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	<title>ebrei Archives - InsideOver</title>
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	<title>ebrei Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Non solo Aipac: su Israele il voto degli ebrei d&#8217;America è eterogeneo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/non-solo-aipac-su-israele-il-voto-degli-ebrei-damerica-e-eterogeneo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Nov 2024 16:46:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[ebraismo]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico americano]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Repubblicano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102151136137_8c434fbcc32a7968b7b1b3e2ab8cf319.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102151136137_8c434fbcc32a7968b7b1b3e2ab8cf319.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102151136137_8c434fbcc32a7968b7b1b3e2ab8cf319-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102151136137_8c434fbcc32a7968b7b1b3e2ab8cf319-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102151136137_8c434fbcc32a7968b7b1b3e2ab8cf319-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102151136137_8c434fbcc32a7968b7b1b3e2ab8cf319-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102151136137_8c434fbcc32a7968b7b1b3e2ab8cf319-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli ebrei americani costituiscono una componente fondamentale del panorama elettorale negli Stati Uniti. Sono particolarmente attivi nel finanziamento e nell’organizzazione delle campagne elettorali, dimostrando un impegno che supera la loro rappresentanza numerica. Questo impegno è giustificato dal loro sostegno ai valori di uguaglianza e ai diritti civili, oltre che dalla lotta contro l’antisemitismo. Per questo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/non-solo-aipac-su-israele-il-voto-degli-ebrei-damerica-e-eterogeneo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/non-solo-aipac-su-israele-il-voto-degli-ebrei-damerica-e-eterogeneo.html">Non solo Aipac: su Israele il voto degli ebrei d&#8217;America è eterogeneo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102151136137_8c434fbcc32a7968b7b1b3e2ab8cf319.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102151136137_8c434fbcc32a7968b7b1b3e2ab8cf319.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102151136137_8c434fbcc32a7968b7b1b3e2ab8cf319-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102151136137_8c434fbcc32a7968b7b1b3e2ab8cf319-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102151136137_8c434fbcc32a7968b7b1b3e2ab8cf319-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102151136137_8c434fbcc32a7968b7b1b3e2ab8cf319-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102151136137_8c434fbcc32a7968b7b1b3e2ab8cf319-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli<strong> ebrei americani </strong>costituiscono una componente fondamentale del panorama elettorale negli Stati Uniti. Sono particolarmente attivi nel finanziamento e nell’organizzazione delle campagne elettorali, dimostrando un impegno che supera la loro rappresentanza numerica. Questo impegno è giustificato dal loro sostegno ai valori di uguaglianza e ai diritti civili, oltre che dalla lotta contro l’antisemitismo. Per questo motivo, gli ebrei americani tendono a votare prevalentemente per il <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/chi-decide-la-politica-del-partito-democratico-sul-medio-oriente-la-lobby-pro-israele.html">Partito Democratico</a></strong>, da sempre visto come sostenitore delle minoranze e promotore di politiche più inclusive. In aggiunta, la comunità ebraica ha storicamente appoggiato le battaglie per il riconoscimento dei diritti della comunità nera negli Stati Uniti, posizionandosi spesso all’avanguardia in queste lotte sociali.</p>



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<ul class="wp-block-list">
<li><strong><a href="https://it.insideover.com/politica/trump-vs-harris-il-voto-usa-come-specchio-dei-dolori-di-una-fragile-superpotenza.html">Trump contro Harris: negli Usa in scena il voto delle fratture</a></strong></li>
</ul>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>La distribuzione dell’elettorato ebraico negli Stati Uniti</strong></h2>



<p>La distribuzione geografica dell’elettorato ebraico è particolarmente rilevante in termini politici. Stati come la <strong>Pennsylvania, l’Illinois e l’Ohio </strong>vedono la presenza di una popolazione ebraica pari al 3% della popolazione totale, ma che rappresenta il 4% dell’elettorato. La situazione è ancor più influente in stati chiave come la <a href="https://it.insideover.com/senza-categoria/ron-desantis-e-il-modello-florida-cosi-lancia-la-sua-sfida-a-trump.html">Florida</a> e New York, dove gli ebrei costituiscono il 9% della popolazione ma rappresentano un significativo 15% dell’elettorato democratico. Questa concentrazione è cruciale in elezioni presidenziali e primarie, dove la comunità ebraica è in grado di mobilitarsi efficacemente, raggiungendo talvolta il 30% di affluenza in contesti specifici.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Mobilitazione e influenza politica</strong></h2>



<p>Secondo André Kaspi, autore di una guida sul voto ebraico negli Stati Uniti, la mobilitazione elettorale della comunità ebraica è notevole: l’80% degli ebrei iscritti alle liste elettorali partecipa regolarmente al voto, una percentuale che può arrivare fino al 90% in alcune occasioni. Questo dato dimostra come il peso politico degli ebrei americani vada ben oltre il loro numero. <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/vietato-per-legge-contare-i-morti-di-gaza-la-norma-choc-del-congresso-usa.html">George Soros ha criticato il monopolio politico dell’AIPAC,</a></strong> l’American Israel Public Affairs Committee, un’organizzazione influente che ha il potere di influenzare la politica estera americana verso il Medio Oriente e che tradizionalmente sostiene candidati pro-Israele.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’AIPAC e la sua influenza</strong></h2>



<p>L’AIPAC è considerata una delle lobby più potenti negli Stati Uniti e gioca un ruolo cruciale nel consolidamento dei legami tra il governo americano e Israele. Fondata nel 1954, l’organizzazione si prefigge di raccogliere fondi per candidati favorevoli a Israele e contrastare quelli considerati ostili. Secondo alcuni analisti, l’AIPAC non mira tanto a influenzare le decisioni politiche israeliane quanto a proteggere gli interessi americani che coincidono con quelli di Israele. In un famoso episodio del 1984, un esponente dell’organizzazione, Kennedy Blalikin, dichiarò pubblicamente che l’AIPAC avrebbe sostenuto qualsiasi governo israeliano indipendentemente dalla linea politica scelta, dimostrando la sua neutralità verso le decisioni interne israeliane purché coincidenti con gli interessi comuni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Episodi di mobilitazione contro oppositori</strong></h2>



<p>L’AIPAC è stata capace di esercitare una pressione tangibile sulla carriera politica di diversi esponenti. Nel 1992, il senatore <strong>Gus Savage</strong> perse il suo seggio in Illinois per essersi opposto al finanziamento per il ripopolamento delle colonie israeliane con ebrei sovietici. Questo evento sottolinea come l’AIPAC possa mobilitare i suoi sostenitori per influenzare gli esiti elettorali, assicurando che le posizioni filo-israeliane rimangano ben rappresentate nel Congresso. Un altro esempio è la sconfitta di Paul Findley, congressista noto per aver incontrato Yasser Arafat e aver sostenuto il riconoscimento dell’OLP. La sua opposizione alla linea filo-israeliana gli costò la rielezione, venendo descritto come “uno dei peggiori nemici di Israele nella storia del Congresso”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Critiche e dissenso interno</strong></h2>



<p>Non tutte le organizzazioni ebraiche negli Stati Uniti condividono la linea dell’AIPAC. Ci sono gruppi come J Street, nati per promuovere una visione più critica e moderata, sostenendo la creazione di uno Stato palestinese e una politica di pace. Esistono anche organizzazioni come “Not in My Name”, che si oppongono apertamente al sionismo e alle politiche israeliane, dimostrando la pluralità di opinioni all’interno della comunità ebraica americana. Queste organizzazioni cercano di <strong>smantellare l’idea che tutti gli ebrei americani siano acritici sostenitori di Israele</strong> e si impegnano in campagne di sensibilizzazione per promuovere diritti umani e una pace giusta in Medio Oriente.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusioni</strong></h2>



<p>L’influenza degli elettori ebrei e delle lobby israeliane negli Stati Uniti è ampia e articolata, con un impatto evidente sia a livello elettorale che di politica estera. L’AIPAC rappresenta la punta dell’iceberg di un ecosistema di organizzazioni che si muove in maniera complessa, bilanciando pressioni politiche, critiche interne e un impegno costante per garantire che gli interessi di Israele rimangano centrali nella politica americana. Tuttavia, il panorama è lungi dall’essere omogeneo: voci critiche all’interno della stessa comunità ebraica dimostrano che esiste un dibattito vivace e diversificato sulle questioni riguardanti Israele e il suo rapporto con gli Stati Uniti.</p>
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		<item>
