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	<title>Europa Orientale Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Mon, 19 Dec 2022 10:47:40 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Europa Orientale Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La nuova cortina di ferro</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-nuova-cortina-di-ferro-dossier.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Dec 2022 12:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa Orientale]]></category>
		<category><![CDATA[Paesi Baltici]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA28695663-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA28695663-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA28695663-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA28695663-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA28695663-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA28695663-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA28695663-2048x1367.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con la guerra in Ucraina, l'Europa è tornata a essere solcata da una nuova cortina di ferro. Quest volta a ridosso dei confini russi</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-nuova-cortina-di-ferro-dossier.html">La nuova cortina di ferro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA28695663-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA28695663-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA28695663-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA28695663-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA28695663-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA28695663-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA28695663-2048x1367.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La contrapposizione tra Est e Ovest ha riportato l&#8217;Europa orientale al centro di una faglia geopolitica che la fine della <strong>Guerra Fredda</strong> aveva fatto apparire come (finalmente) chiusa. La cosiddetta &#8220;fine della Storia&#8221; sembrava avere scritto il suo monumentale addio proprio lì, ai confini di Mosca, dove il Vecchio Continente aveva perso un &#8220;nemico&#8221; unendo finalmente i suoi destini con l&#8217;Occidente.</p>



<p>Le cose, come confermano le cronache, affermano tuttavia l&#8217;opposto. Quello che si credeva essere un destino certo, e cioè la riunificazione della Russia con il mondo europeo e a matrice euro-americana, si è tramutato in un sogno quasi utopistico. E l&#8217;Europa orientale, un tempo cesura tra i due blocchi e trafitta da quella che era chiamata la &#8220;<strong>cortina di ferro</strong>&#8220;, è tornata a essere solcata da una divisione forse addirittura più esistenziale di quella che aveva vissuto durante la Guerra Fredda. E di nuova cortina di ferro hanno cominciato a parlare analisti e politici, semplici osservatori e giornalisti, tutti ormai convinti dall&#8217;ineluttabilità di una divisione che ha riportato le lancette della storia europea indietro agli Anni Ottanta del secolo scorso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="1024" height="795" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/aree-di-tensione-nel-mondo-1024x795.jpg" alt="" class="wp-image-377539" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/aree-di-tensione-nel-mondo-1024x795.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/aree-di-tensione-nel-mondo-300x233.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/aree-di-tensione-nel-mondo-768x596.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/aree-di-tensione-nel-mondo-1536x1192.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/aree-di-tensione-nel-mondo-2048x1590.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/aree-di-tensione-nel-mondo-scaled.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Mappa di Alberto Bellotto</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Le differenze con la Guerra Fredda</h2>



<p>Su questa nuova cortina di ferro va fatta tuttavia una premessa necessaria: non ha lo stesso tracciato di quella precedente. Un tempo si riteneva che questa barriera solcasse l&#8217;Europa da Trieste e Stettino, e l&#8217;asse verticale che univa Adriatico e Baltico correva lungo i confini italiani, austriaci e tedeschi. Oggi, la &#8220;cortina&#8221; è calata altrove, più a est, seguendo il tracciato delle nuove frontiere dei Paesi che nel tempo hanno preso la loro posizione all&#8217;interno dell&#8217;<strong>Alleanza Atlantica</strong>. E questo muro, adesso anche parzialmente fisico come vedremo, si è avvicinato al territorio della Federazione Russa fino a lambirlo quasi completamente, da un lato certificando la voglia dei Paesi dell&#8217;Est di sganciarsi definitivamente dall&#8217;orbita russa, dall&#8217;altro alimentando il senso di accerchiamento che è tipico della dottrina di Mosca. Per il Cremlino, una sconfitta strategica su tutta la linea, che forse la <strong>guerra in Ucraina </strong>cerca in qualche modo di essere il più tragico e parziale dei rimedi.</p>



<p>Questa cortina di ferro che è tornata a calare sull&#8217;Europa è oggi non solo più vicina alla Russia, ma anche più estesa. Più vicina perché mentre la sua versione precedente, quella della Guerra Fredda, solcava l&#8217;Europa ben distante dai confini russi, in quanto essa rappresentava la divisione tra blocco a guida Usa e <strong>blocco sovietico</strong>, quella di oggi di fatto rappresenta la divisione tra la Federazione Russa e il resto dell&#8217;Europa, ad eccezione della Bielorussia. Questo implica che non c&#8217;è un blocco che si contrappone a un altro, e non ci sono più nemmeno Paesi neutrali che non rientrano in questa dicotomia. La cortina di ferro è di fatto una fascia che corre lungo tutto il confine russo. Cosa che paradossalmente riduce il campo d&#8217;azione di Mosca ma allo stesso tempo rende la situazione più inquieta, perché la Russia si sente <strong>minacciata direttamente</strong> nei suoi centri di potere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La lunghezza del nuovo fronte</h2>



<p>Più vicina ma anche più estesa, dicevamo, perché la decisione della <strong>Finlandia</strong> di voler entrare a far parte della Nato ha ampliato (in potenza) i confini tra Nato e Russia, e ha sicuramente già allungato la cortina di ferro che rappresenta la divisione tra la Federazione e tutti quelli che la ritengono ormai distaccata. Con la fine della neutralità attiva di Helsinki, oggi la linea di confine tra Russia e Occidente parte dal punto più settentrionale della Finlandia fino ad arrivare alle acque del Mar Nero. Un lungo confine che molti Paesi hanno deciso anche di rafforzare materialmente, edificando delle vere e proprie barriere come segno di una distinzione netta tra quello che c&#8217;è di qua e al di là del muro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="491" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/muri-europa-cortina-di-ferro-491x1024.jpg" alt="" class="wp-image-375857" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/muri-europa-cortina-di-ferro-491x1024.jpg 491w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/muri-europa-cortina-di-ferro-144x300.jpg 144w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/muri-europa-cortina-di-ferro-768x1602.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/muri-europa-cortina-di-ferro-737x1536.jpg 737w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/muri-europa-cortina-di-ferro-982x2048.jpg 982w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/muri-europa-cortina-di-ferro-1228x2560.jpg 1228w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/muri-europa-cortina-di-ferro-scaled.jpg 921w" sizes="(max-width: 491px) 100vw, 491px" /><figcaption>Mappa di Alberto Bellotto</figcaption></figure>



<p>Certo, non saranno chilometri di recinzioni a fornire un valido supporto in caso di (improbabile) invasione russa. Ma il segnale politico è netto al pari di quello che per molti è il vero motivo strategico dietro questi &#8220;muri&#8221;: combattere l&#8217;<strong>arma delle migrazioni</strong> utilizzabili come strumento di guerra ibrida da parte del Cremlino. Un assaggio lo si è visto, secondo i governi baltici e l&#8217;Unione europea, durante la crisi dei migranti lungo i confini della <strong>Bielorussia</strong>. Crisi che a detta di questi ultimi era appunto stata scatenata da Aljaksandr Lukashenko per mettere in crisi gli esecutivi locali sottoponendo le frontiere esterne dell&#8217;Ue e di questi Stato a un flusso di migranti ritenuto non solo artificiale ma anche espressamente ricercato da Minsk.</p>



<p>Le barriere continuano a essere una caratteristica centrale di questa nuova cortina di ferro. Sono state annunciate dal governo finlandese, costruite o in costruzione in Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia. Per queste ultime due con uno sguardo anche all&#8217;exclave di Kaliningrad, sul mar Baltico. Recinzioni ad alta tecnologia, spesso alte diversi metri, con un&#8217;ampia rete di telecamere e sensori. Un sistema di videosorveglianza per rendere impossibile lo scavalcamento illegale dei confini ma anche per segnare una sorta di barriera politica tra l&#8217;Est e l&#8217;Ovest. Ovest di cui ora fanno definitivamente parte coloro che un tempo erano invece sotto l&#8217;impero russo o sotto quello sovietico.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219110227918_8188fad1cdde85efdccb24ed78a0c11f-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-378119" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219110227918_8188fad1cdde85efdccb24ed78a0c11f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219110227918_8188fad1cdde85efdccb24ed78a0c11f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219110227918_8188fad1cdde85efdccb24ed78a0c11f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219110227918_8188fad1cdde85efdccb24ed78a0c11f-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219110227918_8188fad1cdde85efdccb24ed78a0c11f-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219110227918_8188fad1cdde85efdccb24ed78a0c11f-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Mezzi dell&#8217;esercito svedese durante un&#8217;esercitazione nel 20219 (Foto: EPA/NAINA HELEN JAAMA  SWEDEN OUT)</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il significato della nuova cortina di ferro</h2>



<p>Proprio a questo proposito, è importante sottolineare che la <strong>nuova cortina di ferro</strong> è qualcosa di simile ma allo stesso tempo diverso rispetto a quella della Guerra Fredda non solo sul piano geografico, ma anche sul suo significato. L&#8217;Occidente identifica oggi la Russia non tanto come potenza portatrice di un ideale politico e culturale di sistema, ma come un novello impero deciso a conquistare spazio. La cortina appare dunque un limite non tanto tra due mondi, ma tra due modi di concepire la convivenza europea, tra due sistemi che non si riconoscono, e dove mancano anche partiti di massa come i movimenti comunisti che a loro volta erano i rappresentati di ultima istanza della stessa idea che perorava l&#8217;Urss. </p>



<p>Oggi la Russia è una singola nazione vista come una potenza che ha desiderio di ampliare la propria sfera di influenza. Non un blocco ideologico, ma un sistema nazionale che si espande a scapito di altri e senza quella capacità di usufruire di una piattaforma ideologica e culturale in grado di portare altri Paesi o parti di esso verso il proprio interesse. Mentre dal punto di vista russo, l&#8217;Occidente viene identificato ormai come un <strong>nemico di civiltà</strong>, con cui il dialogo è interrotto su tutte le linee e sono ormai estremamente ridotti i ponti con cui ha provato, nel corso degli altri decenni, a strutturare alleanze e nuovi equilibri. </p>



<p>La struttura puramente nazionale del sistema putiniano fa sì che qualsiasi ampliamento della potenza russa sia appannaggio di una nazione che cerca di allargare i propri confini. E questo è chiaro tanto nella percezione occidentale ed europea verso Mosca, sia nello spirito che alimenta l&#8217;azione del Cremlino. La scelta di Helsinki, fatta esclusivamente per la <strong>paura di un conflitto</strong> con Mosca e come conseguenza della campagna ucraina, fa sì che questa frontiera sia di fatto una frontiera di chi vuole frenare un impero, cortina culturale e allo stesso tempo politico e diplomatica, come lo hanno fatto intendere più a sud i baltici e sotto ancora i Paesi dell&#8217;Europa orientale e balcanica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/mappa-linee-rosse-nato-russia-complessiva-1024x1024.png" alt="" class="wp-image-335006" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/mappa-linee-rosse-nato-russia-complessiva-1024x1024.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/mappa-linee-rosse-nato-russia-complessiva-300x300.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/mappa-linee-rosse-nato-russia-complessiva-150x150.png 150w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/mappa-linee-rosse-nato-russia-complessiva-768x768.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/mappa-linee-rosse-nato-russia-complessiva-1536x1536.png 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/mappa-linee-rosse-nato-russia-complessiva-2048x2048.png 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Mappa di Alberto Bellotto</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Un equilibrio fragile</h2>



<p>Una contrapposizione su cui si innestano i timori di una guerra e i rischi che scaturiscono per antiche questioni mai irrisolte e nuovi eventi in grado di scalfire un equilibrio già fragile. Lo spostamento della cortina a ridosso dei confini russi alimenta, come detto, la sindrome di accerchiamento tipica degli strateghi di Mosca. Dall&#8217;altro lato, la guerra in Ucraina ha cementato in coloro che hanno eretto questa nuova barriera la convinzione della bontà della scelta di unirsi al <strong>blocco euro-atlantico</strong> e di strutturarsi in modo da limitare qualsiasi azione russa.</p>



