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	<title>Difesa europea Archives - InsideOver</title>
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	<title>Difesa europea Archives - InsideOver</title>
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		<title>Edward Luttwak scrive che le forze armate europee sono una &#8220;tigre di carta&#8221;. Parliamone&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/edward-luttwak-scrive-che-le-forze-armate-europee-sono-una-tigre-di-carta-parliamone.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Oct 2025 03:52:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa europea]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito europeo]]></category>
		<category><![CDATA[forze armate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9-1536x1152.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le forze armate europee sono una "tigre di carta"? Secondo il professor Luttwak sì, ma ci sono margini di miglioramento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/edward-luttwak-scrive-che-le-forze-armate-europee-sono-una-tigre-di-carta-parliamone.html">Edward Luttwak scrive che le forze armate europee sono una &#8220;tigre di carta&#8221;. Parliamone&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9-1536x1152.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Recentemente è apparso su <em><a href="https://unherd.com/2025/09/will-putin-call-natos-bluff/?lang=us">Unherd</a></em> un articolo, firmato dal noto politologo e stratega <strong>Edward Luttwak</strong>, in cui l&#8217;autore afferma che le forze armate europee sono, sostanzialmente, una “tigre di carta”. L&#8217;analisi di Luttwak è impietosa, e mette in evidenza tutte le criticità da noi espresse nel corso degli anni riguardo lo stato della Difesa dell&#8217;Europa. </p>



<p>Riportiamo, in tal senso, un passaggio di Luttwak riguardante la <strong>spesa</strong> per la Difesa, in cui viene giustamente osservato che <strong>il semplice aumento dei fondi non trasformerà gli Stati europei in potenze militari </strong>realmente efficaci. Innanzitutto, il criterio del PIL è troppo vago per avere un peso significativo. La Finlandia, ad esempio, spende solo il 2,4% del suo PIL per la Difesa, ma può mobilitare circa 250mila soldati determinati, essendo il Paese pienamente cosciente della minaccia ma soprattutto avendo avuto decenni di “educazione” alla difesa della nazione. Altri membri della NATO, che spendono molto di più dei finlandesi, ottengono molto meno in cambio dei loro soldi. </p>



<p>Inoltre, Luttwak afferma che concentrarsi sul PIL anziché sul fabbisogno di forze – così tanti battaglioni, reggimenti di artiglieria, squadriglie di caccia – non è altro che un invito a barare sui propri bilanci. <strong>L&#8217;ultimo sottomarino spagnolo, ad esempio, non è stato acquistato dalla tedesca Thyssen-Krupp</strong>, nota industria che fornisce alle marine militari di tutto il mondo sottomarini competenti e collaudati, al prezzi di 1 miliardo di euro. Al contrario, è stato orgogliosamente progettato e costruito nel cantiere navale statale spagnolo Navantia al costo di 3,8 miliardi di euro, all&#8217;incirca quanto quello di un sottomarino nucleare francese molto più grande. Aggiungiamo anche che il sottomarino in questione è stato mal progettato al punto che ne era in discussione la galleggiabilità, motivo per cui il prezzo è diventato esorbitante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E per quanto riguarda l&#8217;Italia&#8230;</h2>



<p>Venendo al nostro Paese, Luttwak afferma, a margine della questione legata alla spesa per il ponte sullo Stretto di Messina, che gran parte della spesa della <strong>Marina Militare italiana</strong> è destinata a navi da guerra prodotte dal cantiere navale statale italiano Fincantieri, ma non ci sono fondi sufficienti per coprire le spese di carburante e manutenzione necessarie per far funzionare più della metà di esse, il che significa, secondo l&#8217;autore, che <strong>un altro sussidio industriale viene camuffato da spesa per la Difesa.</strong> Nel frattempo, l&#8217;Italia si rifiuta di aumentare il suo bilancio per la difesa oltre il modestissimo obiettivo del 2%, che non ha ancora raggiunto.</p>



<p>L&#8217;articolo, come detto, è impietoso e in alcuni passaggi anche <strong>ingiusto</strong>, ma ci permette di porre l&#8217;attenzione su alcune criticità strutturali che la recente riforma ReArm Europe non prende in esame. Una su tutte riguarda il personale. Senza considerare gli altri Stati europei citati da Luttwak su questo problema (Polonia, Regno Unito, Svezia), all&#8217;Italia, che pure ha delle forze armate più numerose di altre nazioni del Vecchio continente, <strong>mancano almeno 40mila unità</strong>. Proprio la Marina, che sta vivendo un periodo di benvenuta ristrutturazione e ampliamento, abbisogna di ulteriori 10mila unità rispetto alle attuali per far fronte a tutti gli impegni che è chiamata a svolgere per l&#8217;interesse nazionale nei vari teatri di nostra competenza e per rispondere agli impegni stabiliti da organismi sovranazionali di cui facciamo parte. </p>



<p>Abbiamo già affrontato questo problema quando <a href="https://it.insideover.com/difesa/litalia-non-e-pronta-alla-guerra-paolo-mauri-no-e-non-e-solo-una-questione-di-armi.html">abbiamo commentato</a> le giuste affermazioni del ministro della Difesa <strong>Guido Crosetto</strong>: in Italia si è persa la mentalità di sacrificio per l&#8217;interesse nazionale, e con essa quindi la vocazione al “mestiere delle armi”. Non occorre ripetere qui i dati, drammatici più che allarmanti, di un recente sondaggio CENSIS in merito.</p>



<p>La tematica delle riserve di carburante, che secondo Luttwak mancherebbero, è invece interessante perché ci permette di aprire una riflessione sulle <strong>scorte strategiche</strong>. Se è vero, come affermato dal CSM Esercito generale <strong>Carmine Masiello</strong>, che quando scoppia un conflitto non sono solo le forze armate ad andare in guerra ma tutto il Paese (il sistema Paese diremmo noi), è altrettanto vero che questo sistema Paese ci appare, in questo delicato momento storico, impreparato a sostenere un conflitto di lungo periodo. <strong>L&#8217;industria ancora fatica, in alcuni settori, ad alzare i ritmi di produzione degli armamenti</strong> mentre non è noto se si stiano accumulando (o si pensi di farlo) riserve di materiali che servono a sostenere uno sforzo bellico: dal carburante per aerei, navi e carri, sino ai materiali più disparati che servono a costruirli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mancano le strutture</h2>



<p>Non ci sono nemmeno più <strong>strutture</strong> per addestrare i coscritti – che verrebbero chiamati alle armi in caso di conflitto – che affluirebbero a migliaia nelle caserme, in quanto la sospensione della leva obbligatoria nel 2004 ha determinato o la vendita delle stesse o il loro abbandono. Recuperarle in tempi brevi risulterebbe impossibile, e costruirne di nuove implicherebbe una spesa che forse non saremmo in grado di sostenere in fase emergenziale. </p>



<p>Parlando di leva, e tornando all&#8217;articolo di Luttwak, l&#8217;autore ne fa una questione vitale e sottolinea l&#8217;esempio virtuoso della Finlandia, esecrando invece la Svezia e la sua mobilitazione annuale di 10mila unità. Eppure, se gli svedesi potrebbero fare di più, il loro modello è forse quello che meglio si adatta alle nostre esigenze: una <strong>leva selezionata</strong> tra la massima coscrizione che permette, mese dopo mese, di addestrare un buon numero di personale che poi, allo scadere del periodo di coscrizione, verrebbe mantenuto in riserva con richiami annuali. </p>



<p>Il professor Luttwak chiude il suo articolo affermando che tutto quanto sopra spiega perché l&#8217;eterogeneo esercito di Putin – mercenari cresciuti in Russia nelle zone più povere e remote, criminali condannati e soldati schiavi nordcoreani – possa comunque spaventare i governi europei spingendoli a riarmarsi a caro prezzo, e forse su questo non ha tutti i torti: il nostro ecosistema Difesa è stato <strong>costantemente smantellato</strong> dal termine della Guerra Fredda e solo negli ultimi 3 anni, con colpevole ritardo, ci siamo accorti che la diplomazia internazionale è funzione anche della capacità di deterrenza convenzionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/edward-luttwak-scrive-che-le-forze-armate-europee-sono-una-tigre-di-carta-parliamone.html">Edward Luttwak scrive che le forze armate europee sono una &#8220;tigre di carta&#8221;. Parliamone&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il libro bianco UE per la Difesa: sei direzioni e cinque pilastri per un continente sicuro</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/il-libro-bianco-ue-per-la-difesa-sei-direzioni-e-cinque-pilastri-per-un-continente-sicuro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Mar 2025 04:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa europea]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307002256521_7905afa99762245a95121fbbd0a58959.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307002256521_7905afa99762245a95121fbbd0a58959.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307002256521_7905afa99762245a95121fbbd0a58959-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307002256521_7905afa99762245a95121fbbd0a58959-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307002256521_7905afa99762245a95121fbbd0a58959-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307002256521_7905afa99762245a95121fbbd0a58959-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307002256521_7905afa99762245a95121fbbd0a58959-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'UE presenta il suo primo Libro Bianco per la difesa dove individua le lacune capacitive e i percorsi da intraprendere per colmarle</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-libro-bianco-ue-per-la-difesa-sei-direzioni-e-cinque-pilastri-per-un-continente-sicuro.html">Il libro bianco UE per la Difesa: sei direzioni e cinque pilastri per un continente sicuro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307002256521_7905afa99762245a95121fbbd0a58959.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307002256521_7905afa99762245a95121fbbd0a58959.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307002256521_7905afa99762245a95121fbbd0a58959-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307002256521_7905afa99762245a95121fbbd0a58959-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307002256521_7905afa99762245a95121fbbd0a58959-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307002256521_7905afa99762245a95121fbbd0a58959-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307002256521_7905afa99762245a95121fbbd0a58959-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;<strong>Unione Europea</strong> ha pubblicato il <strong>Libro Bianco</strong> per la prontezza della <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-doppia-sfida-del-piano-rearm-sostenere-lucraina-e-difendere-meglio-leuropa.html">Difesa 2030</a>. Il documento, unico nel suo genere per l&#8217;UE, definisce le minacce per il Vecchio Continente, i deficit capacitivi/strutturali da colmare nel settore della difesa e le linee guida per farlo, insieme alla strategia per sostenere militarmente ed economicamente l&#8217;Ucraina nel suo conflitto con la Russia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le minacce</h2>



<p>Il punto di partenza scaturisce dall&#8217;<strong>analisi dell&#8217;attuale contesto internazionale</strong>, e ci si chiede se si vuole cavarsela negli anni a venire, tentando di adattarsi alle nuove sfide in modo graduale e cauto, oppure decidere per il proprio futuro, libero da coercizione e aggressione, assicurando che i popoli d&#8217;Europa siano in grado di vivere in sicurezza, pace, democrazia e prosperità. Si afferma che se si risponde a questo momento con determinazione, azione collettiva e una strategia chiara, si rafforzerà “il nostro posto nel mondo” e si rinnoveranno le alleanze internazionali su una base più sostenibile, rinnovando il progetto europeo e migliorando la sicurezza, la prosperità e il benessere dei cittadini europei. Al contrario, se si continua sulla stessa strada, si finirà per essere sminuiti, divisi e vulnerabili. </p>



<p>Le minacce alla sicurezza continentale vengono individuate nella <strong>Russia</strong>, che ha ampliato in modo massiccio la sua capacità di produzione militare-industriale aumentando la spesa fino al 9% del PIL e che nel 2025 si prevede supererà la spesa per la Difesa degli Stati membri in termini di parità di potere d&#8217;acquisto. Si afferma anche che se alla Russia verrà consentito di raggiungere i suoi obiettivi in Ucraina, la sua ambizione territoriale si estenderà oltre e che Mosca alimenta costantemente tensioni e instabilità nei Paesi limitrofi all’Europa. </p>



