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	<title>Crisi energetica Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 26 Oct 2026 04:56:52 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Crisi energetica Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il gas argentino arriva all&#8217;Europa sull&#8217;asse Buenos Aires-Berlino. Ma anche l&#8217;Eni&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-gas-argentino-arriva-alleuropa-sullasse-buenos-aires-berlino-ma-anche-leni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2026 04:56:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Gnl]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240522122512121_781551cb88d219eb2bb490293c76fc19.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240522122512121_781551cb88d219eb2bb490293c76fc19.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240522122512121_781551cb88d219eb2bb490293c76fc19-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240522122512121_781551cb88d219eb2bb490293c76fc19-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240522122512121_781551cb88d219eb2bb490293c76fc19-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240522122512121_781551cb88d219eb2bb490293c76fc19-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240522122512121_781551cb88d219eb2bb490293c76fc19-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il presidente argentino vuole fare del suo Paese un'economia esportatrice e l'Europa gli tende la mano a partire dalla Germania.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-gas-argentino-arriva-alleuropa-sullasse-buenos-aires-berlino-ma-anche-leni.html">Il gas argentino arriva all&#8217;Europa sull&#8217;asse Buenos Aires-Berlino. Ma anche l&#8217;Eni&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240522122512121_781551cb88d219eb2bb490293c76fc19.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240522122512121_781551cb88d219eb2bb490293c76fc19.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240522122512121_781551cb88d219eb2bb490293c76fc19-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240522122512121_781551cb88d219eb2bb490293c76fc19-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240522122512121_781551cb88d219eb2bb490293c76fc19-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240522122512121_781551cb88d219eb2bb490293c76fc19-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240522122512121_781551cb88d219eb2bb490293c76fc19-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“Un enorme esportatore di petrolio e gas”. Così ha parlato <strong>Javier Milei</strong>, il presidente argentino, ospite del <a href="https://it.insideover.com/politica/milei-in-spagna-attacca-sanchez-sinistroide-lui-replica-ne-vado-fiero-e-dico-no-alla-guerra.html">Forum sulla Nuova Economia di Madrid </a>di questo ottobre. Il leader sudamericano, con queste parole, non ha nascosto <strong>l’ambizione di dipingere il suo Paese come un campione di esportazioni di risorse naturali</strong>, a cominciare dal gas del giacimento di Vaca Muerta, a Nord della Patagonia.</p>



<p>Perché Milei ha deciso di presentare l’Argentina come nazione esportatrice dal palco della kermesse spagnola? Il motivo è presto detto. A partire dal 2027, <strong>Buenos Aires venderà l’oro blu di Vaca Muerta a Berlino</strong>, dopo <a href="https://www.ice.it/it/news/notizie-dal-mondo/300438">l’accordo raggiunto</a> dal consorzio argentino Southern Energy (SESA) e la società tedesca Securing Energy for Europe (SEFE). Un accordo che consente all’Argentina di fare cassa e pagare il macigno del debito estero che pesa sulla sua economia, mentre alla Germania, e dunque anche al mercato comunitario europeo, di avere un nuovo afflusso energetico dopo <a href="https://it.insideover.com/politica/stop-al-gas-russo-in-europa-ma-non-prima-di-aver-fatto-il-pieno-degli-stoccaggi.html">l’addio al gas russo</a> da gennaio dell’anno prossimo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le novità del nuovo accordo</h2>



<p>Il consorzio SESA ha visto la luce su iniziativa della società argentina <em>Pan American Energy</em>, specializzata nell’estrazione e raffinazione di materie prime, che da tempo lavorava a un programma di esportazione del gas di Vaca Muerta verso i mercati internazionali. A stretto giro, si è unita la norvegese Golar LNG con la quale si è data forma all’idea di impiegare una <strong>nave per la liquefazione del gas estratto anziché costruire un impianto sulla terraferma </strong>che sarebbe stato molto più costoso e lungo nella realizzazione. Negli ultimi anni, la fame di energia ha fatto sì che altre aziende  si aggregassero intorno al progetto di Vaca Muerta e la crisi  dei rapporti tra Russia ed Europa ha servito agli argentini l’occasione su un piatto d’argento.</p>



<p>Nella primavera di quest’anno, SESA ha firmato un accordo con la compagnia tedesca SEFE, fino al 2022 sussidiaria del colosso russo Gazprom e poi espropriata e nazionalizzata dal Governo di Berlino.&nbsp; Il patto prevede l<strong>’importazione nel Vecchio Continente di 2 milioni di tonnellate annue di GNL per i prossimi otto anni</strong> ed è già definita una <em>roadmap </em>per le prime forniture. La prima nave attraverserà l’Oceano Atlantico nella seconda metà del 2027 e trasporterà circa 2,45 milioni di tonnellate di oro blu, mentre una seconda è salperà nel 2028 con a bordo circa 3,55 milioni di tonnellate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Europa e la diversificazione delle fonti</h2>



<p>Il progetto messo a punto da Southern Energy e da <em>Securing Europe for Energy</em> non è l’unico che vede unite le due sponde dell’Atlantico. A febbraio di quest’anno, <strong>la compagnia argentina YPF ha annunciato la nascita <a href="https://www.eni.com/it-IT/media/comunicati-stampa/2026/02/cs-eni-ypf-xrg-firmano-agreement-avanzamento-progetto-argentina-lng.html">dell’iniziativa Argentina LNG</a>, volta a lavorare le risorse di Vaca Muerta e a esportarle in Europa</strong>. A fare parte del piano industriale ci sono l’emiratina XRG e <a href="https://it.insideover.com/energia/dallafrica-allamerica-latina-eni-si-fa-ponte-per-soddisfare-il-bisogno-di-energia.html">l&#8217;italiana Eni</a>, le quali hanno l’interesse a portare il GNL in Europa e in Asia sempre tramite le unità galleggianti in modo da ovviare ai gravosi costi di realizzazione degli impianti terrestri. Le importazioni riguarderebbero 12 milioni di tonnellate di gas e inizierebbero a partire dal 2031.</p>



<p>I progetti in cantiere, dunque, dimostrano una volontà da parte dell&#8217;Argentina di volersi accreditare agli occhi del mondo come potenza emergente in grado di giocare la sua partita geostrategica nel tentativo di diventare più indipendenti dagli Stati Uniti e&nbsp; di consolidare la sua economia. Allo stesso tempo, dimostrano la necessità dell’Europa di trovare delle valide alternative, ma non sempre praticabili a breve termine, dopo che l’oro blu&nbsp; della Russia, a partire dal 2027, non sarà più presente a riscaldare le nostre case.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fonti</h2>



<p>Accordo energetico storico, l&#8217;Argentina esporterà il gas di Vaca Muerta in Europa per otto anni, Buenos Aires Times, 2 dicembre 2025 &#8211; <a href="https://www.batimes.com.ar/news/economy/historic-energy-deal-will-see-argentina-export-vaca-muerta-gas-to-europe-for-eight-years.phtml">https://www.batimes.com.ar/news/economy/historic-energy-deal-will-see-argentina-export-vaca-muerta-gas-to-europe-for-eight-years.phtml</a></p>



<p>Milei annuncia a Madrid che l&#8217;Argentina esporterà gas naturale per la prima volta nel 2027, El Economista, 21 ottobre 2026 &#8211; <a href="https://www.eleconomista.es/economia/noticias/14022508/10/26/milei-anuncia-en-madrid-que-argentina-exportara-gas-natural-por-primera-vez-en-2027.html">https://www.eleconomista.es/economia/noticias/14022508/10/26/milei-anuncia-en-madrid-que-argentina-exportara-gas-natural-por-primera-vez-en-2027.html</a></p>



<p>Argentina LNG attrae acquirenti e si avvia verso una decisione chiave a novembre, El Cronista, 14 settembre 2026 &#8211; <a href="https://www.cronista.com/economia-politica/argentina-lng-suma-compradores-y-encamina-una-definicion-clave-para-noviembre">https://www.cronista.com/economia-politica/argentina-lng-suma-compradores-y-encamina-una-definicion-clave-para-noviembre</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-gas-argentino-arriva-alleuropa-sullasse-buenos-aires-berlino-ma-anche-leni.html">Il gas argentino arriva all&#8217;Europa sull&#8217;asse Buenos Aires-Berlino. Ma anche l&#8217;Eni&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Usa-Europa, braccio di ferro sulle scorte e le esportazioni di diesel </title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/usa-europa-braccio-di-ferro-sulle-scorte-e-le-esportazioni-di-diesel.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 05:14:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra commerciale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Trump vuole ridurre i prezzi del gasolio e minaccia di tagliare le esportazioni all'Europa se non immette le sue scorte nel mercato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-europa-braccio-di-ferro-sulle-scorte-e-le-esportazioni-di-diesel.html">Usa-Europa, braccio di ferro sulle scorte e le esportazioni di diesel </a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io. Non ci potrebbe essere proverbio più esemplificativo per rendere l’idea dei nuovi rapporti tra gli alleati Usa ed Europa tra cui, dopo quello sui dazi, si è disputato un altro braccio di ferro sui depositi di gasolio. Il presidente americano Donald Trump ha inviato ai leader europei un messaggio il cui contenuto ha mandato nel panico le cancellerie del Vecchio Continente: <strong>immettete nel mercato le vostre scorte di gasolio, altrimenti non ve ne vendiamo più</strong>. </p>



