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	<title>emigrazione Archives - InsideOver</title>
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	<title>emigrazione Archives - InsideOver</title>
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		<title>Feste dell&#8217;emigrazione: così l&#8217;Italia celebra, tra gioia e malinconia, i figli che dovettero partire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jul 2024 16:24:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1400" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709234848470_4544129aa8e24bc2992d081daad847dd.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="emigrazione" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709234848470_4544129aa8e24bc2992d081daad847dd.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709234848470_4544129aa8e24bc2992d081daad847dd-600x438.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709234848470_4544129aa8e24bc2992d081daad847dd-300x219.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709234848470_4544129aa8e24bc2992d081daad847dd-1024x747.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709234848470_4544129aa8e24bc2992d081daad847dd-768x560.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709234848470_4544129aa8e24bc2992d081daad847dd-1536x1120.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In estate, lungo tutto lo Stivale, si tengono "le feste dell'emigrazione". Tra malinconia e folklore, un modo per ricordare chi è andato via.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/feste-dellemigrazione-cosi-litalia-celebra-tra-gioia-e-malinconia-i-figli-che-dovettero-partire.html">Feste dell&#8217;emigrazione: così l&#8217;Italia celebra, tra gioia e malinconia, i figli che dovettero partire</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1400" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709234848470_4544129aa8e24bc2992d081daad847dd.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="emigrazione" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709234848470_4544129aa8e24bc2992d081daad847dd.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709234848470_4544129aa8e24bc2992d081daad847dd-600x438.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709234848470_4544129aa8e24bc2992d081daad847dd-300x219.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709234848470_4544129aa8e24bc2992d081daad847dd-1024x747.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709234848470_4544129aa8e24bc2992d081daad847dd-768x560.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709234848470_4544129aa8e24bc2992d081daad847dd-1536x1120.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non tutti sanno che esiste un&#8217;Italia al di fuori dell&#8217;Italia. Non parliamo di un&#8217;entità geografica, naturalmente, ma di uomini, donne, bambini e bambine che &#8211; sparsi in giro per il mondo &#8211; portano ciascuno un pezzetto di Belpaese dentro il cuore.  Al 31 dicembre 2022, data dell&#8217;ultimo rilevamento ufficiale dell&#8217;AIRE [Anagrafe degli italiani residenti all&#8217;estero], <strong>gli italiani nel mondo sfioravano i 6 milioni</strong>. Per la precisione, erano  5.933.418. E parliamo di quelli iscritti appunto all&#8217;AIRE, ovvero coloro che hanno svolto tutte le pratiche per poter avere, tra i vari benefici, il diritto di voto. Se poi parliamo degli italiani effettivamente espatriati, il numero senz&#8217;altro aumenta, ma in questo caso non ci sono numeri attendibili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un fenomeno di massa</h2>



<p>Oggi come ieri, la mobilità è dovuta principalmente a fattori professionali. <strong>Si parte in cerca di un lavoro &#8211; e di uno stile di vita &#8211; migliore</strong>. Ma se oggi l&#8217;allontanamento, per quanto netto, è reso meno amaro dalle possibilità pressoché illimitate di mettersi in contatto con i propri cari rimasti in Italia, proviamo a immaginare cosa dovesse significare &#8211; tra la fine dell&#8217;Ottocento, fino a buona parte del Novecento &#8211; fare i bagagli e lasciare la casa, i genitori, talvolta i figli e partire. Il più delle volte, l&#8217;emigrato restava tale. Una figura mitica persino per i famigliari, un ricordo sempre più sbiadito. Alla fine, quando più nessuno restava a ricordarlo, un fantasma.</p>



<p>A subire il fenomeno massiccio dell&#8217;emigrazione sono stati soprattutto i centri più poveri. Le grosse ondate migratorie hanno avuto luogo a fine Ottocento e poi, dopo un periodo di relativa stasi, negli anni Dieci/Venti del Novecento e, di nuovo, tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Interi paesi del Meridione, del Centro e del Nord Italia spopolati nel giro di poche generazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Festeggiare chi se n&#8217;è andato</h2>



<p>Forse è per esorcizzare la malinconia, o magari per combattere uno spopolamento che è sempre in agguato come una belva feroce, che proprio in quei paesi che dall&#8217;emigrazione sono rimasti segnati si celebrano con maggiore fervore e impegno i concittadini che &#8211; in tempi lontani di cui spesso nessun testimone vivente è rimasto &#8211; hanno preso il largo in cerca di fortuna. E l&#8217;estate è senz&#8217;altro il periodo più indicato. Più o meno ovunque queste manifestazioni prendono il nome standard di &#8220;festa del migrante&#8221; o &#8220;dell&#8217;emigrazione&#8221;, da non confondere con quella istituita il 3 ottobre. Qui parliamo di feste locali, intime, personali. </p>



<h2 class="wp-block-heading">80 milioni di italo-discendenti</h2>



<p>Il 2024, poi, per la Farnesina è &#8220;l&#8217;anno delle radici italiane&#8221;. Con il progetto<strong> Italea</strong>, infatti, si è data concretezza a quel &#8220;turismo delle radici&#8221; che è uno dei cavalli di battaglia del nostro ministero degli Esteri. Grazie ai fondi del PNRR, i comuni che ne hanno fatto richiesta entro il 2023 hanno potuto godere di un notevole supporto per organizzare viaggi e accoglienza di quei &#8220;turisti delle radici&#8221; che sono gli italiani di seconda, terza, anche quarta generazione che dai paesi dove sono nati possono tornare a scoprire i luoghi in cui hanno vissuto i propri nonni prima di emigrare. Un progetto che si rivolge a un bacino di italo-discendenti che, secondo le stime della Farnesina, stima le 80 milioni di persone.</p>



<p>Ma accanto a queste forme di turismo organizzato, che senz&#8217;altro rappresenta un asset economico non indifferente (nel <strong>2018</strong> il flusso economico in entrata generato dal Turismo delle Radici è stato pari a circa <strong>4 miliardi</strong> <strong>di euro</strong>), la &#8220;festa dell&#8217;emigrato&#8221; &#8211; ovunque si tenga &#8211; resta un appuntamento intimo, non privo di una buona dose di folklore, dove sacro e profano vanno immancabilmente a braccetto e dove a essere protagonisti sono i prodotti locali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Paese che vai, festa che trovi</h2>



<p>Scriveva Cesare Pavese ne La luna e i falò: &#8220;Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c&#8217;è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti&#8221;. Ed è proprio questo il senso di celebrare il fenomeno migratorio. Una sorta di patto tra chi è rimasto e chi non c&#8217;è più, un patto che si rinnova di generazione in generazione, fin quando un paese qualsiasi avrà anche un solo abitante.</p>



<p>Se quindi questa estate la passerete a scoprire le bellezze dell&#8217;Italia, fate attenzione ai programmi delle feste dei paesi che visiterete. Noi, per esempio, vi possiamo consigliare di non perdere il 20 agosto<strong> la festa che si terrà a Montelapiano</strong>, in provincia di Chieti, paese che conta 70 anime in loco e 700 in giro per il mondo. Da segnare per il prossimo anno l&#8217;appuntamento a luglio <strong>a Ottone, nel piacentino</strong>, dove da diversi anni si tiene una festa di grande successo. Se ad agosto vi troverete in Sardegna, <strong>andate a Villanovaforru e a San Gavino Monreale</strong>, dove ad agosto si celebrano i concittadini emigrati; <strong>a Tonezza nel Cimone (Vicenza)</strong> la festa si è tenuta pochi giorni fa. Insomma, la scelta è tanta e dislocata più o meno ovunque lungo lo Stivale. E chissà, magari approfondendo la storia dell&#8217;emigrazione del vostro paese o della vostra città scoprirete anche voi di avere il tanto agognato zio d&#8217;America.</p>
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		<title>John Fante, il cantore dell&#8217;emigrazione italiana</title>
		<link>https://it.insideover.com/letteratura/john-fante-il-cantore-dellemigrazione-italiana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 May 2024 14:58:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1026" height="536" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-25-233002.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-25-233002.jpg 1026w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-25-233002-600x313.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-25-233002-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-25-233002-1024x535.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-25-233002-768x401.jpg 768w" sizes="(max-width: 1026px) 100vw, 1026px" /></p>
<p>Nei romanzi di John Fante riscopriamo l'epopea dimenticata dei migranti italiani di inizio Novecento, che con lui diventa grande letteratura.</p>
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<p>&#8220;Era un montanaro venuto dall&#8217;Abbruzzo, un nasone dalle mani grosse, basso (uno e sessanta), largo come una porta, nato in una parte d&#8217;Italia in cui la miseria era spettacolare quanto i ghiacciai circostanti e dove qualunque bambino che fosse riuscito a sopravvivere per i primi cinque anni ne avrebbe campati ottantacinque. Logicamente, non molti riuscivano a compire cinque anni&#8221;.  Questo il ritratto che <strong>John Fante </strong>dedica a suo padre, o meglio, al suo alter ego Nick Molise, nel romanzo &#8220;<em>La confraternita dell&#8217;uva</em>&#8220;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Autore di culto</h2>



<p>John Fante viene considerato negli Stati Uniti come uno degli autori più rappresentativi di un&#8217;intera generazione. Quella del proibizionismo, dei &#8220;ruggenti anni Venti&#8221;, fino ad arrivare alla Seconda guerra mondiale e al principio degli anni Ottanta. Viene accostato ad autori come lo <strong>Steinbeck </strong>di &#8220;<em>Furore</em>&#8220;, all&#8217;<strong>Hemingway </strong>di &#8220;<em>Per chi suona la campana</em>&#8220;, al <strong>Faulkner </strong>de &#8220;<em>L&#8217;urlo e il furo</em><strong>re</strong>&#8220;. <a href="https://it.insideover.com/letteratura/sbornie-leggendarie-e-sesso-sfrenato-quanto-ci-manca-bukowski.html#:~:text=Trent%27anni%20moriva,Charles%20Bukowski.">Charles Bukowski</a> lo considerava il suo maestro, la sua primaria fonte d&#8217;ispirazione. Lui, autore maledetto, considerava Fante ancora più maledetto.</p>



