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	<title>Crisi idrica Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Thu, 10 Sep 2026 05:00:02 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Crisi idrica Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Israele, cinque impianti di dissalazione fuori uso: le microalghe mandano in crisi la rete idrica</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/israele-dissalazione-microalghe-impianti-rete-idrica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 04:59:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi idrica]]></category>
		<category><![CDATA[dissalazione]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[microalghe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="727" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/desalinationplant_Shutterstock.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="impianto di desalinizzazione (Shutterstock)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/desalinationplant_Shutterstock.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/desalinationplant_Shutterstock-300x145.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/desalinationplant_Shutterstock-1024x496.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/desalinationplant_Shutterstock-768x372.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/desalinationplant_Shutterstock-600x291.jpg 600w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Un'ondata di microalghe dal Delta del Nilo ha paralizzato i giganti della dissalazione israeliana. Tra impianti fermi, produzione ridotta e riserve idriche sotto pressione, si svela la fragilità di un Paese che affida l'80% dell'acqua potabile al mare</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/israele-dissalazione-microalghe-impianti-rete-idrica.html">Israele, cinque impianti di dissalazione fuori uso: le microalghe mandano in crisi la rete idrica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="727" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/desalinationplant_Shutterstock.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="impianto di desalinizzazione (Shutterstock)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/desalinationplant_Shutterstock.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/desalinationplant_Shutterstock-300x145.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/desalinationplant_Shutterstock-1024x496.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/desalinationplant_Shutterstock-768x372.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/desalinationplant_Shutterstock-600x291.jpg 600w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p><strong>Israele</strong> ha trasformato il <strong>Mediterraneo</strong> nella propria riserva d’acqua, ma ora è proprio il mare a mettere sotto pressione uno dei sistemi idrici più avanzati al mondo. Tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, <a href="https://smartwatermagazine.com/news/smart-water-magazine/five-of-israels-six-mediterranean-desalination-plants-offline-as-seawater-turbidity-halts-filtration-developing" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cinque dei sei principali impianti di dissalazione sono stati fermati o costretti a ridurre la produzione a causa di <strong>un’imponente</strong> <strong>fioritura di microalghe</strong></a> che ha fatto aumentare in modo anomalo <strong>la torbidità dell’acqua marina</strong>. Non è stato un collasso della rete, ma un campanello d’allarme per un Paese che ha affidato alla tecnologia una parte consistente della propria sicurezza idrica: quando la materia prima diventa inutilizzabile, anche l’infrastruttura più efficiente deve fermarsi.</p>



<p>Il fenomeno &#8211; secondo le autorità &#8211; sarebbe collegato a <strong>masse d’acqua provenienti dall’area del delta del Nilo e trasportate verso Nord dalle correnti</strong>, raggiungendo dimensioni eccezionali per la costa israeliana. Il problema riguarda il funzionamento stesso degli impianti, basato <strong>sull’osmosi inversa</strong>: l’acqua viene spinta ad alta pressione attraverso membrane estremamente selettive, precedute da sistemi di pretrattamento. Quando la concentrazione di alghe e materiale sospeso cresce oltre determinati livelli, <strong>le membrane possono intasarsi e danneggiarsi</strong>, rendendo necessario ridurre o interrompere la produzione.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">A miles-long microalgae bloom in the Mediterranean Sea has been blamed for temporarily knocking offline many of Israel&#39;s major desalination plants this week, threatening its main source of drinking water. <a href="https://t.co/Zj3ESx12X4">https://t.co/Zj3ESx12X4</a> <a href="https://t.co/EpqAbRhuq2">pic.twitter.com/EpqAbRhuq2</a></p>&mdash; CNN (@CNN) <a href="https://x.com/CNN/status/2095859570610503842?ref_src=twsrc%5Etfw">September 4, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Una dipendenza diventata vulnerabilità</h2>



<p>La portata dell’episodio emerge <strong>dal peso assunto dalla dissalazione nel sistema idrico israeliano</strong>: i sei grandi impianti mediterranei possono produrre complessivamente circa <strong>800 milioni di metri cubi d’acqua all’anno </strong>e arrivano a coprire una quota compresa indicativamente <a href="https://edition.cnn.com/2026/09/04/climate/microalgae-bloom-israel-water-deasalination-shutdown" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tra il 65 e l’80% dell’acqua potabile</a>. La capacità è distribuita tra impianti di dimensioni diverse: <strong>Sorek B</strong> può produrre circa 200 milioni di metri cubi l’anno, <strong>Sorek A</strong> circa 150, <strong>Hadera</strong> circa 145, <strong>Ashkelon</strong> 120, <strong>Ashdod</strong> 100 e <strong>Palmachim</strong> circa 90.</p>



<p>Una rete che ha permesso a Israele di <strong>ridurre la dipendenza dalle precipitazioni e dalle risorse naturali</strong>, ma che ha anche concentrato una parte rilevante della sicurezza idrica lungo la stessa fascia costiera. La conseguenza è una nuova forma di vulnerabilità: non è più soltanto la scarsità d’acqua a rappresentare un problema, ma anche <strong>la qualità dell’acqua marina dalla quale quella stessa risorsa viene prodotta. </strong>Il sistema ha potuto assorbire temporaneamente lo shock aumentando il ricorso all’acqua del lago di Tiberiade e alle falde sotterranee; una soluzione che, però, non può essere protratta a lungo, anche perché <a href="https://www.calcalistech.com/ctechnews/article/bydltpb00gx" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>il livello del Kinneret si trova già al di sotto della linea rossa inferiore</strong></a>.<strong> </strong>La dissalazione ha quindi ridotto il rischio legato alla <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-siccita-killer-silenzioso-anche-della-sanita.html">siccità</a>, senza eliminarlo, ma sostituendolo in parte con nuove forme di esposizione legate al mare e alla continuità operativa di infrastrutture altamente specializzate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nuovo fronte della sicurezza idrica</h2>



<p>A questa vulnerabilità ambientale si sovrappone quella strategica: <strong>gli impianti di dissalazione sono infrastrutture critiche</strong> e la loro concentrazione lungo la costa li rende esposti &#8211; almeno in linea teorica &#8211; non soltanto agli eventi naturali, ma anche a sabotaggi, attacchi fisici e minacce informatiche. Un rischio che, nel caso delle recenti interruzioni, non sembrerebbe trovare riscontro: <strong>le autorità israeliane hanno difatti escluso l’ipotesi di un attacco cibernetico</strong>, attribuendo il blocco alle condizioni dell’acqua. A rendere il quadro più complesso interviene anche <strong>l’evoluzione delle condizioni marine</strong>: temperature superficiali elevate, variazioni delle correnti e maggiore disponibilità di nutrienti possono inevitabilmente alterare gli equilibri che favoriscono la proliferazione degli organismi.</p>



<p>Nel frattempo, Israele sta cercando di aumentare ulteriormente la propria capacità di risposta. <a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/finance-ministry-take-a-step-toward-building-advanced-desalination-facility-expected-to-be-one-of-the-worlds-largest/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il 26 agosto il ministero delle Finanze ha avviato la procedura di prequalifica per un nuovo grande impianto di dissalazione nell’area industriale di <strong>Emek Hefer</strong></a>, destinato a <strong>produrre circa 400 milioni di metri cubi d’acqua all’anno</strong> attraverso l’osmosi inversa e concepito come un progetto di partenariato pubblico-privato della durata di 25 anni. Una struttura di queste dimensioni consentirebbe di ampliare sensibilmente la capacità nazionale, ma aumenterebbe anche il peso strategico della dissalazione nel sistema complessivo.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
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</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Il limite del modello israeliano</h2>



<p>Nel corso dei giorni, la situazione si è progressivamente stabilizzata senza arrivare, finora, a un’interruzione generalizzata dell’acqua nelle abitazioni. Dopo una fase iniziale di forte pressione, alcuni impianti hanno ripreso a funzionare &#8211; seppure a capacità ridotta &#8211; <a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/2-desalination-stations-still-shut-down-more-than-a-week-after-algae-forced-closures/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mentre Ashkelon e Ashdod risultavano ancora completamente fermi, Palmachim, Sorek A e Sorek B operavano parzialmente</a>. Il sistema è così riuscito a mantenere il rifornimento domestico, pur dovendo attivare <strong>misure di emergenza</strong> e sottoponendo la rete a una forte sollecitazione.</p>



<p>Ma la crisi ha messo a nudo <strong>il punto debole del modello israeliano</strong>: anche il mare, trasformato negli ultimi anni nella principale riserva contro la scarsità d’acqua, può smettere improvvisamente di essere una fonte affidabile. Una perturbazione nelle acque costiere è bastata a mettere sotto pressione un sistema che ha costruito gran parte della propria sicurezza sulla dissalazione. Il problema, quindi, non è più soltanto quanta acqua Israele riuscirà ancora a ricavare dal <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-mediterraneo-ha-la-febbre-clima-salute-e-nuova-diplomazia-della-sopravvivenza.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mediterraneo</a>, ma quanto a lungo potrà contare su una risorsa che resta esposta a variabili ambientali, biologiche e politiche incontrollabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Fonti:</strong></h2>



