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	<title>elezioni-gran-bretagna Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 09 May 2021 16:37:29 +0000</lastBuildDate>
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	<title>elezioni-gran-bretagna Archives - InsideOver</title>
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		<title>In Scozia vincono gli indipendentisti, ma il referendum resta un rebus</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-risultato-delle-elezioni-scozzesi-apre-la-strada-ad-un-nuovo-referendum.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 May 2021 15:24:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni-gran-bretagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1394" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/scozia-La-Presse.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="referendum scozia" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/scozia-La-Presse.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/scozia-La-Presse-300x218.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/scozia-La-Presse-1024x744.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/scozia-La-Presse-768x558.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/scozia-La-Presse-1536x1116.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/scozia-La-Presse-2048x1487.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le elezioni per il rinnovo del parlamento scozzese si sono concluse con la vittoria dello Scottish National Party (SNP) del primo ministro Nicola Sturgeon e più in generale dello schieramento indipendentista. L&#8217;SNP, che aspira alla separazione dal Regno Unito, ha ottenuto 64 seggi sui 129 a disposizione, uno in meno della maggioranza mentre i Verdi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-risultato-delle-elezioni-scozzesi-apre-la-strada-ad-un-nuovo-referendum.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1394" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/scozia-La-Presse.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="referendum scozia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/scozia-La-Presse.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/scozia-La-Presse-300x218.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/scozia-La-Presse-1024x744.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/scozia-La-Presse-768x558.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/scozia-La-Presse-1536x1116.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/scozia-La-Presse-2048x1487.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Le <strong>elezioni</strong> per il rinnovo del parlamento scozzese si sono concluse con la vittoria dello <strong>Scottish National Party</strong> (SNP) del primo ministro Nicola Sturgeon e più in generale dello schieramento indipendentista. L&#8217;SNP, che aspira alla separazione dal Regno Unito, ha ottenuto 64 seggi sui 129 a disposizione, uno in meno della maggioranza mentre i Verdi si sono assicurati 8 scranni per un totale di 72 seggi. I rivali, che in questo caso comprendono tanto i Conservatori quanto i Laburisti ed i Liberal Democratici, si sono fermati, rispettivamente, a 31, 22 e 4 scranni.</p>
<p>Il primo ministro Sturgeon ha già annunciato i propri piani per lo svolgimento, una volta terminata <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html"><strong>la pandemia</strong></a>, di un secondo referendum sull&#8217;indipendenza della Scozia ed ha ricordato,<a href="https://www.axios.com/scottish-election-independence-referendum-sturgeon-3e094969-a28f-4878-b4b5-9cef1e3c4aca.html"> come riportato</a> da<em> Axios</em>, che &#8220;non esistano giustificazioni democratiche che consentano a Boris Johnson o a chiunque altro di impedire alla popolazione scozzese di scegliere quale sarà il proprio futuro&#8221;. Il sistema elettorale scozzese è di tipo proporzionale ed avvantaggia i partiti politici più piccoli penalizzando quelli dominanti. <strong>Il voto tattico</strong> espresso dai sostenitori dell&#8217;unione è riuscito a privare la Sturgeon della maggioranza. Nel seggio laburista di Dumbarton, ad esempio, si è registrato un forte trasferimento di voti dai Conservatori ai progressisti e questa migrazione ha permesso ai Laburisti di rafforzare le proprie posizioni. Gli elettori di centrodestra si sono, in un certo senso, turati il naso ed hanno appoggiato il partito che gli sembrava più in grado di sconfiggere i nazionalisti.</p>
<h2>Il rischio di uno scontro tra Scozia e Inghilterra</h2>
<p>Il primo ministro inglese<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/boris-johnson.html"> Boris Johnson</a> ha dichiarato di voler bloccare un <strong>secondo referendum</strong> ma l&#8217;SNP ha già redatto un disegno di legge che mira alla secessione. L&#8217;aspro scontro tra le parti, che almeno per il momento si svolge sul piano verbale, potrebbe presto spostarsi nelle aule dei tribunali del Regno Unito. Gli organi giudiziari potrebbero essere chiamati ad esprimersi in merito alla legittimità del disegno di legge scozzese e ad un voto in materia da parte del governo locale. La Sturgeon, che vuole un altro referendum sin da quando la Scozia ha votato contro la Brexit nel 2016, sembra pronta ad una battaglia costituzionale potenzialmente distruttiva.</p>
<p>L&#8217;ultimo plebiscito sull&#8217;indipendenza si era svolto nel 2014, tre anni dopo la maggioranza ottenuta dall&#8217;SNP e grazie ai poteri legali concessi dal governo del Regno Unito. Il risultato finale aveva visto prevalere, con una percentuale del 55%, il mantenimento dell&#8217;unione tra Galles, Inghilterra e Scozia. La spiegazione, almeno parziale, di questo risultato era legata al fatto che molti scozzesi avevano ritenuto più conveniente continuare a godere dei benefici del Regno Unito e dell&#8217;Unione europea votando no. Questa argomentazione è poi decaduta in seguito alla <strong>Brexit</strong> dato che il 62% degli scozzesi ha votato per rimanere nell&#8217;Unione ma ha poi dovuto fare i conti con un esito molto diverso da quello sperato.</p>
<h2>Perché resta un tema controverso</h2>
<p>Gli elettori ed i politici scozzesi sono apertamente favorevoli all&#8217;unità europea ed avrebbero voluto mantenere i legami con Bruxelles a prescindere da un eventuale accordo negoziato da Westminster. Il governo Johnson ha però optato per un&#8217;intesa commerciale con l&#8217;Unione europea evitando di stringere rapporti troppo stretti e provocando una forte delusione. <strong>La politica estera</strong> della Scozia è sotto il controllo di Londra e questo territorio non può mantenere relazioni diplomatiche ufficiali con altri paesi senza passare dal ministero degli Esteri britannico.</p>
<p>Diverse industrie scozzesi sono state danneggiate dalla <strong>Brexit</strong> e gli elettori ritengono che l&#8217;indipendenza potrebbe consentire di mitigare i danni e di riprendere il controllo dell&#8217;economia locale. Il settore della pesca potrebbe beneficiare di un&#8217;eventuale ripresa delle relazioni commerciali con l&#8217;Unione Europea e l&#8217;indipendenza consentirebbe alla Scozia di avere piena autonomia sulle proprie <strong>riserve di gas e petrolio</strong> (che contribuiscono, rispettivamente, al 96 ed al 63% della produzione del Regno Unito), che al momento sono in condivisione con Londra. Non tutti gli argomenti spingono, però, verso l&#8217;indipendenza. L&#8217;Inghilterra è il principale partner commerciale e la distruzione del <strong>mercato comune</strong> potrebbe avere effetti economici deleteri. Una Scozia indipendente sarebbe inoltre costretta ad aumentare le tasse per mantenere i conti pubblici in ordine e verrebbe sminuita sullo scenario commerciale globale.</p>
