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	<title>Franco Cfa Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Wed, 22 Dec 2021 13:32:02 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Franco Cfa Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>L&#8217;Africa occidentale affronta i primi problemi dell&#8217;Eco</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/lafrica-occidentale-affronta-i-primi-problemi-delleco.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jan 2020 17:03:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[ECOWAS]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Cfa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="833" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10820000-e1577207547724.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10820000-e1577207547724.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10820000-e1577207547724-300x130.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10820000-e1577207547724-768x333.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10820000-e1577207547724-1024x444.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo la decisione del presidente francese Emmanuel Macron di abbandonare il franco Cfa ed aderire al nuovo sistema monetario dell&#8217;Eco, adesso si sono paventati i primi grandi interrogativi del passaggio alla nuova forma valutaria. In particolar modo, la decisione di abbandonare la valuta coloniale della Banca di Francia per la nuova moneta mantenendo però la convertibilità &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/lafrica-occidentale-affronta-i-primi-problemi-delleco.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/lafrica-occidentale-affronta-i-primi-problemi-delleco.html">L&#8217;Africa occidentale affronta i primi problemi dell&#8217;Eco</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="833" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10820000-e1577207547724.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10820000-e1577207547724.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10820000-e1577207547724-300x130.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10820000-e1577207547724-768x333.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10820000-e1577207547724-1024x444.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Dopo la decisione del presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong> di abbandonare il franco Cfa ed aderire al nuovo sistema monetario dell&#8217;Eco, <a href="https://issafrica.org/iss-today/is-west-africas-eco-currency-just-an-echo-of-the-colonial-past">adesso si sono paventati i primi grandi interrogativi del passaggio alla nuova forma valutaria</a>. In particolar modo, la decisione di abbandonare la valuta coloniale della Banca di Francia per la nuova moneta mantenendo però la convertibilità garantita dall&#8217;ente pubblico francese (con il tasso di cambio legato all&#8217;euro) non ha soddisfatto i Paesi anglofoni aderenti alla Comunità economica dell&#8217;Africa occidentale (<strong>Ecowas</strong>) La questione è dunque destinata ad essere dibattuta a lungo e può essere un primo ostacolo per la creazione effettiva di un sistema internazionale simile all&#8217;Eurozona che garantirebbe libero scambio, libera circolazione e stesso linguaggio monetario tra i Paesi dell&#8217;Africa occidentale.</p>
<h3>L&#8217;aggancio all&#8217;euro e la sensazione di ingerenze francesi</h3>
<p>La questione sollevata dai Paesi anglofoni aderenti all&#8217;Ecowas &#8211; col Gambia in prima linea nella sollevazione della problematica &#8211; risiede nel vantaggio commerciale che Parigi si sarebbe così garantita all&#8217;interno del nuovo sistema monetario africano. Benché infatti la Francia non detenga più le riserve auree delle ex-colonie nelle casse della <strong>Banca di Francia</strong>, avrebbe garantito comunque la parità di cambio nell&#8217;acquisto della moneta che di fatto resterebbe agganciata all&#8217;Euro. In questo modo, Parigi continuerebbe ad investire in una situazione di vantaggio rispetto, per esempio, al Regno Unito, che si vedrebbe soggetto alle oscillazioni dei tassi di cambio. Mentre ciò non è stato considerato un problema dalle ex colonie francesi, anche a causa dei differenti legami economici la mossa è stata interpretata come ostile dai Paesi che attualmente non utilizzano il franco Cfa.</p>
<p>In sostanza, il modo in cui è stata strutturata la nuova valuta unica africana è stata interpretata come una brutta copia dell&#8217;attuale sistema monetario in vigore nelle nove ex-colonie francesi, con un distacco dal suo passato legato puramente al nome della banconota. Nonostante la Francia non nomini più un proprio rappresentante alla guida della gestione monetaria africana, le possibilità per Parigi di ottenere un canale preferenziale negli investimenti sul territorio è ancora troppo marcata; e tanto basta per mettere in crisi l&#8217;accordo internazionale tra i Paesi dell&#8217;Africa occidentale.</p>
<h3>Una scelta legata alla credibilità internazionale</h3>
<p>Uno dei particolari che ha reso storicamente difficile la gestione della moneta nei Paesi africani è legato alle difficoltà dei Paesi africani nel godere dell&#8217;adeguata <strong>credibilità internazionale</strong>. Una gestione centrale che troppo spesso è stata costretta a battere moneta per far fronte alle spese e ripagare i debiti ha minato le possibilità di stabilizzare i cambi, impoverendo ulteriormente la popolazione dei Paesi, come nei casi di Zimbabwe e Guinea-Conakry.</p>
<p>Le volontà di tenere la valuta agganciata all&#8217;Euro è funzionale ad evitare che i Paesi piombino in una <strong>crisi valutaria</strong> che affosserebbe le possibilità di crescita dei Paesi. Tuttavia, al tempo stesso permetterebbe una minore elasticità nel controllo dei flussi monetari, con l&#8217;aumento delle problematiche nei casi di sovra-indebitamento. Inoltre, scoraggerebbe gli investimenti a causa del suo implicito basso tasso di inflazione; rallentando quello che potrebbe essere lo sviluppo industriale dell&#8217;Africa occidentale. Tuttavia, sarebbe congeniale ad evitare sbalzi valutari che da un giorno all&#8217;altro potrebbero dimezzare il valore della nascente industria Ecowas.</p>
<h3>Un problema che in Europa si è già vissuto</h3>
<p>In realtà, a ben guardare, la situazione non appare così differente dagli anni &#8217;90 europei, quando ebbe inizio il percorso verso la valuta unica. Anche in quel caso i discorsi legati all&#8217;<strong>inflazione stabilizzata</strong> (che tendesse al 1,5% annuo massimo) ed al rischio di contrazione delle produzioni teneva banco, dividendo i Paesi europei che in seguito avrebbero adottato l&#8217;Euro. La differenza è legata al fatto che l&#8217;Eco, a differenza della valuta europea, non sarebbe libera di fluttuare ma rimarrebbe agganciata ad un indice di riferimento: sebbene tuttavia lo stesso Euro avesse avuto almeno nel momento della sua discussione una sorta di <a href="https://www.ispionline.it/it/europa_a_scuola/documenti/unione_economica_monetaria.htm">allusione allo <strong>Sme</strong></a>.</p>
<p>Il percorso analogo seguito dall&#8217;Europa dovrebbe quindi aiutare i Paesi africani a risolvere la questione, delineando un piano che possa permettere di limitare gli errori, senza dover intervenire in un secondo momento a stabilizzare eventuali malfunzionamenti. Tuttavia, le differenze nella visione della valuta tra i Paesi del blocco anglofono e quelli del blocco francofono evidenziano ancora una volta come ad interessi differenti corrisponde una diversa interpretazione della politica monetaria.</p>