<p>Smart Water Magazine, <em>Five of Israel&#8217;s six Mediterranean desalination plants offline as seawater turbidity halts filtration</em>, 2026. Disponibile su: <a href="https://smartwatermagazine.com/news/smart-water-magazine/five-of-israels-six-mediterranean-desalination-plants-offline-as-seawater-turbidity-halts-filtration-developing" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://smartwatermagazine.com/news/smart-water-magazine/five-of-israels-six-mediterranean-desalination-plants-offline-as-seawater-turbidity-halts-filtration-developing</a></p>



<p>CNN, <em>Microalgae bloom forces shutdown of Israeli desalination plants</em>, 2026. Disponibile su: <a href="https://edition.cnn.com/2026/09/04/climate/microalgae-bloom-israel-water-deasalination-shutdown" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://edition.cnn.com/2026/09/04/climate/microalgae-bloom-israel-water-deasalination-shutdown</a></p>



<p>Calcalist Tech, <em>Calcalistech report on Israel desalination and microalgae crisis</em>, 2026. Disponibile su: <a href="https://www.calcalistech.com/ctechnews/article/bydltpb00gx" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.calcalistech.com/ctechnews/article/bydltpb00gx</a></p>



<p>Times of Israel, <em>2 desalination stations still shut down more than a week after algae forced closures</em>, 2026. Disponibile su: <a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/2-desalination-stations-still-shut-down-more-than-a-week-after-algae-forced-closures" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/2-desalination-stations-still-shut-down-more-than-a-week-after-algae-forced-closures</a></p>



<p>Times of Israel, <em>Finance ministry take a step toward building advanced desalination facility expected to be one of the world&#8217;s largest</em>, 2026. Disponibile su: <a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/finance-ministry-take-a-step-toward-building-advanced-desalination-facility-expected-to-be-one-of-the-worlds-largest" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/finance-ministry-take-a-step-toward-building-advanced-desalination-facility-expected-to-be-one-of-the-worlds-largest</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/israele-dissalazione-microalghe-impianti-rete-idrica.html">Israele, cinque impianti di dissalazione fuori uso: le microalghe mandano in crisi la rete idrica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Siccità, il dramma di Agrigento e provincia, dove una doccia è un miracolo</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/siccita-il-dramma-di-agrigento-e-provincia-dove-una-doccia-e-un-miracolo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jul 2024 10:11:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi idrica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1212" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718013143969_7284f670024915f68b346a58d85ba0a1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Siccità" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718013143969_7284f670024915f68b346a58d85ba0a1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718013143969_7284f670024915f68b346a58d85ba0a1-600x379.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718013143969_7284f670024915f68b346a58d85ba0a1-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718013143969_7284f670024915f68b346a58d85ba0a1-1024x646.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718013143969_7284f670024915f68b346a58d85ba0a1-768x485.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718013143969_7284f670024915f68b346a58d85ba0a1-1536x970.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'emergenza idrica ad Agrigento e provincia sembra non avere soluzione e rischia di intaccare pesantemente anche il comparto turistico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/siccita-il-dramma-di-agrigento-e-provincia-dove-una-doccia-e-un-miracolo.html">Siccità, il dramma di Agrigento e provincia, dove una doccia è un miracolo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1212" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718013143969_7284f670024915f68b346a58d85ba0a1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Siccità" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718013143969_7284f670024915f68b346a58d85ba0a1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718013143969_7284f670024915f68b346a58d85ba0a1-600x379.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718013143969_7284f670024915f68b346a58d85ba0a1-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718013143969_7284f670024915f68b346a58d85ba0a1-1024x646.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718013143969_7284f670024915f68b346a58d85ba0a1-768x485.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240718013143969_7284f670024915f68b346a58d85ba0a1-1536x970.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un turista arrivato ad <strong><a href="https://it.insideover.com/societa/quei-legami-profondi-tra-un-angolo-di-sicilia-e-la-libia.html">Agrigento</a></strong> scatta la foto alla fontana di  Bonamorone, per lui è inusuale vedere le persone in attesa di riempire taniche d&#8217;acqua in uno dei pochi abbeveratoi rimasti attivi in provincia di Agrigento.</p>



<p>Inusuale è la parola giusta: perché mentre in tutta Italia l’acqua corrente esiste, tenendo fede al diritto dell’uomo di potersi dissetare, nel Sud del Sud quello che per gli altri è normalità diventa un’utopia. Se infatti a memoria d’uomo in provincia di Agrigento è sempre esistita la turnazione idrica, ovvero l’unico giorno della settimana in cui arriva l’acqua, con l’estate più asciutta che si ricordi anche quella situazione fuori dalla norma adesso non accade più. I rubinetti infatti sono rimasti a secco e ad Agrigento, così come nei comuni della provincia, nei supermercati la fila è per comprare le cassette d’acqua. Non per bere ma per lavarsi.</p>



<p>Poche ore ogni 8-9 o 10 giorni: nei comuni in provincia di Agrigento, come accade a Racalmuto, il paese di Leonardo Sciascia, ormai i cittadini sono costretti a chiedere l’intervento delle autobotti private almeno una volta a settimana, pagando per un servizio sostitutivo che però va saldato in più rispetto alle già salate bollette. 60 euro (di trasporto) per una autobotte fino a 12mc di acqua e 100 euro per una superiore a 12mc, questo il peso sulle tasche di cittadini.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Vasi comunicanti dove l&#8217;acqua si perde</h2>



<p>Luglio è solo a metà e le brutte notizie sono soltanto all’inizio: i guasti nelle condotte idriche e le dighe vuote hanno portato ad altre riduzioni. L’ultima notizia di questa calda estate è quella relativa all’invaso Leone, la cui mancanza d’acqua ha portato a un ulteriore abbassamento della soglia di acqua che arriva alla condotta: un 20% in meno che ritarderà ancora di più i turni idrici. Sul caso è intervenuta la Consulta di Aica (Azienda idrica dei comuni agrigentini) formata da cittadini e associazioni all’interno della società che gestisce l’acqua in provincia di Agrigento, dopo il fallimento clamoroso di Girgenti Acque. La Consulta addebita le sorti attuali alla gestione fallace di Siciliacque, altra società che per prima “passa” l’acqua sull’isola alle altre delle province, un primato tutto siciliano che porta l’acqua ad avere un doppio costo per i cittadini: &#8220;L&#8217;attuale &#8216;penuria d&#8217;acqua&#8217; – dicono per voce del presidente <strong>Alvise Gangarossa</strong> &#8211; non deriva dalle sorgenti proprie dell&#8217;ambito di Agrigento, che non presentano significative riduzioni di livello, quanto dalle riduzioni di fornitura idrica di sovrambito, la cui regolazione è demandata alle competenze della Regione siciliana&#8221;. </p>



<p>Siciliacque ha quindi gradualmente decurtato la fornitura idrica ad Aica prima del 20% e poi del 40%. Come è noto, Aica per garantire la regolare fornitura idrica alle proprie utenze dipende per oltre il 60% dai trasferimenti di fornitura idrica da parte di Siciliacque, non avendo il gestore d&#8217;Ambito, di concerto con Ati, tempestivamente avviato delle procedure che potessero diminuire la dipendenza idrica dal sovrambito. È grave a nostro avviso come anzi con Aica il rapporto tra l&#8217;acqua fornita da Siciliacque e l&#8217;acqua prelevata da fonti proprie sia passato dal 40% (durante la Gestione del commissariamento prefettizio di Girgenti Acque) al 60% attuale&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Situazione d&#8217;emergenza</h2>



<p>Spesso in alcune città i turni idrici saltano, mandando i cittadini alla richiesta delle autobotti, il cui piano passa adesso sempre da Aica che regolamenta un business gestito privatamente e in alcuni casi in maniera poco trasparente. &#8220;Il razionamento idrico nella provincia di Agrigento&nbsp;sta&nbsp;comportando&nbsp;intervalli di erogazione idrica anche di 15/20 giorni, con conseguenti gravi danni dal punto di vista igienico sanitario e potenziali rischi di squilibrio dell&#8217;ordine pubblico&#8221; ha scritto ancora la consulta.</p>



<p>In una situazione di estrema emergenza in cui l’acqua vale quanto l’oro e le persone decidono di non riempire le piscine, a intervenire è stato il prefetto di Agrigento, Filippo Romano, che ha disposto una requisizione temporanea delle reti idriche della Voltano S.p.A, affidandone la gestione ad AICA, l’Azienda Idrica dei Comuni Agrigentini. Il prefetto ha cercato di fare chiarezza sullo stop all’approvvigionamento degli autobottisti di via Zunica ad Agrigento, cosa che ha fermato anche l’unica fonte di approvvigionamento per i cittadini, costretti adesso a rimanere a secco per settimane perché gli unici autobottisti autorizzati non riescono a coprire tutti i turni, rimandando anche di 15 giorni il loro intervento. Il tavolo tecnico è stato chiesto per dare voce ai cittadini con i sindaci che sono sempre più isolati e dicono di “navigare a vista” non potendo dare risposte a chi chiede loro spiegazioni. </p>