<p>Il documento afferma anche che la <strong>Cina</strong>, benché sia un partner commerciale chiave per l&#8217;UE, sta aumentando la spesa per la Difesa, con una mancanza di trasparenza in merito al suo rafforzamento militare. Ora Pechino sta rapidamente espandendo le sue capacità militari, tra cui capacità nucleari, spaziali e informatiche, alterando significativamente l&#8217;equilibrio strategico nell&#8217;Indo-Pacifico. Le azioni della Cina nel Mar Cinese Orientale e Meridionale e intorno a Taiwan stanno mettendo a rischio la regione, mentre la sua crescente proiezione militare nel Pacifico Meridionale e nell&#8217;Oceano Indiano sta suscitando preoccupazioni tra i partner europei. </p>



<p>In <strong>Medio Oriente</strong>, il legame diretto dell&#8217;Iran con la Russia, le sue ambizioni militari, il suo sostegno ai proxy e il suo ruolo nella destabilizzazione della regione continuano a essere una seria preoccupazione per la sicurezza europea. I conflitti in tutta l&#8217;<strong>Africa</strong>, compresi Sahel, Libia e Sudan, hanno implicazioni dirette per la sicurezza e l&#8217;economia dell&#8217;Europa e continueranno a generare instabilità, mentre risultano in crescita le <strong>minacce ibride</strong> come attacchi informatici, sabotaggi, interferenze elettroniche nei sistemi di navigazione e satellitari globali, campagne di disinformazione e spionaggio politico e industriale, nonché lo sfruttamento delle ondate migratorie.</p>



<p>Si è individuato che le <strong>attività marine e marittime</strong> e le infrastrutture sottomarine critiche sono sotto minaccia insieme alla libertà di azione nell&#8217;aria e nello spazio. Questa competizione strategica si riflette in una tecnologica, e una manciata di <strong>tecnologie critiche</strong> e fondamentali come l&#8217;intelligenza artificiale, i computer quantistici, la biotecnologia, la robotica e l&#8217;ipersonico sono input chiave sia per la crescita economica a lungo termine sia per la preminenza militare, pertanto promuovere l&#8217;innovazione è fondamentale a tal fine. </p>



<p>Va garantita la sicurezza dell&#8217;<strong>approvvigionamento di materie prime critiche</strong>, fondamentali per la nostra produzione economica e industriale, capacità di difesa e competitività. Viene esplicitamente citato un esempio a tal proposito: un&#8217;escalation delle tensioni nello Stretto di Taiwan potrebbe escludere l&#8217;UE dall&#8217;accesso a materiali chiave, tecnologie critiche e componenti. </p>



<p>Si ribadisce quanto affermato dall&#8217;UE in precedenza e quanto chi scrive sostiene da tempo: è necessaria una <strong>capacità di deterrenza credibile</strong> per scongiurare attacchi di qualsiasi tipo, non solo convenzionali ma anche nello spettro della guerra ibrida. </p>



<h2 class="wp-block-heading">UE moltiplicatore di forze ma resta il controllo nazionale</h2>



<p>Interessante la sottolineatura del mantenimento, da parte degli Stati membri dell&#8217;Unione, della responsabilità delle proprie truppe, dalla dottrina allo spiegamento, e per le esigenze di definizione delle proprie forze armate. Inoltre, si afferma che l&#8217;UE agirà sempre in modo tale da non pregiudicare il carattere specifico della politica di Sicurezza e Difesa di alcuni Stati membri e tenendo conto degli interessi di Sicurezza e Difesa di tutti.</p>



<p>Tuttavia, l&#8217;UE può supportare e <strong>coordinare gli sforzi</strong> per rafforzare l&#8217;industria della Difesa e la prontezza, creando le condizioni necessarie per anticipare massicciamente gli investimenti, fornendo la necessaria prevedibilità all&#8217;industria e riducendo la burocrazia. L&#8217;UE quindi si propone di essere un <strong>moltiplicatore di forze</strong> generando economia di scala e migliorando i tempi di consegna, agevolando la collaborazione, l&#8217;intercambiabilità, riducendo i costi di acquisto, sostenendo le infrastrutture a duplice uso per la mobilità, le comunicazioni, la navigazione e abilitando partnership.</p>



<p>Il Libro Bianco sarà seguito dalla <strong>formulazione della strategia dell&#8217;Unione</strong> che definirà un approccio integrato multirischio alla preparazione per conflitti e crisi, e dalla strategia di sicurezza interna dell&#8217;UE. Le lacune prioritarie identificate riguardano, invece, la difesa aerea e missilistica, le munizioni (e i missili), la mobilità militare, l&#8217;IA, il dominio Cyber, l&#8217;EW e la tecnologia quantistica, infine gli abilitatori strategici e la protezione delle infrastrutture critiche: inclusi il trasporto aereo strategico e velivoli per rifornimento in volo, intelligence e sorveglianza, consapevolezza del dominio marittimo, uso e protezione dello spazio e di altre risorse di comunicazione sicure e infrastrutture di carburante militare. Insomma come dicevamo “<strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/vogliamo-una-difesa-comune-europea-ecco-quello-che-ancora-ci-manca.html">logistica, logistica e logistica</a></strong>”. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli strumenti attuativi</h2>



<p>La Commissione, per uniformare il procurement militare, utilizzando l&#8217;<strong>OCCAR</strong> (<em>Organisation for Joint Armament Cooperation</em>), e ovviare a queste lacune, avvierà immediatamente un dialogo con l&#8217;industria della Difesa per discutere possibili misure, identificare gli ostacoli normativi e affrontare le sfide, quindi presenterà una proposta dedicata di semplificazione dell&#8217;ecosistema difesa entro giugno 2025.</p>



<p>Tra gli obiettivi di questa proposta spiccano l&#8217;intenzione di <strong>rimuovere gli ostacoli</strong> relativi all&#8217;accesso ai finanziamenti, facilitare lo scambio di informazioni riservate e sensibili e la razionalizzazione dei programmi industriali di difesa dell&#8217;UE per ridurre i tempi di consegna. Attraverso politiche mirate, l&#8217;UE dovrebbe sostenere l&#8217;industria europea della difesa in <strong>sei direzioni strategiche</strong>: sostenere, rafforzare e promuovere le capacità industriali in tutta l&#8217;UE; garantire l&#8217;approvvigionamento di fattori di produzione critici per l&#8217;industria e ridurre le dipendenze; creare un vero mercato europeo per le attrezzature di difesa; semplificare le norme esistenti e ridurre la burocrazia; promuovere la ricerca e lo sviluppo per promuovere l&#8217;innovazione; mantenere, attrarre e sviluppare talenti, migliorando le competenze e l&#8217;esperienza nel settore della difesa. </p>



<p>L&#8217;UE quindi propone <strong>cinque pilastri</strong> per aumentare la spesa per la difesa: un nuovo strumento finanziario dedicato (il SAFE), l&#8217;attivazione coordinata della clausola di sforamento del patto di stabilità, maggiore flessibilità degli strumenti esistenti, contributi della Banca Europea per gli Investimenti e mobilitazione del capitale privato. </p>



<p>Fattualmente, il <strong>SAFE </strong>(<em>Security and Action for Europe</em>) sosterrà l&#8217;industria della Difesa europea attraverso appalti comuni che coinvolgono almeno due Paesi, di cui uno sarà uno Stato membro che riceve assistenza finanziaria e l&#8217;altro può essere un altro Stato membro, uno Stato EFTA (European Free Trade Association), un membro dell&#8217;EEA (European Economic Area) o l&#8217;Ucraina, il tutto con la possibilità di avere l&#8217;esenzione dall&#8217;IVA per gli acquisti finanziati da questo nuovo strumento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Partnership consigliate</h2>



<p>L&#8217;UE promuoverà un&#8217;<strong>architettura aperta</strong> combinata con una geometria variabile che consentirà comunque la partecipazione di partner con idee simili a progetti e iniziative di difesa cooperativa, come i progetti PESCO che saranno incoraggiati caso per caso. </p>



<p>Infine, e proprio in forza di quanto appena affermato, l&#8217;Unione ricercherà la collaborazione con il <strong>Regno Unito</strong>, alleato europeo essenziale con cui la cooperazione in materia di sicurezza e difesa dovrebbe essere rafforzata, <strong>Norvegia</strong>, partner a pieno titolo nei programmi di difesa dell&#8217;UE attraverso il suo contributo al bilancio, <strong>Canada</strong>, per rafforzare la sicurezza transatlantica, <strong>Turchia</strong>, paese candidato all&#8217;adesione all&#8217;UE e partner di lunga data nel campo della politica di sicurezza e difesa comune, senza dimenticare il <strong>Giappone</strong>, la <strong>Corea del Sud</strong>, l&#8217;<strong>Australia</strong>, la <strong>Nuova Zelanda</strong> e l&#8217;<strong>India</strong>. </p>



<p>Nemmeno in questo documento, però, si capisce bene se si intenda distribuire competenze e responsabilità per colmare le lacune capacitive della difesa: come già detto sarebbe auspicabile definire dei settori di responsabilità nazionali in base all&#8217;expertise maturata che fungano da attrattori per le altre realtà europee omologhe per evitare protezionismi e favoritismi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-libro-bianco-ue-per-la-difesa-sei-direzioni-e-cinque-pilastri-per-un-continente-sicuro.html">Il libro bianco UE per la Difesa: sei direzioni e cinque pilastri per un continente sicuro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Vogliamo una difesa comune europea? Ecco quello che ancora ci manca</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/vogliamo-una-difesa-comune-europea-ecco-quello-che-ancora-ci-manca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Mar 2025 06:49:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9731445.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9731445.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9731445-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9731445-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9731445-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cosa serve affinché la difesa comune europea sia efficace, credibile e realmente competitiva? Cerchiamo di fare il punto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/vogliamo-una-difesa-comune-europea-ecco-quello-che-ancora-ci-manca.html">Vogliamo una difesa comune europea? Ecco quello che ancora ci manca</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9731445.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9731445.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9731445-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9731445-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9731445-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il piano dell&#8217;<strong>Unione Europea</strong> <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-doppia-sfida-del-piano-rearm-sostenere-lucraina-e-difendere-meglio-leuropa.html">ReArm Europe</a>, che si prefigge di rinforzare la difesa dei Paesi dell&#8217;Ue e non di stabilire un esercito europeo, rappresenta un primo passo verso la razionalizzazione dei programmi per gli armamenti del Vecchio Continente. Il mettere insieme il <em>procurement </em>dei sistemi d&#8217;arma, <strong>è sicuramente una buona idea sebbene si debba ancora capire in che modo verrà fatto</strong>, ed è una primo deciso passo – dopo la nascita dell&#8217;Expedition Force – verso la definizione pratica di un sistema di difesa comune, inteso soprattutto come un ecosistema di difesa comunitario capace di mettere a sistema le competenze valorizzandole, con il vantaggio di evitare la troppa diversificazione e la dispersione al di fuori dell&#8217;UE dei fondi (si spera).</p>



<p>Ma cosa servirebbe a livello strutturale all&#8217;Ue per avere una difesa comune credibile, efficace e alternativa alla NATO?</p>



<h2 class="wp-block-heading">AWACS, trasporto e aerocisterne </h2>



<p>Oltre al comando unificato, il cui embrione è stato posto con l&#8217;Expedition Force, alla difesa europea, o per meglio dire a un esercito europeo, mancano, o sono carenti, capacità fornite dalla NATO e dagli Stati Uniti. Tra le prime le capacità di <strong>Airborne Early Warning</strong>, che all&#8217;Alleanza sono garantite dai 16 Boeing E-3A “Sentry”, di cui 12 operativi, tutti basati presso <a href="https://it.insideover.com/guerra/alla-nato-serve-un-miliardo-di-dollari-per-far-volare-gli-awacs.html">Geilenkirchen </a>(Germania). La Francia possiede 4 E-3F basati ad Avord, che però sarebbero insufficienti per garantire la continuità di operazioni ad alta intensità, estese geograficamente o fuori area.<strong> Italia, Svezia, Spagna, Grecia e Polonia</strong> potrebbero integrare la flotta di AWACS francesi coi propri AEW (G-550, Bombardier Global 600, CASA C-295, Saab 340, Embraer 145H) ma, si tratta di velivoli “tattici” rispetto agli E-3.</p>