<p>Nel mezzo, Stati e comunità che cercano in qualche modo di sopravvivere a un conflitto che può diventare particolarmente impegnativo sia dal punto di vista economico che anche sociale. La sfida tra nazioni alimenta il nazionalismo ma anche sacche di resistenza da parte chi si considera estraneo a un certo blocco ideologico. La <strong>neutralità</strong> viene <a href="https://it.insideover.com/dossier/la-fine-della-neutralita">vista con sempre maggiore sospetto</a>, il pericolo di quinte colonne in mano russa è latente così come il pericolo che esse si vedano ovunque anche dove ne ve ne sono. </p>



<p>Nel frattempo, ogni miccia può essere l&#8217;innesco di crisi che accendono piccoli e vasti incendi nel cuore dell&#8217;Europa o vicino ai confini della Federazione Russa. La crisi dei migranti tra Bielorussia e Polonia e Lituania, l&#8217;allargamento della Nato alla Finlandia (e alla Svezia), i timori per i Paesi al confine con l&#8217;Ucraina per le mire russe e le conseguenze della guerra, la frattura dei rapporti energetici e commerciali con Mosca rendono questa nuova cortina di ferro una faglia complessa e particolarmente estesa. Una guerra culturale oltre che economica e politica in cui la Russia, orfana del proprio impero, cerca di contrapporsi a un destino che la nuova cortina di ferro disegna in modo molto chiaro sulle mappe di un&#8217;Europa sempre più profondamente ancorata ai valori Ue e atlantici.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Ucraina, crocevia d&#8217;Europa: perché Kiev è strategica</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/ucraina-crocevia-deuropa-perche-kiev-e-strategica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Feb 2022 07:13:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa Orientale]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra civile in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica (Urss)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1337" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203080503628_cc111499e23e024fd9f4209eeef2c9e8-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203080503628_cc111499e23e024fd9f4209eeef2c9e8-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203080503628_cc111499e23e024fd9f4209eeef2c9e8-300x209.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203080503628_cc111499e23e024fd9f4209eeef2c9e8-1024x713.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203080503628_cc111499e23e024fd9f4209eeef2c9e8-768x535.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203080503628_cc111499e23e024fd9f4209eeef2c9e8-1536x1070.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203080503628_cc111499e23e024fd9f4209eeef2c9e8-2048x1426.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;eterno ritorno dell&#8217;Ucraina sta andando in scena da diversi mesi, amplificando una situazione di tensione ai confini orientali dell&#8217;Europa consolidata da anni: il braccio di ferro tra Kiev e la Russia, con la prima sostenuta alle spalle dall&#8217;Occidente a guida americana, è la fase più recente del post-Maidan e dei fatti inaugurati dall&#8217;annessione russa della Crimea &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/ucraina-crocevia-deuropa-perche-kiev-e-strategica.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/ucraina-crocevia-deuropa-perche-kiev-e-strategica.html">Ucraina, crocevia d&#8217;Europa: perché Kiev è strategica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1337" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203080503628_cc111499e23e024fd9f4209eeef2c9e8-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203080503628_cc111499e23e024fd9f4209eeef2c9e8-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203080503628_cc111499e23e024fd9f4209eeef2c9e8-300x209.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203080503628_cc111499e23e024fd9f4209eeef2c9e8-1024x713.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203080503628_cc111499e23e024fd9f4209eeef2c9e8-768x535.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203080503628_cc111499e23e024fd9f4209eeef2c9e8-1536x1070.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203080503628_cc111499e23e024fd9f4209eeef2c9e8-2048x1426.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;eterno ritorno dell&#8217;<strong>Ucraina </strong>sta andando in scena da diversi mesi, amplificando una situazione di tensione ai confini orientali dell&#8217;Europa consolidata da anni: il braccio di ferro tra Kiev e la Russia, con la prima sostenuta alle spalle dall&#8217;Occidente a guida americana, è la fase più recente del post-Maidan e dei fatti inaugurati dall&#8217;annessione russa della Crimea nel 2014, ma si inserisce in un <em>continuum </em>che per un intero millennio ha visto l&#8217;Ucraina decisiva per le sorti dell&#8217;Europa orientale.</p>
<p>Vasta, pressoché priva di ostacoli naturali, terra di incontro e commistione tra popoli, crocevia tra Eurasia, Mar Nero, Mitteleuropa l&#8217;Ucraina è doppiamente <em>limes</em>: lo è per la Russia, che ne ha storicamente fatto la sua porta sull&#8217;Europa, ma lo è anche per il Vecchio Continente stesso, a corrente alternata nella sua volontà di ammettere Mosca al consesso europeo. Terra di valenza geopolitica per eccellenza, l&#8217;Ucraina è sempre stata confine, linea divisiva, terra di difficile inquadramento e dominio.</p>
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<ul>
<li><a href="https://bit.ly/3KUwNSV"><strong>Cinque risposte sulla crisi tra Russia e Ucraina</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/3gsz9KR"><strong>Occupando la Bielorussia, Putin spaventa l’Ucraina</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/3g3byjm"><strong>Questione ucraina e crisi del gas, il doppio blackout europeo</strong></a></li>
</ul>
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<p>Questi temi sono studiati con approfondimento dallo storico <strong>Giorgio Cella </strong>nel saggio<strong><em> Storia e geopolitica della crisi ucraina. Dalla Rus’ di Kiev a oggi, </em></strong>trattato che approfondisce queste dinamiche e inquadra l&#8217;Ucraina e la sua natura di crocevia strategico. Cella viaggia indietro nel tempo e parte nientemeno dalla Rus&#8217; di Kiev, l&#8217;entità statuale sorta nel IX secolo come risultato dello stanziamento, avvenuto a partire dal secolo precedente, di alcune<strong> tribù vichinghe svedesi</strong>, chiamate Rus&#8217;<strong>,</strong> in alcune zone dell&#8217;Europa nordorientale abitate da tribù slave, finniche, baltiche. Esteso dal Mare di Barents al Mar Nero, il regno della Rus&#8217; unì al suo interno tutte le <strong>terre decisive </strong>che hanno costituito il diaframma tra Vecchio Continente e Russia, le aree contese dagli Zar con il Granducato di Polonia e Lituania e la Svezia prima, la Prussia poi; lo <em><strong>Heartland, </strong></em>il &#8220;cuore geopolitico&#8221; del mondo indicato da Halford Mackinder come area da dominare per la supremazia in Eurasia; le<a href="https://it.insideover.com/storia/tra-hitler-e-stalin-le-terre-di-sangue-vittime-dei-regimi-totalitari.html" target="_blank" rel="noopener"> </a><strong>terre di sangue </strong>contese e travolte dall&#8217;attività dei totalitarismi nazista e sovietico tra gli Anni Trenta e Quaranta; il cuscinetto creato da Stalin ai tempi della Guerra Fredda; infine, il fronte di avanzamento della Nato verso Occidente dagli Anni Novanta in avanti. Tutto questo è stato avviato dalla Rus&#8217; di Kiev e dalla sua scelta di guardare all&#8217;Europa, suggellata con l&#8217;abbraccio del cristianesimo da parte del principe <strong>Vladimir I </strong>nel 980.</p>
<p>La scia dell&#8217;eredità della Rus&#8217; di Kiev ha creato una faglia identitaria importante: la madre di tutte le nazioni russe si identifica, nel suo cuore profondo, con l&#8217;Ucraina e la sua capitale, e Cella sottolinea la valenza geopolitica e narrativa di questo fatto. La storia dell&#8217;epopea dei vichingi giunti sul Don e sul Dnepr per formare uno Stato multiculturale, mercantile, infine cristiano ha nei secoli continuato a emergere e riaffiorare come tema di discussione in termini di primato nazionalista e di contesa del passato, tra i principali di questa entità statuale medievale: la  Russia e l&#8217;Ucraina.</p>
<p>Strutturandosi come popolo, la nazione ucraina ha nei secoli mostrato una costante coppia di comportamenti: la ricerca di patroni (o guide, addirittura) esterne come alternativa alla dominazione di Mosca e uno sguardo, spesso strumentalmente accentuato, alle <strong>dinamiche occidentali</strong> come contraltare alle mire di Mosca.  L’unione di Lublino del 1569, ad esempio, contribuì a consolidare il dominio polacco-lituano con la confederazione tra i due Stati che rafforzava la presa della Polonia sull&#8217;Ucraina, mentre l’unione di Brest del 1596, ricorda Cella, condusse alla nascita della chiesa <em>sui iuris</em> greco-cattolica. Vero e proprio <em>pied-a-terre </em>anti-russo in una zona in cui, lo dimostra il caso della <a href="https://it.insideover.com/religioni/la-chiesa-ortodossa-in-frantumi.html"><strong>Chiesa ortodossa, la religione è tuttora importante fattore identitario.</strong></a></p>
<p>Per secoli, non a caso, la maggiore garanzia del dominio russo sull&#8217;Ucraina, dopo la fine della dominazione della Polonia-Lituania, fu la volontà di scendere a patti con le peculiarità di una terra ben diversa dalla semplice accezione di &#8220;cuscinetto&#8221; che le è spesso cucita addosso. La rivoluzione del 1648 scoppiata per mano cosacco-ucraina, incarnata e capitanata dall’etmano Bohdan Chmel’nyc’kyj saldò nell&#8217;asse della fedeltà personale tra i Cosacchi e gli Zar le basi per l&#8217;egemonia <strong>russa sull&#8217;Ucraina, </strong>che sarebbe sostanzialmente durata fino all&#8217;epoca sovietica garantendo ai guerrieri del Don un rispetto sostanziale delle proprie tradizioni in cambio della fedeltà alla corona di San Pietroburgo.</p>
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<ul>
<li><a href="https://bit.ly/3GfXgqA"><strong>Perché si parla di una crisi tra Ucraina e Russia</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/3FZSGwd"><strong>Dov’è posizionato l’esercito russo ai confini con l’Ucraina</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/33NwM2t"><strong>Gli otto motivi per i quali la Russia potrebbe invadere l’Ucraina</strong></a></li>
</ul>
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<p>In quei tempi l&#8217;espansione russa verso il Mar Nero aprì il vaso di Pandora di un&#8217;ulteriore questione destinata a segnare la storia russo-ucraina: la partita della Crimea. &#8220;La Crimea è una questione che si lega agli ultimi tre secoli di storia delle relazioni internazionali, ergo europee, precisamente dal 1783 quando la zarina Caterina II annesse la penisola all’impero russo, sottraendolo all’Impero Ottomano, che da secoli era il protettore di questo territorio di tradizione turcico-islamica, patria dei tatari di Crimea, per l’appunto, tutt’oggi presenti. Altro capitolo fondamentale di questa storia si trova nel 1954, anno del trasferimento della penisola crimeana al territorio ucraino per volere di Krushev&#8221;, ha dichiarato Cella in un&#8217;intervista a <a href="http://www.ildomaniditalia.eu/giorgio-cella-storia-e-geopolitica-della-crisi-ucraina/"><em>Il Domani d&#8217;Italia</em></a>. L&#8217;atto di Krushev, spesso letto come una sorta di regalo del dirigente sovietico nato proprio in Ucraina alla sua terra d&#8217;origine per consolidarla come seconda Repubblica dell&#8217;Urss, è da Cella interpretato, invece, come definitiva consacrazione della <strong>dominazione imperiale sovietica, </strong>erede di quella zarista, rafforzata dopo l&#8217;era dello stalinismo in cui l&#8217;Ucraina fu &#8220;bersaglio&#8221; della repressione di massa, terra della tremenda carestia dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/storia/lolocausto-dimenticato-di-stalin-holodomor-la-grande-carestia-ucraina.html">Holodomor</a>, infine area contesa con la Germania nazista e sede di alcune delle pagine più brutali dell&#8217;Olocausto.</p>
<p>Si arriva dunque all&#8217;epoca contemporanea, che sconta l&#8217;eredità del passato e le influenze strategiche delle dinamiche dell&#8217;ultimo trentennio: la fine della Guerra Fredda, la marcia a Est della Nato, l&#8217;influenza della riunificazione tedesca sugli assetti geoeconomici dell&#8217;Europa orientale, l&#8217;ingresso nell&#8217;Unione Europea, a fianco di Paesi caratterizzati da uno sfasamento della concezione temporale rispetto alla loro, creando il cortocircuito degli ultimi anni, ben evidenziato dal rafforzamento dell’<strong>asse di Visegrad</strong> e dall’influenza giocata da Stati come la Polonia su Bruxelles. Tutto questo ha enfatizzato la valenza geopolitica dell&#8217;Ucraina, a cui il <strong>grande dilemma sul rapporto con l&#8217;Occidente di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-vladimir-putin.html">Vladimir Putin</a>, </strong>autore di una politica strategico-militare molto assertiva ma contraddistinto da una leadership che ha visto tendere al ribasso nell&#8217;ultimo ventennio tutti gli indicatori della potenza russa, ha aggiunto il resto. Sull&#8217;Ucraina si stanno scaricando sia le eredità di una storia che non passa, specie nell&#8217;Europa orientale che non dimentica traumi e influenze di lungo corso, che le contingenze di una politica internaizonale anarchica e competitiva. Avente, inevitabilmente, le pianure sarmatiche dell&#8217;Ucraina come uno dei maggiori oggetti del suo interesse.</p>
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		<title>L&#8217;anno più lungo dell&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/a-trentanni-dalla-caduta-del-muro-come-il-1989-ha-cambiato-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Nov 2019 06:51:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[Europa Orientale]]></category>
		<category><![CDATA[Germania Est]]></category>
		<category><![CDATA[Muro di Berlino]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1268" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Muro-di-Berlino-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="30 anni fa cadeva il Muro di Berlino (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Muro-di-Berlino-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Muro-di-Berlino-1-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Muro-di-Berlino-1-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Muro-di-Berlino-1-1024x677.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La giornata del 9 novembre segna l’anniversario della caduta del Muro di Berlino, avvenuta nel 1989, di cui ricorre quest’anno il trentennale. La caduta del Muro fu uno degli eventi cruciali del decisivo 1989 che segnò l’inizio della fine della Guerra fredda, di cui la barriera eretta dalle autorità socialiste della Germania Est era divenuta &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/a-trentanni-dalla-caduta-del-muro-come-il-1989-ha-cambiato-leuropa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1268" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Muro-di-Berlino-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="30 anni fa cadeva il Muro di Berlino (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Muro-di-Berlino-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Muro-di-Berlino-1-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Muro-di-Berlino-1-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Muro-di-Berlino-1-1024x677.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La giornata del 9 novembre segna l’anniversario della <strong>caduta del Muro di Berlino</strong>, avvenuta nel 1989, di cui ricorre quest’anno il trentennale. La caduta del Muro fu uno degli eventi cruciali del decisivo 1989 che segnò l’inizio della fine della <strong>Guerra fredda</strong>, di cui la barriera eretta dalle autorità socialiste della Germania Est era divenuta il massimo simbolo.</p>
