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	<title>Femminicidi Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sat, 28 Jun 2025 06:24:59 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Femminicidi Archives - InsideOver</title>
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		<title>Delitti di Villa Pamphilj: se il passaporto di un bianco americano conta più di tutto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jun 2025 06:24:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Femminicidi]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1419" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250627191159304_209c6aba821b86715fffc3073062f556-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250627191159304_209c6aba821b86715fffc3073062f556-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250627191159304_209c6aba821b86715fffc3073062f556-1-600x443.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250627191159304_209c6aba821b86715fffc3073062f556-1-300x222.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250627191159304_209c6aba821b86715fffc3073062f556-1-1024x757.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250627191159304_209c6aba821b86715fffc3073062f556-1-768x568.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250627191159304_209c6aba821b86715fffc3073062f556-1-1536x1135.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non solo un duplice delitto: un racconto di disuguaglianza sistemica, silenzi istituzionali e una gerarchia invisibile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/cronaca-nera/delitti-di-villa-pamphilj-se-il-passaporto-di-un-bianco-americano-conta-piu-di-tutto.html">Delitti di Villa Pamphilj: se il passaporto di un bianco americano conta più di tutto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1419" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250627191159304_209c6aba821b86715fffc3073062f556-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250627191159304_209c6aba821b86715fffc3073062f556-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250627191159304_209c6aba821b86715fffc3073062f556-1-600x443.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250627191159304_209c6aba821b86715fffc3073062f556-1-300x222.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250627191159304_209c6aba821b86715fffc3073062f556-1-1024x757.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250627191159304_209c6aba821b86715fffc3073062f556-1-768x568.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250627191159304_209c6aba821b86715fffc3073062f556-1-1536x1135.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Nel cuore di Roma </strong>— non ai suoi margini, ma nei luoghi simbolici del centro storico: Campo de’ Fiori, Largo Argentina, piazza San Silvestro — una coppia si muove portando con sé una bambina molto piccola. L’uomo è in evidente stato di alterazione: ubriaco, aggressivo, si ferisce, urla. La donna tiene la bambina in braccio, cercando di gestire la situazione. Non hanno un passeggino, né indumenti adeguati. Di notte dormono in una tenda, fornita da un’associazione, nel parco di <strong>Villa Pamphilj</strong>.</p>



<p>Sono visibili. Vengono notati. Vengono segnalati. Eppure non accade nulla. Nulla, nonostante la condizione instabile dell’uomo sia manifesta. Per circa due settimane questa specie di famiglia ha vissuto in condizioni precarie, come attestano sia gli accertamenti investigativi che le testimonianze. Si lavavano presso il <strong>mercato di San Silverio</strong>, percorrevano le strade della città a piedi. L’uomo, spesso visibilmente alterato, entrava nei negozi con la neonata in braccio, cercava di farla sedere sui sellini di moto parcheggiate: lei, appena dieci mesi, non era in grado di reggersi e rischiava di cadere. Tuttavia nessuno è intervenuto.</p>



<p>Una cittadina nota la scena. È allarmata. Inizia a seguirli. Li osserva. Telefona più volte alle forze dell’ordine. La sua preoccupazione è fondata, sincera. Una pattuglia interviene. L’uomo reagisce con ostilità, rivendica la propria <strong>cittadinanza statunitense</strong>, affermando di non poter essere toccato. È convinto che ciò basti a garantirgli protezione. E, nei fatti, ha ragione: funziona. Sopraggiunge una seconda unità, con un superiore. La situazione si calma, ma nessuna misura concreta viene adottata. Le forze dell’ordine rassicurano la cittadina, ridimensionano la minaccia. Spiegano che l’uomo è “una persona conosciuta”, “un americano agiato”, “un regista”, che “risiede in un immobile di pregio nei paraggi”. La bambina resta nelle mani di quel mostro.</p>



<p>Pochi giorni più tardi, la donna e la bambina verranno ritrovate prive di vita a Villa Pamphilj. L’uomo, identificato come <strong>Francis Kaufmann</strong>, è già fuggito all’estero. Non ha denunciato la scomparsa della compagna e della figlia. Ha assunto una falsa identità, presentandosi come <strong>Rexal Ford</strong>. Quando l’Italia chiede l’estradizione, rifiuta, dichiarando che non intende sottoporsi al giudizio di un Paese che — a suo dire — “<em><strong>è gestito dalla mafia</strong></em>”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Andromeda, la bambina invisibile</h2>



