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	<title>Chicago Archives - InsideOver</title>
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	<title>Chicago Archives - InsideOver</title>
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		<title>Chicago, 100mila abitanti membri delle gang? Quanto è credibile il dato dell&#8217;Fbi</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/chicago-100mila-abitanti-membri-delle-gang-quanto-e-credibile-il-dato-dellfbi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Oct 2025 16:31:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Chicago]]></category>
		<category><![CDATA[FBI]]></category>
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<p>A prima vista sembra una cifra uscita da un film di gangster, più che da un rapporto dell’FBI: centodiecimila membri attivi di bande in una sola città. È quanto ha dichiarato, pochi giorni fa, il direttore dell’FBI Kash Patel, aggiungendo che rappresenterebbero “quasi il cinque per cento dei 2,5 milioni di abitanti di Chicago”. Una &#8230; <a href="https://it.insideover.com/criminalita/chicago-100mila-abitanti-membri-delle-gang-quanto-e-credibile-il-dato-dellfbi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/chicago-100mila-abitanti-membri-delle-gang-quanto-e-credibile-il-dato-dellfbi.html">Chicago, 100mila abitanti membri delle gang? Quanto è credibile il dato dell&#8217;Fbi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>A prima vista sembra una cifra uscita da un film di gangster, più che da un rapporto dell’<strong>FBI</strong>: <strong>centodiecimila membri attivi di bande</strong> in una sola città. È quanto ha dichiarato, pochi giorni fa,<a href="https://it.insideover.com/politica/fbi-trump-ha-scelto-il-fedelissimo-kash-patel.html"> il direttore dell’FBI <strong>Kash Patel</strong></a>, aggiungendo che rappresenterebbero “<em>quasi il cinque per cento dei 2,5 milioni di abitanti di Chicago</em>”. Una percentuale che, se fosse reale, significherebbe che uno su venti tra i residenti del cuore economico del Midwest americano vive dentro un’organizzazione criminale. La frase ha fatto il giro dei media nazionali in poche ore, rimbalzando dalle reti televisive alle prime pagine di siti come <em>Newsweek</em> e <em>Fox News</em>, scatenando una tempesta politica e mediatica.</p>



<p><strong>Ma al di là dello shock iniziale, quanto è credibile quel numero?</strong></p>



<p>Dietro la dichiarazione, pronunciata durante un’intervista televisiva dopo una visita all’ufficio dell’FBI di Chicago, non c’è – almeno per ora – alcun documento pubblico che la supporti. Né l’FBI né il Dipartimento di Polizia di Chicago hanno diffuso dati verificabili o metodologie che spieghino come sia stata calcolata la cifra. <em>Newsweek</em> ha riportato la notizia specificando che l’affermazione è rimasta “<em>non corroborata da fonti federali ufficiali</em>”, mentre il <em>Chicago Tribune</em> e la <em>WTTW News</em> hanno sottolineato che gli uffici locali della polizia non hanno mai parlato di numeri simili negli ultimi anni. Eppure la frase di Patel è servita da miccia per riaccendere il dibattito sulla criminalità urbana, sulla sicurezza pubblica e, soprattutto, sulla gestione politica della paura.</p>



<p>Per comprendere la portata – e la plausibilità – di una cifra simile, bisogna tornare indietro nel tempo, quando Chicago era davvero considerata la “<strong>capitale delle gang</strong>” d’America. Negli anni Ottanta e Novanta, il Dipartimento di Giustizia stimava che in città operassero <strong>circa 70-75 organizzazioni criminali strutturate</strong>, con oltre <strong>100.000 affiliati complessivi</strong>. Si trattava però di un’epoca diversa, dominata da gruppi come i <strong>Vice Lords</strong>, i <strong>Gangster Disciples</strong> e i <strong>Latin Kings</strong>, che avevano gerarchie rigide, leadership riconosciute e un controllo territoriale capillare. Oggi, quegli stessi gruppi si sono frammentati in decine di sottoclan e “crew” di quartiere, spesso in guerra tra loro, ma con un peso molto più fluido e difficile da misurare.</p>



