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	<title>Exxon Mobil Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 28 Jun 2024 15:56:10 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Exxon Mobil Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La Guyana si fa ricca con il greggio estratto da americani e cinesi</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/la-guyana-si-fa-ricca-con-il-greggio-estratto-da-americani-e-cinesi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jun 2024 15:56:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Exxon Mobil]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="950" height="882" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Guyanas_offshore_mineral_exploration_blocks_producing_vessels_and_proposed_projects_in_the_Stabroek_block_May_2024_53736542101.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Guyanas_offshore_mineral_exploration_blocks_producing_vessels_and_proposed_projects_in_the_Stabroek_block_May_2024_53736542101.jpg 950w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Guyanas_offshore_mineral_exploration_blocks_producing_vessels_and_proposed_projects_in_the_Stabroek_block_May_2024_53736542101-600x557.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Guyanas_offshore_mineral_exploration_blocks_producing_vessels_and_proposed_projects_in_the_Stabroek_block_May_2024_53736542101-300x279.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Guyanas_offshore_mineral_exploration_blocks_producing_vessels_and_proposed_projects_in_the_Stabroek_block_May_2024_53736542101-768x713.jpg 768w" sizes="(max-width: 950px) 100vw, 950px" /></p>
<p>In Guyana nasce l'ultimo El Dorado del petrolio. E americani e cinesi lavorano assieme nel consorzio Exxon-Cnoc.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/la-guyana-si-fa-ricca-con-il-greggio-estratto-da-americani-e-cinesi.html">La Guyana si fa ricca con il greggio estratto da americani e cinesi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="950" height="882" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Guyanas_offshore_mineral_exploration_blocks_producing_vessels_and_proposed_projects_in_the_Stabroek_block_May_2024_53736542101.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Guyanas_offshore_mineral_exploration_blocks_producing_vessels_and_proposed_projects_in_the_Stabroek_block_May_2024_53736542101.jpg 950w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Guyanas_offshore_mineral_exploration_blocks_producing_vessels_and_proposed_projects_in_the_Stabroek_block_May_2024_53736542101-600x557.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Guyanas_offshore_mineral_exploration_blocks_producing_vessels_and_proposed_projects_in_the_Stabroek_block_May_2024_53736542101-300x279.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/Guyanas_offshore_mineral_exploration_blocks_producing_vessels_and_proposed_projects_in_the_Stabroek_block_May_2024_53736542101-768x713.jpg 768w" sizes="(max-width: 950px) 100vw, 950px" /></p>
<p>&#8220;Così come l&#8217;età della pietra non è finita per mancanza di pietre, l&#8217;età del <strong>petrolio</strong> non terminerà quando si esaurirà il petrolio&#8221;: il celebre aforisma dello sceicco <strong>Ahmed Zaki Yamani</strong>, ministro del Petrolio dell&#8217;<strong>Arabia Saudita dal 1962 al 1968</strong> scomparso nel <a href="https://insideevs.it/news/490021/morto-yamani-ministro-petrolio-saudita-crisi-petrolifera/">2021 all&#8217;età di 91 ann</a>i sembra perfettamente adattarsi ai giorni nostri. Periodo in cui <strong>l&#8217;età del petrolio è data, quotidianamente, con i mesi contati</strong> ma in cui, al contempo, l&#8217;oro nero gioca ancora un ruolo da protagonista nei mercati energetici globali. E il caso dell&#8217;espansione petrolifera della <a href="https://it.insideover.com/politica/il-risiko-per-la-regione-dellessequibo-tra-guyana-venezuela-e-brasile.html"><strong>Guyana lo conferma</strong>.</a></p>



