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	<title>diritti delle donne Archives - InsideOver</title>
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	<title>diritti delle donne Archives - InsideOver</title>
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		<title>Sesso di Stato in Turchia: le sex worker con il timbro di Erdogan (ancora per poco)</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/sesso-di-stato-in-turchia-le-sex-worker-con-il-timbro-di-erdogan-ancora-per-poco.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2024 09:54:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[diritti delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[prostituzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1517" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/169524.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/169524.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/169524-600x474.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/169524-300x237.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/169524-1024x809.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/169524-768x607.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/169524-1536x1214.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Genel  evler, i bordelli pubblici, operano con l'autorizzazione ufficiale del Governo. Ma con l'avvento di Erdogan...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1517" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/169524.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/169524.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/169524-600x474.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/169524-300x237.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/169524-1024x809.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/169524-768x607.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/169524-1536x1214.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando si pensa alle capitali del sesso a pagamento, la <strong>Turchia </strong>non balza subito alla mente: ancor meno se si pensa al mondo &#8220;istituzionalizzato&#8221; delle<em> </em><strong><em>sex worker</em> </strong>che, a seconda dei diversi Paesi, godono di certi gradi di tutele. Si pensi al Belgio, che recentemente ha introdotto per le lavoratrici del settore giorni di malattia retribuiti, congedi di maternità e pensioni.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiF3Xp6Y23GHKdREf7DFchAQ9B2bXeB8khGFzsuFGUFCjzNYj40wkHyuWP0wyRJEwv5das4xApI92WQKKNX743nQV-PjHiEoT7mKASOLVlk4Wyz-GbiKeSyj_f71b7GAj6txxYI/w426-h448/brot1.jpeg" alt=""/></figure>
</div>


<p>Tornando alla Turchia, basta digitare su Google &#8220;sex worker Turchia&#8221; per veder dischiudersi un mondo impensabile. <em><strong>Genel evler</strong></em>, questa è la parola con cui si indicano nel regno di <strong>Recep Erdogan </strong>i bordelli pubblici, ossia quelli che devono ricevere permessi dal Governo per operare. A loro volta, le agenzie di regolamentazione rilasciano carte d&#8217;identità alle lavoratrici del sesso che danno loro diritto ad alcune cure mediche gratuite e ad altri servizi sociali. Tutto questo in un Paese che sta vivendo una reislamizzazione forzosa e nel quale le libertà delle donne comuni vanno via via restringendosi.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://preview.redd.it/jpoklmdvopf21.png?width=1080&amp;crop=smart&amp;auto=webp&amp;s=8cbccf31c36e43a819208d1af33fbb3baaf8ab85" alt="" style="width:456px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>Questo tipo di strutture sono collocate prevalentemente nella parte occidentale del Paese: lungi, tuttavia, immaginare una piccola <strong>Thailandia</strong> del vicino Oriente. In Turchia il commercio sessuale è, per la maggior parte, invisibile. Ma il lavoro sessuale, sia legale che illegale, ha una lunga e illustre storia che risale all&#8217;apice dell&#8217;<strong>Impero ottomano</strong>. Ora però il Paese vive un&#8217;anomalia tra ciò che vuole essere &#8211; un Paese <em>à la page </em>in grado di competere con le grandi capitali europee anche in fatto di luci rosse &#8211; ma anche una patria simbolo dell&#8217;Islam moderno con ambizioni regionali che sanziona simili disinibizioni. <strong>Secondo il Ministero della Salute, la Turchia ha attualmente qualche migliaio (le stime dicono 3.000) prostitute autorizzate</strong>, che lavorano in una cinquantina di bordelli statali noti. Le prostitute senza licenza sono circa 100.000, la metà delle quali straniere. Sono le cosiddette &#8220;<strong>Natasha</strong>&#8221; che in Turchia trovano uno dei terminali della tratta delle donne dell&#8217;Est.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://eurasianet.org/sites/default/files/styles/article/public/images/022213_0.jpg?itok=8UmokdfK" alt=""/></figure>



<p>I bordelli sono legali e regolamentati in Turchia sin dal tardo periodo ottomano. Sebbene la prostituzione sia stata una questione delicata a causa delle convinzioni religiose e delle norme etiche della società, prima degli anni Novata, l&#8217;apertura di un bordello era perfino una promessa politica dei candidati alle elezioni locali. Tuttavia, negli ultimi due decenni, c&#8217;è stato un cambiamento radicale. </p>



<p>Quando Erdogan è arrivato al potere, era intenzionato a garantire ai suoi connazionali uno standard di vita europeo: quando l&#8217;<strong>AKP</strong> ha iniziato ad accumulare costantemente potere, il numero di licenze concesse è rallentato fino quasi a cessare. Così gli attuali <em>genel evler</em> vengono chiusi o spostati nelle periferie urbane. Restano, pochi, ma nessuno ne deve parlare o pubblicizzarli: &#8220;far sfogare gli uomini&#8221; resta ancora una priorità di &#8220;salute pubblica&#8221;, che però adesso cede più che in passato alla scure moraleggiante del <strong>correggere e riabilitare le &#8220;donne perdute</strong>&#8220;.</p>



<p>Questo ha creato un doppio standard tra i bordelli ancora legali e tanti altri sotto traccia che, tuttavia, non garantiscono le stesse protezioni alle donne. Poi ci sono i <strong>siti di <a href="https://it.insideover.com/societa/l-italia-vista-dalle-escort.html">escort</a></strong> (donne e uomini), che si sono messi a fare &#8220;concorrenza&#8221; agli altri modelli: ma il rischio di essere stuprate o subire violenze di ogni genere si alza quando non c&#8217;è l&#8217;autorità che vigila. Trovare informazioni sullo status attuale dei bordelli turchi più noti non è cosa facile: Ankara è molto attenta nel fare periodici repulisti: tuttavia la rete continua a pullulare di siti, forum e pagine web per soli uomini, che offrono informazioni ai turisti del sesso ancor prima che ai locali, che ottengono le informazioni via passaparola. Le prostitute, infatti, restano ancora una parte importante dell&#8217;educazione maschile.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://insideturkey.news/wp-content/uploads/2019/12/7_alarasu.jpg" alt=""/></figure>



