<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Esplosione in Libano Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/tag/esplosione-in-libano/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/tag/esplosione-in-libano</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Fri, 04 Aug 2023 15:51:21 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Esplosione in Libano Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/tag/esplosione-in-libano</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>La scia di omicidi e le indagini insabbiate: l&#8217;ultimo mistero dietro l&#8217;esplosione di Beirut</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/la-scia-di-omicidi-e-le-indagini-insabbiate-lultimo-mistero-dietro-lesplosione-di-beirut.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Aug 2023 15:51:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Esplosione in Libano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=405986</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Porto-Beirut.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Porto-Beirut.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Porto-Beirut-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Porto-Beirut-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Porto-Beirut-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Le reali cause che hanno provocato la doppia deflagrazione nel porto della capitale del Libano sono ancora avvolte nella nebbia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/la-scia-di-omicidi-e-le-indagini-insabbiate-lultimo-mistero-dietro-lesplosione-di-beirut.html">La scia di omicidi e le indagini insabbiate: l&#8217;ultimo mistero dietro l&#8217;esplosione di Beirut</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Porto-Beirut.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Porto-Beirut.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Porto-Beirut-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Porto-Beirut-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Porto-Beirut-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p><strong>Beirut </strong>aspetta giustizia <a href="https://it.insideover.com/storia/beirut-a-un-anno-dall-esplosione-del-4-agosto-2020.html">dal 4 agosto 2020</a>. Tre anni dopo l&#8217;<strong>esplosione</strong> che ha ucciso quasi 220 persone, ferite più di 6.500 e provocato decine di migliaia di sfollati, con 77mila appartamenti distrutti, le <strong>indagini </strong>procedono a rilento. </p>



<p>Le reali <strong>cause </strong>che hanno provocato la doppia deflagrazione nel <strong>porto </strong>della capitale del <strong>Libano </strong>sono ancora avvolte nella nebbia. I familiari delle <strong>vittime</strong>, al momento, possono accontentarsi soltanto di un memoriale per i defunti, sorto quasi spontaneamente sull&#8217;autostrada che attraversa lo scalo portuale martoriato. </p>



<p>Disegni, frasi e slogan si susseguono sul parapetto del ponte, insieme alle foto di chi ha perso la vita durante l'&#8221;apocalisse&#8221;, come la chiamano alcuni abitanti del posto. Le cicatrici di quell&#8217;episodio sono ancora visibili, tra rottami metallici, auto carbonizzate e strutture ancora sventrate. </p>



<p>L&#8217;<strong>inchiesta</strong> che dovrebbe chiarire cosa è accaduto è tuttavia bloccata a causa delle molteplici procedure avviate contro <strong>Tarek Bitar</strong>, il magistrato incaricato di fare luce sulla vicenda. Ad oggi, le origini di una delle più grandi esplosioni non nucleari della storia rimangono inspiegabili. E all&#8217;orizzonte non si intravedono processi né condanne.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Accuse e omicidi misteriosi</h2>



<p>La <strong>giustizia </strong>è congelata, proprio come il tempo di chi ha vissuto sulla propria l&#8217;esplosione del porto di Beirut. Come ha scritto <em>L&#8217;Orient-Le Jour</em>, giornalisti, avvocati e attivisti stanno cercando di abbattere un enorme <strong>muro di silenzio</strong>. Cercano di capire come sia stato possibile far arrivare a Beirut un carico di esplosivo, per poi abbandonarlo in un hangar per sei anni, prima di assistere ad una deflagrazione evitabile. </p>



<p>Mentre le <strong>autorità politiche libanesi</strong> hanno parlato fin da subito di una serie di negligenze, <strong>Lokman Slim</strong>, un intellettuale, editore, documentarista libanese, ha denunciato un &#8220;crimine di guerra&#8221; incolpando <strong>Russia</strong>, <strong>Siria </strong>ed <strong>Hezbollah</strong>. Forse Slim è a conoscenza di prove che certificherebbero una consegna di esplosivo o altre torbide vicende? Non lo sapremo mai. Venti giorni dopo che aveva rilasciato le sue accuse nel corso di un&#8217;intervista, risalente al 4 febbraio 2021, l&#8217;uomo è stato trovato, senza vita, crivellato da colpi d&#8217;arma da fuoco nella sua automobile. </p>



<p>Attenzione però, perché in seguito alla suddetta esplosione, diversi altri <strong>omicidi </strong>hanno scosso il Libano. Omicidi mai chiariti, effettuati presumibilmente da professionisti, con inchieste chiuse troppo in fretta nella presunta assenza di piste e sospetti. Le vittime non avevano nulla in comune tra loro, se non un qualche tipo di <strong>collegamento </strong>con il porto di Beirut.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un rebus senza soluzione</h2>



<p>Perché queste persone sono state assassinate? Forse per la posizione che ricoprivano o per le informazioni in loro possesso? Minacciavano di infrangere il muro di omertà con testimonianze di fuoco? Nessuno conosce le risposte corrette. Vale però la pena mettere sul tavolo alcuni episodi curiosi. </p>



<p>Prima dell&#8217;esplosione, il 21 febbraio 2014, il colonnello <strong>Joseph Skaff</strong>, che dirigeva la sezione incaricata di seguire i flussi clandestini e il riciclaggio di denaro, aveva allertato i suoi superiori in merito al rischio per la &#8220;pubblica incolumità&#8221; rappresentato da un&#8217;imbarcazione ormeggiata da tre mesi, la <strong>Rhosus</strong>, contenente nitrato di ammonio, materiale altamente pericoloso ed esplosivo. Perché ormeggiare per così tanto tempo una nave nel porto? Forse era una truffa, pensava il doganiere. </p>



<p>Tre anni dopo la segnalazione, Skaff viene ritrovato senza vita. E come lui altri personaggi, come il fotografo <strong>Joe Bejjani</strong>, che potrebbe aver visto qualcosa che non avrebbe dovuto vedere, e l&#8217;ex colonnello della dogana del porto di Beirut, <strong>Mounir Abou Rjeily</strong>, amico di Skaff. </p>



<p>Quando il magistrato Bitar ha cercato di riavviare le indagini, nel gennaio 2023, il principale procuratore libanese, un altro giudice, <strong>Ghassan Oweidat</strong>, lo ha duramente attaccato. In tutto questo, nessuno sa ancora oggi cosa sia davvero accaduto al porto di Beirut tre anni fa. Se quello scalo è soprannominato &#8220;la grotta di Ali Baba e dei 40 ladroni&#8221; ci dovrà pur essere un motivo.&nbsp;&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/la-scia-di-omicidi-e-le-indagini-insabbiate-lultimo-mistero-dietro-lesplosione-di-beirut.html">La scia di omicidi e le indagini insabbiate: l&#8217;ultimo mistero dietro l&#8217;esplosione di Beirut</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le indagini sull&#8217;esplosione del porto scuotono ancora Beirut</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-indagini-sullesplosione-del-porto-scuotono-ancora-beirut.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2023 21:01:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Esplosione in Libano]]></category>
		<category><![CDATA[hezbollah]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=381649</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230124181902257_2c85330b109c7841677956cf9c382918-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230124181902257_2c85330b109c7841677956cf9c382918-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230124181902257_2c85330b109c7841677956cf9c382918-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230124181902257_2c85330b109c7841677956cf9c382918-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230124181902257_2c85330b109c7841677956cf9c382918-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230124181902257_2c85330b109c7841677956cf9c382918-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230124181902257_2c85330b109c7841677956cf9c382918-2048x1363.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le indagini per l&#8217;esplosione che il 4 agosto 2020 ha coinvolto il porto di Beirut potrebbero essere arrivate a una svolta. Il giudice incaricato dell&#8217;inchiesta, Tarek Bitar, ha ufficialmente incriminato 13 persone. Tra queste spiccano l&#8217;ex premier Hassan Diab e il procuratore generale Ghassan Oueidat, così come tre magistrati e alcuni ex ministri e funzionari &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-indagini-sullesplosione-del-porto-scuotono-ancora-beirut.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/le-indagini-sullesplosione-del-porto-scuotono-ancora-beirut.html">Le indagini sull&#8217;esplosione del porto scuotono ancora Beirut</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230124181902257_2c85330b109c7841677956cf9c382918-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230124181902257_2c85330b109c7841677956cf9c382918-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230124181902257_2c85330b109c7841677956cf9c382918-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230124181902257_2c85330b109c7841677956cf9c382918-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230124181902257_2c85330b109c7841677956cf9c382918-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230124181902257_2c85330b109c7841677956cf9c382918-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230124181902257_2c85330b109c7841677956cf9c382918-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le indagini per <a href="https://it.insideover.com/societa/cosa-sappiamo-sullesplosione-nel-porto-di-beirut.html">l&#8217;esplosione che il 4 agosto 2020 ha coinvolto il porto di Beirut</a> potrebbero essere arrivate a una <strong>svolta</strong>. Il giudice incaricato dell&#8217;inchiesta, <strong>Tarek Bitar</strong>, ha ufficialmente incriminato 13 persone. Tra queste spiccano l&#8217;ex premier <strong>Hassan Diab </strong>e il procuratore generale <strong>Ghassan Oueidat</strong>, così come tre magistrati e alcuni ex ministri e funzionari della sicurezza. </p>



<p>Tuttavia il rischio adesso è quello di un nuovo <strong>scontro istituzionale</strong>. Come del resto prevedibile vista l&#8217;importanza dei nomi coinvolti. Lo stesso Oueidat ha infatti reso noto al giudice Bitar che l&#8217;indagine da lui curata è considerata sospesa da quasi un anno. E che quindi le convocazioni per gli interrogatori non possono considerarsi valide. </p>



<h2 class="wp-block-heading">A che punto è l&#8217;indagine curata da Tarik Bitar</h2>



<p><a href="https://it.insideover.com/societa/cosa-sappiamo-sullesplosione-nel-porto-di-beirut.html">Era il 4 agosto 2020</a> quando a Beirut, poco dopo le 18:00, un&#8217;esplosione ha devastato sia il porto che gran parte del centro storico della capitale libanese. Le immagini hanno fatto subito il giro del mondo. Una nuvola di fumo ha subito avvolto l&#8217;intera area portuale, destando panico tra le persone. Quel giorno la capitale libanese ha contato almeno 215 morti. Una strage che ha in seguito ha creato ulteriori gravi problemi all&#8217;intero Paese. L&#8217;infrastruttura portuale è diventata infatti in gran parte inutilizzabile, impedendo così a un Libano già finanziariamente al collasso di poter ricevere merci e beni di prima necessità.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Beirut explosion: Video shows new angle of the massive blast" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/LNDhIGR-83w?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_LNDhIGR-83w");</script>
</div></figure>



<p>Le indagini, affidate al giudice <strong>Fadi Sawwan</strong>, hanno subito escluso la matrice terroristica. La pista seguita è stata subito quella del tragico <strong>incidente</strong>. In particolare, l&#8217;esplosione sarebbe stata causata da un incendio divampato in un magazzino dove era stoccato dal 2013 del <strong>nitrato d&#8217;ammonio</strong>. Sull&#8217;incidente quindi sono subito apparse evidenti le <strong>negligenze</strong> da parte di chi avrebbe dovuto controllare. E quindi anche degli alti vertici politici libanesi. Per questo Sawwan ha iniziato a interrogare responsabili della sicurezza e membri del governo. Non appena toccati però i piani più alti del potere libanese, il giudice è stato sollevato dall&#8217;incarico. </p>



<p>A Sawwan è così subentrato Tarek Bitar. Classe 1974, fama di &#8220;incorruttibile&#8221;, su di lui l&#8217;intero Libano ha riposto molte speranze per accertare la verità. Il sui lavoro ha portato in questi giorni quindi all&#8217;accusa contro le 13 persone che a febbraio dovrebbero comparire in tribunale per gli interrogatori. All&#8217;ex premier Diab e ai ministri sono state contestate varie negligenze politiche e amministrative. Al procuratore Oueidat invece è stato contestato il fatto di essere al corrente della pericolosità del magazzino esploso già dal 2019. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le accuse contro il magistrato </h2>



<p>Sull&#8217;indagine però pende la sospensione decretata circa un anno fa dallo stesso procuratore generale. Molti deputati chiamati a essere interrogati infatti, sul finire del 2021 hanno denunciato Bitar di parzialità e di essere andato troppo oltre rispetto al suo potere. Le denunce hanno portato alla sospensione. Nel frattempo diversi partiti hanno chiesto la rimozione del magistrato. A partire da <strong>Hezbollah</strong> e da <strong>Amal</strong>, i due partiti sciiti che nel novembre 2021<a href="https://it.insideover.com/politica/il-libano-ripiomba-nell-incubo-degli-scontri-settari.html"> sono scesi in piazza contro Bitar</a>. Manifestazioni peraltro che hanno causato la morte di almeno sei persone e gravi accuse reciproche con i miliziani delle Forze Libanesi. </p>



