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	<title>Data center Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 14 Aug 2026 22:19:22 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Data center Archives - InsideOver</title>
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		<title>La rivolta delle comunità: data center, la nuova battaglia politica dell’America profonda</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/la-rivolta-delle-comunita-data-center-la-nuova-battaglia-politica-dellamerica-profonda.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 22:19:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Data center]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni americane]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni midterm]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="344" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-600x337.jpg 600w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>La rivolta americana contro l’AI: Data center, bollette e territorio: nasce un nuovo fronte populista contro la Silicon Valley.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-rivolta-delle-comunita-data-center-la-nuova-battaglia-politica-dellamerica-profonda.html">La rivolta delle comunità: data center, la nuova battaglia politica dell’America profonda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="344" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2208893510-612x612-1-600x337.jpg 600w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Per anni i <strong>data center</strong> sono stati l&#8217;infrastruttura invisibile dell&#8217;economia digitale americana: enormi edifici pieni di server, lontani dall&#8217;immaginario politico quanto i cavi sottomarini o le centrali elettriche. Poi è arrivata l&#8217;intelligenza artificiale. E improvvisamente quei capannoni industriali sono diventati il luogo fisico nel quale si concentra una delle più grandi trasformazioni economiche e tecnologiche del nostro tempo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.maps.com/app/uploads/2025/12/article-data-centers-full-map-nr-2048x1325.webp" alt=""/></figure>



<p>Il problema è che, per costruire l&#8217;America dell&#8217;AI, servono terra, energia, acqua e nuove infrastrutture. E quando la corsa alla potenza di calcolo arriva nei quartieri, nelle contee rurali e nelle periferie, la promessa astratta dell&#8217;innovazione si trasforma in una domanda molto concreta: <strong>chi paga il prezzo della rivoluzione tecnologica?</strong> È qui che nasce uno dei fenomeni politici più interessanti del 2026 americano: <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-cannabis-allia-perche-gli-usa-vogliono-trasformare-le-serre-di-marijuana-in-data-center.html">il populismo anti-data center</a></strong>. Un movimento ancora frammentato, ma capace di mettere nello stesso spazio politico ambientalisti progressisti, conservatori anti-establishment, comunità rurali, attivisti anti-AI e cittadini semplicemente preoccupati per le proprie bollette.</p>



<p>Il primo elemento da capire è che la protesta non nasce necessariamente da un rifiuto ideologico dell&#8217;intelligenza artificiale. In molti casi nasce da qualcosa di molto più semplice: la percezione che un&#8217;azienda privata stia arrivando in una comunità e chiedendo <strong>accesso a risorse</strong> che fino a quel momento appartenevano alla collettività. L&#8217;espansione dell&#8217;AI ha moltiplicato la domanda di infrastrutture informatiche. I grandi modelli richiedono enormi capacità di calcolo e, di conseguenza, grandi quantità di energia. I data center hanno inoltre bisogno di sistemi di raffreddamento, collegamenti alla rete elettrica, terreni e infrastrutture di supporto. Il risultato è una <strong>nuova geografia dell&#8217;AI americana</strong>. Non più soltanto Silicon Valley, Seattle o i grandi hub tecnologici, ma Georgia, Texas, Virginia, Michigan, Utah, Florida e decine di altre aree nelle quali <strong>l&#8217;arrivo di un gigantesco complesso industriale può modificare il rapporto tra una comunità e il proprio territorio.</strong></p>



<p>In <strong>Georgia</strong>, per esempio, gli attivisti locali hanno iniziato a studiare l&#8217;impatto dei progetti sulla rete elettrica, sulle falde acquifere e sull&#8217;utilizzo del territorio. In alcuni casi la protesta è partita da gruppi ambientalisti; successivamente sono arrivati conservatori, cittadini indipendenti e organizzazioni nazionali. È un passaggio politicamente significativo. Perché il vecchio conflitto industriale americano aveva una struttura relativamente semplice: ambientalisti contro industria, sindacati contro imprese, comunità contro grandi aziende. <strong>Il conflitto sui data center è invece molto più fluido</strong>. In <strong>Utah</strong>, ad esempio, la contestazione di un grande progetto di data center è esplosa in uno Stato particolarmente sensibile alla questione delle risorse idriche. La pressione degli abitanti ha contribuito a ridimensionare il progetto, trasformando una questione apparentemente tecnica in un caso politico nazionale.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRKfIeMm4Yo_3sCjPTkdZIAXVa_m_mSkP4L9Df0U-j2oAkuLVwN1jGxQuE&amp;s=10" alt=""/></figure>
</div>


<p>Un cittadino conservatore può contestare un data center perché teme che aumenterà la bolletta elettrica. Un ambientalista può farlo perché teme il consumo di acqua. Un proprietario terriero perché non vuole una gigantesca struttura vicino casa. Un populista di destra perché vede nell&#8217;AI l&#8217;ennesimo progetto imposto dalle élite tecnologiche. Un progressista perché considera i data center il simbolo della concentrazione di ricchezza e potere nelle mani di poche corporation.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Motivazioni diverse, conclusione politica uguale</h2>



<p>Secondo un&#8217;analisi di <em><a href="https://www.carbon-direct.com/press/carbon-direct-releases-new-analysis-of-community-opposition-to-ai-data-center-development">Carbon Direct</a></em>, tra gennaio 2024 e maggio 2026 almeno 46 progetti di data center legati all&#8217;AI sono stati pubblicamente ritardati, ritirati o cancellati dopo opposizioni locali, per un valore annunciato complessivo di circa 170 miliardi di dollari distribuiti in 20 Stati. <strong>Nel primo trimestre del 2026 ben 75 progetti, per circa 130 miliardi di dollari, hanno incontrato opposizione.</strong> E le banche hanno iniziato a considerare il consenso locale, le autorizzazioni e il rischio di cancellazione come elementi rilevanti nella valutazione finanziaria dei progetti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La parola alle comunità</h2>



<p>Uno degli esempi più evidenti è <strong>Amy Kremer</strong>, attivista conservatrice legata al movimento <strong>Tea Party</strong> e già tra le figure coinvolte nell&#8217;organizzazione del raduno di Washington del 6 gennaio 2021. Nel 2026 Kremer è diventata presidente di <strong>Humans First</strong>, organizzazione impegnata contro l&#8217;espansione incontrollata dei data center e dell&#8217;AI. <strong>La sua posizione è interessante proprio perché non coincide con quella di molti oppositori progressisti. </strong>Kremer non chiede necessariamente un divieto nazionale dei data center. La sua impostazione è quella del controllo locale: le comunità devono avere il diritto di decidere se vogliono o meno ospitare queste strutture.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i.insider.com/6a41709e360acd489560ca82?width=700" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">Amy Kremer</figcaption></figure>
</div>


<p>È una posizione profondamente populista perché sposta il centro del problema dalla domanda &#8220;l&#8217;AI è buona o cattiva?&#8221; alla domanda &#8220;chi decide?&#8221;. Ed è esattamente questo il punto nel quale destra e sinistra possono incontrarsi. Da una parte ci sono esponenti progressisti come <strong>Bernie Sanders</strong> e <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong>, che hanno sostenuto l&#8217;idea di una <strong>moratoria federale sui nuovi data center</strong>. Dall&#8217;altra ci sono esponenti della destra populista che accusano la Silicon Valley di voler utilizzare il peso economico e politico delle proprie corporation per imporre le proprie priorità alle comunità locali.</p>



<p>Non significa che esista una nuova alleanza strutturata tra destra e sinistra. Significa qualcosa di più interessante: <strong>esiste un terreno comune di sfiducia verso Big Tech</strong>. E questo terreno rischia di diventare elettoralmente rilevante.</p>



