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	<title>Crisi energetica Archives - InsideOver</title>
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	<title>Crisi energetica Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Starmer apre una crepa tra i Volenterosi: contro la crisi, licenze per importare petrolio e gas russi </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 02:45:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120105613270_cb0dbffad6bfdc65b1fbe0f820525fee.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120105613270_cb0dbffad6bfdc65b1fbe0f820525fee.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120105613270_cb0dbffad6bfdc65b1fbe0f820525fee-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120105613270_cb0dbffad6bfdc65b1fbe0f820525fee-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120105613270_cb0dbffad6bfdc65b1fbe0f820525fee-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120105613270_cb0dbffad6bfdc65b1fbe0f820525fee-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120105613270_cb0dbffad6bfdc65b1fbe0f820525fee-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Londra concede le licenze per le importazioni di gas russo per far fronte alla crisi economica ma in Patria c'è chi lo accusa di tradimento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/starmer-apre-una-crepa-tra-i-volenterosi-contro-la-crisi-licenze-per-importare-petrolio-e-gas-russi.html">Starmer apre una crepa tra i Volenterosi: contro la crisi, licenze per importare petrolio e gas russi </a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120105613270_cb0dbffad6bfdc65b1fbe0f820525fee.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120105613270_cb0dbffad6bfdc65b1fbe0f820525fee.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120105613270_cb0dbffad6bfdc65b1fbe0f820525fee-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120105613270_cb0dbffad6bfdc65b1fbe0f820525fee-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120105613270_cb0dbffad6bfdc65b1fbe0f820525fee-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120105613270_cb0dbffad6bfdc65b1fbe0f820525fee-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120105613270_cb0dbffad6bfdc65b1fbe0f820525fee-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A mali estremi, estremi rimedi recita un celebre proverbio e a Downing Street sembra che l’abbiano trasformato nel motto per l’approccio al gigante più temuto in Europa: l’Orso russo. Il <strong>Governo di Keir Starmer ha concesso le licenze commerciali per l’importazione di gasolio e carburante aereo di origine russa, purché siano raffinati in Paesi terzi</strong>, al fine di disinnescare la spirale inflazionistica che rischia prosciugare il portafoglio dei consumatori britannici. Una decisione presa immergendosi nelle acque della <em>Realpolitik</em> ma contro cui i più strenui paladini della causa ucraina puntano il dito in quanto si tradurrebbe in un alleggerimento dell&#8217;impianto sanzionatorio. Un cortocircuito se si considera che Londra è stata tra i più stretti alleati di Kiev sin dal 2022, anno in cui il conflitto ebbe inizio. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I dati economici che fanno tremare i polsi a Downing Street</h2>



<p>La <a href="https://it.insideover.com/guerra/usa-iran-accordo-vicino-hormuz-aperto-pace-in-libano-e-60-giorni-per-parlare-di-nucleare-netanyahu-e-i-falchi-nel-panico.html#google_vignette">guerra in Iran</a> ha generato un effetto boomerang in tutti i mercati energetici del mondo &#8211; i prezzi del greggio sono saliti di oltre il 55% &#8211; e il blocco dello<a href="https://it.insideover.com/guerra/i-signori-di-hormuz-lo-scontro-iran-usa-e-il-nuovo-medioevo-del-medio-oriente.html"> Stretto di Hormuz </a>rappresenta un grattacapo non di poco conto per il Governo di Sua Maestà. <strong>La vulnerabilità principale consiste nelle forniture di <a href="https://www.asiaglobalinstitute.hku.hk/news-post/strait-hormuz-crisis-impact-supply-chain-and-financial-market?utm_source=chatgpt.com">carburante aereo</a></strong>, se si considera che il 65% di esso arrivava attraverso la navigazione del Golfo Persico prima dell’inizio delle ostilità. Altro tasto dolente è <strong><a href="https://dailypetrol.co.uk/news/strait-of-hormuz-diesel-prices-uk?utm_source=chatgpt.com">l’importazione di diesel</a></strong>, il quale arriva nelle stazioni di servizio oltremanica dopo essere stato raffinato in siti produttivi dislocati in Medio Oriente e in India. Peccato che il petrolio da lavorare transiti da Hormuz e da più di due mesi gli automobilisti stiano spendendo fior di quattrini alla pompa. </p>



<p>Non è un caso, dunque, se in data 20 aprile a Downing Street abbiano autorizzato l’importazione di petrolio russo, a patto che non sia lavorato all’ombra del Cremlino. Stando alle prime indiscrezioni, il greggio dovrebbe giungere dalla Turchia e dall’India, mentre un’<strong>ulteriore novità riguarderebbe l&#8217;approvvigionamento di gas tramite i terminali russi </strong>Sakhalin-2 e Yamal. </p>



<p>Una toppa da mettere a un tessuto economico-produttivo sempre più lacerato da un’inflazione galoppante che erode il potere d’acquisto dei consumatori, tanto che il Cancelliere dello Scacchiere (omologo del nostro ministro dell’Economia) <strong>Rachel Reeves </strong>si sta battendo per trovare un accordo con le grandi catene di distribuzione al fine di calmierare il costo del carrello della spesa, rendendo i prezzi di beni primari come pane, latte e uova più accessibili. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il gioco di equilibrio tra le polemiche&nbsp;</h2>



<p>A poche ore dall’annuncio delle licenze per l’importazione di oro nero russo, <a href="https://www.ajbell.co.uk/news/articles/uk-pm-keir-starmer-insists-no-lifting-russian-oil-sanctions">sono fioccate le critiche</a> dalle file dell’opposizione. La leader dei conservatori, <strong>Kemi Badenoch</strong>, ha definito “folle” l’idea di aprire alle forniture di greggio da Mosca, sostenendo che i proventi sarebbero impiegati per finanziare l’economia e la macchina da guerra del Cremlino. I Tory puntano il dito anche contro le contraddizioni in seno alle politiche energetiche attuate dai laburisti, visto che l’esecutivo ha deciso di <strong>bloccare le trivellazioni per l’estrazione di petrolio e gas</strong>.</p>



<p>I <em>j’accuse</em> arrivano anche dal fuoco amico, ovvero dalla maggioranza liberalprogressita. <strong>Emily Thornberry,</strong> presidente della commissione Affari Esteri, ha dichiarato che il popolo ucraino si sentirà profondamente deluso e che l’allentamento delle sanzioni sarebbe percepito come un cedimento nel sistema di protezione eretto dall&#8217;esercito dei “volenterosi”. </p>



<p>Dal canto suo, Starmer ha tenuto a precisare che <strong>le licenze hanno natura provvisoria </strong>e sono volte unicamente a far fronte alla tempesta energetica che si è abbattuta non solo sulla Gran Bretagna ma su tutto il mondo. Non per nulla, l’inquilino di Downing Street si è precipitato a telefonare a Zelensky per rassicurarlo che l&#8217;impianto delle sanzioni non cambia e che il Regno Unito sarà sempre al fianco dell’Ucraina nella guerra contro la Russia.</p>



<p>Se da una parte il Governo britannico si affanna a minimizzare la portata delle sue decisioni, molti osservatori non fanno altro che notare che si tratti di un cambio di rotta, seppur lieve, delle intenzioni monolitiche dei volenterosi. Nel blocco occidentale, fino a qualche tempo fa, il ritorno all’impiego delle risorse russe era un’eresia e non a caso <strong>Starmer aveva aspramente contestato al presidente degli Stati Uniti Donald Trump <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/18/trump-sanzioni-petrolio-russo-deroga-notizie/8358975/">l&#8217;esenzione dalle sanzioni per il greggio trasportato via mare</a></strong>. Oggi si trova a seguirne le in parte le orme.&nbsp;</p>



<p>Segnali che danno a intendere quanto sia difficile mantenere una postura di boicottaggio dei prodotti russi quando le crisi energetica ed economica rischiano di mettere in ginocchio interi comparti economici. Il pragmatismo, gioco forza, prevale.&nbsp;</p>



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		<title>Il carbone torna a farla da padrone nella tempesta energetica</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/il-carbone-torna-a-farla-da-padrone-nella-tempesta-energetica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 12:15:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Carbone]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi energetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1229" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-1024x656.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-768x492.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-1536x984.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-2048x1312.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La crisi energetica morde e fa male u un palliativo potrebbe essere il ricorso al carbone. In Asia sta già realtà e in Europa si fa largo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1229" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-1024x656.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-768x492.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-1536x984.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Carbone-2048x1312.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Immaginate le fabbriche con ciminiere alte e cilindriche, le torri di raffreddamento, spazi con grandi cumuli neri di combustibile. No, non è l’Inghilterra del Settecento in piena rivoluzione industriale, ma il mondo di oggi nella morsa della crisi energetica. Il <strong>carbone</strong>, combustibile fossile a lungo utilizzato nella storia per la produzione elettrica prima di lasciare spazio ad altre fonti, potrebbe essere l’ancora di salvezza per molte economie a causa dei venti di guerra in Medio Oriente e della chiusura dello <a href="https://it.insideover.com/guerra/stretto-di-hormuz-la-lezione-iraniana-che-umilia-loccidente.html">Stretto di Hormuz</a>, <a href="https://it.insideover.com/economia/la-corsa-senza-fine-delle-materie-prime-travolgera-leconomia-globale.html">accadimenti che stanno rendendo difficile l&#8217;approvvigionamento di gas e petrolio in molte zone del mondo</a>.&nbsp;</p>



