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	<title>crisi alimentare Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Mon, 20 Apr 2026 13:33:31 +0000</lastBuildDate>
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	<title>crisi alimentare Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il blocco di Hormuz e la spada di Damocle della crisi alimentare mondiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 13:33:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[crisi alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/fertilizzanti.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="fertilizzanti" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/fertilizzanti.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/fertilizzanti-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/fertilizzanti-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/fertilizzanti-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/fertilizzanti-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/fertilizzanti-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I Paesi poveri rischiano di pagare il prezzo della crisi a causa del blocco che interrompe il commercio mondiale dei fertilizzanti.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/fertilizzanti.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="fertilizzanti" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/fertilizzanti.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/fertilizzanti-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/fertilizzanti-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/fertilizzanti-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/fertilizzanti-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/fertilizzanti-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La fragilità del sistema alimentare globale, messa in luce dal conflitto di cui sono teatro l’Iran ed i Paesi del Golfo, si aggiunge a quelle del sistema energetico. <a href="https://www.fao.org/newsroom/detail/fao--protracted-strait-of-hormuz-crisis-could-turn-into-global-agrifood-catastrophe/en">Lo Stretto di Hormuz funge da imbuto per circa il 30% di tutto il commercio mondiale di fertilizzanti</a>, ricorda Máximo Torero, Capo Economista dell&#8217;Organizzazione delle Nazioni Unite per l&#8217;alimentazione e l&#8217;agricoltura (FAO). “<strong>Un’interruzione prolungata nello <a href="https://it.insideover.com/politica/la-sfida-delle-bandiere-e-solo-linizio-dei-grattacapi-di-netanyahu.html" type="post" id="380029">Stretto di Hormuz </a>potrebbe sfociare in una &#8220;catastrofe&#8221; alimentare globale</strong>”: questo l&#8217;allarme lanciato dalla FAO, mentre le spedizioni di input agricoli fondamentali rimangono bloccate.</p>



<p><a href="https://news.un.org/en/story/2026/04/1167289">“Se i prezzi alimentari globali non si sono ancora impennati, nonostante il forte aumento dei costi di produzione, è perchè&nbsp;“abbiamo forniture sufficienti&#8230; e buone scorte che consentono al sistema agroalimentare&#8230; di essere resiliente a questo shock&#8221;</a>&nbsp;continua Torero, ma questo cuscinetto potrebbe avere vita breve. Sottolinea, inoltre che con le decisioni sulla semina alle porte, l’aumento dei costi e la scarsità di fertilizzanti potrebbero spingere gli agricoltori a ridurne l’impiego o a convertire le colture, <strong>compromettendo i rendimenti della prossima stagione</strong>.</p>



<p>Nella crisi che potrebbe arrivare, se le condizioni dello scenario geopolitico rimangono immutate, i primi ad essere colpiti saranno gli <strong>agricoltori </strong>(e poi i consumatori finali) dei <strong>Paesi i cui sistemi alimentari sono </strong>piùstrettamente <strong>dipendenti dalle risorse </strong>esportate dalle<strong> monarchie del Golfo</strong>.</p>



<p>Le criticità prevedibili delineano una forte asimmetria nella filiera: a fronte di rincari o scarsità di materie prime (come i fertilizzanti), i <strong>margini operativi</strong> degli agricoltori subirebbero una contrazione stimata tra il 50% e l&#8217;80%, con il rischio concreto di azzeramento o perdite nette. Al contrario, l&#8217;industria della trasformazione e la GDO (Grande Distribuzione Organizzata ) accuserebbero una riduzione contenuta (10-20%), grazie alla capacità di <strong>traslare i costi sul consumatore finale</strong> attraverso l&#8217;aumento dei prezzi o strategie di marketing come la <strong>shrinkflation</strong> (la riduzione del packaging a parità di prezzo)</p>



<h2 class="wp-block-heading">I Paesi poveri pagano la crisi</h2>



<p>Questo scenario delinea un <strong>pattern strutturale</strong>, alimentato dallo squilibrio nel <strong>potere contrattuale.</strong> I prezzi d’acquisto per <strong>l’industria della trasformazione del settore alimentare</strong> e della <strong>distribuzione</strong> si mantengono bassi <strong>grazie al loro potere negoziale</strong> – molto superiore rispetto a quella dei singoli agricoltori – <strong>con i rincari dei costi di produzione che ricadranno in maniera sproporzionata sugli agricoltori</strong> e, ancor di più, &nbsp;su <strong>braccianti </strong>e dipendenti agricoli, i cui salari vengono compromessi per compensare gli alti costi che l’azienda agricola deve fronteggiare. Il conflitto tra Iran, USA e Israele rischia, in tal modo, di <strong>esasperare gli squilibri</strong> tra <strong>gli attori della filiera alimentare globale,</strong> aggravando le già precarie condizioni economiche degli operatori agricoli.</p>



<p><strong>I Paesi asiatici, </strong>che necessitano di input massicci per garantire la sicurezza alimentare della popolazione, <strong>sono la principale destinazione dei fertilizzanti del Golfo</strong>. <strong>L’India</strong> è probabilmente il Paese più vulnerabile, dal momento che <strong>importa enormi quantità di urea e fosfato biammonico </strong>(DAP) dai Paesi del Golfo che controllano circa il 30-35% del commercio mondiale di urea utilizzato per i fertilizzanti azotati. Una carenza, in questo caso, potrebbe compromettere i raccolti di riso e grano, fondamentali per il mercato interno e globale. Anche lo <strong>zolfo</strong> — talvolta definito la &#8220;merce invisibile dell&#8217;economia globale&#8221; — offre un <strong>esempio di dipendenza strategica</strong>. La regione del Golfo produce circa il 44% dello zolfo mondiale ed il principale consumatore di zolfo a livello mondiale è proprio&nbsp;<a href="https://studies.aljazeera.net/en/analyses/strait-hormuz-global-economic-shock-and-limits-military-power">l&#8217;industria dei fertilizzanti chimici, che rappresenta il 60-70% della domanda globale</a>.&nbsp;Gli <strong>agricoltori del&nbsp;Sud-est Asiatico</strong>&nbsp;sono tra i maggiori utilizzatori di fertilizzanti che contengono o richiedono questo minerale per le estese piantagioni di riso, gomma e olio di palma. In ultima analisi, <strong>l&#8217;Africa Orientale e Subsahariana,</strong> strutturalmente dipendenti dai fertilizzanti dell&#8217;area del Golfo, vedono la propria sicurezza alimentare minata gravemente dalla situazione di crisi attuale, anche a fronte scorte di sicurezza assenti e di una scarsa liquidità per acquistare su mercati più costosi.</p>



<p>Con questo conflitto Trump ha messo in crisi il tipo di mondo che ha difeso con le sue politiche, quello ancorato ai combustibili fossili e all’economia estrattiva. Nonostante le <strong>interdipendenze costitutive del sistema economico globale</strong>, le dinamiche sono sempre le stesse: a pagare le decisioni dei leader dei Paesi più ricchi e indipendenti sono i Paesi più poveri e dipendenti e gli attori economici più deboli.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-blocco-di-hormuz-e-la-spada-di-damocle-della-crisi-alimentare-mondiale.html">Il blocco di Hormuz e la spada di Damocle della crisi alimentare mondiale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Allarme dal World Food Programme 6 operazioni critiche rischiano interruzione flusso di assistenza alimentare</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/allarme-dal-world-food-programme-6-operazioni-critiche-rischiano-interruzione-flusso-di-assistenza-alimentare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Oct 2025 16:15:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[crisi alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[crisi umanitaria]]></category>
		<category><![CDATA[Sudan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1235" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11048620-20250620_SDN_Mohamed-Galal_0014-e1760970601535.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11048620-20250620_SDN_Mohamed-Galal_0014-e1760970601535.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11048620-20250620_SDN_Mohamed-Galal_0014-e1760970601535-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11048620-20250620_SDN_Mohamed-Galal_0014-e1760970601535-1024x659.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11048620-20250620_SDN_Mohamed-Galal_0014-e1760970601535-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11048620-20250620_SDN_Mohamed-Galal_0014-e1760970601535-1536x988.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11048620-20250620_SDN_Mohamed-Galal_0014-e1760970601535-600x386.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il World Food Programme lancia l&#8217;allarme: rischio interruzione del flusso di assistenza alimentare per almeno sei operazioni critiche entro la fine di quest&#8217;anno. Le informazioni contenute nel nuovo rapporto dell&#8217;agenzia Onu &#8211; “A lifeline at risk” -rilevano che oltre 13 milioni dei beneficiari degli aiuti alimentari consegnati dal più grande programma umanitario del mondo potrebbero &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/allarme-dal-world-food-programme-6-operazioni-critiche-rischiano-interruzione-flusso-di-assistenza-alimentare.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/allarme-dal-world-food-programme-6-operazioni-critiche-rischiano-interruzione-flusso-di-assistenza-alimentare.html">Allarme dal World Food Programme 6 operazioni critiche rischiano interruzione flusso di assistenza alimentare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1235" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11048620-20250620_SDN_Mohamed-Galal_0014-e1760970601535.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11048620-20250620_SDN_Mohamed-Galal_0014-e1760970601535.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11048620-20250620_SDN_Mohamed-Galal_0014-e1760970601535-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11048620-20250620_SDN_Mohamed-Galal_0014-e1760970601535-1024x659.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11048620-20250620_SDN_Mohamed-Galal_0014-e1760970601535-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11048620-20250620_SDN_Mohamed-Galal_0014-e1760970601535-1536x988.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11048620-20250620_SDN_Mohamed-Galal_0014-e1760970601535-600x386.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il <strong>World Food Programme</strong> lancia l&#8217;allarme: rischio interruzione del flusso di assistenza alimentare per almeno sei operazioni critiche entro la fine di quest&#8217;anno. Le informazioni contenute nel <a href="https://it.wfp.org/comunicati-stampa/allarme-wfp-sei-operazioni-critiche-che-rischiano-interruzione-nel-flusso-di">nuovo rapporto</a> dell&#8217;agenzia Onu &#8211; “<em>A lifeline at risk</em>” -rilevano che oltre 13 milioni dei beneficiari degli aiuti alimentari consegnati dal più grande programma umanitario del mondo potrebbero essere tagliati fuori dalle linee di sostentamento e cadere dai &#8220;<em>livelli di fame di crisi</em>&#8220;, classificata come Ipc3, ai <strong>livelli di emergenza</strong>, classificati come <strong>Ipc4</strong>.</p>



<p>La Direttrice Esecutiva del programma umanitario delle <strong>Nazioni Unite</strong> riferisce che &#8220;<em>il mondo sta affrontando una crescente ondata di fame acuta che minaccia milioni di persone tra le più vulnerabili, e i fondi necessari per aiutarci a rispondere si stanno esaurendo</em>&#8220;, aggiungendo come &#8220;<em>ogni taglio alle razioni significa che un bambino va a letto affamato, una madre salta un pasto o una famiglia perde il sostegno di cui ha bisogno per sopravvivere. Il filo dell’assistenza vitale che sostiene milioni di persone viene tagliato davanti ai nostri occhi</em>&#8220;.</p>