<p>Va meglio per quanto riguarda la capacità di <strong>rifornimento in volo</strong>: la Francia dispone di 12 Airbus A-330 MRTT, l&#8217;Italia può contare su una flotta di 4 KC-767 e 3 KC-130J, la Germania su 3 KC-130J e 48 A-400M, la Spagna su 17 A-400M, l&#8217;Olanda su 9 A-330. </p>



<p>Per quanto riguarda il trasporto, all&#8217;Ue manca un vero e proprio aereo da trasporto pesante sul modello del C-17 statunitense o dell&#8217;Ilyushin Il-72 russo, mentre dal punto di vista dei velivoli da trasporto tattico può contare su un discreto numero complessivo di A-400 e C-130 e di altri velivoli più piccoli (come il C-27 “Spartan”) delle varie forze aeree già menzionate. Bisogna però ricordare che <strong>la flotta di C-130 deve essere sostituita per esigenze di anzianità</strong> e che quella di A-400 è afflitta da problematiche che ne tengono a terra la maggior parte; inoltre che bisognerebbe aumentare drasticamente il numero dei velivoli da trasporto “strategico” <em>dual use</em> come gli Airbus A-330 e i KC-767 o trovarne di equivalenti. <strong>In condizioni ideali, occorrerebbero anche velivoli molto più grandi</strong> sul modello del C-5 “Galaxy” per movimentare rapidamente assetti molto pesanti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">EW, componente imbarcata e intelligence</h2>



<p>Siamo molto indietro invece nei velivoli da EW (<em>Electronic Warfare</em>) con un divario molto importante rispetto agli Stati Uniti: <strong>solo Francia, Germania e Italia posseggono assetti atti allo scopo</strong> (come il Dassault Falcon 8, il Tornado ECR e l&#8217;EC-27J). Alla componente aerea imbarcata (di Francia, Italia e Spagna), manca un aerocisterna e un AWACS (se escludiamo gli “Hawkeye” francesi), mentre dal punto di vista navale sarebbe d&#8217;uopo poter contare su un numero maggiore di <strong>SSN </strong>magari ampliando la possibilità ad altri stati europei come l&#8217;Italia o la Germania oltre che aumentare le capacità di rifornimento d&#8217;altura, nonché il numero dei <strong>DDG</strong>.</p>



<p>Sicuramente va aumentata la <strong><em>space awareness</em></strong>: uno strumento militare efficace deve forzatamente avere <strong>una capacità di sorveglianza dallo spazio adeguata</strong>, pertanto le nostre costellazioni satellitari andrebbero ampliate col lancio di ulteriori satelliti ISR nonché per le telecomunicazioni, per avere capacità di ridondanza. Da questo punto di vista l&#8217;Europa è già una <a href="https://www.euspa.europa.eu/eu-space-programme">potenza globale</a>, ma il sistema di difesa della NATO si affida ancora per buona parte sui satelliti statunitensi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Logistica, logistica, logistica</h2>



<p>Cambiando dominio, l&#8217;Ue dovrebbe stabilire un proprio centro di eccellenza per la <strong><em>Cyber Warfare</em></strong> sul modello di quello dell&#8217;Alleanza nato in Estonia, e dedicarsi attivamente alla Cyber Security con esercitazioni Ue esattamente come fa la NATO.</p>



<p>Questo ci porta a un altro strumento bellico che andrebbe unificato, ma che molto difficilmente, anche in caso di nascita dell&#8217;esercito europeo, vedremo come tale: la capacità di <strong>intelligence</strong>. Servirebbe un&#8217;agenzia comunitaria che metta a sistema tutte le risorse dei Paesi membri, ma comprendiamo che sia quasi impossibile che esista questo tipo di trasparenza tra gli Stati dell&#8217;Unione. Piuttosto <strong>si richiede maggiore collaborazione e trasparenza </strong>su determinati dossier che sono preponderanti o impellenti.</p>



<p>Da ultimo, ma non per importanza, occorrerebbe un&#8217;unificazione della <strong>catena logistica</strong> accompagnata da una revisione completa del sistema di trasporto ferroviario e via terra: gli assetti terrestri si devono spostare rapidamente all&#8217;interno dell&#8217;Ue, mentre ancora persistono grandi differenze tra i Paesi originari e quelli entrati di recente, inoltre va ripensata la dislocazione geografica di depositi/magazzini cercando l&#8217;unificazione del sistema di rifornimento, in modo che <strong>lo stesso pezzo di ricambio sia possibile trovarlo in Ungheria come in Portogallo</strong> seguendo le stesse identiche procedure. Del resto, come recita il vecchio adagio militare, per vincere una guerra servono tre cose: logistica, logistica e logistica.</p>
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		<title>La Difesa europea alla prova di Trump e della tenaglia russo-americana</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-difesa-europea-alla-prova-di-trump-e-della-tenaglia-russo-americana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Mar 2025 09:58:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa europea]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250301135313721_c35fd4512195380d14de111cee5af7f2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250301135313721_c35fd4512195380d14de111cee5af7f2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250301135313721_c35fd4512195380d14de111cee5af7f2-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250301135313721_c35fd4512195380d14de111cee5af7f2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250301135313721_c35fd4512195380d14de111cee5af7f2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250301135313721_c35fd4512195380d14de111cee5af7f2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250301135313721_c35fd4512195380d14de111cee5af7f2-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Difesa europea alla prova di Trump e della tenaglia russo-americana: ecco cosa dovrebbe chiedersi il Vecchio Continente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-difesa-europea-alla-prova-di-trump-e-della-tenaglia-russo-americana.html">La Difesa europea alla prova di Trump e della tenaglia russo-americana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250301135313721_c35fd4512195380d14de111cee5af7f2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250301135313721_c35fd4512195380d14de111cee5af7f2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250301135313721_c35fd4512195380d14de111cee5af7f2-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250301135313721_c35fd4512195380d14de111cee5af7f2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250301135313721_c35fd4512195380d14de111cee5af7f2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250301135313721_c35fd4512195380d14de111cee5af7f2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250301135313721_c35fd4512195380d14de111cee5af7f2-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Londra, 2 marzo 2025 e Bruxelles, 6 marzo 2025. <strong>Due date da segnare con attenzione</strong> per capire se e in che misura i Paesi europei <strong>svilupperanno, dopo lunghe discussioni,</strong> architetture securitarie autonome e mirate a sopperire a un possibile disimpegno statunitense. Il clima d&#8217;urgenza è notevole: lo scontro muscolare <a href="https://it.insideover.com/politica/dopo-la-rissa-alla-casa-bianca-gli-errori-di-zelensky-il-rischio-di-trump.html">tra <strong>Donald Trump e Volodymyr Zelensky</strong> </a>alla <a href="https://it.insideover.com/politica/rissa-alla-casa-bianca-lincontro-tra-trump-e-zelensky-finisce-a-schiaffoni.html">Casa Bianca,</a> la percezione europea di una <strong>tenaglia russo-americana</strong> volta a chiudere la guerra in Ucraina sulla testa del Vecchio Continente, l&#8217;ingresso del mondo in una fase caotica lo segnalano. Al contempo, è nell&#8217;era dell&#8217;urgenza che la <strong>grande politica deve pesare opportunità e prospettive strategiche</strong>, evitando di prendere scelte affrettate. Ma andiamo con ordine.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Due summit-chiave</h2>



<p>A Londra, domenica 2, il primo ministro britannico <strong>Keir Starmer</strong> ha convocato un nucleo ristretto di leader europei, dal presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong> alla premier italiana <strong>Giorgia Meloni,</strong> passando per i primi ministri di <strong>Spagna</strong> (Pedro Sanchez), Polonia (Donald Tusk) e Olanda (Dick Schoof) e per il cancelliere tedesco uscente Olaf Scholz. Ci saranno anche <strong>il ministro degli Esteri Hakan Fidan</strong> in rappresentanza della Turchia e tutti i vertici delle istituzioni coinvolte nella politica e nella sicurezza europea: <strong>Mark Rutte</strong> (segretario della Nato), <strong>Ursula von der Leyen e Antonio Costa</strong> (presidenti di Commissione e Consiglio Europeo). </p>



<p>Un <strong>direttorio d&#8217;Europa</strong> chiamato a decidere in tempi stretti se e come rafforzare una partnership per la Difesa che <strong>bypassi gli Stati Uniti</strong> e se dare attuazione a quella &#8220;Banca per il Riarmo&#8221; lanciata dal generale in pensione britannico Sir <strong>Nick Carter, </strong>già capo di Stato Maggiore delle forze armate di Londra. In prospettiva, le parole del cancelliere tedesco <em>in pectore</em> Friederich Merz che hanno espresso la volontà di cercare addirittura la <strong>completa emancipazione dagli Usa</strong> lasciano presagire grandi ambizioni.</p>



<p>Tali ambizioni saranno ribadite dal Consiglio Europeo alla riunione dei ventisette capi di Stato e di governo dell&#8217;Ue di giovedì. L&#8217;<strong>Unione Europea</strong> ha espresso la sua volontà di <strong>alzare le spese militari</strong> e di allentare le regole fiscali per permettere agli Stati membri di finanziare fuori dal deficit le politiche di potenziamento dei propri arsenali. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal Mes per le armi ai dubbi sulla strategia</h2>



<p>Inoltre, resta sul tavolo la (remota) possibilità di <strong>aprire all&#8217;uso di alcuni strumenti europei</strong> originali per finanziare il riarmo: su queste colonne, in passato, suggerivamo che il <a href="https://it.insideover.com/economia/la-nuova-idea-in-europa-usare-il-mes-per-finanziare-la-difesa-comune.html"><strong>Meccanismo europeo di stabilità (Mes), </strong>ormai uscito di scena per i suoi scopi originali, potesse essere</a> la base ideale per emettere un <strong>asset comune sui mercati</strong> finanziari ad alto rating, alta sicurezza e basso costo di rendimento volto a finanziare progetti di consolidamento della difesa collettiva dell&#8217;Europa. Una modalità d&#8217;azione che, peraltro, <strong>potrebbe far rientrare dalla finestra quel debito comune</strong> e quelle politiche anti-austerità poi scalabili agli investimenti produttivi e in conto capitale su altri settori.</p>



<p>Quel che sembra &#8211; ad oggi &#8211; mancare è una <strong>visione strategica</strong>, un leninano &#8220;Che fare?&#8221;, per la gestione di <strong>questo tipo di politiche.</strong> Sembra che a pesare per l&#8217;Europa siano soprattutto due fattori: il lutto per un possibile distacco dall&#8217;America da un lato; la continua percezione che il riarmo debba essere compiuto in esclusiva <strong>postura antirussa</strong>, dall&#8217;altro. In sostanza, l&#8217;Europa ragiona all&#8217;<strong>interno della tenaglia russo-americana</strong> mettendo il carro davanti ai buoi: urge spendere di più senza sapere cosa fare con la nuova Difesa. Una buona politica vorrebbe l&#8217;opposto: <strong>pianificare la grande strategia</strong> in virtù dei mezzi disponibili e realisticamente conseguibili.</p>



<p>Cosa intende fare l&#8217;Europa del rinnovato strumento militare? In che misura sovrapporre comandi continentali, forze armate nazionali e attori come il Regno Unito, membri della Nato e non dell&#8217;Ue? <strong>Come costruire una strategia di proiezione</strong> dei propri interessi e, innanzitutto, come definire questi interessi? In che misura evitare <strong>sprechi e sovrapposizioni tra programmi </strong>che rischiano di creare <strong>rischiosi doppioni?</strong> Come rendere credibile una politica di graduale maturità strategica e autonomia dagli Usa di fronte a contesti che vedono piani, <a href="https://it.insideover.com/difesa/lo-scudo-missilistico-a-guida-tedesca-si-allarga-le-industrie-di-usa-e-israele-ringraziano.html">come lo scudo antimissile comune (Essi) dipendere dagli asset a stelle e strisce?</a> E, forse soprattutto, come possono essere visti come alfieri dell&#8217;autonomia militare e strategica dell&#8217;Europa leader che hanno sempre fatto dell&#8217;ortodossia atlantista il loro core business (si pensi a von der Leyen e Kaja Kallas)?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Davvero la minaccia si chiama Russia?</h2>



