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	<title>Cobalto Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sat, 02 May 2026 13:09:38 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Cobalto Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Scarsità di reattori per gli isotopi, guerre, tensioni politiche: tutti i &#8220;nemici&#8221; della medicina nucleare</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/scarsita-di-reattori-per-gli-isotopi-guerre-tensioni-politiche-tutti-i-nemici-della-medicina-nucleare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 13:09:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[arricchimento uranio]]></category>
		<category><![CDATA[Cobalto]]></category>
		<category><![CDATA[reattori nucleari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="344" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-1498630926-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-1498630926-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-1498630926-612x612-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-1498630926-612x612-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-1498630926-612x612-1-600x337.jpg 600w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>La dipendenza nucleare della medicina è reale, profonda e sottovalutata. L'emivita degli isotopi non aspetta le crisi geopolitiche.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/scarsita-di-reattori-per-gli-isotopi-guerre-tensioni-politiche-tutti-i-nemici-della-medicina-nucleare.html">Scarsità di reattori per gli isotopi, guerre, tensioni politiche: tutti i &#8220;nemici&#8221; della medicina nucleare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="344" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-1498630926-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-1498630926-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-1498630926-612x612-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-1498630926-612x612-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-1498630926-612x612-1-600x337.jpg 600w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Ogni giorno, decine di milioni di procedure diagnostiche e terapeutiche dipendono da una risorsa che pochi conoscono e quasi nessuno vede: gli <strong>isotopi radioattivi</strong>. Dalla scintigrafia cardiaca alla PET oncologica, dalla terapia del tumore alla tiroide al trattamento dei tumori neuroendocrini, la <strong>medicina nucleare</strong> è diventata una componente insostituibile della sanità moderna.</p>



<p>Eppure, questa branca poggia su fondamenta sorprendentemente fragili. La produzione di <strong>isotopi medicali</strong> dipende da un numero ristretto di reattori nucleari di ricerca, molti dei quali costruiti decenni fa e prossimi alla fine della loro vita operativa. Le filiere di approvvigionamento attraversano confini, continenti e zone di tensione geopolitica. Un guasto imprevisto, una crisi diplomatica, un conflitto possono interrompere forniture che non ammettono ritardi: gli isotopi decadono in ore o giorni, non possono essere stoccati, non possono aspettare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Isotopi medicali: l&#8217;invisibile infrastruttura della diagnosi e della cura</h2>



<p>Gli isotopi radioattivi sono utilizzati in oltre 40 milioni di procedure mediche ogni anno nel mondo. La medicina nucleare diagnostica — scintigrafie, PET, SPECT — permette di visualizzare processi metabolici invisibili alle tecniche di <em>imaging </em>convenzionali. La medicina nucleare terapeutica usa le radiazioni per distruggere selettivamente cellule tumorali, trattare patologie tiroidee, alleviare il dolore delle metastasi ossee.</p>



<p>Il mercato globale dei radioisotopi medicali è stimato a <strong>6,7 miliardi di dollari nel 2024</strong>, con una crescita prevista dell&#8217;8,9% annuo fino al 2030. Ma questa crescita nasconde una fragilità strutturale: la produzione è concentrata in pochissimi impianti, molti dei quali operano ben oltre la loro vita progettuale.</p>



<p>Il <strong>tecnezio-99m</strong> (Tc-99m) domina la medicina nucleare diagnostica. Viene utilizzato in circa l&#8217;80% di tutte le procedure di <em>imaging</em> nucleare — <strong>oltre 30 milioni di esami ogni anno.</strong> Le sue proprietà sono ideali: emette raggi gamma facilmente rilevabili, ha un&#8217;emivita di sole 6 ore (abbastanza lunga per l&#8217;esame, abbastanza breve per minimizzare l&#8217;esposizione del paziente), e può essere legato a numerosi composti per visualizzare organi e funzioni diverse. Ma il Tc-99m non si trova in natura e non può essere prodotto direttamente in quantità utili. Deriva dal decadimento del molibdeno-99 (Mo-99), che a sua volta viene prodotto in reattori nucleari di ricerca attraverso la fissione dell&#8217;uranio-235.</p>



<p>Questa catena di produzione — uranio → reattore → Mo-99 → generatore → Tc-99m → paziente — è lunga, complessa e attraversa confini nazionali. Ogni passaggio ha tempistiche stringenti: il Mo-99 ha un&#8217;emivita di 66 ore, il che significa che perde metà della sua attività ogni tre giorni. Non si può accumulare, non si può attendere.</p>



<p>La diversità degli isotopi corrisponde a una diversità di filiere: alcuni dipendono da reattori, altri da ciclotroni, altri ancora da generatori. Ogni filiera ha le sue strozzature, le sue dipendenze geografiche, i suoi rischi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La geografia della produzione: pochi reattori per un mondo intero</h2>



<p>Fino a pochi anni fa, circa il 95% del Mo-99 mondiale proveniva da <strong>soli cinque reattori nucleari</strong> di ricerca: la chiusura del <strong>reattore canadese NRU</strong> nel 2018, dopo oltre 60 anni di operatività, ha rappresentato uno shock per il sistema. Il Canada era stato per decenni il principale fornitore mondiale di Mo-99. La sua uscita dal mercato ha costretto a una redistribuzione della domanda verso gli altri impianti, aumentando la pressione su infrastrutture già mature.</p>



<p>Molti reattori di ricerca ancora operativi sono stati costruiti negli anni &#8217;60 e &#8217;70. Operano ben oltre la loro vita progettuale, richiedono manutenzioni sempre più frequenti e costose, e ogni fermata — programmata o imprevista — si traduce in carenze di isotopi a livello continentale. Nel <a href="https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3473731/">2009-2010</a>, una serie di fermate simultanee di reattori in Canada e Paesi Bassi provocò una crisi globale di Tc-99m. Ospedali di tutto il mondo dovettero rinviare o cancellare procedure diagnostiche. La crisi mise in luce quanto il sistema fosse fragile e privo di ridondanza.</p>



<p>La produzione di Mo-99 è concentrata in pochi Paesi:</p>



<p>• Europa: Paesi Bassi, Belgio, Francia;</p>



<p>• Africa: Sudafrica;</p>



<p>• Oceania: Australia;</p>



<p>• Nord America: Canada (uscito), USA (nuovi impianti in sviluppo);</p>



<p>• Russia: produce per uso interno e regionale</p>



<p>Questa concentrazione geografica crea dipendenze critiche. L&#8217;Europa dipende quasi interamente da due reattori per la produzione interna. Qualsiasi interruzione prolungata richiederebbe importazioni transoceaniche — un problema logistico significativo dato il rapido decadimento del Mo-99.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le crisi recenti e la fragilità della filiera</h2>



<p>Nel maggio 2009, il reattore NRU canadese fu fermato per problemi di sicurezza. Pochi mesi dopo, il reattore HFR olandese fu chiuso per manutenzione. Con due dei principali produttori mondiali simultaneamente offline, il sistema entrò in crisi. Gli effetti furono immediati: ospedali costretti a razionare le procedure di medicina nucleare, liste d&#8217;attesa allungate per esami diagnostici, ricorso a isotopi alternativi, quando possibile, pressione sui pazienti oncologici in attesa di stadiazione.</p>



<p>La crisi durò mesi e mise in evidenza l&#8217;assenza di scorte strategiche (impossibili per prodotti a rapido decadimento), la mancanza di capacità produttiva ridondante e la vulnerabilità di un sistema costruito su infrastrutture obsolete.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://cna.ca/wp-content/uploads/2015/02/editorial-image-small-nru.jpg" alt="" style="width:475px;height:auto"/></figure>
</div>


<p><strong>La pandemia ha colpito anche la filiera degli isotopi,</strong> seppur in modo diverso rispetto ad altri settori sanitari. I lockdown hanno ridotto temporaneamente la domanda di procedure elettive, ma hanno anche complicato la logistica del trasporto aereo — cruciale per isotopi a breve emivita che devono viaggiare rapidamente dai siti di produzione agli ospedali. La riduzione dei voli commerciali ha costretto a ricorrere a trasporti dedicati più costosi. Alcuni Paesi hanno sperimentato ritardi nelle consegne e fluttuazioni nella disponibilità.</p>



<p>La Russia è un produttore significativo di isotopi medicali, sia per il mercato interno che per l&#8217;esportazione verso Paesi limitrofi. Il deterioramento delle relazioni con l&#8217;Occidente ha sollevato preoccupazioni sulla sicurezza delle forniture. Più indirettamente, <strong>la guerra ha evidenziato la fragilità delle catene logistiche che attraversano zone di conflitto. </strong>Gli spazi aerei chiusi, le sanzioni commerciali, l&#8217;incertezza geopolitica hanno complicato il trasporto di materiali sensibili come gli isotopi radioattivi.</p>



<p><strong>La dipendenza dell&#8217;Europa dalla Russia per l&#8217;uranio arricchito </strong>— necessario per alcuni processi di produzione di isotopi — è un&#8217;altra vulnerabilità emersa con maggiore chiarezza dopo il 2022. Sebbene esistano alternative, la diversificazione delle fonti richiede tempo e investimenti.</p>



<p>La <strong>crisi dello Stretto di Hormuz</strong>, ultima ma non per importanza, ha avuto ripercussioni su molteplici filiere sanitarie. Sebbene la produzione di isotopi non dipenda direttamente dal transito di Hormuz, gli effetti indiretti sono significativi: la produzione in reattore è energy-intensive con l&#8217;aumento dei prezzi dell&#8217;energia si riflette sui costi operativi; la logistica aerea: la chiusura o limitazione di hub mediorientali ha complicato le rotte di trasporto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La radioterapia: acceleratori e cobalto</h2>



<p>Se la medicina nucleare diagnostica dipende principalmente dal Tc-99m, la radioterapia oncologica ha una struttura di dipendenze diversa. Il <strong>cobalto-60</strong> è utilizzato in unità di radioterapia diffuse in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito dove gli acceleratori lineari sono troppo costosi o difficili da mantenere. È anche la fonte di radiazione per la sterilizzazione di dispositivi medici e la conservazione di alimenti.</p>



<p>La produzione di Co-60 avviene principalmente in <strong>reattori nucleari di potenza</strong>, attraverso l&#8217;irraggiamento del cobalto-59. I principali produttori sono:</p>



<p>• Canada (Bruce Power)</p>



<p>• Russia (Rosatom)</p>



<p>• Argentina (CNEA)</p>



<p>• Cina</p>



<p>La dipendenza da un numero limitato di produttori crea vulnerabilità analoghe a quelle del Mo-99. La Russia, in particolare, è un fornitore significativo per molti Paesi, e le tensioni geopolitiche hanno sollevato preoccupazioni sulla continuità delle forniture.</p>



<p>Gli acceleratori lineari (LINAC) hanno sostituito le unità a cobalto nella maggior parte dei Paesi ad alto reddito. Sono più precisi, più versatili e non richiedono la gestione di sorgenti radioattive. Ma sono anche macchine complesse, costose (1-5 milioni di dollari) e dipendenti da componenti elettronici sofisticati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La questione dell&#8217;uranio: HEU vs LEU</h2>



<p>Storicamente, la produzione di Mo-99 si è basata sulla fissione di uranio altamente arricchito (HEU, &gt;20% U-235). L&#8217;HEU è efficiente, produce alte rese di Mo-99, ma è anche un materiale a rischio di <strong>proliferazione nucleare</strong>. La comunità internazionale ha promosso la conversione verso uranio a basso arricchimento (LEU, &lt;20% U-235). L&#8217;obiettivo è ridurre la circolazione di materiali weaponizzabili, ma la transizione comporta sfide tecniche e costi.</p>



<p><strong>Alcuni produttori hanno completato la transizione (Australia, Sudafrica), altri sono ancora in fase di conversione o la stanno pianificando. </strong>La dipendenza da HEU di origine russa per alcuni impianti europei è diventata una preoccupazione geopolitica dopo il 2022. L&#8217;Unione Europea importa una quota significativa del suo uranio arricchito dalla Russia. Sebbene questa dipendenza riguardi principalmente le centrali nucleari di potenza, ha implicazioni anche per la filiera degli isotopi medicali.</p>



<p>I reattori di ricerca europei che producono isotopi utilizzano uranio arricchito. La diversificazione delle fonti di approvvigionamento è in corso, ma richiede tempo. Nel frattempo, l&#8217;incertezza sulle forniture future complica la pianificazione a lungo termine.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nuove tecnologie e strategie di resilienza</h2>