<p>Stando a quanto riferito dal rapporto &#8220;<a href="https://u7061146.ct.sendgrid.net/ls/click?upn=u001.gqh-2BaxUzlo7XKIuSly0rCx-2FgeRx-2Fvh6TfyFfzjQF7vMwYmdvVQhys1SiaJiTnYGLsxWBlIiOMbbvYjb8Ub0pQw59LgUweeNt29WUTgstxuE-3Da1Xl_xEr91lmIDp0DBQjog7zi1-2BHt3J-2FkxG-2F-2B5qujze3ATnTrg-2BHUzIhyRb8wVRSKKvcOz8j7dDY3vrIg6D-2ByKYMtUeKr3fwEr9Pk2wgpnYJVLDDPAMB1F-2FtRWaKOm5puFE0pPRwGBAryvEFhKzW3sp7qBKLTfzjxWYfvcWpDP02FJC-2FN8N3LibIvsFZmlxicqwV7T0IhSUvl4-2FYaTft-2FJZ6Aibb8xCP-2FdqQ7ogqQwEZSAdBtTBYRusWpLEL1wA5GiZ-2BiG-2BoIosH8nVxV082lXzF7CyPp00-2BEJdCYuuM0zdIywJYGckz2EBj2aJ5YgzBm7eX1FvQdggCQ-2FlfYFMF5-2BHKQP9H80kijEXMQ-2BGSMbZEL-2Bo8-3D" target="_blank" rel="noreferrer noopener">A lifeline at risk: Food assistance at breaking point</a>&#8220;,  la previsione di una riduzioni dell&#8217;assistenza alimentare in tutte le sue operazioni minaccia di portare<strong> 13,7 milioni di persone</strong> a un livello di emergenza alimentare. </p>



<p>L&#8217;aumento previsto tiene conto solo dell&#8217;impatto dei tagli all&#8217;assistenza del Wfo sulle persone che attualmente ricevono supporto, non di altri fattori che potrebbero avere un impatto sull&#8217;<strong>insicurezza alimentare</strong>. Senza risorse aggiuntive, spiegano i responsabili del programma, milioni di persone &#8220;<em>vulnerabili potrebbero rimanere senza assistenza alimentare salvavita, in un momento in cui la fame globale ha raggiunto livelli record</em>&#8220;.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11065907-4N0A5812-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-490226" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11065907-4N0A5812-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11065907-4N0A5812-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11065907-4N0A5812-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11065907-4N0A5812-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11065907-4N0A5812-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11065907-4N0A5812.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Un Ilyushin Il-76 del WFP conduce un airdropping su Ngueny, nello stato dell&#8217;Alto Nilo, nel Sudan del Sud</em></figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Sei operazioni critiche a rischio</h2>



<p>Le operazioni attualmente a rischio sono in Afghanistan, Repubblica Democratica del Congo, Haiti, Somalia, Sud Sudan e Sudan, e stanno tutte affrontando gravi interruzioni che minacciano di peggiorare<strong> entro la fine del 2025</strong>. </p>



<p>I tagli alle razioni e la riduzione del numero di persone assistite stanno colpendo le comunità devastate da conflitti, sfollamenti e shock climatici, in particolare bambini, donne, rifugiati e sfollati interni.</p>



<p>L&#8217;<strong>Afghanistan</strong> ha registrato riduzioni drastiche, con l&#8217;assistenza che raggiunge meno del 10 per cento delle persone in condizioni di insicurezza alimentare, nonostante i crescenti tassi di malnutrizione. La <strong>Repubblica Democratica del Congo</strong> sta affrontando livelli record di fame; questo mese il Wfp ha ridotto la sua assistenza a 600.000 persone, rispetto ai 2,3 milioni previsti, con una possibile interruzione completa del servizio entro febbraio 2026. Ad <strong>Haiti</strong>, i programmi di pasti caldi sono già stati interrotti e le famiglie ricevono metà delle razioni mensili standard del programma delle Nazione Uniti. </p>



<p>In<strong> Somalia</strong> il supporto è stato ripetutamente ridotto, a novembre 2025 saranno solo 350.000 i beneficiari, rispetto ai 2,2 milioni di un anno fa. In <strong>Sud Sudan</strong>, tutti i beneficiari dell&#8217;assistenza del programma attualmente ricevono una razione ridotta, che sarà priva di alcuni generi alimentari a partire da ottobre, con l&#8217;esaurimento delle scorte nazionali.</p>



<p>In<strong> Sudan</strong> il Wfp attualmente supporta quattro milioni di persone affamate al mese; nonostante l&#8217;operazione significativa, sono complessivamente 25 milioni le persone – metà della popolazione totale – alle prese con una grave insicurezza alimentare in tutto il paese. Anche la preparazione, fondamentale per gestire la risposta alle crisi, ne ha risentito. Per la prima volta dal 2016, il Wfp non dispone di scorte di emergenza per la stagione degli uragani ad Haiti, e non ha cibo preposizionato in Afghanistan in previsione dell&#8217;inverno.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11052542-20250619_WFP_SOM_Haatfuul-Farm-23-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-490227" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11052542-20250619_WFP_SOM_Haatfuul-Farm-23-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11052542-20250619_WFP_SOM_Haatfuul-Farm-23-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11052542-20250619_WFP_SOM_Haatfuul-Farm-23-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11052542-20250619_WFP_SOM_Haatfuul-Farm-23-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11052542-20250619_WFP_SOM_Haatfuul-Farm-23-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WF11052542-20250619_WFP_SOM_Haatfuul-Farm-23.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Una donna si impegna nel progetto di recupero presso una fattoria nella regione di Gedo, in Somalia.</em></figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Fame record, risorse in calo</h2>



<p>La fame nel mondo ha raggiunto livelli record, con <strong>319 milioni di persone che affrontano una grave insicurezza alimentare</strong>, di cui 44 milioni in condizioni di fame di emergenza (Ipc4). Due carestie si sono verificate contemporaneamente, in Sudan e Gaza. Altrettanto preoccupante è il fatto che il numero di persone classificate come in carestia, sull&#8217;orlo della carestia o a livelli catastrofici di fame (Ipc5) sia raddoppiato in soli due anni, raggiungendo 1,4 milioni di persone.</p>



<p>La situazione dei finanziamenti del Wfp non è mai stata così critica. L&#8217;agenzia prevede di ricevere il 40 per cento in meno di finanziamenti per il 2025. Il budget previsto è di 6,4 miliardi di dollari, in calo rispetto ai 10 miliardi di dollari del 2024.</p>



<p>&#8220;<em>Il divario tra ciò che il WFP deve fare e ciò che possiamo permetterci di fare non è mai stato così grande</em>&#8220;, spiega la direttrice del programma. &#8220;<em>Rischiamo di perdere decenni di progressi nella lotta contro la fame. Non si tratta solo di paesi travolti da gravi emergenze. Anche i progressi duramente ottenuti nella regione del Sahel, dove 500.000 persone sono uscite dalla dipendenza dagli aiuti grazie a programmi integrati di assistenza alimentare e resilienza, potrebbero presto essere vanificati senza un sostegno continuo</em>&#8220;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Wpf chiede un&#8217;azione urgente</h2>



<p>L&#8217;<strong>impatto dei tagli si sta manifestando</strong> in maniera diversa nelle varie operazioni del WFP, ma una cosa rimane costante: il WFP rimane impegnato a fornire assistenza alimentare nei luoghi con più fame nel mondo.</p>



<p>&#8220;<em>Il WFP continuerà a tenere i riflettori accesi su tutti i 319 milioni di persone che affrontano un&#8217;insicurezza alimentare acuta nel mondo, non solo su quanti pensiamo di poter sfamare con i fondi raccolti</em>&#8220;, sottolinea il vertice e i portavoce del programma, ribadendo come &#8220;<em>il danno devastante causato dai tagli all&#8217;assistenza alimentare non solo minaccia vite umane, ma rischia anche di minare la stabilità e alimentare sfollamenti e sconvolgimenti sociali ed economici più ampi. Un&#8217;assistenza alimentare rapida ed efficace è un baluardo fondamentale contro il caos nei paesi che già faticano a reagire</em>&#8220;. </p>



<p>Ciò che viene richiesto, in conclusione, è una <strong>risposta efficace</strong> alla crisi alimentare globale richiede uno<strong> sforzo collettivo</strong>. Un&#8217;azione che coinvolga governi, società civile locale, donatori del settore pubblico e privato e attori umanitari. Per questo il programma della Nazioni Unite fa appello a tutte le parti coinvolte affinché facciano ogni sforzo per sostenere programmi vitali per la sicurezza alimentare. </p>



<p>Il <strong>World Food Programme</strong> delle <strong>Nazioni Unite</strong>, l’agenzia Onu World Food Programme, è considera la più grande organizzazione umanitaria al mondo impegnata a salvare vite nelle emergenze e la cui assistenza alimentare vuole costruire un percorso di pace, stabilità e prosperità per quanti si stanno riprendendo da conflitti, disastri e dall’impatto del cambiamento climatico, ha avvertito oggi che sei delle sue operazioni umanitarie più critiche subiranno gravi interruzioni entro la fine dell&#8217;anno, mettendo a rischio altre vite umane, a causa dell&#8217;esaurimento dei finanziamenti umanitari globali. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/allarme-dal-world-food-programme-6-operazioni-critiche-rischiano-interruzione-flusso-di-assistenza-alimentare.html">Allarme dal World Food Programme 6 operazioni critiche rischiano interruzione flusso di assistenza alimentare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Un mese senza aiuti umanitari a Gaza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/un-mese-senza-aiuti-umanitari-a-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Apr 2025 15:20:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[crisi alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[crisi umanitaria]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra a Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1287" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250410135519923_77b168c02bdcb396434bcceadb735ab8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250410135519923_77b168c02bdcb396434bcceadb735ab8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250410135519923_77b168c02bdcb396434bcceadb735ab8-600x402.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250410135519923_77b168c02bdcb396434bcceadb735ab8-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250410135519923_77b168c02bdcb396434bcceadb735ab8-1024x686.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250410135519923_77b168c02bdcb396434bcceadb735ab8-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250410135519923_77b168c02bdcb396434bcceadb735ab8-1536x1030.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da un mese nessun aiuto umanitario entra a Gaza. Un mese senza cibo, senza medicine, senza i beni essenziali per sopravvivere. Da quando Israele ha bloccato l’accesso il 2 marzo, le richieste delle organizzazioni umanitarie vengono respinte una dopo l’altra, lasciando più di un milione di persone sull’orlo della carestia. Gli ospedali sono senza forniture, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/un-mese-senza-aiuti-umanitari-a-gaza.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1287" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250410135519923_77b168c02bdcb396434bcceadb735ab8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250410135519923_77b168c02bdcb396434bcceadb735ab8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250410135519923_77b168c02bdcb396434bcceadb735ab8-600x402.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250410135519923_77b168c02bdcb396434bcceadb735ab8-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250410135519923_77b168c02bdcb396434bcceadb735ab8-1024x686.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250410135519923_77b168c02bdcb396434bcceadb735ab8-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250410135519923_77b168c02bdcb396434bcceadb735ab8-1536x1030.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da un mese nessun aiuto umanitario entra a Gaza. Un mese senza cibo, senza medicine, senza i beni essenziali per sopravvivere. Da quando Israele <strong>ha bloccato l’accesso il 2 marzo</strong>, le richieste delle organizzazioni umanitarie vengono respinte una dopo l’altra, lasciando più di un milione di persone sull’orlo della carestia. </p>