<p>Dopo che il messaggio è stato recapitato da oltreoceano, <strong>i membri del G7 hanno fatto una <a href="https://www.elysee.fr/en/emmanuel-macron/2026/10/02/g7-leaders-statement-on-global-energy-security-and-market-stability">dichiarazione congiunta</a> in cui hanno manifestato l’impegno di rilasciare barili di gasolio già dai prossimi giorni</strong>. Una resa dettata dal timore del venire meno di una fonte di approvvigionamento importante come il gasolio statunitense, ma che rende l’Europa sempre più impotente in un mondo dove le grandi potenze stanno facendo di tutto per mettere in sicurezza il mercato interno.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il braccio di ferro prima e la stretta di mano dopo</h2>



<p>Gli <a href="https://www.eia.gov/energyexplained/diesel-fuel/where-our-diesel-comes-from.php?trk=public_post_comment-text&amp;utm">Stati Uniti sono tra i principali produttori di gasolio al mondo</a> e solo nel 2025 hanno riempito circa 1,8 miliardi di barili, di cui circa 456 milioni sono stati destinati alle esportazioni. Dal 2022, anno dello scoppio della guerra in Ucraina, l<strong>’Europa ha notevolmente incrementato le importazioni di petrolio e prodotti raffinati fino a raggiungere la quota di 180 mila barili al giorno </strong>fino a settembre di quest’anno, e numerose scorte vengono accumulate per far fronte alle carenze di materie prime provenienti dalla Russia a causa dello stop imposto dalla Commissione europea. </p>



<p>Negli ultimi mesi, però, il quadro bellico si è complicato ulteriormente con il conflitto in Iran e ne è scaturita la <strong>lievitazione dei prezzi del carburante</strong>. A un automobilista americano un litro di gasolio costa circa 1,68, una cifra parecchio al di sopra degli standard storici di mercato e con le elezioni di Midterm alle porte, la questione comincia a destare preoccupazioni alla Casa Bianca.</p>



<p>La produzione di diesel vantata dagli Usa è molto consistente, quindi se i barili non fossero destinati a mercati esteri ma destinati ai consumatori statunitensi, sarebbe immessa nel mercato interno <strong>una quantità più che sufficiente da indurre una riduzione dei prezzi alla pompa.</strong> Ecco svelato il perché delle minacce al Vecchio Continente e non è un caso se il segretario al Tesoro <strong>Scott Bessent</strong> abbia apertamente dichiarato che gli agricoltori, i trasportatori e le aziende americane non possono sopportare da soli l&#8217;impennata dei prezzi. </p>



<p> La paura di uno stop alle esportazioni di diesel ha fatto novanta. In principio, <strong>i Governi di Francia, Germania, Irlanda, Italia, Regno Unito e Commissione europea  <a href="https://www.politico.eu/article/diesel-americain-la-france-et-quatre-autres-pays-europeens-saccordent-sur-une-reponse-ferme/">si sono coordinati per concordare i termini di confronto</a> con Washington e offrire una soluzione condivisa</strong>. In seguito, <a href="https://edition.cnn.com/2026/10/02/europe/us-europe-diesel-reserves-intl">il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato con Trump</a> per annunciargli lo sblocco di 100 milioni di barili nei prossimi quattro mesi.</p>



<p>Una soluzione che ha raccolto il favore della Casa Bianca ma che rimane un campanello d’allarme per un continente che è troppo dipendente da approvvigionamenti esterni in un’epoca dove le fibrillazioni internazionali non smettono di intensificarsi.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Troppi rischi, meglio coltivare il proprio orticello</h2>



<p>A sposare la stessa filosofia dell’America c’è anche la <a href="https://www.reuters.com/business/energy/chinese-refiners-suspend-oct-fuel-exports-petrochina-cancels-cargoes-sources-say-2026-10-01/">Cina</a>. P<strong>echino ha imposto a tutte le sue raffinerie di bloccare le esportazioni oltre la Muraglia</strong>, almeno per il mese di ottobre, e di riempire i depositi di barili. Il motivo? I focolai di guerra, purtroppo, non scarseggiano ed esportare prodotti energetici al di fuori dei propri confini può rivelarsi un azzardo nella prospettiva di lungo periodo. Le catene di approvvigionamento danno segnali sempre più evidenti di cedevolezza e il sentimento che si fa largo tra le grandi potenze produttrici di energia, consiste nel mettere al riparo la propria industria prima che sul palcoscenico internazionale possa trovare rappresentazione qualche altro scontro bellico o commerciale.</p>



<p>Tutto questo è un campanello d’allarme per i Paesi importatori (non solo europei ma anche Sud-Est asiatici) di risorse naturali perché se dovranno prendere delle decisioni molto ponderate nel momento in cui dovranno attingere alle riserve se in futuro le forniture non saranno più effettuate come un tempo.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Fonti</h2>



<p>Diesel américain : la France et quatre autres pays européens s’accordent sur une réponse “ferme”, Politico, 1 ottobre 2026 &#8211; <a href="https://www.politico.eu/article/diesel-americain-la-france-et-quatre-autres-pays-europeens-saccordent-sur-une-reponse-ferme/">https://www.politico.eu/article/diesel-americain-la-france-et-quatre-autres-pays-europeens-saccordent-sur-une-reponse-ferme/</a></p>



<p>Europe bows to US pressure to release diesel reserves ahead of midterm elections, Cnn, 2 ottobre 2026 &#8211; <a href="https://edition.cnn.com/2026/10/02/europe/us-europe-diesel-reserves-intl">https://edition.cnn.com/2026/10/02/europe/us-europe-diesel-reserves-intl</a></p>



<p>Euronews explains: What would a US diesel export ban mean to European countries?, Euronews, 25 settembre 2026 &#8211; <a href="https://www.euronews.com/2026/09/25/euronews-explains-what-would-a-us-diesel-export-ban-mean-to-european-countries ">https://www.euronews.com/2026/09/25/euronews-explains-what-would-a-us-diesel-export-ban-mean-to-european-countries </a></p>



<p>Chinese refiners suspend October fuel exports to bolster stocks, sources say, Reuters, 1 ottobre 2026 &#8211; <a href="https://www.reuters.com/business/energy/chinese-refiners-suspend-oct-fuel-exports-petrochina-cancels-cargoes-sources-say-2026-10-01/">https://www.reuters.com/business/energy/chinese-refiners-suspend-oct-fuel-exports-petrochina-cancels-cargoes-sources-say-2026-10-01/</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-europa-braccio-di-ferro-sulle-scorte-e-le-esportazioni-di-diesel.html">Usa-Europa, braccio di ferro sulle scorte e le esportazioni di diesel </a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Nuova crisi in Libia: il blocco del petrolio che fa tremare il Mediterraneo</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/nuova-crisi-in-libia-il-blocco-del-petrolio-che-fa-tremare-il-mediterraneo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 08:38:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi energetica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra civile libica]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="1366" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_2022061217015889_798a1be70ef1052d2569d8977ded9371.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_2022061217015889_798a1be70ef1052d2569d8977ded9371.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_2022061217015889_798a1be70ef1052d2569d8977ded9371-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_2022061217015889_798a1be70ef1052d2569d8977ded9371-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_2022061217015889_798a1be70ef1052d2569d8977ded9371-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_2022061217015889_798a1be70ef1052d2569d8977ded9371-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Proteste dei lavoratori che hanno portato alla blocco delle attività petrolifere e si profila rischia un calo di import per Italia ed Europa.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1366" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_2022061217015889_798a1be70ef1052d2569d8977ded9371.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_2022061217015889_798a1be70ef1052d2569d8977ded9371.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_2022061217015889_798a1be70ef1052d2569d8977ded9371-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_2022061217015889_798a1be70ef1052d2569d8977ded9371-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_2022061217015889_798a1be70ef1052d2569d8977ded9371-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_2022061217015889_798a1be70ef1052d2569d8977ded9371-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Il mondo è sempre più scosso da crisi energetiche che si manifestano a più latitudini e dopo l’<a href="https://it.insideover.com/politica/stop-al-petrolio-russo-in-sei-mesi-chi-rischia-di-piu-con-lo-stop-ue.html">Est europeo</a> e <a href="https://it.insideover.com/guerra/wall-street-journal-trump-ha-rifiutato-la-proposta-delliran.html">Hormuz</a>, eccone potenzialmente un’altra nella sponda meridionale del Mediterraneo: la <strong>Libia</strong>. <a href="https://libyaobserver.ly/inbrief/refining-unit-zawiya-refinery-halted-due-closure-sharara-pipeline-valve">Secondo la stampa locale</a>, il personale della <strong>Petroleum Facilities Guard</strong> (PFG) &#8211; corpo incaricato della sorveglianza e della tutela degli impianti petroliferi libici &#8211; e un gruppo armato hanno chiuso una valvola dell’<strong>oleodotto Sharara</strong>, un’infrastruttura tra le più importanti del Paese per il trasporto di greggio, che conduce alla <strong>raffineria di Zawiya</strong>. La <strong>National Oil Corporation</strong> (NOC), compagnia statale degli idrocarburi, ha dichiarato che se lo stop ai flussi di petrolio dovessero persistere, la fiamma innescata alla raffineria rischia di divampare in un incendio di più vaste dimensioni, capace di bruciare l’approvvigionamento nell’area mediterranea.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">I fatti e il perché dello stop</h2>