<p>A marzo il consorzio petrolifero guidato dall&#8217;americana <strong>ExxonMobil</strong> ha annunciato una nuova scoperta, un giacimento di nome Bluefin, nel ricco deposito offshore <strong>Stabroeck, che si trova nelle acque territoriali del Paese latinoamericano.</strong> Ora il totale di risorse disponibili nel solo blocco Stabroek è salito a <strong>11 miliardi di barili</strong>, e dal 2015 a oggi ExxonMobil ha investito <strong>1,5 miliardi di dollari per avviare il Paese a un possibile boom petrolifero</strong>.</p>



<p>Il fatto interessante è che ExxonMobil guida, da <em>prime contractor</em>, un <strong>consorzio che la vede alleata alla Chinese National Oil Company (Cnoc)</strong> e alla connazionale <strong>Hess Corporation </strong>nel grande progetto di sviluppo del nuovo El Dorado petrolifero. Un intreccio interessante. La Guyana è un Paese critico, al confine col Venezuela con cui si contende la regione dell&#8217;Esequibo rivendicata da Caracas, e in cui <strong>ExxonMobil rappresenta la proiezione americana</strong> in un&#8217;area di mondo ove, con la notevole eccezione dell&#8217;<strong>Argentina di Javier Milei</strong>, negli ultimi due anni l&#8217;ascendente americano è calato in molti Stati chiave: Brasile, Cile, Colombia, Bolivia per fare esempi di peso. Ma <em>pecunia non olet</em> e di fronte al business Exxon non lesina di allearsi con la cinese Cnoc per un obbiettivo comune che <strong>spariglia rispetto alle aspettative la portata geo-strategica del progetto.</strong> Ma del resto, allearsi a un gruppo cinese oggi in America Latina migliora, piuttosto che peggiorare, l&#8217;immagine di un&#8217;azienda occidentale.</p>



<p>In Guyana, Paese dove i soli 800mila abitanti sono per il 50% sotto la soglia di povertà, la compagnia Usa e gli alleati vogliono fare affari d&#8217;oro. &#8220;I consulenti di <strong>Wood Mackenzie</strong> prevedono che Exxon e i suoi partner genereranno profitti per 135 miliardi di dollari tra il 2024 e il 2040&#8243;, ripartiti in forma crescente nel prossimo quindicennio, <a href="https://www.ft.com/content/2e4b2015-27e6-4b26-a02f-0040a71c6852">ricorda il <em>Financial Times</em>.</a> Nello stesso periodo, &#8220;la Guyana riceverà <strong>150 miliardi di dollari</strong>, una cifra sbalorditiva per un Paese che l’anno scorso aveva un budget nazionale di 3,75 miliardi di dollari&#8221;. Il budget vede <strong>un sostanziale livello di spartizione 50-50 dei proventi</strong>, una regola che i nuovi Paesi estrattori propongono per <strong>superare la maledizione</strong> di molti Stati estrattivisti schiacciati dai proventi portati via dalle major occidentali.</p>



<p>In Guyana, nel blocco offshore, nota il Ft, &#8220;il consorzio può raccogliere fino a tre quarti delle entrate dal progetto fino al recupero dei costi. Il resto è diviso 50-50 con il governo, <strong>che prende anche una royalty del 2% sulla produzione del giacimento,</strong> al di sotto del livello della maggior parte dei progetti petroliferi offshore&#8221;. </p>



<p>L&#8217;ampia marginalità può <strong>spingere verso l&#8217;alto i redditi delle imprese coinvolte</strong>, e questo mostra una grande vivacità delle imprese petrolifere che non cessano di <strong>compiere investimenti</strong> per sviluppare l&#8217;output, mentre la Guyana guarda ai prossimi mesi per normalizzare i rapporti col vicino <a href="https://oilnow.gy/featured/border-controversy-guyana-open-to-renewing-talks-with-venezuela-post-elections-presi-ali/">Venezuela e creare un clima aperto agli investimenti.</a> Del resto, l&#8217;<strong>Agenzia Internazionale del&#8217;Energia ricorda che nel 2024 prima e nel 2025 poi</strong> la produzione di greggio globale <a href="https://www.eia.gov/outlooks/steo/report/global_oil.php">toccherà nuovi record, a 102,6 e 104,7 milioni di barili al giorno</a>. Strana età del petrolio al tramonto, quella che vede la produzione salire. E in cui nuovi Stati, come la Guyana, sognano di entrare nel club dei produttori capaci di tesaurizzare le loro preziose risorse naturali.</p>