<p>La caduta del Muro aprì la strada alla dissoluzione del sistema di potere costruito dall’<strong>Unione sovietica</strong> di Stalin nell’Est Europa nel secondo dopoguerra. Accelerò, senza esserne né il punto di inizio né quello conclusivo, un processo già in atto, che culminò tra il 1990 e il 1991 con la <strong>riunificazione tedesca</strong>, la transizione dell’Est Europa a un sistema di democrazia pluralista e economia di mercato (accompagnato molto spesso da gravi squilibri) e, infine, con il collasso della stessa <strong>Unione sovietica</strong>. La fine di un sistema senescente come quello del comunismo a guida sovietica riguardò tutta l’Europa orientale, secondo un effetto domino che travolse regimi politici caratterizzati da alterne fortune nel secondo dopoguerra, evaporati come neve al sole mentre esplodevano le contraddizioni che ne avevano causato la sclerosi.</p>
<p>La <strong>stagnazione economica, </strong>la persistente influenza dei <strong>debiti contratti con le istituzioni finanziarie occidentali</strong>, la ripresa di movimenti a lungo repressi e facenti riferimento a orizzonti ideali diversi da quello comunista (<strong>Solidarnosc in Polonia</strong>), il collasso degli apparati securitari su cui si reggevano le burocrazie comuniste (come in Romania) o una convergenza di questi fattori travolsero, nel decisivo 1989, l’Europa sovietica. Tramontata formalmente due anni dopo, quando l’alleanza militare e strategica del <strong>Patto di Varsavia </strong>si sciolse ufficialmente. Ma scossa alle fondamenta nell’anno della caduta del Muro, in cui l’Europa vide la rimozione della sua faglia geopolitica e materiale più vistosa. E in cui, per un contrappasso storico, iniziò il processo di <strong>marginalizzazione del Vecchio Continente, </strong>che dal bipolarismo aveva tratto un’appendice di rilevanza strategica dopo il suicidio delle guerre mondiali, negli ordini mondiali dei decenni a venire.</p>
<h2>Tutto parte dalla Polonia</h2>
<p>La frammentazione dell’Europa sovietica iniziò dalla <strong>Polonia</strong>. Paese più importante, assieme alla Germania Est, dell’architettura di Mosca nell’Europa orientale. Interessata, a cavallo tra il 1988 e il 1989, da un’ondata di scioperi operai contro il regime guidato dal generale <strong>Wojciech Jaruzelski, salito al potere a inizio decennio </strong>per prevenire un’invasione sovietica dopo lo scoppio della protesta del sindacato cattolico <strong>Solidarnosc</strong>. Lech Walesa, leader di Solidarnosc, forte dell’appoggio del primo pontefice polacco della storia, <strong>Giovanni Paolo II</strong>, del rafforzamento della Chiesa cattolica polacca come elemento d’influenza nella società, di finanziamenti internazionali consistenti (tra cui quelli del Psi di Bettino Craxi) e della base operaia esaltata dalla propaganda comunista riuscì gradualmente a togliere il terreno dai piedi del regime.</p>
<p>L’ondata di scioperi condusse alla convocazione delle prime vere elezioni della Polonia post-bellica nel giugno del 1989. La strategia di Walesa arrivò a compimento mesi prima che la caduta del Muro fosse anche solo lontanamente ipotizzabile: in un sistema ancora particolarmente ingessato, con un gran numero di seggi bloccati per il partito comunista egemone, Solidarnosc ottenne il 35%, segnando che il mutato vento della storia stava soffiando in direzione opposta al governo nazionale. Con realismo, Jaruzelski accettò il risultato, assegnando a Solidarnosc la guida di una coalizione di governo non comunista guidato dall’attivista del sindacato <strong>Tadeusz Mazowiecki</strong>. L’elezione di Walesa alla presidenza, l’anno dopo, avrebbe completato la transizione.</p>
<h2>L’Ungheria abbatte il suo muro</h2>
<p>I movimenti che animavano la Polonia si riverberarono ben presto sulla vicina <strong>Ungheria</strong>, in cui si erano già manifestate spinte autonome. Il futuro dell’Ungheria si aprì con la valorizzazione di un passato ben impresso nella memoria dei magiari: il perdono postumo comminato dalle autorità a <strong>Imre Nagy </strong>e agli altri eroi della rivolta antisovietica del 1956. Nel mese di giugno 1989 a Budapest, nella centralissima Piazza degli Eroi, Nagy fu solennemente commemorato in un evento che portò, tra le altre cose, alla notorietà un giovane politico liberale da poco rientrato nel Paese dopo la fine di una borsa di studio finanziata da <strong>George Soros</strong>: <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/da-piazza-degli-eroi-alla-scena-europea-chi-e-viktor-orban.html" target="_blank" rel="noopener">Viktor Orban.</a></p>
<p>Poco prima l’esecutivo guidato da <strong>Miklos Nemeth </strong>aveva aperto a una serie di importanti concessioni: stop al monopartitismo, libere elezioni coi partiti democratici coinvolti e, nel mese di maggio, via libera alla rimozione della barriera elettrificata da quasi 250 chilometri che demarcava il confine con l’Austria. Dopo il primo, intenso semestre la transizione che portò alla trasformazione dell’Ungheria in una repubblica democratica tra il 1990 e il 1991 fu graduale e senza particolari scossoni.</p>
<h2>Salta il tappo della Ddr</h2>
<p>La mossa del governo ungherese aveva coinvolto direttamente la <strong>Germania Est, </strong>guidata dall’ultimo segretario-padrone della Sed il partito socialista unificato, <strong>Erich Honeker</strong>. Nell’estate 1989 decine di migliaia di tedeschi dell’Est iniziarono a viaggiare verso l’Ungheria per approfittare dei varchi aperti all’emigrazione. La marea montante delle manifestazioni portarono il regime a considerare più che plausibile l’ipotesi di schierare l’esercito per reprimere le proteste e le richieste di maggiore apertura e trasparenza nel Paese.</p>
<p><figure id="attachment_240221" aria-describedby="caption-attachment-240221" style="width: 3690px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-240221 size-full" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/storia-muro-berlino-anniversario.png" alt="" width="3690" height="6251" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/storia-muro-berlino-anniversario.png 1133w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/storia-muro-berlino-anniversario-177x300.png 177w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/storia-muro-berlino-anniversario-768x1301.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/storia-muro-berlino-anniversario-604x1024.png 604w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/storia-muro-berlino-anniversario-1511x2560.png 1511w" sizes="auto, (max-width: 3690px) 100vw, 3690px" /><figcaption id="caption-attachment-240221" class="wp-caption-text">Infografica di Alberto Bellotto</figcaption></figure></p>
<p>La crescita delle tensioni interne al Paese portò il governo della Repubblica Democratica Tedesca (Ddr) a sperare nel sostegno dell’esercito sovietico stazionante nel Paese in risposta alla sempre più dura e forte contestazione. A nulla valsero i decreti di chiusura dei confini, l’irrigidimento del Politburo della Sed, le minacce di una repressione simile a quella cinese di Piazza Tienanmen: quando nell’ottobre 1989 <strong>Mikhail Gorbacev </strong>venne in visita per celebrare il quarantesimo anniversario della Ddr, comunicò a Berlino Est che Mosca non aveva la forza politica di supportare il mantenimento dello status quo nel suo “impero” e spronò apertamente una politica di riforme.</p>
<p>Le parole di Gorbacev furono forse l’evento più significativo del 1989. Il Segretario del Pcus demoliva così in pochi giorni l’architettura politico-militare che aveva trattenuto nell’orbita sovietica i Paesi del Patto di Varsavia. Il destino politico di Honeker era segnato: il 18 ottobre 1989 fu destituito dal Politburo e sostituito dal suo vice <strong>Egon Krenz</strong>, che guidò la politica di riforme atta a conseguire l’emigrazione a Ovest dei suoi concittadini. La Ddr riaprì i confini e quando il 9 novembre i portavoce del governo socialista annunciarono il via libera all’emigrazione diretta tra Berlino Est e Berlino Ovest, migliaia di cittadini della capitale divisa si assieparono sul Muro eretto nel 1961, iniziando a demolirlo fisicamente per raggiungere l’Occidente. Il resto è storia. Una storia che parla della riunificazione più simbolica che reale della Germania, in cui tra Est e Ovest continua a persistere un divario economico e sociale non indifferente. Caduto il Muro fisico, trent’anni dopo, <a href="https://it.insideover.com/economia/quel-muro-che-continua-a-dividere-la-germania.html" target="_blank" rel="noopener">la sfida dell’integrazione tra le due Germanie deve ancora essere vinta.</a></p>
<h2>Cecoslovacchia e Bulgaria, transizioni rapide e morbide</h2>
<p>Praga e Sofia furono fortemente condizionate da quanto avvenuto in Germania Est. L’effetto domino travolgente della dissoluzione dei regimi comunisti esteuropei coinvolse <strong>la Cecoslovacchia nella seconda metà del 1989</strong>. Il <strong>Forum Civico </strong>dello scrittore e dissidente <strong>Vaclav Havel </strong>intensificò la pressione per la liberazione dei prigionieri politici, la fine della repressione e della censura, e il 17 novembre 1989 una manifestazione nella capitale per la Giornata internazionale degli studenti si espanse a macchia d’olio in un vero e proprio moto di rivolta contro il regime. Rivolta oceanica, permanente e incredibilmente disciplinata: le manifestazioni di massa che coinvolsero <strong>800.000 persone </strong>e delegittimarono il regime comunista furono definite “<strong>rivoluzione di velluto</strong>”.</p>
<p>In meno di un mese, il comunismo cecoslovacco evaporò, in parallelo a quanto fatto dalla Sed negli stessi giorni tra fine novembre e inizio dicembre il regime rinunciò al ruolo-guida del Partito sancito dalla Costituzione e fu avviata in maniera istantanea la transizione. Havel divenne Presidente, il Forum Civico vinse il voto popolare del 1990 e, nel 1993, la repubblica si scisse, dando origine alle attuali <strong>Repubblica Ceca e Slovacchia.</strong></p>
<p><strong>La Cecoslovacchia era centro industriale e produttivo di grande importanza. La Bulgaria il piantone del Patto di Varsavia, </strong>forse l’unico vero Stato fantoccio privo di reale sovranità nel blocco sovietico. La tenuta del suo regime era vincolata all’esistenza del bipolarismo e della Guerra Fredda, e quando l’evento simbolicamente più significativo, la caduta del Muro, ebbe luogo, facendo capire a Sofia l’importanza del proclama neutralista dei sovietici, il vassallo veterostalinista <strong>Todor Zhivkov </strong>fu destituito in meno di 24 ore. La rapidità d’azione del <strong>Partito Comunista Bulgaro </strong>gli consentirono di sopravvivere alla fine della Guerra Fredda. Cambiata la pelle e rinnegato il marxismo-leninismo, la formazione assunse il nome di <strong>Partito Socialista Bulgaro </strong>e convocò, vincendole, le elezioni del 1990.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://uploads.knightlab.com/storymapjs/31d7ed71fce0da654d0c098187332ca1/dissoluzione-urss/index.html" width="100%" height="800" frameborder="0"></iframe></p>
<h2>Il Natale di sangue rumeno</h2>
<p>Anomalo nel contesto del 1989 fu il caso della transizione rumena. Il Paese più autonomo da Mosca, governato da <strong>Nicolae Ceaucescu, </strong>aveva pagato il suo avventurismo diplomatico e geopolitico e il suo avvicinamento eccessivamente incauto al blocco occidentale con la <strong>trappola del debito. </strong>La Romania di Ceaucescu aveva dovuto ricorrere a misure di austerità durissimeper ripagare i debiti contratti con le istituzioni internazionali. L’austerità e il razionamento di cibo, gas e altri beni di prima necessità furono, secondo molti analisti, funzionali a contenere dal 1981 in avanti la proliferazione del<strong> dissenso </strong>al di fuori di alcuni scioperi industriali e minerari.</p>
<p>La Romania di Ceaucescu era uno Stato di polizia vigilato strettamente dalla famigerata <strong>Securitate, </strong>talmente solerte nel compiere il suo lavoro di repressione da prevenire la nascita di ogni possibile forma di dissenso. Mentre la Romania di Ceaucescu diventava il Paese più povero del blocco sovietico e i suoi tassi di mortalità infantile toccavano livelli da Terzo Mondo, il dittatore e la moglie Elena destarono scalpore per lo stile di vita lussuoso e la progressiva estraniazione dal resto del Paese. Il più emblematico esempio della paranoica volontà di autocelebrazione di Ceaucescu è il gigantesco, grigio e freddo <strong>Palazzo del Parlamento di Bucarest</strong>, cattedrale costruita nel deserto della Romania devastata dalla povertà.</p>
<p>Ceaucescu non capì la necessità di compromessi o cambi di direzione. Quando le proteste di piazza iniziarono a moltiplicarsi anche in Romania, la dittatura reagì con brutalità. Centinaia di morti soffocarono le proteste che si estesero dalla Transilvania alla capitale Bucarest a partire dal 17 dicembre. Troppo per molti dei soldati e degli ufficiali delle forze armate, che iniziarono ben presto a ammutinarsi e a rivolgersi ai ranghi del regime desiderosi di svicolare da un confronto che rischiava di causare una devastante guerra civile. Data la struttura del potere rumeno, <strong>l’unica alternativa realisticamente possibile a Ceaucescu era una congiura interna al regime</strong>. Una resa dei conti interna. Così fu. Il 21 dicembre Ceaucescu infiammò a Bucarest una folla di 100mila persone; poche ore dopo, il <strong>ministro della Difesa Vasile Minea fu trovato morto in circostanze sospette. </strong>Suicida dopo esser stato destituito per ammutinamento, sostenne il regime. Ucciso per aver disobbedito, sostenne il neocostituito <strong>Fronte di Salvezza Nazionale (Fsn), </strong>formato da diversi membri di secondo piano dell’apparato e guidato da <strong>Ion Iliescu</strong>.</p>
<p>A decidere l’esito della rivolta fu il sostituto <strong>Victor Stanculescu. </strong>Terrorizzato dall’idea di dover scegliere tra due plotoni di esecuzione (quello dei rivoltosi o quello del regime), Stanculescu guidò palesemente la rivolta delle forze armate. Sfruttando la situazione di caos per usarle contro il dittatore, assediato tra il 22 e il 23 dicembre dai manifestanti assiepati attorno ai palazzi di potere di Bucarest. <strong>Il tentativo di fuga in elicottero di Nicolae e Elena Ceaucescu fallì: tra il 24 e il 25 dicembre 1989 il Fsn guidò un processo-lampo contro il dittatore e la moglie </strong>che si concluse con la loro fucilazione. Il Natale di sangue rumeno concluse una decade durissima per il Paese, nella quale tra le 600 e le 1.000 persone persero la loro vita. Il golpe interno all’apparato di potere rumeno chiuse nella maniera più atipica l’anno della <strong>caduta del Muro</strong>. Il decisivo 1989: un anno al cui termine l’Europa si scoprì meno divisa ma, al tempo stesso, meno centrale nel mondo. Finito il bipolarismo, le vecchie faglie interne al continente avrebbero continuato a palesarsi. Lungi dal far finire la storia europea, la caduta del Muro l’ha rimessa in cammino.</p>
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		<title>La Cina adesso punta sulla Serbia  per espandersi in Europa Orientale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-cina-punta-sulla-serbia-per-espandersi-in-europa-orientale.html</link>
		
