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	<title>dottrina Monroe Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Thu, 08 Jan 2026 05:40:48 +0000</lastBuildDate>
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	<title>dottrina Monroe Archives - InsideOver</title>
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		<title>Mai stati isolazionisti: il grosso equivoco su 250 anni di politica estera americana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2026 05:40:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[dottrina Monroe]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera americana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/istockphoto-2241142380-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/istockphoto-2241142380-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/istockphoto-2241142380-612x612-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/istockphoto-2241142380-612x612-1-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>La politica estera americana è stata, fin dalle origini, selettiva ma profondamente internazionale, assertiva ma allergica ai vincoli.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/istockphoto-2241142380-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/istockphoto-2241142380-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/istockphoto-2241142380-612x612-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/istockphoto-2241142380-612x612-1-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>L’idea di un’America storicamente isolazionista è uno dei miti più longevi e radicati nella narrazione della <strong>politica estera degli Stati Uniti</strong>. È un’immagine rassicurante, spesso usata per contrapporre un passato di prudenza e distacco a un presente di iper-interventismo globale. Eppure, alla luce della storiografia contemporanea, questa lettura si rivela profondamente fuorviante. <strong>Dalla nascita della repubblica fino ad oggi, gli Stati Uniti non si sono mai realmente isolati</strong>: hanno piuttosto scelto con attenzione tempi, spazi e modalità del proprio coinvolgimento internazionale, in una sempiterna combinazione di autonomia decisionale e interventismo selettivo.</p>



<p>Già all’origine, <strong>la repubblica americana nacque dentro una rete di relazioni internazionali tutt’altro che marginali</strong>. La guerra d’indipendenza non sarebbe stata vinta senza l’alleanza con la <strong>Francia</strong>, e questa esperienza lasciò un’eredità ambivalente: diffidenza verso alleanze permanenti, ma non verso il commercio, la diplomazia o l’uso del potere all’estero. Nel suo <strong>Farewell Address</strong>, <strong>George Washington</strong> mise in guardia contro le “<em>entangling alliances</em>”, non contro il coinvolgimento internazionale in quanto tale. Come ha osservato <strong>Charles Kupchan</strong>, si trattava di una strategia di partecipazione senza intrappolamento, pensata per evitare di essere trascinati nei conflitti europei pur restando attori attivi nel sistema internazionale.</p>



<p>Questa impostazione trovò una formulazione esplicita nel 1823 con la <strong>Dottrina Monroe</strong>, proclamata dal presidente<strong> James Monroe</strong>. Ancora oggi viene spesso citata come prova dell’isolazionismo americano, ma in realtà rappresentò una dichiarazione di egemonia regionale. Gli Stati Uniti affermarono che l’emisfero occidentale non era più aperto alla colonizzazione europea e che ogni intervento esterno sarebbe stato considerato una minaccia diretta alla loro sicurezza. Questa dottrina non implicava passività, bensì un obbligo implicito all’azione. Nel corso dell’Ottocento fu invocata per esercitare pressioni sulla Spagna a <strong>Cuba</strong>, per opporsi all’intervento francese in <strong>Messico</strong> e per legittimare una crescente presenza politica e militare in <strong>America Centrale</strong> e nei <strong>Caraibi</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;espansione territoriale</h2>



<p>Parallelamente, gli Stati Uniti misero in atto una vigorosa espansione territoriale. La <strong>guerra contro il Messico del 1846–1848</strong> portò all’annessione di enormi territori strategici, dalla California al Sud-Ovest, attraverso il Trattato di Guadalupe Hidalgo, ridefinendo coercitivamente l’ordine geopolitico nordamericano. A questa si aggiunsero l’acquisto della Louisiana, <strong>le guerre barbaresche nel Mediterraneo </strong>contro gli stati nordafricani che minacciavano il commercio americano e una lunga serie di spedizioni navali punitive a tutela di cittadini e interessi economici. Tutto questo è difficilmente compatibile con qualsiasi definizione rigorosa di isolazionismo.</p>



