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	<title>Cyber attack Archives - InsideOver</title>
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	<title>Cyber attack Archives - InsideOver</title>
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		<title>L&#8217;arma segreta della CIA che Trump voleva usare per fermare le petroliere di Maduro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Nov 2024 06:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Central Intellicence Agency (Cia)]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber attack]]></category>
		<category><![CDATA[guerra elettronica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="792" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Petroliera-Grace-1-La-Presse-e1569236385273.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Petroliera iran" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Petroliera-Grace-1-La-Presse-e1569236385273.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Petroliera-Grace-1-La-Presse-e1569236385273-300x124.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Petroliera-Grace-1-La-Presse-e1569236385273-768x317.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Petroliera-Grace-1-La-Presse-e1569236385273-1024x422.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Secondo un rapporto appena pubblicato, la Cia possiede un sistema capace di bloccare le grandi navi senza violenza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/larma-segreta-della-cia-che-trump-voleva-usare-per-fermare-le-petroliere-di-maduro.html">L&#8217;arma segreta della CIA che Trump voleva usare per fermare le petroliere di Maduro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="792" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Petroliera-Grace-1-La-Presse-e1569236385273.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Petroliera iran" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Petroliera-Grace-1-La-Presse-e1569236385273.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Petroliera-Grace-1-La-Presse-e1569236385273-300x124.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Petroliera-Grace-1-La-Presse-e1569236385273-768x317.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Petroliera-Grace-1-La-Presse-e1569236385273-1024x422.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un report appena pubblicato afferma che la <strong>CIA</strong>, principale agenzia di spionaggio statunitense, possiede un metodo segreto &#8220;<em>non violento</em>&#8221; per disattivare a suo piacimento grandi navi e sistemi di una certa importanza. Un&#8217;opzione che l&#8217;amministrazione Trump prese in considerazione per bloccare delle<strong> petroliere venezuelane</strong> nel 2018 per quella che doveva essere senza dubbio un&#8217;operazione segreta. La notizia è stata diffusa lo scorso 31 ottobre dalla rivista <em>Wired</em>.</p>



<p>La Central Intelligence Agency degli Stati Uniti dispone di &#8220;<strong>armi segrete</strong>&#8220;, potevamo immaginare, tra queste, anche di un sistema misterioso in grado di disattivare navi su cui non dovrebbe poter esercitare alcun controllo. Compresi grandi mercantili e petroliere, il tutto a distanza e in gran segreto. Questo sistema occulto, almeno stando alle voci che circolano, sarebbe stato preso in considerazione per essere utilizzato contro le petroliere che navigavano tra<strong> Venezuela</strong> e <strong>Cuba</strong> durante il mandato del presidente <strong>Donald Trump</strong>. Ora <a href="https://it.insideover.com/politica/la-promessa-piu-impegnativa-di-trump-torno-alla-casa-bianca-per-fermare-tutte-le-guerre.html">tornato alla Casa Bianca</a> come 47° presidente degli Stati Uniti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il dossier che rivela l&#8217;esistenza del &#8220;sistema&#8221;</strong></h2>



<p>L&#8217;esistenza di questo misterioso &#8220;sistema di disattivazione delle navi&#8221; nelle mani della CIA è incluso in un&#8217;esposizione relativamente dettagliata sui<strong> tentativi falliti dell&#8217;amministrazione Trump</strong> di rovesciare il presidente venezuelano <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-nicolas-maduro-il-leale-delfino-di-chavez.html">Nicolas Maduro</a></strong>. Considerato da alcuni un <a href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2020/06/23/news/regime-o-no-la-dittatura-di-maduro-spiegata-a-paolo-mieli-321338/">dittatore</a>, e da altri una sorta di baluardo della resistenza antiamericana e, di conseguenza, baluardo antioccidentalista.</p>



<p>Il <strong>rapporto </strong>descrive una <a href="https://www.wired.com/story/trump-cia-venezuela-maduro-regime-change-plot/">serie di sforzi</a> intrapresi e sostenuti dal Governo degli Stati Uniti e dai partner stranieri per cercare di spodestare Maduro tra il 2018 e il 2020. Tali sforzi includerebbero un <strong>attacco informatico</strong> al sistema di pagamento delle forze armate del Venezuela, il <strong>sabotaggio</strong> da parte di agenti colombiani dei caccia Sukhoi Su-30 di fabbricazione russa dell&#8217;Aeronautica militare venezuelana e il supporto al poi completamente dimenticato <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/guaido-vola-da-trump-gli-usa-puntano-il-venezuela.html">Juan Guaido</a> </strong>per consentirgli di rovesciare il Governo di Maduro.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un&#8217;operazione segreta contro le petroliere</strong></h2>



<p>Secondo quanto riportato da <em>Wired</em>, entrato in possesso di queste informazioni, l&#8217;intenzione dei servizi segreti statunitensi era quella di sabotare le petroliere di Caracas dirette all&#8217;Avana, per colpire entrambi i &#8220;regimi&#8221; socialisti. &#8220;<em>Cuba fa affidamento sul petrolio del Venezuela. In cambio, ritengono i funzionari statunitensi, i servizi di sicurezza cubani hanno contribuito a proteggere Maduro, fungendo essenzialmente da guardia pretoriana sul campo per l&#8217;assediato autocrate socialista</em>&#8220;. </p>



<p> &#8220;<em>L&#8217;amministrazione Trump pensava che se gli Stati Uniti fossero riusciti in qualche modo a intercettare o sabotare le navi petrolifere che salpavano dal Venezuela verso Cuba, avrebbero potuto<strong> sferrare un colpo contro entrambi i regimi</strong></em>&#8220;, spiegano nel rapporto che afferma: &#8220;<em>Almeno un&#8217;opzione coinvolgeva la CIA, che aveva un sistema mobile in grado di disattivare segretamente (e in modo non violento) le navi. I funzionari dell&#8217;amministrazione Trump volevano che l&#8217;agenzia spostasse il sistema vicino al Venezuela, per <strong>colpire alcune delle sue petroliere</strong></em>&#8220;.</p>



<p>&#8220;<em>L&#8217;agenzia si è tirata indietro. I funzionari della CIA hanno spiegato che aveva solo uno di questi sistemi, che al momento si trovava in <strong>un altro emisfero</strong> e che non volevano spostarlo all&#8217;estremità settentrionale del Sud America&#8221;. Per</em> questa ragione &#8220;<em>l&#8217;idea è stata accantonata</em>&#8220;. Ma di che tipo di sistema stiamo parlando?</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un sistema a energia diretta</strong></h2>



<p>I dettagli riguardanti questo misterioso sistema posseduto dalla CIA non sono menzionati nel rapporto, ma gli specialisti di<em> The War Zone </em>hanno <a href="https://www.twz.com/news-features/cia-has-secret-nonviolent-way-to-disable-large-ships-report">ipotizzato</a> possa trattarsi di un<strong> sistema a energia diretta</strong>. Uno di questi sistemi dei quali inizialmente si era parlato durante il sabotaggio dei <em>teledrin</em> e dei <em>walkie-talkie </em>di Hezbollah in Libano. Attacco poi attribuito al <strong>Mossad</strong>.</p>



<p>Secondo gli esperti, il sistema in questione potrebbe indirizzare &#8220;raffiche&#8221; di <strong>energia a microonde ad alta potenza</strong>, dette HPM, contro un bersaglio alla sua portata, distruggendo, disattivando o causando l&#8217;<strong>interruzione di sistemi essenziali</strong> come radar, apparecchiature di navigazione computerizzate, suite di comunicazione, sistemi di sterzo e sistemi di controllo elettronico del motore. Ciò consentirebbe a chi impiega il sistema di &#8220;fermare una nave&#8221;, lasciando illeso l&#8217;equipaggio, e costringerla alla deriva. Un metodo segreto e <em>non violento</em> per fermare una grande nave, dunque.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esiste un&#8217;arma simile?</strong></h2>



<p>&#8220;<em>Le armi HPM creano fasci invisibili di energia elettromagnetica all&#8217;interno di uno spettro specifico di frequenze radio e microonde che possono causare una serie di effetti temporanei o permanenti su bersagli elettronici. Esempi includono la disattivazione non cinetica dei sistemi informatici, il danneggiamento dell&#8217;elettronica mirata, l&#8217;interruzione dei sistemi di sicurezza e di controllo industriale, ecc</em>&#8220;. È quanto si apprende da un comunicato stampa del 2023 relativo al programma dell&#8217;<strong>Us Air Force</strong> e dell&#8217;<strong>US Navy</strong> denominato <a href="https://apps.dtic.mil/sti/trecms/pdf/AD1195640.pdf">High-power Joint Electromagnetic Non-Kinetic Strike</a>.</p>



<p>Possiamo perciò convenire, per consuetudine e conoscenza del passato, che se una <em>cosa</em> è parte di un programma menzionato da una forza armata statunitense, è già stata messa a disposizione, forse anche da più di un decennio, della CIA.</p>



