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	<title>elezioni midterm Archives - InsideOver</title>
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	<title>elezioni midterm Archives - InsideOver</title>
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		<title>Trump alza il tiro contro i giovani dem: il caso Omar diventa un banco di prova per le midterm</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-alza-il-tiro-contro-i-giovani-dem-il-caso-omar-diventa-un-banco-di-prova-per-le-midterm.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 09:45:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni americane]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni midterm]]></category>
		<category><![CDATA[Midterm]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_2026101410131922_ddff7b690e4c92ff200ac974465ade00.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_2026101410131922_ddff7b690e4c92ff200ac974465ade00.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_2026101410131922_ddff7b690e4c92ff200ac974465ade00-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_2026101410131922_ddff7b690e4c92ff200ac974465ade00-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_2026101410131922_ddff7b690e4c92ff200ac974465ade00-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_2026101410131922_ddff7b690e4c92ff200ac974465ade00-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_2026101410131922_ddff7b690e4c92ff200ac974465ade00-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La perquisizione nell'abitazione della deputata somala riaccende lo scontro sull'uso politico delle agenzie federali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-alza-il-tiro-contro-i-giovani-dem-il-caso-omar-diventa-un-banco-di-prova-per-le-midterm.html">Trump alza il tiro contro i giovani dem: il caso Omar diventa un banco di prova per le midterm</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_2026101410131922_ddff7b690e4c92ff200ac974465ade00.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_2026101410131922_ddff7b690e4c92ff200ac974465ade00.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_2026101410131922_ddff7b690e4c92ff200ac974465ade00-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_2026101410131922_ddff7b690e4c92ff200ac974465ade00-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_2026101410131922_ddff7b690e4c92ff200ac974465ade00-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_2026101410131922_ddff7b690e4c92ff200ac974465ade00-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_2026101410131922_ddff7b690e4c92ff200ac974465ade00-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La perquisizione nell&#8217;abitazione di <strong>Ilhan Omar</strong> a Washington potrebbe rappresentare qualcosa di più di un nuovo capitolo dello scontro tra <strong>Donald Trump</strong> e una delle sue più accese oppositrici. A meno di tre settimane dalle <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/usa-ice-ai-seggi-la-sfida-del-voto-di-meta-mandato-tra-sicurezza-intimidazione-e-legge.html">midterm</a></strong>, l&#8217;intervento degli agenti federali nella casa della deputata del Minnesota ha riportato al centro del dibattito una questione destinata ad accompagnare l&#8217;ultima fase della campagna elettorale: <strong>fino a che punto lo scontro politico tra la Casa Bianca e l&#8217;opposizione può intrecciarsi con l&#8217;azione delle istituzioni investigative?</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.ansa.it/webimages/news_base/2026/10/12/79aebe795b060cba4cf93498b7c49f8b.webp" alt=""/></figure>



<p>L&#8217;operazione, condotta il 12 ottobre dagli agenti della <strong>Homeland Security Investigations </strong>nell&#8217;ambito di un&#8217;indagine penale federale, è stata eseguita sulla base di un mandato autorizzato dall&#8217;autorità giudiziaria. Il Dipartimento di Giustizia non ha però chiarito ufficialmente la natura delle contestazioni né reso pubblici elementi che consentano di stabilire quali responsabilità siano eventualmente attribuite alla parlamentare. Gli agenti federali hanno fatto irruzione nell&#8217;abitazione della deputata alle prime luci dell&#8217;alba, <strong>trattenendosi per circa cinque ore</strong> alla ricerca di documenti compilati dal padre, oggi defunto, durante la sua infanzia. Omar ha denunciato l&#8217;operazione come un <strong>tentativo di intimidazione politica</strong>, accusando Trump di perseguitarla da un decennio attraverso accuse infondate e campagne diffamatorie. &#8220;Non riusciranno a mettermi a tacere&#8221;, ha assicurato.</p>



<p>Da tempo il presidente mette in discussione <strong>la legittimità della sua cittadinanza americana</strong>, rilanciando anche l&#8217;accusa, mai dimostrata, di aver sposato addirittura suo fratello. Nell&#8217;ultimo anno, inoltre, la deputata è tornata al centro degli attacchi repubblicani per uno scandalo di frodi ai danni dei programmi di assistenza sociale del Minnesota. Secondo gli investigatori federali, <strong>alcuni esponenti della comunità somala avrebbero ottenuto ingenti somme pubbliche fatturando servizi mai erogati. </strong>Non risultano, tuttavia, elementi che dimostrino un coinvolgimento personale di Omar in questo scandalo.</p>



<p>Tempismo perfetto, non c&#8217;è che dire, considerando che il Dipartimento di Giustizia segue tradizionalmente una prassi di cautela rispetto alle iniziative investigative pubbliche che possono interferire con una consultazione elettorale imminente. Il mandato giudiziario conferma l&#8217;esistenza di un procedimento, ma non risolve gli interrogativi sulle ragioni della sua esecuzione proprio in questa fase della campagna.</p>



<p>Per comprendere lo scontro tra la deputata, membro di spicco della cosiddetta “<strong>Squad</strong>”, bisogna tornare al 2018, quando Omar arrivò alla Camera dei Rappresentanti, diventando una delle prime due donne musulmane elette al Congresso e la prima rifugiata africana a ottenere un seggio. Nata in <strong>Somalia</strong> e naturalizzata americana nel 2000, è diventata rapidamente uno dei volti più riconoscibili della nuova sinistra democratica, soprattutto per le sue posizioni sull&#8217;immigrazione, sulla politica estera statunitense e sui diritti delle minoranze.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://thumb.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/64/Ilhan_Omar%2C_official_portrait%2C_116th_Congress.jpg/960px-Ilhan_Omar%2C_official_portrait%2C_116th_Congress.jpg?utm_source=it.wikipedia.org&amp;utm_campaign=index&amp;utm_content=thumbnail" alt="" style="width:589px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>La sua appartenenza al gruppo di parlamentari progressiste emerso durante il primo mandato di Trump, l&#8217;ha resa un bersaglio ricorrente degli attacchi repubblicani. Una contrapposizione che ha attraversato quasi un decennio, passando dalle polemiche sull&#8217;identità nazionale alle accuse relative alle sue posizioni su Israele, fino alle contestazioni riguardanti la storia migratoria della sua famiglia. Nei mesi scorsi, il vicepresidente <strong>JD Vance</strong> aveva pubblicamente accusato Omar di presunte irregolarità sui suoi documenti e sul suo ingresso nel Paese, <strong>senza presentare mai prove a sostegno delle proprie affermazioni. </strong>Aveva inoltre riferito di aver discusso con <strong>Stephen Miller,</strong> uno dei principali consiglieri della Casa Bianca, le possibili iniziative da intraprendere nei confronti della deputata. Pochi giorni prima dell&#8217;intervento federale, durante un comizio in Tennessee, Trump era tornato ad attaccare Omar, facendo riferimento alle sue origini somale e suggerendo che Vance e altri esponenti dell&#8217;amministrazione si stessero occupando del suo caso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://images.axios.com/Dove_MHpdnFvCa9aFxxJyOn2hqg=/0x0:3566x2006/1920x1080/2019/03/05/1551806597264.jpg?w=1920" alt=""/></figure>



<p>Questi attacchi al vetriolo nei confronti dei progressisti dem riflettono un certo nervosismo nel Gop man mano che il 3 novembre si avvicina. Dall&#8217;altro lato anche nei Democratici le acque sono agitate: le primarie democratiche hanno già mostrato segnali significativi. Ad agosto, sette deputati democratici uscenti sono stati sconfitti nelle rispettive primarie, cinque dei quali avevano raggiunto l&#8217;età pensionabile. In Colorado, la veterana Diana DeGette ha perso contro la ventinovenne socialista democratica Melat Kiros. In Connecticut, John Larson, 78 anni, è stato sconfitto dall&#8217;ex sindaco Luke Bronin. Episodi che mostrano come u<strong>na parte dell&#8217;elettorato democratico chieda un ricambio della classe dirigente</strong>, sebbene le ragioni delle singole sconfitte non siano riconducibili esclusivamente all&#8217;età o all&#8217;orientamento ideologico dei candidati.</p>



<p>In questo scenario, <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong> continua a rappresentare uno dei principali riferimenti della componente progressista. La deputata newyorkese sta utilizzando le midterm anche per consolidare la propria rete politica nazionale, sostenendo candidati che condividono parte della sua agenda economica e sociale. In Michigan, per esempio, ha appoggiato <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/terremoto-progressista-nel-michigan-con-abdul-el-sayed-la-sinistra-dem-conquista-il-cuore-industriale-usa.html">Abdul El-Sayed</a></strong>, candidato democratico al Senato e possibile primo senatore musulmano degli Stati Uniti, sul quale i repubblicani hanno concentrato l&#8217;ennesima campagna diffamatoria. La competizione in Michigan è, infatti, un banco di prova per la capacità della sinistra democratica di parlare anche a <strong>elettori indipendenti e moderati</strong>. El-Sayed, dal canto suo, ha respinto la rappresentazione repubblicana delle proprie proposte come radicali, insistendo su sanità pubblica e difficoltà economiche delle famiglie.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5.jpg" alt=""/></figure>
</div>


<p>Per Trump e i repubblicani, esponenti come questi incarnano una visione del Partito democratico che può essere contestata su immigrazione, identità nazionale, socialismo democratico e politica estera. Per una parte della base democratica, invece, quelle stesse figure rappresentano la disponibilità a confrontarsi direttamente con il presidente, senza affidarsi esclusivamente ai tradizionali strumenti della mediazione parlamentare.</p>



<p>Il contesto elettorale rende ora particolarmente delicata la vicenda Omar. <a href="https://www.pewresearch.org/politics/2026/10/08/with-americans-in-a-sour-mood-democratic-voters-are-more-engaged-in-midterms/">Secondo una rilevazione del Pew Research Center pubblicata l&#8217;8 ottobre</a>, il 44% degli elettori registrati esprimeva una preferenza per i democratici nelle elezioni nazionali della Camera, contro il 36% per i repubblicani: <strong>un vantaggio di otto punti percentuali </strong>che, pur non traducendosi automaticamente in seggi, fotografa il clima politico alla vigilia del voto. I democratici stanno inoltre ampliando la propria presenza elettorale in territori tradizionalmente repubblicani. I dem stanno tentando di rendere competitive decine di circoscrizioni controllate dal Grand Old Party, anche per costringere gli avversari a distribuire risorse finanziarie e organizzative su un territorio più vasto. Tra i fattori che alimentano questa strategia figurano le preoccupazioni per il costo della vita, gli effetti dei dazi e le conseguenze economiche della guerra con l&#8217;Iran.</p>



<p>Il sondaggio, inoltre, condotto tra il 28 settembre e il 4 ottobre, rileva inoltre che <strong>il tasso di approvazione di Trump si attesta ora al 30%, il più basso del suo secondo mandato</strong>. La maggior parte degli elettori (63%) considera Trump un fattore determinante nella scelta del candidato al Congresso, con una percentuale nettamente superiore (44%) che interpreta la propria scelta come un voto <em>contro </em>il presidente piuttosto che a suo favore (19%).</p>



<p></p>



<p></p>
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		<item>
		<title>Trump chiude le porte agli osservatori internazionali: l&#8217;America rompe con l&#8217;OSCE</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-chiude-le-porte-agli-osservatori-internazionali-lamerica-rompe-con-losce.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 10:56:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni americane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_202211091033567_ae5e17f9be7a503140537d6d4aa8cd63-1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_202211091033567_ae5e17f9be7a503140537d6d4aa8cd63-1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_202211091033567_ae5e17f9be7a503140537d6d4aa8cd63-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_202211091033567_ae5e17f9be7a503140537d6d4aa8cd63-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_202211091033567_ae5e17f9be7a503140537d6d4aa8cd63-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_202211091033567_ae5e17f9be7a503140537d6d4aa8cd63-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_202211091033567_ae5e17f9be7a503140537d6d4aa8cd63-1-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per la prima volta in 24 anni Washington non invita gli osservatori alle elezioni di metà mandato. I precedenti di Russia e Bielorussia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-chiude-le-porte-agli-osservatori-internazionali-lamerica-rompe-con-losce.html">Trump chiude le porte agli osservatori internazionali: l&#8217;America rompe con l&#8217;OSCE</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_202211091033567_ae5e17f9be7a503140537d6d4aa8cd63-1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_202211091033567_ae5e17f9be7a503140537d6d4aa8cd63-1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_202211091033567_ae5e17f9be7a503140537d6d4aa8cd63-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_202211091033567_ae5e17f9be7a503140537d6d4aa8cd63-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_202211091033567_ae5e17f9be7a503140537d6d4aa8cd63-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_202211091033567_ae5e17f9be7a503140537d6d4aa8cd63-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_202211091033567_ae5e17f9be7a503140537d6d4aa8cd63-1-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le prossime elezioni di metà mandato negli Stati Uniti saranno un’eccezione per numerosi motivi. Fra i tanti, per la prima volta dal 2002, gli Stati Uniti non inviteranno gli <strong>osservatori dell&#8217;OSCE</strong> a monitorare un&#8217;elezione federale. La decisione interrompe una prassi consolidata e solleva una questione che va oltre il voto americano: quale credibilità può conservare la richiesta statunitense di trasparenza elettorale rivolta ad altri Paesi quando Washington rinuncia a sottoporsi allo stesso meccanismo di osservazione?</p>