<p>Le proteste nazionali del 18 luglio hanno rappresentato un salto di scala. Secondo <em>Reuters</em>, gli oppositori dei data center hanno organizzato <strong>142 manifestazioni in 42 Stati,</strong> trasformando per la prima volta la protesta contro l&#8217;espansione delle infrastrutture AI in una mobilitazione nazionale coordinata. Perché il populismo ha bisogno di un racconto semplice, di un avversario riconoscibile e di una comunità che si percepisca esclusa dai processi decisionali.</p>



<p>Per comprendere quanto sia cambiata la politica americana bisogna guardare anche all&#8217;evoluzione della destra. Per anni il <strong>Partito Repubblicano</strong> ha avuto un <strong>rapporto ambivalente con Big Tech</strong>. La destra populista ha spesso accusato Google, Meta, Apple e altre grandi società tecnologiche di censura, progressismo culturale e abuso del potere monopolistico. Ma contemporaneamente l&#8217;industria tecnologica rappresentava uno dei motori dell&#8217;economia americana e dell&#8217;innovazione nazionale. L&#8217;AI sta rendendo questa contraddizione molto più difficile da gestire.</p>



<p>In questo senso è significativo il percorso di figure come <strong>Joe Allen</strong>, commentatore anti-tecnologico diventato vicino all&#8217;area di <strong>Steve Bannon</strong>. La sua critica all&#8217;AI si inserisce in una corrente di pensiero nella quale la tecnologia viene letta come uno strumento attraverso cui un&#8217;élite economica può aumentare il proprio controllo sulla società. <em>WIRED</em> ha raccontato questo ambiente politico descrivendo il movimento contro i data center come uno dei più insoliti punti d&#8217;incontro tra populismo di destra e ambientalismo progressista.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.wired.com/photos/6a6a26026e7818d8fecc99a1/master/w_1920,c_limit/20260719-MattEich-0260-toned.jpg" alt="" style="width:654px;height:auto"/><figcaption class="wp-element-caption">Joe Allen</figcaption></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Quando il problema tocca le bollette</h2>



<p>Se c&#8217;è un elemento capace di trasformare l&#8217;AI da questione tecnologica a questione elettorale, è probabilmente l&#8217;<strong>energia</strong>. Gli americani possono avere opinioni molto diverse su ChatGPT, robot umanoidi o automazione del lavoro. Ma se una nuova infrastruttura viene percepita come responsabile dell&#8217;aumento delle bollette, il discorso cambia immediatamente. La costruzione di grandi data center richiede nuova capacità elettrica e nuove infrastrutture. Questo significa investimenti nella rete, nuove connessioni, generazione aggiuntiva e, in alcuni casi, discussioni sulla ripartizione dei costi tra aziende e consumatori. Il rischio politico è evidente: se gli investimenti necessari per sostenere il boom dell&#8217;AI vengono trasferiti, direttamente o indirettamente, sulle famiglie, il beneficio dell&#8217;innovazione rischia di essere percepito come privato mentre il costo diventa pubblico. <a href="https://arxiv.org/abs/2608.09882">Un&#8217;analisi pubblicata recentemente</a> evidenzia proprio come gli impatti economici e ambientali dei data center dipendano non soltanto dalla tecnologia utilizzata all&#8217;interno delle strutture, ma dal sistema energetico, idrico e territoriale nel quale vengono inseriti.</p>



<p>La questione diventa ancora più delicata per l&#8217;amministrazione Trump. Il progetto politico dell&#8217;<strong>America First</strong> può entrare in collisione con la corsa all&#8217;AI se quest&#8217;ultima viene percepita come un processo che privilegia le corporation globali rispetto alle comunità americane. La Casa Bianca considera la leadership tecnologica americana una componente fondamentale della competizione con la Cina. Ma la mobilitazione anti-data center introduce una domanda difficile: <strong>leadership per chi?</strong></p>



<p>Uno degli aspetti più importanti della nuova protesta è che non nasce principalmente a Washington. Nasce nei consigli comunali, nelle assemblee di contea, nelle commissioni urbanistiche, nelle riunioni pubbliche e nelle campagne per i referendum locali. È esattamente ciò che accadde con il Tea Party, con l&#8217;ambientalismo locale, con le battaglie contro l&#8217;immigrazione e con molte delle mobilitazioni che hanno trasformato questioni territoriali in identità politiche nazionali. L&#8217;AI sta diventando rapidamente <strong>una questione elettorale nazionale</strong>. Il <em>New Yorker</em> ha recentemente osservato che l&#8217;espansione dei data center è ormai entrata nel dibattito politico in vista delle <strong>elezioni di midterm</strong>, con una maggioranza significativa degli americani contraria alla presenza di queste infrastrutture nelle proprie comunità.</p>



<p>Milioni di americani stanno iniziando a chiedersi se la rivoluzione tecnologica venga costruita <strong>con loro o sopra di loro</strong>. Ed è questa domanda, molto più del destino di un singolo data center, a poter rimodellare la politica americana.</p>
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		<title>Data center: il cuore della transizione digitale ed energetica</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/data-center-il-cuore-della-transizione-digitale-ed-energetica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 11:37:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Data center]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="857" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/26047.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Data center (freepik)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/26047.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/26047-300x171.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/26047-1024x585.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/26047-768x439.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/26047-600x343.jpg 600w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Nel quadro della corsa alla digitalizzazione dei sistemi economici più avanzati e della spinta generale per un sistema energetico più sostenibile resiliente e decarbonizzato, il nodo dei data center è strategico</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/data-center-il-cuore-della-transizione-digitale-ed-energetica.html">Data center: il cuore della transizione digitale ed energetica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="857" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/26047.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Data center (freepik)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/26047.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/26047-300x171.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/26047-1024x585.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/26047-768x439.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/26047-600x343.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p><strong>Nel quadro della corsa alla digitalizzazione dei sistemi economici più avanzati </strong>e della spinta generale per un <strong>sistema energetico più sostenibile resiliente e decarbonizzato, il nodo dei data center è strategico</strong>. Vista la crescente diffusione dell’<strong>intelligenza artificiale nei moderni apparati tecnologici </strong>e la domanda in aumento di potenza di calcolo e spazio d’archiviazione cloud, i data center sono destinati a essere protagonisti di una crescente necessità di integrazione di rete, di forniture energetiche e di stabilità delle connessioni. Parimenti, attraverso la potenza di calcolo dei data center passerà anche lo sviluppo degli algoritmi che dovranno contribuire a governare e sviluppare una maggior capacità operativa nel moderno sistema energetico, sempre più decentralizzato e gestito da tecnologie moderne e di frontiera. <strong>Tra settore energetico e mondo dei data center vi è dunque una correlazione biunivoca, </strong>e se da un lato spesso il dibattito sui data center si focalizza sulla necessità che essi impongono al settore industriale sottostante per fornire chip, unità di calcolo, schede grafiche, Gpu e altri apparati volti a abilitare la potenza di calcolo, dall’altro è doveroso sottolineare come <strong>altrettanto importante sia la questione delle reti infrastrutturali e dei servizi accessori</strong> che permettono a un data center di vivere e operare.</p>