<p>L&#8217;Europa arriva al <strong>duplice appuntamento con grandi incertezze </strong>nella risposta a queste domande. Le quali sono peraltro la diretta conseguenza della <strong>madre di tutte le questioni: </strong>davvero stiamo riflettendo di uno scenario che indica la <strong>minaccia russa come il vero problema contro cui bisogna correre a prendere le armi?</strong> Riformulabile in forma più netta: davvero tutto quello che si sta facendo è funzionale a creare il deterrente contro un Paese che in tre anni è riuscito a fatica a conquistare un quinto di Ucraina e si trova ora con arsenali svuotati e forze armate profondamente logorate, in un conflitto che non è mai stato nell&#8217;interesse europeo veder proseguire e a cui l&#8217;Europa deve un rafforzamento della subordinazione agli Usa?</p>



<p>Se la risposta fosse sì, torneremmo al punto di partenza, cioè al fatto che <strong>l&#8217;Europa starebbe giocando con logiche americane</strong>, con priorità securitarie decise a Washington e con regole date dalla superpotenza a stelle e strisce. Proponendo, al cambio delle amministrazioni Usa, di continuare quel <strong>vassallaggio</strong> che le élite del Vecchio Continente difficilmente si sono impegnate per ridimensionare. E che solo un giusto mix tra strategia, programmazione di una coerente politica di proiezione e sicurezza e ricerca degli strumenti comuni per attuarla potrà permettere di iniziare ad annacquare. Altrimenti, saremo alla solita <strong>dittatura dell&#8217;emergenza</strong> che spesso ha impedito all&#8217;Europa di apprendere le lezioni delle crisi del passato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-difesa-europea-alla-prova-di-trump-e-della-tenaglia-russo-americana.html">La Difesa europea alla prova di Trump e della tenaglia russo-americana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Un&#8217;Europa capace di difendersi? Negli USA qualcuno non la vuole</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/uneuropa-capace-di-difendersi-negli-usa-qualcuno-non-la-vuole.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Sep 2024 04:34:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa europea]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240415200320258_23b507f575300ab0837bf871403ff688.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240415200320258_23b507f575300ab0837bf871403ff688.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240415200320258_23b507f575300ab0837bf871403ff688-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240415200320258_23b507f575300ab0837bf871403ff688-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240415200320258_23b507f575300ab0837bf871403ff688-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240415200320258_23b507f575300ab0837bf871403ff688-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240415200320258_23b507f575300ab0837bf871403ff688-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli USA, ma non solo, la possibilità di vedere un'Europa autonoma dal punto di vita della Difesa desta perplessità e preoccupazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/uneuropa-capace-di-difendersi-negli-usa-qualcuno-non-la-vuole.html">Un&#8217;Europa capace di difendersi? Negli USA qualcuno non la vuole</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Negli <strong>Stati Uniti</strong> (e non solo, come vedremo), la prospettiva di un&#8217;<strong>Unione Europea</strong> dotata di uno strumento efficace e credibile di Difesa comune solleva perplessità in alcuni ambiti della politica e del mondo accademico. Qualche settimana fa, su <em><a href="https://foreignpolicy.com/2024/09/02/eu-europe-military-security-defense-army-russia-geopolitics/">Foreign Policy</a></em>, un articolo di <strong>Jakub Gryge</strong>l, professore universitario ed ex consigliere senior dell&#8217;ufficio di pianificazione politica del Dipartimento di Stato sotto l&#8217;amministrazione Trump, affermava senza mezzi termini che “una strategia comune tra i 27 membri (dell&#8217;UE n.d.r.) è una fantasia, e renderà l&#8217;Europa meno propensa ad affrontare la Russia”. </p>



<p>La riflessione, lapidaria, prende le mosse dalla considerazione che gli Stati Uniti hanno da anni richiesto più impegno agli alleati europei (della NATO) per aumentare il bilancio statale della Difesa<strong> (la famosa soglia del 2% del PIL)</strong>, ma solo pochi hanno dato ascolto alle “suppliche” statunitensi, mentre la maggior parte delle nazioni europee “continua a tergiversare”. Inoltre, secondo l&#8217;autore, c&#8217;è un divario “ampio e crescente” nella retorica degli europei sul contrasto alle ambizioni territoriali della Russia e la loro capacità di fare effettivamente qualcosa al riguardo.</p>



<p>Grygel ha il pregio di affermare che una soluzione a questa problematica potrebbe essere l&#8217;assunzione di un <strong>ruolo di sicurezza più importante</strong> da parte dell&#8217;UE, mettendo in comune le risorse, centralizzando gli appalti per la Difesa e definendo una strategia comune, ovvero qualcosa che dalle colonne di <em>InsideOver</em> stiamo dicendo da anni, almeno da quando è emersa la necessità di avere “<a href="https://it.insideover.com/politica/alleuropa-serve-autonomia-strategica-cosi-il-presidente-macron-al-consiglio-atlantico.html">autonomia strategica</a>”, che ha anticipato di poco proprio la frettolosa e molto poco coordinata ritirata statunitense dall&#8217;Afghanistan, la quale <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-primo-passo-verso-la-difesa-europea-ecco-lexpedition-force.html">ha innescato</a> il processo di istituzione di un sistema comune di Difesa dell&#8217;UE.</p>



<p>Se questo processo dovesse completarsi, l&#8217;Unione Europea avrebbe quindi il massimo indicatore di una politica sovrana moderna: la fornitura e la gestione della sicurezza nazionale. </p>



<p>L&#8217;autore, però, afferma con non poca sicumera che sia improbabile che il desiderio di più Europa negli affari militari aumenti la sicurezza europea. Al contrario, potrebbe<strong> essere dannoso</strong> per essa, per due motivi. In primo luogo, non esiste una valutazione condivisa della minaccia tra i 27 Stati membri dell&#8217;UE, quindi opinioni ampiamente divergenti sui fini e sui mezzi della politica di sicurezza produrrebbero inevitabilmente una serie di compromessi annacquati o una distribuzione inefficace delle risorse. In secondo luogo, anche se l&#8217;UE riuscisse a gestire una seria politica di Difesa, non vi è alcuna garanzia che sarebbe solida nella sua opposizione alla Russia e ad altre potenze revisioniste. Pertanto Grygel afferma che un&#8217;unione più stretta che incorpori la Difesa potrebbe quindi essere incompatibile con una migliore sicurezza nel continente.</p>



<p>Si legge inoltre che l&#8217;altro motivo per cui elevare l&#8217;Unione Europea ad attore di sicurezza (ovvero attore militare) sarebbe dannoso per la stabilità del continente è che alcuni dei singoli Stati membri dell&#8217;UE potrebbero spingere l&#8217;intero blocco a perseguire una <strong>grande strategia di pacificazione</strong>. Grygel forse dimentica che pacificazione non significa arrendevolezza e che l&#8217;UE, nonostante visioni diverse tra Stati diversi, ha comunque espresso un unico sostegno all&#8217;Ucraina esattamente come la NATO: le sanzioni alla Russia e i fondi elargiti per il sostegno economico a Kiev sono già stati dimenticati?</p>



<p>Tralasciando la considerazione che se non si potesse avere una visione diversa non ci sarebbe più la democrazia, e ammettendo che serva più coesione all&#8217;interno dell&#8217;UE per avere una Difesa comune, e quindi una politica estera comune, le parole dell&#8217;autore appaiono come un monito per noi europei: <strong>un monito per proseguire</strong> lungo la strada segnata con la nascita della <em>Expedition Force</em> nel 2021.</p>



<p>Sì, perché <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/impreparati-alla-guerra-tutti-i-limiti-della-difesa-ue.html">nonostante tutti i limiti</a></strong> dati da politiche diverse, da industrie concorrenti, da protezionismo a corrente alternata, da bilanci rivedibili (e aumentabili) e da lungaggini burocratiche, l&#8217;unica strada percorribile per noi europei per tornare a essere considerati attori globali è quella di esprimere capacità militari collettive credibili ed efficaci. L&#8217;autonomia strategica citata dal presidente francese<strong> Emmanuel Macron</strong>, all&#8217;indomani della crisi pandemica, si ottiene solamente in questo modo e tutti in Europa dovrebbero lavorare per ottenerla.</p>



<p>Ovviamente il sistema deve essere equo (ma non paritario) e considerare non solo gli equilibri (ed equilibrismi) della politica, ma anche il peso reale delle nazioni sotto il profilo militare. Dalle nostre colonne più di una volta abbiamo affermato che un ulteriore passo avanti per la gestione della (futura) Difesa comune potrebbe essere la nascita di un <strong>Consiglio di Sicurezza</strong> europeo, che dovrebbe affiancarsi a un sistema industriale riorganizzato in “<em>hub</em>” strategici a seconda delle “vocazioni” delle singole industrie della Difesa nazionali.</p>



<p>In buona sostanza, se negli Stati Uniti qualcuno si preoccupa per la possibilità di un&#8217;Europa sovrana militarmente, significa che <strong>la strada intrapresa è giusta</strong>, ed è credibile. </p>



<p>Una strada sicuramente in salita e costellata di <strong>avversari </strong>anche interni. Uno di essi è proprio l&#8217;ormai ex Segretario generale della NATO <strong>Jens Stoltenberg</strong>, che <a href="https://www.ft.com/content/2f12a312-6ac3-4f84-aae5-de6b247638fe">recentemente </a>si è scagliato contro gli sforzi di difesa dell&#8217;UE che, secondo lui, duplicano o competono con l&#8217;alleanza militare guidata dagli Stati Uniti. Stoltenberg ha affermato a chiare lettere che ciò che l&#8217;UE non dovrebbe fare è iniziare a costruire strutture di difesa alternative, ad esempio la forza di intervento rapido di 5mila uomini (la <em>Expedition Force</em>). “I Paesi (europei n.d.r.) possono avere solo un set di obiettivi di capacità, non possono averne due. Questa è responsabilità della NATO. Un set di standard, un set di obiettivi di capacità, una struttura di comando. E questa è la NATO”, ha detto perentoriamente l&#8217;ex Segretario generale.</p>



<p>Ci saremmo stupiti se Stoltenberg avesse avuto una posizione diversa, considerando la sua provenienza e la sua <a href="https://www.reuters.com/world/europe/eu-defence-force-should-not-stretch-natos-resources-stoltenberg-says-2021-09-03/">gestione </a>del segretariato dell&#8217;Alleanza. Ma nelle sue considerazioni resta un fondo di verità: la duplicazione dei comandi è dispendiosa e macchinosa, ma in questa fase embrionale della Difesa europea è <strong>un male necessario</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/uneuropa-capace-di-difendersi-negli-usa-qualcuno-non-la-vuole.html">Un&#8217;Europa capace di difendersi? Negli USA qualcuno non la vuole</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Nato in Asia? Farebbe quasi solo danni. E gli americani lo sanno</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-nato-in-asia-farebbe-quasi-solo-danni-e-gli-americani-lo-sanno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jul 2024 13:51:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa europea]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Cinese Meridionale]]></category>
		<category><![CDATA[nato]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni Usa-Cina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1027" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Esercitazione delle forze armate giapponesi e britanniche (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996-768x411.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996-1024x548.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996-1536x822.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996-2048x1096.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Portare la Nato in Asia per bloccare la Cina sarebbe controproducente. La strategia migliore è pacifica e coinvolge anche l'Europa.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1027" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Esercitazione delle forze armate giapponesi e britanniche (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996-768x411.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996-1024x548.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996-1536x822.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996-2048x1096.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel suo testamento alla<strong> Nato</strong>, il segretario uscente<strong> Jens Stoltenberg</strong> dalle pagine di <em><a href="https://www.foreignaffairs.com/world/why-nato-should-stay-out-asia?utm_medium=newsletters&amp;utm_source=fatoday&amp;utm_campaign=A%20Better%20Path%20for%20Ukraine%20and%20NATO&amp;utm_content=20240708&amp;utm_term=EDZZZ003ZX">Foreign Affairs</a></em> sembra invitare l&#8217;Alleanza a impegnarsi nel contrastare l&#8217;ascesa di Pechino e la sua influenza. Ma non tutti ritengono &#8220;intelligente&#8221; entrare in mezzo a conflittualità che non dovrebbero interessare direttamente l&#8217;Europa e molti membri fondamentali della Nato. Alla base delle motivazioni, una ragione semplice: l&#8217;Alleanza <strong>non influirebbe</strong> positivamente nella <strong>sicurezza</strong> della regione, anzi, forse influirebbe negativamente.</p>



