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	<title>Esploratori Archives - InsideOver</title>
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	<title>Esploratori Archives - InsideOver</title>
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		<title>Giovanni Cerruti, il marinaio ligure che divenne il re dei cacciatori di teste</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/giovanni-cerruti-il-marinaio-ligure-che-divenne-il-re-dei-cacciatori-di-teste.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Valle]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Aug 2022 03:47:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Esploratori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1174" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/eutah-mizushima-OWwK_0_EnxY-unsplash-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/eutah-mizushima-OWwK_0_EnxY-unsplash-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/eutah-mizushima-OWwK_0_EnxY-unsplash-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/eutah-mizushima-OWwK_0_EnxY-unsplash-1024x626.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/eutah-mizushima-OWwK_0_EnxY-unsplash-768x470.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/eutah-mizushima-OWwK_0_EnxY-unsplash-1536x939.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/eutah-mizushima-OWwK_0_EnxY-unsplash-2048x1252.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il “continente nero” non fu l’unico miraggio degli esploratori italiani. L’Asia e in particolare le Indie orientali — Malesia, Borneo, Indonesia, Nuova Guinea: le terre del salgariano Sandokan — attirarono naturalisti come Odoardo Beccari, Luigi D’Alberti, Elio Modigliani ma anche inquieti protagonisti del Risorgimento come Nino Bixio (morto a Banda Aceh il 16 dicembre 1873) &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/giovanni-cerruti-il-marinaio-ligure-che-divenne-il-re-dei-cacciatori-di-teste.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/giovanni-cerruti-il-marinaio-ligure-che-divenne-il-re-dei-cacciatori-di-teste.html">Giovanni Cerruti, il marinaio ligure che divenne il re dei cacciatori di teste</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1174" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/eutah-mizushima-OWwK_0_EnxY-unsplash-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/eutah-mizushima-OWwK_0_EnxY-unsplash-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/eutah-mizushima-OWwK_0_EnxY-unsplash-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/eutah-mizushima-OWwK_0_EnxY-unsplash-1024x626.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/eutah-mizushima-OWwK_0_EnxY-unsplash-768x470.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/eutah-mizushima-OWwK_0_EnxY-unsplash-1536x939.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/eutah-mizushima-OWwK_0_EnxY-unsplash-2048x1252.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il “continente nero” non fu l’unico miraggio degli esploratori italiani. L’Asia e in particolare le <strong>Indie orientali</strong> — Malesia, Borneo, Indonesia, Nuova Guinea: le terre del salgariano Sandokan — attirarono naturalisti come Odoardo Beccari, Luigi D’Alberti, Elio Modigliani ma anche inquieti protagonisti del Risorgimento come Nino Bixio (morto a Banda Aceh il 16 dicembre 1873) e viaggiatori “fai da te” come <strong>Giovanni Battista Cerruti</strong>, un altro personaggio straordinario quanto oggi dimenticato.</p>
<p>Ecco la sua storia. Nato a Varazze nel 1850, da giovanissimo iniziò a navigare sulle navi della sua famiglia e nel 1881 ottenne la patente di capitano di lungo corso. Attratto fatalmente dall’Oriente tentò la fortuna nella britannica Singapore e nell’Indonesia allora olandese inscatolando frutta esotica — da qui l’irridente soprannome di “capitan conserva” —, ma, nonostante un premio all’Esposizione di Torino del 1884 per i suoi ananas, l’azienda non prosperò. Anzi. Deluso dagli affari viaggiò a lungo tra il Siam e il Borneo e infine decise di scomparire nelle impenetrabili <strong>foreste Nias</strong>, un’isola a nord-ovest di Sumatra al tempo ancora quasi sconosciuta, popolata da cacciatori di teste, dominata da bizzarri rajà e punteggiata da grandiosi monumenti megalitici.</p>