<p>Da inizio settembre i dipendenti della <em>Petroleum Facilities Guard </em>incrociano le braccia e scendono in piazza per chiedere paghe più consistenti nonché maggiori risorse e strumenti per gestire le infrastrutture dell’oro nero. La protesta, però, non riguarda soltanto le condizioni di lavoro, ma anche la governance della loro organizzazione: <strong>la PFG è un apparato dipendente dal ministero della Difesa e ciò che agognano i lavoratori è il passaggio sotto l’egida della National Oil Corporation</strong>. Il fatto di divenire una propaggine della società pubblica permetterebbe al personale della PNG di beneficiare dei finanziamenti destinati alla filiera dell’oro nero e, indirettamente, questo garantirebbe loro un miglioramento delle condizioni economiche e di operatività lavorativa.</p>



<p>A seguito degli impegni disattesi da parte dell’esecutivo, i lavoratori hanno preso la decisione di passare all’azione chiudendo la valvola 7 dell’oleodotto che trasporta il greggio dal giacimento di Sharara fino a Ovest di tripoli, a Zawiya. L’operazione è stata svolta con il supporto di un gruppo armato non identificato, uno dei numerosi di cui purtroppo pullula la Libia dopo essere diventata terreno fertile per milizie terroristiche nell’era post-guerra del 2011.</p>



<p><strong>Il mancato afflusso ha comportato la sospensione di attività di raffinazione e la chiusura di alcuni comparti</strong>. A fronte di tale scenario, si è innescato un calo produttivo di oltre 900 mila barili, corrispondente a una perdita ingente in termini di ricavi monetari. I dipendenti della PFG sembrano voler tenere il punto anche se qualche segnale a loro favorevole parrebbe stagliarsi all&#8217;orizzonte dopo che<a href="https://www.alwasat.ly/news/478926?utm_source=chatgpt.com"> il Governo ha annunciato l’approvazione di un decreto </a>volto a equiparare i loro stipendi a quelli delle Forze Armate, implicando <em>de facto</em> un incremento.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>La NOC auspica che i volumi produttivi tornino il prima possibile a quelli dell&#8217;estate, ma se lo stallo dovesse perdurare, non è escluso il rischio di venir meno agli impegni assunti con i partner commerciali.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nuovo focolaio nel cuore del Mediterraneo</h2>



<p>La Libia è uno dei principali produttori di petrolio nel continente africano e il Vecchio Continente è il principale acquirente dei barili provenienti da Tripoli, mentre la raffineria di Zawiya è un centro nevralgico per la lavorazione del greggio in Tripolitania.</p>



<p><strong>L’Italia è un Paese importatore di barili di greggio e di derivati petroliferi come benzina e gasolio provenienti dalla Libia</strong>, tanto che nel primo trimestre del 2025 ne è stato il primo acquirente con un interscambio commerciale superiore a <a href="https://www.ice.it/it/sites/default/files/inline-files/Interscambio%20GEN-MAR%202025.pdf?utm">2 miliardi di euro</a>. Nello stesso anno, le importazioni di greggio libico sono state pari al <a href="https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/447590.pdf?utm">24,3 %</a>, ovvero la percentuale più elevata sul totale delle importazioni.&nbsp;</p>



<p>Ove la sospensione delle attività di Zawya fosse continuativa, i contraccolpi per il nostro Paese e per il settore petrolifero nel Mediteranei si sentirebbero. Una prospettiva che rischia di rendere l&#8217;approvvigionamento energetico più fragile di quanto già sia con conseguente vulnerabilità del Vecchio Continente, già alle prese con le crisi che si manifestano a Est.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Fonti</h2>



<p>Armed group shutdown keeps Libya&#8217;s largest Zawiya largest refinery disrupted, Turkiye Today, 26 settembre 2026 &#8211; <a href="https://www.turkiyetoday.com/business/armed-group-shutdown-keeps-libyas-largest-zawiya-refinery-disrupted-3228998">https://www.turkiyetoday.com/business/armed-group-shutdown-keeps-libyas-largest-zawiya-refinery-disrupted-3228998</a>;</p>



<p>Refining Unit at Zawiya Refinery halted due to closure of Sharara pipeline valve, The Libya Observer, 26 settembre 2026 &#8211; <a href="https://libyaobserver.ly/inbrief/refining-unit-zawiya-refinery-halted-due-closure-sharara-pipeline-valv">https://libyaobserver.ly/inbrief/refining-unit-zawiya-refinery-halted-due-closure-sharara-pipeline-valv</a>e;</p>



<p>Dbeibah decide di equiparare gli stipendi delle guardie degli impianti petroliferi a quelli del personale militare, Al Wast, 27 settembre 2026 &#8211; <a href="https://www.alwasat.ly/news/478926">https://www.alwasat.ly/news/478926</a></p>



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		<title>Artico, Mosca raddoppia la flotta ombra: la rotta porta a Pechino</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/artico-mosca-raddoppia-la-flotta-ombra-la-rotta-porta-a-pechino.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Gnl]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="artico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Il Cremlino vuole ampliare la flotta di metaniere per traportare il GNL dalla Siberia fino in Cina dopo le sanzioni imposte dalla Ue.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="artico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/artico-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Le ostilità tra Russia e Ucraina hanno mutato il quadro delle relazioni energetiche nel Vecchio Continente e le materie prime viaggiano verso nuovi mercati. Secondo un&#8217;indiscrezione lanciata da <em><a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-01/russia-doubles-its-lng-dark-fleet-in-race-to-boost-gas-exports?srnd=phx-industries-energy">Bloomberg</a></em>, <strong>Mosca starebbe rimpinguando la flotta ombra di metaniere nell’Artico</strong>, con l’obiettivo di esportare il gas naturale liquefatto (GNL) in <a href="https://it.insideover.com/economia/la-sfida-polare-della-cina-che-punta-allartico.html">direzione di Pechino </a>dopo che l’Unione Europea ha deciso di mettere al bando le importazioni.&nbsp; Sullo sfondo di questa vicenda, si staglia il progetto <strong>Arctic LNG 2</strong>, il grande impianto situato nella fredda Siberia in grado di produrre grandi quantità di gas al punto da da dover richiedere un incremento delle navi da 11 a 20 rispetto alla fine del 2025. Dalle parti del Cremlino si vuole trovare un’alternativa ai circuiti occidentali e il canale con Pechino può essere una valida alternativa che gli stessi cinesi vedono come un’opportunità commerciale troppo ghiotta.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il gioiello impiantistico e il nodo logistico</h2>



<p>L’Arctic LNG 2 è un impianto industriale dalla capacità produttiva di 19,8 milioni di metri cubi di gas nella pensiola di Gydan. <strong>La struttura è soggetta alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti, del Regno Unito e dell’Unione Europea </strong>che hanno ostacolato i finanziamenti con conseguenze per i cantieri e le tecnologie impiegate che, tuttavia, non hanno provocato una battuta d’arresto delle attività, sebbene qualche problema legato alla logistica sussista. Durante la stagione primaverile ed estiva, le navi cisterna possono tranquillamente navigare lungo la Rotta del Mare del Nord per raggiungere le coste del Pacifico, ma durante i mesi invernali quelle rotte sono infestate dai ghiacci.</p>



<p>Il trasporto del gas prodotto a Gydan avviene tramite le <strong>metaniere di classe Arc7</strong>, messe a punto per poter navigare nelle insidiose acque dell’Artico, delle quali la marina russa può contare una componente limitata vista la combinazione data tra scarsità in commercio e l&#8217;imposizione delle sanzioni contro le stesse. Non è un caso, infatti, che i trasbordi di gas da metaniera in metaniera avvengano molto di frequente dando modo alle imbarcazioni di tipo Arc7 di effettuare soltanto il tragitto costellato da banchi di ghiaccio <strong>mentre ad arrivare in Cina ci pensano le altre navi. </strong>Non è un caso, dunque, se il Cremlino abbia voluto accrescere di altre nove unità navali la flotta nel circolo polare se si vuole che grandi quantità di gas possano essere esportate.&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra i litiganti di Bruxelles e Mosca, Pechino gode&nbsp;</h2>