<p>In un quadro sempre più a tinte fosche, fa rumore anche l’intervento del gruppo parlamentare Sud chiama Nord che chiede una istituzione della commissione d’inchiesta sulla gestione dell’acqua in Sicilia, sulla scorta del fatto che negli anni passati “la gestione delle acque è stata oggetto di numerose indagini e provvedimenti da parte della Magistratura”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un anno orribile anche per il turismo</h2>



<p>L’anno che precede quello in cui Agrigento ha il titolo di “Capitale italiana della cultura” è invece l’annus horribilis per il turismo con i proprietari di B&amp;b e hotel che devono far fronte con bidoni e cisterne alla crisi idrica al fine di garantire l’acqua ai turisti che approfittano della bella stagione per visitare la città dei templi e il circondario, le sue bellezze e la meraviglia delle spiagge. Se non riescono a garantire una doccia, però, come è già accaduto i gestori sono costretti ad annullare la prenotazione, spiegando che non sapranno cosa può accadere nei giorni successivi, in un’estate in cui i territori che vivono soltanto di turismo e agricoltura hanno avuto la mannaia più grande sulle loro teste.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/siccita-il-dramma-di-agrigento-e-provincia-dove-una-doccia-e-un-miracolo.html">Siccità, il dramma di Agrigento e provincia, dove una doccia è un miracolo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La sete della Sicilia: sono scomparsi gli autunni e le dighe sono piene&#8230; di buchi</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/sicilia-all-asciutto-ma-non-e-tutta-colpa-del-clima.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2024 15:40:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[crisi climatica]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi idrica]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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<p>C&#8217;è un punto, lungo la strada che sale fino alla Cattedrale di Agrigento, che gli arabi, quando qui governavano, hanno identificato come “porta dei venti”. E infatti ancora oggi la zona si chiama “Bibirria”, un toponimo che rimanda a quella espressione araba. Si chiama così perché in questo punto il colle di Agrigento si apre &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/sicilia-all-asciutto-ma-non-e-tutta-colpa-del-clima.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C&#8217;è un punto, lungo la strada che sale fino alla Cattedrale di Agrigento, che gli arabi, quando qui governavano, hanno identificato come “porta dei venti”. E infatti ancora oggi la zona si chiama “<strong>Bibirria</strong>”, un toponimo che rimanda a quella espressione araba. Si chiama così perché in questo punto il colle di Agrigento si apre senza alcuna difesa naturale verso le vallate sottostanti, quelle che si diradano poi verso le campagne dell&#8217;entroterra e dei Monti Sicani. Proprio il <strong>colore delle campagne</strong> dà una certa idea di quanto sta accadendo qui e nel resto della Sicilia negli ultimi mesi: “<strong>Tutto è già giallo</strong> – fa notare un passante dal belvedere che guarda verso le vallate – non c&#8217;è più verde. L&#8217;erba cresciuta in autunno è andata via, di solito queste valli diventano gialle tra giugno e luglio”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Primo reale problema: non piove</strong></h2>



<p>Da Piazza Bibirria è possibile vedere, tra le altre cose, il Monte Cammarata. Si tratta del rilievo più alto della provincia, nella cui valle sottostante sono situati due comuni: quello di Cammarata per l&#8217;appunto e quello di<strong> San Giovanni Gemini</strong>. Qui il 13 aprile scorso è scesa in campo la locale comunità di fedeli: così come riportato da molti quotidiani locali, nelle parrocchie del paese è stata organizzata una <strong>giornata di preghiera per invocare la pioggia.</strong> “Molti miei concittadini – racconta un abitante di San Giovanni Gemini – sono arrivati anche a disturbare le più alte sfere per avere un po&#8217; di acqua dal cielo. A molti tutto questo può far ridere, ma qui si vive di agricoltura e di pascoli, c&#8217;è gente disperata e l&#8217;assenza della pioggia viene vista come un punto negativo di non ritorno”.</p>



<p>Andando a guardare i dati, su tutta l&#8217;isola ha piovuto davvero poco nell&#8217;ultimo anno. A luglio, mentre la Sicilia era sferzata dal caldo record in grado di portare in diverse città una temperatura con punte di 46 gradi, molti pensavano che la grande calura estiva si sarebbe trasformata poi in possibili grandi diluvi autunnali: “Di solito qui va così – aggiunge il passante che, nel cuore di Agrigento, fa notare più volte il panorama giallo attorno la città – quando in estate fa molto caldo, a ottobre abbiamo grandi temporali”.</p>



<p>Ma questa volta neanche il cambio di stagione ha portato a grandi accumuli pluviometrici. Al contrario, <strong>molti siciliani hanno dimenticato il rumore dei tuoni </strong>e, paradossalmente, soltanto a maggio si è avuta qualche giornata parzialmente illuminata dai lampi: “Forse l&#8217;effetto delle preghiere”, è il commento, non senza una nota a metà tra il sarcasmo e la rassegnazione, del cittadino di San Giovanni Gemini. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I dati che testimoniano la sete dei siciliani</strong></h2>



<p>In Sicilia, come in molte parti d&#8217;Italia, ci sono tanti appassionati di meteo. Su <strong>Telegram</strong>, diversi gruppi raccolgono meteorologi, amatori e semplici cittadini che ogni giorno segnalano le condizioni nelle proprie zone e contribuiscono alla raccolta dati. <strong>Stefano Albanese</strong> è amministratore del gruppo “<em>Centro Meteorologico Siciliano</em>”, il quale al suo interno ha circa 200 membri.</p>



<p>Sulla chat ha appena inserito i dati pubblicati dalla<strong> Regione Siciliana</strong> che attestano il livello di siccità nel mese di aprile: “Il problema di oggi è figlio di un qualcosa che risale almeno dall&#8217;autunno scorso – ha dichiarato Albanese ai microfoni di <em>InsideOver</em> – finendo l&#8217;estate del 2023 sono mancate gran parte delle piogge autunnali e delle piogge invernali. Ed è da lì che è scaturita questa emergenza. L&#8217;estate ha fatto l&#8217;estate, <strong>in Sicilia l&#8217;estate non fallisce mai</strong>: è stata secca, come prevedibile e come spesso accade dalle nostre parti, il problema è che in autunno e in inverno sono mancati i tradizionali apporti pluviometrici e anche la primavera da questo punto di vista sta arrancando vistosamente”.</p>



<p>Sull&#8217;isola <strong>sono cioè saltate tre stagioni</strong>: si è passati da un&#8217;estate a un&#8217;altra senza significative variazioni nel clima, eccezion fatta per pochi giorni di pioggia o per qualche settimana di fresco. “A <strong>Piano Battaglia</strong>, sede della più importante stazione sciistica delle Madonie – ha proseguito Albanese – la neve è stata vista solo da lontano. Anche sull&#8217;<strong>Etna</strong> l&#8217;apporto della neve è stato inferiore alle aspettative e questa è tutta acqua che viene a mancare per le falde della regione”.</p>



<p>Guardando i dati del documento girato da Albanese, si nota il <strong>quadro impietoso</strong> che le autorità di bacino della Regione Siciliana hanno tracciato. Nelle 27 pagine del documento, a risaltare sono maggiormente le cifre relative agli invasi. A <strong>Pozzillo</strong> ad esempio, struttura più capiente dell&#8217;intera isola e progettata per accogliere 150 milioni di metri cubi d&#8217;acqua, ad aprile erano stoccati poco più di 5 milioni di metri cubi d&#8217;acqua.<strong> È mancato l&#8217;apporto del fiume Salso</strong>, uno dei più importanti in termini di portata della Sicilia e al momento ridotto a un torrente.</p>



<p>Va poco meglio alla <strong>diga di Lentini</strong>, dove sono ospitati 76 metri cubi d&#8217;acqua a fronte di un potenziale di 130. Molto male invece l&#8217;altro grande invaso, quello della diga <strong>Rosamarina</strong>: sempre ad aprile, nella struttura risultavano 19 metri cubi d&#8217;acqua a fronte di una potenzialità di 100. Per dare un&#8217;idea della situazione rispetto allo scorso anno, nella stessa diga nell&#8217;aprile del 2023 erano contenuti 48 milioni di metri cubi d&#8217;acqua. E già questo dato veniva, dodici mesi fa, considerato “a rischio”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il secondo grave problema: le infrastrutture</strong></h2>