<p>È interessante notare come un &#8220;sistema basato su HPM&#8221; richiederebbe di &#8220;avvicinare la fonte&#8221; al &#8220;bersaglio&#8221;, suggerendo l&#8217;impiego, quindi, di una <strong>piattaforma camuffata</strong>. Nel caso di un&#8217;azione ai danni di una petroliera possiamo pensare quindi a una nave civetta, come un altro mercantile o un peschereccio, per non far attribuire l&#8217;attacco a un&#8217;unità militare come un aereo o un sottomarino.</p>



<p>Sebbene i dettagli forniti siano estremamente limitati, l&#8217;ipotetica capacità di fermare grandi navi descritta nel rapporto ci svela un sistema plausibilmente operativo e impiegabile nelle mani dei servizi segreti statunitensi che potrebbe essere impiegato in <strong>molteplici scenari</strong>: dall&#8217;inibire trasmissioni di informazioni d&#8217;intelligence, all&#8217;immobilizzare un vascello con un carico particolarmente sensibili. Compreso l&#8217;eventuale impiego, ovviamente segreto, nel teatro della &#8220;guerra per le rotte commerciali&#8221; che interessano l&#8217;Artico e l&#8217;Indo-pacifico e già si prospettano all&#8217;orizzonte.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/larma-segreta-della-cia-che-trump-voleva-usare-per-fermare-le-petroliere-di-maduro.html">L&#8217;arma segreta della CIA che Trump voleva usare per fermare le petroliere di Maduro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Sole, mare e malware: l&#8217;estate della cybersecurity</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/sole-mare-e-malware-lestate-della-cybersecurity.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Aug 2024 15:51:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber attack]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1200" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-600x375.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-1024x640.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-768x480.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-1536x960.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Qual è stata l&#8217;incidenza di attacchi e incidenti informatici nel corso del mese di luglio? I cyber criminali sono andati in vacanza o hanno approfittato del momento particolare per incrementare le proprie azioni? A rispondere a queste domande ci pensa l&#8217;Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e, nello specifico, il CSIRT, la sua articolazione tecnico-operativa che, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/sole-mare-e-malware-lestate-della-cybersecurity.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1200" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-600x375.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-1024x640.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-768x480.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-1536x960.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Qual è stata l&#8217;incidenza di attacchi e incidenti informatici nel corso del mese di luglio? I cyber criminali sono andati in vacanza o hanno approfittato del momento particolare per incrementare le proprie azioni? A rispondere a queste domande ci pensa l&#8217;Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e, nello specifico, il CSIRT, la sua articolazione tecnico-operativa che, come ogni mese, ha pubblicato il report mensile relativo al mese scorso. </p>



<p>Ebbene, a quanto pare i cybercriminali non vanno in vacanza (almeno non in estate, <a href="https://it.insideover.com/criminalita/apro-il-pc-frego-le-cripotavlute-e-me-la-spasso-in-villa-peccato-che.html">tranne qualche eccezione a conferma della regola</a>). Secondo il report, gli &#8220;eventi cyber&#8221; (quindi sia incidenti, sia attacchi) hanno subìto un incremento del 2% rispetto al mese di giugno. Gli incidenti veri e proprio, poi, hanno avuto una vera e propria impennata: +87%, indice forse di una maggiore distrazione degli utenti con la mente già in spiaggia o tra verdi vallate alpine. </p>



<p>Sul podio, le realtà maggiormente interessate da questi eventi sono: al primo posto la Pubblica amministrazione centrale, con un incremento del 39,6%; al secondo, il settore delle Telecomunicazioni, con un incremento del 19%; al terzo, il settore sanitario, con un incremento del 5,4%.</p>



<p>Se parliamo di tentativi di attacco, l&#8217;obiettivo principale, almeno nel mese di luglio, sono state le informazioni. L&#8217;<strong><em>information disclosure</em></strong>, ovvero la divulgazione fraudolenta di informazioni e documentazione sensibile, è infatti al primo posto delle minacce estive con un incremento del 17%; ci sono poi i tentativi di introduzione nei sistemi attraverso le credenziali che hanno avuto un incremento del 14,6%; al terzo posto in classifica, con un incremento del 18,4%, abbiamo l&#8217;immancabile <strong><em>spear phishing</em></strong>, cioè il tentativo mirato di cogliere in fallo un determinato utente affinché compia un&#8217;azione (cliccare un link o scaricare un allegato) che comprometta il suo dispositivo. </p>



<p>Tra le Regioni maggiormente colpite, il Lazio, mentre i malware che a luglio sono andati per la maggiore sono le <em><strong>back-door</strong></em>, le cosiddette &#8220;porte sul retro&#8221; che consentono a qualcuno di accedere da remoto &#8211; e senza essere scoperto &#8211; a un dispositivo e a tutte le informazioni in esso contenute. </p>



<p>E sul fronte delle rivendicazioni come siamo messi? Secondo il report, da un monitoraggio su fonti aperte l&#8217;Italia, a luglio 2024, è stato il terzo paese al mondo per numero di rivendicazioni ramsonware e il primo in UE. A giugno eravamo quarti al mondo e sempre primi della classe in Europa. I gruppi criminali più attivi sono stati RansomHub e Akira, ma non hanno fatto mancare il loro apporto altri gruppi come Donut, BlackBasta, DragonForce, MadLiberator, Everest, Monti.</p>



<p>Buone notizie invece sul fronte DDos (Distributed Denial of service), ovvero gli attacchi che bloccano un sistema attraverso l&#8217;invio massiccio e anomalo di traffico dati generato da una serie di &#8220;zombie&#8221;, ovvero dispositivi infetti e manovrati da una sorta di centrale di controllo (Command &amp; Control). In questo caso, l&#8217;Italia, a luglio, non ha subìto attacchi. Diversamente da quanto avvenuto in Spagna, Polonia e Israele, che hanno subìto rispettivamente 357, 119 e 91 attacchi. In questo casi, i gruppi più attivi nelle rivendicazioni sono stati NoName057 e CyberArmyofRussia_Reborn. </p>



<p>Insomma, un quadro composito ma senza grandi sconvolgimenti. Una conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che il crimine non va in vacanza, di qualunque natura esso sia. Chissà cosa ci aspetta nel report di agosto. Non resta che attendere per scoprirlo. Nel frattempo, come spesso ripetuto dall&#8217;esperto di cybersecurity Alessandro Curioni, ricordate di non spegnere il cervello quando accendete il computer o prendete in mano il telefono. </p>
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		<title>Cybercrime, la guerra silenziosa: Italia primo bersaglio Ue, Ucraina la più attaccata al mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Aug 2024 12:46:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
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		<category><![CDATA[Cyber attack]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240405232233238_b2fe39e96a2cc569f4fca4cea5309f26.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240405232233238_b2fe39e96a2cc569f4fca4cea5309f26.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240405232233238_b2fe39e96a2cc569f4fca4cea5309f26-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240405232233238_b2fe39e96a2cc569f4fca4cea5309f26-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240405232233238_b2fe39e96a2cc569f4fca4cea5309f26-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240405232233238_b2fe39e96a2cc569f4fca4cea5309f26-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>L'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha pubblicato il report relativo a giugno 2024: attacchi in lieve calo, ma l'attenzione resta alta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/cybercrime-la-guerra-silenziosa-italia-primo-bersaglio-ue-ucraina-la-piu-attaccata-al-mondo.html">Cybercrime, la guerra silenziosa: Italia primo bersaglio Ue, Ucraina la più attaccata al mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>L&#8217;Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) ha da poco pubblicato sui propri canali il report mensile <em>Operational Summary, Giugno 2024</em>, realizzato dal Computer Security Incident Response Team (CSIRT Italia), organo dell&#8217;ACN. Un documento prezioso che elenca i dati salienti sull&#8217;analisi e l&#8217;andamento delle minacce di ambito cyber, concentrandosi sui settori maggiormente colpiti e sulle minacce più diffuse. Per il mese di giugno si registra una buona notizia: gli eventi cyber individuati sono stati 168, in diminuzione del 41% rispetto a maggio. Di questi, 117 hanno avuto un impatto su soggetti nazionali, di cui 62 rientranti nel perimetro di sicurezza delineato dalla normativa NIS, mentre gli altri soggetti coinvolti sono stati singoli cittadini o società private non rientranti in settori critici. Di questi 168 eventi, 46 sono stati classificati come incidenti, in aumento del 2% rispetto a maggio.</p>



<p>Tra i settori maggiormente colpiti &#8211; in linea con i report precedenti &#8211; la Pubblica amministrazione centrale, il settore delle telecomunicazioni e quello dei trasporti. A seguire altri settori tra cui quello energetico, quello dell&#8217;aerospazio, la pubblica amministrazione locale. </p>



<p>Tra le tipologie di attacco, rispetto al mese di maggio di registra un lieve calo, ma comunque l&#8217;attenzione resta massima. Il primo &#8211; e peraltro in aumento &#8211; è l&#8217;attacco DDos (Distributed Denial Of Service), ovvero il sovraccarico di traffico mirato a bloccare uno o più server. Phishing e Ransomware restano ancora le minacce più diffuse, ma il campionario di crimini informatici è ampio. Inoltre, nonostante il calo, <strong>l&#8217;Italia è il quarto paese al mondo per numero di rivendicazioni ransomware e il primo in Europa (14)</strong>. Una crescita di cinque posizioni a livello mondiale e di tre a livello europeo rispetto al mese precedente.</p>



