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	<title>Congo Archives - InsideOver</title>
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	<title>Congo Archives - InsideOver</title>
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		<title>La &#8220;guerra infinita&#8221; nell&#8217;est del Congo</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-infinita-nellest-del-congo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Jul 2022 20:02:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Allied Democratic Forces (ADF)]]></category>
		<category><![CDATA[Congo]]></category>
		<category><![CDATA[crisi umanitaria]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220709151315577_6b64ee09fdaa10cac33aa6983742cb1a-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220709151315577_6b64ee09fdaa10cac33aa6983742cb1a-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220709151315577_6b64ee09fdaa10cac33aa6983742cb1a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220709151315577_6b64ee09fdaa10cac33aa6983742cb1a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220709151315577_6b64ee09fdaa10cac33aa6983742cb1a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220709151315577_6b64ee09fdaa10cac33aa6983742cb1a-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220709151315577_6b64ee09fdaa10cac33aa6983742cb1a-2048x1366.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I venti di guerra che, nelle ultime settimane, hanno agitato i rapporti tra Repubblica Democratica del Congo e Ruanda, sembrano essersi sopiti. Un incontro chiarificatore, svoltosi in Angola tra il Capo di Stato congolese Félix Tshisekedi ed il suo omologo ruandese Paul Kagame, ha abbassato le tensioni. Tshisekedi e Kagame hanno concordato sulla necessità di normalizzare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-infinita-nellest-del-congo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-infinita-nellest-del-congo.html">La &#8220;guerra infinita&#8221; nell&#8217;est del Congo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220709151315577_6b64ee09fdaa10cac33aa6983742cb1a-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220709151315577_6b64ee09fdaa10cac33aa6983742cb1a-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220709151315577_6b64ee09fdaa10cac33aa6983742cb1a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220709151315577_6b64ee09fdaa10cac33aa6983742cb1a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220709151315577_6b64ee09fdaa10cac33aa6983742cb1a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220709151315577_6b64ee09fdaa10cac33aa6983742cb1a-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220709151315577_6b64ee09fdaa10cac33aa6983742cb1a-2048x1366.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>I venti di guerra che, nelle ultime settimane, hanno agitato i rapporti tra <strong>Repubblica Democratica del Congo </strong>e <strong>Ruanda</strong>, sembrano essersi sopiti. Un incontro chiarificatore, svoltosi in Angola tra il Capo di Stato congolese Félix Tshisekedi ed il suo omologo ruandese Paul Kagame, ha abbassato le tensioni. Tshisekedi e Kagame hanno concordato sulla necessità di <strong>normalizzare le relazioni</strong> diplomatiche ma questo risultato non potrà essere raggiunto solamente con le strette di mano.</p>
<p>Nelle ultime settimane, infatti, i rapporti sono stati tesi ed hanno sfiorato la rottura, Il presidente congolese aveva accusato il Ruanda, nel corso di un&#8217;intervista rilasciata al <em>Financial Times</em><em>, </em>di appoggiare<strong> il gruppo ribelle M23</strong> e di avere &#8220;<strong>interessi economici illeciti</strong> in Congo&#8221; e non aveva escluso &#8220;la possibilità di una<strong> guerra</strong> qualora le provocazioni fossero proseguite&#8221;. Le accuse erano state respinte da Kagame, che aveva definito la crisi come un <strong>problema interno</strong> della Repubblica Democratica del Congo. Il Movimento 23 Marzo, conosciuto come M23, è un gruppo ribelle che opera nel Congo orientale, in particolare nella provincia del Kivu Settentrionale. Nel 2012-2013 è stato appoggiato e finanziato dal Ruanda ma ha poi deposto le armi dopo le trattative con Kinshasa. Nel 2022 una fazione scissionista ha dato vita ad una nuova offensiva ed ha conquistato la città di frontiera di Bunagana.</p>
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<ul>
<li><a href="https://bit.ly/3HwXpIe"><strong>Scopri il reportage: Il Congo sanguina</strong></a></li>
</ul>
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<h2>Le tante crisi congolesi</h2>
<p>Il gruppo ribelle M23 si è scontrato, per diversi mesi, con le truppe congolesi nella provincia del <strong>Nord Kivu</strong>. Gli esperti delle Nazioni Unite ritengono che l&#8217;obiettivo finale possa essere <strong>Goma</strong>, una metropoli con quasi due milioni di abitanti, anche se l&#8217;M23 ha alternato scontri militari a proposte di cessate il fuoco. Anne Sylvie Linder, vice presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa a Goma, ha dichiarato, come riportato da <em>The New Humanitarian</em>, che i combattimenti &#8220;hanno scatenato <strong>una grave crisi umanitaria</strong>&#8221; che i gruppi umanitari faticano a contenere a causa dell&#8217;insicurezza dilagante. Alcune persone hanno provato a fare ritorno alle proprie case durante le pause dei combattimenti ma &#8220;sono costretti ad abbandonarle ogni volta che riprendono le ostilità&#8221;.</p>
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<ul>
<li><a href="https://bit.ly/3n0xn6G"><strong>Luca Attanasio: l&#8217;ambasciatore dimenticato</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/3zGchCi"><strong>Congo Stato d&#8217;assedio</strong></a></li>
</ul>
<hr />
<p>Gli analisti, i funzionari locali ed i leader della società civile provenienti da diverse zone del Nord Kivu e della vicina provincia dell&#8217;Intuir ritengono che durante il mandato di Tshisekedi la situazione non si sia evoluta positivamente. La crisi con l&#8217;M23 non è, poi, l&#8217;unica ad insanguinare questi territori dove operano anche le <strong>Allied Democratic Forces</strong> (ADF), che hanno giurato fedeltà allo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/l-evoluzione-terroristica-dell-adf.html">Stato Islamico</a> e la<strong> milizia CODECO</strong>, responsabile di dozzine di morti negli ultimi mesi.</p>
<p>Le <strong>Allied Democratic Forces</strong> sono state inserite nella lista dei gruppi terroristici da parte degli Stati Uniti e sono il gruppo armato<strong> più attivo e letale</strong> tra quelli operanti nelle province orientali della RDC. In oltre 20 anni di attività sono state responsabili di numerosi attacchi alle forze militari della RDC, di svariati<strong> crimini</strong> ai danni della popolazione civile e del rapimento e <strong>reclutamento di bambini</strong> per trasformarli in soldati. La chiesa cattolica della RDC ha reso noto che questo gruppo armato sarebbe responsabile di oltre 6mila morti dal 2013 alla fine del 2021.</p>
<h2>Una storia sanguinosa</h2>
<p>Le origini della violenza  nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) risalgono alla crisi dei rifugiati scatenata del <strong>genocidio in Ruanda</strong> del 1994. Gli <strong>Hutu</strong> coinvolti nel genocidio fuggirono nella RDC orientale e formarono gruppi armati. Questo comportò la nascita di formazionii rivali da parte dei <strong>Tutsi</strong> e di altre fazioni opportunistiche. Il governo congolese non fu in grado di controllare sul proprio territorio e di fronteggiarli e ciò portò allo scoppio della <strong>seconda guerra del Congo</strong>.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://bit.ly/3AIa8ql"><strong> Il male assoluto La furia jihadista </strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/3uA7eA6"><strong> Le miniere maledette. Discesa nell&#8217;inferno</strong></a></li>
</ul>
<hr />
<p>Il conflitto, durato dal 1998 al 2003, vide le forze di Kinshasa, appoggiate da Angola, Namibia e Zimbabwe, combattere contro gli insorti sostenuti da Ruanda ed Uganda. Il raggiungimento della pace nel 2002 non ha fermato, a causa della debolezza delle istituzioni, le violenze sui civili (costate <strong>tre milioni di vite</strong>).</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/economia/geoeconomia-del-congo-un-paese-al-centro-del-mondo-suo-malgrado.html">Le massicce <strong>risorse naturali</strong></a> in loco finanziano i gruppi, consentendo loro di comprare armi e di commettere nuove atrocità. L&#8217;Unione Africana e le Nazioni Unite hanno provato a risolvere la situazione ma <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/le-milizie-che-infestano-la-repubblica-democratica-del-congo.html">si stima che</a> <strong>cento gruppi armati</strong>, nonostante la presenza di 16mila caschi blu, operino nella regione orientale della Repubblica Democratica del Congo. Almeno<strong> cinque milioni</strong> di civili sono stati costretti a fuggire a causa dei rischi che gravano sulle loro vite.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Congo dei congolesi: un disastro annunciato</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/il-congo-dei-congolesi-un-disastro-annunciato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Valle]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Mar 2022 07:09:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Belgio]]></category>
		<category><![CDATA[Colonialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Congo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1512" height="1116" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220221154034964_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_45268-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220221154034964_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_45268-2.jpg 1512w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220221154034964_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_45268-2-300x221.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220221154034964_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_45268-2-1024x756.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220221154034964_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_45268-2-768x567.jpg 768w" sizes="(max-width: 1512px) 100vw, 1512px" /></p>
