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	<title>democrazia Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 24 May 2026 05:08:15 +0000</lastBuildDate>
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	<title>democrazia Archives - InsideOver</title>
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		<title>&#8220;Democrazia addio&#8221;: che cosa sta succedendo in Occidente</title>
		<link>https://it.insideover.com/academy/democrazia-addio-che-cosa-sta-succedendo-in-occidente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 05:08:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Academy]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Europa" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il rapporto tra decisioni giudiziarie, regole istituzionali e volontà popolare riapre il dibattito sul futuro delle democrazie contemporanee.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/academy/democrazia-addio-che-cosa-sta-succedendo-in-occidente.html">&#8220;Democrazia addio&#8221;: che cosa sta succedendo in Occidente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Europa" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli ultimi anni il <a href="https://it.insideover.com/academy/splendori-e-miserie-del-populismo-anatomia-di-uno-strano-fenomeno-politico.html">funzionamento </a>delle democrazie occidentali è tornato al centro di un acceso dibattito. Sentenze giudiziarie, decisioni istituzionali e conflitti politici sempre più duri alimentano una domanda di fondo: f<strong>ino a che punto le regole del sistema possono intervenire nella competizione politica senza entrare in tensione con il principio della sovranità popolare? </strong>È una questione che riapre un dilemma antico ma oggi più che mai attuale, quello tra legalità e legittimità, e che porta molti osservatori a interrogarsi sul futuro stesso della democrazia. Per comprendere meglio questi fenomeni e le trasformazioni in corso nel panorama politico contemporaneo, vi inviatiamo seguire <a href="https://it.insideover.com/course-landing/populismo-sovranismo-e-democrazia">il corso “Populismo, sovranismo e crisi della democrazia: capire i fenomeni della politica contemporanea”</a>, realizzato da <strong>Marco Tarchi</strong> per <em>InsideOver</em>.</p>



<p>Il <a href="https://it.insideover.com/academy/come-decifrare-la-politica-contemporanea-iscriviti-al-corso-su-populismo-e-crisi-della-democrazia-di-marco-tarchi.html">corso </a>offre gli strumenti per analizzare le tensioni che attraversano oggi le democrazie liberali, dal ruolo crescente dei tribunali nella vita politica al rapporto sempre più problematico tra istituzioni, opinione pubblica e rappresentanza.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Democrazia addio</strong></h2>



<p>&#8220;Che la condanna all’ineleggibilità di <strong>Marine Le Pen</strong> per cinque anni – con esecuzione immediata anche nel caso, poi concretizzatosi, di un ricorso in appello – avrebbe riattizzato per l’ennesima volta il classico scontro tra <strong>destre </strong>e <strong>sinistre</strong>, con le prime a lamentarsi del carattere politico della sentenza contro la candidata <strong>data dai sondaggi al 37% al primo turno dell’elezione presidenziale del 2027 </strong>e le seconde a ribattere che le sentenze vanno rispettate e che chi commette un reato deve essere punito senza sconti per il suo ruolo politico, era scontato ancora prima che il verdetto venisse pronunciato. E i commenti che si sono ascoltati o letti nei giorni successivi alla sentenza non hanno fatto altro che ribadirlo, con l’aggiunta dei toni comprensibilmente irritati o sconsolati di parte conservatrice e di quelli altrettanto ovviamente gongolanti o irridenti degli esponenti del versante progressista.</p>



<p>C’era anche da aspettarsi che la vicenda, già di per sé clamorosa, desse la stura alla consueta corsa alla delegittimazione reciproca dei due schieramenti, in cui da un lato si è fatto ricorso alla mai spuntata arma della denuncia del complotto – dell’Unione europea, secondo <strong>Matteo Salvini </strong>– e dall’altro ci si è affidati a comparazioni mistificanti – con il portavoce di Avs Bonelli che ha accostato l’uso di fondi destinati ad assistenti all’<strong>Europarlamento</strong> e utilizzati per far lavorare costoro a profitto del partito in Francia ai famosi milioni del finanziamento pubblico della Lega finiti nel buco nero del “cerchio magico” bossiano.</p>



<p>Quello che in pochi potevano supporre è che l’unica stecca a questo coro venisse dall’avversario più dichiarato e costante della leader del <strong>Rassemblement national</strong>, <strong>Jean-Luc Mélenchon</strong>, che non ha avuto remore nel sostenere che «la decisione di destituire un eletto dovrebbe spettare al popolo», come del resto prevede il progetto di «referendum revocativo», versione transalpina dell’istituto del <em>recall</em> statunitense, proposto già da anni dal capofila della sinistra radicale francese. Presentata dai media come una sorta di romantico sfogo di nostalgia per un duello sospirato da tempo e mancato sia nel 2017 che nel 2022 per l’intrusione di Macron, questa presa di posizione, anticipata di pochi minuti dal comunicato collegiale de La <strong>France Insoumise</strong>, in cui si esternava il «rifiuto di principio dell’impossibilità di ricorso per qualsiasi imputato» e quello di «utilizzare un tribunale come strumento di azione per sbarazzarsi del Rassemblement national», da combattere invece «nelle urne e nelle piazze», pone invece un problema cruciale per il presente e il futuro della democrazia. Un dilemma che si manifesta periodicamente sulla scena politica da oltre un secolo (perlomeno dai tempi della Repubblica di Weimar) ed è rimasto sino ad epoca recente confinato negli angusti limiti della discussione accademica fra giuristi: <strong>il rapporto fra <em>legalità</em> e <em>legittimità</em> in ambito politico.</strong> Con la prima dettata e garantita da un sistema di norme e la seconda dall’unzione popolare testimoniata dai risultati elettorali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tutti i dubbi sulla vicenda Le Pen</h2>



<p>Ci sono innanzitutto un paio di punti da chiarire. Primo: i fatti da cui è scaturita la condanna di Le Pen non hanno nulla a che vedere con vicende di corruzione personale e neppure di finanziamento illegale di un partito. Niente tangenti estorte con accordi di scambio, niente mediazioni affaristiche, nessun pacco di banconote nascoste in cassaforte o sotto il letto. Che al Front National (oggi divenuto Rassemblement National) sia stato utile impiegare nel lavoro quotidiano sul territorio francese un certo numero di propri militanti pagati dall’Europarlamento per fare da assistenti dei deputati all’assemblea di Strasburgo, è sicuro: l’illecito è quindi difficilmente contestabile. E non è giustificabile con il ricorso all’argomento, pur fondato, che «così fan tutti»: <strong>la condotta è stata così incauta ed evidente – il partito ha dichiarato l’utilizzo dei fondi in questione nei propri bilanci pubblici annuali, facendo così scattare la procedura giudiziaria</strong> – da aggiungere semmai al reato il peccato di ingenuità. Secondo: è vero che la legge che l’ha messa adesso in questa difficilissima situazione è stata da Marine Le Pen fortemente difesa e sostenuta in più sedi, anche con interventi televisivi oggi riproposti da giornali e social, addirittura proponendo di trasformare la condanna all’ineleggibilità da temporanea a permanente. Ma è altrettanto vero che quella richiesta si riferiva soltanto ai casi in cui il reato commesso avesse comportato un arricchimento personale del condannato o una tangente illegale concessa al partito in cambio di favori.</p>



<p>Stabilito ciò, il dato che rende inequivocabilmente politica la sentenza pronunciata da un tribunale che – si noti – è composto da giudici di una sezione speciale, delegata ad occuparsi esclusivamente di questo genere di imputazioni, è la decisione di rendere <em>immediatamente esecutiva </em>la pena comminata (già di per sé molto elevata: 4 anni di reclusione, di cui 2 con braccialetto elettronico). Il tutto aggravato dalle motivazioni che i tre giudici hanno addotto a sostegno della loro scelta: il «fondato rischio» di una reiterazione del delitto e il «grave rischio di turbativa della vita pubblica» nel caso in cui la condannata fosse rimasta in libertà ed avesse potuto presentarsi alla prossima elezione presidenziale.</p>



<p>Ora, occorre una massiccia dose di faziosità per sottoscrivere entrambe le ragioni addotte. Chi mai potrebbe immaginare che, all’indomani di una condanna così pubblicizzata, la più accreditata candidata alla conquista dell’Eliseo avrebbe continuato a perpetrare l’illecito di cui le si è fatto carico (e che peraltro non si è più verificato a partire dal 2014)? Un sospetto di questo genere è, più ancora che infondato, palesemente risibile. E quanto alla seconda illazione, non è forse vero che a turbare la vita pubblica è semmai l’eliminazione per via giudiziaria di una pretendente alla presidenza della Repubblica che ha già ora dalla sua il sostegno di oltre un terzo dell’elettorato, piuttosto che la sua partecipazione a quell’elezione?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Democrazia nominale</h2>



<p>Le cose vanno quindi guardate in faccia. <strong>Ricorrendo al suo potere discrezionale, la corte parigina ha falsato la corsa elettorale e pregiudicato la libertà di scelta degli elettori francesi.</strong> Cosa che non è accaduta in casi analoghi. Per sincerarsene, basta constatare che cos’è accaduto al <strong>Mouvement Démocrate</strong> dell’ ex primo ministro francese <strong>François Bayrou</strong>, imputato dello stesso reato: fondi pubblici europei che dovevano essere destinati per pagare gli assistenti parlamentari ma in realtà versati a membri del&nbsp;movimento. Il 5 febbraio 2024, otto di costoro sono stati&nbsp;condannati&nbsp;a pene&nbsp;detentive fra i 10 e i 18 mesi (poi sospese),&nbsp;a multe dai 10.000 ai 50.000 euro, e a 2 anni di neleggibilità (anch’essa sospesa). E Bayrou è stato assolto sulla base del principio <em>in dubio pro reo</em>, consentendogli così di accedere, 10 mesi più tardi, alla guida del governo.</p>



<p>Agendo nel modo indicato, la magistratura francese – il cui sindacato ha in più occasioni espresso apertamente la sua ostilità verso “l’estrema destra” (si legga Rassemblement national) e il timore di vederla conquistare la guida del paese, ed alcuni dei cui esponenti sono arrivati al punto di collocare all’interno di un ufficio giudiziario una bacheca, poeticamente denominata <em>mur des côns</em>, sulla quale affiggere le foto dei politici detestati – ha offerto l’ennesima replica del metodo Al Capone: se non posso metterti fuori gioco in uno scontro frontale, lo farò con un sotterfugio. Negli Usa dell’epoca l’accusa di evasione fiscale, oggi quella di uso disinvolto di fondi pubblici</p>



<p>Questo criterio non è peraltro rimasto circoscritto a questo caso, ma anzi pare essere diventato particolarmente gradito a quei governanti di <strong>Paesi nominalmente democratici</strong> che si trovano improvvisamente in imbarazzo di fronte al crescente consenso di inattesi <em><strong>outsiders</strong></em>, generalmente bollati dell’etichetta infamante di populismo o addirittura da quella ancora più squalificante di estrema destra.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il &#8220;caso Georgescu&#8221;</h2>



<p>Anche se è rapidamente scomparsa dalle pagine dei quotidiani, la vicenda rumena culminata nella messa al bando del candidato <strong>“filorusso” Georgescu </strong>dalla competizione elettorale per la presidenza della Repubblica che, stando ai sondaggi, avrebbe quasi certamente vinto è emblematico di questa situazione, che ormai non costituisce più un unicum. E anche in questo caso è opportuno chiarire in che modo il risultato desiderato è stato raggiunto.</p>



<p>Nel dicembre dello scorso anno, la Corte Costituzionale della Romania – composta di nove membri tutti nominati dal potere politico, cioè dai presidenti della Repubblica, della Camera e del Senato – ha annullato, a 48 ore dal ballottaggio fra i due candidati più votati al primo turno la procedura elettorale nel suo complesso. La motivazione della sconcertante sentenza, disponibile in traduzione italiana integrale<sup><a href="#sdendnote1sym" id="sdendnote1anc"><sup>i</sup></a></sup>, è, paragrafo dopo paragrafo, una prova trasparente della prevaricazione degli interessi politici di parte sulla presunta imparzialità del diritto. E tuttavia, ad avviso dell’autorevole giurista italiano che l’ha chiosata, Fulco Lanchester, <strong>è giustifica dalla «emergenza democratica» in cui verserebbe la Romania,</strong> «derivante dalla attuale situazione del quadro geopolitico e dalla dinamica politico-istituzionale interna», talché «le osservazioni operate dalla Corte sulla necessità di garantire il mantenimento di standard di correttezza e veridicità del procedimento elettorale» sarebbero «condivisibili, anche se desta dubbi l&#8217;intervento operato in extremis, che favorisce obiettivamente la posizione del Primo ministro in carica Ion-Marcel Ciolacu, presidente del partito socialdemocratico, arrivato al terzo posto nella competizione del 24 novembre».</p>



<p>Quanto fondato sia il giudizio del costituzionalista liberale, lo si può appurare scorrendo il testo del giudizio della Corte. Quest’ultima dichiara di aver deliberato sulla base di «note informative del Ministero dell’Interno» del governo socialdemocratico, basate a loro volta su informazioni dei servizi segreti desecretate all’indomani del voto che aveva messo fuori gioco Ciolacu (il quale, si noti, ad urne chiuse e basandosi sulle previsioni dei sondaggi di pochi giorni prima, che lo davano vincente, aveva parlato di «un’elezione assolutamente trasparente») e di <strong>aver riscontrato tracce di gravi interventi esterni – cioè russi </strong>– volti a manipolare l’opinione degli elettori. O, per dirla con le parole stesse contenute nel documento ufficiale, «un uso non trasparente della tecnologia digitale», dato che «l’esposizione significativa di un candidato ha portato alla riduzione direttamente proporzionale dell’esposizione mediatica online degli altri candidati nel procedimento elettorale».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il &#8220;patentino&#8221; della democrazia</h2>