<p>Tra i grandi accusatori del magistrato, c&#8217;è<strong> Ali Hasan Khalil</strong>. Ministro delle Finanze nel momento dell&#8217;esplosione del porto ed esponente di Amal, è stata una delle sue denunce a portare alla sospensione del procedimento.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché si rischia un nuovo stallo </h2>



<p>Nonostante la sospensione però, Tarek Bitar ha continuato con il suo lavoro. Fonti contattate dalla <em>Reuters</em> hanno infatti specificato che il magistrato, forte di un&#8217;interpretazione giuridica che contesta le ragioni a monte della sua sospensione, considera ad oggi del tutto valida l&#8217;inchiesta. Ghassan Oueidat non è dello stesso avviso ed è per questo adesso che si rischia uno stallo.</p>



<p>Da una parte c&#8217;è un magistrato che considera aperta l&#8217;inchiesta giudiziaria più importante della storia recente del Libano. Dall&#8217;altra invece, c&#8217;è il procuratore indagato che ritiene l&#8217;indagine ufficialmente sospesa. Nel frattempo, il Libano attende la verità e attende anche la fine dei vari scontri istituzionali che stanno portando verso il baratro il Paese mediorientale. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/le-indagini-sullesplosione-del-porto-scuotono-ancora-beirut.html">Le indagini sull&#8217;esplosione del porto scuotono ancora Beirut</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sotto la polvere di una tragedia</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/il-restauro-che-racconta-la-tragedia-del-libano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Greg Kennedy]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Aug 2022 05:56:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Academy]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Esplosione in Libano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?post_type=reportage&#038;p=363939</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1704" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220808103629271_129ada847717c026f7ad7ff36d678098-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220808103629271_129ada847717c026f7ad7ff36d678098-scaled.jpg 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220808103629271_129ada847717c026f7ad7ff36d678098-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220808103629271_129ada847717c026f7ad7ff36d678098-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220808103629271_129ada847717c026f7ad7ff36d678098-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220808103629271_129ada847717c026f7ad7ff36d678098-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220808103629271_129ada847717c026f7ad7ff36d678098-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Questo reportage è tra i vincitori del corso di reportage della Newsroom Academy tenuto da Daniele Bellocchio. Quando si entra in una mostra d’arte, lo si fa spesso con la consapevolezza che i quadri esposti ci raccontano periodi lontani. Il quadro Maria Maddalena di Artemisia Gentileschi, al contrario, narra di un avvenimento recente: l’esplosione al porto di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/il-restauro-che-racconta-la-tragedia-del-libano.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/il-restauro-che-racconta-la-tragedia-del-libano.html">Sotto la polvere di una tragedia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1704" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220808103629271_129ada847717c026f7ad7ff36d678098-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220808103629271_129ada847717c026f7ad7ff36d678098-scaled.jpg 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220808103629271_129ada847717c026f7ad7ff36d678098-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220808103629271_129ada847717c026f7ad7ff36d678098-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220808103629271_129ada847717c026f7ad7ff36d678098-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220808103629271_129ada847717c026f7ad7ff36d678098-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220808103629271_129ada847717c026f7ad7ff36d678098-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p><div
    class="container" style="--container-max-width: 45rem"
>
    <header>
        <div
    class="stack" style="--stack-space: var(--space-l);"
>
    <div
    class="stack" style="--stack-space: var(--space-s);"
>
    <div
    class="cluster" style="--cluster-space: var(--space-2xs); --justify: flex-start; --align: center;"
>
    <span class="kicker">
                                        <a href="https://it.insideover.com/reportage" class="kicker__content-type">Reportage</a>
                    
                    <span class="kicker__separator">/</span>
        
                                                        <a href="https://it.insideover.com/category/academy?view=cover" class="kicker__taxonomy">
                        Academy
                    </a>
                                        </span>
                    <time class="meta__date" datetime="04.08.2022">
                        04.08.2022
                    </time>
</div>

                <h1 class="article__title">
                    Sotto la polvere di una tragedia
                </h1>

                                    <div class="article__lead">
                        Questo reportage è tra i vincitori del corso di reportage della Newsroom Academy tenuto da Daniele Bellocchio. Quando si entra in una mostra d’arte, lo si fa spesso con la consapevolezza che i quadri esposti ci raccontano periodi lontani. Il&#8230;
                    </div>
</div>

            <div
    class="cluster" style="--cluster-space: var(--space-s); --justify: flex-start; --align: center;"
>
    <div class="contributor">
            <div class="avatar avatar--medium">
            <img decoding="async"
    src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Foto.jpeg" width="768" height="1024" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Foto.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/Foto-225x300.jpeg 225w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" alt="Isabel Demetz" onerror="this.onerror=null;this.srcset=&#039;&#039;;this.src=&#039;https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/avatar-placeholder-7do4tKhQ.svg&#039;;"
/>
    </div>
    
    <div
    class="stack contributor__info"
>
    <address class="contributor__name">
            

            <a href="https://it.insideover.com/autore/isabel-demetz" rel="contributor">
                Isabel Demetz
            </a>
        </address>
</div>
</div>
</div>
</div>
    </header>
</div>

<img decoding="async"
    src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220808103629271_129ada847717c026f7ad7ff36d678098-scaled.jpg" width="2560" height="1704" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220808103629271_129ada847717c026f7ad7ff36d678098-scaled.jpg 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220808103629271_129ada847717c026f7ad7ff36d678098-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220808103629271_129ada847717c026f7ad7ff36d678098-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220808103629271_129ada847717c026f7ad7ff36d678098-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220808103629271_129ada847717c026f7ad7ff36d678098-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220808103629271_129ada847717c026f7ad7ff36d678098-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" alt="" onerror="this.onerror=null;this.srcset=&#039;&#039;;this.src=&#039;https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg&#039;;"
/>
<div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <h2>Questo reportage è tra i vincitori del <strong><a href="https://it.insideover.com/courses/corso-di-giornalismo-di-reportage" target="_blank" rel="noopener">corso di reportage della Newsroom Academy</a></strong> tenuto da Daniele Bellocchio.</h2><p>Quando si entra in una mostra d’arte, lo si fa spesso con la consapevolezza che i quadri esposti ci raccontano periodi lontani. Il quadro <em>Maria Maddalena</em> di Artemisia Gentileschi, al contrario, narra di un avvenimento recente: l’esplosione al porto di Beirut del 4 agosto 2020.</p><h2>L’esplosione</h2><p>Verso le 17:40 del 4 agosto 2020, una grande colonna di fumo si innalza dal porto della città di Beirut, capitale del Libano. In uno dei suoi depositi è scoppiato un incendio. Alle 18:08, la città viene scossa da una delle esplosioni non-nucleari più grandi mai registrate nella storia. Del porto rimane un cratere, vetri, pareti e tetti vengono danneggiati nel raggio di 5 km, l’esplosione viene addirittura percepita fino a Cipro, a 200 km di distanza. Nella deflagrazione perdono la vita 218 persone, tra le quali i pompieri chiamati a combattere le fiamme. 7.000 persone vegono ferite gravemente e più di 300.000 rimangono senza una casa.</p><p>Nei giorni successivi si scopre la causa dell’esplosione: 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, confiscate da una nave mercantile nel 2014, erano state lasciate nel porto: avrebbero dovuto essere depositate lì solo temporaneamente, in attesa di trovare una sistemazione definitiva. Oltre al costo umano, l’esplosione distrugge case, scuole, musei, edifici storici e culturali.</p><p>Tra questi anche il Palazzo Sursock-Cochrane, residenza della famiglia Sursock, all’interno del quale, al momento dell’esplosione, si trovano due dipinti di Artemisia Gentileschi, appartenenti alla collezione privata della famiglia: “Maria Maddalena” e “Ercole e Onfale”.</p>
    </div>
</div>    
    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="719" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/beirut094_1-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-364286" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/beirut094_1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/beirut094_1-300x112.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/beirut094_1-1024x383.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/beirut094_1-768x287.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/beirut094_1-1536x575.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/beirut094_1-2048x766.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>“Nel corso delle ricerche per la mia tesi magistrale, avevo attribuito i due dipinti ad Artemisia Gentileschi, ma chi è che avrebbe ascoltato un neolaureato ventenne? Mi avrebbero deriso.”, racconta Gregory Buchakjian, artista e studioso di storia dell’arte libanese.</p>
<p>La storia dell’identificazione di questi quadri, risale infatti agli anni ’90. In quel periodo, come parte della sua tesi di magistrale, Buchakjian aveva cercato di catalogare e identificare i quadri appartenenti alla collezione privata della famiglia Sursock, tenuta all’interno del palazzo residenziale.</p>
<p>“Sapevo che i dipinti erano di origine napoletana. La mia supposizione era che fossero stati portati dall’Italia verso la fine dell’800, in occasione del matrimonio tra l’italiana Donna Maria Teresa Serra di Cassano e Alfred Bey Sursock.”, spiega Buchakjian.<br />
“Molto probabilmente sono passati per lo stesso porto, dove secoli dopo è avvenuta l’esplosione che li ha danneggiati.”</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-364295 aligncenter" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/beirut045-1024x394.jpg" alt="" width="1024" height="394" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/beirut045-1024x394.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/beirut045-300x115.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/beirut045-768x295.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/beirut045-1536x591.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/beirut045-2048x787.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>

    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Per quanto fosse difficile l’attribuzione, non essendoci documentazione adeguata, Buchakjian era certo che i quadri fossero opera di Artemisia Gentileschi. Ma la conferma definitiva è arrivata appena trent’anni dopo, a ridosso dei tragici fatti il 4 agosto 2020.</p>
<p>“Sono entrato nel Palazzo Sursock una settimana dopo l’esplosione. Nessuno aveva toccato nulla, era come se si fosse fermato il tempo”,  racconta Buchakjian. “Le fotografie diffuse dai notiziari non rendono giustizia a quello che era lo stato reale del Palazzo e della città.”</p>
<p>Buchakjian è entrato nella residenza dei Sursock, accompagnato da due colleghi, Camille Tarazi e Georges Boustany, per valutare lo stato dell’edificio e delle opere della collezione. Al loro arrivo, l’artista ricorda di avere ritrovato la famiglia Cochrane-Sursock in un profondo stato di choc, incapaci persino di parlare. Lady Cochrane, figlia di Alfred Bey Sursock e Donna Maria, gravemente ferita dall’esplosione, è morta poco dopo, il 31 agosto 2020, all’età di 98 anni. Con i padroni di casa calati nel silenzio, Buchakjian inizia un difficile compito: salvare le tele.</p>
<p>“Mi muovevo per il Palazzo come se fosse casa mia. Ero munito di fotocamera, un metro e un taccuino. Sapevo solo di dover creare un inventario delle opere. È qui che è riemersa la questione dei due quadri di Artemisia Gentileschi.” I quadri della collezione Sursock realizzati dalla pittrice italiana sono “Ercole e Onfale” e “Maria Maddalena”.</p>
<figure id="attachment_363942" aria-describedby="caption-attachment-363942" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-363942" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/1-1024x685.png" alt="" width="1024" height="685" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/1-1024x685.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/1-300x201.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/1-768x513.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/1-1536x1027.png 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/1-2048x1369.png 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-363942" class="wp-caption-text">Palazzo Sursock after the explosion, on the left wall the painting &#8220;Hercules and Onfale&#8221; by Artemisia Gentileschi, Beirut, August 2020 (Photo: Gregory Buchakjian)</figcaption></figure>

    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Grazie a un articolo riguardante il suo lavoro all’interno del Palazzo, la “scoperta” di Buchakjian ha ricevuto molta attenzione e ben presto la sua attribuzione è stata confermata anche da altri studiosi.</p>
<p>Di uno dei due quadri, però, si erano inizialmente perse le tracce.<br />
“Il primo giorno che sono entrato nel palazzo, l’opera “Maria Maddalena” risultava scomparsa. Era rimasta soltanto la sagoma che aveva lasciato sulla parete. Ai piedi di essa, un cumulo di detriti.”, è così che Buchakjian capisce, che l’opera si trovava sotto le macerie.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-363950 aligncenter" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/3-1-1024x722.png" alt="" width="1024" height="722" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/3-1-1024x722.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/3-1-300x212.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/3-1-768x542.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/3-1-1536x1083.png 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/3-1-2048x1444.png 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>

