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	<title>Crisi demografica europea Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
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	<title>Crisi demografica europea Archives - InsideOver</title>
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		<title>Demografia, la grande assente nell&#8217;agenda Ue per il futuro</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/demografia-la-grande-assente-nell-agenda-ue-per-il-futuro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Sep 2021 07:46:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi demografica europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1187" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/company-3502288_1920.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/company-3502288_1920.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/company-3502288_1920-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/company-3502288_1920-1024x633.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/company-3502288_1920-768x475.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/company-3502288_1920-1536x950.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È da mesi che il futuro tiene banco nelle aule affollate del Parlamento e della Commissione dell&#8217;Unione Europea, dove oramai si discute incessantemente e crescentemente di ambiente, cambiamento climatico, società inclusive, transizione verde e uguaglianza di genere. È un futuro roseo, aperto e orientato al progresso, quello preconizzato dagli strateghi di Bruxelles, ma che soffre &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/demografia-la-grande-assente-nell-agenda-ue-per-il-futuro.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/demografia-la-grande-assente-nell-agenda-ue-per-il-futuro.html">Demografia, la grande assente nell&#8217;agenda Ue per il futuro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1187" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/company-3502288_1920.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/company-3502288_1920.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/company-3502288_1920-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/company-3502288_1920-1024x633.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/company-3502288_1920-768x475.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/company-3502288_1920-1536x950.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>È da mesi che il futuro tiene banco nelle aule affollate del Parlamento e della Commissione dell&#8217;<strong>Unione Europea</strong>, dove oramai si discute incessantemente e crescentemente di ambiente, cambiamento climatico, società inclusive, transizione verde e uguaglianza di genere. È un futuro roseo, aperto e orientato al progresso, quello preconizzato dagli strateghi di Bruxelles, ma che soffre di un grave limite: è miope, come coloro che lo hanno disegnato.</p>
<p>Non può esserci futuro senza progresso, perché vanno di pari passo, ma i suggeritori dei decisori politici dei 27 non debbono dimenticare che il futuro è (anche) una questione di realismo. E il realismo, nell&#8217;agenda comunitaria per il futuro, è presente in quantità modiche, come mostra e dimostra l&#8217;attenzione scarsa o nulla dedicata a tematiche quali le guerre ibride, la sicurezza dell&#8217;estero vicino e la demografia.</p>
<h2>Oltre a clima e tecnologia c&#8217;è di più</h2>
<p>Il primo vertice informale dei cosiddetti &#8220;ministri del futuro&#8221; ha avuto luogo a Coimbra (<strong>Portogallo</strong>) lo scorso maggio ed è servito a lanciare l&#8217;incubatore delle idee per il futuro, il cosiddetto <em>Foresight</em> <em>Europe Network</em>. Il progetto, almeno sulla carta, premette e promette bene – analisi di scenario, studi di previsione sociale, orientamento al lungo termine e via dicendo –, ma è sufficiente uno sguardo un poco approfondito per rendersi conto che il futuro vaticinato da Bruxelles è limitato sostanzialmente a nuovi diritti, parità di genere, transizione ecologica e trasformazione digitale.</p>
<p>Il problema non è dato dal volere un futuro tinto di rosa e verde, ma dall&#8217;immaginarlo esclusivamente in questo modo, dimenticando che esistono anche il nero e il grigio. E l&#8217;Europa, se realmente aspira a qualche forma di autonomia strategica, deve tenere in considerazione il ruolo giocato da tutte quelle variabili che i futurologi del Foresight Europe Network stanno trascurando, come la demografia, le guerre ibride, l&#8217;instabilità nel vicino estero del continente, i modelli di integrazione, le operazioni psicologiche e gli sviluppi tra Africa e Asia.</p>
<p>Ogni castello che si rispetti abbisogna di cinte murarie che lo proteggano da eventuali insidie e assedi, e il castello Europa è carente in termini di difese. Perché i progressi in materia di costruzione di avamposti – come la recente apertura a Bucarest del Centro europeo di competenza sulla sicurezza cibernetica – sono pochi, tardivi e limitati. Continuano a mancare, invero, dei piani d&#8217;azione – anche solo abbozzati – su temi come la securizzazione delle frontiere liquide dell&#8217;Europa, la lotta al terrorismo, la formulazione di nuovi modelli di integrazione e la gestione attiva di quel fascicolo vitale – in senso letterale – che è l&#8217;inverno demografico.</p>
<h2>Per i futurologi l&#8217;Europa è statica (ma non è così)</h2>
<p>L&#8217;identità storica dell&#8217;Europa sta cambiando, anche piuttosto velocemente, ma sembra non esserci spazio per questo tema cruciale nell&#8217;agenda dei futurologi del Foresight Europe Network. Il loro è un errore più che madornale <span style="font-family: Merriweather, sans-serif; font-size: 1rem;">– suicida </span><span style="font-family: Merriweather, sans-serif; font-size: 1rem;">–, risultante dal possedere una visione poststorica del mondo, delle identità e delle relazioni internazionali, e che dovrà essere risolto quanto prima, nel breve termine. In gioco, invero, vi sono il futuro e la stabilità dell&#8217;Europa.</span></p>
<p>Prendere atto della mutazione dell&#8217;Europa equivale a dare il giusto peso a fenomeni etno-demografici come l&#8217;<a href="https://www.vision-gt.eu/news/towards-the-birth-of-the-albanosphere/">albanesizzazione dei Balcani occidentali</a>, la <a href="https://www.insideover.com/society/balkans-2050-mirror-of-a-new-and-unrecognizable-europe.html">romizzazione dell&#8217;Europa centro-orientale</a> e la trasformazione dell&#8217;Islam in una forza dotata di carico critico euleriano in buona parte del Vecchio Continente, in special modo in terre pivotali come <a href="https://it.insideover.com/societa/come-demografia-e-immigrazione-stanno-cambiando-la-francia.html">Francia</a> e <a href="https://it.insideover.com/religioni/lislam-in-germania-allombra-dei-muezzini-e-dei-minareti.html">Germania</a>. Eventi che, forse, stanno venendo trascurati perché ritenuti più appartenenti alla fantapolitica e al reame del cospirazionismo di estrema destra che alla realtà, ma che stanno avendo luogo, al di là di tutto, nell&#8217;indifferenza e nell&#8217;incuranza dell&#8217;Europa e delle classi dirigenti dei suoi membri.</p>
<h2>Quel futuro che non si vuole vedere</h2>
<p>Scrivere e parlare di demografia è importante per una ragione molto semplice: la demografia è potere, la demografia è (geo)politica, la demografia è destino. Ai futurologi di Bruxelles non interessa, ma alle loro controparti turche, ad esempio, importa (e anche tanto). E lo zelo con cui stanno investendo in attività di proselitismo, in partiti politici islamisti e nella moscheizzazione di interi territori, dalla <a href="https://it.insideover.com/politica/la-bulgaria-alle-prese-con-il-neo-ottomanesimo-turco.html">Bulgaria </a>alla <a href="https://it.insideover.com/politica/francia-banlieue-ghetti-rivali-europa.html">Francia</a>, è la prova provante e lapalissiana di ciò.</p>
<p>Il futuro dell&#8217;Europa, lo si accetti o meno, è destinato ad essere un po&#8217; meno cristiano ed un po&#8217; più islamico, ed un po&#8217; meno europeo ed un po&#8217; più arabo, turco e rom. Le implicazioni di questa trasformazione epocale saranno variegate e profonde, e vanno lentamente manifestando la loro perniciosità – derivante dalla trascuratezza –, come mostrano e dimostrano la radicalizzazione religiosa tra le nuove generazioni di musulmani, <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/quali-sono-e-dove-sono-le-no-go-zone-in-europa.html">la proliferazione di quartieri ad accesso vietato</a>, <a href="https://it.insideover.com/societa/il-medioevo-sta-tornando.html">i processi di terzomondizzazione e medievalizzazione sperimentati da un numero crescente di aree rurali e urbane</a>,<span style="font-size: 1rem;"> lo scoppio di periodiche guerre urbane nei ghetti europei, il lento apparire di fenomeni separatistici – dalla <a href="https://it.insideover.com/societa/francia-periferie-controllo-della-legge.html">Francia</a> all&#8217;<a href="https://it.insideover.com/societa/budapest-la-comunita-rom-insorge-contro-orban.html">Ungheria</a> </span><span style="font-size: 1rem;">– e le aspirazioni egemoniche della Turchia in quei Balcani in sommovimento dimenticati dagli euro-futurologi – in particolare in <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/la-bosnia-tra-jihadisti-enclave-wahhabite-e-infiltrazione-turca.html">Bosnia ed Erzegovina</a>, <a href="https://it.insideover.com/politica/la-bulgaria-alle-prese-con-il-neo-ottomanesimo-turco.html">Bulgaria</a> e <a href="https://it.insideover.com/politica/il-ritorno-degli-ottomani-nei-balcani-passa-da-tirana.html">cintura albanese</a>.</span></p>
