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	<title>Casa Bianca Archives - InsideOver</title>
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	<title>Casa Bianca Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Demolire la Casa Bianca: Trump balla da solo tra ruspe e lampadari</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/demolire-la-casa-bianca-trump-balla-da-solo-tra-ruspe-e-lampadari.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2025 05:41:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 20 ottobre scorso, le ruspe hanno iniziato a mordere la facciata Est della Casa Bianca. Non era un ordinario restauro, ma la demolizione della East Wing, un’ala storica costruita nel 1902 e ampliata nel 1942 per ospitare l’ufficio della first lady, un piccolo cinema presidenziale e il celebre Jacqueline Kennedy Garden. Tutto spianato per &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/demolire-la-casa-bianca-trump-balla-da-solo-tra-ruspe-e-lampadari.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251028112533424_5d201eaca23de7cd7a5a3c93aa11afe8-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 20 ottobre scorso, le ruspe hanno iniziato a mordere la facciata Est della<strong> Casa Bianca</strong>. Non era un ordinario restauro, ma la demolizione della <em>East Wing</em>, un’ala storica costruita nel 1902 e ampliata nel 1942 per ospitare l’ufficio della <em>first lady</em>, un piccolo cinema presidenziale e il celebre Jacqueline Kennedy Garden. Tutto spianato per far posto a un nuovo progetto: una <strong>sala da ballo </strong>di circa ottomilaquattrocento metri quadrati, capace di accogliere fino a novecentonovantanove ospiti, voluta da <strong>Donald Trump </strong>e presentata come “<strong>privatamente finanziata</strong>”, quindi “<strong>a costo zero per i contribuenti</strong>”. Ma la storia si è rapidamente trasformata in un campo di battaglia politica, estetica e simbolica.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://c.files.bbci.co.uk/453f/live/71d1d4d0-6e3e-11f0-a3f5-afebbe7846cc.jpg" alt=""/></figure>
</div>


<p>In realtà, la Casa Bianca è sempre stata un cantiere aperto. <strong>Franklin D. Roosevelt </strong>la ricostruì per darle efficienza, <strong>Harry S. Truman</strong> la svuotò per salvarla dal crollo, Kennedy la restaurò per restituirle grazia e memoria. <strong>Richard Nixon </strong> fece ampliare i sistemi di sicurezza, installò una sala stampa permanente e un’ampia rete di registrazione interna (quella che poi lo tradì). Anche qui, l’obiettivo era funzionale, non simbolico. <strong>Ronald Reagan</strong> e<strong> George W. Bush</strong> aggiornarono gli impianti e le tecnologie, rinforzarono la struttura contro attacchi e terremoti, ma sempre nel rispetto dell’estetica storica. Qui risiede la differenza sostanziale: i loro interventi, per quanto profondi, si muovevano dentro una logica istituzionale, condivisa, trasparente. <strong>Erano restauri del potere, non esibizioni del potere</strong>.</p>



<p>L’annuncio ufficiale era arrivato a fine luglio, in un momento di forte tensione tra la Casa Bianca e il Congresso. Trump aveva dichiarato che la Casa Bianca “<em>aveva bisogno di spazi più grandi per rappresentare adeguatamente la nazione</em>”, ma i democratici hanno letto nel progetto un gesto di autocelebrazione, una costruzione monumentale per consolidare l’immagine di un presidente che, al di là delle urne, vuole imprimere un segno fisico sulla storia americana. La demolizione dell’East Wing, partita senza il completamento dell’iter presso la <strong>National Capital Planning Commission</strong>, ha fornito ai suoi oppositori un’arma formidabile: l’accusa di avere “<em>scavalcato la legge federale</em>” e di aver agito “<em>come se la Casa Bianca fosse una proprietà privata</em>”. Alcuni senatori democratici hanno parlato apertamente di “<em>abuso simbolico di potere</em>”, mentre l’ex speaker <strong>Nancy Pelosi </strong>ha definito il progetto “<em><strong>una parodia dell’autorità costituzionale</strong></em>”.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://images.theconversation.com/files/698212/original/file-20251023-56-fmvg62.jpg?ixlib=rb-4.1.0&amp;rect=0%2C0%2C4756%2C3170&amp;q=50&amp;auto=format&amp;w=768&amp;h=512&amp;fit=crop&amp;dpr=2" alt=""/></figure>
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<p>Dal fronte repubblicano, invece, le reazioni sono più complesse. Una parte del partito, quella più allineata a Trump, sostiene che il progetto rappresenti una “<em>modernizzazione necessaria</em>” e una “<em>affermazione di grandezza nazionale</em>” — un investimento simbolico per restituire agli Stati Uniti l’immagine di un potere solido e spettacolare. <strong>Ma tra i repubblicani tradizionali e conservatori moderati cresce il disagio.</strong> Alcuni, pur senza opporsi pubblicamente, parlano di gesto inopportuno, di “<em>culto della personalità travestito da restauro”</em>. Il governatore del Maryland, repubblicano di area centrista, ha sintetizzato il malessere del suo campo politico dicendo che “<em>la Casa Bianca non è un monumento presidenziale, ma la casa della democrazia — e quando la si demolisce, si tocca anche un equilibrio istituzionale</em>”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una frattura istituzionale</h2>



<p>Il <strong>Congresso</strong>, colto di sorpresa, ha tentato di reagire convocando audizioni d’urgenza. La Commissione per l’edilizia federale e quella per la trasparenza dei fondi pubblici hanno chiesto chiarimenti sui finanziatori privati, sulle modalità di affidamento e sulla gestione dei permessi. L’amministrazione, dal canto suo, ha risposto con una<strong> strategia comunicativa aggressiva</strong>: il progetto viene descritto come “<em>un dono al popolo americano</em>”, mentre ogni critica viene liquidata come ostilità politica. Trump stesso, intervenendo in una conferenza stampa improvvisata sul prato Sud, ha dichiarato che “<em>la sala sarà il luogo dove il mondo vedrà la vera America — forte, bellissima, e capace di ospitare tutti</em>”. Un commento che, letto tra le righe, conferma la dimensione spettacolare dell’iniziativa.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://s.yimg.com/ny/api/res/1.2/1yTyG38QcF3yL36ObSX1Sw--/YXBwaWQ9aGlnaGxhbmRlcjt3PTk2MDtoPTU0MTtjZj13ZWJw/https://media.zenfs.com/en/thedailybeast.com/925118be962fdd3a4ed602f5ffe35ac8" alt=""/></figure>
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<p>Ma dietro la disputa simbolica si nasconde una frattura istituzionale più seria. La National Capital Planning Commission — l’organo indipendente che deve approvare ogni modifica strutturale agli edifici federali — è oggi composta in gran parte da membri nominati dallo stesso Trump. Alcuni giuristi parlano apertamente di <strong>conflitto d’interessi</strong>: la Casa Bianca ha costruito un sistema di <strong>autorizzazioni “amichevoli”</strong>, aggirando la necessità di un controllo reale. Ex funzionari dell’amministrazione Obama hanno definito il caso “<em>una lezione di potere verticale</em>”: un presidente che usa la burocrazia per rafforzare il proprio dominio sull’immagine istituzionale.</p>



<p>La battaglia si è quindi estesa ai media. <strong>Le testate conservatrici dipingono la demolizione come “un gesto patriottico”</strong> e un segno di rinnovamento, mentre i principali quotidiani nazionali e internazionali la interpretano come un simbolo di disordine politico e narcisismo presidenziale. Le immagini della demolizione della East Wing — polvere, travi, colonne che crollano, i resti del cinema presidenziale e del giardino di Jackie Kennedy — sono diventate virali.</p>