<p>John Fante è nato in Colorado, a Denver, nel 1909. Sua madre era di origini lucane, ma era nata a Chicago. Suo padre, invece, Nick Fante, era arrivato in America nel 1901 dall&#8217;Abbruzzo, precisamente dal paese di <strong>Torricella Peligna</strong>, in provincia di Chieti. Lì dove ancora oggi viene ricordato in grande stile con un festival &#8211;<strong> <a href="https://www.johnfante.org/">Il dio di mio padre, John Fante Festival</a></strong>, arrivato alla diciannovesima edizione &#8211; che si tiene ogni estate e che ha visto spesso come ospiti anche i figli dello scrittore morto nel 1983.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un successo tardivo</h2>



<p>Il successo gli arrise tardi, anzi, a dire il vero gli arrise solo da morto. In vita, le sue opere passarono sotto traccia. Fu solo grazie a Bukowski se nel 1978 una casa editrice, la Black Sparrow, che pubblicava i libri di Bukowski stesso, si interessò alle opere di Fante. Nonostante questo, Fante aveva comunque scritto moltissimo, affinando negli anni quel suo stile oggi inconfondibile, scarno, tragicomico, ironico, intriso di slang italiani. Aveva partorito capolavori come &#8220;<em><strong>Chiedi alla polvere</strong></em>&#8220;, &#8220;<em>Dago Red</em>&#8220;, &#8220;<em>Aspetta primavera, Bandini</em>&#8220;. Pietre miliari della letteratura americana, ma anche italiana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Uno spaccato dell&#8217;emigrazione italiana</h2>



<p>Nelle opere di Fante &#8211; in gran parte autobiografiche &#8211; si ritrova infatti uno spaccato ormai quasi dimenticato della nostra storia. <strong>L&#8217;epopea dei migranti </strong>tra fine Ottocento e inizio Novecento. Un&#8217;epopea tragica e allo stesso tempo eroica. Dove uomini e donne scappati dalla miseria si tuffavano in una vita di lavoro duro. Sempre e solo lavoro. Una generazione spremuta come un limone, per permettere a quella successiva &#8211; quella di John Fante &#8211; di poter sognare un futuro diverso. Un futuro migliore. </p>



<p>E John Fante quella generazione eroica, quella di suo padre e di sua madre, l&#8217;ha resa immortale nelle sue opere. Sfogliando le pagine dei suoi romanzi leggiamo le disavventure degli <em><strong>Wops</strong></em>, come venivano spregiativamente chiamati gli italiani, storpiando il termine &#8220;guappo&#8221;. Leggiamo di una solidarietà granitica tra gente senza nulla se non la condivisione di un destino amaro, segnato dalla malinconia degli affetti lontani anni luce, di case e paesi che non avrebbero mai più rivisto. Gente analfabeta, ma con un cuore grande. Tavole povere, ma sempre imbandite e aperte agli ospiti dell&#8217;ultima ora. Sbornie colossali con il &#8220;Dago Red&#8221;, il vino rosso degli italiani &#8211; ovvero i &#8220;dago&#8221; &#8211; o con il bianchino.</p>



<p>Introspezione e ironia, gli ingredienti immancabili nell&#8217;opera di Fante. Un sottile senso di qualcosa di irrimediabilmente perduto che caratterizza la sua prosa e i suoi personaggi. Famiglie numerose, dove si mangia lasagna, pastasciutta, melanzane alla parmigiana. Italiani. Molto più vicini ai filippini e ai messicani che non agli irlandesi, men che meno agli americani. Gente laboriosa e rissosa, ma anche aperta alla contaminazione. </p>



<p>Leggere John Fante oggi significa conoscere un po&#8217; più a fondo noi stessi e la nostra storia. E scavando tra i cassetti della memoria delle nostre famiglie, non sarà raro ritrovare un pezzetto di quel mondo magistralmente dipinto da Fante nei suoi capolavori. </p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Crisi economica, politica e sociale. L&#8217;abisso del Libano</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/leterna-fragilita-del-libano/crisi-economica-politica-sociale-abisso-libano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Mar 2023 17:52:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2208" height="1242" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/82A849E1-7743-4FBE-996B-8637587E6019.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/82A849E1-7743-4FBE-996B-8637587E6019.jpg 2208w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/82A849E1-7743-4FBE-996B-8637587E6019-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/82A849E1-7743-4FBE-996B-8637587E6019-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/82A849E1-7743-4FBE-996B-8637587E6019-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/82A849E1-7743-4FBE-996B-8637587E6019-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/82A849E1-7743-4FBE-996B-8637587E6019-2048x1152.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/82A849E1-7743-4FBE-996B-8637587E6019-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 2208px) 100vw, 2208px" /></p>
<p>(Tiro, Libano) La Croce Rossa di Tiro non ha mai ricevuto così tante richieste di aiuto. Prima si avvicinavano al loro centro circa un migliaio di persone al mese: in larga parte gli strati più poveri della città e dei sobborghi vicini. Ora, come raccontano i rappresentanti del centro, le cose sono nettamente peggiorate. Sono &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/leterna-fragilita-del-libano/crisi-economica-politica-sociale-abisso-libano.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/leterna-fragilita-del-libano/crisi-economica-politica-sociale-abisso-libano.html">Crisi economica, politica e sociale. L&#8217;abisso del Libano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2208" height="1242" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/82A849E1-7743-4FBE-996B-8637587E6019.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/82A849E1-7743-4FBE-996B-8637587E6019.jpg 2208w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/82A849E1-7743-4FBE-996B-8637587E6019-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/82A849E1-7743-4FBE-996B-8637587E6019-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/82A849E1-7743-4FBE-996B-8637587E6019-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/82A849E1-7743-4FBE-996B-8637587E6019-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/82A849E1-7743-4FBE-996B-8637587E6019-2048x1152.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/82A849E1-7743-4FBE-996B-8637587E6019-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 2208px) 100vw, 2208px" /></p><div
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                        30.03.2023
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                    Crisi economica, politica e sociale. L&#8217;abisso del Libano
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<p><strong>(Tiro, Libano)</strong> La <strong>Croce Rossa </strong>di Tiro non ha mai ricevuto così tante richieste di aiuto. Prima si avvicinavano al loro centro circa un migliaio di persone al mese: in larga parte gli strati più poveri della città e dei sobborghi vicini. Ora, come raccontano i rappresentanti del centro, le cose sono nettamente peggiorate. Sono infatti circa 15mila le persone che ogni mese chiedono soccorso alla Croce Rossa. Libanesi, in larga parte, di ogni appartenenza, ma anche <strong>palestinesi </strong>e rifugiati <strong>siriani </strong>dai <strong>campi profughi</strong>. Arrivano nel centro vicino al lungomare con ogni tipo di richiesta. Latte per i bambini, cibo, addirittura soldi. Molti provano a ricevere cure per le quali sarebbe necessario il ricovero in ospedale. &#8220;Si sopravvive grazie agli aiuti internazionali, specie dell’International Medical Corps&#8221;, raccontano, &#8220;lo Stato non fornisce aiuti e sono loro spesso a pagare i dottori e i medicinali&#8221;.</p>



<p>La <strong>crisi </strong>che flagella il Paese diventa quindi una terribile <strong>manovra a tenaglia</strong>. Da un lato debilita lo Stato, che non può pagare i medici, mantenere in piedi un sistema efficiente di ospedali né sostenere le organizzazioni. Dall’altro lato, la crisi porta con sé l’aumento delle richieste di aiuto e anche di nuove o vecchie patologie che sopraggiungono con le pessime condizioni di vita. Il <strong>colera</strong>, raccontano, è già apparso in alcuni campi profughi siriani.</p>



<p>Non va meglio nel settore scolastico: pilastro per qualsiasi Paese che voglia avere non solo un presente, ma anche, se non soprattutto, un futuro. Gli istituti pubblici sono praticamente fermi da mesi, complice una crisi che rende impossibile anche solo il tragitto che gli <strong>insegnanti </strong>devono fare da casa a scuola. Lo stesso vale per i bambini, i cui genitori non riescono spesso a permettersi i soldi per la benzina. Si salvano poche scuole private. Ma anch’esse iniziano a pagare il fatto che l’abisso economico del Libano sta erodendo anche il potere d’acquisto della classe medio-alta, quella che preferisce inviare i figli in questi istituti. Un’insegnante che lavora al <strong>Mosan Centre</strong>, centro specializzato nel sostegno ai bambini e giovani adulti &#8220;con esigenze e bisogni di apprendimento speciali&#8221; ci racconta che il suo stipendio si aggira ormai intorno ai <strong>20 euro al mese</strong>. In sostanza, un lavoro che si è trasformato in volontariato.</p>


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<p>L&#8217;ente, nato 30 anni fa per aiutare i bambini con disabilità, si regge sulle donazioni private e sull’impegno di volontari e lavoratori che non vogliono abbandonare al proprio destino i figli che il Libano non riesce a proteggere né a educare. I militari di Unifil fanno spesso visita al Mosan fornendo gli aiuti necessari a migliorare la qualità di vita dei suoi ospiti. Una panetteria che sforna ogni giorno dell’ottimo pane conferma che il lavoro continua e la comunità resiste. Gli stessi <strong>caschi blu italiani</strong> hanno spesso donato beni di prima necessità alla struttura, aprendo anche le porte della base di Shama ai ragazzi che lavorano nel centro come simbolo della costante cooperazione tra militari Unifil e popolazione. Un aiuto che però rischia di non essere sufficiente senza che Beirut riesca a risollevarsi dall’abisso finanziario in cui è caduta, e che sta rapidamente cancellando il sistema sociale e infrastrutturale già fragile del Paese.</p>