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		<title>La Françafrique oltre il franco Cfa: Parigi resta al comando</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-francafrique-oltre-il-franco-cfa-parigi-resta-al-comando.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Dec 2019 17:12:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Cfa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="833" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10820000-e1577207547724.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10820000-e1577207547724.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10820000-e1577207547724-300x130.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10820000-e1577207547724-768x333.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10820000-e1577207547724-1024x444.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un camuffamento ben studiato. Così si può riassumere la svolta monetaria dell&#8217;Africa &#8220;francese&#8221; che porterà al superamento del tanto discusso franco Cfa. La moneta cambia nome e pelle, diventa la rinnovata Eco, interesserà da luglio 2020 solo un novero ristretto dei Paesi dell&#8217;area del franco (Bénin, Burkina Faso, Costa d&#8217;Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo) ma sostanzialmente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-francafrique-oltre-il-franco-cfa-parigi-resta-al-comando.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="833" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10820000-e1577207547724.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10820000-e1577207547724.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10820000-e1577207547724-300x130.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10820000-e1577207547724-768x333.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10820000-e1577207547724-1024x444.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Un camuffamento ben studiato. Così si può riassumere la svolta monetaria dell&#8217;<strong>Africa &#8220;francese</strong>&#8221; che porterà al superamento del tanto discusso <a href="https://it.insideover.com/scheda/economia/cose-franco-cfa-la-moneta-coloniale-parigi.html"><strong>franco Cfa</strong></a>. La moneta cambia nome e pelle, diventa la rinnovata <strong>Eco, </strong>interesserà da luglio 2020 solo un novero ristretto dei Paesi dell&#8217;area del franco (Bénin, Burkina Faso, Costa d&#8217;Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo) ma sostanzialmente non cambierà i rapporti di forza nella regione.</p>
<p>Viene meno il franco, ma non il complesso di rapporti economici, politici e strategici che imbragano la <strong>Françafrique </strong>a favore di Parigi. B<a href="https://www.startmag.it/mondo/vi-racconto-tutti-gli-affari-della-francia-in-africa/">en spiegati su <em>Italia Oggi</em> da <strong>Tino Oldani</strong>,</a> secondo cui il franco è &#8220;il perno attorno al quale ruota l’intero sistema del controllo francese sui 14 Paesi”che lo adottano come valuta. Un mezzo, dunque, non un fine&#8221;, uno strumento funzionale al mantenimento di privilegi ben più smaccati, come il &#8220;<strong>primo diritto</strong>&#8220;, il privilegio garantito a Parigi sulle risorse delle ex colonie. &#8220;Da qui il controllo di Parigi su materie prime di enorme valore strategico: <strong>uranio</strong>, <strong>oro</strong>, <strong>petrolio</strong>, <strong>gas</strong>, <strong>caffè</strong>, <strong>cacao</strong>. Soltanto dopo un esplicito ‘non interesse francese’, scatta il permesso di cercare un altro compratore. Ma attenzione: i maggiori asset economici di tutte le 14 ex colonie sono in mano a francesi che si sono insediati da tempo in Africa, diventando miliardari a palate”.</p>
<p>Tutto questo non cambierà con il passaggio all&#8217;Eco e, anzi, forse la Francia di Macron avrà gioco ancora più facile a controllare le nazioni dell&#8217;ex impero.</p>
<p>Non a caso ad annunciare assieme a <strong>Emmanuel Macron </strong>il superamento del sistema del franco è stato il presidente ivoriano <strong>Alassane Ouattara, </strong>il più smaccatamente filofrancese dei leader dell&#8217;area. Outtara, del resto, detiene il potere dal 2011, quando al termine di un breve conflitto civile che vide la sua fazione opporsi a quella del Presidente eletto <strong>Laurent Gbagbo </strong>riuscì, col sostegno francese, a ottenere il potere.</p>
<p>Ouattara era il cavallo vincente scelto da Nicolas Sarkozy per preservare gli interessi francesi nella regione, e Parigi intervenne direttamente venendo meno alla sua supposta neutralità pur di affossare Gbagbo, che al contrario aveva tutta l’intenzione di liberalizzare il mercato interno rompendo la tradizione del neo-colonialismo francese sulla Costa d’Avorio. Neocolonialismo che si sostanzia in privilegi come il &#8220;primo diritto&#8221; che Gbagbo aveva tutto l&#8217;interesse ad abolire e che avrebbe danneggiato gli <a href="http://www.aldogiannuli.it/la-caduta-di-bollore/">affari di finanzieri rampanti come </a><strong>Vincent Bollorè </strong>nella regione. Da qui le mosse della Francia.</p>
<p>Con queste classi dirigenti, con il mantenimento delle altre problematiche del franco, dall&#8217;<strong>ancoraggio all&#8217;euro </strong>alla sua funzionalità al &#8220;primo diritto&#8221;, come possiamo ritenere che Parigi sia davvero destinata a garantire un maggior spazio di manovra alle ex colonie? E inoltre, sarebbe davvero realistico che uno Stato abituato a pensare napoleonicamente come quello francese si ritiri di sua spontanea volontà da un&#8217;area tanto strategica? Semmai, Macron cerca di compiere un&#8217;operazione di marketing politico per coprire un <em>retrenchment </em>strategico.</p>
<p>La Francia <a href="https://it.insideover.com/economia/oltre-il-franco-cfa-come-parigi-controlla-le-economie-della-francafrique.html">compatta l&#8217;area più fedele</a>, nonché quella che è caratterizzata dal maggior quantitativo di risorse e dalle più complesse <strong>problematiche geopolitiche, </strong>per prepararsi ad affrontare il nuovo <em>scramble for Africa</em>. Continente nel mirino di Francia, Cina e Stati Uniti, nel mirino delle altrui strategie imperiali. In cui la moneta è strumento politico di prima importanza, non fine autonomo. Strumento di controllo funzionale a dinamiche geopolitiche. La corsa all&#8217;Africa è appena agli inizi, e la Francia sa che la sua posizione sarà sotto attacco da parte di attori di taglia maggiore. Logico pensare che per Parigi sia un imperativo rafforzare, piuttosto che rilassare, il controllo sulle aree di sua maggiore influenza. Altrettanto logico intuire che questo influirà ancor più negativamente sullo sviluppo autonomo di Paesi per cui il colonialismo non è mai veramente finito.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-francafrique-oltre-il-franco-cfa-parigi-resta-al-comando.html">La Françafrique oltre il franco Cfa: Parigi resta al comando</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Africa si allontana dal Franco Cfa</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/lafrica-si-allontana-dal-franco-cfa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Dec 2019 16:22:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[African Continental Free Trade Agreement (AfCFTA)]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Cfa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Emmanuel-Macron-in-Costa-dAvorio-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Emmanuel-Macron-in-Costa-dAvorio-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Emmanuel-Macron-in-Costa-dAvorio-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Emmanuel-Macron-in-Costa-dAvorio-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Emmanuel-Macron-in-Costa-dAvorio-La-Presse-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Come auspicato nell&#8217;ultima riunione dei capi di Stato delle ex-colonie francesi, l&#8217;Africa si allontanerà dal franco Cfa. La valuta, lodata per la sua capacità di mantenere gli equilibri monetari che altrove nel continente non riescono ad essere raggiunti, è stata da sempre causa di eccessive ingerenze francesi all&#8217;interno dell&#8217;economia africana. Ieri, nella conferenza di Abidjan &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/lafrica-si-allontana-dal-franco-cfa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/lafrica-si-allontana-dal-franco-cfa.html">L&#8217;Africa si allontana dal Franco Cfa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Emmanuel-Macron-in-Costa-dAvorio-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Emmanuel-Macron-in-Costa-dAvorio-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Emmanuel-Macron-in-Costa-dAvorio-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Emmanuel-Macron-in-Costa-dAvorio-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Emmanuel-Macron-in-Costa-dAvorio-La-Presse-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Come auspicato nell&#8217;ultima riunione dei capi di Stato delle ex-colonie francesi, <a href="https://www.reuters.com/article/us-ivorycoast-france-macron/west-africa-renames-cfa-franc-but-keeps-it-pegged-to-euro-idUSKBN1YP0JR">l&#8217;Africa si allontanerà dal <strong>franco Cfa</strong></a>. La valuta, lodata per la sua capacità di mantenere gli equilibri monetari che altrove nel continente non riescono ad essere raggiunti, è stata da sempre causa di eccessive ingerenze francesi all&#8217;interno dell&#8217;economia africana. Ieri, nella conferenza di <strong>Abidjan</strong> nella quale ha presenziato anche il presidente francese<strong> Emmanuel Macron</strong>, un primo passo è stato compiuto. A capo della banca centrale incaricata di gestire la valuta internazionale non ci sarà più un economista francese ed i Paesi africani ed i Paesi aderenti al sistema monetario non dovranno più tenere il 50% delle proprie riserve depositate alla <strong>Banca di Francia</strong> a titolo di garanzia.</p>