<p><strong>La dimensione estetica si intreccia così con la contesa politica</strong>. La nuova sala da ballo — vetrate antiproiettile, lampadari monumentali, colonne corinzie e marmi italiani — non è soltanto un ampliamento edilizio. È <strong>un manifesto visivo</strong>. Dove prima la Casa Bianca mostrava sobrietà e misura, ora si prepara a incarnare la teatralità del potere. <strong>L’idea stessa di “grandezza” americana viene tradotta in architettura</strong>: il potere non si limita più a governare, ma a esibirsi. E in questo, la Casa Bianca smette di essere la cornice neutra della presidenza per diventare un’estensione della personalità presidenziale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Simbolo di rinascita o minaccia istituzionale?</h2>



<p>La battaglia politica si gioca anche sul terreno dell’opinione pubblica. Secondo i sondaggi più recenti, una parte consistente degli elettori repubblicani approva il progetto, interpretandolo come un <strong>segnale di forza e orgoglio nazionale</strong>. Tra gli indipendenti e i democratici, invece, prevale la preoccupazione per la distruzione del patrimonio storico e per l’idea che il presidente possa intervenire così radicalmente su un bene pubblico. L’America appare spaccata: da un lato chi vede nel nuovo salone un simbolo di rinascita, dall’altro chi vi legge una minaccia al principio stesso di continuità istituzionale.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i.abcnewsfe.com/a/fd4837d2-e798-4705-96b6-87f105a6102e/donald-trump-12-rt-gmh-251022_1761168942169_hpMain.jpg" alt=""/></figure>
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<p>A livello internazionale, la vicenda viene osservata come un segnale di rottura: <strong>la democrazia che si rifà il trucco, e lo fa demolendo la propria memoria.</strong> Gli analisti europei hanno paragonato la scena alle grandi opere presidenziali dei regimi ipermediatici: dall’Ak Saray di Erdogan ad Ankara, con le sue mille stanze, fino alle ricostruzioni scenografiche del Cremlino e alle ambizioni monumentali di certi palazzi ministeriali cinesi. In tutti questi casi, il potere cerca di rinnovarsi attraverso la forma. E la forma, inevitabilmente, diventa sostanza.</p>



<p>In questa prospettiva, la timeline degli eventi — l’annuncio estivo, l’accelerazione autunnale, la demolizione improvvisa — appare come <strong>il copione di un teatro politico in cui la velocità sostituisce il consenso.</strong> È la politica del gesto, che conquista visibilità immediata ma lascia dietro di sé macerie fisiche e simboliche. La Casa Bianca, in questo senso, diventa il cantiere del potere contemporaneo: non più il luogo dove il potere abita, ma dove si mette in scena.</p>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lo Stato contro Donald Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lo-stato-contro-donald-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jun 2025 05:54:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
		<category><![CDATA[Corte Suprema]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611133932942_38c0e28ba1d92a3744598243a0f8eb14.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611133932942_38c0e28ba1d92a3744598243a0f8eb14.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611133932942_38c0e28ba1d92a3744598243a0f8eb14-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611133932942_38c0e28ba1d92a3744598243a0f8eb14-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611133932942_38c0e28ba1d92a3744598243a0f8eb14-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611133932942_38c0e28ba1d92a3744598243a0f8eb14-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611133932942_38c0e28ba1d92a3744598243a0f8eb14-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“A nation of laws, not of men”, così definì gli Stati Uniti John Adams, secondo presidente d’America. Questa era la promessa. Che nessun uomo, nemmeno il più potente, fosse sopra la legge. Ma nel 2025, questa precondizione è messa alla prova come raramente prima. L’ America si risveglia ogni giorno più divisa, più tesa, più &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lo-stato-contro-donald-trump.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611133932942_38c0e28ba1d92a3744598243a0f8eb14.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611133932942_38c0e28ba1d92a3744598243a0f8eb14.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611133932942_38c0e28ba1d92a3744598243a0f8eb14-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611133932942_38c0e28ba1d92a3744598243a0f8eb14-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611133932942_38c0e28ba1d92a3744598243a0f8eb14-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611133932942_38c0e28ba1d92a3744598243a0f8eb14-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611133932942_38c0e28ba1d92a3744598243a0f8eb14-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“<em>A nation of laws, not of men</em>”, così definì gli Stati Uniti <strong>John Adams</strong>, secondo presidente d’America. Questa era la promessa. Che nessun uomo, nemmeno il più potente, fosse sopra la legge. Ma nel 2025, questa precondizione è messa alla prova come raramente prima. L’ America si risveglia ogni giorno più divisa, più tesa, più vicina al limite. E a tenere in piedi l’impalcatura, tra corti, stati e ricorsi, è proprio quella legge. In un clima politico sempre più polarizzato, un numero crescente di Stati, corti federali e giudici stanno tracciando un fronte parallelo a quello del potere esecutivo.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="&#039;Weakness masquerading as strength&#039;: Hear Newsom&#039;s blistering speech on Trump as LA protests persist" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/linJzM49ldI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_linJzM49ldI");</script>
</div></figure>



<p>A circa sei mesi dall’inizio del secondo mandato della <strong>presidenza Trump</strong>, sembra sempre più radicalizzarsi l&#8217;uso dell&#8217;autorità federale, toccando temi sensibili: truppe negli Stati, diritti civili, immigrazione accelerata, cittadinanza per nascita, dazi. Ma, di fronte a questo espansionismo, la legge americana sembra stia mantenendo una coscienza propria. E reagisce.<br>Facciamo un breve recap degli ultimi episodi della battaglia tra i provvedimenti di Trump e la legge americana:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>12 giugno 2025 – California v. Trump</strong></li>
</ul>



<p>Nel cuore del dibattito costituzionale, si terrà un’udienza chiave presso il tribunale federale, dove la California contesterà il dispiegamento unilaterale di truppe federali a Los Angeles. Il giudice Charles Breyer sarà chiamato a valutare se questa mossa violi il 10° Emendamento e la sovranità garantita agli Stati.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>9 giugno 2025 – Doppia ingiunzione del giudice Tigar</strong></li>
</ul>



<p>Il giudice distrettuale Jon Tigar emette due ordinanze cruciali: la prima protegge i fondi destinati a programmi per diritti LGBTQ+, la seconda vieta la sospensione delle terapie ormonali per persone trans in carcere. Due stop simbolici all’ideologia esecutiva.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>6 giugno 2025 – Presidente e Fellows di Harvard College v. Dipartimenti federali</strong></li>
</ul>



<p>Harvard ha citato in giudizio l’amministrazione Trump presso il tribunale federale del Massachusetts per una serie di atti punitivi: il congelamento di quasi 3 miliardi di dollari in fondi federali per la ricerca, la revoca dello status tax-exempt e la sospensione dell’ammissione di studenti internazionali. La corte, presieduta dalla giudice Allison Burroughs, ha emesso un’ingiunzione contro il blocco dei visti e della certificazione dell’università, ritenendo tali misure “rappresaglia illegittima” e dannose per la libertà accademica e i diritti costituzionali dell’istituzione</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>29 maggio 2025 – Tariffe bloccate dal tribunale di Washington</strong></li>
</ul>