<p>Persino chi è ormai da trent’anni abituato all’uso della museruola della legge sulla <em>par condicio</em> che Scalfaro riuscì ad imporre per indebolire il detestato Berlusconi non può non rendersi conto delle conseguenze che affermazioni di questo tipo sono destinate a comportare sul futuro di ciò che resta della democrazia nei Paesi occidentali che a parole ne osannano le virtù. Se infatti, in un’epoca in cui cresce di continuo il numero di coloro che, per informarsi, ricorrono alle “reti sociali”, per loro natura pressoché incontrollabili – a meno di non mettere in atto espedienti censori, come accade in paesi autoritari con grande scandalo dei commentatori liberali –, il favore degli <em>influencers</em> per un determinato candidato o partito o l’esponenziale aumento della sua visibilità causato dalla logica virale degli algoritmi dovesse essere considerato un fattore sufficiente a invalidare un’elezione, c’è da scommettere che nei prossimi anni o decenni di competizioni elettorali valide ne avremmo ben poche o nessuna. Con grande soddisfazione di quanti, sempre più numerosi, da tempo vituperano i “voti di pancia” per soggetti politici da loro osteggiati e il comportamento “irrazionale” di elettori a cui si vorrebbero infliggere corsi di formazione e “patentini” per poter esercitare il diritto ad esprimere le proprie preferenze politiche.</p>



<p>Che questo sia un rischio concreto, e non un’affermazione polemica, è la stessa sentenza rumena a chiarirlo, laddove <strong>ammette lo scopo <em>pedagogico</em> della decisione assunta dalla Corte</strong>, volta – si legge – a «rafforzare la resilienza degli elettori, anche attraverso la sensibilizzazione dell’elettorato all’uso delle tecnologie digitali nelle elezioni, in particolare attraverso la fornitura di informazioni e sostegno adeguati. Pertanto, lo Stato deve far fronte alle sfide e ai rischi generati dalle campagne di disinformazione organizzate».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo delle Ong</h2>



<p>Sono frasi che fanno accapponare la pelle a chiunque sia affezionato al concetto di democrazia, cioè di concessione al popolo del diritto di scegliere da chi farsi governare. Chi fornirebbe ai cittadini le informazioni e il sostegno «adeguati» di cui parla la sentenza? Quale «uso delle tecnologie digitali» dovrebbe essere loro imposto? E da chi? La risposta è esplicita: dallo Stato, fatto strumento di parte contro le parti politiche sgradite. <strong>Si esplicita così la considerazione della popolazione come una massa di beoti incapaci di discernimento,</strong> stregati da TikTok o da Instagram, condotti al suicidio (politico) da <em>influencers</em> in veste di replicanti del pifferaio di Hamelin. Una versione occidentale e <em>soft </em>delle motivazioni con cui i tribunali sovietici, fino a qualche decennio fa, spedivano i dissidenti in ospedali psichiatrici per aiutarli a riconoscere la retta via e curare le loro “deviazioni”. Una sorta di regola del contrappasso che ha di nuovo per protagonista l’orso o orco russo, ieri rappresentato nell’uniforme del Kgb e oggi in quelle del Putin finanziatore presunto, con 381.000 euro, di alcune star dei social scese in campo a favore di Georgescu.</p>



<p>Quel che la sentenza peraltro non dice, ma che il giornalista investigativo Lee Fang ha rivelato sul sito Substack, è che le critiche rivolte da Georgescu all’Alleanza Atlantica nel corso della campagna elettorale «hanno allarmato i funzionari statunitensi e della Nato», dato che «la Romania è il punto di partenza per i programmi di addestramento della Nato destinati ai piloti ucraini e ospita un progetto di costruzione che porterà alla&nbsp;<a href="https://balkaninsight.com/2024/03/21/romania-to-host-largest-nato-military-base-in-europe/#:~:text=The%20military%20base%20at%20Mihail,Ramstein%2C%20Germany%2C%20in%20size.">realizzazione della più grande base Nato in Europa</a>», che sorgerà nei pressi dell’attuale&nbsp;base militare Mihail Kogalniceanu, situata vicino a Costanza, che sarà adeguatamente ampliata. E, alla luce di ciò non è certo un caso che, fra le Ong finanziate dagli Usa che si sono distinte nelle accuse mosse a&nbsp;Georgescu,&nbsp;ci sia&nbsp;<a href="https://expertforum.ro/.well-known/sgcaptcha/?r=%2Fen&amp;y=powf:193.186.4.20:1733998672.725"><em>Expert Forum</em></a><em>,</em> la quale ha ipotizzato che TikTok abbia violato i suoi termini di utilizzo consentendo la diffusione di contenuti pro-Georgescu durante le elezioni.&nbsp; Septimius Pârvu, direttore esecutivo dell’organizzazione, ha dichiarato in un recente&nbsp;webinar&nbsp;che alcuni account TikTok pro-Georgescu erano stati creati nel 2016, sostenendo che ciò provava l’esistenza di una «operazione a lungo termine». I registri federali mostrano che l’Ambasciata degli Stati Uniti a Bucarest ha fornito un flusso costante di denaro a Expert Forum. L’ultimo contratto&nbsp;<a href="https://www.usaspending.gov/award/ASST_NON_SRO10023GR0065_1900">assegna al gruppo 79.964 dollari</a>&nbsp;per sviluppare una &#8220;soluzione integrata contro il regresso democratico in Romania&#8221;&#8221;.</p>



<p>[…]</p>



<p><em>Estratto dell’editoriale presente sul numero 384 di&nbsp;<strong>Diorama Lettarario</strong></em>.&nbsp;<em>Per abbonarsi alla rivista</em><strong>&nbsp;</strong><em>(10 numeri in un anno) versare&nbsp;</em><strong>35 euro&nbsp;</strong><em>sul&nbsp;</em><strong>conto corrente postale 14898506&nbsp;</strong><em>intestato a Diorama Letterario, Codice Postale 1292, 50121 Firenze&nbsp;</em><strong>oppure&nbsp;</strong><em>effettuare un bonifico sul ccb</em><strong>&nbsp;IBAN IT72Y0760102800000014898506&nbsp;</strong><em>intestato a Marco Tarchi. Inviare quindi una mail a&nbsp;</em><strong><a href="mailto:mtdiorama@gmail.com">mtdiorama@gmail.com</a>&nbsp;</strong><em>per comunicare l’indirizzo al quale si vorrà ricevere la rivista.</em></p>
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		<title>Come decifrare la politica contemporanea: iscriviti al corso su populismo e crisi della democrazia di Marco Tarchi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2026 10:25:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Academy]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
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<p>È online il nuovo corso on-demand di InsideOver:“Populismo, sovranismo e crisi della democrazia: capire i fenomeni della politica contemporanea” realizzato da Marco Tarchi. Per avere un assaggio del corso e degli argomenti che verranno trattati, abbiamo messo a disposizione un&#8217;anteprima gratuita introduttiva. Lasciando la propria e-mail, si riceve l&#8217;anteprima direttamente nella casella di posta. Oltre &#8230; <a href="https://it.insideover.com/academy/come-decifrare-la-politica-contemporanea-iscriviti-al-corso-su-populismo-e-crisi-della-democrazia-di-marco-tarchi.html">[...]</a></p>
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<p>È online il nuovo <strong>corso on-demand di InsideOver</strong>:<br><strong><a href="https://it.insideover.com/course-landing/populismo-sovranismo-e-democrazia">“Populismo, sovranismo e crisi della democrazia: capire i fenomeni della politica contemporanea”</a></strong> realizzato da <strong>Marco Tarchi</strong>.</p>



<p>Per avere un assaggio del corso e degli argomenti che verranno trattati,  <a href="https://it.insideover.com/populismo-sovranismo-democrazia-anteprima-gratuita"><strong>abbiamo messo a disposizione un&#8217;anteprima gratuita</strong></a> introduttiva. Lasciando la propria e-mail, si riceve l&#8217;anteprima direttamente nella casella di posta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Oltre le semplificazioni: populismo e sovranismo </h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://it.insideover.com/course-landing/populismo-sovranismo-e-democrazia"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="501" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/screen-tarchi--1024x501.jpg" alt="" class="wp-image-503128" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/screen-tarchi--1024x501.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/screen-tarchi--300x147.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/screen-tarchi--768x376.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/screen-tarchi--600x294.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/screen-tarchi-.jpg 1363w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Negli ultimi anni avrete sicuramente sentito parlare di <strong>populismo </strong>e <strong>sovranismo</strong>, due concetti politici fin troppo abusati, semplificati o peggio denigrati dall&#8217;opinione pubblica. Per capire che cosa sono, qual è il loro significato, a cosa si riferiscono e, soprattutto, come influiscono sul <strong>dibattito politico odierno</strong>, InsideOver ha chiamato in causa uno dei massimi esperti internazionali in materia: Marco Tarchi.</p>



<p>Tarchi è professore emerito dell’Università di Firenze. Per oltre vent&#8217;anni ha insegnato Scienza Politica nell&#8217;ateneo fiorentino, dove tuttora insegna Comunicazione politica e Analisi e teoria politica. Dirige le riviste <em>Diorama </em>e <em>Trasgressioni</em>, e collabora a varie riviste scientifiche internazionali. Fra le sue numerose pubblicazioni ha dedicato due saggi al fenomeno del populismo: <em>Italia populista. Dal qualunquismo a Beppe Grillo</em> (Il Mulino, 2018) e <em>Anatomia del populismo</em> (Diana Edizioni, 2019).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Analizzare le parole, capirne il significato</h2>



<p>Il termine “populismo” è ormai onnipresente. Lo si invoca ogni giorno per attribuire responsabilità o per annunciare nuovi successi politici. L&#8217;<strong>etichetta di “populista”</strong> viene applicata a leader e partiti di ogni tipo, spesso però in modo impreciso, polemico o strumentale. Per restituire chiarezza a questo concetto è necessario <strong>liberarlo da pregiudizi e semplificazioni</strong>, sottoporlo a un&#8217;<strong>analisi scientifica rigorosa</strong> e ricostruirne l&#8217;anatomia, così da comprenderne davvero le caratteristiche e il significato. Lo stesso si può dire per il sovranismo, l&#8217;altro fenomeno che caratterizza la politica contemporanea. </p>



<p>È dunque fondamentale uscire dallo sterile campo della polemica e di comprendere che cosa realmente siano il populismo e il sovranismo, quali ne siano le cause, le manifestazioni, il rapporto con la democrazia.</p>



<p>Proprio alla <strong>democrazia </strong>è dedicata la seconda parte del corso. Da un lato è soggetta a una venerazione acritica ma dall&#8217;altro capita sempre più spesso di sentire che “è in crisi” e non più amata dai suoi naturali referenti (i cittadini comuni). Si parla addirittura di una sua evoluzione: dalla democrazia come l&#8217;abbiamo sempre intesa fino a oggi alla cosiddetta <strong>post democrazia</strong>. Come stanno le cose? Che cosa succede?<br><br><a href="https://it.insideover.com/course-landing/populismo-sovranismo-e-democrazia">Se sceglierai questo corso</a> imparerai tutto quel che serve per rispondere a questa e altre domande. Conoscerai in maniera approfondita i fenomeni del populismo e del sovranismo, e assimilerai nozioni scientifiche, spiegate in maniera chiara e comprensibile, per formare (o rafforzare) il tuo pensiero critico.</p>



<p>Se vuoi avere con te una bussola accademica per orientarti nella politica, per decifrarne i principali fenomeni e capire i suoi meccanismi, <a href="https://it.insideover.com/course-landing/osint-luso-delle-fonti-aperte-per-le-indagini-digitali"><u><strong>puoi iscriverti subito al corso su InsideOver.com</strong></u></a>.<br><br>Per ogni dubbio o informazione chiamaci al📞 3514080530 o scrivi una mail 📩 info@insideover.com</p>



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		<title>Ieri Francia e Romania, oggi la Polonia, domani&#8230; L&#8217;Europa dà l&#8217;addio alla democrazia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ieri-francia-e-romania-oggi-la-polonia-domani-leuropa-da-laddio-alla-democrazia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 May 2025 12:45:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="604" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/romania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Romania" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/romania.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/romania-600x354.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/romania-300x177.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/romania-768x453.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Dal caso Marine Le Pen in Francia al dossier Georgescu in Romania: la democrazia occidentale sta dimostrando di non funzionare a dovere.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="604" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/romania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Romania" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/romania.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/romania-600x354.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/romania-300x177.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/romania-768x453.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Che la condanna all’ineleggibilità di <strong>Marine Le Pen</strong> per cinque anni – con esecuzione immediata anche nel caso, poi concretizzatosi, di un ricorso in appello – avrebbe riattizzato per l’ennesima volta il classico scontro tra destre e sinistre, con le prime a lamentarsi del carattere politico della sentenza contro la candidata data dai sondaggi al 37% al primo turno dell’elezione presidenziale del 2027, e le seconde a ribattere che le sentenze vanno rispettate e che chi commette un reato deve essere punito senza sconti per il suo ruolo politico, era scontato ancora prima che il verdetto venisse pronunciato. E i commenti che si sono ascoltati o letti nei giorni successivi alla sentenza non hanno fatto altro che ribadirlo, con l’aggiunta dei toni comprensibilmente irritati o sconsolati di parte conservatrice e di quelli altrettanto ovviamente gongolanti o irridenti degli esponenti del versante progressista. </p>



<p>C’era anche da aspettarsi che la vicenda, già di per sé clamorosa, desse la stura alla consueta corsa alla delegittimazione reciproca dei due schieramenti, in cui da un lato si è fatto ricorso alla mai spuntata arma della denuncia del complotto – <strong>dell’Unione europea, secondo Matteo Salvini</strong> – e dall’altro ci si è affidati a comparazioni mistificanti – con il portavoce di Avs Bonelli che ha accostato l’uso di fondi destinati ad assistenti all’Europarlamento e utilizzati per far lavorare costoro a profitto del partito in Francia ai famosi milioni del finanziamento pubblico della Lega finiti nel buco nero del “cerchio magico” bossiano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un dilemma lungo un secolo</h2>



<p>Quello che in pochi potevano supporre è che l’unica stecca a questo coro venisse dall’avversario più dichiarato e costante della leader del Rassemblement national, <strong>Jean-Luc Mélenchon</strong>, che non ha avuto remore nel sostenere che &#8220;la decisione di destituire un eletto dovrebbe spettare al popolo&#8221;, come del resto prevede il progetto di &#8220;referendum revocativo&#8221;, versione transalpina dell’istituto del <em>recall</em> statunitense, proposto già da anni dal capofila della sinistra radicale francese. Presentata dai media come una sorta di romantico sfogo di nostalgia per un duello sospirato da tempo e mancato sia nel 2017 che nel 2022 per l’intrusione di Macron, questa presa di posizione, anticipata di pochi minuti dal comunicato collegiale de La France Insoumise, in cui si esternava il «rifiuto di principio dell’impossibilità di ricorso per qualsiasi imputato» e quello di &#8220;utilizzare un tribunale come strumento di azione per sbarazzarsi del Rassemblement national&#8221;, da combattere invece &#8220;nelle urne e nelle piazze&#8221;, <strong>pone invece un problema cruciale per il presente e il futuro della democrazia</strong>. </p>