<p>Chi è Francis Kaufmann? È un cittadino statunitense di 46 anni. Ha ricevuto <strong>oltre 800mila euro di fondi pubblici italiani </strong>per la realizzazione di un film mai portato a termine. Ha dichiarato che Anastasia “<em>non era il suo tipo</em>”, perché abitualmente frequentava attrici e modelle. Negli Stati Uniti è stato denunciato almeno cinque volte per <em>violenza domestica</em>. In Italia, però, non ha mai subito verifiche. <strong>Anastasia Trofimova</strong> era una giovane donna di origine russa. La figlia si chiamava <strong>Andromeda</strong>. Nessun documento lo certifica, ma esisteva. In un video — mostrato durante una trasmissione televisiva — si vedono i suoi primi passi, le braccia tese, la fiducia negli occhi. Prima verso la madre. Poi verso l’uomo. Poi nel vuoto. <strong>Andromeda non è mai stata registrata all’anagrafe.</strong> È stata invisibile fin dal principio. Nessun servizio pubblico si è interrogato sulla sostenibilità della sua condizione: una neonata che vive in una tenda, senza assistenza, in una capitale europea. Nessuno ha pensato che forse, in quella situazione, era necessario intervenire. Eppure erano lì. Presenti. Sotto gli occhi di tutti.</p>



<p>Chi ha provato a reagire — come la donna che ha dato l’allarme — è stato deriso. Come spesso accade ai cittadini coscienziosi che &#8220;stalkerano&#8221; le forze dell&#8217;ordine per segnalare qualcosa che non va. E poi, quasi sempre, le tragedie accadono. “Forse è intervenuta perché è madre”, è stato detto in televisione. Le donne sono sempre isteriche, si sa. Ma non serve essere genitori per provare empatia, per riconoscere un pericolo, per agire. Serve solo umanità e intelligenza. Anche Kaufmann era padre. Così come lo erano, probabilmente, gli agenti intervenuti. Ma nessuno di loro ha protetto Andromeda. La bambina non è morta solo per mano di un uomo. <strong>È morta perché un intero sistema ha ritenuto quell’uomo non pericoloso.</strong></p>



<p><strong>Perché era americano</strong>. </p>



<p><strong>Perché era bianco</strong>. </p>



<p><strong>Perché &#8220;si diceva&#8221; fosse ricco</strong>. </p>



<p>Perché la sua parola pesava più di qualsiasi segnalazione. Se fosse stato nero? Rom? Un migrante privo di documenti? Sarebbe stato trattato con la stessa indulgenza? Gli sarebbe stata lasciata in braccio una neonata? Esiste <strong>una gerarchia silenziosa ma operante</strong>. Al primo posto: il colore della pelle. Nero o pelle scura? Subito allarme. Bianco caucasico? Nessun problema. Poi la nazionalità. <strong>Essere un americano bianco vale più di tutto</strong>. Americano nero? Forse sarebbe stato fermato. Bianco est-europeo? Più controllato. Rom? Colpevole per definizione. Africano? Sorvegliato sempre. Kaufmann possedeva il profilo perfetto per passare inosservato. Bianco, americano, uomo, con un alone culturale. Il suo passaporto ha parlato più forte delle urla, dei pianti, delle preoccupazioni. E quella classifica — tanto invisibile quanto letale — ha prevalso su ogni dovere, su ogni responsabilità. Una classifica vecchia che ricorda, al contrario, quando sulla piccola isola di Ellis Island, ufficiali americani imponevano test linguistici, misuravano crani, scartavano chi era considerato “non‑caucasico” o “non‑civilizzato” agli inizi del secolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Potenza di un passaporto</h2>



<p>Ma la storia non inizia a Roma. Prima di tutto, c’è <strong>Malta</strong>. Kaufmann aveva vissuto per mesi a <strong>Marsaskala</strong>, presentandosi con nomi fittizi, tra cui “Rexal Ford”. Abitava in un appartamento insieme ad Anastasia e alla bambina. Parlava di cinema, di progetti, di sceneggiature. Nessuno ha mai verificato la sua identità. Eppure, nello stesso Paese, ogni giorno centinaia di migranti africani vengono fermati, trattenuti, identificati come “irregolari”. Del resto, sono loro la &#8220;malarazza&#8221;.</p>



