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	<title>Elezioni in Iraq Archives - InsideOver</title>
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	<title>Elezioni in Iraq Archives - InsideOver</title>
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		<title>Chi sono i nuovi volti  del potere in Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/nuovi-politici-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Oct 2018 06:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1259" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8592647.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8592647.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8592647-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8592647-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8592647-1024x671.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un nuovo presidente, il curdo Barham Salih, un nuovo primo ministro, lo sciita Adill Abdul Mahdi, e un nuovo parlamento. Ci sono voluti cinque mesi di stallo e tensioni ma, alla fine, l&#8217;Iraq ha scelto il suo governo. Che per quattro anni dovrà mettere ordine in una delle aree più calde della regione. Perché Baghdad &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/nuovi-politici-iraq.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1259" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8592647.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8592647.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8592647-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8592647-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8592647-1024x671.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Un nuovo presidente, il curdo <strong>Barham Salih</strong>, un nuovo primo ministro, lo sciita <strong>Adill Abdul Mahdi</strong>, e un nuovo parlamento. Ci sono voluti cinque mesi di stallo e tensioni ma, alla fine, l&#8217;<strong>Iraq</strong> ha scelto il suo governo. Che per quattro anni dovrà mettere ordine in una delle aree più calde della regione. Perché Baghdad rappresenta, ancora, la zona centrale di <strong>influenza iraniana</strong> e un campo di battaglia politico e culturale tra i vari gruppi coinvolti. Per una rigida ripartizione dei ruoli al vertice, per la Costituzione irachena post bellica, a ogni etnia o gruppo religioso va affidata una posizione di rilievo.</p>
<p>Così, con 216 voti, il nuovo Parlamento iracheno ha eletto alla presidenza Salih, il politico che, nel 1979, fu arrestato e torturato dal regime di <strong>Saddam Hussein</strong> per le sue attività legate al movimento nazionale curdo. Salih, oggi ingegnere 58enne, nelle carceri irachene della Commissione speciale di Investigazione, a Kirkuk, ci finì a 19 anni e ci rimase per 43 giorni. Tra i motivi di quell&#8217;arresto, l&#8217;aver scattato alcune foto di cortei e proteste nella città di Sulaimaniya. Ma la sua vicenda politica e personale, in Iraq, la conoscono tutti. E non solo per quello. Il Paese lo lasciò molto giovane, una volta rilasciato e appena terminate le scuole. Si trasferì nel Regno Unito, ufficialmente per sfuggire alle persecuzioni di cui era vittima. Fu eletto membro del vertice dell&#8217;Upk (Unione Patriottica del Kurdistan) nella prima conferenza del partito, quando il Kurdistan iracheno riuscì a liberarsi dal Ba&#8217;th, in seguito alla Prima Guerra del Golfo.</p>

<p>Ma fu dopo la caduta di Saddam Hussein, nel 2003, che la carriera politica di Salih ebbe una forte impennata. Divenne prima vice-primo ministro nel governo &#8220;ad Interim&#8221; iracheno, a metà nel 2004, ministro della Pianificazione nel Governo di Transizione iracheno, nel 2005, e vice-primo ministro del primo governo iracheno guidato da Nuri al-Maliki. L&#8217;essere capolista dell&#8217;Alleanza del Kurdistan nelle elezioni parlamentari del suo Paese, nel 2009, gli permise di diventare anche primo ministro del Governo Regionale, dal 2009 al 2012. Quel mandato fu, però, contrassegnato da diverse turbolenze politiche. Anche se un risultato importante fu riuscire a firmare il primo importante contratto petrolifero con l&#8217;americana Exxon Mobil, dopo aver emendato una nuova legge relativa agli idrocarburi.</p>
<p>Nel settembre del 2017, l&#8217;ingegnere aveva annunciato di lasciare l&#8217;Upk per formare un nuovo partito, creando la Coalizione per la Democrazia e la Giustizia. Dopo la morte del leader dell&#8217;Upk <strong>Jalal Talabani</strong> e del leader dell&#8217;opposizione curda <strong>Nawshirwan Mustafa</strong>, infatti, l&#8217;alleanza sembrava avere il giusto potenziale per cambiare il panorama politico curdo.</p>

<p>Salih è stato, in queste ultime elezioni, un candidato di compromesso, in grado però di eliminare il leader &#8220;americano&#8221; Haidar al-Abadi e le due opzioni proposte dall&#8217;Iran, l&#8217;ex primo ministro <strong>Nouri al-Maliki</strong> e <strong>Hadi al-Ameri</strong>. E a poche ore dalla sua investitura, ha nominato l&#8217;economista di istruzione francese <strong>Adill Abdul Mahdi</strong>, come nuovo premier. Il primo non allineato. Così, i due nomi sembrano aver ottenuto l&#8217;approvazione di Teheran e di Washington, le due potenze avversarie che più di altre si contendono l&#8217;influenza sul Paese.</p>
<p>La candidatura di Mahdi era stata avanzata dai due principali blocchi parlamentari Sairun (con 54 seggi, guidato dal leader sciita Muqtada al Sadr) e Fatah (con 49 seggi, che fa capo a Hadi al Amiri). La sua nomina ha messo fine a 15 anni di monopolio ininterrotto del partito sciita Dawa. Per lasciare a Mahdi massima libertà nella nomina del governo, Muqtada al Sadr ha dichiarato che non lo costringerà a scegliere i ministri tra i membri della sua coalizione. Al primo posto, nel programma di governo, l&#8217;ex vicepresidente e ministro del Petrolio, ha messo la sicurezza e l&#8217;economia. Per i legislatori, la mossa di averlo eletto Primo ministro allenterà gli stalli che caratterizzano il Paese, bloccandone di fatto la governance.</p>