<p>I data center richiedono, infatti, <strong>energia in forma strutturata e continua; non possono permettersi stop al servizio, </strong>pena il rischio di danneggiamento dei dati conservati; devono operare garantendo un costante processo di raffreddamento e essere in grado di resistere ad attacchi cyber, guasti tecnici e cataclismi atmosferici; non possono prescindere dal mantenimento di livelli costanti di efficienza al mutare delle fonti energetiche che li stanno alimentando, in un contesto in cui la loro diffusione renderà impossibile prescindere dalle <strong>rinnovabili per un consumo a dir poco invasivo. Il mondo di oggi ci parla di uno scenario in cui già oggi il 2% del consumo energetico globale è da essi assorbito</strong>, con percentuali simili in Europa e picchi del 6% negli Usa. Questo dovrà aprire la strada a una gestione razionale e strategica dell’architettura infrastrutturale e generativa che sottende allo sviluppo dei data center. Diverse aziende stanno lavorando in primo piano per fornire degli stack tecnologici e operativi completi agli attori che costruiscono e mantengono in attività i data center. Tra queste c’è CESI, multinazionale italiana con sede italiana il cui azionariato è partecipato da Enel e Terna, che ha offerto al sistema dei data center tanto l’esperienza accumulata in anni di lavoro sulle infrastrutture energetiche sostenibili e resilienti quanto la capacità di visione per immaginare un sistema al tempo stesso efficiente, digitalizzato e sostenibile.</p>



<p>CESI, attiva nella consulenza energetica e nelle operazioni di programmazione di sistemi energetici a 360 gradi, è attiva tanto nello studio dell&#8217;ottimizzazione dell&#8217;efficienza delle reti quanto nello sviluppo di best practices per rendere efficaci, attive e dinamiche le operazioni volte a garantire la sicurezza di rete e la continuità delle forniture. Inoltre, dalla prevenzione al ripristino, CESI possiede il know-how per governare gli eventi che più possono mettere a repentaglio la stabilità dei data center, come i blackout. Ancor più preziosa è la capacità di CESI di <strong>saper governare le interconnessioni di rete e la loro integrazione in contesti territoriali ben precisi e serviti da ecosistemi integrati di produzione e distribuzione energetica, </strong>fatto che in tempi di intenso sviluppo dei data center può fornire ulteriori spunti e aiuti per programmare l’entrata in rete in parallelo a uno sviluppo infrastrutturale che eviti di rendere oneroso o distorsivo il processo di edificazione di queste strutture per il sistema in cui si calano. La sfida dei data center è importante come banco di prova per l’energia di domani e potrà contribuire a testare nuove pratiche, tecnologie e capacità. Un approccio olistico, come quello garantito da CESI, sembra l’unico concepibile per sviluppare, nella frontiera dell’innovazione, questo versante con pragmatismo e tempi giusti. Aprendo la strada a un circolo virtuoso per un mondo energetico più efficace, decentralizzato, robusto e a minor impatto ambientale.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il debito dei data center è una prova del fuoco per le banche Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-debito-dei-data-center-e-una-prova-del-fuoco-per-le-banche-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 15:43:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Data center]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1129" height="635" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="data center" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center.jpg 1129w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /></p>
<p>Il Progetto Manhattan dei nostri tempi, la grande corsa all'intelligenza artificiale del Big Tech Usa, costerà molto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-debito-dei-data-center-e-una-prova-del-fuoco-per-le-banche-usa.html">Il debito dei data center è una prova del fuoco per le banche Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1129" height="635" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="data center" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center.jpg 1129w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /></p>
<p><strong>Il Progetto Manhattan dei nostri tempi,</strong> la grande corsa all&#8217;intelligenza artificiale del Big Tech Usa, è un piano colossale e costoso che si fonda sull&#8217;assunto che <strong>spese crescenti in conto capitale potranno generare potenza di calcolo e risorse computazionali</strong> tali da alimentare ritorni industriali, di ricavi e di conto economico per gli investitori materiali e i loro finanziatori attivi.</p>



<p>Parliamo di una partita a tutto campo dove anche la <strong>finanza a stelle e strisce</strong> è coinvolta pesantemente e, di fronte <a href="https://it.insideover.com/ambiente/cosi-big-tech-consuma-acqua-e-produce-co2-anche-andare-su-internet-inquina.html" type="post" id="429532">all&#8217;aumento della spesa potenziale</a> per lo sviluppo di data center, strutture computazionali e apparati ad essi associati, sta iniziando a pensare a una condivisione del rischio. <a href="https://www.ft.com/content/08aba5e4-5834-4e79-a48d-989a2c5bad0f?syn-25a6b1a6=1">Lo riporta il <em>Financial Times</em> segnalando </a>come in particolare 38 miliardi di dollari di crediti contratti da banche come JPMorgan Chase e la giapponese Mufg stanno venendo messi sul mercato alla ricerca di possibili società pronte a condividere il rischio. I crediti sarebbero legati a due progetti di Oracle in Texas e Wisconsin, ma anche altre aziende che hanno acquisito debiti per <strong>sviluppare potenza di calcolo come CoreWave</strong> hanno coinvolto altri istituti. Il Ft segnala Morgan Stanley e SMBC tra le banche esposte e che starebbero cercando una condivisione del fardello tra altri escursionisti della finanza che si avventurano tra gli alti picchi inesplorati dell&#8217;IA.</p>



<p>La verità di fondo è, alla prova dei fatti, anche relativamente semplice: le condizioni di mercato su cui si basa l&#8217;economia dei data center sono profondamente mutate rispetto all&#8217;inizio dell&#8217;era dell&#8217;intelligenza artificiale. Le prospettive di tassi che restano alti, di costi industriali tutti da definire e di <strong>una serrata competizione tra gli operatori, unite al boom di spesa nominale legato agli accordi di &#8220;economia circolare&#8221; (<em>vendor financing)</em> </strong>tra aziende dell&#8217;IA e provider degli spazi di calcolo ha portato le aspettative di spese in conto capitale (Capex) oltre ogni record segnato nelle esperienze industriali americane del passato. <a href="https://www.investing.com/analysis/the-1-number-big-tech-wont-tell-you-about-their-660-billion-ai-gamble-200674649">Dopo aver messo in cantiere spese per 660 miliardi di dollari in infrastrutture di calcolo</a> nel 2025, si prevede che la spesa delle Big Tech americane si attesterà tra gli 800 e i 900 miliardi di dollari quest&#8217;anno, mentre <strong>Evercore e Bank of America <a href="https://www.cnbc.com/2026/04/30/ai-boom-big-tech-capital-expenditures-now-seen-topping-1-trillion-in-2027-.html">prevedono un boom oltre i 1.000 miliardi</a></strong> nel 2027.</p>



<h2 class="wp-block-heading">121 miliardi solo per gli immobili</h2>



<p>Questo ha creato una duplice pressione operativa. Da un lato, i data center costano perché costa notevolmente l&#8217;accumulazione di processori, semiconduttori e unità computazionali che servono per edificare tali strutture. Dall&#8217;altro, ogni operazione di costruzione di un data center è anche un <strong>progetto immobiliare che, del resto, le stesse compagnie tecnologiche promuovono diversificando il rischio creando i cosiddetti <a href="https://it.insideover.com/economia/i-giganti-dei-mutui-dentro-le-imprese-tech-negli-usa-ce-chi-ci-pensa.html" type="post" id="493226">Special Purpose Vehicles</a></strong> in sinergia con partner del <em>real estate</em> o di altri settori per ridurre l&#8217;esposizione e non internalizzare il debito. Su questi due versanti interviene la spinta del credito bancario.</p>



