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	<title>cristiani copti Archives - InsideOver</title>
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	<title>cristiani copti Archives - InsideOver</title>
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		<title>Tigrai, anche i monasteri nel mirino</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/nel-tigrai-la-guerra-non-risparmia-nemmeno-i-piu-antichi-monasteri-cristiani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Feb 2021 19:06:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[cristiani copti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Profughi-Tigrai-Etiopia-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Profughi Tigrai Etiopia (La Presse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Profughi-Tigrai-Etiopia-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Profughi-Tigrai-Etiopia-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Profughi-Tigrai-Etiopia-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Profughi-Tigrai-Etiopia-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Profughi-Tigrai-Etiopia-La-Presse-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Profughi-Tigrai-Etiopia-La-Presse-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il cristianesimo in Etiopia ha origini molto remote, risalenti addirittura ai tempi in cui la regione era dominata al Regno di Axum. Fu un vescovo, San Frumenzio, ad introdurre definitivamente nel IV secolo la nuova religione in questa parte dell&#8217;Africa e da allora il credo cristiano è diventato una parte importante dell&#8217;identità etiope. Per questo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/nel-tigrai-la-guerra-non-risparmia-nemmeno-i-piu-antichi-monasteri-cristiani.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Profughi-Tigrai-Etiopia-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Profughi Tigrai Etiopia (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Profughi-Tigrai-Etiopia-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Profughi-Tigrai-Etiopia-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Profughi-Tigrai-Etiopia-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Profughi-Tigrai-Etiopia-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Profughi-Tigrai-Etiopia-La-Presse-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Profughi-Tigrai-Etiopia-La-Presse-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il cristianesimo in <strong>Etiopia</strong> ha origini molto remote, risalenti addirittura ai tempi in cui la regione era dominata al Regno di Axum. Fu un vescovo, San Frumenzio, ad introdurre definitivamente nel IV secolo la nuova religione in questa parte dell&#8217;Africa e da allora il credo cristiano è diventato una parte importante dell&#8217;identità etiope. Per questo nel Paese sono diverse le testimonianze anche architettoniche di una delle più antiche tradizioni religiose del continente africano. Una di queste forse si è persa per sempre: nel <strong>Tigrai</strong>,<a href="https://it.insideover.com/guerra/adesso-il-conflitto-in-etiopia-potrebbe-diventare-internazionale.html?utm_source=ilGiornale&amp;utm_medium=article&amp;utm_campaign=article_redirect&amp;_ga=2.51106921.1395702764.1604908348-587293415.1601365185"> regione interessata dalla guerra scoppiata tra il governo locale e quello federale nello scorso novembre</a>, il monastero di<strong> Debre Damos</strong> sarebbe stato in parte distrutto. Si tratta di un edificio che è un punto di riferimento per tutti i cristiani della regione, visto che la sua costruzione è datata addirittura al VI secolo.</p>
<h2>La guerra non risparmia i monasteri</h2>
<p>A comunicare quanto accaduto a Debre Damos sono stati i volontari dell&#8217;associazione<em> SOS Chrétiens d&#8217;Orient</em>, i quali sulla pagina Facebook hanno lanciato l&#8217;allarme a proposito delle sorti del monastero: &#8220;Ieri sera uno dei padri della missione dei Missionari d&#8217;Africa &#8211; <a href="https://www.facebook.com/soschretiensdorient/posts/4435819699768782">si legge nel post</a> &#8211; ci ha segnalato, con la morte nell&#8217;anima, che il monastero di Debre Damos è stato duramente colpito&#8221;. Oltre che per la sua valenza storica ed artistica, la struttura è nota per essere uno dei simboli della cristianità etiope. Fondato più di 1.400 anni fa, il <strong>monumento</strong> ha attraversato tutte le fasi più incandescenti dell&#8217;intricata storia etiope ed è arrivato intatto fino ai nostri giorni. Un lasso di tempo in cui migliaia di <strong>fedeli</strong> hanno potuto intraprendere al suo interno un viaggio mistico e spirituale, forte della carica religiosa da sempre emanata da questo luogo.</p>