<p>Il cambiamento può essere vita come può essere morte, a seconda di come lo si gestisca, e lo sviluppo di un&#8217;agenda dedicata al futuro dell&#8217;Ue <em>non</em> può essere un&#8217;occasione sprecata. Questo è il momento dell&#8217;azione preventiva, cioè della formulazione di politiche realmente lungimiranti, che risolvano simultaneamente la crisi delle culle degli europei etnici e che mitighino il potenziale destabilizzativo dei vari cambi paradigmatici etno-religiosi che stanno riscrivendo l&#8217;identità dell&#8217;Europa, convertendo una possibile sfida esistenziale in un&#8217;opportunità unica di accrescimento. Urge agire oggi, però, perché domani potrebbe essere troppo tardi. Domani potremmo scoprirci sopraffatti da potenze rivali, come la Turchia, o travolti da eventi che non abbiamo voluto vedere, come la nascita di una nuova Europa.</p>
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		<title>Come demografia e immigrazione stanno cambiando la Francia</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/come-demografia-e-immigrazione-stanno-cambiando-la-francia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 May 2021 07:19:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi demografica europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Coronavirus-in-Francia-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Coronavirus-in-Francia-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Coronavirus-in-Francia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Coronavirus-in-Francia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Coronavirus-in-Francia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Coronavirus-in-Francia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Coronavirus-in-Francia-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il modello di integrazione transalpino basato sull&#8217;assimilazionismo è fallito e necessita un urgente lavoro di ripensamento e rifacimento, pena la possibile trasformazione in realtà dello scenario distopico immaginato da Laurent Obertone in Guerriglia. Perché la lettera dei generali del 21 aprile non nasce all&#8217;improvviso, e neanche è il frutto di congetture prive di fondamenta: essa &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/come-demografia-e-immigrazione-stanno-cambiando-la-francia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/come-demografia-e-immigrazione-stanno-cambiando-la-francia.html">Come demografia e immigrazione stanno cambiando la Francia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Coronavirus-in-Francia-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Coronavirus-in-Francia-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Coronavirus-in-Francia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Coronavirus-in-Francia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Coronavirus-in-Francia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Coronavirus-in-Francia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Coronavirus-in-Francia-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il modello di integrazione transalpino basato sull&#8217;assimilazionismo è fallito e necessita un urgente lavoro di ripensamento e rifacimento, pena la possibile trasformazione in realtà dello<a href="https://blog.ilgiornale.it/franza/2019/02/17/guerriglia-il-romanzo-apocalittico-di-laurent-obertone-limmigrazione-la-francia-la-miccia-e-la-deflagrazione/"> scenario distopico immaginato da Laurent Obertone in <em>Guerriglia</em></a>. Perché la lettera dei generali del 21 aprile non nasce all&#8217;improvviso, e neanche è il frutto di congetture prive di fondamenta: essa è da interpretare come un appello all&#8217;azione – azione immediata e obbligatoria – nell&#8217;ambito di una corsa contro il tempo per evitare che le <em>banlieue</em> si risveglino come nel 2005.</p>
<p>Negli ultimi sedici anni, invero, molte cose sono cambiate: sono aumentati i cosiddetti <a href="https://it.insideover.com/societa/francia-quelle-enclavi-etno-religiose-che-fanno-paura-a-macron.html">territori perduti</a>, ovvero le aree cedute a <a href="https://it.insideover.com/criminalita/francia-una-bomba-a-orologeria-chiamata-narco-banditismo.html">narco-banditismo</a> e islam radicale, sono cresciuti i quartieri a rischio e, soprattutto, è lievitata esponenzialmente la percentuale dei discendenti degli abitanti delle ex colonie sul totale della popolazione. I numeri sembrano indicare e suggerire che il futuro della <strong>Francia</strong> sarà, o potrebbe essere, caratterizzato da un&#8217;identità puramente multietnica e multireligiosa; da qui l&#8217;imperativo di integrare coloro che, pur essendo una minoranza oggi, saranno una massa critica domani.</p>
<h2>Il futuro della Francia parla arabo?</h2>
<p>Non vi sarebbe alcun rischio concreto di guerra civile etno-religiosa se i numeri non lo giustificassero, ma le cifre su terrorismo, radicalizzazione, narco-banditismo e ricambio etnico sembrano fornire un fondamento all&#8217;inquietudine delle forze armate. Perché la Francia è la nazione dell&#8217;<strong>Unione Europea</strong> con il più elevato numero di cittadini partiti alla volta del Siraq per combattere per lo Stato Islamico – <a href="https://it.insideover.com/societa/francia-quelle-enclavi-etno-religiose-che-fanno-paura-a-macron.html">quasi 2mila</a> su un totale di 5mila stimati nell&#8217;intera comunità dei 27 –, di sorvegliati speciali per radicalizzazione e terrorismo – <a href="https://www.liberation.fr/checknews/2018/03/24/quel-est-le-nombre-de-radicalises-en-france-et-quelle-est-l-evolution-ces-dernieres-annees_1653429/">una media di 15mila</a>, in realtà compresa fra gli 11mila (attivi) e i 20mila (attivi e segnalati) – e di abitanti residenti in aree a rischio – cinque milioni di persone abitano nelle cosiddette zone urbane sensibili, ovvero il 7% della popolazione totale.</p>
<p>I numeri di cui sopra sono il risultato, nonché la manifestazione più evidente, del fallimento del modello di integrazione assimilazionista che ha storicamente contraddistinto la Francia. La situazione è aggravata dal fatto che la comunità linguisticamente ma non etnicamente francese va espandendosi di anno in anno e che, nonostante ciò, non stiano venendo implementati né pensati dei piani per il lungo termine concernenti la gestione di questa transizione epocale.</p>
<p>Operare una stima dell&#8217;attuale composizione etnica della Francia non è possibile, perché tale tipo di raccolta dati è vietato dai censimenti, ma recentemente l&#8217;Istituto nazionale di statistica e studi economici (Insee) <a href="https://it.insideover.com/societa/il-futuro-della-francia-parla-arabo.html">ha aggirato l&#8217;ostacolo ricorrendo ad un ingegnoso ed efficace stratagemma</a>: rivolgersi ai registri neonatali degli ospedali per effettuare un&#8217;analisi demografica basata sui nomi dei nascituri.</p>
<p>La ricerca dell&#8217;Insee aveva concluso come nel 2019 al 21.53% di tutti i nuovi nati in Francia fosse stato dato un nome arabo. In altri termini: ogni cinque nuovi nati, uno era arabo <span style="font-size: 1rem;">–</span> ergo potenzialmente musulmano. Un fenomeno esteso a livello nazionale, sebbene oggetto di variazioni significative a seconda del dipartimento. Perché, stando a quanto scoperto dall&#8217;Insee, esistono aree in cui la (s)proporzione dei neonati ascrivibili a contesti musulmani sul totale è particolarmente elevata, come nei dipartimenti della Senna e Marna, della <span style="font-size: 1rem;">Loira, della Vaucluse, del Rodano, dell’Hérault, delle Alpi marittime, delle Bocche del </span><span style="font-size: 1rem;">Rodan</span><span style="font-size: 1rem;">o, del Gard e della Senna e Marna – in quest&#8217;ultimo poco più di un neonato su due (54%) aveva ricevuto un nome arabo nell&#8217;anno in esame.</span></p>
<p>I risultati della curiosa analisi dell&#8217;Insee assumono <span style="font-size: 1rem;">un aspetto finanche più significativo se si considera che nel 1969 i neonati con nomi arabi rappresentavano soltanto il 2,6% del totale. Nell’arco di quarant’anni esatti quel 2% è diventato un 21%: una vera e propria rivoluzione demografica (ed etnica) che, dopo aver riscritto il volto di intere periferie e città, si appresta a plasmare l&#8217;identità francese nella sua interezza.</span></p>
<h2>I musulmani in Francia</h2>
<p>Pur in assenza di cifre ufficiali, gli studi indipendenti di università, centri di ricerca ed enti statistici, concordano all’unanimità su un punto essenziale: la Francia ospita la più numerosa comunità musulmana del Vecchio Continente. Secondo <a href="https://www.pewresearch.org/fact-tank/2017/11/29/5-facts-about-the-muslim-population-in-europe/">uno studio riferito all’anno 2016</a> del prestigioso Pew Research Center si tratterebbe di una realtà composta da <strong>5 milioni e 720mila</strong> individui, ossia l’8.8% della popolazione totale.</p>
<p>Questo record non si spiega solamente facendo riferimento all’elevata natalità di coloro che sono arrivati nel Paese nel secondo dopoguerra, in fuga dalle ex colonie, perché è obbligatorio tenere in considerazione altri tre fattori: le ondate di immigrazione degli anni recenti, la politica di asilo molto elastica dell’Eliseo e le conversioni all&#8217;islam.</p>
<p>In tema di immigrazione ed asilo, nel solo 2019, ad esempio,<a href="https://www.vie-publique.fr/en-bref/272841-immigration-les-chiffres-pour-lannee-2019#:~:text=En%202019%2C%20la%20France%20a,%25%20par%20rapport%20%C3%A0%202018).&amp;text=Concernant%20les%20immigr%C3%A9s%20en%20situation,europ%C3%A9enne%20vers%20les%20pays%20tiers."> il Ministero dell’Interno ha rilasciato</a> 274.676 permessi di residenza, 36.276 titoli di soggiorno di natura umanitaria e ricevuto 177.822 richieste d’asilo – in ciascun caso si tratta di persone provenienti in larga parte da Paesi a maggioranza musulmana. Tali cifre andrebbero inserite in un conteggio più ampio ed includente anche i <a href="https://www.agi.it/estero/migranti_irregolari_clandestini_in_europa-6542965/news/2019-11-15/">300-400mila clandestini attualmente presenti sul territorio</a>.</p>
