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	<title>Commonwealth Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 27 Oct 2024 16:22:46 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Commonwealth Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La &#8220;Global Britain&#8221; scricchiola: anche il Commonwealth mette in discussione Sua Maestà</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-global-britain-scricchiola-anche-il-commonwealth-mette-in-discussione-sua-maesta.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Oct 2024 16:22:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Commonwealth]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="988" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024102715300659_eb4b1e34e1288e1f8487c94b2065c0d0-e1730039521149.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024102715300659_eb4b1e34e1288e1f8487c94b2065c0d0-e1730039521149.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024102715300659_eb4b1e34e1288e1f8487c94b2065c0d0-e1730039521149-600x309.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024102715300659_eb4b1e34e1288e1f8487c94b2065c0d0-e1730039521149-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024102715300659_eb4b1e34e1288e1f8487c94b2065c0d0-e1730039521149-1024x527.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024102715300659_eb4b1e34e1288e1f8487c94b2065c0d0-e1730039521149-768x395.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024102715300659_eb4b1e34e1288e1f8487c94b2065c0d0-e1730039521149-1536x790.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La "Global Britain" scricchiola: anche il Commonwealth mette in discussione Sua Maestà sul suo passato schiavista.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-global-britain-scricchiola-anche-il-commonwealth-mette-in-discussione-sua-maesta.html">La &#8220;Global Britain&#8221; scricchiola: anche il Commonwealth mette in discussione Sua Maestà</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="988" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024102715300659_eb4b1e34e1288e1f8487c94b2065c0d0-e1730039521149.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024102715300659_eb4b1e34e1288e1f8487c94b2065c0d0-e1730039521149.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024102715300659_eb4b1e34e1288e1f8487c94b2065c0d0-e1730039521149-600x309.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024102715300659_eb4b1e34e1288e1f8487c94b2065c0d0-e1730039521149-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024102715300659_eb4b1e34e1288e1f8487c94b2065c0d0-e1730039521149-1024x527.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024102715300659_eb4b1e34e1288e1f8487c94b2065c0d0-e1730039521149-768x395.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024102715300659_eb4b1e34e1288e1f8487c94b2065c0d0-e1730039521149-1536x790.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La &#8220;<strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/dalle-falkland-allo-yemen-la-global-britain-non-decolla.html">Global Britain</a>&#8220;</strong> post-Brexit avrebbe dovuto consolidare il legame tra la sua proiezione geopolitica e il <strong>Commonwealth</strong>, ma il summit biennale tenutosi a <strong>Samoa</strong> ha mostrato che l&#8217;organizzazione che riunisce molti Stati a lungo già domini di Sua Maestà sarà sempre meno identificabile come zona di proiezione di Londra. <strong>Un dato di fatto che tocca anche il monarca britannico </strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-carlo-iii-del-regno-unito.html"><strong>Carlo III</strong>:</a> la madre <strong>Elisabetta II, morta nel 2022</strong>, presiedette la fine dell&#8217;impero. Al sovrano regnante, invece, tocca guidare Londra nell&#8217;era post-imperiale vera e propria. In cui a cambiare è anche il Commonwealth.</p>



<p>Il primo summit a cui il primo ministro <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/starmer-cede-le-isole-chagos-a-mauritius-irritazione-usa-e-un-regalo-alla-cina.html">Keir Starmer</a>, eletto a luglio, ha partecipato</strong> ha visto non tanto la glorificazione dell&#8217;eredità comune del legame tra il Regno Unito e i suoi ex dominion quanto piuttosto l&#8217;apertura della dura faglia delle <strong>riparazioni post-coloniali</strong> per i danni della schiavitù ai Paesi controllati in passato da Londra. Ironia della sorte: poche settimane fa gli economisti Daron Acemoglu, James A. Robinson e a Simon Johnson hanno vinto il Premio Nobel per l&#8217;Economia in virtù dei loro studi &#8220;su come le istituzioni si formano e impattano sulla prosperità&#8221;, che spesso hanno fatto perno sull&#8217;idea che le strutture statali britanniche abbiano avuto maggior successo nel promuovere tale prosperità sul lungo periodo negli ex domini. E a stretto giro, proprio tale eredità viene portata sul banco degli imputati da molti <strong>Paesi africani e caraibici, che sommati costituiscono metà dei 56 Stati membri del Commonwealth</strong>.</p>



<p>Il laburista Starmer, che in continuità col predecessore conservatore Rishi Sunak aveva chiuso ogni discussione sul tema alla vigilia del summit di Samoa, dopo aver subito in patria critiche sul tema dai compagni di partito ha dovuto ingoiare il rospo del comunicato finale in cui la <strong>riparazione economica del colonialismo </strong>viene messa all&#8217;ordine della diplomazia: &#8220;Prendendo atto delle richieste di discussioni sulla giustizia riparatrice in relazione al commercio transatlantico di schiavi africani e alla schiavitù&#8221;, si legge nel comunicato, i Paesi membri &#8220;hanno concordato che è giunto il momento per una conversazione significativa, veritiera e rispettosa per forgiare un futuro comune basato sull&#8217;equità&#8221;. Nulla di vincolante, ma sicuramente un <a href="https://www.theguardian.com/world/2024/oct/25/labour-mps-urge-keir-starmer-clarify-stance-non-cash-slavery-reparations">tassello dell&#8217;eredità imperiale che viene meno.</a></p>



<p>Manovre come quella del Commonwealth sono simboliche ma dicono molto: <strong>Londra non ha ad oggi la forza e la proiezione politica</strong> per esercitare un ruolo di leadership nel suo ex impero, e diversi Stati hanno una visione divergente delle relazioni internazionali. <strong>Nel Commonwealth, ad esempio, ci sono Paesi membri come l&#8217;India</strong> che aspirano a ruoli geopolitici prominenti e certamente non subalterni; vi sono Stati dinamici e dal peso regionale notevole quali Pakistan, Sudafrica e Nigeria; economie dinamiche come Singapore e Malesia e anche Stati che vi hanno aderito che non sono, in passato, appartenuti al dominio di Sua Maestà, quali <a href="https://it.insideover.com/difesa/ti-difendo-e-poi-ti-colonizzo-le-mani-del-ruanda-sul-gas-del-mozambico.html">Ruanda e Mozambico.</a></p>



<p>L&#8217;ex primo ministro Boris Johnson, dopo aver concretizzato la Brexit, aveva indicato nel <strong>processo di leadership britannico nel Commonwealth</strong> uno dei tasselli fondamentali per la costruzione della Global Britain assieme al ritorno nell&#8217;area indo-pacifica di Londra e al rafforzamento delle capacità di proiezione militare, tecnologica e industriale del Paese nei settori critici. Ebbene, il Partito Laburista tornato al potere si trova oggigiorno a capire quanto di questa strategia sia fattibile. </p>