<p>I ciclotroni sono acceleratori di particelle che possono produrre alcuni isotopi senza bisogno di reattori nucleari. Il fluoro-18 (F-18), utilizzato nella PET oncologica, è prodotto quasi esclusivamente via ciclotrone. La tecnologia ciclotrone offre vantaggi: decentralizzazione, flessibilità, nessuna dipendenza da reattori poichè evitano le vulnerabilità della filiera del Mo-99</p>



<p>Ma i ciclotroni non possono sostituire i reattori per tutti gli isotopi. Il Mo-99 prodotto via ciclotrone (attraverso reazioni diverse dalla fissione) ha rese inferiori e costi più elevati. Per alcuni isotopi terapeutici, <strong>il reattore rimane il metodo di produzione più efficiente</strong>.</p>



<p>Diversi Paesi stanno investendo in nuovi reattori di ricerca specificamente progettati per la produzione di isotopi medicali: questi investimenti mirano a garantire la continuità delle forniture quando i reattori attuali raggiungeranno la fine della loro vita operativa. Ma i tempi di costruzione sono lunghi — spesso oltre un decennio — e nel frattempo il sistema rimane vulnerabile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/scarsita-di-reattori-per-gli-isotopi-guerre-tensioni-politiche-tutti-i-nemici-della-medicina-nucleare.html">Scarsità di reattori per gli isotopi, guerre, tensioni politiche: tutti i &#8220;nemici&#8221; della medicina nucleare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Usa, la sfida alla Cina passa per l&#8217;Africa e&#8230;il Congo</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/usa-la-sfida-alla-cina-passa-per-lafrica-e-il-congo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Dec 2025 12:48:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Cobalto]]></category>
		<category><![CDATA[Materie prime]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="918" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Usa, la sfida alla Cina passa per l'Africa e...il Congo. Gli scenari dopo gli accordi di Washington mediati da Trump.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/usa-la-sfida-alla-cina-passa-per-lafrica-e-il-congo.html">Usa, la sfida alla Cina passa per l&#8217;Africa e&#8230;il Congo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="918" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Washington mette nel mirino le <strong>ricche riserve di metalli critici e minerali strategici</strong> della <strong>Repubblica Democratica del Congo</strong> e il presidente americano <strong>Donald Trump</strong> prosegue nella sua diplomazia di &#8220;pacifismo minerario&#8221;. Giovedì, alla Casa Bianca, Trump ha ospitato il presidente congolese<strong> Felix Tshisekedi </strong>e l&#8217;omologo ruandese <strong>Paul Kagame</strong> per la firma di un accordo di pace tra Kinshasa e Kigali. </p>



<p>Accordo un po&#8217; asimmetrico, dato che la presenza militare del Ruanda in Congo non è stata mai ufficialmente confermata da Kagame, avviene tramite il <em>proxy</em> del movimento M23 nel Nord Kivu e non è stata discussa alla presenza dei rappresentanti ribelli, ma la sostanza è stato il corollario del patto: <strong>Washington ha concluso con la Repubblica Democratica del Congo</strong> un patto minerario bilaterale che porterà le compagnie a stelle e strisce nel cuore dell&#8217;Africa, pronte a sfruttare l&#8217;apertura <strong>delle miniere congolesi</strong> per fini di approvvigionamento sistemico e per contribuire a <strong>gestire la grande sfida </strong><a href="https://it.insideover.com/economia/geoeconomia-del-congo-un-paese-al-centro-del-mondo-suo-malgrado.html"><strong>geoeconomica tra Usa e Cina</strong>, che passa anche per un Paese al centro del mondo (suo malgrado)</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il partenariato Usa-Congo</h2>



<p>Il partenariato riconosce esplicitamente &#8220;l&#8217;interesse degli Stati Uniti nel creare catene di approvvigionamento sicure, affidabili e durevoli per i minerali essenziali, salvaguardando la propria sicurezza nazionale, sostenendo la reindustrializzazione e mantenendo la competitività in settori strategici,<strong> tra cui la difesa, l&#8217;energia, le tecnologie avanzate e l&#8217;industria automobilistica&#8221;</strong> e &#8220;il corridoio Sakania-Lobito come un progetto infrastrutturale strategico per le Parti che collega la Repubblica Democratica del Congo all&#8217;Oceano Atlantico&#8221;, come via maestra per portare i minerali critici verso gli Usa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Corsa al Corridoio di Lobito</h2>



<p>Il Congo indicherà le risorse strategiche aperte agli Stati Uniti, fornirà agli operatori americani la prelazione sugli investimenti e aprirà <a href="https://nation.africa/kenya/news/africa/us-follows-up-on-congo-rwanda-peace-deal-with-plan-to-secure-minerals-5288668">all&#8217;ingresso di capitali d&#8217;oltre Atlantico sul suo territorio.</a> Gli Usa apriranno la strada piazzando <strong>1,8 miliardi di dollari sul progetto del <a href="https://it.insideover.com/politica/corridoio-di-lobito-lautostrada-che-porta-i-minerali-dellafrica-in-occidente.html">Corridoio di Lobito</a></strong> per portare alla connettività dal &#8220;cuore di tenebra&#8221; dell&#8217;Africa profonda all&#8217;Oceano Atlantico. <strong>Si tratta di un ambizioso progetto da parte americana</strong> per controbilanciare la presenza cinese negli approvvigionamenti di materie prime strategiche come cobalto, oro, manganese e altri metalli critici per i settori chiave dell&#8217;economia e della sicurezza nazionale, le cui filiere sono dominate da Pechino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La corsa alle forniture</h2>



<p>L&#8217;anno scorso una ricerca dello<a href="https://ssi.armywarcollege.edu/SSI-Media/Recent-Publications/Article/3938204/china-in-the-democratic-republic-of-the-congo-a-new-dynamic-in-critical-mineral/"> <strong>Strategic Studies Institute dello US Army War College</strong> </a>segnalava la profonda penetrazione cinese in Congo, indicando in particolare il <strong>cobalto, centrale in molte lavorazioni per la Difesa</strong>, come risorsa dominata dagli investimenti della Repubblica Popolare:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Dall&#8217;inizio degli anni 2000, la Cina ha investito oltre 155 miliardi di dollari nell&#8217;Africa subsahariana, creando nuovi mercati per le imprese edili cinesi e rendendo la Cina una valida alternativa ai finanziamenti occidentali nel campo delle infrastrutture commerciali e di sviluppo. Sebbene la Cina abbia investito capitali in diverse nazioni ricche di minerali, la Repubblica Democratica del Congo (RDC) si distingue per il suo ruolo vitale nel mercato del cobalto […] Anche nella raffinazione del cobalto, la posizione delle imprese statali cinesi è dominante: le loro raffinerie rappresentano tra il 60 e il 90 percento dell&#8217;offerta globale. La Rdc è essenziale per la posizione della Cina nel mercato globale: il 67,5 percento del cobalto raffinato della Cina proviene dalla nazione africana</p>
</blockquote>



<p>Questo basta a dimostrare la salienza della sfida con Pechino che anima la competizione strategica degli Usa. <strong>Una corsa, quella americana,</strong> che alimenta <a href="https://it.insideover.com/economia/ansia-da-sicurezza-nazionale-anche-byd-e-alibaba-per-il-pentagono-sono-una-minaccia.html">l&#8217;ansia da sicurezza nazionale</a> e un approccio difensivo verso la Cina sul fronte interno e una spinta a cercare partnership e accordi su quello globale. Dall&#8217;Ucraina al Kazakistan, passando per l&#8217;Africa, gli Usa cercano ovunque accordi sui minerali critici per ridisegnare le prospettive strategiche di fornitura e gli scenari industriali. <strong>Spesso anticipando la realtà: nonostante i proclami pacifisti e gli accordi,</strong> nelle ore successive all&#8217;annuncio di Washington in Congo le truppe regolari si sono scontrare con <a href="https://www.aljazeera.com/news/2025/12/5/fighting-flares-in-dr-congo-within-hours-of-trumps-peace-deal-ceremony">M23 nel Kivu.</a> E questo basta a mostrare lo iato tra aspettative e realtà che anima molte strategie Usa.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/usa-la-sfida-alla-cina-passa-per-lafrica-e-il-congo.html">Usa, la sfida alla Cina passa per l&#8217;Africa e&#8230;il Congo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il Congo è il nuovo ring dello scontro tra Usa e Cina: fino all&#8217;ultimo minerale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-congo-e-il-nuovo-ring-dello-scontro-tra-usa-e-cina-fino-allultimo-minerale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Feb 2025 13:16:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cobalto]]></category>
		<category><![CDATA[Rame]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1283" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025013015070281_9c50402e75c32e0468efe8f3a9201b83.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025013015070281_9c50402e75c32e0468efe8f3a9201b83.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025013015070281_9c50402e75c32e0468efe8f3a9201b83-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025013015070281_9c50402e75c32e0468efe8f3a9201b83-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025013015070281_9c50402e75c32e0468efe8f3a9201b83-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025013015070281_9c50402e75c32e0468efe8f3a9201b83-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025013015070281_9c50402e75c32e0468efe8f3a9201b83-1536x1026.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli Stati Uniti hanno da tempo avviato una minuziosa opera di contenimento delle attività economiche cinesi nella Repubblica Democratica del Congo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1283" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025013015070281_9c50402e75c32e0468efe8f3a9201b83.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025013015070281_9c50402e75c32e0468efe8f3a9201b83.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025013015070281_9c50402e75c32e0468efe8f3a9201b83-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025013015070281_9c50402e75c32e0468efe8f3a9201b83-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025013015070281_9c50402e75c32e0468efe8f3a9201b83-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025013015070281_9c50402e75c32e0468efe8f3a9201b83-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025013015070281_9c50402e75c32e0468efe8f3a9201b83-1536x1026.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella <strong>Repubblica Democratica del Congo (Rdc)</strong> c&#8217;è un&#8217;anonima città che si chiama <strong>Kolwezi</strong>. È situata nella provincia meridionale di Lualaba. Non trova sempre spazio nelle principali cartine geografiche, eppure è un importante<a href="https://it.insideover.com/economia/geoeconomia-del-congo-un-paese-al-centro-del-mondo-suo-malgrado.html"> <strong>hub minerario</strong> mondiale</a>. Kolwezi ospita alcuni dei più grandi siti di <strong>rame </strong>e <strong>cobalto </strong>del pianeta e, suo malgrado, proprio a causa della ricchezza del sottosuolo è finita al centro della competizione tra <strong>Stati Uniti</strong> e <strong>Cina</strong>. Una competizione che, più o meno indirettamente, rischia di aver partorito la grave crisi che, ormai da giorni, sta interessando <strong>Goma</strong>, un&#8217;altra città congolese strategica ricca di risorse minerarie, situata nella parte orientale del Paese <a href="https://it.insideover.com/guerra/agli-albori-di-una-guerra-regionale.html">dove si registrano violenti scontri</a> tra l&#8217;esercito regolare di Kinshasa e le milizie tutsi dell<strong>&#8216;M23</strong> sostenute dal <strong>Ruanda</strong>.</p>



<p>Gli echi dei combattimenti sono arrivati fino alla capitale. Qui orde di cittadini infuriati hanno preso d&#8217;assalto l&#8217;ambasciata del Ruanda, ma anche le rappresentanze diplomatiche di Francia e Stati Uniti, accusando queste nazioni di appoggiare i ribelli dell&#8217;M23.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Usa-Cina: in Congo è scontro all&#8217;ultimo minerale</strong></h2>



<p>Tra indiscrezioni vere o presunte, gli Stati Uniti hanno da tempo avviato una minuziosa opera di contenimento delle <strong>attività economiche cinesi</strong> nella Rdc. All&#8217;inizio del 2024, per esempio, le aziende minerarie di Kolwezi hanno iniziato a spedire i loro materiali lungo una ferrovia sostenuta da uno sforzo economico degli Usa che termina la sua corsa nel porto atlantico di Lobito, in Angola. Stiamo parlando del cosiddetto <strong>Corridoio di Lobito</strong>, <a href="https://it.insideover.com/economia/il-fallimento-delle-vie-della-seta-americane.html">un corridoio che dovrebbe collegare</a> l’Angola alla Repubblica Democratica del Congo e allo Zambia, finanziato da Washington, insieme ad altri Paesi del G7 e dell&#8217;Unione europea, per arginare lo stra potere della <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-la-nuova-via-della-seta.html">Nuova Via della Seta</a> di Pechino (che in Africa ha trovato terreno fertilissimo).</p>