<p>Qualche mese prima dell’indipendenza, le autorità coloniali sembravano ancora convinte della solidità del loro dominio. Una follia, eppure, nell’agosto del 1959, in un rapporto ufficiale si legge &#8220;l’autonomia (si noti, non l’indipendenza; nda) sarà il risultato di uno sviluppo controllato e progressivo, a lungo termine&#8221;. Dieci mesi più tardi il Congo Belga svaniva dalle carte &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/il-congo-dei-congolesi-un-disastro-annunciato.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/il-congo-dei-congolesi-un-disastro-annunciato.html">Il Congo dei congolesi: un disastro annunciato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1512" height="1116" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220221154034964_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_45268-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220221154034964_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_45268-2.jpg 1512w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220221154034964_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_45268-2-300x221.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220221154034964_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_45268-2-1024x756.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220221154034964_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_45268-2-768x567.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1512px) 100vw, 1512px" /></p><p>Qualche mese prima dell’<strong>indipendenza</strong>, le autorità coloniali sembravano ancora convinte della solidità del loro dominio. Una follia, eppure, nell’agosto del 1959, in un rapporto ufficiale si legge &#8220;l’autonomia (si noti, non l’indipendenza; <em>nda</em>) sarà il risultato di uno sviluppo controllato e progressivo, a lungo termine&#8221;. Dieci mesi più tardi il <strong>Congo Belga</strong> svaniva dalle carte geografiche.</p>
<p>Cos’era successo? Tante cose. Nel secondo dopoguerra, nell’indifferenza delle assonnate autorità, un piccolo nucleo di giovani intellettuali congolesi, formati per lo più nelle missioni cattoliche, iniziò ad organizzarsi, a compattarsi. Ad agitarsi. Segmenti sempre più larghi dei ceti urbani africani iniziarono a stringersi (e a dividersi) attorno all’ex seminarista <strong>Joseph Kasa Vubu</strong> — dell’etnia dei bakongoko — e al suo gruppo <strong><em>Abako </em></strong>oppure a seguire il circolo di <em>Conscience africaine </em>dell’abate Joseph Malula e Joseph Ileo. Nel 1956, Malula e Ileo pubblicarono un <em>Manifeste</em> in cui, rispondendo all’ipotesi di van Bilsen, si fissava una sintesi tra l’essere europei e l’essere africani nell’ambito di una futura grande comunità belgo-congolese. Alle proposte gradualiste dei suoi rivali, Kasa Vubu oppose un netto rifiuto e redasse un suo documento molto più radicale in cui ipotizzava la nascita in tempi brevi di un Congo indipendente ma — dato centrale — federale, rispettoso delle etnie e pluralista. Un dibattito importante a cui Bruxelles non diede attenzione. Perché? Giovanni Giovannini, testimone del tempo, risponde brutalmente &#8220;Perché avrebbe dovuto? Che seguito avevano questi capi di piccole associazioni tribali: tutta gente che, per di più, dipendeva per il cibo quotidiano dallo stipendio dell’amministrazione e che poteva essere, perciò, facilmente richiamata all’ordine dal capo ufficio, senza neanche ricorrere ai gendarmi?&#8221;. In sintesi, i belgi confidarono sulle tensioni tribali, sulla frammentazione sociale, sull’arretratezza delle masse e, soprattutto, sottovalutarono gli antichi alunni delle missioni cattoliche. Un errore: i preti sono ottimi insegnanti.</p>
<p>I risultati dell’8 dicembre 1957 si rivelarono sorprendenti. Riprendendo nuovamente Giovannini &#8220;contrariamente alle previsioni dei coloni, l’84,7% degli elettori di Léopoldville andò alle urne. L’<em>Abako </em>conquistò la maggioranza assoluta: il 78,2% dei voti, 133 dei 170 seggi consiliari messi a disposizione per i neri. Dunque per l’<em>Abako</em>, non votarono soltanto i bagongoko, ma anche i bangala, i baluba e gli altri delle innumerevoli etnie; fu un pronunciamento a favore del “contro manifesto” dell’<em>Abako</em>. Del <strong>nazionalismo africano</strong> contro il colonialismo belga&#8221;.</p>
<p>Ma Kasa Vubu non era l’unico campione dell’indipendenza. Con il sostegno determinante dei partiti belgi, prese forma nell’ottobre 1958 il <em>Mouvement National Congolais</em> guidato dal cattolico Ileo e dal socialista Cyrille Adula; nelle intenzioni dei promotori il <em>MNC</em> doveva essere la risposta modernizzatrice, centralista e gradualista alla fazione etnica, federalista ed estremista di Kasa Vubu. Per equilibrare le correnti interne i due leader decisero di cooptare nella direzione un simpatizzante congolese del partito liberale e scelsero l’apparentemente moderato vice direttore del birrificio <em>Polar</em>, Patrice Lumumba. Personaggio stravagante, confuso, notoriamente disonesto ma dotato di carisma e notevole faccia tosta, Lumumba in breve tempo s’impadronì del partito imprimendo una svolta politica radicale. Nell’arco di pochi mesi, il “buon Patrice” divenne il leader degli indipendentisti, ma i belgi — ottusamente convinti di controllarlo — continuarono a facilitarlo e favorirlo contro l’<em>Abako</em>.</p>
<p>La situazione precipitò il 4 gennaio 1959. Il divieto di un comizio di Kasa Vubu scatenò la folla che assaltò i palazzi del potere, le case e i negozi degli europei, gli ospedali, le chiese. Dopo tre giorni di follia e 49 morti, la rivolta venne domata ma l’impatto psicologico, sia per i bianchi che per gli indigeni, fu enorme. Sia in Congo che in Belgio, dilagarono l’incertezza, l’inquietudine e l’urgenza: i fattori centrali che influenzeranno ogni passaggio politico della crisi, sino all’atto finale.</p>
<p>Il 13 gennaio Baldovino spiazzò nuovamente il mondo politico con un messaggio in cui riconobbe il principio di un’indipendenza concessa &#8220;senza indugi funesti né imprudenza sconsiderata&#8221;. Una mossa spericolata che mirava a rilanciare il progetto di un trono africano per Leopoldo III — rilanciando la soluzione delle “due monarchie” — ma ormai irrealistica, fuori tempo.</p>
<p>A sua volta il governo, presieduto da Gaston Eyskens, cercò di riprendere l’iniziativa e imporre, nel segno di un’indipendenza limitata, una tabella di marcia. Ma il Congo stava ormai sfuggendo dal controllo e, mentre gli incidenti si moltiplicavano e la disobbedienza civile cresceva, lo scoramento s’impadroniva e paralizzava l’amministrazione coloniale. Alla fine del ’59 i belgi si ritrovarono con le spalle al muro: l’unica soluzione possibile per uscire dall’<em>impasse</em> e ritrovare la supremazia era la forza. Un’ipotesi fortemente richiesta, come sopra accennato, dal sovrano ma inaccettabile per i politici. Appigliandosi ad un articolo della Costituzione del 1893 che impediva l’impiego di truppe metropolitane in colonia — un ricordo dell’antica diffidenza governativa verso le imprese leopoldine —, il governo, d’accordo con l’opposizione socialista, cassò qualsiasi opzione militare. L’ombra della guerra d’Algeria planava sul Belgio.</p>
<p>Fu l’ennesimo sbaglio. Un intervento dell’esercito nazionale, limitato ma efficace, avrebbe bloccato le derive massimaliste e costretto i leader africani a moderare toni e pretese. Eclissata l’ipotesi armata, ai poteri politici e finanziari non rimase che trattare con i congolesi; il 20 gennaio 1960 a Bruxelles convocò una “tavola rotonda” con i rappresentanti dei diversi “partiti” africani: radicali, moderati, unitari, federalisti. Un circo, ma &#8220;malgrado le molte divisioni, i delegati congolesi riuscirono a far fronte comune ottenendo che l’indipendenza fosse fissata al primo luglio. La risposta del governo, in apparenza sorprendente, era riconducibile al timore di una secessione dei coloni bianchi e, più in generale, alla preoccupazione di conservare il controllo sulle ricchezze del paese, anche a prezzo di un’indipendenza concessa frettolosamente. Una costituzione provvisoria, redatta dai giuristi belgi, tentò di conciliare le aspirazioni dei sostenitori dell’unità con quelle dei federalisti&#8221;.</p>
<p>Le elezioni del maggio 1960 diedero la vittoria al MNC, he tuttavia ottenne solo un terzo dei seggi. <strong>Lumumba</strong> accettò di far eleggere il federalista Kasa Vubu alla presidenza della repubblica, ma a condizione di diventare primo ministro e riservandosi di imporre un potere presidenziale forte una volta superato lo scoglio dell’indipendenza. Il 29 giugno fu firmato un trattato di amicizia belga-congolese e il giorno dopo il Congo fu proclamato indipendente.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La storia segreta del triangolo Usa-Belgio-Congo che portò alla prima bomba atomica</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/usa-belgio-congo-belga-prima-bomba-atomica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Valle]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Feb 2022 06:13:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Belgio]]></category>
		<category><![CDATA[Congo]]></category>
		<category><![CDATA[uranio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1363" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Agenzia_Fotogramma_IPA27331144-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Agenzia_Fotogramma_IPA27331144-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Agenzia_Fotogramma_IPA27331144-300x213.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Agenzia_Fotogramma_IPA27331144-1024x727.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Agenzia_Fotogramma_IPA27331144-768x545.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Agenzia_Fotogramma_IPA27331144-1536x1090.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Agenzia_Fotogramma_IPA27331144-2048x1453.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale il Congo divenne un’arma politica ed economica fondamentale per il governo belga in esilio a Londra: nel 1940, l’allineamento, obtorto collo, del governatore Pierre Ryckmans ai ministri fuggiaschi — ambiguamente il nuovo sovrano Leopoldo III, certo della vittoria dell’Asse, era rimasto in patria —, consentì l’inserimento delle immense &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/usa-belgio-congo-belga-prima-bomba-atomica.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/usa-belgio-congo-belga-prima-bomba-atomica.html">La storia segreta del triangolo Usa-Belgio-Congo che portò alla prima bomba atomica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1363" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Agenzia_Fotogramma_IPA27331144-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Agenzia_Fotogramma_IPA27331144-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Agenzia_Fotogramma_IPA27331144-300x213.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Agenzia_Fotogramma_IPA27331144-1024x727.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Agenzia_Fotogramma_IPA27331144-768x545.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Agenzia_Fotogramma_IPA27331144-1536x1090.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Agenzia_Fotogramma_IPA27331144-2048x1453.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Con lo scoppio della <strong>Seconda guerra mondiale</strong> il Congo divenne un’arma politica ed economica fondamentale per il governo belga in esilio a Londra: nel 1940, l’allineamento, <em>obtorto collo,</em> del governatore Pierre Ryckmans ai ministri fuggiaschi — ambiguamente il nuovo sovrano Leopoldo III, certo della vittoria dell’Asse, era rimasto in patria —, consentì l’inserimento delle immense risorse coloniali (gomma, rame, tungsteno, stagno, zinco, olio di palma) nell’economia bellica angloamericana e permise alla debolissima entità di assumere una parvenza di legittimità a fronte degli invasivi alleati. Non solo.</p>