<p><a href="https://ecfr.eu/article/starmers-priorities-fixing-britain-will-come-first/">L&#8217;<strong>European Council of Foreign Relations</strong> ricorda</a> che con ogni probabilità nell&#8217;era Starmer&nbsp;&#8220;l&#8217;<a href="https://www.theguardian.com/politics/2021/mar/15/why-britain-is-tilting-to-the-indo-pacific-region">inclinazione verso l&#8217;Indo-Pacifico</a>&nbsp;avviata da Johnson sarà subordinata a un rinnovato focus sulla difesa in Europa, sebbene il Partito Laburista rimarrà interessato alla <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/lo-scatto-di-aukus-cosa-prevede-laccordo-da-5-miliardi-per-i-sottomarini.html">partnership di sicurezza trilaterale tra Australia, Regno Unito e Stati Uniti (AUKUS)</a></strong> e alla collaborazione con il Giappone. Questo non da ultimo perché le aziende di difesa britanniche individuano più opportunità lì che nel tentativo di essere coinvolte nei balbettanti sforzi dell&#8217;Ue nella&nbsp;<a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_24_1321">cooperazione industriale della difesa</a>&#8220;. Londra potrà cercare patti bilaterali, accordi trasversali in settori critici ma nel quadro di un sistema di sicurezza che non scriverà in prima persona. E anche il Commonwealth, di conseguenza, non potrà forse mai più essere il <strong>cortile di casa del Regno Unito post-Brexit</strong>. Certamente non nella forma di una continuità morale dell&#8217;impero britannico che in tempi di risveglio del Sud Globale, di sirene di gruppi come i Brics e di fratture tra Occidente e resto del mondo è sempre più messo in discussione.</p>



<p></p>
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		<item>
		<title>Come la morte della regina potrebbe influire nel contesto internazionale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/come-la-morte-della-regina-potrebbe-influire-nel-contesto-internazionale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Sep 2022 17:52:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Commonwealth]]></category>
		<category><![CDATA[politica regno unito]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1316" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220908192417592_9b3cdab91541687788e2d378a8efed4b-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220908192417592_9b3cdab91541687788e2d378a8efed4b-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220908192417592_9b3cdab91541687788e2d378a8efed4b-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220908192417592_9b3cdab91541687788e2d378a8efed4b-1024x702.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220908192417592_9b3cdab91541687788e2d378a8efed4b-768x526.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220908192417592_9b3cdab91541687788e2d378a8efed4b-1536x1053.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220908192417592_9b3cdab91541687788e2d378a8efed4b-2048x1403.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La fine di un Regno così longevo, durato più di mezzo secolo, non rappresenta soltanto una notizia importante per aggiornare gli annali. Il passaggio di consegne a Londra da un sovrano a un altro non è mai un affare riguardante unicamente le lunghe e consolidate tradizioni della monarchia inglese. Se è vero che oramai regina &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/come-la-morte-della-regina-potrebbe-influire-nel-contesto-internazionale.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/come-la-morte-della-regina-potrebbe-influire-nel-contesto-internazionale.html">Come la morte della regina potrebbe influire nel contesto internazionale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1316" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220908192417592_9b3cdab91541687788e2d378a8efed4b-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220908192417592_9b3cdab91541687788e2d378a8efed4b-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220908192417592_9b3cdab91541687788e2d378a8efed4b-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220908192417592_9b3cdab91541687788e2d378a8efed4b-1024x702.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220908192417592_9b3cdab91541687788e2d378a8efed4b-768x526.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220908192417592_9b3cdab91541687788e2d378a8efed4b-1536x1053.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220908192417592_9b3cdab91541687788e2d378a8efed4b-2048x1403.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La fine di un Regno così longevo, durato più di mezzo secolo, non rappresenta soltanto una notizia importante per aggiornare gli annali. Il passaggio di consegne a Londra da un sovrano a un altro non è mai un affare riguardante unicamente le lunghe e consolidate tradizioni della monarchia inglese. Se è vero che oramai regina e re in Gran Bretagna hanno un ruolo <strong>rappresentativo</strong> e <strong>cerimoniale</strong>, è altrettanto vero però che chi eredita la corona diventa capo di Stato in altre 14 nazioni. Quanto avviene a<strong> Buckingham Palace</strong> ha quindi una diretta incidenza negli affari internazionali e negli equilibri del <strong>Commonwealth</strong> e degli ex possedimenti dell&#8217;impero britannico. In un contesto così delicato come quello attuale, la morte della<strong> Regina Elisabetta</strong> apre quindi a diversi interrogativi in prospettiva futura.</p>
<h2>L&#8217;importanza della figura del sovrano</h2>
<p>Ruolo rappresentativo e ruolo cerimoniale non sono sinonimi. Anche se la corona non ha più da tempo in mano il potere esecutivo, la funzione rappresentativa non è unicamente cerimoniale ma, al contrario, da anni ha assunto un&#8217;importanza quasi primaria nella gestione del regno. Per rappresentare una corona la parola d&#8217;ordine in primo luogo è quella di <strong>unità</strong>: priorità massima è data al mantenimento dell&#8217;unità tanto del Regno Unito, quanto del Commonwealth. In tal senso la figura di Elisabetta II è stata essenziale: la regina è stata rispettata dai vari leader di governo britannici e degli altri Paesi di cui è risultata sovrana. Da Buckingham Palace è riuscita più volte ad assorbire tensioni e scandali che hanno coinvolto esecutivi, personaggi pubblici e la sua stessa famiglia. In una sola parola, la sovrana ha preservato una certa <strong>credibilità</strong> alla corona e questo a sua volta ha contribuito a preservare l&#8217;unità.</p>
<p>Emblematico ad esempio il fatto che nel 2014, alla vigilia del referendum sull&#8217;indipendenza della <strong>Scozia</strong>, il premier scozzese e principale fautore per il distacco di Edimburgo da Londra ha offerto alla regina la possibilità di mantenere il ruolo di capo dello Stato anche in caso di vittoria indipendentista. L&#8217;incognita che adesso grava tanto nel Regno Unito quanto negli altri Paesi del Commonwealth riguarda l&#8217;eredità politica di Elisabetta II. E, in particolare, se il futuro sovrano sarà in grado di garantire allo stesso modo del predecessore l&#8217;unità di Londra e dei Paesi gravitanti attorno l&#8217;orbita della corona.</p>
<h2>Le attuali grane a livello interno</h2>