<p><a href="https://www.spglobal.com/market-intelligence/en/news-insights/research/2026/02/banks-meeting-data-center-demand-with-billions-in-credit-facilities-bonds">S&amp;P Global stima</a> che &#8220;nel 2025 gli istituti di credito abbiano erogato 121,91 miliardi di dollari in crediti per immobili adibiti a data center, utilizzando l&#8217;apprendimento automatico per combinare due set di dati: uno con l&#8217;ubicazione dei data center e un altro con i prestiti immobiliari commerciali concessi su proprietà statunitensi&#8221;. Su questo versante, possono accumularsi rischi creditori e, nota Biggo, al dilatarsi dei prestiti &#8220;le banche si trovano innanzitutto a dover affrontare rigidi limiti di rischio e problemi di consumo di capitale, piuttosto che prospettive di crescita&#8221;. <strong>Quanto riporta il Ft sul caso delle banche coinvolte nei prestiti a Oracle</strong> non è ancora il primo segnale di rottura di un meccanismo, ma mostra sicuramente l&#8217;emergere di una criticità strutturale nel mercato tecnologico destinata ad acuirsi nel caso in cui l&#8217;IA non garantirà i ritorni necessari agli investitori che hanno scommesso su di essa una grossa fetta del futuro dell&#8217;economia americana.</p>
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		<title>Corsa ai data center, Oracle lancia una scommessa da 50 miliardi di dollari</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/corsa-ai-data-center-oracle-lancia-una-scommessa-da-50-miliardi-di-dollari.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 05:46:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Data center]]></category>
		<category><![CDATA[Oracle]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="500" height="333" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/USA_17_at_Oracle_Corporation_Headquarters_-_July_2019_8327.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/USA_17_at_Oracle_Corporation_Headquarters_-_July_2019_8327.jpg 500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/USA_17_at_Oracle_Corporation_Headquarters_-_July_2019_8327-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p>Oracle ha varato una scommessa da 50 miliardi di dollari per rafforzare la sua campagna di costruzione di data center per l&#8217;intelligenza artificiale. Il colosso guidato da Larry Ellison, attore chiave nel progetto Stargate e della corsa alla frontiera tecnologica statunitense, è un abilitatore fondamentale per l&#8217;IA a stelle e strisce in quanto grande operatore &#8230; <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/corsa-ai-data-center-oracle-lancia-una-scommessa-da-50-miliardi-di-dollari.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="500" height="333" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/USA_17_at_Oracle_Corporation_Headquarters_-_July_2019_8327.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/USA_17_at_Oracle_Corporation_Headquarters_-_July_2019_8327.jpg 500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/USA_17_at_Oracle_Corporation_Headquarters_-_July_2019_8327-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p>Oracle ha varato una <strong>scommessa da 50 miliardi di dollari</strong> per rafforzare la sua campagna di costruzione di data center per l&#8217;intelligenza artificiale. Il colosso guidato da Larry Ellison, attore chiave nel progetto Stargate e della corsa alla frontiera tecnologica statunitense, è un abilitatore fondamentale per l&#8217;IA a stelle e strisce in quanto <strong>grande operatore del cloud</strong> e custode della capacità computazionale dei signori degli algoritmi. </p>



<p><strong>50 miliardi di dollari è la quota di risorse in debito e nuovo capitale (<em>equity)</em></strong> che Oracle intende raccogliere per finanziare la sua corsa nel 2026. Un valore paragonabile a quello di oltre due manovre finanziarie italiane per un piano di sviluppo strategico estremamente ambizioso. &#8220;Se la società dovesse ora raccogliere altri 50 miliardi di dollari, ciò porterebbe il totale dei round di finanziamento della società negli ultimi tempi a 106 miliardi di dollari&#8221;, nota <em>Data Center Dynamics,</em> aggiungendo che &#8221; è <a href="https://www.datacenterdynamics.com/en/news/oracle-to-raise-up-to-50bn-in-debt-and-equity-in-2026/">in linea con le precedenti stime degli analisti di KeyBanc Capital Markets, </a>che a  <a href="https://www.datacenterdynamics.com/en/news/oracle-may-need-to-borrow-100bn-for-openai-efforts-says-keybanc-capital-markets/">settembre</a> avevano affermato che Big Red avrebbe potuto dover prendere in prestito fino a 100 miliardi di dollari in quattro anni per rispettare i propri impegni con OpenAI&#8221;. </p>



<p>L&#8217;azienda di Sam Altman, madrina di ChatGpt, ha un <strong>accordo da 300 miliardi di dollari con Oracle</strong>, che per gestire la disponibilità di potenza di calcolo da fornire a OpenAI e ad altri clienti come L&#8217;azienda di Sam Altman, madrina di ChatGpt, ha un <strong>accordo da 300 miliardi di dollari con Oracle</strong>, che per gestire la disponibilità di potenza di calcolo da fornire a OpenAI e ad altri clienti come AMD, xAI, Nvidia e la neo-partecipata TikTok sta incrementando in maniera corposa la spesa in conto capitale. </p>



<p><a href="https://www.ft.com/content/90aa74a5-b39d-4131-a138-367726cb18fb">Nota il Financial Times che</a> &#8220;i rating sui prestiti per i data center coprono i contratti di locazione di Oracle per 38 miliardi di dollari di strutture per data center in costruzione in Texas e Wisconsin, nonché un campus per data center da 18 miliardi di dollari in New Mexico, finanziato da Blue Owl Capital&#8221; con il sistema dei veicoli speciali (Spv) che rendono la corsa all&#8217;Ia anche un grande sfida di real estate.</p>



<p><strong>Nel solo ultimo trimestre, Oracle ha investito in infrastrutture 12 miliardi di dollari</strong> che dovranno sommarsi ad ulteriori investimenti prima di <strong>fornire profitti concreti</strong>. La sfida sarà triplice: Oracle, come tutti gli altri <em>hyperscaler</em> dell&#8217;IA, dovrà <strong>mantenere attivi gli investimenti in intelligenza artificiale</strong>, garantirne al contempo la sostenibilità debitoria e iniziare a generare flussi di cassa dagli accordi commerciali per rendere redditizia la scommessa. La scelta di fissare un tetto annuo alla raccolta di capitale prevista tramite nuove passività mira a raffreddare ogni possibile tensione sulla sostenibilità debitoria di mercato e a creare un modello di business tale da rendere attrattivi i titoli con cui Oracle praticherà il finanziamento.</p>



<p>Oracle, secondo Bank of America, così facendo &#8220;ha trasformato un potenziale eccesso di offerta in un segnale di supporto per il più ampio mercato dei titoli di alta qualità&#8221;,<a href="https://fortune.com/2026/02/03/oracle-debt-openai-stock-movement-key-risk-hyperscaler-market/"> nota <em>Fortune,</em> che segnala </a>come la grande finanza si sta interessando a queste nuove creature esotiche dello zoo finanziario statunitense: i titoli di debito corporate dei giganti del tech che tra <strong>accordi circolari tra aziende e finanziamenti reciproci cercano risorse sul mercato</strong> per sostenere la spesa infrastrutturale necessaria per la corsa all&#8217;IA. <strong>Andranno capiti i tempi d&#8217;ammortamento</strong> e di rientro dagli investimenti e la sostenibilità di mercato di cicli tanto ampi di sviluppo. Ma intanto la finanza si prende la scena e cerca la strada per lo sviluppo finanziario di tali nuovi prodotti. La grande scommessa delle Big Tech diventa la grande scommessa di Wall Street. Con opportunità e rischi ben noti.</p>
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		<title>Microsoft, Google e gli altri: big tech Usa punta miliardi sull&#8217;India</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/microsoft-google-e-gli-altri-big-tech-usa-punta-miliardi-sullindia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 05:57:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon]]></category>
		<category><![CDATA[Data center]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Microsoft]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1129" height="635" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="data center" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center.jpg 1129w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /></p>
<p>Le Big Tech Usa investono decine di miliardi in India, soprattutto in data center e IA, portando al Paese opportunità ma anche sfide.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/microsoft-google-e-gli-altri-big-tech-usa-punta-miliardi-sullindia.html">Microsoft, Google e gli altri: big tech Usa punta miliardi sull&#8217;India</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1129" height="635" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="data center" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center.jpg 1129w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /></p>
<p>Il settore tecnologico dell&#8217;<strong>India</strong> sta attirando enormi investimenti da parte delle <strong>Big Tech statunitensi</strong>. Tutto è partito da <strong>Microsoft </strong>che ha annunciato <strong>17,5 miliardi di dollari</strong> per potenziare il settore dell&#8217;<strong>intelligenza artificiale</strong> indiano. Poche ore dopo <strong>Amazon </strong>ha rivelato un piano di oltre <strong>35 miliardi</strong> per rafforzare la logistica e l&#8217;e-commerce (e altro ancora). Non bisogna poi dimenticare i <strong>15 miliardi</strong> di <strong>Google </strong>allocati per costruire un <strong>data center</strong> di intelligenza artificiale nella città portuale di Visakhapatnam in collaborazione con Adani Group e Airtel. </p>