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		<title>Quando Tillerson faceva affari con i curdi</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/tillerson-faceva-affari-curdi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Oct 2017 18:56:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Exxon Mobil]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171006005131_24536723.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171006005131_24536723.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171006005131_24536723-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171006005131_24536723-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171006005131_24536723-1024x681.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il passato di Rex Tillerson è noto a tutti. Prima di diventare segretario di Stato con la presidenza Trump, è stato amministratore delegato della compagnia petrolifera della ExxonMobil, una delle più importanti degli Stati Uniti d’America. Nei decenni di carriera all’interno del settore petrolifero americano, si può dire che Rex Tillerson abbia condotto una sua &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/tillerson-faceva-affari-curdi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171006005131_24536723.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171006005131_24536723.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171006005131_24536723-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171006005131_24536723-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171006005131_24536723-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il passato di Rex Tillerson è noto a tutti. Prima di diventare segretario di Stato con la presidenza Trump, è stato amministratore delegato della compagnia petrolifera della ExxonMobil, una delle più importanti degli Stati Uniti d’America. Nei decenni di carriera all’interno del settore petrolifero americano, si può dire che Rex Tillerson abbia condotto una sua personale politica estera, volta agli interessi della compagnia per cui lavorava. E non ha mai avuto troppi problemi a trattare con regimi autoritari, governi alleati e avversari degli Stati Uniti e con regioni e Stati che hanno rappresentato da sempre situazioni di crisi per la politica mondiale. Attraverso l’opera dell’attuale segretario di Stato, ExxonMobil, nel tempo divenuta la più importante compagnia petrolifera mondiale senza partecipazioni statali, ha ottenuto contratti con la Russia, lo Yemen, l’Iraq, l’Angola, la Guinea Equatoriale, il Ciad, il Venezuela. Tutti Paesi difficili, con relazioni molto complicate con gli Stati Uniti, e che nel tempo la ExxonMobil ha inserito all’interno di una rete d’interessi molto fitta e con cui spesso la stessa compagnia petrolifera ha avuto scontri importanti. Non ultimo il <strong>Venezuela</strong>, con cui la Exxon ha prima firmato un contratto per i diritti all’estrazione dai suoi giacimenti, e con cui poi si è scontrata a causa dell’opposizione del governo di Hugo Chávez che ha voluto modificare gli accordi presi dai governi precedenti. Le ExxonMobil, in quel caso, fu messa davanti a una scelta molto semplice: accettare le nuove regole imposte da Caracas o lasciare il Paese. Tillerson, da poco arrivato al ruolo di Ceo dell’azienda, abbandonò il Paese. Ed è interessante vedere come oggi, con Maduro, lo scontro torni di nuovo in auge: forse non proprio casualmente.</p>
<p></p>
<p>I fantasmi del passato di Tillerson sono spesso tornati a imperversare nel suo presente. L’accordo con la russa <strong>Rosneft</strong>, siglato per ExxonMobil nel 2011, fece dire a molti oppositori nel Congresso che il segretario di Stato Usa non poteva essere una persona legata in passato agli interessi di Mosca. E l’amicizia con Sechin, oggetto di sanzioni da parte dell’amministrazione Obama, è stata uno dei problemi principali per sbloccare la sua nomina alla segretaria di Stato. Ma c’è un altro Paese, molto importante nella storia recente americana, con cui Tillerson ha avuto a che fare in passato. Ed anzi, forse proprio alcune scelte dell’allora dirigente ExxonMobil sono state il preludio a una crisi che si sta vivendo in queste ultime settimane: l’Iraq.</p>