<p>Anche le modalità di accesso al monastero hanno contribuito ad arricchirne la fama. Letteralmente arroccato su un banco di roccia, per entrare al suo interno occorre scalare una parete a picco su un altipiano utilizzando una fune lanciata dalla cima dai monaci. L&#8217;ultima guerra scoppiata sul finire del 2020, non ha avuto rispetto nemmeno di questo luogo. I primi allarmi sul danneggiamento del monastero di Debre Damos, erano arrivati dalle segnalazioni della rivista <em>Europe External Programme with Africa</em>, secondo cui la struttura sarebbe stata completamente rasa al suolo. Un monaco contattato da SOS Chrétiens d&#8217;Orient ha smentito la totale distruzione del monastero, ma ha comunque confermato una situazione drammatica: la <strong>chiesa</strong> principale è intatta, ma gli edifici circostanti, anch&#8217;essi costruiti nei secoli scorsi e dal grande valore architettonico, sono stati quasi del tutto danneggiati. Inoltre uno dei monaci di Debre Damos è stato ucciso da non meglio precisati miliziani.</p>
<h2>Cosa sta accadendo nel Tigrai</h2>
<p><a href="https://it.insideover.com/guerra/continua-la-guerra-nel-tigrai-ed-esplode-la-crisi-umanitaria.html">Contattato da <em>InsideOver</em> lo scorso 6 febbraio</a>, padre <strong>Giulio Albanese</strong>, profondo conoscitore dell&#8217;Africa e missionario dalla grande esperienza, ha parlato della situazione del Tigrai come di un &#8220;autentico inferno&#8221;. Il governo federale etiope guidato da <strong>Abiy Ahmed</strong> ha lanciato a novembre un&#8217;operazione militare contro le autorità locali. Queste ultime sono rette dal <strong>Tplf</strong>, il Partito di Liberazione del Tigrai, il quale per quasi un trentennio è stato al potere ad Addis Abeba. Per tal motivo i politici tigrini hanno sempre respinto il piano di Abiy Ahmed, volto a superare una forma di governo su base etnica a favore di una maggiormente centralizzata basata sul cosiddetto &#8220;<em>Etiopianismo</em>&#8220;. Lo scontro tra queste due visioni differenti di Stato è iniziato nel 2018, nel novembre del 2020 è diventato militare. Le truppe federali sono entrate a <strong>Macallè</strong>, capitale del Tigrai, l&#8217;8 dicembre. Ma il conflitto non è mai terminato.</p>
<p>La guerra, come dichiarato ancora da padre Albanese, &#8220;va avanti ad oltranza&#8221;. I tigrini stanno attuando la tattica della <strong>guerriglia</strong> diffusa, volta a mettere in difficoltà i soldati di Addis Abeba. Per i civili la situazione è un disastro: <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/adesso-la-guerra-nel-corno-d-africa-rischia-di-far-arrivare-nuovi-migranti.html">in migliaia sono in fuga e hanno trovato parziale rifugio in Sudan</a>, per chi non è riuscito ad andar via mancano cibo e servizi essenziali. La regione è inoltre isolata dal resto del mondo e non si riescono ad avere molte dettagliate notizie. La <strong>crudeltà</strong> del conflitto è testimoniata anche dall&#8217;episodio di Debre Damos: i miliziani che in questo momento si stanno confrontando, non hanno avuto rispetto nemmeno dei luoghi che rappresentano il patrimonio storico e religioso comune a tutti gli etiopi.</p>
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			</item>
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		<title>Il pericolo incombente per i cristiani tigrini costretti alla fuga</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/il-pericolo-incombente-per-i-cristiani-tigrini-costretti-alla-fuga.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2020 07:30:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Corno d'Africa]]></category>
		<category><![CDATA[cristiani copti]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani perseguitati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cristiani perseguitati in Nigeria, religiosi messi in fuga dall&#8217;estremismo islamico nel Sahel, chiese prese di mira in molti Stati dove la fede cristiana è in minoranza. Quello africano è un continente dove le varie comunità sono falcidiate e martoriate dalla povertà, dal fanatismo, dal terrorismo. Di recente si è aggiunta la piaga del coronavirus, che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/religioni/il-pericolo-incombente-per-i-cristiani-tigrini-costretti-alla-fuga.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/il-pericolo-incombente-per-i-cristiani-tigrini-costretti-alla-fuga.html">Il pericolo incombente per i cristiani tigrini costretti alla fuga</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cristiani perseguitati in <strong>Nigeria</strong>, religiosi messi in fuga dall&#8217;estremismo islamico nel <strong>Sahel</strong>, chiese prese di mira in molti Stati dove la fede cristiana è in minoranza. Quello africano è un continente dove le varie comunità sono falcidiate e martoriate dalla povertà, dal fanatismo, dal terrorismo.</p>
