<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>forze-democratiche-siriane Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/tag/forze-democratiche-siriane/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/tag/forze-democratiche-siriane</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sat, 06 Apr 2019 13:02:38 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>forze-democratiche-siriane Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/tag/forze-democratiche-siriane</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>La gara a chi scova per primo il califfo Al Baghdadi</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-gara-a-chi-scova-per-primo-il-califfo-al-baghdadi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Feb 2019 14:18:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[forze-democratiche-siriane]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/la-gara-a-chi-scova-per-primo-il-califfo-al-baghdadi-172765.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="999" height="563" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Baghdadi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Baghdadi.jpg 999w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Baghdadi-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Baghdadi-768x433.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Baghdadi-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 999px) 100vw, 999px" /></p>
<p>Quando finisce un determinato momento storico, parte la caccia alla figura più rappresentativa che l&#8217;ha caratterizzato. Più di recente, succede così tra Baghdad e Tikrit dopo che le forze Usa entrano nella capitale irachena nel 2003 e subito vanno alla ricerca di Saddam Hussein. Nel 2011 dopo la caduta di Tripoli a seguito dei bombardamenti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-gara-a-chi-scova-per-primo-il-califfo-al-baghdadi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-gara-a-chi-scova-per-primo-il-califfo-al-baghdadi.html">La gara a chi scova per primo il califfo Al Baghdadi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="999" height="563" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Baghdadi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Baghdadi.jpg 999w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Baghdadi-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Baghdadi-768x433.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Baghdadi-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 999px) 100vw, 999px" /></p><p>Quando finisce un determinato momento storico, parte la caccia alla figura più rappresentativa che l&#8217;ha caratterizzato. Più di recente, succede così tra Baghdad e Tikrit dopo che le forze Usa entrano nella capitale irachena nel 2003 e subito vanno alla ricerca di Saddam Hussein. Nel 2011 dopo la caduta di Tripoli a seguito dei bombardamenti Nato sulla Libia, l&#8217;imperativo è quello di prendere<strong> Muammar Gheddafi</strong>. La storia è piena di cacce all&#8217;uomo, che diventa simbolo di una caduta e protagonista di una celebrazione. Ed ecco perchè adesso tra le dune del deserto e le rive dell&#8217;Eufrate, parte la caccia a colui che dal 2014 incarna il terrore jihadista: l&#8217;autoproclamato califfo <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/abu-bakr-al-baghdadi-chi-e/">Abu Bakr Al Baghdadi</a>. </p>
<p>La corsa tra Sdf ed esercito siriano </p>
<p>Quando poi ci sono più attori internazionali a poter vantare la vittoria, inizia una gara nella gara a chi arriva primo nel luogo del possibile trofeo. Scomodando una storia meno recente di quella sopra narrata, nel 1945 il vero dilemma non è se il Reich tedesco è destinato o meno a cadere, ma chi arriva per primo a Berlino. Ed i sovietici, i primi ad ammainare le svastiche dalla capitale tedesca, sulle sorti di Hitler e del suo corpo ricamano una non indifferente eco mediatica. Contro l&#8217;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore/">Isis</a> ad agire sono principalmente due forze: da un lato l&#8217;esercito regolare siriano, dall&#8217;altro le forze filo curde dell&#8217;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/cosa-sono-le-milizie-ypg/">Sdf</a>. Gli uomini fedeli al governo di Assad, con il supporto russo iniziato nel settembre 2015, <strong>riescono ad eliminare gran parte dell&#8217;autoproclamato Stato Islamico nell&#8217;estate 2017</strong>. In quei torridi mesi, l&#8217;esercito avanza infatti tra le dune del deserto della Siria centrale, liberando una vasta regione che dal 2014 è occupata dall&#8217;Isis. </p>

<p>Dall&#8217;altro lato dell&#8217;Eufrate ad operare è invece l&#8217;Sdf, la quale riceve il supporto Usa. Ed è in questa regione che l&#8217;Isis può rivendicare gli ultimi brandelli di territorio in suo possesso. Gli occhi sono puntati su <strong>Baghouz</strong>, che per Al Baghdadi rappresenta<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/siria-bombe-droni-battaglia-isis/">una sorta di ultimo bunker</a>. Si tratta dell&#8217;ultimo villaggio in mano alle bandiere nere, circa 500 miliziani irriducibili difendono un territorio che secondo i vertici Sdf è largo non più di un isolato. Ed è in questa zona, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/gabriele-le-bombe-raccontare-la-guerra-isis/">dove nei giorni scorsi rimane ferito il fotografo italiano Gabriele Micalizzi</a>, che potrebbe trovarsi Al Baghdadi. Le forze curde provano a  terminare quanto prima la battaglia. L&#8217;occasione è ghiotta: entrare dentro il presunto ultimo nascondiglio del califfo ed esibirlo in mondovisione. Ma il leader dell&#8217;Isis potrebbe anche non essere lì. Dato per morto in più di una circostanza, Al Baghdadi in realtà<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://twitter.com/VivaRevolt/status/1097515988411654145"> fino al giugno del 2018 sarebbe nella cittadina di Al Hajin</a>, sulle rive orientali dell&#8217;Eufrate. Poi sarebbe sceso a Baghouz e potrebbe trovarsi ancora lì.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-62233"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-62233" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_siria.jpg" alt="strip_occhi_articolo_siria" /></a></p>
<p>Tuttavia qualche giorno fa emerge <a href="http://www.occhidellaguerra.it/un-colpo-di-stato-contro-al-baghdadi-all-interno-dell-isis/">un tentativo di &#8220;golpe&#8221; interno allo Stato islamico</a>. Alcuni miliziani magrebini avrebbero provato ad eliminare il califfo proprio a Baghouz. Dunque, Al Baghdadi potrebbe essere scappato anche da lì e magari aver trovato rifugio attraversando l&#8217;Eufrate. Nel deserto siriano infatti, ci sono alcuni gruppi di terroristi ancora attivi. Non controllano villaggi e punti strategici, ma la natura geografica di quei territori rende difficile stanare definitivamente i miliziani lì presenti. In queste zone sono in corso operazioni dell&#8217;esercito siriano per scovare gli ultimi rifugi dell&#8217;Isis in questa parte della Siria. Operazioni non in grande stile, ma comunque più nette rispetto ai mesi passati. Forse perchè, è il pensiero dei servizi di sicurezza siriani, proprio qui Al Baghdadi avrebbe potuto trovare un nascondiglio ancora più sicuro di Baghouz. E adesso, tra siriani e milizie filo curde, <strong>nasce quindi una gara</strong>: si prova ad arrivare per primi presso gli ultimi presunti rifugi del leader dello Stato Islamico. </p>
<p>Cosa significherebbe la cattura di Al Baghdadi</p>
<p>Ad essere preso, eventualmente, sarebbe nient&#8217;altro che il simbolo di un califfato che tra il 2014 ed il 2017 segna una delle pagine più buie del medio oriente. Ma a livello operativo non cambierebbe molto. Al Baghdadi è braccato, le bandiere nere tra Siria ed Iraq oramai quasi un ricordo, triste sì ma pur sempre passato. E c&#8217;è un&#8217;altra questione da non sottovalutare: la fine prossima dello Stato Islamico e la cattura eventuale del suo califfo, <strong>non significano la fine dell&#8217;Isis</strong>, né tanto meno del rischio jihadista a livello internazionale. </p>
<p>Lo Stato Islamico infatti altro non è che un&#8217;entità territoriale nata tramite le avanzate dei miliziani dell&#8217;Isis. Quest&#8217;ultimi riescono a trasformarsi da &#8220;semplici&#8221; terroristi a veri e propri amministratori di una nascente entità politica. La fine di questo autoproclamato Stato, non coincide affatto con quella del gruppo che l&#8217;ha fondato. L&#8217;Isis, anche a prescindere dalle sorti di Al Baghdadi, c&#8217;è ancora e purtroppo con questa formazione jihadista occorre ancora fare i conti. Oltre ad operare come gruppo terrorista in Siria ed Iraq, l&#8217;Isis appare più ramificato in Africa mentre in Europa occorre prestare attenzione al rischio dei miliziani che provano a rientrare nel vecchio continente. Se quindi Al Baghdadi nei prossimi giorni spunta in mano ai suoi carcerieri, siriani o curdi, si deve evitare l&#8217;errore di considerare definitivamente compiuta la missione. </p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-gara-a-chi-scova-per-primo-il-califfo-al-baghdadi.html">La gara a chi scova per primo il califfo Al Baghdadi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La sacca dei principi dell&#8217;Isis dove si combatte fino alla morte</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/ultima-sacca-isis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Feb 2019 11:36:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[forze-democratiche-siriane]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/ultima-sacca-isis-172685.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9151340.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9151340.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9151340-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9151340-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9151340-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(Ash-Shaafa, Siria) &#8220;2890, ripeto 2890, Ammar?&#8221;, dice l’ufficiale a un soldato al fronte tramite un walkie talkie, passando le coordinate al comandante per inviare supporto aereo. Sono le 8 di sera a Ash-Shaafa, una delle ultime sacche di resistenza dello Stato islamico nella regione di Deir Ezzor, nel sud-est della Siria. L’operazione &#8220;Jezira Storm&#8221; delle &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/ultima-sacca-isis.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/ultima-sacca-isis.html">La sacca dei principi dell&#8217;Isis dove si combatte fino alla morte</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9151340.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9151340.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9151340-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9151340-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9151340-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>(Ash-Shaafa, Siria)</strong> &#8220;2890, ripeto 2890, Ammar?&#8221;, dice l’ufficiale a un soldato al fronte tramite un walkie talkie, passando le coordinate al comandante per inviare supporto aereo. Sono le 8 di sera a Ash-Shaafa, una delle ultime sacche di resistenza dello <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore/" target="_blank">Stato islamico</a> nella regione di <strong>Deir Ezzor</strong>, nel sud-est della Siria.</p>
<figure id="attachment_69657" aria-describedby="caption-attachment-69657" style="width: 1234px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-69657 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2019/02/selezione-1.jpg" alt="selezione 1" width="1234" height="924" /><figcaption id="caption-attachment-69657" class="wp-caption-text">I militari curdi che stanno eliminando le ultime sacche di resistenza dello Stato islamico (Foto di Filippo Rossi)</figcaption></figure>
<p>L’operazione &#8220;Jezira Storm&#8221; delle <strong>Forze democratiche siriane</strong> (Sdf) per riconquistare i territori sud-orientali si sta ormai concludendo. Le Fde, nate dall’unione dello Ypg curdo (Unità di protezione popolare) con varie milizie arabe e sostenute dalla coalizione internazionale a guida americana, hanno circondato in una lingua di terra fra il confine iracheno a sud, il fiume Eufrate a ovest gli ultimi &#8220;Amir&#8221; (&#8220;principi&#8221; in arabo) di <em>Daesh</em> e i loro soldati, affamati e bombardati da mesi.</p>
<p>Per loro è arrivato il momento di combattere fino alla morte per ottenere il martirio, loro vero obiettivo. È dalle 5 di sera, quando il buio invade il territorio, che cominciano gli attacchi per liberare la città. Il freddo è pungente. A 100 metri dal fronte, i soldati si preparano, caricano i fucili e riempiono i caricatori.</p>
<p>Si abbracciano scherzano cantano e si riscaldano di fianco al fuoco. Maher, comandante del gruppo d’avanzata centrale, espone il piano mentre impartisce gli ordini: “Proviamo ad avanzare di circa un chilometro. Il rischio più grande sono le <strong>autobombe</strong> o i terroristi con cinture esplosive. Inoltre, se un loro soldato è ferito lo imbottiscono di esplosivo e lo mandano in prima linea per farsi esplodere”.</p>
<p>I soldati attendono il loro turno tranquillamente. “Paura? Perché dovremmo averne? Se fossimo spaventati, non saremmo qui” dice galvanizzato il 17enne Abdel Kadi. Sulla mano sinistra ha tatuato il nome della sua amata. Quando è il loro turno, salgono sui blindati e partono a gruppi di sette.</p>
<style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/dwTyR4twwhk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>

