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	<title>coltan Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Geoeconomia del Congo: un Paese al centro del mondo (suo malgrado)</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/geoeconomia-del-congo-un-paese-al-centro-del-mondo-suo-malgrado.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jan 2022 06:32:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Campagna il Congo sanguina]]></category>
		<category><![CDATA[Cobalto]]></category>
		<category><![CDATA[coltan]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;Vogliamo raccontare i drammi senza fine del Congo, una terra tormentata da gruppi armati anche di matrice islamista, depauperata dallo sfruttamento delle risorse minerarie, travolta da epidemie e da sfide che riguardano tutti noi. Vogliamo farlo attraverso lo sguardo di chi da anni si occupa di questo Paese: il fotografo Marco Gualazzini e il giornalista &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/geoeconomia-del-congo-un-paese-al-centro-del-mondo-suo-malgrado.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/geoeconomia-del-congo-un-paese-al-centro-del-mondo-suo-malgrado.html">Geoeconomia del Congo: un Paese al centro del mondo (suo malgrado)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><em>&#8220;Vogliamo raccontare i drammi senza fine del Congo, una terra tormentata da gruppi armati anche di matrice islamista, depauperata dallo sfruttamento delle risorse minerarie, travolta da epidemie e da sfide che riguardano tutti noi. Vogliamo farlo attraverso lo sguardo di chi da anni si occupa di questo Paese: il fotografo Marco Gualazzini e il giornalista Daniele Bellocchio.</em><br />
<em><a href="https://it.insideover.com/project/il-congo-sanguina-aiutaci-a-raccontarlo.html?utm_source= InsideOver&amp;utm_medium=sponsored_content&amp;utm_campaign=congo" target="_blank" rel="noopener">Sostieni il reportage</a> &#8220;</em></p>
<hr />
<p>La <strong>Repubblica Democratica del Congo </strong>è Paese in cui si sovrappongono ricchezze naturali sconfinate e tragedie umane con pochi eguali al mondo. In cui convivono la ricchezza che la geologia e la natura hanno assegnato al grande Stato dell&#8217;Africa centro-meridionale e la miseria di un popolo lacerato da conflitti e dalla lotta per accaparrarsele. Da <em>Cuore di tenebra, </em>il romanzo di <strong>Joseph Conrad </strong>duramente critico del tardo-colonialismo, all&#8217;insurrezione del <strong>Katanga, </strong>dalla corsa al caucciù che animò il genocidio di inizio Novecento ad opera dei colonialisti belgi al servizio del re Leopoldo all&#8217;era delle terre rare sia la realtà che le opere di fantasia hanno colto la profondità del dualismo che divide questo Paese.</p>
<p>La parola chiave è <strong>geoeconomia, </strong>ovvero il rapporto tra potenza geopolitica e dinamiche economico-industriali, in nome della quale diverse potenze mettono gli occhi sul Congo contribuendo di fatto alla sua fragilità. “Siamo uno dei Paesi più ricchi del pianeta, eppure i miei compatrioti sono tra i più poveri al mondo&#8221;, ha <a href="https://www.ong2zero.org/blog/paese-piu-ricco-piu-povero-del-pianeta-al-nobel-2018-mukwege-parla-dei-minerali-lhigh-tech/" target="_blank" rel="noopener noreferrer nofollow">dichiarato </a>il medico congolese Premio Nobel per la Pace <a href="https://it.insideover.com/donne/59491-2.html" target="_blank" rel="noopener">Denis Mukwege</a>. Le sue parole raccontano bene il dolore di una nazione intera.</p>
<h2>La battaglia delle risorse</h2>