    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>“I pezzi di vetro, legno e soffitto erano incastrati uno nell’altro. Temevo che quel fragile equilibrio sarebbe crollato a momenti, danneggiando ulteriormente il quadro. Tirarlo fuori da quei detriti fu una decisione di pochi secondi. Dovetti staccarlo dalla cornice originale, rimasta incastrata a una trave. È un miracolo che la tela fosse in condizioni così buone”.</p>
<p>In effetti, l’opera risulta molto meno danneggiata rispetto a “Ercole e Onfale”. Questa, infatti, presenta danni maggiori, tra i quali un largo strappo nella tela, che hanno reso il suo trasporto temporaneamente impossibile. “Maria Maddalena”, invece, ha preso la via dell&#8217;Italia per il restauro.</p>
<figure id="attachment_363951" aria-describedby="caption-attachment-363951" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-363951" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/2-1024x728.png" alt="" width="1024" height="728" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/2-1024x728.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/2-300x213.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/2-768x546.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/2-1536x1093.png 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/2-2048x1457.png 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-363951" class="wp-caption-text">The painting &#8220;Hercules and Onfale&#8221; damaged by the explosion, Beirut, August 2020 (Photo: Gregory Buchakjian)</figcaption></figure>

    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <h2>Il restauro</h2>
<p>“Ogni quadro ha una sua storia.”, racconta Andrea Cipriani, responsabile del restauro del quadro. “Io ci penso quando restauro. Chissà cosa ha visto questo quadro, essendo appeso ad una parete, chissà se ha cambiato proprietario e dove è stato. Il quadro della Gentileschi, ad esempio, è partito da Napoli in seguito ad un matrimonio. È stato scelto proprio questo tra altri, per chissà quali motivi, forse affettivi, forse economici.”</p>
<p>Non di tutte le opere però, possiamo conoscere la storia. Di alcune non ci resta che supporre la strada che hanno percorso, come spiega il restauratore, altre vengono perse, ancora prima di arrivare da noi.</p>
<p>“Siamo stati fortunati perché questa opera poteva andare distrutta, come succede a molte altre. Spesso mi capita di immaginare gli accadimenti vissuti dalle opere che restano. In questo caso, ad esempio, mi immagino che, ovviamente in un’esplosione, la prima cosa che uno salva è sé stesso, ma, mentre lascia la casa, riesce a portarsi via tre cose e tra queste c’è proprio questo quadro. Così l’opera arriva a noi, quando, probabilmente, un’altra non ci arriverà mai, perché per un motivo a noi sconosciuto non si è salvata.”</p>
<p>Della “Maria Maddalena”, qualche conferma della sua storia arriva proprio tramite l’intervento di recupero. Il primo passo è il restauro conservativo, come spiega Cipriani, anche noto come restauro strutturale. Questo include, tra l’altro, lo smontaggio del dipinto dal telaio e la rintelatura, il risanamento e la sutura degli strappi.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-363949 aligncenter" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/5-1-1024x687.png" alt="" width="1024" height="687" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/5-1-1024x687.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/5-1-300x201.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/5-1-768x515.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/5-1-1536x1030.png 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/5-1.png 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>È nel corso di questa prima fase dell’intervento che il restauratore ha potuto scoprire un dettaglio che altrimenti sarebbe rimasto nascosto: durante lo smontaggio del dipinto dal telaio, ha rinvenuto delle piccole schegge di vetro. “Molto probabilmente una testimonianza dell’esplosione che ha investito il luogo dove si trovava il quadro”, spiega Cipriani.</p>
<p>Al restauro conservativo è seguita la pulitura che ha permesso il ritrovamento dei colori originali. Come racconta il restauratore, però, “dal punto di vista tecnico non c’era molto da scoprire. I pigmenti e la tecnica utilizzati dalla Gentileschi erano già noti e coincidevano con quello che risultava dall’analisi del quadro.”</p>
<figure id="attachment_363944" aria-describedby="caption-attachment-363944" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-363944" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/6-1024x581.png" alt="" width="1024" height="581" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/6-1024x581.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/6-300x170.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/6-768x435.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/6.png 1113w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-363944" class="wp-caption-text">A glass fragment found during the restoration of the painting, Florence, 2022 (Photo: Andrea Cipriani)</figcaption></figure>

    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Il restauro estetico, che include anche il ritocco pittorico, è invece completamente reversibile. “Questo processo non deve essere invasivo e dev’essere compatibile con i materiali originali dell’opera. Se tra qualche secolo un altro restauratore dovesse lavorarci, basterà usare un leggero solvente, per cancellare il mio intervento e riportare alla luce lo stato originale del quadro.” Infatti, la finalità del restauro è quella di ridare all’opera un’uniformità e una godibilità dell’insieme.</p>
<p>Cipriani lavora come restauratore da 30 anni, collaborando insieme a altre quattro persone nel suo laboratorio a Firenze. “Il mio lavoro è quello da tramite, sono un tramite tra un periodo della storia di un’opera e un altro.”</p>
<p>Nel caso della “Maria Maddalena”, non è però solo il restauratore a fare da tramite, bensì è il quadro stesso che, nel suo stato danneggiato, ha reso tangibile una tragedia. Portando con sé una piccola testimonianza di quella che è stata la distruzione vissuta durante il 4 agosto.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-363958 aligncenter" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/8-1024x867.jpg" alt="" width="1024" height="867" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/8-1024x867.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/8-300x254.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/8-768x650.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/8-1536x1300.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>

    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <h2>Il Libano adesso</h2>
<p>Le tracce dell’esplosione sono state cancellate dalla superficie della “Maria Maddalena”. Sulla popolazione libanese, invece, le conseguenze di quel giorno pesano tuttora.</p>
<p>“Il porto è nelle stesse condizioni del giorno dell’esplosione. Ho portato lì mio cugino in visita dalla Francia. È rimasto traumatizzato, tanto quanto i testimoni diretti.”, racconta Jana Mahmoud, studentessa alla Lebanese American University di Beirut.</p>
<p>“Il 4 agosto mi trovavo a casa. Vivo in montagna, ma l’esplosione l’ho percepita lo stesso. Ho iniziato a scrivere ad amici per capire se fossero vivi. L’incertezza è stata la cosa peggiore. Le notizie in Libano circolano lentamente e ci sono volute ore prima di scoprire cos’era successo&#8221;.</p>

    </div>
</div>    
    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="719" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/beirut099_1-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-364287" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/beirut099_1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/beirut099_1-300x112.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/beirut099_1-1024x383.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/beirut099_1-768x288.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/beirut099_1-1536x575.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/beirut099_1-2048x767.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>&#8220;La gestione degli sfollati poi, è stata vergognosa. Il governo è intervenuto appena il giorno dopo. Le persone che avevano appena perso casa, parenti e amici, sono state costretta a passare la notte per strada. Chi aveva la possibilità era sceso in città ad aiutare, dando acqua e cibo a chi aveva appena perso tutto.”</p>
<p>Il 10 agosto, il governo, accusato di essere il responsabile dell’esplosione, perché a conoscenza del carico di nitrato di ammonio, si è dimesso. 13 mesi dopo, il 10 settembre 2021, è stata finalmente annunciata la formazione di un nuovo governo. “Noi non abbiamo un governo, un governo è formato da persone buone, ma queste non sono persone buone. Non gli importa se più di 200 persone sono morte per colpa loro.”, Jana Mahmoud.</p>
<p>La speranza in un cambiamento politico però rimane bassa. Il 15 di maggio si sono tenute le elezioni in Libano, ma il settarismo che divide i libanesi per credo e partito politico è ancora troppo radicato nella popolazione e tutto rende impossibile un vero cambiamento.</p>
<p>“Li stanno spaventando di nuovo con l’incubo della guerra civile, dicendo che se non manteniamo l’ordine creato con il settarismo, ritorneremo a combatterci per strada. La realtà però è che attualmente stiamo peggio che durante la guerra civile.”, così sempre Jana, riferendosi alla crisi economica nella quale sta sprofondando il paese.</p>
<figure id="attachment_338885" aria-describedby="caption-attachment-338885" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-338885" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA21376542-1024x683.jpeg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA21376542-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA21376542-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA21376542-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA21376542-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA21376542-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-338885" class="wp-caption-text">Proteste contro il governo nell&#8217;agosto del 2020</figcaption></figure>

    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Il debito pubblico libanese ha toccato 175% del PIL nel 2021, con alcune stime che arrivano al 495% del PIL. La lira libanese continua a svalutarsi, con il tasso di cambio lira libanese verso dollaro che a gennaio 2022 ha raggiunto il picco di 32.000 lire per dollaro.<br />
Un chilo di pane, che nel 2019 costava 1.500 lire, ora ne costa 13.000.<br />
Se, quindi, il restauro del dipinto di Artemisia Gentileschi rappresenta un piccolo passo verso il ritorno alla normalità per una famiglia, non si può dire lo stesso per i libanesi che restano imprigionati in un&#8217;amara realtà.</p>

    </div>
</div><div class="bottom-page">
    <div class="bottom-page-content text-center d-flex justify-content-center flex-column">
        <div data-aos="zoom-in">
            <div class="authors authors--footer">
                    
                            <div class="authors__group">
                                            <div class="authors__label mb-2">
                            Testo di
                        </div>
                    
                    <div class="authors__link-list">
                                                                                    <a class="authors__link" href="https://it.insideover.com/autore/isabel-demetz">
                                    Isabel Demetz
                                </a>
                                                                        </div>
                </div>
                        </div>