<p>Se i casi particolari servono ad avere un’immagine concreta della situazione che vive il Paese, quantomeno a Tiro e nella parte meridionale, sono i dati macroeconomici a confermare il <strong>baratro </strong>libanese. Da anni il Paese dei cedri non riesce a risollevarsi dal default tecnico. La miseria è ormai dilagante. Una buona parte della popolazione vive delle<strong> rimesse degli emigrati</strong> e si assiste a un forte aumento delle fasce di libanesi che vivono sotto la soglia di povertà. La lira libanese perde valore di giorno in giorno, al punto che si è deciso di mostrare anche il valore dei beni in dollari. Alcuni canali Telegram indicano quotidianamente il valore delle lire in confronto alle moneta Usa.</p>



<p>Fonti diplomatiche fanno sapere che ormai anche l’accordo con il <strong>Fondo Monetario Internazionale</strong> rischia di essere inefficace. La paralisi politica, infatti, non permette l’approvazione del piano. Tuttavia, più passa il tempo e più la crisi aumenta, così che quel piano diminuisce la sua portata. Alla crisi sistemica, si è aggiunta la doppia tenaglia del coronavirus prima e dell’esplosione del <strong>porto di Beirut</strong> poi. <a href="https://www.ice.it/it/mercati/libano/aggiornamenti-sulla-crisi-economica-e-finanziaria">Come ricorda l’agenzia Ice</a>, Banca mondiale, Onu e Unione europea hanno valutato i danni causati dall’esplosione di Beirut tra i 3,8 e i 4,6 miliardi di dollari, cui si devono aggiungere i miliardi persi per il crollo della produzione nei settori economici più direttamente colpiti dalla deflagrazione e dai problemi al porto.</p>



<p>L’emergenza economica e umanitaria si riversa anche sulla possibilità che aumentino i traffici illegali, compresi i flussi migratori irregolari diretti verso l’Europa. Al momento, spiegano persone a conoscenza del dossier, non è ancora possibile parlare di un boom dell’<strong>emigrazione clandestina</strong>. Tuttavia, alcuni elementi confermano che il rischio esiste, soprattutto perché si uniscono più fattori. Il primo è la presenza di milioni di rifugiati siriani nei campi profughi, di cui molti non sono più registrati ufficialmente in territorio libanese. Il secondo è la povertà che imperversa in tutta la popolazione, e che impatta anche sulle comunità palestinesi presenti da decenni nel Paese. Infine, le fonti sottolineano che Beirut non è attrezzata a gestire e capire un <strong>fenomeno nuovo</strong>, dovendo fare i conti anche con l’estrema difficoltà di uno Stato in default e senza adeguate strutture e controllo del territorio.</p>



<p>Questo potenziale bacino migratorio composito e impoverito rischia di alimentare la corsa all’Europa per vie illegali, mentre sono tanti i libanesi che ingrossano le file della diaspora attraverso un’emigrazione regolare ma costante. </p>


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                                    Lorenzo Vita
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		<title>Migranti, la sfida è controllare le frontiere del deserto</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/migranti-la-sfida-e-controllare-le-frontiere-del-deserto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Dec 2022 05:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre il 2022 si chiuderà con oltre centomila sbarchi via mare, il nuovo governo dell’Italia guidato da Giorgia Meloni sta studiando una nuova strategia a medio-lungo per contrastare il traffico di esseri umani. Archiviata l’ipotesi di un blocco navale nel Mediterraneo centrale, misura che corrisponderebbe a un atto di guerra contro Tunisia e Libia, l’idea &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/migranti-la-sfida-e-controllare-le-frontiere-del-deserto.html">[...]</a></p>
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<p>Mentre il 2022 si chiuderà con oltre <strong>centomila sbarchi</strong> via mare, il nuovo governo dell’Italia guidato da <strong>Giorgia Meloni</strong> sta studiando una nuova strategia a medio-lungo per contrastare il traffico di esseri umani. Archiviata l’ipotesi di un <a href="blocco%20navale">blocco navale</a> nel Mediterraneo centrale, misura che corrisponderebbe a un atto di guerra contro Tunisia e Libia, l’idea è quella di sigillare i confini di sabbia del <strong>Sahel</strong> e di intervenire a monte del problema, mettendo in campo tecnologia, investimenti e know-how insieme all’<strong>Europa</strong>. Un percorso ambizioso ma irto di ostacoli, come la prosecuzione della crisi libica; l’incognita dell’economia tunisina; il boom demografico dell’Egitto; i possibili sabotaggi di Paesi terzi come Russia e Cina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;instabilità Libia</h2>



<p>L’ex Jamahiriya di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html">Mu&#8217;ammar Gheddafi</a>, primo<strong> </strong>Paese di partenza dei migranti che sbarcano in Italia, è sempre sull’orlo della divisione tra Cirenaica e Tripolitania. Le regioni rispettivamente dell’ovest e dell’est della Libia sono in balia di potenze straniere quali <strong>Turchia</strong> da una parte e <strong>Russia</strong> ed <strong>Egitto</strong> dall’altra. Nel Paese ci sono oggi due governi paralleli: uno riconosciuto dalle Nazioni Unite, basato a Tripoli, il cui mandato è scaduto da mesi; un altro sostenuto dal vecchio Parlamento dell’est, privo di legittimità internazionale e di entrate petroliere. </p>



<p>La favoletta delle “elezioni credibili, trasparenti e inclusive” è oggi, appunto, una fiaba a cui non crede più nessuno. Intanto due figure si ergono sopra i “dinosauri politici libici” (la definizione è dell’ex inviata Onu, Stehpanie Williams) che da oltre un decennio lottano contro l’estinzione: il premier del Governo di unità nazionale, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-abdul-hamid-dbeibah.html">Abuldhamid Dbeibah</a>; il comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">Khalifa Haftar</a>. Ad oggi, ogni tentativo di controllare gli oltre 2.000 chilometri di confini meridionali libici con <strong>Algeria</strong>, <strong>Niger</strong>, <strong>Ciad</strong> ed <strong>Egitto</strong> passare necessariamente da questi due uomini di potere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le incognite in Tunisia</h2>



<p>Da culla della primavera araba lodata per anni come “modello di democrazia musulmana”, la <strong>Tunisia</strong> è governata oggi da un uomo solo al comando. Il presidente della Repubblica, il giurista <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-kais-saied-il-nuovo-uomo-forte-della-tunisia.html">Kais Saied</a>, ha sciolto il Parlamento, nominato un governo di “tecnici” a lui fedeli e sponsorizzato una nuova Costituzione che si dice sia stata scritta da lui stesso. Ma il vero problema è la tempesta <strong>economica</strong> e <strong>sociale</strong> che sta colpendo il <strong>secondo </strong>Paese di partenza dei migranti (tra i quali molti tunisini, ma anche tanti subshariani) che arrivano in Italia. </p>



<p>La guerra in Ucraina ha causato una scarsità di materie prime quali zucchero e farina, innescando una pericolosa spirale di <strong>inflazione</strong>, speculazione e repressone. Una bocca di ossigeno per lo Stato tunisino arriverà a fine anno con la prima rata del <a href="https://www.agenzianova.com/news/fmi-annuncia-laccordo-con-la-tunisia-per-un-prestito-da-19-miliardi-di-dollari/">maxi-prestito</a> internazionale, ma in cambio l’<strong>Fmi</strong> chiede riforme strutturali lacrime e sangue. L’Italia, da parte sua, non può &#8220;tifare&#8221; per questo Paese fondamentale per la stabilità del Nord Africa, per il transito del gas algerino verso la Sicilia, per il controllo dei flussi migratori illegali e per gli investimenti italiani in loco (il nostro Paese è il <a href="https://www.agenzianova.com/news/tunisia-risultato-storico-dellitalia-sorpassa-la-francia-ed-e-il-primo-partner-commerciale/">primo partener</a> commerciale della Tunisia davanti alla Francia).</p>



<h2 class="wp-block-heading">La situazione in Egitto</h2>



<p>L’<strong>Egitto </strong>del presidente-generale di ferro <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-abdel-fattah-al-sisi.html">Abdel Fattah al-Sisi</a> è molto meno solido di quel che sembra. Non è un caso che dei quasi centomila migranti sbarcati in Italia, oltre il 20% provenga dal Paese delle piramidi. Gli egiziani sono effettivamente in cima alla classifica delle nazionalità dichiarate allo sbarco: 20.069 secondo i dati del <a href="http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/cruscotto_statistico_giornaliero_09-12-2022.pdf">Viminale</a> aggiornati al 9 dicembre. Per anni, Al Sisi si è <a href="https://thearabweekly.com/sisi-criticises-europes-migration-policies-while-egypt-hosts-millions">vantato</a> con l’Europa di riuscire a contenere i flussi verso il Vecchio Continente. Oggi non è più così per una serie di motivi. </p>