<p>Di recente si è aggiunta la piaga del <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>coronavirus</strong></a>, che rischia di rendere ancora più isolate diverse comunità che aspettano aiuti e sostegni per sopravvivere. Adesso si è aggiunto anche un altro fronte: quello dei cristiani tigrini in fuga dal loro stesso Paese, peraltro a maggioranza cristiana. Un paradosso che ha dell&#8217;incredibile e che potrebbe portare al disastro umanitario: in <strong>Etiopia</strong> un premier che vuole rilanciare un &#8220;etiopianismo&#8221; basato sulla comune radice cristiana ha scatenato un conflitto in grado di creare migliaia di profughi cristiani.</p>
<h2>Il conflitto in Etiopia</h2>
<p>Il 4 novembre del 2020<a href="https://it.insideover.com/guerra/adesso-il-conflitto-in-etiopia-potrebbe-diventare-internazionale.html"> è la data che ha segnato la fine del periodo di tregua</a> vissuto per due anni dall’Etiopia, dopo il pluridecennale scontro con l’Eritrea. L’origine di un nuovo conflitto è dovuta alla volontà del primo ministro dell’Etiopia <strong>Abiy Ahmed</strong> di imporre l’intervento dei militari nelle regioni settentrionali del <strong>Tigray</strong>, area al confine con l’Eritrea. Un’azione richiesta dal premier dopo un lungo e duro scontro con il Partito per la Liberazione del Tigray (<strong>Tplf</strong>). L’obiettivo del primo ministro etiope è quello di porre fine all’attuale sistema costituzionale che si basa sul federalismo etnico e introdurre lo Stato centralizzato, con la forte guida di Addis Abeba. Un nuovo concetto di nazione quindi,  basato sulla lingua amarica e sulla religione cristiano-ortodossa. Questo progetto ha trovato però l’opposizione del Tplf, il quale ha egemonizzato per anni la politica etiope e che ha come obiettivo il mantenimento dell’attuale impostazione costituzionale. Un braccio di ferro trasformatosi adesso in una drammatica resa dei conti.</p>
<h2>L’esodo verso il Sudan</h2>
<p>La nascita del conflitto nelle regioni settentrionali del Tigray ha avuto tra i vari effetti quello di mettere in fuga migliaia di abitanti verso altri territori. <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/adesso-la-guerra-nel-corno-d-africa-rischia-di-far-arrivare-nuovi-migranti.html">Lo Stato che ha iniziato a registrare i maggiori arrivi è il Sudan</a>. Qui da novembre hanno iniziato ad entrare più di 4 mila persone al giorno e la maggior parte di loro sono cristiani. Tutti partono portando dietro poche cose, a volte solo i vestiti che indossano. Senza distinzione di sesso o di età, più di quarantamila persone sono scappate dalla <strong>guerra</strong> alla ricerca di un po’ di tregua. L’afflusso dei rifugiati nel Sudan sta mettendo a rischio il sistema di <strong>accoglienza</strong> con difficoltà nella gestione di questi numeri. Nonostante gli appelli internazionali che invitano le forze combattenti a deporre le armi, al momento non vi sono segnali che fanno sperare ad una rapida fine del conflitto. E ora che <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/letiopia-scatena-lesercito-cade-capitale-dei-ribelli-1906345.html">l’esercito federale etiope è entrato a Macallè</a> per catturare i dirigenti tigrini, si teme che gli scontri possano causare centinaia di vittime civili. Prosegue quindi la fuga della popolazione che pur di sottrarsi alla guerra non tiene conto di altri possibili rischi derivanti dall’esodo. A lungo andare la presenza imponente dei cristiani nel  Paese musulmano che li ospita, potrebbe generare nuovi problemi per la loro incolumità e non sono quelli legati all’accoglienza.</p>
<h2>L&#8217;antica tradizione cristiana dei tigrini</h2>
<p>Il cristianesimo nel corno d&#8217;Africa rappresenta un grande elemento di identità. L&#8217;insegnamento del Vangelo è arrivato da queste parti ben prima della colonizzazione europea. Addirittura le origini vanno ricercate nel grande regno di <strong>Axum</strong>, lì dove tra il IV e il V secolo la religione cristiana è diventata quella ufficiale nella corte. <strong>Saheed A. Adejumobi</strong>, uno degli storici più importanti dell&#8217;Etiopia, ha fatto risalire l&#8217;avvento del cristianesimo allo sbarco di due fratelli, <strong>Frumenzo</strong> ed <strong>Edesio</strong>, dalla città di Tiro. Questi ultimi, condotti come schiavi alla corte, hanno convertito Re Ezanà alla nuova religione. E da allora la storia della regione orientale del continente è cambiata per sempre.</p>
<p>“Il cristianesimo per etiopi ed eritrei è uno dei pochi punti in grado di unirci – ha confermato ad <em>InsideOver</em> un cittadino eritreo da anni residente in Italia – Puoi parlare tante lingue, appartenere a tante etnie, ma l&#8217;appartenenza alla religione cristiana ci accomuna”. E questo vale anche per i tigrini. Sono più di cinque milioni i tigrini in Etiopia, molti dei quali vivono nella regione coinvolta nel conflitto esploso a novembre. La stragrande maggioranza è cristiana, per la precisione cristiana copta. Anche questo un elemento da non trascurare nell&#8217;identità dei tigrini e del resto dei popoli etiopi: la loro Chiesa è quella che fa capo al Patriarca d&#8217;<strong>Alessandria</strong>, la cui origine è da individuare dallo scisma consumatosi nel concilio di Calcedonia del 451.</p>