<p>Tra fine Ottocento e primo Novecento, la logica della Dottrina Monroe si trasformò in interventismo sistematico. Il <strong>cosiddetto </strong><em><strong>Roosevelt Corollary</strong> </em>fornì la giustificazione teorica per occupazioni militari e protettorati fiscali in <strong>Haiti</strong>, <strong>Nicaragua</strong>, <strong>Repubblica dominicana</strong> e <strong>Cuba</strong>, spesso protrattisi per anni o decenni, agendo come una potenza imperiale informale, convinti che l’ordine politico ed economico dell’area fosse un interesse vitale nazionale.</p>



<p>Il salto di scala avvenne nel 1898 con la <strong>guerra ispano-americana</strong>. L’intervento a Cuba, giustificato ufficialmente da ragioni umanitarie e di sicurezza, portò al collasso dell’impero spagnolo e all’acquisizione di territori d’oltremare. <strong>Puerto Rico </strong>divenne un territorio non incorporato, <strong>Guam</strong> una base strategica nel Pacifico, mentre le <strong>Filippine</strong>  furono teatro di una lunga e sanguinosa guerra coloniale contro i movimenti indipendentisti. Questo passaggio collocò definitivamente gli Stati Uniti tra le grandi potenze globali, dotate di basi navali, proiezione militare e interessi extra-emisferici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le due guerre mondiali</h2>



<p>Accanto all’espansione militare, Washington sviluppò una sofisticata strategia di proiezione economica. La politica della <strong><em>Open Door</em></strong> in <strong>Cina</strong>, promossa alla fine dell’Ottocento, mirava a impedire la spartizione coloniale del Paese e a garantire l’accesso americano ai mercati asiatici. Questa linea fu sostenuta non solo da iniziative diplomatiche, ma anche dalla partecipazione alla repressione della <strong>rivolta dei Boxer</strong> e dall’uso della forza navale per proteggere interessi commerciali e missionari. L&#8217;<em>Open Door </em>rappresentò l’essenza della diplomazia americana: non isolamento, ma costruzione attiva di <strong>un ordine internazionale aperto e favorevole agli Stati Uniti</strong>.</p>



<p>Anche il <strong>periodo tra le due guerre mondiali</strong>, spesso citato come l’apice dell’isolazionismo, conferma questa lettura. Pur evitando alleanze militari permanenti e rifiutando l’ingresso nella Società delle Nazioni, gli Stati Uniti rimasero centrali nel sistema internazionale. Dominarono la finanza globale, condizionarono la ricostruzione europea attraverso prestiti e politiche monetarie, intervennero ripetutamente in America Latina e usarono sanzioni economiche come strumento di pressione geopolitica. <strong>Si trattò di un internazionalismo senza istituzioni multilaterali vincolanti, non di un ritorno all’autarchia.</strong></p>



<p>Considerati nel loro insieme, questi episodi mostrano una sorprendente continuità. Per oltre due secoli, gli Stati Uniti hanno rifiutato vincoli che limitassero la loro libertà d’azione, ma hanno al tempo stesso fatto ricorso con regolarità alla diplomazia coercitiva, al potere economico e all’uso della forza per plasmare l’ambiente internazionale. L’isolazionismo, più che una realtà storica, è una narrazione retrospettiva che semplifica un passato molto più complesso. La politica estera americana è stata, fin dalle origini, selettiva <strong>ma profondamente internazionale</strong>, assertiva ma allergica ai vincoli, e proprio per questo mai davvero isolata.</p>
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		<title>Il Brasile alla prova della nuova politica USA</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-brasile-alla-prova-della-nuova-politica-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jan 2026 06:11:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[dottrina Monroe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/lula.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Brasile" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/lula.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/lula-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/lula-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/lula-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/lula-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/lula-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>'azione militare statunitense in Venezuela porta con sé fattori di rischio e instabilità anche per il Brasile e tutti gli Stati sudamericani.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/lula.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Brasile" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/lula.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/lula-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/lula-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/lula-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/lula-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/lula-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È stata definita “<strong>dottrina Donroe</strong>”, unendo Donald (Trump) a Monroe, dall&#8217;omonima dottrina che stabilisce il cuore della politica estera statunitense, ovvero l&#8217;atteggiamento verso il continente americano.</p>