<p>La District Court della capitale sospende temporaneamente le tariffe commerciali imposte da Trump tramite l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA). La corte ha sollevato dubbi sulla legittimità dell’uso di poteri d’emergenza per fini doganali.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>28 maggio 2025 – Bocciatura della Corte del Commercio Internazionale</strong></li>
</ul>



<p>LA U.S. Court of International Trade ha invalidato l’intero pacchetto tariffario “fentanyl reciprocation”. La corte ha giudicato eccessivo e fuori portata l’uso dell’IEEPA in un contesto commerciale ordinario.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>15 maggio 2025 – Cittadinanza in discussione alla Corte Suprema</strong></li>
</ul>



<p>La Corte Suprema ascolta le argomentazioni sulla costituzionalità dell’ordine esecutivo 14156, che mira a limitare lo jus soli. È uno dei casi simbolo della battaglia tra legalità costituzionale e sovranità presidenziale.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>9 aprile 2025 – Deportazioni: imposta una pausa</strong></li>
</ul>



<p>Una corte federale ha stabilito che le espulsioni eseguite ai sensi dell’Alien Enemies Act non possono essere automatiche. Imposto un preavviso di 30 giorni. È la prima restrizione legale moderna su una legge del 1798 riattivata da Trump.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>7 aprile 2025 – Il blocco della Corte Suprema sull’AEA</strong></li>
</ul>



<p>La Corte Suprema ha concesso un provvedimento d’urgenza per sospendere le deportazioni di massa contro cittadini venezuelani. Il caso solleva interrogativi sull’uso del diritto di guerra per la gestione dell’immigrazione.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>2 aprile 2025 – Tariffe generalizzate via decreto</strong></li>
</ul>



<p>Trump firma l’Executive Order 14257: dazi fino al 50% su prodotti da 57 paesi, giustificati con pretesti di sicurezza economica. È l’uso più aggressivo dell’IEEPA nella storia recente, e le prime cause arrivano immediatamente.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>14 marzo 2025 – Alien Enemies Act: il ritorno</strong></li>
</ul>



<p>Per la prima volta dal secondo conflitto mondiale, il governo invoca l’Alien Enemies Act per giustificare espulsioni rapide e senza udienza. Presi di mira, in particolare, migranti venezuelani sospettati di legami con gruppi criminali come il Tren de Aragua.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>5–6 febbraio 2025 – Ingiunzioni coordinate sulla cittadinanza</strong></li>
</ul>



<p>Tre tribunali federali (Washington, Maryland, Oregon) emettono simultaneamente provvedimenti contro l’ordine esecutivo 14156. È la risposta più rapida e coordinata mai vista su una questione di cittadinanza.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>23 gennaio 2025 – Seattle: primo blocco sullo jus soli</strong></li>
</ul>



<p>Il giudice Coughenour emette un’ingiunzione che congela l’entrata in vigore dell’EO 14156. È la prima battuta d’arresto legale per la nuova amministrazione Trump sul fronte dei diritti di nascita.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>22 gennaio 2025 – ACLU contro le deportazioni lampo</strong></li>
</ul>



<p>L’American Civil Liberties Union deposita un ricorso contro le deportazioni accelerate. Il cuore della questione è la violazione del due process, ovvero del diritto a un equo procedimento per chiunque si trovi sul suolo statunitense.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>20 gennaio 2025 – Un ordine esecutivo che cambia tutto</strong></li>
</ul>



<p>Nel giorno stesso dell’insediamento, Donald Trump firma l’Executive Order 14156. Con un tratto di penna, esclude i figli dei non cittadini dal diritto di cittadinanza per nascita. Una rottura radicale con la tradizione costituzionale americana.</p>



<p>Intanto, le strade di diverse metropoli americane sono teatro di proteste crescenti, innescate proprio da queste misure e dalle reazioni ad esse. A <strong>Los Angeles</strong>, <strong>Atlanta</strong>, <strong>Chicago</strong> e <strong>New York</strong> si susseguono manifestazioni, alcune delle quali degenerano in scontri. La spirale di tensione civile si sta avvitando pericolosamente: <strong>al conflitto giuridico si affianca quello urbano</strong>. La democrazia americana si ritrova schiacciata in una morsa, tra un potere esecutivo sempre più assertivo e una piazza infiammata dalla percezione di soprusi istituzionali. Il parallelo con i primi anni Novanta, ai tempi dei disordini di Los Angeles del 1992 dopo il caso Rodney King, non è più solo teorico: allora bastò un verdetto controverso per scatenare una rivolta. Oggi, una somma di ingiustizie percepite rischia di far scattare la stessa miccia. Può scappare il morto. E qualora dovesse accadere cambierebbe tutto.</p>



<p>E i <strong>Repubblicani</strong>? Da un lato, la maggioranza dei leader nazionali sostiene apertamente l&#8217;agenda di Trump, lodando la fermezza e denunciando le corti come &#8220;attiviste&#8221;. Dall&#8217;altro, una pattuglia più moderata — soprattutto a livello statale — osserva con crescente disagio l&#8217;impatto delle tensioni sociali e le possibili derive autoritarie. Tra questi figurano nomi come Larry Hogan (Maryland), Asa Hutchinson (Arkansas), Charlie Baker (ex Massachusetts, oggi influente nell&#8217;area think tank), e Brian Kemp (Georgia), che ha mantenuto una linea più istituzionale. Anche senatori come Lisa Murkowski e Susan Collins, pur senza rompere apertamente con il partito, esprimono segnali di distanza dalle misure più controverse. <strong>Tuttavia, il silenzio prevale</strong>. In molti scelgono la <strong>prudenza elettorale</strong>, temendo la reazione dell&#8217;elettorato trumpiano. Il risultato è un vuoto di mediazione politica che alimenta ulteriormente la radicalizzazione del confronto.</p>