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		<pubDate>Tue, 08 Jan 2019 05:57:53 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Europa Orientale]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Via della Seta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="3000" height="2000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8968420.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8968420.jpg 3000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8968420-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8968420-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8968420-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3000px) 100vw, 3000px" /></p>
<p>Pechino gioca a tutto campo in Europa orientale e in questo periodo punta fortemente sulla Serbia per rilanciare la sua proiezione nel continente nel quadro della sua &#8220;Nuova Via della Seta&#8220;. Con Belgrado la Cina rinnova in questo periodo una sintonia consolidatasi sin dagli Anni Ottanta, quando la Jugoslavia post-titina divenne per Pechino un punto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-cina-punta-sulla-serbia-per-espandersi-in-europa-orientale.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3000" height="2000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8968420.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8968420.jpg 3000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8968420-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8968420-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8968420-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3000px) 100vw, 3000px" /></p><p>Pechino gioca a tutto campo in Europa orientale e in questo periodo punta fortemente sulla Serbia per rilanciare la sua proiezione nel continente nel quadro della sua &#8220;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/che-cose-la-nuova-via-della-seta/">Nuova Via della Seta</a>&#8220;. Con Belgrado la Cina rinnova in questo periodo una sintonia consolidatasi sin dagli Anni Ottanta, quando la Jugoslavia post-titina divenne per Pechino un punto di riferimento in Europa Orientale, e rimasta intatta durante le guerre balcaniche sino al nuovo millennio, quando la crescita impetuosa della Repubblica Popolare e il suo crescente interesse per la connettività euroasiatica hanno incontrato la fame di investimenti della Serbia contemporanea.</p>
<p>Dragana Mitrović, docente dell&#8217;Università di Belgrado, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.balcanicaucaso.org/aree/Serbia/La-Cina-in-Serbia-tra-infrastrutture-e-politica-185401" target="_blank">ha dichiarato</a> all&#8217;Osservatorio Balcani e Caucaso che &#8220;posizione geografica della Serbia gioca certamente un ruolo molto importante&#8221; in questo rapporto economico sempre più intenso: la Cina vuole creare corridoi nell&#8217;Europa sudorientale, dal porto del Pireo verso l&#8217;Europa centrale, e quando si tratta delle infrastrutture più importanti, come il porto, vuole essere direttamente coinvolta nella loro gestione&#8221;.</p>
<p>La crescente affinità tra Cina e Serbia</p>
<p>Interessata a connettere a Budapest i porti da lei controllata nel Pireo ateniese ma ostacolata dai crescenti controlli imposti dalla Commissione Europea sui suoi investimenti, la Cina punta su Belgrado, che non fa parte dell&#8217;Unione Europea e della Nato, per giocare una carta &#8220;non allineata&#8221;. Il <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.nytimes.com/2017/09/09/world/europe/china-serbia-european-union.html">Ministro delle Costruzioni serbo, Zorana Mihaljovic</a>, ha dichiarato che in termini relativi &#8220;la Serbia è il più importante partner della Cina in Europa&#8221;, ovvero la nazione con cui l&#8217;affinità politica, economica e strategica è più consolidata.</p>
<p>Tanto da trasformarsi in convergenza anche nel cruciale settore della Difesa, come fatto notare nei mesi scorsi <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-serbia-pronta-ad-acquisire-la-tecnologia-militare-cinese/" target="_blank">da questa testata</a>: &#8220;La <strong>Serbia</strong> vuole acquisire il <strong><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.defensenews.com/unmanned/2018/09/20/serbia-looks-to-acquire-chinese-drones-and-the-technological-know-how/">know-how tecnologico militare cinese</a> </strong>per colmare le sue lacune militari. Il ministero della Difesa di Belgrado ha annunciato la negoziazione con i principali produttori del settore aeronautico di Pechino per un acquisto iniziale di “droni da ricognizione armabili” da destinare alle forze armate serbe – ma il rapporto commerciale potrebbe proseguire su diversi piani; e riaffiora il problema del <strong><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/gli-usa-vogliono-vendere-piu-droni-militari-cosi-cambiano-le-regole-a-rischio-di-tutti/">gap nelle vendite di droni militari all’estero</a></strong> che il governo cinese potrebbe colmare&#8221;. </p>
<p>I progetti di Pechino in Serbia</p>
<p>Il versante energetico ed infrastrutturale risulta in ogni caso il più promettente per i rapporti bilaterali. Nel 2018 la Cina ha avviato a seconda fase della modernizzazione della centrale termoelettrica di Kostolac, continua a monitorare la possibilità di completare la ferrovia da Belgrado a Budapest e sta realizzando il ponte Zemun-Borca. La  China Road and Bridge Corporation (CRBC) è in prima linea nella realizzazione dei numerosi progetti che Pechino e Belgrado hanno in comune. Tra le opere della Crbc, sottolinea <em><a href="https://thediplomat.com/2019/01/serbia-chinas-open-door-to-the-balkans/" target="_blank">The Diplomat</a>, </em>spicca il tratto &#8220;Surcin-Obrenovac dell&#8217;autostrada E793, che conduce al &#8220;Parco industriale Cina-Serbia&#8221;. Nell&#8217;estate del 2018, inoltre, è stato annunciato che &#8220;la cinese Shandong Linglong avrebbe investito un miliardo di dollari in una nuova compagnia produttrice di pneumatici dall&#8217;aprile 2019 nella zona di libero scambio serba di Zrenjanin&#8221;. </p>
<p>Commercio, incontri bilaterali, debito</p>
<p>L&#8217;interscambio sino-serbo è triplicato dal 2005 al 2016, toccando 1,6 miliardi di dollari, ma rimane fortemente sbilanciato a favore di Pechino, che per le opere infrastrutturali finanziate in Serbia usa una percentuale rilevante di materiali e manodopera cinese.</p>
<p></p>
<p>Il Presidente serbo Aleksandar Vucic ha più volte incontrato Xi Jinping, che nel 2019 visiterà nuovamente il Paese nell&#8217;ambito di un tour che lo porterà in alcuni dei Paesi del partenariato 16+1 che riunisce la Cina all&#8217;Europa Orientale. Sulle rotte della &#8220;Nuova Via della Seta&#8221;, inoltre, la Serbia beneficia della crescente sintonia tra Cina e Russia, si inserisce in un contesto più ampio, ma non deve perdere le priorità dei suoi interessi nazionali: il caso del vicino Montenegro, il cui debito è completamente egemonizzato da Pechino, insegna che un Paese deve tenere ben presente le sue potenzialità e la sua traiettoria di sviluppo nel momento in cui i capitali esteri alimentano il suo decollo.</p>
<p>Per la Cina, la Serbia rappresenta un partner strategico e non solo una pedina. Belgrado beneficia dell&#8217;amicizia cinese ma deve sapersi bilanciare nella relazione con i vicini del Vecchio Continente e i rispettivi dubbi sull&#8217;operato di Pechino. Perché in attesa del completamento della &#8220;Nuova Via della Seta&#8221;, è l&#8217;Europa che continua a essere il continente della Serbia.</p>
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		<title>Il vento dell&#8217;Est spira sull&#8217;Europa Da lì si risvegliano fede e identità</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/europa-est-fede-nazione.html</link>
		