		<title>Ebrei e cristiani nella Repubblica Islamica dell&#8217;Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/ebrei-e-cristiani-nella-repubblica-islamica-delliran</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 08:55:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iran.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iran.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iran-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Nella piazzetta centrale di Jolfa, quartiere armeno a maggioranza cristiano di Isfahan, alcuni uomini sulla settantina si sono radunati di primo mattino. Seduti sulle panchine e sui muretti, all’ombra del pino per ripararsi dal caldo, parlano del più e del meno. Tutto intorno la vita scorre normale. Le studentesse si incamminano zaino in spalla per l’università di storia dell’arte situata ad un centinaio di metri da lì, i commercianti aprono i loro negozi, gli operai ricominciano i lavori. Gli edifici bassi color terracotta, i sampietrini disseminati sul pavimento stradale e i campanili di fianco alle chiese ricordano alcuni piccoli borghi europei. Eppure siamo in Iran. A ricordarcelo è una donna col velo sul capo che chiama suo figlia in farsi. “Ani! Ani! Vieni qui!”, grida.  Da decenni la stessa comunità cristiana d’Iran elegge i suoi parlamentari al Majlis (il Parlamento), ed è proprio in questa direzione che il presidente Hassan Rohani ha convocato di recente un ministero che gestisce i rapporti tra minoranze religiose e governo.  Tra questi anche gli ebrei. Perché a differenza da quello che si pensa, escludendo la terra di Israele, quella iraniana rappresenta ancora oggi la comunità ebraica più numerosa dell’intero Medio Oriente. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/ebrei-e-cristiani-nella-repubblica-islamica-delliran">Ebrei e cristiani nella Repubblica Islamica dell&#8217;Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iran.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iran.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iran-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>Nella piazzetta centrale di Jolfa, quartiere armeno a maggioranza cristiano di Isfahan, alcuni uomini sulla settantina si sono radunati di primo mattino. Seduti sulle panchine e sui muretti, all’ombra del pino per ripararsi dal caldo, parlano del più e del meno. Tutto intorno la vita scorre normale. Le studentesse si incamminano zaino in spalla per l’università di storia dell’arte situata ad un centinaio di metri da lì, i commercianti aprono i loro negozi, gli operai ricominciano i lavori. Gli edifici bassi color terracotta, i sampietrini disseminati sul pavimento stradale e i campanili di fianco alle chiese ricordano alcuni piccoli borghi europei. Eppure siamo in Iran. A ricordarcelo è una donna col velo sul capo che chiama suo figlia in farsi. “Ani! Ani! Vieni qui!”, grida. Da decenni la stessa comunità cristiana d’Iran elegge i suoi parlamentari al Majlis (il Parlamento), ed è proprio in questa direzione che il presidente Hassan Rohani ha convocato di recente un ministero che gestisce i rapporti tra minoranze religiose e governo. Tra questi anche gli ebrei. Perché a differenza da quello che si pensa, escludendo la terra di Israele, quella iraniana rappresenta ancora oggi la comunità ebraica più numerosa dell’intero Medio Oriente. </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/ebrei-e-cristiani-nella-repubblica-islamica-delliran">Ebrei e cristiani nella Repubblica Islamica dell&#8217;Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Le mille anime religiose dell&#8217;esercito degli Stati Uniti</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/lesercito-americano-culla-delle-diversita-religiose-in-uniforme.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Feb 2019 07:53:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito americano]]></category>
		<category><![CDATA[Musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[religione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="427" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/52407828_1998882780417195_9149768525173227520_n.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/52407828_1998882780417195_9149768525173227520_n.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/52407828_1998882780417195_9149768525173227520_n-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Nell&#8217;esercito degli Stati Uniti sono arruolati uomini di oltre cento diverse confessioni religiose, le principali, come il cristianesimo, l&#8217;ebraismo, l&#8217;islam e l&#8217;induismo sono attualmente rappresentate tra i ranghi dai cappellani dell&#8217; Us Chaplain Corps, a riprova dell&#8217;apertura nei confronti della società statunitense così diversificata, dove pluralismo religioso è considerato una benedizione. Ma, prima di raggiungere questo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/religioni/lesercito-americano-culla-delle-diversita-religiose-in-uniforme.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/lesercito-americano-culla-delle-diversita-religiose-in-uniforme.html">Le mille anime religiose dell&#8217;esercito degli Stati Uniti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="427" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/52407828_1998882780417195_9149768525173227520_n.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/52407828_1998882780417195_9149768525173227520_n.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/52407828_1998882780417195_9149768525173227520_n-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p>Nell&#8217;esercito degli Stati Uniti sono arruolati uomini di oltre<strong> cento diverse confessioni religiose</strong>, le principali, come il cristianesimo, l&#8217;ebraismo, l&#8217;islam e l&#8217;induismo sono attualmente rappresentate tra i ranghi dai cappellani dell&#8217; Us Chaplain Corps, a riprova dell&#8217;apertura nei confronti della società statunitense così diversificata, dove pluralismo religioso è considerato una benedizione. Ma, prima di raggiungere questo traguardo, sono state vinte molte le cause legali, per consentire ai cappellani militari di rappresentare liberamente un credo diverso dal cristianesimo, indossando le mostrine che oggi riportano la Stella di Davide o la Ruota del Dharma; permettendo loro di dare conforto e supporto morale ai soldati di qualsiasi confessione, che nonostante un diverso credo, affidano le loro anime ad uomo di Dio che ha condiviso e condivide con loro tutto: dal duro addestramento alla vita in prima linea.</p>
<p>Per questo motivo un rabbino può trovarsi a confortare un musulmano o un mormone. E nessuno vi trova nulla di strano. A dare uno spaccato di questa realtà è stato il rabbino <strong>Michoel Harari</strong>, Capitano del 1° battaglione del 229esimo reggimento dell&#8217;aviazione dell&#8217;esercito, che ha spiegato al quotidiano israeliano <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.haaretz.com/us-news/.premium.MAGAZINE-the-rabbi-deploying-to-afghanistan-with-his-elite-u-s-army-battalion-1.6937477?fbclid=IwAR30DifK2Mc1Ajc-GWZo4YubDqxLd9oJMpp7vqS7ZOHAsHyjU3lkKvZZdcI">Haaretz</a></em> com&#8217;è professare la fede in Yahweh, in mezzo agli elicotteri da combattimento Apache AH-64, ascoltando i problemi di uomini devoti a Buddha o ad Allah.</p>
<p></p>
<p>Il pluralismo religioso è stato abbracciato dopo la<strong> Grande Guerra</strong>, quando nei cimiteri militari iniziarono a comparire le prime Stelle di Davide, in mezzo alle croci latine di marmo bianco, e negli ultimi anno ha raggiunto la sua massima espressione, anche per merito della flessibilità dei tempi contemporanei, permettendo ai soldati di tenere la barba per motivi religiosi, indossare i turbanti <em>sikh</em> (come avviene dal secondo conflitto mondiale nell&#8217;esercito britannico), o gli <em>hijab</em> per quanto riguarda le donne soldato musulmane. Uno dei primi beneficiari di questa apertura è stato proprio il captano Harari, che non avrebbe mai professato la parola di dio sotto le armi se l&#8217;esercito non gli avessi constino ti portare la sua lunga barba o i <em>payot</em>.</p>
<p>&#8220;Il turbante, gli hijab e le barba non sono mai stati considerati espressioni legittime da poter portare sotto le armi finché le persone non hanno sfidato l&#8217;esercito in tribunale&#8221;, spiega il rabbino, citando Mendy Stern: seguace della corrente ortodossa ebraica Chabad che si batté per portare la barba aprendo una spaccatura nel regolamento dell&#8217;esercito e creando un precedente importante per ogni tipo di confessione. &#8220;Per un ebreo di Chabad, non avere la barba non è un&#8217;opzione&#8221;, dunque per Harari, come per Stern, servire la patria in uniforme non sarebbe stato possibile.</p>
<p></p>
<p>Il rispetto delle diverse confessione, è evidentemente collegato alla parità di status di militari.L&#8217;arruolamento per un cappellano non è diverso da quello di un altro soldato, si seguono test attitudinali e fisici per essere inquadrati ad una o un&#8217;altra unità, l&#8217;iter e l&#8217;addestramento sono gli stessi che valgono per gli altri soldati; l&#8217;unica differenza è che in prima linea i cappellani militari che hanno giurato come loro di &#8220;sostenere la Costituzione degli Stati Uniti contro tutti i nemici, forestieri o compatrioti&#8221;, e sostenere il presidente e il proprio paese, non combattono.</p>
<p>&#8220;Il cappellano fa tutto ciò che fa un soldato &#8211; tranne combattere. Quindi non intendiamo assumere posizioni offensive o obiettivi di attacco. Come parte dello staff di comando, siamo lì per supportare la nostra unità, ma qualunque cosa facciano i nostri soldati &#8211; se si stanno allenando in tecniche per sfuggire al nemico, o scavare buche, fare sorveglianza e cose del genere &#8211; dobbiamo essere per inseriti all&#8217;interno dell&#8217;unità, e non essere un peso o rallentarlo.&#8221;, spiega Harari, &#8220;Pronti, per offrire al comandante un consiglio religioso e fornire supporto emotivo, mentale e morale ai soldati&#8221;. Qualunque sia il loro Dio.</p>
<p></p>
<p>Essendo il cappellano militare il riferimento religioso della base o dell&#8217;unità impiegata in prima linea, ognuno deve<strong> conoscere le altre religioni</strong>, i loro riti e le loro usanze, ad esempio informare il comandate se uno spostamento di truppe avviene durante il digiuno del Ramadan o dello Yom Kippur, permettendogli di fare le adeguate considerazioni in merito agli uomini di truppa praticanti. Per i casi più specifici però è necessario chiamare un cappellano, buddista o induista per esempio, perché non si possono conoscere tutti i meandri di tutte le religioni. Questo però non significa che il &#8220;problema&#8221; verrà trascurato, anzi, il rimando ad una figura religiosa che possa davvero portare alla risoluzione è un segno di rispetto di un credo differente e dei progressi che l&#8217;esercito americano, conscio della diversità della società, ha saputo compiere.</p>