<p>L’anno prossimo gli Stati Uniti torneranno alle urne per le <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cosa-sono-le-midterm.html">midterm</a></strong>. Storicamente, il partito dell’incumbent presidente perde terreno in queste elezioni, ma questa tendenza potrebbe essere indebolita se l’amministrazione Trump riuscirà a presentarsi come garante dell’ordine. I fatti di Los Angeles — con il <strong>dispiegamento di truppe federali</strong> e le proteste conflittuali — assumono una duplice valenza: l’immagine dei disordini e della militarizzazione può rafforzare il messaggio securitario dell’amministrazione e galvanizzare la sua base elettorale; allo stesso tempo, le istantanee di queste ore sono controproducenti per il GOP moderato: questa escalation rischia di alienare gli elettori più centristi, soprattutto nei distretti in bilico. La polarizzazione può, dunque, rivelarsi un boomerang.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611134506237_59517a7135e65e6e99975fc6e2e41b5c-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-473693" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611134506237_59517a7135e65e6e99975fc6e2e41b5c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611134506237_59517a7135e65e6e99975fc6e2e41b5c-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611134506237_59517a7135e65e6e99975fc6e2e41b5c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611134506237_59517a7135e65e6e99975fc6e2e41b5c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611134506237_59517a7135e65e6e99975fc6e2e41b5c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611134506237_59517a7135e65e6e99975fc6e2e41b5c.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Se i moderati dovessero restare a guardare, la<strong> tattica “<em>tough on crime</em>”</strong> rischia di rafforzare solo la frangia più estrema del partito, riducendo la sua attrattività complessiva. Al tempo stesso, la base trumpiana resta mobilitata e compatta, rendendo difficile qualsiasi rottura interna senza costi elettorali.<br>Per il Gop, intanto, un altro rischio si profila all’orizzonte. Il 2024 ha visto un’impennata del <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/perche-donald-trump-ha-conquistato-i-latinos.html">consenso latino verso Trump</a></strong>: il 46% dei voti latinos alle presidenziali del 2024—un aumento di 14 punti rispetto al 2020, trainato soprattutto dagli elettori maschi. Un sostegno legato soprattutto a temi economici e riforma delle frontiere. Un consenso che, tuttavia, rischia di sgretolarsi: un <strong><a href="https://www.newsweek.com/polls-ice-deportations-los-angeles-2083348?utm_source=chatgpt.com">sondaggio YouGov (9–10 giugno)</a></strong> rileva solo il 34% di approvazione per il dispiegamento militare a Los Angeles (il 47% lo censura). Parallelamente, un sondaggio <em>Politico </em>(8–18 maggio) mostra una diminuzione dell’approvazione fra i latini dal 43% al 39%. Il dispiegamento di truppe, accompagnato da retate delle autorità federali e uso di lacrimogeni, ha scatenato proteste vibranti nelle comunità ispaniche. La <strong>LULAC </strong>(League of United Latin American Citizens) ha espresso seri timori, definendo la militarizzazione un &#8220;ingresso intimidatorio&#8221; nelle comunità latine. Storicamente diluito tra economia e sicurezza, il voto latino è oggi più sensibile all’equilibrio tra ordine e dignità. Un’ondata repressiva percepita come eccessiva fa allontanare indipendenti e moderati — senza necessariamente garantire nuovi sostenitori alla destra tradizionale. Se la spia dell’approvazione resta sotto il 40%, il consenso latino — elemento cruciale in stati come Arizona, Nevada, Florida e Texas — rimane vulnerabile. Per le Midterm del 2026, questo spostamento potrebbe consegnare al Partito Democratico seggi decisivi alla Camera e al Senato, rallentando l’agenda repubblicana.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611134439309_34670759dbd4f8b4b4578b87cda4f1d5-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-473695" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611134439309_34670759dbd4f8b4b4578b87cda4f1d5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611134439309_34670759dbd4f8b4b4578b87cda4f1d5-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611134439309_34670759dbd4f8b4b4578b87cda4f1d5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611134439309_34670759dbd4f8b4b4578b87cda4f1d5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611134439309_34670759dbd4f8b4b4578b87cda4f1d5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250611134439309_34670759dbd4f8b4b4578b87cda4f1d5.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">epa12169247 A demonstrator holds a sign that reads &#8216;ICE Out Of Communities,&#8217; as they join others during a rally at the Massachusetts Statehouse where they called for ICE to get out of Massachusetts and Los Angeles, in Boston, Massachusetts, USA, 10 June 2025.  EPA/CJ GUNTHER</figcaption></figure>



<p>Intanto, le corti americane non stanno solo risolvendo controversie: stanno ridefinendo <strong>i limiti del potere federale</strong>. In alcuni casi con coraggio, in altri con prudenza. Ma è evidente un movimento sotterraneo, trasversale, che difende i diritti individuali, la sovranità degli Stati e l&#8217;equilibrio dei poteri. Lungi dall&#8217;essere un blocco monolitico, questo &#8220;<strong>sistema nervoso giuridico</strong>&#8221; reagisce in tempo reale agli impulsi di un esecutivo muscolare. E lo fa non con ideologia, ma con procedura.<br><strong>Ci sono precedenti? </strong>Sì. Ma mai così trasversali e simultanei. Durante il New Deal, gli stati del sud si opposero ad alcune riforme federali. E, soprattutto, negli anni Sessanta, le corti federali giocarono un ruolo cruciale nel contenere l’arbitrarietà degli stati segregazionisti: furono gli anni delle grandi sentenze della Warren Court, delle ingiunzioni contro la segregazione nelle scuole, dei <em>marshals </em>federali inviati per far rispettare i diritti civili. Ma oggi il fenomeno è inverso: è il potere federale a spingersi oltre, e sono gli Stati a invocare la Costituzione per difendere diritti e procedure. Una ribellione giuridica che si riflette su più fronti, con una simultaneità che ricorda, per intensità, i momenti più critici della storia americana.<br>Nel 2025, però, a questa lotta legale si affianca <strong>un&#8217;escalation sociale</strong>. Il rischio non è solo costituzionale, ma anche civile. Quando la giustizia e la piazza corrono parallele ma non si incontrano, il Paese si espone a fratture profonde e potenzialmente irreparabili. Gli anni Novanta insegnano: basta un’escalation mal gestita per passare in poche ore dalla tensione alla tragedia.</p>
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		<title>Il Medio Oriente di Trump: indebolire l&#8217;Iran, aiutare Israele, convincere l&#8217;Arabia Saudita</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-medio-oriente-di-trump-indebolire-liran-aiutare-israele-convincere-larabia-saudita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jan 2025 17:56:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1065" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241214151433520_d14628c3f98ff30f0742abaabec8437c-e1734190874422.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241214151433520_d14628c3f98ff30f0742abaabec8437c-e1734190874422.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241214151433520_d14628c3f98ff30f0742abaabec8437c-e1734190874422-600x333.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241214151433520_d14628c3f98ff30f0742abaabec8437c-e1734190874422-300x166.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241214151433520_d14628c3f98ff30f0742abaabec8437c-e1734190874422-1024x568.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241214151433520_d14628c3f98ff30f0742abaabec8437c-e1734190874422-768x426.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241214151433520_d14628c3f98ff30f0742abaabec8437c-e1734190874422-1536x852.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ecco cosa aspettarsi da Washington sul Medio Oriente con l'insediamento della seconda amministrazione di Donald Trump.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1065" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241214151433520_d14628c3f98ff30f0742abaabec8437c-e1734190874422.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241214151433520_d14628c3f98ff30f0742abaabec8437c-e1734190874422.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241214151433520_d14628c3f98ff30f0742abaabec8437c-e1734190874422-600x333.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241214151433520_d14628c3f98ff30f0742abaabec8437c-e1734190874422-300x166.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241214151433520_d14628c3f98ff30f0742abaabec8437c-e1734190874422-1024x568.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241214151433520_d14628c3f98ff30f0742abaabec8437c-e1734190874422-768x426.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241214151433520_d14628c3f98ff30f0742abaabec8437c-e1734190874422-1536x852.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Già nel 2016, durante la campagna elettorale che lo ha portato per la prima volta alla Casa Bianca, il rientrante presidente Usa Donald Trump ha lasciato intendere di <strong>non vedere nel Medio Oriente il perno della sua politica estera</strong>. Un cambio di passo importante rispetto ai predecessori che, al contrario, nell&#8217;area mediterranea e mediorientale hanno investito e non poco in termini politici e di risorse. Forse è stata proprio questa una delle<strong> carte vincenti del tycoon</strong>, con la quale ha potuto promettere agli elettori un maggiore impegno interno a discapito di avventure estere, in ossequio al suo slogan <em>&#8220;America First&#8221;</em>. Tuttavia, <strong>per un inquilino della Casa Bianca è impossibile non avere una linea sul Medio Oriente</strong>. E quanto attuato da Trump negli anni del suo primo governo, dal 2017 al 2021, costituisce la base per provare a comprendere il futuro approccio politico della sua nuova amministrazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il primo caposaldo: la sfida all&#8217;Iran</h2>