<p>Lo stesso premier Abiy Ahmed, <a href="https://it.insideover.com/guerra/letiopia-sullorlo-di-una-guerra-civile.html">come spiegato da Alessandro Lutman</a>, quando parla di “<em>etiopianismo</em>” fa riferimento alla comune appartenenza alla Chiesa cristiano copta. In barba però al plurisecolare cammino comune sul fronte religioso, adesso i tigrini sono costretti a scappare dalla propria terra. E a mettersi in salvo in territori lontani dalle proprie abitazioni.</p>
<h2>Il pericolo dei cristiani in Sudan</h2>
<p>L&#8217;esodo di tigrini verso il confinante Sudan è contrassegnato da mille incognite. In primo luogo, si sta scappando verso un Paese in forte difficoltà. I segni di un trentennale dominio da parte di <strong>Bashir</strong>, al pari di quelli provocati dalle ferite <a href="https://it.insideover.com/politica/come-si-e-arrivati-al-colpo-di-stato-in-sudan.html">del golpe dell&#8217;aprile del 2019</a>, rendono il Sudan il posto meno adatto a dare accoglienza. <a href="https://www.unhcr.org/news/briefing/2020/11/5fbcccbf4/ethiopian-refugee-numbers-sudan-cross-40000-mark.html">L&#8217;Unhcr ha stimato in un milione il numero possibile di tigrini</a> che oltrepasseranno la frontiera. Per loro sarà difficile ricevere cibo, medicine e altri materiali di prima necessità. Il loro Natale sarà trascorso probabilmente dentro improvvisate tendopoli, difficili da raggiungere dalle organizzazioni internazionali. Dall&#8217;Europa poi, per il momento nessuna voce si è levata a loro difesa. Nessun governo al momento sembra accorgersi di un possibile disastro umanitario capace di coinvolgere una grande comunità cristiana. A confermare le difficoltà anche le testimonianze rese all&#8217;agenzia cattolica Sir dai missionari salesiani: comunicazioni interrotte, strade sbarrate, gente lasciata allo sbaraglio.</p>
<p>In secondo luogo, occorre considerare che i tigrini si stanno ritrovando in massa rifugiati in un territorio a maggioranza musulmana. La Chiesa, cattolica e copta, in Sudan non sono ben viste. <strong>Yunan Tombe Trille Kuku Andali</strong>, vescovo della città sudanese di<strong> El-Obeid</strong>,<a href="https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2019-04/sudan-chiesa-basta-discriminazioni-confronti-cristiani.html"> lo scorso anno su <em>VaticanNews</em> è stato molto chiaro</a>: “Qui la Chiesa è vista come una comune <strong>Ong</strong>, siamo trattati come tali”. La domanda sorge quindi spontanea: sono possibili delle persecuzioni contro i cristiani tigrini in Sudan? Le preoccupazioni in tal senso sono molto forti: “Non credo però che si arriverà a una persecuzione – ha dichiarato una fonte diplomatica che ha voluto rimanere anonima – Ma verranno trattati come merce da quei trafficanti, attivi in Sudan, che proveranno a farli arrivare in Italia”. L&#8217;allarme è quindi lanciato. Spetta alla coscienza dell&#8217;Europa coglierlo prima che sia troppo tardi.</p>
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		<title>Come convivono le religioni in Egitto</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/convivenza-religioni-egitto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Sep 2019 11:56:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[cristiani copti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Cristiani-copti-Egitto.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="I cristiani copti d&#039;Egitto (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Cristiani-copti-Egitto.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Cristiani-copti-Egitto-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Cristiani-copti-Egitto-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Cristiani-copti-Egitto-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(Il Cairo) I palazzi si accatastano l’uno accanto all’altro, palazzoni moderni di rara bruttezza si susseguono come in un infinito gioco del domino. Il loro colore è giallo come quello della polvere che ricopre un po’ tutte le superfici. Un giallo che ricorda il deserto o forse il caldo provocato dai raggi solari accecanti. Il tutto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/religioni/convivenza-religioni-egitto.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Cristiani-copti-Egitto.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="I cristiani copti d&#039;Egitto (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Cristiani-copti-Egitto.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Cristiani-copti-Egitto-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Cristiani-copti-Egitto-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Cristiani-copti-Egitto-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>(Il Cairo)</strong> I palazzi si accatastano l’uno accanto all’altro, palazzoni moderni di rara bruttezza si susseguono come in un infinito gioco del domino. Il loro colore è giallo come quello della polvere che ricopre un po’ tutte le superfici. Un giallo che ricorda il deserto o forse il caldo provocato dai raggi solari accecanti. Il tutto sembra un miraggio confuso, reso ancora più psichedelico dallo smog e dal traffico che avvolge la megalopoli egiziana. Aguzzando un po’ gli occhi, tra un edificio e l’altro, ecco apparire antichi palazzi coloniali, un tempo molto eleganti e oggi quasi logori, se non marci.</p>