<p>Gli ospedali sono senza forniture, le famiglie senza acqua potabile, i bambini senza cibo. Tutti i passi avanti fatti durante la tregua sono stati cancellati, sostiene l’ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (<strong>Ocha</strong>) e ogni giorno che passa la situazione peggiora. Sempre l&#8217;Ocha <a href="https://www.ochaopt.org/content/humanitarian-situation-update-275-gaza-strip">ha sottolineato</a> che le richieste respinte da Israele tra il 18 e il 24 marzo sono state l&#8217;82%, ovvero 40 su 49.</p>



<p>Gli accessi sono stati bloccati il mese scorso a causa di divergenze con Hamas in merito alle modalità di gestione della tregua. Prima di ciò, in media avevano accesso circa seicento camion di aiuti al giorno, mentre ora i valichi sono serrati. Questo vuol dire anche che il cibo raccolto sta andando a male e i medicinali rischiano di scadere.</p>



<p>​Dopo la ripresa dei bombardamenti israeliani sul territorio palestinese il 18 marzo 2025, la situazione umanitaria a Gaza è drasticamente peggiorata, portando alla chiusura di numerose cucine comunitarie.<a href="https://www.ochaopt.org/content/gaza-humanitarian-response-update-2-15-march-2025?utm_source=chatgpt.com"> Secondo l&#8217;Ocha</a>, al 16 marzo, 19 delle 25 panetterie sovvenzionate dal Programma Alimentare Mondiale (<strong>Pam</strong>) erano operative, ma sei hanno chiuso nei giorni precedenti a causa della carenza di gas da cucina.</p>



<p>Il Pam ha recentemente lanciato un grave <strong>allarme </strong>riguardo alla <strong>carestia </strong>imminente a Gaza, stimando che le risorse necessarie per produrre pane finiranno entro circa dieci giorni. Con l&#8217;esaurimento di farina e carburante, la situazione alimentare è diventata critica. L&#8217;unica risorsa rimasta per far fronte alla crescente scarsità di cibo sono i biscotti fortificati, una razione di emergenza che sarà distribuita a circa 415.000 persone. Questi biscotti, sebbene progettati per fornire un minimo apporto nutrizionale, non sono sufficienti a soddisfare le necessità di una popolazione che sta affrontando una crisi senza precedenti.</p>



<p>Una crisi umanitaria che rischia di essere peggiorata dal fatto che ha dispiegato truppe lungo il <strong>nuovo &#8220;corridoio Morag&#8221;</strong>, separando la città meridionale di Rafah dal resto dell&#8217;enclave palestinese. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La fine del Ramadan non si può festeggiare</h2>



<p>L&#8217;<strong>Eid al-Fitr</strong>, che segna la fine del Ramadan, è tradizionalmente un momento di gioia e condivisione nel mondo arabo, caratterizzato da incontri familiari, preghiere, pasti comuni e doni ai bambini. Anche quest&#8217;anno a Gaza le celebrazioni sono state gravemente compromesse. Come <a href="https://actionaid.org/news/2024/children-are-showing-clear-signs-malnutrition-no-celebrations-eid-al-fitr-gaza-year?utm_source=chatgpt.com">sostenuto da </a><strong><a href="https://actionaid.org/news/2024/children-are-showing-clear-signs-malnutrition-no-celebrations-eid-al-fitr-gaza-year?utm_source=chatgpt.com">ActionAid</a>,</strong> invece di celebrare con musica, dolci e regali, gli abitanti di Gaza stanno lottando per sopravvivere tra bombardamenti quasi continui e una grave carenza di cibo e acqua.</p>



<p>In Palestina, l&#8217;Eid è tradizionalmente un&#8217;occasione per visitare familiari e amici, indossare abiti nuovi e preparare dolci come il <strong>Ma&#8217;amoul</strong>, un dolce tradizionale composto da&nbsp;pasta frolla&nbsp;farcita con&nbsp;datteri,&nbsp;fichi&nbsp;o&nbsp;frutta secca. Ma, con l&#8217;assenza di aiuti umanitari, molte persone non dispongono nemmeno del necessario per sfamarsi. Inoltre, gran parte delle moschee, dei parchi e degli edifici storici che un tempo erano luoghi di ritrovo e celebrazione sono stati ridotti in macerie.</p>



<p>In Cisgiordania e in molte comunità musulmane nel mondo, le celebrazioni saranno cancellate o ridimensionate in segno di solidarietà con Gaza. Nonostante le difficolta. il giorno dell&#8217;Eid la popolazione di Gaza ha svolto la tradizionale preghiera all&#8217;alba, in un atto di<strong> resistenza </strong>e speranza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli attacchi agli operatori umanitari</h2>



<p>L&#8217;Ocha riporta che, tra il 18 e il 25 marzo, almeno otto operatori umanitari sono stati uccisi e due strutture umanitarie sono state colpite a Gaza. Secondo le Nazioni Unite, almeno <strong>1.060 operatori umanitari sono stati uccisi</strong> nei diciotto mesi trascorsi dall&#8217;inizio della guerra israeliana nella Striscia di Gaza. Si parla di medici, infermieri e altri lavoratori del settore sanitario, oltre a chi si occupa di fornire assistenza alimentare e di emergenza. </p>



<p>Recentemente, in una fossa comune nel sud di Gaza sono stati trovati i corpi di 15 operatori umanitari, tra cui otto membri della Mezzaluna Rossa Palestinese, sei della Difesa Civile e uno delle Nazioni Unite. Gli operatori sono stati uccisi in un attacco israeliano mentre partecipavano a una missione di emergenza a <strong>Rafah</strong>. <a href="https://www.haaretz.com/opinion/editorial/2025-04-01/ty-article-opinion/israelis-will-have-to-look-in-the-mirror-and-see-the-gaza-atrocities-committed-in-our-name/00000195-f2e1-ddf6-a7f5-f2eb57c90000">Testimonianze </a>e organizzazioni umanitarie dichiarano che diversi corpi avevano <strong>mani e gambe legate</strong> e ci sono segni che abbiano ricevuto colpi da distanza ravvicinata, suggerendo che ci siano state esecuzioni dopo il bombardamento iniziale.</p>



<p>Le richieste per accedere al luogo dell&#8217;attacco sono state ripetutamente respinte dalle autorità israeliane, ritardando il recupero dei corpi. Le Nazioni Unite e le organizzazioni coinvolte hanno definito l&#8217;attacco un<strong> crimine di guerra</strong>, denunciando <strong>violazioni del diritto internazionale umanitario</strong>. L&#8217;esercito israeliano ha giustificato il bombardamento affermando che i veicoli non erano correttamente identificati e ha collegato le vittime a gruppi terroristici, accusa smentita dalle organizzazioni umanitarie. </p>



<p>Questa non è solo una crisi umanitaria, è una condanna alla fame e alla sofferenza per un’intera popolazione e per chi tenta di aiutarla. Non bisogna smettere di raccontare la verità e lottare per far sentire la voce di chi sta lottando per la propria vita e per quella altrui.</p>
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		<title>Sudan: fame, colera e bombe sui profughi. E intanto all&#8217;Onu&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/sudan-fame-colera-e-bombe-sui-profughi-e-intanto-allonu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Dec 2024 18:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[crisi alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[guerra civile]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Sudan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1256" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241205173627617_e578e8215f3eada8c54eded1e0d997f0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241205173627617_e578e8215f3eada8c54eded1e0d997f0.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241205173627617_e578e8215f3eada8c54eded1e0d997f0-600x393.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241205173627617_e578e8215f3eada8c54eded1e0d997f0-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241205173627617_e578e8215f3eada8c54eded1e0d997f0-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241205173627617_e578e8215f3eada8c54eded1e0d997f0-768x502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241205173627617_e578e8215f3eada8c54eded1e0d997f0-1536x1005.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra civile in Sudan continua ad andare avanti. Negli ultimi giorni, le Forze di Supporto Rapido hanno intensificato gli attacchi.</p>
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<p>La <strong>guerra civile in Sudan</strong> continua da <strong>aprile 2023</strong>. Negli ultimi giorni, le Forze di Supporto Rapido (Rsf) hanno intensificato gli <strong>attacchi contro il campo profughi di Zamzam</strong>, uno dei più grandi del Darfur, e nelle aree circostanti, causando almeno 24 morti tra i civili e decine di feriti. Le Rsf hanno giustificato gli attacchi sostenendo che una milizia che combatteva a Al Fashir si era ritirata nel campo, e che stessero usando gli sfollati come scudi umani. Secondo quanto riportato dal quotidiano <a href="https://sudantribune.com/article294117/">Sudan Tribune</a>, una raffica di missili ha colpito gli sfollati, provocando morti e feriti e costringendo i sopravvissuti a fuggire. L’esercito sudanese ha <a href="https://sudantribune.com/article294262/">reagito </a>lanciando raid aerei nella regione. Gli attacchi delle Rsf contro il campo, che accoglie migliaia di sfollati proprio a causa del conflitto, sono iniziati il 1° dicembre, “per la prima volta dall’inizio degli scontri nello Stato del Darfur settentrionale, le Rfs hanno lanciato circa 10 missili verso il campo di Zamzam, uccidendo diversi sfollati e ferendone decine”, hanno dichiarato testimoni oculari.</p>



<p>Il bombardamento ha aggravato una situazione già drammatica per i residenti del campo, che soffrono la fame a causa della scarsità di aiuti umanitari e delle restrizioni imposte dalle Rsf. Ad essere colpiti sono stati luoghi come mercati e scuole e il governatore della regione, <strong>Mini Arko Minawi</strong>, ha accusato le Rsf di prendere di mira i residenti del campo di Zamzam in base all’<strong>etnia</strong>, una <a href="https://it.insideover.com/guerra/indagini-sudan-rivelano-massacri-etnici-darfur.html">prassi già consolidata</a> durante il conflitto. Le Rsf hanno attaccato anche la città di Abu Zureiga, a sud di Al-Fashir vicino il campo di Zamzam, per un totale di almeno 20 morti e 15 feriti.</p>