<p>Nel corso degli anni Giovanni ogni tanto ritornava sulla costa per qualche piccolo commercio e talvolta per accompagnare qualche coraggioso scienziato — tra tutti Modigliani e l’austriaco von Brenner — nelle sue esplorazioni a Nias e dintorni. Nel 1891, dopo una lunga serie di peripezie, l’ardimentoso marinaio lasciò definitivamente l’isola e non sazio d’avventure s’inoltrò tra le tuns centrale alla ricerca di una tribù misteriosa, i Sakai (in realtà i Mai Darat), famosi come avvelenatori oltre che, a tempo perso, cacciatori di teste e cannibali. Una prospettiva non proprio benevola tanto che la sua scorta lo abbandonò appena varcati i confini della inospitale regione; rimasto solo Cerruti proseguì il cammino sino ad incontrare i temibili locali. E qui un insperato colpo di fortuna: una freccia colpì la fibbia della sua cintura rimbalzando nell’aria. Cerruti non perse la calma: si accese la pipa e attese il colpo mortale. Ma gli indigeni, impressionati dal “prodigio”, s’inginocchiarono e lo accolsero nel loro villaggio con tutti gli onori dovuti ad uno stregone o a una divinità e poco dopo lo elessero loro sovrano.</p>
<p>Il suo “regno” — una vicenda romanzesca che ricorda sia il Lord Jim e il Kurtz di Conrad o lo Yanez salgariano — si protrasse per ben 15 anni durante i quali Cerruti cercò di impiantare qualche piantagione di Havea ma ancora una volta senza molto successo. Più proficui furono gli studi sugli usi e i costumi dei suoi sudditi, in particolare sulla loro segreta arte dei veleni ricavati dalle piante e lavorati con meticolosa quanto micidiale abilità.</p>
<p>Da qui il titolo del suo libro di memorie: <strong><em>Nel paese dei veleni</em></strong>. Un bel lavoro come conferma questo passaggio: &#8220;Mi destai di soprassalto. Il principe mi bisbigliava all’orecchio delle parole d’allarme. Fui presto in piedi con la rivoltella pronta e scrutai nelle tenebre che ci avvolgevano. La notte era buia malgrado le stelle: Orione non diffondeva che un pallidissimo chiarore soltanto in qualche radura della foresta i cui alti silenzi erano rotti dallo strisciare lieve di qualche rettile sulle erbe e dal mormorio del vicino fiume. V’era della poesia che non si descrive in quel mistero di ombre e di fruscii che tradiscono la presenza di qualche cosa che vive intorno a voi e che forse vi minaccia e v’insidia senza che vi sia dato vedere e difendervi&#8221;.</p>
<p>La sua presenza finì però per infastidire i <strong>britannici</strong>, allora padroni della Malesia. Nonostante il governo coloniale gli avesse offerto l’ufficio di sovrintendente del <strong>paese dei Sakai</strong>, i rapaci mercanti albionici non apprezzarono affatto le ricerche geologiche di Cerruti nella zona. Partito alla ricerca dell’oro, il nostro aveva trovato invece consistenti giacimenti di stagno e wolframite che “stranamente” finirono, dopo una defatigante quanto vana diatriba processuale, tutti in mano inglese.</p>
<p>Nel 1906 Ceruti tornò in Italia per partecipare all’Esposizione internazionale di Milano, dove presentò il suo libro — un vero successo editoriale a cui seguirà nel 1907 <em>Fra i cacciatori di teste dell’isola di Nias</em> —, fondare la Società dell’Estremo Oriente, l’ennesima iniziativa imprenditoriale, e tenere qualche conferenza ottenendo un certo interesse dalla comunità scientifica ma nessun riconoscimento dal Regio governo. Ritornò in Patria nel 1912 in cerca di fondi per le sue attività e, dopo un breve soggiorno nella natia Varazze, s’imbarcò per nuovamente l’Oriente, per l’ultima avventura. Una peritonite lo fermò a Penang il 28 giugno 1914. Per sempre.</p>
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		<title>Italiani straordinari. I nostri esploratori dimenticati</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/italiani-straordinari-i-nostri-esploratori-dimenticati.