<p></p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.theatlantic.com/international/archive/2016/12/rex-tillerson-kurds-state-trump-exxon/510563/">Come riportato da <em>The Atlantic</em></a>, nel 2011 Tillerson siglò un accordo molto importante per l’estrazione petrolifera nel Kurdistan iracheno. A quei tempi erano ancora rare le attività petrolifere straniere nella regione settentrionale del Kurdistan iracheno. Il governo di Baghdad si era impegnato ad aprire all’attività estera soprattutto i giacimenti del sud, mentre le attività estrattive nel nord del Paese venivano spesso bloccate. Le cose cambiarono nel 2007, quando il governo curdo approvò una legislazione favorevole all’apertura dei giacimenti alle compagnie straniere. A quel punto, la ExxonMobil, grazie all’arrivo di Ali Khedery alla compagnia petrolifera, riuscì a intavolare le prime trattative con il governo curdo e ad iniziare ad estrarre petrolio. La questione divenne immediatamente politica: dare il via ai contatti con il governo autonomo della regione curda significava infastidire lo Stato centrale iracheno, nonostante la legge prevedeva che il governo centrale avesse potere sui giacimenti già esistenti, mentre quelli futuri erano pienamente in mano ai poteri locali.</p>
<p></p>
<p>La scelta di ExxonMobil di scendere a patti con i curdi, secondo molti analisti, ha dato una svolta importante alle idee indipendentiste del Kurdistan iracheno. Il governo curdo si è sentito autorizzato a trattare direttamente con una compagnia petrolifera americana e questo ha reso di fatto semplice al Kurdistan ritenere che avere nelle mani il petrolio che interessava a una compagnia Usa, significasse essere importanti per la politica americana nella regione. Inoltre, il fatto che la ExxonMobil avesse sostanzialmente negato importanza alla volontà di Baghdad di negare i diritti estrattivi in Kurdistan, ha generato all’interno dei separatisti curdi l’idea che gli Stati Uniti fossero dalla loro parte. In pratica, la Exxon aveva avallato la volontà d’indipendenza curda attraverso la scelta di negoziare con loro e non con lo Stato centrale iracheno. La compagnia americana abbandonò poi nel tempo tre dei sei pozzi esplorati. Ma gli altri tre rimasero nelle mani della società Usa che adesso ha Rex Tillerson nella segreteria di Stato. La Exxon si giustificò a quei tempi dicendo che si era trattato di “smart business”, che aveva portato ottimi guadagni economici. Certo fa riflettere pensare che oggi Tillerson possa pagare caro quelle scelte di anni fa ai tempi della Exxon.</p>
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		<title>Le compagnie petrolifere  e il referendum sul Kurdistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/le-mani-delle-compagnie-petrolifere-sul-kurdistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Sep 2017 08:49:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Exxon Mobil]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="620" height="372" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/1447422842-petrolio-isis.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/1447422842-petrolio-isis.jpg 620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/1447422842-petrolio-isis-300x180.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px" /></p>
<p>Il Kurdistan è pronto a decidere il suo futuro attraverso un referendum. I Paesi occidentali, i Paesi orientali e gli attori regionali sono contrari. Tutti. Almeno sulla carta. Perché se la posizione resa pubblica di uno Stato persegue degli interessi politici, vi è un’altra posizione, reale, che persegue altri interessi. Spesso economici e spesso non &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/le-mani-delle-compagnie-petrolifere-sul-kurdistan.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="620" height="372" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/1447422842-petrolio-isis.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/1447422842-petrolio-isis.jpg 620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/1447422842-petrolio-isis-300x180.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px" /></p><p>Il <strong>Kurdistan</strong> è pronto a decidere il suo futuro attraverso un referendum. I Paesi occidentali, i Paesi orientali e gli attori regionali sono contrari. Tutti. Almeno sulla carta. Perché se la posizione resa pubblica di uno Stato persegue degli interessi politici, vi è un’altra posizione, reale, che persegue altri interessi. Spesso economici e spesso non resi pubblici. Il caso del Kurdistan serve a far capire proprio questo. Dove finisce la diplomazia, le strette di mano di fronte ai fotografi e le dichiarazioni davanti alle telecamere. Da lì iniziano le firme sui contratti e le trivellazioni.</p>
