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	<title>Espionage Act Archives - InsideOver</title>
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	<title>Espionage Act Archives - InsideOver</title>
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		<title>Cyber spionaggio, caso Occhionero: racconto di una storia italiana</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/cyber-spionaggio-caso-occhionero-racconto-di-una-storia-italiana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Feb 2024 11:07:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[cybercrime]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[Espionage Act]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="629" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Security-Cyber-Crime-Ransomware-Malware-Hacker-2320793.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Security-Cyber-Crime-Ransomware-Malware-Hacker-2320793.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Security-Cyber-Crime-Ransomware-Malware-Hacker-2320793-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Security-Cyber-Crime-Ransomware-Malware-Hacker-2320793-768x503.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Nel silenzio pressoché generale e nell&#8217;indifferenza della comunità di addetti al settore della cyber security, a Perugia si sta svolgendo un processo che inizialmente prometteva di fare molto rumore, essendo coinvolti in prima battuta un procuratore romano e illustri esponenti delle nostre forze di polizia. Un processo che ora, esaurita la sua carica propulsiva, langue &#8230; <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/cyber-spionaggio-caso-occhionero-racconto-di-una-storia-italiana.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="629" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Security-Cyber-Crime-Ransomware-Malware-Hacker-2320793.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Security-Cyber-Crime-Ransomware-Malware-Hacker-2320793.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Security-Cyber-Crime-Ransomware-Malware-Hacker-2320793-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Security-Cyber-Crime-Ransomware-Malware-Hacker-2320793-768x503.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Nel silenzio pressoché generale e nell&#8217;indifferenza della comunità di addetti al settore della <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/lallarme-cyber-nellautunno-caldo-italiano.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cyber security,</a></strong> a Perugia si sta svolgendo un processo che inizialmente prometteva di fare molto rumore, essendo coinvolti in prima battuta un procuratore romano e illustri esponenti delle nostre forze di polizia. Un processo che ora, esaurita la sua carica propulsiva, langue in una dimensione che sfida il grottesco, al punto che ci si chiede per quale motivo sia ancora in piedi. Ciò nonostante, è senza dubbio un processo che impone dei seri interrogativi sulla natura, il ruolo e i limiti di un settore tanto strategico quanto poco conosciuto come quello della cyber sicurezza. Stiamo parlando della vicenda che vede protagonista Federico Ramondino, stimato professionista del settore, quello che potremmo definire un &#8220;hacker etico&#8221;. Ma per spiegare cosa l&#8217;abbia portato a processo a Perugia occorre fare un salto indietro di qualche anno.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>In principio era l&#8217;occhio della piramide</strong></h2>



<p>Tutto ha inizio nel 2016. Ramondino ottiene un incarico di consulenza da <strong>Enav </strong>per analizzare il contenuto di una mail sospetta. L&#8217;analisi che segue porta il tecnico a riscontare non solo la presenza di un malware, ma a riconoscere in quello inviato ad Enav lo stesso virus che aveva tentato di infettare qualche anno prima l&#8217;Eni. Anche in quel caso, Ramondino era stato chiamato come consulente e aveva già dato un nome al malware con cui adesso si ritrova a dover fare i conti:<em> <strong>Eye Pyramyd</strong></em>.</p>



<p>Enav fa partire una segnalazione che arriva al <strong>Cnaipic </strong>[Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche], che a sua volta informa la Procura di Roma e, nello specifico, il dott. Eugenio Albamonte. Data la sua esperienza pregressa e le ottime referenze, stavolta è la procura a dare incarico di consulenza a Federico Ramondino, cui viene sostanzialmente chiesto di fare luce sulla natura di un malware che, come si scoprirà di lì a poco, da circa dieci anni esfiltra dati sensibili un po&#8217; ovunque.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La più grande operazione di cyber spionaggio in Italia</strong></h2>