<p>Nel marzo 2025 Kauffman ha lasciato Malta su un <strong>catamarano privato</strong>, affittato usando un’altra identità ancora: “<strong>Matteo Capozzi</strong>”. Ha raggiunto la <strong>Sicilia </strong>via mare, <strong>senza passare da alcuna frontiera ufficiale, eludendo qualsiasi controllo</strong>. Non era la rotta dei barconi, non c’erano telecamere, né pattuglie. Eppure il suo &#8220;sbarco&#8221; è stato nobile. Quello di un uomo con documenti falsi, un sorriso ammiccante da viveur, il curriculum da produttore, un passaporto che è un via libera. </p>



<p>Andromeda poteva essere salvata. Anastasia poteva essere salvata. Ma nessuno ha voluto guardare davvero. <strong>Nessuno ha osato contraddire ciò che quel passaporto rappresentava.</strong> Nessuno ha messo in discussione il riflesso condizionato che associa il potere alla pelle chiara, alla cittadinanza occidentale, alla retorica dell’artista. Si tratta di una cosa che accade a tutti i bianchi, compreso chi scrive. In aeroporti e frontiere, i nostri passaporti sono visti come una garanzia, accompagnati da occhiolini e sorrisi. Noi siamo quelli buoni. Si chiama <em><strong>white priviledge</strong></em>, invece. Ed è un <em>bias </em>cognitivo.</p>



<p>Francis Kauffman sarà estradato in Italia. La Corte d’Appello di Larissa, in Grecia, ha dato il via libera alla consegna alla magistratura italiana. Sarà interrogato non appena giungerà in Italia. L’accusa è di <strong>omicidio volontario aggravato</strong>. E se in tribunale davvero la legge è uguale per tutti, questa volta il passaporto non conterà nulla.</p>
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		<item>
		<title>“Mio nipote è diventato mio figlio”: Damiano Rizzi racconta il dramma degli orfani di femminicidio </title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/mio-nipote-e-diventato-mio-figlio-damiano-rizzi-racconta-il-dramma-degli-orfani-di-femminicidio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jun 2025 17:47:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Femminicidi]]></category>
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<p>Un femminicidio non termina con una vittima. Spesso lascia in vita dei figli. Bambini, adolescenti, orfani. Oltre 3.500 secondo la presidente dell’Osservatorio nazionale indipendente sugli orfani di femminicidio, Stefania Bartoccetti, che di recente ha comunicato questo dato davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio. “Almeno 1.500 in più dei duemila stimati fino ad ora”, secondo Damiano Rizzi, presidente della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/donne/mio-nipote-e-diventato-mio-figlio-damiano-rizzi-racconta-il-dramma-degli-orfani-di-femminicidio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250605194532561_26116cf9da0509b80412e2738225b115.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250605194532561_26116cf9da0509b80412e2738225b115.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250605194532561_26116cf9da0509b80412e2738225b115-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250605194532561_26116cf9da0509b80412e2738225b115-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250605194532561_26116cf9da0509b80412e2738225b115-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250605194532561_26116cf9da0509b80412e2738225b115-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250605194532561_26116cf9da0509b80412e2738225b115-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un femminicidio non termina con una vittima. Spesso lascia in vita dei figli. Bambini, adolescenti, <strong>orfani. </strong>Oltre<strong> 3.500 </strong>secondo la presidente dell’Osservatorio nazionale indipendente sugli orfani di femminicidio, <strong>Stefania Bartoccetti</strong>, che di recente ha comunicato questo dato davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio. “Almeno 1.500 in più dei duemila stimati fino ad ora”, secondo <strong>Damiano Rizzi</strong>, presidente della fondazione Soleterre. Lui, dopo un lungo iter burocratico, è diventato padre di suo nipote, orfano del femminicidio della sorella Tiziana, avvenuto nel 2013. Da quell’anno la situazione per gli orfani, cosiddetti “speciali&#8221;,  e per chi li prende a carico, non sarebbe migliorata. Tanto per cominciare, non sapere quanti siano esattamente rende difficile capire quanti aiuti stanziare. Ne abbiamo parlato proprio con Damiano Rizzi che si batte affinché i figli delle vittime di femminicidio possano ricevere un aiuto concreto. </p>