<h3>Parigi trema?</h3>
<p>Le nuove disposizioni, al momento della loro implementazione graduale nei prossimi anni, mettono in pericolo la <strong>stabilità finanziaria</strong> di Parigi, che in termini di debito pubblico ha sempre ottenuto vantaggi dalla politica monetaria africana. Dover restituire le riserve dei Paesi africani è un grosso handicap per la Banca di Francia, che fino ad oggi aveva la possibilità di utilizzare a suo piacimento le riserve provenienti dal continente nero per far girare l&#8217;economia francese.</p>
<p><a href="https://www.ft.com/content/6f0cef38-1db7-11ea-97df-cc63de1d73f4">L&#8217;accordo è stato concluso</a> a causa di un rischio ancora più grande per Parigi, consistente in una fuoriuscita totale ed in blocco fa parte delle ex-colonie, che avrebbe provocato un problema di reperibilità dei fondi ancora maggiore. La soluzione mediata permette a Parigi di assorbire il colpo con minori problemi e meno rischi di derive della propria economia, da anni foraggiata dalle<strong> ricchezze africane</strong>.</p>
<h3>Più indipendenza e più possibilità di manovra</h3>
<p>Per i Paesi africani che si riconoscono nell&#8217;utilizzo della valuta di stampo francese l&#8217;aver la possibilità di disporre in modo più fluido della valuta permette di compiere manovre finanziarie senza <strong>ingerenze francesi</strong> all&#8217;interno della sfera decisionale. Mentre tuttavia bisogna sottolineare come il tasso di cambio rimanga comunque <strong>vincolato all&#8217;euro</strong>, adesso la Francia avrebbe più difficoltà a svalutare di punto in bianco la valuta, perdendo un ricatto internazionale di facile utilizzo. Al tempo stesso però gli Stati dell&#8217;Africa continuerebbero a godere delle <strong>garanzie</strong> di copertura della Banca di Francia, non inficiando sulla natura dei rapporti commerciali con il resto del mondo.</p>
<h3>Parigi perde potere sul Cfa</h3>
<p>L&#8217;accordo, raggiunto col blocco dei 14 Paesi dell&#8217;ovest africano, non include al momento i Paesi del blocco centrale, per i quali continueranno a valere le precedenti disposizioni. Tuttavia, nel prossimo futuro è possibile che gli adeguamenti si riconoscano anche alle altre 6 economie dell&#8217;Africa. Non bisogna dimenticare infatti come la riserva maggiore sia detenuta dalla federazione del <strong>Camerun</strong>, che non rientra nei Paesi che hanno attualmente discusso il trattato monetario con Parigi.</p>
<p><span style="font-size: 1rem;">Le crescenti pulsioni internazionali non hanno permesso a Macron di ritardare ulteriormente i tempi, anche considerando le sue battaglie attuali su molteplici fronti, dovendo scendere di conseguenza ad accordi. </span>Nonostante il trattato non abbia ancora reso indipendente l&#8217;Africa dalla Francia, ha segnato <a href="https://www.insideover.com/economy/monetary-independence-looms-for-west-and-central-africa.html">un passo importante nella storia economica delle ex-colonie francesi</a>, decise più che mai a diventare un giorno completamente <strong>indipendenti</strong> da Parigi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/lafrica-si-allontana-dal-franco-cfa.html">L&#8217;Africa si allontana dal Franco Cfa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Francia addio: la Cina pronta a scalzare il franco Cfa?</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/francia-addio-la-cina-pronta-a-scalzare-il-franco-cfa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jul 2019 18:49:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Cfa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1330" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8297964.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8297964.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8297964-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8297964-768x532.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8297964-1024x709.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nelle scorse settimane la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest (Cedeao) ha tenuto ad Abidjan, in Costa d&#8217;Avorio, un importante summit che ha deliberato la creazione di una valuta comune per i 13 Paesi membri, che riuniscono in totale 350 milioni persone, pronta a scalzare la posizione dominante tradizionalmente esercitata dal sistema delle due valute riunite &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/francia-addio-la-cina-pronta-a-scalzare-il-franco-cfa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1330" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8297964.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8297964.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8297964-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8297964-768x532.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8297964-1024x709.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nelle scorse settimane la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest (Cedeao) ha tenuto ad Abidjan, in Costa d&#8217;Avorio, un importante summit che ha deliberato la creazione di una valuta comune per i 13 Paesi membri, che riuniscono in totale 350 milioni persone, pronta a scalzare la posizione dominante tradizionalmente esercitata dal sistema delle due valute riunite nel cosiddetto &#8220;<a href="https://it.insideover.com/schede/economia/cose-franco-cfa-la-moneta-coloniale-parigi.html"><strong>franco Cfa</strong></a>&#8220;, ritenuto strumento di <a href="https://it.insideover.com/economia/oltre-il-franco-cfa-come-parigi-controlla-le-economie-della-francafrique.html">proiezione dell&#8217;influenza francese</a> nell&#8217;area in cui Parigi ha a lungo amministrato un vasto impero coloniale.</p>
<p>La Cedeao è un&#8217;associazione &#8220;trasversale&#8221; al sistema del franco Cfa: riunisce sia ex colonie francesi che lo adottano (Benin, Burkina Faso, Costa d&#8217;Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal, Togo) che ex colonie britanniche (Nigeria, Ghana, Sierra Leone) e portoghesi (Capo Verde). Non a caso proprio dal Ghana è partita la spinta all&#8217;integrazione economica della Cedeao in opposizione alla permanenza dell&#8217;influenza francese nella regione. Ma vi è un&#8217;ulteriore tematica che merita di essere approfondita: la nuova valuta, denominata Eco, potrebbe avvicinare notevolmente la regione alla Cina attraverso l&#8217;ancoramento diretto o proporzionale allo yuan, che rafforzerebbe il suo crescente ruolo di valuta di riserva, a partire dalla sua entrata in vigore nel 2020.</p>
<p>Molto dipenderà dalla volontà della <strong>Nigeria, prima economia africana </strong>e cuore pulsante della Cedeao, di aderire all&#8217;Eco: la presenza di Abuja nel sistema cambierebbe notevolmente il peso e l&#8217;irradiamento regionale della decisione della Cedeao. <a href="http://www.affaritaliani.it/politica/geopolitica/africaaddio-franco-cfa-nel-2020-la-moneta-unica-eco-forse-ancorata-allo-yuan-611887.html?refresh_ce">Come fa notare </a><em>Affari Italiani, </em>&#8220;il Dragone asiatico è sempre più presente nel continente, non solo nell&#8217;area orientale. Anche da qui potrebbe nascere la decisione di ancorare la nuova moneta Eco potrebbe essere ancorata allo <strong>yuan </strong>cinese anche per evitare eccessive oscillazioni.[…] D&#8217;altronde si tratterebbe del naturale sviluppo di un processo che ha portato all&#8217;inserimento della moneta cinese tra le sue riserve valutarie, con la Cina che rappresenta il principale partner commerciale della maggior parte dei paesi africani&#8221;.</p>