<p>Ricordo di una città che da sempre è <strong>multietnica</strong>. Oggi gli europei non vivono più qui, ma in moderni quartieri residenziali ben lontani dal caotico centro del Cairo. I minareti fanno anch&#8217;essi a gara tra gli edifici, svettando verso il cielo e proiettando le loro ombre verso terra.</p>
<p>Ma non sono le uniche architetture religiose religiosi che rendono il miraggio intrigante. Ecco apparire di colpo un edificio Art Nouveau, con grandi fregi che rappresentano foglie e stelle di David. La maestosa architettura ebraica sembra un antico relitto in mezzo al mare. Ben conservata ma vuota, forse pieno di fantasmi di un tempo che fu.</p>
<p>La sinagoga Cha&#8217;ar HaChamaim (<strong>Sinagoga della Porta del Cielo</strong>) è la più grande sinagoga sefardita del Cairo. Costruita nel 1905 da famiglie ebree benestanti della città, il suo restauro fu finanziato nel 1980 dalla comunità ebraica sefardita di Ginevra.</p>
<p>Nel novembre 2007 si è celebrato il centenario della sinagoga. La comunità egiziana ormai conta meno di cento ebrei, a fronte delle migliaia di un tempo.</p>
<p>Gli ebrei, secondo la Bibbia erano presenti in Egitto, ancora prima della nascita di <strong>Israele</strong> e fu proprio per liberarli dalla tirannia dei faraoni che Yahweh promise loro la terra promessa. Nel 1922 l’Egitto ne contava ancora 75mila-80mila. Il corpo centrale della comunità consisteva principalmente di Rabbaniti e Karaiti. Dopo la loro espulsione dalla Spagna, molti ebrei Sefarditi e Karaiti iniziarono a emigrare in Egitto e aumentarono notevolmente con la crescita degli scambi commerciali dopo l&#8217;apertura del <strong>canale di Suez</strong>, con altri ebrei che gradualmente si trasferivano da tutti i territori dell&#8217;Impero Ottomano, dall&#8217;Italia e dalla Grecia e si stabilivano nelle principali città egiziane, costituendone poi la maggioranza. La comunità andò diminuendo a seguito della nascita del moderno stato di Israele.</p>
<p>La sinagoga non è però l’unica sorpresa che si nasconde tra le vie polverose del Cairo, ben più numerose sono le chiese. Non sono fantasmi lasciati dai coloni europei, ma cuori pulsanti di un organismo ancora vivo, i milioni di cristiani copti egiziani.</p>
<p>Dal confine con il Sudan, fino al Mediterraneo, i milioni di <strong>Copti</strong> sono sparsi un po&#8217; ovunque, un po’ come granelli di sabbia del deserto che appartengono a rocce molto più antiche di quelle che formano il resto della sabbia. Sono la traccia vivente di una delle tante epoche in cui l’Egitto ha cambiato religione. È esistito il grande Egitto politeistico, quello cristiano copto e poi quello islamico.</p>
<p>La religione copta, un tempo presente anche in Sudan, è rimasta invece maggioritaria in Etiopia e in gran parte dell’Eritrea, seguendo il percorso di antiche civilizzazioni, da sempre presenti nella vita del Mediterraneo, del Mar Rosso, del Nilo e del Corno d’Africa.</p>
<p>Quando si pensa ai Faraoni, al Nilo, alla Nubia, alla regina di Saba in Etiopia, non si fa fatica a comprendere come le storie dei pagani, ebrei, cristiani e islamici si siano intrecciate in questi luoghi che sono da sempre vie di commercio e di scambio delle esperienze e dei saperi.</p>
<p>La Chiesa copta è teologicamente caratterizzata dalla <strong>confessione monofisita</strong>, che la distingue dal cattolicesimo e dalla confessione cosiddetta ortodossa, ma la unisce alla chiesa siro-giacobita. Gli studiosi ricordano come essa tragga “origine dallo scisma dei monofisiti dopo il Concilio di Calcedonia (451 d.c) e come da essa siano derivate la chiesa copta di Nubia, ora scomparsa, e la chiesa copta di Etiopia, rimasta gerarchicamente dipendente fino al 1959. Conta circa 10 milioni di fedeli, residenti soprattutto in Alto Egitto, ma anche nel Sudan, in Palestina, a Gerusalemme e in altri paesi del Vicino Oriente”.</p>
<blockquote><p>La vita monastica è forse il lascito più importante che i copti abbiano lasciato al cristianesimo</p></blockquote>
<p>Non vi è parte dell’Egitto dove resti di antichi e splendidi monasteri non appaiano, in rovina, dalle sabbie, come miraggi. Le pietre sono ancora scolpite con piante e fiori, mentre dalle pareti emergono tracce di meravigliosi affreschi. L’architettura dei monasteri copti dell’Alto Egitto è profondamente influenzata da elementi siriaci, mesopotamici e indiani, in contrapposizione alla cultura ellenistica persistente ad Alessandria.</p>