<p>Fin qui i messaggi arrivanti dalla natura e dalle tendenze climatiche. Ma se oggi in Sicilia la gente controlla (non senza ansia) il lento scorrere dell&#8217;acqua dai rubinetti, non è soltanto colpa delle poche piogge. C&#8217;è, al contrario, un intero sistema ruotante al <strong>ciclo dell&#8217;acqua che sull&#8217;isola funziona poco e malamente.</strong></p>



<p>In primo luogo, quella poca acqua che scende non si riesce a immagazzinarla del tutto. Anzi, i dati della Regione Siciliana appaiono impietosi: ad oggi,<strong> si riesce a stoccare soltanto l&#8217;11% dell&#8217;acqua che bagna l&#8217;isola</strong>. E questo già da diverso tempo. Vuol dire quindi che, a prescindere se piove molto o piove molto poco, si riesce a recuperare solo una minima percentuale del liquido più prezioso.</p>



<p>Sotto accusa è soprattutto il <strong>pessimo stato di manutenzione </strong>delle dighe e degli invasi. Da anni non vengono fatti lavori di adeguamento o anche di semplice pulizia. Il risultato? Oggi i fondali di gran parte degli invasi siciliani sono occupati da materiale residuale e fangoso. Dunque, ammesso e non concesso che da domani per miracolo (e per divine intercessioni) torni a piovere in modo imponente, sarà possibile sfruttare solo una minima parte delle capacità di stoccaggio delle varie infrastrutture. Non riuscire a immagazzinare l&#8217;acqua vuol dire<strong> non poter sfruttare a pieno le riserve</strong> capaci, nei periodi di crisi come quelli attuali, di evitare ogni emergenza.</p>



<p>Altro grave problema è la <strong>dispersione dell&#8217;acqua</strong>, sia per uso potabile che per quello agricolo. In Italia, si stima che il 42% dei litri immessi nelle condutture si disperda per strada a causa delle condutture poco adeguate e su cui gravano decenni di inerzia. La media dell&#8217;acqua dispersa in Sicilia è molto più alta di quella nazionale: sull&#8217;isola, su questo fronte si viaggia intorno al 52%, con punte de 60% in alcune province.</p>



<p>Vuol dire quindi che, di quella poca acqua che ogni anno si riesce a stoccare, più della metà non arriva a destinazione. E dunque non può essere usata per i campi, per i pascoli e ovviamente per le case. Quei contadini che hanno i terreni tra le campagne rese già gialle dal caldo e dalla poca pioggia, <strong>non hanno altri strumenti per difendersi dalla penuria d&#8217;acqua</strong>: non possono attivare gli irrigatori, non possono programmare la propria attività.</p>



<p>Non è un caso quindi se, dall&#8217;autostrada Palermo – Catania, una volta superata Enna in direzione del capoluogo etneo, fanno bella mostra di sé sempre più <strong>parchi fotovoltaici</strong>. In molti preferiscono lasciare perdere le tradizionali culture per impiantare pannelli fotovoltaici, molto più redditizi e più semplici da gestire. La <strong>desertificazione</strong> dell&#8217;isola passa anche da questo:<strong> c&#8217;è molta meno acqua e molto più sole da sfruttare</strong>, dunque gli operatori agricoli del luogo si attrezzano di conseguenza.</p>



<p>C&#8217;è infine anche il discorso dei<strong> pozzi per lo sfruttamento delle acque reflue</strong>, strutture cioè che permettono di depurare e quindi usare le acque nere per usi industriali o domestici. Secondo l&#8217;<strong>Arpa Sicilia</strong>, sarebbero almeno 463 i depuratori sull&#8217;isola, ma di questi solo il 20% è in regola con le autorizzazioni e molti di meno sono quelli realmente operativi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa si rischia nel prossimo futuro</strong></h2>



<p>Per il momento, seppur tra mille difficoltà, la situazione tiene. Certo, sono in atto fasi di razionamento dell&#8217;erogazione del servizio idrico, ma nulla che i siciliani non conoscano già. A proposito dei panorami che si notano da Agrigento, oltre alle vallate verso i Monti Sicani o verso il mare, è possibile riscontrare anche una serie di<strong> bidoni blu e grigi</strong> che si stagliano sui tetti di molte abitazioni. Si tratta di recipienti “salvavita”, impiantati già da decenni e che permettono ai cittadini di avere proprie riserve idriche in attesa che qualche “fontaniere” riapra le condotte.</p>



<p>Tra vasche e recipienti, tra fontane provvisoriamente chiuse e inviti a non usare l&#8217;acqua per innaffiare il proprio giardino, la situazione è solo di poco fuori dalla normalità. In alcune zone molti cittadini stanno ricorrendo alle autobotti, pagando ulteriori quattrini per avere il bene più prezioso nelle proprie case o almeno nelle proprie vasche. Disagi quindi, ma almeno i rubinetti al momento si possono regolarmente aprire.</p>



<p><strong>Siciliacque</strong> inoltre, la società che gestisce il servizio di accumulo e potabilizzazione dell&#8217;acqua e controllata per il 25% dalla Regione e quasi il75% da Italgas, ha annunciato la costruzione di nuovi pozzi in giro per l&#8217;isola capaci di essere operativi in tempi brevi. Altri piani sono in fase di realizzazione in collaborazione con le autorità regionali, visto che la giunta guidata da<strong> Renato Schifani</strong> ha proclamato lo stato di crisi a febbraio e ha nominato una struttura emergenziale retta da <strong>Dario Cartabellotta.</strong></p>



<p>I provvedimenti fin qui attuati dovrebbero garantire alla Sicilia la possibilità di attingere alle riserve idriche almeno fino all&#8217;autunno e alla fine dell&#8217;anno. Ma non si può certo sperare nella normalizzazione del clima, né ad altre preghiere per la pioggia: il prossimo inverno potrebbe tornare a essere umido, così come confermarsi secco come quello appena passato. Per evitare rischi, anche nel medio e lungo periodo, la Sicilia deve fare alcun<strong>i importanti sforzi in termini infrastrutturali.</strong></p>



<p>Sempre Siciliacque ha presentato un piano da 150 milioni di Euro per interventi che riguardano, tra le altre cose, il potenziamento di alcuni acquedotti e la manutenzione delle dighe. Serve trovare la copertura finanziaria, altrimenti si rischia di non partire e, nei prossimi anni, di sperimentare realmente la sete.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché lo stress idrico potrebbe anche costituire un&#8217;opportunità per l&#8217;Italia</strong></h2>



<p>Nel suo complesso, l&#8217;Italia è il terzo Paese in Europa per volume delle fonti idriche: il dato tocca i <strong>130 miliardi cubi di acqua</strong>, con un consumo che tocca in media ogni anno 40 miliardi di metri cubi. La cifra è inferiore del 20% rispetto alla fine del secolo scorso, come si legge in una ricerca di <em>Starting Finance</em>, ma dimostra in ogni caso come lungo la penisola le riserve non mancano e lo spettro della desertificazione è localizzato. Tutto questo per dire che, sia per il suo clima che per il suo livello di sviluppo tecnologico, <strong>l&#8217;Italia è nelle condizioni di evitare che parti del proprio territorio patiscano la penuria d&#8217;acqua.</strong></p>



<p>Sono state costruite metropoli in pieno deserto, sono nate città in medio oriente lì dove piove una volta ogni due anni, dalle nostre parti è quindi possibile non solo scongiurare il peggio ma approfittare dello stress idrico di alcune regioni, Sicilia in primis, per contribuire alla risoluzione dei problemi legati all&#8217;ambiente e all&#8217;uso sostenibile delle risorse.</p>