<p>Alla domanda su cosa abbia spinto il rabbino Harari a proseguire nella sua missione, un uomo dal fisico tonico e sportivo, che si distanzia dalla figura del rabbino che tutti sono soliti idealizzare, la risposta lascia a bocca aperta, essendo una vera storia di coraggio e dedizione. &#8220;Durante l&#8217;addestramento ho letto un libro&#8221; cita il rabbino, &#8220;<em>Sea of Glory</em>&#8220;. Il libro racconta dell&#8217;affondamento del Dorchester, una nave da trasporto truppe affondata nell&#8217;Atlantico da un u-boot nel 1943. A bordo c’erano quattro cappellani: due protestanti, uno cattolico e un rabbino. Quando un siluro centrò la nave, i quattro cappellani iniziarono a distribuire giubbotti salvagente, e quando l&#8217;armadietto rimase vuoto, si tolsero i propri cedendoli a quattro soldati. La nave affondò, e l&#8217;immagine che rimase impressa ai sopravvissuti, fu quella dei quattro cappellani, stretti l&#8217;uno all&#8217;altro in un abbraccio mentre cantavano un inno sacro, forse <em>Sh’ma Yisrael</em>.&#8221;In piedi, uniti nel fare ciò che dovevano fare: salvare gli altri&#8221;.</p>
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		<title>Tutti i volti dell&#8217;Etiopia</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/tutti-i-volti-delletiopia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jul 2018 14:12:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei]]></category>
		<category><![CDATA[Oromo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1114" height="745" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/18-marzo-sinagoga-e-cimitero-76.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/18-marzo-sinagoga-e-cimitero-76.jpg 1114w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/18-marzo-sinagoga-e-cimitero-76-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/18-marzo-sinagoga-e-cimitero-76-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/18-marzo-sinagoga-e-cimitero-76-1024x685.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1114px) 100vw, 1114px" /></p>
<p>L’Etiopia è una nazione tormentata da un’enorme disuguaglianza sociale, da una fortissima disoccupazione, soprattutto giovanile, e dalla sempre più invasiva penetrazione economica cinese. I passi verso una normalizzazione dei rapporti interetnici nel Paese vengono compiuti quotidianamente, il ritorno dall’esilio dei dissidenti politici e l’imminente fine dello stato d’emergenza ne sono esempi, rimangono quindi da affrontare gli stessi motivi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/tutti-i-volti-delletiopia.html">[...]</a></p>
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<div>I nostri reporter hanno toccato con mano queste problematiche, vivendo in prima persona la realtà dell&#8217;etnia Oromo,  che si affaccia ora ai vertici del Paese con un rinnovato senso di comunità, e  dei Falash Mura, gli ultimi membri dell’antichissima comunità ebrea etiope dei Falashà che non hanno ancora realizzato l’<em>Aliyah</em>, il viaggio verso la “terra promessa”.</div>
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		<title>Quegli ebrei di serie B dimenticati anche da Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/religioni/tutti-i-volti-delletiopia/quegli-ebrei-di-serie-b-dimenticati-anche-da-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jul 2018 13:41:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1114" height="738" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/DSC0272.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/DSC0272.jpg 1114w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/DSC0272-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/DSC0272-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/DSC0272-1024x678.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1114px) 100vw, 1114px" /></p>
<p>(Addis Abeba) &#8220;Siamo qui, fermi in un limbo. Bloccati… Perché?&#8221;, Gizat siede all’esterno di una delle tante baracche del sobborgo di Menahria, Addis Abeba.&#8221;Io mi chiedo perché succede tutto questo? Perché dobbiamo stare separati?&#8221;. In questo povero quartiere della caotica capitale etiope vivono i Falash Mura, gli ultimi membri dell’antichissima comunità ebrea etiope dei Falashà che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/religioni/tutti-i-volti-delletiopia/quegli-ebrei-di-serie-b-dimenticati-anche-da-israele.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1114" height="738" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/DSC0272.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/DSC0272.jpg 1114w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/DSC0272-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/DSC0272-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/DSC0272-1024x678.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1114px) 100vw, 1114px" /></p><p>(Addis Abeba) &#8220;Siamo qui, fermi in un limbo. Bloccati… Perché?&#8221;, Gizat siede all’esterno di una delle tante baracche del sobborgo di Menahria, Addis Abeba.&#8221;Io mi chiedo perché succede tutto questo? Perché dobbiamo stare separati?&#8221;.</p>
<p>In questo povero quartiere della caotica capitale etiope vivono i <strong>Falash Mura</strong>, gli ultimi membri dell’antichissima comunità ebrea etiope dei Falashà che non hanno ancora realizzato l’<em>Aliyah</em>, il viaggio verso la &#8220;terra promessa&#8221;.</p>
<p>Come molti membri della comunità, quando era bambino Gizat si è trasferito ad Addis dalla regione dell’Amara assieme alla sua famiglia nella speranza di migrare in <strong>Israele</strong>. Ora, dopo 19 anni d’attesa, la maggior parte dei suoi cari ha ottenuto il permesso per partire, mentre lui è rimasto solo.</p>
<p>Si stima che in Etiopia vivano ancora più di 8mila ebrei etiopi, 2mila dei quali si trovano ad Addis Abeba mentre il resto vive ancora nei dintorni di Gondar, l’insediamento storico di questa comunità le cui origini restano ancora oggi sconosciute. Alcune teorie religiose sostengono che la comunità dei Falashà derivi dal frutto dell&#8217;unione tra Salomone e la Regina di Saba, ma l’ipotesi più plausibile è che discenda dalla fusione tra le popolazioni africane e un gruppo di ebrei fuggiti dopo la distruzione di Gerusalemme nel 587 a.C. e in diaspore successive.</p>
<p><div id="gallery_196791" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_196791 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/_DSC0444.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/_DSC0444-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/_DSC0376.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/_DSC0376-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/_DSC0430.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/_DSC0430-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/_DSC0375.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/_DSC0375-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/_DSC0362.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/_DSC0362-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/_DSC0205.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/_DSC0205-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/_DSC0371.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/_DSC0371-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/_DSC0272.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/_DSC0272-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/_DSC0264.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/_DSC0264-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"}];</script></p>
<p>In Israele il dibattito sulle radici di questa comunità e sulla loro effettiva &#8220;ebraicità&#8221; va avanti da decenni. I loro riti e credenze sono praticamente identici a quelli ebraici, ma il pronunciamento su di loro di alcuni illustri rabbini arrivò solo negli anni 70 e portò al loro riconoscimento come probabili discendenti della tribù di Dan, una delle dieci tribù perdute dell’antico regno di Israele.</p>
<p>In quegli anni i Falashà erano minacciati da carestie e dal sanguinario regime del Derg, così Tel Aviv decise di trasportarli nel suo territorio, organizzando numerose operazioni militari coordinate dal <strong>Mossad</strong>. I ponti aerei dal Sudan e i voli direttamente dall’Etiopia si conclusero nel 1991 con l’operazione &#8220;Salomone&#8221;, con oltre 22mila ebrei etiopi trasferiti in Israele.</p>
<p>Quasi l’85% dei Falashà venne trasferito in quegli anni e oggi si stima che la comunità ormai stabile in Medio Oriente sia di circa 135 mila persone. Dopo quell’esodo, però, le porte di Israele si sono improvvisamente chiuse e qualcuno è stato lasciato indietro.</p>
<p>Ed è qua che si torna alla storia di Gizat e dei Falash Mura. I loro antenati vennero costretti a convertirsi al <strong>cristianesimo</strong> da missionari anglicani per un breve periodo durante il XIX secolo. Per questa ragione non sono stati riconosciuti come ebrei, né hanno potuto usufruire della Legge del Ritorno.</p>
<p>Inoltre molti nuclei familiari sono stati separati. Ad alcuni infatti è stato permesso di fare l’<em>Aliyah</em> perché secondo i precetti ortodossi, solo gli ebrei da parte di madre possono compiere il &#8220;ritorno&#8221;.</p>
<p>Oggi questi ebrei vivono in condizioni difficili a Gondar o ad Addis Abeba. Abitano in minuscole baracche di legno, pietre e lamiere circondate da rifiuti e fogne a cielo aperto. Hanno difficoltà a trovare lavoro e ad integrarsi per via del forte stigma sociale che subiscono quotidianamente.</p>
<p>&#8220;Qua viviamo come rifugiati&#8221;, ci dice Abere, uno studente di ingegneria che, nella comunità, si occupa di coordinare le attività dei più giovani nella sinagoga: &#8220;Non è solo una questione economica, anche dal punto di vista dell’istruzione siamo emarginati&#8221;.</p>
<p>Gli zii e i cugini del giovane Falaschà si trovano a Tel Aviv adesso: &#8220;Ogni giorno sento la loro mancanza, ormai sono quattro anni che non li vedo&#8221;. Nonostante la segregazione e le violenze che subiscono da parte delle altre comunità i Falash Mura, da più di vent’anni, continuano a praticare il loro culto in umili sinagoghe di fortuna. Nel frattempo gli ultimi ebrei etiopi aspettano, lanciando appelli e scioperi della fame per tenere alta l’attenzione di Israele.</p>
<p>Da qualche anno, grazie alla pressione di gruppi simpatizzanti in Israele e al lavoro della comunità Falasha in Medio Oriente, è in corso un forte dibattito politico-religioso sui loro diritti e sulla loro accoglienza. Fino ad ora però le istituzioni israeliane, per lo più governate da partiti di destra come il Likud di Netanyahu e influenzate dalla lobby ortodossa, hanno tenuto una linea molto restrittiva.</p>