<p>In Iraq, la maggior parte del potere esecutivo spetta al premier e Mahdi è il primo, dal 2005, a non essere allineato al partito islamico sciita. </p>
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		<title>L&#8217;Iraq è in un vicolo cieco: prove di governo di coalizione</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/prove-di-governo-di-coalizione-in-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Sep 2018 07:50:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Sciiti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8106412.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8106412.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8106412-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8106412-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8106412-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>La nuova fase della vita politica irachena è ufficialmente partita, ma almeno per il momento appare molto difficile la formazione di un nuovo governo. Il 20 agosto scorso Ilyad Al Samouk, portavoce della Corte Suprema federale dell&#8217;Iraq, ha comunicato la fine del lavoro dell&#8217;organo principale di giustizia nel Paese: i risultati delle elezioni dello scorso 12 &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/prove-di-governo-di-coalizione-in-iraq.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8106412.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8106412.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8106412-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8106412-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8106412-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>La nuova fase della vita politica irachena è ufficialmente partita, ma almeno per il momento appare molto difficile la formazione di un <strong>nuovo governo</strong>. Il 20 agosto scorso Ilyad Al Samouk, portavoce della Corte Suprema federale dell&#8217;<strong>Iraq</strong>, ha comunicato la fine del lavoro dell&#8217;organo principale di giustizia nel Paese: <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agenzianova.com/a/0/2036758/2018-08-20/iraq-premier-abadi-forma-alleanza-per-formare-governo">i risultati delle elezioni dello scorso 12 maggio</a> sono confermati e convalidati. Sono dovuti passare esattamente tre mesi prima del disco verde definitivo sui risultati e questo per via di diversi reclami. In particolare, diverse liste hanno contestato il nuovo sistema di conteggio elettronico e si è dovuto procedere con il riconteggio manuale delle schede. Adesso i nuovi eletti hanno 90 giorni di tempo per fissare la <strong>prima riunione della nuova legislatura</strong>. </p>
<p>Un&#8217;unica certezza: sarà governo di coalizione</p>
<p>I risultati ufficializzati dalla Corte Suprema irachena sono gli stessi resi noti già nei giorni immediatamente successivi alle elezioni. A fronte di una bassa affluenza fermatasi al 44%, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/iraq-vince-moqtada-al-sadr/">la coalizione uscita vincitrice è quella di Moqtad Al Sadr</a>. Si tratta di un&#8217;inedita formazione che raggruppa <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/al-sadr-lex-signore-della-guerra-vinto-le-elezioni-iraq/">lo storico leader sciita</a> con il <strong>Partito comunista</strong> e che manda avanti un programma anti corruzione, con forti critiche all&#8217;operato degli uscenti esecutivi. Alle spalle di Al Sadr, si è piazzata la <strong>coalizione sciita filo iraniana</strong> e collegata alle milizie sciite che hanno combattuto l&#8217;Isis dal 2014 al 2017. Poi scorrendo si trova la formazione del premier uscente Al Abadi, quella dell&#8217;ex premier Al Maliki, poi ancora i curdi di Barzani ed i sunniti laici di un altro ex primo ministro, Ayad Allawi. In tutto sono circa una decina le coalizioni entrate nel nuovo parlamento, considerando altre formazioni curde, sciite moderate e sunnite. Appare ben evidente come, numeri alla mano e prima di ogni valutazione di natura politica, il prossimo sarà un governo di coalizione. Nessuno ha i numeri per formare da solo un esecutivo, ciò provoca non pochi timori circa i tempi di entrata in carica del futuro gabinetto di governo iracheno. </p>
<p>L&#8217;attivismo di Al Abadi</p>
<p>Per adesso il leader politico più dinamico appare, quasi paradossalmente, quello uscito maggiormente ridimensionato dalle recenti elezioni: il premier Al Abadi. Leader di una formazione politica sciita definita moderata, distaccatosi gradualmente dalle posizioni del predecessore Al Maliki tanto da aver fondato un nuovo partito, è proprio la sua nomea di<strong> moderato</strong> a fare di Al Abadi un potenziale successore di sé stesso. Come riporta <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agenzianova.com/a/0/2036758/2018-08-20/iraq-premier-abadi-forma-alleanza-per-formare-governo">AgenziaNova</a></em>, nei giorni scorsi a Baghdad il premier ha incontrato diversi leader politici al fine di individuare la giusta coalizione di governo. </p>
<p>È lo stesso Al Abadi ad aver intavolato le trattative ed a dirigere le operazioni. Gli incontri più importanti sono stati con i due leader sciiti a lui più vicini: Moqtad Al Sadr, vincitore della maggioranza relativa, ed Ammar al Hakim. In realtà la lista di Al Sadr è nata proprio in contrapposizione all&#8217;attuale esecutivo, ma tra il leader sciita ed il premier uscente la sintonia è data dalla posizione in politica estera. Entrambi sono contrari ad un&#8217;<strong>eccessiva influenza dell&#8217;Iran</strong>, con Al Abadi fautore della politica di equidistanza tra Teheran e Washington ed Al Sadr, dal canto suo, addirittura molto vicino all&#8217;Arabia Saudita. Anche con Al Hakim si riscontrano maggiori sintonie in politica estera: la sua coalizione ha ottenuto pochi seggi ma potrebbe comunque essere decisiva per avere l&#8217;appoggio degli sciiti più moderati. </p>

<p>Ma Al Abadi ha incontrato anche leader non sciiti. Spicca, in particolare, la riunione tenuta con Allawi e la sua lista di sunniti laici e moderati. Potrebbe sorgere di fatto un esecutivo a spinta sciita, ma con una matrice religiosa e settaria meno accentuata rispetto alle ultime compagini governative. Del resto, la diminuzione di partiti islamisti e l&#8217;unione di molti movimenti religiosi con partiti laici (<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-strana-vigilia-del-voto-iraq/">come ad esempio la coalizione di Al Sadr con i comunisti</a>) indicano come il paese potrebbe essere pronto a ritrovare una politica più propensa alla rappresentanza nazionale che settaria. L&#8217;attivismo di Al Abadi lo si può riscontrare anche in <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2018/08/31/iraqabadi-rimuove-consigliere-filo-iran_d4bae88d-c9a1-428b-866f-cad69ee96d8f.html">una notizia divulgata dallo stesso governo iracheno nell&#8217;ultimo giorno di agosto</a>: Faleh al Fayyad, consigliere della sicurezza nazionale, è stato rimosso. </p>
<p>Al Fayyad, oltre ad essere braccio destro di Al Abadi sulla sicurezza, è anche legato a doppio filo alle milizie sciite anti Isis e dunque alla coalizione piazzatasi seconda alle elezioni, vicina a Teheran. Dunque, il segnale appare chiaro: Al Abadi sta cercando di attrarre i partiti dei leader sopra menzionati convincendoli ad entrare nella coalizione. Sfruttando anche la sua esperienza al governo ed il riconosciuto ruolo di collante tra le varie anime politiche degli sciiti, il parlamento potrebbe dare a lui il compito di formare il nuovo esecutivo nonostante la sconfitta di maggio. </p>
<p>Tutto comunque passa anche dai due partiti curdi: Barzani ha ottenuto 25 seggi, l&#8217;Unione Patriottica del Kurdistan 18, insieme le due formazioni curde possono disporre di 43 seggi vitali per l&#8217;appoggio a qualsiasi coalizione che verrà fuori dalle trattative. Ma la strada comunque appare in salita: il nuovo governo potrebbe non vedere la luce in tempi brevi. </p>

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		<title>L&#8217;Iraq rischia di scivolare nel vortice delle proteste</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/l-iraq-rischia-scivolare-nel-vortice-delle-proteste.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jul 2018 07:18:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Sciiti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180713133935_26873966.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180713133935_26873966.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180713133935_26873966-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180713133935_26873966-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180713133935_26873966-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Nell&#8217;Iraq  del dopo guerra all&#8217;Isis si torna a scendere in piazza. Non è la parte settentrionale, quella cioè duramente colpita dalla furia del califfato e dal relativo conflitto, a muovere le proteste più importanti da qualche anno a questa parte. Non sono nemmeno i curdi questa volta ad urlare slogan contro Baghdad. Tocca al sud del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-iraq-rischia-scivolare-nel-vortice-delle-proteste.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180713133935_26873966.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180713133935_26873966.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180713133935_26873966-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180713133935_26873966-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180713133935_26873966-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Nell&#8217;<strong>Iraq  </strong>del dopo guerra all&#8217;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore/" target="_blank">Isis</a> si torna a scendere in piazza. Non è la parte settentrionale, quella cioè duramente colpita dalla furia del califfato e dal relativo conflitto, a muovere le proteste più importanti da qualche anno a questa parte. Non sono nemmeno i <strong>curdi</strong> questa volta ad urlare slogan contro Baghdad. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilpost.it/2018/07/16/proteste-sud-iraq-basra/">Tocca al sud del Paese</a>, in maggioranza sciita, iniziare una serie di scontri e proteste che iniziano a preoccupare e non poco le autorità centrali.</p>
<p>Lo stop di fornitura elettrica da parte dell’Iran</p>
<p>Tutto inizia lo scorso 7 luglio: <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agenzianova.com/a/5b4084988d4ae5.60603514/1990267/2018-07-07/energia-iran-ferma-esportazioni-elettricita-in-iraq-per-debiti-baghdad">da Teheran arriva la clamorosa decisione di sospendere l’erogazione e fornitura di energia elettrica</a>. Si tratta di una vera e propria débâcle per la fragile economia irachena che, a pochi mesi dalla fine della guerra contro il califfato, ha estremo bisogno delle forniture dai Paesi vicini. L&#8217;Iran comunica questa scelta motivandola con i<strong> tanti debiti accumulati da Baghdad</strong> nel corso di questi ultimi anni. Una svolta sorprendente, specie se si considera che l’Iraq post Saddam viene considerato molto più vicino all’Iran essendo i due governi rappresentanti di altrettanti paesi a maggioranza sciita.</p>