<p>Un dilemma che si manifesta periodicamente sulla scena politica da oltre un secolo (perlomeno dai tempi della Repubblica di Weimar) ed è rimasto sino ad epoca recente confinato negli angusti limiti della discussione accademica fra giuristi: il rapporto fra <strong>legalità </strong>e <strong>legittimità </strong>in ambito politico. Con la prima dettata e garantita da un sistema di norme e la seconda dall’unzione popolare testimoniata dai risultati elettorali.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250331112309627_84ba1d2e84ca91a172e7a28e3bf8097a-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-463038" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250331112309627_84ba1d2e84ca91a172e7a28e3bf8097a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250331112309627_84ba1d2e84ca91a172e7a28e3bf8097a-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250331112309627_84ba1d2e84ca91a172e7a28e3bf8097a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250331112309627_84ba1d2e84ca91a172e7a28e3bf8097a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250331112309627_84ba1d2e84ca91a172e7a28e3bf8097a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250331112309627_84ba1d2e84ca91a172e7a28e3bf8097a.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Marine Le Pen</figcaption></figure>



<p>A seguito delle vicende di Tangentopoli, il nocciolo della questione è emerso in <strong>Italia </strong>da ormai più di trent’anni e ha suscitato un vivace dibattito politico e culturale, tuttora presente nella memoria collettiva. Il caso scoppiato Oltralpe in queste ultime settimane presenta tuttavia un profilo molto diverso da quello che ha caratterizzato <strong>l’epico e a volte tragicomico conflitto tra berlusconiani e antiberlusconiani</strong> travestiti da “garantisti” e “giustizialisti” e merita di essere analizzato nella sua specifica anomalia, per le conseguenze tutt’altro che trascurabili che rischia di suscitare e per le fin troppo palesi analogie con altre vicende recenti della politica europea, che hanno spinto studiosi di diverso orientamento politico a parlare di ombre sulla corretta applicazione delle regole del gioco democratico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lecito evidente, sentenza criticabile</h2>



<p>Ci sono innanzitutto un paio di punti da chiarire. <strong>Primo</strong>: i fatti da cui è scaturita la condanna di Le Pen non hanno nulla a che vedere con vicende di corruzione personale e neppure di finanziamento illegale di un partito. Niente tangenti estorte con accordi di scambio, niente mediazioni affaristiche, nessun pacco di banconote nascoste in cassaforte o sotto il letto. Che al Front National (oggi divenuto <strong>Rassemblement National</strong>) sia stato utile impiegare nel lavoro quotidiano sul territorio francese un certo numero di propri militanti pagati dall’Europarlamento per fare da assistenti dei deputati all’assemblea di Strasburgo, è sicuro:<strong> l’illecito è quindi difficilmente contestabile.</strong> E non è giustificabile con il ricorso all’argomento, pur fondato, che «così fan tutti»: la condotta è stata così incauta ed evidente – il partito ha dichiarato l’utilizzo dei fondi in questione nei propri bilanci pubblici annuali, facendo così scattare la procedura giudiziaria – da aggiungere semmai al reato il peccato di ingenuità. </p>



<p><strong>Secondo</strong>: è vero che la legge che l’ha messa adesso in questa difficilissima situazione è stata da Marine Le Pen fortemente difesa e sostenuta in più sedi, anche con interventi televisivi oggi riproposti da giornali e social, addirittura proponendo di trasformare la condanna all’ineleggibilità da temporanea a permanente. Ma è altrettanto vero che quella richiesta si riferiva soltanto ai casi in cui il reato commesso avesse comportato un arricchimento personale del condannato o una tangente illegale concessa al partito in cambio di favori.</p>



<p>Stabilito ciò, il dato che rende inequivocabilmente politica la sentenza pronunciata da un tribunale che – si noti – è composto da giudici di una sezione speciale, delegata ad occuparsi esclusivamente di questo genere di imputazioni, è <strong>la decisione di rendere immediatamente esecutiva la pena comminata</strong> (già di per sé molto elevata: 4 anni di reclusione, di cui 2 con braccialetto elettronico). Il tutto aggravato dalle motivazioni che i tre giudici hanno addotto a sostegno della loro scelta: il &#8220;fondato rischio&#8221; di una reiterazione del delitto e il &#8220;grave rischio di turbativa della vita pubblica&#8221; nel caso in cui la condannata fosse rimasta in libertà ed avesse potuto presentarsi alla prossima elezione presidenziale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250331113706331_41313b4c127779fe6bd53472db49b1f3-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-463041" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250331113706331_41313b4c127779fe6bd53472db49b1f3-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250331113706331_41313b4c127779fe6bd53472db49b1f3-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250331113706331_41313b4c127779fe6bd53472db49b1f3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250331113706331_41313b4c127779fe6bd53472db49b1f3-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250331113706331_41313b4c127779fe6bd53472db49b1f3-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250331113706331_41313b4c127779fe6bd53472db49b1f3.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Ora, occorre una massiccia dose di faziosità per sottoscrivere entrambe le ragioni addotte. Chi mai potrebbe immaginare che, all’indomani di una condanna così pubblicizzata, la più accreditata candidata alla conquista dell’Eliseo avrebbe continuato a perpetrare l’illecito di cui le si è fatto carico (e che peraltro non si è più verificato a partire dal 2014)? Un sospetto di questo genere è, più ancora che infondato, palesemente risibile. E quanto alla seconda illazione, non è forse vero che <strong>a turbare la vita pubblica è semmai l’eliminazione per via giudiziaria di una pretendente </strong>alla presidenza della Repubblica che ha già ora dalla sua il sostegno di oltre un terzo dell’elettorato, piuttosto che la sua partecipazione a quell’elezione?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il confronto con il &#8220;caso Bayrou&#8221;</h2>



<p>Le cose vanno quindi guardate in faccia. Ricorrendo al suo potere discrezionale, <strong>la corte parigina ha falsato la corsa elettorale e pregiudicato la libertà di scelta degli elettori francesi.</strong> Cosa che non è accaduta in casi analoghi. Per sincerarsene, basta constatare che cos’è accaduto al Mouvement Démocrate dell’attuale primo ministro francese <strong>François Bayrou</strong>, imputato dello stesso reato: fondi pubblici europei che dovevano essere destinati per pagare gli assistenti parlamentari ma in realtà versati a membri del&nbsp;movimento. Il 5 febbraio 2024, otto di costoro sono stati&nbsp;condannati&nbsp;a pene&nbsp;detentive fra i 10 e i 18 mesi (poi sospese),&nbsp;a multe dai 10.000 ai 50.000 euro, e a 2 anni di ineleggibilità (anch’essa sospesa). E Bayrou è stato assolto sulla base del principio in dubio pro reo, <strong>consentendogli così di accedere, 10 mesi più tardi, alla guida del Governo.</strong></p>



<p>Agendo nel modo indicato, la magistratura francese – il cui sindacato ha in più occasioni <strong>espresso apertamente la sua ostilità verso “l’estrema destra”</strong> (si legga Rassemblement national) e il timore di vederla conquistare la guida del Paese, ed alcuni dei cui esponenti sono arrivati al punto di collocare all’interno di un ufficio giudiziario una bacheca, poeticamente denominata <em>mur des côns</em>, sulla quale affiggere le foto dei politici detestati – ha offerto l’ennesima replica del metodo Al Capone: se non posso metterti fuori gioco in uno scontro frontale, lo farò con un sotterfugio. Negli Usa dell’epoca l’accusa di evasione fiscale, oggi quella di uso disinvolto di fondi pubblici</p>



<p>Questo criterio non è peraltro rimasto circoscritto a questo caso, ma anzi pare essere diventato particolarmente gradito a quei governanti di Paesi nominalmente democratici che si trovano improvvisamente in imbarazzo di fronte al crescente consenso di inattesi outsiders, generalmente bollati dell’etichetta infamante di populismo o addirittura da quella ancora più squalificante di estrema destra.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Romania, la politica che precaria il diritto</h2>



<p>Anche se è rapidamente scomparsa dalle pagine dei quotidiani, la vicenda rumena culminata nella messa al bando del candidato “filorusso” <strong>Georgescu </strong>dalla competizione elettorale per la presidenza della Repubblica che, stando ai sondaggi, avrebbe quasi certamente vinto è emblematico di questa situazione, che ormai non costituisce più un unicum. E anche in questo caso è opportuno chiarire in che modo il risultato desiderato è stato raggiunto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250117170913772_0c224a10e83530db43087037f89d12d8-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-452933" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250117170913772_0c224a10e83530db43087037f89d12d8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250117170913772_0c224a10e83530db43087037f89d12d8-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250117170913772_0c224a10e83530db43087037f89d12d8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250117170913772_0c224a10e83530db43087037f89d12d8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250117170913772_0c224a10e83530db43087037f89d12d8-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250117170913772_0c224a10e83530db43087037f89d12d8.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Calin Georgescu</figcaption></figure>



<p>Nel dicembre dello scorso anno, la Corte Costituzionale della <strong>Romania </strong>– composta di nove membri tutti nominati dal potere politico, cioè dai presidenti della Repubblica, della Camera e del Senato – ha annullato, a 48 ore dal ballottaggio fra i due candidati più votati al primo turno la procedura elettorale nel suo complesso. La motivazione della sconcertante sentenza, disponibile in traduzione italiana integrale, è, paragrafo dopo paragrafo, <strong>una prova trasparente della prevaricazione degli interessi politici di parte sulla presunta imparzialità del diritto.</strong> E tuttavia, ad avviso dell’autorevole giurista italiano che l’ha chiosata, <strong>Fulco Lanchester</strong>, è giustifica dalla &#8220;emergenza democratica&#8221; in cui verserebbe la Romania, &#8220;derivante dalla attuale situazione del quadro geopolitico e dalla dinamica politico-istituzionale interna&#8221;, talché &#8220;Le osservazioni operate dalla Corte sulla necessità di garantire il mantenimento di standard di correttezza e veridicità del procedimento elettorale&#8221; sarebbero &#8220;condivisibili, anche se desta dubbi l&#8217;intervento operato in extremis, che favorisce obbiettivamente la posizione del Primo ministro in carica Ion-Marcel Ciolacu, presidente del partito socialdemocratico, arrivato al terzo posto nella competizione del 24 novembre&#8221;.</p>



<p>Quanto fondato sia il giudizio del costituzionalista liberale, lo si può appurare scorrendo il testo del giudizio della Corte. Quest’ultima dichiara di aver deliberato sulla base di &#8220;note informative del Ministero dell’Interno&#8221; del Governo socialdemocratico, basate a loro volta su informazioni dei servizi segreti desecretate all’indomani del voto che aveva messo fuori gioco Ciolacu (il quale, si noti, ad urne chiuse e basandosi sulle previsioni dei sondaggi di pochi giorni prima, che lo davano vincente, aveva parlato di &#8220;un’elezione assolutamente trasparente&#8221;) e di aver riscontrato tracce di gravi interventi esterni – cioè russi – volti a manipolare l’opinione degli elettori. O, per dirla con le parole stesse contenute nel documento ufficiale, <strong>&#8220;un uso non trasparente della tecnologia digitale&#8221;</strong>, dato che &#8220;l’esposizione significativa di un candidato ha portato alla riduzione direttamente proporzionale dell’esposizione mediatica online degli altri candidati nel procedimento elettorale&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo Stato come strumento di parte</h2>



<p>Persino chi è ormai da trent’anni abituato all’uso della museruola della legge sulla par condicio che Scalfaro riuscì ad imporre per indebolire il detestato Berlusconi non può non rendersi conto delle conseguenze che affermazioni di questo tipo sono destinate a comportare sul futuro di ciò che resta della <strong>democrazia </strong>nei Paesi occidentali che a parole ne osannano le virtù. Se infatti, in un’epoca in cui cresce di continuo il numero di coloro che, per informarsi, ricorrono alle <strong>“reti sociali”, per loro natura pressoché incontrollabili</strong> – a meno di non mettere in atto espedienti censori, come accade in paesi autoritari con grande scandalo dei commentatori liberali –, il favore degli <em>influencers</em> per un determinato candidato o partito o l’esponenziale aumento della sua visibilità causato dalla logica virale degli algoritmi dovesse essere considerato un fattore sufficiente a invalidare un’elezione, c’è da scommettere che nei prossimi anni o decenni di competizioni elettorali valide ne avremmo ben poche o nessuna. Con grande soddisfazione di quanti, sempre più numerosi, da tempo vituperano i “voti di pancia” per soggetti politici da loro osteggiati e il comportamento “irrazionale” di elettori a cui si vorrebbero infliggere corsi di formazione e “patentini” per poter esercitare il diritto ad esprimere le proprie preferenze politiche.</p>



<p>Che questo sia un <strong>rischio concreto</strong>, e non un’affermazione polemica, è la stessa sentenza rumena a chiarirlo, laddove ammette lo scopo pedagogico della decisione assunta dalla Corte, volta – si legge – a <strong>&#8220;rafforzare la resilienza degli elettori</strong>, anche attraverso la sensibilizzazione dell’elettorato all’uso delle tecnologie digitali nelle elezioni, in particolare attraverso la fornitura di informazioni e sostegno adeguati. Pertanto, lo Stato deve far fronte alle sfide e ai rischi generati dalle campagne di disinformazione organizzate&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="604" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250202092051248_a6d2b2e97dfa1ba43dd9616860070719-1024x604.jpg" alt="" class="wp-image-454772" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250202092051248_a6d2b2e97dfa1ba43dd9616860070719-1024x604.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250202092051248_a6d2b2e97dfa1ba43dd9616860070719-600x354.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250202092051248_a6d2b2e97dfa1ba43dd9616860070719-300x177.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250202092051248_a6d2b2e97dfa1ba43dd9616860070719-768x453.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250202092051248_a6d2b2e97dfa1ba43dd9616860070719-1536x906.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250202092051248_a6d2b2e97dfa1ba43dd9616860070719.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Sono frasi che fanno accapponare la pelle a chiunque sia affezionato al concetto di democrazia, cioè di concessione al popolo del diritto di scegliere da chi farsi governare. Chi fornirebbe ai cittadini le informazioni e il sostegno &#8220;adeguati&#8221; di cui parla la sentenza? Quale &#8220;uso delle tecnologie digitali&#8221; dovrebbe essere loro imposto? E da chi? La risposta è esplicita: dallo <strong>Stato</strong>, fatto strumento di parte contro le parti politiche sgradite. Si esplicita così <strong>la considerazione della popolazione come una massa di beoti incapaci di discernimento</strong>, stregati da TikTok o da Instagram, condotti al suicidio (politico) da <em>influencers</em> in veste di replicanti del pifferaio di Hamelin. Una versione occidentale e soft delle motivazioni con cui i tribunali sovietici, fino a qualche decennio fa, spedivano i dissidenti in ospedali psichiatrici per aiutarli a riconoscere la retta via e curare le loro “deviazioni”. Una sorta di regola del contrappasso che ha di nuovo per protagonista l’orso o orco russo, ieri rappresentato nell’uniforme del Kgb e oggi in quelle del Putin finanziatore presunto, con 381.000 euro, di alcune star dei social scese in campo a favore di Georgescu.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La democrazia riservata ai buoni</h2>