<p>Secondo la maggioranza degli storici e dei teologi il monachesimo cristiano in tutto il mondo deriva, direttamente o indirettamente, dall&#8217;esempio egiziano. Le figure più importanti del movimento monastico furono Antonio il Grande, Paolo di Tebe, Macario il Grande, Shenouda l&#8217;archimandrita e Pachomio il cenobita. Alla fine del V secolo, c&#8217;erano centinaia di monasteri e migliaia di celle e grotte sparse nel deserto egiziano.</p>
<p>Secondo la tradizione, il cristianesimo fu introdotto nell&#8217;odierno Egitto da San Marco ad Alessandria, poco dopo l&#8217;ascensione di Cristo e durante il regno dell&#8217;imperatore romano Claudio intorno al 42 d.C.</p>
<p>Sulla costa del Mediterraneo fu <strong>Alessandria</strong> il centro più importante del cristianesimo copto. Con l’arrivo degli arabi e dell’islam, i copti non scomparvero, rimasero la maggioranza per ancora molto tempo, per piano piano diventare la più grande minoranza egiziana. Ancora oggi sono molti milioni. Sono una comunità molto rispettata e in buoni rapporti con i militari egiziani.  Purtroppo sono però falcidiati da continui attentati da parte degli islamisti che tentano di creare tensioni religiose tra cristiani e islamici. Generalmente i cristiani Copti hanno vita più facile nelle grandi città, mentre la situazione si fa più complessa nei villaggi. Nelle zone più remote del paese non è raro che siano costretti a vendere le proprie terre o che perdano nei tribunali se in lite con un musulmano.</p>
<p>Al Cairo i cristiani vivono un po’ dappertutto, anche se hanno il loro centro nell’antico quartiere copto.</p>
<p>Per entrare nell’antica cittadella bisogna ancora passare per un passaggio sotterraneo e semi nascosto. Una volta entrati ci si ritrova nel mezzo di un labirintico intrico di vie dalle belle case tradizionali. Qua e là sorgono antiche chiese, oggi purtroppo molto rimaneggiate da restauri poco rispettosi. All’interno si levano i canti della messa, con le donne con il capo coperto sedute nello spazio a loro riservato e gli uomini nell’altro.</p>
<p>Le parole risuonano nell’aria come un’antica cantilena, suoni che discendono ancora dall’antico Egitto, infatti i copti hanno mantenuto l’antica lingua per le liturgie, anche dopo l’arrivo degli arabi.</p>
<p>Ma nella cittadella non vi sono solo chiese, in un vicolo ecco la bella<strong> sinagoga di Ben Ezra</strong>. Al suo interno è stato trovato uno dei più importanti archivi sulla storia degli ebrei del Mediterraneo.</p>
<p>I documenti del Cairo “Genizah” includono, sia scritti religiosi, che secolari, composti dall&#8217;870 d.C. circa fino al 1880. La pratica del “genizot”, spiegano gli storici, “consisteva nel rimuovere periodicamente i contenuti degli archivi delle sinagoghe e seppellirli in un cimitero. Molti di questi documenti sono stati scritti in lingua aramaica usando l&#8217;alfabeto ebraico. Dato che gli ebrei consideravano l&#8217;ebraico come la lingua di Dio e la scrittura ebraica come la scrittura letterale di Dio, i testi non potevano essere distrutti nemmeno molto tempo dopo che avevano raggiunto il loro scopo, per questo venivano messi sotto terra quando non servivano più. Nella sinagoga di Ben Ezra non furono mai seppelliti e questo ha permesso la straordinaria scoperta”.</p>
<p>Gli studiosi che nell’ultimo secolo hanno studiato i documenti trovati nella sinagoga, oggi sparsi tra Inghilterra e Stati Uniti, concordano che gli ebrei che scrissero i materiali nella Genizah “avevano familiarità con la cultura e il linguaggio della loro società contemporanea”.</p>
<p>I documenti hanno un valore inestimabile come prova di come l&#8217;arabo colloquiale di quel periodo sia stato parlato e compreso. Dimostrano anche che “i creatori ebrei dei documenti facevano parte della loro società contemporanea: praticavano gli stessi mestieri dei loro vicini musulmani e cristiani, inclusa l&#8217;agricoltura. Hanno comprato, venduto e affittato proprietà”.</p>
<p>Lo studioso Shelomo Dov Goitein ha creato un indice che elenca i circa 35mila individui e i luoghi descritti nei codici scoperti. Include circa 350 &#8220;persone di spicco&#8221;, tra cui il filosofo, rabbino, medico, talmudista, giurista di origine andalusa, Maimonide e suo figlio Abramo, 200 &#8220;famiglie più conosciute&#8221; e menzioni di 450 professioni e 450 beni. Ha identificato materiale proveniente da Egitto, Palestina, Libano, Siria (ma non Damasco o Aleppo), Tunisia, Sicilia e ha persino coperto il commercio con l&#8217;India. Le città menzionate vanno da Samarcanda in Asia centrale a Siviglia e Sijilmasa, in Marocco ad ovest; da Aden a nord a Costantinopoli; L&#8217;Europa non è solo rappresentata dalle città portuali del Mediterraneo di Narbonne, Marsiglia, Genova e Venezia, ma anche Kiev e Rouen sono menzionate occasionalmente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/convivenza-religioni-egitto.html">Come convivono le religioni in Egitto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L’Egitto e la perenne attesa di un futuro che non arriva mai</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/politica/egitto-tra-futuro-e-passato/legitto-e-la-perenne-attesa-di-un-futuro-che-non-arriva-mai.html</link>
		