<p>La Nuova via della seta punta dritta verso l&#8217;Africa: dal 2000 al 2016, <a href="https://www.geopolitica.info/africa-investimenti-cinesi/">fa notare </a><em>Geopolitica.info, </em>&#8220;dal 2000 al 2016, la Cina ha finanziato il continente per circa 125 miliardi di dollari. Nell’ultima decade, infatti, <strong>gli investimenti cinesi in Africa sono cresciuti notevolmente</strong>. Stando ai dati elaborati dal think thank The American Enterprise Institute nel China Global Investment Tracker, dal 2005 al 2018, gli investimenti cinesi sono aumentati a livello globale e l’Africa è divenuta la terza destinazione per numero di investimenti cinesi dopo Asia ed Europa&#8221;. Il 17% di questi investimenti sono stati rivolti verso la Nigeria e i Paesi ad essa limitrofi, principalmente per la costruzione di ferrovie. Un atteggiamento che ha portato a Pechino diverse critiche dalle cancellerie internazionali per la problematica della &#8220;trappola del debito&#8221; a cui rischiano di essere condotte numerosi nazioni africane, prima fra tutte Gibuti, in cui Pechino ha investito 15 miliardi di dollari per lo sviluppo del principale porto e delle infrastrutture collegate e controlla l&#8217;80% del debito del Paese.</p>
<p>L&#8217;Eco rappresenterebbe la testimonianza di un passaggio di consegne epocale nella primazia dell&#8217;influenza sull&#8217;Africa in una fase in cui, per le sue ricchezze economiche e per importanti fattori commerciali, logistici e demografici (che ne faranno il mercato in maggiore espansione al mondo nel XXI secolo) il continente diviene cruciale per le <a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/come-cambiano-gli-equilibri-nellafrica-della-globalizzazione/">dinamiche della globalizzazione</a>. La conferma dell&#8217;influenza globale di Pechino e una prova di forza dello yuan nel contesto valutario globale ma anche, o forse soprattutto, la conferma della potenzialità della Cina di espandere il suo <em>soft power </em>politico-economico in uno storico &#8220;giardino di casa&#8221; delle potenze occidentali. Come del resto testimoniato dalla crescente <a href="https://www.avvenire.it/mondo/pagine/in-africa-si-parla-cinese">popolarità del mandarino</a> nelle scuole di diversi Paesi africani che oramai considerano il rapporto con la Repubblica Popolare caposaldo delle loro relazioni diplomatiche e i cui leader ogni anno affollano la conferenza congiunta Cina-Africa di Pechino, che a settembre ha portato 53 leader del continente a confrontarsi con Xi Jinping.</p>
<p>Per parlare di Africa bussare alla porta di Pechino risulta sempre più conveniente. Lo dicono il commercio, gli investimenti, i legami politici e culturali. Presto potrebbe confermarlo la moneta, tradizionale veicolo di influenza per l&#8217;Occidente. E per l&#8217;Occidente dialogare con la Cina per un ordinato sviluppo dell&#8217;Africa, sul lungo periodo, potrebbe risultare una scelta vincente, anche per poter risolvere un problema annoso come quello migratorio. Mentre tra gli sconfitti potrebbe esserci, nel contesto occidentale, la Francia. Tanto impegnata, negli anni scorsi, a non evolvere il suo rapporto verso Paesi considerati, troppo a lungo, ancora ridotti al rango di colonie o spazio di influenza esclusiva da vederseli gradualmente sottrarre dal Dragone cinese.</p>
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		<title>Che cos&#8217;è il franco Cfa</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/economia/cose-franco-cfa-la-moneta-coloniale-parigi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Jun 2019 22:01:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Cfa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8621805.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8621805.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8621805-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8621805-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8621805-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel mondo politico italiano, il recente rinfocolamento del problema migratorio ha fatto scoppiare la polemica sul franco Cfa.  Il presidente di Fratelli d&#8217;Italia, Giorgia Meloni, intervenendo a &#8220;Non è l&#8217;Arena&#8221; su La 7, ha mostrato una banconota del franco Cfa e la foto di un bambino del Burkina Faso che lavora in una miniera d&#8217;oro &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/economia/cose-franco-cfa-la-moneta-coloniale-parigi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8621805.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8621805.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8621805-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8621805-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8621805-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nel mondo politico italiano, il recente rinfocolamento del problema migratorio ha fatto scoppiare la polemica sul franco Cfa.  Il presidente di Fratelli d&#8217;Italia, Giorgia Meloni, intervenendo a &#8220;Non è l&#8217;Arena&#8221; su La 7, ha mostrato una banconota del franco Cfa e la foto di un bambino del Burkina Faso che lavora in una miniera d&#8217;oro e ha detto: &#8220;La soluzione non è prendere gli africani e spostarli in Europa ma liberare l&#8217;Africa da certi europei, come i francesi, che la sfruttano&#8221;. Dichiarazioni che hanno fatto il paio con quelle poi pronunciate da Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, che hanno puntato il dito contro Parigi, accusata di essere la principale potenza sfruttatrice dei Paesi del continente africano.</p>
<p>L&#8217;argomento è, per certi versi, sicuramente semplificatorio: le problematiche dell&#8217;Africa sono molte e ben profonde, questioni geopolitiche, economiche e sociali a cui si aggiungono una forte corsa per il controllo del continente da parte delle maggiori potenze e questioni come il <em><a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-grande-corsa-al-land-grabbing-quegli-obiettivi-non-si-vogliono-dire/" target="_blank" rel="noopener">land grabbing</a> </em>che sottraggono ampie porzioni dei territori africani alla sovranità dei loro popoli. Tuttavia, in certi contesti l&#8217;ingerenza di Parigi è ravvisabile e macroscopica. E il franco Cfa si presenta come strumento fondamentale per questa ingerenza.</p>
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		<title>Elezioni in Senegal, è sfida sul balletto dei dati</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/elezioni-in-senegal-e-sfida-sul-balletto-dei-dati-in-attesa-della-proclamazione-ufficiale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Feb 2019 09:06:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Cfa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9301256.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9301256.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9301256-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9301256-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9301256-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Voto chiuso, polemiche aperte: è una settimana di tensione quella che si sta vivendo in Senegal, Paese che domenica è andato alle urne per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Un turno elettorale con cinque candidati in lizza, tra cui l&#8217;uscente Macky Sall che annuncia la vittoria in anticipo rispetto alla proclamazione definitiva dei risultati. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/elezioni-in-senegal-e-sfida-sul-balletto-dei-dati-in-attesa-della-proclamazione-ufficiale.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9301256.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9301256.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9301256-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9301256-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9301256-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Voto chiuso, polemiche aperte: è una settimana di tensione quella che si sta vivendo in Senegal, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/anche-ad-agrigento-file-nei-seggi-elezioni-senegal-1651047.html">Paese che domenica è andato alle urne</a> per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Un turno elettorale con cinque candidati in lizza, tra cui l&#8217;uscente <strong>Macky Sall</strong> che annuncia la vittoria in anticipo rispetto alla proclamazione definitiva dei risultati. Ed è proprio questo che mette a repentaglio la serenità post elettorale nel paese africano: oltre ai pareri discordanti da parte dell&#8217;opposizione, monta la paura di brogli elettorali.</p>