<p>Contemporaneamente, le Forze Armate Sudanesi hanno lanciato attacchi aerei sulle aree controllate dalle Rsf nel Darfur settentrionale, causando altre morti. Un portavoce delle Rsf ha accusato l’esercito di compiere un “<strong>genocidio sistematico</strong>” nel Darfur settentrionale, chiedendo all’Onu di indagare sugli attacchi aerei, sostenendo che abbiano ucciso più di 3mila civili tra ottobre e novembre.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Crisi alimentare e epidemia di colera</h2>



<p>Le Nazioni Unite hanno lanciato l’ennesimo <strong>allarme </strong>sulla gravità della crisi nel Paese, considerata la più grave al mondo in questo momento storico per numero di sfollati e fame. L’Onu ha denunciato che più della metà della popolazione sudanese è in condizione di <strong>carenza di cibo grave</strong>. Si parla di 26,5 milioni di persone. Il Programma Alimentare Mondiale (Pam) ha inviato oltre settecento camion con aiuti alimentari in grado di sfamare la popolazione a rischio di carestia per un mese. Gli <a href="https://it.insideover.com/guerra/un-rifugiato-su-otto-sudanese-conseguenze-guerra-civile.html">sfollati </a>hanno raggiunto i 12 milioni, dei quali 3,2 hanno trovato rifugio nei paesi limitrofi.</p>



<p>Una delle conseguenze più drammatiche della condizione di crisi attuale, sono le malattie dovute a debolezza fisica e carenza di igiene. Una serie di epidemie sta infatti emergendo nel contesto di una sanità pubblica già al collasso. Il <strong>colera </strong>è la minaccia più recente, con oltre 43.000 casi e circa 1.800 decessi secondo una nota emessa dal ministero della Salute. Le aree più colpite sono <strong>Khartoum</strong>, Al Jazieah, Al Qadarif, Kassala, Gedaref e Nilo. </p>



<p>Le organizzazioni internazionali stanno facendo il possibile per contenere il contagio, ma condizioni estreme come l&#8217;accesso limitato a acqua potabile e la carenza di strutture sanitarie adeguate rendono il lavoro degli operatori più complicato. Il colera è infatti una malattia batterica che viene trasmessa prevalentemente attraverso acqua contaminata e causa diarrea grave e disidratazione e può essere fatale in poche ore se non trattata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il veto della Russia&nbsp;</h2>



<p>Il 18 novembre la Russia ha posto il <strong>veto </strong>a una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che mirava a imporre un cessate il fuoco immediato in Sudan. La risoluzione, proposta dal Regno Unito e dalla Sierra Leone, aveva ottenuto il sostegno di 14 dei 15 membri del Consiglio, inclusa la Cina, ma è stata bloccata dalla Russia. La risoluzione avrebbe facilitato l’afflusso degli aiuti umanitari, agendo concretamente contro le violazioni del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani.</p>



<p>Mosca ha giustificato il veto accusando il testo della risoluzione di avere un <strong>approccio &#8220;postcoloniale&#8221;</strong> e di non rispettare la sovranità del Sudan. La Russia sostiene che una tregua debba essere decisa dalle parti coinvolte e non imposta dall’esterno. La decisione è stata accolta con favore dalla giunta militare sudanese, che ha interpretato il veto come un gesto di sostegno alla sua indipendenza e unità nazionale. La mossa non è stata esente da critiche internazionali. Il Regno Unito e gli Stati Uniti hanno accusato la Russia di essere un ostacolo alla pace, sottolineando come il veto abbia negato un aiuto necessario a milioni di persone colpite dal conflitto e dalla crisi umanitaria. Alcuni hanno interpretato la posizione russa come un allineamento strategico con il governo militare sudanese.</p>



<p>Infatti, la Russia ha anche contestato la risoluzione per non aver citato “le legittime autorità del Sudan”, facendo riferimento alla giunta militare al potere capeggiata dal generale <strong>Abdel Fattah al Burhan</strong>, di cui Mosca è sostenitrice. Finora, la Russia si era astenuta nelle precedenti risoluzioni, ma le cose sono cambiate proprio in seguito al suo allineamento alle posizioni dell’esercito sudanese.</p>



<p>La risoluzione invitava inoltre la comunità internazionale a “evitare interferenze che alimentino il conflitto” e a rispettare l’embargo sulle armi. Ma mentre il mondo cercava una via d’uscita, la Russia ha contribuito a prolungare il conflitto e la conseguente escalation di violenza, probabilmente solo per tutelare i propri interessi geopolitici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sudan-fame-colera-e-bombe-sui-profughi-e-intanto-allonu.html">Sudan: fame, colera e bombe sui profughi. E intanto all&#8217;Onu&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Guerra tra bande, carestia e anarchia: il buco nero senza fine di Haiti</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/guerra-tra-bande-carestia-e-anarchia-il-buco-nero-senza-fine-di-haiti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2024 09:07:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[crisi alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[scontri]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241007130225874_fb18342096f9654731e9eeca0aa6f83f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241007130225874_fb18342096f9654731e9eeca0aa6f83f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241007130225874_fb18342096f9654731e9eeca0aa6f83f-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241007130225874_fb18342096f9654731e9eeca0aa6f83f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241007130225874_fb18342096f9654731e9eeca0aa6f83f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241007130225874_fb18342096f9654731e9eeca0aa6f83f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241007130225874_fb18342096f9654731e9eeca0aa6f83f-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Haiti sta lottando con quella che è stata definita “la peggiore emergenza di fame nell’emisfero occidentale”. Secondo l’ultima analisi dell’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), il numero delle persone che soffrono la fame acuta ha raggiunto la metà della popolazione del Paese. Si parla quindi di 5,4 milioni di persone che hanno difficoltà a sfamare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/guerra-tra-bande-carestia-e-anarchia-il-buco-nero-senza-fine-di-haiti.html">[...]</a></p>
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<p>Haiti sta lottando con quella che è stata definita “la <strong>peggiore emergenza di fame </strong>nell’emisfero occidentale”. Secondo l’ultima analisi dell’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), il numero delle persone che soffrono la fame acuta ha raggiunto la metà della popolazione del Paese. Si parla quindi di 5,4 milioni di persone che hanno difficoltà a sfamare sé stesse e le proprie famiglie. Di queste, due milioni affrontano livelli emergenziali di fame, quindi <strong>carenze alimentari estreme</strong>, malnutrizione acuta e alti tassi di malattia.</p>



<p>Un <a href="https://it.wfp.org/emergenze/emergenza-haiti">rapporto</a> del <strong>World Food Program</strong> (WFP) delle Nazioni Unite afferma che “un abitante su due dell’isola soffre di fame acuta”. Qui viene evidenziato che il WFP ha assistito fino ad ora circa 1,35 milioni di haitiani, ma che necessitano di ulteriori 188 milioni di dollari per poter implementare i programmi di assistenza fino alla fine dell’anno. Si denuncia, inoltre, che le organizzazioni umanitarie continuano ad affrontare<strong> difficoltà nell’accesso </strong>alle comunità che vivono in aree controllate da gruppi armati.</p>



<p>A ripercuotersi sulle condizioni economiche e quindi sulla crisi alimentare c’è la grave <strong>crisi di sicurezza </strong>che sta attraversando il Paese. La guerriglia tra bande continua a mettere in ginocchio Haiti, impedendo al popolo di vivere liberamente e dignitosamente. La causa di questa crisi è infatti da ricercare nella violenza delle gang e l&#8217;illegalità che dilaga nel Paese. Dall’inizio del 2024 sono aumentati attacchi e scontri legati a gruppi armati a Port-au-Prince, che hanno bloccato temporaneamente porti e aeroporti, rendendo impossibile il lavoro di fornitura di cibo e servizi.</p>



<p>Per questo motivo la popolazione è stata costretta ad abbandonare le proprie abitazioni in cerca di luoghi sicuri. Il numero degli <strong>sfollati interni</strong> che vivono in condizioni precarie in scuole o edifici pubblici della capitale è arrivato a 700.000. I siti per sfollati sono infatti sovraffollati e pericolosi per la salute, favorendo la diffusione di malattie come il colera.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La causa degli scontri</h2>



<p>Haiti ha una lunga storia di instabilità politica, con frequenti cambi di governo, colpi di stato e corruzione diffusa. <a href="https://it.insideover.com/criminalita/haiti-anarchia-senza-fine-la-criminalita-allassalto-dello-stato.html">La situazione si è aggravata dopo l&#8217;assassinio del presidente <strong>Jovenel Moïse</strong> nel luglio 2021.</a> Da allora il Paese, che non vede elezioni dal 2016, non ha più avuto un presidente eletto e il vuoto di potere ha indebolito ulteriormente le istituzioni governative. L&#8217;incapacità del governo di garantire sicurezza e ordine ha lasciato ampio spazio alle bande armate per consolidare il proprio controllo. Le gang armate, che oggi controllano circa l&#8217;80% del territorio, hanno portato alle <strong>dimissioni </strong>del primo ministro Ariel Henry a marzo 2024, in seguito alle minacce di <strong>Jimmy Chérizier, detto &#8220;Barbecue&#8221;</strong>, leader della più temuta e influente banda di gruppi armati.</p>



<p>Le bande armate, a cui si fa riferimento come &#8220;gang&#8221;, controllano grandi parti del territorio della capitale e altre regioni del paese. Queste bande si sono moltiplicate nel corso degli anni proprio a causa dell’instabilità politica e sono coinvolte in attività come rapimenti, estorsioni e traffico di droga, e spesso si scontrano tra loro per il controllo del territorio, creando un clima di violenza diffusa.</p>



<p>Haiti è uno dei paesi più poveri delle Americhe e povertà estrema, disoccupazione e mancanza di opportunità economiche hanno contribuito all’aumento della violenza e del reclutamento nelle bande armate, specialmente tra i giovani. Per non parlare dei <strong>disastri naturali</strong>, che aggravano l&#8217;instabilità economica poiché hanno distrutto gran parte delle infrastrutture e rallentato lo sviluppo economico del Paese.</p>



<p>La capacità dello Stato di rispondere a tali emergenze è molto limitata, il che ha aumentato la <strong>sfiducia </strong>verso le autorità e ha esacerbato le tensioni sociali. La comunità internazionale, inclusa l&#8217;ONU, ha evidenziato come l&#8217;assenza di un&#8217;azione internazionale concreta per migliorare la sicurezza e rafforzare le istituzioni haitiane abbia reso il paese vulnerabile alla violenza delle bande. Ad oggi, la capitale Port-au-Prince è quasi completamente <strong>isolata </strong>a causa dei blocchi imposti dai gruppi armati e gran parte della popolazione è privata di servizi di base come cibo, acqua potabile e assistenza medica​.</p>