<p>In ogni caso, nonostante gli Usa siano desiderosi di accrescere la propria presenza nel mercato dell&#8217;estrazione dei minerali critici in Rdc e dintorni, la Cina resta l&#8217;attore dominante. Le aziende del Dragone, infatti, controllano oltre l&#8217;<strong>80%</strong> delle miniere di rame della Repubblica Democratica del Congo e vantano una simile posizione di comando anche nell&#8217;estrazione di cobalto. </p>



<p>La richiamata Belt and Road, inoltre, ha consentito a Pechino di rafforzare <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-la-cina-punta-sulla-nigeria-e-sullafrica.html">la propria presenza in Africa</a> a colpi di <strong>investimenti infrastrutturali</strong>. Risultato? A Kolwezi la Cina è ovunque: sui cartelloni pubblicitari che presentano caratteri cinesi; nei casinò e ristoranti gestiti da proprietari cinesi; e, soprattutto, nelle <strong>miniere</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La posizione cinese è a rischio?</strong></h2>



<p>La Rdc ha una ricchezza mineraria stimata in circa<strong> 24 mila miliardi di dollari</strong>, la maggior parte della quale inutilizzata. È il secondo produttore di rame del pianeta, e i suoi depositi – molti dei quali situati a Kolwezi – ospitano oltre il 70% del cobalto mondiale, un metallo essenziale usato nelle batterie dei veicoli elettrici e nei motori a reazione. </p>



<p>Particolare da non ignorare: la Repubblica Democratica del Congo è stata definita l&#8217;<strong>epicentro degli investimenti cinesi in Africa</strong>. Se, infatti, in passato le aziende statunitensi possedevano molteplici miniere di cobalto all&#8217;interno del Paese, nel corso degli ultimi anni la maggior parte di quei siti è stata venduta a società cinesi. Le più rilevanti sono quattro: <strong>Huayou Cobalt</strong>, <strong>Chengtun Mining</strong>, <strong>China Molybdenum</strong> e <strong>China Nonferrous</strong>. In ultima battuta è interessante sottolineare un altro fatto: il governo congolese sta combattendo i ribelli dell&#8217;M23 impiegando <strong>droni </strong>e <strong>armi cinesi</strong>, a conferma dell&#8217;integrazione tra Pechino e Kinshasa. La crisi esplosa a Goma potrebbe dunque innescare un effetto domino che rischia di demolire, passo dopo passo, gli interessi del Dragone nella Rdc. </p>



<p>Curiose, a questo proposito, un paio di dichiarazioni. <strong>Russell Fryer</strong>, amministratore delegato della società britannica <strong>Critical Metals</strong>, ritiene che il Corridoio di Lobito rappresenti una manna per la miniera di rame e cobalto che la stessa azienda sta sviluppando in Congo. &#8220;Vorremmo vendere i nostri prodotti, il nostro concentrato di rame, in Europa o in Nord America&#8221;, ha affermato Fryer in tempi non sospetti. <strong>Molly Phee</strong>, ex assistente del segretario di Stato per gli Affari africani sotto l’amministrazione Biden, ha invece rivelato che Washington avrebbe proposto di coinvolgere anche il Ruanda nello sviluppo del suo progetto infrastrutturale in cambio del ritiro del proprio sostegno ai ribelli M23. Missione fallita.</p>
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		<title>Battaglia per il cobalto: un triangolo Usa-Svizzera-Israele contro la Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/battaglia-per-il-cobalto-un-triangolo-usa-svizzera-israele-contro-la-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jul 2024 16:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Cobalto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240703170313867_dd8a5c80e6ed263867edc431e10791b3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240703170313867_dd8a5c80e6ed263867edc431e10791b3.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240703170313867_dd8a5c80e6ed263867edc431e10791b3-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240703170313867_dd8a5c80e6ed263867edc431e10791b3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240703170313867_dd8a5c80e6ed263867edc431e10791b3-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240703170313867_dd8a5c80e6ed263867edc431e10791b3-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240703170313867_dd8a5c80e6ed263867edc431e10791b3-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un triangolo Usa-Svizzera-Israele per contenere la Cina nella corsa alle miniere di cobalto della Repubblica Democratica del Congo? Tra interessi pubblici e privati si sta strutturando una corsa di questo tipo. Il Dipartimento di Stato Usa sta lavorando alacremente perché le istituzioni di Washington possano contare, di fatto, su una compagnia svizzera e un miliardario &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/battaglia-per-il-cobalto-un-triangolo-usa-svizzera-israele-contro-la-cina.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/battaglia-per-il-cobalto-un-triangolo-usa-svizzera-israele-contro-la-cina.html">Battaglia per il cobalto: un triangolo Usa-Svizzera-Israele contro la Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240703170313867_dd8a5c80e6ed263867edc431e10791b3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240703170313867_dd8a5c80e6ed263867edc431e10791b3.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240703170313867_dd8a5c80e6ed263867edc431e10791b3-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240703170313867_dd8a5c80e6ed263867edc431e10791b3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240703170313867_dd8a5c80e6ed263867edc431e10791b3-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240703170313867_dd8a5c80e6ed263867edc431e10791b3-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240703170313867_dd8a5c80e6ed263867edc431e10791b3-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un <strong>triangolo Usa-Svizzera-Israele</strong> per contenere la <strong>Cina</strong> nella corsa alle miniere di <strong>cobalto della Repubblica Democratica del Congo</strong>? Tra interessi pubblici e privati si sta strutturando una corsa di questo tipo. Il Dipartimento di Stato Usa sta lavorando alacremente perché le istituzioni di Washington possano contare, di fatto, su una compagnia svizzera e un miliardario israeliano sanzionato da Foggy Bottom per interdire a Pechino l&#8217;accesso a ulteriori concessioni minerarie nello strategico Paese africano.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong><a href="https://it.insideover.com/economia/geoeconomia-del-congo-un-paese-al-centro-del-mondo-suo-malgrado.html">Geoeconomia del Congo, &#8220;maledetto&#8221; dalla ricchezza di risorse</a></strong></li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p>Un &#8220;grande gioco&#8221; geopolitico in cui si sommano lotta per le risorse, corsa all&#8217;Africa 2.0, sanzioni e finanza che <strong>mostra quanto sugli asset critici per la transizione green e digitale</strong> la rivalità tra potenze sia realtà. <strong>Usa e Cina possono collaborare sull&#8217;energia in campi tradizionali</strong> come il petrolio, <a href="https://it.insideover.com/energia/la-guyana-si-fa-ricca-con-il-greggio-estratto-da-americani-e-cinesi.html">e il caso Guyana </a>lo testimonia, ma su questo terreno di confronto geopolitico non si fanno invece distinguo. La rivalità è rivalità. E quando la <strong>Mercuria, una compagnia svizzera,</strong> ha iniziato a trattare con la kazaka <strong>Eurasian Resources Group l&#8217;acquisto di diritti di licenza e esplorazione per lo strategico cobalto in Congo</strong>, Washington ha iniziato a considerare l&#8217;abbattimento delle sanzioni contro il miliardario israeliano Dan Gertler, che il Tesoro Usa ha sanzionato sette anni fa per presunta corruzione in Congo e possiede royalties sui diritti esplorativi di Erg. Il Dipartimento dell&#8217;Energia dell&#8217;amministrazione Biden sta lavorando per consentire il passaggio delle royalties delle miniere al governo di Kinshasa per consentire alle compagnie Usa di sostenere Mercuria nell&#8217;affare ed evitare che i diritti esplorativi del gruppo kazako siano ceduti ad aziende cinesi.</p>



<p><a href="https://www.ft.com/content/956661bf-b7d5-4226-9ff1-5d68544d219b">Il Financial Times ricorda che la proposta</a> &#8220;ha già dato luogo a nuovi contratti di fornitura tra le miniere ERG e gli acquirenti occidentali, ora meno <strong>preoccupati dei rischi derivanti dalla gestione dei progetti,</strong> data la prova del coinvolgimento degli Stati Uniti&#8221;. I quali sarebbero pronti anche a alleviare le sanzioni contro Gertler ai sensi del Magnisky Act destinato a colpire chi si <strong>rende partecipe di atti corruttivi</strong>. E <a href="https://www.africa-express.info/2024/04/03/dossier-gaza-4a-israele-finanzia-la-guerra-con-le-miniere-del-congo-in-mano-a-un-sionista-protetto-da-netanyahu/">secondo <em>Africa-Express</em></a> il magnate israeliano avrebbe, con azioni di manipolazione di funzionari e triangolazioni, contribuito a un danno erariale al governo del Congo per almeno 1,36 miliardi di dollari nello scorso decennio. Nulla è ancora esecutivo, ma Washington, conscia dell&#8217;attenzione di Pechino al cobalto del Congo e alle miniere di Erg, constatata anche dal Ft, si sta adoperando in prima persona per forgiare un accordo. Il cobalto serve in molti processi produttivi, come quelli per le batterie elettriche, ed è al centro di una grande battaglia geoeconomica. Su cui gli Usa non vogliono lasciare terreno alla Cina. Anche a costo di interpretare soggettivamente libero mercato e sanzioni. Un passaggio non secondario che mostra l&#8217;importanza della posta in gioco su questi dossier.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/battaglia-per-il-cobalto-un-triangolo-usa-svizzera-israele-contro-la-cina.html">Battaglia per il cobalto: un triangolo Usa-Svizzera-Israele contro la Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Albania-Kosovo, una miniera (di preziosi e terre rare) nel cuore d&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/albania-kosovo-una-miniera-di-preziosi-e-terre-rare-nel-cuore-d-europa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 May 2023 12:33:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Cobalto]]></category>
		<category><![CDATA[Terre rare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=394069</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/terre-rare-Agenzia_Fotogramma_IPA15906607-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/terre-rare-Agenzia_Fotogramma_IPA15906607-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/terre-rare-Agenzia_Fotogramma_IPA15906607-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/terre-rare-Agenzia_Fotogramma_IPA15906607-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/terre-rare-Agenzia_Fotogramma_IPA15906607-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/terre-rare-Agenzia_Fotogramma_IPA15906607-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/terre-rare-Agenzia_Fotogramma_IPA15906607-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Albania e Kosovo contengono ampi depositi di risorse naturali strategiche, incluse le terre rare, che attendono di essere sfruttati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/albania-kosovo-una-miniera-di-preziosi-e-terre-rare-nel-cuore-d-europa.html">Albania-Kosovo, una miniera (di preziosi e terre rare) nel cuore d&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/terre-rare-Agenzia_Fotogramma_IPA15906607-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/terre-rare-Agenzia_Fotogramma_IPA15906607-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/terre-rare-Agenzia_Fotogramma_IPA15906607-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/terre-rare-Agenzia_Fotogramma_IPA15906607-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/terre-rare-Agenzia_Fotogramma_IPA15906607-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/terre-rare-Agenzia_Fotogramma_IPA15906607-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/terre-rare-Agenzia_Fotogramma_IPA15906607-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;albanosfera, microcosmo civilizzazionale incardinato sul triangolo Tirana-Pristina-Skopje, è il perno geostrategico della penisola balcanica. Stabilità e instabilità dei Balcani si decidono e si determinano in quest&#8217;area e nei suoi immediati dintorni, come la rediviva serbosfera, che, non a caso, sono un importante teatro della competizione tra grandi potenze.</p>



<p>L&#8217;Albania è il cuore pulsante di quello spazio che su InsideOver è stato ribattezzato la &#8220;<strong>Cintura delle Aquile</strong>&#8220;. Spazio essenziale al fine del contenimento (o della prosecuzione esplosiva) del processo di disgregazione della Iugoslavia, mai del tutto terminato, e la cui stabilizzazione è interesse nazionale dell&#8217;Italia.</p>



<p>L&#8217;Albania e l&#8217;albanosfera dovrebbero essere dunque integrate nel <strong>Piano Mattei</strong>, col quale il governo Meloni punta a rilanciare il ruolo dell&#8217;Italia nel sistema internazionale, primariamente per esigenze di natura geostrategica. Ma non sono meno significativi i moventi culturali, giacché la storia unisce gli eredi di Roma antica e dell&#8217;Illiria, e quelli geoeconomici, perché l&#8217;Albania e il Kosovo siedono su un tesoro di risorse naturali in buona parte vergine e da quantificare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Alla (ri)scoperta di Krasta</h2>