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		<title>Così Corbyn ha vinto</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosi-corbyn-vinto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jun 2017 12:47:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni-gran-bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[populismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170609112806_23396426.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170609112806_23396426.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170609112806_23396426-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170609112806_23396426-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170609112806_23396426-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Jeremy Corbyn ce l&#8217;ha fatta: è riuscito a frenare l&#8217;ascesa dei Tories di Theresa May. Quando l&#8217;attuale premier britannico ha convocato le elezioni anticipate, tutto lasciava pensare che queste sarebbero risultate distruttive per il partito labourista, già compromesso dalla sonora sconfitta delle elezioni locali. Ma tra la prova generale e la turnata svoltasi ieri sera, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-corbyn-vinto.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-corbyn-vinto.html">Così Corbyn ha vinto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170609112806_23396426.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170609112806_23396426.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170609112806_23396426-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170609112806_23396426-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170609112806_23396426-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-rimonta-corbyn/">Jeremy Corbyn</a> ce l&#8217;ha fatta: è riuscito a frenare l&#8217;ascesa dei Tories di <strong>Theresa May</strong>. Quando l&#8217;attuale premier britannico ha convocato le elezioni anticipate, tutto lasciava pensare che queste sarebbero risultate distruttive per il partito labourista, già compromesso dalla sonora <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/laburisti-perdono-tutta-la-sinistra-europea-fallire/">sconfitta</a> delle <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/elezioni-locali-in-uk-prova-generale-per-le-politiche/">elezioni locali</a>. Ma tra la prova generale e la turnata svoltasi ieri sera, sono intercorsi alcuni fattori in grado di sconvolgere qualunque previsione. Gli attentati terroristici, in primis, ma anche alcuni <a href="http://www.occhidellaguerra.it/tutti-gli-errori-theresa-may/">errori </a>della May,  elementi che hanno evidentemente compromesso la tenuta elettorale dei conservatori.   Jeremy Corbyn, questo il punto focale dal quale è impossibile prescindere, si ascrive all&#8217;interno della categoria del <em><strong>Left-wing populism</strong></em>, quel populismo di sinistra comparso recentemente in Francia con <a href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/lanziano-radical-chic-che-spaventa-finanza-1388819.html">Mélenchon</a> e negli States con Bernie Sanders,  le cui basi di riflessione sono rintracciabili dentro la lunga conversazione tra la politigola <strong>Chantal Mouffe  </strong>ed il dirigente di Podemos<strong> Íñigo Errejo,</strong>pubblicata in Spagna nel 2015.  “Costruire il popolo” (Construir Pueblo ) contiene, infatti, tutte le ragioni della sinistra postmarxista e del populismo di sinistra. Uno stile politico basato sulle teorizzazioni in merito  di <strong>Ernesto Laclau</strong>. In questa sua espressione, Il populismo ha la prerogativa di rappresentare un modo di costruzione del politico atto al <strong>superamento del capitalismo neoliberista</strong>, in funzione dell’affermazione di un nuovo modello economico slegato dai processi di accentramento della ricchezza , alla speculazione finanziaria, alla rete globale di paradisi fiscali e, infine, all’&#8217;estremizzazione del divario tra ricchi e poveri.  Il &#8220;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/may-notte-pi-lunga-sfida-ue-e-inglesi-1407249.html">vecchio arnese rosso</a>&#8221; ha presentato un manifesto elettorale tutto centrato sulle nazionalizzazioni, sulla spesa pubblica e sui piani d&#8217;edilizia popolare. Un socialismo riletto nel XXI secolo, considerato anacronistico dalla maggior parte dei commentatori britannici, ma evidentemente  sufficiente per convincere la<em>middle class</em>, quella fascia sociale che sta dettando la linea politica dei paesi occidentali per mezzo dei suoi comportamenti elettorali. Il <em>Left-Wing populism</em>, del resto, si afferma proprio come antidoto alla crisi di rappresentanza dei ceti medi, proponendo quasi miticamente il ritorno sulla scena politica di questa architrave sociale della storia contemporanea.Parlare di trionfo di Jeremy Corbyn, tuttavia, è decisamente azzardato: <strong>il consenso complessivo dei Tories è aumentato rispetto agli anni di Cameron</strong>  (elezioni 2010 e 2015), la May ha guadagnato circa 6 punti percentuali. Corbyn, semmai, è riuscito nell&#8217;intento di intercettare l&#8217;elettorato dell&#8217;<strong>Ukip</strong>,  spaesato dopo la Brexit, tendenzialmente di sinistra e portato sempre e comunque a votare contro l&#8217;esistente governativo.<a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/gran-bretagna-voto-i-risultati-delle-elezioni-1407160.html">Una sconfitta </a>per Theresa May, dunque, solo perché avrebbe dovuto vincere in modo strabordante, ma numericamente, e con una certa dose d&#8217;onestà, si può, al limite, parlare di clamorosa rimonta del Labour. Quanto accaduto questa notte in Gran Bretagna non segna, inoltre, il risveglio di un europeismo convinto, così come propagandato da alcuni analisti, bensì l&#8217;affermazione di una tipologia di populismo per ora radicatasi quasi esclusivamente in America Latina. Per capire Corbyn, insomma, bisogna conoscere le basi ideologiche diPodemos in Spagna, di Syriza in Grecia e del PDS in Germania, ma soprattutto dei casi boliviani di Siles Zuazo ed Evo Morales e di quello venezuelano di Hugo Chavez. Certo, il tutto è mitigato dalla presenza nel Labour Party di sensibilità europeiste e multiculturaliste alla <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/l-elezione-sadiq-khan-e-fallimento-londra-1255662.html">Sadiq Khan</a>, Jeremy Corbyn, però, ha sbaragliato quell&#8217;impostazione trionfando alle primarie progressiste, facendo emergere anche in Gran Bretagna quei segnali preoccupanti per l&#8217;establishment progressista, già resi palesi in Francia con la vittoria di Hamon nelle elezioni interne del Ps. Il centrosinistra, insomma, pesca nel <strong>socialismo reale</strong> per contrastare l&#8217;avanzata del <em>Right-wing populism</em> e per non perdere completamente l&#8217;appoggio dei ceti mediani. Un solo caso, almeno rispetto gli ultimi appuntamenti elettorali, ha smentito questa tendenza: <strong>Emmanuel Macron</strong>, che resta un miracolo <em>instant , </em>principalmente dovuto alla convinzione che Marine Le Pen e il Fn siano ancora le espressioni di un qualcosa di troppo ideologico. Theresa May, che doveva trionfare sulle ali di un rinnovato sovranismo britannico, è inciampata sul risveglio di uno schema ideologico tanto equipollente quanto diametralmente opposto, una ricetta diversa, ma pur sempre ascrivibile all&#8217;interno dell&#8217; evidente crisi della ragioni neoliberiste. </p>
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		<item>
		<title>Tutti gli errori di Theresa May</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/tutti-gli-errori-theresa-may.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jun 2017 08:41:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni-gran-bretagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1072" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170609092215_23395055.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170609092215_23395055.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170609092215_23395055-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170609092215_23395055-768x549.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170609092215_23395055-1024x732.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La perdita della maggioranza assoluta nella House of Commons rappresenta per Theresa May una sconfitta su tutta la linea rispetto a quanto desiderato negli ultimi mesi. Il premier britannico aveva scommesso tutto su queste elezioni, consapevole che la crisi laburista e la sua ferma volontà nel portare avanti i negoziati sulla Brexit con assoluta fermezza, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/tutti-gli-errori-theresa-may.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1072" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170609092215_23395055.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170609092215_23395055.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170609092215_23395055-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170609092215_23395055-768x549.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170609092215_23395055-1024x732.