<p>Un &#8220;gioco&#8221; fatto di annunci non ufficiali </p>
<p>Lunedì ad aprire le danze è,<a href="http://www.askanews.it/esteri/2019/02/25/senegal-premier-macky-sall-rieletto-presidente-al-primo-turno-pn_20190225_00040/"> durante un discorso pronunciato dinnanzi ad una folla radunatasi nei pressi della sede del partito di governo</a>, il primo ministro <strong>Mohammed Dionne</strong>. Il Senegal ha un sistema semi presidenziale: vi è un capo di Stato eletto direttamente con funzioni non solo di rappresentanza ma anche di governo, tuttavia nel suo compito è coadiuvato da un primo ministro nominato dallo stesso presidente, ce ha le funzioni di numero uno dell&#8217;esecutivo. Il premier uscente annuncia la vittoria del &#8220;suo&#8221; presidente Macky Sall: &#8220;Stiamo raccogliendo i dati &#8211; proclama nel suo discorso &#8211; Tutto ci porta a pensare di aver vinto al primo turno. Sall ha avuto il 57% dei voti, congratuliamoci con il nostro presidente&#8221;. Ma ovviamente a Dakar parte subito la contestazione. I partiti dell&#8217;opposizione affermano in primo luogo la propria incredulità dalla proclamazione dei risultati con diversi giorni di anticipo rispetto a quella ufficiale della commissione elettorale.</p>
<p>In secondo luogo, per replicare ai proclami di vittoria del presidente uscente, dichiarano di aver dei loro dati in cui al contrario si parla di un<strong> possibile ballottaggio</strong>. Sall sarebbe sì in testa, ma con una percentuale di gran lunga inferiore al 50% dei consensi, circostanza che farebbe scattare il ballottaggio il prossimo 24 marzo. Un balletto tra cifre non ufficiali ed ufficiose, che mira forse anche a far pressione alla commissione elettorale in vista della giornata di venerdì, quando è prevista la diffusione dei risultati ufficiali.</p>
<p>L&#8217;eventuale sfidante di Sall</p>
<p>Se per davvero il presidente uscente non riuscisse nell&#8217;intento di confermare il 57% proclamato dal suo primo ministro, al ballottaggio (secondo le solite stime non ufficiose di opposizione ed istituti privati) potrebbe andare<strong> Ousmane Sonko</strong>. Quest&#8217;ultimo non solo è il più giovane dei cinque candidati, ma è anche l&#8217;esponente più lontano da Parigi. L&#8217;uscente Macky Sall ha infatti ottimi rapporti con la Francia e sia con Hollande che con Macron l&#8217;attuale capo di Stato senegalese può vantare soldi legami. Sonko invece è il candidato che mette maggiore apprensione all&#8217;Eliseo: fatto raro e forse unico nella politica senegalese, Sonko durante la campagna elettorale mette in discussione l&#8217;appartenenza del suo paese al Franco Cfa, la moneta arrivata agli onori della cronaca anche in Italia le scorse settimane durante le polemiche intercorse tra Parigi e Roma. Oltre alla critica nei confronti del Franco Cfa, in generale Sonko vorrebbe ridiscutere il rapporto con l&#8217;ex madrepatria francese.</p>

<p>Un altro possibile sfidante in caso di ballottaggio, è <strong>Idrissa Seck</strong>. Secondo i sondaggi della vigilia, potrebbe contendere il secondo posto a Sonko ma, in caso di ballottaggio, appoggerebbe lo sfidante del presidente. Ancora pochi giorni ed il Senegal dovrebbe conoscere il suo destino. Sempre che il balletto dei dati non continui anche successivamente alla proclamazione dei risultati.</p>
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		<title>Le mani della Cina su Senegal e Nigeria</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/mani-cina-senegal-nigeria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Feb 2019 17:29:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Cfa]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Via della Seta]]></category>
		<category><![CDATA[Pechino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190223191824_28556681.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190223191824_28556681.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190223191824_28556681-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190223191824_28556681-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190223191824_28556681-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Questo fine settimana prevede una fittissima agenda elettorale per il continente africano, con appuntamenti decisivi per il futuro di Nigeria e Senegal. La concomitanza elettorale fa sì che nel giro di pochi giorni potrebbe verificarsi un decisivo spostamento degli equilibri, per come oggi li conosciamo, nell&#8217;Africa subsahariana. Il Senegal è pronto a cambiare alleato? Senegal &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/mani-cina-senegal-nigeria.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190223191824_28556681.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190223191824_28556681.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190223191824_28556681-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190223191824_28556681-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190223191824_28556681-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Questo fine settimana prevede una fittissima agenda elettorale per il continente africano, con appuntamenti decisivi per il futuro di <strong>Nigeria</strong> e <strong>Senegal</strong>.</p>
<p>La concomitanza elettorale fa sì che nel giro di pochi giorni potrebbe verificarsi un decisivo spostamento degli equilibri, per come oggi li conosciamo, nell&#8217;Africa subsahariana.</p>
<p>Il Senegal è pronto a cambiare alleato?</p>
<p>Senegal e Nigeria, pur non confinanti e pur diversissimi, sono due Paesi chiave della zona centro occidentale del continente. Ed è per questo che queste elezioni stanno suscitando anche un’elevata attenzione da parte dei principali Stati del mondo. Partiamo dal <strong>Senegal</strong>. L’ex colonia francese rappresenta l’esempio democratico per eccellenza in quella regione del mondo. A dispetto delle travagliate storie politiche degli Stati ad esso confinanti (Mali, Mauritania, Guinea e Gambia) il Senegal non ha pressoché mai subito sconvolgimenti interni di rilievo.</p>
<p>Una democrazia stabile che, proprio per questo, svolge un ruolo di partnership privilegiata con l’ex colonizzatore francese. Tuttavia gli equilibri negli ultimi tempi si stanno spostando. Il Senegal <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://edition.cnn.com/2019/02/22/africa/senegal-election-sonko/index.html">ha infatti di recente aderito</a> al progetto della Nuova via della seta lanciato da Pechino, il cui programma di investimenti nel Paese ammonta a circa 1,6 miliardi di dollari. Un impegno economico che rende la Cina uno spettatore più che interessato dell’appuntamento elettorale.</p>
<p>Il Franco CFA ancora oggetto di critiche</p>
<p>I principali favoriti <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.affaritaliani.it/politica/geopolitica/elezioni-senegal-2019-candidati-risultati-poll-589556.html?refresh_ce">sono infatti tre</a>. Il Presidente uscente Macky Sall, che sembra avere l’appoggio di Parigi, Idrissa Seck, già candidato e sconfitto nelle ultime elezioni e infine Ousmane Sonko. Quest&#8217;ultimo è il candidato più interessante perché, forse, quello destinato a scombussolare gli equilibri politici. Sonko è infatti un aperto detrattore del <strong>Franco Cfa</strong> e dell’ingerenza politica francese nel Paese. La sua giovane età (44) potrebbe dare quello slancio e dinamismo necessari per arrivare almeno al ballottaggio. Appare quindi evidente che un antifrancese al potere possa essere la soluzione più desiderabile per una Cina in espansione nel continente africano.</p>
<p>A complicare il quadro ci pensa poi un quarto personaggio, Abdoulaye Wade, già Presidente del Senegal dal 2000 al 2012. L’ex politico è tornato di recente in patria invitando i senegalesi a disertare le urne. Un’azione di disturbo voluta forse proprio da Parigi, considerata la vicinanza di Wade con l’alleato francese. L’eventuale boicottaggio delle elezioni favorirebbe infatti l’attuale Presidente, che in quel caso resterebbe in carica.</p>
<p>Lo yuan è diventata la moneta principale in Nigeria</p>
