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	<title>Erbil Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 10 Jan 2020 09:22:51 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Erbil Archives - InsideOver</title>
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		<title>I bunker, i Patriot, le bombe: la lunga notte degli italiani in Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/i-bunker-i-patriot-le-bombe-la-lunga-notte-degli-italiani-in-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jan 2020 09:47:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Baghdad]]></category>
		<category><![CDATA[Erbil]]></category>
		<category><![CDATA[missione italiani in Iraq]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="710" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10841725-e1578555507251.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10841725-e1578555507251.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10841725-e1578555507251-300x111.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10841725-e1578555507251-768x284.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10841725-e1578555507251-1024x379.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È decollato senza preavviso, e con una certa premura, l&#8217;aereo da trasporto tattico che portava a bordo alcuni dei nostri soldati dislocati in Iraq, dove le basi militari sono entrate nel mirino dei missili balistici a medio raggio lanciati dai Pasdaran. La meta era il Kuwait, paese sicuro dove in queste ore si ammassano le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-bunker-i-patriot-le-bombe-la-lunga-notte-degli-italiani-in-iraq.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="710" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10841725-e1578555507251.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10841725-e1578555507251.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10841725-e1578555507251-300x111.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10841725-e1578555507251-768x284.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10841725-e1578555507251-1024x379.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>È decollato senza preavviso, e con una certa premura, l&#8217;aereo da <strong>trasporto tattico</strong> che portava a bordo alcuni dei nostri soldati dislocati in Iraq, dove le basi militari sono entrate nel mirino dei missili balistici a medio raggio lanciati dai Pasdaran. La meta era il Kuwait, paese sicuro dove in queste ore si ammassano le truppe americane in attesa degli ordini del <em>commander in chief</em> Donald Trump. Intanto a Erbil, le sirene anti aeree hanno suonato, e sono tutti corsi nei bunker sotterranei: sono stati i <a href="https://it.insideover.com/guerra/trump-blinda-il-medio-oriente-missili-patriot-puntati-sulliran.html">missili &#8220;Patriot&#8221;</a> a scongiurare la prima minaccia.</p>
<p>Prima in elicottero fino a Taji, sotto una pioggia di contromisure &#8220;flare&#8221; che illuminano il cielo ma scongiurano la minaccia di razzi e missili a ricerca termica e guida infrarossi. Poi di corsa su un C-17 Gloabmaster III, un bestione spinto da quattro grossi reattori che è atterrato poco dopo sulla pista di Al Jahrah, in Kuwait. In Italia erano le quattro del mattino, e in pochi erano svegli per sapere che l&#8217;inevitabile era accaduto: Teheran aveva lanciato l&#8217;operazione <a href="https://it.insideover.com/guerra/operazione-soleimani-martire.html">&#8220;Soleimani Martire&#8221;</a>. Era una missione di cui <strong>nessuno doveva sapere</strong> &#8220;in anticipo&#8221;, secondo le prime fonti &#8220;informate&#8221; della stampa, onde evitare imprevisti. Così, alle 9 ora locale, i nostri specialisti dei carabinieri potenzialmente esposti al fuoco dei mortai che in questi giorni ha scosso la &#8220;zona verde&#8221; di Baghdad &#8211; dove si trovano i compound che ospitano il personale militare straniero  &#8211; sono al sicuro.</p>
<p>Già nelle prime ore della notte, il nostro nuovo ministro della Difesa <strong>Lorenzo Guerini</strong> aveva parlato al telefono con il segretario della Difesa <strong>Mark Esper</strong>, che aveva assicurato il &#8220;passaggio&#8221; dei nostri soldati su un trasporto operato dall&#8217;Us Air Force e protetto dalle contromisure necessarie. A bordo del velivolo c&#8217;erano anche altri soldati di diverse nazionalità: tutti impegnati come i nostri carabinieri nella missione Nato; e tutti alloggiati nel compound di Union3 a Badghdad. Gli altri, seguiranno nelle ore dopo, su altri voli protetti. Questa &#8220;esfiltrazione&#8221; di sicurezza è una decisione presa dalla Nato in concerto con lo Stato maggiore della Difesa italiana; che da Palazzo Esercito ha ordinato subito il via all&#8217;operazione per dislocare in un luogo più sicuro gli specialisti dell&#8217;Arma e dell&#8217;Esercito che potrebbero diventare oggetto di attentati nella capitale irachena.</p>

                <div class="infinite-item-end"></div>
                <div class="lancio-editoriale" style="background-image: url(https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gli-effetti-del-raid-iraniano-contro-la-base-di-Al-Asad-in-Iraq-l8-gennaio-2020.jpg);">
                    <div class="box-editoriale-container d-flex flex-column justify-content-center">
                        <div class="box-editoriale">L&#8217;attacco iraniano alle basi USA spiegato</div>
                        <a class="btn btn-secondary" href="https://it.insideover.com/schede/guerra/lattacco-delliran-contro-le-basi-americane-spiegato.html">LEGGI L'APPROFONDIMENTO</a>
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                </div>
            