<p>Quel che la sentenza peraltro non dice, ma che il giornalista investigativo <strong>Lee Fang</strong> ha rivelato su Substack, è che le critiche rivolte da Georgescu all’Alleanza Atlantica nel corso della campagna elettorale &#8220;hanno allarmato i funzionari statunitensi e della Nato&#8221;, dato che &#8220;la Romania è il punto di partenza per i <strong>programmi di addestramento della Nato</strong> destinati ai piloti ucraini e ospita un progetto di costruzione che porterà alla&nbsp;realizzazione della più grande base Nato in Europa&#8221;, che sorgerà nei pressi dell’attuale&nbsp;base militare Mihail Kogalniceanu, situata vicino a Costanza, che sarà adeguatamente ampliata. E, alla luce di ciò non è certo un caso che, fra le Ong finanziate dagli Usa che si sono distinte nelle accuse mosse a&nbsp;Georgescu,&nbsp;ci sia&nbsp;Expert Forum, la quale ha ipotizzato che TikTok abbia violato i suoi termini di utilizzo consentendo la diffusione di contenuti pro-Georgescu durante le elezioni.&nbsp;Septimius Pârvu, direttore esecutivo dell’organizzazione, ha dichiarato in un recente&nbsp;webinar&nbsp;che alcuni account TikTok pro-Georgescu erano stati creati nel 2016, sostenendo che ciò provava l’esistenza di una &#8220;operazione a lungo termine&#8221;. <strong>I registri federali mostrano che l’Ambasciata degli Stati Uniti a Bucarest ha fornito un flusso costante di denaro a Expert Forum. </strong>L’ultimo contratto&nbsp;assegna al gruppo 79.964 dollari&nbsp;per sviluppare una &#8220;soluzione integrata contro il regresso democratico in Romania&#8221;.</p>



<p>E non è finita qui. Altre sorprese sono da attendersi in <strong>Polonia</strong>, dove l’imminente scontro tra il candidato alla Presidenza sponsorizzato dal “volenteroso” Tusk e il suo rivale sovranista sta dando luogo ad una lotta senza esclusione di colpi, con il rifiuto del Governo di riconoscere le sentenze del Tribunale costituzionale (formato da giudici nominati dal precedente esecutivo) e la sospensione dell’erogazione dei fondi previsti dalla legge al PiS in nome di una presunta &#8220;giustizia di transizione&#8221;. Insomma, come ha fatto notare lo storico Dino Cofrancesco, <strong>&#8220;c’è democrazia quando vincono i “buoni”, non quando prevalgono le masse gregarie</strong>, corrotte e ingannate da &#8220;politici filorussi nostalgici del nazismo e da influencer popolari islamisti e fascisti&#8221;, per dirla con il direttore del quotidiano liberale <em>Il Foglio</em>.</p>



<p>Se questi comportamenti diverranno la regola, la riduzione della democrazia a pura convenzione lessicale avrà fatto un altro decisivo passo avanti e la stagione di un nuovo autoritarismo, celato sotto il pretesto della lotta del “libero” <strong>Occidente </strong>contro le <strong>minacce “illiberali”</strong> potrà dirsi ufficialmente inaugurata.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="687" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250117171356105_660ec339903a3514e1fba33db0c18715-1024x687.jpg" alt="" class="wp-image-452936" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250117171356105_660ec339903a3514e1fba33db0c18715-1024x687.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250117171356105_660ec339903a3514e1fba33db0c18715-600x403.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250117171356105_660ec339903a3514e1fba33db0c18715-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250117171356105_660ec339903a3514e1fba33db0c18715-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250117171356105_660ec339903a3514e1fba33db0c18715-1536x1031.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250117171356105_660ec339903a3514e1fba33db0c18715.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ieri-francia-e-romania-oggi-la-polonia-domani-leuropa-da-laddio-alla-democrazia.html">Ieri Francia e Romania, oggi la Polonia, domani&#8230; L&#8217;Europa dà l&#8217;addio alla democrazia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Bolivia, Perù, Venezuela, Brasile: c&#8217;è un&#8217;America Latina dove la democrazia avanza</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/bolivia-peru-venezuela-brasile-america-latina-democrazia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2023 14:53:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le proteste in Brasile dell&#8217;8 gennaio hanno avuto un risvolto positivo non secondario: hanno infatti mostrato la tenuta e la resilienza delle istituzioni della più grande democrazia latinoamericana di fronte alle prove di un assalto di facinorosi che intendevano contestare l&#8217;esito del voto di ottobre. E, cosa ancora più importante, confermano nel maggior Paese della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/bolivia-peru-venezuela-brasile-america-latina-democrazia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/bolivia-peru-venezuela-brasile-america-latina-democrazia.html">Bolivia, Perù, Venezuela, Brasile: c&#8217;è un&#8217;America Latina dove la democrazia avanza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><a href="https://it.insideover.com/politica/da-capitol-hill-a-brasilia-anatomia-di-due-assedi-alla-democrazia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Le proteste in <strong>Brasile dell&#8217;8 gennaio</strong> hanno avuto un risvolto positivo non secondario:</a> hanno infatti mostrato la tenuta e la resilienza delle istituzioni della più grande democrazia latinoamericana di fronte alle prove di un assalto di facinorosi che intendevano contestare l&#8217;esito del voto di ottobre. E, cosa ancora più importante, confermano nel maggior<strong> Paese della regione </strong>un trend che va sdoganandosi da diverso tempo.</p>



<p>Storicamente, infatti, l&#8217;America Latina è la terra dei colpi di Stato, della democrazia perennemente in bilico, del rovesciamento dei governi legittimamente eletti, la terra che nei fatti ha sdoganato la parola &#8220;<em>golpe</em>&#8220;. Ogni Paese del Sud America ha sperimentato almeno una stagione golpista dall&#8217;inizio del Novecento a oggi. E oggi, indubbiamente, come dichiarato da <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/francesco-il-papa-venuto-dalla-periferia-che-sogna-il-multipolarismo.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Papa Francesco</strong>,</a> desta preoccupazione il fatto che settori delle società di diversi Paesi dell&#8217;area abbiano una minore preoccupazione per la tenuta dei diritti democratici nei rispettivi Stati. Ma la tenuta delle istituzioni rappresenta un fattore di discontinuità con la storia che è importante sottolineare.</p>



<p>Il Brasile segue a ruota Bolivia, Perù e, soprattutto, Venezuela in questo processo. In Bolivia <strong>Evo Morales</strong> è stato prima artefice di una forzatura costituzionale e poi vittima di un golpe contro la sua permanenza al potere nel 2019, ma in seguito<a href="https://it.insideover.com/politica/il-socialista-luis-arce-ha-vinto-le-elezioni-presidenziali-in-bolivia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> l&#8217;anno successivo il socialista <strong>Luis Arce</strong> ha vinto libere elezioni.</a></p>



<p>Di recente ha fatto scalpore in Perù il caso dell&#8217;ex presidente <a href="https://it.insideover.com/politica/la-caduta-di-castillo-e-leterna-instabilita-del-peru.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Pedro Castillo</strong> che ha provato a forzare la Costituzione sciogliendo senza averne le prerogative il Parlamento.</a> La&nbsp;neo-presidente&nbsp;<strong>Dina Boluarte</strong>, subentrata a Castillo in quanto sua vice, è il sesto capo di Stato che Lima ha dal 2018 a oggi. Tante volte in Perù i presidenti sono vittima di procedure di impeachment molto strumentalizzate. Ma quando Castillo ha provato a tirare dritto nel forzare la mano al Parlamento, l&#8217;esercito si è rifiutato di seguirlo e ha approvato la transizione costituzionale dei poteri. Molto resta da fare, ma sicuramente la continuità dello Stato è risultata preservata, evitando la caduta di Lima in una spirale di violenza politica.</p>



<p>Soprattutto, è di pochi giorni fa la notizia della <a href="https://it.insideover.com/politica/il-siluramento-di-guaido-apre-alla-risoluzione-della-crisi-venezuelana.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">destituzione di <strong>Juan Guaidò </strong></a>ad opera dell&#8217;Assemblea Nazionale venezuelana che fa riferimento all&#8217;opposizione a <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-nicolas-maduro-il-leale-delfino-di-chavez.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nicolas Maduro. </a>L&#8217;opposizione di Caracas ha scelto che la linea con cui sfidare Maduro sarà quella di libere elezioni politiche, nella consapevolezza che il muro contro muro tra poteri non è la via maestra per il futuro dello <strong>Stato latinoamericano</strong>. Una mossa che ributta la palla nella metacampo di Maduro, ora chiamato a passare dalla retorica alla realtà e accettare la sfida, pena la squalifica definitiva della sua immagine in campo internazionale.</p>



<p>Restano, chiaramente, dei buchi neri regionali. Pensiamo ad esempio al Nicaragua, dove il governo di Daniel Ortega è incardinato sulla repressione del dissenso, e come ricordato dal Papa desta preoccupazione anche l&#8217;arbitrio imperante a Haiti. Ma in larga parte della regione c&#8217;è un&#8217;America Latina che va tenendo stabilmente la trincea della democrazia, al netto di sbandate, tensioni e fragilità. C&#8217;è un America Latina le cui istituzioni tengono duro e in cui i processi di rinnovamento politico trovano sistemi resilienti e aperti all&#8217;alternanza. Soprattutto, c&#8217;è un&#8217;America Latina in cui l&#8217;<strong>idea stessa di golpe</strong> è un retaggio di un buio passato da archiviare e i cui leader non sarebbero mai disposti ad avere a che fare con capi di Stato non passati dall&#8217;incoronazione delle urne. Memori delle lezioni del passato e del fatto che importanti presidenti dei Paesi dell&#8217;area come <strong>Juan Domingo Peron, <a href="https://it.insideover.com/schede/storia/salvador-allende-il-marxista-incompreso.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Salvator Allende </a>e Joao Goulart</strong> siano stati, nella loro carriera, destituiti da processi golpisti di carattere militare, i sistemi politici della regione vogliono evitare che ciò si riproponga. Forse, per una volta, è vero il motto <em>Historia magistra vitae.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/bolivia-peru-venezuela-brasile-america-latina-democrazia.html">Bolivia, Perù, Venezuela, Brasile: c&#8217;è un&#8217;America Latina dove la democrazia avanza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Da Brasilia a Washington: la democrazia che non soddisfa più</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/da-brasilia-a-washington-la-democrazia-che-non-soddisfa-piu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2023 14:40:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Capitol Hill]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[populismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYWVprhKn8JO0HMXRonp_FOTOGRAMMA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYWVprhKn8JO0HMXRonp_FOTOGRAMMA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYWVprhKn8JO0HMXRonp_FOTOGRAMMA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYWVprhKn8JO0HMXRonp_FOTOGRAMMA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYWVprhKn8JO0HMXRonp_FOTOGRAMMA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYWVprhKn8JO0HMXRonp_FOTOGRAMMA-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYWVprhKn8JO0HMXRonp_FOTOGRAMMA-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La sacralità del voto è stata la principale conquista democratica della contemporaneità, almeno per una fetta di mondo: ovvero, l’idea che, al di là di ogni sospetto, l’esito delle urne sia santo e inviolabile. Contestabile, accertabile, ma mai sovvertibile con l’uso della forza. Su questi allori si è adagiato l’Occidente, fiero di una pratica che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/da-brasilia-a-washington-la-democrazia-che-non-soddisfa-piu.html">[...]</a></p>
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<p>La sacralità del voto è stata la principale conquista democratica della contemporaneità, almeno per una fetta di mondo: ovvero, l’idea che, al di là di ogni sospetto, l’esito delle urne sia santo e inviolabile. Contestabile, accertabile, ma mai sovvertibile con l’uso della forza. Su questi allori si è adagiato l’Occidente, fiero di una pratica che va dall’<em>ostrakon</em> al voto telematico. Eppure qualcosa, in questa liturgia laica del voto, si è rotto, spogliando di rispettabilità i luoghi e gli esiti della democrazia. Persiste ormai nella società globale, facendosi via via più penetrante, l’idea perenne della <strong>frode al cittadino</strong>, del complotto, del <strong>governo patrigno</strong> che va combattuto anche attraverso contemporanee e grottesche <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-ritorno-degli-assalti-alla-bastiglia.html">prese della Bastiglia</a>, al fine di restituire il maltolto: il golpe ormai attira più che la fila ai seggi, a Brasilia come a Washington.</p>



<p>Le ingenue riflessioni a caldo portano a bollare questi assalti come frutto della disperazione, figli del “<em>popolo affamato che fa la rivoluzion</em>e”; ma nell’ostilità verso il metodo democratico non c’è solo questo. Si tratta di un coacervo di fattori che mette insieme populismo, diseguaglianza, la paura della perdita dell’identità e la porta dell’inferno che i moderni mezzi di comunicazione hanno spalancato sulla <strong>disinformazione</strong>. Questi fattori parlano e fanno leva sui <em>forgotten men</em>, un profilo ben definito di cittadino, che per condizione e <em>background</em>, non possiede gli strumenti per un accesso razionale all’informazione politica e che vive il “silenzio delle istituzioni”. Dentro c’è un po’ di tutto, dall’<strong>analfabeta politico</strong> di Brecht, a una fetta di <strong>popolino diseredato</strong>, passando per <strong>violenti</strong>, complottisti e miliziani affetti da anomie varie. </p>