<p>La fine politica, prima ancora che umana, della regina potrebbe da subito dare ampio impulso alle forze da tempo impegnate per una maggiore autonomia dalla corona o per l&#8217;indipendenza. In tal senso il pensiero ritorna subito alla Scozia. Dopo la <strong>Brexit</strong> decretata nel 2016, il governo di Edimburgo ha nei suoi progetti quello di indire un nuovo referendum indipendentista. La fine del regno di Elisabetta II<a href="https://it.insideover.com/politica/leterno-ritorno-del-referendum-scozzese-i-rischi-per-il-regno-unito.html"> potrebbe accelerare questo proposito</a>. Non è detto stavolta che in caso di secessione i futuri leader scozzesi offrano al nuovo re la possibilità di continuare a essere capo di Stato. Si creerebbe in tal modo una <strong>rottura storica</strong> e forse definitiva. Uno strappo <strong>capace</strong> di raggiungere in tempo breve anche le altre periferie del Regno e del Commonwealth.</p>
<p>Il tutto poi in un momento piuttosto turbolento della vita politica d&#8217;oltremanica. Negli ultimi sei anni, con l&#8217;insediamento nei giorni scorsi di Liz Truss quale nuovo premier, <a href="https://it.insideover.com/politica/il-bipolarismo-del-regno-unito-ai-tempi-della-brexit-e-della-global-britain.html">si sono alternati quattro primi ministri</a>. Un fatto non proprio usuale a Londra e che evidenzia la forte instabilità politica. Se quindi la parola d&#8217;ordine per il nuovo sovrano sarà quella di unità, le prime preoccupazioni arriveranno dal fronte interno.</p>
<h2>L&#8217;impatto del cambio di sovrano nel Commonwealth</h2>
<p>Preservare l&#8217;unità interna è ovviamente fondamentale per preservare l&#8217;unità nell&#8217;ambito del Commonwealth. Una volta incoronato, il nuovo sovrano sarà capo di Stato anche in Paesi quali il <strong>Canada</strong>, l&#8217;<strong>Australia</strong>, la<strong> Nuova Zelanda</strong> e altre 11 nazioni sparse tra il nord America e l&#8217;Oceania. Anche qui il ruolo del Re è rappresentativo e cerimoniale, ma a lui spetta la nomina di un governatore generale e da Londra viene seguito da vicino l&#8217;indirizzo in politica estera dato dai vari esecutivi locali.</p>
<p>La figura di Elisabetta II è stata importante durante i suoi 70 anni di regno per garantire l&#8217;unità del Commonwealth, organizzazione che riunisce anche Paesi dove il sovrano britannico non esercita formalmente alcun potere. Per il successore la sfida non è delle più semplici. Ci sono in ballo equilibri molto delicati, soprattutto nell&#8217;area pacifica. Oltre all&#8217;Australia, nella regione oceanica la corona regna anche sulle Isole Salomone,<a href="https://it.insideover.com/politica/le-isole-salomone-al-centro-del-mondo.html"> il cui governo di recente ha espresso orientamenti vicini a Pechino</a>. Il tutto in una zona da anni diventata cuore nevralgico della sfida tra<strong> Stati Uniti</strong> e <strong>Cina</strong>.</p>
<p>Si può quindi concludere che la stabilità della corona britannica è essenziale per l&#8217;unità interna del Paese e per quella del Commonwealth. Un ingranaggio delicato quest&#8217;ultimo, convogliato ancora oggi sulla figura del sovrano a cui spetta il delicato ruolo di evitarne lo sgretolamento. Pena un drastico ridimensionamento del ruolo di Londra nello scacchiere mondiale e profondi cambiamenti negli equilibri internazionali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/come-la-morte-della-regina-potrebbe-influire-nel-contesto-internazionale.html">Come la morte della regina potrebbe influire nel contesto internazionale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Scandali, diritti umani, leadership: il Commonwealth si sta sgretolando?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/scandali-diritti-umani-leadership-il-commonwealth-si-sta-sgretolando.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Oct 2021 04:22:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Commonwealth]]></category>
		<category><![CDATA[monarchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1350" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Commonwealth-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Commonwealth-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Commonwealth-la-presse-300x211.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Commonwealth-la-presse-1024x720.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Commonwealth-la-presse-768x540.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Commonwealth-la-presse-1536x1080.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Commonwealth-la-presse-2048x1440.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Solo una manciata di giorni fa il web ha rincorso una notizia proveniente dalle isole Barbados, paradiso caraibico colonia inglese fino al 1966: l’elezione a presidente di Sandra Mason, ex governatrice generale, che il 30 novembre prossimo prenderà il posto della regina Elisabetta II del Regno Unito. Nessuna transizione burrascosa, essendo il Paese indipendente da &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/scandali-diritti-umani-leadership-il-commonwealth-si-sta-sgretolando.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1350" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Commonwealth-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Commonwealth-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Commonwealth-la-presse-300x211.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Commonwealth-la-presse-1024x720.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Commonwealth-la-presse-768x540.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Commonwealth-la-presse-1536x1080.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Commonwealth-la-presse-2048x1440.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Solo una manciata di giorni fa il web ha rincorso una notizia proveniente dalle <strong>isole Barbados</strong>, paradiso caraibico colonia inglese fino al 1966: l’elezione a presidente di <strong>Sandra Mason</strong>, ex governatrice generale, che il 30 novembre prossimo prenderà il posto della <strong>regina Elisabetta II</strong> del Regno Unito. Nessuna transizione burrascosa, essendo il Paese indipendente da undici lustri, piuttosto un passaggio di consegne simbolo dei tempi che cambiano: sua Maestà, infatti, conservava ancora il potere di nomina del governatore generale, ovvero il braccio e il volto della Corona nello Stato insulare. Una coincidenza storica singolare, quella con lo stato di salute di Elisabetta, che allarma da giorni il Regno Unito agitando lo spauracchio della successione al trono.</p>
<h2>Cos’è esattamente il Commonwealth</h2>
<p>Formalmente il <strong>Commonwealth delle nazioni</strong> è un’organizzazione di Stati. Nella sostanza non è altro che la prosecuzione in altre forme di ciò che un tempo era l’<strong>impero coloniale britannico</strong>. Una rete di cinquantaquattro Stati indipendenti ed eguali che ospita 2,4 miliardi di persone e comprende sia economie avanzate che Paesi in via di sviluppo. Sulla carta i membri lavorano insieme per promuovere la prosperità, la democrazia e la pace, amplificare la voce dei piccoli Stati e proteggere l&#8217;ambiente: sebbene le radici del Commonwealth risalgano all&#8217;Impero britannico (da qui, le eterne accuse di <strong>neocolonialismo</strong>), oggi qualsiasi Paese può entrare a far parte del Commonwealth moderno. L&#8217;ultimo ad aderire è stato il Ruanda nel 2009.</p>