<p>Le Nazioni Unite e diversi paesi, tra cui gli Stati Uniti e altre nazioni caraibiche, hanno cercato di stabilizzare il Paese con <strong>missioni di pace</strong> e finanziamenti per migliorare la sicurezza e le condizioni di vita. È anche vero che molti di questi interventi non sono riusciti a risolvere i problemi strutturali di Haiti, anzi in alcuni casi sono stati <strong>criticati </strong>per aver aggravato la situazione. Ad esempio, la Missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione di Haiti (MINUSTAH), attiva dal 2004 al 2017, è stata inizialmente inviata per ripristinare l&#8217;ordine dopo un colpo di stato, ma è stata criticata per l&#8217;incapacità di fermare l&#8217;ascesa delle gang e per gli scandali relativi all&#8217;introduzione dell&#8217;epidemia di colera e ai numerosi episodi di violenza sessuale.</p>



<p>Anche l&#8217;attuale missione proposta, guidata dal Kenya, ha suscitato dibattiti sull&#8217;efficacia di una forza straniera nel risolvere i problemi interni di Haiti. Il Kenya si è infatti offerto di guidare una <strong>missione multinazionale</strong> su richiesta delle Nazioni Unite e del governo haitiano per rafforzare la sicurezza e a contrastare la minaccia delle bande armate con l&#8217;obiettivo di sostenere le forze di polizia haitiane, che attualmente non hanno la capacità per affrontarle.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La conseguente crisi migratoria</h2>



<p>La crescente crisi economica e sociale ha spinto molti haitiani a <strong>emigrare </strong>fuori dal Paese. In migliaia hanno cercato di raggiungere gli Stati Uniti o altri paesi della regione, come la <strong>Repubblica Dominicana</strong>, causando tensioni con i paesi limitrofi. Questa migrazione di massa ha creato ulteriori problemi umanitari, con migranti che affrontano condizioni precarie nei campi profughi, abusi e rimpatri forzati.</p>



<p>La situazione è particolarmente critica al <strong>confine </strong>tra Haiti e la Repubblica Dominicana, dove migliaia di haitiani tentano di attraversare clandestinamente ogni anno. Le tensioni tra i due paesi sono aumentate nel 2023, quando la Repubblica Dominicana ha chiuso temporaneamente il confine a causa di controversie sull&#8217;uso delle risorse idriche e sulla gestione della sicurezza.</p>



<p>La combinazione di questi fattori ha condotto verso una spirale di violenza che sembra difficile da fermare senza un intervento coordinato, sia a livello nazionale che internazionale.</p>
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		<title>Dal mais alla soia: ecco i &#8220;talloni d&#8217;Achille&#8221; alimentari della Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/dal-mais-alla-soia-ecco-i-talloni-dachille-alimentari-della-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2023 17:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[crisi alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Soia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231109170345230_708afcbbae8952614a41e9896a6b6185-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231109170345230_708afcbbae8952614a41e9896a6b6185-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231109170345230_708afcbbae8952614a41e9896a6b6185-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231109170345230_708afcbbae8952614a41e9896a6b6185-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231109170345230_708afcbbae8952614a41e9896a6b6185-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231109170345230_708afcbbae8952614a41e9896a6b6185-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231109170345230_708afcbbae8952614a41e9896a6b6185-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231109170345230_708afcbbae8952614a41e9896a6b6185-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Cina, in seguito all'ascesa di Xi Jinping, e di pari passo con l'intensificarsi delle tensioni geopolitiche internazionali, il concetto di sicurezza nazionale ha assunto ulteriore rilevanza raggiungendo il vertice dell'agenda del Partito Comunista Cinese (Pcc)</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/dal-mais-alla-soia-ecco-i-talloni-dachille-alimentari-della-cina.html">Dal mais alla soia: ecco i &#8220;talloni d&#8217;Achille&#8221; alimentari della Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231109170345230_708afcbbae8952614a41e9896a6b6185-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231109170345230_708afcbbae8952614a41e9896a6b6185-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231109170345230_708afcbbae8952614a41e9896a6b6185-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231109170345230_708afcbbae8952614a41e9896a6b6185-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231109170345230_708afcbbae8952614a41e9896a6b6185-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231109170345230_708afcbbae8952614a41e9896a6b6185-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231109170345230_708afcbbae8952614a41e9896a6b6185-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231109170345230_708afcbbae8952614a41e9896a6b6185-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il significato di <strong>sicurezza nazionale</strong> in salsa cinese è talmente vasto da includere al suo interno ogni dimensione, non solo di natura militare, potenzialmente in grado di mettere a rischio la tenuta del Paese. In <strong>Cina</strong>, in seguito all&#8217;ascesa di <strong>Xi Jinping</strong>, e di pari passo con l&#8217;intensificarsi delle tensioni geopolitiche internazionali, questo concetto ha assunto ulteriore rilevanza raggiungendo il vertice dell&#8217;agenda del Partito Comunista Cinese (Pcc). </p>



<p>Basta del resto ascoltare il discorso pronunciato dal presidente cinese, oltre un anno fa, in occasione del XX Congresso del Pcc, quando Xi ha pronunciato la parola sicurezza oltre 90 volte, incrementandone l&#8217;utilizzo rispetto alle 50 del 2017 e offuscando altri termini chiave quali riforme economiche e mercato. In seguito allo scoppio della guerra in Ucraina, poi, Pechino ha acceso i riflettori, in particolare, sul <strong>settore alimentare</strong>. </p>



<p>Il governo cinese, desideroso più che mai di salvaguardare la stabilità politica interna, vuole scongiurare l&#8217;ipotesi che la nazione possa (anche solo rischiare) di restare a corto di <strong>alimenti chiave</strong>, soprattutto quelli &#8211; come la carne di maiale &#8211; al centro della dieta della sua popolazione. Fenomeni atmosferici estremi, epidemie animali, guerre capaci di interrompere le catene di produzione alimentare, accenni di guerra commerciale: queste sono soltanto alcune delle variabili che Xi intende disinnescare con largo anticipo. In che modo? Provvedendo a rendere la Cina quanto più <strong>indipendente </strong>possibile da Paesi terzi per quanto riguarda l&#8217;alimentazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sicurezza alimentare di Xi</h2>



<p>L’obiettivo della Cina non consiste più nel fornire almeno un piatto di riso al giorno alla sua immensa popolazione, che ormai da decenni non soffre più problemi simili, quanto piuttosto smarcarsi da pericolose <strong>dipendenze alimentari straniere</strong>. </p>



<p>Il punto è che il <strong>tasso di autosufficienza alimentare</strong> della Cina è diminuito in maniera preoccupante, passando dal 101,8% del 2000 al 76,8% del 2020. In assenza di misure tempestive, si prevede una discesa del valore fino al 65% entro il 2035. In particolare, al netto dei dossier geopolitici, fattori quali la perdita di terra coltivabile, la minore produttività dei semi e i costi più elevati della produzione interna hanno spinto i consumatori cinesi ad optare per gli articoli importati. </p>



<p>Di conseguenza, la Cina è diventata un importatore netto di prodotti alimentari dal 2004. Un tallone d&#8217;Achille, questo, che Xi ha cercato di proteggere sin dal 2021 definendo la sicurezza alimentare &#8220;una base importante per la sicurezza nazionale&#8221; e chiedendo ulteriori sforzi per salvaguardare le <strong>coltivazioni</strong> nazionali e gli <strong>allevamenti</strong>, oltre che per proteggere i <strong>terreni agricoli</strong> al fine di aumentare la produzione interna.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dai maiali alla soia: gli alimenti chiave del Dragone</h2>



<p>In tutto ciò è doveroso ricordare che, con meno del 10% della terra arabile del pianeta a disposizione, la Cina produce un quarto del grano mondiale e nutre un quinto della popolazione mondiale. A luglio, Xi spiegava che più terreni agricoli significano più produzione di <strong>grano </strong>e meno dipendenza dal grano importato. Osservazioni che fanno eco a quanto dichiarato dallo stesso leader nel dicembre 2013 alla Conferenza centrale sul lavoro rurale: &#8220;Le ciotole di riso del popolo cinese devono essere saldamente nelle nostre mani. Le nostre ciotole di riso dovrebbero essere riempite principalmente da colture cinesi&#8221;. </p>



<p>Da questo punto di vista, esistono diversi alimenti che possono essere citati per illustrare il problema della Cina. Prendiamo la <strong>soia</strong>: secondo i dati diffusi dalla dogana cinese a luglio, la Cina ha importato 12,02 milioni di tonnellate di soia a maggio, con un aumento del 24,3% rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno scorso, stabilendo un nuovo record per le importazioni mensili. Oltre il 60% del commercio di soia nel mondo è destinato a prendere la strada di Pechino, ha fatto presente l’<em>American Soybean Association</em>. E la soia <em>made in China</em>? Rappresenta meno del 20% del consumo annuo nazionale. </p>



<p>Il valore delle importazioni di <strong>cereali </strong>e farina di cereali è quadruplicato nel periodo compreso tra il 2013 e il 2021, passando da 5,1 miliardi di dollari a 20,08 miliardi. Allo stesso modo, anche le importazioni cinesi di <strong>mais</strong> sono cresciute negli ultimi anni, soprattutto nel 2021, quando la Cina ha importato 28,35 milioni di tonnellate di mais, con un aumento del 152% rispetto all’anno precedente. La <strong>carne di maiale</strong>, i cui prezzi sono uno degli indicatori dell’inflazione alimentare, meriterebbe un capitolo a parte. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le soluzioni sul tavolo</h2>



<p>Per incrementare la produzione di carne di maiale, nel 2019 il Consiglio di Stato cinese ha emesso un decreto costringendo tutti i dipartimenti governativi a sostenere l&#8217;<strong>industria suinicola</strong>, anche mediante aiuti finanziari destinati ad <strong>allevamenti su larga scala</strong>. </p>



<p>Non a caso, nello stesso anno, Pechino spiegava che avrebbe presto approvato la nascita di allevamenti multipiano in tutto il Paese. Ecco perché in Cina sono nati questi giganteschi edifici colmi di maiali: per creare allevamenti verticali e liberare quanti più terreni possibile da impiegare per la coltivazione di altri alimenti. Ma anche per macellare ancora più maiali, molti dei quali continuano ad essere importanti dall&#8217;estero. </p>



<p>Sul tavolo, il Dragone sta adottando almeno altri due rimedi sostanziali per blindare la propria sicurezza alimentare. Il primo coincide con investimenti massicci in <strong>tecnologie ultra moderne</strong>, tra cui biotecnologie agricole e sistemi agricoli autonomi, intelligenza artificiale. Di recente, la Cina ha annunciato l’intenzione di espandere la sua semina pilota di mais e soia geneticamente modificati (GM) per contribuire a incrementare la produzione interna di queste colture. Il secondo rimedio chiama in causa la creazione di molteplici <strong>progetti di cooperazione</strong> alimentare all’estero volti a creare nuove rotte di approvvigionamento. Il tempo passa e il Dragone è sempre più affamato. </p>
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		<title>Una nuova crisi alle porte: quella del riso</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/una-nuova-crisi-alle-porte-quella-del-riso</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Aug 2023 08:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[crisi alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[crisi climatica]]></category>
		<category><![CDATA[InsideNews]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-9.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-9.png 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-9-600x338.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-9-300x169.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-9-1024x576.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-9-768x432.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-9-334x188.png 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>La sicurezza alimentare mondiale è minacciata dalla crisi della produzione e dall'innalzamento dei prezzi del riso</p>
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<figure class="wp-block-video"><video height="1080" style="aspect-ratio: 1920 / 1080;" width="1920" controls poster="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-9.png" src="https://cdn.evolutionadv.it/insideover/website/2023/08/Crisi_del_riso-2.mp4"></video></figure>