<p>A poco meno di un mese dalle elezioni, gli Stati Uniti sono invischiati in diverse controversie che sollevano preoccupazioni sui diritti degli elettori. Il 25 settembre 2026, ad esempio, la Corte Suprema ha accolto un ricorso d&#8217;urgenza presentato dall&#8217;amministrazione Trump per ribaltare una sentenza che aveva temporaneamente impedito al governo di utilizzare la versione corrente del <strong>database SAVE </strong>(<em>Systematic Alien Verification for Entitlements</em>) del Dipartimento per la Sicurezza Interna per verificare la cittadinanza degli elettori. <strong>L&#8217;uso continuato del database potrebbe portare gli Stati a impedire ingiustamente a diverse persone di votare</strong>. L&#8217;affidamento a questa fonte incompleta ha già erroneamente segnalato alcune iscrizioni elettorali di <strong>cittadini naturalizzati</strong>, sottoponendole a ulteriori verifiche. In pratica, queste segnalazioni creano ostacoli all&#8217;accesso alle urne, poiché solo ad alcuni cittadini viene richiesto di adempiere agli oneri amministrativi e di fornire ulteriori prove di cittadinanza.</p>



<p>Per oltre vent&#8217;anni gli osservatori hanno monitorato le elezioni americane, verificato le procedure di voto e valutato il rispetto degli <strong>standard democratici</strong>. Questa volta, però, si resta fuori. L&#8217;amministrazione di <strong>Donald Trump</strong> ha virato verso una decisione che assume un significato politico ben più ampio della semplice rinuncia a una missione di osservazione elettorale. Perché a essere messo in discussione non è soltanto il ruolo dell&#8217;organizzazione, ma <strong>il principio stesso secondo cui anche le democrazie più consolidate accettano una valutazione internazionale indipendente. </strong>Il rifiuto arriva da un&#8217;amministrazione che ha già manifestato una profonda diffidenza verso numerosi organismi multilaterali, considerati spesso strumenti di ingerenza nelle prerogative degli Stati sovrani.</p>



<p><a href="https://www.oscepa.org/en/news-a-media/press-releases/2026/odihr-and-osce-parliamentary-assembly-regret-the-absence-of-invitation-to-observe-u-s-mid-term-elections">La reazione dell&#8217;OSCE è arrivata il 23 settembre scorso </a>attraverso una dichiarazione congiunta dell&#8217;Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR) e dell&#8217;Assemblea parlamentare dell&#8217;organizzazione. I due organismi hanno definito la scelta &#8220;deplorevole e incompatibile con gli impegni assunti dagli Stati partecipanti&#8221; attraverso il <strong>Documento di Copenaghen</strong> del 1990, che riconosce il contributo degli osservatori internazionali alla trasparenza dei processi elettorali. Dal 2002 l&#8217;OSCE ha monitorato dodici elezioni federali statunitensi, comprese sei consultazioni di metà mandato. Lo aveva fatto anche nel 2018, durante la prima presidenza Trump, e nel 2024, quando il <em>tycoon</em> ha conquistato nuovamente la Casa Bianca.</p>



<p>“Nel corso di oltre vent&#8217;anni, l&#8217;ODIHR ha instaurato un rapporto costruttivo con le autorità e le parti interessate al processo elettorale in tutti gli Stati Uniti, e ci dispiace non poter proseguire questa attività durante le prossime elezioni di medio termine”, ha dichiarato la direttrice dell&#8217;ODIHR, <strong>Maria Telalian</strong>. “L&#8217;osservazione elettorale non è un giudizio su un Paese o sulle sue istituzioni. Fornisce agli elettori, agli amministratori elettorali, ai candidati e al pubblico in generale una valutazione indipendente e obiettiva del processo elettorale”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una lunga polemica</h2>



<p>La scelta si inserisce in una relazione già deteriorata tra Washington e l&#8217;OSCE, organizzazione della quale gli Stati Uniti sono membri e che riunisce 57 Stati partecipanti dell&#8217;Europa, dell&#8217;America settentrionale e dell&#8217;Asia centrale. Nel dicembre 2025, un alto funzionario del Dipartimento di Stato aveva addirittura prospettato la possibilità di <strong>un&#8217;uscita americana dall&#8217;organizzazione</strong> in assenza di riforme sostanziali. Tra le richieste figuravano una riduzione del bilancio, un ridimensionamento delle attività considerate invasive delle politiche nazionali e un diverso approccio al <strong>dialogo con la Russia</strong>. L&#8217;ambasciatore statunitense presso l&#8217;OSCE, <strong>Darrell Owens,</strong> ha successivamente sostenuto la necessità di riformare e ridefinire le priorità dell&#8217;organizzazione.</p>



<p>Le critiche più dure sono arrivate dalle organizzazioni per i diritti umani e dall&#8217;opposizione democratica. <a href="https://www.hrw.org/news/2026/09/25/us-trump-administration-rejects-external-election-observers">Human Rights Watch ha sottolineato la contraddizione</a> tra la posizione storicamente assunta dagli Stati Uniti nei confronti dei Paesi che rifiutano il monitoraggio internazionale e la scelta compiuta dall&#8217;attuale amministrazione. <a href="https://www.foreign.senate.gov/press/dem/release/ranking-member-shaheen-condemns-unprecedented-move-to-block-international-observers-from-us-midterm-elections">Il 6 ottobre, Jeanne Shaheen</a>, esponente democratica di riferimento della commissione Esteri del Senato, ha denunciato <strong>il rischio che la decisione comprometta ulteriormente la fiducia degli americani nel sistema elettorale</strong>. </p>



<p>La questione è particolarmente delicata in un Paese nel quale le accuse di brogli, le controversie sulle procedure di voto e il rapporto tra autorità federali e statali sono diventati elementi centrali del confronto politico. &#8220;Il governo statunitense critica da tempo la Russia e altri governi per aver eluso il controllo esterno sulle proprie elezioni&#8221;, ha dichiarato Philippe Bolopion , direttore esecutivo di Human Rights Watch. &#8220;Ora l&#8217;amministrazione Trump sta imitando questo comportamento&#8221;.</p>



<p>Negli ultimi anni, <strong>l&#8217;OSCE non è stata in grado di monitorare le elezioni in Bielorussia , Georgia e Tagikistan </strong>a causa del rifiuto di questi governi di partecipare tempestivamente alle procedure di monitoraggio e, nel caso della Russia, del rifiuto stesso di inviare un invito. Nel 2024, gli Stati Uniti hanno criticato aspramente la Russia per la sua mancata cooperazione, affermando che &#8220;per decenni, gli Stati Uniti hanno invitato gli osservatori dell&#8217;OSCE a valutare le nostre elezioni e hanno incoraggiato gli altri Stati partecipanti a fare lo stesso. Apprezziamo le valutazioni approfondite, professionali e imparziali degli osservatori dell&#8217;OSCE e prendiamo sul serio le loro raccomandazioni&#8221;. A quanto pare, ora non più.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-chiude-le-porte-agli-osservatori-internazionali-lamerica-rompe-con-losce.html">Trump chiude le porte agli osservatori internazionali: l&#8217;America rompe con l&#8217;OSCE</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Usa, ICE ai seggi? La sfida del voto di metà mandato tra sicurezza, intimidazione e legge</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/usa-ice-ai-seggi-la-sfida-del-voto-di-meta-mandato-tra-sicurezza-intimidazione-e-legge.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 08:55:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni americane]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni midterm]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221123151757442_90b4c40538d42e97307852c1c52a77d3-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221123151757442_90b4c40538d42e97307852c1c52a77d3-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221123151757442_90b4c40538d42e97307852c1c52a77d3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221123151757442_90b4c40538d42e97307852c1c52a77d3-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221123151757442_90b4c40538d42e97307852c1c52a77d3-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221123151757442_90b4c40538d42e97307852c1c52a77d3-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221123151757442_90b4c40538d42e97307852c1c52a77d3-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> L'eventuale presenza dell'ICE durante le operazioni di voto non è gradita: ora gli Stati e le associazioni si stanno preparando.</p>
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<p>A maggio, quando al presidente Trump è stato chiesto se avrebbe inviato truppe della Guardia Nazionale o agenti dell&#8217;ICE ai seggi elettorali durante le elezioni di metà mandato, ha risposto che avrebbe &#8220;fatto tutto il necessario per garantire elezioni oneste; dobbiamo avere elezioni oneste&#8221;. Un appuntamento elettorale militarizzato. Questo potrebbe essere, a detta di molti, l’aspetto delle prossime <strong>midterm</strong>. L&#8217;<strong>ICE </strong>potrebbe essere presente nei seggi elettorali per &#8220;dare seguito a minacce specifiche&#8221;. <strong>Steve Bannon</strong>, ex stratega capo del presidente, ha trascorso gran parte dell&#8217;anno sostenendo che l&#8217;amministrazione Trump avrebbe inviato le famigerate squadracce a &#8220;circondare i seggi&#8221; per impedire &#8220;un&#8217;altra&#8221; elezione truccata. </p>



<p>Se nel febbraio scorso, durante un briefing con i funzionari elettorali statali, Heather Honey, allora <em>deputy assistant secretary</em> del DHS per l&#8217;<em>Election Integrity,</em> aveva escluso la presenza dell&#8217;ICE ai seggi, il 1° settembre il segretario alla <em>Homeland Security </em>Markwayne Mullin ha dichiarato che gli agenti ICE potrebbero essere presenti presso un seggio se dovesse intervenire per una <strong>minaccia specifica</strong> o per eseguire un <strong>mandato d&#8217;arresto</strong>. Mullin ha contemporaneamente escluso l&#8217;idea di un pattugliamento ordinario dei seggi. La novità più significativa degli ultimi giorni è che <strong>diversi Stati stanno predisponendo protocolli nel caso in cui agenti federali si presentino effettivamente nei luoghi di voto.</strong> Non va poi dimenticato che a luglio, il Procuratore Generale <strong>Todd Blanche</strong>, interrogato al Senato sulla possibilità di agenti federali armati nei seggi, non ha escluso categoricamente lo scenario, limitandosi a dire che avrebbe seguito la legge.</p>



<p><strong>Ma quanto è reale questo pericolo? </strong>Ma soprattutto, cosa dicono i numeri? Facciamo due conti. <strong>L&#8217;ICE conta circa 22.000 agenti.</strong> I seggi si attestano sulle 5mila unità. Se il Dipartimento per la Sicurezza Interna tentasse di dislocare un singolo agente dell&#8217;ICE in ogni seggio elettorale, continuando a svolgere tutte le altre mansioni, coprirebbe circa il 25% dei seggi del Paese. Quasi tutti gli Stati, inoltre, ormai consentono il voto anticipato che può durare diverse settimane. Pattugliare questo aspetto è pressoché impossibile.</p>



<p>A questo si aggiunge l’altra peculiarità americana: alle midterm 2022 votò in anticipo il 47% degli elettori americani, mentre nel 2026 il 97% degli aventi diritto avrà accesso a una forma di voto anticipato. Un sondaggio nazionale di agosto indica inoltre che il 19% degli americani prevede di votare per posta o tramite <em>absentee ballot</em>. Lo spostamento dal giorno delle elezioni è più evidente per i <strong>cittadini naturalizzati</strong>, presunto bersaglio dell&#8217;ICE ai seggi. Nel 2024, i cittadini naturalizzati hanno votato per corrispondenza con quasi 8 punti percentuali sopra i cittadini nati negli Stati Uniti. Paradossalmente, se l&#8217;amministrazione mobilitasse l&#8217;ICE il giorno delle elezioni, quegli agenti si troverebbero ad affrontare in modo sproporzionato gli elettori&#8230; nati negli Stati Uniti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come gli Stati si preparano</h2>



<p>Ma sopra ogni cosa esiste la legge. O almeno si spera. Se gli Stati Uniti sono assuefatti alla presenza armata, l’<strong>invadenza federale</strong> è mal digerita, soprattutto nel Sud. Il <a href="https://www.law.cornell.edu/uscode/text/18/592">titolo 18 del Codice degli Stati Uniti</a>, sezione 592, stabilisce che nessun funzionario federale può tenere &#8220;truppe o uomini armati&#8221; in un seggio elettorale, se non per respingere nemici armati. Lo stesso titolo vieta l&#8217;intimidazione degli elettori. Accanto a questo, <strong>le leggi statali vietano l&#8217;intimidazione degli elettori, classificandola come reato. </strong>Molti Stati vietano anche di portare armi da fuoco nei pressi dei seggi elettorali, delle urne per il voto o di altre strutture elettorali. Ma se tutto questo impianto di garanzie non bastasse, ci sarebbe il <em>common sense</em>… a bastare: <strong>eserciti di attivisti</strong> per la democrazia si scatenerebbe contro Washington. Le elezioni verrebbero rallentate da una valanga di denunce e ricorsi, e banalmente tutto questo potrebbe essere un motivo valido per <strong>estendere l&#8217;orario di apertura dei seggi elettorali</strong>. </p>