<p>Nei pressi di un villaggio di duemila anime dell&#8217;Albania orientale, Krastë, si trova il più grande complesso minerario dei Balcani: <strong>il massiccio montuoso di Bulqizë</strong>. Massiccio che, sebbene risulti ampiamente sfruttato e costellato di &#8220;miniere mature&#8221;, continua a nascondere quantità significative di materie prime critiche, minerali e preziosi.</p>



<p>È in uno dei tanti siti scavati all&#8217;interno del massiccio di Bulqizë, la miniera congelata di Krasta adiacente al villaggio di Krastë, che si troverebbero degli ingenti quantitativi di <strong>cromite</strong>, il minerale del cromo, la cui estrazione potrebbe avere ricadute importanti per l&#8217;economia dei beneficiari.</p>



<p>Il cromo è un metallo multiuso, impiegato dalla metallurgia alla chimica industriale, passando per tessile e farmaceutica, che la miniera congelata di Krasta conterrebbe in abbondanza. Chiusa nel 2006, dopo aver &#8220;donato&#8221; all&#8217;economia albanese ben 716mila tonnellate di cromite a partire dal 1971, la miniera avrebbe ancora <strong>due milioni di tonnellate</strong>. </p>



<p>Il tesoro di Krasta è stato sigillato da Tirana, che attende l&#8217;arrivo di investitori che vogliano offrirle degli accordi <em>win-win</em> e che siano disposti a sfruttare i giacimenti nel rispetto del luogo, dunque promettendo e garantendo attività a basso impatto ambientale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Albania, non solo cromo</h2>



<p>Le risultanze preliminari provenienti dalla mappatura del suolo e del sottosuolo suggeriscono che l&#8217;Albania possa essere una sorta di piccolo <strong>forziere geologico</strong>. Forziere che solo aspetta di essere aperto da cacciatori d&#8217;oro dotati dei giusti strumenti, di volontà e pazienza. Perché alcuni dei tesori di cui l&#8217;Albania è ricca, invero, non sono ancora stati scoperti e se ne intravede soltanto il luccichio.</p>



<p><a href="http://www.akbn.gov.al/wp-content/uploads/2019/06/Mineral-Resources1.pdf">Cobalto, nichel, platino e rame </a>sono le più importanti risorse naturali strategiche di cui è stata trovata traccia nel corso di varie mappature del territorio. Risorse strategiche, in particolare nei contesti della transizione verde e della competizione tecnologica, giacché il cobalto serve per produrre batterie al litio e leghe magnetiche, il nichel è utile alla lavorazione di acciaio e altre leghe metalliche, il platino trova impiego nell&#8217;aeronautica, nella chimica, nell&#8217;elettronica e nella vetraria, mentre il rame è utilizzato dalle telecomunicazioni ai trasporti.</p>



<p>Segni di una presenza di cobalto e platino sono stati trovati nella già menzionata miniera di Krasta, aggiungendosi ai motivi per cui andrebbe riaperta ed esplorata a fondo. Tracce di nichel, che viene già estratto dalle cave mature di Devolli e Kokogllave, che conterrebbero fino a un milione di tonnellate del metallo, sono state rilevate nella zona Trull-Surroi-Nome-Lurë e lungo il triangolo Skroskë-Bushtrica-Prrenjas.</p>



<p>Per quanto riguarda l&#8217;oro rosso, il rame, si stima che l&#8217;Albania possa contenere fino a <a href="https://beralb.al/index.php/en/portfolio-2-col-style1/copper-in-albania">52 milioni di tonnellate di minerali di rame</a>. I depositi di rame attualmente esistenti e sfruttati<a href="http://www.akbn.gov.al/wp-content/uploads/2019/06/Mineral-Resources1.pdf"> si trovano in quattro distretti</a>, Coriza, Kukës, Mirdizia e Scutari, ma i geologi sono dell&#8217;idea che altri siano in attesa di essere scoperti anche nel resto del Paese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;oro del Kosovo</h2>



<p>Nelle vicinanze dell&#8217;Albania, in Kosovo, storica miniera della Iugoslavia, abbondano (ricchi) giacimenti di carbone, zinco, piombo, argento e cromo, ma anche di bismuto, cadmio e lignite. </p>



<p>Nel sottosuolo del piccolo Kosovo, grande poco meno di diecimila chilometri quadrati, si trovano le quinte riserve di lignite più importanti del mondo, pari a circa <strong>tredici miliardi di tonnellate</strong>, e opera la cava multimineraria più grande d&#8217;Europa, <strong>Trepça</strong>, nella quale si estraggono argento, oro, piombo, zinco e minerali grezzi. Ed è soltanto la punta dell&#8217;iceberg.</p>



<p>Le indagini geologiche, inizialmente condotte durante l&#8217;era iugoslava, <a href="http://old.kuvendikosoves.org/common/docs/Strategjia_Minerare_e_R._Kosoves_2012_-_225__Ang.pdf">hanno rilevato tracce di risorse dall&#8217;alto valore strategico</a>, come torio, uranio e terre rare. Tracce che premettono e promettono la presenza di depositi, <strong>forse cospicui</strong>, che il Kosovo vorrebbe scoprire, censire e successivamente aprire allo sfruttamento.</p>



<p>Modeste quantità di petrolio e gas, inoltre, potrebbero trovarsi in porzioni della <strong>Metochìa</strong>, nello specifico nel bacino idrografico del fiume Drin. Ma anche sulle loro potenzialità, in assenza di investitori interessati a fare una radiografia dettaglia del territorio, continua a regnare il mistero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Terre rare in Kosovo?</h2>



<p>Le economie-guida dell&#8217;Unione Europea sono alla disperata ricerca delle cosiddette terre rare, le chiavi di volta della globalizzazione, e il Kosovo potrebbe venirgli incontro. </p>



<p>Secondo quanto emerso da analisi geochimiche effettuate in alcuni siti di interesse localizzati a <strong>Nêpërgosht</strong> e <strong>Manastirica</strong>, estremità meridionali del Kosovo, indagini approfondite potrebbero condurre alla scoperta nei suddetti di terre rare, tra le quali lantanio, niobio e scandio, e super-rare, come il <strong>cesio</strong>.</p>



<p>Una valutazione realistica delle effettive dimensioni dei depositi di minerali critici non è al momento possibile, perché nessuna entità ha mai manifestato interesse a dare seguito alle analisi. Risultato: il Kosovo è, <a href="http://old.kuvendikosoves.org/common/docs/Strategjia_Minerare_e_R._Kosoves_2012_-_225__Ang.pdf">come dichiarato dalla strategia mineraria 2012-2025</a>, alla ricerca di esploratori.</p>