<p>Exxon Mobile e il petrolio curdo</p>
<p>La regione conosciuta come Kurdistan iracheno è infatti una delle più ricche di petrolio di quella zona. Kirkuk e Arbil rappresentano i principali centri economici del Kurdistan iracheno ed è proprio lì che si è concentrata l’attenzione di alcune delle più grandi compagnie petrolifere del mondo. Questa storia in realtà non è nata oggi. Tutto è partito in quel lontano 2003, quando la “coalizione dei volenterosi” a guida americana invase l’Iraq di Saddam Hussein. All’invasione militare ne seguì un’altra, più “riservata”, lontana dai riflettori. Quella delle compagnie petrolifere occidentali.</p>
<p></p>
<p>Su tutte la Exxon Mobil. In un report pubblicato dalla <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.reuters.com/article/us-mideast-crisis-kurdistan-specialrepor/special-report-how-exxon-helped-make-iraqi-kurdistan-idUSKCN0JH18720141204">Reuters</a></em> nel 2014 viene intervistato tale Ali Khedery, ex uomo di Exxon Mobil in Iraq. Dopo esser stato licenziato dalla compagnia americana nel 2011, Khedery ha deciso di lasciare la sua testimonianza all’agenzia d’informazione. L’uomo spiega che poco dopo il 2003 Exxon Mobil era in procinto di firmare un accordo di 25 miliardi di dollari con il Governo di Baghdad per lo sfruttamento della zona ovest di Qurna. Tale accordo non venne però mai firmato. Perchè? Subito dopo la caduta del regime sunnita di Saddam Hussein, furono gli sciiti iracheni a prendere il controllo del Paese.</p>
<p>Il Kurdistan, una regione lontana dalla guerra con<em> Daesh</em></p>
<p>La presenza sciita al Governo portò Baghdad sempre più vicino all’Iran, cosa che “poteva avere un cattivo impatto sulle compagnie americane”. Fu così che, come riporta la testimonianza di Khedery, Exxon virò l’attenzione sul Kurdistan iracheno, con cui siglò un ricco contratto. Una regione che poteva vantare una riserva di 45 miliardi di barili.</p>
<p></p>
<p>Nessuna scelta fu così fortunata come quella di Exxon, considerato che la zona di Qurna, il target iniziale della compagnia, si ritrovò poi nel bel mezzo del conflitto con Daesh. D’altra parte i giacimenti gestiti da Exxon in Kurdistan sono sempre stati ben difesi proprio dal popolo curdo. Anzi quando nel 2014 Daesh cercò di portare l’offensiva su Erbil, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.reuters.com/article/us-mideast-crisis-kurdistan-specialrepor/special-report-how-exxon-helped-make-iraqi-kurdistan-idUSKCN0JH18720141204">intervennero</a> gli stessi Stati Uniti con massicci bombardamenti. Sulla carta si difendeva l’Iraq dall’avanzare dello Stato Islamico, in realtà si tutelavano gli affari di Exxon nella regione.</p>
<p>Petrolio in cambio dell&#8217;indipendenza</p>
<p>Così fino ad oggi, come riporta il portale arabo <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.almasdarnews.com/article/private-corporations-will-benefit-kurdish-independence/">Al Masdar,</a></em> le compagnie petrolifere sono andate in Kurdistan per “una mancanza di regolamenti, un petrolio relativamente economico e una volontà politica curda di cooperare con le compagnie”. Anzi la presenza effettiva di queste multinazionali del petrolio ha aiutato i curdi non solo “finanziariamente, ma anche politicamente e psicologicamente”. “Parte del processo di costruzione della nostra nazione si basa sulla firma di contratti con compagnie petrolifere estere”, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.reuters.com/article/us-mideast-crisis-kurdistan-specialrepor/special-report-how-exxon-helped-make-iraqi-kurdistan-idUSKCN0JH18720141204">ebbe a dire </a>Fuad Hussein, capo dello staff del Presidente del Kurdistan. Oltre alla Exxon Mobil <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.upi.com/Norways-DNO-financed-for-drilling-in-Kurdish-region-of-Iraq/1571499680545/">è presente</a> in Kurdistan anche la DNO International.</p>