<p>In totale, contando solo questi tre colossi Usa, Delhi si è ritrovata sul tavolo circa 67,5 miliardi: un bottino davvero niente male che, se fatto fruttare a dovere, offrirà al premier <a href="https://it.insideover.com/schede/nazionalismi/chi-e-narendra-modi.html">Narendra Modi</a> la possibilità di tirare ulteriormente a lucido<a href="https://it.insideover.com/economia/dai-chip-alla-difesa-aerea-lindia-sullindustria-vuole-far-da-se.html"> l&#8217;anima hi-tech del suo Paese</a>, in attesa che possa presto spiccare il volo anche l&#8217;economia reale. </p>



<p>In ogni caso, la quasi totalità dei denari di Microsoft, Google e Amazon – sebbene etichettati sotto la voce IA, intelligenza artificiale – saranno impiegati per realizzare imponenti <a href="https://it.insideover.com/energia/giu-le-bollette-ai-data-center-la-cina-spende-per-il-duetto-energia-ia.html">data center</a>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="684" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Tecnologia-e-geopolitica-nellOceano-Indiano-il-maxi-cavo-sottomarino-di-Google-e-il-data-center-nellisola-dei-granchi-1024x684.jpg" alt="" class="wp-image-495306" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Tecnologia-e-geopolitica-nellOceano-Indiano-il-maxi-cavo-sottomarino-di-Google-e-il-data-center-nellisola-dei-granchi-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Tecnologia-e-geopolitica-nellOceano-Indiano-il-maxi-cavo-sottomarino-di-Google-e-il-data-center-nellisola-dei-granchi-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Tecnologia-e-geopolitica-nellOceano-Indiano-il-maxi-cavo-sottomarino-di-Google-e-il-data-center-nellisola-dei-granchi-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Tecnologia-e-geopolitica-nellOceano-Indiano-il-maxi-cavo-sottomarino-di-Google-e-il-data-center-nellisola-dei-granchi-1536x1026.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Tecnologia-e-geopolitica-nellOceano-Indiano-il-maxi-cavo-sottomarino-di-Google-e-il-data-center-nellisola-dei-granchi-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Tecnologia-e-geopolitica-nellOceano-Indiano-il-maxi-cavo-sottomarino-di-Google-e-il-data-center-nellisola-dei-granchi.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Gli investimenti hi-tech Usa in India spiccano il volo</strong></h2>



<p>Come ha spiegato il <em>Financial Times</em>, per Microsoft si tratta del più grande investimento in <strong>Asia </strong>e si aggiunge ai 3 miliardi precedentemente annunciati a gennaio.  Anche Google sta utilizzando i fondi per realizzare il suo più grande data center al di fuori degli Stati Uniti, mentre i 35 miliardi di Amazon, aggiunti ai <strong>40 miliardi</strong> già investiti in India, la renderanno il maggiore investitore straniero nel Paese guidato da Modi.</p>



<p>Perché tutti in India? Due sono le ragioni: l&#8217;India è una <strong>nazione in ascesa</strong>, nonostante i numerosi problemi la sua economia continua a crescere; l&#8217;India intende rafforzare il proprio <strong>settore hi-tech</strong>; l&#8217;India, in termini di scala, è l&#8217;unica alternativa della <strong>Cina</strong> (off limits per motivazioni geopolitiche). </p>



<p>Certo, le Big Tech Usa si sono fatte avanti, hanno fatto i loro annunci, ma al momento parliamo, appunto, soltanto di <strong>annunci</strong>. Gli investimenti saranno infatti soggetti a diverse condizioni, a partire dal fatto che il governo indiano dovrà aiutare le aziende ad acquisire i <strong>terreni </strong>(un compito niente affatto facile). Come se non bastasse, l&#8217;India non produce abbastanza <strong>energia rinnovabile</strong> per soddisfare questo settore ad alto consumo energetico.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="733" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526184657354_f89e4b3b171c67ec18ad745ba0c7d9ed-1024x733.jpg" alt="" class="wp-image-471545" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526184657354_f89e4b3b171c67ec18ad745ba0c7d9ed-1024x733.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526184657354_f89e4b3b171c67ec18ad745ba0c7d9ed-600x429.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526184657354_f89e4b3b171c67ec18ad745ba0c7d9ed-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526184657354_f89e4b3b171c67ec18ad745ba0c7d9ed-768x550.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526184657354_f89e4b3b171c67ec18ad745ba0c7d9ed-1536x1099.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526184657354_f89e4b3b171c67ec18ad745ba0c7d9ed.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;India si affida alla tecnologia</strong></h2>



<p>L&#8217;<strong>acqua</strong> è un problema ancora più grave per l&#8217;India perché i data center ne sono grandi consumatori. Secondo le stime della Banca Mondiale, questo Paese ospita il 18% della popolazione mondiale e solo il <strong>4% delle risorse idriche</strong>. L&#8217;Andhra Pradesh, per esempio, è già soggetto a siccità e i data center progettati in loco potrebbero aggravare ulteriormente la carenza idrica. </p>



<p>Negli ultimi decenni, la crescita economica indiana è stata accompagnata da una rapida urbanizzazione e da un&#8217;allocazione squilibrata delle risorse; questa nuova ondata di investimenti rappresenta per il gigante asiatico un&#8217;opportunità per correggere alcuni degli errori del passato. </p>



<p>Perso il treno di trasformarsi in una seconda Cina nel campo della manifattura, adesso l&#8217;India spera di spiccare il volo affidandosi all&#8217;hi-tech. I miliardi dei colossi Usa rappresentano puro ossigeno per un Paese-continente che sogna in grande. Dovranno tuttavia essere accompagnati da politiche e misure volte a creare le giuste condizioni per consentire all&#8217;Elefante, o meglio a un Elefante appesantito e poco snello, di decollare dopo decenni di occasioni sprecate.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="771" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526184753326_13e17ec120bf8500ddfbafbd56d8faba-1024x771.jpg" alt="" class="wp-image-471546" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526184753326_13e17ec120bf8500ddfbafbd56d8faba-1024x771.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526184753326_13e17ec120bf8500ddfbafbd56d8faba-600x452.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526184753326_13e17ec120bf8500ddfbafbd56d8faba-300x226.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526184753326_13e17ec120bf8500ddfbafbd56d8faba-768x578.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526184753326_13e17ec120bf8500ddfbafbd56d8faba-1536x1157.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250526184753326_13e17ec120bf8500ddfbafbd56d8faba.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/microsoft-google-e-gli-altri-big-tech-usa-punta-miliardi-sullindia.html">Microsoft, Google e gli altri: big tech Usa punta miliardi sull&#8217;India</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>La corsa dei data center in Italia: Lombardia regina, utility in campo</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/la-corsa-dei-data-center-in-italia-lombardia-regina-utility-in-campo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Nov 2025 05:37:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[A2A]]></category>
		<category><![CDATA[Data center]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1129" height="635" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="data center" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center.jpg 1129w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /></p>
<p>A2A, Terna e non solo: chi fa correre i data center in Italia. Previsti investimenti miliardari nel settore.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1129" height="635" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="data center" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center.jpg 1129w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/data-center-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /></p>
<p>L&#8217;Italia <strong>accelera sullo sviluppo dei data center</strong> con una crescita delle richieste di connessione che dovrà essere programmato sul piano industriale ed energetico, mettendo in campo una profonda innovazione e bilanciando la presenza di <strong>grandi compagnie e investitori con la necessità di non far gravitare i costi in bolletta</strong> nelle aree oggetto dello sviluppo con una pianificazione a trecentosessanta gradi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lombardia, terra di data center</h2>