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		<pubDate>Wed, 02 Jan 2019 18:12:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Europa Orientale]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo-visegrad]]></category>
		<category><![CDATA[ortodossi]]></category>
		<category><![CDATA[sovranismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="654" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/Putin.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/Putin.jpeg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/Putin-300x196.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/Putin-768x502.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>&#8220;Ex Oriente lux&#8220;, &#8220;dall&#8217;Oriente, la luce&#8221;. Questa frase, risalente a un a sentenza medievale, è stata utilizzata nel corso dei secoli per indicare che è da Est che arriva qualcosa di innovativo, di rivoluzionario, o di illuminante. Come il Sole, appunto, che sorge a oriente. E che metaforicamente è diventata la luce del Cristianesimo, secondo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/europa-est-fede-nazione.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="654" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/Putin.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/Putin.jpeg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/Putin-300x196.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/Putin-768x502.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p><p>&#8220;<em>Ex Oriente lux</em>&#8220;, &#8220;dall&#8217;<strong>Oriente</strong>, la luce&#8221;. Questa frase, risalente a un a sentenza medievale, è stata utilizzata nel corso dei secoli per indicare che è da Est che arriva qualcosa di innovativo, di rivoluzionario, o di illuminante. Come il Sole, appunto, che sorge a oriente. E che metaforicamente è diventata la luce del Cristianesimo, secondo i teologi europei, la cultura dell&#8217;Estremo oriente per i romantici, ma anche il comunismo, che nella Germania orientale aveva trasformato il motto in &#8220;<em>Ex oriente pax</em>&#8220;.</p>
<p>L&#8217;Europa occidentale guarda a Est</p>
<p>La frase ritorna ciclicamente nella cultura europea. E sembra tornare anche oggi, dove molti movimenti sovranisti europei vedono nell&#8217;Europa orientale non solo un modello ma anche l&#8217;area da cui attingere idee, prospettive e programmi sul futuro del Vecchio Continente. Per molte aree conservatrici dell&#8217;Europa occidentale, è a oriente che bisogna guardare per riscoprire le radici culturali e politiche delle prossime battaglie.</p>
<p>E non è un caso che sia proprio il cosiddetto <strong>Gruppo Visegrad</strong> a rappresentare la spina nel fianco dell&#8217;Unione europea e ai cui leader e programmi si ispirano i movimenti più euroscettici. Come non è un caso che molti movimenti e gran parte del movimento della nuova destra europea volge lo sguardo a Mosca più che in altre capitali occidentali.</p>
<p></p>
<p>C&#8217;è un nuovo modo di considerare l&#8217;Europa. E anche questa volta, torna come un avvertimento quella frase, quel &#8220;<em>ex Oriente lux</em>&#8221; che sembra essere una costante del Vecchio Continente. Ma con alcune precisazioni che occorre tenere presente per non cadere nell&#8217;errore di pensare non solo di imitare certi modelli, ma anche di considerarli perfettamente sovrapponibili.</p>
<p>Perché in realtà, Europa orientale ed Europa occidentale sono molto più distanti di quanto si possa credere. E le società che rappresentano sono molto diverse, anche a partire dalla questione religiosa e dell&#8217;appartenenza nazionale. Due questioni che a <strong>Occidente</strong> sono nettamente separate, mentre a Oriente sono ancora vivissime. Nonostante (o forse grazie a) il comunismo dell&#8217;Unione sovietica abbia sancito per decenni l&#8217;ateismo di Stato.</p>
<p>Identità nazionale e religione</p>
<p>A dimostrarlo, sono le ricerche del Pew Research Centre sul rapporto fra religione e identità nazionale e le differenza fra Europa occidentale e orientale. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.pewforum.org/2017/05/10/religious-belief-and-national-belonging-in-central-and-eastern-europe/">Come spiegato dall&#8217;istituto di ricerca americano</a>, &#8220;in molti Paesi dell&#8217;Europa centrale e orientale, la religione e l&#8217;identità nazionale sono strettamente intrecciate. Questo è vero specialmente negli ex Stati comunisti, come la Federazione russa e la Polonia, dove la maggioranza della popolazione sostiene che<strong> essere ortodossi o cattolici</strong> è importante per essere &#8216;veramente russi&#8217; o &#8216;veramente polacchi&#8217;. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/tsipras-chiesa-ortodossa-grecia/">È anche il caso della Grecia</a>, dove la Chiesa ha avuto un ruolo centrale nella lotta per l&#8217;indipendenza dall&#8217;impero ottomano e dove oggi tre quarti degli intervistati (76%) afferma che essere ortodossi è importante per essere &#8216;veramente greco&#8217;&#8221;.</p>
<p></p>
<p>Al contrario, come riportano le analisi dell&#8217;istituto di ricerca, In Europa occidentale &#8220;la maggior parte delle persone non ritiene che la religione sia una <strong>parte importante della propria identità nazionale</strong>. In Francia e nel Regno Unito, per esempio, la maggior parte afferma che non è importante essere cristiani per essere veramente francesi o veramente britannici&#8221;.</p>
<p>Prospettive totalmente diverse che però si ripercuotono inevitabilmente anche nei programmi di governo, nei rapporti fra Stato e Chiesa e anche nelle radici culturali e storiche su cui si fondano movimenti e leader che puntano a prendere in mano le redini di questi Paesi. In Europa dell&#8217;Est, i leader che oggi vengono considerati come simboli del sovranismo si interfacciano con realtà molto più legate alle <strong>radici storiche e religiose</strong> del proprio popolo. E questo aiuta a utilizzare messaggi, esempi e modelli che in Europa dell&#8217;ovest sarebbe difficilissimo da far accettare.</p>
<p>E questo rapporto est-ovest sulla religione può essere riproposto in maniera assolutamente identica sull&#8217;appartenenza nazionale. Ad esempio, <a href="http://www.pewforum.org/2018/10/29/eastern-and-western-europeans-differ-on-importance-of-religion-views-of-minorities-and-key-social-issues/">il Pew Center riporta un altro dato</a>, quello dello sciovinismo culturale. &#8220;I sondaggi hanno chiesto agli intervistati di tutto il continente se sono d&#8217;accordo con la dichiarazione: &#8216;Il nostro popolo non è perfetto, ma la nostra cultura è superiore agli altri&#8217;. Anche se ci sono eccezioni, i cittadini dell&#8217;Europa centrale e orientale sono più inclini a dire che la <strong>loro cultura è superiore</strong>. Gli otto Paesi in cui questo atteggiamento è prevalente sono tutti geograficamente in Oriente: Grecia, Georgia, Armenia, Bulgaria, Russia, Bosnia, Romania e Serbia&#8221;. </p>
<p>I sovranismi aspettano l&#8217;Oriente</p>
<p>Un segnale chiarissimo di come l&#8217;Est sia culturalmente molto più propenso a produrre movimenti sovranisti e far nascere leader che diventino alfieri di questo mondo. Non perché è in atto una rivoluzione, ma perché è la loro stessa identità culturale, quella dell&#8217;Europa orientale, a far sì che esistano alcuni fenomeni politici e culturali. </p>
<p>Fenomeno che però adesso iniziano ad avere un proprio seguito anche a Occidente, dove leader dei Paesi del Gruppo Visegrad o anche lo stesso presidente russo<strong> Vladimir Putin</strong> ottengono un consenso estremamente importante proprio nell&#8217;area sovranista. Un blocco variegato ma unto su alcuni temi e che vede a Est (e non solo negli Stati Uniti di <strong>Donald Trump</strong>) un riferimento politico e culturale. Bisognerà vedere se, ancora una volta, la frase &#8220;<em>ex Oriente lux</em>&#8221; avrà un senso nel presente dell&#8217;Europa.</p>
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		<title>La Cina investe in Europa dell&#8217;EstMa ecco cosa vuole veramente</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cina-investimenti-europa-est.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Aug 2018 07:40:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[Europa Orientale]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Via della Seta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2400" height="1599" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211.jpg 2400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /></p>
<p>La Cina vuole prendersi l&#8217;Europa. E per farlo, ha iniziato dalla sua parte più debole: i Balcani e l&#8217;Europa orientale. Gli investimenti cinesi nella regione sudorientale del Vecchio Continente, che sta entrando faticosamente all&#8217;interno dell&#8217;Unione europea, sono il simbolo della volontà di Pechino di inserirsi nel contesto europeo partendo proprio dai Paesi dove è più semplice &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cina-investimenti-europa-est.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2400" height="1599" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211.jpg 2400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_8001211-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /></p><p>La Cina vuole prendersi l&#8217;Europa. E per farlo, ha iniziato dalla sua parte più debole: i <strong>Balcani</strong> e l&#8217;Europa orientale. Gli investimenti cinesi nella regione sudorientale del Vecchio Continente, che sta entrando faticosamente all&#8217;interno dell&#8217;Unione europea, sono il simbolo della volontà di Pechino di inserirsi nel contesto europeo partendo proprio dai Paesi dove è più semplice il processo di penetrazione.</p>
<p>Sono Paesi tendenzialmente poveri e con forti deficit infrastrutturali in cui Pechino può arrivare offrendo due cose: capitali e investimenti nella rete portuale, viaria e ferroviaria. &#8220;Un&#8217;offerta che non si può rifiutare&#8221; ma che rende questi Paesi sempre più legati, anche politicamente, al governo cinese. E adesso, la sfida fra superpotenze per avere una quota d&#8217;Europa si arricchisce anche del coinvolgimento della Cina. Che però sta attuando quella che già è stata descritta come <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/trappola-via-seta/">la trappola</a> del debito, che caratterizza la <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/che-cose-la-nuova-via-della-seta/">Nuova Via della Seta</a>.</p>
<p>L&#8217;esempio del Montenegro</p>
<p>Uno degli ultimi esempi arriva dal <strong>Montenegro</strong> e lo riporta la testata spagnola <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.elconfidencial.com/mundo/2018-08-22/china-europea-ue-este-caballo-de-troya_1606438/"><em>El Confidencial</em></a>. Nel Paese balcanico, la Cina ha forti interessi nella costruzione di una nuova <strong>autostrada di 165 chilometri</strong> che collegherà l&#8217;Adriatico alla Serbia. Un&#8217;autostrada in cui Pechino ha da subito colto le opportunità per la propria strategia europea mentre il governo di Podgorica ha voluto investire ingenti quantità di denaro per sopperire alle carenze infrastrutturali ma anche come volano di crescita in un Paese già molto fragile.</p>
<p>Il problema è che quest&#8217;autostrada pesa (e molto) sulle casse del governo montenegrino. Il primo ministro <strong>Dusko Markovic</strong> ha detto che il progetto deve essere realizzato a ogni costo. Ma i costi potrebbero essere decisamente esagerati per l&#8217;economia del Montenegro, visto che solo per l&#8217;85% del primo tratto di 41 chilometri ha già costretto Podgorica a <strong>indebitarsi per 810 milioni di euro</strong>. Cifre enormi e che sembrano essere solo una piccola parte, dal momento che le stime del Fondo monetario internazionale parlano di almeno un altro miliardo di euro.</p>