<p>Funzionari elettorali statali, dal Maine all&#8217;Oregon, stanno ora preparando procedure specifiche. In <strong>New Mexico</strong>, per esempio, la segretaria di Stato Maggie Toulouse Oliver ha spiegato che i funzionari locali verranno preparati a chiedere inizialmente agli agenti di lasciare l&#8217;area di voto e, se necessario, a coinvolgere lo sceriffo della contea e successivamente gli avvocati. In <strong>Michigan</strong>, invece, l’approccio sarà più <em>strong</em>: il vicesegretario di Stato ha dichiarato che l&#8217;ICE non avrà un ruolo nell&#8217;amministrazione delle elezioni e che un&#8217;attività dell&#8217;agenzia nei pressi di un seggio potrebbe essere considerata alla stregua di <strong>intimidazione degli elettori</strong>.</p>



<p>Qualcuno però sta cercano di correre ai ripari prima che la situazione sfugga di mano. Una cordata di associazioni, tra cui <strong>NAACP Legal Defense Fund, Common Cause, LULAC e UnidosUS</strong>, ha presentato una causa federale per impedire preventivamente che agenti federali armati, compreso l&#8217;ICE, vengano dispiegati nei luoghi di voto. L’iniziativa mira a proteggere gli elettori di tutto il Paese, in particolare gli elettori afroamericani, ispanici, asiatici e delle isole del Pacifico, gli immigrati e i cittadini naturalizzati, nonché gli elettori provenienti da famiglie con status misto, che temono di essere interrogati, arrestati, detenuti, sorvegliati o di subire l&#8217;uso della forza da parte di agenti federali mentre votano, si registrano o svolgono il loro ruolo di funzionari elettorali. Tutti abusi che violano, fra l’altro, anche la Sezione 11(b) del <strong>Voting Rights Act</strong>, che vieta l&#8217;intimidazione, le minacce e la coercizione nei confronti delle persone che votano o tentano di votare, nonché nei confronti di coloro che incoraggiano o assistono altri nel voto.</p>



<p>Basterà? Chissà.</p>
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		<title>Chi è davvero americano? Trump riscrive il censimento degli Stati Uniti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/chi-e-davvero-americano-trump-riscrive-il-censimento-degli-stati-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 05:14:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni americane]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni midterm]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="390" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/istockphoto-470420060-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/istockphoto-470420060-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/istockphoto-470420060-612x612-1-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/istockphoto-470420060-612x612-1-600x382.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p> La mossa, infatti, potrebbe cambiare significativamente la rappresentanza politica e i finanziamenti federali che ogni Stato riceve. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="390" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/istockphoto-470420060-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/istockphoto-470420060-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/istockphoto-470420060-612x612-1-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/istockphoto-470420060-612x612-1-600x382.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Gli Stati Uniti, il crogiolo di Dio secondo Israel Zangwill, a 250 anni dalla loro fondazione stentano ancora a definire chi sia l&#8217;americano-tipo. Al netto delle disquisizioni sociologiche, inquadrare statisticamente gli americani è antica competenza del <em>Census</em>, soprattutto se in gioco ci sono gli esiti elettorali. A una manciata di settimane dalle <strong>midterm</strong>, l&#8217;Ufficio del Censimento americano <a href="https://thefederalregister.org/documents/2026-18481/decennial-census-of-the-population-of-americans-proposed-residence-criteria-and-proposed-regulations-for-demographic-que?utm_source=chatgpt.com">propone di aggiungere due nuove sezioni </a>al Codice dei Regolamenti Federali che disciplina il <strong>censimento decennale</strong>.</p>



<p>In primo luogo, propone di aggiungere una sezione che delinei i criteri di residenza utilizzati per <strong>identificare la &#8220;residenza abituale&#8221;</strong> di ciascuna persona, come necessario per determinare se e dove includerla nel censimento della popolazione in tutti gli Stati Uniti. In secondo luogo, l&#8217;Ufficio del Censimento propone di aggiungere una sezione che stabilisca standard e restrizioni per l&#8217;inclusione di determinate <strong>domande demografiche</strong> nel questionario.</p>



<p>Il primo aspetto riguarda chi viene conteggiato ai fini dell&#8217;<strong><em>apportionment</em></strong>, cioè della distribuzione dei seggi alla Camera dei rappresentanti tra gli Stati. La proposta stabilisce che saranno conteggiati gli stranieri che, al 1° aprile dell&#8217;anno censuario, siano cittadini statunitensi oppure <em><strong>lawful permanent residents</strong></em>, cioè titolari della green card. Gli altri cittadini stranieri, invece, non verrebbero conteggiati.</p>



<p>Questo significa che <strong>la modifica non riguarderebbe soltanto gli immigrati privi di status legale. </strong>Verrebbero esclusi anche, tra gli altri, lavoratori temporanei, studenti internazionali, rifugiati e richiedenti con status temporaneo o umanitario che non siano <em>lawful permanent residents</em>. È una differenza importante rispetto al sistema attuale nel quale tutte le persone con una <em>usual residence</em> negli Stati Uniti vengono incluse, cittadini e non cittadini, indipendentemente dallo status migratorio.</p>



<p>Ma veniamo alla seconda questione. Nel marzo 2024, l&#8217;<em>Office of Management and Budget</em> aveva approvato nuovi standard federali per le categorie <em>race</em> ed <em>ethnicity</em>. Il <em>Census Bureau</em> aveva dichiarato che stava preparando l&#8217;implementazione di questi nuovi standard proprio nel Census 2030. La revisione prevedeva, tra le altre cose, una domanda combinata <em>race/ethnicity </em>e una nuova categoria minima <em>Middle Eastern or North African</em> (MENA). Ora, il Census Bureau propone di stabilire per regolamento che nel questionario utilizzato per l&#8217;enumerazione non compaia alcuna domanda su etnia o orientamento sessuale. La disposizione proposta è molto precisa: queste domande sarebbero escluse da qualsiasi questionario. Il Bureau sostiene che eliminare queste domande <strong>ridurrebbe il carico per gli intervistati</strong> e i <strong>rischi legati alla riservatezza dei dati</strong>. La proposta sostiene inoltre che il censimento dovrebbe concentrarsi sulla sua funzione costituzionale fondamentale: contare la popolazione.</p>



<p>Si tratta al momento di una proposta regolamentare, non di una decisione definitiva. Il Federal Register ha aperto una fase di consultazione pubblica e il termine per presentare osservazioni è 13 ottobre 2026. Il documento è stato firmato l&#8217;8 settembre dal segretario al Commerce Howard Lutnick ed è stato pubblicato il 10 settembre.</p>



<h2 class="wp-block-heading">A chi fa comodo?</h2>



<p>Un’amministrazione che ha fatto dello smantellamento delle <strong>politiche DEI</strong> perché potrebbe giovarsi del non porre quesiti sull’etnia? Trump ha a lungo criticato il fatto che gli immigrati che vivono illegalmente negli Stati Uniti siano inclusi nel censimento, che viene utilizzato per determinare quanti seggi spettano a ciascuno stato alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti e nei distretti legislativi statali. Nel suo primo mandato, Trump cercò di aggiungere una domanda sulla cittadinanza al censimento del 2020, ma fu bloccato dalla <strong>Corte Suprema</strong>, che stabilì che il governo federale aveva fornito una motivazione &#8220;pretestuosa&#8221;.</p>



<p>La mossa, infatti, potrebbe cambiare significativamente la rappresentanza politica e i finanziamenti federali che ogni Stato riceve. Questo sforzo potrebbe avere effetti devastanti, lasciando città e Stati con una popolazione immigrata relativamente elevata con aiuti federali e rappresentanza politica insufficienti. Una simulazione del <em>New York Times</em> ha rilevato che, applicando oggi la nuova metodologia, <a href="https://censuseasy.com/blog/trump-census-proposal-could-backfire-on-red-states"><strong>Texas</strong> e <strong>Florida</strong></a> potrebbero ottenere un seggio in meno rispetto a uno scenario nel quale venissero conteggiati tutti i residenti. </p>



<p>È un dato interessante perché sono entrambi Stati a maggioranza politica repubblicana. Il Texas, in particolare, ha circa <strong>1,7 milioni di immigrati privi di status legale</strong> secondo le stime. La <a href="https://www.pewresearch.org/short-reads/2020/07/24/how-removing-unauthorized-immigrants-from-census-statistics-could-affect-house-reapportionment/"><strong>California</strong> </a>è un altro Stato potenzialmente molto esposto. Una precedente analisi del <em>Pew Research Center,</em> realizzata nel 2020 sulla base delle stime allora disponibili, indicava che l&#8217;esclusione degli immigrati irregolari avrebbe fatto perdere alla California un seggio aggiuntivo rispetto alla perdita già prevista nello scenario ordinario. Florida e Texas avrebbero anch&#8217;essi perso un seggio rispetto allo scenario di conteggio completo.</p>



<p>Le simulazioni più recenti indicano, tra gli Stati che potrebbero beneficiare del cambiamento, <strong>Minnesota</strong> e <strong>Oregon</strong>. In una simulazione basata sulle stime FWD.us, entrambi potrebbero ottenere un seggio che altrimenti non avrebbero. Un&#8217;altra simulazione, utilizzando stime Pew, produce invece un risultato parzialmente diverso, con Minnesota e <strong>Ohio </strong>tra gli Stati che potrebbero beneficiare.</p>



<p>Tutto questo, al momento, non rischia alcun impatto sulle imminenti midterm. La proposta del Census Bureau, infatti, non cambierà il numero di deputati che gli Stati eleggeranno il 3 novembre 2026. L&#8217;<em>apportionment </em>sulla base del censimento 2030 avverrà dopo la pubblicazione dei nuovi dati, prevista entro il 2031. Il programma ufficiale del Census Bureau prevede infatti la consegna dei dati per il <em>redistricting</em> entro il 1° aprile 2031.</p>



<p></p>
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		<title>Usa: chi è Jon Ossoff, il giovane senatore che vuole riscrivere il futuro dei democratici</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/usa-chi-e-jon-ossoff-il-giovane-senatore-che-vuole-riscrivere-il-futuro-dei-democratici.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 12:36:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni midterm]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/usa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/usa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/usa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/usa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/usa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/usa-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/usa-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Forse, fra i dem, è nata una stella. A 39 anni, Jon Ossoff è al centro di una delle battaglie più osservate delle elezioni di midterm.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-chi-e-jon-ossoff-il-giovane-senatore-che-vuole-riscrivere-il-futuro-dei-democratici.html">Usa: chi è Jon Ossoff, il giovane senatore che vuole riscrivere il futuro dei democratici</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/usa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/usa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/usa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/usa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/usa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/usa-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/usa-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando i dem schierano un giovane senatore, le cose sembrano andare sempre per il verso giusto. Forse ancora troppo presto per dire se il fato bacerà <strong>Jon Ossoff</strong>, 39enne senatore della <strong>Georgia</strong>, al centro di una delle battaglie più osservate delle elezioni di <strong>midterm</strong>. <em>À la page</em>, spigliato, giornalista investigativo e documentarista, un’estetica vincente. Ma soprattutto un candidato che sta facendo qualcosa che praticamente nessun altro nel suo partito sembra in grado di fare: <strong>criticare con eleganza e in modo esaustivo l&#8217;amministrazione Trump.</strong> Una qualità che gli ha fatto guadagnare il sostegno di alcuni repubblicani. Un Fetterman al contrario? Probabilmente molto di più.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.ossoff.senate.gov/wp-content/uploads/2022/09/220418_DS_Riverdale_32.jpg" alt=""/></figure>



<p>Ma Ossoff, per costruire il suo cammino nel futuro dei dem, deve innanzitutto vincere le elezioni per il Senato a novembre: è ancora <strong>il senatore democratico in carica più vulnerabile</strong>, in uno Stato in bilico tra i due partiti che è diventato democratico nel 2020, ma che è rimasto in mano ai repubblicani a livello statale (e ha votato per Donald Trump nel 2024). Accanto a questo va ricordato che la Georgia è uno dei fantasmi di Trump: Ossoff lo sa ed è concentratissimo sulle prossime settimane.</p>



<p>Nato e cresciuto in Georgia, <strong>Ossoff ha saputo costruire un rapporto <em>bipartisan</em> al Senato</strong>, ottenendo risultati significativi per la Georgia, persino in un Congresso diviso. Nei suoi primi due anni di mandato, il senatore ha fatto approvare più leggi di qualsiasi altro senatore al primo mandato: protezione dei minori online, rafforzamento della sicurezza pubblica, oppioidi, diritti civili, salute mentale dei veterani, corruzione, un portfolio vastissimo da vantare nel prossimo biennio.</p>



<p>Ossoff, il primo senatore millennial, si è fatto conoscere per le sue domande dirette ai funzionari dell&#8217;amministrazione Trump durante le audizioni delle commissioni, tra cui uno scambio di battute diventato virale in cui incalzava <strong>Jay Clayton</strong>, il candidato di Trump alla direzione dell&#8217;intelligence nazionale, su chi avesse vinto le elezioni del 2020.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Sen. Ossoff Questions Director of National Intelligence Nominee Jay Clayton in Nomination Hearing" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/mISYmK7wheg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_mISYmK7wheg");</script>
</div></figure>