<p>&#8220;Gli ultimi dati Terna mostrano come le richieste di connessione siano cresciute in modo inesorabile, sia in termini di domande presentate che di potenza in prelievo&#8221;, <a href="https://www.rinnovabili.it/mercato/ai/data-center-richieste-di-connessione/">nota <em>Rinnovabili.it</em>,</a> aggiungendo che &#8220;fino a maggio 2025, il totale cumulato delle richieste segnava 44 GW di potenza, mentre il 31 ottobre la cifra è lievitata a <strong>63,7 GW</strong>&#8220;, per l&#8217;80% concentrate nel Nord-Ovest e per oltre la metà in <strong>Lombardia</strong>. </p>



<p>Non è un caso: a Milano e nelle zone circostanti hanno sede i <strong>principali hub produttivi, economici e finanziari del Paese,</strong> oltre a centri dati tutt&#8217;altro che secondari come i data center green di Eni e quello di Aruba nella bergamasca. La regione più popolosa d&#8217;Italia ha inoltre grandi disponibilità di <strong>acqua, fondamentale per i meccanismi di raffreddamento,</strong> e una rete elettrica già di per sé resiliente. Inoltre, in Lombardia hanno i loro quartier generali italiani le grandi multinazionali tecnologiche come <a href="https://www.startmag.it/innovazione/microsoft-italia-data-center/"><strong>Microsoft, che tra Settala e Peschiera Borromeo</strong> progetta nuovi centri di questo tipo</a> e investirà 4,3 miliardi di euro nel Belpaese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il boom delle utility</h2>



<p>Lightbox, la testata interna di Terna, segnala come per il sistema-Paese l&#8217;obiettivo sia far coesistere la necessità di gestire l&#8217;aumento di richiesta per i data center, abbattere la dipendenza energetica dall&#8217;estero e potenziare l&#8217;autosufficienza degli impianti in costruzione per renderli meno impattanti per il sistema-Paese. </p>



<p><a href="https://lightbox.terna.it/it/insight/data-center-rete-trasmissione">Appare chiaro che il ruolo delle utility sarà fondamentale</a> e in tal senso è strutturale il progetto presentato <a href="https://lightbox.terna.it/it/insight/data-center-rete-trasmissione">da <strong>A2A, non a caso primaria per importanza in Lombardia</strong></a>, con l&#8217;ad <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/a2a-nuovo-piano-punta-data-centerinvestimenti-16-mld-AH8lp6jD">Renato Mazzoncini che ha annunciato una puntata da 1,6 miliardi di euro</a>. </p>



<p><a href="https://www.finanzaonline.com/notizie/a2a-cambia-pelle-da-utility-a-data-digital-player-dellenergia-con-23-miliardi">Per A2A, nota Finanza Online, </a>&#8220;l’aggiornamento si fonda su un posizionamento strategico unico nei territori chiave della trasformazione digitale&#8221;, con la Lombardia regina che si somma a Puglia e Sicilia e un potenziale da mettere a terra che potrebbe toccare 4,6 GW con cui &#8220;sarà ricavata anche energia termica per il settore del teleriscaldamento, anch’esso cruciale per il gruppo&#8221;, che ad esempio a <a href="https://it.insideover.com/storia/brescia-romanzo-di-una-citta-piu-forte-delle-tragedie.html">Brescia</a> opera un importante impianto finalizzato al ciclo integrato dei rifiuti che scalda, nei mesi invernali, l&#8217;intera città.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Energia uguale Ia</h2>



<p>&#8220;Non si tratta di una semplice diversificazione, ma della ridefinizione di un intero settore: l&#8217;energia non è più solo un prodotto, ma l&#8217;infrastruttura critica che alimenta l&#8217;economia dell&#8217;intelligenza artificiale&#8221;, ha commentato in un report agli investitori <strong>Gabriel Debach, market analyst di eToro, </strong>aggiungendo che &#8220;il costo dell&#8217;energia rappresenta il 65% dei costi operativi totali di un data center. Per un&#8217;azienda che produce energia, questo si traduce in un vantaggio competitivo quasi insormontabile&#8221;. Dalla <strong>Cina agli Usa</strong>, la partita energetica si sta dimostrando critica per l&#8217;investimento in data center e un fattore di competitività strategica. Le aziende italiane sono strutturate per ampi investimenti in conto capitale. </p>



<p>La grande sfida sarà <strong>evitare boom di costi in bolletta</strong> per i <strong>cittadini e le imprese manifatturiere</strong> che dovranno, in futuro, beneficiare dei dividendi dell&#8217;intelligenza artificiale e non subire estrattivismo energetico e ricadute problematiche. <strong>La governance pubblica dell&#8217;esuberanza delle grandi aziende</strong> sarà chiamata in campo come fattore critico di competitività negli anni a venire.</p>
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		<title>Data center, IA, Internet&#8230; Usa e Cina combattono in Asia la battaglia per il futuro</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/data-center-ia-internet-usa-e-cina-combattono-in-asia-la-battaglia-per-il-futuro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 17:39:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Data center]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017175846992_da6bb1b39aecaab6124a71140b7ce128.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017175846992_da6bb1b39aecaab6124a71140b7ce128.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017175846992_da6bb1b39aecaab6124a71140b7ce128-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017175846992_da6bb1b39aecaab6124a71140b7ce128-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017175846992_da6bb1b39aecaab6124a71140b7ce128-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017175846992_da6bb1b39aecaab6124a71140b7ce128-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017175846992_da6bb1b39aecaab6124a71140b7ce128-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La sfida digitale tra Usa e Cina in corso nel continente asiatico riguarda data center, intelligenza artificiale e cavi sottomarini.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/data-center-ia-internet-usa-e-cina-combattono-in-asia-la-battaglia-per-il-futuro.html">Data center, IA, Internet&#8230; Usa e Cina combattono in Asia la battaglia per il futuro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017175846992_da6bb1b39aecaab6124a71140b7ce128.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017175846992_da6bb1b39aecaab6124a71140b7ce128.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017175846992_da6bb1b39aecaab6124a71140b7ce128-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017175846992_da6bb1b39aecaab6124a71140b7ce128-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017175846992_da6bb1b39aecaab6124a71140b7ce128-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017175846992_da6bb1b39aecaab6124a71140b7ce128-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241017175846992_da6bb1b39aecaab6124a71140b7ce128-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non solo investimenti nelle infrastrutture tradizionali, come strade, ferrovie e aeroporti, o nei grandi progetti urbani, dai centri commerciali a condomini nuovi di zecca. Negli ultimi anni il denaro delle due principali potenze del mondo, <strong>Stati Uniti</strong> e <strong>Cina</strong>, si sta riversando sempre di più nel <strong>settore tecnologico</strong>, soprattutto in Asia. Qui, nella regione economicamente più dinamica del pianeta, i temi caldi coincidono con <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/lintelligenza-artificiale-nello-spazio-la-nuova-frontiera-della-difesa-usa-e-ue.html">intelligenza artificiale</a></strong>, <strong>data center</strong>, <strong>cavi sottomarini</strong>, e <strong>Internet </strong>(e <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/biden-e-modi-lanciano-lasse-india-usa-sui-chip-una-sfida-alla-cina.html">pure semiconduttori</a>). Tutto quello che fa rima, insomma, con futuro. </p>