<p>In poche parole, se il sud è assetato è anche per un problema di natura politica: come spesso accade nel nostro Paese,<strong> si guarda all&#8217;emergenza e al quotidiano e non al lungo termine </strong>e oggi che il clima secco attanaglia intere aree si corre per salvare il salvabile. Se, al contrario, si pensa agli anni futuri e non si lascia tutto in mano al fato e alle danze (o preghiere) della pioggia, l&#8217;Italia può dar vita a un&#8217;intesa opera di recupero dell&#8217;attuale e di sperimentazione di nuove metodologie per salvare milioni di persone dall&#8217;oscuro spettro della sete.</p>
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		<title>Kiev avanza sul fronte orientale, Trump zittito, un&#8217;altra crisi dell&#8217;acqua: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/kiev-avanza-sul-fronte-orientale-trump-zittito-unaltra-crisi-dellacqua-cose-successo-oggi-nel-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Sep 2023 18:09:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA)]]></category>
		<category><![CDATA[Armi nucleari]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi idrica]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[InsideNews]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230916191001109_32b52f99f24b0bd3da6d7c44e66ea524-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230916191001109_32b52f99f24b0bd3da6d7c44e66ea524-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230916191001109_32b52f99f24b0bd3da6d7c44e66ea524-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230916191001109_32b52f99f24b0bd3da6d7c44e66ea524-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230916191001109_32b52f99f24b0bd3da6d7c44e66ea524-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230916191001109_32b52f99f24b0bd3da6d7c44e66ea524-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230916191001109_32b52f99f24b0bd3da6d7c44e66ea524-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230916191001109_32b52f99f24b0bd3da6d7c44e66ea524-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le truppe ucraine avanzano verso Bakhmut, Trump rischia di non poter più commentare pubblicamente i suoi processi, la crisi idrica provoca un nuovo scontro in America Centrale, i talebani arrestano operatori umanitari e il capo dell'Iaea esprime profonda preoccupazione per la cooperazione sul nucleare tra Kim e Putin.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/kiev-avanza-sul-fronte-orientale-trump-zittito-unaltra-crisi-dellacqua-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">Kiev avanza sul fronte orientale, Trump zittito, un&#8217;altra crisi dell&#8217;acqua: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>La scarsità d&#8217;acqua colpisce ancora e inasprisce le tensioni tra Repubblica Dominicana e Haiti; l&#8217;Agenzia per l&#8217;energia atomica dà voce alle preoccupazioni per il trasferimento di tecnologia nucleare alla Corea dei Kim, fuori dal trattato di non-proliferazione. Le truppe di Kiev riconquistano una cittadina vicina a Bakhmut, ma i russi smentiscono. Il procuratore che dirige il caso contro Trump chiede che gli venga proibito di denigrare o intimidire i testimoni del processo e i talebani continuano l&#8217;ostruzionismo nei confronti degli operatori non governativi in Afghanistan, in particolare contro le donne e i cristiani. <strong>Ecco le cinque notizie del giorno. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Semplicemente inconcepibile&#8221;: il commercio nucleare tra Putin e Kim allarma l&#8217;Iaea</h2>



<p>Il capo dell&#8217;Agenzia internazionale per l&#8217;energia atomica (Iaea) ha affermato che trova inconcepibile che la Russia si impegni nel commercio di <strong>tecnologia bellica nucleare</strong> con la Corea del Nord. La preoccupazione deriva dai <a href="https://it.insideover.com/politica/armi-spazio-commercio-5-cose-da-sapere-sullincontro-tra-kim-e-putin.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">recenti negoziati</a> che hanno avuto luogo tra i leader dei due Paesi per approfondire la <strong>cooperazione militare</strong>. In un&#8217;intervista rilasciata ad un&#8217;emittente sudcoreana, il direttore dell&#8217;Iaea Mariano Grossi ha affermato che non può credere che uno stato nucleare come la Russia, riconosciuto nel Trattato di non-proliferazione, &#8220;si impegnerebbe nel commercio o nel trasferimento di tecnologia nucleare bellica in un Paese che è di fatto <a href="https://it.insideover.com/guerra/come-e-perche-la-corea-del-nord-e-ossessionata-dal-nucleare.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>al di fuori del regime</strong></a>&#8220;. Grossi si è detto particolarmente preoccupato perché è risaputo che Pyongyang ha una relazione <strong>profondamente problematica</strong> con il regime di non-proliferazione. Il direttore ha insistito sul fatto che il governo di Mosca dev&#8217;essere consapevole dei suoi <strong>obblighi</strong> come membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e ha concluso il suo intervento informando che nonostante la parziale apertura dei confini nordcoreani dopo più di tre anni di limitazioni giustificate in nome del Codiv-19, gli <strong>ispettori nucleari</strong> dell&#8217;agenzia non sono ancora stati ammessi nel Paese (dal quale sono stati espulsi nel lontano 2009). </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le truppe ucraine avanzano sul fronte orientale</h2>



<p>&#8220;È stato molto difficile e la situazione cambiava in modo molto dinamico, più volte al giorno. Ma possiamo finalmente confermare che le nostre truppe hanno ripreso il controllo di <strong>Andriivka</strong>&#8220;. Con queste parole la viceministra della Difesa ucraina Hanna Maliar ha annunciato la <strong>riconquista</strong> di una cittadina a soli 13 chilometri da Bakhmut, in una delle zone di combattimento più calde del <a href="https://it.insideover.com/guerra/controffensiva-ucraina-e-adattamenti-russi-come-sta-cambiando-la-guerra.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>fronte orientale</strong>.</a> Riportando la notizia nel suo discorso serale, il presidente Zelesnky ha sottolineato che &#8220;per l&#8217;Ucraina si tratta di un risultato significativo e importante&#8221;e ha spiegato che <strong>i combattimenti proseguono</strong> nelle vicine località di Klishchiivka e Kurdyumivka, dove le <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-nuova-strategia-della-controffensiva-cosa-rischia-lesercito-russo.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">forze russe stanno subendo pesanti perdite</a>. Meno di 24 ore più tardi è giunta la <strong>smentita di Mosca</strong>. Il ministero della Difesa russo ha emanato una nota per comunicare che nella regione di Donetsk, &#8220;il nemico non ha abbandonato i piani per catturare la città di Artemovsk (Bakhmut per i russi) e continua a condurre operazioni di assalto, cercando senza successo di espellere le truppe russe dagli insediamenti di Klishchiivka e Andriivka&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;escalation tra Donald Trump e Jack Smith</h2>



<p>Il procuratore speciale Jack Smith, alla guida del <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/i-quattro-grandi-processi-a-carico-di-donald-trump.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">caso federale contro l&#8217;ex presidente Donald Trump</a> per ingerenza elettorale, ha chiesto alla giudice di Washington Tanya Chutkan di imporre un ordine che <strong>impedisca</strong> a <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html#:~:text=Donald%20John%20Trump%2C%20terzo%20figlio,carica%20dal%202017%20al%202021." target="_blank" rel="noreferrer noopener">Donald Trump</a> di rilasciare <strong>dichiarazioni pubbliche</strong> sui procedimenti a suo carico. In base alla richiesta di Smith, una &#8220;restrizione su misura&#8221; impedirebbe all&#8217;imputato di perseguitare o spaventare i testimoni, ed è necessaria per prevenire <strong>disinformazione, minacce</strong> e pregiudizi nel <a href="https://it.insideover.com/politica/tutti-i-guai-giudiziari-di-donald-trump.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">processo</a>. L&#8217;ordine proibirebbe all&#8217;ex presidente di rilasciare dichiarazioni &#8220;riguardanti l&#8217;identità, le deposizioni o la credibilità dei testimoni&#8221; ma anche &#8220;affermazioni su parti in causa, avvocati, personale della corte o potenziali giurati che siano denigratorie, provocatorie o <strong>intimidatorie</strong>&#8220;. Trump ha subito reagito online, accusando i legali di comportamento scorretto: &#8220;Mi vogliono impedire di parlare&#8221; ha postato sui suoi profili social, ribadendo la propria innocenza nella cospirazione per rovesciare le elezioni del 2020. Sulla sua piattaforma <a href="https://it.insideover.com/economia/truth-la-scommessa-di-trump-da-8-miliardi-di-dollari.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Truth</a>, The Donald ha scritto: &#8220;il procuratore di Biden, lo squilibrato Jack Smith, ha chiesto alla corte di limitare il 45mo presidente e principale candidato repubblicano (di oltre 50 punti): in pratica combatto contro una persona incompetente che ha usato come un&#8217;arma il Dipartimento di Giustizia e l&#8217;Fbi contro il suo avversario e <strong>non mi è consentito commentare?</strong>&#8220;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La crisi dell&#8217;acqua blinda le frontiere dominicane</h2>



<p>Il governo&nbsp;della Repubblica Dominicana ha disposto la <strong>chiusura totale&nbsp;delle frontiere</strong> marittime, terrestri&nbsp;e aeree con la vicina Haiti, misura che si è detto pronto a ritirare solo quando sarà regolata la questione della <strong>crisi idrica</strong>. All&#8217;inizio della settimana, il presidente dominicano Luis Abinader aveva imposto un ultimatum per impedire al governo haitiano di costruire un <strong>canale</strong> che devia le acque del fiume binazionale <strong>Dajabòn</strong>, detto anche <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/linferno-di-haiti.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fiume del massacro</a> per un evento sanguinoso accaduto in passato tra i due Paesi, profondamente diversi e ostili. Abinader ha spiegato che Haiti ha <strong>perso il controllo </strong>del territorio, e gli imprenditori agricoli della parte occidentale dell&#8217;isola hanno agito autonomamente con lo scavo dell&#8217;emissario, ma questo non deve essere un problema della Repubblica Dominicana e l&#8217;impotenza di Port-au-Prince non può mettere a repentaglio le colture dominicane. La decisione isola ulteriormente<a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-il-disastro-di-haiti-porta-il-caos-nel-cortile-di-casa-degli-usa.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Haiti in un periodo di particolare difficoltà </a>nel quale la <strong>violenza delle bande armate </strong>e la fame sono sempre più diffuse. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;impossibile lavoro delle Ong nell&#8217;Afghanistan dei talebani</h2>