<p>Nel 1823 il presidente degli Stati Uniti <strong>James Monroe</strong> stabili che le potenze coloniali europee non dovessero interferire nel continente americano, questo perché allora la Spagna e la Francia avevano ancora dei grandi interessi in quella parte dell&#8217;emisfero. Si trattava quindi di una dottrina prettamente difensiva: gli Stati Uniti avrebbero reagito alle influenze esterne di qualsiasi tipo nel proprio intorno geografico. Successivamente il presidente <strong>Theodore Roosevelt</strong> modificò questa postura politica nel 1904, aggiungendo la possibilità per gli Stati Uniti di intervenire direttamente con la forza militare nel continente americano. Il presidente Trump ha ulteriormente <strong>spostato la soglia di intervento</strong> con l&#8217;azione in Venezuela, riservando agli USA il diritto di decidere l&#8217;assetto politico di una nazione americana in modo diretto.</p>



<p>Questa maggiore aggressività statunitense porta con sé dei <strong>problemi di sicurezza per gli altri Stati americani</strong>, alcuni di quali hanno intessuto importanti e vincolanti relazioni internazionali con Paesi avversari o competitori degli Stati Uniti. </p>



<p>La nuova Strategia per la Sicurezza Nazionale (NSS) USA segna un <strong><a href="https://www.csis.org/analysis/national-security-strategy-good-not-so-great-and-alarm-bells">cambiamento ideologico e sostanziale</a></strong> nella politica estera statunitense. L&#8217;amministrazione sta tentando di definire una nuova dottrina di politica estera “America First” profondamente pragmatica, che ridefinisce anche i rapporti di forza e diplomatici di storiche alleanze, dimostrando una <strong>miopia strategica</strong> e l&#8217;abbandono temporaneo del pensiero politico legato all&#8217;<a href="https://it.insideover.com/politics/china-russia-axis-ishard-to-shake-the-eu-should-not-give-up-on-moscow-soft-power-according-to-joseph-nye.html">interdipendenza</a> per abbracciare il cosiddetto “realismo offensivo”. Ad esempio, l&#8217;agenda democratica sta tramontando e con essa il “destino manifesto” statunitense, per lasciare il posto a una politica estera basata su ciò che rende gli Stati Uniti più potenti e prosperi, anche a discapito di storici alleati. </p>



<p>Washington sta applicando questo nuovo pensiero politico a livello globale, ma sta cominciando dal suo intorno geografico: nella fattispecie l&#8217;<strong>emisfero occidentale</strong> inteso come l&#8217;interezza del continente americano. </p>



<p>Per questo motivo, e per i rapporti diplomatici che alcuni Paesi sudamericani hanno intessuto con altre potenze esterne all&#8217;emisfero occidentale, in Sudamerica sta serpeggiando un senso di inquietudine. Un esempio in tal senso è dato dal <strong>Brasile</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;impronta cinese in Brasile e il non allineamento</h2>



<p>La <strong>Repubblica Popolare Cinese (RPC)</strong> si sta <a href="https://thediplomat.com/2025/11/how-china-is-using-brazil-to-reshape-power-in-the-americas/">radicando</a> nella base industriale e nell&#8217;economia di consumo brasiliana, trasformando il colosso sudamericano in una porta d&#8217;accesso per l&#8217;influenza cinese in tutto il continente. Questo cambiamento mette in discussione la tradizionale sfera d&#8217;influenza di Washington, comportando al contempo conseguenze indirette per Taiwan, la cui sopravvivenza diplomatica si basa su una cerchia sempre più ristretta di alleati in America Latina, progressivamente attratti nell&#8217;orbita di Pechino. Sebbene la RPC non sia ancora il principale investitore estero in Brasile – gli Stati Uniti detengono ancora questo primato, rappresentando il 17,05% del totale – gli investimenti diretti esteri (IDE) di Pechino stanno aumentando significativamente. Dal 2023 al 2024, Pechino ha aumentato gli IDE in Brasile del 113%, mentre gli investimenti statunitensi sono aumentati solo dello 0,057%. Sebbene l&#8217;amministrazione Trump abbia posto l&#8217;America Latina al centro della sua politica estera, l&#8217;impegno economico di Washington rimane limitato, lasciando a Pechino <strong>ampio margine d&#8217;azione</strong>. </p>