<p>A partire dagli anni Duemila, il <strong>Chicago Police Department (CPD)</strong> ha continuato a monitorare il fenomeno delle gang attraverso un v<strong>asto archivio informatico</strong>. Nel 2019, l’Ufficio dell’Ispettore Generale (OIG) pubblicò un rapporto esplosivo: il database delle gang della polizia conteneva <strong>134.242 nomi</strong>, raccolti in oltre vent’anni. Ma la credibilità di quei dati era profondamente compromessa. Gli ispettori trovarono <strong>errori clamorosi</strong>: persone ultracentenarie ancora segnalate come membri di bande, individui deceduti, cittadini mai condannati per reati di gruppo. Non solo: il 95% dei nomi apparteneva a persone afroamericane o latinoamericane, un segnale di <strong>forti bias razziali </strong>nel modo in cui la polizia etichettava la “membership” criminale.</p>



<p>Le proteste delle organizzazioni per i diritti civili e una serie di cause legali spinsero la città, nel 2023, a <strong>chiudere definitivamente quel sistema</strong>. La Commissione per la supervisione della polizia decise di non sostituirlo con un <strong>nuovo database</strong>, giudicando impossibile garantire criteri oggettivi e trasparenti. Da allora Chicago non ha più un archivio ufficiale dei presunti membri di bande: un vuoto informativo che, paradossalmente, rende oggi quasi impossibile confermare o smentire affermazioni come quella di Patel.</p>



<p>Se si osservano i dati sui reati, il quadro cambia ancora. Secondo un’analisi pubblicata dall’<strong>Illinois Policy Institute</strong>, nel 2023 la polizia di Chicago ha registrato <strong>1.808 crimini considerati “gang-related”</strong>, tra omicidi, aggressioni e sparatorie. È un numero in calo del 60 % rispetto ai primi anni 2000, quando le gang erano coinvolte in oltre 4.000 reati l’anno. Anche la quota di omicidi attribuiti a bande è scesa: dal 35 % nei primi anni 2010 a circa il <strong>22 % nel 2023</strong>, la percentuale più bassa degli ultimi due decenni. Questi numeri non significano che la violenza sia sparita – Chicago continua a contare più di 500 omicidi l’anno – ma suggeriscono che il peso delle gang classiche nel crimine urbano è diminuito, sostituito da conflitti più atomizzati e imprevedibili.</p>



<p>La ricerca accademica conferma questa metamorfosi. Un rapporto del <strong>Great Cities Institute</strong> dell’Università dell’Illinois descrive “<strong>la frattura del sistema delle gang</strong>”, in cui le grandi organizzazioni criminali degli anni ’90 si sono disgregate in <strong>micro-set locali</strong> privi di leadership centrale. Le rivalità, un tempo territoriali, oggi si consumano anche online: le gang giovanili usano i social per provocare, rivendicare o documentare atti di violenza. In uno studio più recente (2024) pubblicato su <em>arXiv</em>, sociologi e data scientist hanno mappato reti di relazioni tra membri di bande e micro-gruppi attraverso i social media, scoprendo una struttura “a nuvola” anziché piramidale. Questo nuovo ecosistema, osservano gli studiosi, “<em>rende obsolete le metriche tradizionali di appartenenza</em>”.</p>



<p>Alla luce di queste evoluzioni, il numero lanciato da Kash Patel appare più come un’affermazione simbolica che una fotografia fedele della realtà. Non esiste al momento alcuna pubblicazione dell’FBI che supporti l’idea di 110.000 membri attivi a Chicago, né è chiaro se Patel si riferisse a dati aggiornati, a vecchie stime del CPD o a un’estrapolazione basata su informazioni interne non rese pubbliche. Alcuni analisti, come il criminologo <strong>John Hagedorn</strong>, autore di <em>A World of Gangs</em>, hanno commentato che “<em>parlare di membri attivi di gang in questi termini è fuorviante: le affiliazioni sono fluide, temporanee, e spesso più sociali che criminali</em>”.</p>



<p>Eppure la forza politica della cifra resta enorme. L’idea di una <strong>Chicago infestata</strong> da 100.000 criminali dà forza a una narrativa securitaria che da anni accompagna la politica statunitense, soprattutto in campagna elettorale. Patel, nominato alla guida dell’FBI in un momento di forte tensione tra amministrazione federale e governi locali democratici, ha spesso sostenuto un approccio più duro alla criminalità urbana. Dichiarazioni come questa, servono tanto a orientare l’opinione pubblica quanto a giustificare misure straordinarie, come il dispiegamento di truppe della Guardia Nazionale o l’espansione dei poteri investigativi.</p>