<p>I <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/chi-sono-i-talebani.html#:~:text=I%20talebani%20sono%20un%20gruppo,di%20due%20terzi%20dell'Afghanistan." target="_blank" rel="noreferrer noopener">talebani</a> hanno <strong>arrestato 18 membri </strong>dello staff di un&#8217;organizzazione non governativa cristiana che opera in Afghanistan da oltre 50 anni, l&#8217;<strong>International Assistance Mission </strong>(Iam). Come tutte le altre, l&#8217;organizzazione è stata posta sotto rigido controllo da quando i<a href="https://it.insideover.com/guerra/come-e-cambiato-lafghanistan-dopo-il-ritorno-dei-talebani.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> talebani hanno preso il controllo</a> del Paese, ormai due anni fa, introducendo <a href="https://it.insideover.com/politica/i-talebani-vietano-alle-donne-di-lavorare-con-le-ong.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">misure severe che escludono le donne </a>afghane dal sistema scolastico oltre la prima media ma anche dalla vita pubblica e dal <strong>lavoro</strong>, incluso il lavoro nelle organizzazioni non governative. L&#8217;operazione ha avuto luogo nella provincia di Ghor, nell&#8217;ovest del Paese, e ha coinvolto 17 afghani e un cittadino straniero. L&#8217;organizzazione cristiana, che mira a migliorare le condizioni di vita e di salute, sviluppare la comunità e il livello di istruzione, ha comunicato di non avere informazioni sulla natura delle accuse contro il proprio staff, e che questa non è la prima occasione in cui i volontari vengono <strong>perseguitati dai talebani</strong>. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/kiev-avanza-sul-fronte-orientale-trump-zittito-unaltra-crisi-dellacqua-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">Kiev avanza sul fronte orientale, Trump zittito, un&#8217;altra crisi dell&#8217;acqua: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>A 12 anni dalla Primavera araba la Tunisia è ancora percorsa dalle proteste</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/a-12-anni-dalla-primavera-araba-la-tunisia-e-ancora-percorsa-dalle-proteste.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2023 16:39:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi idrica]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230117184439886_2d8c908f13893e495b74808e36f85f3d-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230117184439886_2d8c908f13893e495b74808e36f85f3d-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230117184439886_2d8c908f13893e495b74808e36f85f3d-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230117184439886_2d8c908f13893e495b74808e36f85f3d-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230117184439886_2d8c908f13893e495b74808e36f85f3d-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230117184439886_2d8c908f13893e495b74808e36f85f3d-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230117184439886_2d8c908f13893e495b74808e36f85f3d-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il malcontento popolare cresciuto negli ultimi mesi ha portato migliaia di manifestanti a riunirsi sabato 14 gennaio in piazza a Tunisi per protestare contro il presidente Kais Saied. Il quadro è particolarmente preoccupante perché le contestazioni si sono tenute in quello che normalmente è un giorno di festa: l&#8217;anniversario della caduta del dittatore Ben Ali. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/a-12-anni-dalla-primavera-araba-la-tunisia-e-ancora-percorsa-dalle-proteste.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230117184439886_2d8c908f13893e495b74808e36f85f3d-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230117184439886_2d8c908f13893e495b74808e36f85f3d-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230117184439886_2d8c908f13893e495b74808e36f85f3d-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230117184439886_2d8c908f13893e495b74808e36f85f3d-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230117184439886_2d8c908f13893e495b74808e36f85f3d-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230117184439886_2d8c908f13893e495b74808e36f85f3d-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230117184439886_2d8c908f13893e495b74808e36f85f3d-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il malcontento popolare cresciuto negli ultimi mesi ha portato migliaia di manifestanti a riunirsi sabato 14 gennaio in piazza a Tunisi per protestare contro il <strong>presidente Kais Saied</strong>. Il quadro è particolarmente preoccupante perché le contestazioni si sono tenute in quello che normalmente è un giorno di festa: l&#8217;anniversario della caduta del dittatore Ben Ali. Oggi come 12 anni fa l&#8217;evento è fonte di fibrillazioni, in particolar modo per l’Italia che potrebbe subire delle conseguenze tangibili in materia di immigrazione. </p>



<p>Le immagini del corteo di sabato sono incorniciate dallo stesso viale alberato dove nel 2011 sfilavano gli striscioni con scritto &#8220;Ben Ali assassino&#8221;. La centralissima Habib Bourguiba Avenue è stata infatti riconfermata come teatro delle proteste nella capitale. Lì si sono unite manifestazioni  cominciate sotto bandiere distinte, dopo aver forzato i cordoni della polizia. Dopo oltre un decennio dalla scintilla che innescò le primavere arabe, pare che la popolazione tunisina sia tornata al punto di partenza: le istanze principali riguardano ancora il <strong>deterioramento delle condizioni di vita</strong>, la mancanza di beni di prima necessità come cibo e carburanti, e l’alto tasso di disoccupazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tutti contro Saied</h2>



<p>Da una parte, i sostenitori del principale movimento di opposizione, il <strong>Fronte di Salvezza Nazionale</strong>, hanno sfilato chiedendo le dimissioni del presidente. Sostengono che <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-kais-saied-il-nuovo-uomo-forte-della-tunisia.html">Kais Saied</a>, con la presa di potere del luglio 2021, abbia messo il Paese sulla strada dell&#8217;autoritarismo in nome della sua battaglia personale contro “l’ipocrisia, l’infedeltà e il brigantaggio” della classe politica. Nell<a href="https://it.insideover.com/politica/la-tunisia-a-un-passo-dal-tracollo.html">&#8216;estate 2021</a> infatti, all&#8217;apice delle proteste per la mala gestione della crisi sanitaria ed economica da parte del governo, Saied aveva deciso di dissolvere l&#8217;esecutivo, licenziare il primo ministro e congelare le funzioni del parlamento. All&#8217;epoca dei fatti, l&#8217;emiciclo tunisino era dominato dal partito islamista Ennahda, che rappresenta oggi il blocco maggioritario del Fronte di Salvezza Nazionale. </p>



<p>Tra i manifestanti risuonavano i canti delle proteste del 2011 (“pane, dignità e libertà”) insieme ad “Abbasso Saied” e “La gente vuole la fine del regime”. Parallelamente, nei pressi del palazzo presidenziale, un’altra marcia è stata organizzata dal partito d’opposizione anti-islamista <strong>Partito Desturiano Libero</strong>, altro strenuo oppositore del presidente ma allineato al regime pre-2011 e opposto anche ad Ennahda.</p>



<p>Gli slogan del weekend richiamano quelli di dodici anni fa, quando mesi di proteste contro il regime di Zine al-Abidine <strong>Ben Ali</strong> erano state coronate proprio il 14 gennaio con la cacciata del dittatore. La Rivoluzione dei gelsomini aveva innescato un’ondata di contestazioni in tutto il mondo arabo, e per anni la Tunisia era sembrata l’unico Paese a uscire vincitore dalle primavere arabe grazie all’instaurazione di un<strong> sistema democratico</strong>. Tuttavia, ciò non ha assicurato al Paese stabilità economica né politica. Con i debiti che si accumulano e le riserve di valuta estera che si assottigliano, Tunisi fatica a importare beni essenziali.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">Condizioni di vita in peggioramento</h2>



<p>La popolazione soffre in particolare per i <strong>razionamenti</strong> di beni alimentari causati dalla crisi economica &#8211; che funzionari pubblici descrivono come “preventivi”. A causa di queste misure, sugli scaffali dei supermercati mancano prodotti di base come latte, pasta, couscous e zucchero. I problemi di approvvigionamento della Tunisia sono in parte dovuti agli alti prezzi dei mercati globali, ma principalmente alle difficoltà finanziarie del governo. Il debito pubblico fuori controllo e l&#8217;inflazione galoppante hanno ridotto la capacità del Paese di importare cibo e sovvenzionare il settore domestico dell’agricoltura.</p>



<p>Un ulteriore problema riguarda la mancanza d’acqua, per questo i manifestanti chiedono lo stato di <strong>emergenza idrica</strong>. Su questo tema un funzionario del ministero dell’Agricoltura <a href="https://www.arabnews.com/node/2230521/amp">ha dichiarato</a> che “se non ridurremo la quantità d’acqua destinata all’irrigazione e non razioneremo l’uso dell’acqua entro gennaio, ad agosto non ci sarà acqua potabile nella capitale né nelle regioni costiere”.</p>



<p>Anche i tunisini che avevano supportato Saied fin dalla sua presa di potere nel 2021 sono diventati via via delusi e frustrati dal pessimo stato dell’economia nazionale. Finora il governo è stato incapace di assicurarsi aiuti internazionali. Una manifestante ha spiegato ai <a href="https://www.rfi.fr/en/middle-east/20230114-hundreds-of-tunisians-rally-against-economic-crisis">microfoni di AFP</a> che “il colpo di stato ci ha portato solo <strong>fame e povertà</strong>”. Ha raccontato che il giorno prima, al mercato, era riuscita a comprare solamente un chilo di pasta e un litro di latte e si domandava come avrebbe sfamato la sua famiglia di 13 persone quella sera. Con lei, altri oppositori del presidente hanno aggiunto che quello di Saied è stato un attentato alla democrazia stessa e che a causa sua l’economia tunisina sta collassando.</p>