<p>Per quanto riguarda le conversioni all&#8217;islam, le moschee riferiscono<a href="https://laviedesidees.fr/L-islam-des-convertis.html"> una media annuale e stabile di 3mila &#8220;tornati&#8221;,</a> mentre la popolazione complessiva dovrebbe aggirarsi attorno ai 100mila. Urge evidenziare come le conversioni all&#8217;islam, lungi dal rappresentare un fenomeno circoscritto alle realtà periferiche, da più di un decennio abbiano fatto irruzione nella scena pubblica e nello<em> star system</em>, perché innumerevoli e celebri sono i personaggi che hanno pronunciato la <em>shahada</em>: i calciatori Nicolas Anelka, Paul Pogba e <span style="font-size: 1rem;">Franck Ribéry</span><span style="font-size: 1rem;">, i rapper Akhenaton, Abd al Malik, Kaaris e Kery James, e il noto cantante pop Gims (ex membro di <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/la-guerra-di-mosca-allislam-radicale.html">Tablighi Jamaat</a>); soltanto per citarne alcuni.</span></p>
<p>In sintesi, nei prossimi decenni, a meno di inversioni di tendenza radicali e imprevedibili, si potrebbe assistere ad un cambio di paradigma etnico (e religioso) nel Paese risultante dal concatenamento di elevata immigrazione, conversioni e costante disparità tra i tassi di fertilità di autoctoni (1,4 figli per donna) e allogeni di fede musulmana (verosimilmente compreso fra i 3.4 e i 4 figli per donna). <a href="https://www.washingtontimes.com/news/2017/sep/26/muslim-majority-in-france-projected-in-40-years/">Secondo un’analisi di scenario dell’economista Charles Gave</a> tale sorpasso potrebbe avvenire attorno al 2060, mentre il Pew Research Center, più prudente, non considera realistico uno scenario in cui i musulmani possano rappresentare più del 18% della popolazione totale entro il 2050.</p>
<h2>La questione dell&#8217;integrazione</h2>
<p>L&#8217;incubo della guerra civile etno-religiosa che turba i sonni delle forze armate non nasce all&#8217;improvviso e, come è stato illustrato nel corso di questa rubrica, poggia su quelle fondamenta solide e incontrovertibili che sono i numeri. Perché se è vero che la matematica non è un&#8217;opinione, ne consegue che le cifre relative a terrorismo, radicalizzazione e narco-banditismo sono veridicamente preoccupanti e che non dovrebbero essere bistrattate per via del timore di una loro politicizzazione da parte dell&#8217;estrema destra.</p>
<p>L&#8217;unica paura che dovrebbe guidare i passi della classe politica transalpina è quella di non riuscire a risolvere nei modi e nei tempi adeguati il problema dell&#8217;integrazione, aggravato dalle pressioni multilivello provenienti dalle infiltrazioni malevole esterne e dalla demografia. Un sondaggio di opinione effettuato dall&#8217;IFOP l&#8217;anno scorso, e basato su una comparazione delle idee tra i francesi laici/cristiani e musulmani, potrebbe rivelarsi utile al fine di una maggiore comprensione delle questioni della mancata integrazione e della polarizzazione sociale. La ricerca<a href="https://www.ifop.com/wp-content/uploads/2020/09/117524-Pr%C3%A9sentation_Ifop_CH_2020.08.31.pdf"> ha concluso che</a>:</p>
<ul>
<li>Il 70% dei musulmani ritiene che le caricature di Maometto della rivista <em>Charlie Hebdo</em> siano una &#8220;provocazione inutile&#8221;, per contro il 59% dei laici/cristiani le giustifica nel nome della libertà d&#8217;espressione;</li>
<li>Il 73% dei musulmani comprende l&#8217;indignazione suscitata da suddette vignette, mentre lo stesso sentimento è provato soltanto dal 29% di laici/cristiani;</li>
<li>Il 66% dei musulmani pensa che sarebbe giustificato un processo a carico dei vignettisti di Charlie Hebdo, mentre il 79% dei laici/cristiani condivide l&#8217;idea opposta;</li>
<li>Il 40% dei musulmani antepone le convinzioni religiose alle leggi della Repubblica, contrariamente al 17% del blocco laici/cristiani;</li>
<li>Il 61% dei musulmani crede che &#8220;l&#8217;islam sia la sola vera religione&#8221; ed il 29% che &#8220;l&#8217;islam sia incompatibile con i valori della società francese&#8221;;</li>
</ul>
<p>I risultati del sondaggio, a metà tra il preoccupante e il prevedibile, si configurano fondamentali anche ad un altro scopo: la lettura della mente dei giovani musulmani, ovvero del futuro. Perché da una più approfondita disamina della ricerca, focalizzata sulle opinioni espresse a seconda dell&#8217;appartenenza anagrafica, emerge come il primato del Corano sulla Costituzione sia supportato dal 74% dei musulmani al di sotto dei 25 anni, restando significativo anche tra diplomati (49%) e laureati (33%), e come la convinzione dell&#8217;incompatibilità tra valori islamici e francesi sia inversamente proporzionale all&#8217;età, essendo sostenuta dal 45% degli under-25, dal 29% dei membri della fascia 25-34 anni e dal 24% degli over-35.</p>
<p>Le nuove generazioni di musulmani francesi, in estrema sintesi, sono di gran lunga più conservatrici delle precedenti, nonché più inimiche e maldisposte nei confronti della casa in cui sono cresciute; un fenomeno su cui riflettere, e che deve far riflettere, soprattutto perché il futuro appartiene a loro: ai giovani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/come-demografia-e-immigrazione-stanno-cambiando-la-francia.html">Come demografia e immigrazione stanno cambiando la Francia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Calo delle nascite e immigrazione, così la Svezia cambia volto</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/calo-delle-nascite-e-immigrazione-cosi-la-svezia-cambia-volto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2021 10:41:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi demografica europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/muslim-europa-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/muslim-europa-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/muslim-europa-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/muslim-europa-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/muslim-europa-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/muslim-europa-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/muslim-europa-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Anima e volto dell&#8217;Europa di domani potrebbero essere irriconoscibili agli occhi dei contemporanei, perché il possibile e probabile portato del perdurare e dell&#8217;eventuale cristalizzazione di determinate dinamiche demografiche (crisi delle culle, invecchiamento della popolazione, moti migratori provenienti dalle terre al di là del Mediterraneo) potrebbe essere un rivolgimento etnico di natura epocale. Le annose questioni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/calo-delle-nascite-e-immigrazione-cosi-la-svezia-cambia-volto.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/calo-delle-nascite-e-immigrazione-cosi-la-svezia-cambia-volto.html">Calo delle nascite e immigrazione, così la Svezia cambia volto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/muslim-europa-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/muslim-europa-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/muslim-europa-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/muslim-europa-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/muslim-europa-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/muslim-europa-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/muslim-europa-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Anima e volto dell&#8217;Europa di domani potrebbero essere irriconoscibili agli occhi dei contemporanei, perché il possibile e probabile portato del perdurare e dell&#8217;eventuale cristalizzazione di determinate dinamiche demografiche (crisi delle culle, invecchiamento della popolazione, moti migratori provenienti dalle terre al di là del Mediterraneo) potrebbe essere un rivolgimento etnico di natura epocale.</p>
<p>Le annose questioni dell&#8217;invecchiamento della popolazione e dell&#8217;inverno demografico riguardano quasi ogni stato europeo, dalla Scandinavia ai <a href="https://it.insideover.com/societa/linverno-demografico-nei-balcani.html">Balcani</a>, senza che demografi, sociologi e politici siano riusciti a formulare una ricetta per rallentare, fermare ed eventualmente invertire la tendenza autogenocidiale. <a href="https://it.insideover.com/societa/dallungheria-la-possibile-ricetta-contro-linverno-demografico.html">Fa eccezione l&#8217;Ungheria di Fidesz</a>, dove il modello della cosiddetta &#8220;<strong>demografia patriottica</strong>&#8221; sta producendo risultati tangibili, ma la consapevolezza che il successo delle politiche nataliste si misura nel lungo termine impone il mantenimento di un cauto e moderato ottimismo.</p>
<p>Discorso differente, invece, per quel fenomeno che potrebbe essere definito ed esplicato in termini di &#8220;<strong>transizione etnica</strong>&#8220;, ovverosia la riscrittura degli storici fulcri etno-identitari di intere nazioni cagionata e risultante, oltre che dall&#8217;invecchiamento della popolazione autoctona, da massicci flussi migratori e dalla persistente discrepanza tra i tassi di fertilità di nativi e forestieri.</p>