<p>Intanto, i loro commilitoni dislocati a<strong> Erbil</strong>, capitale della regione del Kurdistan iracheno, si erano <strong>rifugiati nei bunker</strong> di Camp Singara: la seconda base entrata nel mirino dei missili balistici lanciati dai pasdaran iraniani. &#8220;L&#8217;allarme è scattato all&#8217;improvviso e in quel momento era chiaro che non c&#8217;era tempo da perdere. Era arrivato il momento di mettersi al riparo, perché il rischio che un missile cascasse nella nostra base era concreto&#8221;, ha riportato una militare italiano a <em>La Stampa</em>. &#8220;Abbiamo battuto i denti, ma non solo per la paura. Dentro il bunker si gelava&#8221;. <span style="font-size: 1rem;">Nessuna perdita tra i 900 soldati italiani che alloggiano nei compound a poca distanza dall&#8217;aeroporto internazionale &#8211; sembra che l&#8217;Iran avesse avvertito per tempo, come a dire: &#8220;Non ce l&#8217;abbiamo con voi&#8221;. In ogni caso il sistema </span>americano<span style="font-size: 1rem;"> &#8220;Patriot&#8221;, elemento basilare della <strong>bolla di difesa</strong> anti-aerea di ogni base in Medio Oriente, è entrato in azione, salvando delle vite, anche tra i nostri: perché la base &#8220;americana&#8221; dista solo 500 metri dalla base che ospita i militari italiani. E quando si lanciano 15/20 </span>missili a medio raggio da una distanza di oltre 1000 chilometri, qualcosa potrebbe sempre andare storto.</p>
<p>Sono <strong>momenti di tensione</strong> e di grande complessità quelli vissuti in queste ore; il governo italiano ha ordinato, in accordo con la coalizione internazionale, di cessare tutte le attività di routine in Iraq, in attesa dell&#8217;assestamento della situazione che si prevedeva imminente, e che ora attende la contro risposta di Trump. Tuttavia la strategia di Roma è quella di non &#8220;abbandonare&#8221; il campo. Il mistero della Difesa a tenuto a precisare che si tratta solo ed esclusivamente di uno spostamento di truppe, legato strettamente a ragioni di sicurezza che riguardano il nostro personale impegnato all&#8217;estero. dal ministero della Difesa, è motivato da strette ragioni di sicurezza. Nel Training coordination center di Erbil, si continua a lavorare. Nonostante la base americana vicina all&#8217;aeroporto sia stata colpita. Intanto il ministro Guerini tiene una linea telefonica aperta con il segretario Esper, per ottenere un maggiore coordinamento diplomatico e militare con gli alleati, ma anche per sapere &#8220;cosa&#8221; potrebbe accadere nelle prossime ore. L&#8217;<strong>interesse italiano</strong>, a differenza di quello statunitense, è anche quello di proteggere i progressi diplomatici raggiunti con Teheran, per cui l&#8217;Italia rimane un partner commerciale di rilievo, prima che nel citato impegno nella lotta al terrorismo. &#8220;Disperderebbe i risultati ottenuti negli ultimi anni nel contrasto al terrorismo&#8221;, afferma Guerini. Contestualmente il Pentagono ha ringraziamento l&#8217;Italia via twitter per il suo impegno nel non abbandonare le posizioni: &#8220;Grazie per la determinazione, l&#8217;impegno a mantenere le forze a Baghdad e per la stabilità irachena&#8221;. Perché Erbil non si lascia, e chi c&#8217;è dice di essere pronto a portare avanti la missione di giorno, e tornare nei bunker di notte.</p>
<p>Adesso alcuni dei nostri sono in Kuwait, nella base internazionale di Ali Al Salem, quasi 40 chilometri dal confine. Pronti a rientrare in Iraq se le cose, come auspichiamo, si fermeranno qui: un&#8217;eliminazione di rilievo da parte degli Stati Uniti, e una risposta a tono, ma senza vittime e danni eccessivi, che gli ayatollah possono vendere al loro popolo come una &#8220;vendetta&#8221;, o forse solo un avvertimento che tende a dire &#8220;guardate di cosa siamo capaci&#8221;.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;arcivescovo di Erbil chiama il Papa: &#8220;Francesco, ti prego, vieni da noi&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/larcivescovo-di-erbil-chiama-il-papa-francesco-ti-prego-vieni-da-noi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2019 16:12:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Erbil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq8.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq8-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>"Papa Francesco ti prego vieni a trovarci. È molto, molto importante. Abbiamo bisogno di te in mezzo a noi. La tua visita ci incoraggerà e ricorderà che abbiamo una missione: portare il messaggio di Gesù Cristo nell'agitato Medio Oriente. Vieni presto". L'accorato appello al Santo padre è di Bashar Matti Warda, arcivescovo di Erbil.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/larcivescovo-di-erbil-chiama-il-papa-francesco-ti-prego-vieni-da-noi">L&#8217;arcivescovo di Erbil chiama il Papa: &#8220;Francesco, ti prego, vieni da noi&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq8.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq8-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>&#8220;Papa Francesco ti prego vieni a trovarci. È molto, molto importante. Abbiamo bisogno di te in mezzo a noi. La tua visita ci incoraggerà e ricorderà che abbiamo una missione: portare il messaggio di Gesù Cristo nell&#8217;agitato Medio Oriente. Vieni presto&#8221;. L&#8217;accorato appello al Santo padre è di Bashar Matti Warda, arcivescovo di Erbil.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/larcivescovo-di-erbil-chiama-il-papa-francesco-ti-prego-vieni-da-noi">L&#8217;arcivescovo di Erbil chiama il Papa: &#8220;Francesco, ti prego, vieni da noi&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>&#8220;Francesco, vieni tra noi&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/lultima-trincea-del-califfo/francesco-vieni-tra-noi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Apr 2019 08:19:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[Erbil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="920" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Mons.-Bashar-Warda-arcivsecovo-di-Erbil-DSC_0226.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Mons.-Bashar-Warda-arcivsecovo-di-Erbil-DSC_0226.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Mons.-Bashar-Warda-arcivsecovo-di-Erbil-DSC_0226-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Mons.-Bashar-Warda-arcivsecovo-di-Erbil-DSC_0226-768x505.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Mons.-Bashar-Warda-arcivsecovo-di-Erbil-DSC_0226-1024x673.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>&#8220;Papa Francesco ti prego vieni a trovarci. È molto, molto importante. Abbiamo bisogno di te in mezzo a noi. La tua visita ci incoraggerà e ricorderà che abbiamo una missione: portare il messaggio di Gesù Cristo nell&#8217;agitato Medio Oriente. Vieni presto&#8221;. L&#8217;accorato appello al Santo padre è di Bashar Matti Warda, arcivescovo di Erbil. I &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/lultima-trincea-del-califfo/francesco-vieni-tra-noi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="920" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Mons.-Bashar-Warda-arcivsecovo-di-Erbil-DSC_0226.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Mons.-Bashar-Warda-arcivsecovo-di-Erbil-DSC_0226.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Mons.-Bashar-Warda-arcivsecovo-di-Erbil-DSC_0226-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Mons.-Bashar-Warda-arcivsecovo-di-Erbil-DSC_0226-768x505.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Mons.-Bashar-Warda-arcivsecovo-di-Erbil-DSC_0226-1024x673.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>&#8220;Papa Francesco ti prego vieni a trovarci. È molto, molto importante. Abbiamo bisogno di te in mezzo a noi. La tua visita ci incoraggerà e ricorderà che abbiamo una missione: portare il messaggio di Gesù Cristo nell&#8217;agitato Medio Oriente. Vieni presto&#8221;. L&#8217;accorato appello al Santo padre è di Bashar Matti Warda, arcivescovo di Erbil.</p>
<style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/JVIFhsWJvcQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p><strong>I cristiani dell&#8217;area di Mosul vivono da oltre due anni sfollati nel capoluogo del Kurdistan nel nord dell&#8217;Iraq. Quanti sono?</strong></p>
<p>&#8220;A Erbil abbiamo 10mila famiglie cristiane rifugiate. Purtroppo ben 3.200 se ne sono andate nei Paesi vicini o verso l&#8217;Europa e altre nazioni. Chi rimane continua ad aver bisogno di aiuto per l&#8217;alloggio, il cibo, l&#8217;educazione dei figli e l&#8217;assistenza sanitaria&#8221;.</p>
<p><strong>Perché i villaggi liberati restano vuoti?</strong></p>
<p>&#8220;I cristiani non si sentono sicuri. A Mosul si combatte ancora e il governo iracheno non ha iniziato alcuna ricostruzione dei villaggi&#8221;.</p>
<p><strong>Chiedete protezione armata internazionale?</strong></p>
<p>&#8220;Non vogliamo truppe internazionali, ma osservatori che garantiscano il rispetto della minoranza cristiana e dei suoi diritti&#8221;.</p>
<p><strong>Quanti simboli cristiani sono stati cancellati?</strong></p>
<p>&#8220;Nove chiese su dieci risultano saccheggiate, bruciate o danneggiate. Il messaggio ai cristiani è chiaro: Vi odiamo, non vi vogliamo e non dovete tornare&#8221;.</p>
<p><strong>A Mosul abbiamo trovato minacce a Roma. Solo propaganda?</strong></p>
<p>&#8220;Ogni vero musulmano ha l&#8217;ambizione di invadere Roma. Ci hanno già provato arrivando alle porte di Vienna. I graffiti di Mosul non sono solo delle scritte, ma una volontà&#8221;.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/lultima-trincea-del-califfo/francesco-vieni-tra-noi.html">&#8220;Francesco, vieni tra noi&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Come cambia il rapporto con i curdi  dopo la vittoria di Muqtada al-Sadr</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/come-cambia-il-rapporto-con-i-curdi-in-iraq-dopo-la-vittoria-di-muqtada-al-sadr.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jun 2018 16:39:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Erbil]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Peshmerga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="967" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318-1024x660.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Le elezioni in Iraq della scorsa settimana hanno visto l’inaspettata vittoria del clerico sciita Muqtada al Sadr, a capo della coalizione al Sairoon, che comprende il movimento sadrista stesso e il partito comunista iracheno. I due osservatori più attenti sono Iran da una parte e Stati Uniti dall’altra. I primi speravano nel trionfo della coalizione al-Fatih &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/come-cambia-il-rapporto-con-i-curdi-in-iraq-dopo-la-vittoria-di-muqtada-al-sadr.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="967" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318-1024x660.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/tutti-gli-insuccessi-degli-stati-uniti-iraq/" target="_blank">Le elezioni in Iraq</a> della scorsa settimana hanno visto l’inaspettata vittoria del clerico sciita <strong>Muqtada al Sadr</strong>, a capo della coalizione al Sairoon, che comprende il movimento sadrista stesso e il partito comunista iracheno. I due osservatori più attenti sono Iran da una parte e Stati Uniti dall’altra. I primi speravano nel trionfo della coalizione al-Fatih supportata da membri delle milizie filo-iraniane di Hashd al-Shaabi. I secondi nella vittoria di Haider al-Abadi o quantomeno in un ruolo di peso per la minoranza curda, con cui <strong>Washington</strong> è a stretto contatto.</p>
<p>La maggior parte degli analisti però ha voluto subito chiarire come la vittoria di al Sadr non significhi automaticamente una vittoria per gli interessi di <strong>Teheran</strong> nella regione. Questo perché il leader del movimento sadrista viene indicato come una figura fortemente critica verso le ingerenze di paesi stranieri negli affari interni dell’Iraq, indipendentemente dall’origine americana o iraniana.</p>
<p>In realtà la volontà espressa in più occasioni di formare un  <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/tutti-gli-insuccessi-degli-stati-uniti-iraq/" target="_blank">&#8220;governo inclusivo&#8221;</a> avvicina le due coalizioni arrivate prime alle elezioni, anche e soprattutto per raggiungere i numeri necessari in parlamento. Senza contare che nonostante la veridicità dell’intolleranza di al Sadr all’influenza straniera nel suo Paese, se costretto a scegliere tra l’appoggio di Washington o quello di Teheran difficilmente sceglierebbe quello del primo; basta dare un’occhiata al suo passato da oppositore attivo alla presenza americana in Iraq già a partire dal 2003.</p>