<p>Uno dei forum più aggiornati fornisce informazioni di base sui bordelli più popolari. Accanto a questo, perfino Tripadvisor riporta indicazioni precise e recensioni. A <strong>Istanbul</strong>, ad esempio, il quartiere di Karaköy era noto per ospitare uno di questi luoghi di piacere, situato nei pressi del mercato del pesce di Beyoğlu. Ad <strong>Ankara</strong>, invece, il quartiere di Bentderesi, vicino al castello, custodisce una storia particolare, anche se oggi l’area è chiusa al pubblico. Proseguendo verso <strong>Eskişehir </strong>&#8220;la casa generale&#8221; è stata spostato verso la periferia, vicino al villaggio di Karapınar. A <strong>Mersin</strong>, invece, un tempo era dietro la fabbrica di Hasan Şeker lungo la strada Adana-Mersin. Il bordello di Kastamonu si distingue per il suo edificio a due piani con luci al neon nella zona di Çamlık, mentre a <strong>Izmir</strong> il famoso Tepecik, nel quartiere Yenişehir, si trova dietro la stazione ferroviaria. Questo luogo, benché facilmente accessibile, è noto per l’ambiente affollato e le condizioni non sempre accoglienti. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://idsb.tmgrup.com.tr/ly/uploads/images/2021/12/23/169542.jpg" alt=""/></figure>



<p>Ad <strong>Edirne</strong>, accanto al primo ponte sulla strada per la lotta di Kırkpınar, una piccola moschea segna l’inizio di una via che porta a una storica zona a luci rosse. Similmente, a<strong> Çorlu</strong>, il luogo del peccato si trova dietro una fabbrica, un tempo frequentata da soldati durante il fine settimana. Nazilli e Manisa offrono percorsi caratteristici per raggiungere i loro quartieri storici: da chioschi all’angolo delle strade principali a edifici rosa che si affacciano sui prati. <strong>Antalya</strong> nasconde invece le sue <em>sex worker</em> dietro un negozio di ferramenta, mentre <strong>Erzurum</strong>, <strong>Erzincan</strong> e <strong>Bursa</strong> hanno storie di luoghi chiusi o trasformati, spesso sostituiti da case private o demoliti. </p>



<p>Istanbul, tuttavia, deve cercare di tollerare e dare l&#8217;esempio, in qualità di città &#8220;due volte di Erdogan&#8221;. La maggior parte degli immobili nelle vie Zürafa, Alageyik e Kadem, nello storico quartiere Karaköy della città <strong>solo pochi bordelli sono rimasti operativi fino alla pandemia di COVID-19</strong>, durante la quale le normative sanitarie hanno posto fine in modo permanente a questa attività durata decenni. Il sindaco di Beyoğlu Haydar Ali Yıldız, tre anni fa, promise un repulisti, promettendo di trasformare il quartiere in un centro culturale e artistico. Qui, come nel resto del Paese, il Governo non ha dato risposte, creando un limbo umano e giuridico. Nessun lavoro è stato fatto per facilitare la transizione delle prostitute fuori dai bordelli statali se non quello di nascondere la sporcizia sotto il tappeto.</p>
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		<item>
		<title>Iraq: spose bambine a 9 anni, ecco la proposta di legge</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/iraq-spose-bambine.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuel Botti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Nov 2024 17:40:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[diritti delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1257" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-600x393.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-1536x1006.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Iraq si teme il ritorno delle spose bambine. I partiti sciiti iracheni, che dominano il sistema politico del governo, vogliono abbassare l’età del consenso da 18 a 9 anni per le ragazze. Si tratta di un nuovo disegno di legge proposto dal “Coordination Framework”, la coalizione politica irachena composta da partiti e gruppi sciiti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/iraq-spose-bambine.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1257" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-600x393.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116183938382_5f86941b410278e26df2a2994f6a97b5-1536x1006.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>In Iraq si teme il ritorno delle spose bambine</strong>. I partiti sciiti iracheni, che dominano il sistema politico del governo, vogliono abbassare l’età del consenso da <strong>18 a 9</strong> anni per le ragazze.</p>



<p>Si tratta di un nuovo disegno di legge proposto dal “<strong>Coordination Framework</strong>”, la coalizione politica irachena composta da <strong>partiti e gruppi sciiti allineati con il vicino Iran</strong>. Tra i membri principali ci sono lo <strong>Stato di Diritto</strong> (guidato da Nouri al-Maliki), l’<strong>Organizzazione Badr</strong>, il gruppo paramilitare e politico <strong>Asa’ib Ahl al-Haq</strong> e la <strong>Fatah Alliance</strong>, la coalizione di partiti scitti filoiraniani.</p>



<p>Il disegno di legge, che ha superato la prima e la seconda lettura in parlamento, andrebbe a modificare una delle riforme più progressiste che il Paese abbia mai incontrato: la <strong>Personal Status Law</strong>.</p>



<p>Conosciuta anche come <strong>Legge 188</strong>, la normativa laica è stata emanata nel <strong>1959</strong> e prevede la <strong>regolamentazione di questioni familiari</strong> come il matrimonio, il divorzio, la custodia dei figli e l’eredità.</p>



<p>Viene definita all’avanguardia perché fu un primo tentativo di unificare il diritto familiare sotto un <strong>codice unico</strong>, garantendo quindi una <strong>maggiore protezione e diritti per donne e minori</strong>. Furono diverse le disposizioni introdotte, tra cui l’<strong>età minima per il matrimonio</strong> fissata a 18 anni, la <strong>limitazione alla poligamia</strong> e l’obbligo di contrarre il matrimonio davanti ad un giudice, rendendo <strong>illegali</strong> le unioni al di fuori dei tribunali.</p>



<p>Il primo ostacolo che incontrò la Legge 188 risale a quando venne introdotta la <strong>Costituzione</strong>, nel <strong>2005</strong>. Infatti, l’<strong>Articolo 41</strong> introdusse la libertà di seguire leggi personali in base alla religione, alle credenze o alle scelte di ogni individuo.</p>



<p>Tuttavia, l’articolo in questione non distolse i gruppi più conservatori dal perseguire l’obiettivo di <strong>una maggiore conformità</strong> alle interpretazioni specifiche della <strong>Sharia</strong>.</p>



<p>Nel <strong>2014</strong> e nel <strong>2017</strong> sono stati proposti emendamenti simili a quello odierno, ma non hanno mai visto la luce a causa delle <strong>proteste </strong>eseguite a livello nazionale. Oggi, tutto questo rischia di prendere <strong>una piega più estrema</strong>.</p>



<p>La <strong>prima lettura</strong> si è svolta il <strong>4 agosto 2024</strong>, mentre un primo tentativo di seconda lettura, in data 3 settembre, è stato boicottato da alcuni parlamentari contrari al disegno di legge. Il <strong>16 settembre</strong> invece, è avvenuta la <strong>seconda</strong> <strong>lettura</strong>, senza alcuna raccomandazione o modifica proposta dagli oppositori. Infine, il <strong>17</strong> <strong>settembre</strong>, la Corte Suprema Federale irachena ha stabilito che gli emendamenti erano <strong>in linea</strong> con la Costituzione.</p>