<p><a href="https://www.insideover.com/society/balkans-2050-mirror-of-a-new-and-unrecognizable-europe.html">Innumerevoli le nazioni europee interessate da questa tendenza</a>, che, lungi dall&#8217;appartenere al reame della fantademografia, sta divenendo oggetto di crescente interesse da parte di università e centri di ricerca. V&#8217;è il caso della <strong>Francia</strong>, <a href="https://it.insideover.com/societa/il-futuro-della-francia-parla-arabo.html">dove il sorpasso degli arabi sugli autoctoni potrebbe avvenire entro il 2060</a>, di <a href="https://it.insideover.com/societa/dallungheria-alla-romania-esplode-la-rivolta-dei-rom.html">Romania</a>, <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/bulgaria-demografia.html">Bulgaria </a>e <a href="https://it.insideover.com/societa/budapest-la-comunita-rom-insorge-contro-orban.html">Ungheria</a>, dove le minoranze rom potrebbero diventare maggioranze attorno a metà secolo, e della <strong>Svezia</strong>, che nei prossimi quarantacinque anni potrebbe assistere ad una drammatica rivoluzione etnica.</p>
<h2>Lo scenario del ricercatore finlandese</h2>
<p><strong>Kyösti Tarvainen</strong>, ricercatore finlandese con una carriera alle spalle presso l&#8217;università Aalto di Helsinki, nei giorni scorsi <a href="https://folkbladet.se/artikel/rgqw68xl">ha messo la firma su un&#8217;analisi demografica</a> pubblicata sulla versione digitale del giornale svedese <em>Folkbladet</em>. L&#8217;analisi, che ha generato ampio dibattito sia in Scandinavia sia all&#8217;estero, concerne il futuro della Svezia, la cui composizione etnica, secondo Tarvainen, sarebbe destinata a mutare profondamente per via della mescolanza di dinamiche demografiche e migratorie a detrimento degli autoctoni.</p>
<p>Raccogliendo, esaminando e interpretando i dati relativi ai tassi di fertilità tra svedesi etnici e abitanti di origine extraeuropea, nonché operando un raffronto con le stime dell&#8217;Istituto di Statistica della Svezia, Tarvainen è giunto alla conclusione che il 2065 potrebbe essere l&#8217;anno della svolta, ovvero della nascita di una &#8220;nuova nazione&#8221;. Quell&#8217;anno, stando alle proiezioni demografiche dell&#8217;accademico, causa immigrazione e divario tra i tassi di fertilità, è previsto il sorpasso dei residenti non-europei (7.694.000) sugli svedesi etnici (7.364.000).</p>
<p>Lo scenario delineato da Tarvainen, per quanto stia facendo discutere, non è né ineluttabile né inconfutabile: l&#8217;autore, infatti, ritiene che suddetto punto di non ritorno possa essere raggiunto soltanto a condizione che perdurino nel tempo gli attuali ritmi immigratori – più di 80mila richieste d&#8217;asilo dal 2017 al 2020 e circa 475mila ingressi nello stesso periodo – e l&#8217;insufficiente propensione alla natalità degli autoctoni – al di sotto della fertilità sostitutiva (2,1 figli per donna) dal lontano 1992.</p>
<p>Nel 2019, si legge ancora nella disamina di Tarvainen, l&#8217;88% degli immigrati residenti in Svezia era di origine non-europea e uno su due era di fede musulmana. Entro il 2100, invece, assumendo la bontà del modello previsionale, un abitante su due potrebbe essere musulmano: un mutamento tanto di forma quanto di sostanza.</p>
<div class="article__text text ">
<h2>Le paure di Tarvainen</h2>
<p>La Svezia ha un problema con il funzionamento del proprio modello di integrazione, un tempo giudicato efficace e celebrato da più parti come un caso studio da emulare, ma che, da almeno un decennio, è entrato in una fase di grave crisi, come mostrano e dimostrano le problematiche per la sicurezza pubblica rappresentate dalla <a href="https://it.insideover.com/criminalita/in-svezia-e-emergenza-il-2020-e-stato-lanno-delle-sparatorie.html">longeva e sanguinosa guerra tra bande</a>, <a href="https://it.insideover.com/politica/scontri-a-malmo-ecco-cosa-e-successo-davvero-in-svezia.html">le periodiche rivolte nelle enclavi etniche</a>,<a href="https://it.insideover.com/politica/la-svezia-e-lhub-del-terrorismo-islamico.html"> l&#8217;attecchimento dell&#8217;islam radicale</a> e la <a href="https://it.insideover.com/societa/cosa-sta-accadendo-a-malmo.html">proliferazione di società parallele avvolte da disoccupazione e criminalità</a>.</p>
<p>Dato che le previsioni di oggi potrebbero essere la realtà di domani, Tarvainen ha colto l&#8217;occasione della pubblicazione per spronare le autorità svedesi ad accettare il cambio di paradigma in corso e dotarsi degli strumenti adeguati per eteroguidarlo. Perché riduzione numerica degli svedesi &#8220;significa società parallele, con culture e stili di vita paralleli&#8221; e che &#8220;gli immigrati nolenti ad assimilarsi creeranno molti problemi alla maggioranza della popolazione&#8221;.</p>
<p>&#8220;L&#8217;economia svedese non collasserà&#8221;, riferisce il ricercatore, citando le opinioni rassicuranti di altri ricercatori ed analisti economici, ma le ripercussioni negative sulla &#8220;fiducia e sulla coesione sociale&#8221; saranno inevitabili. Il monito è perentorio, perché le manifestazioni violente del rimescolamento etno-religioso sono già oggi visibili e palpabili: il modello svedese di integrazione va ripensato da cima a fondo, e piegato ad un orizzonte temporale di lungo periodo, pena lo sfaldamento della nazione.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/calo-delle-nascite-e-immigrazione-cosi-la-svezia-cambia-volto.html">Calo delle nascite e immigrazione, così la Svezia cambia volto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Dall&#8217;Ungheria la (possibile) ricetta contro l&#8217;inverno demografico</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/dallungheria-la-possibile-ricetta-contro-linverno-demografico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2021 06:18:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi demografica europea]]></category>
		<category><![CDATA[Fidesz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1536x1020.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-2048x1360.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Viktor Orban non ha mai nascosto una certa avversione nei confronti di quei decisori politici che vedono nell&#8217;immigrazione dall&#8217;estero una panacea contro l&#8217;inverno demografico; un atteggiamento legato alla consapevolezza che nel medio e lungo periodo, a seconda della dimensione della popolazione in declino e della portata del moto migratorio, una transizione etnica a detrimento del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/dallungheria-la-possibile-ricetta-contro-linverno-demografico.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/dallungheria-la-possibile-ricetta-contro-linverno-demografico.html">Dall&#8217;Ungheria la (possibile) ricetta contro l&#8217;inverno demografico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1536x1020.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-2048x1360.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/da-piazza-degli-eroi-alla-scena-europea-chi-e-viktor-orban.html">Viktor Orban</a> non ha mai nascosto una certa avversione nei confronti di quei decisori politici che vedono nell&#8217;immigrazione dall&#8217;estero una panacea contro l&#8217;inverno demografico; un atteggiamento legato alla consapevolezza che nel medio e lungo periodo, a seconda della dimensione della popolazione in declino e della portata del moto migratorio, una transizione etnica a detrimento del gruppo autoctono diventa altamente probabile, quando non ineluttabile.</p>
<p>La visione intransigente di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/storia-e-prospettive-di-fidesz-il-partito-di-viktor-orban.html">Fidesz</a>, <a href="https://it.insideover.com/politica/il-futuro-delleuropa-secondo-orban.html">basata sull&#8217;idea che l&#8217;Ungheria sia e debba restare la casa del popolo magiaro</a>, non ha mai permesso che sorgesse un reale dibattito ruotante attorno al tema dell&#8217;immigrazione quale soluzione al dramma delle culle vuote; un fatto, questo, che ha spronato gli strateghi al servizio di Orban a cercare rimedi esclusivamente contemplanti il nutrimento di una crescita endogena.</p>
<p>I dati sulla crescita della popolazione relativi al 2020, se ripuliti da quell&#8217;anomalia statistica che è la pandemia di<a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html"> Covid19</a>, suggeriscono che le iniziative implementate nell&#8217;ambito della &#8220;<strong>demografia patriottica</strong>&#8221; stiano cominciando a generare i tanto attesi e costosi frutti: matrimoni e nascite in aumento, disparità tra nuovi nati e morti in diminuzione, e crescente attenzione internazionale nei riguardi dell&#8217;agenda natalista di Fidesz.</p>
<h2>Che cosa dicono i dati?</h2>
<p>A inizio febbraio l&#8217;Ufficio Centrale Statistico (KSH) <a href="https://bbj.hu/economy/statistics/figures/number-of-deaths-up-7-7-y-o-y-in-2020">ha pubblicato i dati demografici relativi all&#8217;anno 2020</a>. Il confronto tra i nuovi nati e i decessi suggerisce, a prima vista, il fallimento dell&#8217;agenda natalista di Fidesz: 92.233 culle riempite a fronte di 139.549 decessi, ossia una decrescita naturale di 47.316 persone – in aumento del 17% rispetto al 2019, quando il divario tra neonati e morti era stato di 40.140.</p>
<p>La conclusione di questa lettura cruda e puramente matematica, poiché basata e ferma sui numeri, è disarmante ed univoca: l&#8217;inverno demografico che ha avvolto il popolo magiaro, <a href="https://hungarytoday.hu/the-hungarian-population-decline-shows-no-sign-of-slowing-down/">iniziato nel lontano 1981 </a>e oggetto di un allarmante velocizzazione con l&#8217;entrata nel nuovo secolo, non è stato né rallentato né arrestato. L&#8217;estinzione dell&#8217;<strong>Ungheria</strong> dalle mappe demografiche appare ormai alle porte.</p>
<p>Eppure, ci sono alcuni &#8220;però&#8221; da tenere in considerazione. <em>In primis</em>, come ribadisce lo stesso istituto di statistica, l&#8217;ampliamento del divario tra nuovi nati e decessi è da imputare alla pandemia – il cui impatto mortifero è stato significativo: mortalità in aumento del 7.7% rispetto al 2019. <em>In secundis</em>, e questo è il punto più importante, le nascite <span style="font-size: 1rem;">sono in crescita</span><span style="font-size: 1rem;">, anche se non garantiscono ancora il ricambio generazionale: incremento del 3.4% in comparazione all&#8217;anno precedente, o, in altri termini, un tasso di fertilità totale salito da 1,49 figli per donna a 1,55.</span></p>