<p><div id="gallery_196802" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_196802 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/18%20marzo%20sinagoga%20e%20cimitero%20%28144%29.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/18%20marzo%20sinagoga%20e%20cimitero%20%28144%29-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/IMG_8660.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/IMG_8660-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/IMG_8834.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/IMG_8834-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/_DSC0444%20%281%29.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/_DSC0444%20%281%29-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/18%20marzo%20sinagoga%20e%20cimitero%20%2876%29.JPG","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/18%20marzo%20sinagoga%20e%20cimitero%20%2876%29-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"}];</script></p>
<p>Gli attivisti accusano l’esecutivo di razzismo e &#8220;voluta inefficienza&#8221; per evitare l’arrivo in massa di quelli che considera &#8220;ebrei di serie B&#8221;.</p>
<p>Nel 2015 il Knesset aveva approvato un disegno di legge per mettere fine al capitolo dei Falash Mura. Con un piano da 284 milioni di dollari in 5 anni si sarebbe dovuto provvedere al trasporto e all’inserimento graduale degli ultimi ebrei etiopi, ma tre mesi dopo la votazione, il governo Netanyahu si è rimangiato il testo di legge giustificandosi con l’impossibilità di sostenerlo economicamente.</p>
<p>Dopo infinite polemiche, attualmente i fondi da destinare al rientro dei Falash Mura devono essere approvati ogni anno e l’esecutivo lo fa con sempre meno interesse. Nei primi due anni il denaro è stato stanziato in ritardo, mentre nella legge di bilancio previsionale 2018-2019 i Falash Mura non sono stati nemmeno inclusi. Mentre i sit-in e gli scioperi della fame continuano, il futuro di questa comunità resta incerto. Lo testimoniano le dichiarazioni fatte dal presidente israeliano Reuven Rivlin in Etiopia i primi di maggio. &#8220;Israele è responsabile di tutti gli ebrei&#8221;, queste le parole del Capo di Stato durante un incontro con la comunità nell’Ambasciata di Addis Abeba: &#8220;Giustizia deve essere fatta, ma purtroppo, ad ora, non è possibile fare promesse&#8221;.</p>
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		<title>Gli ebrei russi scelgono la Cina  Ma adesso c&#8217;è chi teme l&#8217;invasione</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/gli-ebrei-russi-scelgono-la-cina-adesso-ce-teme-linvasione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jan 2018 08:27:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="637" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/jerusalem-573956_960_720.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/jerusalem-573956_960_720.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/jerusalem-573956_960_720-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/jerusalem-573956_960_720-768x510.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>I russi che vivono al confine con la Cina vivono il rapporto con il vicino cinese con sentimenti contrastanti. In molti vedono questa nuova alleanza fra Mosca e Pechino come una grande opportunità di sviluppo e d’investimenti, capace di rendere più forte le due potenze. Altri vedono con una certa dose di diffidenza la crescita &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-ebrei-russi-scelgono-la-cina-adesso-ce-teme-linvasione.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="637" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/jerusalem-573956_960_720.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/jerusalem-573956_960_720.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/jerusalem-573956_960_720-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/jerusalem-573956_960_720-768x510.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p><p>I russi che vivono al confine con la Cina vivono il rapporto con il vicino cinese con sentimenti contrastanti. In molti vedono questa nuova alleanza fra <strong>Mosca</strong> e <strong>Pechino</strong> come una grande opportunità di sviluppo e d’investimenti, capace di rendere più forte le due potenze. Altri vedono con una certa dose di diffidenza la crescita esponenziale della Cina, che sta penetrando in Russia attraverso investimenti, infrastrutture e compravendita di terreni. Fra chi segue con estremo interesse gli sviluppi di quest’asse fra i due Paesi, c’è una comunità, spesso dimenticata, che vive proprio a contatto con questo gigante cinese in fermento. Ed è la comunità dell’<strong>Oblast&#8217; autonoma ebraica</strong>, nell’Estremo oriente russo. Qui, nella <strong>Sion creata da Stalin nel 1934</strong>, i cittadini vedono come una grande opportunità la vicinanza fra la politica di Mosca e di Pechino e non sentono alcuna diffidenza verso la popolazione cinese. &#8220;<strong>Non vediamo nessuna minaccia nella Cina, ma solo una collaborazione reciprocamente vantaggiosa</strong>&#8220;, racconta ad <em>Agi</em> Maksim Kaufman, il direttore della società cinese “Fabbrica di costruzioni metalliche” che ha appena fatto un investimento di 6 milioni di euro per uno stabilimento di costruzione di pannelli a Birobidžan e che si dice pronta a altri 16 milioni di euro. &#8220;<strong>Usiamo materie prime russe, ma macchinari e mano d&#8217;opera cinese</strong> e otteniamo un prodotto ottimo per il mercato interno, ma anche per l&#8217;esportazione all&#8217;estero&#8221;, spiega il manager. &#8220;Grazie alle agevolazioni previste e al calo del rublo, la Cina ora è più attiva, noi ci guadagniamo perché<strong> creiamo posti di lavoro, miglioriamo il livello di vita e potenziamo la produzione nazionale</strong>&#8220;.</p>
<p></p>
<p>L’esempio della fabbrica di Birobidžan è solo uno degli esempi di questa sinergia russo-cinese nell’oblast ebraica, ricco tra l’altro di giacimento di minerali preziosi. Le sanzioni occidentali per l’Ucraina hanno soltanto aiutato ancora di più questo scivolamento verso Oriente della Russia, e nella regione non possono che essere contenti di questo spostamento del baricentro russo verso Est. Se <strong>per la Russia è fondamentale attrarre capitali cinesi e sfondare nel mercato cinese, per la Cina è altrettanto utile investire in Russia</strong>. Un Paese amico, con il costo del denaro e della manodopera più basso, enormi quantità di materie prime e in grado di garantire una fondamentale alleanza geopolitica. <em>Agi</em> riporta l’esempio dell&#8217;imprenditrice Liu Xiao, che vive a Birobidžan da 10 anni, ed è a capo di un’azienda edile con 150 dipendenti. Nel 2013, le alluvioni distrussero molte aree abitate, e la sua azienda ricevette l&#8217;incarico di ricostruire 10.000 metri quadri di abitazioni. Il presidente Vladimir Putin le ha conferito l&#8217;Ordine dell&#8217;Amicizia. Un’imprenditrice che adesso cerca anche di sfondare nel campo dell’agricoltura. &#8220;I nostri due paesi non sono concorrenti: noi abbiamo la forza lavoro, l&#8217;esperienza e le tecnologie nel campo agricolo, e loro hanno le terre. Si tratta di una condizione reciprocamente vantaggiosa&#8221;.</p>
<p></p>
<p>Vantaggio reciproco. Sembra questo il vero grande motivo per cui Mosca e Pechino stanno unendo le forze. Le popolazioni al confine, infatti, per secoli si sono viste con diffidenza, alcune con sospetto. E sono ancora in molti a temere un’eccessiva avanzata del capitale cinese all’interno del territorio orientale della Federazione russa. Se infatti la Eao, l’oblast ebraico, vede nella Cina un fattore di sviluppo e spera nel nuovo ponte sul fiume Amur per vedere la realizzazione di un nuovo necessario collegamento con la Cina, <strong>esistono settori di popolazione, piccoli ma consistenti, che sono preoccupati o che non sentono molto utile ampliare i collegamenti con la Cina</strong>. A spiegarlo, è stato Viktor Lanin, esperto di Cina all&#8217;Accademia delle Scienze a Vladivostok, che al New York Times ha ricordato come l’infrastruttura sia stata realizzata in pochissimo tempo nella parte cinese, mentre con lunghi intoppi in quella russa. Il motivo, secondo l’esperto russo, sarebbe da ricercare nella <strong>&#8220;sindrome della minaccia cinese&#8221;</strong>, con funzionari governativi locali che lamentavano i costi eccessivi del progetto e alcuni funzionari militari che chiedevano &#8220;perché costruire un ponte sul quale potrebbero arrivare in Russia i carri armati cinesi?&#8221;.</p>
<p></p>
<p>Sono diffidenze che in quell’area del mondo forgiano un po’ il modo di vivere, anche se non c’è una reale minaccia. Ma ad esempio, <strong>una recente petizione apparsa online e che ha raccolto 55.000 firme, ha come oggetto la richiesta a Putin di vietare la vendita di terreni ai cinesi nella città Listvyanka,</strong> sul lago Bajkal &#8211; nella Russia sud-orientale. &#8220;La gente è nel panico! Le autorità non fanno niente, ma se la situazione non cambierà continueremo a perdere la pancia del nostro paese!&#8221;, si legge nella petizione. A destra l’allarme, anche le parole usate da alcune agenzie turistiche cinesi, che parlano della zona come di un antico possedimento dell’Impero Celeste. &#8220;La gente qui pensa significhi che i cinesi lo rivogliono indietro&#8221;, ha affermato al <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ft.com/content/3106345c-f05e-11e7-b220-857e26d1aca4">Financial Times</a></em> Viktor Sinkov, capo del dipartimento legale del comune di Listvyanka. Sinkov ha tenuto a sottolineare che c’è un allarmismo privo di fondamento, ma <strong>i nazionalisti russi ne hanno fatto una questione politica</strong>, tanto da apparire sul principale quotidiano economico del Regno Unito. Per molti, questa petizione serve solo ad alimentare<strong> sospetti volti a portare discordia nei rapporti sempre più solidi fra Cina e Russia</strong>. Ma molti, fra la popolazione, sono preoccupati da questa piccola ma significativa invasione di commercianti e turisti cinesi che sta cambiando il piccolo centro turistico russo.  </p>
