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	<title>colpo-di-stato-turchia Archives - InsideOver</title>
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	<title>colpo-di-stato-turchia Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>I golpe falliti: quando un colpo di Stato non riesce e perché non ha successo</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/i-golpe-falliti-quando-un-golpe-non-riesce-perche-non-ha-successo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Colpo di stato in Niger]]></category>
		<category><![CDATA[Colpo di stato Sudan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230907175450632_20fa2e614e3d2abcc5f545a6bce5553c-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230907175450632_20fa2e614e3d2abcc5f545a6bce5553c-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230907175450632_20fa2e614e3d2abcc5f545a6bce5553c-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230907175450632_20fa2e614e3d2abcc5f545a6bce5553c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230907175450632_20fa2e614e3d2abcc5f545a6bce5553c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230907175450632_20fa2e614e3d2abcc5f545a6bce5553c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230907175450632_20fa2e614e3d2abcc5f545a6bce5553c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230907175450632_20fa2e614e3d2abcc5f545a6bce5553c-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella storia sono stati tanti i golpe falliti: ecco perché alcune azioni in passato non sono andate a segno </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-golpe-falliti-quando-un-golpe-non-riesce-perche-non-ha-successo.html">I golpe falliti: quando un colpo di Stato non riesce e perché non ha successo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230907175450632_20fa2e614e3d2abcc5f545a6bce5553c-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230907175450632_20fa2e614e3d2abcc5f545a6bce5553c-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230907175450632_20fa2e614e3d2abcc5f545a6bce5553c-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230907175450632_20fa2e614e3d2abcc5f545a6bce5553c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230907175450632_20fa2e614e3d2abcc5f545a6bce5553c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230907175450632_20fa2e614e3d2abcc5f545a6bce5553c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230907175450632_20fa2e614e3d2abcc5f545a6bce5553c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230907175450632_20fa2e614e3d2abcc5f545a6bce5553c-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In <strong>Africa</strong>, almeno negli ultimi anni, <a href="https://it.insideover.com/politica/il-continente-dei-colpi-di-stato-perche-lafrica-e-sempre-instabile-e-perche-si-susseguono.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gran parte dei golpe è andata a segno</a>. Lo si è visto, giusto per citare gli ultimi esempi, in <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-internazionale/tentativo-golpe-niger-2187801.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Niger</a> e <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-internazionale/colpo-stato-gabon-l-annuncio-dei-militari-tv-annullate-2202881.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gabon</a> nelle scorse settimane. Tuttavia non sempre le azioni militari volte a rovesciare i governi possono avere successo. Nel corso della storia recente spesso il repentino cambio della guardia al potere non è riuscito. A incidere sul <strong>fallimento</strong> dei golpe sono diversi fattori. A partire dall&#8217;<strong>appoggio interno</strong> da parte degli stessi militari, passando poi per il <strong>radicamento territoriale </strong>del governo che si vuole defenestrare. Non sono mancati i casi in cui i colpi di Stato si sono rivelati poi poco meno di sventurate iniziative, poco organizzate e poco sostenute. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I casi di Italia e Spagna sul finire del Novecento</h2>



<p>Sembrerebbe che putsch e golpe siano oramai un&#8217;esclusiva di altri continenti fuori dall&#8217;Europa e dall&#8217;orbita occidentale. In realtà, di colpi di Stato ne sono stati registrati diversi nel nostro continente e anche in epoche molto recenti. Eclatante il caso della <strong>Grecia</strong> del 1967, quando ad Atene si è insediata una giunta militare che ha governato all&#8217;ombra dell&#8217;Acropoli fino al 1974. </p>



<p>Il golpe ellenico non ha rappresentato un caso isolato. A Roma ad esempio, i blindati militari hanno fatto la loro comparsa lungo le strade durante la notte del 7 dicembre 1970. Si è trattato del cosiddetto <strong>Golpe Borghese</strong>, dal nome del generale Junio Valerio Borghese che l&#8217;ha guidato. In quella notte, ha avuto luogo uno degli episodi più controversi del nostro secondo dopoguerra. </p>



<p>Alcuni ministeri chiave sono stati circondati da colonne di blindati guidati da militari e da almeno 200 uomini della Forestale. Alcuni di loro si sono anche avvicinati alla sede della Rai. Poi è arrivato un improvviso e mai del tutto chiarito dietrofront ordinato dallo stesso Borghese. L&#8217;Italia il giorno dopo ha celebrato la festività dell&#8217;Immacolata ignara di quanto accaduto poche ore prima. I dettagli emergeranno diversi mesi dopo, scatterà inoltre un lungo processo che però non ha mai portato all&#8217;accertamento della verità.</p>



<p>Se il mancato golpe italiano è avvenuto nel silenzio di una notte romana, in <strong>Spagna</strong> invece i tentativi di insurrezione sono stati ripresi platealmente in diretta. Durante la seduta del Congresso dei Deputati del 23 febbraio 1981 infatti, un uomo in divisa e armato è entrato all&#8217;interno dell&#8217;emiciclo minacciando tutti i presenti e ordinando di rimanere in silenzio. Si trattava del generale della Guardia Civil <strong>Antonio Tejero</strong>. La sua azione era appoggiata da alcuni settori dell&#8217;esercito spagnolo, i quali mal digerivano il percorso di transizione avviato dopo la fine dell&#8217;era franchista. Tejero, assieme agli altri artefici del tentativo di colpo di Stato, non hanno ricevuto né l&#8217;approvazione unanime dei generali e né quella di Re Juan Carlos. Con un discorso pronunciato in Tv in quella stessa notte, quest&#8217;ultimo ha contribuito a far definitivamente fallire il golpe.  </p>



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<h2 class="wp-block-heading">Il caso eclatante della Turchia</h2>



<p>Un esempio di fallimento di un colpo di Stato di recente è arrivato dalla <strong>Turchia</strong>. Il Paese, una delle principali forze militari della Nato, ha vissuto la sua notte più lunga il 15 luglio 2016. Nel mirino di una parte dell&#8217;esercito la più che decennale esperienza al governo del presidente<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Recep Tayyip Erdogan</a>. Per Ankara non si è trattato di una novità. La storia turca è stata caratterizzata da diversi colpi di Stato riusciti. I militari si sono spesso imposti nel Paese quali <strong>tutori dell&#8217;ordine laico </strong>voluto da Ataturk, intervenendo quando invece i governi in carica hanno provato a virare verso una maggiore influenza dell&#8217;Islam nella politica e nella società. </p>



<p>Erdogan, al potere dal 2002, è alla guida di un partito (l&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-del-partito-di-erdogan.html">Akp</a>) considerato conservatore e vicino alla galassia dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-fratelli-musulmani.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Islam politico</a>. Il golpe, iniziato in tarda serata con l&#8217;impiego di carri armati per le strade di Istanbul e Ankara, aveva come obiettivo proprio quello di rovesciare Erdogan. Nel giro di poche ore però, l&#8217;azione dei militari si è avviata verso il fallimento. Molti cittadini sono scesi in piazza per bloccare i carri armati ed entrare nelle sedi televisive in cui i soldati avevano già fatto irruzione. A mancare è stato un certo <strong>coordinamento</strong> tra i golpisti. Inoltre, l&#8217;esercito si è subito mostrato spaccato sull&#8217;eventualità di mandare avanti il tentativo di insurrezione. </p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Turkey failed coup attempt: How it unfolded" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/r0q7BADpzrE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_r0q7BADpzrE");</script>
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<p>Il presidente turco ha così ripreso il controllo della situazione, rientrando a Istanbul nelle prime ore del mattino del 16 luglio. Per Erdogan, a organizzare il golpe sarebbero stati membri dell&#8217;esercito fedeli alla lobby di <strong>Fetullah Gulen</strong>, filantropo e politologo un tempo alleato del presidente e poi invece diventato suo principale nemico. Dopo il golpe, il leader turco ha avviato profonde <strong>purghe</strong> all&#8217;interno sia dell&#8217;esercito che degli apparati statali. Non sono pochi coloro che, soprattutto all&#8217;estero, credono a un ruolo dello stesso Erdogan nella pianificazione del golpe. Con l&#8217;intento di giustificare, in un secondo momento, la cacciata degli avversari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La mancanza di un chiaro sostegno interno</h2>