<p>In primis perché il <strong>boom demografico</strong> del Paese arabo più popoloso del mondo (l’Egitto è un colosso di oltre 100 milioni di abitanti) è molto difficile, se non impossibile, da controllare. I militari egiziani stanno smantellando gli slum e costruendo una serie di nuove città (Nuova El Al Alamein, la Nuova Capitale amministrativa, Nuova Mansoura e così via) ancora mezze vuote, con il rischio concreto di creare una <strong>bolla </strong>immobiliare. Inoltre, il Covid prima e la guerra in Ucraina hanno inevitabilmente rallentato lo sviluppo delle infrastrutture, oltre ad aver alimentato l’inflazione a causato il <a href="https://www.reuters.com/business/finance/egypts-pound-sinks-further-against-dollar-refinitiv-2022-10-30/">crollo</a> della sterlina egiziana. E l’instabilità in Libia alimenta una rotta migratoria che è sempre esista, ma che oggi è sempre più gettonata (e sempre più pericolosa).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un centro di controllo a Roma</h2>



<p>Di fronte a tutto questo, agire nel medio-lungo periodo per non inseguire i flussi, ma governarli, è fondamentale. Secondo un’indiscrezione dell’<a href="https://www.agenzianova.com/news/migranti-litalia-potrebbe-ospitare-una-struttura-permanente-per-il-controllo-dei-confini-tra-libia-e-sahel/">Agenzia Nova</a>, <strong>Roma </strong>potrebbe ospitare una “struttura internazionale permanente” per il controllo dei <strong>confini </strong>del cosiddetto <strong>Mediterraneo profondo</strong>, ovvero gli i confine che la Libia condivide con Algeria, Niger, Ciad, Sudan ed Egitto. L’idea è quella di creare “un coordinamento Libia-Sahel”, con sede in Italia e “il coinvolgimento diretto dell’Unione Europea”. Il centro non si limiterebbe a combattere il traffico di esseri umani, ma anche il terrorismo e la criminalità organizzata “in sinergia tra le due sponde del Mediterraneo”, con “l’obietto di spostare il baricentro più a sud”. Un primo incontro su questo tema dovrebbe tenersi all’inizio del <strong>2023 </strong>proprio a Roma.</p>
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		<title>Fine della politica &#8220;rimani in Messico&#8221;?</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/fine-politica-rimani-in-messico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Jul 2022 14:20:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Corte Suprema]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[remain in mexico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1151" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220701152941169_3b3a6cd3c3b99edf01f2c1db902a3dec-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Remain in Mexico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220701152941169_3b3a6cd3c3b99edf01f2c1db902a3dec-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220701152941169_3b3a6cd3c3b99edf01f2c1db902a3dec-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220701152941169_3b3a6cd3c3b99edf01f2c1db902a3dec-1024x614.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220701152941169_3b3a6cd3c3b99edf01f2c1db902a3dec-768x460.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220701152941169_3b3a6cd3c3b99edf01f2c1db902a3dec-1536x921.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220701152941169_3b3a6cd3c3b99edf01f2c1db902a3dec-2048x1227.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Corte Suprema ha autorizzato l’amministrazione Biden a revocare il programma di immigrazione dell’era trumpiana che implica la permanenza forzata in Messico dei richiedenti asilo che arrivano al confine mentre i loro casi venivano esaminati nei tribunali statunitensi. La decisione permetterebbe al presidente di riprendere in mano il controllo della sua politica sull’immigrazione.  La discussione riguarda i Protocolli &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/fine-politica-rimani-in-messico.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1151" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220701152941169_3b3a6cd3c3b99edf01f2c1db902a3dec-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Remain in Mexico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220701152941169_3b3a6cd3c3b99edf01f2c1db902a3dec-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220701152941169_3b3a6cd3c3b99edf01f2c1db902a3dec-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220701152941169_3b3a6cd3c3b99edf01f2c1db902a3dec-1024x614.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220701152941169_3b3a6cd3c3b99edf01f2c1db902a3dec-768x460.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220701152941169_3b3a6cd3c3b99edf01f2c1db902a3dec-1536x921.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220701152941169_3b3a6cd3c3b99edf01f2c1db902a3dec-2048x1227.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><span data-contrast="auto">La <strong>Corte Suprema</strong> ha autorizzato l’amministrazione Biden a revocare il programma di immigrazione dell’era trumpiana che implica la permanenza forzata in Messico dei richiedenti asilo che arrivano al confine mentre i loro casi venivano esaminati nei tribunali statunitensi. La decisione permetterebbe al presidente di riprendere in mano il controllo della sua politica sull’immigrazione.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La discussione riguarda i <strong>Protocolli di protezione dei migranti</strong> (Pmp) messi in atto dall&#8217;amministrazione Trump, conosciuto come politica del “<strong>Remain in Mexico</strong>”, la quale prevede che alcuni richiedenti asilo che entrano nel Paese ritornino in Messico in attesa dell’udienza. Secondo <strong>Donald Trump</strong> il programma era necessario per contrastare le numerose richieste di asilo “prive di fondamento” da parte dei migranti. Dopo l’introduzione della politica nel 2019, migliaia sono state le persone costrette ad accampare in tende insalubri, spesso vittime di violenze, rapimenti e stupri in città di confine messicane controllate dai cartelli, nella speranza di un’udienza.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Con una votazione 5-4, la Corte ha dichiarato che il programma non è richiesto dalla legge federale sull’immigrazione. Il problema è che il governo non ha le possibilità per trattenere tutti. Così, l’amministrazione Biden ha spiegato che i funzionari federali possono rilasciare i richiedenti nel Paese in attesa delle udienze.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il presidente della Corte Suprema, <strong>Jhon G. Roberts J</strong>r, ha affermato che la legge sull’immigrazione ha dato la possibilità al presidente di rimpatriare i migranti che arrivavano via terra nel paese da cui provenivano. Non è però un obbligo. La disposizione riporta la parola “può” e non “deve”.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La lotta dell’amministrazione Biden è impegnata anche nella revoca del famoso <strong>Titolo 42</strong>, un’ordinanza che aveva lo scopo di impedire la diffusione del Covid-19, ma che celava la volontà di espellere i migranti ai confini con gli Stati Uniti. La questione è emersa all’inizio del mese di giugno, quando una <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/grande-carovana-migranti-messico-stati-uniti.html">carovana di 15mila migranti</a> intendeva attraversare il Messico per arrivare negli Usa.</span><span data-contrast="auto"> Non era la prima, non sarebbe stata l’ultima. Si è ottenuta forse una risposta.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<h2>Biden v. Texas</h2>
<p><span data-contrast="auto">Subito dopo il suo arrivo nel gennaio 2021, Biden aveva dichiarato che l’amministrazione non avrebbe continuato a iscrivere i migranti nel programma di accoglienza, ordinandone una revisione. Avevano infatti affermato che la politica sottoponeva i richiedenti asilo a pericoli, come stupri e torture, e complicava i procedimenti legali. Secondo l&#8217;amministrazione Biden, quindi, i benefici del programma erano &#8220;superati dai costi interni, umanitari e di politica estera&#8221;. Il presidente aveva infatti provveduto a sospenderla da subito, ma si è trovato costretto a ripristinarla nell’agosto 2021.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto"><strong>Texas</strong> e <strong>Missouri</strong>, Stati a guida repubblicana, avevano fatto causa per ripristinare il programma. La battaglia legale consisteva nel capire se le autorità di immigrazione, che avevano una capacità di detenzione inferiore rispetto al necessario, dovessero rispedire le persone in Messico o se avessero la possibilità di decidere di rilasciare i richiedenti negli Stati Uniti in attesa delle udienze, ai sensi della legge federale. Gli Stati a guida democratica e i gruppi progressisti erano con Biden, mentre gli Stati a guida repubblicana e gruppi conservatori si erano schierati con Texas e Missouri.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Secondo il giudice distrettuale del Texas <strong>Matthew Kacsmaryk</strong>, l’amministrazione Biden non avrebbe specificato adeguatamente le ragioni dell’annullamento della politica, sostenendo anche che le nuove procedure violano la legge federale sull’immigrazione. Infatti, gli Stati repubblicani che sostengono il “Remain in Mexico” ne hanno dato una lettura, convincendo i tribunali, secondo cui se gli Stati Uniti non hanno la capacità di ospitare i richiedenti fino all’udienza, cosa molto probabile, la sezione della legge impone di rimandare gli immigrati in un altro Paese.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il procuratore generale del Texas, <strong>Ken Paxton</strong>, ha invece twittato di essere “deluso dal fatto che la Scouts abbia permesso a Biden di sciogliere il programma Remain in Mexico, una delle nostre ultime e migliori protezioni contro la crisi dei dem al confine”.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true">
<p lang="en" dir="ltr">I am disappointed in SCOTUS allowing Biden to dissolve the Remain-in-Mexico program, one of our last &amp; best protections against the Dems’ border crisis. I will con’t to fight to secure our border &amp; hold Biden accountable in my dozen other border-security suits in federal court.</p>
<p>&mdash; Attorney General Ken Paxton (@KenPaxtonTX) <a href="https://twitter.com/KenPaxtonTX/status/1542522089298530305?ref_src=twsrc%5Etfw">June 30, 2022</a></p></blockquote>
<p><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<p><span data-contrast="auto">Roberts ha fatto notare che da quando la legge è stata scritta, ben 26 anni fa, “ogni amministrazione presidenziale l’ha interpretata in modo puramente discrezionale”. Continua affermando che “le conseguenze sugli affari esteri dell’obbligo di esercitare il ritorno al territorio contiguo confermano” che i tribunali di grado inferiore hanno interpretato male la legge.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<h2><span data-contrast="auto">Una vittoria pericolosa per Biden</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></h2>
<p><span data-contrast="auto">Una mossa come questa è stata senza dubbio una vittoria per l’amministrazione Biden, che ha già affrontato grandi difficoltà proprio in relazione alle politiche sull’immigrazione. E certamente non dimenticherà quanto caro questo argomento sia ai suoi elettori. La decisione potrebbe essere paradossalmente un boomerang in questo senso. </span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La realtà è che l’impatto sul numero effettivo di persone autorizzate a rimanere nel Paese per chiedere asilo sarà minimo. Questa riduzione è conseguente al fatto che gli Usa hanno accettato di adottare misure aggiuntive per soddisfare alcune richieste del Messico. Tra le richieste c’è quella di rimandare i migranti nel programma solo se c’è sufficiente spazio per i rifugi e se riescono ad ottenere più facilmente accesso all’assistenza legale. </span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il Titolo 42 ha permesso che decine di migliaia di richiedenti asilo venissero respinti dai funzionari di frontiera senza possibilità di replica. L’assurdità è che “nonostante la decisione della Corte Suprema, il Titolo 42 rimane in vigore, il che significa che la frontiera è ancora chiusa per i richiedenti asilo”, come afferma Robyn Barnard, di <strong>Human Right First</strong>.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Quel che è chiaro oggi di tutta la faccenda è che il Congresso non ha raggiunto un accordo sulle modifiche delle leggi sull’immigrazione dal 1986. Molti si illudono ancora che andare negli Stati Uniti possa salvarli dalle loro condizioni ai limiti della sopravvivenza, ma la realtà è che il sogno americano è una menzogna.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
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		<title>Così i cambiamenti climatici mettono in crisi l&#8217;Himalaya</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/ambiente/cosi-i-cambiamenti-climatici-mettono-in-crisi-lhimalaya.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2022 05:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1703" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/1-DSC_7927-v2-copia-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/1-DSC_7927-v2-copia-scaled.jpg 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/1-DSC_7927-v2-copia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/1-DSC_7927-v2-copia-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/1-DSC_7927-v2-copia-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/1-DSC_7927-v2-copia-1536x1022.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Questo reportage è stato finanziato da InsideOver in quanto progetto vincitore del corso di fotogiornalismo della Newsroom Academy tenuto da Marco Gualazzini Il vento soffia forte lungo il letto roccioso del fiume Khali Gandaki, un canale desertico incastonato tra le montagne dell’Upper Mustang, lungo il confine con il Tibet. Una regione arida, caratterizzata da polvere &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/ambiente/cosi-i-cambiamenti-climatici-mettono-in-crisi-lhimalaya.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1703" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/1-DSC_7927-v2-copia-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/1-DSC_7927-v2-copia-scaled.jpg 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/1-DSC_7927-v2-copia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/1-DSC_7927-v2-copia-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/1-DSC_7927-v2-copia-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/1-DSC_7927-v2-copia-1536x1022.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p><div
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                        17.06.2022
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                    Così i cambiamenti climatici mettono in crisi l&#8217;Himalaya
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                Daniele Cagnazzo
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        <h2>Questo reportage è stato finanziato da InsideOver in quanto progetto vincitore del corso di fotogiornalismo della <a href="https://it.insideover.com/courses/corso-di-fotogiornalismo-con-marco-gualazzini" target="_blank" rel="noopener">Newsroom Academy</a> tenuto da Marco Gualazzini</h2><p><span style="font-weight: 400;">Il vento soffia forte lungo il letto roccioso del fiume Khali Gandaki, un canale desertico incastonato tra le montagne dell’Upper Mustang, lungo il confine con il Tibet. Una regione arida, caratterizzata da polvere e detriti che offuscano lo splendido scenario himalayano nelle calde giornate primaverili. Jomsom, porta di ingresso per l’antico regno di Lo Manthang, pullula di gente dalle prime ore dell’alba, quando il cielo privo di nuvole permette l’atterraggio ai piccoli aeroplani che scivolano veloci tra il Nigiri e del Dhaulagiri, carichi di trekkers e pellegrini diretti all&#8217;antico tempio di Muktinath. </span></p>
    </div>
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    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/4-DSC_7195-copia-1-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-360813" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/4-DSC_7195-copia-1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/4-DSC_7195-copia-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/4-DSC_7195-copia-1-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/4-DSC_7195-copia-1-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/4-DSC_7195-copia-1-1536x1022.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>Il letto roccioso del fiume Khali Gandaki </figcaption></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p><span style="font-weight: 400;">L’aria frizzante d’alta montagna entra subito in circolo e sbrigate le pratiche burocratiche con la polizia locale, minuziosa nei controlli sotto l’occhio vigile del “dragone”, lasciamo il piccolo porto d’arrivo per addentrarci lungo i sentieri d’alta quota verso il confine cinese. Una scritta in stile “Hollywood” posizionata su una parete montuosa dà il benvenuto agli esploratori, mentre il vento aumenta d’intensità il suo impeto. La vita da queste parti scorre molto lentamente e le distanze tra un villaggio e l’altro richiedono ore di cammino, nonostante la nuova strada sterrata ancora in costruzione, frequentata esclusivamente da Jeep e Bus spietati che si perdono nella polvere del loro passaggio.</span></p>
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Himalaya, Cambiamenti Climatici" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/ZSp7uRWxdLo?feature=oembed&#038;rel=0" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p><script>ga("set", "video_embed", "youtube_ZSp7uRWxdLo");</script></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Camminando verso nord, oltrepassando i villaggi di Kagbeni e Chuksang, seguendo il letto del fiume Kali Gandaki quasi privo di acqua, si entra in un’altra dimensione dove la presenza dell’uomo è costantemente messa a dura prova dell&#8217;evoluzione climatica che sta colpendo la regione già da diversi anni. </span></p>