<p>&#8220;Nel mondo odierno la sicurezza non è una questione regionale ma globale. La sicurezza dell&#8217;Europa riguarda l&#8217;Asia e la sicurezza dell&#8217;Asia riguarda l&#8217;Europa&#8221;. Il segretario<strong> Stoltenberg</strong> ha sempre sostenuto un ruolo crescente della Nato nel contrastare l&#8217;ascesa del <em>Dragone</em>, asserendo che &#8220;Tutto è interconnesso&#8221; e aggiungendo, in sintonia con il segretario di Stato americano <strong>Antony Blinken</strong> nel recente<em> meeting</em> sulla sicurezza europea e asiatica, che queste &#8220;sfide&#8221; andrebbero affrontate &#8220;insieme&#8221;. E insieme, oltre che alla Nato, sembra voler dire insieme agli Stati Uniti d&#8217;America che vedono della Repubblica Popolare Cinese il nuovo &#8220;<strong>avversario numero uno</strong>&#8221; dopo la Russia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un approccio controproducente?</h2>



<p>Nel 2022 la Nato ha &#8220;ufficialmente identificato la Cina come una sfida per la sicurezza&#8221; per la &#8220;prima volta nella storia dell&#8217;Alleanza&#8221;. Una posizione presa in accordo con le agende per la <strong>strategia di sicurezza</strong> nazionale degli Stati Uniti, che già nella seconda fase del mandato Trump, e dall&#8217;inizio del mandato Biden, hanno iniziato a guardare insistentemente alla Cina come una <a href="https://it.insideover.com/difesa/cosi-lesercito-di-pechino-si-schiera-nel-globo.html">minaccia progressiva</a> che andava ostacolata, sopratutto nei suoi crescenti rapporti con gli <strong>Stati europei</strong>.</p>



<p>Mentre potenze dell&#8217;Alleanza come<strong> Francia</strong>,<strong> Germania</strong>, <strong>Regno Unito</strong> e <strong>Italia </strong>prendono parte a esercitazioni militari congiunte con i partner militari asiatici, con il <strong>Giappone</strong> inviano unità navali di alto profilo ai margini del<strong> Mar Cinese Meridionale</strong>, dove si concentra il massimo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-cina-mostra-i-muscoli-nel-mar-cinese-meridionale.html">livello di tensione</a> tra Pechino e le altre potenze regionali come le Filippine, al centro dell&#8217;annosa questione delle<strong> zone economiche esclusive</strong> su cui affacciano le coste di Vietnam, Malaysia, Indonesia, Brunei e <strong>Taiwan</strong>. E su cui aleggia il perenne timore dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/dossier/obiettivo-taiwan">invasione</a>. </p>



<p>Secondo l&#8217;analisi pubblicata da <em>Foreign Affairs</em> tuttavia, attirare l&#8217;Alleanza in Asia sulla base dell&#8217;imperativo di garantire una &#8220;sicurezza transatlantica e indo-pacifica&#8221; interconnessa alla &#8220;più stretta <strong>collaborazione tra Pechino e Mosca</strong>&#8220;, non fa altro che &#8220;alimentare la narrazione di uno scontro guidato dagli Stati Uniti tra blocchi globali&#8221;, e rischia di &#8220;alienare i Paesi asiatici senza in ultima analisi contribuire a rafforzare la sicurezza regionale o la deterrenza&#8221;.</p>



<p>Un suggerimento che sembra <em>strizzare</em> l&#8217;occhio alle richieste degli Stati Uniti affinché i partner della Nato garantiscano un determinato livello di Difesa. Ossia il minimo richiesto ai partner europei che dovrebbero investire nel settore almeno il <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2024/07/10/nato-meloni-rispetteremo-2-pil-in-difesa-secondo-nostri-tempi_f7b7c372-0487-4f71-91c0-d9b8da4ae219.html#:~:text=Il%20ministro%20della%20Difesa%2C%20Guido,di%20escluderli%20dal%20patto%20di">2% del PIL</a> l&#8217;anno. Ciò vorrebbe che il &#8220;contributo europeo ripensato alla sicurezza asiatica&#8221; si muovesse in una direzione differente per ottenere un fine utile a tutti: &#8220;invece di cercare di proiettare la potenza militare in Asia&#8221;, i membri europei della Nato dovrebbero &#8220;rafforzare della <strong>deterrenza</strong> e della difesa convenzionali sul proprio territorio&#8221;. Tale impegno consentirebbe in breve agli Stati Uniti di &#8220;<strong>spostare più risorse [militari] in Asia</strong>&#8220;. Un concetto strategico abbastanza semplice, anche per dei profani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Accordi bilaterali e basso profilo</h2>



<p>Secondo gli analisti di <em>Foreign Affairs</em> e le loro fonti &#8220;non esiste una soluzione unica per la sfida alla sicurezza presentata da Pechino; gli stati nell&#8217;Indo-Pacifico stanno elaborando strategie diverse per affrontare i loro problemi con la Cina&#8221;. Per questo gli Stati europei dovrebbero &#8220;impegnarsi per integrarsi più pienamente nell&#8217;architettura di sicurezza della regione&#8221;. </p>



<p>I partner europei della Nato quindi dovrebbero appoggiare la via che porta verso un &#8220;mix di <strong>accordi bilaterali</strong> e multilaterali&#8221; nella regione dell&#8217;Indo-Pacifico. Curandosi sì di questioni come la sicurezza informatica, l&#8217;energia pulita sostenibile, la resilienza della catena di approvvigionamento, e attenzionando ogni tipo di espansione militare e potenzialmente aggressiva di Pechino, anche se il suggerimento che si coglie è proprio quello di mantenere un &#8220;profilo più basso in Asia&#8221;, e una postura meno <em>aggressiva</em> o <em>difensiva</em> per evitare di &#8220;alimentare la paranoia cinese&#8221;e procedere al contrario verso <strong>cooperazioni pratiche e discrete</strong> con partner regionali.</p>



<p>Questo mentre la comunità d&#8217;intelligence occidentale dei <strong>Five Eyes</strong> &#8211; probabilmente &#8211; continua a monitorare i progressi, le mosse e le strategie alle basa delle intenzioni di Pechino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Approcci sfumati contro posizioni rovinose</h2>



<p>Attrarre la Nato in Asia e vederla a capo di uno sforzo anti-cinese alla <em>luce del sole</em>,  sembra essere ritenuta &#8220;in ultima analisi controproducente&#8221;, asserendo che in questo modo &#8220;sia l&#8217;Asia che l&#8217;Europa&#8221; sarebbero &#8220;meno sicure, non di più&#8221;.</p>



<p>Se l&#8217;obiettivo è &#8220;contrastare efficacemente la crescente imposizione della Cina in Asia&#8221;, le &#8220;piattaforme occidentali militarizzate non sono la risposta migliore&#8221;. </p>



<p>Sarebbe invece auspicabile la linea secondo la quale i Paesi asiatici, che temono l&#8217;espansionismo cinese, di concerto con quelli europei, che temono l&#8217;<strong>influenza cinese</strong> nella regione del Pacifico e la futura ingerenza di questa potenza in ascesa, elaborino insieme &#8220;approcci più sfumati e calibrati che non alimentino ulteriori conflitti&#8221;. Impedendo in questo modo che i ricostruiti <em>blocchi </em>possano raggiungere quelle posizioni definite<strong> &#8220;potenzialmente rovinose</strong>&#8221; che condurrebbero a conflitti dalla portata inimmaginabile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-nato-in-asia-farebbe-quasi-solo-danni-e-gli-americani-lo-sanno.html">La Nato in Asia? Farebbe quasi solo danni. E gli americani lo sanno</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Perché non potrà esser Von der Leyen a rilanciare la Difesa europea</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/perche-non-potra-esser-von-der-leyen-a-rilanciare-la-difesa-europea.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2024 12:28:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione europea]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa europea]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1319" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240603142925384_24cb679b00bcd9adf40b54211fd3eede.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240603142925384_24cb679b00bcd9adf40b54211fd3eede.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240603142925384_24cb679b00bcd9adf40b54211fd3eede-600x412.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240603142925384_24cb679b00bcd9adf40b54211fd3eede-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240603142925384_24cb679b00bcd9adf40b54211fd3eede-1024x703.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240603142925384_24cb679b00bcd9adf40b54211fd3eede-768x528.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240603142925384_24cb679b00bcd9adf40b54211fd3eede-1536x1055.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ursula von der Leyen si mette l’elmetto per giocarsi la riconferma alla guida della Commissione Europea. Forte dell’appoggio di una parte maggioritaria, pur con molti buchi, del suo Partito Popolare Europeo in predicato di restare prima forza all’Europarlamento, la titolare di Palazzo Berlaymont ha messo il rafforzamento delle spese militari dell’Unione Europea e della capacità &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/perche-non-potra-esser-von-der-leyen-a-rilanciare-la-difesa-europea.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/perche-non-potra-esser-von-der-leyen-a-rilanciare-la-difesa-europea.html">Perché non potrà esser Von der Leyen a rilanciare la Difesa europea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1319" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240603142925384_24cb679b00bcd9adf40b54211fd3eede.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240603142925384_24cb679b00bcd9adf40b54211fd3eede.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240603142925384_24cb679b00bcd9adf40b54211fd3eede-600x412.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240603142925384_24cb679b00bcd9adf40b54211fd3eede-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240603142925384_24cb679b00bcd9adf40b54211fd3eede-1024x703.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240603142925384_24cb679b00bcd9adf40b54211fd3eede-768x528.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240603142925384_24cb679b00bcd9adf40b54211fd3eede-1536x1055.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Ursula von der Leyen si mette l’elmetto </strong>per giocarsi la riconferma alla guida della Commissione Europea. Forte dell’appoggio di una parte maggioritaria, pur con molti buchi, del suo Partito Popolare Europeo in predicato di restare prima forza all’Europarlamento, la titolare di Palazzo Berlaymont ha messo il <strong>rafforzamento delle spese militari </strong>dell’Unione Europea e <a href="https://it.insideover.com/difesa/difesa-comune-europea-un-primo-mattone-ce-il-voto-dira-se-arrivano-gli-altri.html">della capacità militare dell&#8217;Ue in chiave di Difesa comune</a> al centro del suo programma. <strong>Si può sottolineare la curiosa coincidenza </strong>di una leader di centrodestra eletta con la “maggioranza Ursula” allargata a socialisti e liberali europei che cerca di guardare all’<strong>Europa delle destre, ai Conservatori e Riformisti </strong>del gruppo di Fratelli d’Italia, per fare della Difesa e della spesa militare un volano di ampliamento della sua maggioranza. Dimenticando, forse, che le stesse destre considerano la sua Commissione quella delle “follie green” e di tante altre amenità simili. Ma anche porre dei dubbi legittimi sul fatto che <strong>Ursula von der Leyen sia la donna giusta al momento giusto </strong>in un’Europa che si trova di fronte a sfide epocali.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">In my second mandate, I want to turbo-charge our defence industrial capacity.<br><br>Launch common defence projects, like exploring a European air defence shield.<br><br>And be better prepared against all threats, including cyber.<br><br>6-9 June: choose a strong Europe that dares to act. <a href="https://t.co/rRis5Ytm9R">pic.twitter.com/rRis5Ytm9R</a></p>&mdash; Ursula von der Leyen (@vonderleyen_epp) <a href="https://twitter.com/vonderleyen_epp/status/1795094127333261797?ref_src=twsrc%5Etfw">May 27, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Nelle scorse settimane von der Leyen ha pubblicato <a href="https://www.instagram.com/epp/reel/C7eucw3I4AB/"><strong>un video</strong></a> dai toni drammatici, quasi cupi, sul tema del ruolo che la Difesa europea avrà <strong>nel suo possibile secondo mandato</strong>. Parliamo di toni cupi perché tra movimenti di carri armati, blindati e truppe si dà l&#8217;idea di un&#8217;Europa assediata dalle guerre. Scene che sembrano provenire da un altro secolo e sono invece sul profilo della prima autorità politica europea. La parola d&#8217;ordine è <strong><em>Turbocharge</em></strong>, letteralmente &#8220;sovralimentare&#8221;, cio che von der Leyen promette di fare agli investimenti in Difesa. Ma siamo sicuri che l&#8217;ex ministro della Difesa di Angela Merkel sia la figura giusta per <strong>coordinare le politiche per lo sviluppo di una forza militare europea degna di questo nome</strong> e, soprattutto, di consolidare l&#8217;Ue come grande potenza nel campo delle forze armate? A nostro avviso più di un elemento lascia propendere per il no. E non parliamo solo della <strong>palese inadeguatezza politica</strong> dimostrata da von der Leyen su diverse sfide, dalla pandemia al problema dell&#8217;austerità. Ma anche della sua competenza in campo di Difesa.</p>