<p><a href="https://www.africarivista.it/storia-le-atrocita-di-re-leopoldo-ii-in-congo/63934/">Sfruttata, come detto, dal sovrano belga Leopoldo II per le riserve di caucciù</a>, la terra congolese è stata in seguito attenzionata dai grandi capitali britannici, francesi e statunitensi per le risorse di <strong>petrolio</strong> e <strong>diamanti</strong>, mentre allo stato attuale la <a href="https://qz.com/africa/1586753/china-and-dr-congo-sicomines-cobalt-mine-deal-is-flawed/">presenza del cobalto</a> costituisce una risorsa preziosissima. Infatti il cobalto svolge un ruolo importante nelle batterie agli ioni di litio, fondamentali per diversi prodotti legati alla transizione ecologica. Ma non finisce qui. Ognuno degli smartphone di più recente generazione, ad esempio, contiene una piccola quantità di <strong><a href="https://www.agi.it/estero/news/2021-02-23/coltan-che-cosa-e-11521098/" target="_blank" rel="noopener noreferrer nofollow">coltan</a>,</strong> ingrediente indispensabile per ottimizzare il consumo di energia nei chip di nuova generazione e nei prodotti legati ai semiconduttori. La funzionalità di ogni apparecchio elettronico dipende proprio dal coltan e nel contesto del mercato del materiale formato dalla lega columbite-tantalite ad avere un valore maggiore sono i minerali che offrono un prodotto a più alto tasso di tantalite, quale il coltan del Congo.</p>
<p>La <strong>guerra del Kivu, </strong>che da tempo insanguina il Congo, è un esempio di come la lotta tra le fazioni, incentivata dalla fame delle potenze internazionali per i prodotti congolesi, abbia avuto un radicamento nella lotta per le risorse: complice la presenza di milizie <em>proxy </em>del vicino Ruanda, che pur non avendo risorse proprie è uno dei maggiori esportatori mondiali di coltan, si è scatenata una guerra per il controllo del mercato di un prodotto che rappresenta una fonte di introiti fondamentale. Nel 1998 costava 2 dollari al chilogrammo, nel 2004 – quando la domanda era estremamente elevata – è arrivato a toccare i 600 dollari, oggi vale tra i 100 e 150 dollari al chilogrammo e ha alla base un&#8217;economia avente lo <strong>sfruttamento sistemico </strong>di manodopera a basso costo, spesso infantile, nel processo di estrazione come vettore.</p>
<p>Le ricadute sulla crescita del Paese sono minime. Nel 2018 il presidente della Repubblica Democratica del Congo <strong>Joseph Kabila, </strong>poco prima della rimozione dal potere, è riuscito a far approvare il nuovo Codice per il settore minerario che ha fatto aumentare la royalty sul cobalto <strong>dal 2% al 10%</strong>. Il processo è stato criticato da molti gruppi attivi in Congo (Glencore, China Molybdenum, CDM, Rangold e Ivanhoé) ma non ha migliorato la condizione della popolazione di circa 90 milioni di abitanti che ancora oggi vive con un Pil pro capite di meno di 500 dollari l&#8217;anno e in cui quasi 7 milioni di persone, circa il 25% della popolazione (27,3 milioni di abitanti), vivono in uno stato continuo di insicurezza alimentare Tutto questo mentre la battaglia per le risorse continua.</p>
<h2>La Cina, la nuova &#8220;padrona&#8221; del Congo</h2>
<p>&#8220;Negli <strong>ultimi tre anni, nelle regioni orientali</strong>&#8220;, <a href="https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/cibo-vaccini-o-materie-prime-in-congo-la-guerra-ovunque">nota <em>Avvenire</em>,</a> &#8220;si stanno verificando migrazioni di massa a seguito di atti violenti di guerriglia ad opera di gruppi jihadisti in realtà eteroguidati da interessi stranieri, Cina e <a href="https://it.insideover.com/politica/turchia-in-africa-unespansione-lunga-ventanni.html" target="_blank" rel="noopener">Turchia</a> in primis, sui giacimenti di terre rare, coltan, oro&#8221;. In passato erano stati gli occidentali a cercare i diamanti, l&#8217;oro, il petrolio, l&#8217;uranio del Congo. Oggi, invece, &#8220;esiste uno spregiudicato consorzio di società statali cinesi che hanno firmato un accordo per diritti di estrazione di 10 milioni di tonnellate di rame e 600 mila tonnellate di cobalto durante un periodo di 25 anni, per un valore complessivo tra i 40 e gli 84 miliardi di dollari&#8221;, siglato nel 2007 e denominato <a href="https://www.reuters.com/article/us-congodemocratic-mining-china-insight-idUSKCN0PI1UB20150709">“minerali per le infrastrutture”</a>. In cambio la Cina si sarebbe impegnata ad investire oltre 6 miliardi di dollari nel miglioramento delle tecniche estrattive&#8221; a puro vantaggio dell&#8217;economia di Kinsasha, che però non sono ancora stati erogati.</p>