<p>Nel corso del tempo, diversi Paesi dell&#8217;Impero hanno ottenuto diversi livelli di libertà dal Regno Unito. I paesi semi-indipendenti erano chiamati <em>Dominion</em>. I leader dei domini hanno partecipato a conferenze con Londra dal 1887. Alla Conferenza Imperiale del 1926 parteciparono i leader di Australia, Canada, India, Stato Libero d&#8217;Irlanda, Terranova, Nuova Zelanda e Sud Africa. Alla conferenza del 1926, la Gran Bretagna e i <em>Dominion</em> concordarono sul fatto che erano tutti membri uguali di una comunità all&#8217;interno dell&#8217;Impero britannico. Dovevano tutti fedeltà al Re o alla Regina britannici, ma il Regno Unito non li avrebbe governati. Questa comunità era chiamata Commonwealth britannico delle Nazioni o semplicemente Commonwealth.</p>
<p>I Domini e altri territori dell&#8217;Impero Britannico divennero gradualmente completamente indipendenti dal Regno Unito come nel caso dell’<strong>India</strong> nel 1947. In una riunione dei primi ministri nel 1949, la Dichiarazione di Londra sancì che tutti i Paesi che lo desiderassero ne avrebbero potuto far parte, plasmando di fatto il moderno <strong>Commonwealth delle Nazioni</strong>. Re Giorgio VI fu il primo capo del Commonwealth e la regina Elisabetta II divenne capo quando morì. Ma il re o la regina britannici non ne sono automaticamente a capo: nel 1965 è stato creato il <a href="https://thecommonwealth.org/about-us/commonwealth-secretary-general">Segretariato del Commonwealth</a> come organizzazione intergovernativa centrale per gestirne il lavoro.</p>
<h2>Il Commonwealth in crisi</h2>
<p>Per quanto l’organizzazione resista integerrima da decenni, gli ultimi anni e la <strong>pandemia</strong> ne hanno rivelato cattivi funzionamenti e una certa vetustà che rende necessaria una riforma totale più che un banale <em>maquillage</em>. Le sfide poste dalla pandemia di COVID-19 e <strong>l&#8217;incapacità di coordinare l&#8217;accesso ai vaccini</strong> per i Paesi più poveri sono stati un ottimo esempio del fallimento del Commonwealth nel capitalizzare la sua ampia appartenenza. Molti di questi membri hanno lottato per ottenere i vaccini e mantengono ancora oggi, a quasi un anno dalla diffusione delle prime dosi, tassi di immunizzazione bassissimi. Non va dimenticato che nella rete vi è l’India, il principale produttore al mondo, che avrebbe dovuto essere messa al centro di una strategia di immunizzazione internazionale avente come nucleo proprio la struttura del Commonwealth.</p>
<p>L’organizzazione forse paga una ben più generale <strong>sfiducia internazionale </strong>nei confronti delle organizzazioni internazionali: nel contesto della nuova Guerra Fredda, infatti, tutti gli organismi regionali o multilaterali stanno perdendo smalto, cedendo il passo al bilateralismo più aggressivo. In uno scenario come questo, anche il Commonwealth appare come una scricchiolante sovrastruttura vittoriana. Non è un caso che l’attuale Segretaria generale, la baronessa <a href="https://www.smh.com.au/world/europe/commonwealth-cronyism-scandal-deepens-after-uk-pulls-millions-in-funding-20200212-p54095.html"><strong>Patricia Scotland</strong></a>, invisa sia ai britannici che al governo australiano, uno dei maggiori contraenti dell’organizzazione. L’attuale leadership in scadenza è sfidata da una concorrente autorevole e carismatica, la kenyana <strong>Monia Juma</strong>, ex ministra degli Esteri del suo Paese, la cui candidatura sembra spaccare i leader dell’organizzazione. Juma si offre come candidata per la <strong>ri-costruzione del consenso</strong>, ma in privato alcuni leader del Commonwealth hanno affermato che gli sforzi per estromettere la Scotland “rischiano di dividere il Commonwealth regione per regione”.</p>
<p>Lo scorso anno la crisi del sistema si era accentuata quando il Regno Unito rifiutò di consegnare circa 4,7 milioni di sterline (9 milioni di dollari) dopo che un&#8217;indagine schiacciante su una decisione del Segretario generale Patricia Scotland mise in luce profondi problemi di governance all&#8217;interno del Segretariato. La baronessa Scotland &#8211; ex ministro del Lavoro sotto Tony Blair e Gordon Brown e membro a vita della Camera dei Lord &#8211; aveva &#8220;aggirato&#8221; le normali regole sugli appalti per girare 500.000 a un amico ed ex collega. Mesi fa l’Australia seguì a ruota, negando 800.000 dollari stanziati per l&#8217;organizzazione minacciando di bloccarne ulteriori 500.000.</p>
<p><em>Last but not least</em>, le questioni sui <strong>diritti umani</strong> scuotono continuamente l’organismo, mettendo in luce i gravissimi divari al suo interno in termini di PIL, diritti e condizioni di vita. Tutti i Paesi membri del Commonwealth devono sottoscrivere i valori e i principi della sua Carta, compreso l&#8217;impegno per lo sviluppo di società libere e democratiche e la promozione della pace e della prosperità. Nel 2016 era stato clamoroso il caso delle <a href="https://www.theguardian.com/world/2020/feb/01/maldives-rejoins-commonwealth-after-evidence-of-reforms"><strong>Maldive</strong></a>: la repubblica lasciò il Commonwealth nel 2016 dopo essere stata minacciata di sospensione a causa della mancanza di progressi sulle riforme democratiche sotto l&#8217;ex presidente Abdulla Yameen: allora, il governo accusò il Segretariato parlando di procedure eseguite &#8220;ingiustamente e scorrettamente&#8221;. L’arcipelago è stato riammesso lo scorso anno dopo aver mostrato prove di processi democratici funzionanti.</p>
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		<title>Boris Johnson userà la minaccia dei dazi per contrattare in Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/boris-johnson-usera-la-minaccia-dei-dazi-per-contrattare-in-europa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jan 2020 16:26:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Commonwealth]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra dei dazi]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1496" height="746" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Boris-Johnson-Irlanda-del-Nord-Getty-e1579969560517.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Boris Johnson (Getty)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Boris-Johnson-Irlanda-del-Nord-Getty-e1579969560517.jpg 1496w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Boris-Johnson-Irlanda-del-Nord-Getty-e1579969560517-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Boris-Johnson-Irlanda-del-Nord-Getty-e1579969560517-768x383.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Boris-Johnson-Irlanda-del-Nord-Getty-e1579969560517-1024x511.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1496px) 100vw, 1496px" /></p>