<p>A differenza degli scorsi tentativi, questa volta la coalizione favorevole ha una maggioranza più estesa. “Siamo più vicini che mai” ha dichiarato al <em>Telegraph</em> Renad Mansour, ricercatore universitario del think thank britannico Chatham House.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa cambierebbe con la nuova legge?</h2>



<p>L’età del matrimonio – e quindi del consenso –, verrebbe abbassata a <strong>9</strong> <strong>anni</strong>, rendendo così legali quelli che fino ad ora erano considerati “<strong>matrimoni infantili</strong>”. Secondo un report dell’<strong>Unicef</strong>, il <strong>28%</strong> delle donne irachene si è sposato per la prima volta <strong>prima dei 18 anni</strong>, mentre il <strong>7%</strong> di queste donne si è sposato <strong>prima dei 15 anni</strong>.</p>



<p>A differenza della vicina Arabia Saudita, l’Iraq non dispone di un sistema di <strong>tutela</strong> che richieda alle donne di ottenere il permesso di un marito, padre o tutore per prendere decisioni importanti come quella del matrimonio. Questo significa che, se la legge dovesse passare, sarebbero direttamente gli <strong>imam</strong> a prendere le d<strong>ecisioni sulle questioni familiari</strong>.</p>



<p>La paura è che il governo iracheno possa essere sostituito da un “<strong>Guardianship of the Jurist</strong>”, un sistema sciita che pone il governo religioso al di sopra dello stato, peraltro presente in <strong>Afghanistan</strong> e in <strong>Iran</strong>, sotto la guida del leader supremo <strong>Khamenei</strong>.</p>



<p>Da agosto, le strade di <strong>Baghdad</strong> e di altre città del Paese sono state protagoniste di <strong>proteste da parte di attiviste femministe</strong>. In particolare, la più nota è la <strong>Coalizione</strong> <strong>188</strong>, il cui nome è simbolo della salvaguardia della legge sullo status personale.</p>



<p>«L’Iraq è uno stato civilizzato e non potrebbe essere altrimenti. La prima ministra donna nei Paesi arabi era irachena e la prima giudice donna era irachena», affermano le portavoce della coalizione femminista. Le critiche principali si concentrerebbero sul fatto che abbassare l’età per il matrimonio violerebbe <strong>norme internazionali sui diritti dell’infanzia</strong>, come la Convenzione sui diritti del bambino dell’ONU, di cui l’Iraq è firmatario.</p>



<p>Ora è <strong>atteso il voto in parlamento</strong>, che deve ottenere la maggioranza per procedere all’approvazione presidenziale.</p>



<p>«Aspiriamo al progresso, non al regresso», conclude la coalizione.</p>
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		<title>Oggi mi sento uomo, l&#8217;anno prossimo chissà&#8230; La nuova legge tedesca sul self ID (e relative polemiche)</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/oggi-mi-sento-uomo-lanno-prossimo-chissa-la-nuova-legge-tedesca-sul-self-id-e-relative-polemiche.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Nov 2024 12:51:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[diritti delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[Gender]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="792" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240329145335351_83ee5d40a530fa0fa9a7a42fb8dd7c9f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240329145335351_83ee5d40a530fa0fa9a7a42fb8dd7c9f.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240329145335351_83ee5d40a530fa0fa9a7a42fb8dd7c9f-600x396.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240329145335351_83ee5d40a530fa0fa9a7a42fb8dd7c9f-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240329145335351_83ee5d40a530fa0fa9a7a42fb8dd7c9f-1024x676.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240329145335351_83ee5d40a530fa0fa9a7a42fb8dd7c9f-768x507.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>In Germania è in vigore una legge che consente di cambiare sesso con un'autodichiarazione. Scontro tra diritti LGBT e minaccia alle donne.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/oggi-mi-sento-uomo-lanno-prossimo-chissa-la-nuova-legge-tedesca-sul-self-id-e-relative-polemiche.html">Oggi mi sento uomo, l&#8217;anno prossimo chissà&#8230; La nuova legge tedesca sul self ID (e relative polemiche)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>“Maschio”, “femmina”, “diverso/a”, “nessuno/a”. Sono queste le opzioni tra cui i<strong> cittadini tedeschi</strong> potranno scegliere per dichiarare il loro <strong>genere</strong> a partire dal 1° novembre. Qual è la novità? Potranno operare tale scelta indipendentemente dalle fattezze dei loro organi riproduttivi e dall’avvio di un percorso di transizione verso l’altro sesso.&nbsp;</p>



<p>Il provvedimento è stato approvato dal Bundestag &#8211; il Parlamento tedesco &#8211; il 12 aprile con la denominazione <strong>“Legge sull’autodeterminazione in relazione alla registrazione del sesso”</strong>  al fine di dare la possibilità a chi non si identifica né nel sesso maschile né in quello femminile di poter scegliere  tra più di due alternative sulla carta d’identità. Fino alla primavera di quest’anno, il <strong>cambio di sesso</strong> all’anagrafe era riconosciuto alle persone transessuali grazie a una legge approvata negli anni Ottanta, che prevedeva lo svolgimento di due perizie psichiatriche e l’avvallo di un giudice. Nell&#8217;ottobre 2017, il tribunale costituzionale federale era intervenuto per sollecitare il legislatore a individuare delle alternative per le persone intersessuali &#8211; individui dai caratteri sessuali non definibili &#8211; che si trovavano costrette a scegliere tra maschio e femmina ai fini burocratici. </p>



<p>Con la legge approvata in primavera, il Governo e il Parlamento federale hanno voluto equiparare le condizioni di transessuali, intersessuali e non binari per dare loro le stesse opportunità riguardo all’indicazione del sesso. Tuttavia, l’opinione pubblica tedesca si è molto divisa in quanto parte di essa vede nella recente normativa l’applicazione del <strong>principio di autodeterminazione individuale e il riconoscimento dell’uguaglianza</strong>, mentre un’altra reputa che il genere diventi un <strong>concetto puramente astratto e avulso dalla biologia</strong> che, così facendo, mette a rischio le pari opportunità e i diritti delle donne in nome della cultura woke.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa prevede la legge</strong></h2>