<p>Quando Ramondino e gli uomini del <strong>Cnaipic si mettono al lavoro per ricostruire la diffusione di <em>Eye Pyramyd</em> </strong>si trovano di fronte alla più grande e longeva operazione di cyber spionaggio mai scoperta in Italia. Migliaia i dispositivi infettati, centinaia di professionisti di vario ambito spiati, una quantità difficilmente quantificabile quella dei dati esfiltrati da enti istituzionali, pubblici o infrastrutture critiche: si passa dal ministero dell&#8217;Interno e da quello degli Esteri, si arriva al Porto di Taranto e alla Regione Lazio. Una lista lunga che fa temere che dietro questa operazione vi sia l&#8217;interesse &#8211; e la mano &#8211; di qualche Stato estero. Dopotutto, cosa se ne farebbe un privato di questa mole di dati e informazioni trafugate?</p>



<p>Poi il colpo di scena: indagando sulla natura del malware si arriva a individuare due professionisti, fratello e sorella, ingegnere nucleare lui, amministratrice di diverse aziende di stampo familiare lei. Secondo gli investigatori, in particolare, è l&#8217;ingegnere ad aver creato e diffuso il malware. Stiamo parlando di Giulio e Francesca Maria Occhionero. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La denuncia di Occhionero</strong></h2>



<p>Partono le indagini a carico dei due e nei primi giorni di gennaio 2017, con un&#8217;accelerazione improvvisa che lascia interdetti anche alcuni investigatori, il procuratore Albamonte dispone il loro arresto. Giudicati colpevoli in primo grado, Giulio e Francesca Occhionero ottengono rispettivamente cinque e quattro anni, ma entrambi resteranno in prigione poco più e poco meno di un anno. Proprio dal carcere di Regina Coeli in cui si trova ristretto, Giulio Occhionero passa al contrattacco, denunciando presso la procura di Perugia &#8211; competente per le vicende che coinvolgono magistrati romani &#8211; il pm Eugenio Albamonte e gli agenti del Cnaipic Ivano Gabrielli, Federico Pereno, Francesco Saverio Cappotto. Solo in un secondo momento, nel registro degli indagati finisce anche Federico Ramondino. </p>



<p>Le accuse mosse da Occhionero passano dal <strong>complotto </strong>ai suoi danni per opera di non meglio specificati settori dei servizi segreti a lui ostili, all&#8217;accesso abusivo a sistema informatico. In mezzo viene tirato il <strong>Russiagate</strong>, l&#8217;<strong>FBI</strong>, le mail di Ilary Clinton. A dover rispondere di fronte alla giustizia, adesso, ci sono le persone che hanno disarticolato la <strong>rete spionistica</strong> intessuta da<em> Eye Pyramyd</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il processo di Perugia</strong></h2>



<p>Quando inizia il filone perugino della vicenda, procuratore capo è Luigi De Ficchy. Il caso viene affidato alla pm Gemma Miliani e alla giudice Sonia Grassi. Come anticipato, si prospetta un processo rumoroso, ma dopo le indagini preliminari tutto si sgonfia: Le posizioni di Albamonte, Gabrielli, Pereno e Cappotto vengono archiviate nell&#8217;autunno del 2018 e quando si finisce in aula, a dover rispondere alle accuse di Giulio Occhionero c&#8217;è solo Federico Ramondino, oggettivamente il soggetto più debole, che si trova non solo a dover difendere il lavoro svolto per conto della procura di Roma, ma anche a respingere le accuse che, in filigrana, sembrano volte a dimostrare che la paternità del malware sia riconducibile a lui. </p>



<p>Ad aggravare la sua posizione, una consulenza tecnica che l&#8217;accusa affida a Giovanni Nazzaro, ingegnere delle telecomunicazioni, stimato esperto di<strong> intercettazioni telefoniche</strong>. Una scelta senz&#8217;altro curiosa, quella della procura di Perugia. Nazzaro infatti non è un esperto nella materia oggetto del processo, ma soprattutto, l&#8217;ingegnere ha forti collegamenti professionali proprio con il Cnaipic. </p>



<p>La cosa non sfugge a Giulio Occhionero che, infatti, sin dall&#8217;inizio critica questa scelta, definendo in una mail inviata alla procura di Perugia il consulente come &#8220;fiancheggiatore&#8221; di Eugenio Albamonte. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La difesa di Ramondino e il fronte dell&#8217;accusa spaccato</strong></h2>