<p>La sfida tra Washington e Pechino è appena iniziata, e diventerà cruciale nel medio-lungo periodo, quando chi controllerà gli ambiti-chiave alla base della prossima rivoluzione economica primeggerà su qualsiasi altro rivale. Il riflesso della sfida digitale Usa-Cina in corso nel continente asiatico è in ogni caso ben visibile presso il <strong>Nusajaya Tech Park</strong>, uno dei parchi industriali – ancora in fase di completamento &#8211; che sorge a <strong>Johor</strong>, Stato situato nella parte meridionale della <strong>Malesia</strong>, a pochi passi dal confine con Singapore. Le <strong>infrastrutture digitali </strong>statunitensi e cinesi sono letteralmente affiancate e in aperta competizione tra loro: vicino a Equinix, un host di data center americano, trova spazio Gds, rivale di Pechino nonché fornitore preferito di Tencent e Alibaba.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dove si decide la sfida tra Usa e Cina</strong></h2>



<p>Il Nusajaya Tech Park è a sua volta soltanto uno dei numerosi progetti presenti a Johor, nuovo epicentro di data center e strutture digitali per lo più appartenenti a grandi gruppi provenienti da Stati Uniti e Cina. Nel giro di una manciata di anni, forse anche prima, queste aree si trasformeranno in <strong>parchi industriali</strong> che accoglieranno numerosi edifici che ospiteranno computer ad alta velocità, server e router incaricati di archiviare, elaborare e distribuire enormi quantità di <strong>dati</strong>. La crescente dipendenza mondiale dalla tecnologia basata sul <strong>cloud</strong>, del resto, ha favorito la crescita dei data center, e Johor è diventato uno dei centri nevralgici di questa partita. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Cheap energy and land make Johor a magnet for data centre operators" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/koBIYooF7mQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_koBIYooF7mQ");</script>
</div></figure>



<p>Lo stato malese è vicino al centro finanziario di <strong>Singapore</strong>, abbonda di terreni edificabili e può contare su energia elettrica a basso costo. Nvidia, AirTrunk, Gds International, Ytl Power e Princeton Digital Group, giusto per fare qualche nome, hanno già insediato le loro attività in loco. E pure <strong>Microsoft </strong>avrebbe acquistato un terreno a Kulai per aprire – indovinate? – un data center.&nbsp;</p>



<p>Nel resto della Malesia, strutture del genere sono dislocate tra Klang Valley, Penang Kedah e Sarawak, mentre a Cyberjaya, la capitale tecnologica della Malesia, non distante da Kuala Lumpur, si conterebbero 13 data center operativi.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Washington contro Pechino (ancora una volta)</strong></h2>



<p>L’<em>Economist</em> ha fatto notare che, tra le grandi aziende cloud, la Cina controlla tutti i cluster di cloud computing in <strong>Thailandia </strong>e <strong>Filippine</strong>, e questo nonostante il fatto che gli Usa considerino Bangkok e Manila importanti alleati regionali. Non solo: su 12 Paesi asiatici presi in esame, ben sette (oltre a Cina, Thailandia e Filippine, anche Malesia, Hong Kong, Indonesia e Singapore) hanno la maggior parte dei loro <strong>cluster cloud</strong> gestiti da <strong>aziende cinesi</strong>. Soltanto Giappone, India e Corea del Sud vantano una predominanza statunitense, in aggiunta ad Australia e Taiwan.</p>



<p>Ma perché la competizione digitale è importante? Semplice: chi controlla le &#8220;fondamenta fisiche&#8221; di Internet, controlla la rete e quindi le <strong>telecomunicazioni</strong>. Gli Usa hanno dominato l&#8217;infrastruttura delle comunicazioni dalla Seconda Guerra Mondiale a pochi anni fa, ma adesso sono insediati dalla Cina. Che intende stabilire nuove regole a colpi di investimenti digitali. Intanto nel cortile di casa asiatico, poi si vedrà. &nbsp;&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/data-center-ia-internet-usa-e-cina-combattono-in-asia-la-battaglia-per-il-futuro.html">Data center, IA, Internet&#8230; Usa e Cina combattono in Asia la battaglia per il futuro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Fink, ad di BlackRock, batte cassa da Meloni: trasporti, banche, energia e dati nel mirino del fondo Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/meloni-incontra-fink-ad-di-blackrock-tra-infrastrutture-e-dati-perche-la-roccia-nera-punta-sullitalia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2024 11:17:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[BlackRock]]></category>
		<category><![CDATA[Cloud]]></category>
		<category><![CDATA[Data center]]></category>
		<category><![CDATA[infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo Chigi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1145" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001130012809_4e7ee130b821ede398d03c8ffb9b89ca.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001130012809_4e7ee130b821ede398d03c8ffb9b89ca.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001130012809_4e7ee130b821ede398d03c8ffb9b89ca-600x358.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001130012809_4e7ee130b821ede398d03c8ffb9b89ca-300x179.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001130012809_4e7ee130b821ede398d03c8ffb9b89ca-1024x611.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001130012809_4e7ee130b821ede398d03c8ffb9b89ca-768x458.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001130012809_4e7ee130b821ede398d03c8ffb9b89ca-1536x916.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Giorgia Meloni ha ricevuto a Palazzo Chigi Larry Fink, amministratore delegato di BlackRock, il gigante Usa dell&#8217;asset management che di recente si è espanso oltre il 3% della partecipazione in Leonardo, il player a partecipazione pubblica della difesa. Non è l&#8217;unica attenzione della &#8220;Roccia Nera&#8221;, forte di oltre 10,5 bilioni di dollari di asset gestiti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/meloni-incontra-fink-ad-di-blackrock-tra-infrastrutture-e-dati-perche-la-roccia-nera-punta-sullitalia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1145" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001130012809_4e7ee130b821ede398d03c8ffb9b89ca.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001130012809_4e7ee130b821ede398d03c8ffb9b89ca.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001130012809_4e7ee130b821ede398d03c8ffb9b89ca-600x358.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001130012809_4e7ee130b821ede398d03c8ffb9b89ca-300x179.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001130012809_4e7ee130b821ede398d03c8ffb9b89ca-1024x611.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001130012809_4e7ee130b821ede398d03c8ffb9b89ca-768x458.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241001130012809_4e7ee130b821ede398d03c8ffb9b89ca-1536x916.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Giorgia Meloni </strong>ha ricevuto a Palazzo Chigi <strong>Larry Fink</strong>, amministratore delegato di <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/economia/blackrock-il-moloch-della-finanza-che-fa-tremare-il-mondo.html">BlackRock</a></strong>, il gigante Usa dell&#8217;asset management che di recente si è espanso oltre il 3% della partecipazione in<a href="https://it.insideover.com/economia/la-scalata-di-blackrock-allitalia-continua-supera-il-3-in-leonardo.html"> Leonardo, il player a partecipazione pubblica della difesa. </a>Non è l&#8217;unica attenzione della &#8220;Roccia Nera&#8221;, forte di oltre 10,5 bilioni di dollari di <strong>asset gestiti nel mondo</strong>, verso il nostro Paese: c&#8217;è sicuramente il tema dell&#8217;<strong>espansione di <a href="https://it.insideover.com/economia/unicredit-commerzbank-la-partita-europea-delle-banche-italiane.html">Unicredit su Commerzbank</a></strong>, che ha portato allo scontro la <a href="https://it.insideover.com/economia/unicredit-commerzbank-il-metodo-draghi-alla-prova-della-germania.html">Germania con la seconda banca italiana</a> per dimensioni, di cui BlackRock<a href="https://www.unicreditgroup.eu/it/governance/shareholders/shareholders-structure.html"> con il 7%</a> è il primo azionista. E poi ci sono le prospettive di investimento future.</p>