<p></p>
<p>Ovvero la compagnia petrolifera battente bandiera norvegese, su cui i curdi fanno affidamento per ricevere un appoggio al Referendum. Stesso discorso vale per la russa Rosneft che pare <a href="https://www.reuters.com/article/us-kurdistan-rosneft/russias-rosneft-clinches-gas-pipeline-deal-with-iraqs-kurdistan-idUSKCN1BT0MQ">aver siglato</a> un contratto di 1 miliardo di dollari con il Governo del Kurdistan. L’obiettivo è quello di creare un oleodotto e renderlo operativo già per il 2019. I curdi sperano così che questi miliardi di barili e petroldollari possano essere garanti di una  loro futura indipendenza. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/le-mani-delle-compagnie-petrolifere-sul-kurdistan.html">Le compagnie petrolifere  e il referendum sul Kurdistan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Un Segretario che cambia equilibri</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/tillerson-segretario-stato-trump-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Dec 2016 19:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Exxon Mobil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1293" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/maxresdefault.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/maxresdefault.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/maxresdefault-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/maxresdefault-768x517.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/maxresdefault-1024x690.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si sono alzate di molto le quotazioni per Rex Tillerson al ruolo di Segretario di Stato della Casa Bianca. L’impennata è avvenuta questa settimana, quando lo scorso martedì il Presidente eletto Donald Trump ha incontrato formalmente Rex Tillerson, mentre contemporaneamente sono scese le quotazioni di Rudolf Giuliani per lo stesso ruolo.Chi è Rex Tillerson? Chief &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/tillerson-segretario-stato-trump-usa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1293" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/maxresdefault.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/maxresdefault.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/maxresdefault-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/maxresdefault-768x517.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/maxresdefault-1024x690.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Si sono alzate di molto le quotazioni per Rex Tillerson al ruolo di Segretario di Stato della Casa Bianca. L’impennata è avvenuta questa settimana, quando lo scorso martedì il Presidente eletto Donald Trump <a href="http://www.reuters.com/article/us-usa-trump-tillerson-idUSKBN13Z01E">ha incontrato </a>formalmente Rex Tillerson, mentre contemporaneamente sono scese le quotazioni di Rudolf Giuliani per lo stesso ruolo.Chi è Rex Tillerson? Chief Executive Officer, CEO, di Exxon Mobile, una delle principali compagnie petrolifere statunitensi d’importanza internazionale, conosciuta dai consumatori con il marchio Esso. Il colosso di Rex Tillerson è secondo solo alla Shell per quanto riguarda il fatturato annuo, che si aggira intorno ai 453,123 miliardi di dollari. Cifra che collocherebbe Exxon Mobil al 28esimo posto <a href="http://quifinanza.it/soldi/usa-addio-primato-cina-prima-economia-al-mondo-italia-11/3104/">nella classifica delle nazioni del mondo</a> per PIL. Tillerson è a capo del colosso americano dal 2006 e, come riportato dalla<a href="http://www.reuters.com/article/us-usa-trump-tillerson-idUSKBN13Z01E"> Reuters</a>, dovrebbe lasciare l’incarico il prossimo anno, il che coinciderebbe proprio con la nomina a Segretario di Stato. La carriera di Tillerson è un’immagine di totale dedizione all’azienda, in questo caso Exxon.Vi entra nel 1975 come semplice ingegnere di produzione, nell’89 diventa responsabile generale della