<p>Idrocarburi, materie prime critiche, metalli preziosi e terre rare; la Cintura delle Aquile ha parte di ciò che serve all&#8217;Europa per progredire nella Transizione verde e per costruire nuove catene del valore, maggiormente eurocentriche, utili a ridurre la dipendenza europea dalla Cina. Anatolia, Iberia, Scandinavia e altri territori in attesa di esplorazione e valorizzazione, dall&#8217;Italia alla Germania, sarebbero in grado di fornire il resto. Ma urge fare presto. E si potrebbe iniziare dai giacimenti dell&#8217;albanosfera.</p>
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		<title>Geoeconomia del Congo: un Paese al centro del mondo (suo malgrado)</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/geoeconomia-del-congo-un-paese-al-centro-del-mondo-suo-malgrado.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jan 2022 06:32:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Campagna il Congo sanguina]]></category>
		<category><![CDATA[Cobalto]]></category>
		<category><![CDATA[coltan]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[uranio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;Vogliamo raccontare i drammi senza fine del Congo, una terra tormentata da gruppi armati anche di matrice islamista, depauperata dallo sfruttamento delle risorse minerarie, travolta da epidemie e da sfide che riguardano tutti noi. Vogliamo farlo attraverso lo sguardo di chi da anni si occupa di questo Paese: il fotografo Marco Gualazzini e il giornalista &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/geoeconomia-del-congo-un-paese-al-centro-del-mondo-suo-malgrado.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/geoeconomia-del-congo-un-paese-al-centro-del-mondo-suo-malgrado.html">Geoeconomia del Congo: un Paese al centro del mondo (suo malgrado)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220112143805862_2f9d82fa03b650deb37598f88e2a9cdd-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><em>&#8220;Vogliamo raccontare i drammi senza fine del Congo, una terra tormentata da gruppi armati anche di matrice islamista, depauperata dallo sfruttamento delle risorse minerarie, travolta da epidemie e da sfide che riguardano tutti noi. Vogliamo farlo attraverso lo sguardo di chi da anni si occupa di questo Paese: il fotografo Marco Gualazzini e il giornalista Daniele Bellocchio.</em><br />
<em><a href="https://it.insideover.com/project/il-congo-sanguina-aiutaci-a-raccontarlo.html?utm_source= InsideOver&amp;utm_medium=sponsored_content&amp;utm_campaign=congo" target="_blank" rel="noopener">Sostieni il reportage</a> &#8220;</em></p>
<hr />
<p>La <strong>Repubblica Democratica del Congo </strong>è Paese in cui si sovrappongono ricchezze naturali sconfinate e tragedie umane con pochi eguali al mondo. In cui convivono la ricchezza che la geologia e la natura hanno assegnato al grande Stato dell&#8217;Africa centro-meridionale e la miseria di un popolo lacerato da conflitti e dalla lotta per accaparrarsele. Da <em>Cuore di tenebra, </em>il romanzo di <strong>Joseph Conrad </strong>duramente critico del tardo-colonialismo, all&#8217;insurrezione del <strong>Katanga, </strong>dalla corsa al caucciù che animò il genocidio di inizio Novecento ad opera dei colonialisti belgi al servizio del re Leopoldo all&#8217;era delle terre rare sia la realtà che le opere di fantasia hanno colto la profondità del dualismo che divide questo Paese.</p>
<p>La parola chiave è <strong>geoeconomia, </strong>ovvero il rapporto tra potenza geopolitica e dinamiche economico-industriali, in nome della quale diverse potenze mettono gli occhi sul Congo contribuendo di fatto alla sua fragilità. “Siamo uno dei Paesi più ricchi del pianeta, eppure i miei compatrioti sono tra i più poveri al mondo&#8221;, ha <a href="https://www.ong2zero.org/blog/paese-piu-ricco-piu-povero-del-pianeta-al-nobel-2018-mukwege-parla-dei-minerali-lhigh-tech/" target="_blank" rel="noopener noreferrer nofollow">dichiarato </a>il medico congolese Premio Nobel per la Pace <a href="https://it.insideover.com/donne/59491-2.html" target="_blank" rel="noopener">Denis Mukwege</a>. Le sue parole raccontano bene il dolore di una nazione intera.</p>
<h2>La battaglia delle risorse</h2>
<p><a href="https://www.africarivista.it/storia-le-atrocita-di-re-leopoldo-ii-in-congo/63934/">Sfruttata, come detto, dal sovrano belga Leopoldo II per le riserve di caucciù</a>, la terra congolese è stata in seguito attenzionata dai grandi capitali britannici, francesi e statunitensi per le risorse di <strong>petrolio</strong> e <strong>diamanti</strong>, mentre allo stato attuale la <a href="https://qz.com/africa/1586753/china-and-dr-congo-sicomines-cobalt-mine-deal-is-flawed/">presenza del cobalto</a> costituisce una risorsa preziosissima. Infatti il cobalto svolge un ruolo importante nelle batterie agli ioni di litio, fondamentali per diversi prodotti legati alla transizione ecologica. Ma non finisce qui. Ognuno degli smartphone di più recente generazione, ad esempio, contiene una piccola quantità di <strong><a href="https://www.agi.it/estero/news/2021-02-23/coltan-che-cosa-e-11521098/" target="_blank" rel="noopener noreferrer nofollow">coltan</a>,</strong> ingrediente indispensabile per ottimizzare il consumo di energia nei chip di nuova generazione e nei prodotti legati ai semiconduttori. La funzionalità di ogni apparecchio elettronico dipende proprio dal coltan e nel contesto del mercato del materiale formato dalla lega columbite-tantalite ad avere un valore maggiore sono i minerali che offrono un prodotto a più alto tasso di tantalite, quale il coltan del Congo.</p>
<p>La <strong>guerra del Kivu, </strong>che da tempo insanguina il Congo, è un esempio di come la lotta tra le fazioni, incentivata dalla fame delle potenze internazionali per i prodotti congolesi, abbia avuto un radicamento nella lotta per le risorse: complice la presenza di milizie <em>proxy </em>del vicino Ruanda, che pur non avendo risorse proprie è uno dei maggiori esportatori mondiali di coltan, si è scatenata una guerra per il controllo del mercato di un prodotto che rappresenta una fonte di introiti fondamentale. Nel 1998 costava 2 dollari al chilogrammo, nel 2004 – quando la domanda era estremamente elevata – è arrivato a toccare i 600 dollari, oggi vale tra i 100 e 150 dollari al chilogrammo e ha alla base un&#8217;economia avente lo <strong>sfruttamento sistemico </strong>di manodopera a basso costo, spesso infantile, nel processo di estrazione come vettore.</p>
<p>Le ricadute sulla crescita del Paese sono minime. Nel 2018 il presidente della Repubblica Democratica del Congo <strong>Joseph Kabila, </strong>poco prima della rimozione dal potere, è riuscito a far approvare il nuovo Codice per il settore minerario che ha fatto aumentare la royalty sul cobalto <strong>dal 2% al 10%</strong>. Il processo è stato criticato da molti gruppi attivi in Congo (Glencore, China Molybdenum, CDM, Rangold e Ivanhoé) ma non ha migliorato la condizione della popolazione di circa 90 milioni di abitanti che ancora oggi vive con un Pil pro capite di meno di 500 dollari l&#8217;anno e in cui quasi 7 milioni di persone, circa il 25% della popolazione (27,3 milioni di abitanti), vivono in uno stato continuo di insicurezza alimentare Tutto questo mentre la battaglia per le risorse continua.</p>
<h2>La Cina, la nuova &#8220;padrona&#8221; del Congo</h2>
<p>&#8220;Negli <strong>ultimi tre anni, nelle regioni orientali</strong>&#8220;, <a href="https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/cibo-vaccini-o-materie-prime-in-congo-la-guerra-ovunque">nota <em>Avvenire</em>,</a> &#8220;si stanno verificando migrazioni di massa a seguito di atti violenti di guerriglia ad opera di gruppi jihadisti in realtà eteroguidati da interessi stranieri, Cina e <a href="https://it.insideover.com/politica/turchia-in-africa-unespansione-lunga-ventanni.html" target="_blank" rel="noopener">Turchia</a> in primis, sui giacimenti di terre rare, coltan, oro&#8221;. In passato erano stati gli occidentali a cercare i diamanti, l&#8217;oro, il petrolio, l&#8217;uranio del Congo. Oggi, invece, &#8220;esiste uno spregiudicato consorzio di società statali cinesi che hanno firmato un accordo per diritti di estrazione di 10 milioni di tonnellate di rame e 600 mila tonnellate di cobalto durante un periodo di 25 anni, per un valore complessivo tra i 40 e gli 84 miliardi di dollari&#8221;, siglato nel 2007 e denominato <a href="https://www.reuters.com/article/us-congodemocratic-mining-china-insight-idUSKCN0PI1UB20150709">“minerali per le infrastrutture”</a>. In cambio la Cina si sarebbe impegnata ad investire oltre 6 miliardi di dollari nel miglioramento delle tecniche estrattive&#8221; a puro vantaggio dell&#8217;economia di Kinsasha, che però non sono ancora stati erogati.</p>
<p>La Cina è ben posizionata lungo <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/terre-rare-sempre-piu-strategiche-28154">l’intera catena del valore delle terre rare</a>, guida l&#8217;industria tecnologica dalla raffinazione del cobalto (82%) fino alla produzione di anodi e catodi (61%-83%) e è competitiva sui semiconduttori anche grazie alla partecipazione al grande gioco congolese. Il 40 e il 50 per cento della produzione di cobalto della Repubblica Democratica del Congo è di proprietà di società cinesi.</p>
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CAUSALE: Reportage Congo<br />
<a href="https://it.insideover.com/project/il-congo-sanguina-aiutaci-a-raccontarlo.html?utm_source= InsideOver&amp;utm_medium=sponsored_content&amp;utm_campaign=congo" target="_blank" rel="noopener"><strong>SOSTIENI IL REPORTAGE</strong></a></p></blockquote>
<p>La ricchezza di risorse è la benedizione tramutatasi in maledizione per il Congo. La geoeconomia la matrice della continuazione della trappola della povertà, piuttosto che lo strumento politico per emanciparvisi. La competizione globale diventa la giustificazione per azioni ciniche verso un Paese fragile. E dopo caucciù, oro, diamanti, petrolio, uranio, cobalto, coltan, terre rare è bene ricordare che la corsa mineraria al Congo non finisca qui: il Paese possiede anche riserve di rame, zinco, stagno, argento, carbone, manganese, tungsteno, cadmio in cui analogamente si scatenano le stessa partite di sfruttamento. Tanto da aver portato, in certi casi, i regolatori internazionali a intervenire. Negli Stati Uniti,<a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/repubblica-democratica-del-congo-le-risorse-che-fanno-gola-al-mondo-29424"> nota l&#8217;Ispi</a>, &#8220;il <strong>Dodd-Frank Act</strong>, la corposa legge per la riforma di Wall Street, in una sua parte chiede alle compagnie multinazionali di dichiarare la provenienza delle proprie materie prime. Nel frattempo, anche l’Unione Europea si era mossa e, sulla falsariga del Dodd-Frank Act, nel 2017 aveva approvato un regolamento che impediva l’importazione nell’<strong>Unione Europea </strong>di cassiterite (da cui si ottiene lo stagno), wolframite (tungsteno), columbo-tantalite e oro provenienti da zone di conflitto&#8221;. Ma fermare il fiume in piena della guerra congolese per le risorse è ora più che mai complesso.</p>
<h2>Anche l&#8217;ambiente sotto attacco</h2>
<p>Anche il <strong>legno è al centro </strong>di partite importanti: assieme al Gabon, la Repubblica Democratica del Congo produce  l’80% di tutto il legname prodotto nel continente africano, spesso esportato illegalmente verso Cina, Stati Uniti e Russia per essere mandato poi nei mercati di sbocco verso le industrie occidentali. Iil legname congolese spesso esportato illegalmente per mezzo di gruppi terroristici e milizie alimenta la corsa al mercato europeo in cui la Cina è il primo fornitore (5,025 miliardi di euro di mercato), seguita dagli Usa (poco meno di 4 miliardi) e dal Brasile (2,654 miliardi), unico a rifornirsi sul fronte interno in questo podio. Nel 2019 un <a href="https://eia-global.org/reports/20190325-toxic-trade">rapporto</a> dalla ong ambientalista britannica <span data-scayt-word="Envirnmental" data-wsc-lang="it_IT">Envirnmental</span> <span data-scayt-word="Investigation" data-wsc-lang="it_IT">Investigation</span> <span data-scayt-word="Agency" data-wsc-lang="it_IT">Agency</span> (Eia) ha segnalato che spesso il legname proveniente dalla foresta pluviale tropicale del Congo è spacciato in Occidente come &#8220;eco-friendly&#8221;, e questo inoltre danneggia dei <strong>santuari naturali </strong>che trasformano in zone di guerra aree da cui il Paese potrebbe ottenere vantaggi come capitale del turismo africano.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/project/il-congo-sanguina-aiutaci-a-raccontarlo.html?utm_source=adv&amp;utm_medium=strip_IO&amp;utm_campaign=congo" target="_blank" rel="noopener"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-335999 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-1024x234.jpeg" alt="" width="1024" height="234" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-1024x234.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-300x69.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-768x176.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo.jpeg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Vale per tutti l&#8217;esempio del parco del Virunga, rifugio degli ultimi gorilla di montagna e di altre specie uniche come l’Okapi, è diventato terreno di <strong>scontro fra gruppi armati</strong> che si fronteggiano per il controllo delle risorse naturali, in una guerra che ha coinvolto anche ranger e guardiacaccia e ha fatto sa sfondo all&#8217;agguato <a href="https://it.insideover.com/politica/i-buchi-neri-del-caso-attanasio.html">contro l&#8217;ambasciatore italiano <strong>Luca Attanasio</strong></a> ucciso nel febbraio 2021. La foresta congolese è l&#8217;estrema frontiera dell&#8217;assalto alla diligenza del martoriato Paese africano e la guerra contro di essa danneggia l&#8217;economia del Paese, favorendo i gruppi illegali, depotenzia il patrimonio turistico della nazione e mette in moto anche profondi problemi ambientali, come <a href="https://www.terranuova.it/News/Ambiente/Sempre-piu-minacciata-la-foresta-pluviale-del-Congo-l-appello-di-Greenpeace">del resto ha ricordato </a><em>Terra Nuova</em>: &#8220;<a title="Link a Nel 2017" href="https://www.greenpeace.org/africa/en/press/1792/scientists-confirm-presence-of-peatlands-in-the-democratic-republic-of-congo/#note1" target="_blank" rel="noopener">Nel 2017 </a>, un team di scienziati congolesi e britannici ha confermato che questa foresta ospita anche <strong>una delle torbiere più grandi del mondo</strong>, <a title="Link a la cui mappa è stata pubblicata per la prima volta nel gennaio 2017 sulla rivista scientifica Nature " href="https://www.nature.com/articles/nature21048" target="_blank" rel="noopener">la cui mappa è stata pubblicata per la prima volta nel gennaio 2017 sulla rivista scientifica Nature</a>. Le torbiere sono ambienti ricchissimi di biodiversità e capaci di immagazzinare grandi quantità di carbonio: quelle nella foresta del bacino del Congo contengono oltre <strong>30 miliardi di tonnellate di carbonio</strong> (equivalenti a quanto potrebbero emettere gli Stati Uniti in vent’anni) e coprono un’area di 14 milioni di ettari (sono cioè più estese dell’Inghilterra)&#8221;, svolgendo un ruolo ambientale paragonabile solo a <a href="https://it.insideover.com/societa/perche-lamazzonia-e-diventata-una-bomba-sanitaria.html" target="_blank" rel="noopener">quello dell&#8217;Amazzonia</a> e <a href="https://it.insideover.com/ambiente/dopo-la-siberia-gli-incendi-devastano-anche-lamazzonia.html">della taiga siberiana</a>.</p>