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La perdita della maggioranza assoluta nella House of Commons rappresenta per <strong>Theresa May</strong> una sconfitta su tutta la linea rispetto a quanto desiderato negli ultimi mesi. Il premier britannico aveva scommesso tutto su queste elezioni, consapevole che la crisi laburista e la sua ferma volontà nel portare avanti i negoziati sulla <strong>Brexit</strong> con assoluta fermezza, avrebbero assegnato al Partito Conservatore i voti utili per ottenere il controllo del Parlamento. Così non è stato: Theresa May ha perso, e l’ha fatto arrivando addirittura a diminuire il proprio numero di seggi, che da 330 sono passati a 315. Ora, con un Parlamento notevolmente più complesso rispetto a prima, il premier May deve fare i conti non soltanto con i rischi di un governo senza maggioranza, ma anche, e soprattutto, con il fuoco incrociato dei suoi stessi colleghi di partito.Se è a tutti evidente che il <strong>terrorismo</strong> abbia avuto un’influenza notevole nel cammino elettorale del Partito di Governo, e se, altrettanto chiaro, è stato il successo in campagna elettorale del leader laburista Corbyn, quello che ci si domanda è quali possono essere stati gli <strong>errori</strong> di May. Errori pesantissimi che hanno reso una vittoria scontata in un tracollo senza precedenti.Il primo di questi errori può essere sicuramente considerato l’<strong>aver anticipato le elezioni</strong>. Nessuno, nel Regno Unito, si aspettava il voto anticipato e questa rottura così rapida e per certi versi incredibile dal tipico e granitico sistema parlamentare britannico. L’elettorato del Regno ha visto questa scelta più come una <strong>scommessa</strong> per avere il pieno di seggi piuttosto che una prova di maturità del governo, ed ha bocciato questo rischio assunto dal premier May, che, fino a quel momento, era comunque apprezzata nei sondaggi. Il 2020, a fine negoziati sulla Brexit, avrebbe rappresentato il termine finale della sua legislatura e avrebbe certamente premiato il Partito Conservatore in caso di trattative con l’Europa ben avviate e ben condotte.Il secondo errore è stato certamente quello di <strong>sovrastimarsi</strong>. Il Partito Conservatore nel Regno Unito è forte, vero, ma non così forte come sperava Theresa May. Sperava di emulare Margaret Thatcher nel 1983, anno in cui relegò il leader rivale Foot a un 27%, dominando la House of Commons, ma quello era un altro momento storico. Il premier May ha voluto stravincere in un momento in cui comunque la maggioranza l’aveva. I 330 seggi in Parlamento, pur non rappresentando una forza numerica formidabile, assegnavano tuttavia quella maggioranza assoluta che poteva permettere un governo monocolore. Oggi, con 315 scranni, diventa tutto molto più difficile. Si è sovrastimata come premier in grado di raccogliere molto consenso popolare e si è sovrastimata come partito in grado di raccogliere più voti del previsto. Il suo manifesto, fatto di privatizzazioni e di messaggi forti, anche in tema di previdenza sociale, ha indotto molti elettori di Brexit e delusi dalla sinistra a tornare indietro e rifugiarsi nel discorso sociale di Corbyn.<strong>Corbyn</strong> è stato l’altro errore di Theresa May, e cioè l’averlo sottostimato. Nel momento di massima distanza in termini di consenso tra May e Corbyn, il leader laburista a iniziato una campagna elettorale martellante e con un programma sociale che ha fatto breccia nel cuore di molti giovani e di molti elettori sia della classe media sia dei ceti più poveri. Incastrato tra una leader conservatrice che lo colpiva duramente e una maggioranza di dirigenti di partito che ne chiedeva la testa, Jeremy Corbyn ha puntato tutto sulla base, sugli elettori, e ha creato un programma di rottura rispetto ai precedenti che ha avuto i risultati sperati. Ed ha avuto il merito, difficilissimo da ottenere in questi tempi, di portare il discorso non sul livello personale ma sul livello delle idee. Corbyn ha portato avanti alcuni punti come la nazionalizzazione delle ferrovie, il taglio drastico delle tasse universitarie, la statalizzazione della rete energetica, che, invece che far parlare dei gusti sul singolo personaggio, hanno riportato al centro del dibattito i programmi elettorali.Infine, un altro errore imperdonabile per Theresa May è stato quello di voler i<strong>ncentrare la sua campagna totalmente sul tema Brexit</strong>. Brexit c’è stata, inutile negarlo, ma tra la decisione di andare al voto e le elezioni, il Regno Unito ha ricevuto le minacce dell’Europa sull’uscita dura dall’UE, le frasi di Juncker in cui diceva che May vivesse “in un’altra galassia” e soprattutto il terrorismo internazionale che insanguinato le strade di Londra. May ha puntato tutto sul fatto che fosse la leader migliore che avevano i britannici per tutelare l’uscita dall’Europa, ma si è dimenticata di tutto il resto. Si diceva che il terrorismo avrebbe cambiato le sorti di questo voto, ed è chiaro che avere al Governo un ex ministro dell’Interno che ha tagliato il numero di poliziotti di migliaia di unità e i fondi per la sicurezza, non ha aiutato la campagna conservatrice. In questo, Corbyn è stato un oppositore furbo che ha colpito duro, nel momento opportuno, proprio sul tema più delicato per Theresa May: giustificare, ai tempi del suo ministero, i tagli alla sicurezza e ora, dopo gli attentati di Manchester e Londra, presentarsi con un programma di sicurezza nazionale e di rafforzamento dell’apparato di polizia.</p>
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		<title>Jeremy Corbyn e il socialismo reale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/jeremy-corbyn-socialismo-reale.html</link>
		
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		<pubDate>Thu, 08 Jun 2017 15:15:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni-gran-bretagna]]></category>
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<p>Jeremy Corbyn è l&#8217;unico che può strappare dalle mani la vittoria a Theresa May. I sondaggi dicono che potrebbe almeno compromettere la prevista maggioranza conservatrice in parlamento. Se la ricetta della May rappresenta un sostanziale ritorno al conservatorismo sociale, quella di Corbyn è un tuffo nel passato del socialismo reale promosso dai labouristi negli anni 70&#8242;. Il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/jeremy-corbyn-socialismo-reale.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1047" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170608130448_23385626.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170608130448_23385626.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170608130448_23385626-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170608130448_23385626-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170608130448_23385626-1024x715.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Jeremy Corbyn</strong> è l&#8217;unico che può strappare dalle mani la vittoria a <strong>Theresa May</strong>. I sondaggi dicono che potrebbe almeno compromettere la prevista maggioranza conservatrice in parlamento. Se la ricetta della May rappresenta un sostanziale ritorno al <strong>conservatorismo sociale,</strong> quella di Corbyn è un tuffo nel passato del socialismo reale promosso dai labouristi negli anni 70&#8242;. Il fattore terrorismo sembra, secondo le rilevazioni, favorire una rimonta che sino a quattro settimane fa era non era pronosticabile. Nelle elezioni locali, infatti, i Tories hanno dominato, facendo emergere tanto la crisi del Labour quanto la scomparsa dell&#8217;<strong>Ukip</strong>. Adesso la situazione è cambiata: il leader della sinistra progressista può tentare uno sgambetto potenzialmente fatale. Il motivo della diffidenza dell&#8217;elettorato su Corbyn era, e in parte resta, il suo <strong>programma elettorale</strong>. Anticipato dalla stampa e da un <em>leak</em> girato sul web all&#8217;inizio di questa campagna elettorale, il manifesto labourista è una proposta elettorale di <strong>sinistra pura</strong>: nazionalizzazione delle poste, di una parte del settore energetico e delle ferrovie; graduale cancellazione della retta d&#8217;iscrizione all&#8217;università per gli studenti e conseguente riforma dell&#8217;università, che nei desiderata dei progressisti diverrebbe gratuita per tutti; in materia sociale, invece, il piano prevede la costruzione di migliaia di alloggi popolari, una riforma del welfare e un fondo per aiutare le persone rimaste prive di abitazione. Il parallelismo giornalistico che viene fatto con più assiduità, non a caso, è quello con <strong>Michael Foot</strong>, leader massimalista del labourismo negli anni 80&#8242; e feroce oppositore di Margaret Tatcher.  