<p>In questo difficile contesto si inserisce la <strong>minoranza curda</strong> che ha diritto ha 58 seggi su 329 nel parlamento e che è decisa a compattarsi – il suo principale problema sono da sempre le molteplici e spesso contrapposte correnti interne – per tutelare gli interessi della <strong>Regione autonoma curda</strong> nell’Iraq settentrionale.</p>
<p style="text-align: left"><strong>Dopo il referendum per l’indipendenza</strong>, rivelatosi un fallimento nonostante la popolazione curda si sia espressa favorevolmente, Barzani, lo storico leader del Partito Democratico del Kurdistan (PDK), si è dimesso. Coadiuvato dalle Forze di mobilitazione popolare (hashd al-shaabi), milizie sciite vicine a Teheran, l’esercito iracheno ha conquistato prima l’importante Kirkuk, provincia dove si concentra oltre il 75% di tutto il petrolio iracheno, per poi continuare l’avanzata (di cui vi abbiamo parlato su  <em><strong><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/lesercito-iracheno-kirkuk-avanza-conquista-altun-kupri/" target="_blank">Gli Occhi della Guerra</a></strong></em> ) verso i territori conquistati dai peshmerga curdi durante la battaglia contro le milizie dello Stato Islamico.</p>
<p>A completare il quadro di grandi cambiamenti c’è stata anche la morte di <strong>Jalal Talabani</strong> – leader dell’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK), principale partito di opposizione – scomparso i primi di ottobre.</p>

<p>Ora la minoranza curda dovrà capire come posizionarsi per giocare le sue carte al meglio: con la Casa Bianca o con il Paese dell’Ayatollah Khamenei? Jabar Yawar, segretario generale del ministero dei Peshmerga, ha fatto sapere attraverso un’intervista rilasciata alla testata  <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.kurdistan24.net/en/news/95fe80a6-5e73-4b52-bf3d-2bd767cfb8fd" target="_blank">Kurdistan 24</a> </em>quali siano le richieste di Erbil per supportare la coalizione al Sairoon: ovvero che tutti i territori strappati al controllo curdo durante l’avanzata dell’<a href="http://www.occhidellaguerra.it/lesercito-iracheno-kirkuk-avanza-conquista-altun-kupri/" target="_blank">esercito iracheno</a> vengano restituiti alle milizie curde, in particolare Kirkuk. Secondo i curdi quei territori appartengono a loro avendo combattuto in prima linea contro i tagliagole dello Stato Islamico che ne avevano preso il controllo.</p>
<p>Il fatto che  <a href="http://www.kurdistan24.net/en/opinion/a9aec263-f96a-4e04-9d29-5a46c3e75377" target="_blank">Brett McGurk</a>, inviato speciale del presidente statunitense per la coalizione anti Isis, stia lavorando per ritagliare un ruolo per i curdi nel nuovo governo suggerisce che Washington creda che i curdi possano rappresentare i custodi dei loro interessi in Iraq. Muqtada al Sadr ha detto di volere un governo inclusivo ma difficilmente tollererà partiti che sono la chiara emanazione della presenza e dell’ingerenza americana in Iraq.</p>
<p>Un elemento che peserà nella valutazione sarà il tipo di rapporto che la nuova leadership di Baghdad instaurerà con la <strong>Turchia</strong> di Erdogan. I raid turchi in territorio iracheno per colpire gli obiettivi del Pkk sono frequenti e gli Stati Uniti non sempre schierano le loro truppe come deterrente alle azioni militari turche, condannando così i curdi agli attacchi di chi li accusa di terrorismo.</p>