<p>Qualunque sia la verità sul fallito golpe turco, quell&#8217;episodio ha dimostrato come alla base di un fallimento di un colpo di Stato c&#8217;è la <strong>mancanza di un vasto sostegno</strong> all&#8217;interno sia dell&#8217;esercito che degli apparati di sicurezza. Circostanza rintracciabile ad esempio nel fallito golpe in <strong>Venezuela</strong> del 2002, attuato da una parte dell&#8217;esercito contro l&#8217;allora presidente <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-era-hugo-chavez.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Hugo Chavez</a>. Quest&#8217;ultimo, al potere da due anni, è stato spodestato per 24 ore dall&#8217;intervento dei militari appoggiati da alcuni settori dell&#8217;opposizione. Ma non tutto l&#8217;esercito era d&#8217;accordo con l&#8217;azione. E così, complici anche le proteste di piazza, il giorno dopo Chavez è potuto rientrare nel palazzo presidenziale. </p>



<p>Tornando al contesto africano, un caso eclatante di fallimento di un colpo di Stato per mancanza di sostegno interno è arrivato nel 2019 dal Gabon. Nel Paese recentemente salito agli onori delle cronache per il riuscito golpe contro <strong>Ali Bongo</strong>, già quattro anni fa un gruppo di militari <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/in-gabon-i-militari-prendono-il-potere-colpo-di-stato-contro-ali-bongo.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">aveva provato a prendere il potere</a>. Approfittando dell&#8217;assenza del leader gabonese, volato in Marocco per motivi di salute, tre soldati si sono presentati in Tv dichiarando ai cittadini la destituzione di Bongo e l&#8217;avvio di una fase di transizione. Si è trattato però di un tentativo velleitario: pochi soldati hanno partecipato al golpe, gran parte dell&#8217;esercito è rimasto immobile e dei tre soldati in televisione non si è saputo più nulla. </p>



<p>In <strong>Sudan</strong> invece, il generale <strong>Hemeti Dagalo </strong>nello scorso aprile non è riuscito a spodestare l&#8217;ex alleato, ossia il generale e presidente <strong>Abdel Buran</strong>. Con le sue Forze di Supporto Rapido (<strong>Rsf</strong>) non è stato in grado né di sovrastare l&#8217;esercito regolare e né di far passare dalla propria parte i reparti più importanti. Il golpe può dirsi fallito, anche se da allora è in corso una guerra civile tra le due parti entrata in una pericolosa fase di stallo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il tentato colpo di mano di Haftar </h2>



<p>Ci sono situazioni poi dove più che a un colpo di Stato, si assiste a una vera e propria escalation militare contro il governo centrale. Si tratta di contesti caratterizzati da guerre civili o da gravi tensioni interne. Come nel caso della <strong>Libia</strong>, rimasta senza una vera e propria architettura statale dopo la morte del rais <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Muammar Gheddafi </a>nel 2011. <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/a-che-punto-e-la-guerra-in-libia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nel conflitto civile successivo</a>, ad emergere tra le altre è stata la figura del generale <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/a-che-punto-e-la-guerra-in-libia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Khalifa Haftar</a>, ex alleato poi diventato nemico di Gheddafi in esilio dagli anni &#8217;90 negli Usa. Con le sue milizie, da lui aggregate nel <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/che-cos-e-il-libyan-national-army.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Libyan National Army</a>, Haftar dal 2014 al 2017 è stato impegnato nella conquista e riunificazione della Cirenaica. </p>



<p>Due anni più tardi, nel pieno di colloqui con il governo di Tripoli guidato da <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-fayez-al-sarraj.html">Fayez Al Sarraj</a>, l&#8217;unico tra i vari esecutivi libici riconosciuto dalla comunità internazionale, ha sferrato un attacco contro la capitale libica per prendere con la forza il potere. Con il Paese per due terzi nelle sue mani e con la percezione di un&#8217;opinione pubblica nettamente a suo favore, Haftar nell&#8217;aprile del 2019 <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-battaglia-di-tripoli.html">ha lanciato le proprie truppe contro le milizie alleate di Al Sarraj</a>. In un primo momento l&#8217;azione sembrava destinata al successo. Il generale era sicuro di vincere una guerra lampo, attuando un vero e proprio golpe contro il governo di Tripoli.</p>



<p>Ben presto però il colpo di Stato si è trasformato in una <strong>guerra di attrito</strong> tra le due forze in campo. Un conflitto per lungo tempo statico, risolto a favore di Al Sarraj soltanto nell&#8217;estate del 2020. Il mancato colpo di mano di Haftar può quindi essere annoverato tra i falliti golpe degli ultimi anni. A pesare nei suoi confronti è stato, ancora una volta, la mancanza di un appoggio univoco alla sua mossa. Molte milizie infatti, hanno deciso di non avallare l&#8217;azione del Libyan National Army. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-golpe-falliti-quando-un-golpe-non-riesce-perche-non-ha-successo.html">I golpe falliti: quando un colpo di Stato non riesce e perché non ha successo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Le carceri dell&#8217;orrore in Turchia  dove le persone sono inghiottite</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/anche-la-turchia-ha-la-sua-guantanamo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Dec 2018 15:22:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Ankara]]></category>
		<category><![CDATA[colpo-di-stato-turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8784392.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8784392.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8784392-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8784392-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8784392-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C&#8217;è qualcosa di vero nella descrizione terribile e macabra che viene fatta delle carceri turche, oppure è un modo per screditare Ankara ed il suo governo? Di certo non sembrano passare inosservate le inchieste pubblicate dal centro di giornalismo investigativo tedesco &#8220;Correctiv&#8220;, che parla dei cosiddetti &#8220;Black Site Turckey&#8220;, le &#8220;Guantanamo&#8221; di Erdogan dove vengono &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/anche-la-turchia-ha-la-sua-guantanamo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/anche-la-turchia-ha-la-sua-guantanamo.html">Le carceri dell&#8217;orrore in Turchia  dove le persone sono inghiottite</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8784392.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8784392.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8784392-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8784392-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8784392-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>C&#8217;è qualcosa di vero nella descrizione terribile e macabra che viene fatta delle carceri turche, oppure è un modo per screditare Ankara ed il suo governo? Di certo non sembrano passare inosservate le inchieste pubblicate dal centro di giornalismo investigativo tedesco &#8220;<strong>Correctiv</strong>&#8220;, che parla dei cosiddetti &#8220;<strong>Black Site Turckey</strong>&#8220;, le &#8220;Guantanamo&#8221; di Erdogan dove vengono torturati presunti terroristi e cospiratori. In particolare, a finire nella ragnatela dei servizi turchi sarebbero soprattutto i seguaci di <strong>Fethullah Gulen</strong>, il magnate predicatore islamico inizialmente vicino ad Erdogan ma adesso in esilio negli Usa. Secondo l&#8217;Akp, il partito del presidente, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/turchia-a-usa-prove-contro-gulen/">ci sarebbe lui dietro il tentativo di colpo di Stato del 16 luglio 2016</a>, non andato a segno e che anzi da allora in poi ha dato maggior potere allo stesso Erdogan. Ma da quella terribile notte di più di due anni fa, gli apparati di sicurezza turchi avrebbero messo in piedi una gigantesca opera di repressione di tutti coloro sospettati di essere vicini a Gulen. </p>
<p>L&#8217;inchiesta</p>
<p>Non è il nome di un sito internet, bensì è la denominazione che i giornalisti impegnati nell&#8217;inchiesta hanno dato al loro reportage sui &#8220;buchi neri&#8221; della Turchia. Nel paese esisterebbero delle carceri dove verrebbero &#8220;inghiottite&#8221; le storie di chi risulta poi ufficialmente scomparso o sospettato di far parte della rete di Gulen. Quest&#8217;ultimo, secondo le inchieste portate avanti da Ankara successive al fallito colpo di Stato, negli anni avrebbe portato avanti un vero e proprio &#8220;<strong>Stato parallelo</strong>&#8220;. Dalla giustizia all&#8217;istruzione, dalla politica al giornalismo, secondo la sicurezza turca Gulen avrebbe intrattenuto ramificazioni tali da arrivare anche all&#8217;interno dell&#8217;esercito e, da qui, a pianificare il golpe poi fallito. Ed è contro chiunque venga sospettato di essere dentro questa rete che si scaglia la scure di Erdogan. Già dopo quella lunga notte di luglio, <strong>il governo porta avanti un piano di espulsione dei sospettati da ogni carica</strong>. Vengono licenziati insegnanti, professori, impiegati statali, così come vengono espulsi alcuni membri dell&#8217;esercito: una vera e propria &#8220;purga&#8221; che lascia a casa centinaia di persone che secondo l&#8217;esecutivo fanno parte dello Stato parallelo di Gulen.</p>