<p>Il processo comunque comincia e, ben presto, inizia ad arrancare. I media se ne disinteressano, così come la comunità di addetti del settore. Giulio Occhionero, parte civile e promotore di questo processo, non si è mai presentato in aula nonostante i ripetuti inviti in tal senso, preferendo restarsene a Dubai, dove si è trasferito dopo la scarcerazione e dove attende il suo processo di Appello a Roma. In una delle ultime udienze, nel dicembre 2023, la stessa giudice ha tentato di mettere fine a questa storia proponendo un accordo tra le parti che, prese alla sprovvista, hanno deciso di andare avanti. </p>



<p>La prima udienza del 2024 ha visto la difesa di Ramondino impegnata nel controesame del consulente tecnico dell&#8217;accusa. L&#8217;avvocato Mario Bernardo, supportato da Ramondino, ha smontato punto per punto la consulenza di Nazzaro che, non senza difficoltà, ha difeso il suo lavoro in solitudine, senza una sponda da parte della pm Miliani, che proprio nell&#8217;udienza precedente, al termine della stessa, si era lasciata sfuggire una battuta amara che però racconta molto dell&#8217;equilibrio ormai fragile del fronte dell&#8217;accusa, commentando una lettera inviata da Giulio Occhionero in cui l&#8217;ingegnere critica duramente le indagini della procura di Perugia che, secondo lui, si è fatta sfuggire i pesci grossi. </p>



<p>Chissà se qualcosa cambierà nel corso della prossima udienza, attesa per il 28 febbraio. Federico Ramondino e il suo avvocato proseguiranno con il controesame di Nazzaro, nel tentativo di dimostrare che nella sua consulenza vi siano inesattezze e cose non vere. D&#8217;altro canto, è ipotizzabile che stavolta il fronte dell&#8217;accusa si ripresenti più unito rispetto all&#8217;ultima volta.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un caso che deve fare scuola</strong></h2>



<p>Ad ogni modo, quale che sia l&#8217;esito del processo e le strategie che le parti metteranno in campo, una cosa è certa: questo processo, per quanto kafkiano e ormai privo di slancio, segna un passo importante. Oggi che quello della cyber security è diventato un settore strategico e in piena crescita, si rende necessario regolamentare in modo chiaro il lavoro dei vari esperti del settore chiamati a fare da consulenti, come nel caso di Ramondino, dallo Stato. Occorre rivedere le garanzie da mettere sul piatto, affinché nessuno che operi per conto delle istituzioni debba poi trovarsi a dover giustificare il lavoro svolto. Il tema è scivoloso e si presa a interpretazioni diverse, ma prima o poi andrà affrontato. O si arriverà al punto che più nessuno vorrà collaborare con una procura con il rischio di vedersi poi risucchiato da un meccanismo che ha a che fare più con <strong>giochi di potere </strong>che con altro. </p>



