</p>
<p>Tutto ciò si traduce in un ulteriore intervento americano in Libia. Anche perché il governo di Al Sarraj, che ufficialmente continua ad essere riconosciuto dagli Usa, ha al suo interno diversi membri della Fratellanza Musulmana. Il sempre più probabile intervento di Trump, dimostra ancora di più che in Libia è in corso una guerra per procura con Haftar appoggiato dall’Egitto ma soprattutto da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Gli Usa, dichiarando la fratellanza alla stregua dei gruppi jihadisti, farebbero un grande favore agli alleati sauditi in funzione anti Qatar: l’emirato infatti, assieme alla Turchia di Recep Tayyip Erdogan, è principale finanziatore del movimento.</p>
<p>Anche se il ruolo dei Fratelli Musulmani appare discutibile, nel medio oriente come in Libia, sia per le posizioni ideologiche espresse che per il posizionamento geopolitico, dichiararlo organizzazione terroristica potrebbe apparire rischioso per diversi motivi. In primis perché la mossa si manifesterebbe come una decisa presa di campo in Libia da parte Usa con il rischio, nel contesto attuale, di generare ulteriori tensioni specie a Tripoli. In secondo luogo perché, proprio nell’ottica della lotta al terrorismo, mettere sullo stesso piano jihadismo ed Islam politico potrebbe generare, a lungo termine, maggiore confusione ed inedite pericolose alleanze interne all’islamismo.</p>
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		<title>Egitto, i salafiti penetrano nella politica: e ora il Cairo trema</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/egitto-i-salafiti-penetrano-nella-politica-e-ora-il-cairo-trema.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Apr 2019 14:08:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Fratellanza musulmana]]></category>
		<category><![CDATA[salafiti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5693212-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5693212-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5693212-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5693212-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5693212-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p>
<p>“[I salafiti] sfruttano le case di preghiera islamiche per estendere il loro raggio d’azione politica, specialmente nelle campagne egiziane”, ha affermato Sabi. “Usano le moschee anche per raccogliere denaro così da finanziare le loro attività”. Mentre si attende la sentenza, i salafiti guadagnano terreno giorno dopo giorno approfittando del vuoto lasciato sulla scena politica e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/egitto-i-salafiti-penetrano-nella-politica-e-ora-il-cairo-trema.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5693212-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5693212-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5693212-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5693212-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5693212-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p><p>“[I salafiti] sfruttano le case di preghiera islamiche per estendere il loro raggio d’azione politica, specialmente nelle campagne egiziane”, ha affermato Sabi. “Usano le moschee anche per raccogliere denaro così da finanziare le loro attività”.<br />
Mentre si attende la sentenza, i salafiti guadagnano terreno giorno dopo giorno approfittando del vuoto lasciato sulla scena politica e religiosa dalla Fratellanza Musulmana, il movimento che destituì il presidente islamico Mohamed Morsi.</p>
<p>Il periodo di splendore della Fratellanza Musulmana fu a metà del 2012, anno dell’elezione alla presidenza di Morsi, allora membro decano del suo ufficio di comando. Questo avvenimento significò la realizzazione di un sogno vecchio di decenni per il movimento, fondato nel 1928.</p>
<p>Tuttavia, in seguito alla rivolta del popolo contro il suo governo ad appena un anno dall’insediamento, motivata dalla sua incapacità nel far fronte ai problemi economici e politici dell’Egitto, i seguaci di Mohamed Morsi divennero violenti.<br />
Le milizie della Fratellanza si scagliarono contro le istituzioni statali, incendiarono decine di chiese e assassinarono numerosi poliziotti, facendo così inasprire la pesante repressione statale. Il giro di vite ha fatto quasi interamente svanire dalle strade la presenza politica della Fratellanza, ha gettato dietro le sbarre numerosissimi suoi leader e costretto tanti altri ad abbandonare il Paese.</p>