<p>Dopo aver incassato il sì da parte del parlamento britannico per quanto riguarda il piano di uscita dall&#8217;Unione europea, Boris Johnson avrà tempo fino alle fine del 2020 per ridiscutere i trattati commerciali con la Commissione europea. Dopo l&#8217;uscita dal mercato unico, infatti, tutte le precedenti disposizioni perderanno di efficacia e ci sarà la necessità &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/boris-johnson-usera-la-minaccia-dei-dazi-per-contrattare-in-europa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1496" height="746" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Boris-Johnson-Irlanda-del-Nord-Getty-e1579969560517.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Boris Johnson (Getty)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Boris-Johnson-Irlanda-del-Nord-Getty-e1579969560517.jpg 1496w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Boris-Johnson-Irlanda-del-Nord-Getty-e1579969560517-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Boris-Johnson-Irlanda-del-Nord-Getty-e1579969560517-768x383.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Boris-Johnson-Irlanda-del-Nord-Getty-e1579969560517-1024x511.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1496px) 100vw, 1496px" /></p><p>Dopo aver incassato il sì da parte del <strong>parlamento britannico</strong> per quanto riguarda il piano di uscita dall&#8217;Unione europea, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/boris-johnson.html">Boris Johnson</a> avrà tempo fino alle fine del 2020 per ridiscutere i trattati commerciali con la Commissione europea. Dopo l&#8217;uscita dal mercato unico, infatti, tutte le precedenti disposizioni perderanno di efficacia e ci sarà la necessità di applicare un nuovo piano di tariffe, nel tentativo di entrambe le parti di portare a casa un accordo favorevole.</p>
<h3>Le paure del governo britannico</h3>
<p>Dopo una campagna elettorale pirotecnica che si è conclusa con un voto quasi plebiscitario, il governo conservatore britannico deve adesso applicare quelle che sono state le promesse fatte ai propri elettori. Le paure del popolo del Regno Unito &#8211; identiche a quelle del governo &#8211; risiedono nella possibilità che gli accordi commerciali che si concluderanno con Europa e resto del mondo non siano poi così favorevoli come ci si potesse aspettare. Per questo motivo, Johnson starebbe pensando di utilizzare il pugno duro nelle trattative, arrivando a minacciare non solo l&#8217;Unione europea ma anche gli Stati Uniti di imporre dei <strong>pesanti dazi doganali</strong> per le merci in ingresso nel Regno Unito. <a href="https://www.reuters.com/article/us-britain-eu-trade-usa/uk-to-use-high-tariff-threat-to-raise-pressure-in-trade-negotiations-the-times-idUSKBN1ZO01Y">A renderlo noto è l&#8217;agenzia di stampa <em>Reuters</em></a>, a seguito dell&#8217;incontro dell&#8217;organo proposto alla Brexit avvenuto nella giornata di giovedì.</p>
<h3>La minaccia dei dazi verso Unione europea e Usa</h3>
<p>Utilizzare la <a href="https://it.insideover.com/schede/economia/cose-la-guerra-dei-dazi-la-trade-war-spiegata-dallinizio.html">minaccia dell&#8217;imposizione di dazi doganali</a>, nell&#8217;immaginario del governo britannico, permetterebbe al Regno di giocare sulle paure legate al già debole impianto produttivo dell&#8217;Europa, anche alla luce delle aspettative non così rosee per il biennio 2020-21. Mentre infatti la mossa non avrebbe sortito un grosso effetto in caso di prospettive di crescita non indifferenti, in un momento storico in cui si rischia la stagnazione produttiva è più che mai importante per un&#8217;economia garantirsi l&#8217;accesso a più mercati possibili: ed i britannici sono storicamente ottimi acquirenti.</p>
<p>Per questo motivo, Johnson porterà sul tavolo delle trattative una proposta di introduzione di dazi doganali per il <strong>settore dell&#8217;auto</strong> &#8211; tanto caro alla Francia ed alla Germania &#8211; pari al 10% del valore del prodotto, che minaccerebbe la competitività delle automobili europee rispetto a quelle di fabbricazione britannica. I generi alimentari più &#8220;sofisticati&#8221; di importazione straniera, come nel caso dei latticini francesi, rischierebbero di subire un&#8217;imposizione doganale pari addirittura al 30% del valore del prodotto: in un piano d&#8217;azione che sembra essere stato suggerito di nascosto direttamente da <strong>Donald Trump</strong>, non fosse che bersaglio dello stratagemma siano anche gli Stati Uniti d&#8217;America.</p>
<h3>Prima i trattati verso i Paesi di &#8220;Livello 1&#8221;</h3>
<p>Avendo soltanto un anno a disposizione prima che finisca il periodo transitorio dopo l&#8217;uscita britannica dall&#8217;Unione europea fissata al 31 gennaio 2020, i ministeri britannici hanno dovuto studiare un piano per dare priorità ai mercati più importanti, onde evitare di danneggiare le tratte commerciali più rilevanti. Per questo motivo, i Paesi sono stati divisi in due gruppi: quelli di <strong>livello 1</strong> (Ue, Giappone, Usa, Nuova Zelanda e Australia) avranno priorità nelle trattative, mentre per tutti gli altri si cercheranno soluzioni soltanto in un secondo momento.</p>
<p>Tuttavia, l&#8217;idea di Londra è quella di imitare l&#8217;attuale sistema di imposizione doganale dell&#8217;<strong>Unione europea</strong>, soprattutto per non creare ulteriori complicazioni che potrebbero danneggiare di ritorno la stessa economia britannica. In questa fase, gli accordi già in atto e dettati dal Commonwealth avranno particolare rilevanza: motivo per il quale negli ultimi anni il Regno unito si è mosso per rafforzare l&#8217;unità tra i Paesi aderenti ed ha cercato di espandere le braccia dell&#8217;economia britannica soprattutto sull&#8217;Africa.</p>
<p>Da qui alla fine dell&#8217;anno il governo di Johnson si giocherà verosimilmente la partita più importante e la memoria del suo esecutivo sarà definita soprattutto da come verranno gestiti gli accordi commerciali del Regno unito. E se il governo britannico riuscirà a giocarsi perfettamente le proprie carte, lo scenario sembra avere tutte le basi per potersi volgere a suo favore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/boris-johnson-usera-la-minaccia-dei-dazi-per-contrattare-in-europa.html">Boris Johnson userà la minaccia dei dazi per contrattare in Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il Regno Unito vuole riconquistare l&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-regno-unito-vuole-riconquistare-lafrica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jan 2020 13:14:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[African Continental Free Trade Agreement (AfCFTA)]]></category>
		<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Commonwealth]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="975" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Boris-Johnson-Uk-Africa-investment-summit-2020-La-Presse-e1579612493696.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Vertice Regno Unito-Africa (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Boris-Johnson-Uk-Africa-investment-summit-2020-La-Presse-e1579612493696.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Boris-Johnson-Uk-Africa-investment-summit-2020-La-Presse-e1579612493696-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Boris-Johnson-Uk-Africa-investment-summit-2020-La-Presse-e1579612493696-768x390.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Boris-Johnson-Uk-Africa-investment-summit-2020-La-Presse-e1579612493696-1024x520.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 20 gennaio è andato in scena a Londra un incontro tra il governo del Regno Unito ed i rappresentanti di venti Paesi africani (tra cui 15 capi di Stato) per discutere sugli investimenti britannici nel continente e sulle possibilità di aprire nuove rotte commerciali. L&#8217;incontro di Londra si incanala nel discorso più ampio di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-regno-unito-vuole-riconquistare-lafrica.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="975" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Boris-Johnson-Uk-Africa-investment-summit-2020-La-Presse-e1579612493696.