La strategia politica è evidente: si pensa che la <strong>Brexit</strong> avrà ripercussioni sul ceto medio, il primo indiziato a subire gli effetti dell&#8217;uscita dal mercato unico europeo della Gran Bretagna. Jeremy Corbyn si sta prodigando, allora, per attrarre il voto della <em>middle class,</em> proponendosi come il tampone naturale alla crisi che questa classe sociale, secondo alcune previsioni, dovrà affrontare. Sulla Brexit, è risaputo, Corbyn ha una posizione diametralmente opposta a quella della May:  questa avrà luogo solo mediante un accordo doganale e commerciale di amplio respiro con l&#8217;Ue. <em>Soft Brexit</em>, dunque, e addio all&#8217;opzione del &#8220;no deal&#8221; promossa dai conservatori. Anche per Corbyn, tuttavia, &#8220;no deal better than a bad deal&#8221;, cioè nessun&#8217;accordo resta comunque un&#8217;ipotesi migliore di un pessimo accordo.  Ma come può declinarsi nel concreto un manifesto elettorale così  stravolgente delle logiche sociali e dell&#8217;assetto complessivo dei patrimoni pubblici? In questa domanda risiedono la maggior parte delle perplessità degli elettori britannici. Il rischio conclamato, del resto, è che per realizzare tutto ciò serva un forte incremento della tassazione fiscale. <strong>Il Pil è in calo e sia il debito privato sia quello pubblico sono in sensibile e costante aumento</strong>. &#8221; E infatti- scrive Leonardo Maisano sul Sole24Ore- la previsione è un rialzo dell’aliquota Irpef marginale del 5% e la crescita progressiva delle tasse sulle imprese dal 19% di oggi al 26-28%. Stretta fiscale inevitabile visto l’elefantiaco programma di edilizia popolare con più <strong>100mila case</strong> che Corbyn vorrebbe costruire.&#8221; Tutta la visione di Jeremy Corbyn sul futuro della Gran Bretagna nasconde, infine, una considerazione estremamente pessimistica: il ripristino ad un programma targato anni 70&#8242;, un passo indietro che abrogherebbe le liberalizzazioni operate dalla <strong>Tatcher</strong>, acquisisce politicamente un significato, solo se si ritiene che quanto verrà fuori dalla Brexit si paleserà essere una vera e propria catastrofe sociale. Questa nostalgia per il socialismo reale, insomma, è adombrata dalla percezione che la ragione appartenga agli economisti che parlano di calo del 20% del grande business e di delocalizzazioni assidue, specie da parte delle banche europee. Insomma, tornare indietro sarà necessario perché la Brexit sarà un disastro, questo è il messaggio comunicativo dei labouristi ai britannici. Fare previsioni di sorta è un esercizio per chiromanti, l&#8217;unica certezza è che se Theresa May dovesse svegliarsi il 9 di giugno senza maggioranza, la Gran Bretagna si ritroverebbe in una situazione ancor più caotica dell&#8217;attuale.</p>
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		<title>Guida rapida al voto nel Regno Unito</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/guida-rapida-al-voto-nel-regno-unito.html</link>
		
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		<pubDate>Thu, 08 Jun 2017 10:42:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170608110203_23383989.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170608110203_23383989.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170608110203_23383989-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170608110203_23383989-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170608110203_23383989-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il Regno Unito si reca oggi alle urne per decidere come sarà composta la House of Commons, e quindi il Governo, che guiderà il Paese nell’uscita dall’Unione europea e nella sfida al terrorismo. Elezioni anticipate dal governo di Theresa May, che, il 18 aprile di quest’anno, ha deciso di rimettere il suo mandato nelle mani &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/guida-rapida-al-voto-nel-regno-unito.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170608110203_23383989.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170608110203_23383989.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170608110203_23383989-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170608110203_23383989-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170608110203_23383989-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il Regno Unito si reca oggi alle urne per decidere come sarà composta la House of Commons, e quindi il Governo, che guiderà il Paese nell’uscita dall’Unione europea e nella sfida al terrorismo. Elezioni anticipate dal governo di <strong>Theresa May</strong>, che, il 18 aprile di quest’anno, ha deciso di rimettere il suo mandato nelle mani degli elettori sperando in una grande vittoria così da poter avere una solida maggioranza per negoziare Brexit e assumere il controllo del Paese.I due partiti che si contenderanno la maggioranza parlamentare saranno il Partito Laburista e il Partito Conservatore. Due partiti che arrivano a queste elezioni molto più vicini, in termini di potenziali elettori, rispetto a quanto previsto dai primi sondaggi. Il risultato, in queste ore, appare imprevedibile. In molti, ritengono che la maggioranza per il Partito Conservatore sarà schiacciante; altri, più cauti, ritengono che il divario fra i due maggiori partiti britannici si sia assottigliato molto in queste ultime settimane e che Corbyn abbia dato il via a una rimonta di tutto rispetto.<strong>I cittadini chiamati alle urne sono circa cinquanta milioni</strong>. Un elettorato composto da cittadini del Regno Unito e da cittadini irlandesi e del Commonwealth residenti in Gran Bretagna. Può votare chi ha compiuto 18 anni e soltanto se si è previamente registrato nel registro elettorale. Dal 2015 ad oggi, i cittadini registrati al voto sono stati circa l’85%: segno che l’affluenza alle urne dovrebbe comunque essere medio-alta. In particolare, l’affluenza di quest’anno potrebbe avere un incremento percentuale rispetto alle precedenti grazie al voto dei giovani. Secondo le stime del governo di Londra, più di un milione di giovani elettori minori di 25 anni si sono iscritti ai registri elettorali dal giorno in cui Theresa May ha annunciato il voto anticipato. Un elettorato giovane che potrebbe modificare il quadro di riferimento di queste elezioni, poiché storicamente i giovani votano in larga parte il Partito Laburista o comunque partiti di opposizione. Al contrario, i Tories pescano in un bacino di elettori in media con età più elevata.I collegi elettorali hanno aperto alle sette di questa mattina e chiuderanno alle 22:00 ora locale, quindi le 23 italiane. Chiusura che può essere posticipata fino a che tutti gli elettori in fila per votare non abbiano ancora espresso il loro voto. I risultati ufficiali inizieranno a uscire dalle urne soltanto dopo la mezzanotte, con una certezza nei risultati che si potrà avere soltanto tra le tre e le cinque del mattino, quando saranno ormai scrutinati i voti della maggior parte dei collegi. Tendenzialmente, già per quell’ora, Theresa May saprà se avrà la maggioranza oppure se, incredibilmente, dovrà cedere il posto a Jeremy Corbyn.Per avere la maggioranza assoluta della Camera dei Comuni, unico ramo elettivo del Parlamento del Regno, il partito che prende più voti deve ottenere almeno 326 seggi su 650 disponibili. Ogni seggio rappresenta un collegio: 650 seggi per 650 collegi in cui è diviso il Regno Unito, i cosiddetti &#8220;constituencies&#8221;. Il sistema elettorale è quello del “first-past-the-post”, che significa che per ogni collegio viene eletto un solo candidato al Parlamento, cioè quello che ottiene più voti.Gli ultimi sondaggi danno un Partito Laburista in grande ascesa e un Partito Conservatore che arretra. Ma non c’è chiarezza. C’è chi parla di un Partito Conservatore al 46%, chi al 43%, altri ritengono che la forbice sia di un solo punto percentuale. L’ultimo sondaggio di mercoledì realizzato da Opinium dava i conservatori al 43% e i laburisti al 36% che sembra essere, sostanzialmente, il risultato più veritiero. Ma i sondaggi in questo senso possono non essere indicativi. L&#8217;importanza del voto popolare si confronta infatti con un sistema elettorale dove viene eletto solo un candidato a collegio, quindi pur se la differenza dei voti si assottiglia, l&#8217;importante è sempre ottenere il maggior numero di voti nel seggio. Pertanto, le percentuali, per quanto importanti, possono confondere e i Laburisti, ottenendo milioni di voti insperati rispetto a pochi mesi fa, potrebbero comunque avere pochissimi seggi perché i