    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p><span style="font-weight: 400;">Man mano che si sale infatti, il silenzio diventa sempre più assordante, interrotto soltanto dal respiro del vento che spazza via la neve dalle alte quote e che soffia forte tra gli stretti vicoli dei piccoli villaggi tibetani. Vivere in questo angolo di mondo è diventato difficile e la crisi climatica sta accelerando l’esodo dell’uomo verso territori meno ostili. Da diversi anni però si sta assistendo ad un vero e proprio esodo delle comunità montane appartenenti a questa regione estrema del Nepal; Qui, l’evoluzione dei cambiamenti climatici infatti è già realtà al punto da compromettere seriamente la vita nei piccoli villaggi d’alta quota dalle fragili casupole tibetane. Molte persone sono costrette a migrare verso nuovi territori in cerca di corsi d’acqua e terre da coltivare. L’apporto di acqua dalle montagne infatti è diminuito drasticamente negli ultimi trent’anni con forti ripercussioni sulla fertilità del suolo e sulla superficie coltivabile.</span></p>
<div id="gallery_360812" class="inline-gallery-container"></div>
            <script>
                var gallery_360812 = [{"src":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/5_-_DSC_7681_2_copia_80-scaled.jpg","thumb":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/5_-_DSC_7681_2_copia_80-150x150.jpg","subHtml":"<div class="lightGallery-captions">n                        <h4>Una donna fa la scorta di acqua per la propria casa nel villaggio di Ghami, nellu2019Upper Mustang </h4>n                        <p></p>n                    </div>"},{"src":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/6_-_DSC_7790_copia_80-scaled.jpg","thumb":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/6_-_DSC_7790_copia_80-150x150.jpg","subHtml":"<div class="lightGallery-captions">n                        <h4>Lo Manthang, lu2019antica capitale del regio, lungo il confine con il Tibet. La fine della giornata prima del rientro a casa</h4>n                        <p></p>n                    </div>"},{"src":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/7_-_DSC_7643_copia_80-scaled.jpg","thumb":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/7_-_DSC_7643_copia_80-150x150.jpg","subHtml":"<div class="lightGallery-captions">n                        <h4>Una tipica scena nei villaggi dellu2019Upper Mustang. Una donna si reca alla fontana per prendere lu2019acqua</h4>n                        <p></p>n                    </div>"},{"src":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/8_-_DSC_7199_copia_80-scaled.jpg","thumb":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/8_-_DSC_7199_copia_80-150x150.jpg","subHtml":"<div class="lightGallery-captions">n                        <h4>Un bambino scruta curioso fuori dalla porta di casa. Non ci sono molte opportunitu00e0 per i bambini; tuttavia, a Ghami, u00e8 presente una scuola italiana fondata dalla Onlus di Pietro Taricone e dalla moglie Kasia Smutniak, che ospita piu00f9 di 80 bambini di diverse etu00e0, impegnati nella formazione scolastica </h4>n                        <p></p>n                    </div>"},{"src":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/9_-_DSC_7526_copia_80-scaled.jpg","thumb":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/9_-_DSC_7526_copia_80-150x150.jpg","subHtml":"<div class="lightGallery-captions">n                        <h4>La scuola prevede tutte le attivitu00e0 di una scuola tradizionale. Si studiando le materie scientifiche, il nepalese e il tibetano. Preservare lo studio della lingua u00e8 fondamentale per lu2019identitu00e0 culturale del popolo Mustangi</h4>n                        <p></p>n                    </div>"},{"src":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/10_-_DSC_7381_copia_80-scaled.jpg","thumb":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/10_-_DSC_7381_copia_80-150x150.jpg","subHtml":"<div class="lightGallery-captions">n                        <h4>Pausa pranzo nella scuola italiana di Ghami. Tutti i bambini si riuniscono per mangiare insieme il piatto del giorno</h4>n                        <p></p>n                    </div>"},{"src":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/11_-_DSC_7427_copia_80-scaled.jpg","thumb":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/11_-_DSC_7427_copia_80-150x150.jpg","subHtml":"<div class="lightGallery-captions">n                        <h4>Tutti in fila per riempire il proprio piatto di Dhal Bat, piatto tipico nepalese con riso, verdure e una zuppa di legumi</h4>n                        <p></p>n                    </div>"},{"src":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/12_-_DSC_7257_copia_80-scaled.jpg","thumb":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/12_-_DSC_7257_copia_80-150x150.jpg","subHtml":"<div class="lightGallery-captions">n                        <h4>Lu2019Upper Mustang, come molte altre regioni Nepalesi, vive di turismo. In questa foto, una tipica cucina di una guest house, a Ghami. A causa del covid, il flusso di turisti si u00e8 interrotto drasticamente, con grandi difficoltu00e0 per la popolazione locale</h4>n                        <p></p>n                    </div>"},{"src":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/13_-_DSC_8424_copia_80-scaled.jpg","thumb":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/13_-_DSC_8424_copia_80-150x150.jpg","subHtml":"<div class="lightGallery-captions">n                        <h4>La siccitu00e0 e lu2019assenza di acqua si riflettono sul terreno arido e poco fertile dellu2019Upper Mustang</h4>n                        <p></p>n                    </div>"}];
            </script>
        