<p></p>
<p>Ma se questi atti sono svolti alla luce del sole, esisterebbero invece azioni compiute dai servizi di intelligence che comprenderebbero arresti, sparizioni e torture. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://correctiv.org/top-stories/2018/12/06/black-sites/">L&#8217;inchiesta sui Black Site della Turchia</a> viene portata avanti nei mesi scorsi da nove testate internazionali, con il coordinamento del sopra citato centro Correctiv. Vengono sentiti testimoni, sopravvissuti, gente rilasciata ma subito dopo costretta a lasciare la Turchia. L&#8217;inchiesta fa riferimento soprattutto a due testimoni, entrambi rapiti alla stessa maniera da agenti in borghese. Uno in particolare ha appena accompagnato la figlia a scuola, in uno degli istituti privati riconducibili a Gulen, quando viene preso di forza da alcune persone e caricato su un piccolo furgone dai vetri oscurati. Da allora inizia un calvario in una località segreta, fatto di torture ed abusi. Analoga testimonianza viene riportata da un altro soggetto, il quale è un membro attivo di <strong>Hizmet</strong>, il movimento di Gulen. I due, specificano i giornalisti che realizzano l&#8217;inchiesta, non si conoscono e vengono ascoltati dai cronisti più volte senza mai farli incontrare. Le loro testimonianze non sarebbero dunque frutto di un accordo reciproco, ma spontanee dichiarazioni di ciò che vedono durante la detenzione. </p>
<p>Entrambi dichiarano di essere liberati dopo aver confermato e confessato le informazioni in possesso dei servizi. Dopo alcuni giri di diverse ore mentre sono bendati, vengono dunque rilasciati ma <strong>costretti a diventare informatori segreti a servizio dell&#8217;intelligence</strong>. Uno dei due lascia il paese ed entra poi in contatto con i giornalisti, l&#8217;altro invece si troverebbe ancora in Turchia e viene raggiunto dai cronisti in una località segreta. Ma in questa operazione di arresti e torture, ci sarebbe anche spazio per <strong>rapimenti all&#8217;estero.</strong> Nell&#8217;inchiesta si fa riferimento ad un volo partito il 29 marzo scorso da <strong>Pristina</strong>, capitale del Kosovo. Si tratta di un paese con forti legami sia con il governo turco, che spesso ne fa quasi un suo avamposto nei Balcani, sia anche però con la rete di Gulen. Qui ha sede un altro degli istituti privati finanziati dal magnate in esilio negli Usa. Da qui in quel 29 marzo parte un aereo di proprietà della <strong>Yenimahalle</strong>, una società che ha lo stesso indirizzo del Mit, il servizio segreto turco. Questa circostanza viene presentata dagli autori dell&#8217;inchiesta come una prova del coinvolgimento degli apparati di Ankara. </p>
<p>A bordo del velivolo ci sarebbero cinque persone che, poco prima, vengono immortalate ammanettate da una telecamere di videosorveglianza dello scalo. Sarebbero cinque insegnanti proprio della scuola di Gulen con sede a Pristina. La moglie di uno dei cinque insegnanti denuncia che è otto mesi che non vede il marito ed organizza una manifestazione. Secondo le indiscrezioni trapelate dall&#8217;inchiesta, i cinque arrestati si troverebbero nel carcere di Silivri. Un vero e proprio rapimento all&#8217;estero dunque, un blitz nel territorio di un altro Stato reso più semplice per via dei legami tra Ankara e Pristina. In questo caso viene tirato in ballo non il governo kosovaro, bensì la <strong>Limak</strong>:<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.limak.com.tr/sectors/construction/projects/projects-completed/airports/prishtina-international-adem-jashari-airport-kosovo"> si tratta di un&#8217;azienda turca che gestisce l&#8217;aeroporto</a> della capitale del piccolo Stato balcanico, il cui proprietario sarebbe vicino all&#8217;Akp di Erdogan. </p>
<p>Racconti reali o mossa per screditare Erdogan?</p>
<p>In Turchia, ma anche all&#8217;estero, alcune organizzazioni sostengono che in realtà quanto sostenuto nell&#8217;inchiesta sopra riportata sia <strong>una montatura volta a screditare Ankara</strong>. C&#8217;è chi fa notare, ad esempio, che i racconti dei testimoni a cui si fa riferimento nell&#8217;inchiesta sui Black Site della Turchia siano identici a quelli riportati,<a href="https://www.youtube.com/watch?v=gfiNrptY4aY"> in un video su YouTube</a>, dal canale di <strong>Bold Media</strong>. Quest&#8217;ultima è una testata in lingua turca, ma con sede all&#8217;estero e sarebbe molto vicina a Gulen. Di sicuro, si tratta di un canale non certo in linea con il governo di Ankara. </p>
<p>C&#8217;è da dire comunque, per come affermato dagli stessi giornalisti autori dell&#8217;inchiesta, che il governo turco non ha risposto alle domande dei cronisti e non ha voluto lanciare alcuna replica. Ma non è la prima volta che l&#8217;esecutivo di Erdogan viene accusato di praticare torture. L&#8217;unica risposta del presidente turco in tal senso è dello scorso anno, quando il fondatore dell&#8217;Akp smentisce a sua modo le accuse: &#8220;Ci dicono che usiamo torture, ma in realtà l&#8217;unica tolleranza zero che abbiamo è proprio contro le torture&#8221;. </p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/anche-la-turchia-ha-la-sua-guantanamo.html">Le carceri dell&#8217;orrore in Turchia  dove le persone sono inghiottite</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Erdogan rivoluziona i vertici delle forze armate</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/erdogan-rivoluziona-vertici-delle-forze-armate.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2017 07:32:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[colpo-di-stato-turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="585" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20160716025118_19985537-1024x585.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20160716025118_19985537-1024x585.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20160716025118_19985537-1024x585-300x171.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20160716025118_19985537-1024x585-768x439.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>È passato poco più di anno dal giorno del tentato golpe nei confronti del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Le ferite di quel fallito colpo di Stato ancora oggi restano aperte nel cuore della Turchia, che faticosamente cerca di ritornare a una vita istituzionale normale dopo quella notte in cui nulla è stato più come &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/erdogan-rivoluziona-vertici-delle-forze-armate.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/erdogan-rivoluziona-vertici-delle-forze-armate.html">Erdogan rivoluziona i vertici delle forze armate</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="585" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20160716025118_19985537-1024x585.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20160716025118_19985537-1024x585.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20160716025118_19985537-1024x585-300x171.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/GETTY_20160716025118_19985537-1024x585-768x439.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>È passato poco più di anno dal giorno del tentato golpe nei confronti del presidente turco <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong>. Le ferite di quel fallito colpo di Stato ancora oggi restano aperte nel cuore della Turchia, che faticosamente cerca di ritornare a una vita istituzionale normale dopo quella notte in cui nulla è stato più come prima. Dalle strade occupate dagli scontri fra golpisti e lealisti, si è passati a un’azione di epurazione da parte di Erdogan che non ha risparmiato nessuno. Funzionari pubblici, professionisti, giornalisti, militari, poliziotti, professori: tutti quelli che dimostravano vicinanza al mondo di <strong>Fetullah Gülen</strong> sono stati oggetto di purghe da parte el governo. In migliaia sono detenuti nelle carceri, e altre decine di migliaia hanno perso il lavoro. In questo sistema di purghe che ha coinvolto tutto l’apparato statale (e non solo) della Turchia, un ruolo chiave l’hanno avuto le forze armate, che da subito sono state individuate dai lealisti come la frangia dello Stato più chiaramente legata a Gülen e che per questo andava limitata sempre di più.</p>
<p></p>