<p>Basti tornare alle dichiarazioni fatte nel 2019 da Rupert Scholz, predecessore di Ursula al ministero della Difesa tedesco, che al momento della nomina di von der Leyen alla Commissione denunciò la &#8220;condizione disastrosa&#8221; in cui versavano le forze armate tedesche. &#8220;La gestione della Difesa da parte di von der Leyen&#8221;, scriveva nel 2019 <em>Politico.eu</em>, &#8220;è da considerarsi un fallimento&#8221;. <a href="https://www.bundestag.de/dokumente/textarchiv/2019/kw05-wehrbericht/589712" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>&#8220;Non c&#8217;è né personale né materiale a sufficienza </strong>e spesso ci si trova di fronte a una carenza dopo l&#8217;altra&#8221;, ha concluso</a> nello stesso anno il politico socialdemocratico&nbsp;Hans-Peter Bartel, autore di un rapporto sulla Difesa germanica oggi in via di ristrutturazione da parte del coriaceo <strong>Boris Pistorius.</strong> Nello stesso periodo il <em>Guardian </em>commentava che &#8220;Concentrando i suoi sforzi di riforma delle forze armate su “fattori soft” come l’orario di lavoro e gli asili nido,<a href="https://it.insideover.com/video/chi-e-ursula-von-der-leyen"> Von der Leyen </a>è accusata di aver ignorato le sfide più grandi legate alla formazione e alle attrezzature – e di aver perso il sostegno tra i militari nel processo&#8221;.</p>



<p>Ma il dato politico più pesante che pregiudica la credibilità di von der Leyen è stata la sua spinta a ignorare, fino alla guerra in Ucraina, le grandi manovre della Difesa europea sulla cui autonomia ha, <strong>fin dall&#8217;inizio della sua esperienza a Bruxelles</strong>, nicchiato. Tanto che già nel 2019 notavamo su queste colonne come <a href="https://it.insideover.com/politica/la-von-der-leyen-chiude-alla-difesa-europea-autonoma.html">Ursula avesse <strong>chiuso alla Difesa europea</strong> anche solo parzialmente autonoma dalla Nato.</a> Una nuova giravolta sarebbe difficile da sostenere.</p>



<p>Al contempo, terzo punto, bisogna ricordare che la Commissione von der Leyen è stata la commissione delle emergenze: ha promosso risposte alla crisi pandemica, a quella ambientale, alla crisi ucraina. Spesso <strong>dimenticando di fare sistema</strong> nel produrre una risposta politica a tutto campo. Un esempio? Dopo il debito comune post-pandemico la stessa Commissione ha dato via libera alla nuova austerità col Patto di Stabilità. L&#8217;azione di von der Leyen è parsa episodica e con componenti spesso scollegate. L&#8217;ansia da rafforzamento della Difesa sembra, ad oggi, piuttosto un semplice volano all&#8217;idea di aumentare la spesa militare senza contezza delle sue conseguenze <strong>strategiche e geopolitiche</strong>. Il fatto che poi von der Leyen corteggi, per la rielezione, Ecr, ovvero il più atlantista dei gruppi europei lascia pensare a una domanda: che tipo di proposta può fare von der Leyen per guidare una Difesa che sia anche solo in minima parte diversa da quella Nato? Ad oggi non se ne vedono i presupposti. Se non la volontà politica di bissare un&#8217;esperienza <strong>di guida della Commissione</strong> che sarebbe un eufemismo anche solo <a href="https://it.insideover.com/politica/ursula-adesso-vattene-ecco-perche-un-von-der-leyen-sarebbe-un-errore.html"><strong>dire esser stata scialba</strong>.</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/perche-non-potra-esser-von-der-leyen-a-rilanciare-la-difesa-europea.html">Perché non potrà esser Von der Leyen a rilanciare la Difesa europea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Difesa comune europea: un primo mattone c&#8217;è, il voto dira&#8217; se arrivano gli altri</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/difesa-comune-europea-un-primo-mattone-ce-il-voto-dira-se-arrivano-gli-altri.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 May 2024 05:09:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa europea]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1523" height="1016" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240529232818490_002bc2bff643e09a781558bd1e738dbb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="difesa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240529232818490_002bc2bff643e09a781558bd1e738dbb.jpg 1523w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240529232818490_002bc2bff643e09a781558bd1e738dbb-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240529232818490_002bc2bff643e09a781558bd1e738dbb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240529232818490_002bc2bff643e09a781558bd1e738dbb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240529232818490_002bc2bff643e09a781558bd1e738dbb-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1523px) 100vw, 1523px" /></p>
<p>Come la pensano i partiti del parlamento europeo sulla Difesa comune e quali possibilità ci sono che la si raggiunga?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1523" height="1016" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240529232818490_002bc2bff643e09a781558bd1e738dbb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="difesa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240529232818490_002bc2bff643e09a781558bd1e738dbb.jpg 1523w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240529232818490_002bc2bff643e09a781558bd1e738dbb-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240529232818490_002bc2bff643e09a781558bd1e738dbb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240529232818490_002bc2bff643e09a781558bd1e738dbb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240529232818490_002bc2bff643e09a781558bd1e738dbb-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1523px) 100vw, 1523px" /></p>
<p>Le elezioni del parlamento europeo si stanno approssimando, e una delle tematiche che più dovrebbero interessare gli elettori del Vecchio Continente, data la situazione internazionale, è quella riguardante la <strong>Difesa</strong>, che come sappiamo porta con sé il concetto di <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/alleuropa-serve-autonomia-strategica-cosi-il-presidente-macron-al-consiglio-atlantico.html">autonomia strategica</a></strong> europea.  Avere una Difesa comune significa avere uno strumento sovrano – a livello europeo – per perseguire i propri interessi strategici. Chiaramente, <a href="https://it.insideover.com/difesa/allue-serve-una-difesa-comune-ma-ce-bisogno-di-una-vera-unione.html">come abbiamo sempre detto da queste colonne</a>, per impiegare efficacemente in tal senso delle forze armate occorre avere una <strong>visione strategica</strong>, e questa visione si mette in atto anche e soprattutto attraverso la <strong>politica estera</strong>, che quindi, nel caso europeo, dovrà essere comunitaria.</p>



<p>Su queste tematiche le coalizioni partitiche europee che si presenteranno al voto tra il 6 e il 9 giugno prossimi non sono state chiare ed esaustive allo stesso modo; anzi talune non le hanno nemmeno citate nel loro programma elettorale. Senza scendere in dettaglio, PPE Partito popolare europeo), S&amp;D (Socialisti e Democratici), RE (Renew Europe, ALDE ed EDP) hanno, chi più chi meno, definito una politica di Difesa europea, se pur generalmente molto vaga, mentre altri partiti o coalizioni non la citano (Verdi, Conservatori e Riformisti Europei-ECR, Identità e Democrazia e Left), oppure ritengono che sia la Nato che debba pensarci (Movimento politico cristiano europeo-ECPM). Ovviamente queste visioni rispecchiano l&#8217;elettorato di riferimento: difficile quindi trovare riferimenti costruttivi alla Difesa nella sinistra europea, ma la tematica resterà al centro delle discussioni, volenti o nolenti, e dei provvedimenti che il Parlamento europeo sarà chiamato ad affrontare nei prossimi anni.</p>



<p>Esiste quindi una prospettiva realistica per uno strumento di difesa comune europeo oppure resterà una chimera? Prendiamo le mosse da quello che abbiamo visto sino a oggi, ovvero dalla costituzione della forza di pronto intervento europea (<em><a href="https://www.eeas.europa.eu/eeas/eu-rapid-deployment-capacity-0_en">EU Rapid Deployement Capacity</a></em>), o “<em>expeditionary force</em>” voluta dall&#8217;Ue a seguito degli eventi che hanno caratterizzato il precipitoso ritiro delle forze occidentali dall&#8217;<a href="https://it.insideover.com/difesa/il-primo-passo-verso-la-difesa-europea-ecco-lexpedition-force.html">Afghanistan</a>. Questa prima forza, che consta di <strong>5 mila uomini</strong>, si è esercitata per la prima volta in modo indipendente dall&#8217;ambito Nato e con manovre “dal vivo” a <strong>ottobre 2023</strong>, se pur <a href="https://www.eeas.europa.eu/sites/default/files/documents/2024/2024-03-EU-Rapid-Deployment-Capacity_EN.pdf">in forma ridotta</a>: in Spagna, 2800 uomini di 31 unità con 25 velivoli e 6 navi da guerra hanno effettuato manovre dal 16 al 22 di quel mese.</p>



<p>Per capire meglio il valore di quell&#8217;esercitazione, andiamo a <a href="https://www.eeas.europa.eu/eeas/pioneering-eus-first-live-exercise-and-shaping-rapid-deployment-capacity-2023_en">vederla in dettaglio</a>. Le manovre, condotte dalla direzione generale dello Stato maggiore militare dell’Unione Europea, riguardavano tre diversi destinatari: il quartier generale delle operazioni dell&#8217;Ue a <strong>Bruxelles </strong>e rafforzato con personale proveniente dagli Stati membri dell&#8217;Unione; il quartier generale della forza dell&#8217;Ue, fornito dalle forze armate spagnole, basato sul gruppo d&#8217;attacco di spedizione spagnolo e rinforzato anche con personale degli Stati membri; infine una forza delle dimensioni di un gruppo tattico imperniata su un contingente spagnolo con la partecipazione di unità militari di otto Stati.</p>



<p>Le manovre sono state divise in <strong>due parti</strong>: un&#8217;esercitazione “posto di comando”, dal 18 settembre al 6 ottobre 2023, per mettere alla prova il processo di pianificazione militare a livello strategico e operativo militare, e infine, come detto, una parte “dal vivo” dal 16 al 22 ottobre in cui la forza delle dimensioni di un gruppo tattico si è schierata in un teatro di operazioni simulato nella regione di Cadice (Spagna). Quindi, per spiegare in termini semplici, si è testata non solo l&#8217;effettiva capacità di poter schierare truppe e mezzi in un teatro in modo coordinato (quindi anche l&#8217;interoperabilità), ma anche la capacità del vertice di dirigere le operazioni, quindi tutta la catena di comando, controllo e comunicazione (C3). Quest&#8217;ultima qualcosa di non scontato in ambito esclusivamente comunitario. </p>