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		<title>L&#8217;enclave ortodossa che odia Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/religioni/neturei-karta-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jun 2017 13:26:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="1068" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/2017-06-24-01-29-44.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/2017-06-24-01-29-44.jpg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/2017-06-24-01-29-44-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/2017-06-24-01-29-44-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/2017-06-24-01-29-44-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Nel cuore di Gerusalemme esistono ebrei che non riconoscono lo stato di Israele, che si rifiutano di servire nell’esercito e che considerano il sionismo una ideologia perversa, supportano attivamente la causa palestinese e si rifiutano di pregare al Muro del Pianto. Sono i Neturei Karta, letteralmente “I Difensori della Città”. Raramente capita di vederli al &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/religioni/neturei-karta-israele.html">[...]</a></p>
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<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-208069" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/IMG_20170624_092855_673-1-1024x724.jpg" alt="" width="1024" height="724" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/IMG_20170624_092855_673-1-1024x724.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/IMG_20170624_092855_673-1-300x212.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/IMG_20170624_092855_673-1-768x543.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/IMG_20170624_092855_673-1.jpg 1511w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>A Mea Shearim gli Haredi non possiedono computer né televisioni, non conoscono nulla di ciò che accade nel mondo. Quello che sanno lo apprendono tramite i pashkevilim, i grandi manifesti informativi che tappezzano i muri del quartiere. Alcuni di questi, firmati proprio dal movimento Neturei Karta invitano i giovani Haredi a “colpire” (senza specificare come) le donne soldato. Rav Meir Hirsch, il loro leader ci accoglie in casa con un sorriso nascosto dalla folta barba bianca. Porta un lungo abito nero, un cappello nero e una spilla con la bandiera palestinese appuntata sul petto.</p>
<p><strong>Rabbino Hirsch, chi sono i Neturei Karta?</strong></p>
<p>Il Movimento Neturei Karta è nato ufficialmente nel 1935 ma in realtà l’ideologia antisionista è iniziata già nel 1917 quanto fu siglata la dichiarazione di Balfour. Gli ebrei ortodossi di Gerusalemme si opposero strenuamente alla dichiarazione di Balfour perchè la creazione di uno stato ebraico avrebbe messo in pericolo l’ebraismo ortodosso (e la venuta del messia ndr). Nel 1935, mio nonno Aharon Katzenellenbogen fondò il movimento Neturei Karta. Neturei Karta è una parola in aramaico, significa “difensori della città”. Difendere la città dal sionismo dilagante. Per fare questo non usiamo armi. La nostra è una difesa ideologica.</p>
<p><strong>Con quali modalità portate avanti questa lotta?</strong></p>
<p>Lo facciamo tramite eventi pubblici, conferenze, manifestazioni, e incontri insieme a diversi leader politici nel mondo. Vogliamo che a tutti risulti chiaro ed evidente che il sionismo e l’ebraismo sono due idee opposte e contrarie.</p>
<p><strong>Qual’è la differenza fondamentale tra voi e gli altri ebrei haredi?</strong></p>
<p>In generale tutti gli Haredi sono contrari al sionismo, ma i Neturei Karta pensano che sia indispensabile agire attivamente contro questo male. Questa è la vera grande differenza.</p>
<p><strong>Alcuni Haredim però hanno creato un partito (lo SHAS ndr.) per dare una rappresentanza politica a queste idee. Cosa pensa di questa iniziativa?</strong></p>
<p>Siccome Israele ormai esiste, alcuni Haredim pensano che sia giusto combatterlo dall’interno. Noi siamo totalmente contro ogni forma di collaborazione politica col governo sionista. Non prendiamo soldi e non partecipiamo alle elezioni del parlamento. Non parliamo nella loro lingua, non serviamo sotto il loro esercito. Da parte nostra non facciamo nulla che possa legittimare l’esistenza di uno stato sionista.</p>
<p><strong>Quindi voi non prendete soldi dal governo come invece fanno altri haredi?</strong></p>
<p>Assolutamente no! non prendiamo nulla.</p>
<p><strong style="font-size: 1rem;">E allora come fate a sopravvivere? Se non lavorate, con quali attività riuscite a mantenervi?</strong></p>
<p><span style="font-size: 1rem;">Mandiamo persone a raccogliere fondi nei paesi stranieri. Esistono diverse personalità molto ricche all’estero che ci appoggiano. In questo modo riusciamo a sopravvivere.</span></p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-208071" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/2017-06-24-01-28-00-1-1024x684.jpg" alt="" width="1024" height="684" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/2017-06-24-01-28-00-1-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/2017-06-24-01-28-00-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/2017-06-24-01-28-00-1-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/2017-06-24-01-28-00-1.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><strong>Quali sono i fondamenti teologici del vostro pensiero?</strong></p>
<p>È scritto nel Talmud in Ketubot nel foglio 111: Dio fece giurare al popolo ebraico che durante la diaspora non avrebbero sovvertito l’ordine delle nazioni del mondo. In alcun modo avrebbero creato un nuovo stato. La vera Israele verrà ricostituita soltanto quando arriverà il Messia. Non si può in nessun modo accelerare la sua venuta. Per questo noi siamo contrari al sionismo, è la Torah stessa ad essere contraria. Il sionismo non viene per unire, ma per strappare il popolo ebraico dalle sue radici profonde e trasformarlo in un nuovo popolo diverso da quello originale. Un nuovo popolo che non ha nulla a che fare con le sue radici religiose.</p>
<p><strong>Voi siete acerrimi nemici dell’esercito e contrastate in maniera molto forte la leva obbligatoria. Il governo però ha varato nuove leggi che agevolano l’ingresso degli ultra-ortodossi nelle forze armate. Molti giovani haredi iniziano ad arruolarsi…</strong></p>
<p>Per quanto riguarda l’arruolamento recente di alcuni haredi posso dirti che per noi chiunque si arruola diventa automaticamente un laico. Ti posso assicurare che non vi è alcun Haredi nell’esercito. Non sono Haredi, nemmeno se pregano e digiunano. Anche se porta i Peyot e gli TziTzit (i boccoli laterali e l’abito con le frange, tipici degli ebrei più ortodossi, <em>ndr</em>.), questo non fa di lui un ebreo credente.</p>
<p><strong>Quali sono i vostri rapporti con i movimenti palestinesi? Oggi sembra che tra Fatah e Hamas si sia ormai arrivati allo scontro aperto, voi da che parte vi schierate?</strong></p>
<p>Noi non siamo un ente politico ma un’entità ideologica. Per questo siamo in contatto sia con Hamas che con Fatah, non giudichiamo le loro questioni interne, ci interessa la lotta comune che portiamo avanti contro Israele seppur con diverse modalità. Noi supportiamo attivamente la battaglia dei palestinesi per la liberazione di questa terra. Noi stessi ci sentiamo a tutti gli effetti palestinesi. Riteniamo che il sionismo non abbia alcun diritto di governare su questa terra. L’idea di due stati per noi non ha nessun senso. Deve esserci una sola Palestina per entrambi i popoli.</p>
<p><strong>Voi ritenete che la Shoah sia stata architettata dai sionisti?</strong></p>
<p>Oggi se provate ad andare allo Yad Vashem vi raccontano che sionisti hanno salvato il popolo ebraico. Mentre invece hanno collaborato per sterminare parte del loro stesso popolo. Il leader dei sionisti ungheresi quando iniziò l’Olocausto disse: “Solo con il sangue potremo avere un nostro stato. Quanti più ebrei verranno uccisi nella Shoah, tanto più sarà facile ottenere uno stato”. E poi aggiunse “una vacca sul suolo israeliano per noi vale più di 1000 ebrei in Ungheria”.</p>
<p><strong>Queste sono accuse molto forti. Molto simili a quelle espresse dall’ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. Che cosa risponde a chi vi accusa di negazionismo?</strong></p>
<p>Bisogna innanzitutto dire una cosa: gli iraniani non hanno mai negato che la Shoah sia avvenuta. Noi anni fa organizzammo una conferenza insieme con le autorità iraniane per analizzare l’Olocausto in maniera critica. Sono stati i sionisti a dire che la conferenza aveva il solo scopo di negare l’Olocausto. Questa è l’unica vera arma che i sionisti possono usare contro gli iraniani per metterli in cattiva luce agli occhi del mondo: accusarli di negazionismo. La cosa che fa sorridere è che in Iran oggi abitano più di 30.000 ebrei che hanno un uguaglianza completa nei diritti. Anche più dei musulmani!</p>
<p><strong>Ha subito qualche pressione o minaccia da parte dello stato a causa di queste sue idee estreme?</strong></p>
<p>Sempre! Sono anni che vengo sorvegliato e minacciato. Dopotutto, io e gli altri Neturei Karta siamo in guerra contro lo stato Sionista.</p>
<p><strong>Passando all’attualità. Qual’è l’idea che vi siete fatti della situazione oggi in medio oriente anche rispetto alla Guerra in Siria e al terrorismo?</strong></p>
<p>Sono stati i sionisti a creare il problema dell’odio anti-ebraico nel mondo musulmano. La verità è sono loro il primo gruppo terrorista del medio oriente. Chi conosce un po’ di storia sa che coloro che per primi hanno sviluppato l’idea del terrore sono stati proprio i sionisti. Durante il mandato britannico hanno messo delle bombe al King David Hotel e compiuto numerosi attentati. E poi parlano degli arabi come fossero terroristi! Loro sono stati i maestri del terrorismo! Hanno insegnato al mondo come si fa il terrorismo! Come quando nel 1948 hanno preso i bambini palestinesi di Deir Yassin e li hanno trucidati nei modi più orrendi.</p>
<p><strong>Ma la situazione oggi è ben diversa dall’epoca del mandato…</strong></p>
<p>Assolutamente no! Oggi la cosa si è solo istituzionalizzata anche grazie al supporto degli Stati Uniti che forniscono ai sionisti le armi più sviluppate e micidiali per continuare a fare terrorismo in tutto il mondo ma in modo diplomatico.</p>