<h2>La crisi climatica a Samdzong</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Da Jomsom fino a Lo Manthang, la popolazione locale è ben conscia della crisi climatica che sta colpendo la propria terra, a tal punto che sono state prese delle decisioni drastiche per la sopravvivenza delle comunità montane. Come nel piccolo villaggio di </span><b>Samdzong</b><span style="font-weight: 400;">, a nord est di Lo Manthang,  a ridosso del confine cinese, che raggiungiamo dopo quattro ore di trekking, percorrendo gli antichi sentieri tibetani sui passi montani oltre i 4000 metri. Salite ripide e discese veloci spezzano il fiato, mentre tutto intorno si colora di un giallo ocra, tra gli altopiani rocciosi bruciati dal sole e il terreno arido e deserto.  Scorgiamo in lontananza la sagoma di una donna piegata su se stessa impegnata a scavare nel terreno intorno ad un villaggio a ridosso delle montagne. Insieme a lei, alcuni yak solitari dall’aspetto trasandato, che cercano nel terreno qualche forma di verde da brucare.</span></p>

    </div>
</div>    
    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/16_-_DSC_7991_copia_80-scaled.jpg" alt="Climate change and people migration in Himalaya" class="wp-image-360787" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/16_-_DSC_7991_copia_80-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/16_-_DSC_7991_copia_80-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/16_-_DSC_7991_copia_80-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/16_-_DSC_7991_copia_80-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/16_-_DSC_7991_copia_80-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/16_-_DSC_7991_copia_80-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>La moglie di Wangdi, Sangmo, mentre lavora la lana </figcaption></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p><b>Samdzong</b><span style="font-weight: 400;"> è un villaggio fantasma, colpito duramente dalla crisi climatica e dalla mancanza di risorse idriche dovuta alla grave siccità che ha trasformato la regione negli ultimi decenni. Molti abitanti che lo popolavano si sono trasferiti nel nuovo insediamento di </span><b>Namashung</b><span style="font-weight: 400;">, dall’altro lato della valle, più vicino al fiume e soprattutto più accessibile al villaggio di Lo Manthang.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A Samdzong vivono 15 persone tra adulti e bambini che malgrado tutto, hanno deciso di rimanere. Tra questi Wangdi, un uomo di 38 anni, sguardo fiero e viso consumato dal sole, che vive insieme alla moglie Sangmo e al piccolo Tsering. Ci invita a bere un Thé a casa sua dal momento che siamo i primi stranieri che visitano il piccolo villaggio da quando è iniziata la pandemia:  “Nonostante la siccità e la carenza di acqua, noi abbiamo deciso di rimanere. Anche se sappiamo che non sarà a lungo” afferma Wangdi che racconta il perchè di tale decisione: “Da questo lato della valle, a ridosso del confine con il Tibet, il clima è meno rigido e le raffiche di vento meno intense rispetto al nuovo villaggio di Namashung dove, grazie alla concessione di circa 11 ettari di terreno da parte della famiglia reale di Lo Manthang, è stato possibile costruire il nuovo insediamento e quindi ottenere una nuova abitazione. Di fatto potremmo trasferirci ma finchè ci sarà l’ultima goccia d’acqua in questa terra, preferiamo rimanere qui: questa è casa nostra”.</span></p>
<figure id="attachment_360790" aria-describedby="caption-attachment-360790" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-360790" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/17_-_DSC_7945_copia_80-1024x681.jpg" alt="Climate change and people migration in Himalaya" width="1024" height="681" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/17_-_DSC_7945_copia_80-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/17_-_DSC_7945_copia_80-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/17_-_DSC_7945_copia_80-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/17_-_DSC_7945_copia_80-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/17_-_DSC_7945_copia_80-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-360790" class="wp-caption-text">Sangmo fuori dalla propria casa a Samdzong</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli abitanti infatti si dividono tra il vecchio e il nuovo villaggio costruito a partire dal 2013 ma ad oggi non vi è ancora una strada comoda per arrivarci e quindi diventa ancor più difficile lo spostamento nelle diverse zone della valle. Le poche persone rimaste lottano ogni giorno per salvaguardare i piccoli corsi d’acqua e deviarli verso i campi utilizzati per la coltivazione. Il terreno intorno a Samdzong infatti è arido e richiede un apporto notevole di acqua, il che mette a repentaglio il raccolto e di conseguenza il sostentamento della comunità. Delineare le zone coltivabili senza sprecare ogni singola goccia d’acqua è diventato ormai indispensabile per la piccola comunità. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mentre Wangdi continua il suo racconto, la moglie Sangmo ci mostra orgogliosa il suo lavoro fatto con la lana raccolta dai pochi yak che popolano i campi intorno al villaggio, decimati negli anni a causa dei cambiamenti climatici e dalla scarsità di acqua.</span></p>
<figure id="attachment_360795" aria-describedby="caption-attachment-360795" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-360795" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/19_-_DSC_8516-2_copia_80-1024x681.jpg" alt="Climate change and people migration in Himalaya" width="1024" height="681" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/19_-_DSC_8516-2_copia_80-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/19_-_DSC_8516-2_copia_80-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/19_-_DSC_8516-2_copia_80-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/19_-_DSC_8516-2_copia_80-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/19_-_DSC_8516-2_copia_80-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-360795" class="wp-caption-text">Naya Dhey (o Thangchung) sulla sponda del fiume Kali Gandaki. Intorno al nuovo insediamento, la fattoria sociale con gli alberi di mele</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Wangdi ricorda infatti come in passato vi fosse abbondanza di cibo e il raccolto in eccesso talvolta veniva venduto ai villaggi vicini. Oggi invece a causa dei cambiamenti climatici, il vento ha aumentato significativamente la sua potenza trasportando polvere e sabbia che accelerano il processo di scioglimento della neve e dei ghiacciai in quota, limitando significativamente la presenza di acqua nei villaggi. Si stima che entro i prossimi 50 anni i ghiacciai presenti nella regione del Upper Mustang scompariranno, rendendo di fatto impossibile la sopravvivenza in questa terra.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nonostante ciò, Wangdi e gli altri abitanti di Samdzong hanno deciso di rimanere per ora, pur adattando le proprie abitudini al nuovo flusso climatico e per sopravvivere nel breve termine, alcuni di loro, come ad esempio Sangmo, si dedicano all’allevamento di bestiame per venderlo o per raccogliere la lana. Ma come in un circolo vizioso, la carenza di acqua rende difficile anche questa attività.</span></p>