<p>Ma Ossoff deve la sua popolarità soprattutto alla sua attività investigativa su temi più tradizionali come gli abusi nel sistema di affidamento familiare, le condizioni delle carceri e la mortalità materna. Quanto basta a guadagnarsi consensi tra gli <strong>elettori indipendenti</strong> a causa del disagio che questi provano nei confronti del suo avversario repubblicano, il deputato <strong>Mike Collins</strong>.</p>



<p>Ma c’è un dettaglio personale che potrebbe fare la differenza. <strong>Ossoff</strong>, pur essendo di <strong>fede ebraica</strong>, ha anche cercato di sfruttare una spaccatura tra gli elettori ebrei in occasione del voto espresso in diverse occasioni per bloccare la vendita di determinate bombe, fucili e bulldozer all&#8217;esercito israeliano, citando la condotta del Primo Ministro <strong>Benjamin Netanyahu</strong> nella guerra a Gaza. Ossoff ha votato contro misure simili in altre occasioni, sebbene ripeta che il suo sostegno a Israele sia incrollabile. Il giovane senatore discende da immigrati ebrei ashkenaziti fuggiti dai pogrom dell&#8217;Europa orientale ed è cresciuto a stretto contatto con familiari sopravvissuti alla Shoah.</p>



<p>Ma vediamo cosa dicono i sondaggi: nella media <a href="https://www.realclearpolling.com/polls/president/democratic-primary/2028/national">RealClearPolling</a> delle rilevazioni condotte tra il 19 luglio e il 21 settembre 2026, Ossoff raccoglie il <strong>9,1% delle preferenze </strong>per le ipotetiche <strong>primarie democratiche del 2028</strong>, poco al di sotto di Alexandria Ocasio-Cortez. Ma la domanda un&#8217;altra: cosa ne pensa di un&#8217;eventuale corsa per il 2028? Udite udite, il senatore ha ripetutamente affermato che non si candiderà a cariche superiori nel 2028, concentrandosi invece sullo stato della Georgia. Ciò non impedisce ad altri di sondare il terreno per lui. Lo scorso luglio alla domanda se il suo messaggio anticorruzione stesse avendo risonanza al di fuori dello Stato, aveva risposto perentorio: &#8220;Sono concentrato sulla Georgia e, come ho già detto, non ho alcun interesse a candidarmi alla presidenza nel 2028&#8221;. Ma in un Partito democratico in cerca d&#8217;autore e di una nuova narrazione, il suo nome ha già cominciato a circolare ben oltre Atlanta. E forse è proprio questo il punto: prima ancora di decidere se correre per la presidenza, Ossoff sta scoprendo cosa significhi essere considerato un possibile presidente.</p>
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		<title>Convention Gop: chi è John Fetterman, il democratico che i repubblicani applaudono a scena aperta</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/convention-gop-chi-e-john-fetterman-il-democratico-che-i-repubblicano-applaudono-a-scena-aperta.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 04:47:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni americane]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni midterm]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260910103019367_548f1ab2ff810a1ee80c437b0e68e782.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260910103019367_548f1ab2ff810a1ee80c437b0e68e782.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260910103019367_548f1ab2ff810a1ee80c437b0e68e782-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260910103019367_548f1ab2ff810a1ee80c437b0e68e782-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260910103019367_548f1ab2ff810a1ee80c437b0e68e782-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260910103019367_548f1ab2ff810a1ee80c437b0e68e782-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260910103019367_548f1ab2ff810a1ee80c437b0e68e782-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il senatore John Fetterman è apparso alla convention repubblicana in cui ha elogiato Trump per il suo sostegno ai lavoratori siderurgici.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260910103019367_548f1ab2ff810a1ee80c437b0e68e782.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260910103019367_548f1ab2ff810a1ee80c437b0e68e782.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260910103019367_548f1ab2ff810a1ee80c437b0e68e782-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260910103019367_548f1ab2ff810a1ee80c437b0e68e782-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260910103019367_548f1ab2ff810a1ee80c437b0e68e782-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260910103019367_548f1ab2ff810a1ee80c437b0e68e782-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260910103019367_548f1ab2ff810a1ee80c437b0e68e782-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per la serie “ho visto cose che voi umani…”, l’apparizione in stile <em>special guest</em> del democratico <strong>John Fetterman</strong> alla <strong>convention repubblicana di Dallas </strong>sciocca e fa sorridere allo stesso tempo. Grandi applausi da parte della delegazione della Pennsylvania, che si è alzata in piedi e ha applaudito al termine del video. «Sì, sono un democratico. Perché sono qui a parlare con voi oggi? Perché, beh, sono un democratico di buon senso», ha detto Fetterman. Ok…</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="John Fetterman appears in Republican convention video to introduce Dave McCormick speech" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/1RO_kdOzAqk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_1RO_kdOzAqk");</script>
</div></figure>



<p><strong>Ma facciamo un passo indietro. Chi è costui?</strong></p>



<p>Quest’omone classe 1969, originario della Pennsylvania, è cresciuto a York. Ha frequentato l&#8217;Albright College, dove ha giocato a football ma ha lungo lavorato per la UPS, unendosi al sindacato Teamsters. Una vita spesa nella lotta per le comunità dimenticate e lasciate indietro della Pennsylvania. Nel 2005, mentre insegnava nei corsi per il conseguimento del diploma di scuola superiore si candida a sindaco di Braddock. Nei suoi 13 anni di mandato, <strong>si è impegnato per ricostruire la sua comunità, contrastando la violenza armata, coinvolgendo i giovani e introducendo soluzioni innovative di politica urbana. </strong>Nel 2018, John l’ascesa a <strong>vicegovernatore della Pennsylvania</strong> intervenendo su temi come la legalizzazione della marijuana, la giustizia economica, la parità di trattamento per la comunità LGBTQ+ e la riforma della giustizia penale. Nonostante abbia subito un ictus quasi fatale durante la campagna delle primarie del 2022, che gli ha lasciato alcune menomazioni, Fetterman è stato eletto al Senato degli Stati Uniti, sconfiggendo il candidato repubblicano <strong>Mehmet Oz</strong> con il 51% dei voti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.inquirer.com/resizer/v2/3BNP5YL7YLNVLDXLJ4OHWYEOMI.jpg?auth=5ab7fb43b92bf131939c4d65388c60aaf73159ebc4556c5f8aba60f4e727a2ca&amp;width=800&amp;height=533&amp;smart=true" alt=""/></figure>



<p>Fetterman si è progressivamente allontanato dal Partito Democratico. Un articolo malizioso del <em>Wall Street Journal</em>, pubblicato all&#8217;inizio di questo mese, riportava che il senatore avrebbe mostrato scarso interesse nello svolgere il suo lavoro, concentrandosi invece sulla costruzione di relazioni con figure dei media conservatori e sulla promozione di Israele. &#8220;Come al solito, bugie, mezze verità, insinuazioni, calunnie e attacchi anonimi&#8221;, aveva dichiarato Fetterman in risposta all&#8217;articolo, in una dichiarazione rilasciata alla <em>CNN</em>. &#8220;Non importa quante calunnie o storie vengano diffuse, sono orgoglioso di continuare a lavorare per la Pennsylvania&#8221;.</p>



<p>Fetterman, che in precedenza aveva dichiarato che avrebbe lasciato il Partito Democratico solo se questo avesse adottato una <strong>politica anti-israeliana</strong>, ha affermato che i messaggi di testo trapelati e citati nell&#8217;articolo erano stati &#8220;privati ​​di qualsiasi contesto e circostanza&#8221;. Che le differenze fra dem e repubblicani negli Stati Uniti siano spesso questione di lana caprina è cosa risaputa, così come è prassi per numerose figure pubbliche aver fatto la spola fra i due partiti, come <strong>Donald Trump</strong> ci insegna. Ma qui siamo su un altro livello.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260910103214790_accd9cdd801c838328f2d0950e152c52-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-529196" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260910103214790_accd9cdd801c838328f2d0950e152c52-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260910103214790_accd9cdd801c838328f2d0950e152c52-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260910103214790_accd9cdd801c838328f2d0950e152c52-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260910103214790_accd9cdd801c838328f2d0950e152c52-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260910103214790_accd9cdd801c838328f2d0950e152c52-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260910103214790_accd9cdd801c838328f2d0950e152c52.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">epa12795606 US Santor John Fetterman arrives to vote at the US Capitol, Washington, DC, USA, 04 March 2026. US Senators voted on measures to limit President Donald Trump&#8217;s ability to order further military action in Iran.  EPA/WILL OLIVER</figcaption></figure>



<p>Innanzitutto i dati. <a href="https://www.nytimes.com/2026/08/25/us/politics/john-fetterman-poll-republicans-democrats-pennsylvania.html">Un recente sondaggio del <em>New York Times</em>, del <em>Philadelphia Inquirer</em> e della Sienna University</a> ha rilevato che Fetterman gode di un&#8217;opinione più favorevole tra i repubblicani della Pennsylvania. Per quanto riguarda i democratici, solo il 22% nel suo Stato d&#8217;origine ha ora un&#8217;opinione favorevole nei suoi confronti.</p>



<p>Dopo due anni di scontri con i Democratici e di sostegno ad alcune delle priorità del presidente Trump, nessun democratico della Pennsylvania vuole essere visto in sua compagnia. Fetterman ha riconosciuto il suo crescente isolamento all&#8217;interno del partito, <strong>continuando a sostenere fermamente la guerra di Israele a Gaza e criticando i candidati di sinistra membri dei </strong><em>Democratic Socialists of America.</em> In Senato ha spesso agito in modo indipendente, votando ripetutamente con i repubblicani per porre fine allo <strong><em>shutdown</em></strong>.</p>



<p>Questa notte, poi, la consacrazione di questo avvicinamento attraverso l’intervento in videoconferenza alla convention del Partito Repubblicano di mercoledì sera a Dallas, elogiando il suo collega repubblicano, il senatore della Pennsylvania <strong>David McCormick</strong>, e affermando che avrebbe collaborato con Trump per &#8220;difendere lo stile di vita dell&#8217;industria siderurgica&#8221;. </p>



<p>“Perché sono qui a parlarvi oggi? Perché, beh, sono un democratico di buon senso. Sarò sempre dalla parte dell’America”, ha detto Fetterman in un video che lo mostra sul tetto della sua casa a Braddock, in Pennsylvania, con l’imponente <strong>acciaieria Edgar Thomson </strong>della US Steel visibile alle sue spalle. “Rifiuterò gli estremismi del socialismo e quello stile di vita antiamericano”. Fetterman è da tempo un sostenitore dell&#8217;industria siderurgica dello Stato, essendo stato sindaco di Braddock, il sobborgo di Pittsburgh sede dell&#8217;acciaieria che ha fatto da sfondo al video. <strong>US Steel </strong>si è impegnata a investire fino a 2,5 miliardi di dollari in quello stabilimento e in altri impianti di Mon Valley Works nei dintorni di Pittsburgh, dopo la sua vendita alla giapponese Nippon Steel lo scorso anno.</p>



<p>Ciononostante, Fetterman ha ripetutamente affermato che non cambierebbe partito per via del suo sostegno ai sindacati, ai diritti LGBT e ad altre tematiche care alla sinistra. &#8220;Non sarò un repubblicano, ma sarò un democratico che non esiterà a dialogare con chiunque si comporti in modo onesto&#8221;, ha dichiarato al conduttore di <em>Fox News</em> Sean Hannity la settimana scorsa. Non è nemmeno la prima volta che accade una stranezza simile. Qualcuno ricorderà l&#8217;appassionato discorso pronunciato dal senatore democratico della Georgia <strong>Zell Miller </strong>alla Convention Nazionale Repubblicana del 2004, in cui elogiò il presidente <strong>George W. Bush</strong> con una filippica contro <strong>John Kerry.</strong></p>



<p>A livello nazionale, si sa, i Democratici puntano a conquistare la maggioranza sia alla Camera che al Senato, il che potrebbe mettere Fetterman in una posizione di ago della bilancia. &#8220;Sono un democratico da sempre e voto in modo schiacciante con il mio partito, e se a novembre il Senato dovesse cambiare schieramento, sarò comunque il 51° voto su cui mi sono basato durante la campagna elettorale&#8221;, ha affermato, riferendosi alla promessa fatta nel 2022 di essere il voto democratico decisivo per la maggioranza. </p>



<p><em>See you in november</em>.</p>



<p></p>
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		<title>La nuova Ocasio-Cortez: meno woke, più working class. E un pensiero alla Casa Bianca</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/la-nuova-ocasio-cortez-meno-woke-piu-working-class-e-un-pensiero-alla-casa-bianca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 05:13:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni americane]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni midterm]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11325934.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11325934.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11325934-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11325934-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11325934-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dalla stagione del "woke" alla battaglia per il voto operaio: Alexandria Ocasio-Cortez è oggi molto più di una parlamentare progressista.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/la-nuova-ocasio-cortez-meno-woke-piu-working-class-e-un-pensiero-alla-casa-bianca.html">La nuova Ocasio-Cortez: meno woke, più working class. E un pensiero alla Casa Bianca</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11325934.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11325934.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11325934-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11325934-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_11325934-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dalla stagione del &#8220;woke&#8221; alla battaglia per il voto operaio, passando per la scelta di congelare gli ovociti: <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong> è oggi molto più di una parlamentare progressista. È uno dei principali laboratori politici del <strong>Partito democratico</strong>. Ma la sua eventuale corsa nel 2028 avrebbe ancora un problema: trasformare una formidabile macchina comunicativa e militante in una maggioranza elettorale nazionale.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="&#039;Anything is possible&#039;: AOC on her political future" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/SFwAnMLBSOw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_SFwAnMLBSOw");</script>
</div></figure>