<p>La Cina è ben posizionata lungo <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/terre-rare-sempre-piu-strategiche-28154">l’intera catena del valore delle terre rare</a>, guida l&#8217;industria tecnologica dalla raffinazione del cobalto (82%) fino alla produzione di anodi e catodi (61%-83%) e è competitiva sui semiconduttori anche grazie alla partecipazione al grande gioco congolese. Il 40 e il 50 per cento della produzione di cobalto della Repubblica Democratica del Congo è di proprietà di società cinesi.</p>
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CAUSALE: Reportage Congo<br />
<a href="https://it.insideover.com/project/il-congo-sanguina-aiutaci-a-raccontarlo.html?utm_source= InsideOver&amp;utm_medium=sponsored_content&amp;utm_campaign=congo" target="_blank" rel="noopener"><strong>SOSTIENI IL REPORTAGE</strong></a></p></blockquote>
<p>La ricchezza di risorse è la benedizione tramutatasi in maledizione per il Congo. La geoeconomia la matrice della continuazione della trappola della povertà, piuttosto che lo strumento politico per emanciparvisi. La competizione globale diventa la giustificazione per azioni ciniche verso un Paese fragile. E dopo caucciù, oro, diamanti, petrolio, uranio, cobalto, coltan, terre rare è bene ricordare che la corsa mineraria al Congo non finisca qui: il Paese possiede anche riserve di rame, zinco, stagno, argento, carbone, manganese, tungsteno, cadmio in cui analogamente si scatenano le stessa partite di sfruttamento. Tanto da aver portato, in certi casi, i regolatori internazionali a intervenire. Negli Stati Uniti,<a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/repubblica-democratica-del-congo-le-risorse-che-fanno-gola-al-mondo-29424"> nota l&#8217;Ispi</a>, &#8220;il <strong>Dodd-Frank Act</strong>, la corposa legge per la riforma di Wall Street, in una sua parte chiede alle compagnie multinazionali di dichiarare la provenienza delle proprie materie prime. Nel frattempo, anche l’Unione Europea si era mossa e, sulla falsariga del Dodd-Frank Act, nel 2017 aveva approvato un regolamento che impediva l’importazione nell’<strong>Unione Europea </strong>di cassiterite (da cui si ottiene lo stagno), wolframite (tungsteno), columbo-tantalite e oro provenienti da zone di conflitto&#8221;. Ma fermare il fiume in piena della guerra congolese per le risorse è ora più che mai complesso.</p>
<h2>Anche l&#8217;ambiente sotto attacco</h2>
<p>Anche il <strong>legno è al centro </strong>di partite importanti: assieme al Gabon, la Repubblica Democratica del Congo produce  l’80% di tutto il legname prodotto nel continente africano, spesso esportato illegalmente verso Cina, Stati Uniti e Russia per essere mandato poi nei mercati di sbocco verso le industrie occidentali. Iil legname congolese spesso esportato illegalmente per mezzo di gruppi terroristici e milizie alimenta la corsa al mercato europeo in cui la Cina è il primo fornitore (5,025 miliardi di euro di mercato), seguita dagli Usa (poco meno di 4 miliardi) e dal Brasile (2,654 miliardi), unico a rifornirsi sul fronte interno in questo podio. Nel 2019 un <a href="https://eia-global.org/reports/20190325-toxic-trade">rapporto</a> dalla ong ambientalista britannica <span data-scayt-word="Envirnmental" data-wsc-lang="it_IT">Envirnmental</span> <span data-scayt-word="Investigation" data-wsc-lang="it_IT">Investigation</span> <span data-scayt-word="Agency" data-wsc-lang="it_IT">Agency</span> (Eia) ha segnalato che spesso il legname proveniente dalla foresta pluviale tropicale del Congo è spacciato in Occidente come &#8220;eco-friendly&#8221;, e questo inoltre danneggia dei <strong>santuari naturali </strong>che trasformano in zone di guerra aree da cui il Paese potrebbe ottenere vantaggi come capitale del turismo africano.