<p>Fu il <strong>Congo belga</strong> a fornire, accanto alle indispensabili materie prime, l’uranio necessario al progetto atomico statunitense “Manhattan” e alla distruzione di <strong>Hiroshima</strong> e <strong>Nagasaki</strong>. Una storia complessa e, in parte, ancora sepolta negli archivi americani, belgi e britannici.</p>
<p>Tutto iniziò nel 1915 quando a Shinkolobwe, nella regione del Katanga, venne scoperto il più grande giacimento d’uranio del mondo. Al tempo nessuno vi fece molto caso poiché allora il minerale interessava soltanto l’industria della ceramica che vi ricavava vernice luminescente e nulla più. Poi accadde l’imprevedibile. Nel dicembre 1938 due scienziati tedeschi, Otto Hahn e Fritz Strassman, scoprirono che da un atomo di uranio si poteva sprigionare una reazione a catena. Era la <strong>fissione nucleare</strong>, un processo da cui si poteva produrre energia ma anche un’arma terribile: la bomba atomica.</p>
<p>Un segreto tremendo riservato a pochissimi. Tra questi Edgar Sengier, il direttore dell’Union Minière. Come racconta <strong>David Van Reybrouck</strong> nel suo libro <em>Congo</em> (Feltrinelli, 2014) &#8220;alla vigilia del conflitto fece imbarcare 1250 tonnellate di uranio, la produzione di tre anni, dal Katanga per New York e poi allagare la miniera. Quando partì il progetto “Manhattan” nel 1942, i ricercatori americani che armeggiavano con la bomba atomica si misero in cerca di uranio di alta qualità. Il minerale canadese che usavano era in effetti molto debole. Con loro sorpresa, si scoprì che una gigantesca riserva era stoccata nell’Archer Daniels Midland Warehouses, un magazzino nel porto di New York. Ne conseguirono trattative molto animate con il Belgio, che ricavò dall’operazione 2,5 miliardi di dollari sonanti&#8221;. Un ottimo affare che permise, terminato il conflitto, la formidabile ripresa economica post bellica del regno.</p>
<p>La cessione agli Usa dello strategico minerale e la riattivazione di Shinkolobwe furono coperti dal massimo riserbo. La miniera venne cancellata dalle mappe e gli Stati Uniti iniziarono un’opera di <strong>intelligence</strong> nella regione per deviare i sospetti e diffondere false informazioni sulle estrazioni. Durante tutta la <strong>Guerra fredda</strong> e le mille traversie del Congo indipendente, Shinkolobwe è rimasta attiva (sotto un discreto quanto ferreo controllo americano) ed è stata ufficialmente chiusa nel 2004, dopo il crollo di un passaggio sotterraneo in cui morirono otto persone. Ma attorno ai vecchi impianti continuano, in condizioni precarie e senza protezioni contro le radiazioni, gli scavi illegali che alimentano il contrabbando di uranio.</p>
<p><a href="https://t.me/inside_over"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-343413 size-full" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/strip_telegram_piccola.png" alt="" width="905" height="215" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/strip_telegram_piccola.png 905w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/strip_telegram_piccola-300x71.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/strip_telegram_piccola-768x182.png 768w" sizes="auto, (max-width: 905px) 100vw, 905px" /></a></p>
<p>Torniamo al 1945. Nonostante gli accordi segreti tra i due governi, i rapporti belgo-americani gradualmente si modificarono: una volta acquisiti i materiali e le concessioni, Washington lesinò i promessi aiuti per la creazione di un’industria nucleare belga e iniziò, sempre più apertamente, a criticare la presenza coloniale del piccolo alleato europeo.</p>
<p>Replicando lo schema del 1919, i governanti belgi — incalzati dagli statunitensi e contestati sempre più violentemente dall’appena sorta Organizzazione delle Nazioni Unite — lanciarono un ambizioso “piano decennale per lo sviluppo economico del Congo”. Un progetto di modernizzazione che, secondo Bruxelles, doveva rabbonire le correnti anticolonialiste dell’amministrazione americana, zittire le proteste dell’ONU — sinergiche alla galassia terzomondista e al blocco sovietico (ma sempre funzionali agli interessi statunitensi) — e permettere un inserimento “dolce” e lento, lentissimo della regione in un’ipotetica quanto futuribile “comunità belgo-congolese”. Un’illusione crudele.</p>
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		<title>Il Congo delle banche belghe: tanti soldi, pochi coloni</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/il-congo-delle-banche-belghe-tanti-soldi-pochi-coloni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Valle]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Feb 2022 06:22:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Belgio]]></category>
		<category><![CDATA[Congo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220213194612820_6703c85b1c61ab72c8f17a650805bebf-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220213194612820_6703c85b1c61ab72c8f17a650805bebf-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220213194612820_6703c85b1c61ab72c8f17a650805bebf-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220213194612820_6703c85b1c61ab72c8f17a650805bebf-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220213194612820_6703c85b1c61ab72c8f17a650805bebf-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220213194612820_6703c85b1c61ab72c8f17a650805bebf-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220213194612820_6703c85b1c61ab72c8f17a650805bebf-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tra le due guerre curiosamente (almeno all’apparenza) l’inattesa prosperità del neonato “impero belga” e le importanti ricadute sull’economia nazionale — nel 1936 nella sola Anversa circa 125mila persone lavoravano, direttamente o indirettamente, nell’industria diamantifera — lasciarono abbastanza indifferente l’opinione pubblica nazionale. Impermeabile alla propaganda dei circoli colonialisti o delle suggestioni dei mass media — si &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/il-congo-delle-banche-belghe-tanti-soldi-pochi-coloni.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220213194612820_6703c85b1c61ab72c8f17a650805bebf-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220213194612820_6703c85b1c61ab72c8f17a650805bebf-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220213194612820_6703c85b1c61ab72c8f17a650805bebf-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220213194612820_6703c85b1c61ab72c8f17a650805bebf-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220213194612820_6703c85b1c61ab72c8f17a650805bebf-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220213194612820_6703c85b1c61ab72c8f17a650805bebf-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220213194612820_6703c85b1c61ab72c8f17a650805bebf-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Tra le due guerre curiosamente (almeno all’apparenza) l’inattesa prosperità del neonato “impero belga” e le importanti ricadute sull’economia nazionale — nel 1936 nella sola Anversa circa 125mila persone lavoravano, direttamente o indirettamente, nell’industria diamantifera — lasciarono abbastanza indifferente l’opinione pubblica nazionale. Impermeabile alla propaganda dei circoli colonialisti o delle suggestioni dei mass media — si pensi al grande successo di <em>Tin Tin au Congo</em> di Hergè —, gran parte dei sudditi fiamminghi e valloni di re Alberto rimase per lo più scettica sulle sorti del remoto possedimento. Per la maggioranza dei belgi — abbastanza soddisfatti del loro benessere e interessati solo alle beghe linguistiche o/e allo scontro tra poteri cattolici e poteri laici — il <strong>Congo</strong> era “un affare della dinastia, delle banche, dei trust” e il sogno di pochi eccentrici, dunque un problema secondario, un lusso superfluo. Talvolta un fastidio.</p>
<p>Non è certamente questa la sede per un’analisi delle tante fragilità e innumerevoli contraddizioni del regno, tuttavia riteniamo che l’esperienza coloniale sia paradigmatica della complessità della società belga. Al momento della terribile crisi del 1960, la radicata freddezza per ogni ipotesi vagamente “avventurosa” o imperialista, l’estraneità e la distanza verso la “grande politica” del <strong>Belgio</strong> profondo consentì al governo di Bruxelles — senza troppi timori e alcun rimorso — scelte affrettate quanto devastanti.</p>
<p>Nel suo reportage sulla tragedia africana, Giovanni Giovannini (“Congo nel cuore delle tenebre”, Mursia 1966) segnalò, con stupefazione, l’esiguità della presenza bianca sul territorio al momento dell’indipendenza: appena l’uno per cento della popolazione totale del paese, una “colonia per milionari”. Sebbene distante da nostalgie fasciste, il giornalista era intriso, come tutta la sua generazione, da visioni post risorgimentali e nazionali e riteneva questi dati inconcepibili &#8220;per gente che, come noi italiani, ha sempre giustificato le sue imprese coloniali con la ricerca di terre, dove riversare l’eccesso della sua popolazione, e che ha dilapidato oro, sudore, sangue per trasformare in vigneti le sabbie del deserto&#8221;.</p>
<p>Per quanto, negli anni Sessanta del secolo scorso, potessero sembrare strampalate agli occhi di un italiano, le linee del governo coloniale avevano una loro logica. Preoccupate dall’ingordigia delle potenze maggiori, consce della fragilità del dominio e attente alla stabilità interna, le autorità brussellesi impedirono scientemente la formazione di una minoranza bianca numerosa e coesa, magari capace di imporsi sulla metropoli e guidare — utilizzando gli schemi dell’<em>apartheid</em> dei <em>dominions</em> anglosassoni o, ancor peggio, nel segno della multietnicità lusitana — una maggioranza nera ancora priva di diritti politici. Convinti così di esorcizzare conflitti razziali e di bloccare ogni spinta centrifuga o autonomista dei “bianchi d’Africa”, i poteri centrali ostacolarono ogni ipotesi di migrazione europea, centellinarono gli ingressi e scoraggiarono ogni installazione. In Congo, a differenza del Sud Africa, della <strong>Rhodesia</strong>, dell’Africa francese, portoghese e italiana, non vi era posto per turbolenti <em>poor withes, </em>per fastidiosi<em> petit blancs</em> in cerca di terre e futuro.</p>
<p>Come ricordava sempre Giovannini, la politica anti-popolamento venne attuata in maniera ferrea: &#8220;Contro chi intende trasferirsi in colonia una prima selezione è realizzata con il deposito di una cauzione relativamente cospicua e deve dimostrare un livello di vita onorevole; sono, così,  considerati indesiderabili non solo coloro che per mancanza d’istruzione non sanno leggere o scrivere correntemente una lingua europea, ma anche quelli che non dispongono di mezzi sufficienti d’esistenza; e anche chi ha subito procedimenti giudiziari o condanne. Il candidato colono deve, quindi, presentare un minimo di garanzie provate da un certificato medico, un certificato giudiziario, una cauzione di cinquantamila franchi per il capo famiglia e per ciascun figlio con più di 18 anni e 25mila franchi per la moglie e ciascun figlio tra i 14 e i 18 anni&#8221;.</p>