<p>Mentre la&nbsp;<strong>guerra del grano</strong>&nbsp;non accenna a risolversi, una nuova crisi rischia di minacciare la sicurezza alimentare di circa la metà della popolazione mondiale. Si tratta del&nbsp;<strong>riso</strong>, seconda più importante coltura cerealicola al mondo dopo il mais, e che costituisce l’alimento base per l’Asia, l’africa subsahariana e il sud America. La sua produzione è minacciata dalla crisi climatica e dal fenomeno climatico El Nino.</p>



<ul class="wp-block-list">
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		<title>L&#8217;ombra di una guerra del riso: ecco perché si rischia una nuova crisi</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/lombra-di-una-guerra-del-riso-ecco-perche-si-rischia-una-nuova-crisi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Aug 2023 10:01:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[crisi alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_2023081112003239_47e28ff9c1888a15bd0d99ca7897fec8-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_2023081112003239_47e28ff9c1888a15bd0d99ca7897fec8-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_2023081112003239_47e28ff9c1888a15bd0d99ca7897fec8-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_2023081112003239_47e28ff9c1888a15bd0d99ca7897fec8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_2023081112003239_47e28ff9c1888a15bd0d99ca7897fec8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_2023081112003239_47e28ff9c1888a15bd0d99ca7897fec8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_2023081112003239_47e28ff9c1888a15bd0d99ca7897fec8-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_2023081112003239_47e28ff9c1888a15bd0d99ca7897fec8-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre la guerra del grano non accenna a risolversi, una nuova crisi rischia di minacciare la sicurezza alimentare di circa la metà della popolazione mondiale. Si tratta del riso, seconda più importante coltura cerealicola al mondo dopo il mais, e che costituisce l&#8217;alimento base per l&#8217;Asia, l&#8217;africa subsahariana e il sud America. A detenere il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/lombra-di-una-guerra-del-riso-ecco-perche-si-rischia-una-nuova-crisi.html">[...]</a></p>
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<p>Mentre la <strong>guerra del grano</strong> non accenna a risolversi, una nuova crisi rischia di minacciare la sicurezza alimentare di circa la metà della popolazione mondiale. Si tratta del <strong>riso</strong>, seconda più importante coltura cerealicola al mondo dopo il mais, e che costituisce l&#8217;alimento base per l&#8217;Asia, l&#8217;africa subsahariana e il sud America.</p>



<p>A detenere il primato della produzione mondiale ben tre giganti asiatici, ovvero<strong> Cina</strong>, <strong>India</strong> e <strong>Bangladesh</strong>: le prime due, assieme, assommano circa metà dell&#8217;intera produzione mondiale. Tre Paesi dalle condizioni climatiche complesse che non rendono affatto facile mantenere questo primato: una produzione costante, infatti, richiede temperature elevate di giorno e fresche di notte durante tutto il periodo della maturazione. Ma anche terreni lisci e duri e un&#8217;enorme disponibilità d&#8217;acqua. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" src="https://live-production.wcms.abc-cdn.net.au/b9b86366ad0c02cc9f6d24cbd72fc3f3?src" alt="" width="728" height="409"/></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Perché l&#8217;India ha bloccato le esportazioni di riso</h2>



<p>A mettere in allarme gli economisti, circa un mese fa, la scelta di New Delhi di bloccare le esportazioni del riso bianco di tipologia non-basmati, quello che in gergo viene definito <em>paddy rice</em>, lasciando libere le esportazioni delle varianti <em>parboiled</em> e <em>basmati</em>. Inizialmente, ad andare nel panico erano state alcune catene di acquirenti negli Stati Uniti, immediatamente rassicurate dalla <em>Us Rice Federation </em>pronta a giurare su una notevole quantità di riserve. Ma per importatori e consumatori assidui il divieto è stato un vero choc, soprattutto nelle aree del mondo in cui il riso è il cardine dell&#8217;alimentazione come Filippine, Vietnam, Malesia, ma anche Senegal, Nigeria e Costa d&#8217;Avorio.</p>



<p>Il governo indiano gestisce il più grande sistema di distribuzione alimentare del mondo, servendo circa 800 milioni di persone: per questa ragione l&#8217;inflazione è il suo più grande nemico, che rischia di impedire l&#8217;obiettivo di assicurare alla popolazione indiana due pasti al giorno. Secondo New Delhi, la mossa aveva come fine quello di <strong>abbassare il prezzo</strong> e garantire la <strong>sicurezza alimentare</strong> del Paese, in particolare del proprio sud. Il divieto, aggiuntosi ad altre restrizioni (l&#8217;India ha imposto un dazio del 20% sulle altre esportazioni di riso non basmati) ha mandato nel panico il mercato asiatico, che ora teme un aumento dei prezzi globali e una sempre maggiore insicurezza alimentare, figlia anche della crisi del grano e dei fertilizzanti. Nonostante il dazio imposto nel settembre scorso, le scorte indiane hanno continuato a fluire all&#8217;estero e i prezzi interni hanno continuato a salire. Dopo il bando alle esportazioni il prezzo è invece crollato a 40 dollari Usa per tonnellata, anche se l&#8217;enorme divario nelle esportazioni ha visto i prezzi salire al di fuori dell&#8217;india.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il grande nemico del riso: El Niño</h2>



<p>Il divieto, tuttavia, rischia di combinarsi ad altri fattori come quelli legati al clima, che proprio nel Sud-est asiatico sortiscono i loro effetti più evidenti: proprio lo scorso anno, il riso aveva iniziato subire dei gravi rincari in seguito alla pesanti inondazioni in Pakistan, Paese al nono posto per capacità produttiva. </p>



<p>Ma le inondazioni non sono l&#8217;unico fattore climatico in grado di incidere significativamente sulla produzione: la corrente de <strong>El Niño</strong>, ad esempio, è un elemento chiave. Le oscillazioni termiche periodiche causate da questo fenomeno in tutta l&#8217;Asia meridionale -dall&#8217;Indonesia all&#8217;India- si accompagnano ad una drastica <strong>diminuzione delle piogge</strong> fino ad annate di vera e propria siccità. Le scorte, dunque, rischiano di crollare in questa seconda parte dell&#8217;anno se i coltivatori di riso, soprattutto quelli nelle aree irrigate a pioggia, non sono in grado di piantare a causa delle oscillazioni termiche e della mancanza di accesso al sistema di irrigazione. Questo ha costretto, nella primavera scorsa, Paesi come le Filippine a interrogarsi su un cambio di calendario di semina o, addirittura, in uno stravolgimento delle colture di predilezione: un sostituto promettente del riso sarebbe la <strong>manioca</strong>, resistente alla siccità oltre che endemica in buona parte dell&#8217;Asia. Realtà come la Thailandia, invece, riflettono sulla possibile interruzione delle produzione nella cosiddetta &#8220;cintura del riso&#8221;, ovvero la regione delle pianure centrali.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ifpri.org/sites/default/files/d9_images/enso_map.png" alt="" width="718" height="514"/></figure>



<p>Secondo gli esperti del <em>National Oceanic and Atmospheric Administration</em>, il 2023/2024 sarà ufficialmente un anno affetto da El Niño, portando siccità e temperature alte nel Sud-est asiatico nonché il peggior calo della produzione degli ultimi venti anni. L&#8217;ultima volta che la singolare oscillazione termica del Pacifico ha causato gravissimi danni è stata nel 2015/2016, causando un notevole calo della produzione di riso (-15 milioni di tonnellate) ed un&#8217;inflazione globale relativa fino al 16%. Ergo, si prevede nell&#8217;intera area un raccolto invernale e primaverile molto scarsi, aggravato dalle cattive condizioni dei siti di stoccaggio: l&#8217;Istituto Internazionale di Ricerca sul Riso nelle Filippine asserisce che per ogni aumento delle temperature notturne di 1 grado Celsius potrebbe verificarsi una corrispondente perdita di resa del 10%.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le conseguenze delle restrizioni</h2>



<p>L&#8217;Africa sub-sahariana è il più grande mercato di importazione al mondo: qui gli effetti del bando iniziano farsi sentire. Thailandia e Vietnam, secondo e terzo esportatore dopo l&#8217;India, non possiedono scorte a sufficienza e i prossimi due raccolti sembrano non promettere bene nemmeno per loro. Ben presto l&#8217;aumento della domanda da parte dei Paesi consumatori potrebbe portare a ulteriori restrizioni sul modello indiano, come peraltro sta già a accadendo in Vietnam e Emirati Arabi Uniti. Restrizioni di questo tipo, infatti, stabilizzano i mercati nazionali ma creano l&#8217;<strong>effetto panico</strong> in quelli internazionali provocando una spirale inflazionistica oltre che gravi interruzioni nella catena di approvvigionamento. Le conseguenze di queste scelte finiscono, dunque, per abbattersi molto spesso sulle fasce più deboli della catena: i produttori e i Paesi che non sono in grado di passare velocemente da un&#8217;alternativa alimentare all&#8217;altra in velocità.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://today.thefinancialexpress.com.bd/public/uploads/011057.jpg" alt=""/></figure>