conservatori mantengono ugualmente il numero più alto dei voti nel singolo collegio.Per i nazionalisti scozzesi, l’obiettivo è quello di ottenere la maggioranza in tutti i collegi della Scozia: alle precedenti elezioni ne aveva ottenuti 54 su 59 e quest’anno, a parte qualche possibile vittoria conservatrice, dovrebbe confermarsi il trend di una Scozia schierata per il nazionalismo di centrosinistra di Nicola Sturgeon. I Libdem di Farron dovrebbero essere intorno all&#8217;8%, con qualche seggio ottenuto nel Regno, mentre l’UKIP, nonostante il possibile 4 o 5% non sembra in grado di ottenere in alcun collegio la maggioranza dei voti.I possibili scenari a questo punto sono quello di una larga vittoria conservatrice oppure di un’incredibile rimonta laburista e di un crollo di Theresa May. Nel secondo caso, oltre alla sorpresa di tutti gli analisti, sarebbero certe le dimissioni di Theresa May dalla leadership del partito e la nascita di una crisi all’interno di tutto il movimento conservatore britannico. In caso di vittoria convincente di Theresa May, al contrario, il Parlamento britannico avrebbe di nuovo una solida maggioranza conservatrice in grado di reggere l’urto di un negoziato sulla Brexit su cui May aveva puntato tutto e su cui aveva scommesso per la propria rielezione.</p>
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		<title>Il Labour e la sicurezza</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/se-il-partito-laburista-ha-chiuso-gli-occhi-sullislamismo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jun 2017 07:19:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni-gran-bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Laburista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170607232154_23380961.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170607232154_23380961.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170607232154_23380961-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170607232154_23380961-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170607232154_23380961-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il voto nel Regno Unito, mai come quest’anno, ha come tema centrale del dibattito politico l’estremismo islamico. Londra, Manchester, poi di nuovo Londra, con le loro strade insanguinate e i feriti in balia del terrorismo, hanno condotto il popolo britannico a una vera e propria riformulazione del proprio credo politico in base all’unico tema, insieme &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/se-il-partito-laburista-ha-chiuso-gli-occhi-sullislamismo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170607232154_23380961.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170607232154_23380961.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170607232154_23380961-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170607232154_23380961-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170607232154_23380961-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il voto nel <strong>Regno Unito</strong>, mai come quest’anno, ha come tema centrale del dibattito politico l’estremismo islamico. Londra, Manchester, poi di nuovo Londra, con le loro strade insanguinate e i feriti in balia del terrorismo, hanno condotto il popolo britannico a una vera e propria riformulazione del proprio credo politico in base all’unico tema, insieme alla <strong>Brexit</strong>, che sta loro a cuore: la <strong>sicurezza</strong>. L’esplosione del terrorismo di matrice islamista ha reso la corsa al potere, tra Tories e Labour, una sfida di emozioni, che farà vincere chi avrà dato all’elettorato maggiori certezze in un momento in cui il Regno Unito ne è completamente privo.<strong>Jeremy Corbyn</strong> ha attaccato duramente il governo <strong>May</strong> sul tema della sicurezza. Un tema mai troppo caro alla sinistra inglese, in special modo all’ala più radicale guidata dallo stesso Corbyn. Un tema che però con l’avvento della nuova scia di terrore, è diventato per forza di cose l’oggetto centrale di tutta la campagna elettorale delle ultime settimane a ridosso del voto. Corbyn ha colto l’occasione per colpire Theresa May proprio nel suo punto più delicato, partendo dall’accusa di aver tagliato i fondi alle forze di polizia e al personale e affermando la sconfitta sul tema del terrorismo da parte del governo conservatore sia in ambito di politiche internazionali, sia di politiche d’integrazione.Sul profilo interno, tuttavia, il Labour nasconde parecchi scheletri nell’armadio, che nel tempo stanno uscendo allo scoperto. Non che abbia avuto un interesse nell’aumento dell’islamismo né del terrorismo, questo è da escludere, ma nelle amministrazioni locali governate dal Partito Laburista, problemi riguardo alle comunità radicali si sono avuti molto spesso. Il motivo è da ricercare nel fatto il bacino elettorale dell’Islam britannico è stato spesso oggetto delle mire del Partito Laburista, tanto da essere un partito che molto spesso, nelle proprie fila, ha arruolato candidati di origine straniera o britannici di fede musulmana. Non che questo sia un pericolo, però è interessante notare come in larga parte i candidati di fede musulmana siano del centrosinistra del Regno Unito, nonostante la presenza ormai secolare di comunità islamiche sul territorio britannico. L’accusa che è stata mossa verso il Labour è tuttavia quella di aver chiuso gli occhi di fronte a molti casi di estremismo e di radicalismo proprio nelle amministrazioni controllate dal partito.<strong>Birmingham</strong>, che ricordiamo essere la città con i maggiori problemi d’integrazione legati alle comunità islamiche, e patria di un decimo degli accusati di terrorismo o di affiliazione al terrorismo presenti in Gran Bretagna, è emblematica di questo rapporto perverso fra Labour e islam radicale. Qui, per molto tempo, il partito, consapevole di aver ottenuto il controllo sul più vasto territorio comunale del Regno, ha per molto tempo chiuso un occhio di fronte a molte questioni in tema di fanatismo religioso. Lo scandalo del cosiddetto “Trojan horse”, cioè il cavallo di Troia, con cui fu chiamato il sistema attraverso il quale molti islamici radicali avevano cercato di prendere il controllo delle scuole private per trasformarle in scuole di stampo musulmano, fu scoperto nel 2014 e si scoprì che il partito aveva taciuto. Aveva taciuto, a detta dei portavoce locali, perché a rischio di essere accusato di “islamofobia”. Tuttavia, era stato proprio l’assessore all’uguaglianza e all’integrazione, Zaffar, ad essere accusato di aver fatto pressioni sulle scuole cattoliche per modificare le proprie gerarchie e i propri metodi.E del resto, Birmingham rappresenta proprio il fallimento delle politiche d’integrazione del centrosinistra inglese. Qui interi quartieri sono completamente privi della presenza dello Stato e sono nati dei veri e propri ghetti dove addirittura è difficile che si parli inglese o che venga anche proprio compreso. I suoi sobborghi si sino riempiti di moschee radicali e non censite: soltanto a Sparbrook ce ne sono ventidue.Casi di radicalismo sono poi stati scoperti all’interno dello stesso partito. Un esempio è stato la denuncia secondo la quale alcuni leader locali avevano tolto la possibilità alle donne del partito, sempre musulmane, di poter parlare in pubblico. Denuncia sporta dalla Muslim Women’s Network UK (MWNUK), che sollevò la questione più di un anno fa, chiedendo a Corbyn di intervenire per bloccare la deriva repressiva di alcuni leader musulmani del partito sul territorio. Un allarme lanciato già molti anni fa all’interno dello stesso partito. Eclatanti furono le parole di Jim Fitzpatrick, ministro dell’Ambiente tra il 2009 e il 2010, il quale al Sunday Telegraph disse che era in atto una forma di infiltrazione dell’islam radicale dentro il Partito Laburista ad opera di alcune organizzazioni internazionali. A dimostrazione del fatto che ormai da tempo, il problema non è soltanto di politica internazionale, né esclusivamente di politiche di sicurezza e difesa interna. C’è un profilo di volontà politica che per anni è mancato in molte parti della società civile inglese.</p>
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		<title>La vittoria di Theresa May è a rischio?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-vittoria-theresa-may-rischio.html</link>
		
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		<pubDate>Sun, 04 Jun 2017 13:26:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni-gran-bretagna]]></category>