    </div>
</div>    
    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1566" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/18_-_DSC_8151_copia_80-scaled.jpg" alt="Climate change and people migration in Himalaya" class="wp-image-360791" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/18_-_DSC_8151_copia_80-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/18_-_DSC_8151_copia_80-300x245.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/18_-_DSC_8151_copia_80-1024x835.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/18_-_DSC_8151_copia_80-768x627.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/18_-_DSC_8151_copia_80-1536x1253.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/18_-_DSC_8151_copia_80-2048x1671.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>All’interno della piccola casa di Wangdi nel nuovo villaggio di Namashung. In questa foto, il piccolo Tsering con la nonna</figcaption></figure>
    <div class="special-container">
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        <h2>Dhye, un villaggio fantasma</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Purtroppo però Samdzong non è l’unico villaggio a dover far fronte alla crisi climatica. Nella zona est dell’Upper Mustang, superato il Passo Dhi La tra sentieri mozzafiato sulle creste a strapiombo da togliere il fiato, raggiungiamo Naya Dhey, un nuovo insediamento nato ai margini del fiume Kali Gandaki, quasi privo di acqua a primavera inoltrata. </span><span style="font-weight: 400;">L’ingresso nel nuovo villaggio è in sordina, sotto gli occhi curiosi degli abitanti che di rado incontrano stranieri da queste parti. Il nuovo complesso di case ospita gli abitanti di Dhey, un villaggio situato tra le montagne nell’est dell’Upper Mustang, cui negli anni è toccata la stessa sorte di Samdzong. Tashi Gyatso Gurung si è trasferito nel nuovo villaggio e coordina il progetto di sviluppo del nuovo insediamento: “Vivere nel nuovo villaggio è più facile, sono state costruite le nuove case e grazie al supporto di alcune associazioni internazionali come la francese Du Bassin au Nepal, riusciamo a garantire uno sviluppo sostenibile nelle nuove aree affinché gli abitanti non siano costretti ad emigrare nuovamente”.</span></p>
<figure id="attachment_360796" aria-describedby="caption-attachment-360796" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-360796" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/20_-_DSC_8232_copia_80-1024x681.jpg" alt="Climate change and people migration in Himalaya" width="1024" height="681" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/20_-_DSC_8232_copia_80-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/20_-_DSC_8232_copia_80-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/20_-_DSC_8232_copia_80-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/20_-_DSC_8232_copia_80-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/20_-_DSC_8232_copia_80-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-360796" class="wp-caption-text">I canali per far defluire l’acqua del fiume a Naya Dhey e renderla accessibile a tutti sono ancora in costruzione. In questa foto, alcune donne usufruiscono dell’acqua nei silos per lavarsi il viso e i denti</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Molti abitanti della vecchia Dhey hanno cominciato una nuova vita e appaiono felici del nuovo insediamento, come afferma Tashi Gurung: “Nel vecchio villaggio l’acqua è iniziata a scarseggiare all’inizio del nuovo millennio. Alle forti nevicate di trent’anni fa si sono sostituite pian piano forti piogge torrenziali che di fatto distruggevano il raccolto, allagavano il villaggio e non permettevano la raccolta dell’acqua da destinare ai campi, divenuti sempre meno fertili. Nel tempo questi fenomeni sono diventati molto più frequenti ed è per questo che siamo stati costretti a prendere la decisione di abbandonare le nostre vecchie abitazioni”.</span></p>
<figure id="attachment_360799" aria-describedby="caption-attachment-360799" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-360799" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/21_-_DSC_8253_copia_80-1024x681.jpg" alt="Climate change and people migration in Himalaya" width="1024" height="681" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/21_-_DSC_8253_copia_80-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/21_-_DSC_8253_copia_80-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/21_-_DSC_8253_copia_80-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/21_-_DSC_8253_copia_80-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/21_-_DSC_8253_copia_80-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-360799" class="wp-caption-text">La vita quotidiana nel nuovo insediamento, dopo l’abbandono del vecchio villaggio a causa della carenza di acqua</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma esattamente come a Samdzong, non tutti gli abitanti del vecchio villaggio hanno deciso di trasferirsi ancora. A circa due ore di macchina dal nuovo villaggio, su una strada sterrata a strapiombo che si inerpica tra le montagne rocciose, la vecchia Dhey è un villaggio sospeso nel tempo. Il cielo grigio fa da cornice ad un’atmosfera quasi apocalittica, con gli ultimi abitanti impegnati a salvare il possibile da una terra che non ha più molto da offrire. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A Dhey vivono oramai solo 12 persone che nonostante tutto, non hanno ancora deciso di trasferirsi nel nuovo insediamento. Donne, uomini e bambini lavorano ogni giorno per fertilizzare i terreni intorno al villaggio e far defluire la poca acqua disponibile per irrigare le coltivazioni.</span></p>
<figure id="attachment_360800" aria-describedby="caption-attachment-360800" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-360800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/22_-_DSC_8264_copia_80-1024x681.jpg" alt="Climate change and people migration in Himalaya" width="1024" height="681" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/22_-_DSC_8264_copia_80-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/22_-_DSC_8264_copia_80-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/22_-_DSC_8264_copia_80-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/22_-_DSC_8264_copia_80-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/22_-_DSC_8264_copia_80-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-360800" class="wp-caption-text">Nelll’Upper Mustang molti uomini sono impegnati nella lavorazione del legno, fondamentale per le costruzioni di travi per la struttura delle case</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">“I problemi sono iniziati intorno al 2008, quando a causa della siccità, la terrà divenne arida e poco fertile. Le piogge erano molto rare e anche la neve depositata sulle montagne non era sufficiente a consentire un apporto di acqua in primavera” racconta Topri Gurung, 67 anni, memoria storica del villaggio, mentre il suo sguardo si perde tra i ricordi degli anni passati, sorseggiando una tazza di tè nella sua nuova abitazione a  Thangchung. “Il clima era diventato talmente poco prevedibile che ai lunghi periodi di siccità si alternavano forti piogge improvvise, il che rendeva davvero ostile la sopravvivenza nel villaggio”. Nel 2007 Dhey contava circa 300 abitanti e fu allora che tutti insieme decisero di migrare in una nuova zona vicino al fiume, dove fosse possibile l’approvvigionamento dell’acqua per l’agricoltura e permettere quindi il sostentamento dell’intera comunità, attraverso nuove iniziative rurali.</span></p>

    </div>
</div>    
    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1398" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/23_-_DSC_8273_copia_80-scaled.jpg" alt="Climate change and people migration in Himalaya" class="wp-image-360801" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/23_-_DSC_8273_copia_80-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/23_-_DSC_8273_copia_80-300x218.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/23_-_DSC_8273_copia_80-1024x746.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/23_-_DSC_8273_copia_80-768x559.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/23_-_DSC_8273_copia_80-1536x1119.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/23_-_DSC_8273_copia_80-2048x1491.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>La costruzione dei canali a Naya Dhey per deviare l’acqua del fiume e portarla vicino alle abitazioni per l’uso domestico</figcaption></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p><span style="font-weight: 400;">“Per garantire lo sviluppo economico del nuovo villaggio, è stata fondata una fattoria sociale per la coltivazione delle mele. Il Mustang è famoso per la produzione di questo frutto ed oggi, rispetto al passato, è possibile trovare diverse coltivazioni ad alta quota, per via di temperature più miti rispetto alla rinomata Marpha, nel lower Mustang, e anche di maggiore qualità grazie ai livelli di inquinamento ridotti” afferma Tashi. Tutti gli abitanti del villaggio sono impegnati nella piantagione degli alberi che contano circa 10 razze differenti provenienti dall’India, Giappone ed Europa. “Questo è un progetto comunitario e tutti gli alberi fanno parte della comunità. Ogni famiglia di Dhey ha diritto ad una pianta e può disporre dei suoi frutti, per uso familiare o anche per la vendita negli altri villaggi”.</span></p>
<div id="gallery_360825" class="inline-gallery-container"></div>
            <script>
                var gallery_360825 = [{"src":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/24_-_DSC_8292_copia_80-scaled.jpg","thumb":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/24_-_DSC_8292_copia_80-150x150.jpg","subHtml":"<div class="lightGallery-captions">n                        <h4>Topri Gurung, 67 anni, memoria storica di Dhey </h4>n                        <p></p>n                    </div>"},{"src":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/25_-_DSC_8451_copia_80-scaled.jpg","thumb":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/25_-_DSC_8451_copia_80-150x150.jpg","subHtml":"<div class="lightGallery-captions">n                        <h4>Old Dhey: il vecchio villaggio abbandonato di Dhey, a circa due ore di macchina dal nuovo insediamento sulle sponde del fiume. Nel vecchio villaggio vivono ancora 12 persone</h4>n                        <p></p>n                    </div>"},{"src":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/26_-_DSC_8373_copia_80-scaled.jpg","thumb":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/26_-_DSC_8373_copia_80-150x150.jpg","subHtml":"<div class="lightGallery-captions">n                        <h4>Le poche persone rimaste a Dhye lavorano quotidianamente sui terreni intorno al villaggio. Data la scarsitu00e0 di acqua, devono definire i terrenti coltivabili sui quali verranno piantate principalmente patate e grano </h4>n                        <p></p>n                    </div>"},{"src":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/27_-_DSC_8411_copia_80-scaled.jpg","thumb":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/27_-_DSC_8411_copia_80-150x150.jpg","subHtml":"<div class="lightGallery-captions">n                        <h4>Lu2019intera popolazione di Dhey dopo lu2019abbandono del villaggio. Prima dellu2019esodo, vivevano a Dhey circa 300 persone </h4>n                        <p></p>n                    </div>"},{"src":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/28_-_DSC_8439_copia_80-scaled.jpg","thumb":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/28_-_DSC_8439_copia_80-150x150.jpg","subHtml":"<div class="lightGallery-captions">n                        <h4>Mengon e il suo fratellino sono gli abitanti piu00f9 giovani riamasti a Dhey. Qui dopo una dura giornata passata a fertilizzare i campi prima di rientrare a casa insieme alla sua famiglia </h4>n                        <p></p>n                    </div>"},{"src":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/29_-_DSC_8431_copia_80-scaled.jpg","thumb":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/29_-_DSC_8431_copia_80-150x150.jpg","subHtml":"<div class="lightGallery-captions">n                        <h4>Gli approvvigionamenti di acqua nelle taniche di plastica. Un uomo si disseta dopo il duro lavoro dei campi</h4>n                        <p></p>n                    </div>"},{"src":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/30_-_DSC_8477_copia_80-scaled.jpg","thumb":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/30_-_DSC_8477_copia_80-150x150.jpg","subHtml":"<div class="lightGallery-captions">n                        <h4>Lu2019esodo di Dhey u00e8 ancora in corso. In questa foto, una famiglia raccoglie le ultime cose dalla propria abitazione prima di migrare definitivamente nel nuovo villaggio di Naya Dhey</h4>n                        <p></p>n                    </div>"},{"src":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/31_-_DSC_8507_copia_80-scaled.jpg","thumb":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/31_-_DSC_8507_copia_80-150x150.jpg","subHtml":"<div class="lightGallery-captions">n                        <h4>La strada sterrata che porta a Dhey si inerpica tra le montagne rocciose. In questa foto, un camion pronto per un u201ctraslocou201d verso il nuovo villaggio a ridosso del fiume Kali Gandaki</h4>n                        <p></p>n                    </div>"},{"src":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/32_-_DSC_7211_copia_1_80-scaled.jpg","thumb":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/32_-_DSC_7211_copia_1_80-150x150.jpg","subHtml":"<div class="lightGallery-captions">n                        <h4>Una vecchia azienda di mele dismessa </h4>n                        <p></p>n                    </div>"}];
            </script>
        