<p>Il risultato fu, come analizza Guy Vanthemsche, una <strong>presenza bianca</strong> minima, quasi irrilevante: &#8220;Durante il periodo dell’<em>EIC</em> il numero dei belgi in Congo era estremamente ridotto, al massimo 1500 persone. Dopo l’annessione, la popolazione crebbe e nel 1930 raggiunse le 17mila unità. Conclusa la Seconda guerra mondiale, la presenza aumentò: 24mila nel 1947 e 89mila nel 1959. Ricordiamo che nel 1910 il Belgio contava 7,4 milioni d’abitanti e 9,1 nel 1961&#8243;. Interessante, a proposito, il quadro sociale della piccola comunità belga alla vigilia dell’indipendenza: quasi la metà della popolazione era costituita da impiegati delle imprese private (i grandi trust minerari e le società collegate), il 20% da funzionari coloniali (in gran parte valloni), il quindici da missionari (soprattutto fiamminghi), e solo il restante venti da residenti. In quest’ultimo segmento, il meno amato dall’amministrazione, dobbiamo comprendere i liberi professionisti, i commercianti, gli artigiani e i piantatori. Insomma, i coloni per scelta non ammontavano a nemmeno 24mila unità. Nulla.</p>
<p>A complicare ulteriormente il quadro (e indebolire la già irrisoria componente bianca) vi fu la progressiva chiusura — a fronte della limitata crescita della componente belga — degli accesi e dei permessi per gli altri europei. Nel 1957, in tutto il Congo erano rimasti solo 5000 portoghesi, 3639 italiani (per lo più piemontesi e abruzzesi), 2800 greci (in gran parte israeliti rodioti) e qualche centinaio di francesi e britannici. Insomma, il Congo non era, volutamente, un paese per bianchi.</p>
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		<title>1909, nasce (malvolentieri) il Congo Belga</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/1909-nasce-malvolentieri-il-congo-belga.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Valle]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Feb 2022 06:17:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Belgio]]></category>
		<category><![CDATA[Congo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="703" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Kisanga-mijn_Ruandese_arbeiders_einde-jaren_1920.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Kisanga-mijn_Ruandese_arbeiders_einde-jaren_1920.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Kisanga-mijn_Ruandese_arbeiders_einde-jaren_1920-300x206.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Kisanga-mijn_Ruandese_arbeiders_einde-jaren_1920-768x527.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Morto Leopoldo e ricevuto in “dono” l’intero Congo, il governo belga all’indomani della poco gradita acquisizione si ritrovò impegnato in una serie di spinose problematiche. La più seria riguardava la legittimità stessa dell’Etat Indipéndent du Congo (EIC) e, quindi, del subentro di Bruxelles in Africa equatoriale. Per le potenze coloniali, come ricorda suo denso saggio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/1909-nasce-malvolentieri-il-congo-belga.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="703" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Kisanga-mijn_Ruandese_arbeiders_einde-jaren_1920.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Kisanga-mijn_Ruandese_arbeiders_einde-jaren_1920.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Kisanga-mijn_Ruandese_arbeiders_einde-jaren_1920-300x206.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Kisanga-mijn_Ruandese_arbeiders_einde-jaren_1920-768x527.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>Morto Leopoldo e ricevuto in “dono” l’intero Congo, il governo belga all’indomani della poco gradita acquisizione si ritrovò impegnato in una serie di spinose problematiche. La più seria riguardava la legittimità stessa dell’<em>Etat Indipéndent du Congo</em> (<em>EIC)</em> e, quindi, del subentro di Bruxelles in <strong>Africa equatoriale</strong>. Per le potenze coloniali, come ricorda suo denso saggio Guy Vanthemsche (“La Belgique et le Congo”, Editions Complexe, Bruxelles 2007), le conclusioni della Conferenza di Berlino divennero solo una “presa d’atto” dell’esistenza dello Stato leopoldino non una sua legittimazione.</p>
<p>Il pericolo maggiore era rappresentato dal <strong>Regno Unito</strong> che, interpretando a suo piacimento gli atti berlinesi — e preoccupata dalle voci di una vendita del Congo al <em>Reich</em> germanico —, minacciò più volte la convocazione di un consesso internazionale che giudicasse le “qualità morali” e le “capacità civilizzatrici” e finanziarie degli eredi del <em>grand Roi</em>. I belgi smentirono ogni ipotesi di cessione e presto l’ipotesi tedesca svanì, ma Londra non demorse: a più riprese, durante tutto il periodo coloniale, la Gran Bretagna cercò d’approfittare della vulnerabilità belga — dopo il passaggio di poteri, durante i due conflitti mondiali, nel 1945 e persino nel 1959 — ed esercitò, condizionando spesso la politica estera del regno, una pressione continua su Bruxelles.</p>
<p>Contro ogni previsione, i poteri politici e finanziari belgi, consci della precarietà degli equilibri internazionali — e sempre più convinti, dopo la scoperta dei <strong>giacimenti katanghesi</strong>, delle enormi potenzialità della colonia —, tennero duro e decisero d’investire risorse finanziarie e umane nell’avventura d’oltremare; con metodo, l’ala modernizzatrice del ristretto ceto dirigente s’impegnò nella costruzione di un impero con l’ambizione <em>de faire mieux que les autres</em>. Fu l’inizio di una nuova fase, meno romanzesca della precedente, ma finalmente accettabile e razionale.</p>
<p>Nel 1909, per segnare una netta discontinuità con il passato, il Parlamento pose risolutamente termine all’assolutismo leopoldino e approvò la <em>Charte coloniale, </em>un documento fondamentale che fissò per oltre mezzo secolo le regole — e i limiti sociali, culturali e militari — della presenza belga in Africa. Nel loro ordinamento i legislatori avocarono ogni decisione al governo centrale — ovvero al ministero delle colonie — e imposero una separazione rigorosa tra le finanze della madrepatria e quelle congolesi. L’amministrazione della colonia fu affidata a un governatore generale (dai poteri limitati), a sua volta, appoggiato da una rete di commissari e amministratori; a livello più basso vi erano le <em>chefferies indigènes</em>, affidate ai capo <strong>tribù lealisti</strong>. L’ordine pubblico e la sicurezza interna furono affidati a truppe locali inquadrate da quadri nazionali — la <em>Force pubblique</em> —, sollevando, così, l’esercito nazionale da ogni responsabilità e dovere verso la colonia.  Inoltre la <em>Charte</em> escludeva ogni forma di rappresentatività elettorale e negava ai belgi residenti — e, ovviamente, ai nativi — <strong>diritti politici fondamentali</strong> come la libertà d’associazione e di stampa. Frattanto il regime di lavoro forzato fu abolito e autorizzato il libero commercio.</p>
<p>Nel 1919, superata la Grande guerra e la temperie del separatismo fiammingo, chi contava a Bruxelles decise di dimostrare — confondendo spesso sogni e realtà — la capacità del regno di realizzare, senza aiuti e senza ingerenze straniere, <em>une</em> <em>colonie modèle</em>. Per <strong>re Alberto</strong>, il ceto politico e la <em>Société générale de Belgique</em>, il Congo — ingrandito, nel 1919, dall’acquisizione dei territori ex germanici del Ruanda e dell’Urundi — divenne un momento d’onore e dignità nazionale; Louis Franck, allora ministro delle Colonie, con enfasi, dichiarò, &#8220;noi piccola nazione in Europa, siamo oggi diventati una grande potenza in Africa. Grazie al <strong>Congo</strong>, ora abbiamo finalmente un posto nel consesso dei popoli&#8221;. Un intreccio di fierezza nazionale, fedeltà alla dinastia, protagonismo internazionale e solidi interessi economici si saldava ad un progetto a tratti innovativo, assolutamente selettivo e, soprattutto, esclusivamente belga.</p>
<p>Nel primo dopoguerra, decisi a superare l’opaca esperienza dell’<em>EIC</em> e ad inserire l’immenso territorio nell’economia mondiale, i colonizzatori impostarono un gigantesco piano infrastrutturale che prevedeva la realizzazione di ferrovie, porti, strade, città: uno sforzo titanico, prodromico alla valorizzazione e lo sfruttamento delle enormi risorse congolesi e, nel contempo, un investimento sinergico alla modernizzazione dell’economia nazionale. Qualche esempio: con l’appoggio dello Stato e della <em>SgB</em>, nel 1921, la <em>Société anonyme belge d’exploitation de la navigation aèrienne</em> (poi <em>Sabena</em>) aprì la prima <strong>linea aerea commerciale africana</strong>; nel 1925 l’aviatore Edmon Thieffry volava da Bruxelles a Leopodville e nel 1935 fu inaugurata la rotta tra le due capitali. E ancora, i moderni bastimenti della <em>Compagnie Maritime Belge</em> (un satellite dell’onnipresente <em>SgB</em>) collegarono Anversa al porto di Matadi e offrirono al Belgio (e ai suoi cantieri navali) una nuova dimensione marittima.</p>
<p>In sintesi, il progetto di <em>une</em> <em>colonie modèle</em> prese forma e sostanza. L’impetuosa crescita economica della colonia — in meno di un decennio il Congo divenne uno dei principali produttori mondiali di stagno, rame, carbone, ferro, cobalto, diamanti, uranio — rasserenò e arricchì la lontana madrepatria e, di riflesso, permise un miglioramento parziale delle condizioni di vita degli indigeni. Nel segno del paternalismo e della stabilizzazione, il governo impose alle società minerarie le prime misure di protezione sociale per gli operai neri e sviluppò, in sinergia con le missioni cattoliche, un piano sanitario e educativo limitato, però, alle scuole elementari poiché il governo coloniale — fedele al motto “<em>pas d’èlites, pas d’ennuis</em>” — ritenne prematuro (e pericoloso) offrire agli africani livelli d’istruzione elevati. Un calcolo miope che, al momento dell’indipendenza, avrà conseguenze disastrose.</p>
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		<title>Il Congo di Leopoldo II: fiumi di sangue e tanti denari</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/il-congo-di-leopoldo-ii-fiumi-di-sangue-e-tanti-denari.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Valle]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Feb 2022 16:30:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Belgio]]></category>
		<category><![CDATA[Colonialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Congo]]></category>