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<p>Quanto accaduto ieri sera a Londra può mettere i bastoni tra le ruote a Theresa May. Il fattore terrorismo è ormai entrato nel dibattito politico inglese e il susseguirsi di attentati è una delle cause principali del declino dell&#8217;attuale premier nelle preferenze degli elettori. Uno sconvolgimento della sicurezza pubblica che pare procedere di pari passo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-vittoria-theresa-may-rischio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170526105704_23246591.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170526105704_23246591.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170526105704_23246591-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170526105704_23246591-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170526105704_23246591-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p style="text-align: left"><a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/londra-furgone-sui-pedoni-sei-feriti-sul-london-bridge-1405137.html">Quanto accaduto </a>ieri sera a <strong>Londra</strong> può mettere i bastoni tra le ruote a Theresa May. Il fattore terrorismo è ormai entrato nel dibattito politico inglese e il susseguirsi di attentati è una delle cause principali del declino dell&#8217;attuale premier nelle preferenze degli elettori. Uno sconvolgimento della sicurezza pubblica che pare procedere di pari passo col recupero elettorale dei progressisti. Prescindendo dalle possibilità governative di gestire un fenomeno sempre più irruento e spesso privo di prevedibilità, infatti, è naturale che chi governa una nazione mentre questa è costretta a subire una serie di attentati, subisca politicamente un colpo. <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/attacco-londra-polemiche-sulla-may-ha-abbassato-lallerta-1405156.html">La bufera </a>sulla May, però, riguarda soprattutto la decisione di abbassare il livello d&#8217;allerta.  Responsabilità che gli è stata immediatamente imputata. Un quadro paradossale se si tiene presente che <strong>Theresa May</strong> sembrava avere la strada spianata per la vittoria delle elezioni generali inglesi. I sondaggi degli ultimi giorni, però, parlano di un&#8217;inaspettata rimonta di <strong>Corbyn</strong> e del suo Labour Party. Quando manca ormai meno di una settimana al voto, i dati delle previsioni non sono più così incoraggianti per la premier brittanica: <a href="https://www.theguardian.com/politics/2017/jun/03/theresa-may-approval-rating-sinks-as-tory-lead-shrinks-to-six-points">questo articolo</a> del <em>Guardian</em> segnala come il distacco pare essersi ridotto a soli sei punti. Sempre secondo lo stesso pezzo, la popolarità della May, inoltre, sarebbe in calo. <a href="http://formiche.net/2017/06/01/theresa-may-elezioni-gran-bretagna/">Questo sondaggio</a> di <em>YouGov</em>, poi, rincara la dose:  i laburisti insistono nella loro azione di rimonta rispetto ai Tories, <strong>Jeremy Corbyn, </strong>insomma, sarebbe a soli 3 punti di distacco dalla May.  Quando la premier aveva annunciato la sua intenzione di sciogliere la Camera dei Comuni per far sì che il mandato popolare sulla Brexit arrivasse elettoralmente, era lo scorso 4 maggio e tutto, ma proprio tutto, lasciava pensare che niente potesse ostacolarla in una sicura vittoria. &#8221; Avrei potuto restare in carica per un paio d’anni e non indire le <strong>elezioni</strong>. Ho avuto le palle per farlo&#8221;, <a href="https://www.loccidentale.it/articoli/145583/voto-gb-may-ho-avuto-le-palle-di-indire-le-elezioni">ha risposto </a>la May ad una domanda su questa presunta rimonta dei progressisti. I numeri di cui i sondaggi parlano, si veda bene, non sono neutri rispetto i futuri scenari politici della Gran Bretagna:  i conservatori di Theresa May, invece di guadagnare seggi, ne  perderebbero 20, passando da 330 a 310 deputati, così come spiegato da <em>The Times online.</em> I laburisti di Jeremy Corbyn, d&#8217;altro canto, potrebbero aumentare la loro squadra parlamentare di ben 30 seggi rispetto le passate elezioni, arrivando così a 257 deputati, contro i 229 attuali. Se questo quadro risultasse veritiero, per i conservatori sarebbe un vero e proprio disastro. Ai Tories, infatti, mancherebbero ben 16 seggi per raggiungere la maggioranza assoluta e per la May, quindi, sarebbe una catastrofe. Attenzione: non sarebbe la prima volta, tuttavia, che i sondaggi si rivelano essere del tutto sbagliati a seggi chiusi. Il caso <strong>Brexit</strong>, del resto, è noto a tutti. Theresa May qualche certezza l&#8217;ha messa in tasca ultimamente: <a href="http://blog.ilgiornale.it/cesare/2017/05/05/successo-may-verso-la-brexit-e-oltre/">nelle elezioni locali</a>, l&#8217;attuale leader conservatore ha fatto registrare il miglior risultato degli ultimi dieci anni per il suo partito di riferimento. Cosa che è avvenuta quattro settimane fa, non nel paleolitico. I Tories sono riusciti in quell&#8217;occasione a trionfare ovunque: Inghilterra, Galles e persino nell&#8217;impenetrabile Scozia, ottenendo la rappresentanza maggioritaria in 11 comuni in più rispetto alle precedenti elezioni locali<a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/gb-corbyn-nuovo-leader-dei-laburisti-1170000.html">Il Labour party di Corbin</a>, invece, perse rispetto alla precedente turnata locale,380 rappresentanti comunali e 9 municipalità. L<strong>&#8216;Ukip,</strong> invece, è stato forse definitivamente spazzato via dalle preferenze degli elettori, segno che, una volta ottenuto lo scopo di fondazione del partito, cioè l&#8217;uscita dall&#8217;Ue, il movimento <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/nigel-farage-si-dimette-leader-dellukip-1278949.html">guidato per anni </a>da <strong>Nigel Farage</strong> ha, oggi, poco senso d&#8217;esistere. Theresa May tira dritto, sicura che:&#8221; L’unico <strong>sondaggio </strong>che conta è quello che si terrà il giorno delle elezioni&#8221;. La leader britannica continua a dichiarare che solamente  i Tories<b> </b>avrebbero rispettato &#8220;la volontà degli inglesi di fare il lavoro e avere successo nel processo di Brexit&#8221;. Sottolineando con forza: &#8220;L&#8217;ho fatto per il Paese e per la necessità di avere un mandato forte in vista dei negoziati &#8220;. Tra pochi giorni avremo le risposte definite sul futuro politico della Gran Bretagna e su quello di Theresa May. Certo è che sulla strada del leader conservatore, oltre l&#8217;avversario politico interno, si è interposto il nemico geopolitico dell&#8217;occidente intero: <strong>il terrorismo</strong>.</p>

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		<title>&#8220;Interniamo i terroristi&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 31 May 2017 08:15:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="665" height="221" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/1454411715-jihadisti.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/1454411715-jihadisti.jpg 665w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/1454411715-jihadisti-300x100.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 665px) 100vw, 665px" /></p>
<p>S’infiammano le elezioni in Gran Bretagna e l’Ukip, crollato clamorosamente nelle ultime elezioni locali in tutto il territorio del Regno Unito, punta su una campagna elettorale con messaggi forti. Due gli obiettivi su cui è stata impostata la campagna del partito nazionalista: Brexit e terrorismo islamico. Questi due temi, su cui peraltro s’incentrano anche le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/proposta-shock-dellukip-campi-di-concentramento-per-jihadisti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="665" height="221" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/1454411715-jihadisti.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/1454411715-jihadisti.jpg 665w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/1454411715-jihadisti-300x100.