<p>Dall’estate 2021 l’economia tunisina è di fatto in caduta libera: lo scorso dicembre, l’inflazione ha superato il 10% e la povertà affligge circa un quinto del Paese, pari a 12 milioni di persone. I <a href="https://www.dw.com/en/inflation-and-boycotts-could-spell-trouble-for-tunisia/a-63154076">dati raccolti dal Forum</a> Tunisino per i Diritti Economici e Sociali ci aiutano a interpretare il significato di questi numeri per l’Italia. Nei primi nove mesi dello scorso anno, infatti, 13.500 migranti tunisini hanno fatto il loro <strong>ingresso in Italia</strong>, con un aumento del 23% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In un commento ai numeri, il rappresentante dell&#8217;organizzazione dichiara di non avere dubbi sulle responsabilità di questo incremento, che attribuisce totalmente alla presidenza Saied. Le conseguenze degli attuali rincari e della mancanza di beni di prima necessità possono solo aggravare questo trend, andando a intasare i canali dell’accoglienza italiana, tema molto sensibile per il nuovo governo di Roma.  </p>
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		<title>La crisi idrica è globale: &#8220;A rischio l&#8217;acqua come diritto umano&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/la-crisi-idrica-e-globale-a-rischio-lacqua-come-diritto-umano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Jul 2022 14:09:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi idrica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=362131</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/acqua-Agenzia_Fotogramma_IPA25519007-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/acqua-Agenzia_Fotogramma_IPA25519007-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/acqua-Agenzia_Fotogramma_IPA25519007-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/acqua-Agenzia_Fotogramma_IPA25519007-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/acqua-Agenzia_Fotogramma_IPA25519007-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/acqua-Agenzia_Fotogramma_IPA25519007-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/acqua-Agenzia_Fotogramma_IPA25519007-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La crisi idrica italiana ha riacceso i fari sul problema globale dell&#8217;accesso all&#8217;acqua, sfida ambientale, economica e geopolitica fondamentale che persiste da tempo e travalica i confini del nostro Paese. In una fase di caos dei rapporti economici e politici su scala globale e di acutizzazione dei cambiamenti climatici, l&#8217;acqua è non solo metaforicamente un tema vitale &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-crisi-idrica-e-globale-a-rischio-lacqua-come-diritto-umano.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-crisi-idrica-e-globale-a-rischio-lacqua-come-diritto-umano.html">La crisi idrica è globale: &#8220;A rischio l&#8217;acqua come diritto umano&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/acqua-Agenzia_Fotogramma_IPA25519007-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/acqua-Agenzia_Fotogramma_IPA25519007-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/acqua-Agenzia_Fotogramma_IPA25519007-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/acqua-Agenzia_Fotogramma_IPA25519007-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/acqua-Agenzia_Fotogramma_IPA25519007-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/acqua-Agenzia_Fotogramma_IPA25519007-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/acqua-Agenzia_Fotogramma_IPA25519007-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La <strong><a href="https://www.ilgiornale.it/news/economia/i-bacini-incompiuti-che-potrebbero-risolvere-crisi-idrica-2044350.html" target="_blank" rel="noopener">crisi idrica italiana</a> </strong>ha riacceso i fari sul problema globale dell&#8217;accesso all&#8217;acqua, sfida ambientale, economica e geopolitica fondamentale che persiste da tempo e travalica i confini del nostro Paese. In una fase di caos dei rapporti economici e politici su scala globale e di acutizzazione dei <a href="https://it.insideover.com/ambiente/mediterraneo-la-nuova-trincea-dei-cambiamenti-climatici.html" target="_blank" rel="noopener">cambiamenti climatici</a>, l&#8217;acqua è non solo metaforicamente un tema vitale per le relazioni internazionali. <strong><em>L</em>’acqua, risorsa indispensabile per la vita, </strong>diventerà l’<a href="https://it.insideover.com/economia/verso-la-crisi-alimentare-globale-quali-sono-le-nazioni-piu-esposte.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>oro blu </strong>conteso nelle guerre del XXI secolo?</a> Per capire la questione ne parliamo in maniera approfondita con <strong>Alessandro Mauceri, </strong>studioso del tema, segretario nazionale della Scuola Nazionale d&#8217;Ambiente e autore del saggio “Guerra all’acqua”.</p>
<p><em><strong>La partita dell&#8217;acqua si sta facendo sempre più complessa per l&#8217;Italia. Quali sono le ragioni profonde della nostra crisi idrica?</strong></em></p>
<p>Le cause della crisi idrica di cui si parla in Italia sono tante. Anzi, forse sarebbe più corretto parlare di diverse crisi accomunate da un elemento comune: l’acqua. Mi spiego meglio. C’è una crisi legata ai cambiamenti climatici e ambientali. L’innalzamento delle temperature medie causa fenomeni di siccità diffusa e di desertificazione in vaste aree del territorio nazionale. Ma non si tratta di un fenomeno nuovo: se ne parla da tantissimi anni, come scrivevamo già nel 2016 nel nostro saggio. A questo si aggiungono i disagi causati da politiche e comportamenti sbagliati. Negli ultimi decenni non si è fatto molto per garantire la disponibilità di questa risorsa essenziale per la vita (basti pensare che l’acqua è la prima cosa che si cerca quando si esplora un nuovo pianeta per vedere se c’è vita). Nè sono stati approntati e messi in atto piani per far fronte alle eventuali emergenze.</p>
<p><em><strong>A che tipo di emergenze si riferisce?</strong></em></p>
<p>&#8220;Crisi idrica non è solo siccità o mancanza di acqua. Sono anche eventi improvvisi e violenti con precipitazioni copiose e inondazioni. Anche in questo ambito, si sarebbe potuto fare molto di più (si pensi alla cementificazione selvaggia delle città e al mancato rispetto di norme come quella che prevede l’obbligo per i comuni sopra i 15mila abitanti di piantare un certo numero di alberi di alto fusto ogni anno: più alberi significherebbe, tra l’altro riduzione delle temperature, e quindi minore evaporazione, e una maggiore capacità del suolo di far fronte a precipitazioni copiose). A questo si aggiungono altri fattori di cui non si parla mai. Come l’impronta idrica: abitudini alimentari e comportamentali più sostenibili consentirebbero di ridurre drasticamente il fabbisogno di acqua virtuale pro capite per anno&#8221;.</p>
<p><em><strong>L&#8217;Italia, dunque, è in una situazione preoccupante. Ma com&#8217;è lo stato dell&#8217;arte in Europa?</strong></em></p>
<p>&#8220;Purtroppo in Europa la situazione non è molto migliore di quella italiana. Alcuni paesi si trovano in condizioni simili alle nostre (si pensi alla Spagna o alla Grecia). In altri paesi si registrano elevate perdite nelle condotte idriche (anche se non ai livelli italiani dove le perdite in alcune città hanno raggiunto e superato il 50%). Alcuni paesi non hanno ancora sentito gli effetti di questi cambiamenti non solo perché più a nord (con precipitazioni maggiori e bacini idrici ben più cospicui); anche qui, però, i cambiamenti ambientali si stanno facendo sentire. In questo caso sono importanti altri aspetti sempre legati all’acqua. Lo scorso anno, ad esempio, vaste zone della Germania sono state colpite da inondazioni che hanno causato enormi danni. Danni che sarebbe stato possibile evitare (o almeno ridurre) se fossero state attuate le misure di emergenza previste dalle Nazioni Unite, che indicano le iniziative da adottare per prevenire casi come questi, ma anche per fronteggiare le emergenze. Purtroppo nessuno aveva preso in seria considerazione questa possibilità. E gli effetti causati dall’acqua sono stati catastrofici&#8221;.</p>
<p><em><strong>La sfida dell&#8217;acqua, dunque, assume prospettive sempre più ampie se guardata come partita internazionale. E l&#8217;Europa è solo la punta dell&#8217;iceberg. Sono veri gli allarmi di chi definisce l&#8217;acqua un vero e proprio &#8220;oro azzurro&#8221; destinato a essere conteso?</strong></em></p>