<p>Sul podio gli Stati Uniti, con 161 rivendicazioni, seguiti da Canada (21), Regno Unito (17) e, dopo noi, Germania (12) e Francia (8). I gruppi criminali più attivi sono stati RansomHub e Eldorado, seguiti da Cactus, SenSayQ, Cicada3301, SpaceBears, Akira, Everest, Monti.  Per quanto riguarda le rivendicazioni di attacchi DDoS (12), i gruppi più attivi sono stati NoName057 e CyberArmyofRussia_Reborn. Nella classifica, in questo caso, siamo sedicesimi al mondo e al decimo posto in Europa. Nel complesso, il Paese più colpito è l&#8217;Ucraina, con 238 rivendicazioni, seguita da Romania (123), Stati Uniti (50).</p>



<p>Uno scenario generalizzato di guerra cibernetica silenziosa, ma non per questo meno impattante, soprattutto se si riflette sul grado di digitalizzazione raggiunto in ogni settore della nostra società. Un pericolo potenziale non tanto per i nostri dispositivi elettronici, ma per il nostro stile di vita per come ormai siamo abituati e a cui difficilmente saremmo disposti a rinunciare. Ragionando su questo dovremmo comprendere quanto sia importante, allora, agire presto sulla creazione di una cultura digitale il più diffusa possibile. </p>



<p></p>
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		<title>I 10 peggiori cyber attacchi degli ultimi anni, dalle carte di credito ai film della Sony</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/i-10-peggiori-cyber-attacchi-degli-ultimi-anni-dalle-carte-di-credito-ai-film-della-sony.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Aug 2024 11:54:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber attack]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber security]]></category>
		<category><![CDATA[cyberspionaggio]]></category>
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<p>Da NotPetia a Colonial Pipeline, da WannaCry a The Shadow Brockers: una classifica dei peggiori cyber attacchi degli ultimi 10 anni.</p>
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<p>Negli ultimi anni si è registrata una vera <strong>escalation di cyberattacchi </strong>la cui natura può variare, ma che di solito hanno sempre una motivazione: il denaro. In particolare, nel corso dell&#8217;ultimo decennio vi sono state vere Waterloo digitali che hanno permesso enormi passi avanti in temi di cybersicurezza, ma che, allo stesso tempo, hanno esposto milioni di utenti a rischi raramente percepibili come tali, eppure estremamente reali.</p>



<p>Ecco allora una classifica, di certo parziale, dei 10 peggiori attacchi informatici degli ultimi dieci anni.</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>2013: <strong>l&#8217;attacco informatico a Target Corporation</strong>, catena di grandi magazzini statunitense, porta alla compromissione di circa 40 milioni di carte di credito e di debito e di circa <strong>70 milioni di dati personali </strong>come nomi, indirizzi, numeri di telefono ed email. Si tratta di uno dei più imponenti furti di dati della storia degli Stati Uniti, che provocò all&#8217;azienda un danno finanziario enorme tanto per i costi di ripristino dei sistemi, quanto per le azioni legali dei clienti che si videro svuotati i conti.</li>
</ol>



<p>2. 2013: un altro attacco arriva a stracciare il record segnato da quello sferrato contro Target Corporation. A finire nel mirino dei cyber criminali stavolta è<strong> Yahoo!</strong>, e <strong>la compromissione coinvolge 3 miliardi di account</strong>, con un furto di informazioni che comprendeva nomi, indirizzi mail, numeri di telefono, date di nascita e password criptate. L&#8217;attacco venne reso noto dall&#8217;azienda leader nel settore delle comunicazioni solamente nel 2016.</p>



<p>3. 2014: hacker che saranno poi identificati come provenienti dalla <strong>Corea del Nord</strong> (anche se &#8220;identificare&#8221; qualcuno in questi casi è un parolone) attaccano <strong>Sony Pictures Entertainment</strong>. In questo caso, l&#8217;attacco non ha motivazioni finanziarie ma ha il sapore della rappresaglia. Cinque film non ancora usciti nelle sale finiscono in rete e dietro le ragioni di questa azione si pensa vi sia l&#8217;annuncio dell&#8217;uscita di un film &#8211; <em>The interview</em> &#8211; in cui si racconta di un piano per assassinare Kim Jong-un.</p>



<p>4. 2015. <strong>Un attacco di altissimo profilo al sito di incontri Ashley Madison</strong> crea il panico tra gli utenti. Il gruppo hacker Impact Team, infatti, penetra i server del sito e diffonde i dettagli personali di milioni di utenti, determinando, tra le altre cose, la fine di molti matrimoni. Secondo diverse fonti reperibili in rete, <strong>almeno 30 persone si sarebbero suicidate a seguito di questo attacco</strong>.</p>



<p>5. 2017, maggio. Fa la sua comparsa sulla scena digitale un ransomware passato alla storia: <strong>WannaCry</strong>. Nato probabilmente nei laboratori nord coreani, il ransomware sfrutta un exploit in grado di sfruttare una vulnerabilità di Microsoft Windows chiamato EternalBlue. Sviluppato dall&#8217;NSA statunitense, EternalBlue viene trafugato da un gruppo hacker che si fa chiamare <strong>The Shadow Brokers</strong>. Il frutto di questa azione da film di spionaggio è <strong>una vera pandemia globale che infetta 230.000 computer in 150 paesi</strong>. A interrompere la diffusione incontrollata del malware, un ricercatore britannico di 22 anni.</p>



<p>6. 2017, giugno. Nonostante Microsoft fosse intervenuta per sanare la vulnerabilità, emerge dagli abissi della rete un altro ransomware che, sfruttando la stessa vulnerabilità, se possibile fa più danni &#8211; soprattutto a livello economico &#8211; del cugino WannaCry. Stiamo parlando di <strong>NotPetia</strong>, <strong>uno strumento pensato non tanto per criptare i dati di un server a fini estorsivi, quanto piuttosto per distruggere</strong>. E lo fa decisamente bene. I primi a essere messi in ginocchio sono i sistemi di molte aziende ucraine, il che lascia pensare a una possibile matrice russa, anche se non vi sono certezze a riguardo. In breve, NotPetia si diffonde in tutto il mondo, interessando 60 paesi e causando <strong>danni per centinaia di milioni di dollari</strong>. Ad oggi, un record ancora intatto. Tra le infrastrutture critiche colpite, basti citare la centrale nucleare di Chernobyl.</p>



<p>7. 2017, settembre. <strong>Equifax</strong>, società americana di controllo del credito dei consumatori, subisce un furto di dati che compromette le informazioni di 143 milioni di cittadini, tra cui parecchi canadesi e britannici. I vertici dell&#8217;azienda puntarono il dito contro gli hacker cinesi, ma, come sempre, capire chi veramente si nascondesse dietro gli schermi è difficile, se non impossibile. Quello che è certo è che in questo caso, come in molti altri simili, è emersa l&#8217;incapacità da parte dei vertici aziendali di gestire correttamente l&#8217;emergenza.</p>



<p>8. 2018, è il turno di <strong>Facebook</strong>. <strong>30 milioni di profili coinvolti in quello che diventa uno dei furti di dati più pubblicizzati della storia</strong>. Gli hacker, la cui provenienza resta a tutt&#8217;oggi un mistero, entrano in possesso di 400 mila token, ovvero parti di codice che permettono ai legittimi proprietari di un profilo di restare collegati alla piattaforma social senza digitare ogni volta le proprie credenziali. Numeri di telefono, indirizzi mail e altri dati vengono trafugati. In questo caso, la risposta dell&#8217;azienda sarà pronta e trasparente verso gli utenti.</p>



<p>9. 2020.<strong> Il più grave attacco di quest&#8217;anno è quello sferrato alla piattaforma Orion di SolarWinds</strong>, azienda di applicazioni informatiche statunitense, dal gruppo hacker di matrice russa <strong>APT29</strong>. Grazie alla diffusione di un malware in un aggiornamento, gli hacker riescono per mesi a spiare enti governativi americani e aziende di altissimo livello in tutto il mondo, Italia compresa. Una delle più grandi azioni di cyber spionaggio della storia.</p>



<p>10. 2021. Quando si dice &#8220;un gigante dai piedi di argilla&#8221;. Un profilo che si adatta perfettamente a <strong>Colonial Pipeline</strong>, il più grande sistema di oleodotti petroliferi degli Stati Uniti, vittima di un devastante attacco da parte di un gruppo ransomware chiamato Darkside. L&#8217;attacco di per sé non provoca troppi danni, ma obbliga i vertici dell&#8217;azienda a bloccare completamente l&#8217;attività per debellare il malware, mettendo in ginocchio la costa Est degli Stati Uniti per almeno due settimane, con i benzinai costretti a razionare il carburante. </p>