<p></p>
<p>Il sito <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://eastwest.eu/it/opinioni/european-crossroads/nuova-via-della-seta-trappola-debito-cinese-minaccia-montenegro">Eastwest</a></em> riporta le dichiarazioni dell&#8217;agenzia di rating Moody&#8217;s che affermava: &#8220;I costi totali del progetto sono stimati a oltre il 23% del Pil del 2014; nel 2018 il debito salirà quasi all&#8217;80% del Pil&#8221;. L&#8217;autostrada più cara d&#8217;Europa sta quindi strangolando il Montenegro. </p>
<p>E chi può garantire finanziariamente la costruzione di quest&#8217;opera ingegneristica? Gli stessi che la stanno costruendo: i cinesi. Perché se la <strong>China Road and Bridge Corporation (Crbc)</strong> è l&#8217;azienda che ha avuto l&#8217;appalto, l&#8217;unica banca che è disposta a prestare altri soldi è la <strong>Exim Bank of China</strong>, istituzione finanziaria statale cinese subordinata al Consiglio di Stato. Questa capacità di finanziamento, unita al fatto che le aziende cinesi hanno ricevuto offerte molto vantaggiose sotto il profilo fiscale per lavorare in Montenegro, rende chiaro il tipo di accordo che intercorre fra Pechino e Podgorica.</p>
<p>Europa orientale nel mirino</p>
<p>Gli Stati Uniti hanno da sempre considerato l&#8217;Europa orientale come l&#8217;oggetto della sfida prima verso l&#8217;Unione sovietica e ora verso la Russia. Con la caduta dell&#8217;Urss e l&#8217;espansione di Nato e Unione europea a Est, l&#8217;Occidente sembrava destinato a inglobare quest&#8217;area. Ma se la Russia si è vista circondare da questa avanzata, la Cina sta mettendo in serio pericolo le aspirazioni di Washington. Nessun accordo militare, ma solo accordi come quello con il Montenegro. Ma sono patti molto più profondi di quanto si possa immaginare.</p>
<p>La Cina ha investito oltre<strong> sei miliardi di euro</strong> nei Balcani occidentali. E in questa politica di investimenti, l&#8217;assenza dell&#8217;Europa ha avuto un ruolo fondamentale. La Cina è riuscita a inserirsi in un contesto dove tutti si aspettavano la mano di Bruxelles. Ma la crisi finanziaria che ha colpito gli Stati europei e lo stallo politico del blocco continentale, ha reso possibile alla Cina l&#8217;inserimento in quel fragile contesto balcanico. Non solo nei Paesi extra Ue, ma anche in quelli già all&#8217;interno del sistema comunitario.</p>
<p></p>
<p>Uno dei progetti-chiave per comprendere questa politica cinese è quello di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://thediplomat.com/2018/01/who-benefits-from-the-chinese-built-hungary-serbia-railway/">una ferrovia di 350 chilometri</a> che collegherà Belgrado e Budapest. Anche in questo caso, il costo è molto elevato: tre miliardi di euro. E questo progetto è particolarmente interessante perché la Cina lo considera parte della Nuova Via della Seta.</p>
<p>Ma un altro simbolo della penetrazione cinese da Est è senza dubbio l&#8217;acquisizione del porto del Pireo, in <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/usa-e-cina-si-contendono-la-grecia-e-tsipras-si-vende-a-trump/">Grecia</a>. La compagnia statale cinese Cosco ha già investito 600 milioni di euro per la modernizzazione del porto. Un&#8217;opportunità storica per la Grecia, che in piena crisi del debito e <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/saccheggio-grecia/">con la Troika che imponeva manovre di lacrime e sangue</a>, si è vista arrivare centinaia di milioni di euro in cassa e progetti infrastrutturali che Atene non avrebbe mai potuto realizzare. Il problema è che adesso il più grande porto greco è a tutti gli effetti cinese.</p>
<p>Una sfida politica da parte della Cina</p>
<p>Ma sarebbe superficiale credere che siano solo accordi economici. Questi contratti siglati fra aziende pubbliche cinesi e Stati dell&#8217;Europa orientale e sud-orientale sono a tutti gli effetti accordi politici che stanno <strong>spostando l&#8217;asse della politica</strong> di questi Paesi, non più legata alle logiche occidentali. Sono Paesi dentro l&#8217;Unione europea o in procinto di entrarvi che però hanno forti interessi politici legati a Pechino. E questo può essere particolarmente interessante per capire le mosse dell&#8217;Ue con la Cina.</p>
<p>Esemplari in questo senso le posizioni di Grecia e Ungheria in alcune dichiarazioni dell&#8217;Unione europea sulle violazioni dei dritti umani in Cina, ma anche <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.reuters.com/article/us-southchinasea-ruling-eu-idUSKCN0ZV1TS">sulla politica di Pechino nel Mar Cinese Meridionale</a>. In entrambe le occasioni, Atene e Budapest hanno fatto fronte comune per bloccare le dichiarazioni o depennare le parti più pericolose per il governo di <strong>Xi Jinping</strong>. Un segnale chiaro di come gli investimenti stessero fruttando anche sotto il profilo politico.</p>
<p></p>
<p>Ed è proprio per questo motivo che l&#8217;Unione europea sta assistendo con sempre maggiore preoccupazione al consolidamento del formato del <strong>16+1</strong> fra i Paesi dell&#8217;Europa centro-orientale e la Cina (quest&#8217;anno il summit si è tenuto a Sofia). <a href="http://www.occhidellaguerra.it/cina-europa-est/">Come scrivemmo su questa testata</a>, il governo cinese ebbe modo di rassicurare Bruxelles che questo formato di cooperazione non aveva nulla contro l&#8217;Unione europea. In quell&#8217;occasione, il vice ministro degli Esteri Wang Chao disse che &#8220;Una Unione europea unita, prospera e stabile è in linea con gli interessi di base della Cina&#8221;. Ma se Bruxelles ha voluto rassicurazioni su questo modello di cooperazione, un motivi ci sarà. Così come è evidente che non è un caso che Xi Jinping stia implementando questa forma di accordi partendo proprio dall&#8217;Europa orientale.</p>
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		<title>L&#8217;Unione europea si disintegra e ora la Cina è pronta a conquistarla</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cina-europa-est.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jul 2018 08:22:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa Orientale]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180619163518_26666594.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180619163518_26666594.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180619163518_26666594-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180619163518_26666594-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180619163518_26666594-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Gli occhi dell&#8217;Europa sono puntati sui migranti. Normale: è il tema su cui si sta spaccando l&#8217;Unione. Ma attenzione a non distrarci da altre questioni che riguardano il nostro continente. E che anzi si intersecano proprio con la crisi (ormai apparentemente senza via d&#8217;uscita) dell&#8217;Ue. L&#8217;Europa, in questo periodo, sta cambiando. Non è più considerata un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cina-europa-est.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180619163518_26666594.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180619163518_26666594.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180619163518_26666594-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180619163518_26666594-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20180619163518_26666594-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Gli occhi dell&#8217;Europa sono puntati sui <strong>migranti</strong>. Normale: è il tema su cui si sta spaccando l&#8217;Unione. Ma attenzione a non distrarci da altre questioni che riguardano il nostro continente. E che anzi si intersecano proprio con la crisi (ormai apparentemente senza via d&#8217;uscita) dell&#8217;Ue.</p>
<p>L&#8217;Europa, in questo periodo, sta cambiando. <strong>Non è più considerata un blocco unitario</strong>. Stati singoli vogliono gestire la propria agenda politica. E il sogno unitario si infrange sotto i colpi di una politica europea miope e fallimentare, con gli interessi nazionali che prevalgono, ma anche sotto i colpi delle grandi superpotenze che si contendono l&#8217;influenza sul continente europeo.</p>
<p>Una di queste è la <strong>Cina</strong>, un Paese fin troppo sottovalutato nelle dinamiche europee, come se i nostri destini si giocassero solo sull&#8217;asse Washington-Mosca. No, c&#8217;è anche Pechino. E i prossimi impegni internazionali ne sono la conferma.</p>
<p>Il summit tra Cina e Paesi dell&#8217;Europa centrale e dell&#8217;Est</p>
<p>Tra pochi giorni <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://sofiaglobe.com/2017/11/27/bulgaria-to-host-central-and-eastern-europe-china-16-1-summit-in-2018/">andrà in scena a Sofia</a> l&#8217;incontro fra la Cina e i vertici dei Paesi dell&#8217;Europa orientale e centrale. È<strong> il cosiddetto 16+1</strong>. Un formato che sta diventando una tradizione della politica internazionale. Un vertice che preoccupa l&#8217;Unione europea, che si vede colpita di nuovo sul fianco orientale, lì dove le certezze di Bruxelles già vacillano.</p>
<p></p>
<p>Il governo cinese in questi giorni <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.scmp.com/news/china/diplomacy-defence/article/2153096/chinas-summit-european-countries-not-attempt-undermine">ha rassicurato l&#8217;Europa</a>. Il summit è &#8220;aperto e trasparente&#8221; dicono da Pechino. E confermano che la promozione dei legami tra questi Paesi europei coinvolti nel progetto e la Cina non interferisce con i rapporti fra la Cina e l&#8217;unione europea.</p>
<p>&#8220;Una Unione Europea unita, prospera e stabile è in linea con gli interessi di base della Cina&#8221; ha commentato il vice ministro degli Esteri Wang Chao, parlando del tour europei del primo ministro cinese, <strong>Li Keqiang</strong>, che sarà in Bulgaria e <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.reuters.com/article/bmw-batteries-catl/catl-to-build-electric-car-battery-cell-factory-in-thuringia-sources-idUSF9N1SN02R">in Germania</a> dal 5 al 10 luglio prossimi. </p>
<p>Ma è chiaro che questo tipo di messaggio non possa rassicurare definitivamente Bruxelles, che nota come la strategia cinese di creare una piattaforma ad hoc per l&#8217;Est e per l&#8217;Europa centrale sia in qualche modo un problema. Se Pechino vuole relazionarsi con l&#8217;Unione europea, c&#8217;è <strong>Bruxelles</strong>. Altrimenti, ci sono i singoli Stati membri. Ma creare un format che identifichi un blocco diverso rispetto a quello europeo, è qualcosa che non va nella direzione voluta dall&#8217;Ue.</p>
<p>Divide et impera</p>
<p>Che la Cina utilizzi una strategia di <em>divide et impera</em> per penetrare l&#8217;Europa, non è un&#8217;ipotesi dell&#8217;ultimo momento. Da molto tempo analisti e politici europei (ma anche americani) concordano sul fatto che <strong>Xi Jinping</strong> e il suo governo abbiano adottato questo modo di operare nel continente europeo.</p>
<p></p>
<p><strong>La crisi economica</strong> che ha devastato le economia dei singoli Paesi non ha fatto che aprire le porte agli investimenti cinesi. La Cina ha soldi e aziende da far lavorare. Gli Stati europei, soprattutto quelli orientali, hanno forte bisogno di tecnologia e infrastrutture. Interessi convergenti che si sono visti con i piani per la costruzione di ferrovie nei Balcani così come <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.seatrade-maritime.com/news/europe/cosco-reveals-620m-piraeus-development-plan.html">nell&#8217;acquisizione del Pireo in Grecia</a>.</p>