<p>Il provvedimento sull’autodeterminazione in relazione alla registrazione del sesso permette a chiunque, <strong>senza aver intrapreso alcun iter terapeutico, chirurgico e farmacologico</strong>,&nbsp; di presentare domanda di cambio del sesso all’ufficio di stato civile mediante una semplice autodichiarazione (<strong><em>self-id</em></strong>) con cui asserisce che la modifica richiesta rappresenta al meglio la sua <strong>identità di genere</strong> e che è consapevole delle conseguenze derivanti dalla sua scelta. La decisione riguardo alle quattro opzioni non è irreversibile dal momento che 365 giorni dopo la precedente richiesta sarà possibile inoltrarne una nuova per effettuare una seconda modifica, e così di anno in anno.</p>



<p>Per&nbsp; quanto riguarda <strong><a href="https://it.insideover.com/societa/bloccanti-ormonali-o-della-puberta-ce-chi-dice-no.html#google_vignette">i minori</a></strong>, la questione è più articolata. I genitori&nbsp; sono liberi di scegliere il sesso dei rispettivi figli fin dalla nascita, a prescindere dagli attributi biologici, ma al compimento dei cinque anni di età, per farlo, dovranno godere del consenso del bambino. Gli adolescenti, a partire dai 14 anni, potranno scegliere loro in quale genere identificarsi ma dovranno ottenere il beneplacito della madre e del padre in quanto esercitanti la patria potestà, ma in caso di disaccordo i ragazzini potranno rivolgersi al<strong> tribunale dei minori</strong> per dirimere il conflitto familiare. Riguardo alla genitorialità, c’è un altro aspetto: chi mette al mondo dei bebè potrà chiedere di scrivere nell’atto di nascita del proprio figlio “genitore” anziché come “padre” o “madre”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le reazioni</strong></h2>



<p>Giubilo e critiche hanno accolto il nuovo testo di legge. <strong>Kalle Hümpfner</strong>, esponente della Bundesverband Trans (associazione per i diritti delle persone trans), ha dichiarato: &#8220;Molte persone hanno atteso per anni che la legislazione venisse modificata [&#8230;] l&#8217;autodeterminazione è un passo importante verso il riconoscimento della diversità di genere come uguaglianza&#8221;. Nella comunità LGBT, però, tali parole non trovano condivisione unanime come esplicitato dal giornalista e attivista omosessuale <strong><a href="https://taz.de/!5946669/">Jan Feddersen</a> </strong>che ha scritto dell’irrazionalità della legge poiché si presume di cambiare l’oggettività della realtà con un semplice “atto linguistico”, ovvero chiamare donna, o viceversa uomo, chi biologicamente non lo è, presumendo che questo basti a superare le discriminazioni.&nbsp;</p>



<p><strong>Associazioni femministe</strong> hanno puntato il dito contro un aspetto controverso della legge &#8211; definite da molte di queste “misogina” &#8211; che riguarda la condivisione di spazi dedicati alle sole donne (bagni pubblici, carceri, centri antiviolenza, ecc.) con uomini che si identificano nel genere femminile, tanto che anche la relatrice Onu&nbsp; per la violenza sulle donne, <strong>Reen Alsalem</strong>, è intervenuta sul tema: &#8220;Il Gender Self-Determination Act non prevede le necessarie garanzie per impedire l&#8217;abuso del processo da parte di predatori sessuali e altri autori di abusi e violenze, anche in spazi riservati a persone dello stesso sesso&#8221;. Riguardo a questo punto, il provvedimento&nbsp; prevede che spetti alla dirigenza delle singole strutture di decidere caso per caso sull&#8217;ammissibilità degli uomini affetti da disforia di genere, ragion per cui intellettuali della galassia progressista ritengono che a subire le discriminazioni siano gli uomini additati dai gruppi femministi perché l’accesso ai suddetti luoghi gli spetterebbe di diritto in quanto donne come tutte le altre in caso di approvazione dell’autodichiarazione.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Altra controversia sollevata<em> in primis</em> dalla stampa riguarda l’applicazione di una <strong>sanzione di 10 mila euro per l’accusa di misgendering</strong>. Cosa vuol dire ciò? Se qualcuno rivela e diffonde il sesso con cui un individuo era precedentemente registrato e si rivolge allo stesso con il pronome sbagliato al fine di recargli danno, è passibile di sanzione pecuniaria. Tuttavia, nel mondo dell’informazione in molti vedono un cavillo volto a <strong>limitare la libertà d&#8217;espressione</strong> poiché diventerebbe estremamente complicato indagare o dare informazioni sul passato di una persona senza il suo esplicito consenso.</p>



<p>Secondo diversi giuristi e politici di estrazione conservatrice, la <strong>Corte costituzionale federale</strong> della Germania interverrà per dichiarare illegittima tale legge dato che in svariate sue pronunce aveva espresso che il cambio di sesso fosse connotato da “serietà” e “permanenza”. Attenderemo un&#8217;eventuale presa di posizione da parte dell’organo di giustizia costituzionale, ma la questione dell’<strong>identità di genere rimane un elemento di dibattito e scontro in tutto l’Occidente</strong> e inevitabilmente plasmerà la società dei prossimi decenni a seconda di chi prevarrà tra la scuola di pensiero conservatrice o progressista.</p>
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		<title>Donne, povertà, scuole. In Angola l&#8217;influencer Neth Nahara ne parla e va in galera</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/donne-poverta-scuole-in-angola-linfluencer-neth-nahara-ne-parla-e-va-in-galera.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 13:32:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[diritti delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="angola" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-600x338.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-1024x576.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-1536x864.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'influencer Silvia Miguel, nota sui social come Neth Nahara, è stata arrestata per aver denunciato i problemi del suo Paese, l'Angola.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="angola" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-600x338.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-1024x576.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-1536x864.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/neth-nahara-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Silvia Miguel</strong>, nota sui social come <strong>Neth Nahara</strong>, è una cantante e influencer angolana di 32 anni diventata simbolo di resistenza civile. Con un seguito numeroso, ha denunciato su <strong>TikTok </strong>le gravi problematiche sociali ed economiche del suo Paese, <a href="https://it.insideover.com/societa/angola-e-sud-sudan-quando-il-basket-porta-alla-pace.html">l&#8217;<strong>Angola</strong></a>. Le sue dichiarazioni, audaci e a volte provocatorie, sono riuscite a mettere in luce situazioni di disagio che rimangono spesso nell&#8217;ombra. Tuttavia, la sua esposizione l&#8217;ha portata a uno scontro diretto con le autorità del Paese nell&#8217;agosto 2023, culminato in un <strong>arresto </strong>e in una <strong>condanna</strong> prima di sei mesi di reclusione, poi divenuti due anni per aver “insultato il presidente”<strong> João Lourenço</strong> nell&#8217;ottobre 2023.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La situazione dell&#8217;Angola</h2>