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Vertice Regno Unito-Africa (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Boris-Johnson-Uk-Africa-investment-summit-2020-La-Presse-e1579612493696.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Boris-Johnson-Uk-Africa-investment-summit-2020-La-Presse-e1579612493696-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Boris-Johnson-Uk-Africa-investment-summit-2020-La-Presse-e1579612493696-768x390.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Boris-Johnson-Uk-Africa-investment-summit-2020-La-Presse-e1579612493696-1024x520.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><a href="http://www.rfi.fr/afrique/20200120-sommet-royaume-uni-afrique-londres-positionne-optique-post-brexit">Il 20 gennaio</a> è andato in scena a Londra un incontro tra il governo del Regno Unito ed i rappresentanti di <strong>venti Paesi africani</strong> (tra cui 15 capi di Stato) per discutere sugli investimenti britannici nel continente e sulle possibilità di aprire nuove rotte commerciali. L&#8217;incontro di Londra si incanala nel discorso più ampio di rinnovamento dei trattati internazionali fortemente voluti dall&#8217;esecutivo di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/boris-johnson.html">Boris Johnson</a> per sopperire alle problematiche derivanti dall&#8217;abbandono dell&#8217;Unione europea. Dopo il distacco da Bruxelles, il Regno ha guadagnato maggiori possibilità di portare a casa accordi favorevoli, potendo discutere i trattati bilaterali nella più totale autonomia. La conferenza di Londra può essere dunque intesa come il primo esame da superare per riprendere la competitività mondiale.</p>
<h3>Il Regno che ambisce a tornare &#8220;impero&#8221;</h3>
<p>Negli ultimi anni, gli investimenti inglesi nel continente africano hanno subito una drastica frenata, anche a causa della grande competitività di Russia, Stati Uniti, Cina e Francia che da anni e costantemente sono presenti nel territorio. Londra, anche a causa delle politiche economiche maggiormente <strong>protezioniste</strong>, non ha incentivato adeguatamente gli investimenti in Africa, rimanendo indietro rispetto agli avversari internazionali. Il summit di Londra 2020 è l&#8217;opportunità per la Gran Bretagna di tornare al passo, rilanciando un sostanzioso piano di investimenti e trattando direttamente con i massimi funzionari degli Stati africani. Nonostante l&#8217;assenza del primo ministro sudafricano <strong>Cyril Ramaphosa</strong> a causa dei problemi legati al settore energetico del Paese e l&#8217;esclusione dal tavolo di confronto del presidente dello Zimbabwe <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/emmerson-mnangagwa-un-anno-presidente-dello-zimbabwe.html">Emmerson Mnangagwa</a>, l&#8217;incontro è destinato a segnare un punto di svolta per l&#8217;economia britannica.</p>
<p>Già nel 2019 gli investimenti e gli scambi commerciali britannici nel continente africano erano aumentati con percentuali in doppia cifra, mostrando l&#8217;intenzione di Londra di lanciarsi verso il mercato dell&#8217;Africa. L&#8217;incontro avvenuto lunedì è stata la pietra fondante di un discorso riguardante l&#8217;espansione economica della Gran Bretagna, con i Paesi africani interessi al nuovo canale commerciale londinese.</p>
<h3>L&#8217;attacco alla Francia ed al mercato asiatico</h3>
<p>Mentre la presenza del presidente nigeriano <strong>Muhammadu Buhari</strong> era facilmente attendibile alla vigilia dell&#8217;incontro, è stata di maggior impatto la presenza del presidente keniano <strong>Uhuru Kenyatta</strong>, alla guida di un Kenya che da anni si è aperto alle <a href="https://it.insideover.com/economia/cina-africa-lalleanza-scricchiola-pechino-sospende-i-finanziamenti-al-kenya.html">trattative commerciali di Cina</a>, Russia ed Arabia Saudita, senza spostare mai lo sguardo verso l&#8217;Occidente. Questa volta però ha firmato <a href="https://allafrica.com/stories/202001210127.html">un accordo da 1.6 miliardi di dollari anche con Londra</a>, aprendo al commercio britannico. L&#8217;interesse riscontrato dunque dai leader dei Paesi meno legati ai commerci con il vecchio continente ha già segnato una vittoria di Johnson, deciso più che mai a portare a casa risultati sul fronte africano che possano rilanciare la Gran Bretagna ai vertici dell&#8217;economia mondiale, andando oltre il semplice sistema del Commonwealth.</p>
<p><a href="http://www.rfi.fr/afrique/20200120-sommet-royaume-uni-afrique-londres-positionne-optique-post-brexit">Come sottolineato da </a><em><a href="http://www.rfi.fr/afrique/20200120-sommet-royaume-uni-afrique-londres-positionne-optique-post-brexit">RFI Afrique</a>, </em>il principale settore a cui ambiscono gli investitori britannici sarebbero rappresentati proprio dai punti forti del continente: il <strong>comparto minerario</strong> ed il <strong>comparto energetico</strong>. Dopo aver per anni basato la loro presenza nel continente con gli accordi petroliferi con Abuja e pochi altri punti fermi, gli occhi del Regno Unito si sono spostati verso i grandi giacimenti del continente, attualmente sotto il controllo di multinazionali per lo più francesi, russe e cinesi. Con l&#8217;uscita dall&#8217;Unione europea, la possibilità che l&#8217;attuale approvvigionamento energetico del Regno Unito diventi più dispendioso è molto elevato e questo ha indotto il governo britannico a correre ai ripari. In questo scenario, l&#8217;evoluzione della scena africana ha rappresentato una ghiotta opportunità che Londra è intenzionata a non lasciarsi sfuggire.</p>
<h3>Una sfida in solitaria</h3>
<p>Il guanto di sfida lanciato al mondo dal governo britannico, oltre alle potenzialità economiche a cui ambisce, è molto importante anche per questioni legate alla <strong>propaganda interna</strong> al Paese. Inoltre, nonostante infatti i mercati abbiano risposto tutto sommato positivamente alla Brexit, il rischio che un piccolo scossone possa portare a conseguenze devastanti per l&#8217;economia britannica nei prossimi mesi non è del tutto passato. A questo proposito, dotarsi di un apparato economico completamente indipendente dai commerci con l&#8217;Unione europea è fondamentale soprattutto nella situazione in cui si arrivi ad un <em>No Deal </em>commerciale.</p>