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/project/il-congo-sanguina-aiutaci-a-raccontarlo.html?utm_source=adv&amp;utm_medium=strip_IO&amp;utm_campaign=congo" target="_blank" rel="noopener"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone wp-image-335999 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-1024x234.jpeg" alt="" width="1024" height="234" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-1024x234.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-300x69.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-768x176.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo.jpeg 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Vale per tutti l&#8217;esempio del parco del Virunga, rifugio degli ultimi gorilla di montagna e di altre specie uniche come l’Okapi, è diventato terreno di <strong>scontro fra gruppi armati</strong> che si fronteggiano per il controllo delle risorse naturali, in una guerra che ha coinvolto anche ranger e guardiacaccia e ha fatto sa sfondo all&#8217;agguato <a href="https://it.insideover.com/politica/i-buchi-neri-del-caso-attanasio.html">contro l&#8217;ambasciatore italiano <strong>Luca Attanasio</strong></a> ucciso nel febbraio 2021. La foresta congolese è l&#8217;estrema frontiera dell&#8217;assalto alla diligenza del martoriato Paese africano e la guerra contro di essa danneggia l&#8217;economia del Paese, favorendo i gruppi illegali, depotenzia il patrimonio turistico della nazione e mette in moto anche profondi problemi ambientali, come <a href="https://www.terranuova.it/News/Ambiente/Sempre-piu-minacciata-la-foresta-pluviale-del-Congo-l-appello-di-Greenpeace">del resto ha ricordato </a><em>Terra Nuova</em>: &#8220;<a title="Link a Nel 2017" href="https://www.greenpeace.org/africa/en/press/1792/scientists-confirm-presence-of-peatlands-in-the-democratic-republic-of-congo/#note1" target="_blank" rel="noopener">Nel 2017 </a>, un team di scienziati congolesi e britannici ha confermato che questa foresta ospita anche <strong>una delle torbiere più grandi del mondo</strong>, <a title="Link a la cui mappa è stata pubblicata per la prima volta nel gennaio 2017 sulla rivista scientifica Nature " href="https://www.nature.com/articles/nature21048" target="_blank" rel="noopener">la cui mappa è stata pubblicata per la prima volta nel gennaio 2017 sulla rivista scientifica Nature</a>. Le torbiere sono ambienti ricchissimi di biodiversità e capaci di immagazzinare grandi quantità di carbonio: quelle nella foresta del bacino del Congo contengono oltre <strong>30 miliardi di tonnellate di carbonio</strong> (equivalenti a quanto potrebbero emettere gli Stati Uniti in vent’anni) e coprono un’area di 14 milioni di ettari (sono cioè più estese dell’Inghilterra)&#8221;, svolgendo un ruolo ambientale paragonabile solo a <a href="https://it.insideover.com/societa/perche-lamazzonia-e-diventata-una-bomba-sanitaria.html" target="_blank" rel="noopener">quello dell&#8217;Amazzonia</a> e <a href="https://it.insideover.com/ambiente/dopo-la-siberia-gli-incendi-devastano-anche-lamazzonia.html">della taiga siberiana</a>.</p>
<p>Il Congo è dunque crocevia di una partita geoeconomica su più livelli che lo vede sempre <strong>vittima di interessi terzi </strong>e preda della maledizione delle risorse. Tutto cospira perché la nazione che poteva essere pronta a trasformarsi in un paradiso sia diventata un vero e proprio <strong>inferno in Terra</strong>. E senza porre fine al circolo vizioso dello sfruttamento, il destino che ha accompagnato questa terra d&#8217;Africa dall&#8217;era coloniale in avanti non cambierà.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Congo: nell&#8217;inferno di coltan e cobalto del Nord Kivu</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/congo-nellinferno-di-coltan-e-cobalto-del-nord-kivu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Feb 2021 05:39:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Cobalto]]></category>