<p>Alla base della decisione del governo iraniano, forse il tentativo di fare pressione su Baghdad. Nella capitale irachena infatti, sono in corso dallo scorso 12 maggio le consultazioni per formare il nuovo esecutivo dopo le elezioni. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/al-sadr-lex-signore-della-guerra-vinto-le-elezioni-iraq/">A prendere la maggioranza relativa è stata una coalizione sciita guidata da Moqtada Al Sadr</a>, personaggio ritenuto lontano dalle posizioni iraniane. Il futuro governo potrebbe quindi non volere una partnership privilegiata con l’Iran, circostanza questa che nel paese degli ayatollah non viene certamente vista di buon occhio. A prescindere comunque dalle motivazioni di carattere economico o politico poste alla base della decisione iraniana, le sue conseguenze sono state ben prevedibili. La qualità dei servizi offerti da Baghdad ai cittadini è scemata parecchio, l&#8217;energia in alcune città è stata razionalizzata ed il prezzo dei viveri è aumentato.</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;1081&#8243; gal_title=&#8221;PROTESTE IN IRAQ 1&#8243;]</p>
<p>Ad essere penalizzate sono soprattutto le regioni del sud dell’Iraq, quelle cioè a maggioranza sciita. Da Bassora a Najaf, da Nassiriya a Kerbala, diverse città soffrono di penuria di energia e di condizioni nettamente peggiorate della popolazione. Il passo verso la protesta di piazza è stato quindi molto breve.</p>
<p>In Iraq si temono conseguenze peggiori</p>
<p>Non è la prima volta che la popolazione irachena protesta contro le autorità centrali. Questo potrebbe a prima vista sembrare un paradosso, specie se si considera che il governo centrale è diretto proprio da esponenti sciiti. In realtà, l’insoddisfazione di una popolazione sempre più allo stremo sotto il profilo economica non può che generare ulteriore malcontento. Paradossalmente la<strong> crisi economica</strong> si sente maggiormente nel sud sciita e, sulla carta, pacificato rispetto ad un nord in guerra tra califfato e questione curda. A Mosul come Erbil, in questi anni il nemico comune rappresentato dall&#8217;Isis ha messo in secondo piano le varie questioni di natura meramente economica. A Bassora invece, a fronte di una guerra lontana centinaia di chilometri e dell’apertura di nuovi impianti petroliferi, la povertà suscita rabbia.</p>
<p>Due anni fa è stato <strong>Moqtad Al Sadr</strong> a portare diversi cittadini soprattutto sciiti a Baghdad, con slogan e cartelli di protesta contro un governo considerato corrotto. Difficile dire oggi se dietro queste proteste ci sia o meno il suo zampino. Il suo partito ha attratto migliaia di voti di protesta, dissenso che adesso viene portato in piazza e che rischia di fare da detonatore in un Iraq già preda di numerosi problemi. A Najaf nei giorni scorsi i manifestanti hanno destato così tanta preoccupazione da costringere le autorità a chiudere l’aeroporto per sicurezza. In altre città del sud del paese, le proteste si susseguono e si contano vittime sia tra i manifestanti che tra i poliziotti.</p>

<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/iraq-tempi-lunghi-per-la-formazione-del-nuovo-governo/">E mentre ancora un nuovo governo non si forma</a>, quello attualmente in carica potrebbe nelle prossime ore prendere una decisione in grado di far capire la delicatezza della situazione: schierare l’esercito a Bassora ed in tutti i principali centri del sud dell’Iraq.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-iraq-rischia-scivolare-nel-vortice-delle-proteste.html">L&#8217;Iraq rischia di scivolare nel vortice delle proteste</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Iraq, ci vorrà ancora tempo per formare un nuovo governo</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/iraq-tempi-lunghi-per-la-formazione-del-nuovo-governo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jun 2018 07:32:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Iraq]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1072" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510111122_26352058.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510111122_26352058.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510111122_26352058-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510111122_26352058-768x549.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510111122_26352058-1024x732.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>È passato poco più di un mese dalle elezioni legislative in Iraq, come da pronostico il governo ancora non si è formato ma non mancano spunti importanti per il futuro della politica irachena e per comprendere le prossime evoluzioni che riguarderanno l’esecutivo di Baghdad. Come ben si sa, a vincere le elezioni è stata la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/iraq-tempi-lunghi-per-la-formazione-del-nuovo-governo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1072" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510111122_26352058.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510111122_26352058.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510111122_26352058-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510111122_26352058-768x549.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510111122_26352058-1024x732.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>È passato poco più di un mese dalle elezioni legislative in Iraq, come da pronostico il governo ancora non si è formato ma non mancano spunti importanti per il futuro della politica irachena e per comprendere le prossime evoluzioni che riguarderanno l’esecutivo di Baghdad. Come ben si sa, a vincere le elezioni è stata la lista formata da<strong> <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/al-sadr-lex-signore-della-guerra-vinto-le-elezioni-iraq/">Moqtada Al Sadr</a></strong> assieme al Partito Comunista: <strong>questa alleanza ha conquistato la maggioranza relativa dei seggi nel nuovo parlamento</strong>. Subito dietro, la lista filo iraniana sciita denominata Al Fatah, la quale comprende le milizie che hanno combattuto lo Stato Islamico.<strong> Solo terza la coalizione del premier uscente Al Abadi</strong>, altra formazione sciita ma considerata più moderata.</p>
<p>L’annuncio a sorpresa di Al Sadr: sì all’alleanza con Fatah</p>
<p>Come da pronostico, sono dunque state le liste sciite ad avere la meglio. Del resto, il paese è composto per quasi due terzi da cittadini di confessione sciita, i quali prevalgono dunque sulla componente sunnita e curda e sulle altre minoranze. Sul piano politico però, <strong>gli sciiti si sono presentati a queste elezioni divisi</strong>: Al Sadr ha intrapreso un percorso volto a non rendere più settaria la propria lista con un programma che prevede l’affrancamento da Usa ed Iran, <strong>Al Fatah al contrario invece appare legata a doppio filo a Teheran</strong>, Al Abadi invece è il volto più moderato della galassia sciita, fautore della politica dell’equidistanza tra Iran e Stati Uniti.</p>
<p>Per tal motivo, ha suscitato scalpore lo scorso 12 giugno <a href="http://www.lastampa.it/2018/06/13/esteri/iraq-limam-moqtada-alsadr-si-allea-con-il-capo-delle-milizie-filoiraniane-rHnwNPC3gToygyFYLVdFrN/pagina.html">l’annuncio di Al Sadr </a>in cui il leader sciita si è detto favorevole all’alleanza con Fatah. Le due liste venivano date agli antipodi alla vigilia delle elezioni, sia per la distanza sulla politica estera che su quella interna visto che Fatah appare una coalizione dove l’elemento sciita è maggiormente rimarcato.<strong> I due leader hanno trovato l’accordo</strong>: Al Sadr da un lato ed Hadi Al Ameri dall’altro hanno dato il via libera alla nascita di una clamorosa alleanza.</p>