		<category><![CDATA[Leopoldo II]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220206172824650_574aeebd4c62b147cb6b252f60a8e90d-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220206172824650_574aeebd4c62b147cb6b252f60a8e90d-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220206172824650_574aeebd4c62b147cb6b252f60a8e90d-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220206172824650_574aeebd4c62b147cb6b252f60a8e90d-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220206172824650_574aeebd4c62b147cb6b252f60a8e90d-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220206172824650_574aeebd4c62b147cb6b252f60a8e90d-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220206172824650_574aeebd4c62b147cb6b252f60a8e90d-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Acquisito fortunosamente il suo impero africano, re Leopoldo II si mise subito all’opera e una cortina di mistero avvolse da subito l’État Indipéndent du Congo. Il ferreo controllo sui traffici e la severa selezione dei quadri coloniali — con l’eccezione dei suoi fedelissimi, Leopoldo preferì utilizzare una coorte multinazionale di contabili, tecnici (tra cui s’arruolò &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/il-congo-di-leopoldo-ii-fiumi-di-sangue-e-tanti-denari.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220206172824650_574aeebd4c62b147cb6b252f60a8e90d-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220206172824650_574aeebd4c62b147cb6b252f60a8e90d-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220206172824650_574aeebd4c62b147cb6b252f60a8e90d-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220206172824650_574aeebd4c62b147cb6b252f60a8e90d-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220206172824650_574aeebd4c62b147cb6b252f60a8e90d-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220206172824650_574aeebd4c62b147cb6b252f60a8e90d-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220206172824650_574aeebd4c62b147cb6b252f60a8e90d-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><a href="https://it.insideover.com/storia/come-re-leopoldo-del-belgio-sinvento-il-congo.html?utm_source=ilGiornale&amp;utm_medium=article&amp;utm_campaign=article_redirect&amp;_ga=2.113563207.1794546545.1644057831-1430708240.1599038771">Acquisito fortunosamente il suo impero africano</a>, re Leopoldo II si mise subito all’opera e una cortina di mistero avvolse da subito l’<em>É</em><em>tat Indipéndent du Congo</em>. Il ferreo controllo sui traffici e la severa selezione dei quadri coloniali — con l’eccezione dei suoi fedelissimi, <strong>Leopoldo</strong> preferì utilizzare una coorte multinazionale di contabili, tecnici (tra cui s’arruolò anche lo scrittore anglo-polacco Joseph Conrad) e tanti soldati disoccupati —, infastidirono la tranquilla borghesia belga e i suoi terminali politici. Per di più, nonostante l’enfasi dei circoli colonialisti di Bruxelles e Anversa, la precarietà economica del regno leopoldino inquietò una volta di più imprenditori, banche, azionisti. I creditori del re. Non a torto.</p>
<p>Come annota Henri Wesseling, i primi anni dell’<em>EIC</em> furono difficili: &#8220;I problemi finanziari erano enormi. Leopoldo dovette nuovamente intervenire personalmente e ipotecò le sue onorificenze estere e le livree dei suoi lacchè e, non sapendo più a che santo votarsi, ridusse i propri pranzi a una sola portata. Ma non bastava. Il <strong>Belgio</strong> organizzò una lotteria. Non fu ancora sufficiente. Lo Stato belga dovette prestare denaro a Leopoldo. Il problema non si risolse neppure in quel modo. La gomma, infine, salvò lo Stato Libero. L’aumento della richiesta di gomma fece salire vertiginosamente i listini. La caccia alla <em>red rubber</em> nel Congo fornì finalmente i mezzi economici necessari. Ma questo capitolo portò a tali eccessi da diventare uno scandalo di dimensioni inaudite, uno dei maggiori scandali della storia coloniale moderna: le atrocità perpetrate nel Congo&#8221;.</p>
<p><em>La bonne affaire</em> di Leopoldo ebbe un costo umano intollerabile. L’<em>EIC </em>chiuse ermeticamente le frontiere e incorporò tutte le terre non coltivate — circa il 95 per cento dell’immenso territorio — incamerandone tutte le risorse e le ricchezze naturali e i diritti di commercializzazione. Chiunque osasse (bianco o nero, poco importava) intraprendere una qualsiasi attività mercantile senza il consenso dei gabellieri governativi era considerato un ladro o un ricettatore. Allo stesso tempo, per valorizzare al massimo la colonia, gli agenti leopoldini instaurarono un durissimo regime di <strong>lavoro forzato</strong> — alla popolazione venne imposta una <em>impot de cueillette</em>, una tassa sul raccolto, fissata in denaro ma pagabile in natura — che trasformò presto l’<em>É</em><em>tat Indipéndent du Congo</em> in uno spietato sistema concentrazionario. L’impero del silenzio.</p>
<p>Nel suo libro dedicato al colonialismo ottocentesco, Raymond F. Betts nota: &#8220;I risultati del lavoro coatto furono magnifici sul piano finanziario, poiché alla fine il re recuperò il denaro che aveva investito nel Congo come privata speculazione e ricavò inoltre ulteriori capitali per permettergli di soddisfare il suo gusto per le attrezzature turistiche sia in Riviera sia nella città di <strong>Ostende</strong>. I guadagni ottenuti da Leopoldo furono in proporzione inversa al benessere del popolo congolese: il numero di coloro che persero la vita è incalcolabile&#8221;.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/project/il-congo-sanguina-aiutaci-a-raccontarlo.html?utm_source=adv&amp;utm_medium=strip_IO&amp;utm_campaign=congo" target="_blank" rel="noopener"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-335999 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-1024x234.jpeg" alt="" width="1024" height="234" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-1024x234.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-300x69.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-768x176.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo.jpeg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Tra le conseguenze più agghiaccianti della rapace politica coloniale, — da sommare alle conseguenze delle campagne militari (<em>le mantien de l’ordre</em>), le epidemie, la malnutrizione e le carestie — vi fu infatti un impressionante calo demografico della popolazione indigena. Come annota Guy Vanthemsche: &#8220;Nei primi quattro decenni della presenza belga in Congo, il numero dei congolesi declina in modo spettacolare. Alcune regioni si spopolano. Ma qual’è il bilancio totale del fenomeno? Di certo, centinaia di migliaia, forse milioni di persone <strong>persero la vita</strong> dopo l’intrusione dei bianchi. Sfortunatamente non è possibile essere più esatti e la polemica attorno al numero “preciso” è inutile, poiché nessuno storico serio, belga o straniero, mette ormai in dubbio l’essenziale, ovvero l’orrore del regime di lavoro leopoldino&#8221;.</p>
<p>All’inizio del Novecento le ragioni dell’<em>EIC</em> iniziarono a vacillare. Una pesante campagna internazionale, promossa dalla stampa anglo-americana, mise sotto scacco l’intera costruzione congolese. I crudi reportages dell’americano George Williams e del britannico Edmund Morel, supportati dai rapporti del console inglese Roger Casement, scandalizzarono i lettori londinesi e statunitensi e, di conseguenza, le opinioni pubbliche europee. Leopoldo cercò di negare, controbattere; dietro alle inchieste giornalistiche e le <strong>campagne umanitarie</strong>, il sovrano intravedeva, non del tutto a torto, manovre albioniche e intrighi internazionali tesi a scardinare il suo, ormai troppo ambito, possedimento. Nel 1904, il re fu costretto ad aprire le porte del suo possedimento privato e istituire una commissione d’inchiesta internazionale. Un passo obbligato ma fatale. Al loro rientro i commissari confermarono, in termini prudenti ma inoppugnabili, gran parte degli abusi e degli orrori de l’<em>Etat Indipéndent du Congo. </em>Subitamente, il “padre padrone” del Congo divenne per ogni corte, governo, ambasciata e banca un personaggio indesiderato, impresentabile. I centri finanziari brussellesi sussultarono e la monarchia divenne nuovamente impopolare.</p>
<p>Con un ultimo guizzo di lucidità, l’ormai vecchio Leopoldo si convinse che l’unico modo per salvare il suo grande sogno era donarlo al piccolo Belgio: da qui la decisione di scaricare sui suoi poco amati sudditi l’ormai troppo pesante fardello africano. Il 18 dicembre 1908 — dopo un’estenuante trattativa che garantiva un lascito importante ai suoi eredi e certo che le caldaie di Laeken avessero inghiottito tutti i documenti dell’archivio dell’<em>EIC</em> — <strong>Sua Maestà</strong> donava allo Stato belga il suo lontano dominio. Il tempo di Lepoldo era finito. Un anno dopo, il 19 dicembre, il monarca si spense. Nell’agonia trovò la forza per sussurrare minaccioso al suo primo ministro: &#8220;Se mai cederete a chicchessia un pollice di terra congolese, il vostro re si leverà dalla tomba&#8221;. In tutta la sua lunga vita non aveva mai visto nemmeno un lembo del suo regno africano.</p>
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		<title>Come re Leopoldo del Belgio s&#8217;inventò il Congo</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/come-re-leopoldo-del-belgio-sinvento-il-congo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Valle]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Feb 2022 18:27:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Congo]]></category>
		<category><![CDATA[Leopoldo II]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220201174358802_cc4bb886199f6e0c14d65ecbfc89f760-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220201174358802_cc4bb886199f6e0c14d65ecbfc89f760-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220201174358802_cc4bb886199f6e0c14d65ecbfc89f760-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220201174358802_cc4bb886199f6e0c14d65ecbfc89f760-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220201174358802_cc4bb886199f6e0c14d65ecbfc89f760-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220201174358802_cc4bb886199f6e0c14d65ecbfc89f760-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220201174358802_cc4bb886199f6e0c14d65ecbfc89f760-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“Che orrore, che orrore!”. Con queste poche, terribili parole Joseph Conrad ne Cuore di tenebra bollò l’esperienza leopoldina nell’Africa equatoriale. Al netto delle enfasi letterarie e delle (poco) disinteressate relazioni dei filantropi angloamericani, la conquista del Congo e la creazione de l’État Indipéndent du Congo fu una delle pagine più crude quanto incredibili dell’espansione coloniale in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/come-re-leopoldo-del-belgio-sinvento-il-congo.html">[...]</a></p>
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<p>Tutto iniziò negli anni Settanta dell’Ottocento. Nonostante lo scetticismo o l’ostilità dei suoi sudditi verso qualsiasi progetto coloniale, Leopoldo II del Belgio — un personaggio degno della penna di Verne: uomo di pessimo carattere, crudele e pragmatico ma anche coraggioso, imperioso e capace di grandi visioni e lucide follie — ritenne indispensabile per il prestigio (e le casse) del piccolo regno e della dinastia l’acquisizione di territori oltremare. Cocciutamente, dal suo palazzo di Laeken, il barbuto sovrano scrutò per anni i mappamondi nell’attesa dell’occasione propizia, <em>la bonne affaire</em>; nel tempo lo sguardo dell’irrequieto Saxe Cobourg Gotha si posò prima sulle Filippine, allora spagnole, poi su Taiwan, il Tonchino, Creta, Cipro, il Borneo, il Marocco, l’Angola, il Mozambico, le isole dell’Oceania e persino l’Etiopia. Tante ipotesi che però si rivelarono irrealistiche o troppo onerose; dopo i ripetuti smacchi, solo pochi, in patria e all’estero, presero sul serio gli “stravaganti” sogni di potenza del re. Uno sbaglio.</p>
<p>Indifferente alle ironie e ai lazzi, il sovrano non demorse. L’occasione tanto attesa finalmente arrivò e, per uno di susseguirsi di circostanze inattese quanto improbabili, Leopoldo riuscì ad inserirsi in una straordinaria <em>window of opportunities</em> e a costruire infine il suo personale impero coloniale.</p>