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 665px) 100vw, 665px" /></p><p>S’infiammano le elezioni in Gran Bretagna e l’<strong>Ukip</strong>, crollato clamorosamente nelle ultime elezioni locali in tutto il territorio del Regno Unito, punta su una campagna elettorale con messaggi forti. Due gli obiettivi su cui è stata impostata la campagna del partito nazionalista: <strong>Brexit</strong> e <strong>terrorismo islamico</strong>. Questi due temi, su cui peraltro s’incentrano anche le politiche del Regno degli ultimi mesi, sono quelli con cui il movimento ora guidato da Paul Nuttall ha deciso di puntare tutto per tornare ad avere voce in Parlamento.Ukip nacque con un obiettivo: far uscire il Regno Unito dall’Unione europea. Nacque per questo nel 1993 e, dopo più di venti anni, è riuscito nel suo intento. L’obiettivo della Brexit può essere considerato raggiunto, quantomeno nel voto favorevole della popolazione e in teoria il merito andrebbe proprio a coloro che prima di tutti avevano puntato su questo referendum. Eppure, così non è stato. Il Partito Conservatore guidato da Theresa May si è preso tutto il merito di questo successo elettorale ed ha spodestato l’Ukip dal trono dell’euroscetticismo britannico. Da lì, il crollo nei sondaggi e nei voti alle amministrative: tutti gli euroscettici conservatori, invece di premiare il coraggio dell’Ukip, premiarono la tenacia del premier May.Per questo motivo, adesso i nazionalisti hanno deciso di puntare su un altro tema altrettanto sentito dall’Inghilterra profonda, il loro bacino di voti più importante: la minaccia jihadista. Nelle ultime settimane i toni dell’Ukip sul punto si sono particolarmente incendiati. Il leader Nuttall ha definito il jihadismo come un “cancro che è penetrato nel Paese”. Per eliminare il problema, l’Ukip prevede una serie di misure eclatanti. La prima è l’eliminazione, nel tempo, dell’<strong>immigrazione</strong>, fino a farla arrivare a una soglia zero. In sostanza, sempre secondo quanto affermato dal leader, si dovrebbe attivare il meccanismo di “uno entra, uno esce”. Oltre a questo, il programma del partito prevede il divieto del velo islamico in luoghi pubblici o nelle strade, il divieto di utilizzare la legge islamica in ogni comunità, sia pubblica sia privata, e il controllo a tappeto su chiunque viaggi in Paesi a rischio, fino a togliere il passaporto a chi si sia recato in Stati dove c’è una forte presenza terroristica, e che sono considerati dall’Ukip mete di radicalizzazione. Inoltre, per fare tutto ciò, il manifesto Ukip prevede anche l’arruolamento di ventimila poliziotti e altri ventimila soldati, che andrebbero a rinforzare la sicurezza pubblica per le città e nei punti di “frontiera”.Nelle ultime ore, è poi giunto un nuovo annuncio da parte di Nuttall che ha destato particolare scalpore nel Regno Unito: la creazione di <strong>campi di “internamento”</strong> per jihadisti o per sospettati di terrorismo islamico, anche senza giudizio di un tribunale. Secondo Nuttall, la minaccia jihadista è talmente estesa che non si può ricorrere alle “blande misure” del Governo May. Secondo il leader del partito nazionalista, i servizi segreti britannici avrebbero confermato la presenza sul territorio di tutto il Regno Unito, di circa 23mila potenziali terroristi o comunque affiliati o seguaci di organizzazioni terroristiche o salafite. L’enorme numero di possibili attentatori metterebbe a repentaglio la stessa sopravvivenza della Gran Bretagna e darebbe una ragione valida per utilizzare misure assolutamente drastiche. In ambiente Ukip, inoltre, è ormai all&#8217;ordine del giorno l&#8217;idea di voler introdurre la pena di morte per chi si macchia di terrorismo.Misure drastiche che però in un popolo come quello britannico, culturalmente formato sul liberalismo, potrebbero rappresentare un boomerang in termini di consenso. L’Inghilterra profonda, che è quella dove pesca l’Ukip, è sì molto preoccupata dalla minaccia terroristica, ma è anche legata a un sistema politico dove parlare di divieti, controlli e militari nelle città potrebbe essere anche considerato un eccesso e allarmare. In questo senso, il governo May, che da una parte sostiene Brexit e dall’altra aumenta il controllo dell’antiterrorismo, potrebbe comunque sgretolare le certezze dell’Ukip su come prendere la pancia degli elettori più conservatori e preoccupati. Resta però il dato che per la prima volta, nel Regno Unito, un partito con un certo numero di elettori e seguaci &#8211; i sondaggi lo danno comunque al 5% ed in crescita &#8211; affermi misure repressive uniche rispetto al panorama politico britannico. In questo senso, la campagna elettorale dei nazionalisti potrebbe diventare una sorta di sfida al conservatorismo. Gli annunci di Nuttall creano comunque dibattito e alimentano la discussione su un problema che per il Regno Unito è ormai all’ordine del giorno; e s’interfacciano con elettori che voterebbero o Ukip o Conservative. Il governo May ha sempre rifiutato ogni accondiscendenza verso l’ala estrema rappresentata dall’Ukip, ma è anche vero che con Brexit hanno appurato quanto possa essere formidabile in campagna elettorale la propaganda dei nazionalisti.</p>
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		<title>Il manifesto di Theresa May</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-rivoluzione-sociale-del-manifesto-di-theresa-may.html</link>
		
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		<pubDate>Mon, 29 May 2017 07:06:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170526105704_23246591.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170526105704_23246591.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170526105704_23246591-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170526105704_23246591-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170526105704_23246591-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Quali sono le linee programmatiche di Theresa May per le ormai imminenti elezioni generali del Regno Unito? Conservatorismo sociale, linea dura sugli immigrati e, ovviamente, Hard Brexit. Il programma elettorale della leader del partito conservatore è un vero e proprio manifesto contro l&#8217;establishment britannico: tagli lineari sul welfare, regole più severe per gli ingressi degli &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-rivoluzione-sociale-del-manifesto-di-theresa-may.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170526105704_23246591.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170526105704_23246591.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170526105704_23246591-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170526105704_23246591-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170526105704_23246591-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Quali sono le linee programmatiche di <strong>Theresa May</strong> per le ormai imminenti elezioni generali del Regno Unito? Conservatorismo sociale, linea dura sugli immigrati e, ovviamente, Hard Brexit. Il programma elettorale della leader del partito conservatore è un vero e proprio manifesto contro l&#8217;establishment britannico: tagli lineari sul welfare, regole più severe per gli ingressi degli stranieri, tutele maggiori per la working class e regolamentazione ferrea dei prezzi per le società di servizi. Il tempo per convincere gli elettori è <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/non-solo-brexit-la-corsa-di-theresa-may-verso-le-elezioni/">sempre meno</a> , ma Theresa May, nonostante i sondaggi indichino un parziale recupero del Labour Party, tira dritto sulla sua strada. <a href="https://order-order.com/wp-content/uploads/2017/05/Manifesto2017.pdf">Il manifesto</a> si chiama &#8221; Forward Togheter&#8221;, cioè &#8221; Avanti Insieme&#8221; ed è incentrato su &#8220;cinque grandi sfide&#8221; che il Regno Unito avrà davanti a sé, specie successivamente all&#8217;uscita dal mercato unico europeo: conservare la crescita economica, far sì che la  Brexit avvenga in modo regolare e ordinato, consolidare il concetto di nazione unita, costruire una nuova &#8220;grande meritocrazia&#8221;, portare i giovani al centro di una società equa, sfruttando il potere della tecnologia in rapidissima evoluzione.Nel tentativo di mettere ordine dentro i numeri riguardanti l&#8217;immigrazione,<a href="http://May identifica le "cinque grandi sfide" che il Paese dovrà affrontare nel post-Brexit: mantenere la crescita economica; assicurare una Brexit regolare e ordinata, rimanendo una Nazione unita; costruire una nuova "grande meritocrazia"; affrontare una società che invecchia rimanendo equa con i giovani; e sfruttare il potere della tecnologia in rapida evoluzione, pur mantenendo la sicurezza e la privacy."> la premier britannica </a>ha intenzione di revisionare il sistema degli accessi. L&#8217;obietto dichiarato è quello di riportare il numero degli ingressi al di sotto della quota di  100mila persone l&#8217;anno, dato che segnerebbe un cambio di tendenza radicale rispetto ai precedenti 7 anni guidati dai governi marcati Tory. Attualmente, infatti, gli immigrati annuali nel Regno Unito sono 273 mila.  