<p>Adesso, dopo un anno dal fallito colpo di Stato, Erdogan ha deciso di assestare un ultimo duro colpo alle forze armate di Ankara. Il governo ha deciso di cambiare tutti i vertici considerati vicini alle idee di Fetullah Gülen, o soltanto sospettati di essere in qualche modo legati alle idee del movimento. Una rimozione cui è seguita una promozione a generali di una serie di colonnelli che fino a pochi anni fa erano stati messi da parte del governo proprio perché invisi a Gülen, nei tempi in cui questi era un fedele alleato del presidente Erdogan. Adesso che invece Gülen è accusato di aver ordito il tentativo di golpe contro Erdogan, la questione si è capovolta, e quelli che allora erano considerati lontani dalle idee del governo ne sono diventati i principali architravi. La <strong>Marina Militare</strong> è stata la forza armata dove più evidente si è percepita la scure della volontà di Erdogan di far fuori i vertici non troppo avversi al gulenismo. Veysel Kosele è stato invitato a farsi da parte mentre è stato promosso, non senza sorpresa, il vice ammiraglio Adnan Ozbal. La differenza fra i due sta proprio nel rapporto con Erdogan e con i golpisti: Kosele, a detta del governo, non è mai stato convinto dell’epurazione dalla Marina dei soldati vicini all’imam Gülen, mentre Ozbal è un fedelissimo del presidente Erdogan.</p>
<p></p>
<p>Il capo di stato maggiore rimarrà Hulusi Akar. Per l’esercito, si fa il nome di Yasar Guler, particolarmente apprezzato per la sua lotta senza tregua ai curdi del PKK e per essere stato arrestato dai golpisti come personaggio considerato legato al governo di Ankara. Hasan Kucukakyuz guiderà l&#8217;Aeronautica militare al posto di Abidin Unal. Per quanto riguarda invece la gendarmeria, la questione è diversa perché subito dopo il fallito golpe è stata trasformata in una forza civile. Pertanto, i vertici saranno nominati dal ministro degli interni, Suleyman Soylu, che avrà la possibilità di scegliere fra candidati di estrazione civile e non militare. Per quanto riguarda invece gli alti ufficiali di tutte el forze armate, il governo turco e il presidente hanno scelto di premiare tutti quegli elementi che si sono distinti nella lotta ai separatisti curdi del PKK nel sud est del Paese e nelle operazioni al confine con la Siria contro i curdi siriani dell&#8217;YPG. Centinaia di soldati fedeli al governo che adesso hanno finalmente assunto posizioni di comando, come desiderato dal Rais.</p>
<p></p>
<p>Il tema dell’esercito e del suo rapporto con il presidente Erdogan merita particolare attenzione perché è lì, nelle forze armate, che il governo di Ankara sa di avere l’opposizione più ferma all’interno dello Stato. Le forze armate hanno sempre rappresentato lo zoccolo duro del kemalismo, e quindi di tutta quella parte nazionalista e laica della Turchia che contrasta le scelte conservatrici e islamiste promosse dal nuovo corso di Recep Erdogan. Ora bisognerà attendere il 30 agosto, data in cui è prevista l’ufficialità delle nomine. Ma le indiscrezioni confermate da molte agenzie locali, non lasciano spazi a sorprese né a dubbi. Il presidente Erdogan ha deciso che la Turchia deve cambiare e seguire le volontà del Presidente, e per farlo, non può non partire proprio da chi contrasta con queste idee e che rappresenta il vero e proprio pericolo per la stabilità della presidenza: le forze armate.</p>
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		<title>Turchia, un anno dopo il golpe</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/turchia-un-anno-dopo-il-golpe.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jul 2017 16:49:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[colpo-di-stato-turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20170715173254_23778691.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20170715173254_23778691.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20170715173254_23778691-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20170715173254_23778691-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20170715173254_23778691-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Un anno fa i jet dei militari golpisti tagliavano il cielo di Ankara e i blindati occupavano le strade di Istanbul. I governi di tutto il mondo osservavano con il fiato sospeso quanto stava accadendo quella notte in Turchia. Una notte in cui in migliaia risposero all’appello del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, che collegato da &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/turchia-un-anno-dopo-il-golpe.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20170715173254_23778691.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20170715173254_23778691.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20170715173254_23778691-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20170715173254_23778691-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/GETTY_20170715173254_23778691-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Un anno fa i jet dei militari golpisti tagliavano il cielo di Ankara e i blindati occupavano le strade di Istanbul. I governi di tutto il mondo osservavano con il fiato sospeso quanto stava accadendo quella notte in <strong>Turchia</strong>. Una notte in cui in migliaia risposero all’appello del presidente turco, <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong>, che collegato da Marmaris via cellulare con la Cnn Turk, incitava i turchi a resistere al tentativo di colpo di Stato. In centinaia si gettarono sotto i carri armati per fermare i golpisti che dinanzi all’inaspettata resistenza popolare si arresero all’alba, dopo ore di combattimenti con la polizia e i militari lealisti. Combattimenti in cui morirono 249 persone e in cui oltre 2mila cittadini rimasero feriti. </p>
<p></p>
<p>Un anno fa la Turchia iniziava a cambiare faccia. Tornato ad Ankara, infatti, Erdogan ha puntato il dito contro l’ex alleato <strong>Fethullah Gulen</strong>. Sarebbe stato questo predicatore islamico esiliato negli Stati Uniti, infatti, secondo il presidente turco, ad organizzare il tentativo di colpo di Stato dal suo quartier generale in Pennsylvania. Nel Paese viene proclamato lo Stato di emergenza e si scatenano le purghe contro di migliaia di presunti affiliati all’organizzazione di Gulen, il quale da parte sua, si è sempre dichiarato innocenti. Gli arresti sono oltre 50mila e 100mila i licenziamenti in tutti i settori della società. Epurazioni che non si fermano neppure a distanza di un anno da quella notte. Ieri, infatti, sono scattate le nuove “purghe” con oltre <strong>7500 persone</strong>, tra funzionari pubblici, poliziotti, accademici e giornalisti, sollevate dai rispettivi incarichi.</p>
<p></p>
<p>Oggi il popolo turco si riunisce ad Ankara e ad Istanbul per commemorare i martiri del 15 luglio. Ma, dopo che ad aprile, sull’onda del fallito golpe, milioni di turchi hanno votato sì al referendum per restringere i poteri del Parlamento e ampliare quelli del presidente turco, la Turchia si presenta come un Paese con tendenze autoritarie e con una società sempre più polarizzata Nel pomeriggio una marcia partirà dalla parte asiatica di Istanbul. I manifestanti si dirigeranno verso il ponte sul Bosforo che da oggi sarà intitolato alle vittime di quella notte. Qui Erdogan incontrerà i familiari di chi non c&#8217;è più e inaugurerà un monumento dedicato ai martiri. Alle 2.32, ora in cui il Parlamento fu colpito da una bomba sganciata da un jet, il presidente parteciperà ad una seconda cerimonia organizzata ad Ankara. “Questo legame tra il popolo e il suo governo è il punto più alto della resilienza della nostra democrazia e la garanzia più forte della sua sopravvivenza&#8221;, ha scritto il presidente turco Erdogan in un editoriale redatto per il quotidiano britannico <em><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/jul/15/turkey-coup-democracy-recep-tayyip-erdogan">Guardian</a></em>. La settimana scorsa però, milioni di cittadini turchi hanno<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/turchia-centinaia-migliaia-marcia-giustizia-contro-purghe-1418069.html"> marciato contro il governo </a>da Ankara ad Istanbul per chiedere la fine dello stato di emergenza e domandare giustizia per le vittime della repressione governativa. <em>Adalet</em>, &#8220;giustizia&#8221;, è stato, infatti, lo slogan della manifestazione organizzata dal partito di opposizione laica Chp. &#8220;La polarizzazione all&#8217;interno della società è diventata più forte che mai e questo crea preoccupazione per la pace interna”, ha spiegato in un’intervista all’Adnkronos Huseyin Bagci, docente di Relazioni Internazionali all&#8217;Università Metu di Ankara, “non mi aspetto che questa tensione politica scenda, al contrario sta crescendo ogni giorno che passa&#8221;. </p>
<p></p>
<p>Ad un anno dal golpe fallito la Turchia è sempre più lontana dall’Europa. “Oggi, i leader occidentali devono scegliere tra mostrare solidarietà ai terroristi o recuperare il favore del popolo turco&#8221;, ha scritto Erdogan sul<em> Guardian</em>, mentre continuano le tensioni con la Germania. Nei giorni scorsi, infatti, Berlino ha vietato ad alcuni ministri turchi di tenere dei comizi nel Paese per l’anniversario del tentato colpo di Stato e per tutta risposta oggi Ankara ha fatto sapere che la base Nato di Konya sarà inaccessibile per i parlamentari tedeschi. “Il mantenimento dello <strong>stato di emergenza</strong>” e &#8220;le decisioni politiche interne da parte della presidenza&#8221;, secondo Huseyin Bagci saranno in futuro “le cause principali della polarizzazione dei rapporti con l&#8217;Ue”. Le misure illiberali messe in atto da Erdogan hanno incrinato sempre più, infatti, i rapporti tra Turchia e Vecchio Continente. Una frattura, quella tra Ankara e l’Europa, che nei mesi scorsi si è fatta sempre più marcata, dalla crisi diplomatica con il governo olandese scoppiata a marzo al ritiro, nel mese di giugno, del contingente militare tedesco <a href="http://www.occhidellaguerra.it/26663-2/">dalla base Nato turca di Incirlik</a>. La promessa di reintrodurre la <strong>pena di morte</strong>, inoltre, potrebbe mettere la parola fine ai negoziati di adesione all’Ue iniziati nel 2005. &#8220;La Turchia oggi è ancora forte in termini di condizioni geopolitiche e geoeconomiche&#8221;, assicura l&#8217;esperto sentito dall&#8217;Adnkronos, &#8220;ma certamente, in termini generali, è un Paese che rispetto a un anno fa non è più forte&#8221;. Insomma, “la notte più buia della Turchia”, come l’ha definita il presidente Erdogan, è riuscita a cambiare volto al Paese, lasciando dietro di sé una nazione sempre più divisa.</p>