<p>L&#8217;Angola è un Paese dell&#8217;Africa subsahariana ricco di <strong>risorse naturali</strong>, soprattutto petrolio e diamanti. Nonostante queste risorse, però, una gran parte della popolazione vive in condizioni di <strong>povertà</strong>. L’instabilità politica, le ineguaglianze economiche e la forte corruzione frenano lo sviluppo e limitano drasticamente le opportunità per i giovani e le donne. La carenza di scuole, strutture sanitarie e posti di lavoro impedisce infatti alle nuove generazioni di costruirsi un futuro.</p>



<p><strong>João Lourenço</strong>, l&#8217;attuale presidente, è salito al potere nel 2017, ed è stato rieletto per il secondo mandato nell&#8217;agosto dell&#8217;anno scorso, con la promessa di combattere la corruzione e rilanciare l&#8217;economia. Molti angolani, tra cui appunto Silva Miguel, non riescono a percepire questi cambiamenti. Anzi, il Governo viene spesso percepito come oppressivo e poco attento ai bisogni della popolazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La denuncia di Neth Nahara</h2>



<p>Sfruttando la sua visibilità con 230.000 follower, Silvia Miguel, ha iniziato a pubblicare video e post in cui denunciava apertamente le mancanze strutturali del suo Paese, accusando il Governo di negligenza verso i problemi che affliggono il popolo angolano. Ha portato quindi alla luce questioni che includono la <strong>scarsità di istituti scolastici </strong>adeguati, l’<strong>assenza di lavoro</strong> e opportunità, soprattutto per i giovani e per le <strong>donne</strong>. L&#8217;influencer non si limitava solo a una descrivere le difficoltà, ma lanciava anche un messaggio di speranza, esortando le donne angolane a cercare istruzione e indipendenza economica.</p>



<p>In una diretta su TikTok, l’influencer ha mosso accuse dirette al presidente, definendolo incapace di guidare il Paese e migliorare le condizioni di vita della popolazione e accusandolo di &#8220;anarchia e disorganizzazione&#8221;. In Angola, le accuse dirette al capo dello Stato vengono prese molto seriamente e spesso sono considerate una <strong>minaccia alla stabilità nazionale</strong>. Le autorità hanno quindi deciso di intervenire, arrestando Silvia Miguel per il reato di &#8220;oltraggio allo Stato, ai suoi simboli e ai suoi organismi&#8221;, condannandola inizialmente a <strong>sei mesi di reclusione.</strong> Ritenuta una pena &#8220;troppo clemente&#8221; dalla corte d&#8217;appello, la sua condanna è stata aumentata a<strong> due anni di carcere</strong>. Il giudice <a href="https://www.bbc.com/news/world-africa-67062264">ha aggiunto </a>che, grazie al suo seguito considerevole, avrebbe potuto<strong> influenzare l&#8217;opinione pubblica</strong>, rendendola quindi un pericolo per il Governo.</p>



<p>Silva aveva chiesto clemenza sostenendo che era la prima volta che trasgrediva il divieto, era madre di bambini piccoli e si era pentita delle sue affermazioni. La sua richiesta non è stata accolta e le è stato persino <a href="https://www.bbc.com/news/world-africa-67062264">ordinato</a> di pagare una multa di 1.200 dollari al presidente per il “danno” arrecato alla sua reputazione.  L&#8217;influencer aveva reso pubblico il suo stato di sieropositività all&#8217;HIV sui social nel 2020 e secondo <a href="https://www.amnesty.org/en/documents/afr12/7535/2023/en/">Amnesty International</a>, nei primi mesi di detenzione Miguel è stata privata dei suoi farmaci per il virus. Le sue condizioni di salute sono infatti peggiorate fino al ricovero nel dicembre 2023.</p>



<p>Nello specifico Silva è stata <a href="https://www.dw.com/pt-002/neth-nahara-mais-um-caso-de-ultraje-ao-estado-em-angola/a-66571787">condannata</a> ai sensi dell&#8217;articolo 333 del Codice penale angolano, promulgato nel 2021, che prevede una pena detentiva da sei mesi a tre anni per chiunque esprima &#8220;indignazione contro lo Stato&#8221; attraverso &#8220;parole, immagini, scritti o suoni&#8221;. La legge è stata già ampiamente criticata poiché vaga e violerebbe il diritto dei cittadini alla <strong>libertà di espressione</strong>.</p>



<p>Il suo caso, come affermato dal suo avvocato, è il primo in cui una persona viene condannata in Angola per qualcosa che ha pubblicato sui social. L’arresto ha infatti generato una forte reazione sia all&#8217;interno dell&#8217;Angola sia a livello internazionale. <strong>Molti influencer, attivisti e organizzazioni hanno espresso il loro sostegno</strong>, sia sui social media che attraverso <a href="https://www.amnesty.it/appelli/firma-per-neth-nahara/">petizioni e campagne</a> per la sua liberazione. Molti hanno visto in questa mossa una conferma del fatto che il Governo angolano non tollera critiche e che il diritto alla libertà di espressione è fortemente limitato.</p>



<p>Se c&#8217;è un lato positivo è che l’episodio ha portato all&#8217;attenzione internazionale la situazione dell’Angola, accendendo un dibattito su temi come la libertà d’espressione, i diritti civili e la necessità di riforme sociali ed economiche.&nbsp;In particolare la vicenda ha reso ancora più evidente la discrepanza tra le promesse di modernizzazione e trasparenza fatte da Lourenço e la realtà delle pratiche politiche repressive messe in atto. L’arresto di Neth Nahara ha inviato un messaggio molto chiaro a tutti coloro che osano denunciare pubblicamente le mancanze del Governo.&nbsp;</p>