<p>Questi dieci casi sono solo la punta dell&#8217;iceberg. Ogni giorno piccole, medie e grandi aziende finiscono vittime di attacchi cyber, così come i singoli utenti. Un panorama composito di truffe sempre più articolate e difficili da prevedere, un giro di affari miliardario, una vera e propria economia parallela che orami è da paragonare a quella del narcotraffico o del mercato delle armi. L&#8217;unica arma a nostra disposizione, al di là di Firewall o antivirus di ultima generazione, siamo noi stessi, il nostro sesto senso. E a volte non basta neanche quello. </p>



<p></p>
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		<title>Cybercrime: hai ricevuto un MMS? Forse è già troppo tardi</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/cybercrime-hai-ricevuto-un-mms-forse-e-gia-troppo-tardi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Aug 2024 14:02:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber attack]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber security]]></category>
		<category><![CDATA[cyberspionaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1200" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-600x375.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-1024x640.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-768x480.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-1536x960.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli analisti della Clio Security mettono in guardia verso una nuova minaccia in vendita nel Darkweb per 5 milioni di euro.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1200" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-600x375.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-1024x640.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-768x480.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cyber-hacker-1536x960.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;Hai ricevuto un MMS sospetto? Il tuo telefono, probabilmente, è già stato violato&#8221;. Con questa frase inquietante comincia un post pubblicato sulla pagina Linkedin di <strong>Clio Security</strong>, azienda attiva nel ramo della sicurezza informatica presieduta da <strong>Michael Clemente</strong>, che più volte abbiamo intervistato sul tema. In un momento storico decisamente particolare e in un contesto in cui manca completamente una cultura digitale in grado di proteggere gli utenti per lo più ignari delle minacce che si nascondono nei meandri della rete, Clio Security, attraverso i propri canali, mira a sensibilizzare il pubblico dei &#8220;non addetti ai lavori&#8221; puntando su una comunicazione semplice ma a forte impatto. E allora, cosa c&#8217;entrano gli MMS con il cyber crime?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una nuova minaccia in vendita nel Darkweb</h2>



<p>Presto spiegato. Il post pubblicato lo scorso 31 luglio continua: &#8220;𝐔𝐧 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐞𝐱𝐩𝐥𝐨𝐢𝐭 𝐙𝐞𝐫𝐨-𝐂𝐥𝐢𝐜𝐤 𝐑𝐂𝐄 è 𝐢𝐧 𝐯𝐞𝐧𝐝𝐢𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 5 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐝𝐨𝐥𝐥𝐚𝐫𝐢. Il 16 giugno, un hacker con lo pseudonimo di &#8220;Sp3ns3r&#8221; ha annunciato la vendita di un exploit Zero-day per l&#8217;esecuzione remota di codice (RCE) su BreachForums&#8221;. Tradotto: l&#8217;exploit, in informatica, è una vulnerabilità software. Se poi è &#8220;Zero day&#8221;, significa che non è mai stata rilevata prima. L&#8217;esecuzione remota sta a significare che la vulnerabilità può essere attivata a distanza. Il fatto che questa, poi, sia in vendita su uno dei principali black market attualmente presenti sul Darkweb non è poi una cosa tanto eccezionale. A essere eccezionale, piuttosto, è l&#8217;importo chiesto dall&#8217;hacker. Continuiamo a leggere il post di Clio Security.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando lo ricevi è già tardi</h2>



<p>&#8220;Nell&#8217;annuncio, è stata sottolineata la facilità dell&#8217;attacco, evidenziando la natura Zero-Click dell&#8217;exploit. Questo significa che 𝐩𝐞𝐫 𝐞𝐬𝐞𝐠𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐝𝐢𝐜𝐞 𝐧𝐨𝐧 è 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥&#8217;𝐮𝐭𝐞𝐧𝐭𝐞. Secondo l&#8217;hacker, l&#8217;exploit è compatibile con i sistemi operativi Android delle versioni 11, 12, 13 e 14, dimostrando la sua efficacia su qualsiasi dispositivo Android. Il potenziale di danno di questo exploit è estremamente elevato&#8221;. Un exploit &#8220;Zero click&#8221; è particolarmente insidioso proprio perché, come specificato nel post, non c&#8217;è bisogno di alcuna interazione da parte della vittima. E ora arriviamo al cuore del problema: come si diffonde questa minaccia?</p>



<p>&#8220;Il metodo principale di diffusione indicato è tramite messaggi MMS (Multimedia Messaging Service). Il semplice fatto di ricevere un messaggio di questo tipo potrebbe già compromettere il dispositivo. La natura RCE dell&#8217;exploit significa che un malintenzionato remoto, una volta compromesso il dispositivo, potrebbe eseguire qualsiasi comando sul dispositivo infettato&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il valore del crimine</h2>



<p>&#8220;L&#8217;exploit &#8211; si legge ancora nel post &#8211; è stato messo in vendita per la cifra record di 5 milioni di dollari. Inoltre, su richiesta, l&#8217;hacker fornisce una prova di concetto (PoC) per dimostrare le capacità dell&#8217;exploit. Il precedente record recente per il costo di un exploit venduto era detenuto da una vulnerabilità RCE in Microsoft Outlook, il cui exploit era stato messo in vendita sulla stessa BreachForums per 1,7 milioni di dollari. Ora, questo record è stato ufficialmente battuto&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Istruzioni per la sopravvivenza</h2>



<p>E fino a qui, le cattive notizie. Gli analisti di Clio Security, però, forniscono anche le linee guida per tutelarsi e rendere la minaccia inoffensiva. Dunque prendete appunti: &#8220;Per proteggere i propri dispositivi Android dal nuovo attacco Zero-Click, è possibile disabilitare il download automatico di MMS nelle impostazioni dei messaggi. Nelle impostazioni di Google Messaggi, questo si fa seguendo questi passaggi: Cliccare sul proprio avatar —&gt; Impostazioni di Messaggi —&gt; Avanzate —&gt; Download automatico degli MMS (spostare l&#8217;interruttore su &#8220;Off&#8221;). Rimanete vigili, aggiornate tempestivamente il software e seguite le raccomandazioni di sicurezza informatica per proteggere i propri dispositivi e dati&#8221;. </p>



<p></p>
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		<title>Perché gli ospedali sono il primo obiettivo dei cybercriminali</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/perche-gli-ospedali-sono-il-primo-obiettivo-dei-cybercriminali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Aug 2024 12:32:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber attack]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber security]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/hacker.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/hacker.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/hacker-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/hacker-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/hacker-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/hacker-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/hacker-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Infrastrutture datate, nessuna compartimentazione, cultura digitale assente: ecco perché è così facile attaccare gli ospedali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/perche-gli-ospedali-sono-il-primo-obiettivo-dei-cybercriminali.html">Perché gli ospedali sono il primo obiettivo dei cybercriminali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/hacker.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/hacker.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/hacker-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/hacker-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/hacker-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/hacker-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/hacker-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Europa a certificarlo è stato l&#8217;<a href="https://it.insideover.com/tecnologia/il-rapporto-europol-sul-cybercrime-un-esercito-di-minorenni-che-fa-milioni-di-vittime.html">Europol</a>, negli Stati Uniti è invece comparso uno studio dell&#8217;<strong>Università del Minnesota</strong>: il trend degli ultimi anni parla chiaro. L&#8217;obiettivo principale, <strong>la preda più ghiotta per le gang di cybercriminali che imperversano in rete sono le aziende ospedaliere</strong>. E questo per diverse ragioni.</p>



<p>Gli <strong>attacchi ransomware</strong> puntano a bloccare i sistemi crittando il contenuto dei server. A quel punto scatta l&#8217;estorsione e, in caso di mancato pagamento, l&#8217;esfiltrazione dei dati che finiscono come di norma<a href="https://it.insideover.com/criminalita/il-grande-mercato-dei-dati-personali-sul-darkweb.html"> in vendita nei black market presenti nel Darkweb</a>. </p>



<p>Lo studio dell&#8217;Università americana è particolarmente interessante, perché ha indagato l&#8217;impatto che questo tipo di attacchi produce sul lavoro dei medici. Secondo il report, durante un attacco il carico di lavoro si riduce del 17-25% e ad essere colpiti maggiormente sono i reparti di emergenza, con cali di entrate che possono raggiungere percentuali del 41%.</p>



<p>Ovviamente questo comporta un <strong>aumento della mortalità ospedaliera</strong>. Certo, non numeri particolarmente elevati, ma comunque un dato che fa riflettere. I pazienti ricoverati nel corso di un attacco hanno una probabilità di morire in aumento dello 0,77%. Se poi l&#8217;attacco è particolarmente grave e arriva a bloccare il normale flusso delle ambulanze in entrata e in uscita, la percentuale aumenta significativamente all&#8217;1,87%.</p>



<p>Il trend degli attacchi alle strutture ospedaliere ha visto un&#8217;impennata, a livello globale, con la Pandemia da Covid-19 e, da quel momento, è stato un crescendo. Parlavamo, all&#8217;inizio dell&#8217;articolo, dei motivi per cui gli ospedali rappresentano una preda ghiotta. Innanzi tutto per la facilità con cui si riesce a paralizzare l&#8217;intera infrastruttura attaccata. Nella maggior parte dei casi, parliamo di <strong>infrastrutture estremamente datate, senza alcun tipo di compartimentazione interna</strong>, motivo per cui un attacco riesce a dilagare in tutti i sistemi in pochissimo tempo. A questo, va aggiunta una generalizzata ignoranza in tema di pericoli che si nascondono nei dispositivi elettronici.</p>