<p>Dall’anno prossimo, le nostre case non saranno più riscaldate con il gas che arriva da Est come stabilito nel febbraio di quest’anno da parte del Consiglio europeo ed ecco perché molti Paesi europei hanno cercato di <a href="https://it.insideover.com/energia/leuropa-predica-il-bando-ma-compra-piu-gas-russo-208-di-gnl-nel-2026.html#google_vignette">farne il pieno</a> prima che lo stop diventasse effettivo. Avendo il Vecchio Continente tagliato i ponti con l’Orso russo, il Dragone ha voluto erigerne di nuovi e diventare il principale acquirente di GNL. <strong>I prezzi di vendita del GNL, secondo <em>Reuters</em>,&nbsp; sarebbero <a href="https://www.reuters.com/business/energy/russias-novatek-gives-deep-discounts-sell-sanctioned-lng-chinese-buyers-sources-2025-11-19/?utm_source=chatgpt.com">fortemente scontati e sotto i benchmark del mercato asiatico</a> in quanto proveniente da un impianto che è soggetto a sanzioni da parte della comunità internazionale</strong>.&nbsp;</p>



<p>Un vantaggio non di poco conto, soprattutto se si considera che questo gas non è solo una spesa da sostenere ma anche una fonte di ricavo.&nbsp;<a href="https://www.spglobal.com/energy/en/news-research/latest-news/lng/072226-china-restarts-lng-re-exports-on-sufficient-summer-supply-stronger-jkm"> <strong>Pechino trova conveniente riesportare il GNL importato dalla Russia verso altri Paesi asiatici</strong></a><strong>, come il Giappone e la Corea del Sud, tramite la loro flotta di metoniere per fare fronte al surplus di gas importato ma rimasto inutilizzato da parte del mercato interno</strong>. Secondo l&#8217;Amministrazione nazionale per l&#8217;energia, le centrali elettriche hanno mantenuto bassa la domanda, motivo per cui le autorità cinesi hanno interesse a portarlo verso altri lidi.&nbsp;</p>



<p>Uno scenario <em>win-win </em>per Pechino, che ha in primo luogo ha la possibilità di acquistare gas a prezzi molto contenuti e in secondo luogo rivenderlo per fare cassa. La Russia, dunque, trova così un nuovo mercato disposto ad acquistare le sue materie prime, nonostante le difficoltà logistiche da superare per aggirare le sanzioni occidentali.&nbsp;&nbsp;</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Fonti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>Russia doubles its LNG dark fleet in race to boost gas exports, Bloomberg, 1 settembre 2026 – <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-01/russia-doubles-its-lng-dark-fleet-in-race-to-boost-gas-exports?srnd=phx-industries-energ">https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-01/russia-doubles-its-lng-dark-fleet-in-race-to-boost-gas-exports?srnd=phx-industries-energ</a>y</li>



<li>China restarts LNG re-exports on sufficient summer supply, stronger JKM, S&amp;P Global, 22 luglio 2026  – <a href="https://www.spglobal.com/energy/en/news-research/latest-news/lng/072226-china-restarts-lng-re-exports-on-sufficient-summer-supply-stronger-jkm">https://www.spglobal.com/energy/en/news-research/latest-news/lng/072226-china-restarts-lng-re-exports-on-sufficient-summer-supply-stronger-jkm</a></li>



<li>Russia&#8217;s LNG exports by destinations and volumes, Reuters, 19 settembre 2025 – <a href="https://www.reuters.com/business/energy/russias-lng-exports-by-destinations-volumes-2025-09-19">https://www.reuters.com/business/energy/russias-lng-exports-by-destinations-volumes-2025-09-19</a></li>



<li>Russia&#8217;s Novatek gives deep discounts to sell sanctioned LNG to Chinese buyers, sources say, Reuters, 19 novembre 2025 – <a href="https://www.reuters.com/business/energy/russias-novatek-gives-deep-discounts-sell-sanctioned-lng-chinese-buyers-sources-2025-11-19">https://www.reuters.com/business/energy/russias-novatek-gives-deep-discounts-sell-sanctioned-lng-chinese-buyers-sources-2025-11-19</a></li>
</ul>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/artico-mosca-raddoppia-la-flotta-ombra-la-rotta-porta-a-pechino.html">Artico, Mosca raddoppia la flotta ombra: la rotta porta a Pechino</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>UK, la crisi energetica spazza via i tabù: i laburisti di Burnham aprono alle trivellazioni</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/uk-la-crisi-energetica-spazza-via-i-tabu-i-laburisti-di-burnham-aprono-alle-trivellazioni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 04:59:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=524425</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Regno Unito" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il neo premier UK autorizzerebbe la perforazione dei giacimenti di gas e petrolio nel Mare del Nord ma alcuni laburisti non ci starebbero.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/uk-la-crisi-energetica-spazza-via-i-tabu-i-laburisti-di-burnham-aprono-alle-trivellazioni.html">UK, la crisi energetica spazza via i tabù: i laburisti di Burnham aprono alle trivellazioni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Regno Unito" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La crisi energetica stringe l’economia nella sua morsa e i Governi ricorrono a qualche palliativo anche a costo di infrangere dei tabù politici. Il neo premier britannico <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/andy-burnham-si-insedia-alla-guida-del-labour-governero-per-la-gran-bretagna-dimenticata.html">Andy Burnham</a></strong>, secondo diverse fonti, potrebbe dare il via libero a <strong>nuove trivellazioni al largo delle coste della Scozia, nel Mare del Nord</strong>. La Gran Bretagna ha bisogno di nuove fonti di approvvigionamento di gas e petrolio e produrli localmente comporta dei risparmi notevoli dopo che i costi energetici sono schizzati alle stelle a causa delle guerre che scuotono il mondo a diverse latitudini. L’idea, però, sembra non andare a genio all’ala più progressista del partito che invece rimane il megafono dei sostenitori della transizione energetica.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Corsi e ricorsi: dove e come si potrà perforare</h2>



<p>Il dibattito ruota intorno ai <strong>giacimenti di Resenback e Jackdaw</strong>, da diverso tempo pomo della discordia tra esecutivo e organizzazioni ambientaliste. Le due riserve sono ricche di gas e petrolio e se fossero sfruttate potrebbero generare un indotto dal valore miliardario di sterline, permettendo al Governo di sua Maestà di mettere sufficientemente in sicurezza l’intera isola dalle turbolenze alimentate dai venti di guerra che soffiano nel mondo.&nbsp;</p>



<p>All’epoca dei conservatori &#8211; tra il 2022 e il 2023 &#8211; furono concesse le autorizzazioni a Shell, a Equinor e a Ithaca Energy per la trivellazione dei pozzi, ma gli ambientalisti di Uplift e Greenpeace avevano presentato un ricorso presso il tribunale di Edimburgo, accolto dai giudici nel 2025. <strong><a href="https://www.bbc.com/news/articles/c3e1pw7npklo">La sentenza </a>aveva portato alla sospensione delle attività in quanto non era stata svolta un’attenta valutazione dell&#8217;impatto estrattivo degli idrocarburi sul clima</strong> e, di conseguenza, sarebbe stata necessaria una nuova approvazione da parte di Downing Street.&nbsp; Le compagnie energetiche si sono mostrate sin da subito collaborative con le Autorità al fine individuare dei presidi&nbsp; di contenimento delle emissioni &#8211; elemento contro cui ha puntato il dito la magistratura&nbsp; &#8211; in ottica di non vedere in fumo i cospicui investimenti effettuati e che fino a oggi non hanno dato i frutti sperati per via del blocco dei lavori.</p>



<p>I giacimenti di Resenback e Jackdaw sono già soggetti alle autorizzazioni per le esplorazioni delle ricchezze che conservano e, ove volesse, l’esecutivo dovrebbe <strong>concedere delle licenze che tengano conto delle osservazioni dei giudici</strong> riguardo alle attività produttive. <a href="https://assets.publishing.service.gov.uk/media/6a4e0dac895317eadc354515/2026.07.07_-_D_4260_2021_-_Adura_Jackdaw_Further_Information_Reg_12_1_Response_redacted_June_26.pdf?utm_source=chatgpt.com">Secondo alcuni studi</a>, l’estrazione di oro nero e blu dovrebbe comportare la creazione di migliaia di posti di lavoro mentre la produzione di gas soddisferebbe circa il 6,5% del fabbisogno energetico britannico riscaldando circa 1,5 milioni di abitazioni. Una prospettiva finché mai allettante per un leader come Burnham che promette di dare più ascolto alle esigenze del mondo industriale.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo frattura tra i laburisti: pragmatismo vs ideologia</h2>