        </div>

        <svg  data-aos="zoom-in" version="1.1" id="mainlogo" class="mt-5" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" xmlns:xlink="http://www.w3.org/1999/xlink" x="0px" y="0px" viewBox="0 0 139.8 72.5" style="enable-background:new 0 0 139.8 72.5; fill: #eae522; height: 70px;" xml:space="preserve">
            <g>
                <path d="M6.5,1.2V71L0,72.5V0L6.5,1.2z"></path>
                <path d="M18.5,3.5l6.4,1.2v62.2l-6.4,1.4l-2.7-31.3l0,31.9l-6.6,1.5V1.7L15.6,3l2.8,30.3L18.5,3.5z"></path>
                <path d="M43.2,34.6v24.9l-3.7,4.1l-8.4,1.9l-3.6-3.2V40l6.5-0.2V58l2.7-0.4V39.4l-9.2-7.7V9.2l3.6-3.3l8.9,1.7l3.1,4V27l-6.4-0.4
                l0-12.9l-2.7-0.4l-0.2,13.6L43.2,34.6z"></path>
                <path d="M52.5,9.9v50.9l-6.5,1.5V8.7L52.5,9.9z"></path>
                <path d="M73.4,56.2V13.9l11.8,2.2v4.7L79.9,20v11.4l5.3,0.1v4.4l-5.3,0.2V50l5.3-0.9v4.4L73.4,56.2z"></path>
                <path d="M101.8,24l5.1-1.4l1.6,24.2l1.4-25l5-1.4l-3.6,41.7l-6.1-2.3L101.8,24z"></path>
                <path d="M115.9,63.8V20.1l9.6-2.7v6l-4.6,1v13.4l4.6,0.1v6.1l-4.5-0.2V60l4.5,1.5v5.8L115.9,63.8z"></path>
                <path d="M139.8,17.2l-2.5-3L127,17l0.1,50.9l4.9,1.9V44.5l2.8,0.2v26l4.9,1.8V43.6l-1.3-2.5l1.3-2.7V17.2z M134.9,38l-2.8,0V21.9
                l2.8-0.6V38z"></path>
                <path d="M87.6,27.8v25.7l12.6,4.6V24.3L87.6,27.8z M95.3,51.8L92.6,51V30.8l2.7-0.7V51.8z"></path>
                <path d="M67.4,12.8l-12.3-2.4v49.7l11.2-2.5l4.4-4.2V16.3L67.4,12.8z M64.3,52.7l-2.7,0.4V17.3l2.7,0.4V52.7z"></path>
            </g>
        </svg>
    </div>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/il-restauro-che-racconta-la-tragedia-del-libano.html">Sotto la polvere di una tragedia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le tre crisi infiammate dalla guerra in Ucraina</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/le-tre-crisi-infiammate-dalla-guerra-in-ucraina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 May 2022 07:12:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[crisi alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Esplosione in Libano]]></category>
		<category><![CDATA[guerra civile in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=354660</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220429144918413_8ab96618055160a4b245dce2e4dc5bcd-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220429144918413_8ab96618055160a4b245dce2e4dc5bcd-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220429144918413_8ab96618055160a4b245dce2e4dc5bcd-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220429144918413_8ab96618055160a4b245dce2e4dc5bcd-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220429144918413_8ab96618055160a4b245dce2e4dc5bcd-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220429144918413_8ab96618055160a4b245dce2e4dc5bcd-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220429144918413_8ab96618055160a4b245dce2e4dc5bcd-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra in Ucraina ha messo a dura prova l&#8217;economia e l&#8217;alimentazione di molte aree del mondo. Questo il caso di Siria, Libano e Libia. Questi tre Paesi attraversano crisi analoghe e battaglie comuni come l’inflazione alle stelle, una crisi istituzionale che imperversa e in almeno due casi guerre civili che durano da anni. Un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-tre-crisi-infiammate-dalla-guerra-in-ucraina.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-tre-crisi-infiammate-dalla-guerra-in-ucraina.html">Le tre crisi infiammate dalla guerra in Ucraina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220429144918413_8ab96618055160a4b245dce2e4dc5bcd-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220429144918413_8ab96618055160a4b245dce2e4dc5bcd-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220429144918413_8ab96618055160a4b245dce2e4dc5bcd-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220429144918413_8ab96618055160a4b245dce2e4dc5bcd-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220429144918413_8ab96618055160a4b245dce2e4dc5bcd-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220429144918413_8ab96618055160a4b245dce2e4dc5bcd-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220429144918413_8ab96618055160a4b245dce2e4dc5bcd-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La guerra in Ucraina ha messo a dura prova l&#8217;economia e l&#8217;alimentazione di molte aree del mondo. Questo il caso di <strong>Siria</strong>, <strong>Libano</strong> e <strong>Libia</strong>. Questi tre Paesi attraversano crisi analoghe e battaglie comuni come l’inflazione alle stelle, una crisi istituzionale che imperversa e in almeno due casi guerre civili che durano da anni. Un pericoloso mix esasperato dal conflitto che insanguina l&#8217;Est Europa.</p>
<h2>La Siria tra mancanza di cibo e crisi turca</h2>
<p>Il Paese dopo undici anni di conflitto è al collasso e la situazione è stata aggravata dalla pandemia di Covid-19. Almeno il 90% della popolazione vive sotto la soglia di povertà e gran parte di essa dipende dagli aiuti umanitari ma a adesso le forniture alimentari internazionali, indispensabili per il sostentamento della popolazione, vengono dirottate dalla Siria all’Ucraina creando così una gravissima crisi alimentare e umanitaria. Secondo un <a href="https://reliefweb.int/report/syrian-arab-republic/syria-11-years-hunger-drought-and-collapsing-economy-threatens-even-more">rapporto</a> dell&#8217;Ocha (Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari) più del 60% della popolazione siriana &#8211; 12 milioni di persone &#8211; soffre la fame e non riesce a mettere cibo in tavola. Le organizzazioni umanitarie non riescono più a reperire cibo &#8211; principalmente farina e olio &#8211; a causa della guerra russo-ucraina e del drastico aumento dei prezzi.</p>
<p>Il <strong>World Food Program</strong> ha già annunciato che dovrà ridurre i pacchetti alimentari destinati alle famiglie siriane poiché con l’aumento dei prezzi alimentari è moltiplicato se non triplicato anche il costo degli aiuti stessi. I fondi insomma sono limitati e le crisi a cui sopperire aumentate. Questo ha portato il Paese ad attingere alle riserve di grano che, già molto ridotte, dureranno solo per qualche mese. La produzione locale, già quasi inesistente, è stata messa a dura prova da un periodo di grave siccità, il peggiore in più di 70 anni, che ha colpito l&#8217;accesso all&#8217;acqua potabile. La crisi idrica ha decimato il raccolto di grano locale con una produzione scesa di 2,8 milioni di tonnellate nel 2020 ad appena 1,05 milioni di tonnellate nel 2021.</p>
<p>La Siria è stata toccata e influenzata anche dalla <strong>crisi economica turca</strong> che ha reso la situazione ancora più complicata a quella zona del Paese che ha adottato la lira turca come valuta. Ankara ha visto la sua moneta perdere di almeno il 44% del suo valore, quasi la metà, e questo ha portato a un aumento del prezzo del carburante e dei prodotti alimentari. Si stima che i prezzi dei prodotti alimentari siano aumentati del 65% e quelli del carburante siano passati da 1,37 dollari al litro in aprile a 1,35 nel marzo del 2022. La crisi della lira turca ha colpito in particolare la zona di Idlib, controllata da quello che resta dei ribelli siriani e che vive sotto la valuta turca da un anno a questa parte.</p>
<p>Già a gennaio i prezzi erano aumentati dell’86%. Ma non è solo la connessione monetaria il problema, anche quella commerciale ha il suo peso. Nel nord del Paese tutto viene importato e poco o niente prodotto, questo porta ovviamente la popolazione ad essere quasi completamente dipendente da Ankara. I siriani di Idlib faranno fatica a far fronte agli shock dei prezzi e ad ogni oscillazione della lira turca l’economia siriana ne risente particolarmente.</p>
<p>Mentre la crisi promette di peggiorare, le organizzazioni umanitarie chiedono di avere più fondi per poter fronteggiare la situazione e poter fornire cibo e assistenza alla popolazione siriana. Il direttore esecutivo del World Food Program, David Beasley ha detto che servirebbero almeno 480 milioni di dollari ma che riusciranno a finanziarne solo il 31% lasciando così scoperti milioni di persone che hanno bisogno di assistenza. Le organizzazioni che operano nella zona di Idlib inoltre non riescono a trovare donatori stranieri perché riluttanti a investire in progetti di stabilizzazione nell&#8217;area a causa della presenza turca e della morsa dell&#8217;organizzazione islamista <strong>Hayat Tahrir Al-Sham</strong> sulle autorità locali.</p>
<h2>Libano e quella dipendenza da Kiev</h2>
<p>Tra chi fa i conti con la fame c&#8217;è sicuramente il Libano. Il paese soffre la mancanza di cibo dal 2019, quando il debito pubblico ha raggiunto i massimi livelli con circa il 170% del Pil, facendo sprofondare il Paese in una gravissima crisi finanziaria. Il baratro è stato raggiunto nel 2020 quando è stata dichiarata la bancarotta non riuscendo a ripagare la prima tranche di debito su un eurobond emesso nel 2010. La conseguenza immediata di questa crisi finanziaria è stata la svalutazione della lira libanese rispetto al dollaro. D’un tratto il paese, chiamato la Svizzera del Medio Oriente per il suo alto tenore di vita, si è ritrovato con gli scaffali vuoti e con prezzi altissimi. Una condizione che non poteva andar bene per le tasche dei libanesi che disponevano di salari svalutati in brevissimo tempo, infatti il potere di acquisto si è ridotto del 90% e circa il 70% della popolazione vive sotto o al limite della soglia di povertà. Il cibo è diventato un bene di lusso, in un Paese dove le importazioni di generi alimentari supera il 28% delle importazioni totali e che riguarda una vasta gamma di generi alimentari.</p>
<p>A tutto questo si è aggiunge la tonnellata di grano andata distrutta nell’esplosione del porto di Beirut del 2020, dove erano stipati vari silos di grano. Il Libano importa più dell’80% del suo grano dall’Ucraina e adesso soffre della riduzione di importazione di grano dal suo principale fornitore e dall’aumento dei prezzi. La farina è pesantemente razionata e i prezzi del pane sestuplicati.</p>
<p>La crisi ha anche toccato l’aspetto energetico. Il Paese importa tutto il petrolio e il gas che consuma aggirandosi sui 30 milioni di dollari. A marzo un’isteria di massa ha imperversato nella popolazione che ha assaltato le stazioni di servizio per precedere l’aumento dei prezzi sul gasolio. Il problema energetico potrebbe avere ripercussioni più gravi di quelle del grano poiché genererebbe pressioni inflazionistiche che andrebbero ad attaccare l’intera economia libanese, già al collasso da due anni. L’elettricità viene razionata e le città ne possono usufruire solo per poche ore al giorno di conseguenza tutte le attività rimangono ferme comprese quelle alimentari come panifici e supermercati. Uno scenario pericoloso che potrebbe anche riaprire le vecchie ferite della guerra civile.</p>
<h2><span style="font-family: 'TT Travels', sans-serif; font-size: 1.8rem;">Libia: un caos politico e umanitario</span></h2>
<p>Altra area di crisi che con la guerra in Ucraina ha visto peggiorare la sua situazione economica e sociale è la Libia che è dipendente del 90% dal grano ucraino e russo. Al contrario del Libano, la Libia ha una scorta strategica di grano che potrebbe permettere al Paese di sopravvivere alla crisi per tre mesi ma la situazione rimane grave dal momento in cui i panifici non riescono più a rivendere il pane al prezzo precedente. Ma stranamente è la crisi energetica il vero problema della Libia a causa della guerra.</p>
<p>Nonostante sia ricca di petrolio, membro dell’Opec e fornitore per molti paesi, la Libia deve comprare il gas straniero perché non riesce a sopperire al consumo interno, esponendosi così ai prezzi di mercato e alle sue oscillazioni. Tutto questo in una situazione politico istituzionale delicata che vede conflitto tra due governi autoproclamatisi legittimi. Un esecutivo con sede a Tripoli riconosciuto dal mondo occidentale e un altro eletto a <strong>Tobruk</strong> sostenuto da Mosca. Questi due governi non convengono tra di loro riguardo a come gestire i sussidi e approvare i cambiamenti negli stanziamenti di bilancio. Ma i disaccordi non si esauriscono nelle sedi esecutive. A peggiorare ulteriormente vi sono la <strong>National Oil Corporation</strong> e la Banca Centrale della Libia che da marzo non riescono a trovare un accordo su dove depositare gli introiti della vendita di petrolio. Queste divergente comportano uno stallo e un ritardo nelle mosse strategiche volte a tamponare la crisi ma soprattutto ad alleviare l’aumento dei prezzi sulle materie prime.</p>
<p>A differenza degli altri due paesi la questione politico istituzionale gioca un ruolo preponderante nell’ambito della guerra in Ucraina. La rivalità tra i due esecutivi è diventata più feroce per la vicinanza tra Tobruk e Mosca. Quest’ultima infatti è l’unica ad aver riconosciuto il governo guidato da Fathi Bashagha aprendo così un’altra spaccatura con l’Onu e l’Occidente. Malgrado ciò Bashagha vuole comunque mantenere le distanze da Mosca e il 26 marzo ha incontrato l’ambasciatore ucraino annunciando il suo sostengo al popolo ucraino. Ma ricordiamo che nel paese sono stanziati i mercenari russi del gruppo Wagner che dal 2019 hanno avuto un grande impatto sulla guerra libica e sulla spaccatura in seno alle istituzioni. Ed è questo uno degli elementi di crisi scaturiti dalla guerra Ucraina. Mosca potrebbe utilizzate la Libia e le risorse che vi ha dispiegato nella lotta contro l’Occidente. La Libia ridiventa così una pedina nello scacchiere Russia-Occidente debole delle sue crisi interne.<span class="Apple-converted-space"> Una matassa difficile da districare che allontana sempre di più la possibilità di andare al voto.<br />