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		<pubDate>Thu, 05 Jul 2018 12:58:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[cristiani copti]]></category>
		<category><![CDATA[Fratelli musulmani]]></category>
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<p>(Da Il Cairo) Una chiatta naviga lentamente sulle acque placide del Nilo. Dietro di essa una miriade di piccole onde formano disegni simili a geroglifici dal significato ai più ignoto. Sembrano animali, uomini o utensili, ma comprendere il messaggio che le acque del fiume, che scorre da millenni nel luogo in cui oggi sorge il Cairo, vogliano &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/egitto-tra-futuro-e-passato/legitto-e-la-perenne-attesa-di-un-futuro-che-non-arriva-mai.html">[...]</a></p>
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<p><span style="font-size: 16px;">I frenetici eventi dalla caduta di Mubarak per mano dei ragazzi della </span><strong>Primavera Araba</strong><span style="font-size: 16px;">, tollerati,  se non incoraggiati dai militari, la successiva vittoria dei </span><strong>Fratelli Musulmani</strong><span style="font-size: 16px;"> e il loro controverso governo, il colpo di Stato contro il presidente </span><strong>Mohammad Morsi</strong><span style="font-size: 16px;">, la sanguinosa repressione e la nascita del regime militare dell’attuale presidente </span><strong>Al Sisi</strong><span style="font-size: 16px;">, sembrano tutti eventi lontani.</span></p>
<p>Il Paese pare in attesa di qualcosa che non è ancora ben chiaro. Una calma apparente cela, sotto le sabbie del deserto, energie molto meno stabili. Il Sinai continua a rimanere ostaggio dei gruppi terroristici islamisti collegati con l&#8217;<span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore/" target="_blank" rel="noopener">Isis</a></span></span>, così come la Libia non sembra uscire dalle sabbie mobili in cui è precipitata. Il generale Al Sisi continua a giocare a scacchi con le altre potenze mediorientali nella complessa partita che da anni sta ridisegnando le terre degli antichi califfati islamici.</p>
<p>In <strong>Libia</strong> è alleato con il governo del generale <strong>Haftar</strong>, sul più vasto scacchiere mediorientale mantiene stretti rapporti con i sauditi, ma non disdegna la <strong>Russia</strong>, la potenza che ha vinto la guerra in Siria e <strong>Israele</strong>, con il quale mantiene rapporti privilegiati. Continua anche a coltivare anche forti relazioni con il nuovo governo americano di Trump. Un gioco di sottile equilibrismo.</p>
<p>Il presidente Al Sisi è stato appena riconfermato in elezioni in cui non aveva alcun avversario. Ha battuto l&#8217;unico sfidante, che in realtà è un suo alleato, <strong>Mustafa Moussa</strong>. Tutti gli altri candidati si sono ritirati per protesta contro le regole del processo elettorale o sono stati convinti in termini più o meno decisi a farlo. L’affluenza è stata del 40 per cento.</p>
<p>La situazione politica non sembra cambiare, da un lato il presidente è riuscito a stabilizzare il Paese, anche se non ha sconfitto il terrorismo in Sinai, dall&#8217;altro però ciò è avvenuto a scapito dei diritti dell’uomo e di tutte le speranze che la Primavera Araba aveva portato. Il <strong>caso Regeni</strong> ne è la dimostrazione lampante. Se la Tunisia, pur tra mille difficoltà economiche, si è trasformata in una democrazia, l’Egitto, l’altro grande simbolo di quegli anni, ha scelto il militarismo e un potere più simile alle antiche tradizioni faraoniche che a una moderna democrazia. Dietro una legge costituzionale che sembra garantire ogni diritto, spesso si nasconde una storia molto diversa.</p>
<p>Al Sisi ha sicuramente migliorato i rapporti con i milioni di <strong>copti egiziani</strong>, che rappresentano quasi il dieci per cento della popolazione, anche se continuano comunque a subire aggressioni e incendi devastanti di chiese, ma non ha mantenuto le promesse sull&#8217;islam moderato. Tutti i tentativi di favorire le correnti più liberali islamiche per ora non sembrano aver portato a grandi cambiamenti nelle fatwe dell’Università di Al Azhar, il centro islamico più importante del Paese con il quale comunque il regime mantiene spesso un disaccordo neanche tanto sopito.</p>