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		<title>La Turchia a un anno dal golpe</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-turchia-un-anno-dal-golpe.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jul 2017 07:31:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[colpo-di-stato-turchia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="997" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/OLYCOM_20170709090437_23713544.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/OLYCOM_20170709090437_23713544.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/OLYCOM_20170709090437_23713544-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/OLYCOM_20170709090437_23713544-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/OLYCOM_20170709090437_23713544-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il fallito colpo di Stato condotto da elementi deviati delle forze armate turche nella notte tra il 15 e il 16 luglio 2016 ha impresso una netta accelerazione allo sviluppo della situazione interna al Paese e all&#8217;evoluzione del suo posizionamento internazionale. Il sanguinoso tentativo eversivo operato dai militari nella principali città turche come Ankara e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-turchia-un-anno-dal-golpe.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="997" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/OLYCOM_20170709090437_23713544.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/OLYCOM_20170709090437_23713544.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/OLYCOM_20170709090437_23713544-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/OLYCOM_20170709090437_23713544-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/OLYCOM_20170709090437_23713544-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il fallito <strong>colpo di Stato</strong> condotto da elementi deviati delle forze armate turche nella notte tra il 15 e il 16 luglio 2016 ha impresso una netta accelerazione allo sviluppo della situazione interna al Paese e all&#8217;evoluzione del suo posizionamento internazionale.</p>
<p></p>
<p style="text-align: left">Il sanguinoso tentativo eversivo operato dai militari nella principali città turche come Ankara e Istanbul fu represso in un lasso di tempo relativamente breve dalle forze di sicurezza, rimaste in larga misura fedeli al governo di <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong>, ma ha svolto da allora in avanti una funzione di spartiacque nella storia recente del Paese, in quanto a più riprese il colpo di Stato ha rappresentato un richiamo di primaria importanza a cui lo stesso Erdogan ha fatto riferimento per giustificare l&#8217;accelerazione della svolta interna al mondo politico nazionale o i repentini cambi di direzione della traiettoria geopolitica della Turchia. Il golpe ha, in primo luogo, giustificato la &#8220;grande purga&#8221; compiuta, dopo la dichiarazione di uno stato d&#8217;emergenza pressoché permanente, dal governo di Erdogan nei confronti dei presunti affiliati al movimento <em>Hizmet </em>del predicatore Fetullah Gulen, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://m.ensonhaber.com/kilicdaroglu-ilk-kez-feto-dedi-2016-07-26.html" target="_blank">considerato l&#8217;eminenza grigia del fallito colpo di Stato.</a>La repressione dei presunti fiancheggiatori del nemico numero uno di Erdogan e la loro epurazione dagli apparati dello Stato ha portato <a href="https://www.nytimes.com/2016/08/18/world/europe/turkey-prisoners-erdogan.html" target="_blank">a oltre 40.000 arresti </a>e al <a href="http://www.bbc.com/news/world-europe-36838347" target="_blank">licenziamento di 100.000 persone</a>, tra cui si segnalano 10.000 membri delle forze armate, 2.745 giudici, 36.000 tra educatori ed insegnanti. A ciò si è accompagnata la chiusura di 15 università, 1.043 scuole private, 16 canali televisivi, 45 quotidiani, 23 stazioni radio, 15 riviste e  29 case editrici sulla scia di un percorso che ha portato Erdogan a sfruttare la reazione ad un colpo di Stato condotto in maniera improvvisata e disorganizzata per portare avanti a tappe forzate la marcia verso il completo superamento dell&#8217;eredità kemalista della Turchia, il riassetto delle istituzioni e la completa occupazione dello Stato da parte del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP). </p>
<p></p>
<p>La repressione ha aperto la strada all&#8217;intensa offensiva politica con cui Erdogan ha perseguito in maniera attiva il processo di riforma costituzionale coronato dal referendum dello scorso 16 aprile, nel quale la svolta presidenzialista è stata approvata dal 51,41% dell&#8217;elettorato dopo il completamento dell&#8217;alleanza tra il partito del Sultano e gli ultranazionalisti del MHP. Il completamento del progetto di riforma costituzionale ha da sempre rappresentato l&#8217;obiettivo numero uno della presidenza di Erdogan, desideroso di unificare nelle sue mani una quota di poteri estremamente ampia e la possibilità di nominare tutte le personalità designate ad occupare i principali incarichi ai vertici del governo, della magistratura, delle forze armate: il referendum ha di fatto confermato la situazione venutasi concretamente a creare dopo l&#8217;introduzione dello stato di emergenza seguita al fallito golpe. Sull&#8217;altare dell&#8217;ambizione, Erdogan ha sacrificato definitivamente la prospettiva di una Turchia unita: il referendum ha portato all&#8217;emersione di una profondissima frattura interna al Paese e a una netta spaccatura tra le tradizionali roccaforti dell&#8217;AKP nell&#8217;Anatolia interna, centri nevralgici del consenso per il progetto di Erdogan ove anche la proposta di reislamizzazione della società è guardata con favore, e le regioni rivierasche, che assieme ai territori curdi hanno fatto segnare i più elevati tassi di disapprovazione per la riforma costituzionale.</p>
<p></p>
<p>Tutto questo viene ad inserirsi in un contesto internazionale che vede la Turchia intenta a barcamenarsi tra la sua appartenenza all&#8217;Alleanza Atlantica e la nuova linea geopolitica decisa dal governo di Ankara dopo il rovinoso fallimento della strategia neo-ottomana che negli anni scorsi ha portato all&#8217;abbraccio mortale col jihadismo, al tentativo velleitario di espandere la propria zona di influenza in Siria e Iraq e, infine, alla deflagrazione di una vera e propria guerra civile interna dopo la recrudescenza dello scontro con l&#8217;ISIS e il PKK. Il golpe ha in un certo senso aperto la strada all&#8217;incremento della sfiducia di Erdogan verso i tradizionali alleati statunitensi, accusati di offrire protezione al suo nemico Gulen, e a una riconciliazione con la Russia di Vladimir Putin che, nonostante gravissimi incidenti di percorso come l&#8217;uccisione dell&#8217;ambasciatore russo in Turchia, appare in continuo perfezionamento. Ironie della storia: come segnala Daniele Santoro su <em>Limes,</em>nel momento stesso in cui appare intento a smantellare il sistema introdotto dal 1923 al 1938 dal fondatore della Repubblica di Turchia Mustafa Kemal Ataturk Erdogan rinnega il neo-ottomanesimo e riscopre la proiezione euroasiatica della Turchia perseguita a lungo  dal <em>Gazi</em> vedendo importanti opportunità nella riappacificazione con la Russia e l&#8217;Iran e nello sviluppo della &#8220;Nuova Via della Seta&#8221; a trazione cinese. Le giravolte geopolitiche di Erdogan, in ogni caso, hanno portato la Turchia ad essere considerata un partner sostanzialmente inaffidabile da buona parte delle potenze internazionali: la recente polemica con l&#8217;Europa nella fase cruciale della campagna elettorale per il referendum testimonia come, nella mente del Sultano, le questioni tattiche di brevissimo periodo sopravanzino in continuazione i disegni strategici articolati.</p>
<p>La Turchia, a un anno dal golpe, si trova in conclusione in una situazione molto delicata: vulnerabile e volubile sul fronte internazionale, spaccata a metà all&#8217;interno attorno alla figura di Erdogan, leader che paradossalmente vede naufragare le sue ambizioni di nuovo Ataturk proprio nel momento in cui il suo progetto più importante entra in fase di realizzazione. La recente conclusione della lunga marcia-maratona di protesta di 23 giorni guidata da Kemal Kilicdaroglu, leader della formazione di opposizione CHP, ha visto il raduno di centinaia di migliaia di manifestanti a Istanbul: la contestazione al potere del Sultano parte dalle piazze ed è destinata a incentivarsi mese dopo mese, se continuerà a venire esacerbato il clima da guerra civile permanente che anima la politica turca.</p>