<p><span style="font-weight: 400;">La coltivazione delle mele sembra essere una delle poche risorse economiche in una regione fortemente colpita dall’evoluzione climatica. Osservando il nuovo insediamento di Naya Dhey dall’alto infatti, notiamo subito come tutto il nuovo complesso ruoti intorno alla coltivazione di questo frutto. L&#8217;aumento della temperatura infatti ha causato la diffusione della coltivazione delle mele nelle aree più miti dell’Upper Mustang e molti villaggi impiegano l’intera comunità per lo sviluppo della fattoria locale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La situazione appare ben diversa più a valle: “La qualità delle mele nel Lower Mustang è cambiata profondamente negli ultimi anni” afferma Kamal Mirachan nella sua coltivazione di Mele a Marpha, mentre accarezza una foglia con lo stesso amore di un padre di famiglia. Qui infatti, la presenza delle imponenti vette del Nigiri e del Dhaulagiri garantiva un clima secco e temperato, garantendo condizioni ottimali per i meli. Purtroppo però, le condizioni atmosferiche sono alquanto peggiorate. Il riscaldamento globale sta sconvolgendo l’equilibrio meteorologico nella regione, modificando di fatto i tempi per la maturazione ottimale delle mele. Allo stesso tempo, il caldo non aiuta a preservare la qualità del frutto, colpito da parassiti e malattie che di fatto ne alterano la qualità e costringono gli agricoltori a ricorrere a malincuore all’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti chimici per limitare i danni.</span></p>

    </div>
</div>    
    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/33_-_DSC_8595_copia_80-scaled.jpg" alt="Climate change and people migration in Himalaya" class="wp-image-360803" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/33_-_DSC_8595_copia_80-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/33_-_DSC_8595_copia_80-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/33_-_DSC_8595_copia_80-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/33_-_DSC_8595_copia_80-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/33_-_DSC_8595_copia_80-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/33_-_DSC_8595_copia_80-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>Kamal Miracha, produttore agricolo, qui tra i suoi alberi di Mele a Marpha, nel lower Mustang</figcaption></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <h2>Lo scioglimento dei ghiacciai in Langtang</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Il riscaldamento globale dunque è solo la miccia che innesca una serie di complicazioni che mettono a serio rischio la sopravvivenza e il futuro dell’umanità stessa. L’evoluzione climatica in Nepal si può realmente toccare con mano e le conseguenze tragiche riguardano anche altre regioni oltre all’Upper Mustang. Come in Langtang ad esempio, il parco nazionale a nord di Kathmandu, ricco di biodiversità e foreste, i cui ghiacciai stanno lentamente scomparendo, alterando di fatto l’intero ecosistema.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il villaggio di Kyanjin Gompa è l’ultima frontiera di un trekking tra i villaggi pittoreschi nepalesi, prima di inerpicarsi su un sentiero ripido che porta a quota 5200 metri di altitudine, a ridosso dello ghiacciaio Yala,  in un paesaggio popolato dai soli yak che di fatto ne custodiscono il passaggio e talvolta ci bloccano la strada quasi a non gradire la presenza dell’uomo nell’estrema natura selvaggia. </span></p>
<figure id="attachment_360804" aria-describedby="caption-attachment-360804" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-360804" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/34_-_DJI_0047_copia_80-1024x768.jpg" alt="Climate change and people migration in Himalaya" width="1024" height="768" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/34_-_DJI_0047_copia_80-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/34_-_DJI_0047_copia_80-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/34_-_DJI_0047_copia_80-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/34_-_DJI_0047_copia_80-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/34_-_DJI_0047_copia_80-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-360804" class="wp-caption-text">La valle dei ghiacciai in Langtang: la vista dal Kyanjin Ri a quota 4700m. In questa regione gli effetti dei cambiamenti climatici si abbattono sui ghiacciai e sulla biodiversità del parco naturale. Molti ghiacciai scompariranno entro i prossimi 50 anni</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Il fiato diventa sempre più corto e la fatica dei giorni precedenti ci accompagna fino in quota ma in compenso veniamo ripagati da una bellezza sublime, quasi irreale, da lasciare davvero a bocca aperta.  </span><span style="font-weight: 400;">Al cospetto della catena Himalayana, con lo Shishapangma che svetta oltre il confine cinese con i suoi 8.027metri sotto un cielo azzurro, incontriamo il gruppo di ricercatori e scienziati internazionali con cui siamo stati in contatto per tutta la durata della nostra spedizione. Il team di ricerca si reca sul ghiacciaio Yala due volte all’anno per misurarne la massa e monitorare  il volume di ghiaccio nel tempo.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Le importanti nevicate del passato si sono trasformate in forti piogge, il che non permette un aumento del volume di ghiaccio nel tempo: purtroppo il ghiacciaio Yala è ormai clinicamente morto” afferma </span><b>Sharad Joshi</b><span style="font-weight: 400;">, glaciologo del Centro Internazionale per lo Sviluppo Integrato della Montagna (</span><b>ICIMOD &#8211; International Centre for Integrated Mountain Development</b><span style="font-weight: 400;">). </span><span style="font-weight: 400;">Dello stesso avviso </span><b>Miriam Jackson</b><span style="font-weight: 400;">, responsabile del programma di ricerca in Langtang di ICIMOD: “Negli ultimi anni la perdita di massa è accelerata notevolmente, soprattutto nella stagione estiva dove le temperature sono aumentate notevolmente rispetto a 20-30 anni fa, anche se in Inverno la crescita della massa è quasi pari a zero”, afferma.  Il ghiacciaio dunque sta letteralmente arretrando e potrebbe scomparire del tutto entro i prossimi 50 anni.</span></p>
<div id="gallery_366091" class="inline-gallery-container"></div>
            <script>
                var gallery_366091 = [{"src":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/DJI_0047-copia-scaled.jpg","thumb":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/DJI_0047-copia-150x150.jpg","subHtml":"<div class="lightGallery-captions">n                        <h4></h4>n                        <p>La valle dei ghiacciai in Langtang: la vista dal Kyanjin Ri a quota 4700m.In questa regione gli effetti dei cambiamenti climatici si abbattono sui ghiacciai e sulla biodiversitu00e0 del parco naturale. Molti ghiacciai scompariranno entro i prossimi 50 anni.</p>n                    </div>"},{"src":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Yala-2015-1.jpg","thumb":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Yala-2015-1-150x150.jpg","subHtml":"<div class="lightGallery-captions">n                        <h4></h4>n                        <p>Lo Yala Glacier a quota 5300-5000m, lungo il confine con la Cina, a ridosso dello Yala Peak. rnDalle immagini si nota come la sua massa si sia drasticamente ridotta dagli anni 80 ad oggi, con una forte accelerazione negli ultimi anni (come si vede nella foto a destra del 2015).</p>n                    </div>"},{"src":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/DSC_8702-copia-2-1.jpg","thumb":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/DSC_8702-copia-2-1-150x150.jpg","subHtml":"<div class="lightGallery-captions">n                        <h4></h4>n                        <p>Sharad Joshi, glaciologo di ICIMOD, impegnato nel villaggio di Langtang nella costruzione di un modello 3D dell'intera valle.  Joshi e il suo team supportano la piccola comunitu00e0 locale per lo sviluppo del territorio.</p>n                    </div>"},{"src":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/DSC_8763-copia-2-1.jpg","thumb":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/DSC_8763-copia-2-1-150x150.jpg","subHtml":"<div class="lightGallery-captions">n                        <h4></h4>n                        <p>Il campo base sullo Yala Glacier a 5100m, in Langtang.</p>n                    </div>"},{"src":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/DSC_8806-copia-2-2.jpg","thumb":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/DSC_8806-copia-2-2-150x150.jpg","subHtml":"<div class="lightGallery-captions">n                        <h4></h4>n                        <p>Il team di ricercatori di ICIMOD impegnato nel monitoraggio dello Yala Glacier durante la spedizione di maggio.</p>n                    </div>"},{"src":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/DSC_8809-copia-2-2.jpg","thumb":"https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/DSC_8809-copia-2-2-150x150.jpg","subHtml":"<div class="lightGallery-captions">n                        <h4></h4>n                        <p>La vista dello Yala Glacier a 5200m. Il ghiacciaio scompariru00e0 definitivamente entro i prossimi 30-50 anni.</p>n                    </div>"}];
            </script>
        
<p><span style="font-weight: 400;">Fuori dalla sua tenda al campo base, </span><b>Jacob Steiner</b><span style="font-weight: 400;">, glaciologo e ricercatore impegnato nel fieldwork sul ghiacciaio, racconta le conseguenze di un tale disastro naturale:  “Lo scioglimento dei ghiacciai nella regione Hindu-Kush Himalayana dovuto all’innalzamento delle temperature provoca grossi cambiamenti all’intero ecosistema, alterandone l’equilibrio nella valle, esponendo la popolazione locale al rischio valanghe, sempre più frequenti a causa della neve fresca che fatica a ghiacciare. Ma non solo, lo scioglimento dei ghiacciai potrebbe provocare il ritorno di parassiti e batteri del passato, causando gravi danni per l’agricoltura e nuove forme di epidemie”.  </span><span style="font-weight: 400;">Ciò che sta avvenendo in Nepal dunque è una fotografia in tempo reale delle conseguenze tangibili dei cambiamenti climatici sulla Terra. E’ molto probabile che le ripercussioni di tali effetti si verifichino in altre regioni del globo, con eventi estremi e difficilmente prevedibili. Stando alle previsioni dell’ONU, entro il 2050 un miliardo di persone dovrà abbandonare forzatamente la propria terra a causa di eventi meteorologici imprevedibili come inondazioni, tempeste, incendi e temperature estreme. E il ghiacciaio Yala, resistito per millenni, scomparirà nel giro di pochi decenni lasciando spazio ad un grande lago glaciale. </span></p>

    </div>
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                            Testo e fotografie di 
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                    <div class="authors__link-list">
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                                    Daniele Cagnazzo
                                </a>
                                                                        </div>
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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/ambiente/cosi-i-cambiamenti-climatici-mettono-in-crisi-lhimalaya.html">Così i cambiamenti climatici mettono in crisi l&#8217;Himalaya</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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