<p>I colpi di kalashnikov che inquinano la bellezza della notte significano che hanno raggiunto il punto di contatto. La battaglia è iniziata. Il paesaggio è surreale. Il naso respira polvere da sparo, le orecchie sentono le continue esplosioni dei <strong>bombardamenti dei jet</strong> che si intercalano ai colpi di mortaio. Gli occhi, invece, hanno di fronte lo spettacolo più triste: i crateri di dieci metri scavati dalle bombe in mezzo alla strada e i villaggi diventati ferraglia e macerie. Niente distrugge di più che una bomba sganciata da un jet. E le Forze democratiche siriane, sostenute dai bombardamenti dalla coalizione, si sono lasciate dietro una scia di distruzione, radendo al suolo intere città riconquistate in tutta la regione. La stessa sorte è toccata anche a Hajiin, Ash-Shaafa e Soussa, ultimi baluardi del califfato a sud-est, zona strategica e ben difesa dal Califfato.</p>
<p>&#8220;È difficile combattere un nemico che vuole morire per andare in paradiso&#8221;, commenta Marvan Qamishlo, comandante curdo delle comunicazioni al fronte. “In questa regione, lo Stato islamico ha costruito tunnel e accumulato riserve di munizioni per anni. Non è un segreto, poi, che la Turchia li abbia appoggiati”.</p>
<p>Vero oppure no, l’Isis combatte fino alla morte per ogni millimetro. “Quando ci sono le tempeste di sabbia, ci attaccano con 400 o 500 miliziani, oppure riappaiono dietro le nostre linee tramite i tunnel”. Il territorio, considerato strategico per la presenza di petrolio e i ripari naturali per scappare di là dal confine iracheno o dall’altro lato del fiume, è stata una roccaforte da espugnare.</p>
<p>“Ora non rappresentano più un vero problema” dice invece Jegar, comandante in capo dell’avanzata, mentre dichiara vinta la battaglia per Ash-Shafa conclusasi verso le 2 del mattino. La riconquista delle Forze democratiche siriane è avvenuts anche grazie all’organizzazione delle truppe curde appartenenti all’Ypg, che la Turchia accusa di essere affiliate al Pkk turco e che loro non negano. Tra le file si sente parlare turco e alcuni comandanti dicono esplicitamente di provenire dal &#8220;Kurdistan del nord&#8221;.</p>
<p>&#8220;L’80% dei soldati delle Forze democratiche siriane sono ormai arabi che i curdi sostengono tatticamente o comandano. Non è più la nostra guerra&#8221;, sostiene Amir, un militante del Pkk che ha deciso di fare un voto per la vita, lasciando tutto per combattere la sua causa. Le truppe curde sul campo sono diventate l’élite, come le<strong> ragazze soldato</strong>, diventate il simbolo della lotta per la liberazione del Rojava dall’Isis e arrivate a combattere sino al fronte meridionale: &#8220;Sono fiera quando uccido un terrorista. Combattiamo per il nostro Paese, per proteggere le donne e la popolazione. Sappiamo che abbiamo un vantaggio sui terroristi. Li indeboliamo psicologicamente. Per loro è &#8216;haram&#8217; (proibito, <em>Ndr</em>) essere uccisi da una di noi&#8221;, dice il loro comandante, Ronahi.</p>
<figure id="attachment_69655" aria-describedby="caption-attachment-69655" style="width: 1246px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-69655 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2019/02/selezione-4.jpg" alt="selezione 4" width="1246" height="923" /><figcaption id="caption-attachment-69655" class="wp-caption-text">Le ragazze curde in prima linea contro lo Stato islamico (Foto di Filippo Rossi)</figcaption></figure>
<p>Le ragazze, sono inviate in battaglia in casi complicati, per essere di sostegno alla truppa, galvanizzata dalla loro presenza e per disturbare il nemico, che è al contrario irritato. Intorno alla zona assediata, le Forze democratiche siriane hanno aperto un <strong>corridoio</strong> per permettere ai civili di fuggire dal continuo bombardare, dalla fame, la sete, la distruzione. Molti di loro sono vittime, altri invece ne approfittano per scappare alla morte o alla prigione, celando il loro passato di miliziani, oppure infiltrandosi come cellule per cominciare una guerra di terrore. Una carovana di un centinaio di civili arriva su camioncini e trattori.</p>

<p>Donne velate, bambini assetati, giovani ancora con la barba imposta loro dallo Stato islamico. Molti i feriti, rimasti da tempo senza cure. &#8220;Queste persone possono essere pericolose&#8221;, dice Birvan, soldatessa curda che assiste i nuovi arrivi. &#8220;Abbiamo esperti che sanno riconoscere chi è un miliziano e chi no. Se sospettati, sono arrestati altrimenti vanno in un campo rifugiati&#8221;.</p>
<p> Molti di loro non vogliono parlare per timore di essere riconosciuti. Altri invece, chiedono cibo, urlano per il dolore. Ammar, ha perso entrambe le gambe in due differenti occasioni ma sempre a causa di una mina. La stessa sorte è toccata anche ai suoi fratelli. Siede nel furgone con quel che rimane delle gambe, fasciate al livello dei ginocchi ed emettendo dei lamenti.</p>
<figure id="attachment_69656" aria-describedby="caption-attachment-69656" style="width: 1226px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-69656 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2019/02/selezione-6.jpg" alt="selezione 6" width="1226" height="920" /><figcaption id="caption-attachment-69656" class="wp-caption-text">I civili in fuga dalle bandiere nere del Califfato (Foto di Filippo Rossi)</figcaption></figure>
<p>&#8220;Lo abbiamo curato con acqua e sale, perché all’ospedale non ci facevano entrare. Davano precedenza ai combattenti. Ho provato a scappare quattro mesi fa, ma ci hanno scoperto. Ho passato tre mesi in prigione”, racconta disperato il padre.</p>
<p>Dall’altro lato, molti bambini si contendono alcune bibite date dai soldati. “Siamo scappati per via dei bombardamenti e per la fame. Mio marito è morto nella sua macelleria per via di una bomba”, commenta un’altra donna disperata attraverso il suo niqab.</p>
<p>Nelle carovane precedenti erano presenti anche molti stranieri, arrivati da tutto il mondo, dando l‘idea dell’internazionalità dell’ideologia terrorista, superstite più pericolosa al termine della battaglia.</p>
<p>“<em>Daesh</em> significa società. Queste persone che fuggono sono rimaste sotto di loro per anni e molte sono loro simpatizzanti. Dopo averli eliminati militarmente, bisognerà combattere l’ideologia”, sostiene timorosamente Amir.</p>