<p>Questo archetipo di cittadino agisce pertanto come un<strong> ultras</strong>, come un miliziano più che un militante: il suo riferimento, infatti, non è il partito di massa che ha consentito la mobilitazione cognitiva degli elettori per decenni. Su queste frange la politica di palazzo soffia al fine di far deflagrare <strong>la regola del sospetto</strong>, dilaniare faglie e accogliere dentro di sé anche il nulla cosmico: nella folla, la convinzione politica è mescolata alla cialtroneria, gli attivisti duri e puri agli esaltati, i luoghi comuni al machismo, le bandiere sportive ai ai simboli d’antan.</p>



<p>Il concetto di <strong>populismo</strong> è legato mani e piedi a questi fenomeni. Ha sempre faticato a imporsi in sede scientifica poiché la difficoltà di definirne un’essenza e di circoscriverne il raggio di applicazione ne ha determinato fra politologi, sociologi, filosofi e storici un destino contraddittorio. Ma è soprattutto il comparire a ogni latitudine di questi assalti, dalle Americhe all’Asia passando per l’Europa, che mette in moto una serie di domande: ovvero, qual è il meccanismo comune che, al di là delle forme di governo, delle storie singole e dei rispettivi sistemi crea una tendenza simile?</p>



<p>Il primo sforzo di riflessione scientifica sul populismo avvenne presso la <em>London School of Economics</em> nel maggio del 1967, all&#8217;interno del simposio organizzato dalla rivista Government And Opposition. Nel momento in cui si svolse, il concetto stesso di “<em><strong>golpe</strong></em>” sembrava confinata al mondo latinoamericano, da cui eredita il lemma, tra l’altro. Fu <strong>Isaiah Berlin</strong> a farsi inteprete del fenomeno, sostenendo che deriva populista e democrazia, non siano incompatibili bensì hanno la stessa radice. Da qui, un modello che non solo ricalca le tendenze populiste odierne ma che traccia perfettamente le pretese di chi, a Capitol Hill o <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-e-il-popolo-di-bolsonaro-responsabile-dellassalto-di-brasilia.html?_ga=2.126253384.419867415.1673098902-1156960476.1596345569&amp;_gl=1*3ed1lf*_ga*MTE1Njk2MDQ3Ni4xNTk2MzQ1NTY5*_ga_ENZ2GEXW4Y*MTY3MzI1NzY4OS4yMDEuMS4xNjczMjU4MzI0LjAuMC4w">Planalto</a>, è pronto a ghermire pietre e bastoni contro un esito elettorale certificato.</p>



<p>Prima fra tutti, <strong>la dicotomia tra società buona e Stato tiranno</strong>, che solo un’azione di forza può riequilibrare; l’esaltazione del popolo e l&#8217;antielitismo, l’aspirazione a rasserenare il volgo, restituendogli genuinità, armonia e coesione, riproponendo nostalgicamente i valori legati ai tempi antichi. Quegli stessi valori che il postmaterialismo, nel villaggio globale, sembra minacciare. Questo spiegherebbe anche perché, se la globalizzazione è un fenomeno complesso, alcune democrazie di lungo corso vivono queste schizofrenie e altre no: questi fenomeni tendono, infatti, a manifestarsi in contesti nei quali viaggia <strong>un processo di modernizzazione </strong>istituzionale, etnica, economica e che non stanno ancora “digerendo” il passaggio. Non deve sorprendere, dunque, che questo accada anche negli Stati Uniti, alle prese con un passaggio identitario secolare, e non in tante altre democrazie liberali, sebbene più giovani.</p>



<p>Il <strong>clima internazionale </strong>post-Guerra Fredda, per paradosso, non ha coadiuvato l’accettazione della democrazia come pratica definitiva anzi, ha spalancato le porte all’idea del disegno internazionale apocalittico ordito da massoni, <em>lobby</em> e organismi famelici di sovranità. La Guerra Fredda aveva dato al cittadino medio globale la sicurezza del castello medioevale: relegato ma al sicuro, eccetto che per le armi atomiche. Quel castello oggi appare, invece, come un fortino assediato, nel quale l’opinione del singolo diventa evanescente. L’<em>establishment</em> che al metodo populista cede, dichiara <strong>guerra all&#8217;individualismo</strong> moderno trincerandosi dietro valori comunitari come la famiglia, la proprietà, la vita civica, il lavoro, un desiderio di tornare alle virtù del corto raggio: <em>refrain</em> che appartengono a tutti gli ispiratori di questi attacchi alla democrazia e che accomunano fenomeni molto differenti che vanno da Trump ai talebani.</p>



<p>Chantal Delsol ha descritto perfettamente questo atteggiamento: si tratta di un puntare i piedi volendo mantenere a tutti i costi una differenziazione, in un’epoca votata alla mescolanza. Quando questo si proietta su migliaia di individui, cognitivamente e/o culturalmente deboli, si trasforma in un’arma di distruzione di massa che fa della mente uno strumento più pericoloso dei proiettili: convincere milioni di persone che un’elezione è stata truccata ha la stessa radice sociale del convincere milioni di persone che il cancro si curi con il bicarbonato e il limone, che i lager nazisti siano un’invenzione o che la fine del mondo dovesse arrivare nel 2012. E di fronte a questo, perfino la bomba atomica perde di virulenza, a confronto.</p>
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		<title>Democrazia contro autoritarismo: che anno sarà il 2023</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/democrazia-contro-autoritarismo-che-anno-sara-il-2023.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jan 2023 15:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia illiberale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1409" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230101170158872_117d68529ac6a891a41ab2f90c209c7b-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230101170158872_117d68529ac6a891a41ab2f90c209c7b-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230101170158872_117d68529ac6a891a41ab2f90c209c7b-300x220.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230101170158872_117d68529ac6a891a41ab2f90c209c7b-1024x751.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230101170158872_117d68529ac6a891a41ab2f90c209c7b-768x564.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230101170158872_117d68529ac6a891a41ab2f90c209c7b-1536x1127.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230101170158872_117d68529ac6a891a41ab2f90c209c7b-2048x1503.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il confronto tra Cina e Stati Uniti, ovvero i rappresentanti principali di due sistemi politici tra loro agli antipodi e in competizione. L’eterna sfida tra la democrazia e l’autoritarismo, con in mezzo l’emergere di un fenomeno sociale relativamente recente, e cioè quello della democratura. E ancora: la presenza di tanti altri modelli ibridi, pronti a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/democrazia-contro-autoritarismo-che-anno-sara-il-2023.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1409" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230101170158872_117d68529ac6a891a41ab2f90c209c7b-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230101170158872_117d68529ac6a891a41ab2f90c209c7b-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230101170158872_117d68529ac6a891a41ab2f90c209c7b-300x220.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230101170158872_117d68529ac6a891a41ab2f90c209c7b-1024x751.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230101170158872_117d68529ac6a891a41ab2f90c209c7b-768x564.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230101170158872_117d68529ac6a891a41ab2f90c209c7b-1536x1127.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20230101170158872_117d68529ac6a891a41ab2f90c209c7b-2048x1503.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il confronto tra <strong>Cina </strong>e <strong>Stati Uniti</strong>, ovvero i rappresentanti principali di due sistemi politici tra loro agli antipodi e in competizione. L’eterna sfida tra la <strong>democrazia </strong>e l’<strong>autoritarismo</strong>, con in mezzo l’emergere di un fenomeno sociale relativamente recente, e cioè quello della <strong>democratura</strong>. E ancora: la presenza di tanti altri <strong>modelli ibridi</strong>, pronti a ritagliarsi spazi di manovra sempre più grandi in mezzo alle mille incertezze dei governi democratici, e l’ingresso in scena di leader forti, apparentemente apprezzati dall’elettorato, almeno in un primo momento. Queste sono soltanto alcune delle sfide che caratterizzeranno il <strong>2023</strong>, l’ennesimo anno spartiacque che costringerà il mondo a ridefinire concetti che, soltanto fino a pochi decenni prima, sembravano immutabili. </p>



<p>La <strong>pandemia </strong>ha contribuito a mescolare le carte sul tavolo, costringendo ciascun governo, in nome di un’emergenza senza precedenti, a partorire modelli e ricette anti Covid più o meno liberali, e scatenando conseguenti polemiche non ancora del tutto assorbite. Ci sono, poi, innumerevoli tematiche che spingono – e continueranno a spingere &#8211; i Paesi a fornire determinate risposte ai propri cittadini. Pensiamo al fenomeno migratorio, alla criminalità e alle crisi economiche: non sempre le democrazie hanno oggettivamente prevalso, in termini di efficacia, in un ipotetico confronto con altri sistemi politici. </p>



<p>Tutto questo, oltre ad alimentare infiniti dibattiti sulle &#8220;democrazie in declino&#8221;, sulle democrazie a corto di idee e incapaci di offrire risposte concrete ai nuovi problemi dei cittadini, ha reso indirettamente le autocrazie sempre più attraenti. Trovandoci in una <strong>Guerra Fredda 2.0</strong>, le propagande incrociate dei due blocchi hanno fatto il resto, confondendo ulteriormente la già fin troppo disorientata platea elettorale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trasformazioni in corso</h2>



<p>L&#8217;Istituto internazionale per la democrazia e l&#8217;assistenza elettorale (IDEA) ha realizzato un report intitolato <em>Global State of Democracy 2022</em>. Il documento ha acceso i riflettori su un fatto particolarmente emblematico: il numero di Paesi con la più grave <strong>erosione democratica</strong> è al suo apice, e comprende persino democrazie consolidate come l&#8217;India e gli Stati Uniti. </p>



<p>Il think tank con sede a Stoccolma ha rilevato potenziali <strong>trasformazioni politiche</strong> in nazioni che, solitamente, hanno sempre navigato su standard democratici di livello medio-alti. In altre parole, in tutto il mondo sempre più Paesi si starebbero muovendo verso l’autoritarismo, mentre la democrazia allo stesso tempo sarebbe in erosione. </p>



<p>IDEA ha fatto presente che metà delle democrazie del mondo sono in uno stato di declino a causa del peggioramento delle libertà civili e dello stato di diritto. Il progressivo declino democratico rischia quindi di consolidarsi anche nel 2023. Soprattutto nelle <strong>regioni più fragili</strong>, dove le conseguenze della pandemia di Covid-19, della guerra tra Russia e Ucraina, dell’aumento del costo della vita, del cambiamento climatico e di una probabile, incombente, recessione globale si faranno sentire in maniera evidente. </p>



<p>L’<em>Economist</em> aveva precedentemente lanciato l&#8217;allarme nell&#8217;ultima edizione del&nbsp;<a href="https://archive.ph/o/FJfMU/https:/www.eiu.com/n/campaigns/democracy-index-2021/?utm_source=economist&amp;utm_medium=daily_chart&amp;utm_campaign=democracy-index-2021" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Democracy Index</a>&nbsp;del 2021.&nbsp;Il sondaggio annuale, che valuta lo stato della democrazia in 167 Paesi sulla base di cinque misure (processo elettorale e pluralismo, funzionamento del governo, partecipazione politica, cultura politica democratica e libertà civili), ha rilevato che più di un terzo della popolazione mondiale vive sotto un regime autoritario e che solo il 6,4% gode di una democrazia completa.&nbsp;</p>



<p>Il punteggio globale, inoltre, è sceso da 5,37 a un nuovo minimo di 5,28 su dieci.&nbsp;L&#8217;unico calo equivalente dal 2006 è stato nel 2010 dopo la crisi finanziaria globale. I <strong>Paesi nordici</strong> continuano a dominare la vetta della classifica, a conferma della forza delle loro democrazie. Tre Paesi asiatici sono fanalini di coda: la Corea del Nord è stata scalzata per la prima volta dal fondo della classifica dal colpo di Stato in Myanmar e dal&nbsp;ritorno dei talebani&nbsp;in Afghanistan.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il confronto tra Cina e Stati Uniti</h2>



<p>Il declino della democrazia globale include l&#8217;indebolimento dei risultati elettorali credibili, le restrizioni alle libertà e ai diritti online, la disillusione giovanile nei confronti dei partiti politici, nonché leader fuori dal mondo e una corruzione intrattabile. </p>



<p>In ogni caso, nel 2023 sarà interessante capire come si svilupperà il duello tra Cina e Stati Uniti. Oltre la Muraglia,<strong> Xi Jinping</strong> ha appena consolidato il suo potere, ottenendo un inedito terzo mandato da segretario del Partito Comunista Cinese, in attesa di blindare anche la presidenza della Repubblica Popolare Cinese. Le recenti proteste della popolazione contro le severe norme anti Covid non sembrerebbero aver scalfito il potere cinese. Neppure il rallentamento economico del Dragone appare, al momento, una minaccia in grado di far vacillare Xi. Tuttavia, a maggior ragione dopo tre anni di chiusura totale, la società cinese è sempre più simile ad una <strong>pentola a pressione</strong>. </p>



<p>Negli Stati Uniti, invece,<strong> Joe Biden</strong> ha limitato i danni alle ultime Midterm ma deve fare i conti con le solite contraddizioni interne che minacciano il tessuto sociale dell’America più profonda: disuguaglianza, razzismo, violenza. L’assalto a Capitol Hill sembra essere alle spalle ma il 2023 potrebbe rivelarsi l’anno della verità nel testa a testa con Pechino.&nbsp;</p>
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		<title>La sfiducia nelle democrazie: &#8220;noi&#8221; contro &#8220;loro&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/la-sfiducia-nelle-democrazie-noi-contro-loro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Isabel Demetz]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2022 09:46:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="902" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Bandiere-Nato-La-Presse-e1577121825670.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Nato" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Bandiere-Nato-La-Presse-e1577121825670.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Bandiere-Nato-La-Presse-e1577121825670-300x141.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Bandiere-Nato-La-Presse-e1577121825670-768x361.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Bandiere-Nato-La-Presse-e1577121825670-1024x481.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 70% della popolazione mondiale vive in un regime autocratico. In media, il livello di democrazia di cui gode un cittadino è ai livelli del 1989. Gli Stati che stanno vivendo un deterioramento della democrazia sono 35, dieci anni fa erano solamente cinque. Lo stesso numero vale per gli Stati in cui la libertà di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/la-sfiducia-nelle-democrazie-noi-contro-loro.html">[...]</a></p>
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<p>Il 70% della popolazione mondiale vive in un <strong>regime autocratico</strong>. In media, il livello di democrazia di cui gode un cittadino è ai livelli del <strong>1989</strong>. Gli Stati che stanno vivendo un deterioramento della democrazia sono 35, dieci anni fa erano solamente cinque. Lo stesso numero vale per gli Stati in cui la libertà di stampa viene limitata. E la fiducia nelle democrazie che ancora (r)esistono sta <strong>diminuendo</strong>.</p>