<p><strong>I due partiti insieme hanno 101 seggi su 329 totali del parlamento iracheno</strong>, dunque 64 in meno della maggioranza assoluta. La nuova coalizione sciita dovrà quindi cercare altre sponde in seno al nuovo organo legislativo di Baghdad.</p>
<p>L’appoggio dei due partiti curdi</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.askanews.it/esteri/2018/06/13/iraq-verso-nuovo-governo-a-guida-sciita-s%C3%AC-dei-2-principali-partiti-curdi-pn_20180613_00087/">In una nota diffusa dalla tv del Kurdistan iracheno <em>Rudaw</em></a>, i due principali partiti curdi hanno dato il benestare alla nascita della nuova alleanza sciita: “Salutiamo con favore – si legge nel comunicato congiunto del Partito dell’<strong>Unione Patriottica del Kurdistan (Puk)</strong> e del <strong>Partito Democratico del Kurdistan (Pdk)</strong> – la nascita di questa nuova alleanza. Sembrano esserci le carte in regola per superare l’impasse politico ed arrivare alla nascita di un nuovo governo”.</p>
<p>Ben dunque si comprende, tra le righe, come sia il Puk che il Pdk sembrino pronti entrambi a siglare un’alleanza con i due principali partiti sciiti e ad entrare nel futuro governo. Un concetto questo che è stato poi esplicitato nella parte finale della nota sopra citata: “Sicuramente il Puk e il Pdk raggiungeranno una posizione comune – si legge infatti – E formeranno al più presto una delegazione negoziale congiunta”. <strong>Con i due partiti curdi, l’eventuale nuovo governo arriverebbe ad avere 144 seggi su 329</strong>, 24 in meno dunque della maggioranza assoluta. Serve quindi l’ingresso di almeno un’altra formazione.</p>
<p>Il nodo del nome del futuro premier in Iraq: Al Abadi torna in gioco?</p>
<p>Non solo i numeri da trovare tra le altre liste che hanno ottenuto seggi in parlamento, ma anche la <strong>designazione di un nuovo primo ministro</strong>: sono questi i principali nodi da sciogliere per l’alleanza tra i due partiti sciiti. <strong>Nessuno dei due leader può fare il premier</strong>: Al Sadr non era candidato in prima persona e non è dunque parlamentare, Al Ameri risulta essere troppo sbilanciato a favore di Teheran per poter aspirare al ruolo di guida dell’esecutivo.</p>
<p>Per parafrasare un’espressione molto utilizzata in Italia nelle settimane antecedenti alla formazione del governo Conte, serve per l’Iraq un cosiddetto “premier neutrale”. Un nome che faccia da sintesi tra le due forze sciite principali, <strong>che potrebbe corrispondere a quello del premier uscente Al Abadi</strong>: con la sua lista, giunta terza alle elezioni, il primo ministro in carica dal 2015 garantirebbe continuità a livello internazionale ed una solida maggioranza al futuro esecutivo.</p>
<p>Al Sadr ed Al Abadi hanno simili visioni in politica estera, con un Iraq cioè non troppo sbilanciato verso l’Iran e propenso anche ad aperture verso l’Arabia Saudita,<strong> il problema sorgerebbe però a livello interno</strong>: il successo di Al Sadr alle consultazioni è in massima parte dovuto alle critiche lanciate all’attuale sistema governativo ed alla corruzione delle istituzioni post Saddam.</p>

<p>“Non ci sarà governo prima di dicembre”, <a href="https://www.agenzianova.com/a/5b290ff63371b6.78167808/1963032/2018-06-15/iraq-deputata-al-hababi-a-nova-nuovo-governo-non-prima-di-dicembre-3">è la profezia di una deputata sciita intervistata da <em>AgenziaNova</em></a>: la scelta del nuovo premier ed un eventuale allargamento della maggioranza anche a partiti sunniti, potrebbero rappresentare ancora diverse insidie prima dell’insediamento di un nuovo esecutivo. Come accaduto anche dopo le elezioni del 2014, l’Iraq dovrà aspettare ancora diversi mesi prima di capire quale direzione prenderà la propria politica.</p>
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		<title>Il generale Soleimani a Baghdad: l&#8217;Iraq è sempre più filo-iraniano</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/soleimani-iran-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 May 2018 07:34:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Iraq]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="488" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Qasem_Soleimani_delivering_speech_in_National_AGIR_commanders_conference.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Qasem_Soleimani_delivering_speech_in_National_AGIR_commanders_conference.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Qasem_Soleimani_delivering_speech_in_National_AGIR_commanders_conference-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Qasem_Soleimani_delivering_speech_in_National_AGIR_commanders_conference-768x468.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Il generale iraniano Qassem Soleimani, capo della Forza Quds dei Guardiani della Rivoluzione, è arrivato a Baghdad. Secondo quanto riportato dalla televisione locale Al Hurra Iraq, lo stratega della guerra dell&#8217;Iran in Siria si è recato nella capitale irachena con i leader sciiti considerati vincenti nelle ultime elezioni. Gli incontri di Soleimani con i capi politici sciiti si &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/soleimani-iran-iraq.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="488" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Qasem_Soleimani_delivering_speech_in_National_AGIR_commanders_conference.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Qasem_Soleimani_delivering_speech_in_National_AGIR_commanders_conference.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Qasem_Soleimani_delivering_speech_in_National_AGIR_commanders_conference-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Qasem_Soleimani_delivering_speech_in_National_AGIR_commanders_conference-768x468.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p><p>Il generale iraniano <strong>Qassem Soleimani</strong>, capo della Forza Quds dei Guardiani della Rivoluzione, è arrivato a <strong>Baghdad</strong>.</p>
<p>Secondo quanto riportato dalla televisione locale <em>Al Hurra Iraq</em>, lo stratega della guerra dell&#8217;Iran in Siria si è recato nella capitale irachena con i leader sciiti considerati vincenti nelle ultime elezioni.</p>
<p>Gli incontri di Soleimani con i<strong> capi politici sciiti</strong> si sono avuti nella <strong>Green Zone</strong>. L&#8217;area è nota per essere il quadrante della capitale in cui sono presenti ambasciate e sedi del governo. Ed è una la zona più blindata di Baghdad.</p>
<p>Secondo i risultati preliminari delle elezioni, a vincere dovrebbe essere stata la <strong>Coalizione degli Uomini in Cammino</strong>. Questa coalizione è il frutto di una complicata e fondamentale alleanza politica tra il movimento del leader sciita <strong>Moqtada al-Sadr</strong> e il <strong>partito comunista iracheno</strong>. Un&#8217;alleanza che a molti sembrerebbe impensabile, ma che invece garantisce agli sciiti la maggioranza del Paese.</p>