<p>La questione energetica è diventata oggetto di dibattito pubblico in tutti i Paesi e il Partito Laburista britannico si è spesso trovato a prendere posizione sul destino dei pozzi di Resenback e Jackdaw, ma non sempre all’unisono. Alle elezioni legislative del 2024, <strong>i progressisti hanno trionfato promettendo di non autorizzare più attività estrattive nel Mare del Nord e altrove al fine di compiere la transizione <em>green</em>. </strong>L’esecutivo di Keir Starmer ha mantenuto fede alla linea propugnata in campagna elettorale attirandosi anche le critiche del presidente Usa Donald Trump che l’ha più volte sollecitato a concedere le licenze per le trivellazioni. Il più irriducibile paladino delle politiche green all’interno del <em>Labour</em> è l’ex ministro dell’Energia <strong>Ed Miliband</strong>, il quale aveva accolto con grande favore la decisione del tribunale di Edimburgo definendo il rilascio della licenza per Rosebank “un atto di vandalismo climatico” sostenendo che le trivellazioni minerebbero il conseguimento degli obiettivi contenimento delle emissioni di Co2 e di <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/lintelligence-uk-avverte-starmer-la-politica-green-ci-consegna-alla-cina.html">consolidamento delle rinnovabili</a>.  Nella nuova compagine governativa targata Burnham, Miliband è stato traslocato al ministero degli Esteri ed è da interpretarsi <em>de facto </em>come un cambio di rotta innescato dal nuovo timoniere che conduce la nave sul cui albero è issata la <em>Union Jack</em>.  </p>



<p>A giugno di quest’anno, Burnham ha espugnato il collegio di Markfield alle elezioni suppletive contando sull’<strong>appoggio dei sindacati aderenti al Partito Laburista e delle industrie manifatturiere radicate nel Nord dell’Inghilterra</strong>, i quali hanno hanno chiesto a gran voce di rallentare il processo di transizione energetica i cui costi stanno ricadendo in modo gravoso sulla classe media.&nbsp;</p>



<p>Il neo inquilino di Downing Street vuole dare un volto al <em>Labour</em> che sia in grado di comunicare con i ceti sociali sconfitti dalla Globalizzazione tramite concetti quali nazionalizzazione dell’industria, investimenti in edilizia popolare e anche apertura agli idrocarburi tramite le perforazioni nel Mare del Nord. &nbsp;</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/uk-la-crisi-energetica-spazza-via-i-tabu-i-laburisti-di-burnham-aprono-alle-trivellazioni.html">UK, la crisi energetica spazza via i tabù: i laburisti di Burnham aprono alle trivellazioni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Starmer apre una crepa tra i Volenterosi: contro la crisi, licenze per importare petrolio e gas russi </title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/starmer-apre-una-crepa-tra-i-volenterosi-contro-la-crisi-licenze-per-importare-petrolio-e-gas-russi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 02:45:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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<p>Londra concede le licenze per le importazioni di gas russo per far fronte alla crisi economica ma in Patria c'è chi lo accusa di tradimento.</p>
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<p>A mali estremi, estremi rimedi recita un celebre proverbio e a Downing Street sembra che l’abbiano trasformato nel motto per l’approccio al gigante più temuto in Europa: l’Orso russo. Il <strong>Governo di Keir Starmer ha concesso le licenze commerciali per l’importazione di gasolio e carburante aereo di origine russa, purché siano raffinati in Paesi terzi</strong>, al fine di disinnescare la spirale inflazionistica che rischia prosciugare il portafoglio dei consumatori britannici. Una decisione presa immergendosi nelle acque della <em>Realpolitik</em> ma contro cui i più strenui paladini della causa ucraina puntano il dito in quanto si tradurrebbe in un alleggerimento dell&#8217;impianto sanzionatorio. Un cortocircuito se si considera che Londra è stata tra i più stretti alleati di Kiev sin dal 2022, anno in cui il conflitto ebbe inizio. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I dati economici che fanno tremare i polsi a Downing Street</h2>



<p>La <a href="https://it.insideover.com/guerra/usa-iran-accordo-vicino-hormuz-aperto-pace-in-libano-e-60-giorni-per-parlare-di-nucleare-netanyahu-e-i-falchi-nel-panico.html#google_vignette">guerra in Iran</a> ha generato un effetto boomerang in tutti i mercati energetici del mondo &#8211; i prezzi del greggio sono saliti di oltre il 55% &#8211; e il blocco dello<a href="https://it.insideover.com/guerra/i-signori-di-hormuz-lo-scontro-iran-usa-e-il-nuovo-medioevo-del-medio-oriente.html"> Stretto di Hormuz </a>rappresenta un grattacapo non di poco conto per il Governo di Sua Maestà. <strong>La vulnerabilità principale consiste nelle forniture di <a href="https://www.asiaglobalinstitute.hku.hk/news-post/strait-hormuz-crisis-impact-supply-chain-and-financial-market?utm_source=chatgpt.com">carburante aereo</a></strong>, se si considera che il 65% di esso arrivava attraverso la navigazione del Golfo Persico prima dell’inizio delle ostilità. Altro tasto dolente è <strong><a href="https://dailypetrol.co.uk/news/strait-of-hormuz-diesel-prices-uk?utm_source=chatgpt.com">l’importazione di diesel</a></strong>, il quale arriva nelle stazioni di servizio oltremanica dopo essere stato raffinato in siti produttivi dislocati in Medio Oriente e in India. Peccato che il petrolio da lavorare transiti da Hormuz e da più di due mesi gli automobilisti stiano spendendo fior di quattrini alla pompa. </p>



<p>Non è un caso, dunque, se in data 20 aprile a Downing Street abbiano autorizzato l’importazione di petrolio russo, a patto che non sia lavorato all’ombra del Cremlino. Stando alle prime indiscrezioni, il greggio dovrebbe giungere dalla Turchia e dall’India, mentre un’<strong>ulteriore novità riguarderebbe l&#8217;approvvigionamento di gas tramite i terminali russi </strong>Sakhalin-2 e Yamal. </p>



<p>Una toppa da mettere a un tessuto economico-produttivo sempre più lacerato da un’inflazione galoppante che erode il potere d’acquisto dei consumatori, tanto che il Cancelliere dello Scacchiere (omologo del nostro ministro dell’Economia) <strong>Rachel Reeves </strong>si sta battendo per trovare un accordo con le grandi catene di distribuzione al fine di calmierare il costo del carrello della spesa, rendendo i prezzi di beni primari come pane, latte e uova più accessibili. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il gioco di equilibrio tra le polemiche&nbsp;</h2>



<p>A poche ore dall’annuncio delle licenze per l’importazione di oro nero russo, <a href="https://www.ajbell.co.uk/news/articles/uk-pm-keir-starmer-insists-no-lifting-russian-oil-sanctions">sono fioccate le critiche</a> dalle file dell’opposizione. La leader dei conservatori, <strong>Kemi Badenoch</strong>, ha definito “folle” l’idea di aprire alle forniture di greggio da Mosca, sostenendo che i proventi sarebbero impiegati per finanziare l’economia e la macchina da guerra del Cremlino. I Tory puntano il dito anche contro le contraddizioni in seno alle politiche energetiche attuate dai laburisti, visto che l’esecutivo ha deciso di <strong>bloccare le trivellazioni per l’estrazione di petrolio e gas</strong>.</p>



<p>I <em>j’accuse</em> arrivano anche dal fuoco amico, ovvero dalla maggioranza liberalprogressita. <strong>Emily Thornberry,</strong> presidente della commissione Affari Esteri, ha dichiarato che il popolo ucraino si sentirà profondamente deluso e che l’allentamento delle sanzioni sarebbe percepito come un cedimento nel sistema di protezione eretto dall&#8217;esercito dei “volenterosi”. </p>



<p>Dal canto suo, Starmer ha tenuto a precisare che <strong>le licenze hanno natura provvisoria </strong>e sono volte unicamente a far fronte alla tempesta energetica che si è abbattuta non solo sulla Gran Bretagna ma su tutto il mondo. Non per nulla, l’inquilino di Downing Street si è precipitato a telefonare a Zelensky per rassicurarlo che l&#8217;impianto delle sanzioni non cambia e che il Regno Unito sarà sempre al fianco dell’Ucraina nella guerra contro la Russia.</p>



<p>Se da una parte il Governo britannico si affanna a minimizzare la portata delle sue decisioni, molti osservatori non fanno altro che notare che si tratti di un cambio di rotta, seppur lieve, delle intenzioni monolitiche dei volenterosi. Nel blocco occidentale, fino a qualche tempo fa, il ritorno all’impiego delle risorse russe era un’eresia e non a caso <strong>Starmer aveva aspramente contestato al presidente degli Stati Uniti Donald Trump <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/18/trump-sanzioni-petrolio-russo-deroga-notizie/8358975/">l&#8217;esenzione dalle sanzioni per il greggio trasportato via mare</a></strong>. Oggi si trova a seguirne le in parte le orme.&nbsp;</p>



<p>Segnali che danno a intendere quanto sia difficile mantenere una postura di boicottaggio dei prodotti russi quando le crisi energetica ed economica rischiano di mettere in ginocchio interi comparti economici. Il pragmatismo, gioco forza, prevale.&nbsp;</p>