<p>&#8220;Per comprendere questo problema basta considerare un paio di dati: la popolazione mondiale sta aumentando, ma le risorse di acqua potabile (facilmente) disponibili stanno diminuendo. Questo significa che la quantità di acqua dolce disponibile per persona al giorno si riduce sempre di più, anno dopo anno. Ancora una volta non è un fenomeno nuovo. Già nel 2007, il Segretario Generale delle Nazioni Unite parlò della necessità di considerare l&#8217;accesso all&#8217;acqua potabile tra i “diritti umani”, un diritto uguale per tutti, senza discriminazioni, di poter accedere ad una sufficiente quantità di acqua potabile per uso personale e domestico &#8211; per bere, lavarsi, lavare i vestiti, cucinare e pulire se stessi e la casa &#8211; allo scopo di migliorare la qualità della vita e la salute. Questo diritto venne ribadito in una Risoluzione delle Nazioni Unite del 28 luglio 2010. dove venne riconosciuto il diritto all’acqua come un diritto umano universale. Questa presa di posizione non fu sufficiente. Ancora oggi, miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile. E nei paesi “ricchi” si sprecano milioni e milioni di metri cubi di acqua al giorno. Ma non basta. Esiste il rischio che l’acqua non sia più un “diritto umano” ma possa diventare merce di scambio quotata in borsa&#8221;.</p>
<p><em><strong>Le &#8220;guerre per l&#8217;acqua&#8221;, in questo contesto, sembrano essere già una realtà. Cosa le determina?</strong></em></p>
<p>&#8220;Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, solo pochissime delle grandi riserve di acqua dolce si trovano all’interno dei confini di un singolo stato. Tutte le altre sono “condivise” tra due o più stati. Questo, però, significa che i relativi governi devono imparare a condividerle. Ma questo non avviene quasi mai. Alla fine, le politiche di gestione dell’acqua di un paese quasi sempre influenzano i rapporti con i paesi vicini&#8221;.</p>
<p><em><strong>Quali sono gli scenari più caldi?</strong></em></p>
<p>&#8220;Primo fra tutti, il Nilo. Da sempre, <a href="https://it.insideover.com/guerra/sara-sulle-rive-del-nilo-la-guerra-dellacqua-del-terzo-millennio.html" target="_blank" rel="noopener">il Nilo è fondamentale per l’economia</a> e la stessa sopravvivenza dell’Egitto e dei suoi abitanti. Ebbene, prima di arrivare in Egitto, questo fiume attraversa altri paesi. Quando alcuni di questi hanno deciso di utilizzare più cospicuamente queste acque (ad esempio, l’Etiopia che ha costruito una diga per produrre energia idroelettrica per il proprio fabbisogno), per poco non è scoppiata una guerra. Altro scenario di guerra simile si è verificato tra israeliani e palestinesi nella striscia di Gaza: il razionamento delle risorse idriche ai palestinesi sono visti da molti come un’arma. Lo stesso vale per la Turchia e le acque dirette in molti paesi vicini. Ciò che sorprende è che questa “condivisione” (che, come dicevamo, riguarda la maggior parte dei paesi del pianeta) non è stata ancora normata in modo opportuno. In altri casi, poi, non è la riduzione della quantità di acqua dolce ma il peggioramento della qualità a causare scontri: in alcuni paesi del Sud America la gestione abusiva e scorretta delle acque di alcuni fiumi produce danni non indifferenti alla salute delle popolazioni che vivono più a valle&#8221;.</p>
<p><em><strong>La finanziarizzazione dell&#8217;acqua e delle imprese che governano le infrastrutture per la sua distribuzione sono un altro problema molto discusso. Come riportare l&#8217;acqua ad essere un bene comune garantito?</strong></em></p>
<p>&#8220;Il tema dell’acqua bene pubblico è un tema tremendamente complesso e, tanto per cambiare, di difficile soluzione. Nonostante da tempo pare essere ormai definitivamente riconosciuta l’importanza dell’acqua come “diritto umano” e “bene pubblico” fondamentale per la sopravvivenza (come l’aria), c’è chi sostiene che, in realtà, il concetto di “pubblico” andrebbe limitato solo ad una certa “quantità” di acqua per persona al giorno. Tutto il resto dovrebbe diventare un bene vendibile. Ed essere messo sul mercato. Una forzatura inaccettabile. Ma che potrebbe diventare realtà prima di quanto si pensi. A ottobre 2018, Chicago Mercantile Exchange (CME Group, la più grande piazza finanziaria dei contratti a termine del mondo) e West Water Research, in collaborazione con il Nasdaq, hanno lanciato il Nasdaq Veles California Water Index (NQH2O), il primo “future” sull&#8217;acqua. Una sorta di derivato (una scommessa sul prezzo di acquisto di una determinata quantità di un bene entro una scadenza prefissata) presentato come strumento di “risk management” per aiutare municipalità, aziende agricole e imprese industriali a proteggersi dai rischi economici legati alle carenze idriche. Ma sono molti quelli che pensano che si tratti solo di mere speculazioni borsistiche&#8221;.</p>
<p><em><strong>Quali sono i rischi associati a questo processo? Si rischia di perdere il ruolo dell&#8217;acqua come bene pubblico?</strong></em></p>
<p>&#8220;Il rischio non è solo la privatizzazione dell’acqua ma anche che i costi del bene possano lievitare a dismisura. È quanto già accaduto con altri per beni primari (mais, soia, riso e grano). Due anni fa, nel <a href="https://www.unwater.org/publication_categories/world-water-development-report/#:~:text=The%20United%20Nations%20World%20Water,UNESCO%20World%20Water%20Assessment%20Programme." target="_blank" rel="noopener">World Water Development Report</a> (WWDR 2020) intitolato &#8220;Acqua e cambiamenti climatici&#8221;, l’UNESCO mise in evidenza la necessità di aiutare le comunità ad affrontare le sfide del cambiamento climatico e informare la gente dei cambiamenti in atto concentrandosi sulle opportunità che una migliore gestione dell&#8217;acqua potrebbe offrire in termini di adattamento e mitigazione. I media dedicarono poca attenzione a questo tema. Pochi si presero la briga di approfondire quali sarebbero state le sfide, le opportunità e le potenziali risposte ai cambiamenti climatici migliorando la gestione delle risorse idriche. Le conseguenze le stiamo vivendo oggi&#8221;.</p>
<p><em><strong>Conseguenze molto gravi: la partita dell&#8217;acqua entra in una vera e propria tempesta perfetta. Crisi alimentare, crisi energetica, crisi idrica: quanto c&#8217;entra il modello dominante di gestione delle risorse nella sovrapposizione tra queste problematiche?</strong></em></p>
<p>&#8220;É fondamentale. Sono tutti problemi strettissimamente legati tra loro. Maggiori emissioni di CO2 comportano un innalzamento delle temperature medie del pianeta, questo comporta minore disponibilità di risorse idriche utilizzabili e, al tempo stesso, un aumento dei consumi di energia elettrica che (essendo prodotta principalmente da fonti energetiche fossili) causa aumento delle emissioni e di nuovo aumento delle temperature. A questo si aggiungono altri fenomeni non meno importanti: un consumo eccessivo di carni rosse (assolutamente non giustificato dal punto di vista alimentare) spinge alcuni paesi ad abbattere porzioni sempre maggiori di foresta amazzonica. Questa deforestazione (in un processo abbastanza lungo da spiegare &#8211; ci riserviamo di riparlarne in un altro momento) causa un aumento della CO2 e delle emissioni di metano, ma anche una desertificazione delle aree un tempo foreste sfruttate in modo incosciente. A questo si aggiunge che questi allevamenti causano un danno enorme alle riserve idriche locali: l’impronta idrica contenuta nelle carni rosse è in assoluto la maggiore&#8221;.</p>
<p><em><strong>Parliamo di uno scenario decisamente critico. Come ne possiamo uscire?</strong></em></p>
<p>&#8220;Per spezzare questi rapporti di causa ed effetto sarebbero necessari interventi radicali e decisioni forti a livello globale. Cambiamenti negli stili di vita (a dicembre 2021, il premier Draghi rispondendo ad un giornalista ha chiesto se preferisse la Pace o il condizionatore d’aria per l’estate. Non so gli altri italiani ma noi avremmo preferito la Pace). Sono tantissimi i temi legati direttamente o indirettamente all’acqua (perché nessuno parla di watergrabbing e di landgrabbing? E perché nessuno parla di “compensazione delle emissioni”?). Argomenti di cui nemmeno le varie COP (Conferenze delle Parti) degli ultimi decenni sono mai riuscite a tradurre in impegni vincolanti per i governi. É necessario fermare lo sfruttamento irrazionale delle risorse a disposizione. A cominciare dall’acqua. Ridurre il consumismo sfrenato, a livello locale e a livello globale. Ma soprattutto capire che di Terra ce n’è una sola. E che l’acqua sulla Terra non è infinita. Inutile riempire discorsi e leggi nazionali e internazionali di belle parole come “sostenibilità” e “resilienza” se poi, nella realtà si fa l’esatto opposto&#8221;.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-crisi-idrica-e-globale-a-rischio-lacqua-come-diritto-umano.html">La crisi idrica è globale: &#8220;A rischio l&#8217;acqua come diritto umano&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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