<p>Il primo punto fermo della linea di Trump riguarda la<strong> profonda contrapposizione alla Repubblica Islamica iraniana</strong>. Una delle prime mosse attuate dal tycoon una volta insediatosi nel 2017, ha riguardato la <strong>cancellazione dell&#8217;accordo sul nucleare iraniano</strong>. Quell&#8217;intesa cioè, stipulata appena un anno prima dall&#8217;amministrazione Obama, con la quale si inaugurava un percorso volto al ridimensionamento delle sanzioni da parte di Washington, in cambio dello stop dei piani di arricchimenti dell&#8217;uranio da parte di Teheran.</p>



<p>Secondo Trump, quell&#8217;accordo costituiva un favore all&#8217;Iran. Ma in realtà, quella presa di posizione era figlia di una più generale considerazione altamente negativa del ruolo della Repubblica Islamica nella regione. Trump ha sempre considerato la teocrazia sciita come il<strong> principale elemento di destabilizzazione</strong> e ha costantemente aumentato la pressione sulle autorità di Teheran. Pressione poi culminata con l&#8217;uccisione, avvenuta il 3 gennaio 2020 con un raid mirato a Baghdad, dell&#8217;architetto principale della politica estera iraniana: il<strong> generale Soleimaini.</strong> La linea di allora sarà probabilmente la linea anche di oggi: per il rientrante presidente Usa, l&#8217;Iran è da considerare come l&#8217;attore più destabilizzante del Medio Oriente e la Casa Bianca guarderà con favore un ulteriore indebolimento di Teheran sia sul piano interno che estero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il capitolo Israele</h2>



<p>La posizione anti iraniana di Trump nel primo mandato è stata figlia diretta di un più ampio appoggio dato all&#8217;alleato storico degli Usa nella regione: Israele. <strong>Il tycoon si è da subito mostrato molto vicino al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu</strong>, arrivando anche ad attuare un passo mai preso in considerazione dai suoi predecessori: <strong>lo spostamento dell&#8217;ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme</strong>. Tuttavia, ad oggi, al fianco della certezza rappresentata dal sostegno incondizionato di Washington allo Stato ebraico, non mancano le <strong>incognite</strong>.</p>



<p>A partire dal tipo di rapporto che intercorrerà tra lo stesso Trump e lo stesso Netanyahu. Il rientrante inquilino della Casa Bianca, durante l&#8217;ultima campagna elettorale, ha più volte mostrato una certa <strong>insofferenza</strong> verso alcuni comportamenti di &#8220;Bibi&#8221;. In un&#8217;intervista rilasciata ad aprile al <em>Time</em> ad esempio, <a href="https://it.insideover.com/politica/anche-donald-trump-scarica-netanyahu.html">Trump ha ricordato un episodio relativo alla notte dell&#8217;uccisione di Soleimaini</a>. In quella circostanza, stando alla sua ricostruzione, Netanyahu si sarebbe ritirato all&#8217;ultimo momento dall&#8217;azione, lasciando così la paternità del raid (con annesse critiche) unicamente agli Usa.</p>



<p>Fermo restando che per l&#8217;attuale premier israeliano il ritorno di Trump rappresenta una maggiore garanzia per i suoi piani, non è però certo che il nuovo presidente Usa sia disposto a dare carta bianca incondizionata all&#8217;alleato. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La rivitalizzazione degli accordi di Abramo </h2>



<p>Occorre inoltre considerare che, per lo stesso Trump, la prosecuzione delle tensioni in Medio Oriente rappresenta un <strong>ostacolo</strong>, quasi una perdita di energie e risorse che con la sua amministrazione vorrebbe spendere altrove. Ad esempio nel contrasto alla Cina e sui dossier riguardanti Pacifico e Artico. Da qui la possibilità che Trump faccia<strong> pressioni su Israele per la chiusura del conflitto a Gaza</strong>, circostanza che spiegherebbe in parte l&#8217;accelerazione subita dalle trattative per una tregua nella Striscia. A guerra finita, o quantomeno sospesa, la Casa Bianca potrebbe occuparsi del rilancio di quello che ha rappresentato il principale progetto politico nella regione della prima amministrazione Trump: gli<strong> Accordi di Abramo.</strong></p>



<p>Con quelle intese, nate anche per isolare ulteriormente l&#8217;Iran, Emirati Arabi Uniti e Bahrein hanno normalizzato le relazioni con Israele sotto la supervisione e la mediazione degli Usa. L&#8217;intento di Trump sarebbe quindi quello di ridare vigore agli accordi e completare il suo progetto con il definitivo <strong>riavvicinamento tra Israele e Arabia Saudita</strong>. Circostanza che permetterebbe di vedere i due principali alleati nella regione stringere più solidi rapporti.</p>
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		<title>La Casa Bianca e il piano per il dopo Netanyahu</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-casa-bianca-e-il-piano-per-il-dopo-netanyahu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Mar 2024 08:03:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Benjamin Netanyahu]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1485" height="821" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benny-Gantz-elezioni-Israele-La-Presse-e1584352649285.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gantz Israele (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benny-Gantz-elezioni-Israele-La-Presse-e1584352649285.jpg 1485w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benny-Gantz-elezioni-Israele-La-Presse-e1584352649285-300x166.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benny-Gantz-elezioni-Israele-La-Presse-e1584352649285-768x425.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benny-Gantz-elezioni-Israele-La-Presse-e1584352649285-1024x566.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1485px) 100vw, 1485px" /></p>
<p>Benny Gantz è andato nei giorni scorsi a Washington e in questo mercoledì ha tenuto un vertice a Londra con il ministro degli Esteri britannico, David Cameron. Fin qui non sembra esserci nulla di eclatante: Gantz è uno dei ministri senza portafoglio del gabinetto di guerra del premier israeliano Benjamin Netanyahu, dunque il suo viaggio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-casa-bianca-e-il-piano-per-il-dopo-netanyahu.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1485" height="821" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benny-Gantz-elezioni-Israele-La-Presse-e1584352649285.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gantz Israele (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benny-Gantz-elezioni-Israele-La-Presse-e1584352649285.jpg 1485w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benny-Gantz-elezioni-Israele-La-Presse-e1584352649285-300x166.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benny-Gantz-elezioni-Israele-La-Presse-e1584352649285-768x425.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benny-Gantz-elezioni-Israele-La-Presse-e1584352649285-1024x566.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1485px) 100vw, 1485px" /></p>
<p><strong>Benny Gantz</strong> è andato nei giorni scorsi a <strong>Washington</strong> e in questo mercoledì ha tenuto un vertice a <strong>Londra</strong> con il ministro degli Esteri britannico, <strong>David Cameron</strong>. Fin qui non sembra esserci nulla di eclatante: Gantz è uno dei ministri senza portafoglio del gabinetto di guerra del premier israeliano <a href="https://insideover.ilgiornale.it/schede/politica/chi-e-benjamin-netanyahu.html">Benjamin Netanyahu</a>, dunque il suo viaggio potrebbe inquadrarsi in un normale tour diplomatico a casa dei principali alleati dello Stato ebraico. </p>



<p>La situazione tuttavia è una delle più <strong>paradossali</strong> venutesi a creare all&#8217;interno della politica israeliana negli ultimi mesi. Il viaggio di Gantz oltreoceano e oltremanica non è stato autorizzato da Netanyahu. Dunque il rappresentante del governo si è recato a Washington e a Londra portando sì le istanze del suo governo, ma senza l&#8217;avallo del capo dell&#8217;esecutivo. Più che di un ministro dell&#8217;esecutivo di Netanyahu, Gantz ha assunto la parte di un<strong> premier ombra</strong>. Forse l&#8217;uomo che il <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html">presidente Usa Joe Biden</a> ha scelto come <strong>vero interlocutore. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché la Casa Bianca punterebbe su Gantz</h2>