<p>La questione è al centro del dibattito in tutti i Paesi, compresi quelli occidentali che per anni hanno investito risorse per attuare la cosiddetta “<strong>transizione energetica</strong>” imperniata sullo sviluppo delle energie rinnovabili e che oggi potrebbero fare un’importante retromarcia per somministrare ossigeno a cittadini e imprese, mentre in altre parti del globo è già attuata.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Da Occidente a Oriente, il ritorno al carbon fossile&nbsp;</h2>



<p>Il continente che più di tutti gli altri sta bruciando le tappe è l’<strong>Asia</strong>. Qui, nella parte del mondo in cui il sole sorge, <strong>l&#8217;approvvigionamento di gas e petrolio dai Paesi del Golfo è una componente rilevante</strong> per il soddisfacimento del fabbisogno energetico e i tempi che stiamo vivendo richiedono una risposta efficace e tempestiva per venirne a capo.</p>



<p><strong>Il Giappone ha già fatto sapere che amplierà l’utilizzo di centrali a carbone</strong>, considerando che molte delle 165 che sorgono nel Paese sono attualmente inattive, come evidenziato dal <em><a href="https://beyond-coal.jp/en/">Japan Beyond Coal</a></em>. La Corea del Sud ha alzato il livello di allerta in materia di approvvigionamento energetico e secondo fonti ufficiose pare che stia valutando un allentamento delle restrizioni sull’impiego del carbone per la produzione di elettricità.</p>



<p>Passando dall’Estremo Oriente alla penisola indiana, Nuova Delhi si sta muovendo nella stessa direzione. La centrale termoelettrica Tata Power Mundra Ultra Mega Power Plant è una  delle più grandi del Paese per la fornitura di elettricità ed è alimentata a carbone. <strong>Le autorità locali hanno deciso di posticipare dei lavori di manutenzione e di farla funzionare a pieno regime fino all’estate</strong>, periodo acuto dovuto alle forti piogge monsoniche che bagnano l’intera regione. La questione delle avversità meteorologiche in estate interessa anche il vicino Bangladesh, il quale ha già stanziato 2 miliardi di dollari per le importazioni di carbon fossile per far fronte alle difficoltà che gli si prospettano. </p>



<p>Spostandosi là dove il sole cala, in Occidente le cose sono un po’ più complicate. <a href="https://it.insideover.com/energia/carbone-e-gas-naturale-il-grande-gioco-dei-combustibili-fossili-in-europa.html">Il Vecchio Continente è in gran parte privo di risorse naturali</a>, motivo per cui è fortemente dipendente dalle importazioni dall’estero, comprese quelle di gas naturale dal Qatar e del petrolio dall’Iraq, dall’Arabia Saudita e dal Kuwait. Con lo stretto di Hormuz parzialmente bloccato <strong>Germania, Polonia, Paesi Bassi  e Repubblica Ceca sono pronte a riattivare le centrali a carbone se il caro energia dovesse mordere e fare male</strong>. <a href="https://it.insideover.com/energia/litalia-assetata-di-gas-cerca-di-diversificare-le-fonti.html">L&#8217;Italia</a> non si sottrae al pragmatismo che si sta facendo largo in tutte le classi dirigenti e ha deciso di posticipare l’abbandono definitivo del carbone entro il 2038 e non più il 31 dicembre 2025 come era stato previsto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rimedio che neanche la finanza può ignorare</h2>



<p>L’idea di tornare al carbone non è solo frutto delle decisioni dei Governi nazionali, ma è osservata molto da vicino anche negli ambienti finanziari. <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-03-29/iran-war-s-gas-supply-shock-pushes-top-consumers-back-to-coal">Samantha Dart</a>, responsabile per la ricerca di materie prime in Goldman Sachs, ha dichiarato: “Stiamo assistendo a un secondo shock significativo nell&#8217;approvvigionamento energetico”. Secondo la ricercatrice, gli esecutivi dovranno mettere mano alla loro agenda energetica e cambiare approccio, facendo un maggiore ricorso al carbone per superare la crisi del momento. <a href="https://www.reuters.com/business/energy/middle-east-oil-supply-disruptions-rise-april-hit-europe-iea-chief-says-2026-04-01/">Faith Birol</a>, direttore generale dell&#8217;<strong>Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia</strong>, ha specificato che non esclude che nei prossimi mesi si possa assistere a <strong>pressioni crescenti per l’impiego di carbone nel settore industriale</strong>. </p>



<p>Il sospetto che alberga in molti analisti del settore energetico è che, a un certo punto, sarà inevitabile il cosiddetto <em>f</em><strong><em>uel switching</em></strong>, ovvero la situazione secondo cui si registra un cambio della fonte energetica. Il nocciolo della questione è il seguente: quando i costi del gas diventeranno troppo elevati, a quel punto <strong>imprese e autorità preferiranno una sostituzione col carbone</strong>. Questa possibilità non nasce con l’inizio delle ostilità tra Usa, Israele e Iran ma si paventa dal 2021, anno dello scoppio del conflitto in Ucraina e in cui sono cominciati i primi grattacapi per le catene di fornitura energetica. Da allora la situazione si è fatta sempre più critica. <br></p>



<p>Un&nbsp; ritorno al carbone comporterebbe inevitabilmente <strong>un rallentamento delle politiche green</strong>, in quanto significherebbe avvalersi di energia prodotta con materiali più inquinanti. Allo stesso tempo, questa situazione potrebbe indurre i leader europei a ripensare un’idea di sviluppo del Vecchio Continente che abbia come cuore della strategia <strong>un approccio industriale basato sulla diversificazione delle fonti energetiche</strong> che lo possa mettere al riparo dalle turbolenze esterne.&nbsp;</p>



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		<title>I banditi del petrolio: furti miliardari nel cuore energetico degli Stati Uniti</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/i-banditi-del-petrolio-furti-miliardari-nel-cuore-energetico-degli-stati-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 08:35:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi energetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1325" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30216594-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30216594-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30216594-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30216594-1024x707.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30216594-768x530.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30216594-1536x1060.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30216594-2048x1414.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Furti di petrolio e di attrezzature tra Texas e Nuovo Messico che potrebbero avere un impatto sul 15% del fabbisogno energetico.</p>
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<p>Se i venti di <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-possibili-conseguenze-regionali-della-guerra-in-iran.html">guerra in Medio Oriente</a> non erano abbastanza a mettere in ginocchio il <a href="https://it.insideover.com/energia/leuropa-nella-trappola-energetica-che-si-e-costruita-da-sola.html">comparto energetico</a>, negli Stati Uniti  si stanno verificando fatti che potrebbero complicare molto di più il quadro. Tra il Texas e il Nuovo Messico c’è una vasta area di produzione e lavorazione di risorse naturali &#8211; gas e petrolio &#8211; chiamata <strong>Bacino Permiano</strong>, la quale contribuisce al soddisfacimento del 15% del fabbisogno energetico globale, dove da qualche tempo si verificano degli episodi di <strong>furto di attrezzature e di barili di oro nero</strong>. In alcune contee comprese nell’area del sito produttivo, ogni settimana si registrano centinaia di questi casi che, se non dovessero essere fermati, potrebbero costare tra 1 e 2 miliardi di dollari l’anno.</p>



<p>Ciò che inizialmente sembrava un fenomeno di microcriminalità diffuso, sembra ora assumere le dimensioni di un piano criminoso ben organizzato e molto insidioso, tanto da mettere in allarme i legislatori locali per trovare una soluzione prima che i danni siano troppo ingenti per poter porre un rimedio.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa e come si sta rubando</h2>



<p>Il Bacino Permiano è uno dei <strong>pilastri portanti dell&#8217;infrastruttura energetica in Occidente</strong>. Con migliaia di pozzi, oleodotti lunghi chilometri e grandi impianti di stoccaggio, è una delle aree più vaste al mondo per l’estrazione e la lavorazione delle ricchezze nascoste nel sottosuolo. Il bacino si estende per centinaia di chilometri nel bel mezzo delle dune desertiche e molti siti sono a miglia di distanza l’uno dall’altro, rendendo di fatto <strong>difficile una loro protezione efficace contro le incursioni dei malviventi</strong>. </p>



<p>Stando ai primi elementi emersi, i furti non avverrebbero ad opera di lupi solitari ma di vere e proprie reti criminali che agiscono secondo un <em>modus operandi </em>piuttosto preciso: studio dei cicli produttivi, individuazione dei serbatoi di petrolio, capacità di intervento durante i momenti di minor affollamento dei siti, come nel caso delle attività manutentive. Pare, inoltre, che i ladri utilizzino diversivi sofisticati come il cambio delle targhe dei veicoli, l’uso di comunicazioni criptate e una schiera di complici in grado di farsi passare per semplici addetti ai siti senza destare sospetti.&nbsp;</p>



<p>Se poi si guarda alla refurtiva, il dubbio che si tratti di professionisti del crimine è più che fondato. Il bottino che fa più gola rimane il petrolio, ma anche <strong>le attrezzature impiegate nell’area industriale non sono risparmiate</strong>. Pompe, valvole, cavi in rame e tubi metallici stanno sempre di più sparendo dalle strutture del bacino e si teme che vengano rivenduti nei circuiti illegali, specie al confine con il Messico dove le attività di contrabbando non mancano. Il furto di greggio, invece, avviene tramite tecniche molto raffinate, quali l<strong>a perforazione degli oleodotti e l&#8217;impiego di autocisterne dotate di sistemi di aspirazione all’avanguardia, in grado di assorbire grandi quantità in poco tempo</strong>. A seguire, il petrolio rubato è spesso mescolato con quello immesso legalmente in commercio, in modo da rendere impossibile l’identificazione dell&#8217;origine illecita.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le conseguenze e le soluzioni da applicare</h2>