<p>Nel frattempo, la Chicago reale continua a convivere con due anime: da un lato la <strong>metropoli economica e culturale </strong>che si reinventa con l’innovazione e il turismo; dall’altro, la <strong>città delle disuguaglianze profonde</strong>, dove interi quartieri continuano a vivere sotto la pressione della povertà, della disoccupazione e della violenza. Ed è proprio in questi spazi di marginalità che le nuove gang – spesso adolescenti o ventenni, più connessi ai social che alla strada – trovano terreno fertile.</p>



<p>Alla fine, il caso del “5 per cento di criminali” racconta più del clima politico americano che della realtà criminale di Chicago. È il sintomo di una narrazione in cui i numeri diventano armi retoriche, e la paura – come sempre – il linguaggio più potente della politica. Fino a quando non emergeranno dati verificabili, la cifra di Patel resta un fantasma statistico: suggestiva, ma priva di fondamenta. E forse proprio per questo, ancora più pericolosa.</p>
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		<title>La destra alternativa dietro a Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/200336</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2019 14:41:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Chicago]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-5-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-5-1.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-5-1-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Sull'elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, e di come la più grande superpotenza mondiale stia cambiando, si è scritto tanto, forse troppo. Ma chi sono davvero i protagonisti che hanno determinato la vittoria di un candidato dato per perdente da tutti? Chi c'è davvero dietro l'elezione "The Donald"? Qual è il cuore profondo a stelle e strisce che al grido “Make America great again” ha cambiando lo scenario politico americano? È proprio per scoprire questo variegato mondo così controcorrente che vogliamo partire da Washington, cuore istituzionale degli Stati Uniti: qui racconteremo il lato politico dell'Alt-Right americana, la destra "alternativa" che ha dato voce al paese profondo conquistando dall'interno il vecchio partito Repubblicano.</p>
<p>A Washington entreremo nei maggiori think tank dell'Alt-Right, come Breitbart.com di Steve Bannon, l'ex consigliere del presidente e responsabile della campagna elettorale, o il National Policy Institute, il pensatoio diretto da Richard Spencer, padre del termine “Alt-Right”, o ancora nella redazione American Renaissence, la controversa rivista curata da Jared Taylor, lo studioso che ama definirsi come “l'avvocato difensore degli americani bianchi”.</p>
<p>Prima tappa: budget 2500 euro. Dalla capitale ci sposteremo alla volta del West Virginia, uno stato "deep red", fortemente repubblicano che esemplifica in modo perfetto come la crisi dell'industria del carbone abbia portato i minatori dell'America profonda a sostenere Trump. Andremo nelle città minerarie di Morgantown, Fairmont e Monongah – dove oltre il 60% della popolazione ha origini italiane- e ascolteremo le voci di chi si sente continuamente ripetere "anche voi siete stati immigrati". In Virginia, uno stato conteso tra Democratici e Repubblicani e da sempre incarnazione dell'anima "sudista", faremo luce su quella "guerra delle statue" che, in nome del politicamente corretto, sta infiammando gli Stati Uniti e portando alla distruzione di gran parte del patrimonio storico americano.</p>
<p>Seconda tappa: budget 4000 euro. Grazie al vostro contributo, il nostro viaggio potrà spingersi sempre più nel cuore dell'America profonda. Con il sostegno di un cameraman professionista, vi racconteremo un Paese inedito, fatto di piccoli centri, squadre di football e amore per le proprie tradizioni. Dal Tennessee all'Alabama, passando per la Georgia, il South e il North Carolina incontreremo minatori e contadini, blogger, intellettuali, politici e studenti, tutti accomunati da un sogno: vedere l'America nuovamente grande. Racconteremo il vecchio spirito sudista mai domato, l'avanzata della destra nei campus universitari, le battaglie in difesa del passato e la nuova "guerra civile" tra l'America di Trump e la "generazione Soros".</p>