<p>La deputata democratica di New York è tornata al centro delle cronache americane dopo una settimana nella quale si sono concentrati alcuni degli elementi più caratteristici della sua politica: un&#8217;intervista nella quale ha definito &#8220;<em>crazy</em>&#8221; la stagione del &#8220;<strong>Woke 1</strong>&#8220;, la pubblicizzazione sui social del percorso di <strong>congelamento degli ovociti</strong>, una <strong>nuova attenzione alla <em>working class</em></strong> e una serie di segnali che continuano ad alimentare le speculazioni su una possibile candidatura presidenziale o al Senato nel 2028.</p>



<p>Ocasio-Cortez ha dimostrato negli ultimi mesi di poter esercitare un&#8217;influenza che va oltre il proprio collegio elettorale. A giugno <em>Axios </em>rilevava che quattro candidati progressisti da lei sostenuti nelle primarie democratiche avevano ottenuto vittorie nette, trasformandola in una sorta di <em>queenmaker</em> della sinistra democratica mentre valutava le proprie opzioni per il 2028.</p>



<p>E il dato più interessante arriva dal <strong>New Hampshire</strong>. <a href="https://scholars.unh.edu/survey_center_polls/983/">Un sondaggio della University of New Hampshire</a> pubblicato il 22 luglio tra 648 probabili elettori democratici delle primarie del 2028 attribuiva ad AOC<strong> il 22% delle preferenze.</strong> Il dato la collocava nel gruppo di testa del campo democratico, a dimostrazione del fatto che <strong>il suo nome non appartiene più soltanto alla nicchia della sinistra progressista </strong>ma è già competitivo, almeno in una prima rilevazione statale, nella discussione sulla futura nomination. Naturalmente è ancora troppo presto per trasformare quel 22% in una previsione elettorale. Il sondaggio riguarda un solo Stato e una primaria lontana quasi due anni.</p>



<p>Ma la domanda è ormai legittima: <strong>AOC può davvero diventare presidente degli Stati Uniti?</strong> E, prima ancora, che cosa significa oggi essere &#8220;socialista&#8221; dentro il Partito democratico?</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dal &#8220;woke&#8221; alla classe: AOC sta cambiando pelle?</strong></h2>



<p>Il passaggio più significativo delle ultime settimane è probabilmente quello che riguarda il passato.</p>



<p>In un&#8217;intervista ad <em>ABC</em>, Ocasio-Cortez ha preso le distanze dalla fase che oggi definisce &#8220;Woke 1&#8221;, arrivando a descriverla come &#8220;folle&#8221;. Il riferimento riguarda soprattutto alcune delle posizioni che avevano caratterizzato una parte della sinistra democratica all&#8217;inizio degli anni Venti, dalla questione della polizia alla decarcerazione, fino ad alcune posizioni radicali sui temi sociali e sull&#8217;immigrazione. Un tentativo di riscrivere il rapporto con quella fase e di rendere il messaggio progressista più competitivo davanti a un elettorato più ampio. La prima AOC aveva costruito una parte enorme della propria notorietà sulla capacità di portare al Congresso <strong>un nuovo linguaggio della sinistra</strong>: disuguaglianza, cambiamento climatico, potere delle <em>corporation,</em> diritti delle minoranze, sanità universale e critica del capitalismo.</p>



<p>La AOC del 2026 sembra invece più interessata a <strong>come trasformare quelle battaglie in una coalizione elettorale abbastanza larga da conquistare il potere. </strong>La differenza è sostanziale. Il problema della sinistra americana, infatti, non è necessariamente che le singole politiche progressiste siano impopolari.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i.guim.co.uk/img/media/e0473e1fbedf4694a8a89e5312ce4636ca705e63/414_0_5202_4160/master/5202.jpg?width=880&amp;dpr=2&amp;s=none&amp;crop=none" alt=""/></figure>



<p><a href="https://www.reuters.com/world/us/democrats-lead-republicans-economy-trump-approval-falls-reutersipsos-poll-finds-2026-08-03/">Un sondaggio Reuters/Ipsos </a>condotto tra il 29 luglio e il 3 agosto mostra che il 64% degli elettori indipendenti sostiene l&#8217;aumento delle tasse sui ricchi e sulle grandi <em>corporation </em>e il 60% sostiene un sistema di assistenza sanitaria finanziato dal governo. Ma la stessa rilevazione evidenzia una distanza molto più grande quando entra in gioco l&#8217;etichetta politica: il 43% degli indipendenti afferma di essere meno propenso a votare per un candidato identificato come &#8220;<strong><em>democratic socialist</em></strong>&#8220;.</p>



<p>È qui che si trova una delle contraddizioni centrali della nuova sinistra americana. Il problema non è necessariamente ciò che propone. <strong>È il marchio politico con cui lo propone. </strong>La difficoltà è anche semantica. Secondo un precedente sondaggio Reuters/Ipsos di luglio, soltanto il 49% degli americani dice di comprendere le politiche del <em>democratic socialism</em>, mentre il 47% ammette di non comprenderle. Il risultato è un paradosso: alcune delle politiche associate alla sinistra economica possono ottenere consensi relativamente larghi, mentre <strong>la definizione di &#8220;socialista democratico&#8221; continua a generare diffidenza.</strong> Un sondaggio Washington Post-Ipsos pubblicato a fine luglio ha fornito un&#8217;altra fotografia ancora più netta: il 55% degli americani ha dichiarato che non prenderebbe in considerazione il voto per un candidato democratico socialista alla presidenza, contro il 39% che lo prenderebbe in considerazione. Tra gli indipendenti il rifiuto arrivava al 54%.</p>



<p>AOC sembra aver individuato precisamente questo problema.</p>



<p>Il tentativo di archiviare il &#8220;Woke 1&#8221; non significa necessariamente che abbia abbandonato le proprie convinzioni progressiste. Può essere letto, più prudentemente, come uno sforzo per separare <strong>il populismo economico della sinistra dal suo passato culturale più radicale</strong>. Sanità, abitazioni, salari, tasse sui miliardari, costo della vita e potere dei lavoratori possono parlare anche a elettori che non si definirebbero mai socialisti. Le battaglie culturali più controverse sono invece molto più difficili da trasformare in una piattaforma presidenziale maggioritaria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caso degli ovociti: il personale è politico</h2>



<p><strong>Anche la vicenda del congelamento degli ovociti va letta dentro questa trasformazione. </strong>La deputata ha raccontato sui social il percorso che sta affrontando, compresa la parte fisica della procedura e le questioni economiche a essa connesse. La vicenda ha immediatamente generato una discussione politica sulla fertilità, sulla maternità e sul rapporto tra carriera e vita privata.</p>



<p>La reazione è stata trasversale. Il <em>Wall Street Journal</em> ha sottolineato come la pubblicizzazione della procedura abbia prodotto reazioni anche fuori dal tradizionale perimetro democratico, con critiche conservatrici ma anche forme di sostegno provenienti da <strong>donne conservatrici</strong>. È interessante perché il tema consente alla sinistra di <strong>spostare la discussione sulla salute riproduttiva</strong> oltre il terreno, ormai tradizionale, dell&#8217;<strong>aborto</strong>. Entrano in campo fertilità, costi delle procedure, maternità ritardata, carriera professionale e possibilità di scegliere quando avere figli.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.cnn.com/api/v1/images/stellar/prod/231006100006-alexandria-ocasio-cortez-file-012623.jpg?c=original" alt=""/></figure>



<p>La deputata ha dichiarato che la decisione di congelare i suoi ovuli ha richiesto tempo “per essere ponderata, valutata e per la quale è stato necessario risparmiare”. Ciò non sorprende: <strong>un singolo ciclo di congelamento degli ovociti, comprensivo di stimolazione ormonale e procedura di prelievo, costa in media circa 16.000 dollari.</strong> La copertura assicurativa sanitaria per interventi chirurgici non urgenti non è diffusa, il che significa che molte donne devono sostenere questi costi di tasca propria. Le spese di magazzinaggio e le tasse ricorrenti possono far lievitare ulteriormente il conto. “La mia assicurazione non copre nemmeno un centesimo di questa procedura”, ha dichiarato Ocasio-Cortez sui social media a proposito del suo intervento di congelamento degli ovuli. In effetti, la copertura assicurativa sanitaria per la crioconservazione degli ovuli a scopo terapeutico è ancora l’eccezione piuttosto che la regola.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vero test: può il socialismo democratico diventare maggioranza?</h2>



<p>La crescita della sinistra socialista americana è reale. La <strong>Democratic Socialists of America</strong>, organizzazione alla quale AOC è stata associata fin dall&#8217;inizio della sua ascesa nazionale, dichiara oggi più di 100mila membri e una presenza in tutti i 50 Stati. <em>Reuters</em> ha riportato a luglio che l&#8217;organizzazione dichiarava oltre 100mila iscritti e aveva appoggiato più di 150 candidati nel 2026, con 38 vittorie elettorali ottenute fino a quel momento.</p>



<p>Il fenomeno, quindi, non è più confinato a <strong>Bernie Sanders</strong> e AOC. È diventato una rete organizzativa. <strong>New York</strong> è naturalmente il laboratorio più evidente. Ma le primarie del 2026 stanno mostrando che la sinistra progressista cerca di estendere quel modello anche fuori dalle roccaforti urbane. Il caso più significativo è il <strong>Michigan</strong>, dove <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/terremoto-progressista-nel-michigan-con-abdul-el-sayed-la-sinistra-dem-conquista-il-cuore-industriale-usa.html">Abdul El-Sayed</a></strong> ha conquistato la nomination democratica per il Senato con una piattaforma fortemente progressista, centrata tra l&#8217;altro sul <em>Medicare for All</em>. Un possibile test della direzione che il Partito democratico potrebbe prendere in vista del 2028.</p>



<p>Ma il quadro non è affatto lineare. In <strong>Wisconsin</strong>, per esempio, la democratica moderata David Crowley ha sconfitto la socialista <strong>Francesca Hong</strong> nelle primarie per la candidatura a governatore. Un contrappeso alle recenti vittorie della sinistra: il movimento progressista è forte, ma non domina automaticamente le primarie democratiche nemmeno in Stati dove la sua agenda può trovare terreno fertile.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQ-peWessowRwGm9T9bpy8MXYejr-BwnzaLy0DzPqf0QQ&amp;s=10" alt=""/></figure>
</div>


<p>Il sondaggio Washington Post-Ipsos lo dimostra con chiarezza: il 75% dei democratici prenderebbe in considerazione il voto per un <em>democratic socialist</em> alla presidenza, ma questa disponibilità scende drasticamente quando si guarda all&#8217;elettorato nel suo complesso. <strong>E il problema per AOC è quindi costruire una coalizione molto più ampia della sua base naturale.</strong> Giovani progressisti, elettori urbani e attivisti sono il punto di partenza. Non sono però sufficienti per arrivare a 270 grandi elettori. Il vero banco di prova resta la capacità di parlare agli elettori della <em>working class</em>, agli indipendenti e alle comunità nere e latine fuori dalle grandi roccaforti liberal.</p>



<p>Il nuovo calendario delle primarie democratiche rende questa questione ancora più importante.</p>



<p>Il DNC ha stabilito che <strong>la stagione delle primarie presidenziali del 2028 partirà dal South Carolina il 22 gennaio,</strong> seguita da Nevada, New Hampshire, New Mexico, Michigan e Virginia. La scelta attribuisce maggiore peso fin dall&#8217;inizio agli elettori neri, latini e sindacalizzati. Per AOC è una sfida enorme. Essere competitiva in New Hampshire è un segnale interessante. Ma una candidata democratica che voglia conquistare la <em>nomination</em> dovrà dimostrare di poter costruire rapporti politici anche con l&#8217;elettorato nero della South Carolina, con i latini del Nevada e del New Mexico e con il mondo sindacale del Michigan. È un tipo di coalizione diverso da quello che ha reso AOC una star nazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il 2028: candidata alla Casa Bianca o futura senatrice?</h2>



<p>La sua posizione pubblica rimane compatibile con diverse possibilità per il 2028, compresa quella di una <strong>candidatura al Senato</strong> contro <strong>Chuck Schumer</strong>. Ocasio-Cortez non ha escluso una candidatura alla presidenza e le sue azioni non hanno fatto altro che alimentare le voci di una sua possibile campagna elettorale sotto copertura. L&#8217;anno scorso ha accompagnato il suo mentore, il senatore indipendente <strong>Bernie Sanders</strong>, nel un tour &#8220;<a href="https://it.insideover.com/politica/al-coachella-2025-e-nata-una-stella-ha-83-anni-e-si-chiama-bernie-sanders.html">Lotta all&#8217;oligarchia</a>&#8221; che ha attirato folle immense. Più recentemente, ha attraversato il Paese in lungo e in largo per sostenere candidati progressisti, accrescendo ulteriormente la sua notorietà a livello nazionale.</p>