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		<title>Continuano le purghe di Erdogan</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/continuano-le-grandi-purghe-erdogan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 May 2017 10:39:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[colpo-di-stato-turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170503154121_22979795.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170503154121_22979795.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170503154121_22979795-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170503154121_22979795-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170503154121_22979795-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Non si fermano le grandi purghe di Erdogan dopo il fallito golpe dell’anno scorso. Dopo il tentativo di egemonizzare la Turchia con leggi ad hoc e una riforma costituzionale che prevede i più vasti poteri in mano al presidente, negli ultimi giorni la scure del Sultano è scesa ancora una volta sui mezzi di comunicazione. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/continuano-le-grandi-purghe-erdogan.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170503154121_22979795.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170503154121_22979795.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170503154121_22979795-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170503154121_22979795-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170503154121_22979795-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Non si fermano le grandi purghe di Erdogan dopo il fallito golpe dell’anno scorso. Dopo il tentativo di egemonizzare la Turchia con leggi ad hoc e una riforma costituzionale che prevede i più vasti poteri in mano al presidente, negli ultimi giorni la scure del Sultano è scesa ancora una volta sui mezzi di comunicazione. Con un ordine esecutivo di pochissimi giorni fa, Erdogan ha stabilito, infatti, la chiusura e la vendita a gruppi mediatici affini al governo di decine di televisioni e radio ritenute vicine ai golpisti o comunque avversi alle politiche del presidente turco.Le reti televisive Samanyolu e Kanaltürk, ma anche le frequenze radio di Burç FM, Kanaltürk Radyo, Radyo Mehtap e Radyo Cihan, sono state tutte vendute al gruppo Turkuvaz Medya, gruppo leader nel settore delle telecomunicazioni turche e da sempre ritenuto molto legato ad Erdogan e all’AKP. Questo è quanto riportato dal sito di Cumhuriyet, uno dei pochi siti internet ancora in grado di informare liberamente nel Paese, che cita fonti del governo e delle reti private turche. Secondo il giornale online, sarebbero almeno ottantasei le stazioni radio e i canali televisivi vicini a Fetullah Gülen o sospettati di esserlo, che sono stati venduti al gruppo Turkuvaz Medya per eliminare il rischio di avere dei megafoni dell’opposizione. Tutti mezzi già ampiamente chiusi, boicottati o bloccati e che adesso sono andati direttamente ceduti a chi è vicino al potere di Erdogan.Quest’ultima fase di repressione da parte del regime di Erdogan è solo la punta dell’iceberg di quanto sta avvenendo negli ultimi mesi in Turchia. Sono migliaia i dipendenti statali allontanati dai posti di lavoro perché accusati di vicinanza al fallito colpo di Stato della scorsa estate. Altrettante migliaia le persone condannate per aver avuto atteggiamenti sospettati di vicinanza al golpe. Una repressione che ora diventa palese con la vendita ai media alleati del governo di quelli che erano invece suoi oppositori. Sarebbero almeno 140mila le persone accusate di aver fatto parte del golpe o di esserne complici e che sono state mandate via dal loro impiego dal 15 luglio ad oggi. Cinquantamila, almeno, quelli arrestati e molti altri sotto processo.Una repressione in cui la stampa e i mezzi d’informazione sono stati naturalmente presi di mira da subito, essendo il primo grande canale di comunicazione per tutti coloro che non ritengono giusto accettare le politiche autoritarie di Erdogan. Le associazioni in difesa della libertà di stampa dicono che sarebbero almeno 165 i giornalisti attualmente detenuti nelle carceri turche. Reporter Senza Frontiere, che tante volte ha accusato l’Italia di non essere un Paese per giornalisti &#8211; e molto spesso con assoluta leggerezza-, ha parlato della Turchia come di un Paese che si sta trasformando in un grande centro di detenzione della stampa.Solo negli ultimi mesi, Erdogan ha firmato ordini esecutivi per la sospensione di altre migliaia di lavoratori pubblici. Sono quasi 4mila fra accademici, dipendenti del Ministero della Giustizia, militari e civili sempre del Ministero della Difesa. Sono inoltre state messe sotto accusa e prossime alla chiusura decine di ONG, ma anche cliniche private o fondazioni che si ritengono prossime alla causa gulenista. A fine aprile, altre migliaia di agenti di polizia sono state sospese dall’incarico perché sospettati anch’essi di vicinanza al golpe.Uno stato d’emergenza continuo che ha permesso a Erdogan di firmare ordini per quello che è ormai diventato, a tutti gli effetti, un procedimento di “grandi purghe” che ricordano i peggiori regimi autoritari dello scorso secolo. Il tutto nonostante la sua appartenenza alla NATO e i suoi accordi sui negoziati per entrare nell’Unione Europea, che sono sempre là, nonostante sia da parte di Bruxelles sia da parte di Ankara dicano di non voler riprendere in considerazione. Intanto esistono, così come intanto si prendono accordi per bloccare i migranti e per versare miliardi di euro nelle case del Sultano.&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Non c&#8217;è Gulen dietro al golpe&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/golpe-in-turchia-non-fu-opera-di-gulen.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2017 07:27:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[colpo-di-stato-turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1005" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170118204342_21886212.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170118204342_21886212.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170118204342_21886212-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170118204342_21886212-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170118204342_21886212-1024x686.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il fallito golpe in Turchia dello scorso 15 luglio non fu opera diretta di Fethullah Gülen. A smentire la narrazione ufficiale del presidente Recep Tayyip Erdoğan è un rapporto dell&#8217;intelligence europea (Intcen) stilato lo scorso agosto e pubblicato ora dal Times. Il colpo di stato sarebbe stato altresì orchestrato dagli oppositori interni del presidente, presenti in particolare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/golpe-in-turchia-non-fu-opera-di-gulen.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1005" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170118204342_21886212.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170118204342_21886212.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170118204342_21886212-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170118204342_21886212-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170118204342_21886212-1024x686.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il fallito golpe in <strong>Turchia</strong> dello scorso 15 luglio non fu opera diretta di <strong>Fethullah Gülen.</strong> A smentire la narrazione ufficiale del presidente <strong>Recep Tayyip Erdoğan</strong> è un rapporto dell&#8217;intelligence europea (Intcen) stilato lo scorso agosto e pubblicato ora dal <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.thetimes.co.uk/article/erdogan-plotted-purge-before-coup-say-brussels-spies-2hh8mgx6h">Times</a>. Il colpo di stato sarebbe stato altresì orchestrato dagli oppositori interni del presidente, presenti in particolare negli apparati militari, dopo che questi ultimi erano venuti a conoscenza della volontà di Erdoğan di procedere con le “purghe” ed eliminare l&#8217;ultimo ostacolo che lo superava dalla riforma in senso presidenziale della Costituzione, <a href="http://www.independent.co.uk/news/world/europe/turkey-increase-executive-powers-president-recep-tayyip-erdogan-authoritarian-rule-government-a7501666.html">approvata in prima lettura</a> dal parlamento turco pochi giorni fa.Chi organizzò il colpo di Stato“La decisione di ordire il golpe &#8211; si legge nel rapporto pubblicato dal <strong>Times</strong> &#8211; è maturata dal timore di un&#8217;epurazione imminente. E&#8217; probabile che un gruppo formato da gulenisti, kemalisti, avversari dell’AKP e opportunisti, sia il responsabile del colpo di stato. E&#8217; improbabile che Gülen abbia avuto un ruolo in tutto questo”. Secondo l&#8217;intelligence, il predicatore e politologo leader del movimento <strong>Hizmet</strong>,  che ha ricevuto asilo politico dagli Stati Uniti, non avrebbe avuto la capacità organizzativa di orchestrare il colpo di stato per deporre Erdoğan: “E&#8217; improbabile che Gülen abbia le abilità e le capacità di adottare simili misure. Non ci sono prove che l&#8217;esercito &#8211; che si considera un custode della laicità in Turchia &#8211; e i gulenisti fossero