<p>Al secondo posto, la Coalizione Fatah, guidata da <strong>Hadi al-Amiri</strong>, a sua volta legato all&#8217;Iran e <strong>capo dell&#8217;Organizzazione Badr</strong>. Fondata dall&#8217;Ayatollah Sayyed Mohammed Baqir al-Hakim nel 1982, la brigata è diventata nota nel 214 e nel 2015 per aver combattuto contro lo Stato islamico a Tikrit ed essere risultata una delle principali organizzazioni all&#8217;interno delle milizie sciite in Iraq.</p>
<p>L&#8217;Iraq sempre più filo-iraniano</p>
<p>L&#8217;arrivo del generale Soleimani in Iraq dopo le <strong>elezioni</strong> è un segnale chiaro. L&#8217;Iran ha un controllo sempre più forte sulla politica irachena. </p>
<p>Il generale a capo delle forze Quds dei Pasdaran è l&#8217;artefice della strategia iraniana in tutto il Medio Oriente. Dalla Siria, all&#8217;Iraq, passando per lo <strong>Yemen</strong>, la sua mano è presente in ogni fronte in cui sono coinvolti alleati dell&#8217;Iran o forze collegate a Teheran.</p>

<p>Per l&#8217;Iran, la vittoria degli sciiti in Iraq è un punto a favore estremamente importante. La costruzione della cosiddetta mezzaluna sciita dal territorio iraniano al <strong>Mediterraneo</strong> <strong>orientale</strong> passa per forza dall&#8217;Iraq. Passaggio necessario per le sue forze che vanno in Siria, l&#8217;Iraq è un Paese fondamentale per la strategia degli Ayatollah.</p>
<p>Ed è anche una vittoria d&#8217;immagine nei confronti degli Stati Uniti. È stata anche la guerra americana in Iraq nel 2003 ad aver creato i presupposti per l&#8217;ascesa politica dei movimenti sciiti. E <strong>Moqtada al Sadr</strong>, che pure ha un rapporto complesso con l&#8217;Iran, ora gioca un ruolo fondamentale in questo sogno della mezzaluna sciita.</p>
<p>La lotta all&#8217;Isis e l&#8217;importanza dell&#8217;Iraq</p>
<p>Per l&#8217;Iran, il controllo dell&#8217;Iraq significa aprire<strong> un secondo fronte ancora più importante nella lotta allo Stato islamico</strong>. Dopo il fronte occidentale, quello siriano, contro la sacca dell&#8217;Isis al confine siro-iracheno. ora si aggiunge anche il fronte orientale che da Baghdad guarda alla Siria.</p>

<p>L&#8217;aviazione irachena ha iniziato a martellare l&#8217;Isis in territorio siriano. E sta ottenendo vittorie importanti. Il rapporto fra Iraq e coalizione occidentale è complesso, ma non possono abbandonare il legame con l&#8217;Occidente. Gli Stati Uniti e le forze occidentali hanno basi importanti. E la <strong>Turchia</strong>, nel nord, contrasta i curdi.</p>
<p>Per gli iraniani, mettere un nuovo piede in Iraq vuole dire estendere la sua influenza verso occidentale e compattare tutto il fronte sciita. Dopo l&#8217;uscita degli Stati Uniti dal 5+1 sul <strong>programma nucleare iraniano</strong> e dopo i recenti tentativi di creare una coalizione araba che intervenga proprio fra Siria e Iraq, conquistare la leadership di Baghdad è da ritenere una vittoria politica, ma anche strategica.</p>
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		<title>Al Sadr, l&#8217;ex signore della guerra che ha vinto le elezioni in Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/al-sadr-lex-signore-della-guerra-vinto-le-elezioni-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 May 2018 07:40:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Milizie sciite]]></category>
		<category><![CDATA[Sciiti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1071" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125411_26371084.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125411_26371084.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125411_26371084-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125411_26371084-768x548.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125411_26371084-1024x731.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>A pochi mesi dalla caduta di Saddam Hussein, un quartiere popolare di Baghdad ha cambiato nome: Saddam City, sobborgo di quasi un milione di abitanti edificato negli anni 60 per dare alloggi a persone sprovviste di abitazioni, è diventato Sadr City ed è ancora così che attualmente è chiamato. Il perché è presto detto: l’edificazione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/al-sadr-lex-signore-della-guerra-vinto-le-elezioni-iraq.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1071" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125411_26371084.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125411_26371084.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125411_26371084-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125411_26371084-768x548.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125411_26371084-1024x731.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>A pochi mesi dalla caduta di Saddam Hussein, un quartiere popolare di Baghdad ha cambiato nome: Saddam City, sobborgo di quasi un milione di abitanti edificato negli anni 60 per dare alloggi a persone sprovviste di abitazioni, <strong>è diventato Sadr City</strong> ed è ancora così che attualmente è chiamato. Il perché è presto detto: l’edificazione del quartiere popolare ha attratto nel corso degli anni molte famiglie povere soprattutto del sud del paese, zona a maggioranza sciita. Sadr City è un quartiere di fatto sciita di Baghdad,<strong> il fatto che sia dedicato ad Al Sadr la dice lunga sulle ultime dinamiche elettorali</strong> accadute tanto nella capitale irachena quanto nel resto del paese.</p>
<p>La popolarità di Moqtada Al Sadr</p>
<p>Il vincitore delle ultime consultazioni è proprio lui, Moqtada Al Sadr: un ritorno per lui, forse anche una rivincita dopo anni in cui era caduto in qualche modo nel dimenticatoio.<strong> Il nome Al Sadr in Iraq fa sempre discutere: nemico di Saddam il padre, nemico di Usa ed Iran il figlio</strong>. Il padre di Muqtada, Muhammad Sadiq Al Sadr, era di Najaf e dunque di una delle città più importanti per gli sciiti iracheni. Figura rispettata ed anche acclamata nel mondo sciita, per l’ex rais iracheno sia lui che la sua rete che aveva costituito rappresentava una vera e propria spina nel fianco. Per tal motivo, quando la sua vita terminò proprio a Najaf a seguito di un agguato nel <strong>1999</strong>, in cui persero la vita anche due dei suoi figli, il mondo sciita iracheno si infiammò nuovamente. Sadiq Al Sadr, oltre ad essere rispettato, era un punto di riferimento per gli strati più poveri della popolazione e non a caso aveva il suo più importante seguito nella futura Sadr City.</p>
<p><strong>La sua eredità sia religiosa che politica è stata quindi presa da Moqtada</strong>, il quale quattro anni dopo la morte del padre si ritrova nel bel mezzo di un contesto radicalmente cambiato: l’intervento Usa ha scalzato dal potere Saddam Hussein il 9 aprile 2003, già la settimana successiva il suo nome appare tra gli oppositori più pericolosi alla presenza americana nel paese. Il vuoto di potere creato dalla caduta del rais, ha dato modo ad Al Sadr di accrescere la propria popolarità: assieme ai fedelissimi infatti, si è occupato di distribuire aiuti e viveri nelle zone sciite di Baghdad e nel sud del paese, promuovendo al contempo la resistenza contro le truppe straniere. Washington, prima ancora che i quadri del vecchio regime baathista, ha iniziato a temere maggiormente la figura di Al Sadr. Nel giugno 2003, il leader sciita fonda quindi la sua brigata paramilitare:<strong> l’esercito del Mahdi.</strong></p>