<p>Da quando è scoppiato il conflitto a Gaza lo scorso 7 ottobre, le <strong>divergenze</strong> tra gli Stati Uniti e Israele sono aumentate giorno dopo giorno: <em>&#8220;Ma forse</em> &#8211; ha sottolineato una fonte diplomatica sentita da InsideOver &#8211; <em>sarebbe più giusto parlare di divergenze aumentate direttamente tra Biden e Netanyahu&#8221;</em>. Il capo della Casa Bianca ha più volte esortato il premier israeliano ad astenersi da comportamenti difficilmente difendibili in ambito internazionale. Come, tra tutti, il massiccio dispiegamento di forze all&#8217;interno della Striscia di Gaza e i raid in grado di provocare migliaia di vittime tra la popolazione civile. </p>



<p>Netanyahu ha però tirato dritto, senza ascoltare Biden. Da qui l&#8217;idea, sempre più accreditata negli Usa e in Israele, della volontà degli Stati Uniti di <strong>trovare altri interlocutori</strong>: <em>&#8220;In Israele </em>&#8211; ha proseguito la fonte diplomatica &#8211; <em>si dà per certa l&#8217;esistenza di un accordo tra Biden e Gantz&#8221;</em>. Questo spiegherebbe il motivo del viaggio del ministro attuato senza l&#8217;autorizzazione del premier. Il tour diplomatico per Netanyahu ha rappresentato uno <strong>smacco</strong> importante: Gantz si è recato a Washington e a Londra non certo senza l&#8217;avallo delle rispettive amministrazioni. Nelle due capitali ha poi tenuto incontri ai più alti livelli istituzionali: alla Casa Bianca, in particolare, ha incontrato il segretario di Stato, <strong>Antony Blinken</strong>, e la vice presidente <strong>Kamala Harris</strong>. </p>



<p>Segno di colloqui importanti, tenuti all&#8217;ombra di Netanyahu: <em>&#8220;Gantz è ritenuto affidabile e credibile per via della sua esperienza militare</em> &#8211; ha dichiarato ancora la fonte sentita da InsideOver &#8211; <em>è visto come l&#8217;uomo dell&#8217;opposizione più vicino all&#8217;esercito&#8221;</em>. In effetti, è bene ribadire che Gantz prima di entrare nel gabinetto di guerra era noto <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-binyamin-gantz.html">soprattutto nel ruolo di oppositore di Netanyahu</a>. Non il principale e non il più forte: <strong>Yair Lapid</strong>, altro importante capo dell&#8217;opposizione e fondatore del partito centrista Yesh Atid, ha 24 seggi in parlamento contro i 12 della formazione <strong>Unità Nazionale</strong> guidata da Gantz. Ma Lapid proviene dal mondo del giornalismo, Gantz invece da quello militare. </p>



<p>La sua carriera in divisa è stata molto importante ed è culminata con la nomina, avvenuta nel 2011, a<strong> capo di stato maggiore dell&#8217;Idf</strong>. Per questo sarebbe ben visto dall&#8217;esercito e dai vari apparati di sicurezza, circostanza a sua volta in grado di alimentare la fiducia da parte della Casa Bianca. Quello di Gantz è, in poche parole, il <strong>profilo ideale</strong> tracciato da Biden per ricucire gli strappi con Israele e provare a proseguire senza ulteriori traumi il dialogo sulla situazione a Gaza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ipotesi della caduta di Netanyahu</h2>



<p>In Israele per l&#8217;appunto si parla di accordo già fatto e il recente viaggio di Gantz tra Washington e Londra lo dimostrerebbe. Un&#8217;altra testimonianza dell&#8217;intesa potrebbe essere stata rappresentata anche dalla notizia delle dimissioni, <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosa-succede-tra-i-portavoce-dellesercito-israeliano.html">poi timidamente smentite lunedì</a>, dei vari portavoce dell&#8217;Idf. Ma cosa potrebbe prevedere l&#8217;accordo tra Biden e l&#8217;ex capo di stato maggiore israeliano? Le ipotesi sarebbero due: la prima riguarderebbe la <strong>caduta</strong> di Netanyahu. </p>



<p><strong>Anshel Pfeffer</strong> su <em>Hareetz</em>, quotidiano israeliano da sempre molto critico sull&#8217;attuale premier, non a caso ha parlato di un Netanyahu <strong>stretto tra due fuochi</strong>: da una parte ci sono le minacce dei partiti ultra religiosi e di estrema destra, dall&#8217;altra il capo dell&#8217;esecutivo deve guardarsi dalle mosse di Gantz e del suo ministro della Difesa, <strong>Yoav Gallant</strong>. I primi hanno promesso di togliere il loro decisivo appoggio in parlamento in caso di tregua, Gantz e Gallant sarebbero invece i principali artefici della possibile caduta di Netanyahu.</p>



<p>Un riferimento quest&#8217;ultimo non soltanto alla visita a Washington dell&#8217;ex capo di stato maggiore, ma anche alle<strong> mosse politiche</strong> svolte assieme al responsabile della difesa. Gallant infatti, così come ricostruito dal <em>The Times of Israel</em>, vorrebbe insistere nel sostenere una legge che tolga agli ebrei ultra ortodossi l&#8217;<strong>esenzione dalla leva obbligatoria:</strong><em> &#8220;Ma solo</em> &#8211; scrivono i giornalisti del quotidiano israeliano &#8211; <em>se la legge verrà sostenuta anche da Gantz&#8221;</em>. E, sempre secondo il Times, l&#8217;ex capo di stato maggiore avrebbe già dato il suo assenso. </p>



<p>Se la legge dovesse approdare nelle aule parlamentari, la coalizione che regge il governo di Netanyahu sarebbe a serio rischio. I partiti religiosi negherebbero il proprio benestare, uscendo quindi dalla maggioranza e privando il premier dei voti necessari alla Knesset. Un disegno di legge del genere ha già fatto cadere una volta Netanyahu: era il 2019, anche all&#8217;epoca a volere a tutti i costi il provvedimento era stato un ministro della difesa, in quel caso rispondente ad <strong>Avigdor Lieberman</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le voci su una mossa volta a mettere pressione sull&#8217;attuale premier</h2>



<p>Non tutti però sono concordi su una fine vicina del governo di Netanyahu. C&#8217;è chi punta sull&#8217;abilità politica di &#8220;Bibi&#8221; di rimanere sempre a galla anche nelle situazioni più disperate. E c&#8217;è chi invece scommette sulla stessa volontà di Washington di non puntare su un immediato cambio di governo. Avere Gantz come interlocutore cioè, potrebbe non significare volere l&#8217;ex capo di stato maggiore subito nel ruolo di premier. Anche perché la Casa Bianca è ben consapevole delle dinamiche politiche israeliane, contraddistinte sì da una certa frammentazione ma, al tempo restia, non così inclini a veloci ribaltoni. In caso di caduta di Netanyahu infatti, si passerebbe molto probabilmente da nuove elezioni e non da un&#8217;immediata formazione di un nuovo governo. </p>