<p>Quanto sta accadendo nel Bacino Permiano ha <a href="https://www.bloomberg.com/news/features/2026-03-25/surging-oil-prices-could-worsen-crude-theft-in-new-mexico-texas?embedded-checkout=true">ripercussioni a più livelli</a>. Le aziende che operano nella zona rischiano di vedere una <strong>graduale contrazione della produzione</strong> a causa del furto di attrezzature e dei danni riportati agli oleodotti, con annessi i rischi relativi alla sicurezza dei lavoratori e alla tutela dell’ambiente a causa delle manomissioni. Inoltre, i danni da riparare e gli ordini di nuove attrezzature porteranno inevitabilmente a un incremento dei costi. Tutto rischia poi di riverberarsi sulle <strong>catene di approvvigionamento globali con distorsioni e ritardi nei canali distributivi</strong>, divenendo così un problema non limitato ai confini statunitensi ma esteso a tutto il mondo.</p>



<p>Un primo passo lo stanno compiendo i diretti interessati, ovvero le società energetiche della zona che si stanno già munendo di sensori da impiantare sui serbatoi, di droni di sorveglianza e di tracciatori GPS per le attrezzature in modo da efficientare l’intero apparato di sicurezza.</p>



<p>Parallelamente, <a href="https://www.mrt.com/news/crime/article/texas-oil-theft-task-force-22187832.php">le istituzioni locali</a> e nazionali non se ne stanno con le mani in mano. Sono già allo studio diverse task force e delle <strong>formule di coordinamento tra agenzie statali e federali in modo da integrare capacità tecniche e investigative per l’elaborazione di una strategia comune</strong>.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>La sfida, dunque, è quella di lanciare una cooperazione tra pubblico e privato che possa garantire la sicurezza delle infrastrutture e delle fonti di approvvigionamento non solo per la sicurezza energetica americana, ma anche globale.</p>



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		<title>Venezuela, il rinnovamento post-Maduro tra purghe interne e petrolio</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/venezuela-il-rinnovamento-post-maduro-tra-purghe-interne-e-petrolio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 23:34:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Stati Uniti-America Latina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Rodriguez Venezuela" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La presidente Rodriguez ha avviato un rinnovamento nella compagine politica e militare, mentre la produzione di greggio va alle stelle.</p>
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<p>Pare che ci sia molto fermento sotto i cieli di Caracas. <a href="https://it.insideover.com/politica/il-venezuela-e-le-ombre-sulla-caduta-di-maduro-vince-la-politica-imperiale-perde-lumanita.html#google_vignette">A pochi mesi dall&#8217;arresto di Maduro</a>, la presidente <strong>Delcy Rodriguez</strong> ha deciso di imprimere una svolta all’insegna delle ritrovate relazioni con Washington. Nelle ultime settimane si sono verificati numerosi <strong>avvicendamenti nella compagine governativa </strong>e nelle Forze armate qualche testa è saltata senza che il comando di marca chavista fosse del tutto rinnovato e, dunque, esautorato. Delle novità si registrano anche sul piano energetico: la produzione di petrolio procede a gonfie vele e a soffiare il vento della ripresa non c’è solo la holding pubblica PDVSA, ma anche <strong>Big Oil occidentali che da due mesi circa beneficiano di un sistema fiscale e legislativo molto generoso riguardo all’estrazione e agli incassi dei proventi di oro nero</strong>.</p>



<p>Tutto questo non è un semplice cambio di passo per il mercato energetico e per i vertici dello Stato, ma una vera e propria rivoluzione considerando che fino a qualche mese fa era del tutto impensabile. Il dilemma a cui bisogna rispondere è quanto la politica di Rodriguez sia un approccio per affermarsi in uno scenario mondiale sempre più mutevole, o quanto sia frutto delle pressioni statunitensi.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il giro di vite nell’esercito e nel Governo</h2>



<p>Inizialmente sembrava solo qualche ritocco temporaneo per calmare le acque in cui navigavano le istituzioni dopo l’arresto dell’erede di Chavez, ma ora c&#8217;è motivo di credere che gli aggiustamenti della presidente Rodriguez siano una cristallizzazione dei nuovi equilibri di potere.&nbsp;</p>



<p>La prima testa a rotolare è stata quella del <strong>ministro della Difesa, Vladimir Padrino López</strong>, fedelissimo di Maduro ed in carica dal 2014. La sua messa da parte è stata interpretata in modo quasi univoco come la chiusura di un capitolo lungo un decennio per scriverne uno del tutto nuovo che non sappia di rottura con il passato. Al suo posto, non per caso, è stato nominato <strong>Gustavo González López, ex comandante della Milizia Bolivariana e per sei anni direttore dei servizi segreti venezuelani</strong>, una figura perfettamente integrata negli apparati del regime già dall’era di Maduro. Attenzione, però, perché se la nomina di González López era stata pensata per dare discontinuità all’azione del Governo, l’opinione pubblica non ha dimostrato un grande entusiasmo: secondo l’<a href="https://www.swissinfo.ch/spa/ong-venezolana-dice-que-se-mantiene-la-%22estructura-represiva%22-con-nuevo-titular-de-defensa/91123012">Ong Provea</a>, il neoministro sarebbe stato l’esecutore di misure repressive tra cui anche detenzioni arbitrarie e abusi, tanto da essere persino sanzionato dall’amministrazione Obama in passato.</p>



<p>Il valzer dei ministri porta in pista da ballo anche i dicasteri dell’Energia elettrica, della Cultura, dell’Edilizia abitativa e secondo Benigno Alarcón, fondatore del Centro di Studi Politici e di Governo presso l&#8217;Università Cattolica Andrés Bello di Caracas,&nbsp; la strategia di Rodriguez è più tattica che sostanziale come dichiarato al <em><a href="https://latinamericareports.com/what-delcy-rodriguezs-reshuffling-of-ministers-means-for-venezuela/14056/">Latin America Reports</a></em>:&nbsp; “Credo che ciò che <strong>Delcy Rodríguez</strong> stia cercando di fare sia un rimpasto politico all&#8217;interno del Governo, con l&#8217;obiettivo di rimanere al potere il più a lungo possibile, in modo che, quando si terranno le elezioni, lei possa in qualche modo controllarle”.</p>



<p>Le pulizie di primavera si fanno anche tra i ranghi dell’esercito. Dilio Alejandro Agüero Montes capitanerà la marina, Royman Antonio Hernández Briceño l&#8217;aeronautica mentre lo scettro di comando di tutte le Forze armate apparterrà a Rubén Darío Belzares Escobar. Fonti vicine alla Presidente continuano a sostenere che si tratti di un <strong>ricambio </strong><strong>opportuno per riportare Caracas al centro di un dialogo internazionale </strong>con attori che prima si atteggiavano con ostilità, oltre che un’esigenza fisiologica per tutelare la sovranità nazionale. Secondo alcuni osservatori, in realtà l’esecutivo <strong>teme che possano verificarsi future fratture all’interno degli apparati politico-militari</strong> &#8211; visto che il nuovo corso è stato imposto con un intervento esterno &#8211; e che l’unico modo per scongiurarlo è circondarsi di fedelissimi che accettino l’interlocuzione con Washington.&nbsp;&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il boom del petrolio</h3>



<p>Sebbene il quadro politico-istituzionale sia ancora in fase di assestamento, la produzione di petrolio sembra ormai aver imboccato la rampa di lancio.<strong> A marzo i barili di oro nero sono stati più di 1 milione al giorno</strong> ed è sicuramente un’importante inversione di trend rispetto ai decenni passati. A causa del regime sanzionatorio e della fatiscenza delle infrastrutture estrattive e produttive, la lavorazione degli idrocarburi è rimasta a lungo al di sotto del milione di barili quotidiani nonostante <strong>Caracas sia la maggiore detentrice di riserve petrolifere al mondo e considerate da molti particolarmente pregiate per via del greggio pesante che custodiscono</strong>.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Il cambio di rotta è riconducibile alla volontà di portare la nave dell’oro nero in acque finora inesplorate. Con il cambio al timone tra Rodriguez e Maduro, <strong>i legislatori venezuelani si sono messi al lavoro per consentire alle aziende energetiche straniere di operare nel loro Paese</strong> con un <a href="https://it.insideover.com/politica/venezuela-tra-petrolio-e-pragmatismo-la-riforma-che-apre-ai-privati-e-il-nodo-del-debito-con-la-cina.html">taglio delle royalties e una tassazione contenuta</a>. Le risorse rimangono di proprietà di Caracas, ma le aziende private potranno lavorare il greggio e tagliare la torta dei proventi come Chevron e Shell, le quali stanno già prendendo accordi con PDVSA.</p>



<p>Indubbiamente, i venti di guerra in Medio Oriente fanno del Venezuela uno scrigno prezioso da aprire e non a caso gli Stati Uniti vogliono supervisionare <a href="https://time.com/7344479/venezuela-oil-rubio-trump/">quali saranno le aziende che potranno operare nel Paese sudamericano come ha dato a intendere il segretario di Stato Marco Rubio</a>.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Volenti o nolenti, il nuovo corso del Venezuela è avviato. Ciò che resta da capire è se si tratta di un cambiamento improntato a fare di Caracas un soggetto internazionale capace di stare al passo coi tempi o se si tratti di un semplice riequilibrio di poteri per cui si legge lo stesso copione tramite interpreti diversi, benedetti dall’esterno. </p>