<p>E in questo senso, il formato del 16+1 ha aiutato tantissimo. Dal 2012, gli investimenti cinesi in Europa orientale sono aumentati tantissimo. E non è un caso che Li Keqiang vada anche a Berlino dopo questo vertice di Sofia. Perché è proprio la <strong>Germania</strong> a essere preoccupata dall&#8217;arrivo del dragone. L&#8217;Est è considerato il suo terreno d&#8217;investimento e il suo mercato. E a Berlino sono molto preoccupati. Sanno che l&#8217;inserimento dei cinesi potrebbe avere un effetto devastante sugli interessi tedeschi.</p>
<p>Un problema sottovalutato</p>
<p>Come spiega il <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.scmp.com/news/china/diplomacy-defence/article/2135244/china-using-divide-and-rule-tactics-gain-influence"><em>South China Morning Post</em></a>, un rapporto pubblicato dal Global Public Policy Institute e dal Mercator Institute for China Studies, entrambi con sede in Germania, &#8220;ha affermato che i legami economici dell&#8217;Europa con la Cina sono più importanti di quelli che ha con la Russia, e la posta in gioco legata alla chiamata di Pechino è molto più alta&#8221;.</p>
<p><strong>&#8220;L&#8217;Europa trascura la crescente influenza della Cina a suo rischio e pericolo&#8221;</strong>, afferma il rapporto. &#8220;Attingendo alla sua forza economica e ad un apparato del Partito comunista cinese orientato alla costruzione strategica di azioni di influenza in tutto il mondo, gli sforzi politici di Pechino in Europa sono destinati ad essere molto più consequenziali &#8230; di quelli del Cremlino&#8221;.</p>
<p></p>
<p>In questa Europa priva di una linea comune e di una strategia, la Cina non può che conquistare pezzo per pezzo il continente. Ed è per questo che gli <strong>Stati Uniti</strong> stanno di nuovo puntando <a href="http://www.occhidellaguerra.it/italia-usa-cina/">su una strategia euromediterranea</a>. Per Washington, anche la Russia di Vladimir Putin è preferibile all&#8217;incubo cinese.</p>
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		<title>Perché in una guerra con la Nato la Russia vincerebbe subito</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/nato-guerra-russia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jun 2018 07:44:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Europa Orientale]]></category>
		<category><![CDATA[nato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/t-90-russo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/t-90-russo.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/t-90-russo-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/t-90-russo-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>In caso di guerra con la Russia, le forze della Nato rimarrebbero imbottigliate nel traffico, perdendo la prima fase del conflitto. L&#8217;incubo delle infrastrutture europee continua a essere al centro dei pensieri delle forze atlantiche. Le strade europee sono strette, i ponti deboli, i tempi molto lunghi e sono troppe le differenze fra un Paese &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/nato-guerra-russia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/t-90-russo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/t-90-russo.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/t-90-russo-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/t-90-russo-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>In caso di guerra con la <strong>Russia</strong>, le forze della <strong>Nato</strong> rimarrebbero imbottigliate nel traffico, perdendo la prima fase del conflitto. L&#8217;incubo delle <strong>infrastrutture europee</strong> continua a essere al centro dei pensieri delle forze atlantiche. Le strade europee sono strette, i ponti deboli, i tempi molto lunghi e sono troppe le differenze fra un Paese e l&#8217;altro.</p>
<p>Imbottigliati nel traffico</p>
<p>Il <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.washingtonpost.com/world/europe/how-us-troops-could-get-stuck-in-a-traffic-jam-on-their-way-to-fend-off-war-with-russia/2018/06/24/2c8ed46e-52cf-11e8-a6d4-ca1d035642ce_story.html?utm_term=.8c37d2dcf022">Washington Post</a></em> riporta un dato che preoccupa vertici della Nato. In caso di esplosione di un conflitto, &#8220;i ritardi &#8211; una miscela di burocrazia, cattiva pianificazione e infrastrutture in decadenza &#8211; potrebbero consentire alla Russia di conquistare il territorio della Nato nei Paesi baltici mentre i pianificatori dell&#8217;esercito Usa stanno ancora compilando le 17 pratiche necessarie per attraversare la Germania e la Polonia&#8221;.</p>
<p>E non è un&#8217;ipotesi così peregrina. Le simulazioni del Pentagono hanno spesso avuto come risultato una Russia vincente e una Nato sconfitta clamorosamente: almeno nella<strong> prima fase della guerra</strong>. E nella maggior parte dei casi, il motivo non risiedeva nel <em>gap</em> tecnologico o bellico, ma proprio nell&#8217;incapacità di raggiungere la linea del fronte.</p>
<p>Un problema che si nota già negli spostamenti durante le esercitazioni militari. Si parla di settimane per spostare i mezzi blindati dalla Germania al Mar Nero. Addirittura in alcuni casi lo spostamento di interi corpi da una regione all&#8217;altra è stato realizzato in mesi, rendendo cristallino che, in caso di guerra, la Russia avrebbe avuto <strong>un vantaggio enorme</strong>.</p>
<p>I motivi di questo crollo</p>
<p>Secondo gli analisti americani, il motivo di questa arretratezza sta nella <strong>miopia dell&#8217;Alleanza atlantica</strong>. La logica originale della Nato era quella di difendersi da una potenziale guerra con la Russia. Le truppe occidentali si esercitavano regolarmente per un potenziale conflitto con le forze sovietiche. E questo faceva sì che ci fossero continui movimenti di truppe su vasta scala su tutta la linea del fronte. Basti pensare alla linea di confine fra Germania Est e Ovest.</p>
<p></p>
<p>Il <strong>crollo dell&#8217;Unione sovietica</strong> ha però avuto come risultato quello di distogliere le attenzioni della Nato dal fronte orientale. L&#8217;idea di base era quella di pianificare rapporti di stretta collaborazione con Mosca. Il nemico non era più al Cremlino e<strong> l&#8217;allargamento dell&#8217;Alleanza a Est</strong> avvenuto nei successivi decenni non ha mai portato a riflettere sulle capacità di difesa dei nuovi membri. </p>
<p>Il cambio di prospettiva si è avuto con la guerra in <strong>Ucraina</strong>. La Nato ha capito che era difficilissimo raggiungere il fronte, mentre per i russi era molto più semplice. Non solo per ovvi motivi geografici, ma anche perché le infrastrutture russe erano già pronte allo spostamento delle truppe da un Paese all&#8217;altro dell&#8217;ex Urss. Così non era e non è per i Paesi Nato.</p>
<p>Il trasporto come punto nevralgico della Nato</p>
<p>La questione non è, come detto,  soltanto infrastrutturale in senso stretto, ma anche burocratico. L&#8217;esempio che fa la testata americana sulle<strong> differenze legislative e tecniche</strong> fra uno Stato e l&#8217;altro nello spostamento dei mezzi pesanti, è emblematico.</p>
<p>In <strong>Germania</strong>, la legge permette il movimento dei camion carichi di carri armati e altri mezzi pesanti sulle autostrade nei giorni feriale solo se di notte. La <strong>Svezia</strong>, che non è membro della Nato ma un partner sempre più imprescindibile, richiede un preavviso di tre settimane prima che la maggior parte del personale e delle attrezzature militari possano entrare sul suo territorio.</p>
<p>Ma ci sono problemi anche di natura tecnica che all&#8217;apparenza sembrano del tutto secondari, ma che in caso di guerra diventano fondamentali. Si pensi al fatto che <strong>i binari delle ferrovie del Baltico</strong> sono più distanti fra loro rispetto allo standard occidentale. Questo cosa comporta? Che i treni devono essere scaricati al confine e ricaricati su treni che già sono nel circuito ferroviario del Baltico o della Polonia.</p>
<p>&#8220;Se puoi arrivare in 45 giorni, sei in ritardo per la guerra&#8221;, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.newsweek.com/us-lose-war-russia-europe-994678">ha detto il generale <strong>Steven Shapiro</strong></a>, l&#8217;ufficiale incaricato di organizzare i movimenti dell&#8217;esercito americano in Europa. &#8220;Ci sono giorni in cui ci muoviamo alla velocità della guerra. Ma, in generale, questo è al di fuori della normalità&#8221;.</p>
<p>Riga e Tallinn conquistate in 60 ore</p>
<p>La Rand Corporation <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.rand.org/content/dam/rand/pubs/research_reports/RR1200/RR1253/RAND_RR1253.pdf">pubblicò un report</a> nel 2016 sulle capacità difensive della Nato sul fronte orientale. Secondo lo studio, le capitali baltiche cadrebbero nel giro di pochissimo tempo. Il rapporto parlava di <strong>60 ore</strong> fra lo scoppio della guerra e la <strong>conquista di Riga e Tallinn</strong> da parte delle forze russe.</p>
<p>&#8220;Una tale rapida sconfitta lascerebbe la Nato con un numero limitato di opzioni, tutte pessime: una sanguinosa controffensiva, carica di rischi di escalation, per liberare i Paesi Baltici; un&#8217;escalation, come minacciava di fare per evitare la sconfitta durante la Guerra Fredda; o concedere almeno una temporanea sconfitta, con conseguenze incerte ma prevedibilmente disastrose per l&#8217;Alleanza&#8221;.</p>
<p> Una nuova forma di deterrenza: la velocità</p>
<p>L&#8217;idea è che Russa e Nato abbiano trovato <strong>un nuovo strumento di deterrenza</strong>: la velocità di schieramento delle truppe. Mosca ha un vantaggio enorme, e lo sta sfruttando: può arrivare in qualsiasi punto del fronte Nato in pochissimo tempo e senza alcun problema tecnico. La Nato no, visto che solo per spostare i mezzi per un&#8217;esercitazione dalla Georgia alla Germania hanno impiegato più di quattro mesi.</p>
<p>L&#8217;obiettivo dell&#8217;Alleanza atlantica, adesso, è quello di<strong> limitare il gap</strong>. Per farlo, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/europa-miliardi-nato/">come già scritto su questa testata</a>, ha iniziato a chiedere all&#8217;Unione europea finanziamenti di miliardi di euro per migliorare l&#8217;infrastruttura stradale, ferroviaria e portuale in modo da rendere facile il dispiegamento delle truppe. Ma ci sono anche problemi di natura legislativa, che riguardano in particolare l&#8217;armonia normativa di tutta l&#8217;Europa.</p>
<p class="g-unit">Nel frattempo, gli Stati Uniti stanno chiedendo ai Paesi membri della Nato di aumentare le spese militari. Mentre al summit di Bruxelles di luglio, dovrebbero essere approvati <strong>due nuovi comandi</strong> proprio per accelerare il transito delle truppe dalla costa orientale degli Stati Uniti al confine con la Russia.</p>
<p></p>
<p class="g-unit">Intanto, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/arrivo-pioggia-dollari-le-basi-nato-europa-dellest/">come riportato ieri da Paolo Mauri</a>, dagli Stati Uniti stanno arrivando miliardi di dollari per il miglioramento delle basi dell&#8217;Europa orientale. La deterrenza, fra Russia e Nato, parte anche da chi sa reagire meglio nella linea del fronte.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/nato-guerra-russia.html">Perché in una guerra con la Nato la Russia vincerebbe subito</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Europa orientale al bivio tra cambi di governo e elezioni</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/europa-orientale-elezioni.html</link>
		