<p>Spostandosi un po’ più verso est troviamo poi la Nigeria, un altro Paese in pieno fermento elettorale e dove gli equilibri di potere si stanno lentamente spostando. Anche in Nigeria infatti, dopo la tradizionale influenza angloamericana, la presenza cinese inizia a essere importante. <a href="http://www.asianews.it/notizie-it/La-Nigeria-abbandona-il-dollaro:-%C3%A8-lo-yuan-la-nuova-%E2%80%98moneta-africana%E2%80%99-44174.html">Lo scorso giugno il Paese firmava</a> infatti un importante accordo con la Icbc, una delle più grandi banche cinesi, con lo scopo di adottare lo yuan come principale moneta commerciale. Come nel caso del Senegal, anche per la Nigeria la denominazione monetaria diventa fondamentale per comprendere quale Stato avrà maggiore influenza nell’economia del Paese. Ecco che la scelta tra i due candidati alla presidenziali nigeriane diventa fondamentale.</p>
<p>Da una parte <strong>Muhammadu Buhari</strong>, la cui agenda politica è stata incentrata sul rafforzamento delle condizioni di sicurezza del Paese e quindi sulla lotta contro Boko Haram. Obiettivi che ne fanno alleato naturale delle potenze occidentali, anche se i risultati ottenuti sono stati finora insufficienti. Sull&#8217;altro lato c’è Atiku Abubakar, afferente all&#8217;ala democratica, quella che forse può essere definita di “sinistra”, con un programma incentrato sulla creazione di lavoro. Tra i vari punti della campagna di Abubakar vi è però anche la volontà di privatizzare la compagnia petrolifera di Stato. Una mossa che potrà fare ovviamente gola ad attori stranieri, su tutti la Cina. Oltre al vantaggio monetario già citato, Pechino avrebbe inoltre una posizione creditoria decisamente favorevole sulla Nigeria, detenendone il 22% del debito pubblico. È la Cina dunque che potrebbe diventare il vero vincitore delle imminenti elezioni in Africa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/mani-cina-senegal-nigeria.html">Le mani della Cina su Senegal e Nigeria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Economia, forze armate e lingua: la presenza francese in Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/economia-forze-armate-lingua-la-presenza-francese-africa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jan 2019 13:01:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Cfa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1016" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190127221058_28300294.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190127221058_28300294.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190127221058_28300294-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190127221058_28300294-768x520.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190127221058_28300294-1024x694.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Spentasi sull&#8217;onda della narrazione mediatica la sterile polemica sul franco Cfa sollevata senza cognizione reale di causa da numerosi esponenti della politica e dell&#8217;economia italiana, posizionatisi su fronti contrapposti più sulla base della simpatia per l&#8217;attuale governo francese che su quella di fatti reali, percepiamo la perdita di una grande occasione per il dibattito pubblico. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/economia-forze-armate-lingua-la-presenza-francese-africa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1016" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190127221058_28300294.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190127221058_28300294.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190127221058_28300294-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190127221058_28300294-768x520.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190127221058_28300294-1024x694.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Spentasi sull&#8217;onda della narrazione mediatica la sterile polemica sul <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/cose-franco-cfa-la-moneta-coloniale-parigi/">franco Cfa</a> sollevata senza cognizione reale di causa da numerosi esponenti della politica e dell&#8217;economia italiana, posizionatisi su fronti contrapposti più sulla base della simpatia per l&#8217;attuale governo francese che su quella di fatti reali, percepiamo la perdita di una grande occasione per il dibattito pubblico. Non solo per l&#8217;incapacità conclamata di esperti e uomini delle istituzioni di cogliere ciò che accade in scenari quali quelli dell&#8217;Africa subsahariana cruciali per le dinamiche internazionali, ma anche per il fatto che sia sfuggito dal dibattito stesso un punto fondamentale e dirimente: il nodo della differenza effettiva di potenza tra <strong>Francia</strong> e Italia e la conseguente necessità per il nostro Paese di ritrovare una compiuta capacità di azione in scenari che dovrebbero riguardarci direttamente, non fosse altro per il tema delle migrazioni, e di formalizzare l&#8217;interesse nazionale.</p>
<p>La Francia di Macron agisce da rivale dall&#8217;Italia e si immagina cogestore d&#8217;Europa insieme alla Germania di <strong>Angela Merkel</strong>; tuttavia, il presidente di Parigi può permettersi di sovrastimare, in maniera in un certo senso velleitaria, la possibilità d&#8217;azione del suo Paese anche e soprattutto per la presenza di un retroterra geopolitico e strategico che le garantisce cospicue rendite di posizione negli equilibri di potenza. Concorrono a questo <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/adesso-macron-punta-al-rilancio-della-forza-nucleare-della-francia/">il deterrente nucleare</a> e la presenza fissa nel Consiglio di Sicurezza Onu, certamente. Ma anche la capacità di Parigi di una reale proiezione extracontinentale a cui concorrono, in primo luogo, il controllo di numerose isole australi nell&#8217;Oceano Indiano e Pacifico, che rende la F<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/ruolo-della-francia-nel-blocco-dellindo-pacifico/">rancia potenza marittima con un&#8217;area di competenza enorme</a>, e la <em>Françafrique</em>.</p>

<p>Sì, perché può piacere o no, ma il legame ombelicale e il non velato controllo esercitato dalla Francia sulle ex colonie è un fattore di rendita di primaria grandezza. &#8220;Oggi le tracce della Francia in Africa sono ancora ben visibili in almeno tre realtà&#8221;, ha scritto <em>Limes</em>: in primo luogo, &#8220;il mantenimento del franco Cfa nella maggioranza degli Stati nati in seguito all’emancipazione da Parigi&#8221;, con il fondamentale <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/oltre-il-franco-cfa-come-parigi-controlla-le-economie-della-francafrique/">corollario degli accordi economici</a> che danno alla Francia un ruolo centrale nell&#8217;accaparramento delle loro risorse naturali; in secondo luogo, &#8220;la persistenza di un forte dialogo tramite vertici ricorrenti che travalicano la sola dimensione linguistica francofona&#8221;, ma che <a href="http://www.occhidellaguerra.it/macron-punta-sul-rilancio-della-lingua-francese/">hanno in essa un presupposto importante;</a> infine, &#8220;il regolare intervento di Parigi nelle crisi continentali&#8221; oltre il perimetro delle capacità delle organizzazioni internazionali. </p>
<p>Intervento in numerosi casi di <strong>matrice militare</strong>, come dimostrato nell&#8217;ultimo decennio dalle operazioni in Libia, Repubblica Centrafricana, Costa d’Avorio e Mali, &#8220;spesso condotte a partire da basi militari distribuite tra Gibuti e Dakar, passando per N’Djamena. Più di 5mila uomini sono permanentemente impegnati per la sicurezza e la stabilità africana, per il mantenimento delle quali spesso la Francia si trova da sola &#8211; l’Unione europea evita quanto possibile il proprio coinvolgimento &#8211; o in dialogo con i suoi interlocutori più fedeli, ossia Stati Uniti e Regno Unito&#8221;.</p>

<p>La Francia partecipa con decisione a un &#8220;Grande Gioco&#8221; di spartizione dell&#8217;Africa che, escludendo la fascia maghrebina, pertinente più a una logica euromediterranea, vede protagonista in primo luogo la Cina, attivissima nelle sponde orientali del continente, più attardati gli Stati Uniti, che hanno addirittura ricollocato in Germania la sede del loro comando africano, e attivi su scala minore, ma estremamente dinamici, soggetti come Qatar, Arabia Saudita, Iran, Brasile, Turchia, Russia e Israele, depositari di interessi settoriali che possono riguardare Paesi specifici (come è il caso di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/putin-egitto-incontrare-al-sisi-rilanciare-la-cooperazione-bilaterale/">Mosca e dei forti legami con Egitto</a>, Sudan e Sudafrica), aree geopolitiche (il Corno d&#8217;Africa per Iran, Turchia, Qatar e Arabia Saudita, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-proiezione-israele-africa-orientale/">l&#8217;Africa sud-orientale per Israele</a>) o interessi economici (come vale per i grandi gruppi brasiliani attivi <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-grande-corsa-al-land-grabbing-quegli-obiettivi-non-si-vogliono-dire/">nella corsa al <em>landgrabbing</em></a>).</p>