<p>Un altro risultato interessante è stato il rispetto della <strong>tempistica </strong>prestabilita per queste manovre, che ci porta direttamente alla conclusione che, se entro la fine di quest&#8217;anno vedremo la seconda esercitazione &#8211; come da programma &#8211; si sta effettivamente rispettando la tabella di marcia per raggiungere la piena capacità operativa (o Foc – <em>Full Operational Capability</em>) nel <strong>2025 </strong>di questa prima forza di spedizione della consistenza di una brigata. </p>



<p>Essendo una “<em>expeditionary force</em>”, si tratta di una <strong>forza medio/leggera</strong>, quindi non in grado di effettuare operazioni ad alta intensità di lunga durata, però essa rappresenterà, in un certo qual modo, il nucleo della futura forza europea della dimensione di <strong>50mila uomini</strong>, quindi, sostanzialmente, di qualcosa di molto simile a un vero e proprio “esercito”, o per meglio dire a delle forze armate comunitarie. Secondo alcuni l&#8217;orizzonte per la costituzione di questa forza più numerosa potrebbe essere il 2040, ma prima, come accennato, c&#8217;è da risolvere il tema dell&#8217;avere una politica estera comunitaria che sia realmente tale, e forse la presenza della figura di un “commissario europeo per gli affari esteri” non basterà più, e servirà istituire un ordinamento più vincolante per gli Stati membri per permettere la presenza di un vero e proprio “ministro”. </p>



<p>Soprattutto l&#8217;Ue, oltre a generare delle forze armate in grado di essere uno strumento efficace della propria politica estera, dovrà decidersi a dare delle <strong>linee guida all&#8217;industria</strong> della difesa europea per evitare inutili e dannosi duplicati e per individuare dei centri di eccellenza, distribuiti geograficamente, per ogni tipo di dominio degli scenari di guerra (<em>air, sea, land, cyber</em> e <em>space</em>), che fungano da catalizzatori dell&#8217;esperienza della base industriale e accademica del Vecchio Continente. Occorrono, in poche parole, delle linee guida a cui seguano degli strumenti attuativi reali, concreti, per guidare l&#8217;industria in questo enorme passaggio epocale verso uno strumento di Difesa comunitario, che è l&#8217;unico possibile in un mondo sempre più instabile, insicuro e soprattutto con sempre più attori capaci di condizionare con la propria assertività (quando non vera e propria aggressività) lo scenario geopolitico regionale e globale. </p>



<p>Utopia? Qualcuno potrebbe rispondere “ai posteri l&#8217;ardua sentenza”, citando Alessandro Manzoni, ma il primo mattone verso una Difesa comune è stato posato ed è necessario andare avanti a costruirla per poter avere, come Europa, un effettivo peso nelle dinamiche globali e perfino regionali, se pensiamo all&#8217;attuale conflitto in Ucraina.</p>
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		<item>
		<title>All&#8217;Ue serve una Difesa comune, ma c&#8217;è bisogno di una vera unione</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/allue-serve-una-difesa-comune-ma-ce-bisogno-di-una-vera-unione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Feb 2024 06:14:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa europea]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=414472</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1300" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/Mirage.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/Mirage.jpg 1300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/Mirage-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/Mirage-768x473.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/Mirage-1024x630.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1300px) 100vw, 1300px" /></p>
<p>Il dibattito sull'esercito europeo è ancora aperto, e oggi più che mai all'Ue serve uno strumento unitario per la sua Difesa</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/allue-serve-una-difesa-comune-ma-ce-bisogno-di-una-vera-unione.html">All&#8217;Ue serve una Difesa comune, ma c&#8217;è bisogno di una vera unione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>La guerra in <strong>Ucraina</strong> ha risvegliato bruscamente dal sonno pacifista le nazioni europee. Sebbene ci fossero stati prodromi importanti, come il conflitto in Georgia e il colpo di mano in Crimea, si riteneva che la <strong>Russia </strong>potesse avere una politica estera accomodante nel teatro europeo, non considerando che a Mosca, da tempo, si percepiva l&#8217;espansione a oriente di istituzioni come la Nato, ma soprattutto dell&#8217;<strong>Unione Europea</strong>, come una minaccia. </p>



<p>Bisogna infatti sottolineare che, nonostante le campane della propaganda del Cremlino, l&#8217;allargamento verso oriente dell&#8217;Ue con la reale possibilità che anche l&#8217;Ucraina venisse inglobata nel meccanismo di libero scambio europeo, <a href="https://it.insideover.com/politica/ucraina-una-guerra-frutto-di-30-anni-di-errori-e-fraintendimenti-tra-russia-e-occidente.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha pesato</a> più dell&#8217;espansione dell&#8217;Alleanza Atlantica nella decisione di procedere all&#8217;invasione. Una Kiev nell&#8217;Ue, infatti, avrebbe fatto cessare la libertà di circolazione di persone e beni tra la Russia e l&#8217;Ucraina, e considerando le risorse minerarie presenti nella regione del Donbass (tra cui le fondamentali <a href="https://it.insideover.com/economia/quale-sara-petrolio-del-futuro-lo-controllera-avra-mondo.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Terre Rare</a>) e quelle di idrocarburi nell&#8217;offshore della Crimea, il Cremlino non poteva permettersi di vedere reciso quel suo canale preferenziale di approvvigionamento e interscambio. </p>



<p>Quel 24 febbraio 2022, dicevamo, è stato quasi uno shock per alcune cancellerie europee nonostante i segnali premonitori, e conseguentemente la <strong>tematica della Difesa</strong> è tornata prepotentemente ai primi posti dell&#8217;agenda politica delle nazioni del Vecchio Continente, da troppo tempo cullate dall&#8217;idea di avere a disposizione l&#8217;ombrello militare statunitense per la propria sicurezza. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Una Difesa comune per staccarsi da Washington?</h2>



<p>Andando però un po&#8217; più indietro nel tempo rispetto a quel febbraio 2022, possiamo notare che questa “culla” statunitense, non è stata così comoda come si possa pensare: il presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong>, nel 2019, aveva definito la <strong>Nato </strong>come “cerebralmente morta” per via della decisione di Washington di ridurre le truppe nel nord della Siria senza aver consultato l&#8217;Alleanza; la goccia che ha fatto traboccare il vaso europeo, però, è stato il ritiro unilaterale dall&#8217;<strong>Afghanistan</strong> nell&#8217;agosto 2021, o meglio la gestione unilaterale di quel ritiro che ha avuto le caratteristiche di una nuova “caduta di Saigon”. </p>



<p>Non è infatti un caso che, dopo quel tragico agosto, la presidente della Commissione Europea <strong>Ursula von Der Leyen</strong>, a metà settembre nel suo discorso sullo Stato dell&#8217;Unione, abbia individuato le prime linee guida per poter dotare l’Ue di uno <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-primo-passo-verso-la-difesa-europea-ecco-lexpedition-force.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">strumento militare condiviso</a>, imperniato in una prima <em>Expeditionary Force</em> a composizione mista e a comando interamente comunitario della consistenza di <a href="https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/ATAG/2023/747090/EPRS_ATA(2023)747090_EN.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">una brigata rinforzata. </a></p>



<p>Di “esercito europeo” se ne parla da anni, e l&#8217;Ue ha stabilito, da tempo, unità militari multinazionali solitamente composte da 1500 effettivi ciascuna che dovrebbero formare la capacità militare di reazione rapida per rispondere alle crisi emergenti e ai conflitti del globo: gli<strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/lunione-europea-ha-gia-un-esercito-ecco-cosa-sono-gli-eu-battlegroups.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Eu Battlegroups</a></strong>. </p>



<p>Tralasciando la lunga e travagliata nascita di questi battaglioni, è interessante sottolineare come essi siano l&#8217;espressione di una <strong>volontà franco-anglo-tedesca</strong> e che, una volta uscita Londra dall&#8217;Ue, il dossier della Difesa comune sia rimasto nelle mani di Parigi e Berlino. </p>



<p>Questi gruppi tattici non sono mai stati utilizzati dal raggiungimento della piena capacità operativa nel 2007, nonostante le numerose opportunità di farlo: il loro mancato utilizzo e il calo dell’impegno politico a coprire il turno previsto di contribuzione delle forze significa che quello strumento non è riuscito a raggiungere il suo scopo primario. Sostanzialmente gli Eu Battlegroups erano diventati l’emblema del divario di capacità/aspettative nella sicurezza e difesa europea, almeno fino all&#8217;avvio della nuova politica comunitaria sulla Difesa. </p>



<p>L&#8217;Ue ha stabilito <a href="https://www.eeas.europa.eu/sites/default/files/documents/2023/2023-10-EU-Rapid-Deployment-Capacity_EN.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">una linea temporale</a> per l&#8217;operatività della forza di intervento rapido (l&#8217;<em>Expeditionary Force</em>) con termine ultimo al 2025 e che ha visto la sua <strong><a href="https://www.euronews.com/my-europe/2023/10/17/a-new-page-in-eu-defence-first-ever-live-eu-military-exercise-kicks-off" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prima esercitazione</a></strong> a ottobre del 2023 in Spagna, che però ha coinvolto 2800 soldati provenienti da Austria, Francia, Ungheria, Irlanda, Italia, Malta, Portogallo e Romania (la seconda esercitazione, verrà effettuata nella seconda metà del 2024 in Germania). </p>



<p>La strada sembra quindi tracciata, considerando che questa forza iniziale di 5mila uomini dovrebbe essere il fulcro di un contingente più grande, di <strong>50mila unità</strong>. </p>



<p>È bene chiarire, però, che la nascita del primo nucleo dell&#8217;esercito europeo <strong>non elimina la partnership con la Nato</strong>: la presidente Von Der Leyen aveva infatti ribadito il legame con l’Alleanza Atlantica. L’Ue in ultima istanza può e deve “fare da sola” in qualità di “<em>security provider</em>” nel nostro vicinato e anche oltre, perché è un “giocatore globale”. </p>



<p>In questo senso è emblematica la definizione di quella che sarà una strategia indo-pacifica europea per essere più presenti e attivi in quel teatro fondamentale diventato, da tempo, il fulcro della geopolitica globale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Nessun isolazionismo Usa alle porte</h2>



<p>Bisogna poi considerare che l&#8217;<strong>agenda politica statunitense</strong>, da tempo, ha come primo obiettivo l&#8217;Indo-Pacifico indipendentemente dal colore politico dell&#8217;inquilino della Casa Bianca. </p>



<p>Del resto gli Stati Uniti hanno sempre dimostrato, nella loro storia, di perseguire la propria <em>grand strategy</em> di politica estera al di là delle differenze partitiche: a cambiare, semmai, sono state le considerazioni sull&#8217;utilità di un determinato impegno, quindi per motivazioni del tutto contingenti. </p>



<p>Il <em>fil rouge</em> che accomuna l&#8217;amministrazione Trump a quella di Biden, ad esempio, è il <strong>contenimento della Cina</strong> nel Pacifico Occidentale, ed entrambe le amministrazioni, fattualmente, stanno lavorando per “responsabilizzare” l&#8217;Europa per quanto riguarda la questione russa, se pur con una dialettica molto diversa. </p>



<p>Dal punto di vista di Washington, il problema è il contributo relativamente modesto degli alleati europei alla propria sicurezza collettiva, nonostante l’aumento della spesa per la difesa in paesi come la Germania. Alla luce delle responsabilità degli Usa nell’Indo-Pacifico, l’<a href="https://www.euronews.com/my-europe/2023/10/17/a-new-page-in-eu-defence-first-ever-live-eu-military-exercise-kicks-off" target="_blank" rel="noreferrer noopener">amministrazione <strong>Biden</strong></a> è comprensibilmente cauta nell’assumersi l’onere di un ulteriore impegno di difesa – nei confronti dell’Ucraina – che, anche se gli europei sono colpiti più direttamente, ricadrebbe principalmente sugli Stati Uniti. </p>