<p>Il ruolo di Gantz in questo scenario potrebbe quindi essere quello di attore in grado di mettere <strong>pressione</strong> su Netanyahu. Quest&#8217;ultimo infatti, sapendo di avere in casa un nuovo interlocutore della Casa Bianca, potrebbe essere costretto a muoversi con meno autonomia da Washington o comunque almeno ascoltare le posizioni di Joe Biden. </p>
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		<title>I dubbi dell&#8217;Italia, l&#8217;allarme del Vaticano: il duplice messaggio a Israele da Roma</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/l-italia-ritrova-equidistanza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Feb 2024 13:04:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Autorità Nazionale Palestinese (Anp)]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
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		<category><![CDATA[Vaticano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1357" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benjamin-Netanyahu-covid-La-Presse-e1584343098843.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Netanyahu Coronavirus" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benjamin-Netanyahu-covid-La-Presse-e1584343098843.jpg 1357w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benjamin-Netanyahu-covid-La-Presse-e1584343098843-300x159.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benjamin-Netanyahu-covid-La-Presse-e1584343098843-768x407.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benjamin-Netanyahu-covid-La-Presse-e1584343098843-1024x543.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1357px) 100vw, 1357px" /></p>
<p>Il nostro Paese ha sempre avuto una particolarità, rispetto agli altri Paesi europei, nei rapporti con il medio oriente: un po&#8217; per ragioni geografiche e un po&#8217; per vicissitudini legate all&#8217;opportunismo politico, l&#8217;Italia ha sempre cercato di muoversi con una certa equidistanza. Roma, anche negli anni della guerra fredda e del corteggiamento sovietico ai vari &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-italia-ritrova-equidistanza.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1357" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benjamin-Netanyahu-covid-La-Presse-e1584343098843.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Netanyahu Coronavirus" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benjamin-Netanyahu-covid-La-Presse-e1584343098843.jpg 1357w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benjamin-Netanyahu-covid-La-Presse-e1584343098843-300x159.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benjamin-Netanyahu-covid-La-Presse-e1584343098843-768x407.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benjamin-Netanyahu-covid-La-Presse-e1584343098843-1024x543.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1357px) 100vw, 1357px" /></p>
<p>Il nostro Paese ha sempre avuto una particolarità, rispetto agli altri Paesi europei, nei rapporti con il <strong>medio oriente</strong>: un po&#8217; per ragioni geografiche e un po&#8217; per vicissitudini legate all&#8217;opportunismo politico, l&#8217;Italia ha sempre cercato di muoversi con una certa <strong>equidistanza</strong>. Roma, anche negli anni della guerra fredda e del corteggiamento sovietico ai vari rais arabi, ha intrattenuto rapporti con tutti i governi della regione. Sia a livello ufficiale, con tanto di accordi di natura economica soprattutto in ambito energetico, che a livello ufficioso. Come dimostra, su quest&#8217;ultimo fronte, il cosiddetto <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/lassassinio-di-aldo-moro-e-le-sue-conseguenze.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;Lodo Moro&#8221;</a></strong> siglato negli anni &#8217;70 con alcuni gruppi palestinesi e che garantiva immunità all&#8217;Italia sul fronte degli attacchi terroristici in cambio del lasciapassare delle armi verso il medio oriente.</p>



<p>L&#8217;equidistanza italiana ha trovato poi ulteriore riscontro nelle posizioni sul<strong> conflitto israelo-palestinese</strong>: Roma è alleata di <strong>Israele</strong> e sostenitrice dello Stato ebraico ma, al tempo stesso, ha sempre intessuto ottimi rapporti con i palestinesi specialmente dopo gli accordi di Oslo e la nascita dell&#8217;Autorità Nazionale Palestinese (<strong>Anp</strong>). In questa ottica, l&#8217;Italia non ha mai spostato la propria ambasciata da Tel Aviv, non riconoscendo quindi Gerusalemme quale capitale di Israele, ed è sempre stata favorevole alla soluzione cosiddetta &#8220;<strong>Due popoli, Due Stati</strong>&#8220;.</p>



<p>Nell&#8217;ultimo decennio però, l&#8217;orientamento dei governi italiani è stato più marcatamente <strong>atlantista</strong>. Vale sia per i due governi Conte che per il governo Draghi, così come per l&#8217;attuale esecutivo guidato da <strong>Giorgia Meloni.</strong> In questa ottica, l&#8217;approvazione alla Camera della <strong>mozione</strong> targata Partito Democratico con la quale si impegna il governo a creare le condizioni per un<strong> cessate il fuoco </strong>a Gaza, potrebbe segnare il passo. Il documento, approvato con l&#8217;astensione della maggioranza, potrebbe infatti rappresentare il primo elemento volto a confermare un orientamento &#8220;equidistante&#8221; da parte di Roma.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La votazione alla Camera</h2>



<p>A Montecitorio, nella giornata di martedì, erano in discussioni sei mozioni relative all&#8217;attuale conflitto in corso nella Striscia. Una era della maggioranza ed era a firma del deputato di Forza Italia<strong> Andrea Orsini</strong>. Le altre erano tutte a firma dell&#8217;opposizione. Quelle presentate da Azione e Italia Viva, i due partiti un tempo componenti del Terzo Polo, sono state approvate anche con l&#8217;apporto della maggioranza. Circostanza che non ha rappresentato una sorpresa, dal momento che sulla guerra in medio oriente le posizioni di Carlo Calenda e Matteo Renzi, leader rispettivamente di Azione e Italia Viva, non sono mai state molto distanti.</p>



<p>Le attenzioni erano in gran parte concentrate invece sulla mozione del Pd. Anche perché a firmare il documento è stata in prima persona la segretaria dem, <strong>Elly Schlein</strong>. Nel primo punto della mozione, si chiedeva in primis l&#8217;impegno del governo <em>“a sostenere ogni iniziativa volta a perseguire la <strong>liberazione incondizionata degli ostaggi israeliani</strong> e a chiedere un<strong> immediato cessate il fuoco umanitario</strong> al fine di tutelare l’incolumità della popolazione civile di Gaza, garantendo altresì la fornitura di aiuti umanitari continui, rapidi e sicuri all’interno della Striscia”.</em> Il documento a firma Schlein conteneva poi altri punti, tra cui quello relativo all&#8217;impegno di Roma per una de escalation e per il ripristino dei fondi a favore dell&#8217;agenzia Onu impegnata a Gaza. </p>



<p>Le cronache da Montecitorio hanno parlato di una <strong>telefonata</strong> tra la stessa Schlein e il presidente del consiglio Giorgia Meloni poco prima della discussione in aula. Nella conversazione, secondo la ricostruzione più in voga sui vari media, il segretario del Pd avrebbe chiesto al capo dell&#8217;esecutivo di non cassare del tutto il testo della propria mozione. Meloni dal canto suo avrebbe quindi dato il proprio benestare, assicurando l&#8217;<strong>astensione</strong> della maggioranza almeno sul primo punto, quello sul cessate il fuoco. E così è stato: la mozione Pd è in parte passata, con il centrodestra che ha fatto un passo indietro al momento del voto, e il governo è adesso ufficialmente impegnato nel cercare una soluzione per l&#8217;appunto equidistante. </p>



<p>Da un lato, Palazzo Chigi è chiamata, seguendo il testo approvato dall&#8217;Aula, ad adoperarsi per il rilascio degli ostaggi israeliani, dall&#8217;altro a lavorare per creare le condizioni favorevoli al cessate il fuoco. Probabilmente un voto espresso in una delle due camere del parlamento italiano non avrà alcun peso sul conflitto, ma c&#8217;è comunque un <strong>dato politico</strong> non secondario da rimarcare: Roma dovrà adesso schierarsi al fianco di soluzioni in grado di portare a una tregua. Andando quindi in parziale disaccordo con l&#8217;attuale linea del governo israeliano. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La posizione del Vaticano</h2>