<p>Dal punto di vista strategico, non annunciare nulla è probabilmente la scelta più razionale. Una candidatura presidenziale annunciata troppo presto trasformerebbe ogni sua dichiarazione in una dichiarazione da candidata. Restare formalmente fuori dalla corsa le permette invece di costruire influenza, sostenere candidati, testare messaggi e osservare come cambierà il Partito democratico dopo le <strong>elezioni di midterm</strong>. Il sondaggio del New Hampshire è incoraggiante, ma non risolve il problema.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.newyorker.com/photos/67e1ae59049bc18e12668ab5/16:9/w_1920,c_limit/Witt-Bernie-AOC.jpg" alt=""/></figure>



<p>Le <strong>primarie democratiche</strong> per la presidenza del 2028 si preannunciano affollate e combattute. Se Ocasio-Cortez si candidasse, potrebbe dover affrontare la concorrenza del collega progressista <strong>Ro Khanna </strong>della California, oltre a pesi massimi del partito. Alcuni democratici, ancora scottati dalle sconfitte di Clinton e Harris nel 2016 e nel 2024, potrebbero essere restii a candidarla per una questione di opportunità, se ritengono che gli Stati Uniti non siano ancora pronti a eleggere la loro prima presidente donna.</p>



<p>La deputata si trova poi ad affrontare un altro ostacolo potenziale. I democratici centristi sostengono da tempo che l&#8217;ala socialista democratica del partito potrebbe avere successo tra gli <strong>elettori bianchi con un&#8217;istruzione universitaria</strong>, ma fatica a entrare in sintonia con le <strong>comunità afroamericane</strong>, citando le primarie in cui i candidati progressisti emergenti hanno incontrato una netta resistenza. Il che potrebbe essere un ostacolo-quasi-insormontabile.</p>
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		<title>La rivolta delle comunità: data center, la nuova battaglia politica dell’America profonda</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/la-rivolta-delle-comunita-data-center-la-nuova-battaglia-politica-dellamerica-profonda.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 22:19:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Elezioni americane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="344" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>La rivolta americana contro l’AI: Data center, bollette e territorio: nasce un nuovo fronte populista contro la Silicon Valley.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-rivolta-delle-comunita-data-center-la-nuova-battaglia-politica-dellamerica-profonda.html">La rivolta delle comunità: data center, la nuova battaglia politica dell’America profonda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="344" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Per anni i <strong>data center</strong> sono stati l&#8217;infrastruttura invisibile dell&#8217;economia digitale americana: enormi edifici pieni di server, lontani dall&#8217;immaginario politico quanto i cavi sottomarini o le centrali elettriche. Poi è arrivata l&#8217;intelligenza artificiale. E improvvisamente quei capannoni industriali sono diventati il luogo fisico nel quale si concentra una delle più grandi trasformazioni economiche e tecnologiche del nostro tempo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.maps.com/app/uploads/2025/12/article-data-centers-full-map-nr-2048x1325.webp" alt=""/></figure>



<p>Il problema è che, per costruire l&#8217;America dell&#8217;AI, servono terra, energia, acqua e nuove infrastrutture. E quando la corsa alla potenza di calcolo arriva nei quartieri, nelle contee rurali e nelle periferie, la promessa astratta dell&#8217;innovazione si trasforma in una domanda molto concreta: <strong>chi paga il prezzo della rivoluzione tecnologica?</strong> È qui che nasce uno dei fenomeni politici più interessanti del 2026 americano: <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-cannabis-allia-perche-gli-usa-vogliono-trasformare-le-serre-di-marijuana-in-data-center.html">il populismo anti-data center</a></strong>. Un movimento ancora frammentato, ma capace di mettere nello stesso spazio politico ambientalisti progressisti, conservatori anti-establishment, comunità rurali, attivisti anti-AI e cittadini semplicemente preoccupati per le proprie bollette.</p>



<p>Il primo elemento da capire è che la protesta non nasce necessariamente da un rifiuto ideologico dell&#8217;intelligenza artificiale. In molti casi nasce da qualcosa di molto più semplice: la percezione che un&#8217;azienda privata stia arrivando in una comunità e chiedendo <strong>accesso a risorse</strong> che fino a quel momento appartenevano alla collettività. L&#8217;espansione dell&#8217;AI ha moltiplicato la domanda di infrastrutture informatiche. I grandi modelli richiedono enormi capacità di calcolo e, di conseguenza, grandi quantità di energia. I data center hanno inoltre bisogno di sistemi di raffreddamento, collegamenti alla rete elettrica, terreni e infrastrutture di supporto. Il risultato è una <strong>nuova geografia dell&#8217;AI americana</strong>. Non più soltanto Silicon Valley, Seattle o i grandi hub tecnologici, ma Georgia, Texas, Virginia, Michigan, Utah, Florida e decine di altre aree nelle quali <strong>l&#8217;arrivo di un gigantesco complesso industriale può modificare il rapporto tra una comunità e il proprio territorio.</strong></p>



<p>In <strong>Georgia</strong>, per esempio, gli attivisti locali hanno iniziato a studiare l&#8217;impatto dei progetti sulla rete elettrica, sulle falde acquifere e sull&#8217;utilizzo del territorio. In alcuni casi la protesta è partita da gruppi ambientalisti; successivamente sono arrivati conservatori, cittadini indipendenti e organizzazioni nazionali. È un passaggio politicamente significativo. Perché il vecchio conflitto industriale americano aveva una struttura relativamente semplice: ambientalisti contro industria, sindacati contro imprese, comunità contro grandi aziende. <strong>Il conflitto sui data center è invece molto più fluido</strong>. In <strong>Utah</strong>, ad esempio, la contestazione di un grande progetto di data center è esplosa in uno Stato particolarmente sensibile alla questione delle risorse idriche. La pressione degli abitanti ha contribuito a ridimensionare il progetto, trasformando una questione apparentemente tecnica in un caso politico nazionale.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRKfIeMm4Yo_3sCjPTkdZIAXVa_m_mSkP4L9Df0U-j2oAkuLVwN1jGxQuE&amp;s=10" alt=""/></figure>
</div>


<p>Un cittadino conservatore può contestare un data center perché teme che aumenterà la bolletta elettrica. Un ambientalista può farlo perché teme il consumo di acqua. Un proprietario terriero perché non vuole una gigantesca struttura vicino casa. Un populista di destra perché vede nell&#8217;AI l&#8217;ennesimo progetto imposto dalle élite tecnologiche. Un progressista perché considera i data center il simbolo della concentrazione di ricchezza e potere nelle mani di poche corporation.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Motivazioni diverse, conclusione politica uguale</h2>



<p>Secondo un&#8217;analisi di <em><a href="https://www.carbon-direct.com/press/carbon-direct-releases-new-analysis-of-community-opposition-to-ai-data-center-development">Carbon Direct</a></em>, tra gennaio 2024 e maggio 2026 almeno 46 progetti di data center legati all&#8217;AI sono stati pubblicamente ritardati, ritirati o cancellati dopo opposizioni locali, per un valore annunciato complessivo di circa 170 miliardi di dollari distribuiti in 20 Stati. <strong>Nel primo trimestre del 2026 ben 75 progetti, per circa 130 miliardi di dollari, hanno incontrato opposizione.</strong> E le banche hanno iniziato a considerare il consenso locale, le autorizzazioni e il rischio di cancellazione come elementi rilevanti nella valutazione finanziaria dei progetti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La parola alle comunità</h2>



<p>Uno degli esempi più evidenti è <strong>Amy Kremer</strong>, attivista conservatrice legata al movimento <strong>Tea Party</strong> e già tra le figure coinvolte nell&#8217;organizzazione del raduno di Washington del 6 gennaio 2021. Nel 2026 Kremer è diventata presidente di <strong>Humans First</strong>, organizzazione impegnata contro l&#8217;espansione incontrollata dei data center e dell&#8217;AI. <strong>La sua posizione è interessante proprio perché non coincide con quella di molti oppositori progressisti. </strong>Kremer non chiede necessariamente un divieto nazionale dei data center. La sua impostazione è quella del controllo locale: le comunità devono avere il diritto di decidere se vogliono o meno ospitare queste strutture.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i.insider.com/6a41709e360acd489560ca82?width=700" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">Amy Kremer</figcaption></figure>
</div>


<p>È una posizione profondamente populista perché sposta il centro del problema dalla domanda &#8220;l&#8217;AI è buona o cattiva?&#8221; alla domanda &#8220;chi decide?&#8221;. Ed è esattamente questo il punto nel quale destra e sinistra possono incontrarsi. Da una parte ci sono esponenti progressisti come <strong>Bernie Sanders</strong> e <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong>, che hanno sostenuto l&#8217;idea di una <strong>moratoria federale sui nuovi data center</strong>. Dall&#8217;altra ci sono esponenti della destra populista che accusano la Silicon Valley di voler utilizzare il peso economico e politico delle proprie corporation per imporre le proprie priorità alle comunità locali.</p>



<p>Non significa che esista una nuova alleanza strutturata tra destra e sinistra. Significa qualcosa di più interessante: <strong>esiste un terreno comune di sfiducia verso Big Tech</strong>. E questo terreno rischia di diventare elettoralmente rilevante.</p>



<p>Le proteste nazionali del 18 luglio hanno rappresentato un salto di scala. Secondo <em>Reuters</em>, gli oppositori dei data center hanno organizzato <strong>142 manifestazioni in 42 Stati,</strong> trasformando per la prima volta la protesta contro l&#8217;espansione delle infrastrutture AI in una mobilitazione nazionale coordinata. Perché il populismo ha bisogno di un racconto semplice, di un avversario riconoscibile e di una comunità che si percepisca esclusa dai processi decisionali.</p>



<p>Per comprendere quanto sia cambiata la politica americana bisogna guardare anche all&#8217;evoluzione della destra. Per anni il <strong>Partito Repubblicano</strong> ha avuto un <strong>rapporto ambivalente con Big Tech</strong>. La destra populista ha spesso accusato Google, Meta, Apple e altre grandi società tecnologiche di censura, progressismo culturale e abuso del potere monopolistico. Ma contemporaneamente l&#8217;industria tecnologica rappresentava uno dei motori dell&#8217;economia americana e dell&#8217;innovazione nazionale. L&#8217;AI sta rendendo questa contraddizione molto più difficile da gestire.</p>



<p>In questo senso è significativo il percorso di figure come <strong>Joe Allen</strong>, commentatore anti-tecnologico diventato vicino all&#8217;area di <strong>Steve Bannon</strong>. La sua critica all&#8217;AI si inserisce in una corrente di pensiero nella quale la tecnologia viene letta come uno strumento attraverso cui un&#8217;élite economica può aumentare il proprio controllo sulla società. <em>WIRED</em> ha raccontato questo ambiente politico descrivendo il movimento contro i data center come uno dei più insoliti punti d&#8217;incontro tra populismo di destra e ambientalismo progressista.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.wired.com/photos/6a6a26026e7818d8fecc99a1/master/w_1920,c_limit/20260719-MattEich-0260-toned.jpg" alt="" style="width:654px;height:auto"/><figcaption class="wp-element-caption">Joe Allen</figcaption></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Quando il problema tocca le bollette</h2>



<p>Se c&#8217;è un elemento capace di trasformare l&#8217;AI da questione tecnologica a questione elettorale, è probabilmente l&#8217;<strong>energia</strong>. Gli americani possono avere opinioni molto diverse su ChatGPT, robot umanoidi o automazione del lavoro. Ma se una nuova infrastruttura viene percepita come responsabile dell&#8217;aumento delle bollette, il discorso cambia immediatamente. La costruzione di grandi data center richiede nuova capacità elettrica e nuove infrastrutture. Questo significa investimenti nella rete, nuove connessioni, generazione aggiuntiva e, in alcuni casi, discussioni sulla ripartizione dei costi tra aziende e consumatori. Il rischio politico è evidente: se gli investimenti necessari per sostenere il boom dell&#8217;AI vengono trasferiti, direttamente o indirettamente, sulle famiglie, il beneficio dell&#8217;innovazione rischia di essere percepito come privato mentre il costo diventa pubblico. <a href="https://arxiv.org/abs/2608.09882">Un&#8217;analisi pubblicata recentemente</a> evidenzia proprio come gli impatti economici e ambientali dei data center dipendano non soltanto dalla tecnologia utilizzata all&#8217;interno delle strutture, ma dal sistema energetico, idrico e territoriale nel quale vengono inseriti.</p>



<p>La questione diventa ancora più delicata per l&#8217;amministrazione Trump. Il progetto politico dell&#8217;<strong>America First</strong> può entrare in collisione con la corsa all&#8217;AI se quest&#8217;ultima viene percepita come un processo che privilegia le corporation globali rispetto alle comunità americane. La Casa Bianca considera la leadership tecnologica americana una componente fondamentale della competizione con la Cina. Ma la mobilitazione anti-data center introduce una domanda difficile: <strong>leadership per chi?</strong></p>