<h2>Nascite e matrimoni in aumento</h2>
<p>La strada verso la rinascita demografica è lontana – il ricambio generazionale inizia con il raggiungimento della soglia di 2,1 figli per donna –, ma la situazione è indubbiamente migliore rispetto al 2010, l&#8217;anno dell&#8217;inizio dell&#8217;era Fidesz. L&#8217;eredità trasmessa dai padrini postcomunisti ad Orban era tragica: un anemico e ferale tasso di fertilità di 1,25 figli per donna; uno dei più bassi mai registrati nella storia globale recente.</p>
<p>Un aumento dello 0,3 su base annua può sembrare irrisorio ed ininfluente ma, avendo a mente il quadro completo, non lo è affatto: il tasso di fertilità totale è in ascesa da un decennio, e sta crescendo lentamente ma gradualmente, senza interruzioni, accompagnato dal fenomeno collegato della propensione al matrimonio. Dal 2019 al 2020, infatti, i matrimoni sono aumentati del 3,1%, o, in altri termini, 67.301 coppie hanno deciso di sacralizzare ufficialmente il loro legame affettivo.</p>
<p>Nascite e matrimoni sono interconnessi perché non si può riempire una culla se manca il tetto, il tetto di una casa abitata da una famiglia stabile e funzionale, plasmata da ideali e valori enfatizzanti la superiorità dell&#8217;unità familiare al carrierismo e all&#8217;individualismo. Fidesz ha compreso una verità lapalissiana, perché sotto gli occhi inattenti di tutti, ovvero che l&#8217;inverno demografico, un evento che accomuna quasi ogni società avanzata del globo, è inestricabilmente legato a, e provocato da, elementi e peculiarità del <em>modus vivendi</em> emesso e promosso dal sistema capitalistico – come la cornucopia permissiva, l&#8217;atomizzazione sociale, il narcisismo, l&#8217;edonismo e il libertinismo – dai quali sono scaturiti stili di vita avversi alla natalità (<em>childfree</em>) e che hanno favorito la polverizzazione dell&#8217;istituto-famiglia.</p>
<h2>La ricetta del successo</h2>
<p>L&#8217;attuale ministro della famiglia ungherese, <strong>Katalin Novak</strong>, <a href="https://hungarytoday.hu/family-minister-decade-demographic-turnaround-decline-births-deaths/">nel commentare i dati del KTS</a>, ha parlato di &#8220;svolta demografica&#8221;: nascite in aumento del 24% dal 2010 al 2020; un caso unico nel panorama sterile dell&#8217;<strong>Unione Europea</strong>. Anch&#8217;egli è fermamente convinto del legame unente natalità e nuzialità: nello stesso periodo di riferimento i matrimoni sono quasi raddoppiati, passando da 35mila a 67mila.</p>
<p>Quella che Novak ha definito (a ragione) una svolta demografica è il frutto di un decennio di politiche economiche, sociali e culturali a supporto di gioventù e famiglie, anche se l&#8217;impulso determinante è provenuto dall&#8217;implementazione del &#8220;Piano d&#8217;azione per la protezione della famiglia&#8221; del 2019. Le misure introdotte dal programma sono onerose, <a href="https://mercatornet.com/has-hungary-turned-a-demographic-corner/47034/">equivalgono al 5% del pil e sono quattro volte superiori alle spese in difesa</a>, e, fra le varie cose, prevedono:</p>
<ul>
<li>L&#8217;accesso a prestiti agevolati alle coppie che hanno almeno due figli</li>
<li>L&#8217;accesso a prestiti agevolati, detassazione e un sussidio per l&#8217;acquisto di un&#8217;autovettura alle coppie che hanno almeno tre figli</li>
<li>La possibilità di richiedere un prestito unico di circa trentamila euro alle coppie che hanno più di due figli; prestito con un tasso d&#8217;interesse variabile a seconda del numero dei figli e che, in circostanze speciali, può essere non ripagato</li>
<li>L&#8217;esenzione a vita dall&#8217;imponibile fiscale per le madri che hanno più di quattro figli</li>
</ul>
<p>Ai punti di cui sopra <a href="http://abouthungary.hu/blog/hungarys-family-protection-action-plan-heres-what-happens-next-and-how-we-see-it-bearing-fruit/">si aggiungano gli altri provvedimenti introdotti nell&#8217;ultima decade</a> e nell&#8217;ultimo biennio, in particolare:</p>
<ul>
<li>La riduzione di oltre un quarto dei prezzi dell&#8217;energia per le famiglie</li>
<li>La revisione del sistema fiscale a favore delle unità familiari</li>
<li>L&#8217;introduzione di leggi<em> ad hoc</em> a supporto dei lavoratori dipendenti con figli: bonus, buoni spesa, permessi, congedi parentali</li>
<li>L&#8217;accesso gratuito alla fecondazione assistita</li>
<li>L&#8217;impiego di strategie di condizionamento culturale per incoraggiare i magiari, specialmente gli appartenenti alle nuove generazioni, a rivalutare positivamente l&#8217;ideale della famiglia naturale: libri, spettacolo, televisione, e personaggi pubblici e politici che pubblicizzano la propria vita privata per trasmettere il modello della &#8220;famiglia felice&#8221;</li>
</ul>
<h2>Un modello per il resto del mondo?</h2>
<p><a href="https://mercatornet.com/has-hungary-turned-a-demographic-corner/47034/">Come ha spiegato recentemente</a> il demografo<strong> Marcus Roberts</strong>, che, dapprima scettico nei riguardi dell&#8217;agenda natalista di Fidesz, si è ricreduto alla luce dei numeri, &#8220;il piano dell&#8217;Ungheria potrebbe essere un modello per quei Paesi desiderosi di aumentare i loro tassi di natalità&#8221;. La differenza fra la strategia demografica di Orban e le altre (fallimentari) tentate nel resto del mondo avanzato, è che &#8220;non soltanto fornisce assistenza finanziaria alle famiglie, ma mostra anche che il governo e la società siano impegnati a supportare le famiglie e a valorizzare i genitori in quanto parte integrante del tessuto statale&#8221;.</p>
<p>L&#8217;esperimento ungherese, dopo aver attratto la curiosità dei demografi indipendenti, sta iniziando a catturare l&#8217;interesse dei governi. A fine gennaio,<a href="https://rmx.news/article/article/japan-looks-at-hungarian-family-policy-blueprint"> secondo quanto filtrato dalla stampa magiara</a>, le autorità giapponesi hanno avviato uno studio approfondito dell&#8217;agenda natalista di Fidesz, in quanto ritenuta &#8220;meritevole di attenzione&#8221; e perché, come spiegano su <em>Japan Business Press</em>, <span style="font-size: 1rem;">&#8220;l&#8217;Ungheria vuole risolvere lo spopolamento senza immigrazione, e anche il Giappone condivide questa visione&#8221;. Il primo contatto a scopo di scambio di informazioni è avvenuto a inizio anno nella capitale ungherese, dove si sono incontrati l&#8217;ambasciatore giapponese in loco, <strong>Otaka Masato</strong>, e il ministro Novak. </span></p>
<p>La demografia patriottica di Fidesz potrebbe essere realmente un elisir contro l&#8217;inverno demografico che minaccia la sopravvivenza futura di intere nazioni, specialmente nel Vecchio Continente, e il fatto che il <strong>Giappone</strong> abbia inaugurato un percorso di studio per valutarne l&#8217;effettività dovrebbe almeno suscitare qualche riflessione tra i decisori politici europei.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/dallungheria-la-possibile-ricetta-contro-linverno-demografico.html">Dall&#8217;Ungheria la (possibile) ricetta contro l&#8217;inverno demografico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il futuro della Francia sarà arabo?</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/il-futuro-della-francia-parla-arabo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2020 14:44:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi demografica europea]]></category>
		<category><![CDATA[denatalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="585" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Parigi-scaled-e1601131807816.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Parigi-scaled-e1601131807816.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Parigi-scaled-e1601131807816-300x91.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Parigi-scaled-e1601131807816-1024x312.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Parigi-scaled-e1601131807816-768x234.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Parigi-scaled-e1601131807816-1536x468.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Parigi-scaled-e1601131807816-2048x624.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Europa del futuro sarà radicalmente diversa da quella di oggi da un punto di vista etnico: non è una questione di se, è una questione di quando. Mentre i popoli autoctoni sono entrati in un inverno demografico del quale non si intravede una fine, anche perché finora non sono state formulate politiche di successo, l&#8217;elevata &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/il-futuro-della-francia-parla-arabo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/il-futuro-della-francia-parla-arabo.html">Il futuro della Francia sarà arabo?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="585" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Parigi-scaled-e1601131807816.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Parigi-scaled-e1601131807816.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Parigi-scaled-e1601131807816-300x91.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Parigi-scaled-e1601131807816-1024x312.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Parigi-scaled-e1601131807816-768x234.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Parigi-scaled-e1601131807816-1536x468.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Parigi-scaled-e1601131807816-2048x624.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;Europa del futuro sarà radicalmente diversa da quella di oggi da un punto di vista etnico: non è una questione di se, è una questione di quando. Mentre i popoli autoctoni sono entrati in un inverno demografico del quale non si intravede una fine, anche perché finora non sono state formulate politiche di successo, l&#8217;elevata propensione alla natalità di specifiche minoranze sta silenziosamente ridisegnando il panorama di diversi contesti nazionali.</p>