<p>Terza tappa: 5000 euro. Se sosterrete ulteriormente il nostro progetto, potremo andare a Chicago, l'ultima tappa dell'incredibile Trasvolata Atlantica di Italo Balbo, nel 1933. Proprio a Chicago, infatti, il monumento intitolato all'eroe degli anni Trenta (e con lui tutta la comunità italo-americana) sono sotto attacco da parte di chi vorrebbe annullare e distruggere i simboli, l'eredità e l'identità di un'intera comunità. Chicago, inoltre, è anche la metropoli afro-americana che vide l'inizio della carriera politica dell'ex presidente Barack Obama, e che oggi si ritrova al centro di alcune delle più gravi tensioni razziali del paese. Nei sobborghi della città, infatti, movimenti come “Black Lives Metter” continuano ad accrescere il loro consenso soffiando sulla rabbia degli americani neri, per poi incanalarla contro la presidenza Trump. In un rischioso “gioco con il fuoco” già più volte sfuggito di mano e costato la vita ad agenti e dimostrati. Il nostro sarà un reportage "boots on the ground", lontanto dalle solite narrazioni di corrispondenti da attici di lusso a New York: incontreremo i protagonisti di questa nuova "guerra civile" tra l'America di Trump e la "generazione Soros".</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/200336">La destra alternativa dietro a Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-5-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-5-1.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-5-1-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>Sull&#8217;elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, e di come la più grande superpotenza mondiale stia cambiando, si è scritto tanto, forse troppo. Ma chi sono davvero i protagonisti che hanno determinato la vittoria di un candidato dato per perdente da tutti? Chi c&#8217;è davvero dietro l&#8217;elezione &#8220;The Donald&#8221;? Qual è il cuore profondo a stelle e strisce che al grido “Make America great again” ha cambiando lo scenario politico americano? È proprio per scoprire questo variegato mondo così controcorrente che vogliamo partire da Washington, cuore istituzionale degli Stati Uniti: qui racconteremo il lato politico dell&#8217;Alt-Right americana, la destra &#8220;alternativa&#8221; che ha dato voce al paese profondo conquistando dall&#8217;interno il vecchio partito Repubblicano. </span></p>
<p><span>A Washington entreremo nei maggiori think tank dell&#8217;Alt-Right, come Breitbart.com di Steve Bannon, l&#8217;ex consigliere del presidente e responsabile della campagna elettorale, o il National Policy Institute, il pensatoio diretto da Richard Spencer, padre del termine “Alt-Right”, o ancora nella redazione American Renaissence, la controversa rivista curata da Jared Taylor, lo studioso che ama definirsi come “l&#8217;avvocato difensore degli americani bianchi”. </span></p>
<p><span>Prima tappa: budget 2500 euro. Dalla capitale ci sposteremo alla volta del West Virginia, uno stato &#8220;deep red&#8221;, fortemente repubblicano che esemplifica in modo perfetto come la crisi dell&#8217;industria del carbone abbia portato i minatori dell&#8217;America profonda a sostenere Trump. Andremo nelle città minerarie di Morgantown, Fairmont e Monongah – dove oltre il 60% della popolazione ha origini italiane- e ascolteremo le voci di chi si sente continuamente ripetere &#8220;anche voi siete stati immigrati&#8221;. In Virginia, uno stato conteso tra Democratici e Repubblicani e da sempre incarnazione dell&#8217;anima &#8220;sudista&#8221;, faremo luce su quella &#8220;guerra delle statue&#8221; che, in nome del politicamente corretto, sta infiammando gli Stati Uniti e portando alla distruzione di gran parte del patrimonio storico americano. </span></p>