<p>Andiamo per ordine. Nel 1876, approfittando delle grandi esplorazioni nel cuore del “continente nero” e dell’onda emotiva suscitata nell’opinione pubblica dalle epopee di Livingtone e Stanley, il re convocò a Bruxelles una Conferenza geografica internazionale; in quella sede confortevole, tra proclami umanitari, richiami religiosi e obiettivi scientifici, fu creata l’<em>Association Internationale Africaine</em>, una struttura che dipendeva esclusivamente da Leopoldo. Uno stratagemma geniale che consentiva finalmente al monarca d’intervenire — in nome e per conto del “movimento civilizzatore” e senza coinvolgere lo Stato belga e i suoi pedanti ministri — nell’Africa equatoriale. Il passo successivo fu, nel 1877, il coinvolgimento nell’impresa di Henry Morton Stanley. Sfruttando i risentimenti dell’uomo, fresco reduce di una perigliosa spedizione transafricana, verso l’ingrata madre patria — allora impegnata nella normalizzazione dell’India e per nulla interessata ad una ulteriore espansione — Leopoldo si assicurò i suoi preziosi servigi. Il prezzo fu alto, ma ne valeva la pena.</p>
<p>Nel 1879 Stanley, convinto come il suo mecenate che il grande fiume Congo fosse l’asse portante per la conquista della regione, tornò in Africa. Per conto del monarca e nel nome dell’Associazione risalì la via d’acqua, stabilendo dei solidi punti d’appoggio, e convinse, con metodi che il friulano Pietro Savorgnan di Brazzà — un grande esploratore e un vero idealista — definì ributtanti, i vari capi tribù a firmare trattati e concessioni. In poco tempo, grazie a piccoli doni e tante mitragliate, il salvatore di Livingstone assicurò il bacino del Congo all’Associazione brussellese. Ma l’attivismo per conto della Francia di Brazzà e le preoccupazioni della Gran Bretagna e del Portogallo inquietarono Leopoldo: le grandi e piccole potenze coloniali non gradivano la presenza del coronato intruso in un’area misteriosa, inesplorata e già ambita dalle cancellerie di mezza Europa. Da qui le polemiche, le denunce e qualche velata minaccia militare.</p>
<p>Al tempo Leopoldo era debolissimo, isolato e soprattutto senza soldi. L’avventura congolese, interamente finanziata dal sovrano, aveva ormai svuotato i suoi già capienti forzieri e persino l’argenteria di famiglia fu impegnata. Insofferenti del protagonismo leopoldino, gli avari politici belgi presero da subito le distanze dal loro sovrano mentre le banche e gli usurai iniziarono a bussare insistentemente al portone di Laeken. Una catastrofe.</p>
<p>Ma nel 1884 il monarca salvò il suo trono e i domini equatoriali: sorprendendo con un colpo di genio i suoi mediocri ministri e i concorrenti stranieri, Leopoldo volse lo sguardo oltreoceano. Un grande giornalista del dopoguerra, Giovanni Giovannini, nel suo bel libro dedicato alla tragedia congolese (<em>Congo nel cuore delle tenebre</em>, Mursia 1966), scrisse: &#8220;Al termine di una sua magistrale opera diplomatica, il 10 aprile 1884 gli Stati Uniti riconobbero la bandiera dell’Associazione come quella di uno stato amico. Leopoldo riuscì a convincere Washington degli scopi umanitari e generosi del singolare organismo, che, oltre a gestire gli interessi degli Stati liberi indigeni, doveva aprire l’immensa regione al libero commercio di tutti senza distinzione di nazionalità&#8221;. Un impegno solenne che, una volta asciugato l’inchiostro delle firme dei trattati, il callido sovrano si guarderà bene dal rispettare, come non rispettò gli analoghi accordi presi con Germania e la Francia.</p>
<p>Nel febbraio del 1885, Otto von Bismark organizzò a Berlino la Conferenza internazionale sull’Africa, ovvero la spartizione del Continente Nero. Fu il capolavoro del cancelliere prussiano: in nome della <em>real politik</em> e degli equilibri, Bismark riuscì a dirimere ogni contrasto coloniale, rabbonire la Francia, tranquillizzare la Gran Bretagna e legittimare il neo colonialismo germanico. Da subito, forte dei suoi accordi con gli Stati Uniti e del suo zelo “civilizzatore”, Leopoldo s’insinuò nel concilio e ottenne dai “grandi” — con molto <em>charme</em>, tanti denari e innumerevoli promesse — il permesso per il consolidamento della sua rocambolesca impresa congolese. Un successo pieno che umiliava rivali temibili come Cecile Rhodes, il campione dell’imperialismo anglosassone nell’Africa meridionale. A Berlino, la Gran Bretagna, distratta dai troppi impegni in Asia e in Egitto, si fece turlupinare dai poderosi quanto confusi dossier di Leopoldo. Per di più il terribile re, approfittando della distrazione degli azzimati diplomatici del <em>Foreign Office</em>, con un semplice tratto di penna sulla carta incorporò l’intero Katanga nei suoi domini. Gli inglesi protestarono, ma alla fine fecero buon viso alla cattiva sorte. Al Portogallo, <em>junior partner</em> d’Albione, non rimase che abbozzare. Significativamente, il governo belga sottoscrisse gli accordi berlinesi con molto ritardo.</p>
<p>In ogni caso, in quel lontano 1885 la più stramba entità statuale dell’Ottocento prese forma. Sorse l&#8217;<em>É</em><em>tat Indipéndent du Congo, </em>un assurdo geografico di due milioni e 354mila chilometri quadrati, un territorio pari ad un quarto dell’Europa, grande settantasei volte l’ipotetica “madrepatria”. Il Re aveva finalmente il suo impero. Un impero tutto suo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/come-re-leopoldo-del-belgio-sinvento-il-congo.html">Come re Leopoldo del Belgio s&#8217;inventò il Congo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gli ultimi sviluppi sull&#8217;agguato contro Luca Attanasio</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/indagini-morte-agguato-luca-attanasio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jan 2022 06:04:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Campagna il Congo sanguina]]></category>
		<category><![CDATA[Congo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1442" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220109085240121_07acf7501dc2dd7b45fff0c74b5f9ee0-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220109085240121_07acf7501dc2dd7b45fff0c74b5f9ee0-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220109085240121_07acf7501dc2dd7b45fff0c74b5f9ee0-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220109085240121_07acf7501dc2dd7b45fff0c74b5f9ee0-1024x769.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220109085240121_07acf7501dc2dd7b45fff0c74b5f9ee0-768x577.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220109085240121_07acf7501dc2dd7b45fff0c74b5f9ee0-1536x1154.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220109085240121_07acf7501dc2dd7b45fff0c74b5f9ee0-2048x1538.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;Vogliamo raccontare i drammi senza fine del Congo, una terra tormentata da gruppi armati anche di matrice islamista, depauperata dallo sfruttamento delle risorse minerarie, travolta da epidemie e da sfide che riguardano tutti noi. Vogliamo farlo attraverso lo sguardo di chi da anni si occupa di questo Paese: il fotografo Marco Gualazzini e il giornalista &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/indagini-morte-agguato-luca-attanasio.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/indagini-morte-agguato-luca-attanasio.html">Gli ultimi sviluppi sull&#8217;agguato contro Luca Attanasio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1442" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220109085240121_07acf7501dc2dd7b45fff0c74b5f9ee0-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220109085240121_07acf7501dc2dd7b45fff0c74b5f9ee0-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220109085240121_07acf7501dc2dd7b45fff0c74b5f9ee0-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220109085240121_07acf7501dc2dd7b45fff0c74b5f9ee0-1024x769.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220109085240121_07acf7501dc2dd7b45fff0c74b5f9ee0-768x577.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220109085240121_07acf7501dc2dd7b45fff0c74b5f9ee0-1536x1154.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220109085240121_07acf7501dc2dd7b45fff0c74b5f9ee0-2048x1538.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><em>&#8220;Vogliamo raccontare i drammi senza fine del Congo, una terra tormentata da gruppi armati anche di matrice islamista, depauperata dallo sfruttamento delle risorse minerarie, travolta da epidemie e da sfide che riguardano tutti noi. Vogliamo farlo attraverso lo sguardo di chi da anni si occupa di questo Paese: il fotografo Marco Gualazzini e il giornalista Daniele Bellocchio.</em><br />
<em><a href="https://it.insideover.com/project/il-congo-sanguina-aiutaci-a-raccontarlo.html?utm_source= InsideOver&amp;utm_medium=sponsored_content&amp;utm_campaign=congo" target="_blank" rel="noopener">Sostieni il reportage</a> &#8220;</em></p>
<hr />
<p><strong>Baraka Dabu Jackson</strong> è un assistente del parco del <strong>Virunga</strong>, lo stesso percorso dalla<a href="https://it.insideover.com/terrorismo/la-strada-della-morte-attanasio.html"><em> route national N2</em></a> dove l&#8217;ambasciatore italiano <strong>Luca Attanasio</strong> ha trovato la morte assieme al carabiniere <strong>Vittorio Iacovacci</strong> <a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/agguato-congo-morto-ambasciatore-italiano-1925869.html">lo scorso 22 febbraio</a>. Jackson si trovava lì nel giorno dell&#8217;agguato. In alcune foto che ritraggono il corpo senza vita del diplomatico all&#8217;interno di un furgone, lui spunta con una maglietta rossa. La sua testimonianza, riportata nelle scorse ore dal quotidiano <em>Domani</em>, ha aggiunto nuovi dettagli all&#8217;inchiesta. Ma, al contempo, ha aperto nuovi interrogativi. In primo luogo su chi ha ucciso i due italiani e, in secondo luogo, sul perché il convoglio in cui viaggiava Attanasio è stato preso di mira.</p>
<h2>Le ultime due testimonianze</h2>
<p>Il 22 febbraio a <strong>Kibumba</strong> era giorno di mercato. Kibumba è il nome del villaggio più vicino al lungo dell&#8217;agguato. Si trova lungo la N2 in una zona che i locali riconoscono con il nome &#8220;<em>trois antennes</em>&#8221; per via della presenza di tre grandi antenne poco lontane. In quella mattinata, il villaggio era un brulicare di persone, tra gente comune, acquirenti e commercianti. Baraka Jackson era alle porte di Kibumba quando, intorno alle 10:15, ha sentito nitidamente colpi di arma da fuoco. Il giovane, assieme ad altri colleghi che lavoravano come assistenti nel parco del Virunga, ha notato quattro persone portate via da uomini ben armati. Questi ultimi, secondo quanto raccontato da Jackson, volevano raggiungere la fitta boscaglia ai lati della N2. Ma sono stati ben presto notati dai <em>Rangers</em> del parco. Ne è nata una colluttazione a fuoco durata almeno 40 minuti. Non era certo la prima volta che gli abitanti di Kibumba si trovavano davanti a una scena del genere. La N2 è tra le strade meno sicure e soprattutto serve una regione, quale quella del<strong> North Kivu</strong>, che è la più instabile della Repubblica Democratica del Congo. Baraka Jackson però, nell&#8217;osservare la scena, si è accordo di un dettaglio di non poco conto. Tra le quattro persone rapite dal gruppo armato erano presenti due bianchi. Si trattava, si è scoperto dopo, proprio di Attanasio e Iacovacci.</p>