		<category><![CDATA[coltan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Kivu.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Kivu.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Kivu-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Kivu-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Kivu-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>La morte dell’ambasciatore Luca Attanasio, assieme al carabiniere Vito Iacovacci e il loro autista Mustapha Milambo ha lasciato sgomenta l’opinione pubblica internazionale e l’Italia intera. L’uccisione del diplomatico italiano è avvenuta durante un trasferimento da Goma, capitale del Nord Kivu, verso Rutshuru. La vicenda ha puntato il faro, ancora una volta, su una regione il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/congo-nellinferno-di-coltan-e-cobalto-del-nord-kivu.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/congo-nellinferno-di-coltan-e-cobalto-del-nord-kivu.html">Congo: nell&#8217;inferno di coltan e cobalto del Nord Kivu</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Kivu.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Kivu.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Kivu-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Kivu-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Kivu-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>La morte dell’ambasciatore <a href="https://it.insideover.com/senza-categoria/perche-e-stato-ucciso-lambasciatore-luca-attanasio.html"><strong>Luca Attanasio</strong></a>, assieme al carabiniere Vito Iacovacci e il loro autista Mustapha Milambo ha lasciato sgomenta l’opinione pubblica internazionale e l’Italia intera. L’uccisione del diplomatico italiano è avvenuta durante un trasferimento da Goma, capitale del <strong>Nord Kivu</strong>, verso Rutshuru. La vicenda ha puntato il faro, ancora una volta, su una regione il cui nome all’uomo della strada dice ben poco ma che, in realtà, ci riguarda tutti.</p>
<p><strong>Il Congo è bersagliato da ogni genere di dramma</strong>: emergenze sanitarie come l’<a href="https://it.insideover.com/societa/in-congo-ritorna-lebola-lafrica-e-sempre-piu-travolta-dalle-epidemie.html">Ebola</a>, guerre intestine, banditismo e perfino la <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/lo-jihadismo-avanza-in-congo.html">penetrazione dell’ISIS</a>. Una nazione che non conosce pace, men che mai dalla sua indipendenza. Ma il Congo, oggi, non è a caso una delle nazioni africane maggiormente oggetto delle brame internazionali: <strong>oro</strong>,<strong> diamanti</strong>,<strong> avorio</strong>,<strong> legname pregiato </strong>ma soprattutto<strong> cobalto e coltan</strong>, indispensabili per la fabbricazione dei nostri smartphone e di tutta la tecnologia a nostro servizio, qui sono presenti in abbondanza. Tutt’attorno, una complessa rete di gruppi militari, paramilitari, deboli strutture statali e committenti internazionali.</p>
<h2>Il cobalto</h2>
<p>Il <strong>cobalto</strong> è uno di quegli elementi essenziali per le inesauribili <strong>batterie al litio di smartphone e auto elettriche</strong> sulle quali così tanto puntiamo per la svolta <em>green</em>. Un’estrazione molto complessa poiché spesso questo minerale viene ritrovato assieme ad altre sostanze e va perciò raffinato, quasi sempre da lavoratori in condizioni terribili. Su quasi 300mila minatori “artigianali” che tengono in piedi questa catena di progresso e morte, circa <strong>35mila sono bambini in condizioni di schiavitù</strong>, prediletti per la loro agilità