</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-tre-crisi-infiammate-dalla-guerra-in-ucraina.html">Le tre crisi infiammate dalla guerra in Ucraina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Beirut a un anno dall&#8217;esplosione del 4 agosto 2020</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/beirut-a-un-anno-dall-esplosione-del-4-agosto-2020.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Aug 2021 03:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Beirut]]></category>
		<category><![CDATA[Esplosione in Libano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=326711</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Libano-porto-di-Beirut-dopo-esplosione-Getty.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libano, area del porto dopo esplosione" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Libano-porto-di-Beirut-dopo-esplosione-Getty.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Libano-porto-di-Beirut-dopo-esplosione-Getty-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Libano-porto-di-Beirut-dopo-esplosione-Getty-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Libano-porto-di-Beirut-dopo-esplosione-Getty-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il tempo a Beirut è fermo alle 18:08 del 4 agosto 2020. Fa caldo in città in quel momento, il pomeriggio scorre normalmente tra uffici ancora aperti e locali per i più giovani già ben frequentati. Anche da queste parti si cerca di mettere in secondo piano lo spettro di una pandemia in grado di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/beirut-a-un-anno-dall-esplosione-del-4-agosto-2020.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/beirut-a-un-anno-dall-esplosione-del-4-agosto-2020.html">Beirut a un anno dall&#8217;esplosione del 4 agosto 2020</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Libano-porto-di-Beirut-dopo-esplosione-Getty.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libano, area del porto dopo esplosione" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Libano-porto-di-Beirut-dopo-esplosione-Getty.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Libano-porto-di-Beirut-dopo-esplosione-Getty-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Libano-porto-di-Beirut-dopo-esplosione-Getty-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Libano-porto-di-Beirut-dopo-esplosione-Getty-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il tempo a <strong>Beirut</strong> è fermo alle 18:08 del 4 agosto 2020. Fa caldo in città in quel momento, il pomeriggio scorre normalmente tra uffici ancora aperti e locali per i più giovani già ben frequentati. Anche da queste parti si cerca di mettere in secondo piano lo spettro di una pandemia in grado di acuire gli atavici problemi sociali ed economici. Poco dopo le 18, chi si trova nella zona del porto nota una densa colonna di fumo. Si pensa a un incendio e in tanti scendono dalle proprie auto o si affacciano dagli edifici per filmare la scena. Nessuno si immagina quello a cui si sta per assistere: la colonna di fumo <a href="https://www.youtube.com/watch?v=yNH4eE3RYUM">si trasforma improvvisamente in una nube</a> in grado di avvolgere ogni cosa nel raggio di decine di metri e il rumore dell&#8217;esplosione che ne consegue è talmente forte da essere avvertito a chilometri di distanza. Nel giro di pochi secondi Beirut cade nell&#8217;abisso della <strong>devastazione</strong>. La città è distrutta, nel caos e i suoi abitanti vagano smarriti per le strade per capire cosa è accaduto.</p>
<h2>Le cause dell&#8217;esplosione</h2>
<p>La capitale libanese non è certo nuova a episodi simili. I suoi abitanti più anziani ricordano i rumori del conflitto andato avanti fino al 1990. Quelli più giovani hanno bene in mente i bombardamenti dei quartieri meridionali durante la <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-guerra-tra-israele-ed-hezbollah-del-2006.html">guerra tra Israele ed Hezbollah</a> del 2006. Nessuno dimentica inoltre le bombe dei kamikaze spesso in azione tra i locali della movida di Beirut. In quel momento però la città è in pace. Non ci sono guerre, non ci sono conflitti e non ci sono allarmi particolari sul fronte terroristico.<a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/nitrato-ammonio-ecco-lipotesi-sulle-esplosioni-beirut-1881559.html"> L&#8217;esplosione delle 18:08</a> coglie tutti di sorpresa. C&#8217;è chi immagina un&#8217;improvvisa nuova escalation, chi invece l&#8217;apertura di un nuovo fronte. Le autorità però si affrettano nel parlare subito di <strong>incidente</strong>. Forse una fabbrica di fuochi di artificio andata in fiamme oppure un incendio non controllato in un deposito del porto, sono queste le prime cause a cui si fa riferimento sia nei comunicati ufficiali che sui social.</p>
<p>Soltanto in serata si fa strada l&#8217;ipotesi a oggi ancora la più accreditata e che riguarda il coinvolgimento di un magazzino dove da anni sono stoccate 2.750 tonnellate di <a href="https://it.insideover.com/societa/nitrato-dammonio-cose-e-perche-e-cosi-diffuso-nel-mondo.html"><strong>nitrato d&#8217;ammonio</strong></a>. Le indagini virano subito su questa pista. In particolare, tutto sarebbe partito da un altro locale dell&#8217;hangar 12 del porto dove in quel pomeriggio risultano in corso ordinari lavori di saldatura. Durante l&#8217;azione di alcuni operai, divampa un incendio che nessuno riesce a domare in tempo. Le fiamme quindi raggiungono per l&#8217;appunto il magazzino dove dal 2014 sono accatastate tonnellate di nitrito d&#8217;ammonio. Si tratta di un materiale molto pericoloso, confiscato in quell&#8217;anno dalla nave <em><strong>Rhosus</strong></em> e lasciato lì per anni senza particolari misure di sicurezza. Non appena l&#8217;incendio raggiunge lo stabile dove si trova il nitrato, l&#8217;esplosione è inevitabile.</p>
<h2>Il Libano in ginocchio</h2>
<p>Quel pomeriggio nell&#8217;area portuale di Beirut muoiono <strong>207 persone</strong>. Tra loro ci sono operai a lavoro nelle vicinanze, addetti e funzionari dello scalo, ma anche cittadini in transito per caso da quella zona in quel momento. Vittime e feriti però si contano anche nei quartieri limitrofi. L&#8217;onda d&#8217;urto travolge due terzi della capitale libanese. Tre ospedali risultano distrutti, molte ambasciate situate anche a diversi chilometri di distanza sono seriamente danneggiate, tra i feriti non a caso risulta il console del Kazakistan. Nel centro storico di Beirut molti edifici sono dichiarati inagibili, diversi monumenti danneggiati, luoghi di culto e di aggregazione vengono chiusi perché pericolanti. Si stima che almeno 300.000 persone sono costrette a passare la notte fuori casa per motivi di sicurezza. Molte di loro ancora oggi non sono riuscite a riprendere possesso delle proprie abitazioni. In totale, i danni secondo il governo libanese si aggirano sui 15 miliardi di dollari.</p>
<p>Ma la cicatrice non è solo fisica e non riguarda solo Beirut. É l&#8217;intero Libano a essere sconvolto. Il porto della capitale assorbe buona parte dei commerci che riguardano il Paese. Con lo scalo fuori uso, l&#8217;economia nei mesi successivi subisce ulteriori gravi battute d&#8217;arresto. Arrivano meno merci, scarseggiano i viveri, si riducono i collegamenti con l&#8217;estero. Il Libano già nei mesi precedenti si trova in una drammatica situazione sociale. Il primo ministro <strong>Hassan Diab</strong> ha assunto l&#8217;incarico dopo le <a href="https://it.insideover.com/politica/anche-il-libano-in-fiamme-proteste-a-beirut-e-nelle-principali-citta-del-paese.html">proteste</a> che sconvolgono la stessa Beirut nel dicembre 2019, prima ancora della pandemia. Manifestazioni causate da un profondo malessere e innescate da uno stallo politico mai risolto. L&#8217;esplosione del 4 agosto dunque scava un solco ancora più profondo all&#8217;interno della società. Un baratro da cui ancora oggi risulta difficile uscire.</p>
<h2>Una ricostruzione che non inizia</h2>
<p>A distanza di un anno il Libano è a metà tra il ricordo e la <strong>rabbia</strong>. La popolazione commemora le vittime e va con la mente al momento dell&#8217;esplosione. Al tempo stesso però emerge il malcontento per quanto non ancora fatto. Dopo l&#8217;episodio del 4 agosto 2020, il Paese dei credi ha chiesto nuovi cambiamenti, per il momento non ancora visti. Sul fronte politico, il premier Diab ha rassegnato le dimissioni, al suo posto è stato incaricato ancora una volta<strong> Saad Hariri</strong> ma il nuovo governo non ha mai visto la luce. Veti tra partiti e settori della società stanno bloccando il processo decisionale. Oggi, con un Paese messo alle strette, Beirut è ancora governata da un esecutivo dimissionario e che non può porre in essere le necessarie riforme. Né tanto meno può far partire la ricostruzione della capitale. Il Libano è ancora fermo alle 18:08 del 4 agosto, le macerie fisiche e morali dell&#8217;esplosione non sono nemmeno state raccolte. Soprattutto tra i giovani a emergere in questo contesto è un preoccupante senso di frustrazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/beirut-a-un-anno-dall-esplosione-del-4-agosto-2020.html">Beirut a un anno dall&#8217;esplosione del 4 agosto 2020</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nuova esplosione in Libano: colpita roccaforte di Hezbollah</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/nuova-esplosione-in-libano-colpita-roccaforte-di-hezbollah.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2020 15:19:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Esplosione in Libano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=290391</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="727" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/forte-esplosione-a-Beirut-Libano-La-Presse-e1600787846508.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libano, nuovo gigantesco incendio al porto di Beirut (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/forte-esplosione-a-Beirut-Libano-La-Presse-e1600787846508.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/forte-esplosione-a-Beirut-Libano-La-Presse-e1600787846508-300x145.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/forte-esplosione-a-Beirut-Libano-La-Presse-e1600787846508-1024x496.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/forte-esplosione-a-Beirut-Libano-La-Presse-e1600787846508-768x372.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Dopo neanche due mesi dalla terribile esplosione che ha devastato il porto di Beirut &#8211; e sulla quale non è ancora stata fatta completa chiarezza -, fonti locali hanno diffuso la notizia di un&#8217;altra forte esplosione nel sud del Libano. Precisamente nella zona di Ain Qana, regione di Nabatieh, una roccaforte di Hezbollah. Per alcuni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/nuova-esplosione-in-libano-colpita-roccaforte-di-hezbollah.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/nuova-esplosione-in-libano-colpita-roccaforte-di-hezbollah.html">Nuova esplosione in Libano: colpita roccaforte di Hezbollah</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="727" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/forte-esplosione-a-Beirut-Libano-La-Presse-e1600787846508.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libano, nuovo gigantesco incendio al porto di Beirut (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/forte-esplosione-a-Beirut-Libano-La-Presse-e1600787846508.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/forte-esplosione-a-Beirut-Libano-La-Presse-e1600787846508-300x145.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/forte-esplosione-a-Beirut-Libano-La-Presse-e1600787846508-1024x496.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/forte-esplosione-a-Beirut-Libano-La-Presse-e1600787846508-768x372.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Dopo neanche due mesi dalla terribile esplosione che ha devastato il porto di Beirut &#8211; e sulla quale non è ancora stata fatta completa chiarezza -, fonti locali hanno diffuso la notizia di un&#8217;altra <strong>forte esplosione</strong> nel sud del Libano. Precisamente nella zona di Ain Qana, regione di Nabatieh, una<a href="https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2020/09/22/libano-esplosione-sud-diversi-feriti_fK1g5UF3B8rxcHrgcFMyiM.html"> roccaforte di Hezbollah</a>. Per alcuni potrebbe trattarsi di un deposito di armi controllato dal &#8220;partito di dio&#8221;. È già stata confermata la presenza di vittime da una parte dei media. Notizia cui si è aggiunta, pochi minuti dopo, quella dell&#8217;incendio che ha interessato il porto di Tripoli, seconda città del Paese dei cedri. Secondo il portale <em>Naharnet</em>, il rogo &#8211; subito domato in base a quanto detto dal direttore del porto Ahmed Tamer &#8211; si sarebbe sviluppato in una struttura usata come luogo per la manutenzione delle barche. Un incendio che ha preoccupato sia per le tempistiche che per il ricordo di quello da cui è scaturita la devastante esplosione del 4 agosto a Beirut.</p>