<p>Altro fattore determinante la digitalizzazione dei processi interni e di comunicazione con i pazienti (come gli invii di cartelle cliniche). Ma la prerogativa principale che rende gli ospedali le vittime designate dei cybercriminali è uno e soltanto uno: la qualità &#8211; e quantità &#8211; dei dati da esfiltrare. <strong>I dati dei pazienti ospedalieri sono i più ricercati nel Darkweb</strong>. Questo per una ragione molto precisa: un paziente è generalmente una persona più fragile della media. Dunque più facile da colpire con un attacco di <strong><em>spear-phishing</em></strong>, ovvero la versione più sofisticata del phishing. </p>



<p>Per fare un esempio, prendiamo<a href="https://it.insideover.com/criminalita/synlab-i-dati-dei-pazienti-sul-dark-web-cosa-rischiamo-come-possiamo-proteggerci.html"> il recente attacco subito dai laboratori diagnostici SynLab in Italia</a>. Nei giorni seguenti il data breach, con migliaia di dati finiti in vendita nei black market, tanto l&#8217;azienda quanto la Polizia postale avevano messo in allerta gli utenti sulla possibilità che i criminali inviassero delle mail con allegati malevoli nascosti dietro falsi risultati di analisi realmente attesi dal ricevente. Ecco, lo spear-phishing è questo. Un attacco mirato, che fa leva su una conoscenza capillare della vittima.</p>



<p>Insomma, alla fine di tutto si tratta sempre e soltanto di lavorare alacremente sulla costruzione di una cultura della sicurezza digitale che renda il lavoro dei cybercriminali più difficile di quanto non sia ora. Anche perché sono tutti concordi nel ritenere che il fenomeno non conoscerà pause e, anzi, subirà un incremento negli anni a venire. </p>
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		<title>Il rapporto Europol sul cybercrime: un esercito di minorenni che fa milioni di vittime</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/il-rapporto-europol-sul-cybercrime-un-esercito-di-minorenni-che-fa-milioni-di-vittime.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jul 2024 11:05:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber attack]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/shutterstock_661977379-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/shutterstock_661977379-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/shutterstock_661977379-scaled-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/shutterstock_661977379-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/shutterstock_661977379-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/shutterstock_661977379-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/shutterstock_661977379-1536x1021.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/shutterstock_661977379-2048x1362.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dalle truffe romantiche alle estorsioni: quali sono stati i crimini informatici del 2023? Ce lo dice l'Europol con un report annuale.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/shutterstock_661977379-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/shutterstock_661977379-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/shutterstock_661977379-scaled-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/shutterstock_661977379-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/shutterstock_661977379-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/shutterstock_661977379-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/shutterstock_661977379-1536x1021.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/shutterstock_661977379-2048x1362.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da pochi giorni è disponibile per la consultazione l&#8217;<strong>IOCTA 2024</strong>, ovvero l&#8217;<em>Internet Organised Crime Threat Assesment</em>, il documento ufficiale dell&#8217;<strong>Europol</strong> per monitorare la situazione del cybercrime in Europa. Un documento giunto alla decima edizione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una superficie d&#8217;attacco sconfinata</h2>



<p>Il quadro delineato dal report è senz&#8217;altro fosco ma non inaspettato. Ormai dall&#8217;inizio del monitoraggio dei crimini dietro lo schermo si assiste a un crescendo senza fine. E le ragioni di questo crescendo sono fondamentalmente due: la quantità di nuove tecnologie a disposizione dei potenziali criminali (non ultima l&#8217;Intelligenza Artificiale) e <strong>una superficie d&#8217;attacco pressoché sconfinata</strong>.</p>



<p>In cosa consiste questa &#8220;superficie d&#8217;attacco&#8221;? Basta guardarsi intorno. Dal momento in cui pensiamo che ogni oggetto dotato di una connessione fa parte di quella che gli esperti chiamano &#8220;<strong>la grande convergenza digitale</strong>&#8220;, ed è quindi proiettato verso un esterno affollato di altri dispositivi con cui interagire, è facile comprendere che molto di ciò che ci circonda quotidianamente può essere obiettivo di una pletora di criminali informatici nascosti dall&#8217;anonimato della rete.</p>



<p>Non solo computer e smartphone, ma anche caldaie, televisori, frigoriferi, antifurti, forni a microonde, condizionatori. Ovviamente purché siano &#8220;Smart&#8221;. L&#8217;IoT (<strong>Internet of Things</strong>) offre indubbiamente grandi opportunità ma, allo stesso tempo, anche grandi rischi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Milioni di vittime</h2>



<p>E i numeri stanno a dimostrarlo.<strong> Nel 2023, in Europa, le vittime di cybercrime si contano nell&#8217;ordine dei milioni</strong>. Dalle frodi alle truffe romantiche, dalle estorsioni ai ricatti a sfondo sessuale. Uno scenario in cui molte delle vittime si contano tra i minori, quei &#8220;nativi digitali&#8221; che dovrebbero avere maggiore dimestichezza con i dispositivi elettronici &#8211; e in parte è vero &#8211; ma che, a ben ragionare, non ne capiscono la natura intrinseca.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un&#8217;arma formidabile: l&#8217;IA</h2>



<p>Se fino a poco tempo fa i crimini nella rete replicavano gli stessi crimini perpetrabili nel mondo reale, l&#8217;avvento dell&#8217;Intelligenza Artificiale ha sparigliato le carte in tavola: a fronte delle enormi potenzialità per un miglioramento generalizzato della vita sotto molteplici aspetti, <strong>l&#8217;IA ha fornito a chi ne vuole fare un uso malevolo un formidabile strumento</strong>. Ecco allora che negli ultimi anni &#8211; e soprattutto nel 2023 &#8211; sono fioccate truffe portate a termine grazie ai cosiddetti <strong>Deepfake</strong>.</p>



<p>Voci, immagini, persino video in cui quello che si vede non è in realtà ciò che è. Ecco che allora può accadere che in una riunione tra colleghi l&#8217;amministratore delegato dell&#8217;azienda chieda di effettuare un pagamento su altre coordinate rispetto a quelle solite e, solo in seguito, si venga a scoprire che quello non era il vero amministratore delegato, ma un&#8217;immagine generata da algoritmi. Stesso discorso per le telefonate: nostra figlia ci chiama, magari in piena notte, e ci dice di essere bloccata in un&#8217;autofficina con la macchina in panne, e che ha bisogno di un bonifico di 500 euro per pagare il meccanico e farsi riportare a casa. Molto spesso ci si accorge troppo tardi di essere stati truffati. Sembra fantascienza, ma sono cose che succedono. Fin troppo spesso, a dire il vero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un esercito di minorenni</h2>



<p>In questo scenario, qual è il profilo del cybercriminale? Molte delle cyber gang che operano in Europa contano membri che in realtà possono provenire da tutto il mondo. Ecco spiegata anche la difficoltà di attribuire a uno Stato la paternità di un attacco. Inoltre, l&#8217;età media dei cybercriminali si sta abbassando. <strong>Sono tanti i minorenni operativi tra le fila di organizzazioni criminali</strong> che sono strutturate esattamente come le organizzazioni criminali classiche. Dopotutto, il mondo oltre lo schermo è una sorta di specchio della nostra società. Non cambia nulla. </p>



<p>Il <strong>Darkweb </strong>si conferma come il luogo deputato da cui far partire gli attacchi e in cui nascondersi, ma anche il luogo dove contrattare prestazioni specifiche, dove vendere il frutto di un crimine andato a buon fine, dove organizzare partnership criminali. Le criptovalute, naturalmente, sono il motore di questa giostra infernale che promette di girare a pieno regime per un tempo che, al momento, nessuno è in grado di prevedere. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Guardie e ladri</h2>