<p>Il Brasile, tra i Paesi sudamericani, è forse quello che più si attiene alla vecchia definizione di <strong>Paese non allineato</strong>: commercia con la Repubblica Popolare, ha rapporti amichevoli con la Russia, è economicamente legato all&#8217;Unione Europea agli Stati Uniti, ma soprattutto acquista armamenti In Europa (<a href="https://aresdifesa.it/centauro-ii-in-brasile-completata-laccettazione-dei-prototipi/">soprattutto in Italia</a>) e negli USA. Questo posizionamento intermedio profondamente diverso rispetto a quello di altri Paesi come Cuba, il Nicaragua, la Colombia, il Messico o la stessa Argentina (quest&#8217;ultima con Milei appiattita su posizioni statunitensi), apre al dibattito su come il Paese dovrà reagire alla nuova Strategia di Sicurezza Nazionale statunitense alla luce di quanto accaduto in Venezuela.</p>



<p>Il presidente <strong>Lula </strong>è stato il primo tra i leader dell&#8217;America Latina a condannare l&#8217;azione americana in Venezuela. In un <a href="https://x.com/LulaOficial/status/2007436536590012845">post su X</a>, Lula ha affermato che è stato superato “un limite inaccettabile” e che “questi atti rappresentano un grave affronto alla sovranità del Venezuela e un ulteriore precedente estremamente pericoloso per l&#8217;intera comunità internazionale”. Lula ha sottolineato che “attaccare i Paesi, in flagrante violazione del diritto internazionale, è il primo passo verso un mondo di violenza, caos e instabilità, dove la legge del più forte prevale sul multilateralismo” e che “l&#8217;azione ricorda i peggiori momenti di ingerenza nella politica dell&#8217;America Latina e dei Caraibi, e minaccia la preservazione della regione come zona di pace”. </p>



<p>L&#8217;ultima frase del presidente brasiliano si riferisce proprio a questo <strong>recupero aggressivo della Dottrina Monroe</strong> da parte degli Stati Uniti, nel contempo però Lula cerca di intrattenere buoni rapporti con gli Stati Uniti almeno dal punto di vista commerciale per procedere nella ricerca di soluzioni ai dazi e alle sanzioni contro le autorità brasiliane.</p>



<p>Bisogna ricordare, per capire le parole di condanna di Lula, che il Brasile si era fatto carico di una <strong>nuova politica di interscambio e accordi diplomatici</strong> tra i Paesi dell&#8217;America meridionale, avendo come primo punto in agenda il rinnovamento dei rapporti con <strong>l&#8217;Argentina</strong> ma anche col <strong>Venezuela</strong> di Maduro: è stato proprio il lavoro diplomatico brasiliano effettuato sottotraccia a disinnescare la recente <a href="https://it.insideover.com/politica/il-risiko-per-la-regione-dellessequibo-tra-guyana-venezuela-e-brasile.html">crisi tra Venezuela e Guyana</a> per la regione dell&#8217;Essequibo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una riflessione interna</h2>



<p>Ora la nuova politica trumpiana ha rimescolato un&#8217;altra volta le carte, e per capire meglio come in Brasile si stia percependo quanto accaduto vi riportiamo il pensiero di <strong><a href="https://cebri.org/br/especialista/218/feliciano-de-sa-guimaraes">Feliciano Guimaraes</a></strong>, professore di relazioni internazionali, ricercatore a Yale e caporedattore del <a href="https://cebri.org/br/sobre/quemsomos">CEBRI</a> (<em>Centro Brasileiro de Relaçoes Internacionais</em>), <em>think tank</em> indipendente. Guimaraes afferma che il Venezuela rappresenta la <strong>sfida strategica</strong> <strong>più grande</strong> nella politica estera di Lula, aprendo un pessimo scenario in cui si palesa il ritorno di una politica di sicurezza nazionale USA basata sul principio delle <strong>sfere di influenza</strong>.</p>