<p><strong>Allora sono tutti terroristi, sia i sionisti che i palestinesi che accoltellano civili e militari qui a Gerusalemme…</strong></p>
<p>Noi condanniamo sempre gli atti di violenza, ma riteniamo che i palestinesi non siano “terroristi”, per noi sono combattenti per la libertà.</p>
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<p><strong>Cosa pensa invece della situazione dei cristiani perseguitati in medio oriente? Crede che anche dietro questo odio ci sia una macchinazione sionista?</strong></p>
<p>Non ho nessun dubbio che si tratti di una invenzione sionista e americana. Per raggiungere i loro obiettivi gli israeliani vogliono mettere gli uni contro gli altri. Vogliono creare una Guerra di religione che non esiste.</p>
<p><strong>Ma nel Corano esistono passaggi in cui è evidente l’odio verso I cristiani e verso gli ebrei…</strong></p>
<p>Questo non è vero! Ho letto il Corano e non esiste nessun versetto in cui si dice questo. Non c’è scritto nulla contro ebrei e cristiani. È previsto che paghino una tassa in quanto “popoli del Libro” ma non c’è scritto da nessuna parte che tutti devono convertirsi all’Islam.</p>
<p><strong>Riesce a prevedere una fine al conflitto tra Israele e Palestina? Secondo lei in quale modo avverrà questo?</strong></p>
<p>Io l’ho anche scritto al segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon. Per prima cosa l’ONU deve inviare qui un contingente internazionale che protegga I diritti del popolo palestinese contro l’occupazione sionista. Ma se si vuole essere razionali non bisogna coprirsi gli occhi e dire che va tuto bene. Bisogna a tutti I costi eliminare il governo sionista e riconsegnare la terra ai suoi legittimi proprietari cioè I palestinesi. Questa è la vera soluzione.</p>
<p><strong>In che modo pensa che si debba eliminare il governo sionista? Non avete detto di essere contro la violenza?</strong></p>
<p>Non serve la violenza! L’ONU deve cancellare la risoluzione con cui ha permesso la creazione dello stato di Israele. È come quando si fa un contratto…se posso fare una firma posso anche cancellarla. Gli ebrei che vivono qui potranno tranquillamente vivere insieme ai palestinesi come prima della creazione dello stato ebraico.</p>
<p><strong>Come può pensare che questo sia possibile?</strong></p>
<p>Certo che è possibile, il problema è che il mondo non guarda o non vuole vedere quello che avviene in Palestina. Il mondo parla, parla e non agisce. Nessuno fa nulla di concreto per risolvere questo problema.</p>
<p><strong>Ultima domanda. Lei non ha mai visto il muro del tempio pur abitando a poche centinaia di metri questo. Quanto desidera andare a pregare nel luogo simbolo del giudaismo?</strong></p>
<p>Moltissimo! Ma per via dell’occupazione non posso farlo. Quando qualcuno prega al muro del Tempio dovrebbe provare gratitudine. Io non posso provare questo sentimento, non posso dire grazie a chi ha occupato il mio paese.</p>
<p></p>
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		<title>Le religioni si schierano con Macron</title>
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		<pubDate>Sun, 07 May 2017 10:37:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni-francesi]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170502121702_22967788.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170502121702_22967788.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170502121702_22967788-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170502121702_22967788-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170502121702_22967788-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Le elezioni francesi sono un terreno di scontro totale, dove ormai è quasi necessario prendere parte e schierarsi o per Marine Le Pen o per Emmanuel Macron. Una scelta che, a livello mediatico, è ormai stata fatta, visto come i media e i grandi gruppi di potere hanno dato il loro sostegno più o meno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-religioni-si-schierano-macron-la-chiesa-tace.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170502121702_22967788.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170502121702_22967788.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170502121702_22967788-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170502121702_22967788-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170502121702_22967788-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Le elezioni francesi sono un terreno di scontro totale, dove ormai è quasi necessario prendere parte e schierarsi o per Marine Le Pen o per Emmanuel Macron. Una scelta che, a livello mediatico, è ormai stata fatta, visto come i media e i grandi gruppi di potere hanno dato il loro sostegno più o meno evidente a Macron. Nessun giornale si è schierato a favore di Marine Le Pen e tutti, anche quelli meno a favore di Macron, comunque hanno dato il loro benestare all’elezione dell’ex ministro di Hollande.In questa scelta fra i due candidati, anche le diverse confessioni religiose hanno un loro peso specifico e in molte sono scese in campo direttamente. Nella giornata di giovedì, i rappresentanti di tre confessioni francesi, la comunità protestante, quella ebraica e quella musulmana, hanno firmato una dichiarazione congiunta con cui hanno dato il loro pieno sostegno al candidato Macron. Il pastore François Clavairoly, presidente della Federazione protestante, Anouar Kbibech, del Consiglio francese del culto musulmano e Haïm Korsia, grande rabbino di Francia, il candidato all’Eliseo di &#8220;En Marche&#8221; è l’unica speranza per il ripristino dei valori repubblicani francesi ed hanno chiesto ai loro rispettivi fedeli di recarsi alle urne per sostenerlo. I tre leader religiosi, nella loro dichiarazione congiunta, si sono detti da una parte consapevoli del loro ruolo che dovrebbe essere neutrale di fronte alla politica, ma dall’altra parte, hanno ricordato come Macron sia l’unico baluardo contro l’ascesa di Marine Le Pen che, a detta dei tre capi spirituali, è un pericolo per la pace e la stabilità.Dichiarazioni molto forti che a poche ore dal voto possono dire molto su come si orienterà il voto di queste minoranze che, in Francia, rappresentano comunque pilastri della società di oggi e della cultura del Paese. Non sono comunità minime, ma si tratta di milioni di elettori nonché di personalità molto influenti nel panorama politico ed economico.Dichiarazioni forti che contrastano invece con la grande assente di questa dichiarazione, che è la Chiesa cattolica di Francia. Il cattolicesimo francese non si è schierato a favore di Macron e non ha sostenuto neanche Marine Le Pen. In molti hanno accusato la Chiesa di tatticismo e di eccessiva prudenza, ma in realtà, il tutto nasce dal fatto che i vescovi francesi hanno sempre affermato di non voler prendere posizione. Non lo fanno dai tempi del Concilio Vaticano II, come ha ricordato Georges Pontier, presidente della Conferenza episcopale francese, e non inizieranno quest’anno. La chiesa cattolica, a detta del rappresentante dei vescovi francese, ha sempre optato per la riflessione ed il discernimento, non per dire cosa votare. Il cattolico, secondo Pontier, deve votare in base a quanto sia in linea con la sua fede e con la fede della Chiesa, senza che quest’ultima prenda posizione in modo chiaro.Dello stesso parere non è stato per il cardinale Philippe Barbarin, che giorni fa ha deciso di firmare una dichiarazione in cui riteneva doveroso affermare che il Front National fosse un partito nazionalista, pericoloso e portatore di conseguenze disastrose. Stessa idea del quotidiano La Croix, che in un editoriale del suo direttore, ha chiesto ai cattolici di votare Macron perché più rispettoso dei valori della Francia.Il voto cattolico è uno dei punti chiave per comprendere chi vincerà il ballottaggio di domenica prossima. Perché è vero che Marine Le Pen sta cercando in ogni modo di raccogliere i voti di Mélenchon e della sinistra critica verso il liberismo di Macron, ma è anche vero che ci sono in ballo milioni di voti cattolici e conservatori che al primo turno sono andati a François Fillon. Le Pen sa che anche per questa tortuosa strada passa la sua speranza di arrivare all’Eliseo. E se islamici ed ebrei sembrano voltare le spalle, almeno ufficialmente, alla candidata presidente, la speranza ora è rivolta nei cattolici. Nella laicissima ed atea Francia dove i simboli religiosi sono un tabù per tutti, la fede, a quanto pare, conta ancora molto. Almeno in termini elettorali.</p>
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		<title>Una sinagoga nel cuore del Libano</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/sinagoga-nel-cuore-del-libano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Nov 2016 14:15:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="360" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_0604.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_0604.png 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_0604-300x169.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_0604-334x188.png 334w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Tra le chiese e i minareti di Beirut, fino a poco tempo fa si aggiravano dei fantasmi del passato, ombre di una storia non del tutto cancellata, ma non più viva: le sinagoghe delle città. In tutto il Paese vivevano più di ventimila ebrei. Da qualche anno un piccolo miracolo avvento nel quartiere più ricco &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/sinagoga-nel-cuore-del-libano.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="360" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_0604.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_0604.png 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_0604-300x169.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_0604-334x188.png 334w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p>Tra le chiese e i minareti di <strong>Beirut</strong>, fino a poco tempo fa si aggiravano dei fantasmi del passato, ombre di una storia non del tutto cancellata, ma non più viva: le <strong>sinagoghe</strong> delle città. In tutto il Paese vivevano più di ventimila ebrei. Da qualche anno un piccolo miracolo avvento nel quartiere più ricco di Beirut, tra le case dei politici e dei miliardari libanesi, ha cambiato questa storia.