<p>Fink, divenuto celebre come <strong>finanziere-filosofo che negli ultimi anni ha plasmato</strong> <a href="https://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/transizione-deglobalizzazione-digitale-il-futuro-secondo-blackrock/">le scelte di governi e investitori </a>promuovendo diversi campi dal green al digitale, ha parlato con Meloni soprattutto di <strong><a href="https://it.insideover.com/energia/la-rivoluzione-tecnologica-delle-reti-elettriche-intelligenti.html">infrastrutture e digitale</a></strong>. Campi in cui il peso di BlackRock è tale da condizionare le scelte dei mercati su scala globale. E su cui la &#8220;Roccia Nera&#8221; sta puntando fortemente. Rivestendo un ruolo di punta anche nello sviluppo dell&#8217;<strong>interesse strategico americano</strong>.</p>



<p>Sono due i veicoli con cui BlackRock può, al di là delle importanti acquisizioni di quote in aziende strategiche: il fondo <strong>Global Infrastructures Partner (Gip),</strong> acquistato a inizio anno per 12,5 miliardi di dollari, e il neocostituito progetto della Global AI Infrastructure Investment Partnership (Gaiip) da 30 miliardi di dollari lanciata assieme a Microsoft.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sfida delle infrastrutture</h2>



<p>Sul primo fronte, Gip è un <strong>attore strategico nel campo del trasporto e delle reti di interconnessione</strong> per spostare merci, persone e materie prime. In tal senso, strutturale è diventata la sua alleanza col colosso del trasporto marittimo Msc, il gruppo guidato dal napoletano risiedente in Svizzera <strong>Gianluigi Aponte</strong> che controlla la prima flotta di cargo navali al mondo. Gip e Msc hanno, ciascuna, il 50% di <strong>Nuovo Trasporto Viaggiatori, la società che controlla Italo</strong>, e inoltre acquisendo il fondo Gip BlackRock ha avuto in dote una quota significativa di <a href="https://www.money.it/logistica-si-incrociano-le-strade-di-msc-e-blackrock-tutti-gli-scenari"><strong>Til – Terminal Investment Limited</strong>, il braccio terminalistico di Msc.</a></p>



<p>Ebbene, per BlackRock si aprono, tramite Gip, opportunità in Italia su almeno tre fronti, di cui non è da escludere che Meloni e Fink abbiano discusso: <strong>lo sviluppo del trasporto intermodale</strong> a livello nazionale anche nel quadro delle reti infrastrutturali europee (corridoi Ten-T); la <strong>costruzione di grandi opere come il <a href="https://it.insideover.com/economia/quei-corridoi-europei-vitali-per-l-italia.html">Ponte sullo Stretto di Messina</a></strong>; lo sviluppo delle <strong>reti energetiche</strong>, in particolare in settori come quello del <strong>gas naturale liquefatto</strong> dove BlackRock mantiene partecipazioni in diversi produttori ed esportatori Usa e potrebbe, dopo precedenti <a href="https://www.reuters.com/markets/deals/exxon-mobil-ends-talks-with-blackrock-italy-lng-terminal-sale-2023-12-15/">tentativi non concretizzati,</a> entrare nel mercato italiano che aumenta gli acquisti di gas a stelle e strisce dopo il declino dell&#8217;import dalla Russia. </p>



<p>Sullo sfondo, inoltre, il progetto di Meloni di avviare la <strong>privatizzazione di parte delle quote di Ferrovie dello Stato</strong>, azienda che possiede un network invidiabile di reti in Italia e non solo. Su cui Gip appare un attore finanziario sul quale il governo non lesinerebbe a puntare come partner. &#8220;BlackRock&#8221;,<a href="https://valori.it/blackrock-infrastrutture/"> ha scritto <strong>Alessandro Volpi su <em>Valori,</em></strong> </a>&#8220;sembra coltivare, in tal senso, una strategia che scommette su una almeno parziale <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/la-pandemia-ha-davvero-scatenato-una-de-globalizzazione.html">deglobalizzazione</a></strong>, per effetto della quale riprenderanno vigore le infrastrutture a carattere “nazionale”, prive tuttavia dei mezzi finanziari per essere realizzate. I grandi fondi avrebbero allora la possibilità di <strong>sfruttare le nuove privatizzazioni</strong>, legate appunto alle varie reti nazionali, per assumere posizioni determinanti all’interno dei diversi Paesi&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La tecnologia e le mire di BlackRock</h2>



<p>C&#8217;è poi la mano del Gaiip, progetto neo-costitutio con cui BlackRock e Gip, sostenute da Microsoft, &#8220;intende raccogliere tra gli 80 e i 100 miliardi di dollari per costruire data center e, forse ancora più importante, l&#8217;infrastruttura energetica di supporto per alimentarli&#8221;, ha scritto il <a href="https://www.datacenterfrontier.com/hyperscale/article/55141302/blackrock-microsoft-nvidia-blackstone-and-the-future-of-global-ai-infrastructure-investment">portale <em>Data Center Frontier</em>. </a> Il Gaiip avrà modo di contare sulla <strong>partnership di Nvidia</strong> e per BlackRock portare questi investimenti in Italia significa valorizzare non solo un business fiorente ma anche creare un importante consolidamento con le priorità sistemiche della superpotenza americana. La quale mantiene sui dati e sui flussi di informazioni che passano per l&#8217;Italia un grande scrutinio: il <strong>&#8220;Sicily Hub&#8221; snodo strategico del Mediterraneo</strong> si somma ai nuovi progetti di connettività digitali <strong>coinvolgenti Genova</strong> e promossi da attori come <strong>Google</strong> e all&#8217;entrata di <strong>Kkr nel mercato delle telecomunicazioni</strong> con lo scorporo della rete primaria e secondaria di Telecom.</p>



<p>L&#8217;Italia vanta un know-how invidiabile nel campo dei data center green, efficienti e ad alta capacità di resistenza, come dimostrano gli esempi di attori come <strong>Aruba o quelli costruiti internamente da aziende quali Eni</strong>. <em>Milano Finanza</em> ha parlato di progetti di sviluppo nell&#8217;area attorno a Milano per data center da 5 GW di potenza complessivi.  <strong>Un&#8217;ulteriore moltiplicazione di tali progetti</strong>, via Gaiip, aprirebbe la strada a una crescente sinergia italo-americana anche in questo campo.  Che si sviluppa <strong>in continuità con il piano di <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/il-cloud-nazionale-di-draghi-e-scannapieco-guarda-agli-usa.html">cloud nazionale</a></strong> messo a terra dopo il Covid-19 dai governi di Mario Draghi e Giorgia Meloni, direttamente coinvolgente le scelte di sviluppo dei data center di cui il cloud fa ampio uso, dato che il <strong>Polo Strategico Nazionale utilizza le tecnologie <strong>Google Assured Workload</strong> e <strong>Oracle Alloy</strong></strong>. </p>



<p>In questo contesto ben definito, dunque, la &#8220;<strong>Roccia Nera</strong>&#8221; si colora di tricolore. E oltre agli affari pesa la geopolitica, che chiama a un ruolo crescente dell&#8217;Italia come pivot occidentale in Europa. Anche attraverso l&#8217;integrazione sinergia del suo sistema con quello Usa. Ben simboleggiata dal ricevimento di Fink a Palazzo Chigi, come un proconsole del sistema capitalistico americano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/meloni-incontra-fink-ad-di-blackrock-tra-infrastrutture-e-dati-perche-la-roccia-nera-punta-sullitalia.html">Fink, ad di BlackRock, batte cassa da Meloni: trasporti, banche, energia e dati nel mirino del fondo Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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