<p>Il Congo è dunque crocevia di una partita geoeconomica su più livelli che lo vede sempre <strong>vittima di interessi terzi </strong>e preda della maledizione delle risorse. Tutto cospira perché la nazione che poteva essere pronta a trasformarsi in un paradiso sia diventata un vero e proprio <strong>inferno in Terra</strong>. E senza porre fine al circolo vizioso dello sfruttamento, il destino che ha accompagnato questa terra d&#8217;Africa dall&#8217;era coloniale in avanti non cambierà.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/geoeconomia-del-congo-un-paese-al-centro-del-mondo-suo-malgrado.html">Geoeconomia del Congo: un Paese al centro del mondo (suo malgrado)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il &#8220;caso Congo&#8221; che imbarazza la Casa Bianca</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/hunter-biden-la-cina-il-cobalto-il-caso-congo-che-imbarazza-la-casa-bianca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jan 2022 13:05:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Auto elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[Campagna il Congo sanguina]]></category>
		<category><![CDATA[Cobalto]]></category>
		<category><![CDATA[New York Times]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1286" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA25978359-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA25978359-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA25978359-300x201.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA25978359-1024x686.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA25978359-768x515.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA25978359-1536x1029.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA25978359-2048x1372.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;Vogliamo raccontare i drammi senza fine del Congo, una terra tormentata da gruppi armati anche di matrice islamista, depauperata dallo sfruttamento delle risorse minerarie, travolta da epidemie e da sfide che riguardano tutti noi. Vogliamo farlo attraverso lo sguardo di chi da anni si occupa di questo Paese: il fotografo Marco Gualazzini e il giornalista &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/hunter-biden-la-cina-il-cobalto-il-caso-congo-che-imbarazza-la-casa-bianca.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1286" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA25978359-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA25978359-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA25978359-300x201.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA25978359-1024x686.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA25978359-768x515.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA25978359-1536x1029.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/Agenzia_Fotogramma_IPA25978359-2048x1372.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><em>&#8220;Vogliamo raccontare i drammi senza fine del Congo, una terra tormentata da gruppi armati anche di matrice islamista, depauperata dallo sfruttamento delle risorse minerarie, travolta da epidemie e da sfide che riguardano tutti noi. Vogliamo farlo attraverso lo sguardo di chi da anni si occupa di questo Paese: il fotografo Marco Gualazzini e il giornalista Daniele Bellocchio.</em><br />
<em><a href="https://it.insideover.com/project/il-congo-sanguina-aiutaci-a-raccontarlo.html?utm_source= InsideOver&amp;utm_medium=sponsored_content&amp;utm_campaign=congo" target="_blank" rel="noopener">Sostieni il reportage</a> &#8220;</em></p>
<hr />
<p>Problemi famigliari possono creare una nuova grana per <strong>Joe Biden</strong>. <a href="https://www.affaritaliani.it/coffee/video/politica/camera-usa-approva-piano-biden-da-1750-mld-usd-su-spesa-sociale.html" target="_blank" rel="noopener">In</a><a href="https://www.affaritaliani.it/coffee/video/politica/camera-usa-approva-piano-biden-da-1750-mld-usd-su-spesa-sociale.html" target="_blank" rel="noopener"> una fase in cui ancora continuano a insistere diverse problematiche politiche il</a><a href="https://www.affaritaliani.it/coffee/video/politica/camera-usa-approva-piano-biden-da-1750-mld-usd-su-spesa-sociale.html" target="_blank" rel="noopener"> presidente Usa</a> è interessato dalle conseguenze dello scoop giornalistico rivelato dal <em><strong>New York Times</strong> </em>sulle attività in Congo del figlio Hunter. Critico del presidente per le sue posizioni relativamente accomodanti per la prospettiva dem nei confronti della <strong>Russia, </strong>per la messa in campo di un&#8217;amministrazione priva dei <em>protegé </em>liberal della famiglia Clinton e per le problematiche emerse nel primo anno di governo dell&#8217;ex senatore del Delaware,<a href="https://www.nytimes.com/2021/11/20/world/hunter-biden-china-cobalt.html" target="_blank" rel="noopener"> il <em>New York Times </em>non ha usato</a> mezze misure nel colpire Hunter Biden.</p>
<p>Questa volta l&#8217;accusa è la più dura che possa colpire il figlio di un leader Usa e i suoi affari nell&#8217;America del 2021: <strong>sintonia con la Cina</strong>. Hunter Biden, ha rilevato il quotidiano della Grande Mela, avrebbe fatto sì che Bhr società finanziaria di cui era partner e co-fondatore, contribuisse alla cessione dell&#8217;80% di una miniera di cobalto situata nella Repubblica Democratica del Congo al colosso cinese <strong>China Molybdenum, </strong>di proprietà della Repubblica Popolare.</p>
<p><a href="https://www.republicworld.com/world-news/us-news/hunter-bidens-firm-helped-china-get-control-over-vast-cobalt-mine-in-africa-report.html" target="_blank" rel="noopener">Bhr, costituita a Shanghai da soci americani e cinesi,</a> opera come fondo di private equity ed ha avuto nel suo capitale una quota del 30% controllata dagli statunitensi. Nel 2016 Hunter Biden, figlio dell&#8217;allora vice di Barack Obama, aveva il 10% delle azioni controllandole tramite Skaneateles LLC, una società basata a Washington, e risultò centrale in una serie di accordi che portarono al passaggio ai cinesi delle quote di controllo delle miniere congolesi controllate dalla società Freeport-McMoRan con l&#8217;intermediazione di Bhr.</p>
<p>Chris Clark, avvocato di Biden junior, ha sottolineato che il figlio del presidente non detiene più alcuna quota né in Bhr né in Skaneateles e secondo documenti cinesi consultati dal quotidiano di New York non deteneva alcuna carica nel consiglio direttivo della prima all&#8217;aprile 2020.</p>
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CAUSALE: Reportage Congo<br />
<a href="https://it.insideover.com/project/il-congo-sanguina-aiutaci-a-raccontarlo.html?utm_source= InsideOver&amp;utm_medium=sponsored_content&amp;utm_campaign=congo" target="_blank" rel="noopener"><strong>SOSTIENI IL REPORTAGE</strong></a></p></blockquote>
<p>La questione assume valenza strategica se si pensa al fatto che oggigiorno il <strong>cobalto </strong>è materia prima strategica nella corsa globale alla <strong>transizione energetica </strong>e alle nuove catene del valore industriali in <a href="https://it.insideover.com/economia/cosi-la-cina-controlla-i-materiali-strategici-per-lauto-elettrica.html" target="_blank" rel="noopener">campi come l&#8217;auto elettrica che vede Usa e Cina come rivali.</a> Pechino opera in primo luogo a monte, gestendo a livello globale l’attività dei giacimenti importanti per la realizzazione delle batterie per l’auto elettrica, risultando primariamente coinvolta nel mercato di <strong>nickel e <a href="https://it.insideover.com/politica/la-geopolitica-del-litio-in-bolivia.html">litio</a></strong> ma ottenendo al contempo una vera e propria egemonia nel<strong> cobalto</strong>, di cui controlla il 90% dell’offerta mondiale, dal Congo al Sud America. Il 5 agosto scorso, negli Usa, Joe Biden ha firmato un ordine esecutivo per fissare un nuovo, ambizioso obiettivo sul tema delle auto elettriche, puntando a far sì che il 50% delle nuove auto vendute negli Usa dovrà essere a zero emissioni entro il 2030. Una sfida sistemica e complessa di fronte a una situazione che vede Washington rincorrere Pechino sul fronte delle materie prime strategiche. Tra le grandi case automobilistiche Usa, nota <em><a href="https://www.ilsole24ore.com/art/biden-ordine-esecutivo-50percento-auto-vendute-zero-emissioni-entro-2030-AExkCRb">Il Sole 24 Ore</a>, </em>&#8220;General Motors lo scorso gennaio è stata la prima grande casa ad annunciare lo stop alla produzione di auto a combustione interna entro il 2035. Ford ha invece previsto che il 40% delle sue vendite sarà a zero emissioni entro il 2030, dunque non lontano dall’obiettivo di Biden&#8221;.</p>
<p><a href="https://www.whitehouse.gov/wp-content/uploads/2021/06/100-day-supply-chain-review-report.pdf?utm_source=sfmc%E2%80%8B&amp;utm_medium=email%E2%80%8B&amp;utm_campaign=20210610_Global_Manufacturing_Economic_Update_June_Members#page=7">E lo stesso Joe Biden ha firmato un documento della Casa Bianca a giugno</a> sottolineando che il cobalto presenta &#8220;critiche vulnerabilità&#8221; per l&#8217;industria statunitense. La notizia lanciata dal <em>New York Times </em>fa dunque rumore e richiama giocoforza l&#8217;attenzione degli Usa sul lontano scenario congolese. Nella Repubblica Democratica Pechino si sta gradualmente inserendo, Washington insegue e, nelle accuse del quotidiano della Grande Mela, Hunter Biden potrebbe  aver contribuito a cagionare un danno alla sicurezza industriale statunitense.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/project/il-congo-sanguina-aiutaci-a-raccontarlo.html?utm_source=adv&amp;utm_medium=strip_IO&amp;utm_campaign=congo" target="_blank" rel="noopener"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-335999 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-1024x234.jpeg" alt="" width="1024" height="234" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-1024x234.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-300x69.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-768x176.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo.jpeg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Dai rapporti d’affari piuttosto torbidi con l’Ucraina e la Cina al tentativo di presentarsi nell&#8217;inedita veste di pittore fissando prezzi fuori mercato per delle <a href="https://it.insideover.com/politica/tutte-i-guai-di-hunter-biden.html">opere (quotate tra i 75mila e i 500mila dollari) vendute a ignoti acquirenti privati Hunter Biden ha più volte</a> associato la sua persona a condotte ritenute particolarmente<a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/sesso-e-droga-i-video-che-inchiodano-hunter-biden-1899058.html?_ga=2.31146297.78258449.1637574163-1338720909.1534718369"> imbarazzanti per il padre. </a>Associare il suo nome alla Cina appare ora come un messaggio e un avvertimento al padre sul fatto che la sua amministrazione è sotto esame da parte di precise centrali di potere vicine al mondo dem, scontente dell&#8217;andamento della presidenza Biden sino ad ora. E mostra l&#8217;esistenza di una vera e propria attività di dossieraggio contro una figura controversa ma sicuramente fino ad ora non colpita da alcuna condanna di natura penale. La mossa sul caso cobalto appare dunque inserirsi nel quadro di una lotta di potere interna agli Usa, ma al tempo stesso segnala quanto importanti siano diventati per gli equilibri globali i problemi <a href="https://it.insideover.com/economia/verso-la-grande-tempesta-per-leconomia-globale.html">della transizione energetica. Ora in grado di determinare vere e proprie questioni di pubblica attenzione per i media e la politica.</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/hunter-biden-la-cina-il-cobalto-il-caso-congo-che-imbarazza-la-casa-bianca.html">Il &#8220;caso Congo&#8221; che imbarazza la Casa Bianca</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>I danni della &#8220;caccia&#8221; al cobalto in Congo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/i-danni-della-caccia-al-cobalto-nella-repubblica-democratica-del-congo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Dec 2021 06:23:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Campagna il Congo sanguina]]></category>
		<category><![CDATA[Cobalto]]></category>
		<category><![CDATA[Terre rare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=337689</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1298" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-300x203.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-1024x692.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-768x519.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-1536x1038.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-2048x1384.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;Vogliamo raccontare i drammi senza fine del Congo, una terra tormentata da gruppi armati anche di matrice islamista, depauperata dallo sfruttamento delle risorse minerarie, travolta da epidemie e da sfide che riguardano tutti noi. Vogliamo farlo attraverso lo sguardo di chi da anni si occupa di questo Paese: il fotografo Marco Gualazzini e il giornalista &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/i-danni-della-caccia-al-cobalto-nella-repubblica-democratica-del-congo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/i-danni-della-caccia-al-cobalto-nella-repubblica-democratica-del-congo.html">I danni della &#8220;caccia&#8221; al cobalto in Congo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1298" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-300x203.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-1024x692.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-768x519.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-1536x1038.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA2849827-2048x1384.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><em>&#8220;Vogliamo raccontare i drammi senza fine del Congo, una terra tormentata da gruppi armati anche di matrice islamista, depauperata dallo sfruttamento delle risorse minerarie, travolta da epidemie e da sfide che riguardano tutti noi. Vogliamo farlo attraverso lo sguardo di chi da anni si occupa di questo Paese: il fotografo Marco Gualazzini e il giornalista Daniele Bellocchio.</em><br />