<p><strong>Non sappiamo quanti sono ma almeno sappiamo chi sono gli orfani di femminicidio?</strong></p>



<p>Sono bambini e adolescenti che hanno perso la madre per mano del padre o di un partner. Spesso hanno assistito direttamente all’omicidio o ne hanno subito le conseguenze indirette. Oltre al trauma della perdita, devono affrontare anche l’assenza del padre, che spesso è incarcerato o si è tolto la vita, e un sistema che fatica a riconoscerli e a sostenerli adeguatamente. Questi bambini hanno vissuto per anni in un contesto familiare violento, spesso assistendo a maltrattamenti fisici e psicologici e il trauma continua nell’abbandono istituzionale che segue.&nbsp;</p>



<p><strong>Quali sono le maggiori difficoltà che riscontra un orfano di femminicidio?</strong></p>



<p>Dalla mia esperienza personale, insieme a mio nipote – oggi mio figlio &#8211; abbiamo incontrato molte difficoltà dopo la tragica morte di mia sorella Tiziana. Oltre al dolore profondo, la burocrazia italiana si è rivelata un ostacolo enorme. Per mesi abbiamo dovuto affrontare lunghe e complesse procedure per ottenere il riconoscimento legale della tutela del bambino, un processo che spesso lascia sole le famiglie affidatarie. È stato necessario un grande impegno per garantire i diritti di mio nipote, che rappresenta anche la memoria viva di sua madre.</p>



<p>In generale le difficoltà maggiori risiedono nella&nbsp;<strong>mancanza di politiche di sistema stabili e di lungo termine</strong>&nbsp;che contrastino efficacemente le cause e gli effetti di questa violenza strutturale. Il sistema giuridico e sociale fatica a offrire una tutela adeguata, e le istituzioni spesso non riescono a garantire la &#8220;diligenza dovuta&#8221; prevista dalla Costituzione e dai trattati internazionali. Questo lascia le vittime e i loro figli in una condizione di forte precarietà. Non esistono percorsi standardizzati e tempestivi per il sostegno psicologico, per l&#8217;accompagnamento sociale e per l’inserimento familiare. Queste&nbsp;<strong>lacune burocratiche e istituzionali</strong>&nbsp;non solo rappresentano un disservizio, ma contribuiscono a prolungare il trauma dei bambini, costringendoli a una&nbsp;<strong>doppia vittimizzazione</strong>.&nbsp;</p>



<p><strong>Chi e in che modo dovrebbe occuparsi di migliorare la vita e il futuro degli orfani di femminicidio?</strong></p>



<p>Lo Stato italiano dovrebbe agire con misure coordinate e immediate. È fondamentale garantire un&nbsp;<strong>accesso gratuito, tempestivo e continuativo al supporto psicologico specializzato</strong>, riconoscendo l&#8217;importanza di un intervento precoce per prevenire gli effetti a lungo termine del trauma. Attualmente, l&#8217;<strong>80% dei minorenni vittime di violenza domestica non accede al supporto psicologico pubblico&nbsp;</strong>e le famiglie devono sostenere costi privati per terapie essenziali.&nbsp;Il fondo istituito per gli orfani di femminicidio rappresenta un segnale positivo, ma non è sufficiente: molte&nbsp;famiglie affidatarie spesso ignorano l&#8217;esistenza dei fondi dedicati o si trovano a dover affrontare&nbsp;<strong>iter burocratici lunghi e complessi</strong>. È cruciale&nbsp;<strong>semplificare e rendere trasparenti queste procedure</strong>, assicurando che le risorse economiche e i sostegni arrivino senza ritardi, dato che i finanziamenti attuali sono spesso insufficienti. È altrettanto fondamentale&nbsp;<strong>investire nella formazione di operatori sociali, psicologi, educatori e personale sanitario</strong>. Infine, un passo imprescindibile è l&#8217;<strong>istituzione di un registro nazionale ufficiale degli orfani di femminicidio</strong>. Questo permetterebbe un monitoraggio preciso e costante delle condizioni&nbsp;psicologiche, sociali ed economiche degli orfani, pianificando risorse e interventi mirati a livello nazionale e territoriale e facilitando il coordinamento tra tribunali per i minorenni, servizi sociali, scuole, ASL e associazioni del terzo settore.</p>