<p>Mentre la popolazione libanese cerca di rialzarsi dalla terribile esplosione che ha mostrato le letali conseguenze dello stoccaggio clandestino di oltre 2.700 tonnellate di nitrato di ammonio &#8211; che ha provocato 192 morti e 6.500 feriti &#8211; una seconda, nuova, esplosione, scuote il paese e mostra come il Libano sia una terra inquieta e piena di &#8220;arsenali&#8221; segreti. Quello che secondo fonti del giornale <em>An Nahar</em> era un &#8220;edificio&#8221; di Hezbollah nell&#8217;area che fa capo al villaggio di Ain Qana, è saltato in aria questo pomeriggio, segnando il cielo con una densa colonna di fumo nero che continua ad alimentare una nuvola che può essere notata anche a dieci di chilometri di distanza. Distanza dalla quale è stata chiaramente udita l&#8217;esplosione.</p>
<p>Stando all&#8217;emittente libanese <em>Al Jadeed, </em>l&#8217;esplosione avrebbe provocato danni a un edificio che è stato immediatamente circondato da un cordone di sicurezza di uomini di Hezbollah. Mentre<a href="https://www.haaretz.com/middle-east-news/.premium-strong-blast-heard-in-southern-lebanese-town-state-media-report-1.9176514"><em> Haaretz</em></a>, giornale israeliano, riferisce già di un &#8220;<strong>deposito di armi</strong> appartenente al gruppo libanese Hezbollah&#8221; &#8211; partito sostenuto dall&#8217;Iran che vi avrebbe stoccato armi come munizioni e mine risalenti alla guerra combattuta nel 2006 da Libano e Israele. Secondo le fonti consultate dagli israeliani le cause sarebbero da ricondurre ad un &#8220;errore tecnico&#8221;. Lo avrebbero confermato anche fonti interne all&#8217;intelligence. Fonti che sicuramente non sarebbero all&#8217;oscuro della presenza di un rifugio di Hezbollah nella zona, e dell&#8217;abitazione di un esponente del movimento sciita libanese Hezbollah &#8211; informazione riportata dal quotidiano panarabo <em>Asharq al Awsat</em>. Una versione completamente discorde però da altre fonti locali: che avrebbero ridotto il tutto all&#8217;esplosione di un deposito di carburante che serviva una <strong>stazione di servizio </strong>nel Libano meridionale.</p>
<p>Sebbene le cause restino sconosciute, la maggior parte dei media considera l&#8217;errore tecnico quale motivo dell&#8217;esplosione. Sarebbe quindi da escludere lo zampino del famigerato Mossad che spesso ha condotto operazioni di sabotaggio per eliminare obiettivi sensibili mentre sono nascosti nei loro rifugi insospettabili. Operazioni &#8220;chirurgiche&#8221;, che nulla avrebbero a che fare dunque con l&#8217;incidente di Beirut, e limitano al massimo il rischio di vittime collaterali per colpire con precisione obiettivi militari come potrebbe essere questo. Sospetti che comunque vengono già rimbalzati in alcune emittenti libanesi, dal momento che, come riportano i media, l&#8217;agenzia di stampa statale del Libano ha affermato che l&#8217;esplosione di Ain Qana sarebbe avvenuta &#8220;in concomitanza con l’intensa presenza di aerei israeliani nella zona&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/nuova-esplosione-in-libano-colpita-roccaforte-di-hezbollah.html">Nuova esplosione in Libano: colpita roccaforte di Hezbollah</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il dramma della crisi idrica libanese</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/il-dramma-della-crisi-idrica-libanese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2020 06:29:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Esplosione in Libano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=288671</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="811" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Diga-di-Bisri-scaled-e1599633012513.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Diga-di-Bisri-scaled-e1599633012513.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Diga-di-Bisri-scaled-e1599633012513-300x127.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Diga-di-Bisri-scaled-e1599633012513-1024x432.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Diga-di-Bisri-scaled-e1599633012513-768x324.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Diga-di-Bisri-scaled-e1599633012513-1536x649.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Diga-di-Bisri-scaled-e1599633012513-2048x865.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono tante le ferite che negli ultimi anni attanagliano il Libano: la crisi economica e politica, il dilagare della corruzione, le proteste di piazza fino al dramma dell’esplosione di circa un mese fa. Ma in cima alle priorità della ricostruzione libanese resta la grave crisi idrica che paralizza tutto il resto. Acqua scarsa, acqua inquinata &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-dramma-della-crisi-idrica-libanese.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-dramma-della-crisi-idrica-libanese.html">Il dramma della crisi idrica libanese</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="811" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Diga-di-Bisri-scaled-e1599633012513.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Diga-di-Bisri-scaled-e1599633012513.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Diga-di-Bisri-scaled-e1599633012513-300x127.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Diga-di-Bisri-scaled-e1599633012513-1024x432.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Diga-di-Bisri-scaled-e1599633012513-768x324.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Diga-di-Bisri-scaled-e1599633012513-1536x649.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Diga-di-Bisri-scaled-e1599633012513-2048x865.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sono tante le ferite che negli ultimi anni attanagliano il <strong>Libano</strong>: la <a href="https://it.insideover.com/societa/la-crisi-politica-del-libano-spiegata.html">crisi economica e politica</a>, il dilagare della corruzione, le proteste di piazza fino al dramma dell’esplosione di circa un mese fa. Ma in cima alle priorità della ricostruzione libanese resta la <strong>grave crisi idrica</strong> che paralizza tutto il resto.</p>
<h2>Acqua scarsa, acqua inquinata</h2>
<p>Beirut e tutto il resto del Libano pagano lo scotto di anni di inefficienze, sprechi, corruzione che hanno mancato di garantire servizi fondamentali come <strong>acqua potabile sicura</strong>, corrente elettrica a ciclo continuo e un adeguato servizio di <strong>smaltimento dei rifiuti</strong>. Tutte carenze che non hanno fatto altro che moltiplicare i rischi di crisi sanitarie gettando benzina sul fuoco delle proteste. Stime recenti evidenziano che il 20% della popolazione libanese non è collegata all&#8217;acqua corrente, mentre la restante parte non può comunque fare affidamento su erogazioni stabili e quotidiane, spesso ricevendo accesso solo a 1-3 ore di acqua al giorno: la popolazione quindi ricorre a costose acque in bottiglia e in cisterna, costo che colpisce in modo sproporzionato i più poveri.</p>
<p>A questo si aggiungono gravi problemi di <strong>contaminazione delle acque</strong>: nel 2017 l’acqua libanese era seconda solo a quella statunitense per contaminazione da sostanze plastiche. Il quadro già grave, segnato dall’assenza del più elementare dei diritti, diventa una catastrofe nella cornice internazionale dell’emergenza Covid. Ad aggravare ulteriormente la situazione sanitaria, la presenza di un milione e mezzo di rifugiati siriani in territorio libanese.</p>
<p>Mentre il Libano è ricco d&#8217;acqua rispetto ad altri Paesi vicini, le risorse idriche rinnovabili pro capite del Paese sono al di sotto della soglia di povertà idrica, fissata a 1.000 metri cubi pro capite all&#8217;anno. Solo una parte dell&#8217;acqua di piena dei fiumi può essere catturata nelle dighe e alcune acque sotterranee fluiscono inutilizzate verso il mare. Sorgenti e acquiferi sono oggi di gran lunga le principali fonti di approvvigionamento di acqua potabile: ne è un esempio, infatti, la città di Sidone i cui pozzi sono in grado di rifornire agevolmente la città, ben oltre il suo fabbisogno. Ma si tratta di una rarità. Queste fonti, inoltre, sono esposte al rischio <strong>salinizzazione</strong> per via dell’eccessivo pompaggio e subiscono la concorrenza di migliaia di pozzi illegali aperti qui e lì senza criterio.</p>
<p>La grossa difficoltà del Libano è quella che hanno dovuto affrontare le principali società contemporanee: separare i flussi di acqua potabile e quello dei liquami al fine di garantire alla popolazione acqua potabile ed uno smaltimento efficiente delle acque reflue. Le risorse idriche sono inquinate dagli scarichi domestici e dalle fosse biologiche, non sono sottoposte né a clorazione tantomeno a filtraggio o diluizione. Inoltre, fertilizzanti e pesticidi, rifiuti ospedalieri, batteri coliformi e benzine fanno il resto. Una situazione, questa, che secondo uno <a href="https://www.unicef.org/lebanon/water-sanitation-and-hygiene-program">studio dell’UNICEF</a> riguarda quasi il 70% delle acque nazionali (si pensi al caso del fiume Ghadir, ricettacolo di metalli pesanti).</p>
<h2>Il caso della diga di Bisri</h2>
<p>Sul territorio libanese insistono diversi progetti legati all’acqua potabile e al trattamento delle acque reflue. L’Arabia Saudita, ad esempio, è intervenuta su Sidone e Sour, l’Unione Europea ha finanziato diversi progetti nel Paese come anche Giappone e Stati Uniti.</p>
<p>Il progetto della <strong><em>Bisri dam</em></strong> andrebbe a beneficio di oltre 1,6 milioni di persone che vivono nella “Grande Beirut” (di cui 460.000 vivono con meno di 4 dollari al giorno) che avrebbero accesso ad un servizio di approvvigionamento idrico senza più costi aggiuntivi per fonti d&#8217;acqua alternative. La nuova rete idrica permetterebbe di ridurre la pressione sulle acque sotterranee e diminuire l&#8217;intrusione di acqua salata costiera. Il progetto è uno dei più grandi della Banca mondiale nel Paese: un prestito di 474 milioni di dollari assieme al sostegno della Banca islamica per lo sviluppo e al governo del Libano, che avrebbe dovuto finanziare parallelamente la diga.</p>
<p><strong>Il progetto, però, è stato bloccato</strong>. Lo scorso 5 settembre la Banca mondiale ha annullato l&#8217;erogazione del prestito annunciandolo con una <a href="https://www.worldbank.org/en/news/factsheet/2020/09/04/bisri-dam-project-cancelation">nota</a>, sottolineando ripetutamente la necessità di &#8220;un processo consultivo aperto, trasparente e inclusivo&#8221;. Inizialmente approvata dal governo libanese nel 2015 per un costo totale di 617 milioni di dollari, la diga aveva da tempo suscitato critiche da parte degli ambientalisti, la cui voce si è fatta più minacciosa dopo la <a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/nitrato-ammonio-ecco-lipotesi-sulle-esplosioni-beirut-1881559.html">tragedia del porto di Beirut</a>. La diga dovrebbe essere costruita su una faglia sismica e gli ambientalisti temono possa incrementare il rischio di terremoti. Così, il progetto aveva avuto una prima sospensione a giugno, per poi essere ridiscusso questo settembre. Secondo la Banca Mondiale il governo libanese, inoltre, non ha risposto circa il relativo piano di compensazione ecologica e sulle disposizioni per le operazioni e la gestione della diga.</p>
<p>Il timore è che il faraonico piano idrico possa andare ad impantanarsi nelle consuete dinamiche della politica locale, trasformandosi in una miniera d’oro per pochi o, peggio ancora, in una cattedrale nel deserto.</p>
<h2>Ripartire dall’acqua</h2>
<p>Il XXI secolo è e sarà segnato dai conflitti idrici più che da quelli petroliferi. Il Libano lo sa bene essendo una nazione penalizzata dalla conformazione geografica, dalla geopolitica e dalla storia. È indubbio, però, che buona parte delle difficoltà idriche del Paese nascono dalla cattiva politica che ha fatto scempio di quella che un tempo fu la “Svizzera del Medio Oriente”.</p>
<p>Nel prossimo futuro il Libano, come tutti i suoi vicini, dovrà ripartire dai bisogni primari, come l’acqua, per costruire un futuro decorso. Dovrà lottare contro le devianze del settarismo, tessere buone relazioni internazionali con i Paesi che offrono aiuto ma anche con i nemici storici. Presto o tardi sarà tempo di dialogare anche con i vicini più scomodi al fine di giungere, sotto i migliori auspici internazionali, ad un piano ragionato di condivisione delle acque. Prima che i giovani, attanagliati dalla fame di futuro e di acqua lascino per sempre il Paese dei cedri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-dramma-della-crisi-idrica-libanese.html">Il dramma della crisi idrica libanese</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Ungheria in prima linea nel soccorso del Libano</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lungheria-in-prima-linea-nel-soccorso-del-libano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2020 13:28:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani mediorientali]]></category>