<p>Di fronte a una strategia di questa natura, le potenze regionali hanno, in termini analitici, <strong>tre alternative</strong>. La prima è <strong>resistere frontalmente</strong> alla potenza dominante. La seconda è <strong>accettare un assetto di tipo “condominiale”</strong>, in cui viene preservato un certo grado di autonomia, ma collaborando con la potenza egemone nell&#8217;amministrazione e nella proiezione della propria influenza regionale. La terza alternativa è <strong>la piena accettazione della sfera di influenza</strong>, che implica la rinuncia all&#8217;autonomia strategica e la trasformazione in un attore subordinato. Queste sarebbero le tre opzioni che il Brasile si trova attualmente ad affrontare avendo presente che la decisione del Venezuela di resistere ha portato all&#8217;indebolimento del Paese (non a un cambio di regime, in quanto il sistema politico venezuelano è ancora in piedi nonostante la cattura Maduro).</p>



<p>Secondo Guimaraes il Brasile deve effettuare un&#8217;analisi attenta e realistica delle proprie capacità e dei propri limiti al fine di definire quale di queste alternative sia strategicamente praticabile e politicamente sostenibile nel nuovo contesto regionale. Il problema è che il Brasile sino a oggi ha visto i rapporti con gli Stati Uniti in modo sostanzialmente buono: <strong>tra i due Paesi c&#8217;è sempre stata collaborazione nonostante le crisi saltuarie.</strong> Questa interpretazione però dimentica che esiste la necessità di pensare strategicamente a come i Paesi di medie dimensioni e le potenze regionali dovrebbero <strong>agire di fronte a una potenza che adotta atteggiamenti aggressivi</strong> ed espansionistici nelle sue immediate vicinanze.</p>



<p>Guimaraes afferma senza mezzi termini che non esiste un processo di pensiero sistematico all&#8217;interno dei circoli intellettuali brasiliani – né tra diplomatici e politici – volto a costruire una politica di resistenza e, soprattutto, di difesa contro gli Stati Uniti. Il Brasile manca di una riflessione coerente su cosa significhi formulare una politica estera difensiva di fronte a una potenza disposta a riorganizzare la regione secondo una logica di sfere di influenza. Questa lacuna deve essere affrontata esplicitamente e secondo il professore richiede una <strong>revisione a livello diplomatico e del pensiero strategico</strong> brasiliano, nonché uno sforzo più consistente in ambito accademico per teorizzare, concettualizzare e rendere operative strategie di resistenza, contenimento e preservazione dell&#8217;autonomia in contesti di asimmetria di potere. Senza questo sforzo, il Brasile rischierebbe di rimanere intellettualmente e politicamente impreparato a uno scenario regionale caratterizzato dal riemergere di politiche di potenza. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Europa non deve restare a guardare</h2>



<p>Vogliamo aggiungere ora alcune nostre considerazioni al pensiero di Guimaraes. L&#8217;imprevedibilità della Casa Bianca, nonostante la nuova dottrina strategica, porta con sé importanti fattori di incertezza e instabilità. Washington tollererà una maggiore impronta cinese in Brasile? Allo stesso modo permetterà al Brasile di stringere legami economici e di altra natura con l&#8217;<strong>Unione Europea</strong> o con altre singole potenze europee? Difficilmente gli Stati Uniti lasceranno carta bianca alla Repubblica Popolare in Sud America, quindi anche in Brasile, e riteniamo che allo stesso modo sarà molto complicato per il Brasile di Lula attuare quel <strong>multilateralismo</strong> che ha permesso al Paese di restare tra i non allineati. </p>