<p>La stessa questione è affrontata – nuovamente – da <strong>Trump </strong>se pur con toni diversi, molto più <em>tranchant </em>come è caratteristica del personaggio attualmente impegnato nella sua campagna elettorale, ma chi pensa che una sua vittoria possa portare a un isolazionismo statunitense si sbaglia. </p>



<p>Come detto, gli Usa hanno una visione strategica grossomodo univoca, e in questa visione <strong>non è contemplato ritirarsi</strong> dall&#8217;essere presente nei maggiori teatri di crisi, pena la crescita dell&#8217;instabilità generale e la sua diffusione. </p>



<p>Se è vero che Washington chiede maggiore responsabilità all&#8217;Europa per il “<em>burden sharing</em>”, la condivisione del peso, della Difesa, è altresì vero che l&#8217;Europa resta uno scacchiere prioritario, se pur secondario in questo periodo storico, per gli interessi statunitensi e la presenza militare Usa in Europa non sarà mai messa in discussione, tanto meno la paventata uscita dalla Nato di trumpiana memoria. </p>



<h2 class="wp-block-heading">All&#8217;Ue serve più che mai una Difesa comune</h2>



<p>L&#8217;Ue, quindi, non deve procedere speditamente verso una Difesa comune per il rischio di venire abbandonata dagli Usa, ma per avere<strong><a href="https://it.insideover.com/politica/alleuropa-serve-autonomia-strategica-cosi-il-presidente-macron-al-consiglio-atlantico.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> autonomia strategica</a></strong> e quindi più peso politico e nel consesso internazionale. </p>



<p>Per Difesa, è bene precisare, non intendiamo solamente la fondazione di un esercito europeo, ma anche di un sistema maggiormente integrato e razionale di quello che viene definito come “<strong>ecosistema Difesa</strong>”, ovvero la sinergia tra industria, accademia e forze armate che è stato solo parzialmente individuato dalla “Bussola Strategica” europea. </p>



<p>Internamente persistono ancora troppe rivalità, dettate da <strong>protezionismo</strong>, perché possa avvenire una piena integrazione, e soprattutto si sta delineando un Paese solo – la <strong>Francia </strong>– come leader del sistema di difesa comunitario che porta con sé il rischio di una politica estera e di Difesa asservita agli interessi di Parigi, che sono diversi sotto molto aspetti da quelli dell&#8217;Ue. </p>



<p>Ulteriore problema, <a href="https://it.insideover.com/politica/lue-la-nato-e-le-sfide-per-una-politica-estera-e-di-difesa-comunitaria.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come già detto</a> in tempi non sospetti da queste colonne, è la sostanziale <strong>assenza di una politica estera comunitaria</strong> che sia univoca, fattore che incide direttamente e pesantemente sul possibile uso dello strumento militare europeo. Non esiste quindi soluzione? Chi scrive aveva teorizzato la possibilità della creazione di un “<strong>consiglio di sicurezza</strong>” europeo, formato dalle nazioni più importanti dal punto di vista economico/militare (Germania, Francia, Italia, Spagna e Polonia) con un membro a rotazione tra le altre per poter avere un processo decisionale più snello e agile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/allue-serve-una-difesa-comune-ma-ce-bisogno-di-una-vera-unione.html">All&#8217;Ue serve una Difesa comune, ma c&#8217;è bisogno di una vera unione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;alleanza dei falchi anti-russi: cosa rivela l&#8217;ultima intesa sui missili</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/lalleanza-dei-falchi-anti-russi-cosa-rivela-lultima-intesa-sui-missili.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Chiacchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jul 2023 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa aerea]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa europea]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito britannico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Image-3-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Image-3-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Image-3-scaled-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Image-3-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Image-3-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Image-3-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Image-3-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Image-3-2048x1152.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Image-3-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La progressiva convergenza di interessi tra Regno Unito e Polonia nel garantire la sicurezza del fianco orientale dell’Alleanza Atlantica ha comportato l’avvio di una cooperazione militare sempre più stretta tra le due nazioni. Tale cooperazione si sta ora rafforzando tramite lo sviluppo congiunto di sistemi d’arma e la sua progressiva espansione verso nuove regioni.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Image-3-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Image-3-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Image-3-scaled-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Image-3-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Image-3-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Image-3-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Image-3-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Image-3-2048x1152.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Image-3-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il rafforzamento del fianco orientale dell’Alleanza Atlantica rappresenta una delle priorità della politica estera di <strong>Regno Unito</strong> e <strong>Polonia</strong>, due delle poche nazioni facenti parte della Nato a rispettare il target del 2% delle spese militari. Tale convergenza di interessi si è concretizzata in un forte incremento della <strong>cooperazione</strong> <strong>militare</strong> tra le due nazioni, culminata con il lancio di un progetto per lo sviluppo congiunto di un missile anti aereo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il progetto Camm-Mr</h2>



<p>Nel mese di ottobre 2022 durante un incontro tenutosi alla base aerea di Zamosc, Regno Unito e Polonia hanno siglato un memorandum d’intesa sullo sviluppo congiunto di un missile basato sui <strong>sistemi Camm</strong>. La firma di tale memorandum è stata valutata <a href="https://ukdefencejournal.org.uk/britain-and-poland-to-develop-new-missile-together/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">estremamente positiva</a> dal ministro della Difesa britannico Ben Wallace, il quale ha asserito che in virtù dell’aggressione russa a danno dell’Ucraina è opportuno acquisire le capacità necessarie per preservare la sicurezza del <strong>fianco orientale</strong> dell’Alleanza Atlantica. </p>



<p>Tale intento è stato successivamente recepito tramite la firma della recente partnership strategica tra le due nazioni, la quale prevede lo sviluppo di un missile anti aereo largamente ispirato ai sistemi <em>Camm (Common Anti Air Modular Missile). </em>I sistemi missilistici Camm sono estremamente funzionali e versatili, in grado di essere impiegati su ogni forma di dominio. Uno dei principali vantaggi consiste nella presenza di un sistema <em>Soft Vertical Launch</em> (Svl), il quale lancia il missile al di fuori della piattaforma con l’ausilio di un generatore a gas, ciò incrementa il range operativo di quest’ultimo consentendo di allocare interamente il carburante del missile per l’intercettazione e riduce notevolmente sia lo stress per la piattaforma di lancio che i costi di mantenimento. Il progetto congiunto attualmente condotto da Polonia e Regno Unito è stato denominato Camm-Mr e riguarderà un <strong>missile</strong> di dimensioni nettamente più elevate dei precedenti, nonché un range decisamente più ampio, pari a circa 100 km. La progressiva entrata in servizio del Camm-Mr aiuterà la Polonia a dotarsi di sistemi anti aerei a raggio <strong>intermedio</strong>, in quanto attualmente gran parte dei sistemi Sam a raggio più ampio appartengono al vecchio arsenale di fabbricazione sovietica, mentre i modelli occidentali attengono in gran parte alla categoria dei sistemi a raggio corto (Shorad e Vshorad).</p>



<h2 class="wp-block-heading">La cooperazione militare tra Londra e Varsavia</h2>



<p>Lo sviluppo del sistema missilistico Camm-Mr rappresenta solo un tassello nel più ampio mosaico dell’imponente incremento della cooperazione militare tra Regno Unito e Polonia. A seguito della prima invasione russa dell’Ucraina operata nel 2014, Londra e Varsavia sono risultate assieme ai Paesi baltici le nazioni europee maggiormente preoccupate dalle azioni ostili poste in essere da Mosca, nonché tra i principali sostenitori a livello diplomatico e materiale per le successive riforme ucraine. Il crescente stato di caos nel sistema internazionale, il quale è progressivamente scivolato verso una nuova fase anarchica, he determinato una <strong>convergenza</strong> d’interessi tra Polonia e Regno Unito, due delle nazioni maggiormente propense a recepire le iniziative statunitensi volte al <strong>contrasto</strong> delle potenze revisioniste attualmente intenzionate a mutare la distribuzione di potenza sul sistema internazionale. </p>



<p>Ciò ha spinto le due nazioni ad incrementare nettamente la propria cooperazione nel settore della difesa, il primo rilevante passo nell’ambito di tale processo è stato rappresentato dalla firma nel 2017 del Trattato sulla Cooperazione nella Difesa e Sicurezza, il cui preambolo indicava chiaramente come una delle motivazioni dietro la sua redazione fosse rappresentata dalle sfide relative alla sicurezza europea. La cooperazione militare si è concretizzata attraverso <a href="https://biz.crast.net/britains-new-warships-to-be-partly-built-in-poland/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l’esternalizzazione</a> della costruzione di alcune parti delle fregate britanniche Type 31 nei cantieri navali polacchi, nonché nella costruzione di tre ulteriori unità destinate alla marina di Varsavia. L’impresa britannica Mbda Uk ha inoltre ottenuto un <a href="https://www.mbda-systems.com/press-releases/mbda-wins-major-polish-air-defence-contract/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">contratto</a> da 2.4 miliardi di dollari (la cifra più ampia per un contratto relativo a sistemi anti aerei) per dotare i nuovi sistemi facenti parte del programma di difesa aerea <em>Pilica+ </em>di missili Camm.Il programma Pilica+ combinerà i sistemi missilistici britannici con cannoni automatici polacchi e missili a infrarossi a corto raggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa può succedere in futuro</h2>



<p>La convergenza di interessi tra Londra e Varsavia generata dal progressivo ritorno del sistema internazionale ad una condizione anarchica si è concretizzata tramite un forte incremento della cooperazione tra le due nazioni nel settore della difesa, sinora limitata ad una dimensione prettamente <strong>regionale</strong>. Il 6 luglio 2023 le due nazioni hanno rilasciato una <a href="https://www.gov.uk/government/publications/uk-poland-2030-strategic-partnership-joint-declaration-on-foreign-policy-security-and-defence/uk-poland-2030-strategic-partnership-joint-declaration-on-foreign-policy-security-and-defence" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dichiarazione congiunta</a> circa la formazione di una partnership strategica rivolta verso il 2030, tale documento pur essendo largamente incentrato sulle sfide alla sicurezza europea, cita esplicitamente l’Asia Orientale come una delle aree interessate da tale partnership strategica, asserendo chiaramente come entrambe le nazioni supportino la formazione di un Indo Pacifico <strong>libero e aperto</strong>, prospettando una collaborazione con i partner internazionali volta al rafforzamento della resilienza nel contrasto a politiche economiche coercitive e alla disinformazione, con ovvio riferimento alla Repubblica Popolare Cinese. </p>



<p>Ciò lascia pertanto presagire come la partnership tra le due nazioni si estenderà nei prossimi anni, passando da una dimensione regionale ad una <strong>globale</strong>. L’estensione della partnership tra Regno Unito e Polonia rappresenta in primis un ulteriore passo verso il ritorno del sistema internazionale alla competizione tra potenze, il quale si va via via concretizzando attraverso il ritorno della politica dei <strong>blocchi, </strong>formati da nazioni caratterizzate da forti convergenze in politica estera. In secondo luogo esso rappresenta esso risulta essere un ulteriore tassello del processo di spostamento del centro di gravità europeo dalla parte occidentale del continente a quella orientale, processo che va via via concretizzandosi attraverso un allontanamento tra la <em>vecchia Europa, </em>ossia l’Europa Occidentale, la quale vive nel sistema post westfaliano descritto da Robert Kagan in <em>Paradise and Power</em>, e l’Europa Orientale, la <em>nuova Europa, </em>ben immersa in un sistema wesftaliano e molto più propensa a seguire le nuove politiche di contenimento della Federazione Russa e della Repubblica Popolare Cinese. Tale processo ha pertanto spinto il Regno Unito, unica nazione europea occidentale che ancora conduce la propria politica estera su basi prettamente wesftaliane, ad avvicinarsi ai paesi est europei, piuttosto che ai suoi tradizionali alleati appartenenti alla stessa area geografica, modificando radicalmente gli equilibri del sistema nel quale abbiamo vissuto dalla fine della Seconda guerra mondiale.</p>



<p class="has-text-align-right" style="font-style:normal;font-weight:100"><em>Foto in copertina: Mbda.</em></p>
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