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		<title>Il carbone torna a farla da padrone nella tempesta energetica</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/il-carbone-torna-a-farla-da-padrone-nella-tempesta-energetica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 12:15:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Carbone]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi energetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1229" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-1024x656.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-768x492.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-1536x984.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-2048x1312.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La crisi energetica morde e fa male u un palliativo potrebbe essere il ricorso al carbone. In Asia sta già realtà e in Europa si fa largo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1229" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-1024x656.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-768x492.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-1536x984.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-2048x1312.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Immaginate le fabbriche con ciminiere alte e cilindriche, le torri di raffreddamento, spazi con grandi cumuli neri di combustibile. No, non è l’Inghilterra del Settecento in piena rivoluzione industriale, ma il mondo di oggi nella morsa della crisi energetica. Il <strong>carbone</strong>, combustibile fossile a lungo utilizzato nella storia per la produzione elettrica prima di lasciare spazio ad altre fonti, potrebbe essere l’ancora di salvezza per molte economie a causa dei venti di guerra in Medio Oriente e della chiusura dello <a href="https://it.insideover.com/guerra/stretto-di-hormuz-la-lezione-iraniana-che-umilia-loccidente.html">Stretto di Hormuz</a>, <a href="https://it.insideover.com/economia/la-corsa-senza-fine-delle-materie-prime-travolgera-leconomia-globale.html">accadimenti che stanno rendendo difficile l&#8217;approvvigionamento di gas e petrolio in molte zone del mondo</a>.&nbsp;</p>



<p>La questione è al centro del dibattito in tutti i Paesi, compresi quelli occidentali che per anni hanno investito risorse per attuare la cosiddetta “<strong>transizione energetica</strong>” imperniata sullo sviluppo delle energie rinnovabili e che oggi potrebbero fare un’importante retromarcia per somministrare ossigeno a cittadini e imprese, mentre in altre parti del globo è già attuata.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Da Occidente a Oriente, il ritorno al carbon fossile&nbsp;</h2>



<p>Il continente che più di tutti gli altri sta bruciando le tappe è l’<strong>Asia</strong>. Qui, nella parte del mondo in cui il sole sorge, <strong>l&#8217;approvvigionamento di gas e petrolio dai Paesi del Golfo è una componente rilevante</strong> per il soddisfacimento del fabbisogno energetico e i tempi che stiamo vivendo richiedono una risposta efficace e tempestiva per venirne a capo.</p>



<p><strong>Il Giappone ha già fatto sapere che amplierà l’utilizzo di centrali a carbone</strong>, considerando che molte delle 165 che sorgono nel Paese sono attualmente inattive, come evidenziato dal <em><a href="https://beyond-coal.jp/en/">Japan Beyond Coal</a></em>. La Corea del Sud ha alzato il livello di allerta in materia di approvvigionamento energetico e secondo fonti ufficiose pare che stia valutando un allentamento delle restrizioni sull’impiego del carbone per la produzione di elettricità.</p>



<p>Passando dall’Estremo Oriente alla penisola indiana, Nuova Delhi si sta muovendo nella stessa direzione. La centrale termoelettrica Tata Power Mundra Ultra Mega Power Plant è una  delle più grandi del Paese per la fornitura di elettricità ed è alimentata a carbone. <strong>Le autorità locali hanno deciso di posticipare dei lavori di manutenzione e di farla funzionare a pieno regime fino all’estate</strong>, periodo acuto dovuto alle forti piogge monsoniche che bagnano l’intera regione. La questione delle avversità meteorologiche in estate interessa anche il vicino Bangladesh, il quale ha già stanziato 2 miliardi di dollari per le importazioni di carbon fossile per far fronte alle difficoltà che gli si prospettano. </p>



<p>Spostandosi là dove il sole cala, in Occidente le cose sono un po’ più complicate. <a href="https://it.insideover.com/energia/carbone-e-gas-naturale-il-grande-gioco-dei-combustibili-fossili-in-europa.html">Il Vecchio Continente è in gran parte privo di risorse naturali</a>, motivo per cui è fortemente dipendente dalle importazioni dall’estero, comprese quelle di gas naturale dal Qatar e del petrolio dall’Iraq, dall’Arabia Saudita e dal Kuwait. Con lo stretto di Hormuz parzialmente bloccato <strong>Germania, Polonia, Paesi Bassi  e Repubblica Ceca sono pronte a riattivare le centrali a carbone se il caro energia dovesse mordere e fare male</strong>. <a href="https://it.insideover.com/energia/litalia-assetata-di-gas-cerca-di-diversificare-le-fonti.html">L&#8217;Italia</a> non si sottrae al pragmatismo che si sta facendo largo in tutte le classi dirigenti e ha deciso di posticipare l’abbandono definitivo del carbone entro il 2038 e non più il 31 dicembre 2025 come era stato previsto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rimedio che neanche la finanza può ignorare</h2>



<p>L’idea di tornare al carbone non è solo frutto delle decisioni dei Governi nazionali, ma è osservata molto da vicino anche negli ambienti finanziari. <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-03-29/iran-war-s-gas-supply-shock-pushes-top-consumers-back-to-coal">Samantha Dart</a>, responsabile per la ricerca di materie prime in Goldman Sachs, ha dichiarato: “Stiamo assistendo a un secondo shock significativo nell&#8217;approvvigionamento energetico”. Secondo la ricercatrice, gli esecutivi dovranno mettere mano alla loro agenda energetica e cambiare approccio, facendo un maggiore ricorso al carbone per superare la crisi del momento. <a href="https://www.reuters.com/business/energy/middle-east-oil-supply-disruptions-rise-april-hit-europe-iea-chief-says-2026-04-01/">Faith Birol</a>, direttore generale dell&#8217;<strong>Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia</strong>, ha specificato che non esclude che nei prossimi mesi si possa assistere a <strong>pressioni crescenti per l’impiego di carbone nel settore industriale</strong>. </p>



<p>Il sospetto che alberga in molti analisti del settore energetico è che, a un certo punto, sarà inevitabile il cosiddetto <em>f</em><strong><em>uel switching</em></strong>, ovvero la situazione secondo cui si registra un cambio della fonte energetica. Il nocciolo della questione è il seguente: quando i costi del gas diventeranno troppo elevati, a quel punto <strong>imprese e autorità preferiranno una sostituzione col carbone</strong>. Questa possibilità non nasce con l’inizio delle ostilità tra Usa, Israele e Iran ma si paventa dal 2021, anno dello scoppio del conflitto in Ucraina e in cui sono cominciati i primi grattacapi per le catene di fornitura energetica. Da allora la situazione si è fatta sempre più critica. <br></p>



<p>Un&nbsp; ritorno al carbone comporterebbe inevitabilmente <strong>un rallentamento delle politiche green</strong>, in quanto significherebbe avvalersi di energia prodotta con materiali più inquinanti. Allo stesso tempo, questa situazione potrebbe indurre i leader europei a ripensare un’idea di sviluppo del Vecchio Continente che abbia come cuore della strategia <strong>un approccio industriale basato sulla diversificazione delle fonti energetiche</strong> che lo possa mettere al riparo dalle turbolenze esterne.&nbsp;</p>



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		<title>I banditi del petrolio: furti miliardari nel cuore energetico degli Stati Uniti</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/i-banditi-del-petrolio-furti-miliardari-nel-cuore-energetico-degli-stati-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 08:35:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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<p>Furti di petrolio e di attrezzature tra Texas e Nuovo Messico che potrebbero avere un impatto sul 15% del fabbisogno energetico.</p>
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<p>Se i venti di <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-possibili-conseguenze-regionali-della-guerra-in-iran.html">guerra in Medio Oriente</a> non erano abbastanza a mettere in ginocchio il <a href="https://it.insideover.com/energia/leuropa-nella-trappola-energetica-che-si-e-costruita-da-sola.html">comparto energetico</a>, negli Stati Uniti  si stanno verificando fatti che potrebbero complicare molto di più il quadro. Tra il Texas e il Nuovo Messico c’è una vasta area di produzione e lavorazione di risorse naturali &#8211; gas e petrolio &#8211; chiamata <strong>Bacino Permiano</strong>, la quale contribuisce al soddisfacimento del 15% del fabbisogno energetico globale, dove da qualche tempo si verificano degli episodi di <strong>furto di attrezzature e di barili di oro nero</strong>. In alcune contee comprese nell’area del sito produttivo, ogni settimana si registrano centinaia di questi casi che, se non dovessero essere fermati, potrebbero costare tra 1 e 2 miliardi di dollari l’anno.</p>



<p>Ciò che inizialmente sembrava un fenomeno di microcriminalità diffuso, sembra ora assumere le dimensioni di un piano criminoso ben organizzato e molto insidioso, tanto da mettere in allarme i legislatori locali per trovare una soluzione prima che i danni siano troppo ingenti per poter porre un rimedio.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa e come si sta rubando</h2>