<p>Infine, la necessità di collocarsi proprio in questo delicato momento storico in una posizione di rilievo all&#8217;interno del mondo africano deriva anche dalla possibilità che l&#8217;Africa centrale si apra al <strong>libero scambio</strong> tra i Paesi. In questo scenario, rafforzare i rapporti commerciali con anche una sola delle Nazioni significherebbe poter accedere ad un mercato più ampio, senza dover nemmeno concludere complicate trattative internazionali. Tutto questo oltre ovviamente alle immense possibilità di espansione economica che provocherebbe l&#8217;ingresso all&#8217;interno del futuro e possibile sistema di libero scambio africano; con una ghiotta occasione per Johnson di prendersi la rivincita sui suoi predecessori e dimostrare come il Regno Unito possa ancora ambire ad essere un impero.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-regno-unito-vuole-riconquistare-lafrica.html">Il Regno Unito vuole riconquistare l&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Boris Johnson e l&#8217;affaire Gambia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/boris-johnson-e-laffaire-gambia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Oct 2019 06:03:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Commonwealth]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Boris-Johnson-Regno-Unito-La-Presse-e1572462201191.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Johnson Gambia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Boris-Johnson-Regno-Unito-La-Presse-e1572462201191.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Boris-Johnson-Regno-Unito-La-Presse-e1572462201191-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Boris-Johnson-Regno-Unito-La-Presse-e1572462201191-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Boris-Johnson-Regno-Unito-La-Presse-e1572462201191-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Boris-Johnson-Regno-Unito-La-Presse-e1572462201191-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Era l&#8217;8 febbraio 2018 quando il Gambia, dopo cinque anni dalla decisione dell&#8217;allora presidente Yahia Jammeh di abbandonare ogni rapporto commerciale con Londra, rientrò all&#8217;interno del Commonwealth. L&#8217;emissario britannico inviato a Banjul per concedere il benestare al piccolo paese dell&#8217;Africa Sub-Sahariana era l&#8217;allora Primo Segretario del Commonwealth, di nome Boris Johnson. La decisione di Londra di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/boris-johnson-e-laffaire-gambia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Boris-Johnson-Regno-Unito-La-Presse-e1572462201191.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Johnson Gambia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Boris-Johnson-Regno-Unito-La-Presse-e1572462201191.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Boris-Johnson-Regno-Unito-La-Presse-e1572462201191-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Boris-Johnson-Regno-Unito-La-Presse-e1572462201191-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Boris-Johnson-Regno-Unito-La-Presse-e1572462201191-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Boris-Johnson-Regno-Unito-La-Presse-e1572462201191-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Era l&#8217;<strong>8 febbraio 2018</strong> quando il Gambia, dopo cinque anni dalla decisione dell&#8217;allora presidente <a href="https://it.insideover.com/politica/lex-leader-del-gambia-yahya-jammeh-vive-protetto-guinea-equatoriale.html">Yahia Jammeh</a> di abbandonare ogni rapporto commerciale con Londra, rientrò all&#8217;interno del <strong>Commonwealth</strong>. L&#8217;emissario britannico inviato a<strong> Banjul</strong> per concedere il benestare al piccolo paese dell&#8217;Africa Sub-Sahariana era l&#8217;allora Primo Segretario del Commonwealth, di nome <strong>Boris Johnson</strong>.</p>
<p>La decisione di Londra di riammettere Banjul all&#8217;interno del trattato commerciale internazionale non era affatto scontata, considerando anche i difficili rapporti intercorsi tra i paesi nei 22 anni di reggenza di Jammeh. Tuttavia, con la <strong>Brexit</strong> alle porte e con una spirale di rapporti in salita tra il Regno Unito e la Francia sul fronte delle ex-colonie, un avamposto all&#8217;interno del Senegal dal quale ottenere appoggio era un&#8217;ipotesi barattabile con una richiesta di reintegrazione nei trattati.</p>
<p>La stessa figura di Boris Johnson, allora ministro, analizzata con lo sguardo odierno assume un significato ben più chiaro: rafforzare i rapporti commerciali internazionali del <strong>Regno Unito</strong>, in vista dell&#8217;ipotesi della rottura totale con l<strong>&#8216;Unione europea</strong>. Per fare questo, la Gran Bretagna aveva però la necessità di poter competere sul piano &#8220;coloniale&#8221; (o ex-coloniale, se si preferisce) con il più grande rivale europeo: la <strong>Francia</strong> di Emmanuel Macron, unico Paese assieme al Regno a poter contare sull&#8217;appoggio di Stati esterni all&#8217;Ue in tutti i continenti. Nel caso specifico, un possibile approdo militare in caso di entrata in crisi dell&#8217;egemonia nei Paesi cui valuta di Stato è il Franco Cfa, bomba ad orologeria in mano alla Banca di Francia.</p>
<p>Da un punto di vista commerciale infatti il Gambia non offre una grande varietà di prodotti. La maggioranza della popolazione sopravvive grazie all&#8217;agricoltura di sussistenza, l&#8217;industria ricopre un ruolo marginale all&#8217;interno del panorama economico ed unico prodotto di forte esportazione sono le arachidi. Gli unici sbocchi di esportazione per il Regno Unito sono infatti le forniture di beni di primaria necessità per le tre città più grosse del Paese (Serekunda, Brikam e Banjul, capitale ed importante città portuale), essendo le province fortemente legate al commercio di prodotti locali, di calibro decisamente marginale ed attualmente in mano a Cina ed India.</p>
<p><span style="font-size: 1rem;">Johnson conosce bene queste logiche internazionali, come già le conosceva al gennaio 2018, durante la sua visita di rappresentanza a Banjul, sotto il governo di Theresa May. </span>L&#8217;<strong>Africa</strong>, ancora una volta, si configura come terreno di <strong>scontro internazionale</strong>, anche col solo fine intimidatorio. Il <a href="https://it.insideover.com/politica/colloquio-tra-johnson-e-modi-a-londra-prove-di-global-britain.html">Commonwealth</a> serve a garantire la stabilità e l&#8217;egemonia del Regno Unito a livello internazionale, capace di muoversi autonomamente ed avere rilievo anche senza l&#8217;Ue. Motivo per il quale la riammissione del Gambia risuona come un controllo mantenuto nei territori. Condizione che, con l&#8217;esempio appunto della Brexit, non è garantita dall&#8217;Unione Europea.</p>
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		<title>Perché il Regno Unito apre  le porte dell&#8217;esercito agli stranieri?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-regno-unito-apre-le-porte-dellesercito-agli-stranieri.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Nov 2018 08:33:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Commonwealth]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1267" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_2657332.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_2657332.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_2657332-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_2657332-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_2657332-1024x676.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il rapporto del ministero delle Difesa inglese dipinge uno scenario inquietante per Londra: le Forze Armate del Regno Unito sono sotto organico di 8200 unità pari al 5,7% del totale, 102 sono i settori carenti di personale ed il 94% del loro totale non riuscirà a sopperire a questa carenza prima di cinque anni. Il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-regno-unito-apre-le-porte-dellesercito-agli-stranieri.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-regno-unito-apre-le-porte-dellesercito-agli-stranieri.html">Perché il Regno Unito apre  le porte dell&#8217;esercito agli stranieri?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1267" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_2657332.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_2657332.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_2657332-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_2657332-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_2657332-1024x676.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il rapporto del <strong>ministero delle Difesa inglese</strong> dipinge uno scenario inquietante per Londra: le <strong>Forze Armate</strong> del Regno Unito sono <strong>sotto organico</strong> di 8200 unità pari al 5,7% del totale, 102 sono i settori carenti di personale ed il 94% del loro totale non riuscirà a sopperire a questa carenza prima di cinque anni.</p>