<p><span>Seconda tappa: budget 4000 euro. Grazie al vostro contributo, il nostro viaggio potrà spingersi sempre più nel cuore dell&#8217;America profonda. Con il sostegno di un cameraman professionista, vi racconteremo un Paese inedito, fatto di piccoli centri, squadre di football e amore per le proprie tradizioni. Dal Tennessee all&#8217;Alabama, passando per la Georgia, il South e il North Carolina incontreremo minatori e contadini, blogger, intellettuali, politici e studenti, tutti accomunati da un sogno: vedere l&#8217;America nuovamente grande. Racconteremo il vecchio spirito sudista mai domato, l&#8217;avanzata della destra nei campus universitari, le battaglie in difesa del passato e la nuova &#8220;guerra civile&#8221; tra l&#8217;America di Trump e la &#8220;generazione Soros&#8221;. </span></p>
<p><span>Terza tappa: 5000 euro. Se sosterrete ulteriormente il nostro progetto, potremo andare a Chicago, l&#8217;ultima tappa dell&#8217;incredibile Trasvolata Atlantica di Italo Balbo, nel 1933. Proprio a Chicago, infatti, il monumento intitolato all&#8217;eroe degli anni Trenta (e con lui tutta la comunità italo-americana) sono sotto attacco da parte di chi vorrebbe annullare e distruggere i simboli, l&#8217;eredità e l&#8217;identità di un&#8217;intera comunità. Chicago, inoltre, è anche la metropoli afro-americana che vide l&#8217;inizio della carriera politica dell&#8217;ex presidente Barack Obama, e che oggi si ritrova al centro di alcune delle più gravi tensioni razziali del paese. Nei sobborghi della città, infatti, movimenti come “Black Lives Metter” continuano ad accrescere il loro consenso soffiando sulla rabbia degli americani neri, per poi incanalarla contro la presidenza Trump. In un rischioso “gioco con il fuoco” già più volte sfuggito di mano e costato la vita ad agenti e dimostrati. Il nostro sarà un reportage &#8220;boots on the ground&#8221;, lontanto dalle solite narrazioni di corrispondenti da attici di lusso a New York: incontreremo i protagonisti di questa nuova &#8220;guerra civile&#8221; tra l&#8217;America di Trump e la &#8220;generazione Soros&#8221;. </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/200336">La destra alternativa dietro a Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>&#8220;Lasciate volare Italo Balbo&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/lasciate-volare-italo-balbo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2019 14:14:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Chicago]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-21.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-21.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-21-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>È il pomeriggio del 15 luglio 1933, quando 24 Idrovolanti Savoia Marchetti S55 atterranno sulle acque piatte del lago Michigan, davanti a Chicago. Hanno appena compiuto una delle più grandi imprese della storia dell'aviazione, volando in formazione serrata da Roma agli Stati Uniti, e dimostrando che l'Oceano Atlantico non è più un ostacolo. A guidare i centoquindici ufficiali e sottufficiali, un uomo che per la comunità italoamericana diventerà un eroe: Italo Balbo. La folla in festa lo accoglie con una moltitudine di bandiere italiane ed americane, ed erige, a ricordo dell'impresa, una colonna di epoca romana con inciso il suo nome. Roma incontra Chicago. E i due Paesi non sembrano mai essere stati così vicini. Nessuno avrebbe potuto immaginare, che a distanza di ottantaquattro anni, alcuni blogger ed attivisti "anti-razzisti" avrebbero pensato di protestare affinché il monumento a Balbo venisse abbattuto in quanto simbolo "fascista".</p>
<p>Riprese: Marta Proietti<br />
Montaggio: Roberto Di Matteo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-21.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-21.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-21-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>È il pomeriggio del 15 luglio 1933, quando 24 Idrovolanti Savoia Marchetti S55 atterranno sulle acque piatte del lago Michigan, davanti a Chicago. Hanno appena compiuto una delle più grandi imprese della storia dell&#8217;aviazione, volando in formazione serrata da Roma agli Stati Uniti, e dimostrando che l&#8217;Oceano Atlantico non è più un ostacolo. A guidare i centoquindici ufficiali e sottufficiali, un uomo che per la comunità italoamericana diventerà un eroe: Italo Balbo. La folla in festa lo accoglie con una moltitudine di bandiere italiane ed americane, ed erige, a ricordo dell&#8217;impresa, una colonna di epoca romana con inciso il suo nome. Roma incontra Chicago. E i due Paesi non sembrano mai essere stati così vicini. Nessuno avrebbe potuto immaginare, che a distanza di ottantaquattro anni, alcuni blogger ed attivisti &#8220;anti-razzisti&#8221; avrebbero pensato di protestare affinché il monumento a Balbo venisse abbattuto in quanto simbolo &#8220;fascista&#8221;.</span></p>