disposti a cooperare per rovesciare il presidente <strong>Recep Tayyip Erdoğan</strong>. Il movimento di <strong>Gülen</strong> è molto sconnesso e troppo distante dall&#8217;opposizione laica, rappresentata tradizionalmente dall&#8217;esercito”.Ccontrari all&#8217;intervento via terra in SiriaUna fetta delle forze armate turche non condivideva l’intervento militare via terra in <strong>Siria</strong> e la politica di “tolleranza” verso i guerriglieri curdi del <strong>Pkk</strong> risalente al 2013-15, quando ripresero i colloqui di pace tra <strong>Ankara</strong> e il partito di <strong>Öcalan</strong>. Durante la tregua con i guerriglieri curdi, infatti, ai militari fu ordinato di chiudere un occhio nei confronti del partito separatista curdo nonostante quest&#8217;ultimo costruisse depositi di armi; le stesse impiegate successivamente contro l&#8217;esercito turco quando il conflitto riprese. Inoltre, come osserva il rapporto, figure militari di alto rango delle forze armate turche erano apertamente contrarie ad un&#8217;operazione via terra in Siria, avviata solo nel mese di agosto, una volta terminate le epurazioni promosse dal presidente Erdoğan.Quelle epurazioni pericolose&#8221;I gruppi gulenisti delle forze armate erano sotto pressione a causa della imminente epurazione” &#8211; si legge nel rapporto. “Il golpe è stato sostenuto e appoggiato anche dai kemalisti e da alcuni reparti dell&#8217;esercito a causa delle politiche del governo, con particolare riferimento alla strategia adottata con il <strong>Pkk</strong> e alla <strong>crisi siriana</strong>. <strong>Erdoğan</strong>, dal canto suo, ha sfruttato a proprio favore il fallito colpo di stato e lo stato di emergenza per lanciare una vasta campagna di repressione contro gli oppositori. L&#8217;enorme ondata di arresti era già stata ampiamente preparata mesi prima”.Il dossier crea imbarazzo nei rapporti tra Ankara e BruxellesOltre al golpe fallito, Erdoğan <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.nytimes.com/2016/12/21/world/europe/recep-tayyip-erdogan-fethullah-gulen-ambassador.html">ha accusato</a> l&#8217;ex alleato Fethullah Gülen di essere colpevole dell&#8217;omicidio dell&#8217;ambasciatore russo <strong>Andrey Karlov</strong> ad Ankara, in quanto il killer <strong>Mevlut Mert Altintas</strong> sarebbe stato un suo fedele seguace. Assassinio su cui gli investigatori russi e turchi stanno attualmente lavorando in modo congiunto. Anche in questo caso, tuttavia, appare improbabile che Gülen possa essere il diretto responsabile del barbaro delitto. Nonostante questo, Erdoğan continua a chiedere agli Stati Uniti l&#8217;estradizione del predicatore, su cui pende un ordine di arresto emanato da un tribunale penale turco. Il dossier ora pubblicato dal Times, oltre a indebolire ulteriormente una certa narrazione e la versione ufficiale turca, potrebbe creare un certo imbarazzo nei rapporti tra <strong>Ankara</strong> e <strong>Bruxelles</strong> e, in parte, anche con gli Stati Uniti.</p>
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		<item>
		<title>Nato, militari turchi chiedono asilo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/nato-militari-turchi-chiedono-asilo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Nov 2016 11:34:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[colpo-di-stato-turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161115133534_21319174.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161115133534_21319174.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161115133534_21319174-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161115133534_21319174-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161115133534_21319174-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Sarebbero sempre di più i militari turchi distaccati presso la Nato, che hanno asilo politico negli Stati in cui prestano servizio. Dopo il golpe fallito dello scorso 15 luglio, infatti, in Turchia non si fermano le epurazioni dei presunti sostenitori dell’imam progressista Fetullah Gulen, da parte del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ed ognuno cerca di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/nato-militari-turchi-chiedono-asilo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161115133534_21319174.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161115133534_21319174.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161115133534_21319174-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161115133534_21319174-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161115133534_21319174-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Sarebbero sempre di più i <strong>militari</strong> turchi distaccati presso la <strong>Nato</strong>, che hanno asilo politico negli Stati in cui prestano servizio. Dopo il golpe fallito dello scorso 15 luglio, infatti, in Turchia non si fermano le epurazioni dei presunti sostenitori dell’imam progressista Fetullah Gulen, da parte del presidente turco<strong> Recep Tayyip Erdogan</strong>, ed ognuno cerca di tutelarsi come può. Come nella base Nato di Ramstein, in <strong>Germania</strong>, dove alcuni militari turchi, tra i 30 di stanza nella base, avrebbero chiesto asilo politico in Germania, per sé stessi e per le proprie famiglie, per timore di finire nelle &#8220;liste di proscrizione&#8221; del presidente turco.E richieste dello stesso tipo sarebbero state presentate dagli ufficiali del secondo esercito della Nato, dopo quello statunitense, per numero totale di effettivi, anche in altri Paesi. A confermarlo è stato il segretario generale dell’Alleanza Atlantica, <strong>Jens Stoltenberg</strong>, a margine di una conferenza a Bruxelles. &#8220;Diversi ufficiali turchi che lavorano nella struttura di comando della Nato hanno chiesto asilo negli Stati membri ove prestano servizio&#8221;, ha spiegato Stoltenberg. Il compito di “valutare” queste richieste, sarà poi dei governi ai quali sono state rivolte, ha commentato il segretario generale dell’Alleanza, aggiungendo che &#8220;nella struttura di comando alleata&#8221;, negli ultimi mesi, si è &#8220;assistito a diversi avvicendamenti, tramite i quali il personale turco è stato cambiato”. “Si tratta di una decisione nazionale della Turchia stabilire chi debba occupare le posizioni di propria spettanza”, ha quindi commentato Stoltenberg.<strong>Avvicendamenti, congedi ed espulsioni</strong> che, dopo il colpo di Stato fallito, secondo i dati diffusi dal ministro della Difesa turco, Fikri Isik, sono stati più di <strong>20mila</strong>. Di questi, solo 3.181 uomini delle forze di sicurezza sono stati riammessi al servizio. Tutti gli ufficiali, i soldati o gli allievi delle scuole militari allontanati dal loro posto sono accusati di legami con <strong>Fetullah Gulen</strong>, l’ex alleato ed amico di Erdogan, divenuto il suo principale rivale e considerato la mente del golpe fallito di luglio. Per rimpiazzare le migliaia di presunti sodali dell’organizzazione di Gulen, Erdogan ha lanciato, inoltre, alcuni giorni fa, una campagna con cui le Forze Armate turche puntano a reclutare 30.159 nuove unità, tra cui 1.332 nuovi ufficiali.&#8221;La Nato si fonda su valori e principi, e il mio messaggio di domenica, quando mi recherò ad Ankara, sarà che la Turchia ha sì il diritto di perseguire chi ha promosso il tentativo di colpo di Stato, ma che questo deve avvenire nel rispetto delle regole&#8221;, ha detto in proposito, da Bruxelles, il segretario generale dell’Alleanza Atlantica. La Turchia, quindi, secondo Stoltenberg, che arriverà nel Paese il prossimo 20 novembre, resta un alleato “chiave” all’interno della Nato, per molti aspetti, dalla sua “posizione geografica strategica” al contributo determinante che può fornire riguardo la gestione dei flussi migratori. Ma la Nato, ha ammonito Stoltenberg, resta attenta alla questione del rispetto dello “stato di diritto” da parte degli Stati membri dell’Alleanza.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/cristiani-sotto-tiro/" target="_blank"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-17415" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/10/banner_cristiani.jpg" alt="banner_cristiani" /></a>Se le relazioni tra Turchia e Nato appaiono raffreddate e quelle con Stati Uniti hanno raggiunto il minimo storico negli ultimi mesi dell’amministrazione Obama, con la negata estradizione di Gulen, da anni in esilio in Pennsylvania, non va meglio nemmeno sul fronte dei rapporti con l’Ue. Dopo l&#8217;arresto, lo scorso 4 novembre, del leader filocurdo Selahattin Demirtas, e di altri esponenti del suo partito di opposizione, Hdp, le istituzioni europee hanno messo in dubbio la prosecuzione dei negoziati per l’adesione della Turchia all&#8217;Ue. Una posizione, questa, fortemente criticata da Erdogan, il quale ha annunciato che, da parte sua, potrebbe chiamare gli stessi cittadini turchi ad esprimersi direttamente, attraverso un referendum, sull’entrata della Turchia all’Ue, se Bruxelles non prenderà una decisione in proposito quanto prima.</p>