divisione di produzione centrale di Exxon negli Stati Uniti. In seguito inizia una carriera rivolta al di fuori dei confini americani. Nel 1995 gli viene affidata la presidenza di Exxon Yemen, mentre nel 1998 diventa responsabile delle holding di Exxon in Russia e nel mar Caspio. Come riportato dalla <a href="http://www.reuters.com/article/us-usa-trump-tillerson-idUSKBN13Z01E">Reuters</a>, Exxon Mobil ha avuto un rapporto particolare con il gigante russo, nonostante l’ultimo periodo di tensione intercorso tra Washington e Mosca. Nel 2011 Exxon Mobil, già sotto la guida di Tillerson, firmava un accordo con Rosneft, la più grande azienda petrolifera russa ancora di proprietà statale, per l’esplorazione e la produzione di petrolio. I rapporti erano così idilliaci tanto che nel 2013 Vladimir Putin in persona premiò Tillerson con il premio dell’Amicizia verso la sua nazione, un premio che non viene concesso in maniera casuale. Questo fermo rapporto di collaborazione è stato tuttavia incrinato dalle sanzioni economiche imposte dal Governo di Obama alla Russia, che hanno fatto perdere 1 miliardo di dollari ad Exxon Mobil. Perciò Rex Tillerson ha sempre espresso il suo disappunto verso questa strategia politica.L’eventuale nomina del CEO di Exxon Mobil potrebbe rappresentare un chiaro segnale di riavvicinamento dei rapporti diplomatici tra gli Stati Uniti e la Russia, una scelta in linea con quanto dichiarato finora dal Presidente eletto Donald Trump. La scelta di Rex Tillerson sembrerebbe poi rientrare in una più ampia strategia americana in Medioriente e Afghanistan, in particolare nel contrasto al progressivo emergere della potenza cinese in questi scenari. In un articolo risalente al 2012 il <a href="http://www.nytimes.com/2012/07/06/world/asia/exxon-mobil-signals-interest-in-afghan-oil-concession.html">New York Times</a> scriveva circa la difficoltà dell&#8217;azione di Exxon Mobil in Afghanistan. In un teatro così incerto, infatti, la compagnia americana era costretta a subire una dura concorrenza da parte delle compagnie petrolifere di Stato cinesi e indiane, in ottimi rapporti con il Governo di Kabul. Tuttavia in quello stesso anno Exxon Mobil ha messo piede nel Paese grazie all’operazione studiata nel 2010 dal Pentagono dal nome Task Force for Business and Stability Operations, un report che metteva in luce come in Afghanistan ci fossero ancora “trilioni di dollari&#8221; di petrolio e minerali da sfruttare.Anche in Iraq lo scenario appare simile. Lo scorso luglio, <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2016-07-27/iraq-seeks-exxon-petrochina-help-to-develop-two-oil-fields">Bloomberg</a> riportava la notizia di un negoziato in corso tra il Governo iracheno, Exxon Mobil e Petrochina Co. (una delle più grandi compagnie petrolifere cinesi di proprietà statale), per la concessione allo sfruttamento di due pozzi nel sud del Paese, per mantenere la produzione irachena al livello di 4.8 milioni di barili al giorno per tutto il 2016. I due colossi aiuteranno dunque il governo iracheno nella fase esplorativa ed estrattiva, senza che però uno dei due possa ottenere il monopolio esclusivo dell’operazione. Tuttavia pare che Petrochina abbia ottenuto comunque una piattaforma di dialogo privilegiato con Baghdad, dato che nello stesso articolo di <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2016-07-27/iraq-seeks-exxon-petrochina-help-to-develop-two-oil-fields">Bloomberg</a> risulterebbe in atto un negoziato proprio tra il Governo iracheno, Petrochina e il Korea Gas Corp per la costruzione di una raffineria nei pressi di Nassirya, a sud del Paese, con una capacità di produzione di 300.000 barili giornalieri.Sembrerebbe dunque che Exxon Mobil abbia un ruolo di secondo piano rispetto al colosso cinese, sia in Iraq che in Afghanistan. Tuttavia la strategia di politica estera espressa da Donald Trump vede la Cina come una minaccia per la potenza americana, cui bisogna far fronte. La nomina di Rex Tillerson potrebbe riequilibrare il ruolo americano in Iraq e Afghanistan proprio a discapito della “minaccia” cinese.</p>
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