<p>Montaggio: Roberto Di Matteo</p>
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		<title>Gli italoamericani contro il buonismo: &#8220;Balbo deve continuare a volare&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/nazionalismi/stati-uniti-damerica/gli-italoamericani-contro-il-buonismo-balbo-deve-continuare-a-volare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Mar 2018 14:52:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Chicago]]></category>
		<category><![CDATA[Italo Balbo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1625" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Balbo1-1625x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Balbo1-1625x1080.jpg 1625w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Balbo1-1625x1080-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Balbo1-1625x1080-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Balbo1-1625x1080-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1625px) 100vw, 1625px" /></p>
<p>(Chicago) È il pomeriggio del 15 luglio 1933, quando 24 Idrovolanti Savoia Marchetti S55 atterranno sulle acque piatte del lago Michigan, davanti a Chicago. Hanno appena compiuto una delle più grandi imprese della storia dell&#8217;aviazione, volando in formazione serrata da Roma agli Stati Uniti, e dimostrando che l&#8217;Oceano Atlantico non è più un ostacolo. A &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/nazionalismi/stati-uniti-damerica/gli-italoamericani-contro-il-buonismo-balbo-deve-continuare-a-volare.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1625" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Balbo1-1625x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Balbo1-1625x1080.jpg 1625w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Balbo1-1625x1080-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Balbo1-1625x1080-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Balbo1-1625x1080-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1625px) 100vw, 1625px" /></p><p><strong>(Chicago)</strong> È il pomeriggio del 15 luglio 1933, quando 24 Idrovolanti Savoia Marchetti S55 atterranno sulle acque piatte del lago Michigan, davanti a Chicago. Hanno appena compiuto una delle più grandi imprese della storia dell&#8217;aviazione, volando in formazione serrata da Roma agli Stati Uniti, e dimostrando che l&#8217;Oceano Atlantico non è più un ostacolo.</p>
<p><style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/SDiny1Pi8pM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div></p>
<p>A guidare i centoquindici ufficiali e sottufficiali, un uomo che per la comunità italoamericana diventerà un eroe: <strong>Italo Balbo</strong>. La folla in festa lo accoglie con una moltitudine di bandiere italiane ed americane, ed erige, a ricordo dell&#8217;impresa, una colonna di epoca romana con inciso il suo nome. Roma incontra Chicago. E i due Paesi non sembrano mai essere stati così vicini. Nessuno avrebbe potuto immaginare, che a distanza di ottantaquattro anni, alcuni blogger ed attivisti &#8220;anti-razzisti&#8221; avrebbero pensato di protestare affinché il monumento a Balbo venisse abbattuto in quanto simbolo &#8220;fascista&#8221;.</p>
<p>Ma il mondo purtroppo è strano, e pieno di gente con il &#8220;pallino&#8221; per la riscrittura del passato in chiave politicamente corretta. Fortunatamente però, a Chicago, la comunità italoamericana è una di quelle che contano sul serio. Una di quelle che ha letteralmente costruito la città, ed oggi può decidere senza troppi problemi anche se un sindaco verrà riconfermato o meno. Incontriamo Dominic DiFrisco, presidente emerito del &#8220;Joint Civic Committee of Italian Americans&#8221;, insieme a suo nipote Dominic Gianni, Enza Raineri e Lissa Druss, in una sala del Gene&amp;Georgetti, ristorante italiano aperto a Chicago dal 1941.</p>