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		<title>La storia del partito di Erdogan</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-del-partito-di-erdogan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Aug 2016 08:39:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[colpo-di-stato-turchia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="782" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721131438_20038663.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721131438_20038663.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721131438_20038663-300x156.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721131438_20038663-768x400.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721131438_20038663-1024x534.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La storia della ‘nuova’ Turchia di Recep Tayyip Erdogan nasce in un’assolata vigilia di un ferragosto di inizio millennio; è infatti il 14 agosto del 2001 quando ad Ankara viene annunciata la fondazione di un nuovo partito, un nuovo soggetto politico che vuole coniugare il secolarismo turco con i principi dell’islamismo: si tratta dell’AKP, acronimo di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-del-partito-di-erdogan.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="782" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721131438_20038663.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721131438_20038663.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721131438_20038663-300x156.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721131438_20038663-768x400.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721131438_20038663-1024x534.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La storia della ‘nuova’ Turchia di <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> nasce in un’assolata vigilia di un ferragosto di inizio millennio; è infatti il 14 agosto del 2001 quando ad Ankara viene annunciata la fondazione di un nuovo partito, un nuovo soggetto politico che vuole coniugare il secolarismo turco con i principi dell’islamismo: si tratta dell’AKP, acronimo di Adalet ve Kalkinma Partisi (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo in turco), il quale ben presto è destinato a fare le fortune del suo fondatore, quel Recep Tayyip Erdogan arrivato agli onori delle cronache politiche quando nel 1994 diventa primo sindaco islamista di Istanbul e quando, nel 1998, viene arrestato per incitamento all’odio dopo aver citato alcuni versi di Ziya Gokalp, poeta di inizio ‘900. In quell’estate, divisa a livello internazionale tra i fatti del G8 di Genova e gli attentati dell’11 settembre, la Turchia vive momenti molto tesi; lo scontro tra un’elite laica e secolare ed una società che inizia a scalpitare ed a chiedere una maggiore presenza dell’Islam e dei suoi valori nella vita pubblica, è molto forte e latente in ogni angolo del paese.</p>
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		<title>Erdogan vola da Putin</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/erdogan-vola-da-putin.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Aug 2016 11:24:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[colpo-di-stato-turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2668" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/erdogan4000.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/erdogan4000.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/erdogan4000-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/erdogan4000-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/erdogan4000-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>La prima visita ufficiale di Recep Tayyip Erdogan in un Paese straniero dopo il tentativo di golpe dello scorso15 luglio, non sarà in un Paese Nato, ma nella Russia di Vladimir Putin. E sarà un incontro destinato ad “aprire una nuova pagina” nelle relazioni bilaterali tra i due Paesi, secondo quanto ha dichiarato proprio Erdogan, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/erdogan-vola-da-putin.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="2668" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/erdogan4000.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/erdogan4000.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/erdogan4000-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/erdogan4000-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/erdogan4000-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p><p>La prima visita ufficiale di <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> in un Paese straniero dopo il tentativo di golpe dello scorso15 luglio, non sarà in un Paese Nato, ma nella <strong>Russia</strong> di <strong>Vladimir Putin</strong>. E sarà un incontro destinato ad “aprire una nuova pagina” nelle relazioni bilaterali tra i due Paesi, secondo quanto ha dichiarato proprio Erdogan, in un’intervista alla <em>Tass</em>. Il primo incontro, dopo mesi di gelo seguiti all’abbattimento del Su-24 russo al confine con la Siria. Il secondo incontro di Erdogan con un capo di Stato, dopo il golpe fallito. Anche se la visita in Turchia del presidente kazako, <strong>Nursultan Nazarbayev</strong>, che, come rivela il direttore di <em>Hurriyet</em>, Murat Yetkin, avrebbe mediato la riconciliazione diplomatica tra Erdogan e Putin, è stata probabilmente l’ultima tappa del percorso preparatorio proprio all’incontro di oggi a San Pietroburgo.Il riavvicinamento con Mosca, va di pari passo con l’allontanamento dall’Ue e con la crisi nei rapporti con gli Stati Uniti. Ma che si tratti di un incontro strategico, o solo di un riavvicinamento tattico, ancora non possiamo affermarlo con certezza. Certo è che, dopo la <strong>manifestazione oceanica di Istanbul</strong>, in cui milioni di turchi hanno applaudito Erdogan e chiesto a gran voce la reintroduzione della pena di morte nel Paese, il percorso dei negoziati di adesione della Turchia all’Ue appare, più che mai, lungo e tortuoso. Parimenti, le relazioni con gli Stati Uniti, hanno raggiunto uno dei punti più bassi, con il rifiuto di Washington di estradare ad Ankara l’imam progressista <strong>Fetullah Gulen</strong>, accusato dal governo turco di avere organizzato il tentativo di golpe da Oltreoceano. Accuse rispedite più volte al mittente, dal clerico in esilio volontario in Pennsylvania, in queste settimane. Putin, invece, dopo le scuse ricevute dal presidente turco per l’abbattimento del jet di Mosca in ricognizione al confine tra Siria e Turchia, è stato il primo capo di Stato a esprimere il proprio appoggio incondizionato ad Erdogan, durante il tentativo di golpe, auspicando &#8220;l&#8217;immediato ristabilirsi dell&#8217;ordine costituzionale e la stabilità nel paese&#8221;.Certo, scrive il <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ft.com/cms/s/0/bbcd39ba-5b0d-11e6-9f70-badea1b336d4.html#axzz4Gkf54ds4">Financial Times</a></em>, le relazioni tra Turchia e Stati Uniti sono forti, e hanno conosciuto momenti decisamente peggiori, come l’invasione turca di Cipro nord, nel 1974, o il rifiuto del governo turco di far passare attraverso il proprio territorio le truppe americane dirette in Iraq, nel 2003. È impensabile, quindi, che la Turchia, membro della Nato, scelga di chiudere la porta in faccia a Washington, per spalancarla invece, <em>tout-court,</em> a Mosca. Quello che “turba” l’Occidente però, è il fatto che Ankara possa usare la Russia come uno “strumento di pressione” internazionale, in diversi scenari, a partire da quello siriano.Erdogan, intervistato dalla <em>Tass</em>, non ha esitato, tuttavia, a definire &#8220;storica&#8221; la sua missione pietroburghese. Destinata ad aprire “una nuova pagina nelle relazioni bilaterali&#8221;. &#8220;La visita mi appare come una nuova pietra miliare nelle nostre relazioni, ricominciando da una tabula rasa&#8221;, ha continuato Erdogan, precisando che ad essere discussa sarà l’implementazione della &#8220;collaborazione militare, economica e culturale&#8221;. Molti analisti, del resto, sono concordi nell&#8217;affermare che l’incontro è destinato ad inaugurare un nuovo corso in politica estera. Sul tavolo dei due leader ci sarà, infatti, come ha fatto sapere il Cremlino, la questione siriana e quella della lotta allo Stato Islamico. Scenari in cui potrebbero vedersi i primi risultati di questo incontro, nel caso in cui la posizione di Ankara risulterà essere “più costruttiva” rispetto alla soluzione della crisi.Il vero banco di prova di questa riconciliazione, scrive ancora il <em>Financial Times</em>, sarà però quello delle relazioni economiche fra i due Paesi. L&#8217;interscambio commerciale tra i due paesi è crollato del 43% dopo le sanzioni imposte da Mosca ad Ankara a seguito dell’abbattimento del jet russo, e il turismo russo nel Paese è diminuito del 93% a giugno 2016, rispetto all’anno precedente. Con il progressivo ritiro delle sanzioni, sul tavolo ci saranno, quindi, come fa sapere in anteprima l&#8217;agenzia di stampa turca Anadolu, la ripresa dei progetti energetici, chiusi nel cassetto in questi mesi, a partire dal Turkish Stream, il rilancio del turismo, la ripresa dell’export in campo alimentare e industriale e la discussione di “nuovi investimenti e dell&#8217;impegno reciproco per aumentare il volume degli scambi commerciali”. Se la ripresa degli scambi in tutti questi settori sarà reale, la riconciliazione tra Mosca ed Ankara sarà una mossa strategica, e non tattica. Ed è questo che “preoccupa” l’Occidente.</p>
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