<p>Uno degli aspetti più importanti della nuova protesta è che non nasce principalmente a Washington. Nasce nei consigli comunali, nelle assemblee di contea, nelle commissioni urbanistiche, nelle riunioni pubbliche e nelle campagne per i referendum locali. È esattamente ciò che accadde con il Tea Party, con l&#8217;ambientalismo locale, con le battaglie contro l&#8217;immigrazione e con molte delle mobilitazioni che hanno trasformato questioni territoriali in identità politiche nazionali. L&#8217;AI sta diventando rapidamente <strong>una questione elettorale nazionale</strong>. Il <em>New Yorker</em> ha recentemente osservato che l&#8217;espansione dei data center è ormai entrata nel dibattito politico in vista delle <strong>elezioni di midterm</strong>, con una maggioranza significativa degli americani contraria alla presenza di queste infrastrutture nelle proprie comunità.</p>



<p>Milioni di americani stanno iniziando a chiedersi se la rivoluzione tecnologica venga costruita <strong>con loro o sopra di loro</strong>. Ed è questa domanda, molto più del destino di un singolo data center, a poter rimodellare la politica americana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-rivolta-delle-comunita-data-center-la-nuova-battaglia-politica-dellamerica-profonda.html">La rivolta delle comunità: data center, la nuova battaglia politica dell’America profonda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Usa, l&#8217;incubo Dem: tra mini-Mamdani e superprogressisti alla Ocasio-Cortez, rischio sconfitta a novembre e nel 2028</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/tra-mini-mamdani-e-aoc-i-dem-rischiano-alle-midterm-e-si-giocano-il-2028.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 08:34:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni americane]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni di medio-termine]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni midterm]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="860" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel Partito Democratico americano si sta aprendo una faglia sempre più evidente: le figure nuove ed entusiasmanti sono le più divisive.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/tra-mini-mamdani-e-aoc-i-dem-rischiano-alle-midterm-e-si-giocano-il-2028.html">Usa, l&#8217;incubo Dem: tra mini-Mamdani e superprogressisti alla Ocasio-Cortez, rischio sconfitta a novembre e nel 2028</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="860" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/New-York-al-voto-un-test-per-lAmerica-Mamdani-contro-tutti-e1762242427458.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel <strong>Partito Democratico americano</strong> si sta aprendo una faglia sempre più evidente. Non è più soltanto il tradizionale conflitto tra moderati e progressisti, né la vecchia dialettica tra l’establishment clintoniano e la sinistra sandersiana. Oggi la tensione attraversa il partito in forme nuove, territoriali e culturali insieme: da una parte la crescita dei cosiddetti “<strong>mini-Mamdani</strong>”, amministratori e candidati locali che spingono un’agenda urbana radicale fondata su <strong>affitti calmierati, Welfare municipale e redistribuzione aggressiva;</strong> dall’altra la centralità simbolica e mediatica di <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong>, ormai trasformata in una figura nazionale capace di mobilitare milioni di elettori ma anche di polarizzare profondamente il Paese. Il problema, per i democratici, è che entrambe queste forze sono oggi indispensabili — e contemporaneamente destabilizzanti.</p>



<p>La vittoria e poi l’ascesa amministrativa di <strong>Zohran Mamdani</strong> a New York hanno accelerato un processo che covava da anni dentro la coalizione democratica. Mamdani, socialista democratico, ha costruito la sua popolarità attorno a un’agenda estremamente concreta: congelamento degli affitti, autobus gratuiti, asili universali, supermercati municipali, aumento della tassazione sui ricchi e forte intervento pubblico sul costo della vita urbana. La novità non sta soltanto nelle proposte. Sta nel fatto che <strong>questa piattaforma, fino a pochi anni fa confinata alla sinistra movimentista, oggi riesce a vincere elezioni in grandi città americane.</strong> E soprattutto riesce a parlare a una generazione urbana che considera il capitalismo contemporaneo incapace di garantire casa, trasporti, sanità e stabilità economica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come nasce un mini-Mamdani</h2>



<p>È qui che nascono i “mini-Mamdani”. Non esiste una corrente formalmente organizzata, ma nella stampa progressista e negli ambienti democratici l’etichetta viene ormai usata per descrivere <strong>una nuova generazione di candidati urbani </strong>che replicano il modello politico del sindaco di New York: socialismo municipale, comunicazione digitale aggressiva, focus sul costo della vita e forte retorica anti-élite.</p>



<p>Tra i nomi più citati c’è <strong>Chris Rabb</strong>, che ha appena vinto una primaria democratica in Pennsylvania sostenuto da <em>Democratic Socialists of America </em>e <em>Justice Democrats </em>con un programma basato su reddito universale, sanità pubblica e supermercati municipali. La sua vittoria viene letta negli Stati Uniti come una delle prime estensioni “fuori New York” del modello Mamdani. Ma il fenomeno riguarda anche consiglieri comunali e attivisti in città come <strong>Chicago, Philadelphia, Seattle e Los Angeles:</strong> candidati giovani, multietnici, altamente presenti sui social, che parlano meno di “rivoluzione socialista” e molto di più di affitti, <em>childcare</em>, trasporto pubblico e bollette. In sostanza, i mini-Mamdani stanno trasformando il socialismo democratico americano da linguaggio universitario a politica amministrativa urbana.</p>



<p>Il punto cruciale è che questo messaggio attecchisce perché si collega alla <strong>crisi concreta delle metropoli american</strong>e. In molte città governate dai democratici vivere è diventato economicamente insostenibile anche per laureati e lavoratori qualificati. L’esplosione degli affitti e del costo dei servizi ha aperto uno spazio politico che il liberalismo moderato non riesce più a occupare.</p>



<p>Ma proprio qui emerge anche il problema. <strong>La traduzione amministrativa di questo programma si sta rivelando molto più difficile della sua narrazione elettorale. </strong>Negli ultimi mesi, una parte della stampa americana ha iniziato a raccontare le difficoltà della nuova amministrazione Mamdani: tensioni sul bilancio cittadino, accuse di spesa eccessiva e necessità di trattare con il mondo finanziario di Wall Street. Persino il <em>Wall Street Journal</em> ha raccontato gli incontri tra Mamdani e figure simbolo del capitalismo americano come <strong>Jamie Dimon </strong>e <strong>David Solomon</strong>, segnale di quanto anche i nuovi socialisti urbani siano costretti a confrontarsi con la realtà economica della città.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ed è qui che entra in scena AOC</h2>



<p>Se Mamdani rappresenta la municipalizzazione del socialismo democratico, <strong>Alexandria Ocasio-Cortez </strong>incarna invece la sua nazionalizzazione simbolica. Negli ultimi mesi AOC ha alzato ulteriormente il livello dello scontro ideologico. In una recente intervista diventata virale ha dichiarato che “non si può guadagnare un miliardo di dollari”, sostenendo che le immense fortune americane derivino da squilibri di potere, sfruttamento del lavoro e concentrazione economica. Allo stesso tempo, durante la Conferenza di Monaco sulla sicurezza, ha accusato <strong>Donald Trump</strong> di voler inaugurare una “età dell’autoritarismo”, sostenendo che le disuguaglianze economiche globali alimentino il populismo di destra e che il Partito Democratico debba tornare a una “<em>working-class centered politics</em>”, cioè a una politica centrata sulla classe lavoratrice. Queste uscite sono importanti perché mostrano la trasformazione definitiva di AOC <strong>da semplice deputata progressista a figura ideologica nazionale. </strong>Non parla più soltanto di tasse o Green New Deal. Oggi interviene su geopolitica, sicurezza internazionale, capitalismo globale, guerra, redistribuzione e futuro della democrazia americana. E soprattutto lo fa con un linguaggio fortemente moralizzato e polarizzante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una centralità che inquieta l’establishment democratico</h2>



<p>Perché AOC riesce contemporaneamente in due operazioni politiche apparentemente incompatibili: <strong>spostare il partito a sinistra</strong> e diventare una delle figure più popolari della base democratica. Un sondaggio recente la colloca già tra i nomi più forti in vista delle primarie presidenziali del 2028. Non a caso negli Stati Uniti è già iniziata la discussione sul dopo-Bernie Sanders. Secondo <em>Axios</em>, il confronto emergente dentro l’ala progressista sarebbe ormai tra AOC e <strong>Ro Khanna</strong>: “<em>Old Bernie vs New Bernie</em>”. Il problema, per i democratici moderati, è che <strong>più AOC cresce come figura nazionale, più aumenta anche la sua tossicità elettorale</strong> nei segmenti suburbani e indipendenti che decidono le elezioni presidenziali.</p>



<p>I repubblicani hanno compreso perfettamente il meccanismo. Ogni candidato progressista viene immediatamente descritto come una “versione locale di AOC”: socialista, anti-capitalista, ostile alla polizia, favorevole a tasse aggressive e troppo distante dall’America moderata. Eppure il partito non può marginalizzarla davvero. Dopo il logoramento della leadership bideniana e l’invecchiamento dell’establishment democratico, <strong>AOC è una delle pochissime figure capaci di generare entusiasmo autentico.</strong> Nessun altro dirigente democratico possiede oggi la stessa capacità di fundraising online, mobilitazione giovanile e presenza mediatica. <strong>Per questo il Partito Democratico si trova stretto tra mini-Mamdani e AOC.</strong></p>



<p>I primi rappresentano la pressione dal basso delle città democratiche, dove il costo della vita sta radicalizzando una nuova generazione urbana. La seconda rappresenta il volto nazionale di quella trasformazione: una figura capace di sintetizzare identità progressista, populismo economico e mobilitazione digitale. Ma queste due spinte rischiano di allontanare il partito dal centro elettorale americano.</p>



<p>Perché gli Stati Uniti non sono Brooklyn. Le politiche che funzionano politicamente a New York o San Francisco possono diventare un’arma potentissima per i repubblicani in Pennsylvania, Wisconsin o Arizona. Ed è proprio qui che Trump e il GOP stanno costruendo la loro strategia: presentare i democratici come il partito delle élite urbane radicali concentrate su redistribuzione, welfare e sperimentazione ideologica mentre l’America “normale” teme inflazione, criminalità e declino economico.</p>



<p>La vera domanda, allora, è se il Partito Democratico riuscirà a trasformare questa energia in un progetto nazionale credibile senza perdere il centro moderato. Perché oggi la sinistra democratica americana non appare più come una corrente marginale. Sta diventando, pezzo dopo pezzo, il linguaggio politico dominante delle grandi città americane — e AOC ne è ormai il simbolo nazionale più potente.</p>



<p>Il Partito Democratico americano rischia di arrivare al 2028 con una <strong>contraddizione irrisolta</strong> che potrebbe già esplodere nelle elezioni di novembre: la crescente distanza tra la sua base urbana progressista e il resto dell’elettorato nazionale. Il punto decisivo è che oggi la sinistra democratica non è più una minoranza rumorosa ma marginale. È diventata la componente più energica, organizzata e culturalmente dominante del partito nelle grandi città. E questa trasformazione potrebbe produrre due effetti opposti: rilanciare i democratici dopo gli anni difficili del post-Biden oppure spingerli verso una radicalizzazione percepita che favorirebbe i repubblicani.</p>



<p><strong>A novembre si vedrà già il primo test reale.</strong></p>



<p>Nelle elezioni locali e congressuali del 2026 il tema centrale sarà probabilmente il costo della vita. Ed è qui che i “mini-Mamdani” potrebbero avanzare ulteriormente. In molte città democratiche il modello moderato tradizionale è in crisi: gli elettori vedono amministrazioni che spendono molto ma non riescono a contenere affitti, criminalità, <em>homelessness </em>e pressione fiscale. Questo apre spazio a candidati progressisti che promettono interventi più aggressivi.</p>



<p>Se i mini-Mamdani dovessero vincere nuove primarie democratiche in città e distretti urbani, il messaggio politico sarebbe enorme: significherebbe che il futuro della base democratica appartiene sempre meno al liberalismo moderato e sempre più a una forma americana di socialdemocrazia urbana.</p>



<p>Ma qui emerge il rischio immediato per il partito. <strong>Ogni avanzata progressista nelle grandi città rischia di produrre una contro-mobilitazione suburbana e rurale. </strong>I repubblicani stanno già preparando una narrativa molto precisa: associare ogni democratico, anche moderato, a Ocasio-Cortez e ai nuovi sindaci progressisti. Per il GOP il messaggio è semplice: “Guardate New York, San Francisco, Chicago. Questo è il futuro democratico”. Criminalità, costo degli affitti, crisi migratoria urbana e tensioni sociali verranno utilizzati come prove del “fallimento progressista”. Se a novembre i democratici perderanno terreno nei sobborghi o negli <em>swing states</em>, dentro il partito esploderà una guerra interna violentissima.</p>



<p>I moderati diranno che AOC e i mini-Mamdani stanno trasformando il partito in qualcosa di troppo radicale per l’America media. I progressisti risponderanno invece che il centrismo ha fallito, che l’era Biden non ha risolto il problema del costo della vita e che solo una piattaforma economica più aggressiva può mobilitare giovani e working class.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo scenario per il 2028</h2>