		<category><![CDATA[Esplosione in Libano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=285327</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Viktor-Orban.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Viktor Orban (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Viktor-Orban.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Viktor-Orban-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Viktor-Orban-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Viktor-Orban-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Ungheria è stata fra i primi Paesi a manifestare e a praticare solidarietà nei confronti del Libano e lo ha fatto nelle ore immediatamente successive alla tremenda esplosione di Beirut. Le azioni del governo Orban non sono da leggere come un semplice atto di diplomazia umanitaria in un momento di grande sofferenza ma anche come &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lungheria-in-prima-linea-nel-soccorso-del-libano.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lungheria-in-prima-linea-nel-soccorso-del-libano.html">L&#8217;Ungheria in prima linea nel soccorso del Libano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Viktor-Orban.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Viktor Orban (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Viktor-Orban.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Viktor-Orban-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Viktor-Orban-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Viktor-Orban-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;Ungheria è stata fra i primi Paesi a manifestare e a praticare solidarietà nei confronti del Libano e lo ha fatto nelle ore immediatamente successive alla tremenda<a href="https://it.insideover.com/societa/lesplosione-di-beirut-e-la-pista-siriana.html"> esplosione di Beirut</a>. Le azioni del governo Orban non sono da leggere come un semplice atto di diplomazia umanitaria in un momento di grande sofferenza ma anche come l&#8217;espressione più palese dell&#8217;impegno preso l&#8217;anno scorso con i cristiani del Medio Oriente.</p>
<h2>La donazione</h2>
<p>Il 5 agosto, a meno di un giorno dall&#8217;esplosione del porto di Beirut, il governo ungherese <a href="https://hungarytoday.hu/hungary-help-lebanon-beirut/">ha annunciato</a> l&#8217;accreditamento di<strong> un milione di euro</strong> sul conto dell&#8217;Hungary Helps Programme su iniziativa personale del primo ministro <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/da-piazza-degli-eroi-alla-scena-europea-chi-e-viktor-orban.html">Viktor Orban</a>. La somma è stata messa a disposizione della Chiesa maronita e servirà due obiettivi: aiutare le vittime nell&#8217;immediato, soddisfando le loro necessità, e supportare la futura ricostruzione.</p>
<p>Nella stessa giornata, una volta appreso del decesso di Nazar Najarian, Orban ha anche scritto e indirizzato una lettera di condoglianze al Partito falangista libanese.</p>
<p>Il protagonismo, e soprattutto il tempismo, di Budapest non è passato inosservato. Il ministro degli esteri libanese, Charbel Wahba, <a href="https://hungarytoday.hu/szijjarto-hungary-lebanon-catholics/">ha ringraziato</a> via telefono l&#8217;omologo ungherese, Peter Szijjarto, mentre il patriarca della chiesa maronita, Bechara Boutros al-Rahi, <a href="https://hungarytoday.hu/maronite-patriarch-thanks-hungary-for-aid/">ha ringraziato </a>Orban per la donazione e per la celerità con cui è stata effettuata, avendo ricevuto la somma la mattina del 6 agosto.</p>
<p>L&#8217;impegno del governo Orban non si è esaurito nella donazione perché la mattina del 6 agosto, mentre sui conti della chiesa maronita veniva accreditato un milione di euro, a Beirut<a href="https://hungarytoday.hu/hungary-lebanon-disaster-management-expert/"> è atterrata</a> una piccola squadra composta da cinque esperti in gestione delle catastrofi.</p>
<h2>L&#8217;impegno con i cristiani mediorientali</h2>
<p>L&#8217;agenda estera di Orban per i cristiani del Medio Oriente è il frutto di un lungo percorso di maturazione intellettuale da parte di Fidesz che si è materializzato definitivamente e integralmente a cavallo fra la fine dell&#8217;anno scorso e l&#8217;inizio di quest&#8217;anno.</p>
<p>Il 30 ottobre 2019<a href="https://www.insideover.com/religion/russias-return-as-defender-of-christianity.html"> aveva avuto luogo</a> una bilaterale a Budapest fra il presidente russo, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-vladimir-putin.html">Vladimir Putin</a>, e il primo ministro ungherese, Orban, durante la quale si era discusso, fra le altre cose, di creare un meccanismo di azione coordinata per migliorare le condizioni di vita dei cristiani in Medio Oriente e, più in generale, nel mondo musulmano.</p>
<p>Secondo Tristan Azbej, il segretario di Stato per l&#8217;aiuto dei cristiani perseguitati, i due leader avevano parlato della possibilità di istituire un&#8217;alleanza internazionale composta da nazioni interessate a combattere la cristianofobia e a porre fine alla persecuzione mondiale dei cristiani, che è ormai prossima a raggiungere livelli da <strong>genocidio</strong> in diverse parti del pianeta.</p>
<p>Il governo ungherese aveva presentato la proposta a Putin, che avrebbe mostrato dell&#8217;interesse a riguardo, comunicando che sarebbero stati forniti più dettagli nei mesi successivi. Infine, nell&#8217;attesa di formalizzare l&#8217;alleanza, i due leader avevano raggiunto un accordo teso ad estendere la cooperazione bilaterale in campo umanitario, in particolare nel supporto dei cristiani in Nord Africa e Medio Oriente.</p>
<p>Il 14 febbraio, invece, aveva avuto luogo<a href="https://it.insideover.com/politica/il-futuro-della-democrazia-secondo-orban.html"> un incontro ufficiale</a> fra <a href="https://it.insideover.com/politica/la-visione-geopolitica-di-papa-francesco.html">papa Francesco</a> e <strong>János Áder</strong>, il presidente dell’Ungheria, durante la quale erano stati discussi numerosi temi: giustizia sociale, crisi dei rifugiati, persecuzione dei cristiani nel mondo, promozione e difesa della famiglia naturale, tutela dell’ambiente, presente e futuro dell’Europa.</p>
<p>Il pontefice era stato ufficialmente invitato a partecipare al 52esimo Congresso eucaristico internazionale, previsto a Budapest il prossimo settembre ma rimandato al 2021 a causa della pandemia, che sarebbe l’occasione ideale per dedicare un<strong> viaggio apostolico</strong> al Paese, che non riceve visite pontificie dal lontano 1996.</p>
<p>Nei giorni precedenti all&#8217;incontro fra il pontefice e il presidente ungherese, Azbej aveva preso parte alla cerimonia inaugurale dell’Alleanza internazionale per la libertà di religione, tenutasi a Washington a inizio febbraio, durante la quale aveva pubblicizzato l&#8217;immagine del governo, esponendone i risultati: 50 milioni di euro destinati a progetti umanitari in Africa e Medio Oriente, almeno 70mila cristiani aiutati.</p>
<h2>La visione di Orban</h2>
<p>Orban, attraverso Fidesz, sta tentando di accreditarsi, agli occhi della Chiesa cattolica e del mondo intero, come un politico realmente interessato alla delicata questione della <strong>persecuzione dei cristiani</strong> e alla conservazione dell’identità e dei valori cristiani in Ungheria ed in Europa. Coerentemente con questa ambizione, negli ultimi anni, ma soprattutto negli ultimi mesi, sono state dedicate numerose risorse alla protezione dei cristiani perseguitati nel mondo e dei cristiani in generale.</p>
<p>A gennaio, l&#8217;Hungary Helps Programme<a href="https://hungarytoday.hu/hungary-helps-scheme-eur-16m-aid-programme-uganda/"> aveva annunciato</a> l&#8217;avvio di uno schema di aiuti da <strong>16 milioni</strong> di euro per l&#8217;Uganda, progettato per ridurre i rischi di conflitti interetnici e interreligiosi nel Paese per mezzo del miglioramento delle condizioni di vita dei suoi abitanti. Quattro mesi dopo, a maggio, lo stesso ente <a href="https://greekcitytimes.com/2020/05/16/hungary-contributes-money-to-restore-churches-destroyed-by-illegal-immigrants-on-greek-island/">aveva inviato</a> 30mila dollari all&#8217;isola di Lesbo (Grecia) per pagare il ritinteggiamento e l&#8217;acquisto dei materiali necessari per riportare all&#8217;agibilità alcune chiese vandalizzate dai richiedenti asilo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lungheria-in-prima-linea-nel-soccorso-del-libano.html">L&#8217;Ungheria in prima linea nel soccorso del Libano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nitrato d’ammonio: cos&#8217;è e perché è così diffuso nel mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/nitrato-dammonio-cose-e-perche-e-cosi-diffuso-nel-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2020 15:47:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Esplosione in Libano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=285121</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Beirut.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Beirut.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Beirut-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Beirut-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Beirut-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il famigerato nitrato di ammonio, formula chimica NH4NO3, sarebbe il responsabile della strage di Beirut. Che si tratti di un attentato o di una sfortunata catena di eventi, nelle ultime ore si è diffuso il nome di questa sostanza sconosciuta ai più ma molto più comune di quello che si crede. Cos&#8217;è Il composto chimico &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/nitrato-dammonio-cose-e-perche-e-cosi-diffuso-nel-mondo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/nitrato-dammonio-cose-e-perche-e-cosi-diffuso-nel-mondo.html">Nitrato d’ammonio: cos&#8217;è e perché è così diffuso nel mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Beirut.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Beirut.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Beirut-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Beirut-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Beirut-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il famigerato <strong>nitrato di ammonio</strong>, formula chimica NH<sub>4</sub>NO<sub>3</sub>, sarebbe il responsabile della <a href="https://it.insideover.com/societa/uno-squarcio-su-beirut.html"><strong>strage di Beirut</strong></a>. Che si tratti di un attentato o di una sfortunata catena di eventi, nelle ultime ore si è diffuso il nome di questa sostanza sconosciuta ai più ma molto più comune di quello che si crede.</p>
<h2>Cos&#8217;è</h2>
<p>Il composto chimico è utilizzato prevalentemente come <strong>fertilizzante</strong> (viene applicato sotto forma di granuli e si dissolve rapidamente quando esposto all&#8217;umidità, permettendo all&#8217;azoto di essere rilasciato nel terreno), ma è diventato negli anni uno strumento utile a produrre, con maggiore facilità, <strong>esplosivi</strong>. E’ facile, dunque, capire come una sostanza del genere faccia il giro del mondo passando attraverso miniere e siti militari. Sostanza cristallina inodore, è stata la causa di numerose esplosioni industriali nel corso dei decenni: tra questi, un&#8217;esplosione in un impianto di fertilizzanti del Texas del 2013 che ha ucciso 15 persone, in uno stabilimento chimico di Tolosa, in Francia, che nel 2001 ha ucciso 31 persone.</p>
<p>Ma ad appropriarsene non solo più soltanto agenzie “riconosciute” ma <strong>terroristi e guerriglieri</strong> di tutto il Mondo: il nitrato, mescolato ad ordigni semplici e benzine, è divenuta la terribile arma in mano ai veicoli kamikaze nei teatri iracheni e afgani post 11 settembre. Due tonnellate sono state usate per creare la bomba nell&#8217;attacco di Oklahoma City del 1995 che ha distrutto un edificio federale, uccidendo 168 persone. Queste formule sono sicuramente meno costose e più abbordabili di altre, come ad esempio l’esplosivo al plastico che, sul mercato nero, può arrivare anche a costare 2000 euro al chilogrammo.</p>
<p>Cosa è successo a Beirut resta ancora un mistero. Tuttavia, in normali condizioni di stoccaggio e senza calore molto elevato, è difficile accendere il nitrato di ammonio, ha dichiarato all&#8217;agenzia di stampa AFP Jimmie Oxley, professore di chimica all&#8217;Università del Rhode Island. &#8220;Se si guarda il video [dell&#8217;esplosione di Beirut], quella è stata una reazione incompleta&#8221;. &#8220;Suppongo che ci sia stata una piccola esplosione che ha scatenato la reazione del nitrato di ammonio &#8211; sia che quella piccola esplosione sia stata un incidente o qualcosa di intenzionale&#8221;.</p>
<p>Il nitrato di ammonio è un ossidante: intensifica la combustione e consente ad altre sostanze di infiammarsi più facilmente, ma non è di per sé molto combustibile. Ecco perché ci sono generalmente regole molto rigide su dove può essere immagazzinato: per esempio, deve essere tenuto lontano da combustibili e fonti di calore. Molti paesi dell&#8217;Unione Europea, per questa ragione, richiedono che il carbonato di calcio venga aggiunto al nitrato di ammonio per creare nitrato di ammonio di calcio, più sicuro. Negli Stati Uniti, i regolamenti sono stati inaspriti in modo significativo dopo l&#8217;attacco di Oklahoma City. In base agli standard antiterrorismo delle strutture chimiche, ad esempio, le strutture che immagazzinano più di 900 kg di nitrato di ammonio sono soggette a ispezioni.</p>
<h2>Perché nel porto di Beirut</h2>
<p>I <em>competitors</em> che producono ufficialmente nitrato di ammonio nel mondo sono numerosi ma almeno una decina di loro (dalla Russia all’Europa, dall’India al Medio Oriente, passando per gli Usa) possono ritenersi leader del mercato: tra questi l’egiziana Abu Qir Fertilizers è il vero leader mediorientale nel settore.</p>