<p>È questa l’immagine che risulta dal <a href="https://www.v-dem.net/publications/democracy-reports/"><em>Democracy Report</em> <em>2022</em> dell’Istituto <em>V-Dem</em></a> e dal <a href="https://www.economist.com/graphic-detail/2022/02/09/a-new-low-for-global-democracy"><em>Democracy Index</em> <em>2021 </em>dell’<em>Economist Intelligence Unit </em>(Eiu)</a>: una democrazia agli <strong>stremi</strong>, regimi democratici deboli che vengono infiltrati da tendenze autocratiche e democrazie storicamente forti che vedono la fiducia da parte delle loro popolazioni in calo.</p>



<p>La pandemia di Covid-19 è servita da <strong>catalizzatore</strong> a delle tendenze già presenti nell’ecosistema, che sono perlopiù il risultato di un susseguirsi di eventi importanti e destabilizzanti, quali per esempio crisi economiche, politiche e sociali e la pandemia Covid-19, che si sono unite a una predisposizione critica di alcuni cittadini.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come spiegare queste tendenze</h2>



<p>Bisogna partire da alcuni presupposti: le persone si fidano di meno di un governo formato da un partito che non hanno votato o che non rappresenta la loro posizione politica. Altrettanto è da osservare che laddove siano in atto delle crisi, di qualunque genere, le persone tendono ad attribuirne la <strong>responsabilità</strong> al governo. L’effetto di “rally ‘round the flag”, dove in caso di crisi improvvise le persone si riuniscono intorno alla propria “bandiera”, perde di impulso dopo un po&#8217; e se la crisi proseguirà, il risultato sarà molto probabilmente un rinnovato calo della fiducia. Inoltre, la fiducia è maggiore nelle istituzioni e minore in quelle che sono figure politiche e partiti, specialmente laddove la popolazione ha l’impressione che questi attori cerchino solo di perseguire i propri interessi.</p>



<p>In un sistema internazionale liberale, in cui il flusso dei mercati e dell&#8217;informazione è ininterrotto, può succedere che le persone abbiano l&#8217;impressione di perdere il senso di controllo di ciò che li succede attorno e che si sentano attori passivi di un sistema. Il bisogno innato di ordine rischia così di portare a una nuova identificazione di quello che è il &#8220;<strong>noi</strong>&#8221; e il &#8220;<strong>loro</strong>&#8220;, ovvero di quello che è il confine tra una comunità con un&#8217;identità condivisa e di quello che è estraneo. La <strong>polarizzazione</strong>, in questo senso, viene accelerata, almeno in parte, dall’uso di internet: durante la pandemia il web è diventato punto di approdo, ancora di più di quanto non lo fosse già, per informarsi e mantenere un minimo di contatti sociali. È qui che si fanno largo due fenomeni associati all&#8217;attività sul web: le <em>filter bubbles</em> e gli <em>echo chambers</em>. Il primo fenomeno delinea come ogni individuo di internet si trovi all’interno di una bolla che filtra il contenuto al quale viene esposto un utente, in base ad algoritmi che analizzano i suoi interessi e le sue preferenze. Le camere d’eco sono invece tipiche dei siti di social media, dove persone con interessi simili si ritrovano inserite in &#8220;stanze&#8221; virtuali a discutere delle loro idee e opinioni.</p>



<p>Viene naturale la ricerca di contatti con persone che abbiano opinioni simili alle proprie, comportamento noto come bias di conferma, un bias cognitivo per il quale le persone tendono naturalmente a rimanere dentro ambiti e discussioni che confermano le loro convinzioni pre-acquisite. I fenomeni appena descritti risultano però “pericolosi” in quanto tendono ad isolare la persona da opinioni e informazioni diverse dalle proprie, “<strong>chiudendo</strong>” per così dire la stanza da quello che può essere uno scambio di informazioni costruttivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La rivolta americana</h2>



<p>Prendiamo l’esempio dell’<a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/scontro-capitol-hill-anno.html">insurrezione della destra americana del 6 gennaio 2021</a> in cui un gruppo di manifestanti ha invaso le strade di Washington D.C. e preso d’assalto il Campidoglio, sede del Congresso americano che in quel momento stava procedendo alla formalizzazione della nomina a presidente degli Stati Uniti di <strong>Joe Biden</strong>. Gli insorgenti hanno richiesto l’annullamento delle elezioni “fraudolente” che avevano eletto Biden come successore di <strong>Donald J. Trump</strong>, inneggiando a Trump e utilizzando slogan come “<em>Stop the steal</em> – Fermate il furto.”</p>



<p>Questo atto di terrorismo interno, come è stato definito successivamente dall’Fbi, è stato l’apice di un processo iniziato anni dapprima e consolidatosi durante, e in parte anche grazie a, la presidenza Trump. Il presidente ha fatto infatti poco per mitigare la divisione sociale che si è stagliata in modo sempre più netto durante il suo mandato e anzi, ha appoggiato posizioni pericolose e radicali quali ad esempio quelle del gruppo <strong>QAnon</strong>, movimento di estrema destra americano.</p>



<p>L&#8217;orientamento apparentemente estremista di alcuni sostenitori di Trump non è però un fenomeno tanto circoscritto quanto si sperava inizialmente. In una delle ultime pubblicazioni documentarie rilasciate in adempimento al Foia (<em>Freedom of Information Act</em>), l’Fbi ha <a href="https://vault.fbi.gov/united-states-capitol-violence-and-related-events-of-january-6-2021/united-states-capitol-violence-and-related-events-of-january-6-2021-part-16/view">pubblicato una mail</a>, rivolta a <strong>Paul Abbate</strong>, attuale vicedirettore dell’Fbi, datata 13 gennaio 2021, nella quale viene fatta presente l’esistenza di un numero non specificato di <strong>simpatizzanti</strong> delle insurrezioni del 6 gennaio facenti parte dell’Fbi e delle forze dell’ordine. Si legge ad esempio: “ho parlato con molti agenti afroamericani che hanno declinato offerte di entrare a fare parte dello Swat, perché non convinti del fatto che ogni singolo membro del loro team li proteggerebbe durante un attacco armato.”</p>



<p>Il risultato delle elezioni di metà mandato non ha però portato la &#8220;Red Wave&#8221;, l&#8217;ondata dei repubblicani, tanto prevista. Anzi, secondo il <a href="https://www.nytimes.com/2022/11/09/us/politics/biden-midterms-republicans.html">New York Times</a>, si tratta di uno dei risultati migliori degli ultimi due decenni. Ma la candidatura per le elezioni presidenziali del 2024 da parte di Trump incontra una posizione dura di Biden, che lo identifica sempre ancora come la minaccia più grave per la democrazia statunitense.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caso italiano</h2>



<p>Uno degli strumenti utilizzati per misurare il grado della fiducia nella democrazia è l’<strong>affluenza</strong> al voto. L’Italia quest’anno ha toccato il minimo storico, con un’affluenza del 63,9%. Dato poco sorprendente, se vediamo che secondo l’Istat solo il 37% degli italiani attribuisce un alto grado di fiducia al governo nazionale e solo un quinto dei cittadini ne attribuisce ai partiti.</p>



<p>Sarebbe riduttivo attribuire la diminuzione della fiducia a fenomeni di clusterizzazione online, lo sgretolamento della fiducia nella democrazia e nelle sue istituzioni è anche una risposta alla <strong>mancanza di valori</strong>: la globalizzazione e la susseguente interconnessione delle democrazie (principalmente occidentali) sta avendo un effetto lesivo sull&#8217;identificazione di valori politici nazionali dei loro cittadini. Il disorientamento causato dalla contaminazione di più obiettivi, bisogni e interessi, può spingere le persone verso un sentimento di maggiore confusione e quindi minore fiducia, o anche verso ideologie più estreme perché detentrici di valori più forti e chiari. Per analizzare un fenomeno che non richiami l’adesione a gruppi estremisti quali ad esempio The Base o QAnon, che comunque rappresentano un fenomeno circoscritto, basta osservare l’orientamento di destra che stanno prendendo molti governi dell&#8217;Europa occidentale. Uno spostamento da parte dell’elettorato verso posizioni che mettono in risalto valori <strong>nazionalisti</strong> è, in fondo, una delle prime reazioni a periodi di crisi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le implicazioni di un mondo aperto e vulnerabile</h2>



<p>Alle persone si sta stagliando davanti un mondo in cui le decisioni politiche vengono prese all’interno di flussi globalizzati, percepite come scelte fatte per arricchire pochi invece che molti, ma i cui risultati, negativi e positivi, ricadono su tutti. Questo sentimento è fortemente presente nei paesi in cui l’infiltrazione di pratiche di corruzione è alta e fa sì che si rinforzi l’idea di un “noi”, individuato in questo caso nella popolazione, contrapposto a un “loro”, identificato con chi governa, come è successo ad esempio in <strong>Libano</strong>.</p>



<p>Delocalizzazione della produzione, disastri ambientali, pandemie avvertite in ritardo, crisi economiche come quella causata dal governo di <strong>Liz Truss</strong>, fanno sì che lo scontento all’interno della popolazione cresca e lasci spazio a dubbi e rancori, rivolti soprattutto verso il governo in carica. In paesi di antica democratizzazione questi malumori si risolvono solitamente entro i <strong>dibattiti pubblici</strong>, ma nei paesi più deboli, economicamente e politicamente, si infiltrano facilmente pratiche che aprono a prese di potere <strong>autoritario</strong>. La pandemia ha funto da benzina sul fuoco per alcuni di questi Stati, un esempio eclatante è il Myanmar.</p>