<p>Le conseguenze di tutto ciò sono già visibili sul prezzo del riso che, nel gennaio scorso, ha toccato il record degli ultimi 12 anni. L&#8217;indice Fao del prezzo del riso è schizzato a 126, 4 punti a gennaio, il 6,2% in più rispetto al dicembre 2022. Nei prossimi mesi, in assenza di una svolta geopolitica globale che passi anche da un rinnovato accordo sul grano, gli effetti climatici de El Niño potrebbero avere conseguenze devastanti sul prezzo del riso che, in questa estate 2023 continua a crescere a ritmo sostenuto.</p>
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		<title>Lo spettro della bomba migratoria dopo lo stop al grano ucraino</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lo-spettro-della-bomba-migratoria-dopo-lo-stop-al-grano-ucraino.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jul 2023 16:52:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Corno d'Africa]]></category>
		<category><![CDATA[crisi alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Grano]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=403917</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1444" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32425242-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32425242-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32425242-scaled-600x451.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32425242-300x226.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32425242-1024x770.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32425242-768x578.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32425242-1536x1155.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32425242-2048x1540.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La fine dell&#8217;accordo sul grano ha implicazioni economiche e politiche molto importanti. E non solo per l&#8217;Ucraina. Sono tanti i Paesi, anche in Europa, costretti adesso a dover fare i conti con il mancato rinnovo dell&#8217;intesa volto dalla Russia. Una decisione che rischia di scatenare scenari da incubo, come ha sottolineato in una nota la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/lo-spettro-della-bomba-migratoria-dopo-lo-stop-al-grano-ucraino.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lo-spettro-della-bomba-migratoria-dopo-lo-stop-al-grano-ucraino.html">Lo spettro della bomba migratoria dopo lo stop al grano ucraino</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1444" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32425242-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32425242-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32425242-scaled-600x451.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32425242-300x226.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32425242-1024x770.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32425242-768x578.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32425242-1536x1155.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Agenzia_Fotogramma_IPA32425242-2048x1540.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><a href="https://it.insideover.com/economia/stop-allaccordo-sul-grano-cosa-blocca-le-navi-nel-mar-nero.html">La fine dell&#8217;accordo sul grano</a> ha implicazioni economiche e politiche molto importanti. E non solo per l&#8217;<strong>Ucraina</strong>. Sono tanti i Paesi, anche in Europa, costretti adesso a dover fare i conti con il mancato rinnovo dell&#8217;intesa volto dalla Russia. Una decisione che rischia di scatenare scenari da incubo, come ha sottolineato in una nota la nota la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni che ha descritto la decisione di Mosca come  &#8220;un&#8217;altra offesa contro l&#8217;umanità. La decisione della Russia di interrompere l&#8217;accordo del grano è l&#8217;ulteriore prova su chi è amico e chi è nemico dei paesi più poveri. Riflettano i leader di quelle nazioni che non vogliono distinguere tra aggredito e aggressore. Usare la materia prima che sfama il mondo come un&#8217;arma è un&#8217;altra offesa contro l&#8217;umanità&#8221;&#8221;, dichiara Meloni. (AGI) com/Cnt&#8221;. Una presa di posizione non fine a se stessa, ma ben piantata alla gravità del momento. Niente grano ucraino vuol dire niente nuove scorte e nuovi rifornimenti per milioni di persone in <strong>Africa</strong> e in <strong>Medio Oriente</strong>. Con conseguenti possibili nuove <strong>crisi sociali</strong> e nuove<strong> crisi migratorie</strong>.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le conseguenze del mancato rinnovo dell&#8217;accordo</h2>



<p>Le vicende belliche hanno forse fatto passare in secondo piano la valenza dell&#8217;accordo sul grano ucraino. Eppure lo scorso anno l&#8217;intesa, mediata dalla <strong>Turchia</strong>, ha avuto risvolti politici non certamente secondari: si è trattato del primo accordo mediato tra Mosca e Kiev dall&#8217;inizio delle operazioni militari. Sotto il profilo pratico poi, ha significato l&#8217;alleviamento della crisi alimentare in Medio Oriente e in Nord Africa. Il perché è presto detto: l&#8217;Ucraina è uno dei principali Paesi produttori di grano, frumento e prodotti agrari. Con l&#8217;accordo, si è garantita la navigazione sul <strong>Mar Nero</strong> per le navi con a bordo tutto il materiale coltivato dalle campagne ucraine, specialmente quelle dove la guerra ha colpito di meno. I più importanti consumatori di prodotti ucraini, hanno così potuto continuare le loro importazioni. </p>



<p>L&#8217;addio all&#8217;accordo, stabilito nelle scorse ore da Mosca, fa quindi tornare le lancette indietro di un anno. Le navi container rischiano di rimanere per lungo tempo ferme nel porto di <strong>Odessa</strong>, senza possibilità di rifornire i propri clienti. L&#8217;esportazione via treno è possibile dalla Polonia e dalla Romania, ma può bastare solo per quantitativi di grano ben inferiori a quelli commercializzabili via mare. Il rapporto è impari: <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-nel-mar-nero-e-il-rischio-concreto-di-una-crisi-alimentare.html">come spiegato lo scorso anno dal ministro dell&#8217;agricoltura ucraino, Roman Leshchenko</a>, via treno al massimo possono essere esportate 500mila tonnellate di grano al mese, con le navi invece ben cinque tonnellate. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I Paesi più esposti a possibili nuove crisi </h2>



<p>Lo stop all&#8217;export del grano ucraino ovviamente crea in primo luogo problemi a Kiev. Senza poter vendere uno dei propri principali prodotti, alle casse ucraine verranno a mancare molti essenziali introiti. Poi ci sono quei Paesi europei verso cui è diretta l&#8217;esportazione delle derrate agricole ucraine. L&#8217;Italia non ha un legame di dipendenza dal grano di Kiev, ma sarebbe esposta alle oscillazioni dei prezzi nel Vecchio Continente previste al rialzo per via della mancanza dei prodotti esportati dal Mar Nero. Circostanza che, in una fase dove si preme per abbassare l&#8217;<strong>inflazione</strong>, potrebbe portare a non pochi squilibri. </p>



<p>Ma ovviamente le conseguenze maggiori sono previste per quei Paesi che dipendono quasi integralmente dal grano ucraino. In primis l&#8217;<strong>Egitto</strong>, importatore di grandi quantità dei prodotti delle campagne delle &#8220;terre nere&#8221;. Qui la<a href="https://it.insideover.com/guerra/guerra-in-ucraina-inizio-situazione.html"> guerra in Ucraina </a>ha fatto sentire i suoi effetti nonostante l&#8217;applicazione dell&#8217;accordo dello scorso anno. I prezzi sono aumentati e molte famiglie non hanno un facile accesso ai prodotti di base per l&#8217;alimentazione. Nell&#8217;area del Magreb, anche <strong>Algeria</strong> e <strong>Tunisia</strong> potrebbero subire gli effetti della fine dell&#8217;intesa. La situazione nell&#8217;intero continente africano potrebbe presto diventare poco sostenibile: ci sono Paesi come l&#8217;<strong>Etiopia</strong> ad esempio, alle prese già da diversi mesi con gravi carestie, così come la <strong>Somalia</strong>. Lo spettro della fame potrebbe quindi attanagliare intere aree fragili del pianeta. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rischio di crisi migratorie dall&#8217;Egitto e dal Corno d&#8217;Africa</h2>



<p>Quando si parla di indebolimento delle economie del nord Africa o del Medio Oriente, impossibile non fare riferimento anche a possibili nuove crisi migratorie. Non è un caso se nell&#8217;ultimo anno dall&#8217;Egitto siano andate via sempre più persone, tanto da rendere il confine con la Libia <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/quel-confine-da-cui-passano-i-migranti-diretti-in-italia.html">uno dei passaggi più sfruttati dai trafficanti di esseri umani</a>. Con una nuova crisi legata al grano alle porte, il rischio è quello di assistere a un aumento della pressione migratoria sulle coste della <strong>Cirenaica</strong>, da cui nel 2022 <a href="https://www.agenzianova.com/news/in-fuga-dallafrica-in-sei-mesi-sono-sbarcati-in-italia-34-761-migranti-dalla-tunisia-e-27-859-dalla-libia/">sono partiti verso l&#8217;Italia oltre 15mila migranti. </a></p>



<p>A preoccupare è anche il Corno d&#8217;Africa: dall&#8217;<strong>Eritrea </strong>e dalla <strong>Somalia</strong> in molti potrebbero provare ad arrivare in Libia tramite il <strong>Sudan</strong>. Il tutto sfruttando anche l&#8217;instabilità di Khartoum, alle prese da aprile con un drammatico conflitto civile. Anche da quest&#8217;area dell&#8217;Africa è da mesi che vengono registrati aumenti dei transiti diretti alle coste libiche e quindi all&#8217;Italia. </p>



<p>Lo scenario relativo a un ulteriore aumento della crisi migratoria non è quindi così lontano. Anche se potrebbe non essere automatico. A una maggiore penuria di cibo, non corrisponde subito un aumento dei flussi verso l&#8217;Europa. Il pericolo riguarda il <strong>medio e lungo periodo</strong> ed è legato soprattutto alla possibile <strong>destabilizzazione</strong> del quadro politico e sociale dei Paesi più esposti alla crisi del grano. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lo-spettro-della-bomba-migratoria-dopo-lo-stop-al-grano-ucraino.html">Lo spettro della bomba migratoria dopo lo stop al grano ucraino</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il tallone d&#8217;Achille della Cina: ecco perché può restare senza cibo</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/il-tallone-dachille-della-cina-ecco-perche-puo-restare-senza-cibo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jun 2023 09:49:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[crisi alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1069" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230609114842559_f903de5ae4faf0d4912a652f5be7d466-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230609114842559_f903de5ae4faf0d4912a652f5be7d466-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230609114842559_f903de5ae4faf0d4912a652f5be7d466-scaled-600x334.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230609114842559_f903de5ae4faf0d4912a652f5be7d466-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230609114842559_f903de5ae4faf0d4912a652f5be7d466-1024x570.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230609114842559_f903de5ae4faf0d4912a652f5be7d466-768x428.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230609114842559_f903de5ae4faf0d4912a652f5be7d466-1536x855.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230609114842559_f903de5ae4faf0d4912a652f5be7d466-2048x1140.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Pechino ha acceso i riflettori sulla sicurezza alimentare, onde evitare la nefasta ipotesi che le tensioni internazionali possano farle correre il rischio di restare a corto di alimenti chiave nella dieta della popolazione cinese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/il-tallone-dachille-della-cina-ecco-perche-puo-restare-senza-cibo.html">Il tallone d&#8217;Achille della Cina: ecco perché può restare senza cibo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1069" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230609114842559_f903de5ae4faf0d4912a652f5be7d466-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230609114842559_f903de5ae4faf0d4912a652f5be7d466-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230609114842559_f903de5ae4faf0d4912a652f5be7d466-scaled-600x334.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230609114842559_f903de5ae4faf0d4912a652f5be7d466-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230609114842559_f903de5ae4faf0d4912a652f5be7d466-1024x570.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230609114842559_f903de5ae4faf0d4912a652f5be7d466-768x428.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230609114842559_f903de5ae4faf0d4912a652f5be7d466-1536x855.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230609114842559_f903de5ae4faf0d4912a652f5be7d466-2048x1140.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel discorso che ha aperto il <a href="https://it.insideover.com/politica/il-futuro-di-xi-jinping-e-della-cina-cose-e-cosa-prevede-il-xx-congresso-del-partito-comunista-cinese.html">XX Congresso del Partito Comunista Cinese</a>, a ottobre, <strong>Xi Jinping</strong> ha ripetuto la parola “<strong>sicurezza</strong>” oltre 90 volte, rispetto alle 50 del 2017. È questo, non a caso, uno dei concetti chiave della <strong>Cina </strong>odierna, vista la tempesta perfetta con gli Stati Uniti e il rischio, crescente, che agenti o potenze straniere possano penetrare la corazza difensiva del Dragone, così da carpire informazioni sensibili relative alla sfera politica o al mondo economico. </p>