<p>È il <a href="https://it.insideover.com/societa/budapest-la-comunita-rom-insorge-contro-orban.html">caso dell&#8217;Europa centrale</a> e <a href="https://it.insideover.com/societa/linverno-demografico-nei-balcani.html">di una parte consistente dei Balcani</a>, la cui lingua del futuro sarà con molta probabilità il <strong>romani</strong>, ed è anche il caso della Francia, dove la lingua del domani potrebbe essere l&#8217;<strong>arabo</strong>.</p>
<h2>I numeri di una rivoluzione silenziosa</h2>
<p>Non si può raccontare questa storia senza prima fare una premessa: capire la reale composizione etnica della Francia è <strong>impossibile</strong> perché, ad oggi, le autorità non raccolgono questo tipo di dati sulla popolazione. Negli anni recenti, tuttavia, diversi centri di ricerca e università hanno iniziato ad indagare sulla questione nel tentativo di fare una ricostruzione approssimativa, ma verosimile, del quadro generale.</p>
<p>Il modo più semplice al quale hanno fatto ricorso gli studiosi, che è anche il più intelligente e sicuro, è quello dell&#8217;<strong>analisi dei nomi </strong>dei nuovi nati. Ed è proprio attraverso questo metodo che l&#8217;Istituto nazionale di statistica e studi economici (Insee) <a href="https://rmx.news/article/article/will-ethnic-french-become-a-minority-in-their-own-country-data-shows-1-in-5-newborns-in-france-have-arab-muslim-first-names">ha certificato</a> che nel 2019 al 21.53% dei nuovi nati è stato dato un nome arabo. In altri termini: ogni cinque nuovi nati, uno è arabo e/o comunque musulmano.</p>
<p>La situazione interessa l&#8217;intero territorio nazionale ma varia, e anche molto, da regione a regione. Esistono aree, infatti, in cui la (s)proporzione dei neonati ascrivibili a contesti musulmani sul totale è particolarmente elevata; è il caso del dipartimento della Senna e Marna, dove è stato assegnato un nome arabo al 54% dei nascituri nel 2019. Numeri simili a quelli registrati dalla Senna e Marna, ovvero sopra la media, caratterizzano anche la Loira, la Vaucluse, il Rodano, l&#8217;Hérault, le Alpi marittime, le Bocche del Rodano e il Gard.</p>
<p>Questi numeri assumono un aspetto finanche più significativo se si considera che nel 1969 i neonati con nomi arabi rappresentavano soltanto il 2,6% del totale. Nell&#8217;arco di quarant&#8217;anni esatti quel 2% è diventato un 21%: una vera e propria rivoluzione demografica, avvenuta nel più totale silenzio, che sta iniziando a ricevere attenzione soltanto oggi, a causa del<strong> fallimento del modello d&#8217;integrazione francese</strong>, palesato dalla diffusione dei cosiddetti<a href="https://it.insideover.com/politica/macron-evoca-la-guerra-civile-europea-francia-la-sicurezza-al-tracollo.html"> territori perduti</a>, dal jihadismo e dall&#8217;incubo del cosiddetto <a href="https://it.insideover.com/societa/il-separatismo-islamista-dilaga-in-francia.html">separatismo islamista</a>.</p>
<h2>Numeri elevati, ma sottostimati</h2>
<p>Le percentuali dell&#8217;Insee, per quanto utili, potrebbero <strong>sottostimare</strong> la portata del fenomeno. Secondo Fdesouche, che ha analizzato nel dettaglio le tabelle prodotte dall&#8217;istituto per l&#8217;anno 2019, i figli di famiglie musulmane potrebbero essere stati molti di più, <a href="https://www.fdesouche.com/2020/09/22/barometre-2019-du-prenom-musulman-215-des-naissances-en-france-54-dans-le-93-decouvrez-les-prenoms-les-plus-donnes-dans-chaque-departement/">forse un quarto del totale</a>. L&#8217;Insee, secondo gli analisti di Fdesouche, sbaglierebbe a basare il conteggio prendendo in considerazione soltanto i nomi di origine araba, perché in molte famiglie musulmane vi sarebbe la tendenza a scegliere &#8220;nomi esotici&#8221;, ossia etnici.</p>
<p>Fdesouche, per confermare la propria ipotesi, ha scandagliato la realtà dei nomi esotici e concluso che, nel periodo di riferimento in questione, i nati da famiglie musulmane non sarebbero stati il 21.53% ma, verosimilmente, il 25%. Lo stesso ente ha anche osservato come si tratti di una percentuale in crescita su base annua. Rispetto al 2017, ad esempio, l&#8217;aumento è stato dello 0.4%.</p>
<h2>Quanti sono i musulmani in Francia?</h2>
<p>Pur in assenza di cifre ufficiali, gli studi indipendenti di università, centri di ricerca ed enti statistici, concordano all&#8217;unanimità su un punto essenziale: la Francia è casa della più vasta comunità musulmana del Vecchio Continente. Secondo <a href="https://www.pewresearch.org/fact-tank/2017/11/29/5-facts-about-the-muslim-population-in-europe/">uno studio riferito all&#8217;anno 2016</a> del prestigioso Pew Research Center si tratterebbe di una realtà composta da <strong>5 milioni e 720mila</strong> individui, ossia l&#8217;8.8% della popolazione totale.</p>
<p>Questo record non si spiega solamente facendo riferimento all&#8217;elevata natalità di coloro che sono arrivati nel Paese nel secondo dopoguerra, in fuga dalle ex colonie; è obbligatorio tenere in considerazione altri due fattori: le ondate di immigrazione degli anni recenti e la politica di asilo molto elastica dell&#8217;Eliseo.</p>
<p>L&#8217;anno scorso, dati alla mano, il Ministero dell&#8217;Interno ha rilasciato 276.576 permessi di residenza e ricevuto 132.700 richieste d&#8217;asilo &#8211; in entrambi i casi si tratta di persone provenienti in larga parte da Paesi a maggioranza musulmana &#8211; e andrebbe anche tenuto conto delle decine di persone, in arrivo dagli stessi contesti, che varcano quotidianamente e illegalmente i confini francesi.</p>
<p>Nei prossimi decenni, a meno di inversioni di tendenza radicali e imprevedibili, elevata immigrazione e forti disparità tra il tasso di fertilità degli autoctoni, che sarebbe fermo a 1.4 figli per donna, e dei residenti di fede musulmana, verosimilmente compreso fra i 3.4 e i 4 figli per donna, potrebbero condurre ad un cambio di paradigma etnico (e religioso) nel Paese. Secondo un&#8217;analisi di scenario dell&#8217;economista Charles Gave, tale sorpasso potrebbe avvenire attorno al 2060.</p>
<h2>Un futuro distopico</h2>
<p>Tutto sembra indicare che questa rivoluzione etno-religiosa non avverrà pacificamente:<a href="https://it.insideover.com/religioni/francia-il-cristianesimo-sotto-assedio.html"> dalla guerra silenziosa al cristianesimo</a>, che sta portando alla scomparsa di croci e all&#8217;incenerimento di chiese e cattedrali, fino al più palpabile fenomeno del terrorismo islamista, <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/lattentato-contro-lex-sede-di-charlie-hebdo-spiegato.html">che il 25 settembre ha mietuto nuove vittime a Parigi</a>, la Francia è una polveriera che sta già, lentamente, esplodendo.</p>
<p>Da diversi anni la Francia è il paese più colpito dal terrorismo islamista che imperversa nel Vecchio Continente. A Parigi, ma anche a Nizza, sono stati compiuti fra gli attentati più sanguinosi della storia recente europea, sullo sfondo delle periodiche rivolte urbane nei “quartieri difficili”, nelle banlieu a maggioranza afro-araba, e del vaso di pandora, ormai scoperchiato, della pericolosa<strong> infiltrazione jihadista</strong> nelle fondamenta della repubblica:<a href="https://it.insideover.com/terrorismo/linfiltrazione-jihadista-nello-stato-francese.html"> forze dell’ordine</a> e <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-problema-radicalizzazione-nella-legione-straniera.html">forze armate</a>.</p>
<p>Lo scenario è stato reso ulteriormente più cupo dalle recenti uscite di <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-e-emmanuel-macron.html">Emmanuel Macron</a>, che da alcuni mesi <a href="https://it.insideover.com/societa/francia-quelle-enclavi-etno-religiose-che-fanno-paura-a-macron.html">ha iniziato a denunciare</a> l&#8217;esistenza del cosiddetto <strong>separatismo islamista</strong>, un fenomeno che rischierebbe di minare l’unità e l’integrità territoriale della nazione per via della proliferazione di<strong> stati paralleli</strong>.</p>
<p>Questi stati paralleli, conosciuti popolarmente come i &#8220;territori perduti&#8221;, secondo quanto appurato dalle indagini della Direction générale de la Sécurité intérieure (Dgsi) sarebbero attualmente 150. Si tratta, in sostanza, di quartieri, prevalentemente banlieu e zone-dormitorio, <strong>fuori dal controllo</strong> delle istituzioni e comandati da reti più o meno informali legate al jihadismo e all’islam radicale. Sono i quartieri in cui la shari’a ha già sostituito le leggi civili della repubblica, e dove la carenza di prospettive di mobilità sociale e integrazione ha creato delle bombe ad orologeria che periodicamente esplodono, lasciando a terra morti e feriti.</p>
<p>È dai territori perduti che proviene la stragrande maggioranza dei circa <strong>2mila</strong> francesi arruolatisi nelle file dello Stato Islamico dallo scoppio della guerra civile siriana ad oggi. 2mila, una cifra enorme, che rende la Francia il paese europeo<strong> più colpito</strong> dalla radicalizzazione, insieme a Belgio, Gran Bretagna e Germania, ma che rappresenta soltanto la punta dell’iceberg, perché sotto la sorveglianza delle autorità si trovano circa<strong> 15mila</strong> <strong>persone </strong>fra radicalizzati, terroristi comprovati o presunti ed imam estremisti.</p>
<p>Questo <strong>esercito invisibile</strong>, i cui soldati escono periodicamente dall&#8217;ombra per consumare attentati, come accaduto il 25 settembre, è spalmato sull’intero territorio nazionale che, nel complesso, presenta<a href="https://it.insideover.com/terrorismo/gli-islamisti-dominano-le-periferie-francesi.html"> circa 750 zone a rischio</a>, sensibili e vulnerabili alla proliferazione del fondamentalismo islamico poiché caratterizzate da alti tassi di criminalità, disoccupazione e alti indicatori di degrado sociale.</p>