<p>Ciononostante, i paesi con le democrazie apparentemente più forti non possono cullarsi in sicurezza. “Se determinati comportamenti, attuati da uno Stato, non vengono sanzionati, verranno normalizzati e da lì si <strong>diffonderanno</strong> ad altri,” ha avvertito <strong>Edward Snowden</strong>, parlando della Cina durante un’intervista a Vice nel 2020. Analizzando l&#8217;introduzione di misure volte a controllare la diffusione della pandemia Covid-19 in Cina, adottate però anche ad esempio in Corea del Sud e in Giappone, è arrivato alla conclusione che potrebbero trasformarsi facilmente in strumenti di oppressione. Snowden ha sfiorato il tema della fragilità delle democrazie, che proprio per la loro natura di luogo aperto a molteplici opinioni, sono più facilmente infiltrate dall’esterno, anche da influssi autoritari.</p>
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		<title>L&#8217;errore di Biden sul fronte democratico: così vincono le autocrazie</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lerrore-di-biden-sul-fronte-democratico-cosi-vincono-le-autocrazie.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2022 15:07:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[politica americana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_2022072211493973_cfae409b4c5d49619cfd17db59f81748-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_2022072211493973_cfae409b4c5d49619cfd17db59f81748-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_2022072211493973_cfae409b4c5d49619cfd17db59f81748-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_2022072211493973_cfae409b4c5d49619cfd17db59f81748-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_2022072211493973_cfae409b4c5d49619cfd17db59f81748-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_2022072211493973_cfae409b4c5d49619cfd17db59f81748-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_2022072211493973_cfae409b4c5d49619cfd17db59f81748-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Uno dei più ambiziosi progetti della presidenza Biden, il Summit per la democrazia, è già morto. Nato vecchio, tanto opportunistico quanto anacronistico, l&#8217;anelito di riproporre la reaganiana lotta del Bene – rappresentato dagli Stati Uniti, Impero della Libertà e Città sulla collina – contro il Male – ieri identificato nell&#8217;Unione Sovietica e oggi dal revisionismo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lerrore-di-biden-sul-fronte-democratico-cosi-vincono-le-autocrazie.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lerrore-di-biden-sul-fronte-democratico-cosi-vincono-le-autocrazie.html">L&#8217;errore di Biden sul fronte democratico: così vincono le autocrazie</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Che non si trattasse di un&#8217;iniziativa guidata da superiori propositi etico-morali, essendo dettata da una specifica agenda politica – il rinsaldamento della Comunità euroatlantica da una parte, l&#8217;isolamento dell&#8217;asse Mosca-Pechino dall&#8217;altra –, lo si era già capito al momento della pubblicazione della lista degli invitati (e degli esclusi) al Summit: Ungheria no, Serbia sì, Russia no, Ucraina sì, Arabia Saudita no, Pakistan sì.</p>
<p>L&#8217;elenco degli invitati al Summit per la Democrazia era stato elaborato più assecondando la convenienza politica che la voce della coscienza. Un destino già scritto o, perlomeno, intuibile. L&#8217;Ungheria esclusa perché centrale elettrica dell&#8217;internazionale conservatrice, la Serbia inserita perché da allontanare da Russia e Cina. L&#8217;Ucraina dentro soltanto per una questione di etichetta, cioè per cementarne lo status di nuovo membro dell&#8217;Occidente, <a href="https://it.insideover.com/politica/ucraina-e-russia-quando-la-democrazia-e-un-optional.html">anche perché ritenuta un regime ibrido da Freedom House e il paese più corrotto d&#8217;Europa da Transparency International</a>. Il Pakistan chiamato perché da ravvicinare nell&#8217;ottica della ritirata dall&#8217;Afghanistan e del contenimento della Cina, l&#8217;Arabia Saudita estromessa più a causa dello scandalo Khashoggi che per il supporto al terrorismo internazionale.</p>
<p>Gli inviti a convenienza avevano trasformato il Summit per la democrazia nel festival dell&#8217;ipocrisia, deturpando più che migliorando la credibilità dell&#8217;agenda estera bideniana, ma è stata la guerra in Ucraina a dare il colpo di grazia al progetto. Bivio al quale le democrazie occidentali hanno risposto preferendo la realpolitik all&#8217;idealismo.</p>
<h2>Una causa persa in partenza</h2>
<div class="kvgmc6g5 cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q">
<p dir="auto">La battaglia dell&#8217;amministrazione Biden contro le autocrazie, i piccoli imperi del male del XXI secolo, aveva poche speranze di successo in partenza, numeri alla mano, ma è stata affossata definitivamente dalla guerra in Ucraina e da tutto ciò che essa ha comportato. Un duro colpo per l&#8217;immagine di Joe Biden e del suo partito, da tempo in caduta libera, di cui si potranno comprendere i danni alle mid term in dirittura d&#8217;arrivo.</p>
<p dir="auto">Biden, un seguace dell&#8217;internazionalismo liberale, aveva sottovalutato l&#8217;importanza dei numeri e la dura realtà del sistema internazionale, che col progredire della guerra in Ucraina hanno imposto all&#8217;Occidente un bagno freddo di realpolitik. I numeri, illustrati dal Democracy Index del 2021, indicano che le democrazie non costituiscono che un&#8217;esigua minoranza nel mondo – 21 su 167 stati considerati – e, per di più, quelle imperfette sono il doppio di quelle pure – 53.</p>
<p dir="auto">Paradossalmente, sempre secondo il DI21, gli Stati Uniti, organizzatori del Summit per la Democrazia, hanno cessato di essere una democrazia compiuta per entrare a far parte delle democrazie imperfette. Spiegato altrimenti: chi vorrebbe rivitalizzare (e ri-esportare nel mondo) la democrazia presenta, da tempo, dei problemi di democraticità al suo interno.</p>
<p dir="auto">Il resto del mondo, quel classico <em>the Rest</em> ignorato e misinterpretato dal <em>the West</em>, risulta invece popolato da regimi ibridi – 34 – e autoritari –59. Numeri al ribasso, chiaramente, dato che nel DI21 non sono stati calcolati gli indici di democraticità di realtà grigie come Sahara occidentale, Somalia, Sud Sudan et similia. 21 stati contro 93. O 74 contro 93. O 21 contro 146. A seconda di come si preferisca considerare le democrazie imperfette, delle quali fanno parte anche gli Stati Uniti, e cioè se alleate delle pure o meno.</p>
<h2 dir="auto">Il fattore Ucraina</h2>
</div>
<div class="cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql o9v6fnle ii04i59q">
<p dir="auto">Non è (soltanto) per una questione di numeri che Biden ha perduto questa battaglia, lanciata solo l&#8217;anno scorso con il Summit per la Democrazia, che era nata vecchia. È per una questione di tatto, di mancanza di senso del reale, scoperchiata nella sua interezza dalla guerra in Ucraina.</p>
<p dir="auto">In Ucraina, teatro di una guerra senza limiti che ha investito l&#8217;intero sistema internazionale, l&#8217;Occidente ha scoperto di essere una minoranza (molto) meno capace rispetto al passato di influire sulla maggioranza. Come le difficoltà riscontrate nell&#8217;allargamento della guerra economica totale alla Russia, che l&#8217;asse euroamericano avrebbe voluto allargare a Brasile, India e altri, hanno ben dimostrato.</p>
<p dir="auto">Ma c&#8217;è di più. Perché le democrazie, per rispondere al ritorno di fiamma della guerra in Ucraina – caroenergia, crisi alimentare, inflazione –, hanno dovuto rivolgersi proprio ai regimi ibridi e autoritari, alcuni dei quali ripudiati (e combattuti) in passato, a volte per ragioni di diplomazia e altre volte per motivi di approvvigionamento.</p>
<p dir="auto">In Italia, ad esempio, Mario Draghi ha sepolto l&#8217;ascia di guerra con Recep Tayyip Erdoğan, dopo averlo definito un dittatore l&#8217;anno scorso, e si è recato in Turchia per porgergli delle scuse informali. Perché si scrive Anatolia, ma si legge TAP, Libia e Mediterraneo.</p>
<p dir="auto">Svezia e Finlandia, i modelli di riferimento di ogni liberal-democrazia, sono scese a patti con la Turchia, con la quale hanno stretto un compromesso dal lato morale piuttosto pronunciato – vendita dei curdi e fine dell&#8217;embargo alla vendita di armi all&#8217;esercito turco – in cambio dello scioglimento del veto al loro ingresso nella NATO.</p>
<p dir="auto">Gli Stati Uniti, infine, hanno ripristinato le relazioni bilaterali con l&#8217;Arabia Saudita – dopo che Biden aveva promesso che l&#8217;avrebbe resa un paria internazionale per via del caso Khashoggi – nel nome dell&#8217;interesse energetico. E hanno dato semaforo verde a quei soci europei, come l&#8217;Italia, che invocavano una fine della stretta su Iran e Venezuela. Juan Guaidó sacrificato sull&#8217;altare della realpolitik.</p>
</div>
<h2 class="cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql o9v6fnle ii04i59q">Momento unipolare contro transizione multipolare</h2>
<div class="cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql o9v6fnle ii04i59q">
<p dir="auto">La battaglia tra democrazie e autocrazie è perduta, non ha mai avuto possibilità di successo, ma questo non vuol dire che verrà abbandonata. Perché trattasi di una battaglia in grado di ammaliare gli elettorati più sensibili al tema dei diritti. Perché parte del più ampio disegno con cui gli Stati Uniti porteranno avanti la loro lotta a Russia e Cina, cercando di trascinare l&#8217;Alleato europeo al loro seguito.</p>
<p dir="auto">Il regime sanzionatorio alla Russia, ad esempio, persegue un fine politico – il disaccoppiamento di Unione Europea e Russia teleguidato dagli Stati Uniti – utilizzando un pretesto morale: disinvestimenti e penalità di vario tipo in reazione all&#8217;aggressione subita dall&#8217;Ucraina. E anche l&#8217;altra guerra fredda, quella sino-americana, ha una componente etica: rilocalizzazioni e sanzioni come risposta agli accadimenti tra Xinjiang, Tibet e Hong Kong.</p>
<p dir="auto">La guerra alle autocrazie è naufragata perché poggiante su un doppiopesismo insostenibile, che eleva alcuni conflitti e ne ignora altri, e ingiustificabile, perché distinguente implicitamente tra morti di serie A e di serie B. Doppiopesismo che porta acqua al mulino dei detrattori dell&#8217;Occidente, i quali, non a caso, ne enfatizzano i limiti e ne denunciano le contraddizioni allo scopo di magnetizzare il consenso di indecisi e non allineati.</p>
<p dir="auto">La guerra alle autocrazie è naufragata perché poggiante su quello che papa Francesco ha definito il &#8220;formato Cappuccetto rosso&#8221;, veicolo di un ritratto ingannevole del mondo, dipinto in bianco e nero, sebbene sia, in realtà, un&#8217;enorme sfumatura di grigio. È naufragata perché Biden avrebbe dovuto ammetterlo sin dal principio, confidando nella ricompensa dell&#8217;onestà, che non è mai stata una questione di Democrazia contro Autocrazia, ma di Momento unipolare contro Transizione multipolare.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lerrore-di-biden-sul-fronte-democratico-cosi-vincono-le-autocrazie.html">L&#8217;errore di Biden sul fronte democratico: così vincono le autocrazie</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La democrazia occidentale è in crisi?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-democrazia-occidentale-e-in-crisi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jul 2022 06:08:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[occidente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_2022070917095948_c63f2c88f7f506d149bb01debeae1cdb-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_2022070917095948_c63f2c88f7f506d149bb01debeae1cdb-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_2022070917095948_c63f2c88f7f506d149bb01debeae1cdb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_2022070917095948_c63f2c88f7f506d149bb01debeae1cdb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_2022070917095948_c63f2c88f7f506d149bb01debeae1cdb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_2022070917095948_c63f2c88f7f506d149bb01debeae1cdb-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_2022070917095948_c63f2c88f7f506d149bb01debeae1cdb-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La fragilità dei governi democratici inizia a essere un problema endemico dell&#8217;Occidente? La domanda inizia a farsi più insistente alla luce della situazione nella maggior parte dei Paesi del blocco euro-atlantico in cui sembra essere ormai scontato un perdurante stallo degli esecutivi. Le dimissioni di Boris Johnson nel Regno Unito erano state le ultime, clamorose, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-democrazia-occidentale-e-in-crisi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_2022070917095948_c63f2c88f7f506d149bb01debeae1cdb-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_2022070917095948_c63f2c88f7f506d149bb01debeae1cdb-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_2022070917095948_c63f2c88f7f506d149bb01debeae1cdb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_2022070917095948_c63f2c88f7f506d149bb01debeae1cdb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_2022070917095948_c63f2c88f7f506d149bb01debeae1cdb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_2022070917095948_c63f2c88f7f506d149bb01debeae1cdb-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_2022070917095948_c63f2c88f7f506d149bb01debeae1cdb-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La fragilità dei governi democratici inizia a essere un problema endemico dell&#8217;<strong>Occidente</strong>? La domanda inizia a farsi più insistente alla luce della situazione nella maggior parte dei Paesi del blocco euro-atlantico in cui sembra essere ormai scontato un perdurante stallo degli esecutivi.</p>
<p>Le dimissioni di <strong>Boris Johnson</strong> nel Regno Unito erano state le ultime, clamorose, evoluzioni di un Paese che è considerato la culla del costituzionalismo. Ma gli ultimi mesi hanno in realtà consegnato una generale immagine di crisi che ha coinvolti diversi Stati. Poi è arrivato il turno dell&#8217;<strong>Italia</strong>, che nella condizione anomala di un esecutivo nato dall&#8217;emergenza, con una larga maggioranza, ha assistito a un&#8217;improvvisa accelerazione verso la crisi di governo dopo la scelta del Movimento 5 Stelle di dissentire dalla linea del presidente del Consiglio, Mario Draghi.</p>
<p>Prima ancora era stata la <strong>Francia</strong>, per molti osservatori vista come una garanzia di decisionismo data dall&#8217;ordinamento da monarchia repubblicana, che vede oggi un Emmanuel Macron debole e senza una maggioranza stabile e politicamente omogenea. Non va meglio a <strong>Olaf Scholz</strong>, cancelliere che già scontava il fatto di arrivare dopo Angela Merkel, e che si trova a dovere fare i conti con un insieme di partiti diversi e che rappresentano istanze completamente divergenti su temi importanti che vanno dall&#8217;energia alle finanze fino alla politica internazionale. Infine la Spagna, che a questo punto ha uno degli esecutivi più longevi d&#8217;Europa, ha un primo ministro, Pedro Sanchez, che fonda la sua leadership su partiti piccoli che spesso si sono posti in contrasto con l&#8217;ordinamento costituzionale, in particolare i secessionisti.</p>
<p>Le cose non vanno bene nemmeno per uno dei maggiori alleati del blocco euro-atlantico in Medio Oriente, <strong>Israele</strong>, che addirittura si avvicina a nuove elezioni con il rischio di essere ormai in uno stato di perenne crisi di governi e campagne elettorali.</p>
<p>L&#8217;immagine che scaturisce da questo breve elenco di Paesi suggerisce che l&#8217;Occidente vive una profonda crisi esistenziale. Il suo pilastro più grande, la democrazia parlamentare, appare in crisi. E questo non può essere considerato un tema secondario. In molti pensavano che il problema fossero i leader, chi troppo populista chi troppo moderato o poco carismatico. Ma a questo punto sembra difficile che sia solo la leadership il nodo da sciogliere, visto che ci troviamo di fronte a capi di governo o di Stato molto diversi tra loro per origine, metodi di elezioni o caratteristiche personali. Il problema dunque è endemico. E lo dimostra il fatto che anche gli <strong>Stati Uniti</strong>, che di questo blocco sono il vertice, vivono ormai un rapporto estremamente difficile con i risultati delle scelte democratiche, quasi in una forma di guerra civile continua o, nella migliore delle ipotesi, di una feroce polarizzazione. Donald Trump era accusato di essere un presidente nefasto, il peggiore della storia americana. <strong>Joe Biden</strong>, che di Trump è l&#8217;esatto opposto quanto a carisma e scelte politiche, non riesce a uscire da una condizione di fragilità e si appresta a una probabile sconfitta nelle elezioni di medio termine.</p>