<p>Il Bacino Permiano è uno dei <strong>pilastri portanti dell&#8217;infrastruttura energetica in Occidente</strong>. Con migliaia di pozzi, oleodotti lunghi chilometri e grandi impianti di stoccaggio, è una delle aree più vaste al mondo per l’estrazione e la lavorazione delle ricchezze nascoste nel sottosuolo. Il bacino si estende per centinaia di chilometri nel bel mezzo delle dune desertiche e molti siti sono a miglia di distanza l’uno dall’altro, rendendo di fatto <strong>difficile una loro protezione efficace contro le incursioni dei malviventi</strong>. </p>



<p>Stando ai primi elementi emersi, i furti non avverrebbero ad opera di lupi solitari ma di vere e proprie reti criminali che agiscono secondo un <em>modus operandi </em>piuttosto preciso: studio dei cicli produttivi, individuazione dei serbatoi di petrolio, capacità di intervento durante i momenti di minor affollamento dei siti, come nel caso delle attività manutentive. Pare, inoltre, che i ladri utilizzino diversivi sofisticati come il cambio delle targhe dei veicoli, l’uso di comunicazioni criptate e una schiera di complici in grado di farsi passare per semplici addetti ai siti senza destare sospetti.&nbsp;</p>



<p>Se poi si guarda alla refurtiva, il dubbio che si tratti di professionisti del crimine è più che fondato. Il bottino che fa più gola rimane il petrolio, ma anche <strong>le attrezzature impiegate nell’area industriale non sono risparmiate</strong>. Pompe, valvole, cavi in rame e tubi metallici stanno sempre di più sparendo dalle strutture del bacino e si teme che vengano rivenduti nei circuiti illegali, specie al confine con il Messico dove le attività di contrabbando non mancano. Il furto di greggio, invece, avviene tramite tecniche molto raffinate, quali l<strong>a perforazione degli oleodotti e l&#8217;impiego di autocisterne dotate di sistemi di aspirazione all’avanguardia, in grado di assorbire grandi quantità in poco tempo</strong>. A seguire, il petrolio rubato è spesso mescolato con quello immesso legalmente in commercio, in modo da rendere impossibile l’identificazione dell&#8217;origine illecita.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le conseguenze e le soluzioni da applicare</h2>



<p>Quanto sta accadendo nel Bacino Permiano ha <a href="https://www.bloomberg.com/news/features/2026-03-25/surging-oil-prices-could-worsen-crude-theft-in-new-mexico-texas?embedded-checkout=true">ripercussioni a più livelli</a>. Le aziende che operano nella zona rischiano di vedere una <strong>graduale contrazione della produzione</strong> a causa del furto di attrezzature e dei danni riportati agli oleodotti, con annessi i rischi relativi alla sicurezza dei lavoratori e alla tutela dell’ambiente a causa delle manomissioni. Inoltre, i danni da riparare e gli ordini di nuove attrezzature porteranno inevitabilmente a un incremento dei costi. Tutto rischia poi di riverberarsi sulle <strong>catene di approvvigionamento globali con distorsioni e ritardi nei canali distributivi</strong>, divenendo così un problema non limitato ai confini statunitensi ma esteso a tutto il mondo.</p>



<p>Un primo passo lo stanno compiendo i diretti interessati, ovvero le società energetiche della zona che si stanno già munendo di sensori da impiantare sui serbatoi, di droni di sorveglianza e di tracciatori GPS per le attrezzature in modo da efficientare l’intero apparato di sicurezza.</p>



<p>Parallelamente, <a href="https://www.mrt.com/news/crime/article/texas-oil-theft-task-force-22187832.php">le istituzioni locali</a> e nazionali non se ne stanno con le mani in mano. Sono già allo studio diverse task force e delle <strong>formule di coordinamento tra agenzie statali e federali in modo da integrare capacità tecniche e investigative per l’elaborazione di una strategia comune</strong>.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>La sfida, dunque, è quella di lanciare una cooperazione tra pubblico e privato che possa garantire la sicurezza delle infrastrutture e delle fonti di approvvigionamento non solo per la sicurezza energetica americana, ma anche globale.</p>



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		<title>Venezuela, il rinnovamento post-Maduro tra purghe interne e petrolio</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/venezuela-il-rinnovamento-post-maduro-tra-purghe-interne-e-petrolio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 23:34:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Stati Uniti-America Latina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Rodriguez Venezuela" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La presidente Rodriguez ha avviato un rinnovamento nella compagine politica e militare, mentre la produzione di greggio va alle stelle.</p>
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<p>Pare che ci sia molto fermento sotto i cieli di Caracas. <a href="https://it.insideover.com/politica/il-venezuela-e-le-ombre-sulla-caduta-di-maduro-vince-la-politica-imperiale-perde-lumanita.html#google_vignette">A pochi mesi dall&#8217;arresto di Maduro</a>, la presidente <strong>Delcy Rodriguez</strong> ha deciso di imprimere una svolta all’insegna delle ritrovate relazioni con Washington. Nelle ultime settimane si sono verificati numerosi <strong>avvicendamenti nella compagine governativa </strong>e nelle Forze armate qualche testa è saltata senza che il comando di marca chavista fosse del tutto rinnovato e, dunque, esautorato. Delle novità si registrano anche sul piano energetico: la produzione di petrolio procede a gonfie vele e a soffiare il vento della ripresa non c’è solo la holding pubblica PDVSA, ma anche <strong>Big Oil occidentali che da due mesi circa beneficiano di un sistema fiscale e legislativo molto generoso riguardo all’estrazione e agli incassi dei proventi di oro nero</strong>.</p>



<p>Tutto questo non è un semplice cambio di passo per il mercato energetico e per i vertici dello Stato, ma una vera e propria rivoluzione considerando che fino a qualche mese fa era del tutto impensabile. Il dilemma a cui bisogna rispondere è quanto la politica di Rodriguez sia un approccio per affermarsi in uno scenario mondiale sempre più mutevole, o quanto sia frutto delle pressioni statunitensi.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il giro di vite nell’esercito e nel Governo</h2>



<p>Inizialmente sembrava solo qualche ritocco temporaneo per calmare le acque in cui navigavano le istituzioni dopo l’arresto dell’erede di Chavez, ma ora c&#8217;è motivo di credere che gli aggiustamenti della presidente Rodriguez siano una cristallizzazione dei nuovi equilibri di potere.&nbsp;</p>



<p>La prima testa a rotolare è stata quella del <strong>ministro della Difesa, Vladimir Padrino López</strong>, fedelissimo di Maduro ed in carica dal 2014. La sua messa da parte è stata interpretata in modo quasi univoco come la chiusura di un capitolo lungo un decennio per scriverne uno del tutto nuovo che non sappia di rottura con il passato. Al suo posto, non per caso, è stato nominato <strong>Gustavo González López, ex comandante della Milizia Bolivariana e per sei anni direttore dei servizi segreti venezuelani</strong>, una figura perfettamente integrata negli apparati del regime già dall’era di Maduro. Attenzione, però, perché se la nomina di González López era stata pensata per dare discontinuità all’azione del Governo, l’opinione pubblica non ha dimostrato un grande entusiasmo: secondo l’<a href="https://www.swissinfo.ch/spa/ong-venezolana-dice-que-se-mantiene-la-%22estructura-represiva%22-con-nuevo-titular-de-defensa/91123012">Ong Provea</a>, il neoministro sarebbe stato l’esecutore di misure repressive tra cui anche detenzioni arbitrarie e abusi, tanto da essere persino sanzionato dall’amministrazione Obama in passato.</p>



<p>Il valzer dei ministri porta in pista da ballo anche i dicasteri dell’Energia elettrica, della Cultura, dell’Edilizia abitativa e secondo Benigno Alarcón, fondatore del Centro di Studi Politici e di Governo presso l&#8217;Università Cattolica Andrés Bello di Caracas,&nbsp; la strategia di Rodriguez è più tattica che sostanziale come dichiarato al <em><a href="https://latinamericareports.com/what-delcy-rodriguezs-reshuffling-of-ministers-means-for-venezuela/14056/">Latin America Reports</a></em>:&nbsp; “Credo che ciò che <strong>Delcy Rodríguez</strong> stia cercando di fare sia un rimpasto politico all&#8217;interno del Governo, con l&#8217;obiettivo di rimanere al potere il più a lungo possibile, in modo che, quando si terranno le elezioni, lei possa in qualche modo controllarle”.</p>



<p>Le pulizie di primavera si fanno anche tra i ranghi dell’esercito. Dilio Alejandro Agüero Montes capitanerà la marina, Royman Antonio Hernández Briceño l&#8217;aeronautica mentre lo scettro di comando di tutte le Forze armate apparterrà a Rubén Darío Belzares Escobar. Fonti vicine alla Presidente continuano a sostenere che si tratti di un <strong>ricambio </strong><strong>opportuno per riportare Caracas al centro di un dialogo internazionale </strong>con attori che prima si atteggiavano con ostilità, oltre che un’esigenza fisiologica per tutelare la sovranità nazionale. Secondo alcuni osservatori, in realtà l’esecutivo <strong>teme che possano verificarsi future fratture all’interno degli apparati politico-militari</strong> &#8211; visto che il nuovo corso è stato imposto con un intervento esterno &#8211; e che l’unico modo per scongiurarlo è circondarsi di fedelissimi che accettino l’interlocuzione con Washington.&nbsp;&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il boom del petrolio</h3>