<p>I quattro sono l&#8217;anima della comunità italiana in città e nel monumento a Balbo vedono un pezzo fondamentale della loro storia. &#8220;Quando ho saputo che qualcuno voleva abbattere il monumento di Italo Balbo &#8211; racconta DiFrisco &#8211; ho chiamato mio nipote e gli ho detto che sarei stato pronto a finire in galera pur di impedirlo. Da quel momento tutta la nostra comunità si è mobilitata in sua difesa. Per noi infatti è un simbolo di identità e di orgoglio troppo importante&#8221;.</p>
<p>Un simbolo, secondo DiFrisco, che non avrebbe  nulla di negativo, ma anzi, sancirebbe l&#8217;amicizia tra due popoli. &#8220;Il monumento a Italo Balbo è una parte fondamentale della nostra storia, edificato per celebrare il volo degli idrovolanti italiani atterrati nel &#8217;33 in occasione della Century Of Progress. Una sorta di esposizione mondiale per celebrare i cento anni della fondazione della città. In quel tempo, bisogna poi tener presente &#8211; continua DiFrisco &#8211; che Chicago era piena di immigrati italiani appena arrivati, che videro in quell&#8217;impresa internazionale un simbolo di orgoglio. Un motivo di vanto, in un paese nuovo e difficile&#8221;.</p>
<p>A rispondere in maniera calorosa, tuttavia, non furono soltanto i cittadini di origine italiana. &#8220;Gli stessi americani &#8211; spiega il presidente emerito del Jccia &#8211; rimasero fortemente impressionati dall&#8217;impresa di Balbo, ed anche i leader politici del tempo espressero ammirazione verso l&#8217;Italia. Nonostante alcuni dicano che a quei tempi ci fosse il fascismo, bisogna ammettere che l&#8217;Italia era un paese stimato a livello internazionale. E le parole di Franklin Roosevelt, Winston Churchill, e addirittura di Gandhi, sono lì a dimostrarlo&#8221;.</p>
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<p>Al giorno d&#8217;oggi però gran parte dei contestatori del monumento ignorerebbero la storia del monumento stesso. &#8220;Coloro che vogliono rimuovere il monumento a Balbo &#8211; dichiara DiFrisco &#8211; non sono altro che degli ignoranti. Gente ci non conosce la storia e cerca di riscriverla a suo piacere. Tutto è cominciato infatti con la campagna tesa a screditare la figura di Cristoforo Colombo, raccontando palesi assurdità, come il fatto che avesse avuto un ruolo nello steminio degli indiani d&#8217;America, poi si è passati a Balbo, in un crescendo di follia. Grazie a dio però queste persone sono un&#8217;esigua minoranza, e la maggior parte dei cittadini di Chicago non ha sostenuto le loro proteste&#8221;.</p>
<p>Dopo alcuni mesi di polemiche la situazione sembrerebbe essersi avviata verso una soluzione positiva. &#8220;Fortunatamente le nostre rappresentanti Enza Raineri, e Lissa Druss &#8211; spiega DiFrisco &#8211;  sono riuscite ad ottenere un proficuo incontro con il sindaco della città ed a scongiurare la rimozione del monumento. Abbiamo però dovuto accettare che la targa che oggi recita &#8220;dono dell&#8217;Italia Fascista&#8221; venga cambiata in &#8220;dono del popolo italiano&#8221;. Certo, è un compromesso, non una vittoria clamorosa, ma l&#8217;importante è che il nome di Balbo rimanga come simbolo dell&#8217;amicizia tra l&#8217;Italia e Chicago&#8221;. DiFrisco sarebbe così riuscito a mantenere una promessa: &#8220;Quando presi posizione in difesa di Balbo mi arrivarono moltissime lettere di sostegno. Ma una la ricordo bene &#8211; racconta -. C&#8217;era scritto: &#8220;Caro signor DiFrisco, ero una bambina quando Balbo arrivò in città, ma ero lì. In un mare di bandiere tricolori con mia madre e mio padre che piangevano sventolando la bandiera italiana. Non gli permetta di cancellare questa storia&#8221;. Come avrei potuto non esaudire la sua preghiera?&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/nazionalismi/stati-uniti-damerica/gli-italoamericani-contro-il-buonismo-balbo-deve-continuare-a-volare.html">Gli italoamericani contro il buonismo: &#8220;Balbo deve continuare a volare&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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