<p>I suoi miliziani sono protagonisti della ribellione contro le truppe straniere. <strong>L’apice si ha nell’aprile del 2004</strong>, quando viene chiuso il quotidiano di proprietà di Al Sadr e si giunge anche ad un tentativo di arresto dello stesso fondatore dell’esercito del Mahdi. In tutte le principali città del sud dell’Iraq, si innescano vere e proprie battaglie contro le forze della coalizione occidentale. Anche gli italiani sono stati impegnati, a <strong>Nassiriya</strong>, nella cosiddetta “battaglia dei ponti” del 6 aprile 2004. L’insurrezione sciita guidata da Al Sadr è stata poi via via repressa dalla stessa coalizione a guida Usa, anche perché l’attenzione nel paese è andata ad attestarsi soprattutto nella provincia di Al Anbar, lì dove l’estremismo di Al Qaeda iniziava a creare grossi grattacapi.</p>
<p>Anche se le attività paramilitari e para terroristiche dell’esercito del Mahdi sono proseguite fino all’agosto del 2008, <strong>in realtà si è assistito ad un progressivo passaggio dell’azione di Al Sadr dal campo militare a quello politico.</strong></p>
<p>Né con gli Usa e né con l’Iran</p>
<p>I nemici di Washinton in Iraq sono diventati altri dopo che, tra il 2003 ed il 2004, Al Sadr poteva “vantare” forse il fatto di essere secondo solo a Saddam nella lista dei principali ricercati. Questo non ha spento la popolarità dello stesso Al Sadr, il quale però progressivamente ha lasciato terreno ad altri nelle vicende politiche e militari irachene. Si dice anche che tra nel 2008 Al Sadr sia andato a studiare giurisprudenza sciita a Qom, in Iran, per fare ritorno a Najaf soltanto nel 2011. In realtà, il leader sciita stava soltanto preparando la definitiva svolta della sua attività in Iraq:<strong> l’esercito del Mahdi è diventato “Brigata della Pace”</strong>, i suoi discorsi sono rivolti non solo agli sciiti ma a tutti gli iracheni, il suo movimento assume sempre meno caratteri settari e sempre più un respiro nazionale.</p>

<p>Quando l’Isis incombe nel nord del paese e comanda anche su Mosul, Al Sadr accusa il governo e l’esercito di corruzione e chiama a raccolta a Baghdad migliaia di manifestanti: <strong>nelle loro mani nessun vessillo sciita o settario, solo la bandiera irachena</strong>. I suoi discorsi contro la corruzione e contro il sistema politico post Saddam attirano sempre più cittadini, anche non sciiti. Non sorprende più di tanto quindi che, alla vigilia delle elezioni dello scorso 12 maggio,<a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-strana-vigilia-del-voto-iraq/"> sia arrivato l’annuncio dell’alleanza tra il suo movimento ed il Partito Comunista</a>. Secondo Al Sadr, l’Iraq deve liberarsi dal gioco delle potenze straniere, dunque non solo della presenza Usa ma anche delle interferenze iraniane. L’uomo figlio di uno dei principali nemici di Saddam, capace di mettere paura a Washington subito dopo la fine del rais, si è quindi negli anni organizzato per tornare alla ribalta sotto un profilo prettamente politico.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/iraq-vince-moqtada-al-sadr/">E così i 55 seggi conquistati il 12 maggio</a>, spingono la sua coalizione alla maggioranza relativa in parlamento ed adesso per lui, che comunque non potrà diventare premier in quanto non candidato in prima persona al parlamento, si aprono le prospettive per un ruolo di primaria importanza nel prossimo esecutivo iracheno.</p>
<p>Le prospettive per il futuro governo</p>
<p>Sciita ma non gradito a Teheran, così come appare ovviamente essere lontano dalle posizioni Usa, <strong>Al Sadr deve trovare alleati per aspirare ad un governo guidato dalla sua lista</strong>. Guardando alle posizioni di politica estera, potrebbe sorgere in seno al variegato mondo sciita un’alleanza con il premier uscente <strong>Al Abadi</strong>, fautore di una politica dei “due fuochi” tra Teheran e Washington. Da escludere invece l’alleanza con <strong>Fatah</strong>, la lista delle ex milizie anti Isis direttamente foraggiate dall’Iran. Pur tuttavia, i discorsi di Al Sadr contro la corruzione dell’ultimo governo rischiano di non far apparire molto allettante per la sua base di militanti un governo assieme al premier uscente.</p>

<p>Il quadro politico iracheno è comunque molto frammentato, con i due partiti curdi tra le altre cose capaci di poter esercitare il ruolo di ago della bilancia. Di certo però,<strong> la parabola di Al Sadr appare quasi del tutto completata</strong>: da uomo guida degli sciiti a cardine di un malcontento popolare capace per la prima volta di creare liste di carattere nazionale/ideologico e non settario. Adesso ogni scenario, comunque vada, dovrà vedere l’influenza di Al Sadr all’interno dei quadri politici iracheni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/al-sadr-lex-signore-della-guerra-vinto-le-elezioni-iraq.html">Al Sadr, l&#8217;ex signore della guerra che ha vinto le elezioni in Iraq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>In Iraq vince Moqtada Al Sadr:  ma il futuro del Paese è incerto</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/iraq-vince-moqtada-al-sadr.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 May 2018 14:01:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Iraq]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="963" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074-768x493.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074-1024x657.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Voto popolare, ma fino ad un certo punto: più della metà degli iracheni, durante le elezioni dello scorso sabato, è rimasta a casa o almeno questo può valere per chi, dopo anni di lotta al califfato, ha ancora la fortuna di possederne una. Secondo i dati ufficiali della commissione elettorale irachena, l’affluenza si è fermata &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/iraq-vince-moqtada-al-sadr.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="963" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074-768x493.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074-1024x657.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Voto popolare, ma fino ad un certo punto: più della metà degli iracheni, durante le elezioni dello scorso sabato, è rimasta a casa o almeno questo può valere per chi, dopo anni di lotta al califfato, ha ancora la fortuna di possederne una. Secondo i dati ufficiali della commissione elettorale irachena, l’<strong>affluenza </strong>si è fermata al<strong> 44% </strong>degli aventi diritto, ben al di sotto della metà e molto più bassa rispetto al 63% del 2014. Gli esiti del voto nascondono ancora più insidie: a dispetto della vigilia, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.theguardian.com/world/2018/may/14/cleric-moqtadr-al-sadr-who-fought-us-takes-surprise-lead-in-iraq-elections">la lista sciita &#8220;moderata&#8221; del premier uscente <strong>Al Abadi</strong> non ha avuto la maggioranza relativa</a>, la quale invece potrebbe andare clamorosamente alla liste di <strong>Moqtada Al Sadr</strong>, alleato con il Partito Comunista. Al Abadi potrebbe essere addirittura terzo, dietro anche alla coalizione &#8220;<strong>Fatah</strong>&#8221; che raggruppa le milizie sciite che hanno combattuto il califfato.</p>
<p>La mossa vincente di Moqtada Al Sadr</p>
<p>Al Abadi ed Al Maliki, gli ultimi due premier, hanno incarnato il volto politico e moderato del variegato universo sciita, al potere dalla caduta di <strong>Saddam Hussein</strong>: entrambi sono stati puniti dagli elettori, delusi da un andamento della situazione che vede la popolazione irachena ancora molto sofferente, nonostante la vittoria sull’Isis. Quasi impossibile paragonare il voto iracheno a quello di un comune Paese occidentale, pur tuttavia è possibile lanciarsi nell’azzardata relazione volta a considerare l’esito delle elezioni come un trionfo dei partiti &#8220;anti sistema&#8221;. Se tutto verrà confermato e se, soprattutto, verrà confermata la proiezione della  <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.reuters.com/article/us-iraq-election/firebrand-cleric-sadr-on-course-to-win-iraq-election-idUSKCN1IE091">Reuters</a></em>, vincitore morale e materiale delle consultazioni sarà Moqtada Al Sadr. Alla sua coalizione dovrebbero andare 54 seggi su 329, 47 alla lista sciita Fatah, 42 ad Al Abadi: indietro Al Maliki e le altre liste. Al Sadr ha costruito la sua vittoria elettorale da lontano, riuscendo a convincere una larga fetta di popolazione delusa da anni di sofferenza ed insicurezza.</p>