<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;Afghanistan tre anni dopo la fuga Usa: dai talebani un lager a cielo aperto per le donne</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/lafghanistan-tre-anni-dopo-la-fuga-usa-dai-talebani-un-lager-a-cielo-aperto-per-le-donne.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Aug 2024 07:44:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[diritti delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1296" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240814233214570_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_707123.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Afghanistan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240814233214570_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_707123.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240814233214570_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_707123-600x405.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240814233214570_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_707123-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240814233214570_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_707123-1024x691.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240814233214570_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_707123-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240814233214570_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_707123-1536x1037.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La diffusione di un video in cui si distingue chiaramente una donna violentata da due soldati in un carcere afghano testimonia in modo chiaro e indiscutibile l’entità della violenza subita dalle donne in questo apartheid di genere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/lafghanistan-tre-anni-dopo-la-fuga-usa-dai-talebani-un-lager-a-cielo-aperto-per-le-donne.html">L&#8217;Afghanistan tre anni dopo la fuga Usa: dai talebani un lager a cielo aperto per le donne</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1296" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240814233214570_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_707123.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Afghanistan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240814233214570_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_707123.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240814233214570_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_707123-600x405.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240814233214570_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_707123-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240814233214570_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_707123-1024x691.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240814233214570_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_707123-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240814233214570_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_707123-1536x1037.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono passati tre anni dal 15 agosto 2021, giorno in cui i Talebani hanno riconquistato il potere in Afghanistan. Una data che sancisce anche l&#8217;inizio di una serie<strong> di violenze e violazioni dei diritti umani</strong> che il gruppo estremista riserva in particolar modo alle donne. La diffusione di un <strong>video </strong>in cui si distingue chiaramente una donna violentata da due soldati in un carcere afghano testimonia in modo chiaro e indiscutibile l’entità della violenza subita dalle donne in questo <strong>apartheid di genere</strong>. La donna è un’attivista, arrestata per aver partecipato ad una protesta pubblica contro il regime talebano. Nella prigione è stata violentata e torturata da due uomini armati, ma non si tratta di un caso isolato.</p>



<p>Sono sempre più frequenti le notizie di violenze sessuali nei confronti di donne e ragazze detenute in Afghanistan, ma solo questo video rappresenta una prova diretta della loro esistenza. La donna, che è scappata dal Paese, ha raccontato di aver ricevuto il video dai Talebani come <strong>minaccia</strong>: se avesse continuato a criticare il regime avrebbero inviato il filmato alla sua famiglia e diffuso sui social media. Si evince, quindi, che l’atto violento è stato registrato appositamente per essere utilizzato per garantire il suo silenzio. </p>



<p>Infatti, come testimoniato dal <a href="https://www.theguardian.com/global-development/article/2024/jul/03/video-appears-to-shows-gang-rape-of-woman-in-a-taliban-jail"><strong>Guardian</strong></a> e da Rukhshana Media che hanno visionato il video, chi ha filmato si è assicurato di riprenderla interamente mentre le viene chiesto di svestirsi per poi essere violentata. Il volto della donna, nonostante i tentativi di coprirlo con le mani, è perfettamente chiaro e identificabile. &#8220;Siete stati fottuti dagli americani per tutti questi anni e ora tocca a noi&#8221;, si sente dire nel video.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Arrestate per uso improprio dell’hijab</h2>



<p>Secondo le dichiarazioni di molte adolescenti e giovani donne arrestate per aver indossato in modo scorretto l’hijab, le violenze sessuali e le aggressioni durante la detenzione sono sistematiche. In molti casi hanno portato al suicidio o al tentativo di suicidio da parte delle donne vittime di violenza, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa afghana <strong>Zan Times</strong>. </p>



<p>Le <a href="https://news.un.org/en/story/2024/02/1146177">Nazioni Unite</a> avevano parlato dei numerosi arresti per “hijab sbagliato” tra dicembre 2023 e gennaio 2024 a seguito del decreto talebano del 2022 che impone alle donne di osservare un “hijab appropriato”, preferibilmente indossando un <em>chadari</em>, lasciando spazio solo per gli occhi.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The Taliban Spokesman yesterday told me that all women who were arrested for improper Hijab have been released after 2 hours &amp;denied any mistreatment. While there are allegations that some women are still in detention&amp;have been tortured, there is news about more arrests in Kabul. <a href="https://t.co/xKAacil8Gj">pic.twitter.com/xKAacil8Gj</a></p>&mdash; Moheb Mudessir Ph.D. (@MohebMudessir) <a href="https://twitter.com/MohebMudessir/status/1744333714451013812?ref_src=twsrc%5Etfw">January 8, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Nel mese di gennaio un portavoce del ministero del Vizio e della virtù dei Talebani aveva dichiarato <a href="https://apnews.com/article/afghanistan-taliban-bad-hijab-women-09d5301ca830f1bdef26696add37fd02">all&#8217;Associated Press</a> che le donne arrestate &#8220;hanno violato i valori e i rituali islamici e hanno incoraggiato la società e altre sorelle rispettate a indossare un cattivo hijab. In ogni provincia, coloro che non indossano l&#8217;hijab verranno arrestate&#8221;. Il portavoce<strong> Zabihullah Mujahid</strong> ha poi negato che siano avvenuti arresti per &#8220;hijab scorretto&#8221;. In merito alle violenze sessuali, invece, ha dichiarato che &#8220;la questione dello stupro non è affatto possibile perché non ci sono solo una o due persone e quando ci sono tre persone, un crimine del genere non accadrebbe, è un tema molto delicato per i Talebani. Sono sicuro che una cosa del genere non è accaduta&#8221;. Le informazioni interne sono distorte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tre anni di apartheid</h2>



<p>I Talebani hanno <a href="https://it.insideover.com/guerra/usa-causa-caduta-kabul.html"><strong>preso il potere</strong></a> il 15 agosto 2021, esattamente tre anni fa, imponendo quello che è stato definito “apartheid di genere” dal momento che la violenza si perpetra nei confronti di 14 milioni di donne e ragazze afghane escluse dalla vita pubblica. Alle donne viene impedito di frequentare la scuola secondaria, di svolgere qualsiasi tipo di lavoro retribuito, ma anche di passeggiare da sole nei parchi pubblici, frequentare palestre. E da luglio 2023 il governo ha imposto la chiusura di parrucchieri e saloni di bellezza, gli ultimi luoghi dove le donne potevano incontrarsi lontano dagli uomini e dai Talebani. Il tutto rispettando sempre il rigido <strong>codice di abbigliamento</strong>. In questi anni c’è stata una retrocessione neanche troppo lenta ad uno stato di arretratezza senza precedenti.</p>



<p>Sembra assurdo, ma fino al 2021 le donne afghane erano insegnanti, infermiere, medici, avvocate, studentesse e stavano percorrendo la via dell’emancipazione. Oggi, alle ragazze sopra i 12 anni è vietato frequentare le scuole superiori.  Attualmente ostetricia è l&#8217;unica opzione formativa disponibile per le donne in Afghanistan. I Talebani continuano a definirle “misure provvisorie”, ma sarebbe ingenuo credere ancora a questa storiella.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il lento insidiarsi del fondamentalismo</h2>