<p>L&#8217;immagine di un vero e proprio <strong>Far West digitale</strong> è quella che meglio si avvicina alla realtà di cui stiamo parlando. E come in ogni film o fumetto ambientato nel Far West che si rispetti, ci sono i criminali, ma c&#8217;è anche la legge. E in effetti le operazioni di polizia nel web sono ormai all&#8217;ordine del giorno. Quasi tutte sono frutto di un paziente lavoro sotto copertura, con agenti infiltrati nelle organizzazioni criminali. Un gioco al rimpiattino, dove gli arresti sono molti, con pene anche pesanti, ma dove i criminali trovano sempre modi nuovi per sfuggire alle maglie della giustizia. Insomma, una storia vecchia come il mondo declinata in un futuro che ci è letteralmente piovuto addosso e che nessuno, fino a un decennio fa, avrebbe mai immaginato potesse diventare reale. </p>
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		<title>Parla un hacker russo: &#8220;20 mila dollari al mese ma se sgarri sei morto&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/parla-un-hacker-russo-20-mila-dollari-al-mese-ma-se-sgarri-sei-morto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jul 2024 10:06:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber attack]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber security]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber war]]></category>
		<category><![CDATA[Russiagate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2518" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Hacker_apertura.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Hacker_apertura.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Hacker_apertura-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Hacker_apertura-768x483.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Hacker_apertura-1024x645.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>Abbiamo intervistato un hacker russo nel Deepweb: i soldi, i rischi, la concorrenza con gli hacker di altri Paesi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/parla-un-hacker-russo-20-mila-dollari-al-mese-ma-se-sgarri-sei-morto.html">Parla un hacker russo: &#8220;20 mila dollari al mese ma se sgarri sei morto&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="2518" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Hacker_apertura.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Hacker_apertura.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Hacker_apertura-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Hacker_apertura-768x483.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Hacker_apertura-1024x645.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>Navigando sotto la superficie del web visibile &#8211; il <strong>Deepweb</strong>, ovvero la parte non indicizzata dai motori di ricerca &#8211; si fanno incontri interessanti. Era già da un po&#8217; di tempo che, con l&#8217;aiuto degli esperti della<a href="https://it.insideover.com/tecnologia/nis2-la-cybersecurity-obbligatoria-contro-il-far-west-digitale.html"> <strong>Clio Security</strong></a>, cercavamo di avvicinare in questa zona franca qualche hacker disposto a raccontarci in cosa consiste il suo lavoro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Intervista all&#8217;hacker ninja</h2>



<p>Superando ogni più rosea aspettativa,<strong> abbiamo trovato il nostro hacker. E non un hacker qualsiasi, ma un hacker russo</strong>. Non è stato facile vincere la naturale diffidenza di una persona abituata a muoversi con circospezione nel regno anarchico del web, dove imperversano sì gli hacker, ma anche gli agenti sotto copertura di mezzo mondo. Alla fine ci siamo riusciti, abbiamo ottenuto la nostra intervista, con la promessa di mantenere l&#8217;anonimato della nostra fonte russa. Per prima cosa gli abbiamo chiesto come definirebbe il suo &#8220;stile&#8221; di hacking: &#8220;<strong>Rompere e devastare, come diciamo in Russia!&nbsp;</strong>Per lo meno così poi va a finire. Ma,&nbsp;per quanto riguarda il processo, descriverei il mio stile di lavoro come <em><strong>ninja-hacking</strong></em>, dove gli obiettivi vengono raggiunti in modo assolutamente impercettibile ma con una velocità estremamente elevata&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Tocca la Russia e sei morto</h2>



<p>Rotto il ghiaccio da ambo le parti, gli abbiamo chiesto se fosse consapevole che lui e i suoi colleghi in Occidente hanno una pessima reputazione.<strong> Di solito, &#8220;hacker russo&#8221; è sinonimo di criminale</strong>. &#8220;Ne sono consapevole&#8221;, ci ha risposto, &#8220;infatti <strong>lavoro esclusivamente contro l&#8217;Occidente</strong>&#8220;. E poi la confidenza che ci ha lasciati alquanto perplessi: &#8220;Di solito per tutti, non solo per i russi,<strong> lavorare contro la Russia equivale alla morte</strong>&#8220;. Che dire, decisamente <em>tranchant</em>. Speriamo di non doverlo scoprire mai. La nostra fonte è poi tornata sulla definizione di hacker: &#8220;In generale, il termine hacker è sinonimo di &#8220;criminale&#8221;. Posso dire, come patriota, che gli hacker russi sono i migliori al mondo, anche se ci sono concorrenti diretti che non solo rispetto ma ammiro molto per il loro lavoro e i loro progetti&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La &#8220;leggenda&#8221; degli hacker russi</h2>



<p><a href="https://it.insideover.com/criminalita/hacker-russi-tra-mito-e-realta.html">Più volte ci è capitato di parlare degli hacker russi</a>, interrogandoci sull&#8217;origine della leggenda in cui sembrano pienamente inseriti. Abbiamo approfittato per chiedere a lui i motivi di questa fama. Davvero gli hacker russi sono un passo avanti agli altri?</p>



<p>&#8220;Personalmente, ho iniziato a vedere la popolarità dell&#8217;espressione &#8220;hacker russo&#8221; dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni negli Stati Uniti, e penso che molti altri abbiano fatto lo stesso. Ma, senza dubbio, gli hacker russi sono i migliori al mondo, secondo la mia opinione, poiché, come ho già detto, sono un patriota. In secondo luogo, <strong>le condizioni di vita in Russia sono tali che molti cercano di sopravvivere, non di vivere</strong>. Pertanto, cercano strade alternative, pensano alle loro azioni in anticipo e, senza dubbio, <strong>la conoscenza della parte tecnica è stata sempre la base dell&#8217;hacking</strong>. Non posso rispondere a questa domanda senza citare una persona della nostra comunità: &#8220;Un hacker cerca, un <strong>pentester </strong>segue&#8221;.</p>



<p>Ci sono almeno tre spunti interessanti in questa risposta: il primo è che gli stessi russi hanno iniziato a percepire in modo diverso la loro fama a seguito del cosiddetto &#8220;<em><strong>Russiagate</strong></em>&#8220;, <strong>la spy-story internazionale in cui l&#8217;aspetto cyber ha avuto un ruolo non secondario</strong>. Il secondo è che a spingere molti russi a diventare hacker sono le condizioni di vita. Quel &#8220;sopravvivere&#8221; vale più di mille parole. Il terzo spunto rientra nell&#8217;ambito della cybersecurity ed è una sorta di rivendicazione dove non manca una buona dose di sana presunzione: i &#8220;pentester&#8221; sono gli esperti di sicurezza informatica che effettuano i &#8220;<a href="https://it.insideover.com/tecnologia/cyber-intelligence-ecco-cosa-cercano-i-servizi-segreti.html">penetration test</a>&#8220;, una delle tecniche utilizzate per testare la tenuta dei sistemi informatici di un&#8217;azienda o di chiunque richieda il servizio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Occhio ai cinesi</h2>



<p>Tuttavia non esistono solo i russi. Sappiamo che altre nazioni si collocano su un piano assolutamente competitivo quando si tratta di hacking. Abbiamo dunque chiesto al nostro di che nazionalità siano gli hacker in grado di competere con i russi. Ne abbiamo tratto una conferma e una sorpresa: &#8220;Penso <strong><a href="https://it.insideover.com/spionaggio/la-cina-e-fin-troppo-vicina-un-esercito-di-hacker-mercenari-per-spiare-i-dissidenti.html">solo i cinesi </a></strong>e alcuni indiani (solo alcuni)&#8221;. Abbiamo insistito: quali sono i cybercriminali più pericolosi?</p>



<p>&#8220;Non è una domanda del tutto corretta. Se parliamo di nazionalità, direi i russi. <strong>Non esiste un ostacolo insormontabile per noi</strong>, per raggiungere un obiettivo o ottenere dati &#8220;speciali&#8221; di interesse faremmo tutto il possibile e anche di più. Se parliamo di tipi di attività, <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/quando-usa-e-israele-sferrarono-un-devastante-cyberattacco-contro-liran.html">gli hacker che attaccano le reti sono i più pericolosi</a></strong>&#8220;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Cremlino dietro le cyber gang</h2>



<p>Quando in Europa, ma potremmo tranquillamente dire nel mondo, avviene un cyber attacco, si attribuisce quasi sempre la colpa agli hacker russi, dando per buono che agiscano su mandato del governo. Anche questa è una leggenda metropolitana o c&#8217;è un fondo di verità? &#8220;<strong>Nessun hacker russo può definirsi tale senza aver lavorato per il governo</strong>. Spero che questa intervista sia completamente anonima, ma diciamo che, anche se lavori come hacker e pensi che tutti i tuoi amici siano come fratelli, uno di loro sarà sempre una persona del governo o di altri organi&#8221;. Ovviamente non possiamo pretendere che questa risposta confermi che tutti gli hacker russi lavorino su mandato del Cremlino, tuttavia è evidente che la presenza tra le loro fila di uomini d&#8217;apparato &#8211; molti dei quali provenienti da apparati spionistici &#8211; è importante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cyberwarfare</h2>



<p>Parlando di Stati, a inizio intervista il nostro ci ha confermato che effettivamente lui lavora solo verso obiettivi occidentali. Questo significa che ha attaccato qualche Stato? &#8220;Sì, e consapevolmente. <strong>Non sostengo assolutamente l&#8217;operazione militare speciale [la guerra in Ucraina] e tutto il sangue versato</strong>. Personalmente vorrei che tutto questo finisse il più presto possibile e che tutti vivessero in pace. Ma sì,<strong> ho lavorato per aiutare i nostri soldati nell&#8217;operazione militare speciale, ad esempio per alcune centrali nucleari, fornendo informazioni sulle posizioni dei nemici</strong>&#8220;. Una conferma di come anche in campo bellico la componente cyber sia diventata importante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Italia: obiettivo sensibile?</h2>