ed energia in cunicoli soffocanti, spesso trasformati in trappole mortali dagli allagamenti. Per quanto disperato possa essere, quei circa 0,65$ al giorno che ricevono dai trader stranieri sono l&#8217;unico mezzo di sopravvivenza per loro e le loro famiglie. Più del 60% della fornitura mondiale di cobalto viene estratto nella &#8220;cintura del rame&#8221; delle province sud-orientali della Rdc. Secondo una stima dell&#8217;agenzia governativa incaricata della supervisione del settore minerario &#8220;artigianale&#8221;, almeno il 20% di questa fornitura è estratta da gente del posto e a mano, il resto è prodotto da miniere industriali gestite da società straniere in seguito al crollo dell&#8217;azienda mineraria statale, Gécamines.</p>
<p>In un<a href="https://www.amnesty.org/en/latest/news/2017/11/industry-giants-fail-to-tackle-child-labour-allegations-in-cobalt-battery-supply-chains/"> report</a> del 2017 di <em>Amnesty International</em>, che aveva scoperchiato il vaso di Pandora sulla vicenda, l&#8217;organizzazione aveva rintracciato il cobalto di queste miniere in una un&#8217;azienda di trasformazione cinese chiamata Huayou Cobalt, i cui prodotti finiscono poi nelle batterie utilizzate per alimentare l&#8217;elettronica e i veicoli elettrici. Nonostante Amnesty abbia seguito con attenzione il progresso in materia, nessuna delle società citate nella relazione sta intraprendendo azioni adeguate per conformarsi agli standard internazionali. Questo nonostante siano a conoscenza dei rischi e gli abusi dei diritti umani legati all&#8217;estrazione di cobalto nella RDC. <strong>Apple</strong> è stata la prima azienda a pubblicare i nomi dei suoi fornitori di cobalto e la ricerca di Amnesty mostra che attualmente è leader del settore per ciò che concerne l&#8217;approvvigionamento responsabile di cobalto. Dal 2016, Apple si è impegnata attivamente con Huayou Cobalt per identificare e affrontare il lavoro minorile nella sua catena di fornitura. Dell e HP hanno mostrato segnali importanti: hanno iniziato a indagare sui loro collegamenti a Huayou Cobalt e hanno anche messo in atto alcune delle politiche più forti per rilevare i rischi e gli abusi dei diritti umani nelle loro catene di approvvigionamento. Meno virtuose Microsoft e Lenovo che o non rivelano i propri fornitori o hanno intrapreso solo azioni minime per identificare i rischi per i diritti umani o indagare sui collegamenti a Huayou Cobalt e alla RDC.</p>
<h2>Il coltan</h2>
<p>Quanto al <strong>coltan</strong> (columbite-tantalite), quest’ultimo si usa sotto forma di polvere metallica nell&#8217;industria elettronica e dei semiconduttori per la costruzione di condensatori ad alta capacità e dimensioni ridotte, che sono largamente usati nei <strong>telefoni cellulari e computer</strong>. Anche il coltan si estrae a mani nude per più di dieci ore al giorno: un’attività sfiancante che lede polmoni e sistema linfatico dei più piccoli. Una giornata di lavoro ha il valore di 1/2 $ a seconda dell’età del bambino per scendere fino a 0,50 $ nelle cave illegali: si tratta, inoltre, di cifre lorde poiché questi “salari” includono anche le somme che i piccoli minatori sono costretti a versare alla banditaglia che sorveglia la miniera e che si macchia spesso di abusi sessuali nei loro confronti. Il coltan passa, poi, prima per le mani di soldati e mercenari, almeno fino al confine con il Ruanda e l’Uganda; in seguito, viene ceduto alle compagnie di import/export per poi passare alle maggiori compagnie che trattano la raffinazione in Germania, Cina e Stati Uniti: infine, giunge nelle catene di montaggio delle grandi multinazionali dell’elettronica.</p>