<em><a href="https://it.insideover.com/project/il-congo-sanguina-aiutaci-a-raccontarlo.html?utm_source= InsideOver&amp;utm_medium=sponsored_content&amp;utm_campaign=congo" target="_blank" rel="noopener">Sostieni il reportage</a> &#8220;</em></p>
<hr />
<p>L&#8217;ultimo mese dell&#8217;anno per i congolesi si è aperto con una sorpresa. Il potentissimo <strong>Albert Yuma</strong>, a capo dell&#8217;azienda statale mineraria <strong>Gecamines</strong>,<a href="https://www.theafricareport.com/153643/drc-albert-yuma-removed-as-president-of-gecamines/"> è stato rimosso dall&#8217;incarico</a> dal presidente <strong>Felix Tshisekedi</strong>. Una scelta clamorosa. Fino a poche ore prima, Yuma era considerato l&#8217;uomo più potente e ricco della Repubblica Democratica del Congo. Le sue fortune derivavano soprattutto da un preciso minerale, molto presente nel Paese: il <strong>cobalto</strong>. Croce (per molti) e delizia (per pochi), la presenza di questo materiale nel sottosuolo sta caratterizzando la storia recente del Congo e non solo.</p>
<h2>Tutti a caccia del cobalto</h2>
<p>In Europa e negli Usa si parla incessantemente oramai di <strong>transizione ecologica</strong>. Un piano a lungo termine che prevede, tra le altre cose, l&#8217;impiego di fonti alternative al carbone e al petrolio. E tra le materie prime più ricercate in tal senso vi è proprio il cobalto. Senza questa fonte mineraria, ad esempio, non potrebbero essere realizzate le <strong>batterie</strong> per le macchine elettriche. Così come non potrebbe andare avanti la produzione di computer, cellulari e smartphone. Già oggi la domanda di cobalto appare molto alta, ma in futuro è destinata a salire ulteriormente. La Repubblica Democratica del Congo sta al cobalto come l&#8217;Arabia Saudita sta al petrolio. Nel Paese africano si stima la presenza di riserve in grado di soddisfare almeno la metà del fabbisogno globale. Ecco perché in tanti hanno messo gli occhi sulle miniere congolesi. Un affare non da poco. A testimoniarlo sono anche le recenti mosse della Casa Bianca. Il presidente Usa <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html">Joe Biden</a> ha ammonito il governo cinese di non intromettersi negli affari americani legati alle miniere del Congo. Questo dopo <a href="https://www.reuters.com/article/cmoc-congo-m-a-idINKBN28N0D9">la notizia dell&#8217;acquisizione</a>, da parte della<em> China Molybdenum</em>, del sito minerario di <strong>Kisanfu</strong> in precedenza nelle mani del colosso statunitense <em>Freeport- McMoRan</em>.</p>
<p>L&#8217;attenzione di Washington sulle riserve di cobalto congolesi è molto forte. Basti pensare che negli archivi del dipartimento di Stato è possibile trovare inchieste e informative su Albert Yuma. Secondo gli americani, quest&#8217;ultimo gestirebbe le miniere come una proprietà privata. Anche in patria è partita un&#8217;inchiesta nei suoi confronti per una presunta appropriazione di 8.8 miliardi di dollari ricavati dal cobalto. L&#8217;indagine sembrava destinata a naufragare visto il peso politico ed economico assunto negli anni da Yuma. Fino a quando poi il 3 dicembre in diretta nazionale il presidente Tshisekedi ha reso nota la rimozione di &#8220;mister cobalto&#8221; dal suo incarico. La Gecamines è stata affidata a <strong>Alphonse Kaputo Kalubi</strong>. Su di lui adesso graveranno i destini della più importante risorsa contesa dal resto del mondo.</p>
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CAUSALE: Reportage Congo<br />
<a href="https://it.insideover.com/project/il-congo-sanguina-aiutaci-a-raccontarlo.html?utm_source= InsideOver&amp;utm_medium=sponsored_content&amp;utm_campaign=congo" target="_blank" rel="noopener"><strong>SOSTIENI IL REPORTAGE</strong></a></p></blockquote>
<h2>Il disastro sociale creato dalle miniere</h2>
<p>Fin qui i discorsi economico-politici relativi allo sfruttamento dei giacimenti. C&#8217;è però un altro segmento del discorso da dove emergono le preoccupazioni più gravi. Ed è quello di carattere <strong>sociale</strong> e <strong>ambientale</strong>. Da anni diverse organizzazioni internazionali denunciano condizioni di lavoro insostenibili per i minatori. Buona parte di loro viene impiegata senza le minime misure di sicurezza. Soltanto dopo le informative emerse dal dipartimento di Stato Usa Albert Yuma ha promesso la dotazione di stivali e caschetto. In un Paese, quale la Repubblica Democratica del Congo, dove buona parte della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà e dove mancano concrete prospettive lavorative, anche il guadagno di pochi dollari al giorno è fonte di attrazione. E così in migliaia soprattutto negli ultimi dieci anni hanno raggiunto le zone delle miniere, andando a rinforzare una manodopera priva di tutele e formata anche da minori. <a href="https://www.ilo.org/dyn/normlex/en/f?p=NORMLEXPUB:13100:0::NO::P13100_COMMENT_ID:3331022">L&#8217;Unicef ha stimato in 40.000</a> la forza lavoro formata da bambini che, pur di portare a casa qualcosa per la famiglia, rinunciano all&#8217;infanzia e all&#8217;educazioni scolastica e passano intere giornate nel buio delle miniere.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/project/il-congo-sanguina-aiutaci-a-raccontarlo.html?utm_source=adv&amp;utm_medium=strip_IO&amp;utm_campaign=congo" target="_blank" rel="noopener"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-335999 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-1024x234.jpeg" alt="" width="1024" height="234" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-1024x234.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-300x69.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-768x176.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo.jpeg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Oltre ai costi sociali, il Congo paga dazio anche sul fronte ambientale e sanitario. I giacimenti di cobalto inquinano e nelle aree adiacenti non sono mancate segnalazioni relative all&#8217;incremento di <strong>tumori</strong> e <strong>malattie gravi</strong>. Un&#8217;inchiesta di <em>The Lancet</em> ha messo in relazione l&#8217;incremento di <strong>malformazioni</strong> nei neonati con la presenza di miniere. Molte donne in gravidanza infatti hanno concentrazioni di metallo non riscontrate altrove. Malformazioni associabili anche a malattie contratte dai padri che lavorano all&#8217;interno dei giacimenti. La Repubblica Democratica del Congo, così piena di risorse indispensabili per il nuovo corso economico, invece di arricchirsi sta assistendo all&#8217;inasprimento dei propri atavici problemi e al peggioramento delle condizioni di vita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/i-danni-della-caccia-al-cobalto-nella-repubblica-democratica-del-congo.html">I danni della &#8220;caccia&#8221; al cobalto in Congo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Congo: nell&#8217;inferno di coltan e cobalto del Nord Kivu</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/congo-nellinferno-di-coltan-e-cobalto-del-nord-kivu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Feb 2021 05:39:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Cobalto]]></category>
		<category><![CDATA[coltan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Kivu.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Kivu.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Kivu-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Kivu-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Kivu-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>La morte dell’ambasciatore Luca Attanasio, assieme al carabiniere Vito Iacovacci e il loro autista Mustapha Milambo ha lasciato sgomenta l’opinione pubblica internazionale e l’Italia intera. L’uccisione del diplomatico italiano è avvenuta durante un trasferimento da Goma, capitale del Nord Kivu, verso Rutshuru. La vicenda ha puntato il faro, ancora una volta, su una regione il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/congo-nellinferno-di-coltan-e-cobalto-del-nord-kivu.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/congo-nellinferno-di-coltan-e-cobalto-del-nord-kivu.html">Congo: nell&#8217;inferno di coltan e cobalto del Nord Kivu</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Kivu.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Kivu.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Kivu-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Kivu-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Kivu-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>La morte dell’ambasciatore <a href="https://it.insideover.com/senza-categoria/perche-e-stato-ucciso-lambasciatore-luca-attanasio.html"><strong>Luca Attanasio</strong></a>, assieme al carabiniere Vito Iacovacci e il loro autista Mustapha Milambo ha lasciato sgomenta l’opinione pubblica internazionale e l’Italia intera. L’uccisione del diplomatico italiano è avvenuta durante un trasferimento da Goma, capitale del <strong>Nord Kivu</strong>, verso Rutshuru. La vicenda ha puntato il faro, ancora una volta, su una regione il cui nome all’uomo della strada dice ben poco ma che, in realtà, ci riguarda tutti.</p>
<p><strong>Il Congo è bersagliato da ogni genere di dramma</strong>: emergenze sanitarie come l’<a href="https://it.insideover.com/societa/in-congo-ritorna-lebola-lafrica-e-sempre-piu-travolta-dalle-epidemie.html">Ebola</a>, guerre intestine, banditismo e perfino la <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/lo-jihadismo-avanza-in-congo.html">penetrazione dell’ISIS</a>. Una nazione che non conosce pace, men che mai dalla sua indipendenza. Ma il Congo, oggi, non è a caso una delle nazioni africane maggiormente oggetto delle brame internazionali: <strong>oro</strong>,<strong> diamanti</strong>,<strong> avorio</strong>,<strong> legname pregiato </strong>ma soprattutto<strong> cobalto e coltan</strong>, indispensabili per la fabbricazione dei nostri smartphone e di tutta la tecnologia a nostro servizio, qui sono presenti in abbondanza. Tutt’attorno, una complessa rete di gruppi militari, paramilitari, deboli strutture statali e committenti internazionali.</p>
<h2>Il cobalto</h2>
<p>Il <strong>cobalto</strong> è uno di quegli elementi essenziali per le inesauribili <strong>batterie al litio di smartphone e auto elettriche</strong> sulle quali così tanto puntiamo per la svolta <em>green</em>. Un’estrazione molto complessa poiché spesso questo minerale viene ritrovato assieme ad altre sostanze e va perciò raffinato, quasi sempre da lavoratori in condizioni terribili. Su quasi 300mila minatori “artigianali” che tengono in piedi questa catena di progresso e morte, circa <strong>35mila sono bambini in condizioni di schiavitù</strong>, prediletti per la loro agilità ed energia in cunicoli soffocanti, spesso trasformati in trappole mortali dagli allagamenti. Per quanto disperato possa essere, quei circa 0,65$ al giorno che ricevono dai trader stranieri sono l&#8217;unico mezzo di sopravvivenza per loro e le loro famiglie. Più del 60% della fornitura mondiale di cobalto viene estratto nella &#8220;cintura del rame&#8221; delle province sud-orientali della Rdc. Secondo una stima dell&#8217;agenzia governativa incaricata della supervisione del settore minerario &#8220;artigianale&#8221;, almeno il 20% di questa fornitura è estratta da gente del posto e a mano, il resto è prodotto da miniere industriali gestite da società straniere in seguito al crollo dell&#8217;azienda mineraria statale, Gécamines.</p>
<p>In un<a href="https://www.amnesty.org/en/latest/news/2017/11/industry-giants-fail-to-tackle-child-labour-allegations-in-cobalt-battery-supply-chains/"> report</a> del 2017 di <em>Amnesty International</em>, che aveva scoperchiato il vaso di Pandora sulla vicenda, l&#8217;organizzazione aveva rintracciato il cobalto di queste miniere in una un&#8217;azienda di trasformazione cinese chiamata Huayou Cobalt, i cui prodotti finiscono poi nelle batterie utilizzate per alimentare l&#8217;elettronica e i veicoli elettrici. Nonostante Amnesty abbia seguito con attenzione il progresso in materia, nessuna delle società citate nella relazione sta intraprendendo azioni adeguate per conformarsi agli standard internazionali. Questo nonostante siano a conoscenza dei rischi e gli abusi dei diritti umani legati all&#8217;estrazione di cobalto nella RDC. <strong>Apple</strong> è stata la prima azienda a pubblicare i nomi dei suoi fornitori di cobalto e la ricerca di Amnesty mostra che attualmente è leader del settore per ciò che concerne l&#8217;approvvigionamento responsabile di cobalto. Dal 2016, Apple si è impegnata attivamente con Huayou Cobalt per identificare e affrontare il lavoro minorile nella sua catena di fornitura. Dell e HP hanno mostrato segnali importanti: hanno iniziato a indagare sui loro collegamenti a Huayou Cobalt e hanno anche messo in atto alcune delle politiche più forti per rilevare i rischi e gli abusi dei diritti umani nelle loro catene di approvvigionamento. Meno virtuose Microsoft e Lenovo che o non rivelano i propri fornitori o hanno intrapreso solo azioni minime per identificare i rischi per i diritti umani o indagare sui collegamenti a Huayou Cobalt e alla RDC.</p>
<h2>Il coltan</h2>