<p>È difficile anche solo parlare di unità in Iraq dopo l’intervento del 2003, come sembra ormai impossibile immaginare una Siria unita e non divisa in sfere di influenza una volta che verranno definitivamente deposte le armi. Questa però sembra la scommessa di Muqtada al Sadr e se vuole risolvere questa equazione non può lasciare fuori dai suoi calcoli il fattore curdo.</p>
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		<title>Stati Uniti e Russia si spartiscono  il petrolio del Medio Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/stati-uniti-russia-si-spartiscono-petrolio-del-medio-oriente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Oct 2017 17:37:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Deir Ezzor]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="620" height="372" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1447422842-petrolio-isis.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1447422842-petrolio-isis.jpg 620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1447422842-petrolio-isis-300x180.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px" /></p>
<p>La Russia dovrà infine scendere a un compromesso con gli Stati Uniti per la stabilità del Medio Oriente. La netta vittoria sul campo ottenuta dall’asse Mosca-Damasco-Teheran ai danni dell’estremismo sunnita dovrà comunque fare i conti con la presenza americana nella regione. In quest’ottica il petrolio diventa merce di scambio diplomatica, in qualche modo garante di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/stati-uniti-russia-si-spartiscono-petrolio-del-medio-oriente.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="620" height="372" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1447422842-petrolio-isis.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1447422842-petrolio-isis.jpg 620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1447422842-petrolio-isis-300x180.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px" /></p><p>La Russia dovrà infine scendere a un compromesso con gli Stati Uniti per la stabilità del Medio Oriente. La netta vittoria sul campo ottenuta dall’asse Mosca-Damasco-Teheran ai danni dell’estremismo sunnita dovrà comunque fare i conti con la presenza americana nella regione. In quest’ottica il petrolio diventa merce di scambio diplomatica, in qualche modo garante di un equilibrio che risulta ancora fragile.</p>
<p>La Russia compra l&#8217;oro nero del Kurdistan</p>
<p>Riportava la <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.reuters.com/article/us-mideast-crisis-iraq-kurds-rosneft/russias-rosneft-to-take-control-of-iraqi-kurdish-pipeline-amid-crisis-idUSKBN1CP16L">Reuters</a></em> la settimana scorsa che la compagnia petrolifera statale russa, Rosneft, stava recitando un ruolo da protagonista nel Kurdistan iracheno. Nonostante l’esito esplosivo del Referendum sull’indipendenza, l’azienda di Stato russa non ha perso tempo per raggiungere un accordo con le autorità regionali curde circa il futuro controllo dell’oleodotto che attraversa la Regione. Rosneft dovrebbe infatti, in breve tempo, arrivare al controllo del 60% del traffico gestito dall’oleodotto, mentre il restante 40% rimarrebbe sotto la gestione del Kar Group, l’azienda petrolifera curda.</p>

<p>L’accordo è in realtà il risultato di un lungo avvicinamento tra la Russia e le autorità curde. Nelle sale governative di Mosca non si è mai infatti nascosto un sentimento di simpatia verso le aspirazioni indipendentiste curde. D’altra parte la Rosneft lavora da più di un anno nella Regione del Kuridstan iracheno. Prima ancora dell’accordo sul controllo dell’oleodotto, il colosso russo ha avuto modo di firmare contratti nella regione per un totale di 1,2 miliardi di dollari, oltre a 400 milioni di dollari investiti per l’esplorazione di cinque nuove piattaforme potenzialmente ricche di oro nero. La Russia adesso invoca un accordo tra Baghdad e il Kurdistan così da tutelare i propri investimenti nella regione.</p>
<p>Gli americani conquistano il più grande pozzo di petrolio siriano</p>
<p>Pare però che il successo petrolifero russo sia arrivato in concomitanza con un equivalente risultato raggiunto dalla parte americana. Il <em><a href="https://www.washingtonpost.com/world/middle_east/us-led-coalition-says-it-has-captured-syrias-biggest-oil-field-from-islamic-state/2017/10/22/221b86bc-b734-11e7-9b93-b97043e57a22_story.html?utm_term=.34c7305baa00">Washington Post</a></em> dava notizia come il comando militare USA in Siria abbia aiutato l’alleato curdo alla riconquista della piattaforma petrolifera di al-Omar, situata nella provincia di Deir Ezzor. Si tratta invero della più ricca fonte di petrolio di tutto il territorio siriano, con una capacità di produzione di<a href="https://www.almasdarnews.com/article/even-syrias-al-omar-oil-fields-kurdish-forces-lose-150-times-oil-iraq/"> circa </a>7.500 barili al giorno. Un bel colpo messo a segno dalla coalizione a guida americana che per mezzo dei suoi alleati curdi siriani ha messo così le mani su una delle principali risorse economiche dei jihadisti di Daesh.</p>

<p>Risulta tuttavia particolare la coincidenza temporale tra la conquista del pozzo siriano di al-Omar e l’accordo raggiunto tra Rosneft e l’amministrazione curdo-irachena. Così come sembra particolare l’ormai assestamento dell’aviazione russa e dell’esercito siriano proprio nella regione di Deir Ezzor. Dalla fine di settembre non si sono più registrate infatti offensive portate avanti dalla coalizione supportata da Mosca. Una strategia particolare che ha permesso dall’altra parte ai curdi siriani di raggiungere proprio la piattaforma petrolifera di al-Omar.</p>
<p>La stabilità del Medio Oriente passa dalla spartizione del petrolio</p>
<p>Sembra dunque un’operazione sottobanco di diplomazia fata tra Mosca e Washington per spartirsi le risorse petrolifere della regione e mantenere un equilibrio di facciata. Una divisione che comunque favorisce la parte russa, considerato che nel Kurdistan iracheno si producono 1,2 milioni di barili al giorno, contro i già citati 7.500 della piattaforma siriana. Più che equo scambio sembra dunque un contentino dato a Washington affinché garantisca il mantenimento di un difficile equilibrio nella regione. </p>

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		<title>Ora Barzani è pronto ad arrendersi:  &#8220;Congelare risultato del referendum&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Oct 2017 15:10:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Baghdad]]></category>
		<category><![CDATA[Erbil]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20170922235155_24387518.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20170922235155_24387518.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20170922235155_24387518-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20170922235155_24387518-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20170922235155_24387518-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Alla fine, come prevedibile, Barzani non ha portato a termine il percorso verso l’indipendenza del suo popolo. Stamattina attraverso un comunicato pubblicato sul sito ufficiale della presidenza del Kurdistan iracheno, il leader di Erbil si è detto pronto a congelare il risultato del referendum di indipendenza tenuto il 25 settembre scorso (con oltre il 90% &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ora-barzani-pronto-ad-arrendersi-congelare-risultato-del-referendum.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20170922235155_24387518.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20170922235155_24387518.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20170922235155_24387518-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20170922235155_24387518-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20170922235155_24387518-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Alla fine, come prevedibile, Barzani non ha portato a termine il percorso verso l’indipendenza del suo popolo. Stamattina attraverso un <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.rudaw.net/english/kurdistan/2410201713" target="_blank">comunicato</a> pubblicato sul sito ufficiale della presidenza del Kurdistan iracheno, <strong>il leader di Erbil si è detto pronto a congelare il risultato del referendum di indipendenza tenuto il 25 settembre scorso</strong> (con oltre il 90% di voti favorevoli a un distacco netto da Baghdad) pur di scongiurare un nuovo conflitto armato.</p>
<p>Il cappio intorno al collo di Barzani andava stringendosi giorno dopo giorno e non è un caso che la sua offerta arrivi proprio oggi, <strong>mentre il primo ministro dell’Iraq al-Abadi è in visita ad Ankara</strong> per incontrare Recep Tayyp Erdogan con l’obiettivo di discutere proprio la questione curda. L’avanzata dell’esercito fedele al governo centrale Baghdad ha spiazzato la leadership di Erbil. Coadiuvato dalle Forze di mobilitazione popolare (hashd al-shaabi), milizie sciite vicine a Teheran, l’esercito iracheno ha conquistato prima l’importante Kirkuk, provincia dove si concentra oltre il 75% di tutto il petrolio iracheno, per poi continuare l’avanzata (di cui vi abbiamo parlato su <em><a href="http://www.occhidellaguerra.it/lesercito-iracheno-kirkuk-avanza-conquista-altun-kupri/" target="_blank">Gli occhi della guerra</a></em> ) verso i territori conquistati dai peshmerga curdi durante la battaglia contro le milizie dello Stato Islamico.</p>