<p>A marzo, i Talebani hanno reintrodotto la fustigazione pubblica e la <strong>lapidazione</strong> delle donne accusate di adulterio nel totale silenzio della comunità internazionale. Questa decisione è l’ennesimo passo indietro verso il terrore e la negazione di ogni diritto per le donne afghane. &#8220;Potreste definirla una violazione dei diritti delle donne quando le lapidiamo o le fustighiamo pubblicamente per aver commesso adulterio perché sono in conflitto con i vostri principi democratici&#8221;, ha affermato il leader supremo dei Talebani, <strong>Hibatullah Akhundzada</strong>, aggiungendo: &#8220;io rappresento Allah e voi rappresentate Satana&#8221;.</p>



<p>Per i Talebani è una lotta contro le <strong>influenze occidentali</strong>, ma a pagarne il conto sono tutte le donne del loro Paese. L’applicazione delle politiche, la cosiddetta “<a href="https://it.insideover.com/societa/piena-applicazione-della-sharia-la-stretta-dei-talebani-sullafghanistan.html"><strong>piena applicazione</strong></a>”<strong> della Sharia</strong>, sta avvenendo in modo graduale e strategico. Prima hanno sciolto la costituzione dell’Afghanistan approvata dall’occidente, poi hanno sostituito i codici penali con la loro interpretazione fondamentalista della Sharia. Due anni fa non sarebbe stato possibile per loro affermare il ritorno della lapidazione a morte, oggi lo fanno. Perché? Nessuno osa fermarli.</p>



<p>I rischi per la sicurezza delle donne sono alti, ma molte di loro non rinunciano a protestare pubblicamente e a criticare il regime talebano. Negli ultimi due anni sono stati registrati<strong> 221 atti di protesta</strong> secondo i dati registrati da Rukhshana Media. Ma da sole, non potranno raggiungere alcun traguardo consistente. C’è bisogno di ben altro perché le cose nel Paese cambino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa c’è nel futuro dell’Afghanistan</h2>



<p>Dal 30 giugno al 1° luglio si è tenuta a Doha, in Quatar, la terza conferenza delle Nazioni Unite sull’Afghanistan per discutere proprio sul futuro del Paese. Le questioni più urgenti affrontate sono state tecniche e di carattere economico. Ad ogni modo, è stata la prima volta che alla conferenza hanno partecipato funzionari Talebani, che non erano stati invitati alla prima conferenza e si erano rifiutati di partecipare alla seconda.</p>



<p>Ma, come è scontato, nessuna donna all’appello. Questo significa che l’agenda non contemplava temi come i diritti delle donne. D’altronde era una richiesta esplicita e unica condizione per assicurarsi la partecipazione dei Talebani, che per l’ONU era fondamentale. Qualcuno l’ha ragionevolmente definita una <a href="https://www.theguardian.com/global-development/article/2024/jun/21/shutting-afghan-women-out-of-key-un-conference-to-appease-taliban-a-betrayal">sottomissione indiretta</a> alla volontà dei Talebani. L’evento ribadisce la direzione degli interessi internazionali, assecondando una richiesta e ignorando, come da tre anni a questa parte, la violazione dei diritti delle donne nel Paese.</p>



<p>Le<strong> Nazioni Unite</strong> hanno l’obiettivo di stabilire una collaborazione con questo governo, che non è riconosciuto da nessuno ma che di fatto governa. Il tentativo è quello di far uscire l’Afghanistan dall’isolamento nella comunità internazionale dovuto proprio alle politiche talebane, che limitano diritti sociali e civili. L’ONU crede ancora che sia possibile un dialogo e punta a mantenere aperti i canali di comunicazione con le autorità di fatto, ma sembra una strategia fallace.</p>



<p>L’unica speranza è che un cambiamento avvenga dall’interno. Esiste una parte di Talebani che esprime pubblicamente <strong>disapprovazione </strong>nei confronti delle politiche che provengono dal gruppo di seguaci del leader supremo, e questo rappresenta una novità per il movimento. C’è quindi qualcuno che rivendica la possibilità che le donne continuino a frequentare le scuole e ad avere una vita sociale.</p>



<p>L&#8217;attenzione internazionale è stata richiesta persino durante le Olimpiadi 2024, quando l&#8217;atleta afghana <strong>Kimia Yousofi</strong>, dopo aver partecipato ai 100 metri nei &#8220;round preliminari&#8221; ha mostrato un foglio con scritto &#8220;Istruzione, sport, i nostri diritti&#8221;. L&#8217;atleta ha 28 anni e vive da rifugiata in Australia dopo essere fuggita dal Paese, conquistandosi così il diritto alla partecipazione nelle competizioni olimpiche che altrimenti le sarebbe negato. &#8220;Ho una messaggio per le ragazze afghane&#8221;, ha aggiunto dopo la gara, &#8220;Non mollate. Non lasciate che siano altri a decidere per voi. Cercate le vostre opportunità, e poi usatele&#8221;.</p>



<p>La <strong>resistenza </strong>delle donne che continuano a protestare e a rischiare la vita, insieme al popolo che disapprova le misure messe in atto dai Talebani nel Paese necessita, però, del supporto della comunità internazionale. Solo così si potrà ottenere un cambiamento.</p>
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		<title>Bilan, la radio delle donne coraggiose che porta luce in Somalia</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/bilan-la-radio-delle-donne-coraggiose-che-porta-luce-in-somalia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Bellocchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 May 2024 10:18:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Bilan]]></category>
		<category><![CDATA[diritti delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[radio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1379" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/DSC01030.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/DSC01030.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/DSC01030-600x431.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/DSC01030-300x215.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/DSC01030-1024x735.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/DSC01030-768x552.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/DSC01030-1536x1103.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si chiama Bilan, che vuol dire "fra luce". È la radio delle donne che, rischiando la vita, raccontano la Somalia di oggi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1379" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/DSC01030.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/DSC01030.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/DSC01030-600x431.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/DSC01030-300x215.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/DSC01030-1024x735.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/DSC01030-768x552.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/DSC01030-1536x1103.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le onde dell’Oceano Indiano, da un lato, una spiaggia incontaminata, dall’altro, dei bambini che giocano a calcio e dei pali nella sabbia come porte. Una visione che, nell’immaginario comune, rimanda alle più iconiche fotografie dei <strong>paradisi tropicali</strong>, alle rappresentazioni patinate dei tour operator, alla collettiva concezione di pace, ma la verità è ben oltre lo sguardo. I legni che utilizzano i bambini come limite per i propri calci al pallone sono stati utilizzati, soltanto poche ore prima, dalla polizia somala per legare e fucilare alcuni detenuti condannati a morte perché accusati di essere membri dell’organizzazione terroristica <strong>Al Shabaab</strong>. Volto coperto per i fucilati e volto coperto per i fucilatori, una raffica, i corpi che rimangono legati, le teste che ciondolano, l’arrivo di un funzionario deputato all’inumazione a pochi metri dal luogo dell’esecuzione, il sangue sulla sabbia, l’arrivo dei bambini somali scalzi e con un pallone in mano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240526121202419_0498ccf7c71702f070a98648628caa62-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-422787" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240526121202419_0498ccf7c71702f070a98648628caa62-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240526121202419_0498ccf7c71702f070a98648628caa62-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240526121202419_0498ccf7c71702f070a98648628caa62-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240526121202419_0498ccf7c71702f070a98648628caa62-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240526121202419_0498ccf7c71702f070a98648628caa62-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240526121202419_0498ccf7c71702f070a98648628caa62.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Bilan, l&#8217;emittente radio tutta al femminile</h2>