<p>I sentieri della storia hanno percorsi spesso misteriosi. L’ex presidente egiziano Hosni Mubarak alla fine è stato completamente assolto da ogni processo, mentre l’ex presidente dei Fratelli Musulmani che gli era succeduto ha subito condanne durissime, anche se gli sono state annullate le condanne a morte emesse inizialmente. Al Sisi ha abilmente diviso il fronte degli islamisti portando avanti una politica di non belligeranza con i<strong> salafiti</strong> e chiudendo ogni porta alla fratellanza islamica, che viene considerata alla stregua dell’Isis. Difficile dire quanti siano ancora i seguaci dei Fratelli Musulmani nel Paese, perché si nascondono. Certamente Al Sisi sembra avere un certo consenso tra i più poveri, anche se messo a rischio dal <strong>rincaro dei prezzi</strong> al consumo e sembra quanto meno capace a far sì che la maggioranza della popolazione non si ribelli apertamente ai militari.</p>
<figure id="attachment_53573" aria-describedby="caption-attachment-53573" style="width: 1400px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/06/LP_4649446.jpg" rel="attachment wp-att-53573"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-53573 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/06/LP_4649446.jpg" alt="(150516) -- CAIRO, May 16, 2015 (Xinhua) -- File photo taken on Nov. 4, 2013 shows supporters of the ousted Islamist President Mohamed Morsi protest outside Cairo Police Academy, Egypt. An Egyptian court sentenced on Saturday ousted Islamist president Mohammed Morsi to death for jailbreak in 2011. (Xinhua/Pan Chaoyue)" width="1400" height="932" /></a><figcaption id="caption-attachment-53573" class="wp-caption-text">Sostenitori dell&#8217;ex presidente egiziano Morsi (LaPresse)</figcaption></figure>
<p>L’economia rimane il grande problema: se da una parte il governo è riuscito a non farla crollare, dall&#8217;altra la classe media nel Paese rimane la grande assente. Un fantasma di cui si parla molto, ma che nessuno vede. L’Egitto è ancora formato da una minoranza di ricchi e una maggioranza di persone che si barcamenano per andare avanti, anche a causa del fatto che il governo per venire incontro ai creditori internazionali sta riducendo sempre di più i sussidi.</p>
<p>Per smuovere un po&#8217; le acque del placido Nilo i militari si sono lanciati nella costruzione di quelle che potrebbero sembrare nuove piramidi nel deserto. Una nuova capitale per il Paese a settanta chilometri dal Cairo, purtroppo dallo stile architettonico completamente occidentalizzato o quanto meno globalizzato. Un progetto che sembra voler cancellare ogni traccia della grande tradizione architettonica egiziana e araba. Un qualcosa di ancora più incomprensibile se si pensa che, nei decenni, il Cairo era pieno di grandi architetture coloniali che sono state invece distrutte per costruire anonimi palazzoni figli della più rampante speculazione. Ciò nonostante il progetto per una nuova capitale è davvero impressionante per la vastità e la rapidità con cui i militari, con l’aiuto degli investitori cinesi, lo stanno realizzando.</p>
<p>La storia alla fine sarà l’unico giudice davvero imparziale di questi anni, solo essa potrà dare un giudizio ormai sedimentato su Mubarak, sui Fratelli Musulmani, sui militari egiziani e su questi anni estremamente turbolenti in tutto il mondo islamico. Un decennio in cui gli Stati tendono a implodere e dove ogni differenza religiosa, culturale, etnica e filosofica all&#8217;interno del multiculturale mondo islamico viene usata come miccia per far esplodere conflitti di ogni genere. Solo il futuro dirà quale sarà il prezzo che l’Egitto pagherà per essere stato stabilizzato a spese delle speranze accese dalla Primavera Araba. Speranze che sono state disattese per ora sia dagli islamisti, che dai militari e in parte, messe in crisi dagli stessi giovani protagonisti che alcuni osservatori esterni valutano siano stati poco disponibili a impegnarsi seriamente nell&#8217;approfondire cause e soluzioni dei problemi sollevati. Nonostante il grande sacrificio di alcuni di loro che hanno sacrificato alla &#8220;causa&#8221; libertà personali e, in casi estremi, anche la vita.</p>
<p>Solo il futuro dirà quale dei politici egiziani passerà indenne quella che nell’antica religione egiziana era la pesatura del cuore descritta nell’antico Libro dei Morti: &#8220;Il dio Anubi accompagnava il defunto nella sala del tribunale di Osiride dove, alla presenza di quaranta giudici, doveva affrontare il giudizio divino. Anubi, a volte sostituito da Horus, deponeva il cuore del defunto su un piatto della bilancia, mentre sull’altra veniva posata una piuma, simbolo della dea Maat e rappresentazione della giustizia e dell’equilibrio cosmico. La pesatura era sorvegliata dal dio Thot che in qualità di cancelliere, registrava l’esito del giudizio, mentre il defunto recitava la sua confessione&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/egitto-tra-futuro-e-passato/legitto-e-la-perenne-attesa-di-un-futuro-che-non-arriva-mai.html">L’Egitto e la perenne attesa di un futuro che non arriva mai</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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