<p>E per quanto riguarda l&#8217;Italia? Il nostro hacker ha avuto esperienze di lavoro con il nostro Paese? E qual è il livello di sicurezza informatica delle nostre infrastrutture, secondo il suo parere? &#8220;Certamente, ma per caso. Personalmente, <strong>l&#8217;Italia non mi interessa dal punto di vista dell&#8217;hacking</strong>. Il livello di sicurezza delle infrastrutture? È simile a quello della maggior parte dei paesi dell&#8217;UE. <strong>Avete standard unificati che, secondo i nostri criteri, sono piuttosto comuni e vengono superati senza grossi problemi a causa della loro stabilità</strong> (dite sempre che amate la stabilità)&#8221;. Quindi l&#8217;Italia non è un obiettivo sensibile nei piani russi? &#8220;No, principalmente perché è un Paese lontano dal centro delle decisioni e non molto ricco. Gli Stati Uniti e il Canada sono obiettivi molto più efficaci da hackerare&#8221;.</p>



<p>Gli abbiamo poi chiesto se, nello specifico, sapesse dirci qualcosa sul livello tecnico degli hacker nostrani: &#8220;Non lo so, non ho mai lavorato in un team o personalmente con hacker italiani, ma penso che sarebbe interessante, almeno per condividere esperienze e conoscenze&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo stipendio di un cyber criminale</h2>



<p>Veniamo ai soldi: quanto guadagna un hacker come lui? E da chi viene pagato? &#8220;Chi paga non lo dirò, ma, diciamo, dividiamo i guadagni tra il team. <strong>Il guadagno medio è di circa 20.000 dollari al mese</strong>, ma dipende da cosa si hackera e come si lavora. Personalmente, non mi allontano mai dal computer ma penso che in futuro i miei guadagni aumenteranno significativamente&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La classifica dell&#8217;hacker</h2>



<p>Qual è stata, a suo giudizio, l&#8217;operazione di hacking più significativa degli ultimi anni? &#8220;La più significativa? Non ce ne sono di particolari, tutte sono assolutamente significative, indipendentemente dalle dimensioni e contro chi siano stati effettuati gli attacchi. Tra quelle che mi hanno interessato e piaciuto di più, posso citare l&#8217;<strong>hack di Tencent</strong>, tutto il lavoro di <strong>Ryuk</strong>, ALPHV, Donut e <strong>Ragnar</strong>&#8220;.</p>



<p>Tencent è una società d&#8217;investimenti cinese. Sinceramente si tratta della prima volta che sentiamo parlare di questo operazione di hacking. Di certo, se effettivamente un attacco c&#8217;è stato, i media cinesi si saranno ben guardati dal diffonderne la notizia.<strong> Ryuk è un ramsonware che anche in Italia ha creato non pochi problemi e la cui paternità russa ci viene confermata</strong>; ALPHV è un altro nome per riferirsi alla cyber gang russa più nota con il nome di <strong>BlackCat</strong>; Donut leaks è stato un sito, <strong><a href="https://it.insideover.com/criminalita/il-grande-mercato-dei-dati-personali-sul-darkweb.html">una sorta di black market</a></strong>, in cui venivano pubblicati dati esfiltrati dai ramsonware; Ragnar Locker, infine, è tanto il nome di un ramsonware quanto di una cyber gang sgominata da un&#8217;operazione internazionale di polizia nel 2023.</p>



<p>Abbiamo ringraziato la nostra fonte per le preziose informazioni che ha scelto di condividere con noi e l&#8217;abbiamo lasciato immergersi nuovamente nei bassifondi della rete. Sperando di non incrociare la sua strada, se non per una seconda intervista. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/parla-un-hacker-russo-20-mila-dollari-al-mese-ma-se-sgarri-sei-morto.html">Parla un hacker russo: &#8220;20 mila dollari al mese ma se sgarri sei morto&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Cina è (fin troppo) vicina. Un esercito di hacker mercenari per spiare i dissidenti</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/la-cina-e-fin-troppo-vicina-un-esercito-di-hacker-mercenari-per-spiare-i-dissidenti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2024 10:52:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber attack]]></category>
		<category><![CDATA[cyberspionaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I-Soon, colosso della cybersecurity cinese, pubblica per sbaglio i propri dati riservati, svelando i piani cyber-spionistici di Pechino.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per i dissidenti cinesi, l’emigrazione ha rappresentato per molto tempo una forma di tutela nei confronti della propria persona, soprattutto quanto il controllo dello Stato oppressore si fa insostenibile. Nella società della digitalizzazione questa difficile scelta rischia di non essere per nulla risolutiva e ora vi spieghiamo perché. <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/la-sfida-della-cina-setacciare-la-rete-con-le-spie-reclutate-a-scuola.html">L&#8217;approccio cinese alla sorveglianza informatica e alle operazioni di hacking è diventato sempre più sofisticato</a></strong> e sfaccettato negli ultimi anni. Il governo cinese impiega una gamma di strategie atte a monitorare dissidenti e minoranze etniche, sfruttando sia le proprie risorse interne che hacker mercenari, una sorta di esternalizzazione del controllo. Ma quali sono i metodi applicati dalla Cina per il monitoraggio informatico? Alcune informazioni sull&#8217;esternalizzazione degli attacchi informatici e <strong>una fuga di notizie significativa dalla società I-Soon</strong>, possono fornirci alcuni aspetti di queste operazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Monitoraggio dei dissidenti e delle minoranze etniche</strong></h2>



<p>La Cina ha una lunga storia di monitoraggio dei dissidenti e delle minoranze etniche, come gli uiguri nello Xinjiang, gli attivisti tibetani e i sostenitori della democrazia. <strong>Il Partito Comunista Cinese (PCC) utilizza tecnologie di sorveglianza avanzate, tra cui intelligenza artificiale e analisi dei big data</strong>, per tracciare i movimenti, le comunicazioni e le attività online degli individui. Uno strumento all’avanguardia di questo arsenale di sorveglianza è la &#8220;Piattaforma Integrata di Operazioni Congiunte&#8221; (IJOP), utilizzata ampiamente nello Xinjiang. È un sistema in grado di aggregare dati da varie fonti: filmati delle telecamere di sorveglianza, metadati di telefoni cellulari e <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/taci-il-tuo-telefono-ti-ascolta.html">attività sui social media</a> al fine di segnalare individui “sospetti”. L&#8217;IJOP fa parte di una strategia più ampia per identificare e neutralizzare preventivamente le potenziali minacce alla stabilità dello Stato.</p>



<p>Ma non è tutto, il governo cinese è in grado di impiegare anche tecniche di hacking per infiltrarsi nei dispositivi di dissidenti e attivisti. Per farlo sfrutta le vulnerabilità software e hardware. <strong>Gli hacker assoldati possono accedere a e-mail, messaggi e file</strong>, consentendo al PCC di raccogliere informazioni sulle attività e sui piani dei dissidenti. L’hacking può prendere di mira sia individui all&#8217;interno della Cina che all&#8217;estero.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esternalizzazione degli attacchi informatici</strong></h2>



<p>Ufficialmente gran parte delle attività informatiche cinesi sono svolte dal Ministero della Sicurezza dello Stato (MSS) che rappresenta la principale agenzia di intelligence e polizia segreta del paese. Tuttavia, dallo scorso aprile 2024 l’esercito popolare di liberazione (PLA) ha sciolto la Forza di Supporto Strategico e ha creato tre nuove forze: la Forza aerospaziale, la forza cyberspaziale e la forza di supporto informativo. Questi tre nuovi corpi, unitamente alla forza congiunta di supporto logistico, fanno tutti capo al PCC. Per tutelare le proprie competenze informatiche Pechino ha sviluppato un proprio protocollo di sicurezza. Il protocollo prevede anche di impedire ai tecnici informatici di condividere competenze con gli stranieri. Ai suoi professionisti, tanto per dirne una, è vietato partecipare alle competizioni internazionali di hacking.</p>



<p>Ma la ristrutturazione degli apparati non è l’unica innovazione, questa riforma coincide con l’utilizzo di <strong>hacker mercenari</strong>. L’esternalizzazione consente al governo cinese di beneficiare delle competenze e dell&#8217;anonimato del settore privato, riducendo il rischio di attribuzione diretta e di reazioni internazionali. Ma chi sono questi hacker mercenari? Gli hacker esterni fanno spesso parte di reti di criminalità informatica che possono vantare ampia esperienza in varie forme di attacchi informatici, tra cui il phishing, distribuzione di malware e minacce persistenti avanzate (APT).</p>



<p>Attraverso la contrattazione con questi gruppi, la Cina può estendere le sue capacità informatiche senza esaurire le risorse interne. Il modello di esternalizzazione fornisce anche una negabilità plausibile. Quando un attacco informatico viene ricondotto a un gruppo di hacker indipendente piuttosto che al governo cinese, si complica il processo di attribuzione e diventa più difficile per le nazioni colpite reagire direttamente contro la Cina. Senza considerare che i gruppi possono compiere delle operazioni sotto falsa bandiera creando tensioni diplomatiche con altri paesi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Fuga di Notizie della I-Soon</strong></h2>