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		<title>Colpito il più grande giacimento di gas del mondo: South Pars finisce nel mirino di Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/colpito-il-piu-grande-giacimento-di-gas-del-mondo-south-pars-finisce-nel-mirino-di-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 16:54:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[bombardamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
		<category><![CDATA[Golfo persico]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1908" height="834" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/F-15-Israeliano-La-Presse-e1773852209372.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/F-15-Israeliano-La-Presse-e1773852209372.jpg 1908w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/F-15-Israeliano-La-Presse-e1773852209372.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/F-15-Israeliano-La-Presse-e1773852209372.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/F-15-Israeliano-La-Presse-e1773852209372.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/F-15-Israeliano-La-Presse-e1773852209372.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/F-15-Israeliano-La-Presse-e1773852209372.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1908px) 100vw, 1908px" /></p>
<p>Israele ha colpito il bacino gasifero South Pars, infrastruttura critica cogestita assieme al Qatar, considerata il più grande giacimento di gas al mondo. L’attacco a questo giacimento e alla raffineria di Asaluyeh, sistema centrale di approvvigionamento energetico di Teheran, rappresenta per alcuni analisti la &#8220;prima vera offensiva diretta contro le infrastrutture strategiche del Golfo&#8221; dall’inizio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/colpito-il-piu-grande-giacimento-di-gas-del-mondo-south-pars-finisce-nel-mirino-di-israele.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1908" height="834" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/F-15-Israeliano-La-Presse-e1773852209372.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/F-15-Israeliano-La-Presse-e1773852209372.jpg 1908w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/F-15-Israeliano-La-Presse-e1773852209372.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/F-15-Israeliano-La-Presse-e1773852209372.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/F-15-Israeliano-La-Presse-e1773852209372.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/F-15-Israeliano-La-Presse-e1773852209372.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/F-15-Israeliano-La-Presse-e1773852209372.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1908px) 100vw, 1908px" /></p>
<p>Israele ha colpito il bacino gasifero <strong>South Pars</strong>, infrastruttura critica cogestita assieme al Qatar, considerata il più grande giacimento di gas al mondo. L’attacco a questo giacimento e alla <strong>raffineria di Asaluyeh</strong>, sistema centrale di approvvigionamento energetico di Teheran, rappresenta per alcuni analisti la &#8220;<em>prima vera offensiva diretta contro le infrastrutture strategiche del Golfo</em>&#8221; dall’inizio di quella che ormai possiamo tranquillamente definire la <strong>Terza guerra del Golfo</strong>.</p>



<p>Secondo quanto si apprende dall’agenzia di stampa iraniana <strong>Fars</strong>, &#8220;<em>diversi serbatoi e impianti sono stati colpiti, costringendo il personale all’evacuazione</em>&#8221; del sito, dove le squadre antincendio stanno lottando per domare e circoscrivere l’<strong>incendio</strong> provocato dai <strong>raid aerei israeliani</strong>.</p>



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<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr"><a href="https://twitter.com/hashtag/Israele?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Israele</a> ha colpito il bacino gasifero <a href="https://twitter.com/hashtag/SouthPars?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#SouthPars</a>, infrastruttura critica cogestita assieme al Qatar, considerata il più grande giacimento di gas al mondo <a href="https://t.co/dpMeBc0bSF">pic.twitter.com/dpMeBc0bSF</a></p>&mdash; Davide B. (@DBinTweet) <a href="https://twitter.com/DBinTweet/status/2034305071555489850?ref_src=twsrc%5Etfw">March 18, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Fonti citate da <strong>Axios </strong>indicano che l’operazione israeliana sarebbe stata coordinata e a<a href="https://www.axios.com/2026/03/18/israel-strikes-iran-natural-gas-infrastructure">pprovata dall’amministrazione Trump</a>. Ciò segna un &#8220;<em>cambio di rotta rispetto alla precedente opposizione di Washington a colpire depositi energetici senza un consenso preventivo</em>&#8220;. La scorsa settimana la Casa Bianca aveva &#8220;<em>espressamente</em>&#8221; richiesto a Israele di<strong> non colpire infrastrutture energetiche</strong> nella regione. Stando a quanto riportato sempre dalla stessa fonte, un funzionario della Difesa statunitense avrebbe confermato che l’attacco aereo condotto dalle forze aeree israeliane, che oggi hanno colpito anche la costa di Hormuz, è stato “<em>coordinato e approvato</em>” dal Pentagono.</p>



<p>Il <strong>Qatar</strong>, che cogestisce con l’Iran il controllo di questo gigantesco<a href="https://www.agi.it/economia/news/2026-03-18/south-pars-iran-attacco-petrolio-36171338/">&nbsp;<strong>giacimento di gas offshore</strong>&nbsp;</a> – 9.700 chilometri quadrati che contengono riserve stimate in 14 trilioni di metri cubi di gas e 18 miliardi di barili di condensati, considerate essenziali per l’approvvigionamento dell’Iran, in cui oltre il 70% della produzione elettrica dipende dal gas naturale – ha definito l’attacco israeliano un’<strong>escalation “pericolosa e irresponsabile”</strong> attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri.</p>



<p>Il Corpo delle<strong> Guardie Rivoluzionarie Islamiche</strong>, IRGC, aveva &#8220;avvertito&#8221; che diverse infrastrutture energetiche in Arabia Saudita, negli Emirati Arabi Uniti e in Qatar avrebbero dovuto &#8220;<em>essere evacuate a causa di potenziali attacchi</em>&#8220;.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">A number of Middle East oil and gas facilities have evacuated after Iran threatened wide retaliation for Israel&#39;s strike on the South Pars gas field today- Bloomberg <a href="https://t.co/mzG13qIrUf">pic.twitter.com/mzG13qIrUf</a></p>&mdash; OSINTtechnical (@Osinttechnical) <a href="https://twitter.com/Osinttechnical/status/2034283391311364153?ref_src=twsrc%5Etfw">March 18, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Il governo di Doha, che ha condannato l’attacco israeliano, definendolo una &#8220;<strong>minaccia alla sicurezza energetica globale</strong>&#8220;, è estremamente preoccupato per un eventuale “coinvolgimento diretto degli altri produttori del Golfo” che possa rendere ancora più difficile, se non impossibile, il recupero del mercato globale, già sottoposto allo <strong>shock</strong> provocato dal blocco dello <strong>Stretto di Hormuz.</strong></p>



<p>Mentre il Brent tocca un picco di <a href="https://ageei.eu/attacco-al-giacimento-di-south-pars-il-petrolio-brent-vola-e-liran-minaccia-il-golfo/">108,60 dollari </a> e il West Texas Intermediate sale a 98,12 dollari, le rotte commerciali che attraversano lo stretto di Hormuz restano interdette ed esposte alla minaccia delle Guardie della Rivoluzione, che hanno già <strong>colpito 9 mercantili</strong> tra il golfo settentrionale, quello meridionale e le acque in prossimità dello<strong> stretto strategico</strong> che, secondo le più insperate indiscrezioni riguardanti possibili opzioni militari, potrebbe anche diventare scenario di una complessa e insidiosa <strong>operazione militare terrestre</strong> nelle prossime settimane.<br></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/colpito-il-piu-grande-giacimento-di-gas-del-mondo-south-pars-finisce-nel-mirino-di-israele.html">Colpito il più grande giacimento di gas del mondo: South Pars finisce nel mirino di Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Bruxelles: stop al gas russo entro il 2027. Ma dietro le quinte si trama per il ritorno</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/bruxelles-stop-al-gas-russo-entro-il-2027-ma-dietro-le-quinte-si-trama-per-il-ritorno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 May 2025 12:19:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/russia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/russia.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/russia-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/russia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/russia-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>L'Ue ha un piano che prevede il blocco totale delle importazioni di gas russo dal 2027. Ma gli Usa, per favorire la pace con Mosca...</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/bruxelles-stop-al-gas-russo-entro-il-2027-ma-dietro-le-quinte-si-trama-per-il-ritorno.html">Bruxelles: stop al gas russo entro il 2027. Ma dietro le quinte si trama per il ritorno</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/russia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/russia.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/russia-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/russia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/russia-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>L’<strong>Unione europea</strong> lancia un segnale forte alla <strong>Russia</strong>: la dipendenza energetica è finita. La Commissione Von der Leyen ha annunciato un ambizioso piano che prevede lo s<strong>top totale alle importazioni di gas russo entro la fine del 2027</strong>. Già dal 2025 saranno vietati i nuovi contratti per le forniture a breve termine, mentre due anni dopo toccherà a quelli a lungo termine.</p>



<p>La mossa, che sopraggiunge dopo tre anni dall’invasione russa dell’Ucraina, è parte di una strategia più ampia per recidere i legami energetici con il Cremlino. <strong>Oltre al gas, il piano prende di mira anche il petrolio russo</strong> – seppur con misure meno stringenti – e si spinge fino al settore nucleare, proponendo interventi per ridurre le importazioni di combustibile e uranio arricchito. Sebbene Bruxelles si dica positiva, <strong>la corsa per l’indipendenza energetica appare accidentata</strong> sia per questioni interne alla stessa Ue &#8211; la contrarietà all’ipotesi dei Paesi dell’Est &#8211; sia per il ruolo di attori esterni quali gli Usa che paiono remare in direzione opposta per favorire <a href="https://it.insideover.com/guerra/ucraina-russia-la-lunga-strada-verso-la-pace-e-il-sentiero-stretto-delle-trattative.html">i negoziati di pace</a> tra Kiev e Mosca.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un percorso a ostacoli&nbsp;&nbsp;</h2>