<p>Una donna, infatti, conferma il pericolo: “Vivevamo bene sotto lo Stato islamico. Ma cinque mesi fa, con l’inizio dell’assedio, le cose sono cambiate”. “La riabilitazione è fondamentale. I Foreign Fighters che scappano, anche se la maggior parte combattono fino alla morte, sono spostati in un campo separato. Contattiamo in seguito i loro governi. Gli altri, in prigione, sono aiutati a reintegrare la società. Ma se gli Stati Uniti ci lasciano soli, oltre alla Turchia dovremo affrontare anche una risurrezione dello Stato islamico”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/ultima-sacca-isis.html">La sacca dei principi dell&#8217;Isis dove si combatte fino alla morte</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un golpe contro Al Baghdadi: è guerra aperta dentro il Califfato</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/un-colpo-di-stato-contro-al-baghdadi-all-interno-dell-isis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Feb 2019 07:32:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[forze-democratiche-siriane]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/un-colpo-di-stato-contro-al-baghdadi-all-interno-dell-isis-171561.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="999" height="563" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Baghdadi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Baghdadi.jpg 999w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Baghdadi-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Baghdadi-768x433.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Baghdadi-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 999px) 100vw, 999px" /></p>
<p>Nel 2014 con la proclamazione del califfato da parte di Abu Bakr Al Baghdadi, l&#8217;Isis prova a diventare uno Stato a tutti gli effetti. Ha una capitale, Raqqa, una città importante, Mosul, un&#8217;estensione territoriale ampia e vasta che da Falluja arriva fin dentro la provincia di Damasco. Dinamiche molto simili a quelle di un vero &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/un-colpo-di-stato-contro-al-baghdadi-all-interno-dell-isis.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/un-colpo-di-stato-contro-al-baghdadi-all-interno-dell-isis.html">Un golpe contro Al Baghdadi: è guerra aperta dentro il Califfato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="999" height="563" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Baghdadi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Baghdadi.jpg 999w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Baghdadi-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Baghdadi-768x433.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Baghdadi-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 999px) 100vw, 999px" /></p><p>Nel 2014 con la proclamazione del califfato da parte di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/abu-bakr-al-baghdadi-chi-e/">Abu Bakr Al Baghdadi</a>, l&#8217;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore/">Isis</a> prova a diventare uno Stato a tutti gli effetti. Ha una capitale, <strong>Raqqa</strong>, una città importante, <strong>Mosul</strong>, un&#8217;estensione territoriale ampia e vasta che da <strong>Falluja</strong> arriva fin dentro la<strong> provincia di Damasco</strong>. Dinamiche molto simili a quelle di un vero e proprio Stato, con i miliziani provenienti da tutto il mondo a fungere da esercito. E, come in ogni Stato che si rispetti, arrivano anche i colpi di Stato tentati contro la leadership. La follia dell&#8217;Isis, che a livello di estensione territoriale volge oramai verso il tramonto nel deserto mesopotamico, può essere equiparata quasi ad una nazione anche per questo motivo. Pare infatti che, a settembre, un gruppo di miliziani avrebbe provato ad eliminare lo stesso &#8220;califfo&#8221; Al Baghdadi. </p>
<p>Il presunto &#8220;colpo di Stato&#8221; in quel che resta del califfato </p>
<p>Sembra un po&#8217;, con le dovute differenze e proporzioni, la stessa dinamica dell&#8217;operazione Valchiria del luglio 1944: in quel caso, un Reich oramai avviato alla sconfitta vede l&#8217;emergere di alcuni ufficiali della Wehrmacht che pianificano un attentato contro Adolf Hilter con lo scopo di attuare un colpo di Stato. Nella Siria orientale di fatto sarebbe accaduto un qualcosa di molto simile: alcuni miliziani dell&#8217;Isis, in un califfato oramai prossimo alla sconfitta e ridotto soltanto ad un pugno di villaggi sulla riva orientale dell&#8217;Eufrate, organizzano un&#8217;imboscata contro Abu Bakr Al Baghdadi. Il leader indiscusso, trincerato in un nascondiglio di una delle poche località in cui sventola la bandiera nera, è oggetto di un attacco volto a dare all&#8217;organizzazione terroristica un nuovo vertice. </p>
<p>A darne notizia è il quotidiano britannico <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.theguardian.com/world/2019/feb/10/foreign-isis-fighters-launched-failed-coup-attempt-say-witnesses">The Guardian</a></em>, in un articolo del giornalista <strong>Martin Chulov</strong>. Nel pezzo ci si avvale della testimonianza di una fonte ritenuta affidabile: si tratta, in particolare, di <strong>Jumah Hamdi Hamdan</strong>, uomo di 53 anni che nei mesi scorsi si trova all&#8217;interno del triangolo ancora in mano all&#8217;Isis. Tutto sarebbe avvenuto nel villaggio di <strong>Al Keshma</strong> nel mese di settembre. La località è vicina al villaggio di <strong>Baghouz</strong>, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/siria-bombe-droni-battaglia-isis/">l&#8217;ultima roccaforte del califfato attualmente sotto assedio delle forze Sdf</a>. &#8220;L&#8217;ho visto con i miei occhi &#8211; dichiara Hamdan &#8211; I combattimenti sono andati avanti per diversi giorni. Alcuni miliziani, soprattutto tunisini, hanno ingaggiato una battaglia con le guardie del corpo di Al Baghdadi&#8221;. Il leader dell&#8217;Isis sarebbe quindi rimasto accerchiato per diversi giorni: non solo tunisini, ma anche algerini e marocchini avrebbero partecipato alla battaglia contro Al Baghdadi. I miliziani &#8220;ribelli&#8221; sembrerebbero anche molto organizzati: tunnel scavati nelle vicinanze del covo del leader e tecniche di battaglia collaudate per provare a prendere il potere in seno all&#8217;organizzazione terroristica. </p>

<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-62233"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-62233" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_siria.jpg" alt="strip_occhi_articolo_siria" /></a></p>
<p>Qualcosa però va storto. Come riferisce sempre Hamdan e come confermato da alcuni generali delle forze Sdf al The Guardian, i ribelli perdono e vengono subito giustiziati. Le guardie di Al Baghdadi riescono a respingere l&#8217;attacco ed il &#8220;colpo di Stato&#8221; tutto interno al regno del terrore finisce senza stravolgimenti in seno ai vertici dell&#8217;Isis. Da allora, si legge ancora sul The Guardian, Al Baghdadi si sarebbe spostato. Probabilmente si trova proprio a Baghouz, ultimo &#8220;bunker&#8221; suo e del califfato che proclama a Mosul nel 2014. Se queste circostanze vengono confermate, nei prossimi giorni si potrebbe assistere al più classico degli epiloghi di ogni guerra: il ricercato che crolla nella sua ultima roccaforte assieme al suo gruppo oramai sconfitto. </p>
<p>Le sorti incerte di Al Baghdadi</p>
<p>In verità però, c&#8217;è anche da dire che Abu Bakr Al Baghdadi dal 2014 è perennemente attorniato dal mistero. Viene dato per morto tante volte: iracheni, americani, siriani e russi in più di un&#8217;occasione sostengono con certezza di aver ucciso o catturato il leader dell&#8217;Isis. Puntualmente però, arrivano ogni volta riscontri diametralmente opposti. L&#8217;ultimo suo messaggio audio risale al mese di settembre 2017, tre mesi dopo essere dato per morto a seguito di un raid russo a Raqqa. Un anno dopo dunque, a seguito ella testimonianza riportata dal The Guardian, Al Baghdadi sarebbe ancora vivo e rifugiato nelle ultime roccaforti del suo califfato. Sopravvissuto al tentativo di colpo di Stato, l&#8217;introvabile califfo si troverebbe ancora sulle rive dell&#8217;Eufrate. Possibile che in queste settimane stia pensando ad una fuga verso il deserto di Abu Kamal, ma c&#8217;è chi spera in una sua cattura una volta caduto anche il villaggio di Baghouz. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/un-colpo-di-stato-contro-al-baghdadi-all-interno-dell-isis.html">Un golpe contro Al Baghdadi: è guerra aperta dentro il Califfato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Isis non ha più il suo califfato,  ma potrebbe ancora colpire gli Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/l-isis-non-ha-piu-il-suo-califfato-ma-in-siria-potrebbe-ancora-colpire-gli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jan 2019 07:57:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[forze-democratiche-siriane]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Rojava]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/l-isis-non-ha-piu-il-suo-califfato-ma-in-siria-potrebbe-ancora-colpire-gli-usa-170913.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1365" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9013902.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9013902.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9013902-300x213.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9013902-768x546.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9013902-1024x728.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Isis cambia pelle ma rimane pericoloso. È un dato che risulta riscontrabile già da diversi mesi: dall&#8217;estate del 2017 il califfato non ha più un territorio che può essere considerato come entità statale, grazie all&#8217;avanzata dell&#8217;esercito siriano nel cuore della parte centrale del Paese. Poi in Iraq si è completata la riconquista con la presa di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-isis-non-ha-piu-il-suo-califfato-ma-in-siria-potrebbe-ancora-colpire-gli-usa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-isis-non-ha-piu-il-suo-califfato-ma-in-siria-potrebbe-ancora-colpire-gli-usa.html">L&#8217;Isis non ha più il suo califfato,  ma potrebbe ancora colpire gli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1365" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9013902.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9013902.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9013902-300x213.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9013902-768x546.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9013902-1024x728.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore/">Isis</a> cambia pelle ma rimane pericoloso. È un dato che risulta riscontrabile già da diversi mesi: dall&#8217;estate del 2017 il califfato non ha più un territorio che può essere considerato come entità statale, grazie all&#8217;avanzata dell&#8217;esercito siriano nel cuore della parte centrale del Paese. Poi in Iraq si è completata la riconquista con la presa di Mosul, mentre i filo curdi dell&#8217;Sdf prendono Raqqa nell&#8217;ottobre 2017. <strong>Da lì in poi l&#8217;Isis controlla solo piccole sacche</strong>, peraltro oggi molto vicine ad essere attaccate e circondate dall&#8217;esercito siriano. E così il califfato torna ad essere quello che era già all&#8217;origine: un gruppo terrorista capace non di controllare un territorio, ma di destabilizzare un Paese con gli attentati. Un&#8217;organizzazione che, nonostante la sconfitta militare, rimane radicata nei territori e può colpire come <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/siria-attivisti-2-americani-tra-14-morti-attentato-manbij-dced083b-ed92-4750-b460-b1b7092cd50f.html">nel caso di Manbij di pochi giorni fa</a>. </p>
<p>Pronta un&#8217;offensiva contro obiettivi Usa in Siria?</p>
<p>Certo è che il tempismo, tra l&#8217;attentato di Manbij e <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/stati-uniti-ritiro-trump-medio-oriente/">l&#8217;annuncio di Trump di ritirare le proprie truppe dalla Siria</a>, non passa inosservato. Questo perchè nell&#8217;attacco rivendicato dall&#8217;Isis, muoiono anche soldati statunitensi. Ben quattro delle oltre venti vittime sono americane. &#8220;Ora l&#8217;Isis ha la possibilità di dimostrare che è ancora presente e ha l&#8217;opportunità di umiliare gli americani mentre si ritirano&#8221;, commenta al Washington Post <strong>Charles Lister</strong> del Middle East Institute. Il perchè è presto detto:<strong> in ballo c&#8217;è la vittoria nella propaganda</strong>. Se i miliziani jihadisti attaccano adesso gli Usa in Siria, proprio durante il ritiro dei soldati, allora potrebbero rivendicare la propria vittoria. In particolare, potrebbero far passare il messaggio tramite i propri mezzi di comunicazione che gli Usa si ritirano grazie alla loro azione terroristica. Oppure ancora che, di fatto, l&#8217;Isis si mostra in vita mentre i soldati americani prendono la via del ritorno.</p>
<p>Secondo diversi rapporti dell&#8217;antiterrorismo, l&#8217;Isis nelle zone ora controllate dai filo curdi sarebbe molto attivo. Del resto questa è una zona dove domina per almeno tre anni dal 2014 al 2017 e dove quindi, dopo la fine del califfato, riesce comunque a mantenere un proprio radicamento territoriale. L&#8217;attentato di Manbji dunque, potrebbe essere soltanto il primo di una serie dove il califfato vorrebbe far sentire ancora la propria presenza in Siria. </p>
<p>L&#8217;ultima offensiva dei filo curdi</p>
<p>Intanto a livello di controllo territoriale, l&#8217;Isis è realmente pronto a capitolare. Le ultime sacche di resistenza jihadista ad est dell&#8217;Eufrate, sarebbero in procinto di essere espugnate dai miliziani filo curdi delle  <a href="http://www.occhidellaguerra.it/cosa-sono-le-milizie-ypg/">Sdf</a>. In tal senso, il lavoro degli americani che dal 2015 appoggiano militarmente i curdi, potrebbe davvero essere al capolinea. Oramai non c&#8217;è più alcun territorio da strappare ad un califfato crollato sia sul fronte siriano che iracheno. L&#8217;Isis è sì da temere ma, come detto prima, in ottica meramente terroristica mentre le truppe Usa vanno via. </p>