<img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-17898" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/11/IMG_0603.jpg" alt="img_0603" />Se pur ancora non operante come luogo di culto, la sinagoga in stile marocchino di Maghen Abraham è rinata almeno come edificio. Il piccolo prodigio è avvenuto, come spesso accade in Medio Oriente, nel modo più improbabile, grazie ai fondi di Solidere, l&#8217;immobiliare privata che ha ricostruito il centro della città. <strong>La società è controllata da Sa&#8217;ad Hariri</strong>, appena nominato premier dal nuovo<strong> presidente Aoun</strong> e figlio di Rafiq Hariri ex premier filo saudita ucciso nel 2005.La rinascita della sinagoga è stata caldeggiata perfino da <strong>Hezbollah</strong>, partito sciita filo iraniano, che ha sostenuto di avere massimo rispetto per gli ebrei, pur condannando Israele ed il sionismo. D&#8217;altronde non è un mistero che l&#8217;Iran, grande finanziatore di Hezbollah, sia l&#8217;unico paese islamico ad avere ancora una <strong>forte comunità ebraica</strong> che conta più di 30mila fedeli, oltre scuole, ospedali, sinagoghe e un parlamentare che rappresenta la comunità.Tutto questo però per il Libano è una piccola rivoluzione. Se formalmente nelle liste elettorali libanesi, divise per quote religiose, esistono ancora cinquemila ebrei, nelle recenti elezioni se ne è presentato solamente uno e secondo i libanesi nel Paese ne saranno rimasti al massimo qualche decina. Alcuni sostengono che siano di più, ma che preferiscano vivere nell&#8217;ombra per non aver problemi. Tutti gli altri sono dispersi nel mondo o nella vicina Israele.<img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-17899" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/11/IMG_0598.jpg" alt="img_0598" />Il restauro è stato fatto grazie a duecentomila dollari donati da investitori privati, tra cui alcuni appartenenti alle comunità ebraiche libanesi della diaspora, a centocinquantamila dollari donati da Solidere della famiglia Hariri.La decisione di restaurare il luogo di culto ebraico è stata presa per mostrare un Libano aperto al mondo e tollerante nei confronti delle 16 religioni presenti nella Repubblica dei Cedri. Nel paese sono presenti tra l&#8217;altro, <strong>maroniti cattolici</strong>, la <strong>chiesa greco ortodossa</strong>, quella <strong>melchita greco cattolica</strong>, la <strong>armeno apostolica</strong>, <strong>armeno cattolica</strong>, <strong>siriaca ortodossa</strong>, <strong>siriaco cattolica</strong>, <strong>protestante</strong>, <strong>copta</strong>, <strong>assira</strong>, <strong>caldea</strong>, <strong>cattolica di rito latino</strong>. I musulmani sono divisi tra sunniti, sciiti, ed ismailiti. Vi sono poi le religioni misteriche alauite e druse, oltre i pochi rimanenti ebrei.<strong><a href="http://www.occhidellaguerra.it/category/medio-oriente/libano/nella-guerra-civile-palestinese/" target="_blank">LEGGI ANCHE: Nella guerra civile palestinese &#8211; REPORTAGE</a></strong>I pessimi rapporti con Israele, peggiorati dopo l&#8217;ultimo conflitto del 2006, hanno per anni reso impossibile il restauro della sinagoga e hanno reso la piccolissima comunità ebraica rimasta a rendersi il meno visibile possibile. La sinagoga era stata costruita nel 1925 ed era stata disegnata dall&#8217;architetto Bindo Manham.Fino agli anni sessanta esistevano sedici sinagoghe solamente a Beirut. Gli ebrei avevano gli stessi diritti delle altre sedici religioni presenti nella piccola Repubblica dei Cedri.<img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-17900" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/11/IMG_0602.jpg" alt="img_0602" />Nel 1976, un anno dopo l&#8217;inizio della guerra civile, Joseph Farhi trasferì i rotoli della Torah dalla sinagoga di Maghen Abraham a Ginevra dove li consegnò al banchiere Edmond Safra, che li conservò per anni. Oggi molti di essi sono stati donati ad alcune sinagoghe serfardite in Israele.<strong><a href="http://www.occhidellaguerra.it/category/medio-oriente/libano/viaggio-nella-guerra-islamica/" target="_blank">LEGGI ANCHE: Viaggio nella guerra islamica &#8211; REPORTAGE</a></strong>La sorte ha voluto che fosse proprio un bombardamento israeliano contro le forze dell&#8217;Olp di Arafat, che occupavano l&#8217;area durante la guerra civile, a distruggere la sinagoga il 12 agosto del 1982.  Oggi questa storia lentamente rinasce e un piccolo pezzo di un mondo passato risorge.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/cristiani-sotto-tiro/" target="_blank"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-17415" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/10/banner_cristiani.jpg" alt="banner_cristiani" /></a>Quel microcosmo che per secoli ha visto sotto l&#8217;impero persiano, romano, bizantino, arabo e ottomano gente di tutte le razze e religioni convivere una accanto all&#8217;altro, non senza momenti di tensione o di conflitto, ma pur sempre insieme, sembra riapparire per un attimo.Oggi ebrei e arabi di tutte le fedi rimangono in fondo molto vicini, in un ora di macchina si è in Israele, ma un muro di incomprensione rende questo confine invalicabile. Chissà quando nella rinnovata sinagoga si sentiranno di nuovo le letture del Talmud.</p>
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		<title>Nuovi rapporti tra Germania e Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/politica/germania-una-realta-complessa/nuovi-rapporti-tra-germania-e-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jul 2016 10:17:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Berlino]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="609" height="343" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/israele-de.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/israele-de.jpg 609w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/israele-de-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/israele-de-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 609px) 100vw, 609px" /></p>
<p>L&#8217;ingresso del Museo Ebraico di Berlino ricorda quello dell&#8217;aeroporto di Parigi qualche giorno dopo gli attentati del Bataclan. Ogni movimento è controllato. Diverse pattuglie della polizia vigilano all&#8217;entrata e gli agenti seguono con lo sguardo chiunque varchi l&#8217;uscio. Appena entrati si viene perquisiti dal personale di sicurezza, che invita a depositare giacche, zaini e cinture &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/germania-una-realta-complessa/nuovi-rapporti-tra-germania-e-israele.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="609" height="343" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/israele-de.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/israele-de.jpg 609w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/israele-de-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/israele-de-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 609px) 100vw, 609px" /></p><p>L&#8217;ingresso del <strong>Museo Ebraico di Berlino</strong> ricorda quello dell&#8217;aeroporto di Parigi qualche giorno dopo gli attentati del Bataclan. Ogni movimento è controllato. Diverse pattuglie della polizia vigilano all&#8217;entrata e gli agenti seguono con lo sguardo chiunque varchi l&#8217;uscio. Appena entrati si viene perquisiti dal personale di sicurezza, che invita a depositare giacche, zaini e cinture nel metal detector.</p>
<p><style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/Dgto4J_jec4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div></p>
<p><strong>Una volta superati i controlli inizia un faticoso percorso psico-fisico</strong>. Tutto il tragitto è in leggera ma costante salita, che genera nel visitatore una lieve ma interminabile sensazione di fatica. Il percorso è labirintico. Zigzagando per stretti corridoi che cambiano continuamente direzione si prova uno strano senso di disorientamento. Dalle mura che stringono il passaggio si è osservati dai tristi visi di bambini che indossano pigiami a righe. Le stelle di David sono ben in vista. Sulle pareti sono scritti i nomi delle città, dei paesi e dei villaggi da cui e verso cui almeno un ebreo tedesco dovette fuggire.<strong>L&#8217;angoscioso percorso per arrivare all&#8217;uscita attraversa anche uno dei pochi passaggi in piano</strong>. Un corridoio ricoperto di pezzi di metallo tondi, su ognuno dei quali è rappresentato il volto di una persona con la bocca spalancata. Ogni passo che li calpesta genera un acuto rumore metallico, un urlo che rimbomba nello spazio chiuso.</p>
<p><strong>Il museo è studiato apposta per generare un senso di oppressione</strong>. Situati nel cuore della vecchia Berlino, zona un tempo in stile classico e oggi ricresciuta moderna dopo i bombardamenti alleati che la hanno rasa al suolo durante la guerra, i luoghi della memoria ebraica rivestono una funzione centrale nella sua ricostruzione. Come nella rielaborazione dell&#8217;identità tedesca.<strong>La reinvenzione della Germania</strong> &#8211; divenuta necessaria dopo la capitolazione del 1945 e oggi nel pieno della sua fase attuativa &#8211; riserva ad Israele ed alla cultura ebraica un&#8217;attenzione privilegiata. Il motivo è facilmente comprensibile. Come spiega <strong>Joseph Schuster</strong>, presidente del Consiglio Centrale Ebraico di Germania, &#8220;il ricordo della Shoah e delle responsabilità della Germania per i crimini nazionalsocialisti appartengono oggi chiaramente al codice etico del Paese&#8221;.</p>
<p>Composto da 108 comunità ebraiche sparse per tutta la Germania, il <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.zentralratdjuden.de/">Consiglio Centrale Ebraico</a> si occupa di promuovere la cultura del proprio popolo all&#8217;interno della società tedesca, cooperando intensamente con le istituzioni di governo. L&#8217;educazione alla memoria avviene fin dall&#8217;infanzia. &#8220;Lavoriamo insieme al Ministero della Cultura&#8221; continua Schuster intervistato da<em> Gli Occhi della Guerra</em> &#8220;perché la vita e la cultura ebraica vengano insegnate e  maggiormente valorizzate nelle scuole e creiamo momenti in cui i non-ebrei possano interagire con la nostra cultura, organizzando per esempio festival cinematografici o culturali ebraici&#8221;.</p>