<p>Questa situazione drammatica riguarda una Francia in cui i musulmani rappresentano, oggi, meno del 10% della popolazione; è intuibile che, se i decisori politici non troveranno una soluzione al dilemma integrazione, nei prossimi anni il Paese potrebbe realisticamente sprofondare<a href="https://it.insideover.com/societa/il-medioevo-sta-tornando.html"> in uno scenario da Nuovo Medioevo</a>, dominato da anarchia, guerre civili molecolari e disordine cronico.</p>
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		<title>La bomba demografica europea</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/la-bomba-demografica-europea.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2020 20:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi demografica europea]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1473" height="832" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Milano-emergenza-Coronavirus-fase-3-scene-di-vita-quotidiana-in-via-Paolo-Sarpi-Fotogramma-e1592597034766.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Anziani in città a Milano (Fotogramma)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Milano-emergenza-Coronavirus-fase-3-scene-di-vita-quotidiana-in-via-Paolo-Sarpi-Fotogramma-e1592597034766.jpg 1473w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Milano-emergenza-Coronavirus-fase-3-scene-di-vita-quotidiana-in-via-Paolo-Sarpi-Fotogramma-e1592597034766-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Milano-emergenza-Coronavirus-fase-3-scene-di-vita-quotidiana-in-via-Paolo-Sarpi-Fotogramma-e1592597034766-1024x578.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Milano-emergenza-Coronavirus-fase-3-scene-di-vita-quotidiana-in-via-Paolo-Sarpi-Fotogramma-e1592597034766-768x434.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Milano-emergenza-Coronavirus-fase-3-scene-di-vita-quotidiana-in-via-Paolo-Sarpi-Fotogramma-e1592597034766-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1473px) 100vw, 1473px" /></p>
<p>È considerato uno dei più precisi indicatori del tenore di vita medio l&#8217;allungamento della speranza di vita, uno degli elementi di fondo che distingue &#8211; salvo poche eccezioni &#8211; i Paesi occidentali ed in generale industrializzati da quelli sottosviluppati ed in via di sviluppo. Con delle maggiori disponibilità economiche è infatti più semplice accedere alle &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/la-bomba-demografica-europea.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1473" height="832" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Milano-emergenza-Coronavirus-fase-3-scene-di-vita-quotidiana-in-via-Paolo-Sarpi-Fotogramma-e1592597034766.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Anziani in città a Milano (Fotogramma)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Milano-emergenza-Coronavirus-fase-3-scene-di-vita-quotidiana-in-via-Paolo-Sarpi-Fotogramma-e1592597034766.jpg 1473w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Milano-emergenza-Coronavirus-fase-3-scene-di-vita-quotidiana-in-via-Paolo-Sarpi-Fotogramma-e1592597034766-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Milano-emergenza-Coronavirus-fase-3-scene-di-vita-quotidiana-in-via-Paolo-Sarpi-Fotogramma-e1592597034766-1024x578.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Milano-emergenza-Coronavirus-fase-3-scene-di-vita-quotidiana-in-via-Paolo-Sarpi-Fotogramma-e1592597034766-768x434.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Milano-emergenza-Coronavirus-fase-3-scene-di-vita-quotidiana-in-via-Paolo-Sarpi-Fotogramma-e1592597034766-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1473px) 100vw, 1473px" /></p><p>È considerato uno dei più precisi indicatori del tenore di vita medio l&#8217;allungamento della <strong>speranza di vita</strong>, uno degli elementi di fondo che distingue &#8211; salvo poche eccezioni &#8211; i Paesi occidentali ed in generale industrializzati da quelli sottosviluppati ed in via di sviluppo. Con delle maggiori disponibilità economiche è infatti più semplice accedere alle cure mediche, portare avanti uno stile di vita sano e soprattutto permettersi tutta una serie di agi &#8211; e vantaggi sociali &#8211; che permettono di raggiungere questo ambito obiettivo.</p>
<p>Tuttavia, tale processo di <strong>invecchiamento</strong> della popolazione espone a una serie di pericoli non di secondo piano e che necessitano di un adattamento delle strutture fiscali e della sanità pubblica volte a mantenere inalterato l&#8217;equilibrio di base. Questo particolare, soprattutto in Europa, è stato molto spesso sottovalutato: anche da quei Paesi che detengono un pil pro capite maggiore. E in questa situazione, lo stesso elemento positivo del poter vivere più a lungo rischia di trasformarsi in un&#8217;odissea, come è stato purtroppo messo in luce dalla recente <strong>crisi sanitaria</strong> legata alla pandemia di <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html">coronavirus</a>.</p>
<h2>Il &#8220;peso&#8221; degli anziani</h2>
<p>È un brutto termine quello che viene spesso associato alla figura dell&#8217;anziano nella nostra società, visto quasi come un <strong>peso</strong> più che un valore aggiunto; e in sostanza, è pure sbagliato. Benché sia infatti vero che statisticamente &#8211; salvo i &#8220;nonni di ferro&#8221; &#8211;  è più facile che un ultrasessantenne &#8211; magari in pensione &#8211; abbia bisogno di ricorrere al sistema sanitario nazionale rispetto ad un ventenne, in una situazione in cui l&#8217;apparato ospedaliero funziona perfettamente ciò sarebbe un dato sostanzialmente irrilevante. Tuttavia, a seguito dei tagli portati avanti in modo generalizzato in Europa sui sistemi sanitari in simultanea con l&#8217;invecchiamento della popolazione, il comportamento portato avanti dalla politica europea ha generato già da tempo una <strong>bomba ad orologeria</strong>, pronta ad esplodere da un momento all&#8217;altro. E con la pandemia, ciò è quello che è accaduto. Adesso, però, bisogna soltanto sperare che tutte le vite portate via dal Covid-19 siano di esempio per una condotta più accorta nei confronti della sanità pubblica: in caso contrario, nonostante le promesse non saremo migliorati neppure di una virgola.</p>
<h2>Il cortocircuito ai tempi del Covid</h2>
<p>Era stato sostenuto dai medici sin dal principio &#8211; e probabilmente troppe volte è accaduto &#8211; il concetto secondo il quale, in caso di saturazione dei reparti &#8220;il vecchio avrebbe salvato la vita al giovane&#8221;. L&#8217;equazione è molto semplice &#8211; benché inumana &#8211; in quanto risponde ad un puro e semplice <strong>calcolo</strong> <strong>statistico</strong> riguardo a chi si sarebbe salvato più facilmente. E dell&#8217;ormai antico detto che voleva che la strada fosse aperta per prima agli anziani non ne è più rimasta nemmeno l&#8217;ombra. Emergenza a parte, il dato rimane però davvero drammatico. L&#8217;Europa &#8211; o quasi tutta &#8211; non possiede un sistema sanitario in grado di far fronte alla domanda in un periodo di stress particolarmente elevato e soprattutto in Italia questo però lo conoscevamo già da molto tempo. E ciò accade per un motivo semplice: benché apprezziamo poter vedere in vita i nostri genitori per il più lungo tempo possibile, noi &#8211; e la politica &#8211; non abbiamo fatto abbastanza in termini di adattamento strutturale alla necessità. Tutto questo &#8211; volenti o nolenti &#8211; prima o poi avrebbe generato un cortocircuito, come accaduto in questi primi drammatici mesi del 2020.</p>
<h2>Se l&#8217;Europa non si adatta, si rischia il collasso</h2>
<p>Sono anni che si parla anche di un&#8217;altra questione, relativa però all&#8217;apparato economico europeo: il peso delle <strong>pensioni</strong>. E questo fattore, unito alle difficoltà del sistema sanitario, è il secondo aspetto che induce molti a vedere in cattiva luce la popolazione anziana, sebbene nella quasi totalità dei casi quei soldi non sono nient&#8217;altro che prestiti fatti precedentemente allo Stato (perché tutti quanti, chi prima e chi dopo, siamo stati giovani).</p>
<p>Tuttavia, con il mantenimento sostanzialmente invariato dei modelli previdenziali sino a pochi anni fa sono stati creati molti danni alle capacità erariali di <strong>sorreggere</strong> <strong>il sistema pensionistico</strong> e di ciò gli esempi sono infiniti e non si limitano alla sola Italia. E senza un lavoro un riequilibrio, purtroppo, prima o poi il sistema previdenziale sarà destinato a crollare, se non drasticamente modificato; in modo sostanzialmente identico a quanto affermato per il sistema sanitario.</p>