<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-62233"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-62233" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_siria.jpg" alt="strip_occhi_articolo_siria" /></a></p>
<p>Intanto qualcosa si muove anche nel<strong> deserto</strong> ad ovest dell&#8217;Eufrate. Qui l&#8217;esercito siriano è pronto a sferrare gli ultimi colpi agli ultimi gruppi dell&#8217;Isis presenti e nascosti tra le dune e le rocce di questo vasto territorio. L&#8217;obiettivo è rendere sicura tutta la zona che da Palmyra va verso la provincia di Deir Ezzor ed il confine iracheno. Da Damasco c&#8217;è chi azzarda in una possibile collaborazione con l&#8217;esercito iracheno, visto che in ballo c&#8217;è un obiettivo comune tra i due Paesi: la riapertura delle frontiere ed il ripristino dei collegamenti terrestri tra Damasco e Baghdad. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-isis-non-ha-piu-il-suo-califfato-ma-in-siria-potrebbe-ancora-colpire-gli-usa.html">L&#8217;Isis non ha più il suo califfato,  ma potrebbe ancora colpire gli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ultima lettera del volontario italiano: &#8220;Pronto a cercar la morte in guerra&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/tutto-quello-che-non-torna-dellitaliano-morto-tra-le-milizie-ypg.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jan 2019 08:52:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[forze-democratiche-siriane]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[ypg]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/tutto-quello-che-non-torna-dellitaliano-morto-tra-le-milizie-ypg-170651.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1306" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8477004.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8477004.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8477004-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8477004-768x522.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8477004-1024x697.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non era giovanissimo, non sembrava animato dal furore post adolescenziale che porta a volte a fare scelte apparentemente incomprensibili. Non era povero o di bassa istruzione, tanto da poter essere attratto magari da qualche ideale in grado di colmare determinati vuoti nella propria esistenza. Soprattutto, non aveva mai fatto trasparire nulla circa la sua volontà &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/tutto-quello-che-non-torna-dellitaliano-morto-tra-le-milizie-ypg.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/tutto-quello-che-non-torna-dellitaliano-morto-tra-le-milizie-ypg.html">Ultima lettera del volontario italiano: &#8220;Pronto a cercar la morte in guerra&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1306" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8477004.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8477004.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8477004-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8477004-768x522.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8477004-1024x697.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Non era giovanissimo, non sembrava animato dal furore post adolescenziale che porta a volte a fare scelte apparentemente incomprensibili. Non era povero o di bassa istruzione, tanto da poter essere attratto magari da qualche ideale in grado di colmare determinati vuoti nella propria esistenza. Soprattutto, non aveva mai fatto trasparire nulla circa la sua volontà di andare nel Rojava, nel cuore del Kurdistan siriano. Per questo ancora ci si interroga come mai<strong> Giovanni Asperti</strong> sia voluto andare verso quel campo di battaglia al fianco delle forze curde. E come mai, soprattutto, da lì non sia più tornato. </p>
<p>La famiglia di Giovanni Asperti</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/siria-muore-volontario-italiano-combatteva-contro-lisis-1625559.html" target="_blank">Ad ufficializzare la morte dell&#8217;italiano</a> impegnato nelle forze <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/cosa-sono-le-milizie-ypg/">Ypg</a>, ossia le milizie di autodifesa curde in Siria, è un comunicato della stessa formazione curda. Non si chiariscono però i motivi del decesso. Si sa, e lo si è appreso nelle ore successive alla notizia della morte di Asperti, che lo stesso italiano in qualche modo sapeva di dover morire sul campo. Nello scorso mese di luglio lascia infatti una lettera ai suoi fratelli in cui, tra le altre cose, afferma di andare a combattere nel Rojava: &#8220;Faccio conto di non tornare mai più, e non nel senso che vivrò là il resto dei miei giorni: nel senso che cercherò attivamente la morte liberatrice sul campo. Vado a fare la guerra per i curdi&#8221;. I suoi fratelli non si spiegano i motivi della scelta. Tutti e tre sono conosciuti nella loro cittadina di origine: <strong>Ponteranica</strong>, in provincia di Bergamo. Stefano Asperti è preside della facoltà di lettere dell&#8217;università La Sapienza di Roma, Carlo Asperti invece lavora per il consorzio aerospaziale Leonardo, infine Andrea Asperti è docente di informatica a Bologna.</p>

<p>Tutti ben in carriera, figli del resto di una famiglia che annovera al suo interno nel passato intellettuali e senatori. Il padre di Giovanni Asperti, Pietro, è tra i fondatori del gruppo de <em>Il Manifesto</em> a Roma durante il &#8217;68, mentre lo zio<strong> Vittorio Chiarante</strong> negli anni passati è più volte senatore del Pci. Ma anche lo stesso Giovanni appare in carriera: da sempre appassionato di geologia, nel suo paese raccontano in queste ore che al liceo si porta avanti con le materie rispetto ai compagni proprio per dedicarsi alla geologia. Passione che è anche il suo mestiere, visto che risulta impegnato in una società del settore che si occupa di dismissione delle piattaforme petrolifere. Non solo: <strong>Giovanni Asperti sembra condurre anche una vita normale</strong>. Poche frequentazioni sui social, una moglie e due figli adolescenti: elementi dunque, che indicano una vita piena per l&#8217;appunto, con affetti e con lavori che non portano a pensare a repentini drastici e fatali cambiamenti. </p>
<p>Quei conti che non tornano </p>
<p>La situazione appare anomala. La Digos in queste ore sta scandagliando il comportamento di Giovanni Asperti sul web, anche se, come si legge su <em>Repubblica</em>, al momento non sarebbe stato trovato nulla. Ma di certo con qualche referente l&#8217;italiano avrà pur parlato, difficile immaginare che si sia presentato sul campo di battaglia curdo improvvisamente e senza conoscere nessuno. Giovanni Asperti sarebbe partito il <strong>23 luglio 2018</strong> da Malpensa, con un volo destinazione Abu Dhabi. Da lì poi, con un altro viaggio aereo, raggiunge <strong>Erbil</strong>. Si tratta del capoluogo della regione autonoma del Kurdistan iracheno, città di riferimento per tutti coloro che vogliono andare nel nord dell&#8217;Iraq o per l&#8217;appunto nell&#8217;est della Siria. Tutto viene programmato in silenzio, l&#8217;unica traccia è la lettera fatta arrivare ai fratelli pochi giorni prima della partenza: &#8220;Combatto per i curdi, ma non vado a fare il mercenario&#8221;, scrive tra le altre cose. </p>