<p>Come insegna la storia, la maggior parte dei problemi dei curdi non sono causati da forze esterne, ma dalle loro stesse divisioni interne. Un fronte unito curdo avrebbe forse dato la possibilità a Barzani di credere ancora di più nell’indipendenza del Kurdistan iracheno, <strong>ma lo scontro tra il suo partito (PDK) e quello dell’Unione patriottica del Kurdistan (PUK)</strong> è fin troppo duro per permettere loro di lavorare insieme a un progetto comune; peraltro di difficile realizzazione, considerando la situazione economia del Kurdistan e la sua volontà di indipendenza da Baghdad.</p>
<p>Addirittura sembra ormai essere confermato che i peshmerga che rispondono alla famiglia Talabani abbiano abbandonato la loro postazione a Kirkuk <strong>senza opporre resistenza</strong>, così da far entrare l’esercito iracheno e le milizie sciite in uno degli avamposti più importanti per Erbil, con il chiaro intento di destabilizzare i piani di Barzani.</p>

<p>Ora, con una situazione interna contraddistinta da divisioni e tradimenti, e con uno scenario globale dove nessuna potenza sembra essere disposta a difendere i curdi dall’avanzata di Baghdad, Barzani ha deciso di fare dietro-front. <strong>Ora la sua speranza è di trovarsi in una posizione contrattuale più forte in un’eventuale tavola rotonda con i funzionari iracheni</strong>; anche se bisognerà aspettare la risposta del governo di al-Abadi per sapere se a Baghdad sono ancora disposti a scendere a compromessi, dopo i tanti inviti rifiutati dallo stesso Barzani.<strong> </strong></p>
<p><strong>C’è chi crede che questo fosse il suo piano dall’inizio</strong>: convocare un referendum che non avrebbe mai portato all’indipendenza effettiva di Erbil, sia per cause interne che esterne, con il solo obiettivo di rafforzare la propria immagine e riprendere il controllo del Kurdistan. E&#8217; giusto ricordare che Barzani è presidente del Kurdistan ma che in realtà non potrebbe ricoprire questo ruolo almeno dal 2015 e che la sua immagine abbia inesorabilmente cominciato a scricchiolare negli ultimi anni. Forse ha voluto tentare il tutto per tutto con la mossa del referendum del 25 settembre scorso: per giudicare se sia riuscito nei suoi intenti, però, è necessario attendere i risultati del dialogo con il governo di Baghdad.</p>

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		<title>Iraq, continua l&#8217;avanzata dell&#8217;esercito</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lesercito-iracheno-kirkuk-avanza-conquista-altun-kupri.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Oct 2017 13:04:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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		<category><![CDATA[Erbil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Alle 8 di mattina del 20 ottobre le Forze di mobilitazione popolare hanno lanciato un nuovo attacco &#8211; dopo essere entrate a Kirkuk il 16 ottobre &#8211; contro alcuni avamposti in mano ai peshmerga curdi, tra cui le città di Altun Kupri e Qushtapa, a sud di Erbil. A differenza di cinque giorni fa, quando &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/lesercito-iracheno-kirkuk-avanza-conquista-altun-kupri.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171020191117_24707261-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Alle 8 di mattina del 20 ottobre le Forze di mobilitazione popolare hanno lanciato un nuovo attacco &#8211; dopo essere entrate a <a href="http://www.occhidellaguerra.it/medio-oriente-appeso-un-filo-suo-futuro-passa-anche-dai-curdi/" target="_blank">Kirkuk il 16 ottobre</a> &#8211; contro alcuni avamposti in mano ai peshmerga curdi, tra cui le città di Altun Kupri e Qushtapa, a sud di Erbil. A differenza di cinque giorni fa, quando i curdi se ne erano andati da Kirkuk senza intraprendere scontri a fuoco, <strong>questa volta i peshmerga hanno risposto all’avanzata delle forze fedeli a Baghdad</strong> e hanno distrutto &#8211; secondo quanto afferma un comunicato stampa della <a href="http://www.presidency.krd/english/articledisplay.aspx?id=5HOORCzhGXY" target="_blank">Cancelleria della presidenza del Kurdistan</a> &#8211; 10 veicoli corazzati Humvees e due carriarmati tra cui un Abrams M1.</p>
<p>Per Barzani è inaccettabile che armi e equipaggiamento made in Usa, consegnati all’esercito iracheno con l’obiettivo di combattere le milizie dello Stato Islamico, vengano utilizzati per attaccare i curdi, ovvero coloro che hanno combattutto i tagliagole dell’Isis in prima linea. <strong>Oltre a condannare l’utilizzo improprio delle armi americane da parte di Baghdad, Barzani si è scagliato contro le milizie sciite che si stanno muovendo a fianco dell’esercito iracheno</strong>; secondo le parole dello stesso Barzani espresse nel comunicato sopracitato l’esercito iracheno, già coadiuvato dalle forze di mobilitazione popolare, continua a ricevere il supporto di altri gruppi fedeli a Teheran tra cui Asaib Ahl al-Haq, i Badr Corp, Kata’ib Hezbollah, la divisione di Abbas, le brigate di Ali Akbar, le compagnie Khorasan e i battaglioni dell’Imam Alì.</p>

<p>Ora Barzani, mentre è tornato ieri stesso a invitare la comunità internazionale affinché intervenga per scongiurare l’inizio di un nuovo conflitto in Medio Oriente, <strong>deve riuscire a trovare un accordo con i membri dell’Unione patriottica del Kurdistan</strong> (PUK), storici rivali del suo partito (PDK). Infatti secondo diversi analisti internazionali la presa di Kirkuk da parte dell’esercito iracheno avvenuta senza scontri armati deve essere vista non come un ordine arrivato dalla presidenza del Kurdistan, ma <strong>come un tradimento della famiglia Talabani</strong> che, per mettere in difficoltà la famiglia Barzani, ha deciso di allearsi con l’asse sciita guidato da Teheran, concedendogli i giacimenti petroliferi di Kirkuk dopo aver ordinato ai peshmerga sotto al loro comando di ritirarsi da Kirkuk senza opporre resistenza.</p>
<p><strong>C’è chi crede che il destino del Kurdistan iracheno sia quello di essere diviso in due</strong>, così che una parte finisca sotto il controllo della famiglia Barzani e un’altra sotto quello della famiglia Talabani. Per ora l’unica cosa certa è che la famiglia Talabani intrattiene ottimi e storici rapporti con l’Iran degli Ayatollah e che, quindi, se Barzani ha intenzione di trovare una soluzione politica alla questione curda in Iraq, dovrà utilizzare le sue migliori doti diplomatiche.</p>