<p>Nonostante il gigante asiatico possa contare su un’infrastruttura complessa, non è esente dalla fuga di informazioni. È questo il caso della società I-Soon, azienda di sicurezza informatica che ha esposto involontariamente dettagliati registri delle attività di hacking della Cina. A darne la notizia è il <em>The Wall Street Journal</em>. <strong>La fuga di informazioni riservate ha rivelato sia come il governo cinese si coordina con gruppi hacker privati, sia i bersagli specifici di queste operazioni.</strong> Un’emorragia informativa che ha incluso documenti inerenti comunicazioni interne, contratti e documentazione tecnica ma che ha anche evidenziato l&#8217;uso di malware sofisticati, costruiti ad hoc per bersagli specifici. Sono inoltre emersi dettagli sulla pianificazione strategica che si cela dietro le campagne informatiche coordinate.</p>



<p>Dalla fuga di notizie della I-Soon è emersa anche l&#8217;importanza che il governo cinese dà al monitoraggio delle minoranze etniche e dei dissidenti. I registri mostravano attacchi mirati contro attivisti uiguri, leader religiosi tibetani e organizzatori pro-democrazia di Hong Kong. <strong>Le operazioni non miravano solo alla raccolta di informazioni, ma anche a screditare questi gruppi hackerando le loro comunicazioni e diffondendo disinformazione</strong>.</p>



<p>Ma facciamo un passo indietro, cos’è I-Soon? Società fondata a Shanghai nel 2010, il suo Presidente e direttore generale è Wu Haibo, descritto dai cinesi come un hacker patriottico, anche conosciuto con il soprannome di “shutdown”. Tra i maggiori azionisti dell’azienda c’è il colosso cinese Qi An Xin Technology. Stando a quanto riportato in un avviso d’appalto dello Xinjiang datato luglio 2021, I-Soon è stata selezionata per costruire un sistema di difesa per l&#8217;ufficio di pubblica sicurezza nella regione di Akusu nello Xinjiang.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Implicazioni e Risposta Globale</strong></h2>



<p>Le rivelazioni dalla fuga di notizie della I-Soon hanno avuto implicazioni significative per la sicurezza informatica globale. Le nazioni prese di mira dagli hacker o gruppi di hacker mercenari si sono allertate per rafforzare le difese informatiche e sviluppare strategie per mitigare l&#8217;impatto di tali attacchi. L’altra sfida attiene alle preoccupazioni etiche sui diritti umani che la sorveglianza cinese sui dissidenti ha sollevato. Adesso, ovviamente, bisognerà attendere da parte cinese un rapido e, al momento, imperscrutabile cambio di strategia. Insomma, la sfida cyber continuerà ancora a lungo. E forse non avrà mai realmente fine.</p>
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		<title>Italia e USA contro cybercriminali, duello sul web</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/italia-e-usa-contro-cybercriminali-duello-sul-web.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jun 2024 10:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber attack]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber security]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1073" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240605123541181_437a1d2d99fcb9f91f7a7a5f0229e975.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240605123541181_437a1d2d99fcb9f91f7a7a5f0229e975.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240605123541181_437a1d2d99fcb9f91f7a7a5f0229e975-600x335.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240605123541181_437a1d2d99fcb9f91f7a7a5f0229e975-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240605123541181_437a1d2d99fcb9f91f7a7a5f0229e975-1024x572.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240605123541181_437a1d2d99fcb9f91f7a7a5f0229e975-768x429.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240605123541181_437a1d2d99fcb9f91f7a7a5f0229e975-1536x858.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240605123541181_437a1d2d99fcb9f91f7a7a5f0229e975-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una truffa milionaria è stata in parte sventata grazie alla cooperazione tra la Polizia Postale e il U.S. Secret Service statunitense. Un&#8217;operazione che, ancora una volta, si è svolta su quel terreno ibrido tra mondo reale e web, dove i cyber criminali hanno tentato di celarsi. La truffa del marmo &#8220;Marble swindle&#8220;, letteralmente &#8220;la truffa &#8230; <a href="https://it.insideover.com/criminalita/italia-e-usa-contro-cybercriminali-duello-sul-web.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1073" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240605123541181_437a1d2d99fcb9f91f7a7a5f0229e975.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240605123541181_437a1d2d99fcb9f91f7a7a5f0229e975.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240605123541181_437a1d2d99fcb9f91f7a7a5f0229e975-600x335.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240605123541181_437a1d2d99fcb9f91f7a7a5f0229e975-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240605123541181_437a1d2d99fcb9f91f7a7a5f0229e975-1024x572.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240605123541181_437a1d2d99fcb9f91f7a7a5f0229e975-768x429.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240605123541181_437a1d2d99fcb9f91f7a7a5f0229e975-1536x858.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240605123541181_437a1d2d99fcb9f91f7a7a5f0229e975-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una truffa milionaria è stata in parte sventata grazie alla <strong>cooperazione tra la Polizia Postale e il <em>U.S. Secret Service</em> statunitense</strong>. Un&#8217;operazione che, ancora una volta, si è svolta su quel terreno ibrido tra mondo reale e web, dove i cyber criminali hanno tentato di celarsi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La truffa del marmo</h2>



<p>&#8220;<em><strong><a href="https://www.commissariatodips.it/notizie/articolo/operazione-marble-swindle/index.html">Marble swindle</a></strong></em>&#8220;, letteralmente &#8220;la truffa del marmo&#8221;. Questo il nome dell&#8217;operazione scattata a seguito di una segnalazione ricevuta dalla Polizia Postale da parte di una società italiana, impegnata nel corso degli ultimi anni in un importante progetto insieme a una società americana. La società italiana, infatti, riforniva quella statunitense di manufatti in travertino per la ristrutturazione di un tempio a New York. <strong>Una fornitura dal valore totale di 1.4 milioni di dollari</strong>.</p>



<p>Un bottino ghiotto per i cyber criminali, che hanno messo in piedi una truffa finemente articolata per sottrarre il denaro. E a dire il vero, sono riusciti nel loro intento: la società statunitense aveva infatti proceduto al versamento di circa il 50% del valore totale del progetto (700 mila dollari) su quello che credeva essere il conto della società italiana. Quello che non sapevano era di essere già da tempo finiti nel mirino dei cyber criminali, che <strong>avevano messo a punto un attacco BEC (Business Email Compromise)</strong>, un tipo di attacco grazie al quale i cyber criminali prendono possesso di un account di posta elettronica della società presa di mira (in questo caso, quella americana). Segue un periodo di studio e di analisi delle comunicazioni, poi, quando è il momento giusto,<strong> gli IBAN di destinazione dei pagamenti vengono cambiati e il gioco è fatto</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Money mule sotto torchio</h2>



<p>In questo caso, la società statunitense è stata sollecitata a pagare da una mail che solo apparentemente proveniva dall&#8217;account di posta della società italiana. A pagamento effettuato, qualcuno si è reso conto dell&#8217;inganno ed è scattata la denuncia. Visto il coinvolgimento di un attore americano e dato l&#8217;importo consistente della truffa, la Polizia Postale ha immediatamente allertato l&#8217;ufficio romano dello United States Secret Service (USSS), Agenzia federale americana con cui la Polizia di Stato collabora da molti anni. </p>



<p>Dalle indagini effettuate si è risaliti al primo destinatario dei fondi rubati, il cosiddetto &#8220;<em><strong>money mule</strong></em>&#8220;, che, in questo caso, parrebbe essere una donna. Interrogata dall&#8217;USSS, la money mule ha detto di aver già distribuito la maggior parte del denaro rubato attraverso altri conti, così come le era stato ordinato dai truffatori. <strong>Lo USSS è riuscito a recuperare parte del maltolto</strong>, ma le indagini sono ancora in corso per cercare di recuperare il resto e, soprattutto, di individuare gli altri soggetti coinvolti in questa vicenda che, per ora, hanno fatto perdere le loro tracce nei meandri della rete. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo scontro su un terreno immateriale</h2>



<p>Questa operazione si aggiunge a quelle che quotidianamente impegnano le forze dell&#8217;ordine su quello che ormai è uno scenario più che consolidato<strong>. Un terreno immateriale dove si gioca una partita cruciale tra legge e fuorilegge</strong>; un vero e proprio <strong>far west digitale </strong>dove si combatte una guerra silenziosa che però miete vittime nel mondo reale. </p>



<p>Riferendoci all&#8217;operazione &#8220;Marble swindle&#8221;, ci si potrebbe chiedere: come si può sfuggire ai cyber criminali se la truffa messa in piedi è così ben articolata? Non è facile dare una risposta unica. Sicuramente può essere d&#8217;aiuto alimentare &#8211; quando si naviga in rete o si portano avanti delle transazioni economiche &#8211; un sano e legittimo sospetto. Qualora sia necessario effettuare un pagamento &#8211; che sia di entità modesta o, come in questo caso, consistente &#8211; è sempre consigliabile fare più di una verifica sugli IBAN forniti. Parlarsi al telefono o in video-call prima di fare un bonifico, infatti, può rendere la vita dei cyber criminali molto complicata.</p>
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