<p>Concludendo, l&#8217;Europa si trova di fronte ad una svolta epocale &#8211; ammesso che già il giro di boa non sia stato effettuato &#8211;  che necessita però anche di grandi <strong>adattamenti</strong> <strong>innovativi</strong>. Senza l&#8217;introduzione infatti di invasive modificazioni il rischio è che l&#8217;invecchiamento della popolazione diventi una bomba sociale, potenzialmente in grado di far collassare interi Paesi aderenti all&#8217;Unione europea. E in molti casi, purtroppo, il rischio si trova davvero dietro l&#8217;angolo, con gli ultimi accadimenti internazionali che non sono stati forse che un semplice avvertimento dei drammi che saremo destinati a vivere in futuro se non ci riveleremo in grado di adattarci.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/la-bomba-demografica-europea.html">La bomba demografica europea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Spagna resta senza figli e il governo corre ai ripari</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/la-spagna-resta-senza-figli-e-il-governo-corre-ai-ripari.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2020 18:42:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi demografica europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="883" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Spagna-bambini-scuola-La-Presse-e1583952142149.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Spagna scuola virus" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Spagna-bambini-scuola-La-Presse-e1583952142149.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Spagna-bambini-scuola-La-Presse-e1583952142149-300x138.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Spagna-bambini-scuola-La-Presse-e1583952142149-768x353.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Spagna-bambini-scuola-La-Presse-e1583952142149-1024x471.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Spagna è uno dei paesi più colpiti dall&#8217;inverno demografico che da oltre vent&#8217;anni ha avvolto in una morsa letale il Vecchio continente, dalla Germania fino ai Balcani, passando per Scandinavia e Italia. Adesso, il nuovo governo del socialista Pedro Sanchez sembra intenzionato a voler trovare una soluzione duratura ed efficace alla crisi delle culle e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/la-spagna-resta-senza-figli-e-il-governo-corre-ai-ripari.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="883" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Spagna-bambini-scuola-La-Presse-e1583952142149.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Spagna scuola virus" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Spagna-bambini-scuola-La-Presse-e1583952142149.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Spagna-bambini-scuola-La-Presse-e1583952142149-300x138.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Spagna-bambini-scuola-La-Presse-e1583952142149-768x353.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Spagna-bambini-scuola-La-Presse-e1583952142149-1024x471.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La Spagna è uno dei paesi più colpiti dall&#8217;inverno demografico che da oltre vent&#8217;anni ha avvolto in una morsa letale il<a href="https://it.insideover.com/societa/linarrestabile-crisi-demografica-delleuropa.html"> Vecchio continente</a>, dalla Germania fino ai <a href="https://it.insideover.com/societa/linverno-demografico-nei-balcani.html">Balcani</a>, passando per Scandinavia e Italia. Adesso, il <a href="https://it.insideover.com/politica/il-nuovo-governo-spagnolo-dovra-affidarsi-alla-catalogna.html">nuovo governo</a> del socialista <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-pedro-sanchez.html"><span style="font-size: 1rem;">Pedro Sanchez </span></a><span style="font-size: 1rem;">sembra intenzionato a voler trovare una soluzione duratura ed efficace alla crisi delle culle e ha dedicato </span><span style="font-size: 1rem;">un intero ministero </span><span style="font-size: 1rem;">all&#8217;annosa questione .</span></p>
<h2>L&#8217;iniziativa</h2>
<p>Una delle prime azioni del secondo governo Sanchez, entrato in carica ad inizio anno, è stata la trasformazione del Ministero per la Transizione Ecologica nel Ministero per la Transizione Ecologica e per la Sfida Demografica, la cui guida è stata affidata a<strong> Teresa Ribera</strong>. Il ritorno alla crescita, in senso demografico, rappresenta la principale sfida che Madrid è chiamata ad affrontare ed il motivo è molto chiaro: negli ultimi dieci anni le nascite sono crollate<a href="https://www.elmundo.es/espana/2019/06/19/5d0a03f1fc6c8394188b4622.html"> del 40%</a> e se la tendenza dovesse proseguire negli anni a venire, entro il 2050 si stima la maggioranza della popolazione sarà composta da ultrasessantenni.</p>
<p>Il nuovo ministero si è mostrato incredibilmente laborioso e ha già organizzato un incontro di lavoro con <a href="https://www.desdesoria.es/2020/03/10/la-red-sspa-desgrana-sus-medidas-contra-la-despoblacion-a-la-secretaria-general-para-el-reto-demografico/">una delegazione</a> della Rete delle Aree Scarsamente Popolate del Sud Europa, un&#8217;organizzazione che lavora nello studio delle de-natalità e offre soluzioni a riguardo. La Spagna rurale si sta spopolando molto rapidamente, sia per via della scarsa propensione degli abitanti ad avere famiglie con almeno due figli che per via della crescente <strong>emigrazione all&#8217;estero</strong>. L&#8217;organizzazione ha quindi un proposto pacchetto di politiche miranti sia a stimolare la natalità che a trattenere i lavoratori in patria. Ogni lavoratore che non espatria, infatti, è un <strong>potenziale genitore</strong>, ed è proprio a questo che punta la strategia elaborata dalla Rete.</p>
<p>Il pacchetto proposto dalla Rete non vuole offrire cure palliative, ma soluzioni definitive, e chiede un<strong> grande sforzo</strong> economico al governo e agli imprenditori, poiché basato su: revisione integrale del sistema fiscale, differenziato in maniera tale da favorire lavoratori e famiglie, riduzione dei costi del lavoro per le imprese, per incentivare nuove assunzioni ed impedire la fuga della manodopera, bonus e stimoli per galvanizzare la migrazione interna, la delocalizzazione delle attività economiche non all&#8217;estero ma nelle aree rurali, e la rinascita dei borghi in via di estinzione, snellimento della burocrazia, della macchina amministrativa, e del cuneo fiscale, per il cittadino ordinario.</p>
<p>La cura, praticamente, considera il fenomeno dello spopolamento soltanto da un punto di vista economico, pensando che sia possibile riportare gli spagnoli a formare una famiglia per mezzo di detrazioni fiscali e bonus di vario genere. In realtà, le esperienze di altri paesi, come Russia e Ungheria, che hanno tentato di risolvere la crisi delle culle con mezzi puramente monetari, dimostrano la fallacia di tale convinzione e che occorra trattare il fenomeno per quello che è: <strong>multidimensionale</strong>, legato tanto a fattori economici quanto culturali ed ambientali.</p>
<h2>Culle vuote: una vera emergenza nazionale</h2>
<p>Il 2018 è stato l&#8217;<a href="https://www.elmundo.es/papel/historias/2019/06/20/5d0a7a0efdddffecba8b46f2.html">anno nero</a> della Spagna, come certificato dall&#8217;Istituto Nazionale di Statistica (INE):<strong> 369mila nuove nascite</strong>, un netto calo rispetto alle 393mila dell&#8217;anno precedente ed in comparazione alle 519mila del 2008, l&#8217;anno in cui la popolazione ha cessato di crescere perché la forbice fra nuovi nati e decessi ha iniziato a palesare i suoi effetti, dando vita ad una tendenza allo spopolamento che, da allora, non mostra segni di arresto. Era dal 1941 che il divario fra neonati e morti non era così alto, ma all&#8217;epoca il paese era appena uscito dalla tragedia della guerra civile.</p>
<p>Il futuro del paese è distopico secondo <strong>Alejandro Macarrón Larumbe</strong>, direttore della fondazione Rinascimento Demografico, ed autore del libro <em style="font-size: 1rem;">Suicidio demográfico en Occidente y medio mundo</em>: entro il 2100, dando per fissa la tendenza attuale, la popolazione diminuirà del 50<strong>%</strong> e la popolazione attiva, ossia in età da lavoro, si ridurrà di 2/3. La tesi di Larumbe è che &#8220;la bassa natalità è parte centrale del nostro modello di società&#8221;, perciò gli incentivi a lavoratori e imprese non basteranno: la nuova donna europea, e spagnola, è stata allevata nella convinzione che i figli non siano un investimento, ma un <strong>costo</strong> ulteriore da sopportare, e che perciò occorra farne pochi e in età avanzata, privilegiando prima la carriera.</p>
<p>In questo modo, Larumbe, tenta di spiegare perché l&#8217;età media del primo figlio stia aumentando di anno in anno, una realtà che non caratterizza soltanto la Spagna, perché il <strong>numero di madri over-40</strong> sia cresciuto del<span style="font-size: 1rem;">63,</span><span style="font-size: 1rem;">1% negli ultimi dieci anni, perché il tasso di fertilità oscilli fra </span>l&#8217;1,25 e l&#8217;1,44<span style="font-size: 1rem;"> figli per donna e non si trovi il modo di portarlo al tasso di sostituzione naturale del 2,1. </span></p>
<p>Le proiezioni demografiche dell&#8217;INE <a href="https://www.libremercado.com/2019-11-10/la-crisis-demografica-que-ya-esta-aqui-cae-un-30-el-numero-de-espanoles-de-20-a-40-anos-1276647697/">per il lungo termine</a> e i dati degli anni recenti completano il quadro di Larumbe, corredandolo di ulteriori numeri sconcertanti: fra il 1999 ed il 2019 la popolazione fra i 20 e i 40 anni si è ristretta del <strong>29%</strong> ed entro metà secolo si <span style="font-size: 1rem;">restringerà di un ulteriore 40%, il 2057 potrebbe sancire il <strong>sorpasso</strong> della componente over-80 sugli under-16. Percentuali a parte, è utile anche guardare i numeri veri e propri: nel 2010, la Spagna contava 8 milioni e 200mila persone fra i 30 e i 39 anni, dieci anni dopo, nel 2020, le stesse sono scese a quota<strong> 6 milioni.</strong></span></p>
<p>I problemi sono dietro l&#8217;orizzonte, ma già oggi, l&#8217;invecchiamento della forza lavoro e della popolazione in generale stanno iniziando a riverberare i loro effetti perniciosi sull&#8217;economia: la produttività del sistema nazionale è al massimo dell&#8217;efficienza, <strong>ma sta perdendo capacità</strong> ininterrottamente dal 2010, mentre le fondamenta del sistema pensionistico sono sempre più fragili.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/la-spagna-resta-senza-figli-e-il-governo-corre-ai-ripari.html">La Spagna resta senza figli e il governo corre ai ripari</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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