<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare" rel="attachment wp-att-62233"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-62233" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_siria.jpg" alt="strip_occhi_articolo_siria" /></a></p>
<p>Ma i veri elementi che non tornano, sono principalmente due: <strong>l&#8217;età della vittima</strong> ed il <strong>reale motivo della morte</strong>. Giovanni Asperti aveva 50 anni, un&#8217;età ben al di sopra della media dei combattenti del Ypg. Tra i curdi combattono soprattutto ragazze e ragazzi, tanti giovani non solo curdi che difendono sia la causa del popolo mediorientale che l&#8217;ideale che sta alla base della fondazione del Rojava. Quest&#8217;ultima avviene nel 2012, quando cioè i curdi si rendono autonomi sfruttando la debolezza del governo siriano impegnato<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/le-tappe-salienti-della-guerra-siria/"> nel suo primo anno di guerra</a>. Le forze Ypg sono le stesse che combattono l&#8217;Isis, lo fanno a Kobane quasi da sole, successivamente ricevono armi e supporto dagli Usa specie da quando, nell&#8217;ottobre 2015, i combattenti danno vita alla coalizione <strong>Sdf</strong>. Ci sono pure diversi ragazzi italiani nel Ypg, ma nessuno supera i 30 anni. Il motivo che spinge Giovanni Asperti ad andare fin laggiù a 50 anni e con una famiglia sulle spalle, oltre ad una carriera avviata, rimane un mistero.</p>
<p>Ma c&#8217;è un altro elemento, per l&#8217;appunto, che non torna. Nel comunicato del Ypg in cui si rende onore al combattente italiano, non viene specificato il motivo del decesso. Potrebbe apparire, in primo luogo (trattandosi di una zona in guerra), di una morte in battaglia. Ma nella cittadina dove Giovanni Asperti ha trovato la morte, non si combatte da anni. <strong>Dayrik</strong>, questo il nome della località, si trova nell&#8217;estremo nord est della Siria. Si tratta di una zona controllata dai curdi da almeno sei anni, l&#8217;Isis da queste parti non ha mai messo piede. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/l-isis-in-siria-e-ancora-presente-e-continua-a-fare-paura/">Il califfato in Siria rimane confinato attualmente ad una sacca ad est dell&#8217;Eufrate</a>, in una zona molto lontana rispetto a quella dove è morto Asperti. È pur vero che i curdi si aspettano una possibile nuova invasione turca e delle milizie filoturche, ma al momento nonostante i proclami di Erdogan non ci sono battaglie in corso. Perchè dunque Asperti, pur andando nel Rojava in un momento di maggior calma della guerra, nella lettera scrive di andare a cercare la &#8220;morte liberatrice&#8221; sul campo? E perchè, soprattutto, il geologo italiano è in effetti poi deceduto pur se non in una zona di guerra? </p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/tutto-quello-che-non-torna-dellitaliano-morto-tra-le-milizie-ypg.html">Ultima lettera del volontario italiano: &#8220;Pronto a cercar la morte in guerra&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;evoluzione della guerra a Manbij  tra autonomia curda, Assad e Turchia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/levoluzione-della-guerra-a-manbij.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jan 2019 08:19:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Aleppo]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[forze-democratiche-siriane]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[ypg]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/levoluzione-della-guerra-a-manbij-170353.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1283" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_9008626.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_9008626.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_9008626-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_9008626-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_9008626-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I greci la conoscevano il nome di Hierapoli, città del santuario. E qui in effetti vi era il luogo di culto principale dedicato alla dea Atargatis, non a caso conosciuta dai romani come Deasura, ossia dea della Siria. Il nome con cui adesso questa città è maggiormente conosciuta è Manbij: si trova a nord di Aleppo, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/levoluzione-della-guerra-a-manbij.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/levoluzione-della-guerra-a-manbij.html">L&#8217;evoluzione della guerra a Manbij  tra autonomia curda, Assad e Turchia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1283" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_9008626.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_9008626.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_9008626-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_9008626-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_9008626-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>I greci la conoscevano il nome di Hierapoli, città del santuario. E qui in effetti vi era il luogo di culto principale dedicato alla dea Atargatis, non a caso conosciuta dai romani come Deasura, ossia dea della Siria. Il nome con cui adesso questa città è maggiormente conosciuta è <strong>Manbij</strong>: si trova a nord di Aleppo, con i suoi 100mila abitanti prima della <a href="http://www.occhidellaguerra.it/le-tappe-salienti-della-guerra-siria/">guerra in Siria </a>risulta come uno dei centri principali della parte settentrionale del Paese, un riferimento per i comuni al confine con la Turchia ad ovest dell&#8217;Eufrate. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/rubriche/politica/2018/12/28/siria-ankara-curdi-non-possono-cedere-manbij-ad-assad_4cb5d48e-c9b8-4981-bfa4-0d8e00194f47.html">Adesso è lì che si concentra l&#8217;attenzione</a> circa le prossime decisive evoluzioni del conflitto siriano. </p>
<p>L&#8217;arrivo dell&#8217;Isis a Manbij </p>
<p>Questa parte del territorio della Siria viene risucchiato dalla guerra civile tra il 2012 ed il 2013. Risente inevitabilmente della vicinanza con il confine turco, da cui nel 2012 arrivano migliaia di <strong>jihadisti</strong> fatti passare con non poca complicità del governo di Ankara dalla cosiddetta &#8220;autostrada della Jihad&#8221;. Quando l&#8217;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/cos-e-l-esercito-siriano-libero/">Fsa</a>, oramai imbottito di terroristi e di combattenti anche stranieri,<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-battaglia-aleppo/"> attacca Aleppo nell&#8217;estate del 2012</a> l&#8217;esercito siriano va in difficoltà in tutto il nord della Siria. Ben presto le truppe rimaste fedeli ad Assad e le autorità di Damasco sono costrette ad andare via da Manbij. La città rimane quindi in balia delle forze islamiste presenti a nord di Aleppo. Ma il peggio deve ancora arrivare. Nei primi mesi del 2014 <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/il-ruolo-di-al-nusra-nel-conflitto-in-siria/">Al Nusra</a>, la filiale siriana di Al Qaeda, e l&#8217;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore/">Isis</a> (a sua volta emanazione dell&#8217;ex gruppo di Al Qaeda in Iraq) entrano in conflitto e si contendono diversi territori nel nord e nell&#8217;est della Siria. </p>
<p>Manbij nella primavera del 2014 cade in mano all&#8217;Isis. Il califfato si stabilizza anche qui, per diversi anni i suoi abitanti sono costretti a convivere con la presenza delle bandiere nere. Ed anche qui non mancano episodi di razzie, omicidi e persecuzioni contro chiunque non appoggi la presenza degli islamisti. </p>
<p>Agosto 2016: la città in mano ai curdi </p>
<p>Con l&#8217;attenzione internazionale mediatica e politica indirizzata verso l&#8217;Isis, per via del clamore dell&#8217;annuncio del califfato da parte di Al Baghdadi a Mosul, in Siria ed all&#8217;estero cresce la pressione per combattere contro i miliziani jihadisti. Da questo punto di vista, a Manbij la svolta arriva a seguito della battaglia di <strong>Kobane</strong>. Questa cittadina posta al confine tra Siria e Turchia, ha al suo interno una popolazione in maggioranza curda. L&#8217;Isis l&#8217;assedia per diversi mesi, molti media danno ampio risalto nella seconda metà del 2014 a quanto accade da queste parti. Viene esaltato, in particolare, il<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/il-ruolo-dei-curdi-siriani-nella-guerra/"> ruolo delle Ypg</a>, ossia le milizie di autodifesa curde. Kobane si trova poco ad est dell&#8217;Eufrate, mentre Manbij come detto è l&#8217;ultimo grosso centro a ridosso della sponda ovest del fiume. Le due città sono vicine e quando a Kobane l&#8217;Isis rimedia la sua vera prima sconfitta militare, la situazione di riflesso è destinata a cambiare anche a Manbij.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-62233"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-62233" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_siria.jpg" alt="strip_occhi_articolo_siria" /></a></p>
<p>Il califfato per la verità continua ad avanzare ai danni dell&#8217;esercito siriano, conquistando nel maggio 2015 anche Palmira mentre, proprio a nord del paese, sembra in procinto in quei mesi di attaccare la stessa periferia di Aleppo. Ma dopo aver respinto l&#8217;Isis da Kobane, le forze curde avanzano nel nord della Siria, nella parte ad est dell&#8217;Eufrate. Questo consente una maggior pressione dei miliziani del califfato presenti a Manbij. Nella primavera del 2016 l&#8217;Isis collassa anche ad est dell&#8217;Eufrate, con le milizie curde sempre più vicine all&#8217;antica Hierapoli. Nel frattempo queste ultime milizie risultano organizzate all&#8217;interno dell&#8217;Sdf, la coalizione filo curda sostenuta dagli americani. I loro uomini giungono ad inizio estate 2016 in prossimità di Manbij, la città viene posta sotto assedio ed i curdi perdono numerosi uomini in quanto poco abituati alla guerra urbana. </p>

<p><strong>La definitiva capitolazione dell&#8217;Isis</strong> a Manbij è datata 16 agosto 2016, ma è contornata da uno degli episodi più controversi della guerra siriana. Infatti <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/lisis-a-manbij-non-ha-combattuto/">le milizie jihadiste di fatto sembrano andar via ordinatamente dalla città</a>, la sensazione è che i seguaci di Al Baghdadi proseguano con un&#8217;ordinata ritirata evidentemente protetta a seguito di accordi. Una sensazione poi rivelatasi esatta alcuni mesi dopo, con sempre più indiscrezioni che confermano un accordo tra Isis e forze curde filo americane per l&#8217;evacuazione di Manbij. Da quel mese di agosto comunque, la città appare in mano curda. </p>
<p>Il ritorno dell&#8217;esercito </p>
<p>Ma non sono anni di pace per questo territorio. Manbij infatti è una<strong> città a maggioranza araba</strong>, i curdi sono minoranza. La gestione del territorio affidata ai curdi è causa ovviamente di non poche tensioni, a volte sfociate in violenze o proteste di piazza. La situazione per Manbij sembra di nuovo cambiare dopo <a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-turchia-pronta-ad-entrare-nuovamente-in-siria/">le minacce dei giorni scorsi di Erdogan</a>, pronto ad entrare in questa parte del territorio siriano per combattere i curdi sfruttando l&#8217;annunciato ritiro americano dalle zone sotto il controllo dell&#8217;Sdf. A quel punto gli stessi curdi decidono di richiamare l&#8217;esercito siriano e di chiedere aiuto dunque a Damasco. Che da queste parti certamente, dopo la presenza islamista e curda, gode di ampia popolarità essendo per l&#8217;appunto la popolazione in gran parte araba. </p>
<div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/d4FjsyGRH6U" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>