<p>Il <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.nao.org.uk/wp-content/uploads/2018/04/Ensuring-sufficient-skilled-military-personnel.pdf" target="_blank">documento</a> riporta che a gennaio del 2018 il numero degli effettivi era pari a <strong>137.300 uomini</strong>, ovvero 8200 in meno rispetto alla soglia minima per garantire l&#8217;efficienza delle Forze Armate britanniche come individuato dalla <em>Strategic Defence and Security Review</em> del 2015. </p>
<p>Già allora era previsto un cambio di passo coerente con il <strong>mutato scenario internazionale</strong> di aumentata tensione che prevedeva l&#8217;aumento immediato delle reclute per la Royal Navy e per la Raf (Royal Air Force) con un contemporaneo investimento pari a 24 miliardi di sterline (27,5 miliardi di euro circa) in nuovi equipaggiamenti.</p>
<p>La soluzione di Londra</p>
<p>Per tamponare questa emorragia di personale, il Regno Unito <strong>ha aperto le porte delle Forze Armate a cittadini stranieri</strong> ma facenti parte del <strong>Commonwealth</strong>, ovvero quell&#8217;organizzazione che raggruppa tutti i 53 Stati che un tempo rientravano nello smisurato impero britannico.</p>
<p>In particolare si prevede che il numero di reclute &#8220;non inglesi&#8221; ammonterà annualmente a <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.gov.uk/government/news/armed-forces-to-step-up-commonwealth-recruitment" target="_blank">1350 per i prossimi anni a venire</a> in modo da coprire il personale che si congeda per anzianità o, ed è questo il punto cruciale, passa ad incarico civile dopo il periodo di ferma obbligatoria. Di questi 1350 mille andranno nell&#8217;Esercito, 300 nella Royal Navy e 50 nella Raf.</p>
<p></p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-61452"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-61452 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_articolo_occhi.jpg" alt="strip_articolo_occhi" width="674" height="142" /></a></p>
<p>Il personale proveniente dal Commonwealth era già presente, a ben vedere, nelle Forze Armate inglesi ma in numero fisso di 200 unità. Un capitolo a parte è e sarà ancora riservato ai <strong>Gurkha</strong> nepalesi e ai cittadini <strong>irlandesi</strong> che si sono sempre potuti arruolare senza particolari restrizioni grazie a speciali regolamentazioni.</p>
<p>La riforma prevede, in particolare, che i cittadini del Commonwealth potranno <strong>arruolarsi anche se non sono vissuti per cinque anni su suolo britannico</strong>, come da requisito previsto sino ad oggi nella legislazione vigente. Una riforma potenzialmente rivoluzionaria se si considera che una volta effettuato il servizio nelle Forze Armate si può acquisire la cittadinanza britannica. </p>
<p>Solo una questione di numeri?</p>
<p>Il rapporto della Difesa indica che lo scopo è quello di disporre di <strong>50mila uomini dispiegabili nel 2025</strong> e in particolare il numero totale di soldati dovrà ammontare a <strong>144.200 entro il 2020</strong> di cui 30.450 per la Royal Navy compresi i Marines, 82mila per l&#8217;Esercito e 31.750 per la Raf. </p>
<p>Parallelamente gli investimenti, pari a <strong>24,4 miliardi di sterline</strong>, andranno in nuovi equipaggiamenti rivolti principalmente alla cyber sicurezza, Forze Speciali, sistemi di sorveglianza e ricognizione e per l&#8217;acquisizione di nuove capacità di pattugliamento aereo marittimo, fattore chiave per una talassocrazia come il Regno Unito.</p>
<p></p>
<p>A fronte di queste esigenze il numero complessivo del personale in divisa è andato costantemente diminuendo nel corso di un quinquennio: <a href="https://www.bbc.com/news/uk-46092838" target="_blank">come indicato dalla <em>Bbc</em></a> se nell&#8217;aprile del 2012 era poco sotto le 100mila unità, a ottobre del 2017 si raggiungeva quota 79mila. </p>
<p>Un&#8217;emorragia soprattutto di personale specializzato come <strong>piloti, ingegneri e analisti di intelligence</strong> che dopo essersi formati nelle scuole &#8220;con le stellette&#8221; sono passati ad incarichi civili sicuramente meglio retribuiti venendo a creare un buco allarmante nella Difesa britannica che si trova ad affrontare un periodo di transizione.</p>
<p>Oltre alla ben nota questione del ritorno sul palcoscenico globale della <a href="http://www.occhidellaguerra.it/gran-bretagna-russia-sfida-hunt/" target="_blank">Russia</a> e dell&#8217;emergere sempre più deciso della <a href="http://www.occhidellaguerra.it/segnale-forte-del-regno-unito-alla-cina-una-terza-nave-da-guerra-nel-mar-cinese/" target="_blank">Cina sullo scacchiere globale</a>, il Regno Unito si trova in un periodo di r<strong>imodernamento dei propri sistemi d&#8217;arma</strong>: basti pensare all&#8217;<a href="http://www.occhidellaguerra.it/programma-f-35/" target="_blank">acquisto degli F-35</a> che richiedono <a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-volta-gli-f-35-portaerei-britannica/" target="_blank">personale altamente specializzato</a> per il loro esercizio. </p>
<p>La stima, ad esempio, del ministero della Difesa indica che per affrontare le nuove sfide del futuro sarà necessario arruolare <strong>170 specialisti</strong> in vari settori ogni anno nel periodo che va dal 2019 al 2026. </p>
<p>Se andiamo poi a vedere il grafico elaborato nel rapporto riguardante la <strong>differenza tra arruolamenti e congedi</strong>, si può notare, in particolare, che il divario si accentua in particolar modo nel periodo che va dal 2011 al 2014, mentre se diamo uno sguardo a quello che indica il numero di uomini richiesto per l&#8217;esercizio rispetto a quello degli effettivi si nota che la tendenza, a partire dal 2010, è sempre stata quella di accentuazione della differenza con gli arruolati sempre al disotto della curva degli effettivi. </p>
<p>Curiosamente il ministero della Difesa lamenta anche una certa <strong>mancanza di sufficiente &#8220;diversità&#8221;</strong> negli arruolati. L&#8217;obiettivo è infatti quello di avere entro il 2020 il 15% del personale composto da <strong>donne</strong> ed il 10% facente parte di <strong>minoranze etniche</strong>, definite sotto l&#8217;acronimo di Bame (Black Asian and Minority Ethnic) dal ministero. Nel 2017 per queste categorie i dati indicano rispettivamente una percentuale di 12,2 e 9,2 con, in particolare, la Royal Navy e la Raf molto al disotto dell&#8217;obiettivo numerico fissato. </p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-regno-unito-apre-le-porte-dellesercito-agli-stranieri.html">Perché il Regno Unito apre  le porte dell&#8217;esercito agli stranieri?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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