<p>Di fronte a questo scenario, ci si trova davanti a due paradossi. Il primo è che gli unici governi del blocco occidentale ritenuti tendenzialmente stabili e senza particolari sbandamenti sono quelli dell&#8217;<strong>Europa orientale</strong>. Governi in larga parte euroscettici, molto più atlantisti che europeisti, netti nelle loro scelte di politica estera e oggi unici in grado di esprimere in modo chiaro una linea comune anche come blocco. L&#8217;Ungheria di Viktor Orban è un&#8217;eccezione quanto al rapporto con la Russia, ma in generale Budapest dimostra di avere le idee chiare sul molti fronti.</p>
<p>L&#8217;altro paradosso è che la coerenza politica e la stabilità di governo iniziano a essere drammaticamente appannaggio di Paesi ritenuti estranei al blocco occidentale o che ne vivono ai suoi confini. Potenze o anche superpotenze che sono le uniche forze stabili in un mondo che appare in continua ricerca di soluzione al <strong>caos</strong>. Sono i partner al di là dell&#8217;Occidente a essere considerati i punti fermi di questo mondo. Paesi come l&#8217;India, la Turchia, la stessa Russia, la Cina e altri Stati mediorientali e nordafricani sono considerati interlocutori privilegiati del sistema occidentale, chi anche come membro (la Turchia), chi come rivale. In ogni caso tutti protagonisti assoluti della politica mondiale. Eppure nessuna di queste viene ritenuto membro effettivo dal circuito liberale internazionale o più concretamente di quel <strong>&#8220;blocco delle democrazie&#8221; </strong>ideato dallo stesso Biden. Un problema che non va sottovalutato nel momento in cui le relazioni internazionali vivono una situazione di forte caos e, prendendo <a href="https://www.ilfoglio.it/societa/2018/06/15/news/la-giungla-che-ricresce-200608/">le parole di Robert Kagan</a> (non a caso autore <a href="https://www.ilmessaggero.it/video/draghi_cita_kagan_giungla_storia_tornata_in_pericolo_giardino_di_pace_in_cui_pensavamo_di_abitare-6535270.html">citato in parlamento proprio da Draghi</a>), &#8220;l’ordine mondiale liberale in cui viviamo dal 1945 [&#8230;] non sta tanto bene&#8221;.</p>
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		<title>Ucraina e Russia, quando la democrazia è un optional</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ucraina-e-russia-quando-la-democrazia-e-un-optional.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Mar 2022 06:22:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia illiberale]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina nella NATO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320183314643_b44a7ad157015c8495df8c2e324a755d-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320183314643_b44a7ad157015c8495df8c2e324a755d-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320183314643_b44a7ad157015c8495df8c2e324a755d-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320183314643_b44a7ad157015c8495df8c2e324a755d-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320183314643_b44a7ad157015c8495df8c2e324a755d-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320183314643_b44a7ad157015c8495df8c2e324a755d-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320183314643_b44a7ad157015c8495df8c2e324a755d-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Ucraina si sta consumando un nuovo capitolo di quella che papa Francesco aveva ribattezzato la &#8220;terza guerra mondiale a pezzi&#8221; nel 2014. Per i giornalisti è la guerra fredda 2.0, mentre per gli addetti ai lavori è la competizione tra grandi potenze, ma la sostanza è una e identica in ognuno dei tre casi: &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ucraina-e-russia-quando-la-democrazia-e-un-optional.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ucraina-e-russia-quando-la-democrazia-e-un-optional.html">Ucraina e Russia, quando la democrazia è un optional</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320183314643_b44a7ad157015c8495df8c2e324a755d-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320183314643_b44a7ad157015c8495df8c2e324a755d-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320183314643_b44a7ad157015c8495df8c2e324a755d-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320183314643_b44a7ad157015c8495df8c2e324a755d-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320183314643_b44a7ad157015c8495df8c2e324a755d-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320183314643_b44a7ad157015c8495df8c2e324a755d-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320183314643_b44a7ad157015c8495df8c2e324a755d-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>In <strong>Ucraina</strong> si sta consumando un nuovo capitolo di quella che<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/francesco-il-papa-venuto-dalla-periferia-che-sogna-il-multipolarismo.html"> papa Francesco </a>aveva ribattezzato la &#8220;terza guerra mondiale a pezzi&#8221; nel 2014. Per i giornalisti è la guerra fredda 2.0, mentre per gli addetti ai lavori è la competizione tra grandi potenze, ma la sostanza è una e identica in ognuno dei tre casi: nel mondo, da diversi anni, si sta combattendo per la<strong> transizione multipolare</strong>.</p>
<p>Da una parte si trova l&#8217;Occidente, guidato dagli <strong>Stati Uniti</strong>, che nel dopo-guerra fredda ha tentato di prolungare il più possibile il &#8220;momento unipolare&#8221; e di trasporre in realtà l&#8217;affascinante tesi di <strong>Francis Fukuyama</strong> della Fine della storia: il modello politico, sociale, economico e valoriale della civiltà occidentale come capolinea universale di ogni popolo e nazione. La globalizzazione come mezzo, l&#8217;occidentalizzazione come fine.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte si trova l&#8217;Oriente, trainato da <strong>Russia</strong> e <strong>Cina</strong>, due amici/nemici forzati dalla storia a diventare migliori amici, che ha intravisto nella pioggia di avvenimenti traumatici che ha contraddistinto il momento unipolare – dalla brutale esecuzione di <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-storia-di-saddam-hussein.html">Saddam Hussein</a> alla detronizzazione altrettanto violenta di <a href="https://it.insideover.com/persone/muammar-gheddafi">Muammar Gheddafi</a> – una mera anticipazione di ciò che sarebbe potuto accadere qualora l&#8217;unipolarismo, e dunque la<em> Pax americana</em>, avesse trionfato.</p>
<p>L&#8217;arrivo ad uno scontro frontale, al <em>redde rationem</em>, non era che un&#8217;inevitabile questione di tempo. La competizione tra i blocchi era andata aggravandosi con l&#8217;entrata dell&#8217;umanità negli anni Venti, facendo ingresso in uno stadio altamente destabilizzante,<a href="https://it.insideover.com/politica/guerra-fredda-2-0-e-giunto-il-momento-delle-periferie.html"> quello delle periferie al centro</a>, contraddistinto da una peculiarità: le<strong> ritorsioni simmetriche</strong>. Un colpo americano nell&#8217;Indo-Pacifico seguito da una mossa sino-russa nell&#8217;Atlantico. Un&#8217;operazione di disturbo occidentale in Asia centrale succeduta da un&#8217;azione sino-russa in Latinoamerica. Impensabile, persino impossibile, fino all&#8217;inizio del secolo.</p>
<p>La competizione tra grandi potenze ha assunto una dimensione crescentemente ideologica, quasi escatologica, con lo scorrere degli anni, delle rivoluzioni, delle guerre per procura e dei cambi di regime. Se ieri era una battaglia tra unipolaristi e multipolaristi, oggi è un confronto tra il mito sempiterno del Mondo libero (e i valori che lo definiscono) e i suoi nemici, vecchi e nuovi Imperi del male dalle aspirazioni totalitarie. Democrazie contro autocrazie. Progressismo contro conservatorismo. Apertura contro chiusura.</p>
<p>Scrivere dell&#8217;Ucraina assume ulteriore rilevanza alla luce della natura teologica della competizione tra grandi potenze. Perché questa terra contesa, spesso e volentieri descritta in termini di trincea lungo la quale si sta consumando l&#8217;ultimo sanguinoso regolamento di conti tra democrazie e autocrazie, ha una vetrina tanto lucida quanto una bottega piena di punti oscuri. E parlare di guerra in Ucraina come di conflitto tra il bene e il male, tra democrazia e autoritarismo, non ha alcun senso alla luce dei fatti.</p>
<h2>Democrazia contro dittatura, una contrapposizione fallace</h2>
<p><span lang="it-IT">Nelle ultime settimane si è descritto il conflitto in Ucraina come una sorta di scontro metafisico fra autoritarismo e democrazia. Questa narrazione, tuttavia, è alquanto imprecisa perché l’Ucraina non è una democrazia liberale di stampo occidentale ma una democrazia illiberale, a tratti persino autoritaria, tipica dello spazio postsovietico. </span></p>
<p><span lang="it-IT">È solo a partire dall&#8217;accettazione di questa verità (abbastanza) scomoda, e cioè che l&#8217;Ucraina non è una liberal-democrazia fatta e compiuta e non è meno autoritaria e problematica di altre realtà postsovietiche, che si può capire la vera posta in palio della guerra, nonché le sue origini e le sue ragioni: geopolitica allo stato puro, nessun dicotomico scontro tra il bene e il male.</span></p>
<p><span lang="it-IT"><a href="https://freedomhouse.org/country/ukraine">Come rilevato dalla nota organizzazione no-profit statunitense Freedom House</a>, l&#8217;Ucraina è un &#8220;regime ibrido&#8221;, &#8220;parzialmente libero&#8221;, che &#8220;ha attuato una serie di riforme positive dopo la cacciata del presidente Viktor Yanukovich nel 2014&#8221; e dove &#8220;la corruzione rimane endemica e le iniziative per combatterla vengono attuate solo in parte. Gli attacchi contro giornalisti, attivisti della società civile e membri di gruppi minoritari sono frequenti e le risposte della polizia sono spesso inadeguate&#8221;.</span></p>
<p>Il cambio di schieramento non ha avuto riflessi tangibili e significativi: <a href="https://www.kyivpost.com/article/content/ukraine-politics/clearer-picture-112083.html">l&#8217;Ucraina veniva definita</a> una &#8220;cleptocrazia&#8221; nel pre-Euromaidan dai diplomatici statunitensi, e ha continuato a troneggiare incontrastata nella classifica della corruzione anche nel dopo-2014. L&#8217;anno scorso, secondo Transparency International, <a href="https://www.transparency.org/en/cpi/2021/index/ukr">l&#8217;Ucraina presentava l&#8217;indice di corruzione</a> più elevato d&#8217;Europa. Il secondo, in realtà, se nella definizione di Europa si volesse includere anche la Russia.</p>
<p><a href="https://www.cato.org/commentary/ukraines-accelerating-slide-authoritarianism">Secondo il rinomato Cato Institute</a>, <em>il</em> think tank del libertarismo a stelle e strisce, &#8220;Washington deve liberarsi del mito di vecchia data che vorrebbe l&#8217;Ucraina una fiorente democrazia all&#8217;americana. La verità è che [l&#8217;Ucraina] presenta molte più somiglianze con i sistemi pseudodemocratici di Russia, Ungheria e Turchia&#8221;.</p>
<p>Per quanto concerne la libertà di stampa, invece, <a href="https://rsf.org/en/ranking">Reporter senza frontiere</a> posiziona il Paese al 97esimo posto nel mondo – su 180 nazioni prese in considerazione –, poco dopo la <strong>Serbia</strong> e subito prima della <strong>Liberia</strong>. Secondo il rapporto, l&#8217;influenza degli oligarchi sui media è ancora troppo forte, il mestiere del giornalista continua a essere rischioso – più di 15 tra cronisti, opinionisti e corrispondenti assassinati tra il 2014 e il 2018 – e occorre fare di più per incoraggiare la nascita di media indipendenti.</p>
<h2>L&#8217;ingiustizia della giustizia</h2>
<p>Nel febbraio 2021, con una mossa acclamata dai segmenti filo-occidentali della popolazione, il presidente ucraino <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-volodymyr-zelensky.html">Volodymyr Zelenskij</a> oscurava tre reti televisive con l&#8217;accusa di diffusione di &#8220;propaganda&#8221; finanziata dal Cremlino e di essere il megafono del partito russofilo. Le reti erano nominalmente di proprietà di <strong>Taras Kozak</strong>, dell&#8217;Opposition Platform for Life (OPFL), anche se sembra che dietro ci fosse il capo dello stesso partito,<strong> Viktor Medvedchuk</strong>, che dal 2021 è agli arresti domiciliari con l&#8217;accusa di alto tradimento.</p>
<p>A disporre la misura cautelare nei confronti di Medvedchuk era stato il tribunale distrettuale Pecherskij di Kiev, lo stesso che dovrà stabilire se il politico ha trasferito informazioni militari secretate a Kozak mentre quest&#8217;ultimo si trovava in Russia per una visita. Kozak, per di più, nel febbraio dell&#8217;anno scorso fu anche sanzionato dal <span style="font-size: 1rem;">Consiglio nazionale per la sicurezza e la difesa.</span></p>
<p>La decisione di oscurare le cosiddette televisioni russofile, curiosamente, era stata accolta in maniera ambivalente in Occidente: supportata dagli Stati Uniti, condannata dall&#8217;Unione Europea. Il portavoce di <strong>Josep Borrell</strong>, l&#8217;alto rappresentante dell&#8217;Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, aveva commentato così la notizia: &#8220;la portata delle campagne di disinformazione che colpiscono l&#8217;Ucraina, anche dall&#8217;estero, non dovrebbe danneggiare la libertà dei media&#8221;.<strong> Joe Biden</strong>, diversamente, aveva telefonato al presidente ucraino in segno di incoraggiamento e supporto.</p>
<p>L&#8217;indipendenza della giustizia ucraina, la stessa che non ha voluto collaborare con l&#8217;Italia per fare luce sull&#8217;<strong>omicidio di Andrea Rocchelli</strong>, resta un grande punto interrogativo. Medvedchuk, infatti, non è l&#8217;unico esponente dell&#8217;opposizione a essere stato accusato di alto tradimento. Lo stesso destino è stato riservato all&#8217;ex presidente<strong> Petro Poroshenko</strong>. Lo scorso anno, a dicembre, l&#8217;Ufficio investigativo statale ucraino (SBI) annunciava che l&#8217;ex presidente è sospettato di alto tradimento e favoreggiamento di organizzazioni terroristiche. Gli inquirenti, riporta <em>Euronews</em>, sospettano un suo coinvolgimento nell&#8217;organizzazione di forniture illegali di carbone acquistato dalle aree ribelli del Donbas. Secondo l&#8217;accusa, dunque, i separatisti avrebbero beneficiato dei finanziamenti di Poroshenko. Un fatto che, se confermato, potrebbe costargli quindici anni di carcere.</p>
<h2>La questione neonazismo</h2>
<p>Nel giugno 2019, con il consenso tacito delle autorità e in concomitanza con l&#8217;anniversario<span style="font-size: 1rem;"> </span><span style="font-size: 1rem;">dell&#8217;invasione dell&#8217;Unione Sovietica da parte della Germania nazista</span><span style="font-size: 1rem;">, </span><a style="background-color: #ffffff; font-size: 1rem;" href="https://www.haaretz.com/world-news/europe/.premium-the-upcoming-neo-nazi-concert-in-ukraine-that-no-one-is-talking-about-1.7391007?=&amp;fbclid=IwAR3Q0acZCrW4m2uBUwwgpgWsS3DN94h_5imA4BiS3vihYvN5s8-zep7JNmY&amp;ts=_1561104554953">a Kiev si svolgeva un concerto organizzato dall&#8217;estrema destra ucraina</a><span style="font-size: 1rem;">. L&#8217;evento aveva attratto circa 1.500 persone da tutta Europa. </span></p>
<p>Come spiegava <em>Haaretz</em>, un noto quotidiano israeliano, sul palco del Bingo Club di Kiev si erano alternate una mezza dozzina di band neonaziste proponenti una musica fatta di testi estremamente violenti, razzisti e apertamente antisemiti, inneggianti all&#8217;Olocausto. Raduni di questo, solitamente, vengono allestiti in gran segreto, in luoghi che solo organizzatori e partecipanti conoscono, ma in Ucraina, al contrario, l&#8217;evento avveniva a due passi dalla sede dell&#8217;Università nazionale del commercio e di economia di Kiev.</p>
<p>La presa del neonazismo sulla società resta bassa, come dimostrato dai successi mancati di due forze radicali inizialmente popolari nel dopo-Euromaidan come Svoboda e Settore Destro, ma esiste ed è un fatto. Un fatto innegabile, tanto da averne preso atto lo stesso Zelenskij, che a più riprese ha parlato dell&#8217;ossessione degli ucraini per il controverso <strong>Stepan Bandera</strong>.</p>
<p>Ucraina, ultima trincea della Terza guerra mondiale a pezzi e nazione che deve indubbiamente avere il diritto alla libertà di una politica estera autonoma e indipendente. Ma è altrettanto giusto, moralmente ed eticamente giusto, ribadire che non è oro tutto quello che luccica e che in questo caso, come in molti altri del resto, non è una mera questione di Mondo libero contro Imperi del male. Non lo è mai stata. È pura e semplice (geo)politica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ucraina-e-russia-quando-la-democrazia-e-un-optional.html">Ucraina e Russia, quando la democrazia è un optional</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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