<p>Se ad Al Maliki è stata imputata una gestione del potere troppo settaria ed orientata verso gli sciiti, circostanza questa che non ha mancato di favorire la popolarità dell’Isis nelle province sunnite, ad Al Abadi viene invece contestato un risultato poco onorevole nella lotta alla corruzione. Ecco perché nonostante la vittoria militare contro l’Isis, la sua lista potrebbe chiudere dietro quelle di Al Sadr e di Fatah. Il popolo iracheno vorrebbe sentir parlare di piani di sviluppo, lotta agli sprechi, alla corruzione e, in generale, un cammino verso una tanto attesa normalizzazione: Al Sadr questo lo ha capito durante questi quattro anni di legislatura, riuscendo a radunare più volte in piazza a Baghdad diversi suoi sostenitori e diversi cittadini, i quali più volte hanno inscenato vivaci<strong> proteste contro il governo</strong>.</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;963&#8243; gal_title=&#8221;Il voto in Iraq&#8221;]</p>
<p>In quelle dimostrazioni di piazza, su volere dello stesso Al Sadr, a sventolare erano soltanto le<strong> bandiere irachene</strong> e non vessilli del suo movimento o di altri simboli ricollegabili allo sciismo. È stata questa forse la carta vincente di Al Sadr: le sue liste ed i movimenti da lui guidati hanno abbandonato progressivamente un aspetto settario e religioso, abbracciando invece obiettivi di respiro più politico e nazionale. Da qui si spiega la sua alleanza con il<strong> Partito Comunista</strong> e con altri <strong>partiti laici</strong>, in grado di far breccia anche in province non tradizionalmente a lui favorevoli. Per Al Sadr inoltre,<a href="https://www.agenzianova.com/a/5af95d81dc8578.52427796/1920522/2018-05-14/iraq-risultati-preliminari-elezioni-lista-al-sadr-conquista-baghdad/linked"> vi è la soddisfazione di essere il più votato a Baghdad</a>: nella capitale, in alcuni quartieri la sua coalizione sfiora il 35%, la città più grande dell’Iraq ha fatto piovere sul leader sciita migliaia di voti.</p>
<p>Le incognite per il futuro dell’Iraq</p>
<p>Ma adesso si apre una partita tutt’altro che semplice: l’unico dato certo è che il prossimo primo ministro sarà sciita, ma mettere assieme le principali liste che rappresentano la fede più praticata in Iraq non sarà semplice. Il titolare della maggioranza relativa, Moqtada Al Sadr, è contro l’influenza iraniana sul paese: emblematico in tal senso il suo viaggio a Riad nell’agosto 2017, quando ha incontrato il principe ereditario saudita Mohamed Bin Salman. Dall’altro lato,<strong> la lista Fatah è espressione dei movimenti filo iraniani</strong> ed armati da Teheran in funzione anti Isis; Al Abadi invece, il premier uscente,<strong> è fautore di una politica d’equilibrio tra Teheran e Riad.</strong> Dove si collocherà dunque l’Iraq nel prossimo futuro? La domanda sorge spontanea e non appare semplice la sua risposta.</p>
<p>Se a livello interno il posizionamento della lista di Al Sadr e di Fatah esprime un comune malcontento ed un orientamento, sempre più radicato nell’elettorato iracheno, di andare contro i partiti che hanno retto il paese dopo Saddam, <strong>a livello internazionale le due coalizioni uscite vincitrici sono decisamente agli antipodi</strong>. Se Baghdad sarà più verso Riad, Teheran oppure in una posizione di equilibrio lo si potrà sapere forse tra diverso tempo: formare un nuovo esecutivo non sarà semplice. Si potrebbe ipotizzare un’alleanza tra lisce sciite moderate ed i sunniti laici di <strong>Al Wataniya</strong> dell’ex premier Allawi, assieme ad altri partiti non confessionali: in tal caso, Al Abadi potrebbe avere chance di portare ancora avanti la sua politica.</p>

<p>Difficilmente però Al Sadr cederà lo scettro: l’obiettivo del leader sciita è monetizzare politicamente quanto più possibile da questa inaspettata vittoria. <strong>Il prossimo parlamento sarà comunque molto frazionato</strong>: oltre alle sopra citate divisioni interne agli sciiti, ci saranno almeno tre partiti sunniti e due formazioni curde, più varie liste locali e civiche. L’Iraq è alle porte dunque di una nuova stagione di “vacatio” politica, per sapere i futuri assetti a Baghdad bisognerà attendere forse ancora a lungo.</p>
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		<title>Esecuzioni sommarie e settarismo: le prime elezioni del dopo Isis in Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/esecuzioni-sommarie-settarismo-le-prime-elezioni-del-isis-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 May 2018 14:03:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Mosul]]></category>
		<category><![CDATA[Pena di morte]]></category>
		<category><![CDATA[Sciiti]]></category>
		<category><![CDATA[Sunniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L&#8217;Iraq si avvia a celebrare, nella giornata del 12 maggio, le prime elezioni parlamentari dopo lo smantellamento dell&#8217;entità statale dell&#8217;Isis in un clima di profonda incertezza.  Quasi 7mila candidati competeranno in un voto che designerà i 329 parlamentari in carica per i prossimi quattro anni all’interno del Consiglio dei Rappresentanti; toccherà appunto ai nuovi eletti di questo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/esecuzioni-sommarie-settarismo-le-prime-elezioni-del-isis-iraq.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/esecuzioni-sommarie-settarismo-le-prime-elezioni-del-isis-iraq.html">Esecuzioni sommarie e settarismo: le prime elezioni del dopo Isis in Iraq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L&#8217;Iraq si avvia a celebrare, nella giornata del 12 maggio, le prime elezioni parlamentari dopo lo smantellamento dell&#8217;entità statale dell&#8217;Isis in un clima di profonda incertezza. </p>
<p>Quasi 7mila candidati competeranno in un voto che designerà i <strong>329 parlamentari</strong> in carica per i prossimi quattro anni all’interno del <strong>Consiglio dei Rappresentanti</strong>; toccherà appunto ai nuovi eletti di questo mandato la scelta del <strong>Presidente iracheno</strong> e del <strong>Primo Ministro</strong>.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.oltrefrontieranews.it/iraq-elezioni-2018/" target="_blank">Come riporta <em>Oltrefrontiera News</em></a>, l&#8217;appuntamento assume importanza cruciale, dato che &#8220;il futuro governo avrà il delicato e complesso compito di<strong> ricostruire l’Iraq</strong>. Il termine ricostruzione è in quest’occasione quanto mai polivalente: si tratta innanzitutto della ricostruzione materiale, infrastrutturale del Paese [&#8230;] Inoltre, ed è questo senza dubbio il compito più ostico, l’Iraq necessità più che mai di un intervento di <strong>ristrutturazione politico-sociale</strong>, capace di catturare fermi consensi al di là delle <strong>fratture settarie e intra-settarie</strong>, al fine di creare un sistema-Paese stabile, funzionante, e titolare univoco dell’utilizzo della forza, finalizzata alla sicurezza dei propri cittadini&#8221;.</p>