<p><strong>Ad oggi da dove provengono i dati sugli orfani di femminicidio?</strong></p>



<p>Attualmente non esistono dati completi e ufficiali sugli orfani di femminicidio in Italia. Le informazioni disponibili sono frammentarie, spesso sottostimate e provengono&nbsp;da ricostruzioni giornalistiche o da indagini parziali.</p>



<p><strong>Chi dovrebbe occuparsi di creare un registro nazionale?</strong></p>



<p>Per garantire dati precisi, aggiornati e accessibili, la raccolta sistematica dovrebbe essere gestita da un ente pubblico centrale, come l’ISTAT, che lavorerebbe in stretta collaborazione con il Ministero della Giustizia e le procure, responsabili delle indagini e dei casi giudiziari. Inoltre, per assicurare la copertura territoriale e il coinvolgimento diretto dei Comuni, è fondamentale il contributo dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani). Solo con questa sinergia tra istituzioni nazionali e locali sarà possibile creare un registro ufficiale e affidabile degli orfani di femminicidio.&nbsp;</p>



<p><strong>Ci sono modelli all’estero da cui l’Italia potrebbe trarre ispirazione?</strong></p>



<p>La&nbsp;<strong>Spagna&nbsp;</strong>ha già adottato protocolli specifici per il supporto agli orfani di femminicidio, garantendo loro assistenza psicologica gratuita e programmi strutturati di reinserimento sociale. Questi interventi includono percorsi di sostegno emotivo, tutela legale, accompagnamento scolastico e sociale, oltre a misure che favoriscono l’inclusione e la protezione a lungo termine. Anche il&nbsp;<strong>Regno Unito&nbsp;</strong>ha sviluppato un modello avanzato di intervento per i minori vittime di violenza domestica, compresi gli orfani di femminicidio. In Inghilterra, le politiche di protezione minorile si basano su un approccio integrato che coinvolge più istituzioni — dai servizi sociali alle autorità giudiziarie, fino a organizzazioni non governative — per assicurare un sostegno multidimensionale e continuativo. Particolare attenzione è dedicata alla prevenzione del trauma attraverso programmi di terapia specializzata, supporto psicologico a lungo termine e interventi educativi mirati, con un coinvolgimento attivo delle famiglie affidatarie.</p>



<p><strong>Chi e come può sostenere questa battaglia?</strong></p>



<p>Questa battaglia non riguarda solo le famiglie direttamente colpite, ma l&#8217;intera società, che deve riconoscere e affrontare il problema in modo strutturale e concreto, senza deleghe né silenzi. Il sostegno agli orfani di femminicidio può essere efficace solo attraverso un l<strong>avoro condiviso e integrato tra istituzioni, associazioni e società civile.</strong>&nbsp;Le istituzioni hanno il dovere di garantire diritti, tutele e servizi essenziali, promuovendo politiche coordinate che coinvolgano tutti i settori coinvolti, dalla giustizia alla sanità, dall’istruzione ai servizi sociali. Le associazioni rappresentano un fondamentale punto di riferimento per l’assistenza diretta, offrendo &#8211; in attesa che siano garantiti dal sistema pubblico &#8211; percorsi di supporto psicologico, legale e sociale, e svolgendo un prezioso lavoro di sensibilizzazione e advocacy per migliorare le condizioni di vita di questi minori. La società civile, infine, svolge un ruolo indispensabile nel creare una comunità accogliente e consapevole, capace di non voltarsi dall’altra parte, ma di sostenere con solidarietà e impegno concreto chi ha vissuto traumi così profondi. E’ fondamentale coinvolgere attivamente scuole, media e istituzioni in programmi educativi e campagne strutturate che affrontino non solo la violenza di genere, ma anche le sue ripercussioni sui minori, promuovendo una cultura della prevenzione, del rispetto e dell’inclusione.&nbsp;</p>



<p><em>Fondazione Soleterre si impegna a offrire supporto psicologico gratuito a tutte le vittime di violenza, inclusi i minorenni e le famiglie che li accolgono, oltre a lavorare per la prevenzione della violenza di genere. Fondazione Soleterre ha lanciato la campagna “Diritto alla Voce” che offre percorsi psicologici gratuiti a donne e minori sopravvissuti alla violenza domestica.</em></p>



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