<p>L&#8217;Italia avrebbe la cultura geopolitica e le carte in regola per mescolare questi tre approcci, ma per ora Roma si muove in maniera incostante tra una <a href="http://www.occhidellaguerra.it/diplomazia-economia-sicurezza-litalia-adesso-riscopre-lafrica/">presenza economica forte ma che non riesce a fare sistema e un timido avanzamento diplomatico</a>. A plastica dimostrazione del gap che ci separa da Parigi, e di prospettive d&#8217;espansione molto spesso offuscate da beghe legate alla politica interna. Mentre, anche grazie all&#8217;Africa, la Francia continua a potersi pensare come potenza di una taglia superiore.</p>

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		<title>Il problema non è il franco Cfa: ecco come Parigi controlla l&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/oltre-il-franco-cfa-come-parigi-controlla-le-economie-della-francafrique.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jan 2019 07:45:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Cfa]]></category>
		<category><![CDATA[Parigi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1022" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190115175613_28187060.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190115175613_28187060.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190115175613_28187060-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190115175613_28187060-768x523.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190115175613_28187060-1024x698.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>In tempi non sospetti, mesi prima della recente e capziosa polemica sorta sul franco Cfa su cui commentatori, politici e analisti italiani non hanno mancato di fare presenti le loro grossolane opinioni, in uno spettro di strafalcioni che parte da Alessandro Di Battista (che tra tutte le problematiche prodotte da tale unione valutaria ha toccato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/oltre-il-franco-cfa-come-parigi-controlla-le-economie-della-francafrique.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1022" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190115175613_28187060.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190115175613_28187060.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190115175613_28187060-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190115175613_28187060-768x523.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LAPRESSE_20190115175613_28187060-1024x698.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>In tempi non sospetti, mesi prima della recente e capziosa polemica sorta sul <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/cose-franco-cfa-la-moneta-coloniale-parigi/">franco Cfa</a> su cui commentatori, politici e analisti italiani non hanno mancato di fare presenti le loro grossolane opinioni, in uno spettro di strafalcioni che parte da<strong> Alessandro Di Battista</strong> (che tra tutte le problematiche prodotte da tale unione valutaria ha toccato il tasto dell&#8217;emigrazione, quello forse ad essa meno correlata) e arriva a <strong>Matteo Renzi</strong> (le cui parole differiscono di poco da quelle di un qualunque sostenitore transalpino di Macron) il quotidiano <em>Italia Oggi </em>ha avuto il merito di gettare nello stagno il sasso di un tema troppo spesso taciuto. </p>
<p>E lo ha fatto nell&#8217;agosto scorso per mezzo dell&#8217;ottima penna di Tino Oldani, che in maniera molto razionale e concreta ha chiarito con precisione i termini della questione. Il franco Cfa, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.startmag.it/mondo/vi-racconto-tutti-gli-affari-della-francia-in-africa/" target="_blank">secondo Oldani,</a> non esaurisce il problematico rapporto tra Parigi e le sue ex colonie, ma è &#8220;il perno attorno al quale ruota l&#8217;intero sistema del controllo francese sui 14 Paesi&#8221; che lo adottano come valuta. Un mezzo, dunque, non un fine: così come lo sono sia quelle che opinionisti e personalità pubbliche poco informate sul tema e viziate dai loro pregiudizi hanno identificato come fini del franco Cfa. Il mantenimento di un regime di<strong> cambi fissi</strong>, il vincolo alla spesa e il basso livello di inflazione imposto ai Paesi africani e lo stesso controverso tema dell&#8217;impoverimento generale dei loro mercati interni, infatti, sono intrinseci a un più ampio sistema politico.</p>

<p>Il franco Cfa, insomma, non sarebbe nulla senza le sue conseguenze materiali e legali, senza le obbligazioni più profonde che aumentano la proiezione di Parigi nel continente africano. &#8220;Tra i numerosi vincoli imposti dagli accordi sul franco Cfa&#8221;, notava Oldani, &#8220;vi è anche il &#8216;primo diritto&#8217; per la Francia di comprare qualsiasi risorsa naturale scoperta nelle sue ex colonie. Da qui il controllo di Parigi su materie prime di enorme valore strategico: <strong>uranio</strong>, <strong>oro</strong>, <strong>petrolio</strong>, <strong>gas</strong>, <strong>caffè</strong>, <strong>cacao</strong>. Soltanto dopo un esplicito &#8216;non interesse francese&#8217;, scatta il permesso di cercare un altro compratore. Ma attenzione: i maggiori asset economici di tutte le 14 ex colonie sono in mano a francesi che si sono insediati da tempo in Africa, diventando miliardari a palate&#8221;. </p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.aldogiannuli.it/la-caduta-di-bollore/" target="_blank">Il volto più noto, in Italia, è sicuramente quello di Vincent Bollorè</a>, padrone di un impero della logistica che ha il suo cuore nel Golfo di Guinea. Ma non c&#8217;è solo lui. La radio pubblica tedesca, Deutschlandfunk, ha avviato un&#8217;inchiesta sul franco Cfa portando avanti un&#8217;iniziativa ovvia, ma che ha trovato poco riscontro nelle testate nazionali: chiedere l&#8217;opinione di economisti e esperti del settore africani. Appartenenti alle società di quei Paesi di cui nel nostro Paese si discute per partito preso. La stessa <em>Italia Oggi </em>ha ripreso l&#8217;analisi di Deutschlandfunk, portando in emersione particolari a dir poco emblematici: il diritto di prelazione di Parigi riguarda &#8220;non solo le fonti energetiche fossili come il petrolio, il gas e il carbone, ma anche quelle più rare e di maggiore valore attuale, come l&#8217; uranio, il torio, il litio e il berillo. […] Il caso più clamoroso, racconta la radio tedesca, è quello del Niger: qui il gruppo industriale Orano, ex Areva, controllato dallo Stato francese, estrae notevoli quantità di uranio, sufficienti per coprire il 40% della domanda proveniente dalle centrali nucleari francesi che producono elettricità. Il tutto pagando un prezzo che è circa un terzo di quello di mercato. &#8216;E il Niger è uno dei Paesi più poveri al mondo'&#8221;, commenta la radio tedesca. &#8220;È probabilmente l&#8217;esempio più estremo dello sfruttamento previsto dai trattati che la Francia ha imposto alle sue ex colonie, in cambio della loro indipendenza. Ma il principio di fondo è lo stesso in tutti i paesi interessati&#8221;.</p>

<p>Tutto questo si aggiunge a una completa <strong>depressione delle economie locali</strong> per fini che non riguardino la mera esportazione. Il regime di cambi fissi danneggia le prospettive della piccola e media imprenditoria dei Paesi africani aderenti al franco Cfa, che hanno scarse possibilità di accedere al credito necessario per avviare attività imprenditoriali. Nelle ex colonie francesi, ad esempio, ci sono alcune delle zone di produzione del cotone più importanti al mondo. Eppure non esiste un&#8217; industria tessile locale indipendente: neanche il 10% del cotone locale viene lavorato sul posto. I grandi economisti che hanno studiato le problematiche <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.pooreconomics.com/about-book" target="_blank">connesse alla povertà</a>, su cui spiccano Abhijit Banerjee e la moglie Esther Duflo, hanno più volte indicato come nei Paesi meno sviluppati sia proprio la difficoltà nell&#8217;accesso al credito o agli strumenti di partenza per l&#8217;attività d&#8217;impresa a determinare il mantenimento di ampie sacche di disuguaglianza ed economia informale. Contrapposte, nel caso dei Paesi africani, alle sfavillanti ricchezze che i grandi gruppi transalpini acquisiscono a prezzi di favore sfruttando le clausole collaterali all&#8217;adesione del franco Cfa.</p>