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Valle]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Aug 2022 05:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Esploratori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220810162841711_29c91b9e45e6c463ac897a4403c884d9-1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220810162841711_29c91b9e45e6c463ac897a4403c884d9-1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220810162841711_29c91b9e45e6c463ac897a4403c884d9-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220810162841711_29c91b9e45e6c463ac897a4403c884d9-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220810162841711_29c91b9e45e6c463ac897a4403c884d9-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220810162841711_29c91b9e45e6c463ac897a4403c884d9-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220810162841711_29c91b9e45e6c463ac897a4403c884d9-1-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A border is always a temptation, una frontiera è sempre una tentazione. Con queste secche parole James Cook liquidava gli scocciatori che lo importunavano con domande su “cosa” lo spingesse ad attraversare gli oceani, a cercare nuove stelle e altri orizzonti. Una lezione di stile, ma non solo. La consegna del comandante de l’Endeavour &#8211; &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/italiani-straordinari-i-nostri-esploratori-dimenticati.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220810162841711_29c91b9e45e6c463ac897a4403c884d9-1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220810162841711_29c91b9e45e6c463ac897a4403c884d9-1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220810162841711_29c91b9e45e6c463ac897a4403c884d9-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220810162841711_29c91b9e45e6c463ac897a4403c884d9-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220810162841711_29c91b9e45e6c463ac897a4403c884d9-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220810162841711_29c91b9e45e6c463ac897a4403c884d9-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220810162841711_29c91b9e45e6c463ac897a4403c884d9-1-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><em>A border is always a temptation</em>, una frontiera è sempre una tentazione. Con queste secche parole James Cook liquidava gli scocciatori che lo importunavano con domande su “cosa” lo spingesse ad attraversare gli oceani, a cercare nuove stelle e altri orizzonti. Una lezione di stile, ma non solo. La consegna del comandante de l’<em>Endeavour</em> &#8211; autentico <em>master and commander</em> &#8211; riassume meglio d’ogni dotta analisi o indagine psicologica le motivazioni profonde che, in ogni epoca e momento, hanno ispirato un particolare tipo d’uomo: l’<strong>esploratore</strong>, una figura enigmatica, fascinosa e senza tempo.</p>
<p>Autentico paradigma dell’avventura, l’esploratore conobbe nell’Ottocento &#8211; l’epoca d’oro delle grandi spedizioni africane e del “grande gioco” in Asia centrale &#8211; la sua consacrazione definitiva. L’iconografia popolare raccontava al pubblico europeo e nordamericano gesti mirabolanti di personaggi eccezionali, di uomini spersi in immensità sconosciute, con in testa il casco coloniale e nelle mani una mappa, un sestante o un fucile; tipi duri, disincantati, talvolta ironici ma sempre pronti ad affrontare ogni pericolo: animali feroci, cannibali affamati, schiavisti arabi, crudeli re indigeni, ottusi burocrati europei. Nel nome della Civiltà e della bandiera. Un ritratto ingenuo e rassicurante. Forte.</p>
<p>Intere generazioni in Europa (e non solo) si appassionarono alle avventure d’oltremare di Jules Verne, Emilio Salgari, Karl May e Edgar Wallace. E poi, Rudyard Kipling, Robert Stevenson e Joseph Conrad. Letteratura popolare e/o letteratura “alta”: <em>Kim</em> e <em>La regina del Dahomey</em>, <em>Lord Jim</em> e <em>Bosambo</em>, <em>King Salomon’s Mines,</em> <em>L’isola misteriosa</em> e i <em>Racconti dei mari del Sud</em>.  E poi, il ciclo del mitico <em>Tarzan</em>, creato esattamente un secolo fa dalla fantasia di uno squattrinato Edgar Rice Burroughs. Un oceano di storie: scorrendo quelle pagine, divorando quei libri, milioni di ragazzi sognarono mondi segreti, imprese impossibili, amori esotici.</p>
<p>Immagini, suggestioni, fantasie, sicuramente. Eppure quanti imberbi (e non solo) immaginarono di condividere le gesta di Allan Quatermain, il rude protagonista de <em>Le miniere di Salomone</em>, il capolavoro di Henry Ridder Haggard sul “mondo perduto”? E chi, tra i sessantenni di oggi, non rimase colpito dalla trasposizione cinematografica del libro (vincitore, tra l’altro, di due meritati Oscar nel 1951) e s’immaginò almeno per un attimo al posto di Stewart Granger, il burbero capo spedizione, abbracciato, tra una zagaglia e l’altra, a una meravigliosa Deborah Kerr?</p>