<p>Un racconto che sconvolge perché rivela, lontano dalla retorica e dagli stereotipi la cruda realtà della convivenza con la violenza. La potenza icastica della fotografia mette a nudo il concetto di guerra, spogliandola delle sovrastrutture ma presentandolo per quello che è: la morte che si fonde nell’innocenza senza soluzione di continuità. Il ritratto rivela però anche un&#8217;altra storia che questa volta non solo è oltre allo sguardo, ma al di là della cornice, perché ad aver portato alla ribalta delle cronache quanto avviene su una delle spiagge di Mogadiscio più frequentate dai giovani dell’ex colonia italiana è <strong>Naima Said Salah</strong>, donna, giornalista somala e membro della redazione di<strong> <em><a href="https://www.bilan.media/">Bilan</a></em></strong>, un’emittente tutta al femminile che fa informazione per le donne, contro le violenze nei confronti di madri e bambini e composta da un team di reporter che, per informare sulla condizione femminile nel Paese africano, ogni giorno, rischiano la vita.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="684" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/DSC00347-1024x684.jpeg" alt="" class="wp-image-422786" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/DSC00347-1024x684.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/DSC00347-600x401.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/DSC00347-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/DSC00347-768x513.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/DSC00347.jpeg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Naima Said Salah</figcaption></figure>



<p>La Somalia sta attraversando un momento cruciale della sua storia; il governo del Presidente <strong>Hassan Sheikh Mohamud</strong> oltre ad affrontare la continua minaccia dell’organizzazione qaedista Al Shabaab, che controlla ampie porzioni del territorio somalo, deve far fronte anche alla recente alleanza tra il Somaliland e l’Etiopia, oltre a una recrudescenza della pirateria lungo le coste. Il Paese, primo stato fallito della storia recente, prova, e non senza fatica, da quasi dieci anni, a ricostruire delle entità statali e a garantire un avvenire pacificato ai suoi cittadini, ma le sfide sono titaniche e non riguardano solo gli aspetti bellici ma anche quelli legati ai diritti sociali e civili e per rendersene conto basta considerare il fatto che, con più di 50 operatori dei media uccisi dal 2010, la Somalia è il luogo più pericoloso in Africa per i giornalisti e la condizione delle donne non si discosta molto da quella dell’Afghanistan dei talebani dove è stato istituzionalizzato un regime di apartheid di genere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fare luce sulla Somalia</h2>



<p>Bilan, che in somalo significa “<strong>fare luce</strong>”, è il nome della testata femminile di Mogadiscio che in soli due anni di vita, appena compiuti, ha già portato alla ribalta delle cronache temi tabù nello stato del Corno d’Africa, dal tema delle mutilazioni genitali femminili all’impatto della carestia sulle madri, dalle tematiche relative alle malattie sessualmente trasmissibili all’abuso di oppiacei tra le donne somale. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="463" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/FireShot-Capture-022-Bilan-Media-www.bilan_.media_-1024x463.jpg" alt="" class="wp-image-422789" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/FireShot-Capture-022-Bilan-Media-www.bilan_.media_-1024x463.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/FireShot-Capture-022-Bilan-Media-www.bilan_.media_-600x272.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/FireShot-Capture-022-Bilan-Media-www.bilan_.media_-300x136.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/FireShot-Capture-022-Bilan-Media-www.bilan_.media_-768x348.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/FireShot-Capture-022-Bilan-Media-www.bilan_.media_-1536x695.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/FireShot-Capture-022-Bilan-Media-www.bilan_.media_.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>E l’8 marzo di quest’anno, in occasione della festa della donna, ha inaugurato anche un canale televisivo mettendo al centro della prima puntata uno speciale relativo al periodo mestruale. “Ci sono tante storie da raccontare sulla società somala, in particolare su quello che vive la gente. I media somali si concentrano solo sulla politica e i conflitti” ha detto <strong>Fathi Mohamed Ahmed</strong>, caporedattrice di Bilan ad Arab News.</p>



<p>Sebbene sia sostenuta dal Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP), la storia dell’emittente&nbsp;Bilan&nbsp;non è stata in discesa o scevra da pericoli. Minacce, attacchi contro le reporter e intimidazioni, sono all’ordine del giorno come ha spiegato al<a href="https://www.theguardian.com/world/2023/apr/11/its-dangerous-being-a-female-journalist-in-somalia-but-one-year-on-we-are-still-shining-our-light"> <em>The Guardian</em> sempre Fathi Mohamed Ahmed</a>: “Ci troviamo di fronte ad abusi anche semplicemente perché andiamo a lavorare. La gente ci urla contro in pubblico dicendoci di tornare a casa, ma oltre alle minacce riceviamo però anche tante parole di incoraggiamento, soprattutto da donne.&nbsp; Vogliamo portare le frequenze e le reporter di&nbsp;Bilan&nbsp;anche nell’entroterra, nelle aree rurali, dove la situazione è estremamente critica, ma noi non abbiamo paura”. “Bilan mette in mostra il talento delle giornaliste somale e smentisce gli stereotipi”, ha detto la giornalista di Bilan <strong>Hinda Abdi Mohamoud</strong> che poi ha proseguito dicendo: “Questa testata mi ha fornito un ambiente sicuro e protetto in cui lavorare ed è la dimostrazione di come un gruppo di giornaliste può gestire un&#8217;unità mediatica e produrre contenuti di successo”. E se ciò accade in Somalia, è più di un semplice successo professionale: è una rivoluzione sociale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Hindabio2-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-422790" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Hindabio2-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Hindabio2-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Hindabio2-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Hindabio2-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Hindabio2.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Hinda Abdi Mohamoud</figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/bilan-la-radio-delle-donne-coraggiose-che-porta-luce-in-somalia.html">Bilan, la radio delle donne coraggiose che porta luce in Somalia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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