<p>E adesso la bandiera siriana dovrebbe a breve tornare a sventolare su Manbij. A dispetto degli annunci, l&#8217;esercito regolare siriano non è ancora entrato in città ma è stanziato nelle zone circostanti. Si aspettano forse nuovi ordini oppure le definitive conclusioni delle trattative tra curdi e governo di Damasco. Nel frattempo report locali riferiscono di numerosi elicotteri americani in volo nella zona, probabilmente per presidiare i confini ed iniziare le operazioni di ritiro dal territorio circostante Manbij. Se per davvero l&#8217;esercito siriano entrerà in città, la Siria avrà ripreso un altro importante territorio sfuggito da più di un lustro. E la guerra, sia per Manbij che per il resto del paese, assumerà inevitabilmente nuovi significativi aspetti. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/levoluzione-della-guerra-a-manbij.html">L&#8217;evoluzione della guerra a Manbij  tra autonomia curda, Assad e Turchia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cosa ha significato il 2018 per la Siria</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cosa-ha-significato-il-2018-per-la-siria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Dec 2018 06:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Aleppo]]></category>
		<category><![CDATA[Damasco]]></category>
		<category><![CDATA[forze-democratiche-siriane]]></category>
		<category><![CDATA[Ghouta orientale]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/cosa-ha-significato-il-2018-per-la-siria-170365.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="700" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1467275532-cristiani-siria-1024x700-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1467275532-cristiani-siria-1024x700-1.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1467275532-cristiani-siria-1024x700-1-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1467275532-cristiani-siria-1024x700-1-768x525.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>&#8220;La prima notizia è che in Siria si può fare&#8221;: il 2018 del paese entrato nel suo settimo anno di guerra si può sintetizzare con questa espressione di Fulvio Scaglione, contenuta in un articolo scritto nello scorso mese di giugno da Damasco. Si descrive, in particolare, una città dove si torna a vivere, dove mercati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosa-ha-significato-il-2018-per-la-siria.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosa-ha-significato-il-2018-per-la-siria.html">Cosa ha significato il 2018 per la Siria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="700" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1467275532-cristiani-siria-1024x700-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1467275532-cristiani-siria-1024x700-1.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1467275532-cristiani-siria-1024x700-1-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1467275532-cristiani-siria-1024x700-1-768x525.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>&#8220;La prima notizia è che in Siria si può fare&#8221;: il 2018 del paese entrato nel suo settimo anno di guerra si può sintetizzare con questa espressione di Fulvio Scaglione, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/53581-2/">contenuta in un articolo scritto nello scorso mese di giugno da Damasco</a>. Si descrive, in particolare, una città dove si torna a vivere, dove mercati e locali tornano ad essere frequentati e dove si può registrare anche un piccolo incremento del traffico. Spariti molti checkpoint, molti posti di blocco, strade prima trasformate in trincee tornano adesso percorribili. È lo specchio di un paese ancora in guerra, ma dove ogni piccolo gesto di normalità riconquistato è un grande passo in avanti verso il ritorno alla vita. Il 2018 non è l&#8217;anno della fine del conflitto per la Siria, tuttavia è quello dove <strong>lo spauracchio dei combattimenti appare allontanarsi</strong> e diradarsi dalla quotidianità. Questo perchè ad Aleppo cominciano a vedersi piccoli spiragli positivi sul fronte della ricostruzione, mentre a Damasco nello scorso mese di maggio il conflitto sparisce del tutto<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/lultimo-mese-battaglia-liberato-damasco/"> dopo la caduta della Ghouta e di Yarmouk</a>. Una guerra che sparisce pure nel sud della Siria,<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-battaglia-per-la-provincia-di-daraa/"> con la liberazione della provincia di Daraa. </a></p>
<p>Il lento ritorno alla normalità</p>
<p>La Siria dunque vive il 2018 quasi come un paradosso che ha, in parte, il sapore di una dolce novità: ben si è coscienti del fatto che la guerra ancora continua, ma al tempo stesso una buona parte del paese entra già nel dopoguerra. <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/missili-lacrime-ribelli-civili-fuga-ghouta/">Basta vedere la differenza tra i reportage realizzati a marzo da Gian Micalessin,</a> nel pieno della <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-battaglia-per-la-conquista-della-ghouta/">battaglia per la Ghouta</a>, e quelli sopra citati di Fulvio Scaglione scritti invece a giugno, quando oramai Damasco appare quasi come una normale e caotica capitale mediorientale. Terminano di colpo le ansie e la paure di uscire di casa, di camminare lungo le strade con lo spauracchio di ricevere in testa un missile sparato dai territori occupati dai terroristi, così come finisce il disagio di dover percorrere lunghi giri con la macchina solo per spostarsi da un punto all&#8217;altro dello stesso quartiere. Si ritorna alla vita di tutti i giorni, con la consapevolezza di essere ancora nel pieno del conflitto, ma allo stesso tempo con la guerra che lentamente abbandona il monopolio delle menti dei siriani.</p>