<p>Un’attività che non conosce sosta e che deve fronteggiare la richiesta famelica dell’ “oro nero congolese” per via delle nuove tecnologie ma anche di tutto quel comparto legato ai videogiochi che fa registrare cifre da capogiro. Un esempio fra tutti: come racconta <a href="https://nena-news.it/congo-loro-nero-non-e-un-gioco-per-i-bambini-minatori/"><em>Nena agency</em></a>, nel 2000 con l’uscita di Sony PlayStation 2 si registrava una corsa all’oro nero, la domanda di tantalio aumentò facendo oscillare i prezzi del coltan da 35 dollari a libbra fino a quasi 400 dollari, mentre ai lavoratori nelle miniere veniva pagato 0,18 centesimi al chilo.</p>
<h2>Un&#8217; economia violenta</h2>
<p>Il Kivu del nord, durante la lunga presidenza di <strong>Mobutu Sese Seko</strong>, ha mantenuto pressoché integri fino alla fine del secolo scorso i depositi minerari di cui dispone. Molti di questi, inoltre, non erano nemmeno così ambiti fino a trent&#8217;anni fa. Questo aspetto, oggi, ne fa una delle regioni più ambite dai meccanismi predatori legati ai minerali “preziosi” sottesi dai gruppi armati locali.</p>
<p>Gli stessi paesi africani usano i proventi derivanti dalla vendita delle pietre congolesi per finanziare le loro campagne militari, a volte dirette proprio a prendere il controllo di nuovi depositi. I gruppi paramilitari locali hanno come strategia sistematica quella di terrorizzare la popolazione dell’area estrattiva di loro interesse (spesso puntando a lasciare orfani bambini ed adolescenti per tramutarli più facilmente in schiavi) procurandosi così manodopera a bassissimo costo. I minerali non sono, tuttavia, la diretta causa del conflitto nel Kivu, ma hanno portato ad una “convenienza economica” del conflitto stesso: un circolo vizioso mondiale dove nessuno è innocente.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/congo-nellinferno-di-coltan-e-cobalto-del-nord-kivu.html">Congo: nell&#8217;inferno di coltan e cobalto del Nord Kivu</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Petrolio e coltan, ecco perché tutti vogliono il Venezuela</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/petrolio-e-coltan-ecco-perche-tutti-vogliono-il-venezuela.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Mecarozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Sep 2019 08:11:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[coltan]]></category>
		<category><![CDATA[Oro]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="907" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/venezeual-miniera-La-Presse-e1569335783915.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/venezeual-miniera-La-Presse-e1569335783915.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/venezeual-miniera-La-Presse-e1569335783915-300x142.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/venezeual-miniera-La-Presse-e1569335783915-768x363.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/venezeual-miniera-La-Presse-e1569335783915-1024x484.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ricco e vulnerabile, conteso e mai domo. Il Venezuela è il Paese più dotato di petrolio al mondo, con 300,9 miliardi di barili di riserve, ma anche quello più corteggiato e abusato dalle potenze mondiali. Le riserve d’oro, come se non bastasse, lo piazzano tra i primi 10 Paesi del Sud America. La posta in palio, pertanto, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/petrolio-e-coltan-ecco-perche-tutti-vogliono-il-venezuela.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/petrolio-e-coltan-ecco-perche-tutti-vogliono-il-venezuela.html">Petrolio e coltan, ecco perché tutti vogliono il Venezuela</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="907" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/venezeual-miniera-La-Presse-e1569335783915.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/venezeual-miniera-La-Presse-e1569335783915.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/venezeual-miniera-La-Presse-e1569335783915-300x142.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/venezeual-miniera-La-Presse-e1569335783915-768x363.