<p>Il materiale, inquesto caso, proveniva da una nave di proprietà di un uomo d&#8217;affari russo, secondo quanto riportato dalla televisione libanese. Le autorità libanesi nel 2014 avevano sequestrato 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio da una nave moldava chiamata <em>Rhosus</em>, (fonte canale televisivo LBCI). Il <em>Rhosus</em> è di proprietà di <strong>Igor Grechushkin</strong>, cittadino russo residente a Cipro. Il noto sito di investigazione giornalistica <a href="https://www.bellingcat.com/news/mena/2020/08/04/what-just-blew-up-in-beirut/">Bellingcat</a> ha rilevato che il composto era apparentemente conservato in grandi sacchi accatastati l&#8217;uno sull&#8217;altro. L&#8217;immagine mostra grandi sacchi con l&#8217;etichetta &#8220;Nitroprill&#8221;. Nitropril (con una L) è il nome commerciale di una forma di nitrato di ammonio prodotto da Orica, multinazionale australiana tra i maggiori fornitori al mondo di esplosivi commerciali e sistemi di brillamento per i mercati minerario, estrattivo, petrolifero, del gas e delle costruzioni. A causa della leggera differenza nell&#8217;ortografia del nome, è possibile che i sacchi visti nella foto siano una “imitazione” del prodotto originario o che siano legati ad una società brasiliana chiamata <em>Nitro Prill Bombeamento de Explosivos</em>, l’unica al mondo, pare, ad utilizzare questa denominazione.</p>
<p>La nave stava viaggiando dalla Georgia al Mozambico nel 2013, quando si è verificata un&#8217;anomalia e ha fatto una sosta non programmata a Beirut. Poco dopo, secondo quanto riferito, Grechushkin dichiarò bancarotta e &#8220;abbandonò&#8221; la nave lì, lasciando l&#8217;equipaggio bloccato per mesi prima che il nitrato di ammonio potesse essere scaricato e collocato nell&#8217;Hangar 12 del porto di Beirut, una grande struttura grigia di fronte alla principale autostrada nord-sud del paese all&#8217;ingresso principale della capitale. Da allora, le autorità del porto hanno chiesto almeno cinque volte la rimozione di quel carico pericoloso temendo il peggio, come è poi accaduto. Erano allo studio perfino tre proposte ben articolate: esportare il nitrato di ammonio, consegnarlo all&#8217;esercito libanese o venderlo alla <em>Lebanese Explosives Company</em>. Tutte proposte rimaste lettera morta e che si sono perse nella cattiva e corrotta gestione del porto che, non a caso, è chiamato dai locali “Cavernadi Alì Babà e dei quaranta ladroni” per la grande quantità di fondi statali rubati lì nel corso dei decenni.</p>
<h2>Geopolitica del nitrato di ammonio</h2>
<p>Il nitrato di ammonio si trova come minerale naturale nelle regioni più aride del <strong>deserto di Atacama</strong> in Cile, spesso come crosta a terra o in combinazione con altri minerali. Il nitrato di ammonio è stato estratto lì in passato, tuttavia, oggi quasi il 100% della sostanza chimica attualmente utilizzata è di provenienza sintetica.</p>
<p>Il caso ha voluto che, tra la crisi <strong>Covid-19</strong> e l&#8217;incombente recessione economica, questi prodotti siano divenuti essenziali. Si stima il <a href="https://apnews.com/457dc991ec7742d7b7cbcdf8aadc1468">mercato dei nitrati di ammonio</a> in tutto il mondo crescerà di circa 2,4 miliardi di dollari USA. Giappone, Germania e Stati Uniti sembrano le nazioni destinate ad avere la leadership produttiva del composto: le mutevoli relazioni tra la Cina e il resto del mondo, inoltre, influenzeranno la concorrenza e le opportunità del mercato del nitrato stesso. Il monitoraggio continuo per i segni emergenti di una possibile nuova crisi post-Covid-19 dell&#8217;ordine mondiale è un in questi mesi un imperativo categorico per imprese e i loro astuti leader, che cercano di trovare successo nel panorama in evoluzione del mercato dei fertilizzanti.</p>
<p>Un punto fondamentale per comprendere i flussi di questi materiali è la natura sempre più incerta della geopolitica e delle tensioni commerciali nel mercato globale. Un esempio di ciò sono state le sanzioni statunitensi contro l&#8217;Iran che hanno provocato un reindirizzamento dei flussi commerciali.  Stessa cosa dicasi per il conflitto geopolitico tra Russia e Ucraina o per il caso del porto di Yuzhny sul Mar Nero, dove molti prodotti azotati vengono esportati nel mercato globale. Nuovi sviluppi ha fatto registrare il Brasile negli ultimi due anni, con le attività legate all’azoto da parte del gigante <strong>Petrobras</strong>. A ciò si aggiungono i casi di paesi dove si sono verificati massicci interventi statali nel settore dei fertilizzanti come l&#8217;India, dove la Vijay Gas Industry Pvt. Ltd. si colloca come una delle aziende leader del settore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/nitrato-dammonio-cose-e-perche-e-cosi-diffuso-nel-mondo.html">Nitrato d’ammonio: cos&#8217;è e perché è così diffuso nel mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Uno squarcio su Beirut</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/uno-squarcio-su-beirut.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2020 09:55:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Esplosione in Libano]]></category>
		<category><![CDATA[Hezbollah (Partito di Dio)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=285060</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Il-fumo-sulla-citt%C3%A0-di-Beirut.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Il-fumo-sulla-citt%C3%A0-di-Beirut.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Il-fumo-sulla-citt%C3%A0-di-Beirut-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Il-fumo-sulla-citt%C3%A0-di-Beirut-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Il-fumo-sulla-citt%C3%A0-di-Beirut-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Ogni tanto, a Beirut, capita ancora di vedere i vecchi edifici svuotati dai colpi di proiettile. Il cemento è sottile, quasi cavo, e sembra che quelle case, abitate da chissà chi, siano state rosicchiate da gigantesche termiti. Spostandosi un po&#8217; più in periferia, invece, si trovano ancora strutture sventrate da bombe e missili. E poco &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/uno-squarcio-su-beirut.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/uno-squarcio-su-beirut.html">Uno squarcio su Beirut</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Il-fumo-sulla-citt%C3%A0-di-Beirut.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Il-fumo-sulla-citt%C3%A0-di-Beirut.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Il-fumo-sulla-citt%C3%A0-di-Beirut-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Il-fumo-sulla-citt%C3%A0-di-Beirut-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Il-fumo-sulla-citt%C3%A0-di-Beirut-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Ogni tanto, a Beirut, capita ancora di vedere i vecchi edifici svuotati dai colpi di proiettile. Il cemento è sottile, quasi cavo, e sembra che quelle case, abitate da chissà chi, siano state rosicchiate da gigantesche termiti. Spostandosi un po&#8217; più in periferia, invece, si trovano ancora strutture sventrate da bombe e missili. E poco importa che questi siano gli ultimi resti di una conflitto fratricida che ha insanguinato il Paese per oltre 15 anni o quelli dell&#8217;ultima guerra con Israele. Beirut è una città che conserva la memoria e per questo sa che le esplosioni &#8211; di qualsiasi natura esse siano, come nel caso di ieri &#8211; indicano importanti cambiamenti in arrivo.</p>
<p>Come il 13 aprile del 1975, giorno in cui inizia ufficialmente la prima guerra civile libanese. <strong>Pierre Gemayel</strong>, il fondatore delle Falangi, sta assistendo insieme ad altre persone alla consacrazione di una chiesa nel quartiere di &#8216;Ayn al-Rummāna. All&#8217;improvviso appare un&#8217;automobile, dalla quale partono alcuni colpi di mitra che uccidono quattro persone del gruppo di Gemayel e ne feriscono sette. Gli uomini delle <em>Kataeb</em> cercano la vendetta e l&#8217;otterranno poche ore dopo, quando, dopo uno scontro violentissimo, uccidono 27 membri del Fronte popolare per la Liberazione della Palestina &#8211; Comando generale, che erano stipati su un autobus e che si stavano preparavano a compiere un nuovo attentato. Come nota Fadi S. Rahi in <em>Il Libano politico</em>, &#8220;quando la notizia del bus esploso si diffonde in tutto il Libano è la scintilla che scatena effettivamente la guerra tra cristiani e i palestinesi&#8221;.</p>
<p><iframe id="datawrapper-chart-C3oXo" style="width: 0; min-width: 100% !important; border: none;" title="Esplosione e danni a Beirut" src="https://datawrapper.dwcdn.net/C3oXo/1/" height="780" frameborder="0" scrolling="no" aria-label="chart"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(a){if(void 0!==a.data["datawrapper-height"])for(var e in a.data["datawrapper-height"]){var t=document.getElementById("datawrapper-chart-"+e)||document.querySelector("iframe[src*='"+e+"']");t&&(t.style.height=a.data["datawrapper-height"][e]+"px")}}))}();
</script></p>
<p>Il 14 settembre del 1982, un attentato uccide <strong>Bashir Gemayel</strong>, il leader delle Falangi che, di lì a nove giorni, sarebbe dovuto diventare presidente della Repubblica. Fu la sua fine. E fu l&#8217;inizio di nuove violenze. Due giorni dopo la sua morte, infatti, snella periferia ovest di Beirut si registra uno dei più gravi eccidi della guerra civile libanese: il <strong>massacro di Sabra e Shatila</strong> (16 &#8211; 18 settembre). In quei due giorni, le Falangi libanesi e l&#8217;Esercito del Libano del sud, con la complicità delle truppe israeliane, uccidono tra le 750 e le 3500 persone. Tra questi non ci sono solo i combattenti dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-lorganizzazione-per-la-liberazione-della-palestina.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Olp</a>, ma anche tantissime donne e bambini. Un vero e proprio eccidio che il <em>Wall Street Journal </em>liquidò in poche righe, sottolineando che &#8220;si contavano <em>solo</em> (il corsivo è nostro) quindici donne e venti bambini&#8221; tra i morti.</p>
<p>Un&#8217;esplosione insanguina il San Valentino del 2005. <strong>Rafik Hariri</strong>, che per due volte ha ricoperto la carica di primo ministro, viene ucciso mentre sta attraversando Beirut sulla sua auto. Con lui muoiono 21 persone, compreso l&#8217;ex ministro dell&#8217;economia Bassel Fleihan. Nessuno sa, al giorno d&#8217;oggi, chi furono i mandanti di questa strage. Venerdì prossimo, però, il Tribunale speciale per il Libano dovrebbe emettere il verdetto su questo omicidio. Il procedimento, in corso dal 2014, vede come imputati quattro presunti membri di Hezbollah (Salim Ayyash, Assad Sabra, Hussein Oneissi e Hassan Habib Mehri), che sono stati giudicati in contumacia perché <strong>Hassan Nasrallah</strong>, il leader del <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/il-partito-di-dio-storia-e-futuro-di-hezbollah.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Partito di Dio</a>, si sarebbe rifiutato di consegnarli al Tribunale.</p>
<p><iframe loading="lazy" class="juxtapose" src="https://cdn.knightlab.com/libs/juxtapose/latest/embed/index.html?uid=6a59304a-d72b-11ea-bf88-a15b6c7adf9a" width="100%" height="430" frameborder="0"><span data-mce-type="bookmark" style="display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;" class="mce_SELRES_start">﻿</span></iframe></p>
<p><em>L&#8217;esplosione nel porto di Beirut del 4 agosto vista dal satellite</em></p>
<p>Questi tre eventi storici &#8211; l&#8217;inizio della guerra civile, la morte di Gemayel e quella di Hariri &#8211; hanno cambiato profondamente il volto del Libano. Lo hanno a tratti sfregiato. Hanno fatto vacillare la convivenza tra le diverse religioni che lo abitano e hanno minato addirittura l&#8217;esistenza stessa del Paese dei cedri. Non sappiamo ancora cosa sia successo nel porto di Beirut. Sono stati solamente i fuochi d&#8217;artificio a provocare un danno simile? Impossibile. O, almeno, non possono esser stati solo loro la causa di una carneficina come quella di ieri. Il ministro dell&#8217;Interno libanese, Mohamed Fehmi, ha detto che l&#8217;esplosione potrebbe esser stata causata dagli oltre 2700 tonnellate di nitrato di ammonio presenti nel deposito del porto. Il riferimento, probabilmente, <a href="https://shiparrested.com/wp-content/uploads/2016/02/The-Arrest-News-11th-issue.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">è a una storia del 2013</a>. In quell&#8217;anno, infatti, una nave battente bandiera moldava si fermò nel porto di Beirut a causa di alcuni problemi tecnici. Durante l&#8217;ispezione vennero trovati 2750 tonnellate di <strong>nitrato di ammonio</strong>. I membri dell&#8217;equipaggio, ad eccezione del comandante, vennero rimpatriati e la nave abbandonata. Il carico venne portato nei magazzini del porto e lì abbandonato. Fino a ieri, quando è esploso provocando centinaia di vittime. Quella del nitrato è una pista possibile &#8211; anche se resta ancora da capire come sia potuto esplodere dopo anni -, tanto che il presidente <strong>Michel Aoun</strong> ha definito &#8220;inaccettabile&#8221; la presenza di questo materiale nel cuore del Paese dei cedri. Come è potuta, dunque, verificarsi un&#8217;esplosione simile?</p>
<p>Le ipotesi sono le più disparate. Il presidente americano <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Donald Trump</strong></a> ha parlato di una bomba, ma è stato subito smentito. Altri hanno affermato che quello di ieri sarebbe un avvertimento di Hezbollah. Molti sostengono infine che si tratti di un <strong>tragico incidente</strong>. E forse è così. Un incidente che però è avvenuto in un momento cruciale del Paese (la sentenza Hariri, la crisi Hezbollah-Israele) e le sempre più grandi difficoltà economiche e politiche di Beirut. Il tempismo delle tragiche fatalità, se di fatalità si tratta, a volte sa essere perfetto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/uno-squarcio-su-beirut.html">Uno squarcio su Beirut</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 66/516 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-10-17 20:13:27 by W3 Total Cache
-->