<p><strong>Dan Jørgensen</strong>, commissario europeo per l’Energia e le Politiche abitative, ha dichiarato: &#8220;Non permetteremo più che i nostri Stati membri siano ricattati, non contribuiremo più indirettamente a riempire le casse del Cremlino&#8221;.  La dipendenza dell’Ue dal gas russo, sebbene sia calata drasticamente – dal 40% del 2021 al 19% nel 2023 – resta comunque significativa se si pensa che le autorità comunitarie, quest’anno, hanno speso circa <strong>2,5 miliardi di euro per sei milioni di tonnellate</strong>. Il <a href="https://it.insideover.com/energia/gas-in-europa-stoccaggi-pieni-ma-per-linverno-ce-un-rischio.html">gas naturale</a> non rappresenta l’unica fonte di approvvigionamento che lega l’Europa all’Orso russo visto che l’anno scorso Bruxelles ha importato da Mosca <strong>13 milioni di tonnellate di petrolio via oleodotto</strong> e <strong>2.800 tonnellate di combustibile nucleare</strong>. Per affrontare questa transizione, le aziende energetiche dovranno dichiarare la quantità e la durata dei contratti in essere con la Russia, mentre i Paesi comunitari dovranno presentare piani nazionali per eliminare gradualmente le forniture russe.</p>



<p>Nonostante le dichiarazioni roboanti di Jørgensen, la strada è tutt’altro che spianata. Per trasformare queste intenzioni in provvedimenti attuabili, <strong>la Commissione dovrà negoziare il progetto con i Governi dei 27 Stati membri </strong>e sottoporlo al vaglio del Parlamento europeo. Tutto, dunque, è da definire ma già si intravedono le prime crepe: <strong>Ungheria</strong> e <strong>Slovacchia</strong> sono fortemente contrarie a rinunciare alle esportazioni del Cremlino, poiché rappresentano le fondamenta imprescindibili su cui si regge gran parte della loro infrastruttura economica. Ad aver espresso delle riserve, come riportato da <em><a href="https://www.politico.eu/article/eu-russian-energy-holdouts-ukraine-war/">Politico</a></em>, sono anche <strong>le aziende europee operanti nel mercato dell’energia</strong> come la francese TotalEnergies, affermando di voler continuare a onorare i contratti a lungo termine finché non saranno applicate nuove formali sanzioni. I funzionari di Bruxelles hanno  cercato di rasserenare gli animi sostenendo che tra due anni saranno accessibili circa 170 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto nel mondo e la Commissione si adopererà per rendere operativa una piattaforma che consenta alle società del gas di acquistare congiuntamente forniture di biometano a prezzi contenuti. </p>



<p>Al di là delle rassicurazioni, l’esecutivo comunitario dovrà trovare una <em>exit strategy</em> per <strong>rescindere i contratti pluriennali siglati con il gigante energetico-minerario russo <a href="https://it.insideover.com/energia/perche-leuropa-spende-piu-per-comprare-gas-dalla-russia-che-per-aiutare-lucraina.html">Gazprom</a></strong>,<strong> </strong>il quale ha garantito per decenni a noi europei un approvvigionamento continuativo di gas a buon mercato. In Europa si vorrebbero disdire gli impegni facendo appello alla guerra in Ucraina quale <strong>causa di forza maggiore</strong> per evitare di incorrere in eventuali penali da pagare. Secondo diversi giuristi, però, il conflitto difficilmente può valere come causa di forza maggiore perché ormai imperversa da più di tre anni e dunque non avrebbe natura improvvisa.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le contromosse degli Usa</h2>



<p>Una delle ipotesi per compensare le perdite causate dall’interruzione dei rapporti con la Russia consisterebbe nell’<strong><a href="https://it.insideover.com/energia/dalla-dipendenza-russa-a-quella-usa-il-dilemma-europeo-sul-gas.html">incremento delle importazioni di gas liquefatto da oltreoceano</a></strong>  come in parte sta già avvenendo (nel 2023 sono state del 48%). Ciononostante, secondo un&#8217;indiscrezione lanciata da <em><a href="https://www.reuters.com/business/energy/us-russia-explore-ways-restore-russian-gas-flows-europe-sources-say-2025-05-08/">Reuters</a></em>, eminenze grigie statunitensi e russe starebbero lavorando dietro le quinte per <strong>ripristinare le forniture di gas dalla Russia all’Europa</strong>. Il motivo? Da un lato, Stati Uniti e Ucraina hanno firmato recentemente <a href="https://it.insideover.com/economia/usa-ucraina-un-accordo-minerario-con-un-grande-perdente-chiamato-europa.html#google_vignette">un accordo sull’estrazione e sullo sfruttamento delle terre rare </a>che consente alle aziende americane di accedere ai metalli preziosi a patto che da Washington si sostengano finanziamenti che contribuiscono alla ricostruzione del Paese. Dall’altro, i negoziati di pace con il Cremlino sono in corso ed <strong>è necessario fare delle aperture di un certo rilievo affinché i russi abbiano interesse a terminare le ostilità.</strong> Negli ultimi tempi gli americani hanno ricevuto richieste di esportazione del loro gas da Corea del Sud, India, Giappone e Taiwan; sebbene il Vecchio Continente rappresenti un mercato appetibile per l’industria energetica a stelle e strisce, questi potrebbe essere sacrificato sull’altare della diplomazia in modo che Mosca torni a servire i suoi clienti storici e, in prospettiva, possa allentare il suo sodalizio con la Cina.</p>



<p>In un contesto geopolitico in continua evoluzione, in quel di Bruxelles non sembra a portata di mano la recisione del cordone ombelicale con Mosca e bisognerebbe comprendere quanto gli sforzi in questa direzione siano dettati dall’ambizione sincera di rendere l’Europa più autosufficiente energeticamente o se invece si tratti di uno stratagemma per sabotare i negoziati di pace in corso tra Mosca e&nbsp; Washington a cui finora l’Ue ha sempre visto con una certa ostilità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/bruxelles-stop-al-gas-russo-entro-il-2027-ma-dietro-le-quinte-si-trama-per-il-ritorno.html">Bruxelles: stop al gas russo entro il 2027. Ma dietro le quinte si trama per il ritorno</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Cuba sempre più spesso al buio. E nella sua crisi prova a inserirsi la Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/cuba-sempre-piu-spesso-al-buio-e-nella-sua-crisi-prova-a-inserirsi-la-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Feb 2025 11:55:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1234" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214180254762_67bb7fefc5b0f86c6ee76af0ee1f24eb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214180254762_67bb7fefc5b0f86c6ee76af0ee1f24eb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214180254762_67bb7fefc5b0f86c6ee76af0ee1f24eb-600x386.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214180254762_67bb7fefc5b0f86c6ee76af0ee1f24eb-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214180254762_67bb7fefc5b0f86c6ee76af0ee1f24eb-1024x658.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214180254762_67bb7fefc5b0f86c6ee76af0ee1f24eb-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214180254762_67bb7fefc5b0f86c6ee76af0ee1f24eb-1536x987.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cuba sta affrontando una delle peggiori crisi energetiche della sua storia, con blackout sempre più frequenti che paralizzano il Paese.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1234" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214180254762_67bb7fefc5b0f86c6ee76af0ee1f24eb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214180254762_67bb7fefc5b0f86c6ee76af0ee1f24eb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214180254762_67bb7fefc5b0f86c6ee76af0ee1f24eb-600x386.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214180254762_67bb7fefc5b0f86c6ee76af0ee1f24eb-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214180254762_67bb7fefc5b0f86c6ee76af0ee1f24eb-1024x658.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214180254762_67bb7fefc5b0f86c6ee76af0ee1f24eb-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250214180254762_67bb7fefc5b0f86c6ee76af0ee1f24eb-1536x987.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cuba sta affrontando una delle peggiori <strong>crisi energetiche</strong> della sua storia, con <strong>blackout </strong>sempre più frequenti che paralizzano il Paese e alimentano il malcontento sociale. La novità non consiste nella presenza dei blackout, molto comuni nel Paese da anni ormai. A creare disagio è l&#8217;incessante frequenza con cui si sono susseguiti negli ultimi mesi su tutto il territorio.</p>



<p>Il 14 febbraio il governo cubano ha annunciato la <strong>sospensione delle attività</strong> lavorative e didattiche &#8220;non essenziali&#8221; per due giorni sull&#8217;isola, secondo quanto dichiarato su X dalla &nbsp;ministra del Lavoro, <strong>Marta Elena Feito Cabrera</strong>. Per coloro che non potranno lavorare, il Governo elargirà l&#8217;equivalente del salario perduto.</p>



<p>Da agosto 2024 sono stati registrati tre blackout totali nazionali, che hanno imposto la necessità di razionamenti giornalieri. A ottobre, invece, due uragani e due terremoti hanno peggiorato la situazione, causando il malfunzionamento di diverse centrali contemporaneamente, tra cui la centrale termoelettrica Antonio Guiteras, la più grande del Paese, lasciando quasi 10 milioni di persone al buio per più di 72 ore, un lasso di tempo mai registrato prima. In quell&#8217;occasione, il collasso aveva portato il presidente <strong>Miguel Diaz-Canel</strong> a dichiarare l&#8217;<strong>emergenza energetica</strong>. Altri gravi blackout si sono poi verificati a novembre e a dicembre, mentre le interruzioni continuano a verificarsi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le cause dell&#8217;emergenza energetica</h2>