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CAUSALE: Reportage Congo<br />
<a href="https://it.insideover.com/project/il-congo-sanguina-aiutaci-a-raccontarlo.html?utm_source= InsideOver&amp;utm_medium=sponsored_content&amp;utm_campaign=congo" target="_blank" rel="noopener"><strong>SOSTIENI IL REPORTAGE</strong></a></p></blockquote>
<p>Durante il conflitto a fuoco a un certo punto i rapitori hanno sparato ai due italiani. Nella sua testimonianza, Baraka Jackson ha nitidamente descritto la drammatica scena. I rapitori hanno prima sparato contro il carabiniere, mirando alla sua gola, dopo hanno colpito allo stomaco l&#8217;ambasciatore. Successivamente sono fuggiti, dileguandosi nella foresta. Trovandosi a poca distanza da lì, Jackson si è diretto verso i due italiani provando a soccorrere Luca Attanasio, esanime ma ancora in vita: &#8220;Ho preso in braccio l&#8217;ambasciatore &#8211; ha dichiarato il ragazzo &#8211; per portarlo in strada verso i soccorsi. Ma è morto tra le mie braccia&#8221;. La testimonianza confermerebbe un dettaglio emerso già a febbraio dalle <strong>autopsie</strong>. Iacovacci infatti,<a href="https://it.insideover.com/terrorismo/iacovacci-ha-fatto-da-scudo-ad-attanasio-la-dinamica-dellattacco-in-congo.html"> secondo i medici che hanno condotto gli esami fatti in Italia</a>, sarebbe morto sul colpo dopo essere stato raggiunto dalle pallottole. Attanasio invece sarebbe deceduto dopo almeno 50 minuti di agonia durante il trasporto in ospedale. Baraka Jackson ha fatto riferimento anche a ulteriori dettagli essenziali per l&#8217;indagine. Il primo riguarda l&#8217;<strong>armamento</strong> posseduto dai rapitori. Sarebbe stato ben più potente di quello dei Rangers. Non si trattava quindi di criminali improvvisati, come tra i tanti presenti tra i sentieri del Virunga. Il secondo ha a che fare invece con la <strong>lingua</strong> parlata dagli autori dell&#8217;agguato. Dalle urla ascoltate da Jackson, sembrerebbe parlassero una versione congolese del <strong>kinyarwanda</strong>, lingua parlata soprattutto in Ruanda ma anche in alcune zone dell&#8217;Uganda e del North Kivu.</p>
<p>Dopo aver provato a soccorrere Luca Attanasio, Baraka Jackson è stato fermato e poi arrestato nonostante non avesse nulla a che fare con il fatto. Per questo per mesi non è stato possibile raccogliere la sua testimonianza. Una sorte toccata anche a un altro testimone. Si tratta di <strong>Julien Kitsa</strong>, commerciante presente con il suo bancone della frutta quel giorno nel mercato di Kibumba. Dopo aver sentito gli spari, si è precipitato nel luogo dell&#8217;agguato per capire cosa stesse succedendo. Ha sentito i rapitori urlare a telefono, in lingua kinyarwanda, &#8220;abbiamo rapito i bianchi&#8221;. Poi ha notato l&#8217;autista del convoglio in fin di vita. Si trattava di <strong>Mustapha Milambo</strong>, terza vittima di quell&#8217;agguato, morto durante i tentativi di soccorso dello stesso Julien Kitsa. Il quale, subito dopo, è stato interrogato e fermato senza motivo.</p>
<h2>Rimangono i misteri sui dispositivi di sicurezza</h2>
<p>Le due testimonianze raccolte hanno quindi chiarito alcuni dettagli circa gli ultimi istanti di vita di Attanasio e Iacovacci. Ancora non si era riuscita a comprendere la dinamica dell&#8217;agguato e in che modo le due vittime italiane erano decedute durante lo scontro a fuoco. Al contempo però sono aumentati i misteri. A organizzare l&#8217;incursione armata non è stata una banda comune, bensì un gruppo ben equipaggiato con armi di un certo peso. Di chi si trattava? Nella zona operano le Forze Democratiche Ruandesi (<strong>Fdlr</strong>) e, poco più a nord, la costola locale dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html">Isis</a> che qui corrisponde alla sigla <strong>Adf</strong> (<em>Allied Democratic Force</em>). Entrambi i gruppi però hanno escluso ogni coinvolgimento. Il governo congolese dal canto suo, per bocca dello stesso presidente<strong> Felix Tshisekedi</strong>, ha sempre parlato di una<a href="https://it.insideover.com/politica/a-che-punto-sono-le-inchieste-sulla-morte-dell-ambasciatore-luca-attanasio.html"> banda di criminali comuni</a> quale responsabile del rapimento, mostrando come prova in tal senso alcuni arresti effettuati tra febbraio e maggio. Se però i fermati a cui si è fatto riferimento avevano lo stesso coinvolgimento nullo dei due testimoni ingiustamente arrestati, allora vuol dire che l&#8217;indagine congolese è stata, nella migliore delle ipotesi, superficiale e poco significativa. Ad ogni modo, l&#8217;inchiesta nel North Kivu risulta oggi arenata. Il primo magistrato locale a curare il fascicolo, <strong>Mwilanya Asani William</strong>, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/agguato-congo-ucciso-magistrato-coinvolto-nelle-indagini-1928533.html">è stato ucciso pochi giorni dopo l&#8217;agguato</a> ad Attanasio e sempre lungo la N2.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/project/il-congo-sanguina-aiutaci-a-raccontarlo.html?utm_source=adv&amp;utm_medium=strip_IO&amp;utm_campaign=congo" target="_blank" rel="noopener"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-335999 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-1024x234.jpeg" alt="" width="1024" height="234" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-1024x234.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-300x69.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-768x176.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo.jpeg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Altra domanda: perché i rapitori hanno ucciso i due italiani? La teoria della banda comune in azione ha sempre portato a pensare alla morte di Attanasio e Iacovacci quale conseguenza dello scontro con i rangers o di un tentativo di rapina andato a male. Ma, secondo la testimonianza di Baraka Jackson, i due sono stati uccisi a bruciapelo. C&#8217;è poi il quesito forse più importante: perché la <strong>sicurezza</strong> non è stata garantita? Per arrivare a una risposta la procura di Roma si sta scontrando non solo con l&#8217;inerzia congolese ma anche con quella del <strong>Pam</strong>, il Programma Alimentare Mondiale. L&#8217;ambasciatore italiano era in viaggio proprio con un convoglio Pam. Il responsabile della sicurezza, <strong>Mansour Rwagaza</strong>, ha avvisato soltanto la sera prima i propri vertici del passaggio del convoglio con Attanasio lungo la N2. I protocolli di sicurezza prevedono un preavviso di almeno 5 giorni. Inoltre Rwagaza ha comunicato che il convoglio sarebbe stato composto solo da personale Pam. Circostanza non vera ovviamente e che ha impedito l&#8217;organizzazione di un più efficiente dispositivo di sicurezza. Quella di Rwagaza, <a href="https://it.insideover.com/politica/i-misteri-sulla-morte-di-luca-attanasio.html">al momento unico iscritto nel registro degli inquirenti italiani</a>, è stata una negligenza? Oppure c&#8217;è dell&#8217;altro? Il problema è che nemmeno il Pam sta pienamente collaborando. Lo stesso Rwagaza è stato trasferito in Mozambico. Fuori dal Congo è stato portato anche <strong>Rocco Leone</strong>, altro italiano presente nel convoglio e all&#8217;epoca tra i responsabili locali del Pam.</p>
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		<title>Il Congo sanguina</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/il-congo-sanguina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Bellocchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Dec 2021 23:01:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Campagna il Congo sanguina]]></category>
		<category><![CDATA[Congo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/GUM_013-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/GUM_013-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/GUM_013-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/GUM_013-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/GUM_013-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/GUM_013-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/GUM_013-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;Vogliamo raccontare i drammi senza fine del Congo, una terra tormentata da gruppi armati anche di matrice islamista, depauperata dallo sfruttamento delle risorse minerarie, travolta da epidemie e da sfide che riguardano tutti noi. Vogliamo farlo attraverso lo sguardo di chi da anni si occupa di questo Paese: il fotografo Marco Gualazzini e il giornalista Daniele &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/il-congo-sanguina.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/il-congo-sanguina.html">Il Congo sanguina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/GUM_013-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/GUM_013-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/GUM_013-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/GUM_013-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/GUM_013-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/GUM_013-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/GUM_013-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><div><em>&#8220;Vogliamo raccontare i drammi senza fine del <span class="il">Congo</span>, una terra tormentata da gruppi armati anche di matrice islamista, depauperata dallo sfruttamento delle risorse minerarie, travolta da epidemie e da sfide che riguardano tutti noi. Vogliamo farlo attraverso lo sguardo di chi da anni si occupa di questo Paese: il fotografo Marco Gualazzini e il giornalista Daniele Bellocchio. </em></div>
<div><em><a href="https://it.insideover.com/project/il-congo-sanguina-aiutaci-a-raccontarlo.html?utm_source= InsideOver&amp;utm_medium=sponsored_content&amp;utm_campaign=congo" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://it.insideover.com/project/il-congo-sanguina-aiutaci-a-raccontarlo.html&amp;source=gmail&amp;ust=1636973307081000&amp;usg=AOvVaw2sJEfrPd_zj4ylQRXm0qLD">Sostieni il reportage</a> &#8220;</em></div>
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<p align="JUSTIFY">&#8220;Era un uomo di grande umanità, umile e un vero amico del popolo congolese. Amava il Congo e i congolesi. Dentro di lui c&#8217;era un grande calore umano e un grande rispetto per le persone. Nutrivamo grande stima nei suoi confronti. La sua memoria resterà indelebile nei nostri cuori&#8221;. E poi: &#8220;Dalle stelle da cui ci sta guardando ora, potrà essere fiero se noi porteremo avanti i sogni per i quali è vissuto e morto&#8221;. È con queste parole che il Premio Nobel <strong>Denis Mukwege</strong> ha ricordato <strong>Luca Attanasio</strong>, l&#8217;ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo che ha perso la vita in seguito a un attacco condotto da alcuni ribelli nella provincia congolese del Nord Kivu soltanto 9 mesi fa.</p>