<p></p>
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		<title>Is it Finally the End of the Road for Julian Assange?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politics/is-it-finally-the-end-of-the-road-for-julian-assange.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[J.S. Von Dacre]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Oct 2019 08:26:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Espionage Act]]></category>
		<category><![CDATA[extradition]]></category>
		<category><![CDATA[Whistleblower]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1117" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/LP_8116671-e1571826882305.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/LP_8116671-e1571826882305.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/LP_8116671-e1571826882305-300x175.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/LP_8116671-e1571826882305-768x447.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/LP_8116671-e1571826882305-1024x596.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Julian Assange mirrored a broken figure as he faced his destiny in court on Monday. Clean-shaven and wearing a blue suit, he clutched a handful of papers as he made his way into court. Upon entering, his supporters &#8211; which included former Mayor of London, Ken Livingstone and journalist, John Pilger ­- jammed into the &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politics/is-it-finally-the-end-of-the-road-for-julian-assange.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1117" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/LP_8116671-e1571826882305.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/LP_8116671-e1571826882305.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/LP_8116671-e1571826882305-300x175.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/LP_8116671-e1571826882305-768x447.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/LP_8116671-e1571826882305-1024x596.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Julian Assange mirrored a broken figure as he faced his destiny in court on Monday. Clean-shaven and wearing a blue suit, he clutched a handful of papers as he made his way into court. Upon entering, his supporters &#8211; which included former Mayor of London, Ken Livingstone and journalist, John Pilger ­- jammed into the public gallery. Some raised their fists above their heads in an act of solidarity and Assange, in turn, returned the gesture to the crowd.</p>
<p>In May, he was charged by the US with colluding with US Army whistleblower, Chelsea Manning, to hack into the Pentagon computers and share secret information under the Espionage Act. Assange faces up to 175 years in prison if he is extradited to the US.</p>
<h2>Assange mentally drained</h2>
<p>Yet, the toll of his six-month-long detention at London’s notorious Belmarsh Prison was soon evident. His father, John Shipton, had claimed last month that Assange was kept in solitary confinement for up to 23 hours every day in conditions he called “sordid and hysterical”. Shipton said that when he visited his son, he was “a bit shaky, and &#8220;suffering from anxiety” and that “the intensity of his treatment has increased over the past year”.</p>
<p>Back in May, Assange was not well enough to appear via video link in court, and it is believed that he was placed in the prison hospital after a “dramatic” weight loss.</p>
<p>On Monday, the previously vivacious WikiLeaks founder stammered to say his name and date of birth in his latest extradition hearing. Fighting back tears, the 48-year-old complained that he was denied access to his computer whilst imprisoned, therefore he was not fully prepared.</p>
<p>Assange’s legal team asked for a delay in the proceedings to collect more evidence, stating that the extradition was “politically motivated” and a “war on whistleblowers”. But District Judge, Vanessa Baraitser denied their request and stated that his extradition case would commence on 25 February 2020. When she questioned Assange about whether he understood what was happening, he responded, “Not really. I can’t think properly.</p>
<p>“I don’t understand how this is equitable. This superpower had ten years to prepare for this case and I can’t access my writings. It’s very difficult where I am to do anything but these people have unlimited resources.</p>
<p>“They are saying journalists and whistleblowers are enemies of the people. They have unfair advantages dealing with documents. They [know] the interior of my life with my psychologist. They steal my children’s DNA. This is not equitable what is happening here.”</p>
<h2>What could extradition mean?</h2>
<p>Assange &#8211; who is originally from Australia &#8211; was forcibly removed and arrested in April at the Ecuadorian embassy in London, where he had been living for almost seven years. Following sexual abuse allegations in Sweden, he had claimed asylum at the embassy, but the arrangement began to sore after shifting politics in Ecuador.</p>
<p>The US authorities had been trying to extradite Assange at around the same time in connection with computer hacking involving Chelsea Manning and later allegations that Assange had conspired with Russia in the 2016 election. Furthermore, WikiLeaks had published a myriad of controversial leaks over the years which implicated the US in various atrocities, including war crimes.</p>
<p>Assange’s staunch supporters have regarded him as a hero who sacrificed his well-being to deliver the truth to the public. Many of them argue that to punish him threatens the freedom of the press, and question what a conviction under the Espionage Act could mean for journalists who publish similar stories in the future.</p>
<p><em><a href="https://www.theguardian.com/commentisfree/2019/apr/09/the-guardian-view-on-julian-assange-it-would-be-wrong-to-extradite-him">The Guardian</a>,</em> who had worked with Assange and featured pieces around many WikiLeaks documents, argued that despite him not being innocent, his extradition could have serious implications and supported a softer alternative. The paper stated, “From first to last, the Assange case is a morally tangled web. He believes in publishing things that should not always be published – this has long been a difficult divide between the Guardian and him.</p>
<p>“But he has also shone a light on things that should never have been hidden. When he first entered the Ecuadorian embassy he was trying to avoid extradition to Sweden over allegations of rape and molestation. That was wrong. But those cases have now been closed. He still faces the English courts for skipping bail. If he leaves the embassy, and is arrested, he should answer for that, perhaps in ways that might result in deportation to his own country, Australia. Nothing about this is easy, least of all Mr. Assange himself. But when the call comes from Washington, it requires a firm and principled no. It would neither be safe nor right for the UK to extradite Mr. Assange to Mr. Trump’s America.”</p>
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