<p>A <strong>L&#8217;Avana</strong> i blackout sono spesso programmati e controllati, permettendo ai cittadini di organizzarsi in anticipo. Nelle altre città, soprattutto nelle zone rurali, l&#8217;elettricità può mancare anche per dieci ore e all&#8217;improvviso, mettendo la popolazione in grave difficoltà.  La crisi sta inevitabilmente avendo un forte impatto sulla popolazione, che si trova in grave difficoltà sia per l&#8217;uso domestico dell&#8217;energia che non permette la conservazione dei cibi, per non parlare delle difficoltà per gli ospedali. L&#8217;attuale crisi sta infatti scatenando <strong>proteste </strong>senza precedenti nel Paese: solo ad agosto l’osservatorio cubano dei conflitti ha registrato quasi settecento manifestazioni dovute alla mancanza di servizi essenziali tra cui elettricità, acqua e trasporti.</p>



<p>Le cause dell&#8217;attuale crisi sono molteplici: l&#8217;isola dipende da poche <strong>centrali termoelettriche obsolete</strong> di fabbricazione sovietica, attive da oltre 40 anni e praticamente prive di manutenzione da anni. La crisi economica ha reso difficile l&#8217;acquisto del carburante necessario per mantenerle in funzione. A pesare sulla situazione sono anche un sistema economico inefficiente e l&#8217;<strong>embargo statunitense</strong>.</p>



<p>La crisi energetica sottolinea la stringente necessità di riforme strutturali nel settore elettrico cubano, inclusi investimenti in infrastrutture moderne e una transizione verso fonti di energia rinnovabile. Tuttavia, tali cambiamenti richiedono un ripensamento del modello economico attuale e il supporto di Paesi più ricchi per essere realizzati con successo.<a href="https://elpais.com/us/2024-10-22/la-crisis-energetica-paraliza-cuba-no-habra-cambio-en-el-sector-electrico-sin-cambio-de-modelo-economico.html?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il possibile ruolo della Cina</h2>



<p>Mentre il Governo cubano cerca soluzioni d’emergenza, la <strong>Cina </strong>potrebbe emergere come un <strong>partner strategico </strong>nel tentativo di alleviare le difficoltà cubane, sfruttando la storica amicizia tra i due Paesi e la sua crescente influenza in America Latina. Pechino è già impegnata in investimenti infrastrutturali sull’isola: a fine del 2024 ha inviato tonnellate di attrezzature per la riparazione della rete elettrica e sta contribuendo alla costruzione di parchi fotovoltaici.</p>



<p>Senza dubbio potrebbe fornire assistenza attraverso <strong>tre principali canali</strong>: modernizzazione delle centrali elettriche obsolete, esportazione di combustibili a condizioni vantaggiose e sviluppo di energie rinnovabili. La Cina è leader mondiale nella produzione di pannelli solari e turbine eoliche, e un eventuale piano di cooperazione energetica con Cuba potrebbe ridurre la dipendenza dell’isola dal petrolio importato e quindi garantirle autonomia energetica, mitigando le continue interruzioni di corrente.</p>



<p>Oltre alla dimensione economica, la questione ha anche un forte peso <strong>geopolitico</strong>. La Cina potrebbe sfruttare il vuoto lasciato dal <a href="https://it.insideover.com/economia/60-anni-di-embargo-ed-errori-allorigine-dellemergenza-cuba.html">Venezuela</a>, che in passato forniva petrolio a Cuba, per rafforzare la sua presenza nell’area caraibica, consolidando un’<strong>alleanza strategica</strong> a pochi chilometri dagli Stati Uniti. Tuttavia, l’impatto di tali investimenti dipenderebbe da diversi fattori, tra cui la capacità di Cuba di ripagare i finanziamenti cinesi e il rischio di eventuali ritorsioni da parte di Washington, che potrebbe interpretare il sostegno cinese come una minaccia alla sua influenza regionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/cuba-sempre-piu-spesso-al-buio-e-nella-sua-crisi-prova-a-inserirsi-la-cina.html">Cuba sempre più spesso al buio. E nella sua crisi prova a inserirsi la Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Tra siccità e alluvioni, l&#8217;Africa in emergenza rischia il disastro</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/tra-siccita-e-alluvioni-lafrica-in-emergenza-rischia-il-disastro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Nov 2024 17:22:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi energetica]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241105131120797_759edc317011ef70c5432a75126358b3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241105131120797_759edc317011ef70c5432a75126358b3.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241105131120797_759edc317011ef70c5432a75126358b3-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241105131120797_759edc317011ef70c5432a75126358b3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241105131120797_759edc317011ef70c5432a75126358b3-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241105131120797_759edc317011ef70c5432a75126358b3-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241105131120797_759edc317011ef70c5432a75126358b3-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'Africa meridionale è alle prese con una siccità senza precedenti. In Zambia e Zimbawe è crisi energetica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/tra-siccita-e-alluvioni-lafrica-in-emergenza-rischia-il-disastro.html">Tra siccità e alluvioni, l&#8217;Africa in emergenza rischia il disastro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241105131120797_759edc317011ef70c5432a75126358b3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241105131120797_759edc317011ef70c5432a75126358b3.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241105131120797_759edc317011ef70c5432a75126358b3-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241105131120797_759edc317011ef70c5432a75126358b3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241105131120797_759edc317011ef70c5432a75126358b3-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241105131120797_759edc317011ef70c5432a75126358b3-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241105131120797_759edc317011ef70c5432a75126358b3-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Africa meridionale è alle prese con una siccità senza precedenti che sta portando una serie di problemi diversificati in tutta la regione. La siccità è amplificata dagli effetti di <strong>El Niño</strong>, il fenomeno climatico ciclico noto per intensificare periodi di aridità o, al contrario, di piogge intense. La scarsità di piogge durante fasi cruciali della stagione di semina ha portato a <a href="https://www.wfp.org/emergencies/southern-africa-drought">pesanti perdite</a> nei raccolti e alla morte di numerosi capi di bestiame, colpendo una regione in cui il 70% della popolazione basa la propria sussistenza sull’agricoltura. I Paesi che hanno dichiarato <strong>disastri nazionali di siccità </strong>finora sono cinque, Lesotho, Malawi, Namibia, Zambia e Zimbabwe.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La crisi energetica in Zambia e Zimbawe</h2>



<p>La situazione più assurda è quella in Zambia, dove proprio la siccità sta causando una<strong> crisi energetica </strong>mai affrontata prima. L’80% della fornitura di energia elettrica nel Paese arriva dalle turbine del <strong>lago Kariba</strong>, dove attualmente l’acqua è assente. La diga di Kariba racchiude le acque del bacino artificiale più grande del mondo, costruita per intrappolare il flusso del fiume Zambesi e <strong>rivoluzionare l’approvvigionamento energetico </strong>dei Paesi tra cui passa il fiume, Zambia e Zimbawe. La mancanza di acqua, però, non sta garantendo una sufficiente produzione di energia e sta causando<strong> blackout diffusi </strong>in tutta la regione. Ad aggravare la situazione, l&#8217;economia in crisi e il<a href="https://www.lifegate.it/diga-di-kariba-rischia-collasso"> <strong>rischio di crollo</strong></a><strong> </strong>della diga a causa della scarsa manutenzione.</p>



<p>La costruzione della diga fu opera dei <strong>coloni britannici</strong>, con l&#8217;obiettivo di dare prestigio ai propri possedimenti. Nonostante le opposizioni della popolazione locale, il piano andò avanti: migliaia di persone che vivevano di pesca e agricoltura furono costrette a spostarsi e, come previsto dalla popolazione autoctona, hanno dovuto affrontare diverse difficoltà nel contenimento dell&#8217;imprevedibile corso fluviale. Purtroppo la &#8220;rivoluzione energetica&#8221; tanto ambita è oggi inutilizzabile e crea un disagio non indifferente alla popolazione rimasta senza energia elettrica.</p>



<p>In Zimbawe, inoltre, non piove regolarmente da due anni. L&#8217;agricoltura è il settore maggiormente colpito. Secondo il <strong>Programma Alimentare Mondiale</strong> (Pam), il 60% della popolazione rurale vive una condizione di insicurezza alimentare e nei prossimi mesi oltre 2 milioni di bambini rischieranno la malnutrizione.</p>



<p>La crisi idrica non compromette solo l’agricoltura e l’energia, ma ha anche ricadute su tutti i settori della società. L&#8217;aumento della povertà alimentare ha portato molte persone a migrare verso aree meno colpite, generando un flusso migratorio interno che sovraccarica le risorse urbane.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le altre nazioni sotto pressione</h2>



<p>Anche il <strong>Sudafrica </strong>è alle prese con una scarsità d&#8217;acqua che ha messo sotto pressione le riserve idriche, specialmente nelle regioni occidentali, costringendo il governo a imporre restrizioni e colpendo duramente l’agricoltura. </p>



<p>In <strong>Somalia</strong> e in <strong>Kenya</strong>, la situazione è particolarmente drammatica, con milioni di persone minacciate dalla mancanza di acqua e cibo, un problema che sta provocando sfollamenti di massa e malnutrizione. L&#8217;<strong>Etiopia</strong>, pur con ambiziosi progetti idroelettrici, risente pesantemente dell&#8217;aridità, che rende difficile sostenere le colture e provoca tensioni interne legate alle risorse idriche, in particolare nella regione del Nilo Azzurro. Qui, la lotta per il controllo dell&#8217;acqua ha già portato a tensioni con il vicino Egitto.</p>



<p>Altri Paesi come il Malawi, il Ciad, il Sudan e il Niger stanno vivendo difficoltà simili, con la siccità che compromette la produzione agricola e aggrava l’insicurezza alimentare.</p>



<p>L&#8217;altra faccia della medaglia della siccità sono le <strong>inondazioni</strong>: in Mozambico, Nigeria<strong> </strong>e nella regione del Sahel, piogge eccessive e improvvise hanno causato gravi alluvioni, distruggendo infrastrutture, coltivazioni e insediamenti. Questo contrasto tra siccità estrema e inondazioni devastanti riflette gli effetti sempre più estremi e imprevedibili dei cambiamenti climatici sul continente africano.</p>