<p>Questa politica statunitense deve portare con sé importanti riflessioni anche da questa parte dell&#8217;Atlantico, nella fattispecie in Europa dove molto probabilmente verranno osteggiate da parte USA tutte <strong>le attività diplomatiche che si stanno effettuando tra UE e Sud America.</strong> Tornando al tessuto politico sudamericano, anche la politica di Lula di implementazione delle relazioni intra-sudamericane sarà sicuramente messa in discussione da Washington, lasciando al Brasile poco margine d&#8217;azione e possibilmente aprendo una nuova fase di crisi con gli Stati Uniti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-brasile-alla-prova-della-nuova-politica-usa.html">Il Brasile alla prova della nuova politica USA</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Usa, è di nuovo dottrina Monroe?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/usa-e-di-nuovo-dottrina-monroe.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2020 10:38:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[dottrina Monroe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="778" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Congresso-americano-USA-La-Presse-e1576164361706.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Congresso Usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Congresso-americano-USA-La-Presse-e1576164361706.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Congresso-americano-USA-La-Presse-e1576164361706-300x122.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Congresso-americano-USA-La-Presse-e1576164361706-768x311.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Congresso-americano-USA-La-Presse-e1576164361706-1024x415.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;L&#8217;America agli americani&#8221;: questa è la vulgata più popolare della celebre dottrina Monroe, che nel 1823 avrebbe bollato gli Stati Uniti come Paese isolazionista. Ma fu davvero così? Si e no. No, perché già dalla forma protostatale delle 13 colonie, gli Stati Uniti hanno sempre intrattenuto molteplici rapporti internazionali, più o meno proficui, più o &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-e-di-nuovo-dottrina-monroe.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-e-di-nuovo-dottrina-monroe.html">Usa, è di nuovo dottrina Monroe?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="778" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Congresso-americano-USA-La-Presse-e1576164361706.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Congresso Usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Congresso-americano-USA-La-Presse-e1576164361706.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Congresso-americano-USA-La-Presse-e1576164361706-300x122.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Congresso-americano-USA-La-Presse-e1576164361706-768x311.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Congresso-americano-USA-La-Presse-e1576164361706-1024x415.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>&#8220;L&#8217;America agli americani&#8221;: questa è la vulgata più popolare della celebre <strong>dottrina Monroe</strong>, che nel 1823 avrebbe bollato gli Stati Uniti come Paese isolazionista. Ma fu davvero così? Si e no. <em>No</em>, perché già dalla forma protostatale delle 13 colonie, gli<strong> Stati Uniti</strong> hanno sempre intrattenuto molteplici rapporti internazionali, più o meno proficui, più o meno burrascosi. <em>Si</em>, perché fino alla Prima guerra mondiale Washington non solo pretese una non ingerenza europea nel suo &#8220;cortile di casa&#8221; ma, soprattutto, cercò di non finire impastoiata nelle tumultuose vicende del Vecchio continente.</p>
<h2>Dal dopoguerra alla lotta all’Isis</h2>
<p>Dagli anni Trenta in poi gli Stati Uniti invertirono decisamente la rotta con giudizi internazionali alterni fra potenza liberatrice e <em>hybris</em> imperialista. Al netto di ciò, il secondo Dopoguerra ha rappresentato il momento di massimo interventismo americano all’estero che toccò il suo acme nella Guerra fredda: America latina, Asia, Africa e Medio Oriente furono i teatri dove i due blocchi si batterono per procura. Nel consueto pendolo fra falchi e colombe alla Casa bianca, dalla caduta del muro di Berlino in poi, la combo Usa+<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/che-cose-la-nato.html" target="_blank" rel="noopener">Nato</a> è stata protagonista in tantissimi nuovi scenari ed in conflitti di nuova natura: si pensi ai Balcani o al Golfo. Ma è dopo l’<strong>11 settembre</strong> che la dottrina Monroe viene lasciata definitivamente in soffitta: l’Afghanistan fagocita intelligence e Difesa americana assieme alla lotta al cosiddetto <strong>asse del male</strong>. Poi, sul viale del tramonto delle vicende post <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/osama-bin-laden-lo-sceicco-del-terrore-che-dichiaro-guerra-al-mondo.html" target="_blank" rel="noopener">Osama bin Laden</a> comparve lo <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html" target="_blank" rel="noopener">Stato islamico</a>: ergo, più che <em>Fine della storia</em> alla Fukuyama il Terzo Millennio si è senza dubbio aperto alla stregua del <em>Clash of Civilization</em> di hungtintoniana memoria. E adesso?</p>