<p>Accade a Damasco, ma come detto tutto ciò è possibile riscontrarlo anche in altre città del paese. Da Daraa ad Aleppo, fino alla &#8220;città martire&#8221; di <strong>Deir Ezzor</strong>, che in questo 2018 ricorda il primo anno dalla<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-battaglia-l-assedio-deir-ezzor/"> fine dell&#8217;assedio dell&#8217;Isis</a> durato qualcosa come quattro anni. Lo sgretolamento del califfato e l&#8217;estinzione delle sacche islamiste in buona parte del territorio occidentale della Siria, ridanno anche la possibilità di spostarsi lungo le principali arterie del paese in condizioni di sicurezza tutto sommato normali. Come racconta sempre lo stesso Fulvio Scaglione, è possibile da Damasco raggiungere Aleppo in cinque ore, con annessa anche la fermata per far colazione o merenda. Sempre dalla capitale, si può andare ad <strong>Homs</strong> in tre ore di autostrada, una parte della quale peraltro riaperta dopo la fine di alcuni lavori di ricostruzione. Piccoli obiettivi, gocce in un oceano di una Siria che necessita di imponenti opere di ricostruzione, ma dal grande significato simbolico che ne fanno<strong> la notizia più importante di questo 2018</strong>. In Siria si può fare, come detto ad inizio articolo, ed è questo l&#8217;elemento da cui il paese riparte pensando all&#8217;anno che si sta chiudendo.</p>
<p>La guerra continua</p>
<p>Non solo la ripresa dei territori, ma anche l&#8217;attenuazione dei combattimenti lì dove ancora trincee e filo spinato fanno da contorno ad un paesaggio dove la guerra è ben presente. Dopo l&#8217;apice mediatico raggiunto con <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://tg24.sky.it/mondo/2018/04/14/usa-regno-unito-francia-attacco-siria.html">i raid di Usa, Francia e Gran Bretagna ad aprile</a>, l&#8217;attenzione internazionale sulla Siria si è lentamente spenta. Il conflitto non è affatto entrato nel dimenticatoio, ma al tempo stesso non occupa più le prime pagine. L&#8217;attenzione si sposta su altri fronti, questo perchè tutti gli attori operanti in Siria nella seconda parte di questo 2018 sembrano essersi presi una sorta di &#8220;<strong>pausa di riflessione</strong>&#8220;. Assad e Putin sembrano voler rifiatare e far rifiatare le proprie truppe al fronte, dopo aver raggiunto i principali obiettivi nella prima parte dell&#8217;anno. Sul versante opposto, gli Usa cercano ancora di capire cosa fare: l&#8217;annuncio di Trump di appena pochi giorni fa <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/siris-trump-ritiro-merkel-macron/">circa il ritiro delle sue truppe presenti ad est dell&#8217;Eufrate</a>, sarebbe la decisione definitiva della Casa Bianca, pur se al momento tutta da verificare sul campo. Anche Iran ed Hezbollah appaiono accodati alla fase di ridimensionamento dei combattimenti, in attesa di nuovi sviluppi. L&#8217;unico impaziente appare Erdogan, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-turchia-pronta-ad-entrare-nuovamente-in-siria/">che scalpita per lanciare le sue truppe e le milizie da lui pagate contro i curdi.</a></p>
<p>La Siria è un conflitto che non si può dimenticare. E noi vogliamo tornare per raccontarvelo. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/">Scopri come aiutarci</a></p>
<p>Se il 2018 vede dunque una lenta ripresa della normalità e si chiude con il 70% della popolazione siriana tornata ad essere amministrata dal governo del presidente Assad, il 2019 potrebbe essere quello delle svolte politiche accompagnate a mirate operazioni militari lì dove la situazione è ancora da chiarire. In particolare, Damasco potrebbe provare un negoziato con i curdi non più appoggiati dagli Usa per chiedere un ritorno dentro le fila del governo di Assad in cambio del riconoscimento di ampia autonomia. Allo stesso tempo, la Russia potrebbe fare da mediatrice per la riproposizione di un<strong> dialogo costituzionale</strong> sotto egida Onu. E, in tal senso, potrebbero essere fatte concessioni ai turchi per quanto concerne la questione curda. Sotto il profilo militare, <strong>il conflitto vero e proprio dovrebbe riguardare invece la provincia di Idlib</strong>, l&#8217;unica rimasta sotto il controllo islamista. Appare indubbio che Assad voglia far sventolare la bandiera siriana anche qui, il 2019 farà capire in che modo questo accadrà: se per vie politiche, oppure se bisognerà impiegare fino in fondo un esercito che nel frattempo, negli ultimi mesi del 2018, ha avuto modo di rifiatare.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosa-ha-significato-il-2018-per-la-siria.html">Cosa ha significato il 2018 per la Siria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Erdogan è pronto alla guerra: una nuova operazione in Siria</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-turchia-pronta-ad-entrare-nuovamente-in-siria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Dec 2018 16:10:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[forze-democratiche-siriane]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
		<category><![CDATA[Pkk]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/la-turchia-pronta-ad-entrare-nuovamente-in-siria-170147.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8467570.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8467570.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8467570-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8467570-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8467570-1024x678.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Turchia di Erdogan è pronta ad entrare nuovamente in Siria e, ancora una volta, a bombardare le postazioni e gli obiettivi dei curdi. È quanto emerge dalle ultime rivelazioni che arrivano da Ankara, secondo cui l&#8217;esercito turco sarebbe già in posizione per oltrepassare il confine siriano. Una riproposizione dunque delle precedenti operazioni compiute tra il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-turchia-pronta-ad-entrare-nuovamente-in-siria.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-turchia-pronta-ad-entrare-nuovamente-in-siria.html">Erdogan è pronto alla guerra: una nuova operazione in Siria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8467570.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8467570.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8467570-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8467570-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8467570-1024x678.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La Turchia di Erdogan è pronta ad entrare nuovamente in Siria e, ancora una volta, a bombardare le postazioni e gli obiettivi dei curdi. È quanto emerge dalle ultime rivelazioni che arrivano da Ankara, secondo cui l&#8217;esercito turco sarebbe già in posizione per oltrepassare il confine siriano. Una riproposizione dunque delle precedenti operazioni compiute tra il 2016 ed il 2018 e che hanno preso il nome rispettivamente di &#8220;<strong>Scudo nell&#8217;Eufrate</strong>&#8221; e &#8220;<strong>Ramoscello d&#8217;Ulivo</strong>&#8220;. La prima è servita per sbaragliare l&#8217;Isis a nord di Aleppo ed evitare il ricongiungimento territoriale dei territori curdi della Rojava. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/turchia-attacco-afrin/">La seconda invece ha riguardato il cantone di Afrin</a> ed è stata la prima ad essere mirata, in Siria, contro le milizie curde. </p>
<p>Il nuovo piano di Erdogan in Siria</p>
<p>Ad ufficializzare le intenzioni del governo turco, è lo stesso presidente Recep Tayyp Erdogan. Il capo di Stato nei giorni scorsi è intervenuto, in particolare, <a href="http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/rubriche/politica/2018/12/12/siria-erdogan-a-giorni-operazione-contro-i-curdi_4949836f-3317-472c-a1a9-4c62e735e20f.html">nel corso di una riunione dell&#8217;industria della difesa ad Ankara. </a>&#8220;Spazzeremo via i terroristi curdi dai nostri confini &#8211; ripete più volte Erdogan &#8211; Ormai è giunto il momento di cacciare via il Pkk ed i suoi alleati dall&#8217;est dell&#8217;Eufrate&#8221;. <strong>Ed è qui che vi è la prima vera novità</strong> rispetto alle due operazioni sopra accennate. Ad Afrin ed a nord di Aleppo i soldati turchi si sono sempre mantenuti ad ovest dell&#8217;Eufrate, andando a colpire obiettivi dell&#8217;Isis oppure, come nel caso proprio di Afrin, delle milizie Ypg. In nessuna di queste due operazioni l&#8217;esercito di Ankara ha avuto a che fare con gruppi sostenuti da altre potenze. </p>
<p style="text-align: left"><strong>Ad est dell&#8217;Eufrate il discorso cambia</strong>. Qui i curdi sono stanziati in alcune aree addirittura dall&#8217;inizio della guerra, ma qui soprattutto hanno il pieno appoggio degli Usa. L&#8217;Isis infatti, fino al 2016, risulta esteso anche all&#8217;interno delle province di <strong>Al Hasakah</strong> e <strong>Deir Ezzor</strong> e quindi le due più orientali. Per tal motivo la coalizione a guida Usa ha bombardato il califfato ed ha armato curdi e filo curdi, raggruppati dall&#8217;ottobre del 2015 nella coalizione cosiddetta <a href="http://www.occhidellaguerra.it/cosa-sono-le-milizie-ypg/">Sdf </a>(Siryan Democratic Force). <a href="http://www.occhidellaguerra.it/l-isis-in-siria-e-ancora-presente-e-continua-a-fare-paura/">Ed una volta rilegato lo Stato Islamico nelle ultime sacche al confine con l&#8217;Iraq</a>, qui Washington ha piazzato basi militari e forze speciali. Un ingresso delle truppe turche in questa area, rischierebbe di far entrare Ankara in contatto diretto con interessi americani. Un&#8217;eventualità a cui Erdogan ha fatto riferimento, anche se nel suo tono minaccioso sembra però voler ridimensionare il pericolo: &#8220;Noi non abbiamo nulla contro gli americani, noi vogliamo solo proteggere la Turchia dai terroristi&#8221;. </p>
<p>Il perchè dei nuovi piani turchi</p>
<p>Dalle rive dell&#8217;Eufrate fino al nord dell&#8217;Iraq, il Kurdistan sembra non avere confini. La divisione tra regione curdo &#8211; siriana e regione curdo &#8211; irachena sembra più politica, ma nei fatti la battaglia anti Isis lascia nel nord della Siria e nel nord dell&#8217;Iraq due importanti territori a maggioranza curda confinanti tra loro.<strong> Ed è lo scenario che maggiormente teme la Turchia</strong>. Proprio per evitare tale eventualità da Ankara negli ultimi due anni ci si è mossi nel nord della Siria con le due operazioni sopra richiamate. Ed un primo risultato Erdogan l&#8217;ha ottenuto: evitare la creazione di una maxi regione a maggioranza curda tra Aleppo ed Al Hasakah. Ma il problema rimane, in questi mesi è tornato prepotentemente a manifestarsi. </p>