<p>Se la tensione non fosse già abbastanza alta, l’altro ieri su <em><a href="http://www.lastampa.it/2017/10/19/esteri/kurdistan-giallo-su-barzani-voci-di-golpe-uVkPt8osCeK8Ul0GjWQflO/pagina.html" target="_blank">La Stampa</a> </em>è stato scritto che “il partito Gorran, terza formazione politica curda dopo il Kdp del presidente Massoud Barzani, insieme con il Puk, sostengono che tutte le forze politiche del Kurdistan non considerano più Barzani presidente della Regione autonoma. La nuova situazione sarebbe stata comunicata agli Stati Uniti, in particolare all’inviato speciale della Casa Bianca nella Regione per la lotta all’Isis, Brett McGurk.” Anche se non ci sono conferme da parte americana, “<strong>un tribunale iracheno ha chiesto l’arresto del vicepresidente della Regione autonoma del Kurdistan</strong>, Kosrat Rasul, e secondo voci non ufficiali si appresterebbe a farlo anche nei confronti di Barzani.”</p>
<p>Barzani ha deciso di non rimandare il referendum per l&#8217;indipendenza del Kurdistan iracheno, tenuto il 25 settembre scorso, nonostante i continui inviti della comunità internazionale a rimandarlo almeno fino al completo annientamento dell&#8217;Isis. Ha voluto accelerare i tempi credendo che questo fosse il momento migliore per far diventare Erbil la capitale non più di una Regione autonoma, ma di uno Stato indipendente. <strong>Ora bisognerà vedere come se la caverà Barzani per risolvere una situazione a dir poco complessa</strong>, instabile sia sul fronte interno dove dovrà tentare di placare i contrasti con l&#8217;Unione patriottica del Kurdistan, sia in ambito internazionale, dove dovrà tentare di trovare degli alleati che supportino la sua causa il prima possibile. L&#8217;esercito iracheno e le milizie sciite non aspettano, proprio come lui non ha voluto attendere per tenere il referendum di indipendenza del Kurdistan.</p>

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		<title>Così l&#8217;occidente vuole posticipare  il referendum nel Kurdistan iracheno</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosi-loccidente-vuole-posticipare-referendum-nel-kurdistan-iracheno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Sep 2017 09:06:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Erbil]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
		<category><![CDATA[onu]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1460" height="913" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/1443625355-kurdish-peshmerga-002.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/1443625355-kurdish-peshmerga-002.jpg 1460w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/1443625355-kurdish-peshmerga-002-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/1443625355-kurdish-peshmerga-002-768x480.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/1443625355-kurdish-peshmerga-002-1024x640.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1460px) 100vw, 1460px" /></p>
<p>Il 15 settembre sul sito dell’Ufficio presidenziale del Kurdistan è stato pubblicato un comunicato  dove si avverte che la leadership curda sta valutando un’offerta di Nazioni Unite, Stati Uniti e Regno Unito avanzata per convincere Massud Barzani a rimandare il voto del referendum per l’indipendenza di Erbil, indetto per il 25 settembre; appuntamento, di cruciale &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-loccidente-vuole-posticipare-referendum-nel-kurdistan-iracheno.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1460" height="913" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/1443625355-kurdish-peshmerga-002.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/1443625355-kurdish-peshmerga-002.jpg 1460w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/1443625355-kurdish-peshmerga-002-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/1443625355-kurdish-peshmerga-002-768x480.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/1443625355-kurdish-peshmerga-002-1024x640.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1460px) 100vw, 1460px" /></p><p>Il 15 settembre sul sito dell’Ufficio presidenziale del Kurdistan è stato pubblicato <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.presidency.krd/english/articledisplay.aspx?id=WUVYZ0nmEBU=" target="_blank">un comunicato</a>  dove si avverte che <strong>la leadership curda sta valutando un’offerta</strong> di Nazioni Unite, Stati Uniti e Regno Unito avanzata per convincere <strong>Massud Barzani</strong> a rimandare il voto del referendum per l’indipendenza di Erbil, indetto per il 25 settembre; appuntamento, di cruciale importanza per gli equilibri del Medio Oriente, che si avvicina sempre di più. </p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;663&#8243; gal_title=&#8221;REFERENDUM KURDISTAN&#8221;]</p>

<p>Il primo ministro del Kurdistan iracheno Nechirvan Barzani <strong>qualche ora prima si era incontrato con Brett McGurk</strong>, l’inviato speciale della Casa Bianca per guidare la coalizione internazionale per sconfiggere Daesh, con l’Ambasciatore statunitense in Iraq Douglas Silliman, con il Rappresentante Speciale del Segretario Generale per la missione di assistenza in Iraq Jan Kubis, e con Frank Baker, l’Ambasciatore del Regno Unito in Iraq. Durante questa tavola rotonda le agenzie internazionali riferiscono che tra gli argomenti si sia parlato anche di Daesh, ma <strong>la notizia principale è l’alternativa al referendum atteso per il 25 settembre</strong> proposta dal blocco occidentale ai due Barzani. Il presidente Massud ha comunicato che studierà la proposta di Stati Uniti, Inghilterra e Nazioni Unite per poi presentarla alla leadership curda perché, con le sue parole, “ormai la scelta di un eventuale posticipazione del referendum non spetta solo a me.”</p>
<p>Secondo le fonti internazionali quindi, ciò che <strong>è stato chiesto a Erbil è di rimandare il referendum</strong> a data indefinita, o almeno fino a quando le milizie dello Stato Islamico non saranno completamente annientate. Non si sa però con certezza cosa Barzani abbia chiesto in caso decidesse effettivamente di accontentare la richiesta delle potenze occidentali, né cosa gli sia stato offerto da queste ultime.</p>

<p>E’ comunque difficile credere che la proposta di Washington e alleati sia completamente svantaggiosa per il Kurdistan iracheno: la loro alternativa è stata presentata a 10 giorni dalla data indicata per il voto referendario, e sono quindi consapevoli che semmai Massud Barzani decidesse di rimandare il referendum per l’indipendenza questa scelta danneggerebbe la già traballante immagine del presidente Barzani stesso che infatti, secondo molti analisti, ha indetto questo referendum proprio con l’intenzione di consolidare la sua leadership, lasciando in secondo piano gli interessi della popolazione curdo-irachena.</p>
<p>Altrettanti osservatori dell’area credono che Barzani abbia indetto il referendum come arma contrattuale da brandire con la volontà di ricevere una proposta dalle forze occidentali, argomento che su <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/perche-i-curdi-sciiti-sono-contro-lindipendenza-del-kurdistan/" target="_blank">Gli occhi della guerra</a></em> avevamo già trattato. Se ciò fosse vero significherebbe che, nella giornata di ieri, la proposta attesa dal presidente sia finalmente arrivata. Barzani però non può annunciare al suo popolo di aver deciso di posticipare il referendum, da lui indetto, a pochi giorni dal voto e dopo una tavola rotonda con l’asse occidentale; l’unica possibilità sarebbe che la proposta avanzata sia così invitante da permettere al leader di Erbil di salvare la faccia qualora nei prossimi giorni annunciasse la posticipazione del referendum del 25 settembre. A complicare la situazione c&#8217;è anche il voto del parlamento curdo del 16 settembre che ha confermato la data ufficiale per il referendum e che, salvo imprevisti sensazionali, ha ormai chiuso di fatto ogni possibilità di rimandare il voto popolare.</p>