<p>Persino oggi, in questo presente globalizzato da internet e telefonini, in un mondo punteggiato da aeroporti e villaggi turistici, restiamo intrigati dai “viaggiatori straordinari” di ieri e dell’altro ieri; l’avventuroso sapiente (magari un po’ gaglioffo ma sempre intrigante…)  rimane un mito potente e testardo che &#8211; come dimostrano il successo della saga di <em>Indiana Jones</em> o della trilogia de <em>La mummia </em>(e le tante imitazioni), le tavole di Hugo Pratt, i romanzi “coloniali” di Giorgio Ballario, i libri sul <em>great game</em> di Peter Hopkirk e il <em>Tin Tin</em> di Hergé riproposto da Spielberg… &#8211; nemmeno le <em>play station</em> e il “politicamente corretto” sono riuscite ad espellere dall’immaginario diffuso. Romanticismo, certo.</p>
<blockquote><p>Nella realtà, l’esploratore è stato un personaggio ben più complesso, espressione, magari contradditoria, di un’epoca e di una cultura</p></blockquote>
<p>Come ricordano i tanti (forse troppi…) critici del colonialismo, i viaggiatori del tempo avevano una precisa funzione sociale e politica: informare i contemporanei sullo stato del mondo, portar loro informazioni su luoghi misteriosi e inaccessibili, rappresentare la Civiltà in aree selvagge, cercare risorse, ricchezze, mercati. Tutto vero o quasi.</p>
<p>Al tempo stesso, scorrendo le biografie e i diari, scopriamo <strong>uomini inquieti</strong>, sempre a disagio, se non in totale rottura, con la società da cui provenivano. Autentici cuori ribelli, insofferenti delle convenzioni e irriducibili romantici, nelle “terre incognite” gli esploratori cercavano non solo fama o ricchezze ma, innanzitutto, la possibilità di dare un senso “alto”, eroico alla propria vita.</p>
<p>Appena abbandonato l’ultimo avamposto, il protagonista dell’avventura &#8211; ormai fabbro del proprio destino &#8211; poteva riscrivere regole, ritmi, comandamenti, conquistare regni e popoli. Una sensazione di<strong> assoluta libertà</strong> che valeva ogni rischio: il “viaggiatore straordinario” poteva ammalarsi o cadere prigioniero, languire e spegnersi in modo atroce in qualche angolo sperduto, ogni spedizione poteva trasformarsi &#8211; per una micidiale “roulette russa” &#8211; in un disastro, eppure ogni imprevisto, anche il più tragico, era preferibile alle atmosfere asfittiche della madrepatria.</p>
<p>Una visione del mondo che ritroviamo nelle lettere di un esploratore perugino, il marchese Orazio Antinori: &#8220;Meglio cento volte la tenda del beduino, meglio il dorso del cammello, meglio la continua lotta e la sublime incertezza dell’indomani. In Africa, in Africa! Io voglio morire libero come la sua natura!&#8221;. Antinori non millantava. La “nera signora” lo colse durante una spedizione a Lèt Marefià, nel cuore dell’Abissinia. Era il 26 agosto 1882.</p>
<p>Di quel tempo ormai lontano il cinema e l’editoria ci hanno consegnato una lettura quasi esclusivamente anglosassone, imperniata principalmente sui nomi di Livingstone, Stanley, Burton e Speke e pochi altri. Un’impostazione comprensibile, persino legittima in un’ottica d’oltre Manica, ma decisamente parziale e storicamente incompleta e, dunque, più volte contestata (in modi diversi e con risultati contradditori) dagli storici francesi, olandesi, belgi, portoghesi, spagnoli, persino tedeschi.</p>
<p>Solo in Italia &#8211; per una buffa ritrosia o per mero provincialismo &#8211; sui protagonisti italiani di quella grande stagione dell’esplorazione geografica e naturalistica, per decenni si è preferito tacere. Per i ragazzi d’oggi, Vittorio Bottego, Romolo Gessi, Pietro Brazzà e tutti gli altri sono ormai solo un ornamento toponomastico o l’oscura titolazione di qualche vecchia scuola. Nulla di più.</p>
<p>Ecco perché riteniamo doveroso ricordare quella straordinaria quanto bizzarra “comunità avventurosa” che percorse tra Ottocento e Novecento le zone più selvagge e inesplorate dei cinque continenti: dal Corno d’Africa al Borneo, dalla Lapponia all’Amazzonia, dall’Alaska al Congo. Ecco perché riteniamo interessante, importante rivisitare personaggi e scenari, ritrovare storie e avventure. Raccontare vite straordinarie quanto dimenticate. Da qui questo dossier di Insider Over dedicato a tredici figure emblematiche di viaggiatori italiani vissuti tra il Settecento e il Novecento. Che l’avventura abbia inizio.</p>
<p>&nbsp;</p>
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