<p>Sebbene il quadro politico-istituzionale sia ancora in fase di assestamento, la produzione di petrolio sembra ormai aver imboccato la rampa di lancio.<strong> A marzo i barili di oro nero sono stati più di 1 milione al giorno</strong> ed è sicuramente un’importante inversione di trend rispetto ai decenni passati. A causa del regime sanzionatorio e della fatiscenza delle infrastrutture estrattive e produttive, la lavorazione degli idrocarburi è rimasta a lungo al di sotto del milione di barili quotidiani nonostante <strong>Caracas sia la maggiore detentrice di riserve petrolifere al mondo e considerate da molti particolarmente pregiate per via del greggio pesante che custodiscono</strong>.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Il cambio di rotta è riconducibile alla volontà di portare la nave dell’oro nero in acque finora inesplorate. Con il cambio al timone tra Rodriguez e Maduro, <strong>i legislatori venezuelani si sono messi al lavoro per consentire alle aziende energetiche straniere di operare nel loro Paese</strong> con un <a href="https://it.insideover.com/politica/venezuela-tra-petrolio-e-pragmatismo-la-riforma-che-apre-ai-privati-e-il-nodo-del-debito-con-la-cina.html">taglio delle royalties e una tassazione contenuta</a>. Le risorse rimangono di proprietà di Caracas, ma le aziende private potranno lavorare il greggio e tagliare la torta dei proventi come Chevron e Shell, le quali stanno già prendendo accordi con PDVSA.</p>



<p>Indubbiamente, i venti di guerra in Medio Oriente fanno del Venezuela uno scrigno prezioso da aprire e non a caso gli Stati Uniti vogliono supervisionare <a href="https://time.com/7344479/venezuela-oil-rubio-trump/">quali saranno le aziende che potranno operare nel Paese sudamericano come ha dato a intendere il segretario di Stato Marco Rubio</a>.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Volenti o nolenti, il nuovo corso del Venezuela è avviato. Ciò che resta da capire è se si tratta di un cambiamento improntato a fare di Caracas un soggetto internazionale capace di stare al passo coi tempi o se si tratti di un semplice riequilibrio di poteri per cui si legge lo stesso copione tramite interpreti diversi, benedetti dall’esterno. </p>



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		<title>Colpito il più grande giacimento di gas del mondo: South Pars finisce nel mirino di Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/colpito-il-piu-grande-giacimento-di-gas-del-mondo-south-pars-finisce-nel-mirino-di-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 16:54:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[bombardamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
		<category><![CDATA[Golfo persico]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1908" height="834" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/F-15-Israeliano-La-Presse-e1773852209372.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/F-15-Israeliano-La-Presse-e1773852209372.jpg 1908w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/F-15-Israeliano-La-Presse-e1773852209372.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/F-15-Israeliano-La-Presse-e1773852209372.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/F-15-Israeliano-La-Presse-e1773852209372.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/F-15-Israeliano-La-Presse-e1773852209372.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/F-15-Israeliano-La-Presse-e1773852209372.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1908px) 100vw, 1908px" /></p>
<p>Israele ha colpito il bacino gasifero South Pars, infrastruttura critica cogestita assieme al Qatar, considerata il più grande giacimento di gas al mondo. L’attacco a questo giacimento e alla raffineria di Asaluyeh, sistema centrale di approvvigionamento energetico di Teheran, rappresenta per alcuni analisti la &#8220;prima vera offensiva diretta contro le infrastrutture strategiche del Golfo&#8221; dall’inizio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/colpito-il-piu-grande-giacimento-di-gas-del-mondo-south-pars-finisce-nel-mirino-di-israele.html">[...]</a></p>
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<p>Israele ha colpito il bacino gasifero <strong>South Pars</strong>, infrastruttura critica cogestita assieme al Qatar, considerata il più grande giacimento di gas al mondo. L’attacco a questo giacimento e alla <strong>raffineria di Asaluyeh</strong>, sistema centrale di approvvigionamento energetico di Teheran, rappresenta per alcuni analisti la &#8220;<em>prima vera offensiva diretta contro le infrastrutture strategiche del Golfo</em>&#8221; dall’inizio di quella che ormai possiamo tranquillamente definire la <strong>Terza guerra del Golfo</strong>.</p>



<p>Secondo quanto si apprende dall’agenzia di stampa iraniana <strong>Fars</strong>, &#8220;<em>diversi serbatoi e impianti sono stati colpiti, costringendo il personale all’evacuazione</em>&#8221; del sito, dove le squadre antincendio stanno lottando per domare e circoscrivere l’<strong>incendio</strong> provocato dai <strong>raid aerei israeliani</strong>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr"><a href="https://twitter.com/hashtag/Israele?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Israele</a> ha colpito il bacino gasifero <a href="https://twitter.com/hashtag/SouthPars?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#SouthPars</a>, infrastruttura critica cogestita assieme al Qatar, considerata il più grande giacimento di gas al mondo <a href="https://t.co/dpMeBc0bSF">pic.twitter.com/dpMeBc0bSF</a></p>&mdash; Davide B. (@DBinTweet) <a href="https://twitter.com/DBinTweet/status/2034305071555489850?ref_src=twsrc%5Etfw">March 18, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Fonti citate da <strong>Axios </strong>indicano che l’operazione israeliana sarebbe stata coordinata e a<a href="https://www.axios.com/2026/03/18/israel-strikes-iran-natural-gas-infrastructure">pprovata dall’amministrazione Trump</a>. Ciò segna un &#8220;<em>cambio di rotta rispetto alla precedente opposizione di Washington a colpire depositi energetici senza un consenso preventivo</em>&#8220;. La scorsa settimana la Casa Bianca aveva &#8220;<em>espressamente</em>&#8221; richiesto a Israele di<strong> non colpire infrastrutture energetiche</strong> nella regione. Stando a quanto riportato sempre dalla stessa fonte, un funzionario della Difesa statunitense avrebbe confermato che l’attacco aereo condotto dalle forze aeree israeliane, che oggi hanno colpito anche la costa di Hormuz, è stato “<em>coordinato e approvato</em>” dal Pentagono.</p>



<p>Il <strong>Qatar</strong>, che cogestisce con l’Iran il controllo di questo gigantesco<a href="https://www.agi.it/economia/news/2026-03-18/south-pars-iran-attacco-petrolio-36171338/">&nbsp;<strong>giacimento di gas offshore</strong>&nbsp;</a> – 9.700 chilometri quadrati che contengono riserve stimate in 14 trilioni di metri cubi di gas e 18 miliardi di barili di condensati, considerate essenziali per l’approvvigionamento dell’Iran, in cui oltre il 70% della produzione elettrica dipende dal gas naturale – ha definito l’attacco israeliano un’<strong>escalation “pericolosa e irresponsabile”</strong> attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri.</p>



<p>Il Corpo delle<strong> Guardie Rivoluzionarie Islamiche</strong>, IRGC, aveva &#8220;avvertito&#8221; che diverse infrastrutture energetiche in Arabia Saudita, negli Emirati Arabi Uniti e in Qatar avrebbero dovuto &#8220;<em>essere evacuate a causa di potenziali attacchi</em>&#8220;.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">A number of Middle East oil and gas facilities have evacuated after Iran threatened wide retaliation for Israel&#39;s strike on the South Pars gas field today- Bloomberg <a href="https://t.co/mzG13qIrUf">pic.twitter.com/mzG13qIrUf</a></p>&mdash; OSINTtechnical (@Osinttechnical) <a href="https://twitter.com/Osinttechnical/status/2034283391311364153?ref_src=twsrc%5Etfw">March 18, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Il governo di Doha, che ha condannato l’attacco israeliano, definendolo una &#8220;<strong>minaccia alla sicurezza energetica globale</strong>&#8220;, è estremamente preoccupato per un eventuale “coinvolgimento diretto degli altri produttori del Golfo” che possa rendere ancora più difficile, se non impossibile, il recupero del mercato globale, già sottoposto allo <strong>shock</strong> provocato dal blocco dello <strong>Stretto di Hormuz.</strong></p>



<p>Mentre il Brent tocca un picco di <a href="https://ageei.eu/attacco-al-giacimento-di-south-pars-il-petrolio-brent-vola-e-liran-minaccia-il-golfo/">108,60 dollari </a> e il West Texas Intermediate sale a 98,12 dollari, le rotte commerciali che attraversano lo stretto di Hormuz restano interdette ed esposte alla minaccia delle Guardie della Rivoluzione, che hanno già <strong>colpito 9 mercantili</strong> tra il golfo settentrionale, quello meridionale e le acque in prossimità dello<strong> stretto strategico</strong> che, secondo le più insperate indiscrezioni riguardanti possibili opzioni militari, potrebbe anche diventare scenario di una complessa e insidiosa <strong>operazione militare terrestre</strong> nelle prossime settimane.<br></p>
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