<p><strong>Per la prima volta dopo anni, il Partito Democratico potrebbe arrivare alle primarie senza una leadership naturale.</strong> L’era Biden sarà definitivamente chiusa e la vecchia generazione clintoniana-obamiana apparirà esaurita. In questo vuoto, AOC potrebbe diventare molto più di una leader mediatica: potrebbe trasformarsi nel punto di riferimento nazionale dell’intera ala progressista. La domanda non è più se possa influenzare il partito. Lo sta già facendo. La vera domanda è se possa conquistarlo.</p>



<p>Ci sono tre scenari realistici. <strong>Primo scenario</strong>: AOC si candida direttamente nel 2028. Sarebbe la scelta più traumatica ma anche la più coerente con l’evoluzione attuale. AOC potrebbe presentarsi come la candidata della “working-class multirazziale”, combinando populismo economico, diritti civili, welfare aggressivo e critica alle élite finanziarie. In questo caso il partito vivrebbe una dinamica simile a quella vissuta dai repubblicani con Trump nel 2016: una figura inizialmente considerata troppo divisiva che però domina il dibattito grazie a una capacità superiore di mobilitazione mediatica e militante. <strong>Il problema è che AOC entusiasma enormemente una parte dell’America e ne spaventa un’altra. </strong>Potrebbe aumentare l’affluenza giovanile e urbana ma anche provocare una gigantesca mobilitazione conservatrice.</p>



<p><strong>Secondo scenario</strong>: nasce un compromesso “post-AOC”. In questo caso il partito sceglierebbe una figura meno polarizzante ma capace di assorbire parte dell’agenda progressista. Qui entrano nomi come <strong>Ro Khanna </strong>o altri democratici progressisti più pragmatici. L’obiettivo sarebbe mantenere l’energia della sinistra senza spaventare gli indipendenti suburbani. In pratica: redistribuzione economica sì, ma con toni meno ideologici e meno conflittuali di AOC. Questo è probabilmente lo scenario preferito dall’establishment democratico. Ma potrebbe non bastare. Perché la base progressista americana sta diventando sempre meno disposta ad accettare compromessi moderati.</p>



<p><strong>Terzo scenario</strong>: reazione moderata e ritorno al centro. Se a novembre i democratici dovessero subire sconfitte pesanti attribuite alla radicalizzazione urbana, il partito potrebbe reagire tentando una restaurazione centrista. <strong>Governatori moderati, figure tecnocratiche e democratici pragmatici proverebbero a riconquistare il controllo del partito</strong> promettendo sicurezza, crescita economica e distanza dalla sinistra identitaria. Il problema è che questo scenario presenta un rischio enorme: spegnere completamente l’entusiasmo della base giovane.</p>



<p></p>
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		<title>Trump perde anche gli Evangelici</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-perde-anche-gli-evangelici.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2023 08:05:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni midterm]]></category>
		<category><![CDATA[Evangelici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118085911346_02826b4b712c1ab830d2a1e8b24797fa-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="evangelici trump" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118085911346_02826b4b712c1ab830d2a1e8b24797fa-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118085911346_02826b4b712c1ab830d2a1e8b24797fa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118085911346_02826b4b712c1ab830d2a1e8b24797fa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118085911346_02826b4b712c1ab830d2a1e8b24797fa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118085911346_02826b4b712c1ab830d2a1e8b24797fa-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118085911346_02826b4b712c1ab830d2a1e8b24797fa-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In principio il mondo degli evangelici era il suo blocco prediletto, tanto da puntare tutto su di loro per vincere la Casa Bianca nel 2016, e anche nel 2020. Stessa cosa dicasi per il mondo degli ultras pro-life. Proprio con questi ultimi, tuttavia, sono iniziate le tensioni poco dopo le midterm. Donald Trump è stato, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-perde-anche-gli-evangelici.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-perde-anche-gli-evangelici.html">Trump perde anche gli Evangelici</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118085911346_02826b4b712c1ab830d2a1e8b24797fa-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="evangelici trump" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118085911346_02826b4b712c1ab830d2a1e8b24797fa-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118085911346_02826b4b712c1ab830d2a1e8b24797fa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118085911346_02826b4b712c1ab830d2a1e8b24797fa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118085911346_02826b4b712c1ab830d2a1e8b24797fa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118085911346_02826b4b712c1ab830d2a1e8b24797fa-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118085911346_02826b4b712c1ab830d2a1e8b24797fa-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In principio il mondo degli <strong>evangelici</strong> era il suo blocco prediletto, tanto da puntare tutto su di loro per vincere la Casa Bianca nel 2016, e anche nel 2020. Stessa cosa dicasi per il mondo degli <a href="https://it.insideover.com/politica/i-pro-life-adesso-vogliono-la-testa-di-trump.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ultras <em>pro-life</em></a>. Proprio con questi ultimi, tuttavia, sono iniziate le tensioni poco dopo le <strong><em>midterm</em></strong>. Donald Trump è stato, infatti, aspramente criticato da diversi esponenti del fronte pro-vita e della destra del Partito Repubblicano, dopo aver imputato alla questione dell’aborto la cattiva performance dei conservatori alle recenti elezioni. In tanti hanno criticato Trump, affermando che nessuno dei candidati da lui sostenuti fosse favorevole a un divieto assoluto all’aborto, contrariamente a quanto apparentemente affermato dall’ex Presidente.</p>



<p>La terza candidatura di Trump alla presidenza parte, dunque, con il piede sbagliato: a rischio il sostegno di alcuni dei suoi <strong>maggiori donatori</strong>, alcuni dei quali si sono impegnati a sostenere il suo rivale, il governatore della Florida, Ron DeSantis, nonostante egli non abbia ancora annunciato ufficialmente la sua intenzione di candidarsi. Ma l&#8217;accusa più grande che giunge dal mondo dei conservatori cristiani è quella di non rappresentare in alcun modo i <strong>valori biblici</strong>.</p>



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<ul class="wp-block-list"><li><strong><a href="https://it.insideover.com/religioni/trump-gli-evangelici-e-la-fine-del-mondo.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Trump, gli evangelici e la fine del mondo</a></strong></li><li><strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Chi è Donald Trump</a></strong></li><li><strong><a href="https://it.insideover.com/politica/evangelici-trump-messaggero-dio.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gli evangelici esaltati da Trump: &#8220;È il nuovo messaggero di Dio&#8221;</a></strong></li></ul>



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<h2 class="wp-block-heading">I conservatori sono ancora trumpiani?</h2>



<p>Ma ben al di là delle <em>moral issues</em>, si staglia il nocciolo della questione. La destra conservatrice tifa ancora per Trump? In vista delle elezioni del 2020, il <em>Tycoon</em> si è appoggiato pesantemente alla sua versione della &#8220;<strong>maggioranza silenziosa</strong>&#8220;, sperando che il gruppo che consegnò a Richard Nixon due vittorie presidenziali, lo avrebbe portato al traguardo. Quella previsione non si è avverata nel 2020 tantomeno alle <em>midterm</em>. E dopo aver subito tre cicli elettorali deludenti, Trump sembra ora trovarsi di fronte a una maggioranza di conservatori che si stanno rivoltando sempre più contro di lui.</p>



<p>L’ex Presidente, infatti, sembra aver dichiarato guerra ad alcuni leader del movimento, rei di non essere abbastanza leali, dopo che alcuni di loro si sono espressi contro la sua campagna presidenziale del 2024. Contro questi esempi di presunta slealtà Trump sciorina l’elenco delle mosse che avrebbe fatto in loro favore, come ad esempio attrezzare la Corte Suprema di nomine sufficienti a ribaltare la sentenza <em><strong>Roe vs. Wade</strong></em> sull&#8217;aborto. Dimentico, forse, che il Partito Repubblicano abbia raggiunto un risultato inferiore alle aspettative soprattutto perché ha sostenuto candidati &#8220;impresentabili&#8221; in Stati chiave, tra i quali Herschel Walker in Georgia, Blake Masters e Kari Lake in Arizona e il &#8220;<em>ticket</em>&#8221; Doug Mastriano-Mehmet Oz in Pennsylvania.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dichiarazioni forti dal mondo evangelico contro Trump</h2>



<p>La corda degli evangelici anti-Trump sembra guadagnare sempre più adepti. Uno di loro è <strong>Bob Vander Plaats</strong>, uno dei massimi leader del pensiero evangelico americano, che ha esitato a sostenere Trump nel 2016. &#8220;In questo momento questa è quasi una maggioranza silenziosa &#8220;, dice <strong>Everett Piper</strong>, editorialista del quotidiano conservatore <em>Washington Times</em> ed ex presidente di un&#8217;università evangelica, che ha pubblicato una lunga filippica post-midterm sostenendo che Trump stia &#8220;facendo del male&#8221; agli evangelici americani. &#8220;La conclusione della scorsa settimana è semplice: Donald Trump deve andarsene&#8221;, ha aggiunto Piper. &#8220;Se sarà il nostro candidato nel 2024, verremo distrutti&#8221;. Gli fa eco il telepredicatore <strong>James Robison</strong>, che ha lavorato come consigliere spirituale di Trump e ha paragonato l&#8217;ex <em>Commander-in-Chief</em> a un &#8220;piccolo scolaro elementare&#8221; mentre si rivolgeva alla <em>National Association of Christian Lawmakers</em>. </p>



<p>&#8220;Al momento, il nostro movimento è diviso&#8221;, ha dichiarato in un&#8217;intervista a<strong> </strong>Mike Evans, che ha aiutato Trump a ottenere il sostegno dei cristiani evangelici nel 2016, quando ha vinto la presidenza. &#8220;Il cristiano evangelico medio è una persona basata sulla fede. Donald Trump non personifica i valori biblici. Quindi, sebbene ammirino molto le sue politiche, onestamente <strong>non ammirano la persona</strong>&#8220;. </p>



<p>Questa non è l&#8217;unica intervista che Evans ha rilasciato sulla questione, poiché ha affermato che lui e il suo gruppo non chiuderanno più un occhio sulle cose che Trump dice e fa, come potrebbero aver fatto nel 2016. &#8220;Donald Trump non può salvare l&#8217;America. Non può nemmeno salvare se stesso&#8221;, ha scritto sul <em>Washington Post</em>. &#8220;<strong>Ci ha usat</strong>i per vincere la Casa Bianca. Abbiamo dovuto chiudere la bocca e gli occhi quando ha detto cose che ci hanno fatto inorridire. Non posso più farlo&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi sono gli evangelici di Trump</h2>



<p>Il pool originale di sostenitori cristiani evangelici di Trump includeva soprattutto cristiani pentecostali e carismatici. Un gruppo numeroso, spesso emarginato da gruppi evangelici più potenti a causa delle loro convinzioni sulla “profezia personale” e sulla “<strong>guerra spirituale</strong>”. Alcuni di loro, ad esempio, hanno denunciato come eretica la “consigliera spirituale” di Trump, Paula White. Per molti pentecostali e carismatici, Trump ha rappresentato una rottura così radicale dalle norme politiche da rappresentare il compimento della profezia biblica. Lo hanno paragonato a figure bibliche come Ciro il Grande, un re pagano che tuttavia fu scelto per salvare il popolo di Dio. </p>



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<p>Un sottogruppo di evangelici noti come <em>Premillennial Dispensationalists</em> ha visto addirittura la decisione di Trump di spostare l&#8217;ambasciata americana a Gerusalemme come un passo necessario per realizzare il dominio di Cristo sulla Terra e <strong>sfidare Satana</strong>. Questo stile apocalittico non piace a tutti gli evangelici conservatori: ora, dopo sei anni in cui Trump ha influenzato la sottocultura evangelica e ha portato al centro opinioni precedentemente marginali, qualsiasi sfidante dovrà affrontare un compito arduo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">De Santis flirta con gli evangelici</h2>



<p>L’elettorato evangelico, infatti, sta subendo un serrato <strong>corteggiamento</strong> da parte di Ron De Santis: quest&#8217;estate, il governatore della Florida è stato invitato a partecipare alla conferenza <em>Road to Majority</em> della <em>Faith &amp; Freedom Coalition</em>, e ha ricevuto recentemente l’<em>endorsement</em> di Tom Ascol, un importante pastore evangelico. Da ciò che si è visto finora, il suo <em>flirt</em> con gli evangelici prosegue plasmando la sua retorica e la sua oratoria. </p>



<p>DeSantis, infatti, esemplifica l&#8217;uso ortodosso americano del potere politico per fini cristiani conservatori. Mentre usa il linguaggio aggiornato della lotta alla &#8220;<em>wokeness</em>&#8220;, utilizza la carica di governatore per perseguire un programma di <strong>guerra culturale</strong> in quel della Florida, riaffermando il primato delle strutture familiari tradizionali e dei ruoli di genere e tenendo i bambini lontani da materiale che potrebbe entrare in conflitto con le convinzioni dei loro genitori. Il messaggio di vittoria di De Santis nella notte delle elezioni era, non a caso, “<em>Florida is where woke goes to die</em>”. Egli è dunque un&#8217;ottima scorciatoia elettorale per gli evangelici, permettendo loro di votare Gop rinnegando Trump.</p>
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