<p>Quanto al <strong>coltan</strong> (columbite-tantalite), quest’ultimo si usa sotto forma di polvere metallica nell&#8217;industria elettronica e dei semiconduttori per la costruzione di condensatori ad alta capacità e dimensioni ridotte, che sono largamente usati nei <strong>telefoni cellulari e computer</strong>. Anche il coltan si estrae a mani nude per più di dieci ore al giorno: un’attività sfiancante che lede polmoni e sistema linfatico dei più piccoli. Una giornata di lavoro ha il valore di 1/2 $ a seconda dell’età del bambino per scendere fino a 0,50 $ nelle cave illegali: si tratta, inoltre, di cifre lorde poiché questi “salari” includono anche le somme che i piccoli minatori sono costretti a versare alla banditaglia che sorveglia la miniera e che si macchia spesso di abusi sessuali nei loro confronti. Il coltan passa, poi, prima per le mani di soldati e mercenari, almeno fino al confine con il Ruanda e l’Uganda; in seguito, viene ceduto alle compagnie di import/export per poi passare alle maggiori compagnie che trattano la raffinazione in Germania, Cina e Stati Uniti: infine, giunge nelle catene di montaggio delle grandi multinazionali dell’elettronica.</p>
<p>Un’attività che non conosce sosta e che deve fronteggiare la richiesta famelica dell’ “oro nero congolese” per via delle nuove tecnologie ma anche di tutto quel comparto legato ai videogiochi che fa registrare cifre da capogiro. Un esempio fra tutti: come racconta <a href="https://nena-news.it/congo-loro-nero-non-e-un-gioco-per-i-bambini-minatori/"><em>Nena agency</em></a>, nel 2000 con l’uscita di Sony PlayStation 2 si registrava una corsa all’oro nero, la domanda di tantalio aumentò facendo oscillare i prezzi del coltan da 35 dollari a libbra fino a quasi 400 dollari, mentre ai lavoratori nelle miniere veniva pagato 0,18 centesimi al chilo.</p>
<h2>Un&#8217; economia violenta</h2>
<p>Il Kivu del nord, durante la lunga presidenza di <strong>Mobutu Sese Seko</strong>, ha mantenuto pressoché integri fino alla fine del secolo scorso i depositi minerari di cui dispone. Molti di questi, inoltre, non erano nemmeno così ambiti fino a trent&#8217;anni fa. Questo aspetto, oggi, ne fa una delle regioni più ambite dai meccanismi predatori legati ai minerali “preziosi” sottesi dai gruppi armati locali.</p>
<p>Gli stessi paesi africani usano i proventi derivanti dalla vendita delle pietre congolesi per finanziare le loro campagne militari, a volte dirette proprio a prendere il controllo di nuovi depositi. I gruppi paramilitari locali hanno come strategia sistematica quella di terrorizzare la popolazione dell’area estrattiva di loro interesse (spesso puntando a lasciare orfani bambini ed adolescenti per tramutarli più facilmente in schiavi) procurandosi così manodopera a bassissimo costo. I minerali non sono, tuttavia, la diretta causa del conflitto nel Kivu, ma hanno portato ad una “convenienza economica” del conflitto stesso: un circolo vizioso mondiale dove nessuno è innocente.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/congo-nellinferno-di-coltan-e-cobalto-del-nord-kivu.html">Congo: nell&#8217;inferno di coltan e cobalto del Nord Kivu</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La partita a scacchi per la green economy tra Stati Uniti e Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-partita-a-scacchi-per-la-green-economy-tra-stati-uniti-e-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Dec 2020 07:37:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Cobalto]]></category>
		<category><![CDATA[Green economy]]></category>
		<category><![CDATA[Litio]]></category>
		<category><![CDATA[Platinum Group Metals (Pgm)]]></category>
		<category><![CDATA[Terre rare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=299893</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8482638.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8482638.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8482638-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8482638-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8482638-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sebbene sia ancora una piccola percentuale dell&#8217;approvvigionamento energetico complessivo, l&#8217;energia verde è la fonte energetica in più rapida crescita al mondo, provocando quindi l&#8217;allontanamento degli investimenti dalle fonti energetiche tradizionali (carbone, oil &#38; gas). Questa nuova economia energetica, definita green economy, si fonda su risorse minerarie particolari rappresentate da una serie di minerali quali il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-partita-a-scacchi-per-la-green-economy-tra-stati-uniti-e-cina.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-partita-a-scacchi-per-la-green-economy-tra-stati-uniti-e-cina.html">La partita a scacchi per la green economy tra Stati Uniti e Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8482638.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8482638.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8482638-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8482638-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8482638-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sebbene sia ancora una piccola percentuale dell&#8217;approvvigionamento energetico complessivo, l&#8217;<strong>energia verde</strong> è la fonte energetica in più rapida crescita al mondo, provocando quindi l&#8217;allontanamento degli investimenti dalle fonti energetiche tradizionali (carbone, oil &amp; gas).</p>
<p>Questa nuova economia energetica, definita <em>green economy</em>, si fonda su risorse minerarie particolari rappresentate da una serie di minerali quali il <strong>litio</strong>, il <strong>cobalto</strong>, quelli del gruppo del platino (definiti <a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/la-guerra-dei-minerali-rari.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Pgm</strong> &#8211; Platinum Group Metals</a>) e quelli che vengono chiamati <a href="https://insideover.ilgiornale.it/economia/quale-sara-petrolio-del-futuro-lo-controllera-avra-mondo.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Terre Rare</strong></a>, o in inglese Ree (Rare Earth Elements).</p>
<p>Queste risorse sono infatti necessarie per costruire turbine eoliche, pannelli solari e batterie per l&#8217;accumulo di elettricità necessarie per i veicoli elettrici e per lo stoccaggio dell&#8217;energia immessa in rete.</p>
<p>Negli ultimi due decenni, la <strong>Cina</strong> ha lentamente e costantemente costruito un <strong>dominio globale</strong> nella filiera delle materie prime necessarie per la <em>green economy</em> e sta usando questa posizione di vantaggio per i propri fini politici. Bloccando l&#8217;esportazione di minerali cruciali, la Cina potrebbe minacciare parte dei fabbisogni energetici, dei sistemi di trasporto e dell&#8217;economia statunitense. <a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/adesso-la-cina-minaccia-la-guerra-sulle-terre-rare.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">A maggio del 2019</a>, ad esempio, è successo un fatto non secondario: il presidente <strong>Xi Jinping</strong> durante un viaggio nella provincia di Jiangxi, ha fatto una visita “a sorpresa” nello stabilimento della Jl Mag Rare Earth Co. Ltd, azienda leader nel settore dell’estrazione e produzione di Terre Rare.</p>
<p>L’effetto immediato della visita del Presidente è stato quello di vedere le azioni della Jl Mag schizzare in borsa raggiungendo il limite di rialzo quotidiano per il mercato cinese. Apparentemente i due fenomeni sembrerebbero slegati, ma la presenza, insieme a Xi Jinping, del vicepremier Liu He, unita alla tempistica che cadeva in concomitanza con la decisione degli <strong>Stati Uniti</strong> di sospendere le licenze del sistema operativo per telefonia mobile Android alla compagnia cinese <strong>Huawei</strong>, ha fatto ritenere che la visita fosse tutto fuorché casuale.</p>
<p>Liu He è infatti anche capo negoziatore con gli Stati Uniti sulla questione del commercio e la sua stessa presenza in quella occasione ha lasciato presagire una possibile ritorsione cinese che avrebbe potuto colpire le esportazioni di questa vitale risorsa commerciale. Ritorsione che non c&#8217;è stata, ma che resta sempre come una spada di Damocle che pende su ogni futura decisione statunitense che riguardi la politica economica di Pechino.</p>
<p>Il controllo della produzione di queste risorse, come il litio, fondamentale per le batterie, o il lantanio, cerio e neodimio, presenti in innumerevoli prodotti sia della nostra quotidianità (come schermi Tv o hard drive di Pc) sia di livello militare o altamente specializzato (come magneti, superconduttori, turbine, laser, sistemi di guida di missili e satelliti) assume i toni di una vera e propria guerra, per il momento solo commerciale, che si combatte su scala globale. La Cina, proprio nel campo delle Terre Rare, la fa da padrone in quanto è l’unico Paese al mondo capace di controllarne tutta la filiera produttiva: ha infatti tra i più grandi giacimenti di questi minerali e fornisce il <strong>97% del totale</strong> mondiale di questa risorsa in quanto è in grado di riprocessare il minerale grezzo in risorsa sfruttabile, facendone praticamente un monopolio seguito, a larghissima distanza, dagli Stati Uniti.</p>
<p>Un controllo che non riguarda solo l&#8217;ambito domestico: Pechino sta allungando le mani sulle miniere di queste risorse sparse un po&#8217; ovunque nel mondo. Sappiamo infatti, per quanto riguarda il fondamentale <strong>litio</strong> che diverse società cinesi stanno accaparrandosi ampie fette delle imprese che estraggono questa risorsa: la Great Wall Motors, ad esempio, ha rilevato il 3,5% dell’australiana Pilbara Minerals ed ha intenzione di raddoppiarne la produzione per far fronte alle maggiori richieste di mercato. In Messico, <a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/la-piu-grande-miniera-di-litio-si-trova-in-messico-e-cambiera-la-geopolitica.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un enorme giacimento di litio</a> recentemente scoperto, vede la partecipazione, in una <em>joint venture</em>, della Ganfeng Lithium (al 22,5%).</p>
<p>Non solo litio ma anche <strong>cobalto</strong>, altro elemento fondamentale per le batterie. Anche qui Pechino sta assumendo posizioni di forza in tutta la filiera produttiva: la Gem, fornitore del gigante delle batterie Catl, ha sottoscritto un colossale contratto con Glencore che prevede l&#8217;accaparramento di un terzo della sua produzione totale di cobalto in Congo, uno dei maggiori Paesi produttori di questa risorsa, per un totale di 52800 tonnellate, ovvero pari a più della metà di quanto estratto da tutte le miniere del mondo l’anno scorso.</p>
<p>Non bisogna però pensare che gli Stati Uniti siano del tutto “fuori mercato”: per quanto riguarda il litio, ad esempio, con la miniera di Humboldt County (Nevada), erano al primo posto per riserve probabili (179,4 milioni di tonnellate) prima della scoperta della miniera messicana, seguiti dall’Australia con Port Hedland (151,9 milioni di tonnellate) e da Pilgangoora lithium-tantalum project (108,2 milioni di tonnellate) sempre in Australia.</p>
<p>Anche le <strong>Terre Rare</strong> benedicono il sottosuolo statunitense, <a href="https://investingnews.com/daily/resource-investing/critical-metals-investing/rare-earth-investing/rare-earth-reserves-country/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">se pur in una frazione rispetto al gigante asiatico</a>, ma in questo caso il problema è che i processi di “raffinazione” vengono fatti in Cina, e infatti non è un caso che tra i dazi immessi dal presidente <strong>Donald Trump</strong> non ve ne siano che colpiscono il commercio di queste risorse. Stante questi dati alla mano risulta quindi più comprensibile la politica della Casa Bianca in questi quattro anni che ha ridato vigore alle fonti energetiche tradizionali: il fine era quello di slegarsi dal predominio cinese. La <em>green economy</em> però avanza inesorabilmente, e gli Stati Uniti corrono il serio rischio di essere messi sotto scacco dalla Cina che ha cominciato la sua scalata a questo mercato sin dagli anni &#8217;90.</p>
<p>Con la prossima presidenza di <strong>Joe Biden</strong>, che si è detto favorevole al rilancio della <em>green economy,</em> questo predominio cinese potrebbe diventare un problema. I progetti del neo presidente per un settore energetico a zero emissioni di carbonio entro quindici anni, si scontreranno con la debolezza delle società americane nel campo degli approvvigionamenti minerari e nella filiera di trasformazione. In questo momento, infatti, gli Stati Uniti importano il 100% degli oltre 20 minerali chiave necessari per l&#8217;energia verde ed è quasi altrettanto dipendente dalle importazioni di minerali delle Terre Rare. Quindi Washington, se non fa qualcosa, avrà bisogno di Pechino per la sua transizione verso la <em>green economy</em>.</p>
<p>Oltre Atlantico ritengono, un po&#8217; ottimisticamente, di poter ridurre questa dipendenza. Leggiamo su <a href="https://nationalinterest.org/blog/buzz/america-and-china%E2%80%99s-chess-match-future-green-energy-173358" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>The National Interest</em></a> che gli Stati Uniti possono iniziare a diminuire questo svantaggio <strong>aumentando l&#8217;estrazione casalinga</strong> di minerali, in particolare proprio le Terre Rare, snellendo contemporaneamente le pratiche burocratiche per poter iniziare nuove attività estrattive pur mantenendo il giusto livello di preservazione dell&#8217;ambiente come avviene già in Canada o in Australia.</p>
<p>La geologia però non segue le regole, e i <em>desiderata</em>, della geopolitica, pur condividendone il prefisso, e le quantità di minerali stimate in giacimento non possono essere cambiate. Si pensa anche di <strong>aumentare l&#8217;attività di riciclo</strong> di certi elementi, e questo è sicuramente utile, ma non sarà risolutivo perché il riciclaggio non immette nuova risorsa e pertanto coprirà solo una parte delle nuove richieste del mercato. Parallelamente l&#8217;idea vincente, forse, è quella di <strong>aumentare i legami internazionali</strong> per mettere le mani sulle miniere che si trovano all&#8217;estero, esattamente come sta facendo la Cina da anni. Una scelta obbligata, a nostro parere, che però aprirà una nuova parentesi di guerra commerciale con la Cina, questa volta sulle risorse minerarie, che potrebbe avere implicazioni pesantissime in quei Paesi più poveri e meno rigidi dal punto di vista delle tutele ambientali e sociali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-partita-a-scacchi-per-la-green-economy-tra-stati-uniti-e-cina.html">La partita a scacchi per la green economy tra Stati Uniti e Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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