<p>I salafiti, nel frattempo, hanno sfruttato la disfatta politica della Fratellanza per accrescere la loro presenza sulla scena politica. Controllano un elevato numero di moschee, specialmente nelle zone rurali dell’Egitto, e consolidano la loro presa politica sulle fasce più povere della popolazione egiziana distribuendo gratuitamente farmaci ed alimenti.</p>
<p>I salafiti si preparano anche ad inaugurare la propria emittente televisiva, al fine di estendere il loro raggio d’azione. Il nuovo canale servirà per diffondere le idee del salafismo e fare luce sull’ideologia politica salafita, secondo Mahmud Abbas, anziano leader della cosiddetta Chiamata salafita, l’organizzazione madre d’Egitto.</p>
<p>Politicamente sconosciuti prima della rivoluzione che nel 2011 pose fine al governo autocratico di Hosni Mubarak, i salafiti fondarono i loro primi partiti politici proprio dopo la rivoluzione.  Il loro partito principale, al-Nour (Luce, in italiano) si assicurò un elevato numero di seggi in parlamento nelle prime elezioni post-rivoluzione del 2012. Lo stesso partito, oggi, occupa 12 seggi sui 596 dell’attuale Parlamento.</p>
<p>I salafiti facevano parte della coalizione della Fratellanza durante il governo di quest’ultima. Tuttavia, quando la destituzione di Morsi a metà del 2013 portò a un giro di vite sulla Fratellanza, i salafiti furono relegati in secondo piano e iniziarono a temere per le conquiste politiche che avevano via via ottenuto a partire dalle rivolte del 2011. Dopotutto, le libertà di cui si iniziò a godere in seguito ai tumulti diedero ai salafiti l’opportunità di uscire dall’ombra e fondare i loro partiti politici per la prima volta nella loro storia.</p>
<p>La repressione contro la Fratellanza fu interpretata anche come una repressione contro l’islam politico in tutto l’Egitto, sebbene furono esonerati i salafiti e i sufi, musulmani mistici. A questi due gruppi islamici fu permesso di conservare la propria presenza sulla scena politica, religiosa e sociale dell’Egitto. Gli osservatori politici affermano che ciò si deve al fatto che le autorità, in seguito alle destituzione di Morsi, temevano che sarebbero stati accusati di ostilità nei confronti della religione islamica nel suo insieme se avessero scatenato una feroce repressione contro tutti i movimenti islamici. Tuttavia, ignorando la crescente presenza dei salafiti, le autorità egiziane commettono un errore che potrebbero pagare caro negli anni venturi, hanno aggiunto gli stessi osservatori.</p>
<p>I salafiti asseriscono di seguire la versione più pura della religione islamica e promuovo precetti molto rigidi: invitano i propri seguaci a non augurare “Buon Natale” ai cristiani; promuovo la poligamia; sanzionano il matrimonio delle ragazze minorenni; e costringono le donne a coprirsi dalla testa ai piedi.</p>
<p>“Rappresentano una minaccia reale per l’Egitto a tutti i livelli”, ha affermato Ahmed Kerima, professore di religioni comparate presso la al-Azhar University, il braccio accademico della moschea al-Azhar. “Le idee salafite sono le fondamenta ideologiche di tutti i gruppi terroristici, anche i più letali che occupano attualmente la scena internazionale”.</p>
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		<title>L’Italia e quella pioggia di fondi sospetti che provengono dal Qatar</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/litalia-e-quella-pioggia-di-fondi-sospetti-che-provengono-dal-qatar.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2019 10:33:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Fratellanza musulmana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9496081-1-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9496081-1-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9496081-1-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9496081-1-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9496081-1-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p>