<p><strong>L&#8217;esaltazione della cultura tedesca</strong>, così enfatizzata durante tutto il corso della sua storia fino ad arrivare a sfociare nel trionfalismo del regime nazionalsocialista, ha lasciato spazio alla valorizzazione dell&#8217;elemento ebraico in tutte le sue forme. Berlino, che è il cuore pulsante del <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-reinvenzione-di-berlino/">processo di reinvenzione del Paese</a>, ne mostra chiaramente i segni.</p>
<p><strong>Camminando per le strade ci si imbatte continuamente in pezzi di ottone dorati conficcati nei marciapiedi</strong>, ognuno dei quali reca il nome di una persona che dovette fuggire o che fu deportata. Sulle macerie delle costruzioni classiche del centro sono sorti numerosi luoghi della memoria dell&#8217;Olocausto. A pochi passi dal museo ebraico si arriva alla <strong>topografia del terrore</strong>, esposizione a cielo aperto delle tragedie della Seconda Guerra Mondiale. Anche queste sono raffigurate all&#8217;interno di una spaesante struttura labirintica. Che si trova proprio accanto alla <strong>Wilhelmstrassee </strong>di fianco alla Porta di Brandeburgo, dove un tempo sorgeva la cancelleria di Hitler. Il governo tedesco concede simbolicamente alla cultura ebraica gli stessi luoghi una volta colonizzati dal regime nazionalsocialista. I cui riferimenti sono stati appositamente tutti rimossi o banalizzati: il bunker di Hitler è diventato un moderno parcheggio, la sua dimora un ristorante cinese.</p>
<p><strong>La memoria delle persecuzioni subite dagli ebrei ha lasciato un&#8217;impronta indelebile sulla società tedesca</strong>. L&#8217;eredità che la Germania ha ricevuto dalla Seconda Guerra Mondiale è soprattutto la volontà di attribuire a se stessa la totalità delle colpe per i crimini commessi, spesso anche di quelli non propri. Il senso di colpa è fortemente presente nella psicologia collettiva e coinvolge classe dirigente, mondo accademico, istituzioni politiche e nuove generazioni. Soprattutto nei giovani, pur così lontani anagraficamente dalle tragedie del 900, è evidente un profondo senso di inadeguatezza verso una cultura, la propria, alla quale quasi tutti guardano con timore perché li collega ad un senso di colpa innato dal quale è difficile liberarsi. Esso è infatti la pietra fondante della costruzione della nuova identità tedesca, che affonda parte delle sue radici nella promozione della cultura ebraica. Laddove un tempo era prassi esaltare lo Stato e la cultura tedesca, oggi lo è l&#8217;esaltazione della cultura e dello Stato d&#8217;Israele.</p>
<p><strong>I rapporti tra i tedeschi e Israele sono molto di più di una semplice alleanza politica</strong> tra i due rispettivi governi. Quello tra la Repubblica Federale e Israele è un legame che si rafforza di pari passo con il percorso di inserimento della Germania all&#8217;interno del mondo occidentale. Secondo <strong>Thomas Mann</strong>, uno dei più celebri autori tedeschi del 900, la progressiva occidentalizzazione e democratizzazione della Germania coincide con la sua &#8220;sgermanizzazione&#8221; (<em>Entdeutschung</em>): ossia con il mutamento radicale dei paradigmi di una cultura storicamente anti-occidentale sulla quale si è per secoli forgiata l&#8217;identità nazionale germanica. La democratizzazione delle istituzioni politiche, dei media e della classe dirigente ha dunque generato una sgermanizzazione dell&#8217;opinione pubblica, nella quale è tutt&#8217;oggi diffuso un sentimento di aspra diffidenza verso tutto ciò che sia riconducibile alla &#8220;sostanza tedesca&#8221;. Soprattutto tra i giovani.<strong>In assenza di un unico forte elemento, quello identitario, che funga da collante</strong> per l&#8217;intera collettività nazionale (in tedesco &#8220;<em>Volksgemeinschaft</em>&#8220;, una parola che genera ancora terrore) e che indichi gli obiettivi, per lo meno morali, della nuova &#8220;nazione civile tedesca&#8221;, i governi hanno agito in due direzioni: da un lato partecipando intensamente al processo di integrazione europea, con il fine di creare una nuova identità comunitaria nella quale sciogliere definitivamente la propria; dall&#8217;altro facendo propri gli scopi, gli obiettivi e la sensibilità di un&#8217;altra forte identità: quella ebraica. Di fronte ad un&#8217;Unione europea in fase di vacillazione che chiama Berlino ad assumere un ruolo di leadership egemonica al suo interno e genera così banali i paragoni con il passato non è da escludere che la classe dirigente tedesca decida in futuro di premere con minore intensità l&#8217;acceleratore in questa direzione, aumentando invece il processo di identificazione nella causa israeliana.</p>
<p>In un discorso tenuto alla <em>Knesset</em> nel 2008 <strong>Angela Merkel</strong> ha sottolineato l&#8217;esistenza di un &#8220;rapporto speciale&#8221; tra Germania e Israele, affermando che i due Paesi &#8220;sono e resteranno sempre legati in modo speciale dalla memoria della Shoah&#8221; e che la protezione della sicurezza di Israele è iscritta nella &#8220;ragion di Stato&#8221; della Repubblica Federale. Il cui governo ha mostrato particolare impegno nella salvaguardia della sicurezza dello Stato ebraico, fornendogli sistematicamente sommergibili e strumenti militari. Come conferma Schuster, &#8220;nessun partito tedesco mette in dubbio le responsabilità storiche della Germania verso Israele, il quale ha dunque una posiziona particolare all&#8217;interno della politica tedesca&#8221;.</p>
<p>D&#8217;altro canto, invece, <strong>la reale capacità di influenza di Berlino verso Israele è piuttosto limitata</strong>, basti pensare che tutti gli appelli tedeschi alla tutela delle popolazioni palestinesi sono sempre rimasti inascoltati. Questo rapporto disequilibrato si è sviluppato all&#8217;ombra di un passato traumatico. Secondo lo studioso <strong>Felix Berenskoetter</strong>, la memoria della Shoah &#8220;mette la Germania nelle condizioni di dovere riparare alle azioni passate che non potranno mai essere perdonate, costringendola a cercare di saldare un debito che non potrà mai essere saldato&#8221;. Berenskoetter sostiene che ciò consenta alle èlites israeliane di sfruttare il senso di colpa della Germania per imporre alle istituzioni tedesche di non criticare le politiche di Israele.Il governo di Angela Merkel ha in realtà criticato in alcune occasione quello di <strong>Benjamin Netanjahu</strong>, soprattutto in merito alle politiche di insediamento ebraico nei territori palestinesi. La Cancelliera non ha però mai voluto mettere in dubbio le responsabilità storiche della Germania. Quando il premier israeliano le servì l&#8217;occasione per &#8216;scagionarsi&#8217; parzialmente dalle responsabilità tedesche per l&#8217;Olocausto,<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.theguardian.com/world/2015/oct/21/netanyahu-under-fire-for-palestinian-grand-mufti-holocaust-claim"> affermando che il suo ideatore non era stato Hitler bensì il Muftì di Gerusalemme</a>, la Cancelliera intervenne duramente, ribadendo e rivendicando al suo popolo la totalità e la titolarità delle colpe commesse.</p>
<p>Ad affrontare questa spinosa questione è stato anche un gruppo di studiosi conservatori, guidati dal professore della università Humboldt di Berlino <strong>Ernst Nolte</strong>, che tentarono di rivalutare i paradigmi con i quali i tedeschi affrontano la propria storia e il proprio rapporto con il genocidio ebraico. Nolte affermò la non-eccezionalità dei crimini tedeschi, suggerendo la comparazione con altri stermini di massa. Pur non negando la natura criminale del nazismo, che rimane un momento insopprimibile dell&#8217;identità tedesca, egli cercò di rielaborare il trauma tramite inquadramenti storico-politici. In un articolo pubblicato sulla <em>Frankfurter Allegmeine Zeitung</em> il professore ridusse l&#8217;unicità dello sterminio degli ebrei alle &#8220;tecniche delle camere a gas&#8221;, ponendo la questione se &#8220;lo sterminio di classe dei bolscevichi non sia il <em>priur logico</em> e fattuale dello sterminio di razza dei nazionalsocialisti?&#8221; Con questa operazione scientifica Nolte non nascose mai di volere ricreare un rapporto &#8220;normale&#8221; con il passato tedesco e con i suoi errori.</p>
<p>Ad attaccarlo fu il filosofo francofortese <strong>Juenger Habermas</strong>, che sostenne invece <strong>l&#8217;unicità dell&#8217;Olocausto</strong>. Secondo lui le nuove generazioni di tedeschi sono corresponsabili di quelle passate attraverso la memoria verso le vittime. Una memoria che deve essere &#8220;dolorosamente consapevole&#8221; che furono i tedeschi con la propria cultura a &#8220;generare quel contesto di vita&#8221; in cui Auschwitz fu possibile. A questa memoria e a questa colpevolezza bisogna rimanere eternamente legati, rendendola una propria tradizione, un filtro attraverso cui passa una nuova consapevolezza storica e collettiva. Secondo Habermas l&#8217;Olocausto è una questione che non va affrontata oggettivamente, prendendo in esame numero di vittime e tecniche di tortura, bensì emotivamente. Questo perché <strong>l&#8217;unicità dell&#8217;Olocausto è diventata parte dell&#8217;identità storica dei tedeschi</strong>, anche degli incolpevoli di oggi. Della colpevole cultura tedesca non rimare quasi nulla, se non la &#8220;memoria solidale&#8221; verso le vittime di un evento irreparabile.La tesi emotiva di Habermas ha trovato molto più spazio nel mondo mediatico tedesco rispetto agli studi di Nolte. <strong>Gunter Grass</strong>, uno dei più celebri scrittori del dopoguerra tedesco, si è spinto a dire che &#8220;pensare alla Germania significa pensare ad Auschwitz&#8221;. Lo stesso Grass, però, generò una aspra diatriba con la pubblicazione di una sua poesia sulla politica nucleare israeliana (<em>Was gesagt werden muss</em>). Le polemiche che ne seguirono sono un chiaro esempio della complessità che sottende il &#8220;rapporto speciale&#8221; tra Germania e Israele. Un rapporto fondato sull&#8217;emotività che ha però forti coinvolgimenti politici.</p>
<p>Resta oggi da vedere se le critiche presenti all&#8217;interno di parte dell&#8217;opinione pubblica tedesca a proposito delle politiche israeliane &#8211; soprattutto a riguardo delle politiche di insediamento dei coloni &#8211; spingerà il governo ad assumere posizioni più dure verso Israele. Cosa che rischierebbe però di riaprire ferite mai veramente guarite.</p>
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