<p><strong>Osservata speciale rimane, in ogni caso, la provincia di Kirkuk</strong>, ricca di petrolio e già protagonista del braccio di ferro tra Erbil e il governo centrale di Baghdad. Il controllo sulla provincia irachena è molto probabilmente uno dei punti chiave della proposta avanzata dalle Nazioni Unite, da Washington e da Londra: proposta che Barzani ha forse ha già valutato e a cui ieri sera sembra aver dato una risposta affermando, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.rudaw.net/english/kurdistan/160920172" target="_blank">durante un convegno</a> con più di 30mila partecipanti, che &#8220;ormai è troppo tardi per ogni alternativa al referendum.&#8221; Intanto il tempo passa e il 25 settembre si avvicina, una data che sarà molto importante per il prossimo futuro del Medio Oriente e che tutti gli attori internazionali (tranne Israele, come racconta anche il <em><a href="http://www.telegraph.co.uk/news/2017/09/14/israel-becomes-first-state-back-independent-kurdistan/" target="_blank">Telegraph</a></em>) avrebbero voluto quantomeno rimandare. </p>
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		<title>I curdi sciiti vogliono l&#8217;Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-i-curdi-sciiti-sono-contro-lindipendenza-del-kurdistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jul 2017 08:51:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Baghdad]]></category>
		<category><![CDATA[Erbil]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20161020212228_21038304.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20161020212228_21038304.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20161020212228_21038304-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20161020212228_21038304-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20161020212228_21038304-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Da quando la Regione autonoma curda (KRG) ha annunciato l’intenzione di tenere un referendum per l’indipendenza il prossimo 25 settembre, la quasi totalità degli interlocutori dell’area ha espresso in più occasioni una forte opposizione nei confronti della scelta di Erbil. Il referendum indetto dal leader del Kurdistan iracheno e del Partito democratico curdo (PDK), Massud Barzani, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-i-curdi-sciiti-sono-contro-lindipendenza-del-kurdistan.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-i-curdi-sciiti-sono-contro-lindipendenza-del-kurdistan.html">I curdi sciiti vogliono l&#8217;Iraq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20161020212228_21038304.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20161020212228_21038304.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20161020212228_21038304-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20161020212228_21038304-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20161020212228_21038304-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Da quando la Regione autonoma curda (KRG) ha annunciato l’intenzione di tenere un referendum per l’indipendenza il prossimo 25 settembre, la quasi totalità degli interlocutori dell’area ha espresso in più occasioni una forte opposizione<strong> nei confronti della scelta di Erbil</strong>. Il referendum indetto dal leader del Kurdistan iracheno e del Partito democratico curdo (PDK), Massud Barzani, annunciato all’inizio di giugno ha scatenato commenti di disapprovazione da parte di Iraq, Iran, Turchia, Siria e Stati Uniti.</p>
<p>Nonostante il numero e il peso degli attori contrari all’indipendenza del Kurdistan, la maggiore sfida per la minoranza non è rappresentata dai governi dei paesi che si oppongono a una Regione curda non solo autonoma ma anche indipendente, <strong>ma dalle tensioni interne ai curdi stessi</strong>, come già scritto su <em><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/kurdistan-iracheno-verso-lindipendenza/" target="_blank" rel="noopener">Gli occhi della guerra</a> </em>. Oltre ai due partiti curdi di minoranza (Gorran e il Gruppo islamico del Kurdistan) che continuano la loro battaglia per evitare che si tenga il referendum di settembre, una delle più grandi sfide per Erbil – al di là dell’esito del referendum – sarà rappresentata dai <strong>curdi feili</strong>, gruppo di curdi sciiti all’interno della minoranza che vivono nei territori contesi tra Baghdad ed Erbil e che quindi non sono sotto il controllo degli organi del KRG.</p>
<p>La maggioranza dei curdi feili, ovvero curdi iracheni sciiti che non si sentono parte della Regione in mano ai curdi (sunniti), è concentrata nelle province di Diyala, Wasit e Maysan e nelle aree sacre agli sciiti intorno a Najaf e Karbala. Il 27 giugno Haidar Hisham, a capo della Commissione dei curdi feili all’interno del Consiglio provinciale del Wasit, ha annunciato ufficialmente l’opposizione dei curdi, che lui stesso rappresenta, al referendum per l’indipendenza. Nonostante Barzani abbia l’intenzione di annettere anche le province a maggioranza curda ma fuori dalla giurisdizione di Erbil, come la ricca di petrolio Kirkuk, <strong>Hisham ha immediatamente frenato i sogni irredentisti del leader del PDK</strong>; ha infatti sottolineato che in caso di indipendenza, la Regione autonoma curda avrà potere sul Kurdistan iracheno, ma non sulle province a maggioranza feili.</p>

<p>I curdi feili hanno imparato a sopravvivere nel corso dei decenni durante i continui sconvolgimenti negli equilibri del Medio Oriente. <strong>Durante l’era di Saddam sono stati perseguitati a causa della loro fedeltà allo sciismo</strong> e, una volta deposto il leader iracheno, la diffidenza nei loro confronti non è comunque mutata: questo perché sia i curdi che gli arabi sciiti in Iraq gli hanno sempre considerati “diversi”. Tra gli anni ’70 e gli anni ’80, durante il regime baathista, è stimato che quasi mezzo milione di curdi feili siano stati deportati in Iran e che più di 10mila abitazioni siano state loro confiscate. Inoltre, dopo la caduta di Saddam Hussein nel 2003, hanno subito continui attacchi terroristici da parte dei sunniti a causa della loro identità sciita.</p>
<p>Non ci sono stime ufficiali non essendoci un censimento per etnia o religione – almeno non pubblico – dei numeri dei curdi in Iraq. Secondo le fonti più attendibili però, i curdi iracheni rappresentano tra il 15 e il 20% dell’intera popolazione irachena, mentre i curdi sciiti il 6.5%, arrivando a toccare i <strong>2milioni e mezzo</strong> di individui.</p>
<p>Un attivista che rappresenta i curdi feili ha detto ad<em> <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2017/07/kurdistan-independence-referandum-shiite-feyli-kurds.html" target="_blank" rel="noopener">Al-Monitor</a> </em>che “<strong>loro</strong> <strong>si considerano iracheni</strong>, perché la loro storia va di pari passo con quella dell’Iraq. Abbiamo sempre combattuto per difendere il paese, abbiamo partecipato alla rivolta contro gli inglesi e abbiamo giocato un ruolo cruciale sia nei movimenti politici curdi che in quelli sciiti iracheni. Senza contare la nostra partecipazione nella battaglia <strong>contro le milizie dello Stato Islamico</strong>. Nonostante ciò, siamo ostracizzati sia dai curdi della Regione autonoma che dagli arabi.”</p>