<p>Il Primo ministro uscente Haider al-Abadi ha cercato di sviluppare una coalizione trasversale che dal suo stesso nome (<strong>Nasr al-Iraq</strong>, ovvero &#8220;<strong>la Vittoria dell’Iraq</strong>&#8220;) richiama all&#8217;unità nazionale difesa dall&#8217;assalto dei jihadisti. Tuttavia, l&#8217;aspra competizione rivolta in campo sciita dalla fazione politica delle <strong>Unità di Mobilitazione Populare (PMU)</strong>, agguerrite milizie decisive nel contrasto al Califfato, e dall&#8217;inossidabile imam <strong>Muqtada al-Sadr </strong>ha portato al-Abadi a considerare prioritario il compattamento della maggioranza etnico-religiosa a suo favore. In questo contesto, il Primo ministro uscente non ha esitato a capitalizzare a suo vantaggio la massiccia vendetta che sta andando in scena contro gli ex combattenti dell&#8217;Isis e i loro famigliari.</p>
<p>Le condanne a morte a raffica del dopo-Isis</p>
<p>La vittoria sull&#8217;Isis, infatti, ha lasciato in mano alle forze irachene migliaia di ex militanti dell&#8217;organizzazione terroristica, in larga misura sunniti originari del Paese, ma anche <em>foreign fighters, </em>e un imprecisato numero di loro famigliari. Il governo iracheno ha ritenuto essere un suo compito primario impartire una punizione rapida ed esemplare ai combattenti catturati: dalla caduta di Mosul, nell&#8217;estate scorsa, ad oggi, i tribunali penali e militari lavorano a pieno ritmo impartendo centinaia di condanne a <strong>morte per impiccagione</strong>.</p>

<p>Nel settembre 2017,<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.bbc.com/news/world-middle-east-41110412" target="_blank"> la <em>Bbc</em> ha realizzato un servizio da Qaraqosh</a>, la città a 30 km da Mosul in cui andavano in scena i <a href="https://www.hrw.org/world-report/2017/country-chapters/iraq" target="_blank">processi-lampo </a>contro i jihadisti, della durata media di 30 minuti, che si concludevano con una media di 50 esecuzioni al giorno. Nel braccio della morte, in Iraq, vi sono oggi oltre 6mila persone: i ritmi della giustizia punitiva irachena portano a ritenere dubbie numerose di queste sentenze, <em>in primis </em>quelle comminate contro presunte mogli o vedove di jihadisti, e a sancire un&#8217;impennata rispetto alle 169 esecuzioni andate in scena in Iraq nel 2013, anno precedente all&#8217;ascesa dei sodali di al-Baghdadi. </p>
<p>Ultimamente, i tribunali e le prigioni irachene hanno accelerato nell&#8217;uso delle esecuzioni di massa: <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.alaraby.co.uk/english/indepth/2017/12/21/The-Iraq-Report-Mass-executions-follow-sham-trials" target="_blank">nella sola Nasiriyah sono andate in scena 36 impiccagioni il 21 agosto scorso, 42 il 25 settembre e 38 il 21 dicembre</a>.</p>
<p>La pena di morte in Iraq è riservata ai sunniti</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.corriere.it/opinioni/18_gennaio_04/i-patiboli-invisibili-iraq-silenzio-dell-occidente-06aca09e-f0bb-11e7-b9c8-ca7b03c62ba9.shtml" target="_blank">Nel gennaio scorso Paolo Mieli sul </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.corriere.it/opinioni/18_gennaio_04/i-patiboli-invisibili-iraq-silenzio-dell-occidente-06aca09e-f0bb-11e7-b9c8-ca7b03c62ba9.shtml" target="_blank">Corriere della Sera</a> </em>ha sottolineato le distorsioni della giustizia irachena: &#8220;Il ministro della Giustizia Haidar al-Zariri ha spiegato che le condanne a morte erano state, a novembre, 459 a fronte di 1.490 assoluzioni e in ciò, a suo dire, sarebbe la prova di una giustizia amministrata con equità. Ma l’organizzazione Human Rights Watch ha fatto presente che in alcuni casi i processi sono durati poco più di un’oretta, Amnesty International ha eccepito circa la loro regolarità e il pur contestato Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite guidato dal principe giordano Zeid Raad Zeid al-Hussein ha chiesto l’immediata sospensione delle esecuzioni irachene. In Italia soltanto l’associazione radicale &#8216;Nessuno tocchi Caino&#8217; ha dato prova di una qualche sensibilità nei confronti di questa orribile carneficina&#8221;.</p>
<p>Il fatto che la stragrande maggioranza dei condannati a morte sia di estrazione sunnita porta a ritenere che la vendetta dell&#8217;Iraq sui &#8220;sopravvissuti dell&#8217;Isis&#8221; possa rappresentare un serio ostacolo alla ricostruzione sociale e materiale del Paese, alimentando una frattura settaria dell&#8217;Iraq che potrebbe avere effetti catastrofici per gli sciiti, per i sunniti ma, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/non-ce-pace-cristiani-iraq-tutti-rischi-del-lo-islamico/" target="_blank">soprattutto, per i cristiani del Paese</a>. Il governo che nascerà dalle elezioni irachene dovrà tenere ben presente le lezioni della storia e ricordare l&#8217;insegnamento di Tiziano Terzani: &#8220;Il problema del terrorismo non si risolverà uccidendo i terroristi, ma eliminando le ragioni che li rendono tali&#8221;. Miseria, sottosviluppo, disuguaglianze economiche e rivalità etnico-religiose <em>in primis</em>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/esecuzioni-sommarie-settarismo-le-prime-elezioni-del-isis-iraq.html">Esecuzioni sommarie e settarismo: le prime elezioni del dopo Isis in Iraq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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