<p>I curdi siriani ed i curdi iracheni scambiano armi lungo confini oramai quasi del tutto divelti, creando apprensione per la Turchia. Ankara infatti da mesi denuncia, tra le altre cose, l&#8217;intensificazione di attacchi ed imboscate nei punti più meridionali dei suoi confini con Siria ed Iraq. Segno che una certa attività da parte dei curdi non solo non è mai cessata, ma si è forse addirittura intensificata. Non a caso la Turchia, nella silente approvazione di Baghdad, già da questa estate effettua incursioni con il suo esercito nelle montagne più settentrionali del Kurdistan iracheno. Qui Ankara avrebbe piazzato anche delle vere e proprie basi. Adesso per Erdogan sembrerebbe arrivato, secondo i suoi piani, di tornare ad attuare queste operazioni nuovamente nel nord della Siria. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-turchia-pronta-ad-entrare-nuovamente-in-siria.html">Erdogan è pronto alla guerra: una nuova operazione in Siria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Isis in Siria è ancora presente (e continua a fare paura)</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/l-isis-in-siria-e-ancora-presente-e-continua-a-fare-paura.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Dec 2018 19:46:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[forze-democratiche-siriane]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[onu]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/l-isis-in-siria-e-ancora-presente-e-continua-a-fare-paura-169945.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8367457.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8367457.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8367457-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8367457-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8367457-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Il califfato islamico in Siria non è definitivamente sconfitto. L&#8217;estate del 2017 i siriani la ricordano come quella in cui, dopo diversi anni, il governo si è riappropriato del deserto e della parte centrale del paese. Ma ancora sia ad ovest che ad est dell&#8217;Eufrate, il lavoro non è terminato. Al contrario, sacche di resistenza &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-isis-in-siria-e-ancora-presente-e-continua-a-fare-paura.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-isis-in-siria-e-ancora-presente-e-continua-a-fare-paura.html">L&#8217;Isis in Siria è ancora presente (e continua a fare paura)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8367457.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8367457.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8367457-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8367457-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8367457-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Il califfato islamico in Siria non è definitivamente sconfitto. L&#8217;estate del 2017 i siriani la ricordano come quella in cui, dopo diversi anni, il governo si è riappropriato del deserto e della parte centrale del paese. Ma ancora sia ad ovest che ad est dell&#8217;Eufrate, il lavoro non è terminato. Al contrario, sacche di resistenza si annidano ad est di <strong>Sweida</strong> e nella provincia di<strong> Deir Ezzor</strong>. Al di là dell&#8217;Eufrate invece, ad operare contro l&#8217;Isis sono <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/cosa-sono-le-milizie-ypg/">le forze filo curde dell&#8217;Sdf</a>. Ed è proprio qui che le cronache degli ultimi giorni riportano una recrudescenza militare del califfato. </p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare" rel="attachment wp-att-62233"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-62233" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_siria.jpg" alt="strip_occhi_articolo_siria" /></a></p>
<p>Le forze Sdf non riescono più ad avanzare</p>
<p>Lungo la sponda orientale dell&#8217;Eufrate, tra i campi petroliferi di Kashmah ed il confine con l&#8217;Iraq, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore/">lo Stato islamico </a>conserva gli ultimi brandelli di territorio. Nel 2014, quando<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/abu-bakr-al-baghdadi-chi-e/"> il leader Al Baghdadi</a> annuncia la nascita del califfato nel famoso video girato all&#8217;interno della moschea grande di Mosul, le bandiere nere dell&#8217;Isis controllano una zona che dal nord dell&#8217;Iraq si spinge fino al cuore della provincia siriana di Homs. Oggi, per l&#8217;appunto, conserva solo piccole enclavi da cui però i propri miliziani riescono ancora a lanciare contrattacchi. Ne sanno qualcosa i combattenti tra le fila dell&#8217;Sdf, la coalizione guidata dai curdi e che comprende anche forze locali arabe e di ex affiliati al Free Syrian Army. Da settimane l&#8217;Sdf, con l&#8217;appoggio della coalizione internazionale a guida Usa, prova a completare l&#8217;occupazione di tutto il territorio ad est dell&#8217;Eufrate in mano all&#8217;Isis. </p>
<p><strong>Ma i risultati appaiono decisamente poco edificanti per i filo curdi</strong>. L&#8217;Sdf infatti subisce quotidianamente numerose perdite, senza peraltro riuscire a guadagnare terreno. Lo Stato Islamico resiste e questo appare singolare per due casi. Da un lato infatti, i miliziani jihadisti appaiono isolati e senza possibilità di essere agevolmente riforniti di uomini e mezzi già da mesi. Dall&#8217;altro, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/lisis-a-manbij-non-ha-combattuto/">l&#8217;Isis si è sempre concentrato di più sul mantenimento delle posizioni nei confronti dell&#8217;esercito siriano</a>. Sono pochi gli esempi di strenua resistenza dei combattenti fedeli ad Al Baghdadi nei confronti delle forze Sdf: a parte il centro urbano di <strong>Raqqa</strong>, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/raqqa-allo-stremo-rasa-al-suolo-le-sdf-avanzano-lentamente/">dove i filo curdi scontano nell&#8217;ottobre 2017 la propria inesperienza nel combattimento nei centri abitati</a>, è difficile prima di questi giorni riscontrare analoghe difficoltà per la coalizione supportata dagli americani. La battaglia in questa zona della Siria sembra entrare in una fase di stallo e questo nonostante i bombardamenti, riportati da più parti, operati dalle aviazioni dei paesi al fianco degli Usa.</p>
<p>I pericoli per i civili</p>
<p>Sul caso che per adesso sta riguardando le zone ad est dell&#8217;Eufrate in Siria, interviene anche l&#8217;Onu. Come si apprende in un lancio dell&#8217;AdnKronos, secondo il commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani <strong>Michelle Bachelet</strong>, &#8220;l&#8217;Isis starebbe indiscriminatamente giustiziando tutti coloro accusati di collaborare con le forze Sdf&#8221;. Processi sommari, durante i quali vengono compiuti abusi e torture e che successivamente culminano con l&#8217;uccisione dei sospettati. Spesso però, tra di essi, ci sono semplici civili o comunque persone che nulla hanno a che fare con la battaglia in corso. </p>
<p><em>La guerra in Siria non è finita. E noi vogliamo tornare sul campo per raccontarvela. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/conflitti-non-dimenticare/">Scopri come aiutarci</a></em></p>
<p>Ad essere a rischio, secondo l&#8217;Onu, <strong>sono almeno settemila civili</strong> rimasti &#8220;intrappolati&#8221; nella sacca in mano all&#8217;Isis che l&#8217;Sdf non riesce ad espugnare. Non solo razzie ed uccisioni da parte dell&#8217;Isis, ma anche rapimenti a scopo intimidatorio ed estorsivo ad opera dei miliziani jihadisti. In alcuni casi i civili vengono usati anche come pedine di scambio per la liberazione di combattenti dell&#8217;Isis catturati dai filo curdi. Nel corso della conferenza stampa dove la Bachelet ha esposto le preoccupazioni della sua commissione, tenuta nella sede Onu di Ginevra, tra i pericoli per i civili sono stati inclusi anche i bombardamenti compiuti dalla coalizione a guida Usa. I raid al momento non sortiscono effetti sotto il profilo militare, ma avrebbero ucciso e ferito negli ultimi giorni numerosi civili. </p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-isis-in-siria-e-ancora-presente-e-continua-a-fare-paura.html">L&#8217;Isis in Siria è ancora presente (e continua a fare paura)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le Sdf sospendono la lotta all&#8217;Isis dopo l&#8217;ultimo attacco di Erdogan</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/le-sdf-sospendono-lotta-contro-lisis-in-seguito-agli-attacchi-subiti-dalla-turchia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Nov 2018 14:34:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[forze-democratiche-siriane]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/le-sdf-sospendono-lotta-contro-lisis-in-seguito-agli-attacchi-subiti-dalla-turchia-169187.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="952" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8477004.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8477004.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8477004-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8477004-768x522.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8477004-1024x696.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Le Forze democratiche siriane (Sdf) hanno annunciato che sospenderanno temporaneamente l&#8217;offensiva contro lo Stato islamico ad Hajin in seguito agli attacchi turchi che le milizie curde hanno subito al confine con la Turchia negli scorsi giorni.  Tra la notte di martedì e mercoledì, l’artiglieria turca ha incessantemente bersagliato le postazioni delle Ypg, le milizie curde, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-sdf-sospendono-lotta-contro-lisis-in-seguito-agli-attacchi-subiti-dalla-turchia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-sdf-sospendono-lotta-contro-lisis-in-seguito-agli-attacchi-subiti-dalla-turchia.html">Le Sdf sospendono la lotta all&#8217;Isis dopo l&#8217;ultimo attacco di Erdogan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="952" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8477004.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8477004.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8477004-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8477004-768x522.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8477004-1024x696.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p style="text-align: left;">Le <strong>Forze democratiche siriane</strong> (Sdf) hanno annunciato che sospenderanno temporaneamente <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/i-curdi-lanciano-la-battaglia-finale-contro-lisis/">l&#8217;offensiva contro lo Stato islamico ad Hajin</a> in seguito agli attacchi turchi che le milizie curde hanno subito al confine con la Turchia negli scorsi giorni.</p>
<p style="text-align: left;"> Tra la notte di martedì e mercoledì, l’artiglieria turca ha incessantemente bersagliato le postazioni delle <strong>Ypg</strong>, le milizie curde, nell’area di Kobane sul confine tra Turchia e Siria.<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.rudaw.net/english/middleeast/syria/301020184">Fonti curde</a> denunciano un soldato Ypg deceduto e un altro seriamente ferito, mentre secondo la <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.aa.com.tr/en/middle-east/4-pkk-terrorists-neutralized-in-east-euphrates-in-syria/1298872">stampa turca</a> i morti tra le file curde sarebbero quattro e i feriti sei.</p>

<p style="text-align: left;">L’attacco turco arriva nello stesso momento in cui i battaglioni delle Ypg, inquadrate nelle Sdf, stanno combattendo assieme alla Coalizione internazionale contro l’Isis ad Haijn, l’ultima roccaforte delle bandiere nere a sud est di Deir Ezzor. Un eventuale attacco turco dal nord ovest troverebbe i curdi totalmente scoperti e incapaci di opporre resistenza all’offensiva turca. Per questa ragione i vertici militari delle Sdf hanno annunciato la sospensione temporanea della loro lotta contro le bandiere nere per poter dispiegare alcune forze nel nord della regione al fine di difendersi in caso di attacco turco.</p>

<p style="text-align: left;">Le azioni militari turche sono avvenute dopo che il presidente <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> aveva annunciato domenica scorsa durante un raduno del Akp, partito di cui Erdogan è il leader, una nuova offensiva contro i curdi siriani ad est del fiume Eufrate. Martedì mattina anche il ministro della Difesa turco Hulusi Akar aveva dichiarato che l’azione militare di Ankara contro le Ypg non si sarebbe fermata a Manbij ma si sarebbe diretta ad est dell’Eufrate, territorio controllato totalmente dalle milizie curde con il <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/gli-usa-promettono-ai-curdi-siriani-un-posto-al-tavolo-della-pace/">supporto degli Stati Uniti</a>.</p>
<p style="text-align: left;"> La Turchia considera i curdi siriani a tutti gli effetti dei terroristi per i loro legami con il Pkk, il Partito dei lavoratori curdi fondato da <strong>Abdullah Ocalan</strong>. Erdogan ha ribadito più volte che vuole “stanare i terroristi curdi da tutto il territorio del nord della Siria partendo da ovest e fino ad arrivare al confine iracheno” mettendo così al sicuro il confine meridionale turco.</p>

<p style="text-align: left;"> Ora le speranze dei curdi sono riposte in Washington. Gli <strong>Stati Uniti</strong> sono gli unici che possono negoziare con la Turchia uno stop all’offensiva contro i curdi, facendo riprendere la lotta delle Sdf contro lo Stato islamico e evitando che l’esercito di Ankara conquisti altre enclave curde come successo ad Afrin.</p>
<p> La situazione nel cantone curdo conquistato da Ankara a marzo del 2018, è drammatica. Oltre 250mila curdi hanno dovuto abbandonare il nord ovest della Siria dopo l’avvio dell’operazione “Ramoscello d’Ulivo”. La Croce Rossa internazionale <a href="https://www.foxnews.com/world/icrc-laments-it-has-been-eight-months-since-being-allowed-to-the-turkey-controlled-besieged-syrian-city-of-afrin">ha denunciato</a> che i loro operatori umanitari non riescono ad entrare nell’area perché vengono bloccati dalle autorità turche mentre soprusi, violenze e rapimenti delle milizie islamiste affiliate ad Ankara vengono perpetrati impuniti contro i curdi rimasti in città.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-sdf-sospendono-lotta-contro-lisis-in-seguito-agli-attacchi-subiti-dalla-turchia.html">Le Sdf sospendono la lotta all&#8217;Isis dopo l&#8217;ultimo attacco di Erdogan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 57/379 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-08-15 11:10:45 by W3 Total Cache
-->