<p>La minoranza sciita all’interno dell’etnia curda teme un’eventuale successo del referendum per l’indipendenza di Erbil anche perché <strong>a Baghdad hanno già cominciato a ventilare l’ipotesi di deportare tutti i cittadini curdi</strong> verso le zone sotto il controllo della Regione autonoma curda; eventualità che i feili temono fortemente, non avendo buoni rapporti con i loro cugini stanziati nell’Iraq settentrionale, dei quali oltre il 90% è <strong>sunnita</strong>.</p>
<p>Saad al-Matlabi, che siede nel Consiglio della provincia di Baghdad, ha già <strong>minacciato di ritirare la cittadinanza irachena all’intera popolazione curda</strong>, in caso il progetto di indipendenza del KRG (Kurdistan Regional Government) vada in porto. Come anticipato, i due partiti di minoranza, il Movimento per il Cambiamento (Gorran) e il Gruppo islamico curdo (KIG) – contrari al referendum da quando è stato annunciato da Barzani – si sono schierati con i cittadini feili.</p>
<p>A riassumere un’opinione ampiamente diffusa tra i curdi – e non solo &#8211; riguardo al referendum del prossimo 25 settembre, è stato Sarwa Abdel Wahid, rappresentante del partito Gorran in <a href="http://www.occhidellaguerra.it/parlamento-curdo-tornare-funzione/" target="_blank" rel="noopener">parlamento</a>: “Il Referendum indetto da Barzani non rappresenta il volere dei cittadini curdi né tantomeno è stato convocato per il loro bene. <strong>L’unico beneficiario di un’eventuale indipendenza</strong> sarà il Partito democratico curdo (PDK) guidato dallo stesso Barzani.”</p>

<p>Secondo Wahid, l’obiettivo del referendum non è favorire la minoranza che vive nel nord dell’Iraq, ma rappresenta semplicemente <strong>lo strumento con cui Massud Barzani vuole consolidare la sua autorità in Iraq</strong> prima, in Medio Oriente più in generale poi. Comunque andrà il referendum del 25 settembre, è molto probabile che la questione dei curdi feili giocherà un ruolo di un certo peso nell’Iraq post Stato Islamico. Le tensioni che caratterizzano i rapporti della “minoranza nella minoranza” con Erbil e Baghdad stanno per giungere a un punto di rottura.</p>
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		<title>Parlamento curdo torna in funzione?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/parlamento-curdo-tornare-funzione.html</link>
		
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		<pubDate>Sun, 07 May 2017 10:38:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Erbil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="780" height="520" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/1436455039-kurdistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/1436455039-kurdistan.jpg 780w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/1436455039-kurdistan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/1436455039-kurdistan-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 780px) 100vw, 780px" /></p>
<p>Dopo più di due anni di inattività il parlamento della Regione autonoma del Kurdistan iracheno potrebbe tornare in funzione. Perché questo avvenga si dovrà trovare un accordo tra l’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK) e il Movimento per il Cambiamento (Gorran). Come di consueto nelle vicende politiche curde, l’ultima parola spetterà a Massud Barzani, senza la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/parlamento-curdo-tornare-funzione.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="780" height="520" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/1436455039-kurdistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/1436455039-kurdistan.jpg 780w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/1436455039-kurdistan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/1436455039-kurdistan-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 780px) 100vw, 780px" /></p><p>Dopo più di due anni di inattività il parlamento della Regione autonoma del Kurdistan iracheno potrebbe tornare in funzione. Perché questo avvenga si dovrà trovare un accordo tra l’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK) e il Movimento per il Cambiamento (Gorran). Come di consueto nelle vicende politiche curde, l’ultima parola spetterà a Massud Barzani, <strong>senza la cui benedizione sarà impossibile uscire dallo stallo istituzionale</strong> in cui è piombato il sistema di rappresentanza curdo-iracheno.<strong>Il parlamento curdo aveva sospeso le sue funzioni nel 2015</strong>, quando all’allora presidente del parlamento Yusuf Mohammed Sadiq – appartenente al partito Gorran – era stato impedito di varcare la soglia di Erbil su ordine del Partito Democratico curdo (KDP) di Barzani. La crisi politico-istituzionale del Kurdistan ruota attorno alla figura di Massud Barzani, leader storico della minoranza stanziata nell’Iraq. Nel 2015 il mandato di Barzani come presidente era giunto al suo termine quindi, teoricamente, i partiti si sarebbero dovuti riunire <strong>per eleggere il nuovo rappresentante del popolo curdo</strong>. Anche perché, secondi le leggi, non avrebbe potuto correre in quelle che sarebbero dovute essere le prossime elezioni. Ma il leader rifiutò di farsi da parte e di lasciare la sua posizione, tanto che ancora oggi – se pur non ufficialmente – il titolo di presidente è ancora nelle sue mani.Dopo questo evento il parlamento è stato costretto a interrompere le sue funzioni e ancora oggi è impossibilitato a svolgere i compiti per cui, inizialmente, era stato istituito. Ma si potrebbe essere arrivati a un punto di svolta. <a href="http://ekurd.net/puk-replace-kurdistan-speaker-2017-05-03" target="_blank">Questo mercoledì</a> i membri del Consiglio hanno ricominciato a confrontarsi sulla questione del parlamento curdo-iracheno e gli esponenti dell’Unione Patriottica del Kurdistan hanno teso per primi la mano agli altri partiti curdi per cercare di trovare una soluzione: il PUK ha infatti confermato la sua volontà di cambiare il presidente del parlamento e <strong>di proporre un membro del partito Gorran</strong> per ricoprire questo importante ruolo. Questo sarebbe un primo passo verso la riapertura dei battenti del palazzo parlamentare ridotto, a oggi, in una situazione di paralisi.Questa proposta verrà presentata al Movimento per il Cambiamento dai funzionari dell’Unione Patriottica durante il prossimo incontro, <strong>che dovrebbe essere fissato per le settimane a venire</strong>. La questione, ancor prima di vedere le reazioni del presidente Barzani, è se i rappresentanti del Gorran accetteranno o meno l’offerta. <strong>Il gesto del PUK</strong> di concedere nuovamente, e senza votazioni, la presidenza del parlamento a un membro di un partito avversario – proprio al partito cui apparteneva Sadiq, a cui era stato negato l’accesso nel 2015 &#8211; potrebbe invogliare i membri del giovane movimento (il Gorran è stato fondato nel 2009) a sedersi al tavolo delle trattative con le altre fazioni curde, così da trovare finalmente una soluzione a una Regione autonoma senza un parlamento funzionante.Regione autonoma che, inoltre, da qualche mese è tornata a rivendicare con forza il suo diritto all’indipendenza dal governo centrale di Baghdad. E questo è uno dei motivi principali del perché il progetto indipendentista curdo non viene visto concretamente realizzabile dalla maggior parte degli interlocutori internazionali. D’altronde come poter pensare di riuscire a governare uno stato senza un parlamento attivo e con tutti i partiti in lotta tra di loro? <strong>Pochi leader occidentali sarebbero pronti a scommettere sulla riuscita dei piani dei curdi</strong>. Ora, comunque, bisognerà vedere innanzitutto che risposta verrà data dal Movimento Gorran ai membri del PUK. In caso di un accordo assisteremmo a un enorme passo in avanti verso l’inizio della ripresa delle funzioni politiche, istituzionali e amministrative della Regione curda. <strong>Se il Movimento per il Cambiamento deciderà di rifiutare la proposta favorirebbe Massud Barzani</strong>, che in un contesto di forte instabilità politica riuscirebbe a mantenere senza troppe difficoltà il suo titolo di presidente. E’ proprio il leader del KDP che &#8211; in caso le altre forze in campo trovassero un compromesso &#8211; dovrà decidere se trovare una soluzione che possa accontentare la maggior parte dei partiti e della sua popolazione o se, piuttosto, continuerà testardamente a tentare di rimanere l’unico interprete curdo con il mondo occidentale. Ruolo che, forte dell’alleanza con la Turchia di Erdogan, sente impossibile che gli venga tolto.&nbsp;&nbsp;</p>
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