<p>Ormai è cosa nota, a livello mondiale il continente africano contribuisce solo al<strong> 4% delle emissioni di gas serra</strong>, una quota insignificante rispetto ai maggiori emettitori come Stati Uniti, Cina e Unione Europea. Eppure, la sua popolazione è tra le più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico. Questo contrasto ha spinto molti leader africani a chiedere alla comunità internazionale un maggiore impegno nel sostenere il continente. Molti Paesi africani sostengono che le nazioni ricche dovrebbero aumentare i finanziamenti per il clima, aiutando non solo a mitigare le crisi attuali, ma anche a investire in tecnologie sostenibili.</p>



<p>L&#8217;Africa, infatti, grazie alle sue vastissime risorse naturali e a una popolazione tra le più giovani del pianeta, ha il potenziale per diventare un centro di opportunità e <strong>soluzioni innovative </strong>e sostenibili per affrontare la crisi climatica e le sfide ambientali. La crescente leadership del continente in iniziative di economia verde ne è già una prova concreta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/tra-siccita-e-alluvioni-lafrica-in-emergenza-rischia-il-disastro.html">Tra siccità e alluvioni, l&#8217;Africa in emergenza rischia il disastro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>A 12 anni dalla Primavera araba, l&#8217;Egitto è sull&#8217;orlo della rivolta</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/a-12-anni-dalla-primavera-araba-legitto-e-sullorlo-della-rivolta.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jan 2023 14:24:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[primavera araba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127141243760_6f26ffcb2575591587a90202221908a3-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127141243760_6f26ffcb2575591587a90202221908a3-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127141243760_6f26ffcb2575591587a90202221908a3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127141243760_6f26ffcb2575591587a90202221908a3-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127141243760_6f26ffcb2575591587a90202221908a3-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127141243760_6f26ffcb2575591587a90202221908a3-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127141243760_6f26ffcb2575591587a90202221908a3-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 25 gennaio ricorre il 12° anniversario della rivoluzione egiziana. Nata il 25 gennaio 2011 e conclusa il 11 febbraio 2011, la rivoluzione ha portato alla caduta del regime trentennale di Hosni Mubarak. Dopo dodici anni però, il Paese sta affrontando una gravissima crisi che tocca molti settori: da quello economico a quello alimentare, arrivando &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/a-12-anni-dalla-primavera-araba-legitto-e-sullorlo-della-rivolta.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/a-12-anni-dalla-primavera-araba-legitto-e-sullorlo-della-rivolta.html">A 12 anni dalla Primavera araba, l&#8217;Egitto è sull&#8217;orlo della rivolta</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127141243760_6f26ffcb2575591587a90202221908a3-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127141243760_6f26ffcb2575591587a90202221908a3-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127141243760_6f26ffcb2575591587a90202221908a3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127141243760_6f26ffcb2575591587a90202221908a3-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127141243760_6f26ffcb2575591587a90202221908a3-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127141243760_6f26ffcb2575591587a90202221908a3-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127141243760_6f26ffcb2575591587a90202221908a3-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 25 gennaio ricorre il <strong>12° anniversario</strong> della<strong> rivoluzione egiziana</strong>. Nata il 25 gennaio 2011 e conclusa il 11 febbraio 2011, la rivoluzione ha portato alla caduta del regime trentennale di <strong>Hosni Mubarak</strong>. Dopo dodici anni però, il Paese sta affrontando una gravissima <strong>crisi</strong> che tocca molti settori: da quello economico a quello alimentare, arrivando fino a quello istituzionale messo in discussione da gran parte della popolazione che in diverse occasioni ha mostrato tutto il suo <strong>malcontento</strong>. La crisi egiziana potrebbe portare alla rovina di <strong>Abdel Fattah al-Sisi</strong> e condizionare le sorti di altri Paesi dell&#8217;area MENA. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ascesa di al-Sisi, le politiche elitarie e la crisi</h2>



<p>Dopo le dimissioni forzate di Mubarak, avvenute l&#8217;11 febbraio 2011, l&#8217;Egitto ha vissuto il suo <strong>primo periodo democratico</strong> con una serie di elezioni e referendum liberi eleggendo il suo primo presidente <strong>Mohamed Morsi</strong>, figura di spicco del partito dei <strong>Fratelli musulmani</strong> (Partito libertà e giustizia). Il governo Morsi è durato circa un anno fino al <strong>colpo di stato militare </strong>avvenuto il 3 luglio 2013. Da quel momento il suo ministro della difesa<strong> Abdel Fattah al-Sisi</strong> ha guidato la nazione facendola scivolare verso un regime autocratico. Durante questi dieci anni è stato protagonista di politiche ritenute<strong> antidemocratiche e repressive</strong>, soprattutto per quanto riguarda i diritti umani, la libertà di stampa e di associazione. Basti pensare che al momento sono <a href="https://rsf.org/fr/pays-egypte">24 i giornalisti incarcerati</a> e centinaia di attivisti hanno vissuto la stessa sorte. </p>



<p>L&#8217;Egitto di al-Sisi ha ricevuto sovvenzioni e<strong> aiuti milionari </strong>dai Paesi del Golfo, primi tra tutti Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, e dal Fondo monetario arabo e la Banca africana di sviluppo. I fondi arrivati sono però stati spesi in progetti che poco hanno a che vedere con l&#8217;aiuto alla popolazione: strade, palazzi presidenziali e un<a href="https://www.middleeasteye.net/news/egypt-new-presidential-plane-receive"> jumbo jet presidenziale di 500 milioni di dollari</a>. Nel 2016 è inoltre iniziata la costruzione di una<a href="https://edition.cnn.com/style/article/egypt-new-capital/index.html"> nuova città </a>che dovrebbe diventare, secondo i piani del regime, la nuova capitale amministrativa. Il progetto prevede la costruzione del grattacielo più alto d&#8217;Africa e un&#8217;enorme moschea, tutto finanziato dallo stato per <strong>50 miliardi di dollari</strong>. I soldi investiti in questi mega progetti sono solo una fetta di quelli che dovrebbero essere spesi per risanare il debito pubblico. </p>



<p>La <strong>bozza di bilancio</strong> per l&#8217;anno 2022/2023 presentata dal governo, prevede una spesa complessiva di 2.71 trilioni di lire egiziane, quasi 150 miliardi di dollari. Il provvedimento include un aumento del <strong>42% dei prestiti </strong>previsti e il Fondo monetario internazionale ha esteso al Paese un prestito di 3 miliardi di dollari, il quarto pacchetto di aiuti in sei anni. Nel frattempo la <strong>lira egiziana si è svalutata </strong>a circa 29 sterline rispetto al dollaro americano. L&#8217;indebolimento della valuta ha portato a un vertiginoso aumento dei prezzi delle importazioni con conseguente inflazione salita al 20%. Nella nazione più popolosa del mondo arabo il cibo è diventato il bene più difficile da acquistare. La maggior parte della popolazione non può più permettersi la carne: il prezzo del pollame è passato dalle 30 sterline egiziane (1,9 dollari) al kg a 70 sterline (2,36 dollari). Se il governo di al-Sisi non spenderà quanto dovuto per risanare il debito e stabilizzare la galoppante inflazione l&#8217;Egitto potrebbe sprofondare nel <strong>default</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Segni premonitori di una possibile rivolta (non solo egiziana)</h2>



<p>In recenti discorsi pubblici, al-Sisi ha fatto cenno ai presunti sforzi straordinari che il governo ha messo in atto per far fronte alla crisi e salvare l&#8217;Egitto da un&#8217;imminente catastrofe. Il mese scorso ha dichiarato che i problemi del Paese risalgono a molto tempo prima della sua ascesa, spostando così la responsabilità sui precedenti presidenti. Interessanti sono stati però i <a href="https://www.middleeasteye.net/opinion/egypt-sisi-fears-november-protest-climate-meeting">commenti</a> fatti durante la Cop27 &#8211; tenutasi proprio in Egitto &#8211; riguardo alla rivoluzione del 2011. Questi sono stati molto critici e si sono allontanati dai precedenti discorsi che la sublimavano come la &#8220;<strong>gloriosa rivoluzione</strong>&#8220;. Al contrario il presidente ha messo in guardia gli egiziani da nuove proteste le quali potrebbero portare l&#8217;Egitto al collasso. Queste osservazioni lasciano intendere che c&#8217;è una reale preoccupazione da parte del governo di una <strong>possibile rivolta dettata dalla fame</strong>, proprio come quella del 2011. </p>