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		<pubDate>Mon, 05 Feb 2018 09:22:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa Orientale]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo-visegrad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180127190649_25558937.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180127190649_25558937.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180127190649_25558937-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180127190649_25558937-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180127190649_25558937-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L&#8217;Europa orientale risulta, allo stato attuale delle cose, uno dei cuori strategici del Vecchio Continente. I Paesi che la compongono vivono infatti una delicata congiuntura politica. Dal 1989 a oggi, infatti, le nazioni che un tempo orbitavano nella sfera d&#8217;influenza sovietica hanno avviato un lungo e tortuoso percorso di ridefinizione delle proprie identità, delle proprie &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/europa-orientale-elezioni.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180127190649_25558937.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180127190649_25558937.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180127190649_25558937-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180127190649_25558937-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180127190649_25558937-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L&#8217;Europa orientale risulta, allo stato attuale delle cose, uno dei cuori strategici del Vecchio Continente. I Paesi che la compongono vivono infatti una delicata congiuntura politica. Dal 1989 a oggi, infatti, le nazioni che un tempo orbitavano nella sfera d&#8217;influenza sovietica hanno avviato un lungo e tortuoso percorso di ridefinizione delle proprie identità, delle proprie prospettive storiche e del loro ruolo in un&#8217;Europa che, dopo la caduta del comunismo, ha accelerato nell&#8217;edificazione dell&#8217;architettura politico-economica comunitaria.</p>
<p>Oggigiorno, l&#8217;Europa orientale è terra di contrasti e contraddizioni, come testimoniato dalla traiettoria del Paese più rilevante della regione, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-polonia-kaczynski-la-chiesa-gli-stati-uniti/">la Polonia guidata dal Partito &#8220;Libertà e Giustizia&#8221;</a>: terra d&#8217;emigrazione, ma governata da leader fortemente antimmigrazionisti; terra di Paesi critici di numerose istanze comunitarie ma, per la maggior parte, guidati da élite ancorate a una solida fedeltà all&#8217;Alleanza Atlantica. In Europa orientale la storia non passa e si fa, oggigiorno, geopolitica. Il difficile riassetto delle identità nazionali porta alla ridefinizione di iniziative regionali che richiamano con forza il passato.</p>
<p><a href="http://www.limesonline.com/cartaceo/visegrad-serve-a-fare-piu-grande-la-polonia?prv=true" target="_blank">Il gruppo di Visegrad</a>, che riunisce Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, prende nome dalla città ungherese che fu sede, nel 1335, di uno storico incontro tra i sovrani di questi Paesi; l&#8217;iniziativa economica Trimarium richiama l&#8217;Intermarium del leader della Polonia interbellica Josef Pilsudski. L&#8217;Europa orientale vuole costituirsi come entità a sé ma non riesce a superare la sua fragilità politica intrinseca, suggellata dai numerosi cambi di governo avvenuti nelle ultime settimane e che, assieme ai risultati delle recenti elezioni, contribuiscono a definire un quadro molto fluido.</p>
<p><strong>Tutti i dilemmi della Polonia, cuore pulsante dell&#8217;Europa orientale</strong></p>
<p>La Polonia è attualmente il Paese-guida del blocco esteuropeo, che risulta più solido nel momento in cui si tratta di porre veti alle iniziative comunitarie intese come limitazioni delle sovranità nazionale o di elaborare un percorso di rafforzamento dell&#8217;asse con gli Stati Uniti ma sicuramente meno coeso in materia di elaborazione di una visione geopolitica comune: Varsavia, in questo senso, gioca da leader in Europa orientale al fine di consolidare un gruppo di Paesi critico, al tempo stesso, di Russia e Germania, ma si scontra con i forti legami economici che uniscono gli Stati esteuropei all&#8217;egemone dell&#8217;Unione.</p>
<p>Matteo Tacconi  ha definito su <em>Limes</em> la Polonia trasformata dalla leadership, diretta o manovriera, di Jaroslaw Kaczynski come una nazione basata su tre presupposti: capitalismo, sovranità, inclusività. Kaczynski, scrive Tacconi, &#8220;sta cercando di orientare la strategia di crescita con un appoggio non ortodosso, che poggia sul ruolo forte dello Stato nell&#8217;economia, sulla riacquisizione di asset, su politiche sociali degne di nota&#8221;.</p>
<p></p>
<p>In questo senso, il recente avvicendamento ai vertici del Paese e l&#8217;ascesa alla guida dell&#8217;esecutivo di Mateus Morawiecki, ex Ministro dello Sviluppo del governo Szydlo, segnala come all&#8217;interno di &#8220;Libertà e Giustizia&#8221; sussistessero forti critiche sulle modalità con cui il progetto di rafforzamento della sovranità politica-economica nazionale fosse stato condotto negli ultimi mesi e consistenti pressioni per un cambio di marcia.</p>
<p><strong>In Repubblica Ceca la vittoria di Zeman dà speranze a Babis</strong></p>
<p>La Repubblica Ceca ha visto di recente la riconferma, al ballottaggio, del Presidente della Repubblica Milos Zeman, del partito conservatore SPO, contro l&#8217;indipendente Jiri Drahos. La vittoria di Zeman è la migliore notizia per il magnate Andrej Babis, il cui governo di minoranza è <a href="https://www.reuters.com/article/us-czech-government-confidence/czech-pm-babis-battles-fraud-charges-as-cabinet-loses-confidence-vote-idUSKBN1F42QF?il=0" target="_blank">stato sconfitto notevolmente nel primo voto di fiducia di gennaio</a>, che conta sulla benevolenza del Presidente per poter continuare la sua avventura, puntando a un rimpasto di governo implicante una svolta a destra.</p>
<p></p>
<p>La situazione ceca è sintomatica delle dinamiche dell&#8217;Europa orientale: Zeman e Babis hanno conquistato le loro posizioni di forza sulla scia di istanze critiche dell&#8217;Unione  Europea, fautrici di un rafforzamento della sovranità nazionale e di una commistione tra politiche economiche di aperto stampo neoliberista e prese di posizioni favorevoli a un rilancio dei welfare nazionali, che hanno trovato un uditorio attento nelle parti rurali del Paese, colpite dalle notevoli disuguaglianze con le città principali.</p>
<p>Non è un caso che Zeman abbia trionfato a Brno e Ostrava, città rappresentanti della Moravia che vive un notevole distacco in termini di reddito e opportunità dalla più prospera Boemia, mentre il suo sfidante abbia avuto in Praga la sua roccaforte. La scissione interna tra Paesi è un&#8217;altra linea di tensione dell&#8217;Europa orientale che i governi della regione dovranno saper riconciliare per garantire stabilità alle nazioni: i casi di Polonia e Repubblica Ceca testimoniano come sia difficile coniugare politiche favorevoli al rilancio della sovranità nazionali con contesti interni che presentano disuguaglianze tanto macroscopiche.</p>
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		<title>Missione di Abe in Europa orientale  rilancia la strategia del Giappone</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-missione-abe-europa-orientale-rilancia-la-grande-strategia-del-giappone.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2018 07:42:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa Orientale]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1852" height="1477" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1418556463-shinzo-abe.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1418556463-shinzo-abe.jpg 1852w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1418556463-shinzo-abe-300x239.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1418556463-shinzo-abe-768x612.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1418556463-shinzo-abe-1024x817.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1852px) 100vw, 1852px" /></p>
<p>Il Giappone guidato dall&#8217;azione energica del primo ministro Shinzo Abe, negli ultimi anni ha accentuato l&#8217;attivismo in politica estera. Dal 2012 a oggi, infatti, Abe è stato fautore di un&#8217;elaborazione strategia più assertiva, capace di definire con precisione gli interessi nazionali di Tokyo. Descrivendo i principali cambiamenti apportati alla nazione dal governo Abe, nelle scorse &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-missione-abe-europa-orientale-rilancia-la-grande-strategia-del-giappone.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1852" height="1477" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1418556463-shinzo-abe.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1418556463-shinzo-abe.jpg 1852w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1418556463-shinzo-abe-300x239.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1418556463-shinzo-abe-768x612.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1418556463-shinzo-abe-1024x817.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1852px) 100vw, 1852px" /></p><p>Il <strong>Giappone</strong> guidato dall&#8217;azione energica del primo ministro Shinzo Abe, negli ultimi anni ha accentuato l&#8217;attivismo in politica estera. Dal 2012 a oggi, infatti, Abe è stato fautore di un&#8217;elaborazione strategia più assertiva, capace di definire con precisione gli interessi nazionali di Tokyo. Descrivendo i principali cambiamenti apportati alla nazione dal governo Abe, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-rivoluzione-abe-cosi-cinque-anni-cambiato-giappone/">nelle scorse settimane abbiamo individuato nel nuovo approccio alla politica estera</a> uno dei principali sviluppi definiti dall&#8217;esecutivo nipponico. La recente missione diplomatica del leader giapponese in Europa Orientale testimonia come Abe sia determinato a rafforzare la proiezione internazionale del Paese facendo della valorizzazione del proprio potenziale economico un elemento di rafforzamento geopolitico.</p>
<p>Dall&#8217;11 al 16 gennaio, infatti, Abe ha visitato sei Paesi dell&#8217;Europa Orientale, Estonia, Lettonia, Lituania, Serbia, Bulgaria e Romania, e portato avanti importanti discussioni volte a definire la cooperazione economica e politica tra Tokyo e una regione dall&#8217;importante potenziale strategico, oggetto nel corso degli ultimi anni delle attenzioni della Repubblica Popolare Cinese, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-cina-adesso-gioca-leader-punta-alleuropa-orientale/">investitore sempre più coinvolto nelle dinamiche di questi Paesi</a>.</p>
<p><strong>Tutti gli interessi del Giappone in Europa Orientale</strong></p>
<p>Abe ha approfittato dell&#8217;articolata visita per celebrare la conclusione dell&#8217;Economic Partnership Agreement (EPA) tra Tokyo e l&#8217;Unione Europea, un accordo che,<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://thediplomat.com/2018/01/what-was-japans-prime-minister-doing-in-eastern-europe/" target="_blank"> come segnala Thisanka Siripala su </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://thediplomat.com/2018/01/what-was-japans-prime-minister-doing-in-eastern-europe/" target="_blank">The Diplomat</a>, </em>coprirà i rapporti di scambio tra due aree economiche rappresentanti il 30% dell&#8217;economia mondiale e potrebbe aggiungere, nei prossimi anni, un punto percentuale alla crescita del PIL nipponico.</p>
<p>Nella crescita dell&#8217;interscambio tra Giappone e Unione Europea, le regioni dell&#8217;Europa Orientale giocheranno un ruolo primario nei prossimi anni: in questo contesto, la nazione che risulta primariamente interessata dalle azioni nipponiche sarà la Romania, che potrebbe vedere circa 40.000 posti di lavoro generati nei prossimi anni dagli investimenti di Tokyo nel settore manifatturiero e dei servizi. Incontrando a Bucarest Klaus Iohannis, il Presidente della Romania facente funzioni del governo in una fase di crisi politica interna, Abe ha definito la crescita economica del Paese il principale pilastro dei rapporti bilaterali.</p>
<p>Accelerando il tasso di investimento nell&#8217;Europa Orientale, Abe punta ad incrementare la velocità di implementazione dell&#8217;EPA e di conseguire il prima possibile i dividendi dell&#8217;accordo commerciale con Bruxelles che, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.xinhuanet.com/english/2018-01/17/c_136901103.htm" target="_blank">come segnala <em>Xinhua, </em>potrebbero consistere in 292.000 posti di lavoro e 45 miliardi di dollari di incremento della crescita economica annua.</a></p>
<p>Il Giappone sbarca sul Baltico</p>
<p>Di rilievo primario sono stati anche gli incontri tra i Presidenti delle repubbliche baltiche ex sovietiche e Abe e la delegazione che lo ha seguito dal Giappone, costituita in larga misura da uomini d&#8217;affari. </p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.japantimes.co.jp/news/2018/01/14/national/politics-diplomacy/japan-announces-three-way-pact-baltic-countries-abe-tours-eastern-europe/#.Wm3QXUxFzIU" target="_blank">Il <em>Japan Times </em>ha parlato di un <em>&#8220;three-way pact&#8221; </em></a>siglato dal Giappone con Estonia, Lettonia e Lituania dopo la cordiale accoglienza riservata al leader di Tokyo a Tallinn, Riga e Vilnius. La partnership multilaterale, particolarmente saliente nel contesto dei crescenti rapporti tra Europa ed Estremo Oriente, è destinata a svilupparsi non solo sulla scia di accordi economici e piani d&#8217;investimento, ma anche per effetto di una crescente convergenza geopolitica: il Giappone è sbarcato sul Baltico anche grazie alle dure dichiarazioni di Abe sulla crisi nordcoreana, sicuramente ben accette alle leadership di Paesi che fanno della fedeltà all&#8217;Alleanza Atlantica il cardine della loro politica estera.</p>
<p></p>
<p>La crescente rilevanza del Giappone in Europa Orientale è un elemento di novità delle dinamiche regionali, rese sempre più complesse dal ruolo strategico della regione e dal crescente attivismo cinese: la percezione, in ogni caso, è che le mosse di Abe nell&#8217;area possano essere complementari alle iniziative cinesi, concentrate sul piano infrastrutturale, e non siano da considerare una &#8220;sfida&#8221; alle mosse di Pechino simile a quella portata avanti in Iran, dove Tokyo, assieme all&#8217;India, punta a portare avanti una vera e propria <a href="http://www.occhidellaguerra.it/india-giappone-preparano-lalternativa-alla-nuova-via-della-seta/" target="_blank">alternativa alla &#8220;Nuova Via della Seta&#8221;.</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-missione-abe-europa-orientale-rilancia-la-grande-strategia-del-giappone.html">Missione di Abe in Europa orientale  rilancia la strategia del Giappone</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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