<p>E questo ci ricorda la grande lezione di Thomas Sankara, che poco prima di essere ucciso, nel 1987, aveva indicato la via maestra per l&#8217;autonomia economica dell&#8217;Africa: &#8220;Facciamo in modo che il mercato africano sia il mercato degli africani. Produrre in Africa, trasformare in Africa, consumare in Africa. Produciamo quello di cui abbiamo bisogno e consumiamo quello che produciamo, invece di importarlo&#8221;. Parole semplici che nascondono implicazioni profonde: la migliore garanzia per quel &#8220;diritto a non emigrare&#8221; <a href="http://www.ilgiornale.it/news/cronache/diritto-non-emigrare-joseph-ratzinger-1432981.html" target="_blank">enunciato negli scorsi anni da Benedetto XVI</a>, la risposta più adatta a una storia di dipendenza che non si è interrotta con la fine del colonialismo. E di cui il franco Cfa è il volto più ambiguo. Non causa diretta, ma mezzo essenziale. Funzionale alle èlite dei Paesi membri dell&#8217;unione monetaria e armate da Parigi, meno ai loro popoli. </p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/oltre-il-franco-cfa-come-parigi-controlla-le-economie-della-francafrique.html">Il problema non è il franco Cfa: ecco come Parigi controlla l&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Parigi cerca assist di Moavero  Il retroscena sull&#8217;incontro Ue</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/e-le-drian-chiama-in-disparte-moavero-la-francia-non-accetta-lezioni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jan 2019 17:07:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Cfa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1346" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8903333.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8903333.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8903333-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8903333-768x538.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8903333-1024x718.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Proprio non va giù alla Francia quanto affermato dal vice presidente del consiglio Luigi Di Maio, in merito alle politiche di Parigi in Africa ed al Franco Cfa. Durante il consiglio europeo per gli affari esteri, riunitosi lunedì a Bruxelles, un colloquio diretto sul tema si è avuto, da quanto si apprende da fonti francesi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/e-le-drian-chiama-in-disparte-moavero-la-francia-non-accetta-lezioni.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/e-le-drian-chiama-in-disparte-moavero-la-francia-non-accetta-lezioni.html">Parigi cerca assist di Moavero  Il retroscena sull&#8217;incontro Ue</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1346" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8903333.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8903333.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8903333-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8903333-768x538.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8903333-1024x718.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Proprio non va giù alla Francia quanto affermato dal vice presidente del consiglio Luigi Di Maio, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Di-Maio-contro-la-Francia-per-uso-della-moneta-coloniale-Parigi-convoca-ambasciatrice-italiana-18e8d569-8a0e-409a-8a79-f8b895d4e847.html?refresh_ce">in merito alle politiche di Parigi in Africa ed al Franco Cfa</a>. Durante il consiglio europeo per gli affari esteri, riunitosi lunedì a Bruxelles, un colloquio diretto sul tema si è avuto, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.askanews.it/esteri/2019/01/22/tensioni-italia-francia-moavero-ne-ha-discusso-con-le-drian-pn_20190122_00097/">da quanto si apprende da fonti francesi riportate poi da diverse agenzie</a>, tra il ministro degli esteri francese e quello italiano. </p>
<p>Il monito di Le Drian: &#8220;L&#8217;Italia non dia lezioni&#8221;</p>
<p><strong> Yves Le Drian</strong> avrebbe avvicinato a Bruxelles lo stesso <strong>Moavero Milanesi</strong>, a margine del consiglio con i loro colleghi europei, per avere spiegazioni su quanto affermato dal leader politico del Movimento Cinque Stelle. E questo a poche ore dalle &#8220;frasi incriminate&#8221;. Luigi Di Maio, in particolare, punta il dito contro Parigi ritenendola tra le principali responsabili dell&#8217;immigrazione dell&#8217;Africa. Il vicepremier italiano fa riferimento soprattutto al famigerato<strong> Franco Cfa</strong>, la moneta utilizzata in gran parte dei Paesi aderenti alla <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/cosi-la-cedeao-agevola-migranti-raggiungere-leuropa/">Cedeao</a>, ossia l&#8217;unione doganale degli Stati dell&#8217;Africa occidentale. La moneta secondo Di Maio dona enormi vantaggi alla Francia, mentre impedisce a molti di quei Paesi di svilupparsi e dunque di mettere sul piatto politico in grado di farli uscire dalla povertà. Un&#8217;area francofona da cui partono migliaia di migranti ogni anno in cui, seguendo quanto affermato da Di Maio, Parigi si presenta con una politica considerata &#8220;colonialista&#8221; dallo stesso leader grillino.</p>
<p>Le Drian dunque, dopo aver incaricato il richiamo formale per spiegazioni dell&#8217;ambasciatrice italiana a Parigi, <strong>Teresa Castaldo</strong>, avvicina a Bruxelles per un faccia a faccia sulla vicenda Enzo Moavero Milanesi. Un breve ma intenso colloquio, si apprende da più parti, in cui il capo della diplomazia francese non nasconde proprie perplessità e proprie inquietudini per le frasi di Di Maio. &#8220;Se la Francia non dà lezioni all&#8217;Italia &#8211; avrebbe affermato al nostro ministro lo stesso Le Drian &#8211; l&#8217;Italia non può dare lezioni alla Francia&#8221;. </p>
<p>Moavero: &#8220;Con Le Drian confronto franco&#8221;</p>
<p>Delle scorse ore sono le posizioni ufficiali di Enzo Moavero Milanesi sulla questione. Dichiarazioni, quelle del nostro ministro degli esteri, che confermano il dibattito avvenuto lunedì con il ministro francese circa le frasi sul neocolonialismo ed il Franco Cfa pronunciate da Di Maio. &#8220;Siamo abituati ad un dibattito anche duro all&#8217;interno degli Stati &#8211; afferma Milanesi, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/01/22/moavero-frasi-di-maio-parte-dibattito_d3491e76-a53f-46c0-9e22-7b1916f6eeb8.html">come riportato dall&#8217;<em>Ansa</em></a> &#8211; Lo siamo meno su scala europea&#8221;. Il colloquio avuto con Le Drian sarebbe stato diretto ed esplicito secondo il ministro: &#8220;Un dibattito franco&#8221;, è l&#8217;espressione usata da Moavero Milanesi, una frase che può sembrare quasi (ma quasi sicuramente non lo è) un gioco di parole visto l&#8217;argomento in oggetto ed il riferimento alla moneta fatto dal capo politico del Movimento Cinque Stelle. </p>

<p>Il ministro degli Esteri italiano, non di rado negli ultimi mesi considerato non molto lontano dalle posizioni francesi ed in buoni rapporti con Parigi <a href="https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13413872/enzo-moavero-milanesi-nomina-nuovo-ambasciatore-italiano-libia-matteo-salvini-europa.html">anche in vista di future trattative per la commissione europea</a>, ci tiene comunque a far rientrare il caso: &#8220;Il colloquio con Le Drian è stato aperto, ma Italia e Francia restano amici&#8221;. Un lavoro di ricucitura dopo l&#8217;exploit delle scorse ore, che passa anche dal gettare acqua sul fuoco delle polemiche per la seccata presa di posizione francese e di Le Drian: &#8220;La percezione delle dichiarazioni è estremamente soggettiva &#8211; afferma infatti ancora Moavero &#8211; quella francese è stata esplicitata dalle fonti che si sono già espresse&#8221;. Caso rientrato dunque a livello diplomatico, ma sotto il profilo politico sembra essere soltanto l&#8217;inizio della vera campagna elettorale in vista delle europee, dove Macron da un lato ed il governo pentastellatto dall&#8217;altro rappresentano due schieramenti del tutto contrapposti. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/e-le-drian-chiama-in-disparte-moavero-la-francia-non-accetta-lezioni.html">Parigi cerca assist di Moavero  Il retroscena sull&#8217;incontro Ue</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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