Sul libero mercato, poi, un&#8217;evidente stretta in funzione della Brexit: &#8220;Non crediamo nei mercati liberi, senza frontiere&#8221;, ha dichiarato Theresa May, che ha aggiunto: &#8220;Rifiutiamo il culto dell&#8217;individualismo egoista. Detestiamo la divisione sociale, l&#8217;ingiustizia, l&#8217;iniquità e la disuguaglianza&#8221;. Il Regno Unito, secondo il programma dei conservatori, insomma, dovrà mantenere un rapporto privilegiato con l&#8217;Europa per mezzo di un accordo di libero scambio e di libertà di dogana, ma le restrizioni in materia dovranno al contempo essere evidenti. Sempre in materia economica, Theresa May ha promesso di non aumentare l&#8217;Iva e di mettere il meno possibile le mani nelle tasche dei cittadini. Entro il 2020, poi, i <strong>Tories</strong> hanno intenzione di aumentare l&#8217;esenzione sulle imposte per i redditi fino a 12.500 sterline. Prevista una fissazione delle <a href="https://www.gov.uk/income-tax-rates/current-rates-and-allowances">aliquote più alte</a> a 50 mila sterline. Sul piano fiscale, infine, è previsto la riforma del sistema dei tassi sul lavoro: la tassazione per l&#8217;assunzione dei lavoratori extra Ue, nei piani della May, deve aumentare vertiginosamente. Per quanto riguarda la salute, il programma della May prevede che ci sia un incremento dei fondi per il sistema sanitario di 8 miliardi di sterline durante il prossimo quinquennio.La rivoluzione sociale, però, è prevista anche sul piano del <strong>welfare</strong>: il sistema del benessere inglese, nel caso vincesse Theresa May, verrebbe riordinato per mezzo dell&#8217;eliminazione di numerosi <strong>benefits</strong> ad oggi acquisiti come diritti dai pensionati. Quest&#8217;ulteriore piano di tagli servirà a finanziare ambiti dell&#8217; assistenza pubblica, in controtendenza assoluta con quanto previsto dai labouristi precedentemente. La strada per la <strong>Stronger Britain</strong>, dunque, è segnata due direzioni tanto complesse quanto districate: da una parte ci sarà la prevista contrattazione con Bruxelles, le cui premesse non sembrano palesare un quadro facile, dall&#8217;altra Theresa May dovrà rispondere a chi la voterà del promesso grande sconvolgimento delle logiche economiche e sociali che ad oggi dominano i processi del sistema britannico. Il partito conservatore inglese resta in <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.termometropolitico.it/1254205_sondaggi-elettorali-regno-unito-may-netto-vantaggio-corbyn.html">vantaggio</a> nelle rivelazioni, anche se l&#8217;attentato di Manchester sembra aver influito positivamente nei confronti delle aspettative dei progressisti. Corbyn, in definitiva, è in ripresa, ma nel caso Theresa May dovesse ottenere la maggioranza assoluta potremmo trovarci dinanzi al primo grande cambiamento radicale di una nazione, comunque, europea.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-rivoluzione-sociale-del-manifesto-di-theresa-may.html">Il manifesto di Theresa May</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;anti Theresa May</title>
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		<pubDate>Sun, 14 May 2017 14:51:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170512104248_23067626.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170512104248_23067626.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170512104248_23067626-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170512104248_23067626-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170512104248_23067626-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170512104248_23067626.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170512104248_23067626.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170512104248_23067626-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170512104248_23067626-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170512104248_23067626-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Gina Miller</strong> è un nome che circola nella politica britannica da più di un anno. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2017/04/21/gina-miller-campagna-contro-hard-brexit_bee00a35-57d9-45a0-9d5e-e6d85bae63c9.html">Balzata alle cronache</a> durante la campagna elettorale sulla Brexit, rappresenta, oggi, l&#8217;omologa inglese del francese Emmanuel Macron. Almeno in prospettiva.Lei, per ora, nicchia su un&#8217;ipotesi di candidatura, ma se l&#8217;implosione del Labour Party dovesse essere confermata in queste settimane, nulla esclude la creazione di una candidatura nuova, liquida e proveniente dalla società civile in grado di mischiare le carte alle legislative. Un'&#8221; En Marche!&#8221; in salsa bretone, che possa provare a replicare il successo ottenuto in Francia.Per ora, &#8220;<strong>Best of Britain</strong>&#8220;, l&#8217;iniziativa lanciata da Gina Miller a favore della causa europeista durante le legislative anticipate al prossimo 8 giugno, è solo un think thank spot. &#8220;Best of Britain &#8211; <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://notizie.tiscali.it/esteri/articoli/gina-miller-donna-che-guida-campagna-anti-hard-brexit/">ha spiegato</a> &#8211; &#8220;è nato un&#8217;ora esatta dopo l&#8217;annuncio delle elezioni dell&#8217;8 giugno da parte del Primo ministro, convinta che ci sarebbe stata una vittoria schiacciante del partito conservatore. Noi semplicemente non possiamo permettere che questo accada, perché sarebbe una vera e propria dittatura elettorale&#8221;. In effetti, a poco più di un mese dall&#8217;appuntamento elettorale, le proiezioni non lasciano molto scampo alla causa europeista.Secondo alcune proiezioni di <a class="profileLink" style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.facebook.com/scenaripolitici/">Scenaripolitici.com</a> il partito di Theresa May dovrebbe conquistare una maggioranza netta in parlamento. Nello specifico, i tories arriverebbero a conquistare 400 seggi, rispetto ai 330 della scorsa elezione. . Sempre secondo questa proiezione, invece, i laburisti otterrebbero solo 167 seggi, rispetto ai 229 delle ultime elezioni legislative. Insomma, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/theresa-may-la-leader-ferro-leuropa-non-saspettava/">Theresa May</a>, la leader di ferro che l&#8217;Europa non si aspettava, si avvierebbe verso un trionfo. Gli avversari naturali del conservatorismo inglese, dunque, sembrano in dissoluzione. Gina Miller, invece, è in ascesa e si sta appellando con forza a quelle categoria sociali su cui fanno affidamento i leader globalisti contemporanei: i giovani, gli uomini d&#8217;affari e cittadini delle città finanziarizzate. Coloro che, insomma, hanno in buona parte permesso ad <a href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/siamo-i-volti-nuovi-europa-rifondare-1389466.html">Emmanuel Macron</a> di vincere nel ballottaggio contro Marine Le Pen. L&#8217;obiettivo della Miller- spiega l&#8217;ex donna d&#8217;affari stessa- punta a far eleggere più deputati possibili di suo riferimento, che abbiano a cuore le sorti dell&#8217;Ue e si schierino apertamente contro la Brexit. La Miller è nata il 19 aprile <strong>1965</strong>, il suo nome è all&#8217;anagrafe è Gina Nadira Singh, nella <strong>Guyana Britannica</strong>, dunque in Sud America. I suoi genitori sono Savitri e Doodnauth Singh. Mandata all&#8217;età di 10 nel Regno Unito  per essere educata alla Moira House Girls School, l&#8217; <strong>&#8220;Obama inglese&#8221;</strong>, così com&#8217;è stata più volte definita, è stata proprietaria di un laboratorio fotografico, poi è diventata manager specializzata in marketing e eventi alla BMW . Successivamente, Gina Miller, ha avviato un agenzia di marketing tutta sua, incentrata sui servizi finanziari. Nel 1996 lanciò un programma di conferenze riguardante gli investimenti presso il Senato. Nel 2009 ha fondato con il marito Alan Miller il <strong>fondo d’investimento SCM</strong>. Gina Miller, poi, ha creato, sempre nel 2009,  la fondazione <strong>Miller Philanthropy</strong>, poi rinominata <strong>True and Fair Foundation</strong>, e ha fondato il sito <strong>MoneyShe</strong>.com nel 2014, un marchio di investimento per sole donne. Donna d&#8217;affari, filantropa ed ora anche politica inglese. Un profilo che ricorda incredibilmente quello di Macron. Chissà che la sua operazione per le legislative non abbia il successo sperato. Quello di Gina Miller, in ogni caso, è un nome di cui sentiremo ancora parlare.</p>
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