<p>Quando il presidente cinese parla di sicurezza, si riferisce però ad un concetto molto ampio, che comprende sia la sicurezza interna al Paese che quella esterna, e che abbraccia svariati settori strategici. Troviamo, infatti, la sicurezza che riguarda la politica, facente capo alla sicurezza pubblica e alla sicurezza dello Stato, ma anche quella relativa a economia, tecnologia, informazioni e risorse. In seguito allo scoppio della guerra in Ucraina, Pechino ha acceso i riflettori, in particolare, sulla <strong>sicurezza alimentare</strong>, onde evitare la nefasta ipotesi che le tensioni internazionali possano farle correre il rischio di restare a corto di alimenti chiave nella dieta della popolazione cinese. </p>



<p>In base a quanto stabilito dal World Food Summit del 1996, la sicurezza alimentare è formata da quattro dimensioni: la <strong>disponibilità fisica di cibo</strong>, relativa quindi al lato dell’offerta e determinata dal livello di produzione alimentare, dai livelli delle scorte e dal commercio netto; l’accesso economico e fisico al cibo, da consolidare mediante un’elevata attenzione politica sui redditi e le spese dei cittadini; l’utilizzo degli alimenti, ovvero il fatto che esista una diversità della dieta e un buon utilizzo biologico del cibo; e la stabilità nel tempo delle tre dimensioni citate. </p>



<p>Formalmente, un Paese ha garantita la sicurezza alimentare quando realizza questi quattro punti. Tuttavia, fattori come la pandemia di Covid-19, la diffusione della peste suina africana, i conflitti geopolitici e militari, lo scontro tra Ucraina e Russia, hanno iniziato a scalfire la Grande muraglia cinese. Spingendo Pechino a prendere adeguate <strong>contromisure</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.insideover.com/raccontare-la-guerra-oggi?utm_source=strip&amp;utm_medium=ilgiornale&amp;utm_campaign=evento_140623"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="810" height="185" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/strip_io_evento_14_giugno_relatori-1.png" alt="" class="wp-image-398540" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/strip_io_evento_14_giugno_relatori-1.png 810w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/strip_io_evento_14_giugno_relatori-1-600x137.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/strip_io_evento_14_giugno_relatori-1-300x69.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/strip_io_evento_14_giugno_relatori-1-768x175.png 768w" sizes="auto, (max-width: 810px) 100vw, 810px" /></a></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Pechino e la sicurezza alimentare</h2>



<p>L’obiettivo della Cina non consiste più nel fornire almeno un piatto di riso al giorno alla sua immensa popolazione, che ormai da decenni non soffre più problemi simili, quanto piuttosto smarcarsi da pericolose <strong>dipendenze strategiche</strong>. Già, perché tra i principali importatori di cibo della Repubblica Popolare Cinese troviamo <strong>Stati Uniti</strong> e <strong>Ucraina</strong>: un Paese rivale e uno destabilizzato dalla guerra. </p>



<p>Come ha sottolineato <em>Asian Nikkei Review</em>, il Dragone ha sempre fatto affidamento alla potenza agricola di Kiev per il <strong>mais</strong>, uno dei tre cereali principali della propria dieta assieme al frumento e al riso. Un alimento chiave, non solo per le persone ma anche per il bestiame e l&#8217;allevamento di suini. Ebbene, prima della guerra, l&#8217;Ucraina contribuiva ad oltre l&#8217;<strong>80%</strong> delle importazioni complessive di mais dalla Cina. </p>



<p>Allo stesso tempo, grazie ad un accordo conseguito con l’amministrazione Trump, anche gli Stati Uniti giocavano un ruolo chiave nell’import dello stesso mais. Numeri alla mano, nel 2021, quando le importazioni hanno soddisfatto oltre il 10% della domanda di mais cinese, Pechino ha importato il 70% di questo alimento dagli Usa e il 30% da Kiev. Nel 2022, le importazioni complessive di mais dalla Cina sono diminuite del 27%. </p>



<p>La Fao ha definito tre livelli di autosufficienza alimentare: al di sotto dell&#8217;80% come deficit alimentare, tra l&#8217;80% e il 120% come autosufficienza alimentare e al di sopra del 120% come Paese con surplus alimentare.&nbsp;Il <strong>tasso di autosufficienza alimentare</strong> della Cina è diminuito dal 101,8% del 2000 al 76,8% del 2020, e si prevede che scenderà ulteriormente al 65% entro il 2035, se non verranno messe in atto misure tempestive.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://it.insideover.com/politica/lo-strano-asse-mosca-pyongyang-operai-nordcoreani-per-ricostruire-donbass-2052981.html"><strong>L’asse Mosca-Pyongyang</strong></a></li>



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<li><a href="https://it.insideover.com/guerra/il-nuovo-ordine-mondiale-di-russia-e-cina.html"><strong>Il nuovo ordine mondiale di Cina e Russia</strong></a></li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">I talloni di Achille alimentari della Cina</h2>



<p>La crescente dipendenza dalle importazioni per i principali prodotti alimentari ha ampiamente peggiorato la sicurezza alimentare della Cina.&nbsp;Come ha sottolineato <em>Geopolitical Monitor</em>, la perdita di terra coltivabile, i semi meno produttivi, i costi più elevati della produzione interna e le preoccupazioni per la sicurezza alimentare dei marchi locali hanno spinto i consumatori domestici cinesi ad optare per gli articoli importati.&nbsp;Di conseguenza, la Cina è diventata un <strong>importatore netto</strong> di prodotti alimentari dal 2004, nonostante l&#8217;elevata produzione interna. </p>



<p>Il risultato è che il gigante asiatico importa più soia, mais, grano, riso e latticini di qualsiasi altro Paese. Giusto per fare un esempio, il valore delle importazioni di <strong>cereali</strong> e farina di cereali è quadruplicato nel periodo compreso tra il 2013 e il 2021, passando da 5,1 miliardi di dollari a 20,08 miliardi. Allo stesso modo, anche le importazioni cinesi di mais sono cresciute negli ultimi anni, soprattutto nel 2021, quando la Cina ha importato 28,35 milioni di tonnellate di mais, con un aumento del 152% rispetto all&#8217;anno precedente.&nbsp;</p>



<p>C’è, poi, da monitorare con attenzione il discorso relativo alla <strong>soia</strong>, impiegata per produrre olio di soia per cucinare e farina di soia per l’industria della carne di maiale e del pollame. I prezzi della <strong>carne di maiale</strong>, tra l’altro, sono considerati molto sensibili e connessi alla soia, in quanto uno degli indicatori dell&#8217;inflazione alimentare è basato sulla disponibilità di questo prodotto.&nbsp;</p>



<p>In termini generali, la Repubblica Popolare rappresenta circa il 60% del commercio mondiale di soia.&nbsp;Sebbene la produzione interna di soia sia aumentata negli ultimi anni &#8211; fino a raggiungere i 20,28 milioni di tonnellate nel 2022 – questo Paese importa ancora circa l&#8217;82% della sua domanda totale di soia, ed è il più grande importatore di soia al mondo.&nbsp;Per la cronaca, le importazioni sono aumentate in modo significativo da 58,38 milioni di tonnellate nel 2012 a circa 91 milioni di tonnellate nel 2022.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le mosse di Xi</h2>



<p>Nell&#8217;aprile 2021,&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-xi-jinping.html">Xi Jinping</a> ha dichiarato&nbsp;che &#8220;la sicurezza alimentare è una base importante per la sicurezza nazionale&#8221;.&nbsp;Avendo pubblicamente collegato la sicurezza alimentare alla&nbsp;&nbsp;sicurezza nazionale cinese, il presidente cinese ha quindi chiesto ulteriori&nbsp;sforzi per salvaguardare la sicurezza del grano e proteggere i <strong>terreni agricoli</strong>&nbsp;al fine di aumentare la <strong>produzione interna</strong>. </p>



<p>Ma è difficile cambiare certi numeri, considerando che, con meno del 10% della terra arabile del pianeta, la Cina produce&nbsp;un quarto del grano mondiale&nbsp;e nutre un quinto della popolazione mondiale.&nbsp;È per questo che il nuovo premier <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-li-qiang-il-nuovo-premier-della-cina.html">Li Qiang</a> ha sottolineato l&#8217;obiettivo di aumentare la produzione agricola puntando sull&#8217;espansione dei terreni coltivabili.&nbsp;Di conseguenza, con lo &#8220;Schema di pianificazione territoriale nazionale (2016-2030)&#8221; è stato proposto di costruire 1,2 miliardi di mu (197 milioni di acri) di terreni agricoli di alta qualità entro il 2030. </p>



<p>Lo scorso marzo, inoltre, il premier uscente Li Keqiang ha consegnato un rapporto di lavoro del governo alla sessione annuale del Congresso nazionale del popolo, il parlamento cinese, spiegando che, garantendo la superficie coltivata, il Paese aumenterebbe la sua capacità di produzione di grano di 50 milioni di tonnellate. Per arrivarci, molte delle nuove foreste dovranno essere bonificate e trasformate in terreni agricoli. </p>



<p>E pensare che già negli anni ’90 lo studioso Lester Brown aveva pubblicato un articolo sulla rivista <em>World Watch</em> intitolato &#8220;<em>Chi nutrirà la Cina</em>?&#8221;,&nbsp;nel quale esprimeva preoccupazione per la scarsità di cibo oltre la Muraglia. In tutta risposta, Pechino si era attivata nel tentativo di aumentare il proprio tasso di autosufficienza alimentare.&nbsp;Solo che, reagendo in modo eccessivo all&#8217;avvertimento di Brown, la Repubblica Popolare aveva aumentato la produzione agricola più del necessario, ritrovandosi a fare i conti con un <strong>eccesso di offerta</strong>.&nbsp;Fu allora che il governo cinese si spostò verso una nuova politica di restituzione dei terreni agricoli alla foresta. </p>



<p>Adesso serve l’esatto opposto. Anche perché, nonostante il governo cinese insista sul fatto che il tasso di autosufficienza alimentare nazionale sia abbastanza elevato, i cinesi guadagnano stipendi più alti rispetto al passato, le loro diete si stanno occidentalizzando e le importazioni di carne stanno aumentando vertiginosamente. </p>



<p>In un quadro simile, Xi ha più volte parlato di preparazione al combattimento. Gli analisti si chiedono tuttavia se la Cina sia davvero pronta al <strong>combattimento</strong>, qualora le tensioni su Taiwan o con gli Usa dovessero sfociare in una guerra. In quel caso, il Dragone sarebbe in grado di assicurarsi abbastanza <strong>cibo </strong>per affrontare una lunga guerra? Ecco perché per il governo cinese è fondamentale smarcarsi dalle dipendenze straniere. Soprattutto dai Paesi rivali come gli Stati Uniti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/il-tallone-dachille-della-cina-ecco-perche-puo-restare-senza-cibo.html">Il tallone d&#8217;Achille della Cina: ecco perché può restare senza cibo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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