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/venezeual-miniera-La-Presse-e1569335783915-1024x484.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Ricco e vulnerabile, conteso e mai domo. Il <strong>Venezuela</strong> è il Paese più dotato di petrolio al mondo, con <a href="https://howmuch.net/">300,9 miliardi di barili di riserve</a>, ma anche quello più corteggiato e abusato dalle potenze mondiali. Le riserve d’oro, come se non bastasse, lo piazzano tra i <a href="http://www.hkiga.com/uploads/file/20180813/20180813181645787.pdf">primi 10 Paesi del Sud America</a>. La posta in palio, pertanto, è molto alta e la partita ha chiamato in campo da una parte <strong>Nicolas Maduro</strong> con Turchia, Cina e Russia e dall&#8217;altra l’autoproclamatosi presidente ad interim <strong>Juan Guaidó</strong>, con alle spalle gli Stati Uniti di Trump e gran parte dei Paesi membri dell’Unione.</p>
<p>Del Venezuela, però, non interessa soltanto la sfera politica istituzionale ma anche il dominino sotterraneo delle risorse, tra tutti il <strong>coltan</strong>. Elemento fondamentale dell’industria elettronica, si trova in particolare nella Repubblica democratica del Congo, Rwanda, Australia e in Brasile (<a href="https://www.bgs.ac.uk/">dove si stima una quantità pari al 57% del totale mondiale</a>), ma come testimonia l’intervento di Maduro poco prima dello scoppio della crisi politica e sociale, anche Caracas ha scoperto un giacimento preziosissimo, intorno al quale è stato ben presto edificato il più grande impianto di estrazione dell’America Latina. Con una lavorazione giornaliera di 160 tonnellate di &#8220;oro blu&#8221;, nel 2018 le previsioni del ministro <a href="http://mppre.gob.ve/en/2018/10/19/venezuela-inaugurates-largest-coltan-concentration-plant-latin-america/">Víctor Hugo Cano</a> annunciavano un ammontare netto di 7,8 milioni di dollari &#8220;todos los días&#8221;, dritti dritti nelle casse dello Stato.</p>
<p>Ma la cronologia dei fatti e gli accordi presi in campo internazionale, parlano di una ricchezza a metà. A metà tra Russia e Cina: il sostegno di quest’ultimi va in scena da circa 15 anni, con la prima che ha elargito negli anni prestiti per ben quattro miliardi di dollari, in aggiunta ai 400 mercenari del contingente Wagner, e Pechino che necessita di nuove vie della seta da un cuore digital. Il governo di <strong>Xi Jinping</strong> dal 2005 a oggi, ha sostenuto Caracas con circa 62 miliardi di dollari, scaglionati in 17 prestiti, 12 dei quali diretti al settore petrolifero.</p>
<p>L’ascendente dei due Paesi, quindi, è un’arma a doppio taglio, in grado sì di mantenere in piedi un’economia fragile ma capace anche di destabilizzare i mercati e formare un cordone assistenziale dai retroscena complessi. A partire dal potere d’acquisto del petrolio, prima vittima dell’instabilità politica: il suo crollo ha innescato un effetto a cascata per cui il tasso di povertà si è espanso a circa il 90% della popolazione, con un tasso di omicidi pari a 90 su 100 mila abitanti (l&#8217;Italia ha 0,9 su 100 mila abitanti).</p>
<p>A nulla è servito l’ingerenza che da circa dieci anni vede la quota dell&#8217;economia gestita dai privati salita dal 65 al 71%, in quanto il Paese si trova in questa drammatica situazione perché semplicemente ha fatto delle politiche, quando aveva le casse piene di un petrolio che si vendeva a 100 dollari al barile, di tipo populista: ovvero distribuendo ricchezze che non produceva. Il risultato? La dipendenza a due delle super potenze mondiali, le quali possono, in questo momento, decidere vita e morte di un intero Paese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/petrolio-e-coltan-ecco-perche-tutti-vogliono-il-venezuela.html">Petrolio e coltan, ecco perché tutti vogliono il Venezuela</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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