<p align="JUSTIFY">Luca Attanasio, nato a Varese nel 1977, uno dei più giovani ambasciatori italiani nel mondo, la mattina del 22 febbraio 2021 sta percorrendo la Route Nationale 2, la direttrice che mette in comunicazione Goma, il capoluogo della regione del Nord Kivu, con le aree settentrionali della provincia, per verificare la distribuzione del cibo nelle scuole di Rutshuru. Il convoglio, composto da un pick delle Nazioni Unite e da uno del World Food Programme, viaggia senza scorta, il vulcano Nyragongo troneggia all&#8217;orizzonte, la savana lentamente lascia spazio alle colline e nell&#8217;impenetrabile florilegio di piante, boschi e sterpaglie, intanto sono annidati decine di ribelli, sbandati, e disertori che nascosti nella vegetazione, pianificano attacchi, programmano sequestri, preparano le armi e passano all&#8217;azione.</p>
<p align="JUSTIFY">All&#8217;improvviso un posto di blocco nei pressi della cittadina di Kanyamahoro. Un gruppo di uomini armati dapprima posiziona dei tronchi sulla strada, poi alza i kalashnikov, i miliziani sparano contro le macchine e uccidono l&#8217;autista Mustapha Milambo. Alcuni rangers del Parco del Virunga, insieme ad alcuni regolari dell&#8217;esercito di Kinshasa, si precipitano sulla scena dell&#8217;accaduto. L&#8217;arrivo dei militari provoca uno scontro a fuoco tra i banditi e i governativi e in pochi minuti, questioni di istanti, dalle remote regioni del Congo sopraggiunge una notizia che pietrifica il mondo intero: l&#8217;ambasciatore italiano Luca Attanasio di 43 anni, il carabiniere Vittorio Iacovacci di 31 e l&#8217;autista Mustapha Milambo sono stati assassinati.</p>
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<p align="JUSTIFY">L&#8217;esecutivo di Kinshasa, da subito, punta il dito contro i ribelli hutu dell&#8217;FDLR, poi, in seguito alla smentita da parte dei rivoluzionari, spiega che si è trattato di un tentativo di rapimento finito drammaticamente. Il governo congolese apre un&#8217;indagine, lo stesso fanno l&#8217;UNDSS (United Nations Department of Safety and Security) e la magistratura italiana che invia sul campo un nucleo dei ROS. Ad oggi però, nonostante il lavoro degli investigatori, a una verità su quanto successo ancora non si è arrivati, tutto rimane ondivago, permeato da ipotesi, supposizioni e punti di domanda senza risposta.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;unica certezza è quella dell&#8217;evidenza di una tragedia pubblica e privata che ha visto l&#8217;ambasciatore Attanasio, diplomatico italiano, padre di famiglia e marito, morire insieme a un militare dei Carabinieri di soli 30 anni, in quelle terre che lui amava e per le quali stava lavorando e dedicando tutta la sua professionalità.</p>
<p align="JUSTIFY">Di nuovo Italia e Congo, due Paesi apparentemente lontani, si trovano quindi vicini, uniti nel dolore e travolti dal gorgo delle maledizioni. Perché, sempre in Congo, nel 1960, è stato assassinato dai ribelli il Viceconsole italiano Tito Spoglia e un anno dopo a Kindu, 13 aviatori italiani, che facevano parte della missione dei caschi blu, sono stati barbaramente uccisi da un gruppo di insorti.</p>
<p align="JUSTIFY">La storia si ripete, di nuovo e, a unire Roma con Kinshasa, oggi come ieri, è un anatema, un filo rosso, sottile ma evidente, netto e tranchant; proprio come i confini del Congo, che non limitano soltanto una nazione ma sono uno scisma fisico e temporale del nostro presente, una presenza di coscienza di un mondo altro al di fuori di questo mondo nostro.</p>
<h2 align="JUSTIFY">Lo spartiacque del Congo</h2>
<p>Come si arriva a uno dei numerosi punti di frontiera che puntellano la Regione dei Grandi Laghi, immediatamente, si ha infatti la percezione di essere sospesi su uno spartiacque. Da un lato l&#8217;Africa che, uscita da conflitti e crisi umanitarie, ha intrapreso un percorso di crescita economica e sviluppo; dall&#8217;altro lato il Congo che invece travolge, investe e disorienta ancora prima che vi si acceda.</p>
<p>Si osservano, appena arrivati al confine, le colonne di cittadini che lasciano il Paese per cercare riparo nell&#8217;accogliente terra di Kampala. All&#8217;istante, una volta giunti alla frontiera, si viene accerchiati dal bailamme dei venditori di chincagliere e, nel momento stesso in cui ci si incammina per l&#8217;ispezione dei bagagli, si è immediatamente scrutati senza sosta dagli sguardi indagatori dei funzionari governativi. Solo dopo aver atteso, con ascetica pazienza, che i controlli doganali siano stati effettuati, ecco che la <strong>Repubblica Democratica del Congo</strong> apre le sue porte.</p>
<p>Pigri militari intabarrati in divise madide di sudore, nascosti in garrite e aggrappati ai loro kalashnikov, sollevano la sbarra che dà accesso al cuore dell&#8217;Africa; l&#8217;universo Congo si svela e da quel momento la terra dei minerali e della miseria endemica, dei bambini soldato e dei missionari eroi,<a href="https://it.insideover.com/reportage/donne/mwavita-nata-in-tempo-di-guerra.html"> degli stupri di guerra</a> e del premio Nobel che lotta contro la violenza sulle donne, delle ribellioni orfane dei ribelli e dei costruttori di pace mai domi nella loro missione, travolge e trascina dentro di sé.</p>
<p>L&#8217;odore di carbone nell&#8217;aria, la nebbia sottile che si solleva dalle montagne, la terra nera, vulcanica, che contrasta con il verde di una natura feroce e matrigna che tutto circonda, colpiscono nell&#8217;istante stesso in cui si varca la frontiera. E sebbene siano anni ormai che ci rechiamo in questo lacerto di Africa centrale <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/ebola-the-outbreak.html">per raccontarne conflitti ed epidemie</a>, condanne e remissioni, mai siamo riusciti ad abituarci a questo scontro frontale, a questa calata verso un precipizio di contraddizioni e di dicotomie, di tragedie e salvezze. E tra poco, di nuovo, dovremo affrontare tutto questo, perchè a breve ci recheremo per <em>InsideOver</em> nelle province orientali del Paese della regione dei <strong>Grandi Laghi</strong> per raccontare alcuni dei problemi più gravi e iconici della nostra contemporaneità che qui si stanno consumando lontano dai riflettori dei media internazionali: <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/rapimenti-di-bambini-e-villaggi-dati-alle-fiamme-lisis-avanza-in-congo.html">l&#8217;avanzata dello jihadismo</a>, lo sfruttamento illegale del sottosuolo, la distruzione delle foreste e il divampare costante di nuove zoonosi.</p>
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CAUSALE: Reportage Congo<br />
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<p>Abbiamo deciso di tornare nell&#8217;ex colonia belga per descrivere la lotta che sta conducendo il governo di <strong>Kinshasa</strong> contro i gruppi islamisti dell&#8217;<strong>Adf</strong>, la formazione legata all&#8217;<strong>Isis</strong> che, in Congo, ha dato vita all&#8217;Iscap, la Provincia dell&#8217;Africa Centrale del Califfato. Sfruttando l&#8217;assenza di infrastrutture, la povertà assoluta, la porosità delle frontiere e la situazione di instabilità che perdura da decenni, le forze islamiste hanno avviato una <strong>guerriglia</strong> che attraverso rapimenti, massacri di civili e attacchi indiscriminati ha condannato la popolazione locale a vivere in uno stato di terrore assoluto. Nelle regioni orientali del Paese è stata proclamata a maggio dell&#8217;anno scorso la legge marziale; un estremo provvedimento adottato dal governo del <strong>presidente Thsisekedi</strong> per cercare di contrastare le milizie ribelli e porre un freno all&#8217;insicurezza che travolge la zona.</p>
<p>Tutte le autorità civili in Ituri e Nord Kivu sono state sostituite dalle autorità militari e proveremo a seguire quindi gli uomini dell&#8217;esercito congolese, le FARDC, nella loro guerra contro le formazioni irregolari e per la pacificazione del territorio. Non ci limiteremo a raccontare solo l&#8217;esercito di Kinshsasa ma anche il contingente di interposizione dei Caschi Blu dell&#8217;Onu che, dopo una missione decennale, probabilmente verrà smobilitato nel breve termine e quindi è quanto mai necessario ora interrogarsi e verificare, direttamente sul campo, soprattutto dopo quanto successo in <strong>Afghanistan</strong>, quali conseguenze potrebbe avere un ritiro di una forza di pace da un&#8217;area così instabile come la regione orientale del Congo.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/project/il-congo-sanguina-aiutaci-a-raccontarlo.html?utm_source=adv&amp;utm_medium=strip_IO&amp;utm_campaign=congo" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://it.insideover.com/project/il-congo-sanguina-aiutaci-a-raccontarlo.html&amp;source=gmail&amp;ust=1636973307081000&amp;usg=AOvVaw2sJEfrPd_zj4ylQRXm0qLD"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-335999 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-1024x234.jpeg" alt="" width="1024" height="234" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-1024x234.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-300x69.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-768x176.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo.jpeg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Nell&#8217;est del Congo non ci sono solo i <strong>gruppi islamisti</strong>, le formazioni ribelli sono più di cento e il motivo per cui questa terra è infettata da un coacervo di sigle irregolari è uno solo: la ricchezza del sottosuolo. Dal momento che non possono essere raccontati gli effetti senza prima aver analizzato le cause dei fenomeni, cercheremo di andare a descrivere l&#8217;origine della dannazione dell&#8217;est del Congo: i <strong>giacimenti minerari</strong>. Proveremo quindi a calarci nelle miniere di Rubaya dove, per una manciata di dollari al giorno, decine di uomini consumano le proprie vite estraendo quintali del minerale più prezioso che esista: il <strong>coltan</strong>.</p>
<p>Ribelli e regolari, materie prime e minatori, sono tutti i fattori di un&#8217;equazione che ha come risultato finale la dannazione della popolazione civile. Le genti dell&#8217;est del Congo vivono sotto assedio della guerra, delle malattie e della miseria più assoluta. Dall&#8217;inizio del 2020 i civili uccisi per mano delle milizie armate sono stati oltre 2000 e gli sfollati 2milioni, inoltre il World Food Programme ha dichiarato, nel suo ultimo report sulla Repubblica Democratica del Congo, che sono 22 milioni le persone che soffrono la mancanza di cibo. Ci spingeremo allora nei villaggi assediati e nei campi profughi per raccontare il dramma che sta travolgendo uomini, donne e bambini, e poi cercheremo di raccontare anche gli sforzi di chi sta cercando di trovare una soluzione a una tragedia che troppo spesso è stata dipinta come irrisolvibile e ontologica.</p>
<p align="JUSTIFY">Il Congo sanguina ed è nostro dovere, in quanto giornalisti, non girarci dall&#8217;altra parte ma raccontare quanto sta avvenendo immergendoci, ancora una volta, in questa terra di estremismi e di contrasti dove se da un lato è tangibile e concreto il concetto di morte allo stesso tempo, in nessun luogo come il Congo, si può conoscere e comprendere la dimensione più alta del valore della parola vita racchiusa in storie come quella di Luca Attanasio: ambasciatore, marito, padre e per sempre, uomo di pace.</p>
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