<p>Già da giorni fanno discutere le rivelazioni dei due giornalisti francesi, Christian Chesnot e Georges Malbrunot, autori del libro Qatar Papers. Nelle pagine di questo testo, vengono minuziosamente ricostruiti i giri di soldi e di somme abbastanza esose che il piccolo emirato affacciato sul golfo riversa sull’Europa. Ma non si parla di investimenti o di partecipazioni bancarie: si tratta, al contrario, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/litalia-e-quella-pioggia-di-fondi-sospetti-che-provengono-dal-qatar.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9496081-1-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9496081-1-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9496081-1-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9496081-1-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9496081-1-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p><p>Già da giorni fanno discutere le rivelazioni dei due giornalisti francesi, Christian Chesnot e Georges Malbrunot, autori del libro Qatar Papers. Nelle pagine di questo testo, vengono minuziosamente ricostruiti i giri di soldi e di somme abbastanza esose che il piccolo emirato affacciato sul golfo riversa sull’Europa. Ma non si parla di investimenti o di partecipazioni bancarie: si tratta, al contrario, dei milioni di euro sborsati dalla Qatar Charity per finanziare moschee e centri culturali islamici nel vecchio continente. Ciò che più preoccupa in questo contesto, è che l’islam esportato da Doha è quello dei Fratelli Musulmani.</p>
<h2>L’Italia il Paese che riceve più finanziamenti dal Qatar</h2>
<p>Nel libro dei due giornalisti francesi c’è un capitolo interamente dedicato all’Italia. Questo è il segno tangibile di come il nostro Paese sia il maggior destinatario degli investimenti della Qatar Charity. Complessivamente da Doha vengono erogati qualcosa come 71 milioni di euro in cinque anni per finanziare progetti culturali islamici di ogni tipo, comprese la costruzione di nuove moschee. Di questa somma, l’Italia riceve la fetta più grossa: 22 milioni di euro. Una cifra importante, che viene sborsata in ogni parte della nostra penisola ed anche nelle isole maggiori: dalla Lombardia alla Sicilia è un vero e proprio diluvio di euro. Tra i beneficiari vi sono associazioni ricollegabili ad Hamza Roberto Piccardo, il quale nel 2016 ha affermato la necessità di riconoscere la poligamia nell’ordinamento italiano. Piccardo poi risulta</p>
<p>Una dichiarazione che fa intendere quale tipo di ideologia si celi dietro le comunità finanziate dal Qatar. Nel libro dei giornalisti francesi, si mette in evidenza lo stretto rapporto che vi è tra la famiglia Piccardo e lo sceicco Youssef al-Qaradawi. Quest’ultimo è il vero e proprio leader spirituale dei Fratelli Musulmani, colui che dall’emittente Al Jazeera lancia al mondo intero la sua visione radicale dell’islam. Si tratta della stessa persona che nel 2007 ha aperto, come si legge nel libro dei due francesi, alla possibilità per il mondo musulmano di conquistare Roma senza combattere. All’interno di Qatar Papers, si fa rifermento alla lettera con la quale lo sceicco “raccomanda” Davide Piccardo, figlio di Hamza Roberto.</p>
<p>In generale, la pioggia di milioni di euro riversata dal Qatar sull’Italia ricade su ogni angolo del Paese. Progetti vengono finanziati soprattutto nella zona della Brianza e del bresciano, ma anche in Piemonte, Veneto, Emilia Romagna fino a diverse città della Sicilia.</p>
<h2>Il pericolo dei finanziamenti che provengono dall’estero</h2>
<p>E adesso in tutta Europa inizia ad essere chiesta l’attuazione di norme severe sui finanziamenti che arrivano dall’estero per attività inerenti il mondo musulmano. Fermo restando che nel nostro Paese, ad esempio, esistono progetti con le comunità islamiche che promuovono il reciproco rispetto delle tradizioni, è anche vero che in un periodo in cui si è impegnati nella lotta contro l’integralismo jihadista occorre maggiore attenzione sui fondi che arrivano da Paesi sospetti. E se Roma con il Qatar, sotto il profilo commerciale, da anni oramai ha ottimo rapporti, è sotto quello culturale che si dovrebbe intervenire con apposite normative che vietino finanziamenti come quelli della Qatar Charity.</p>
<p>Diversamente, non solo in Italia ma in tutta Europa il rischio è quello di fare il gioco di chi vuol promuovere una visione radicale dell’islam. In alcuni Paesi si valutano iniziative legislative del genere, che vadano a ridimensionare od a stoppare del tutto erogazione di fondi per progetti culturali strettamente collegati ad attività connesse a paesi come il Qatar. Ma la stessa situazione si potrebbe profilare, in generale, nei confronti dei vari paesi del golfo che all’estero promuovono visioni radicali. Le polemiche sui Qatar Papers dunque, sembrano essere soltanto all’inizio.</p>
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