<h2>Obama e la geopolitica del disimpegno</h2>
<p>Nel maggio 2011 il presidente <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-barack-obama.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Barack Obama</strong></a> annunciava al mondo la <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ZNYmK19-d0U&amp;t=114s">cattura di Osama bin Laden</a>. Sebbene sia ancora troppo presto per parlare di un'&#8221;eredità Obama&#8221;, il primo presidente afroamericano della storia ha lasciato dietro di sé una scia in politica estera verso la quale non si sa ancora se parlare di sciatteria o disimpegno programmato. Senza dubbio, però, l’amministrazione Obama ha segnato un punto di non ritorno nel quale gli Americano sono tornati ad occuparsi della propria <strong>frontiera interna</strong>: disuguaglianze, diritti civili, welfare e riforma sanitaria. L’estero, dopo anni di spese militari folli, è stato declassato: l’Europa è stata incentivata ad assumere un ruolo più forte ed autonomo, soprattutto in ambito Nato; il Medio Oriente ha iniziato a restare all’asciutto di una politica estera delineata, nella speranza di tirarsi fuori dal pantano afgano e di rendere Washington il più indipendente possibile dai rubinetti petroliferi arabi. Probabilmente Obama guardava già oltre e più ad est: l’accordo nucleare con l’Iran, nell’ottica di ridurre drasticamente lo <em>spillover</em> di risorse americane nell’area; ma Obama guardava soprattutto alla Cina, verso quel Leviatano dell’economia mondiale al quale lanciare sfide continue come l’isolamento economico.</p>
<h2><em>Make America Great Again</em></h2>
<p>Che presidenza è stata quella di<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html" target="_blank" rel="noopener"><strong> Donald Trump</strong></a> è altrettanto presto per dirlo. Ma già quattro anni fa era chiaro che qualcosa sarebbe cambiamo e che, <em>mutatis mutandis</em>, la politica estera di Trump, in alcuni aspetti avrebbe continuato sulla strada parzialmente tracciata da Obama, pur con stili, ideali e forme decisamente differenti. Per quasi due secoli, sulla scia della Dottrina Monroe, gli Stati Uniti sono intervenuti in tutta l&#8217;America Latina per proteggere interessi economici e politici, anche attraverso interventi militari e il sostegno a dittature. Nel 2013, l&#8217;allora segretario di Stato<strong> John Kerry</strong>, parlando all&#8217;Organizzazione degli Stati americani, annunciò la fine della dottrina. Ma l&#8217;annuncio di Kerry è stato poco più che uno spostamento simbolico e non ha posto fine ai tentativi degli Stati Uniti di mantenere l&#8217;influenza in tutta la regione. Nel cortile di casa l&#8217;amministrazione Trump ha nuovamente abbracciato a fondo la dottrina e la crociata anti Maduro ne è la prova vivente, così come l’avvertimento a Cina e Russia a non immischiarsi nella gestione del rapporto con la “<em>troika of tyranny</em>”. Fuori dal continente americano le cose non stanno andando diversamente. Una Nato in stato di morte cerebrale, all’interno della quale il colosso atlantico cerca in ogni modo di rendere l’Europa maggiorenne, arrivando perfino a puntare su paesi complessi come l’Ucraina per non impegnarsi direttamente nell’Est Europa contro <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-vladimir-putin.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Vladimir Putin</strong></a>: l’<a href="https://it.insideover.com/politica/tutti-i-pericoli-della-proposta-di-membership-nato-allucraina.html">ingresso di Kiev della Nato</a>, volto a disimpegnare parzialmente gli americani dall’area, lascerebbe l’area in mano ad alleati minori ovvero Romania e Bulgaria. Contesto mediorientale, ulteriore disimpegno: dall’<a href="https://it.insideover.com/politica/dai-curdi-a-taiwan-ecco-la-nuova-realpolitik-di-trump.html">abbandono delle milizie curde</a> “sedotte e abbandonate” dopo anni di lotta all’Isis, Trump in Siria e in Libia ha frantumato la Nato lasciando, più o meno consciamente, il posto all’asse Putin-<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html" target="_blank" rel="noopener">Erdogan</a> che, tra l’altro, già fa acqua da tutte le parti. <em>Last but not least</em>, l’uscita dal “Vietnam” afghano: tanti morti, risultati pochi e <a href="https://it.insideover.com/guerra/afghanistan-trump-cede-sullaccordo-con-i-talebani.html">tregua con i Talebani</a>.</p>
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