<p>Come <a href="https://it.insideover.com/politica/le-proteste-in-giordania-e-la-paura-di-una-seconda-primavera-araba.html">già accennato</a>, la crisi da Covid-19 e la guerra in Ucraina, hanno complicato le condizioni di vita di altri Paesi dell&#8217;area, quali <strong>Tunisia</strong> e <strong>Giordania</strong>. Entrambe, come l&#8217;Egitto, attraversano le stesse problematiche e le proteste sono diventate sempre più consistenti. A 12 anni dalla Primavera araba sono numerosi gli analisti e i giornali che tengono gli occhi puntati su questa regione, che sembra attraversare lo stesso filo conduttore del 2011:<strong> crisi economica, fame, rivoluzione. </strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/a-12-anni-dalla-primavera-araba-legitto-e-sullorlo-della-rivolta.html">A 12 anni dalla Primavera araba, l&#8217;Egitto è sull&#8217;orlo della rivolta</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;ombra del blackout e il piano di emergenza: l&#8217;incubo della Germania prende forma</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/lombra-del-blackout-e-il-piano-di-emergenza-lincubo-della-germania-prende-forma.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2022 18:56:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=375836</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121195541746_29ea6304ad8f8166092e88803f8c5548-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121195541746_29ea6304ad8f8166092e88803f8c5548-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121195541746_29ea6304ad8f8166092e88803f8c5548-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121195541746_29ea6304ad8f8166092e88803f8c5548-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121195541746_29ea6304ad8f8166092e88803f8c5548-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121195541746_29ea6304ad8f8166092e88803f8c5548-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121195541746_29ea6304ad8f8166092e88803f8c5548-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nessuno può prevedere come si svilupperà la crisi energetica che ha ormai avvolto l&#8217;intero continente europeo. Le nuvole all&#8217;orizzonte sono nere, tira un vento di tempesta e i segnali non sono affatto incoraggianti. Soprattutto per alcuni Paesi: quelli che avevano affidato il loro sostentamento alle risorse energetiche importate dalla Russia, Germania in primis. E così, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/lombra-del-blackout-e-il-piano-di-emergenza-lincubo-della-germania-prende-forma.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/lombra-del-blackout-e-il-piano-di-emergenza-lincubo-della-germania-prende-forma.html">L&#8217;ombra del blackout e il piano di emergenza: l&#8217;incubo della Germania prende forma</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121195541746_29ea6304ad8f8166092e88803f8c5548-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121195541746_29ea6304ad8f8166092e88803f8c5548-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121195541746_29ea6304ad8f8166092e88803f8c5548-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121195541746_29ea6304ad8f8166092e88803f8c5548-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121195541746_29ea6304ad8f8166092e88803f8c5548-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121195541746_29ea6304ad8f8166092e88803f8c5548-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121195541746_29ea6304ad8f8166092e88803f8c5548-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nessuno può prevedere come si svilupperà la <strong>crisi energetica</strong> che ha ormai avvolto l&#8217;intero continente europeo. Le nuvole all&#8217;orizzonte sono nere, tira un vento di tempesta e i segnali non sono affatto incoraggianti. Soprattutto per alcuni Paesi: quelli che avevano affidato il loro sostentamento alle risorse energetiche importate dalla Russia, <strong>Germania </strong>in primis. E così, con la graduale scomparsa di gas e petrolio russi, è scattata la grande corsa ad accaparrarsi canali alternativi al Cremlino, che vanno dall&#8217;Azerbaigian al Qatar, passando per l&#8217;Algeria. </p>



<p>Il <strong>gas naturale</strong> costituisce quasi il 27% del mix energetico complessivo tedesco. Prima dello scoppio della guerra in Ucraina, il 55% del gas consumato in Germania proveniva proprio da Mosca. Dal 24 febbraio in poi, il governo tedesco ha avviato una complicata diversificazione, ad esempio acquistando più gas naturale da Paesi Bassi e Norvegia, e ampliando le proprie infrastrutture per importare GNL, gas naturale liquefatto, da Qatar e Stati Uniti. Lo scorso luglio Berlino era arrivata a dipendere dalle importazioni energetiche russe soltanto per un quarto del suo fabbisogno di gas. Un discreto risultato. ma non ancora sufficiente per consentire a Olaf Scholz di guardare al futuro della nazione con tranquillità. </p>



<p>Anche perché il gas è ancora necessario in ambiti delicati nei quali la Germania è particolarmente vulnerabile, come nel <strong>riscaldamento delle abitazioni private</strong> e nell&#8217;<strong>alimentazione dell&#8217;industria</strong> (per inciso: la più grande dell&#8217;Unione europea). In queste due aree, riscaldamento dei cittadini e industria, il gas rappresenta la principale fonte energetica, ed è per questo, dunque, che il futuro tedesco dipende da un presente altamente instabile. </p>



<p>Il <em>Kiel Institute for the World Economy</em> ha realizzato un report nel quale ha analizzato vari scenari possibili. Nel peggiore, nel quale la Germania non può ottenere più gas e non riesce nemmeno a risparmiare, l&#8217;istituto ha previsto danni all&#8217;economia tedesca fino a <strong>283 miliardi di euro</strong>. In ogni caso, dal momento che la Germania si è affrettata a riempire le sue riserve di gas nella prima metà dell&#8217;anno, per questo inverno la locomotiva d&#8217;Europa dovrebbe scongiurare il razionamento. </p>



<p>I problemi si ripresenteranno tuttavia moltiplicati all&#8217;ennesima potenza nell&#8217;inverno 2023-2024. Berlino limiterà i danni se riuscirà a mettere in campo un&#8217;efficace politica energetica. In assenza di terminali di ricezione, il governo tedesco è intanto chiamato a costruire adeguate <strong>infrastrutture</strong>. Due terminali galleggianti nei porti del Mare del Nord di Wilhelmshaven e Brunsbüttel, saranno pronti entro l&#8217;inizio del prossimo anno, altri due seguiranno allo Stade e al Lubmin, mentre un quinto è previsto per l&#8217;inverno 23/24. Per quanto riguarda i flussi, a settembre quelli russi erano pari a zero (dopo aver toccato il 60% nel settembre 2021), parzialmente bilanciati dal 37,6% di gas dalla Norvegia (la percentuale era pari al 19,2% un anno fa) e dal 29,6% dalle consegne olandesi (il 13,7% nel 2021).</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Il piano d&#8217;emergenza della Germania</h2>



<p>La Germania ha quindi risolto i suoi problemi? Neanche per idea, a giudicare dalle ultime indiscrezioni. Al netto di scenari e proiezioni, <a href="http://mergency-cash-plans-cope-blackout-sources-2022-11-15/"><em>Reuters</em></a> ha scritto che le autorità tedesche starebbero intensificando i preparativi per consegnare <strong>contanti di emergenza</strong> in caso di <strong>blackout </strong>per mantenere in funzione l&#8217;economia. Allo stesso tempo, la nazione si starebbe preparando a possibili <strong>interruzioni di corrente</strong>. </p>



<p>Sebbene le autorità tedesche abbiano pubblicamente e più volte minimizzato la probabilità di un blackout, le discussioni attualmente in corso mostrerebbero quanto seriamente Berlino stia prendendo in considerazione la minaccia. L&#8217;<strong>aumento dei costi energetici </strong>e possibili <strong>sabotaggi </strong>rappresenterebbero due variabili impazzite che avrebbero spinto la Germania a prepararsi al peggio. </p>



<p>Ma per quale motivo si parla di contante? L&#8217;accesso al contante è di particolare interesse per i tedeschi, che apprezzano la sicurezza e l&#8217;anonimato che offre, e che tendono a usarlo più di altri europei. Un recente studio della Bundesbank ha rilevato che in Germania circa il 60% degli acquisti quotidiani viene pagato in contanti e che i tedeschi, in media, prelevano più di 6.600 euro all&#8217;anno principalmente dai bancomat. Un rapporto parlamentare di dieci anni fa, inoltre, metteva in guardia contro &#8220;malcontento&#8221; e &#8220;alterazioni aggressive&#8221; nel caso in cui i cittadini non fossero riusciti a mettere le mani sui contanti in caso di eventuali blackout. </p>



<p>Le <strong>banche</strong> considerano &#8220;improbabile&#8221; un blackout su vasta scala, secondo la Deutsche Kreditwirtschaft, l&#8217;organizzazione ombrello del settore finanziario, ma gli stessi istituti sono comunque in contatto con i ministeri e le autorità competenti, pronti a ogni evenienza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli incubi dell&#8217;industria tedesca</h2>



<p>Nel frattempo il <strong>consiglio consultivo economico tedesco</strong> raccomanderà al governo di aumentare le <strong>tasse </strong>sui ricchi per aiutare a finanziare i pacchetti di aiuti multimiliardari concordati per combattere la crisi energetica. Secondo <em>Sueddeutsche Zeitung</em>, i cosiddetti cinque &#8220;saggi&#8221; che consigliano il governo economico tedesco sulla politica economica hanno ipotizzato di aumentare l&#8217;aliquota massima dell&#8217;imposta sul reddito o di imporre una tassa di solidarietà energetica ai redditi più alti. </p>



<p>L&#8217;<strong>industria tedesca</strong> trattiene il respiro e aspetta con ansia di capire cosa si nasconde dietro l&#8217;orizzonte. Il grande pericolo, ha sottolineato <em>Politico</em>, è un&#8217;ondata di <strong>chiusure </strong>tra le aziende di medie dimensioni incapaci di resistere alla tempesta, mentre le aziende più grandi cercheranno un terreno economico più sicuro in altri Paesi. </p>



<p>Senza più poter contare sull&#8217;energia a basso costo dalla Russia, dal 2023 in poi l&#8217;industria pesante tedesca potrebbe letteralmente svuotarsi, generando un enorme danno all&#8217;economia nazionale e creando contraccolpi anche a migliaia di fornitori, e cioè ad altri Paesi Ue, come Slovacchia e Repubblica Ceca, connessi al sistema economico tedesco. </p>



<p>Ma che cosa potrebbe accadere nel caso in cui dovesse rendersi necessario affidarsi al razionamento del gas? Secondo i piani attuali, ha evidenziato il <em>Guardian</em>, le <strong>famiglie</strong> private sarebbero protette insieme ad altri clienti &#8220;protetti&#8221; come case di cura e ospedali. Il peso maggiore delle riduzioni finirebbe sulla schiena dell&#8217;industria tedesca, responsabile di circa un terzo del consumo di gas del paese.</p>
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