<p>Potrebbero essere almeno tre i motivi per cui da Palazzo Chigi è arrivato l&#8217;input a non far naufragare la mozione sul cessate il fuoco. Il primo ha a che fare con la <strong>politica interna</strong>: Meloni e Schlein hanno un nemico politico in comune rappresentato dal leader del Movimento Cinque Stelle, <strong>Giuseppe Conte</strong>. Quest&#8217;ultimo ha attuato negli ultimi mesi una forte opposizione all&#8217;esecutivo, attestandosi come uno dei principali antagonisti a Giorgia Meloni e, al tempo stesso, uno degli attori capace di togliere spazio al Pd. Il presidente del consiglio potrebbe quindi aver fornito un assist alla Schlein, isolando così i grillini in politica estera. </p>



<p>Gli altri due motivi hanno a che fare con la posizione di due attori importanti per la linea dell&#8217;Italia: il <strong>Vaticano</strong> da una parte e la<strong> Casa Bianca </strong>dall&#8217;altra. Dalle mura oltre Tevere, il Segretario di Stato vaticano, il cardinale <strong>Pietro Parolin</strong>, ha espresso &#8220;sdegno&#8221; per la situazione osservata a Gaza. Il suo intervento sulla situazione all&#8217;interno della Striscia è arrivato durante le celebrazioni per l&#8217;anniversario dei patti lateranensi:    <em>&#8220;Bisogna trovare altre strade per risolvere il problema di Gaza </em>– ha dichiarato Parolin &#8211; <em>La Santa Sede l’ha detto fin dall’inizio: da una parte, una condanna netta e senza riserve di quanto avvenuto il 7 ottobre, e qui lo ribadisco; una condanna netta e senza riserve di ogni tipo di antisemitismo, e qui lo ribadisco. Ma nello stesso tempo anche una richiesta perché il diritto alla difesa di Israele che è stato invocato per giustificare questa operazione sia proporzionato e certamente con 30 mila morti non lo è”.</em></p>



<h2 class="wp-block-heading">I dubbi della Casa Bianca sull&#8217;operazione di Netanyahu</h2>



<p>Il duplice allarme da Roma, del resto, si inserisce in un trend che vede le critiche alle mosse di Israele partire da oltre Atlantico. In prima linea su questo fronte è soprattutto la Casa Bianca, con Washington impegnata nelle ultime settimane sia a mediare e sia a persuadere il <a href="https://insideover.ilgiornale.it/schede/politica/chi-e-benjamin-netanyahu.html">premier israeliano Netanyahu</a> dal portare avanti <a href="https://it.insideover.com/guerra/lautodistruzione-di-israele-lallarmante-scenario-di-foreign-affairs.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l&#8217;operazione dentro la Striscia</a>. Dagli Stati Uniti, le preoccupazioni del presidente <strong>Joe Biden</strong> per la <strong>situazione umanitaria</strong> e il suo disaccordo circa l&#8217;imminente offensiva su <strong>Rafah</strong>, non sono certo passate inosservate. Sono state le stesse fonti della presidente Usa a far trapelare tutta l&#8217;irritazione del capo dello Stato. </p>



<p>Con gli Stati Uniti in disaccordo con le ultime mosse israeliane, il governo italiano ha quindi potuto trovare maggior margine di manovra per una linea maggiormente equidistante. Non è un caso se <strong>Antonio Tajani</strong>, ministro degli Esteri e coordinatore di Forza Italia, ha definito &#8220;sproporzionata&#8221; la risposta israeliana agli attacchi di Hamas del 7 ottobre scorso. </p>
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		<title>Trump e l&#8217;agenda choc contro il deep State</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-e-lagenda-choc-contro-il-deep-state.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Chiapparino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Dec 2023 08:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
		<category><![CDATA[cia]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni Usa]]></category>
		<category><![CDATA[Federal Bureau of Investigation (Fbi)]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Repubblicano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023120917154261_919b6ffc1486e46b25bb10c7a12da78c-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023120917154261_919b6ffc1486e46b25bb10c7a12da78c-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023120917154261_919b6ffc1486e46b25bb10c7a12da78c-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023120917154261_919b6ffc1486e46b25bb10c7a12da78c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023120917154261_919b6ffc1486e46b25bb10c7a12da78c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023120917154261_919b6ffc1486e46b25bb10c7a12da78c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023120917154261_919b6ffc1486e46b25bb10c7a12da78c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023120917154261_919b6ffc1486e46b25bb10c7a12da78c-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il candidato favorito del partito repubblicano prepara il piano più radicale e vendicativo della storia recente degli Stati Uniti</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-e-lagenda-choc-contro-il-deep-state.html">Trump e l&#8217;agenda choc contro il deep State</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023120917154261_919b6ffc1486e46b25bb10c7a12da78c-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023120917154261_919b6ffc1486e46b25bb10c7a12da78c-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023120917154261_919b6ffc1486e46b25bb10c7a12da78c-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023120917154261_919b6ffc1486e46b25bb10c7a12da78c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023120917154261_919b6ffc1486e46b25bb10c7a12da78c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023120917154261_919b6ffc1486e46b25bb10c7a12da78c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023120917154261_919b6ffc1486e46b25bb10c7a12da78c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_2023120917154261_919b6ffc1486e46b25bb10c7a12da78c-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per tracciare scenari di un possibile secondo mandato di <strong>Donald Trump </strong>alla Casa Bianca non è necessario ricorrere alla fantasia. Basta ascoltare le sue parole e quelle dei suoi alleati. “Dittatore solo per un giorno per chiudere il confine e trivellare” ha dichiarato il miliardario a <em>Fox News</em>. “Daremo la caccia ai cospiratori, non solo nel governo ma anche nei media” minaccia Kash Patel, alleato dell’ex presidente che potrebbe avere un ruolo di primo piano nella sicurezza nazionale in caso di rielezione del candidato del <strong>partito repubblicano</strong>. Queste sono solo alcune delle affermazioni che insieme alle indiscrezioni di stampa permettono di delineare un Trump bis a poche settimane dai <em>caucus</em> in Iowa.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vendetta sul nemico</h2>



<p>Il filo conduttore delle iniziative che il <em>tycoon </em>potrebbe realizzare in caso di vittoria sarebbe all’insegna della <strong>lotta al <em>deep State</em></strong>, i “poteri forti” interni al governo e alla società americane rappresentati come ostili al <em>disrupter in chief</em>. Già nel primo mandato si era registrato uno scontro acceso&nbsp;con esponenti del mondo giudiziario, della politica (non solo appartenenti al partito democratico), delle istituzioni, dei media e della <strong>Cia</strong>. Altri quattro anni alla Casa Bianca per Trump si configurerebbero quindi come la sfida finale contro elementi da lui ritenuti colpevoli per la sconfitta del 2020. Una versione sostenuta dal popolo Maga, adesso nel mirino dell&#8217;<a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica-estera/lfbi-lancia-lallarme-i-seguaci-trump-minaccia-stati-uniti-2225676.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fbi</a>.</p>



<p>“Se da presidente vedrò qualcuno che mi attacca pesantemente dirò: incriminatelo” ha dichiarato Trump in un’intervista al canale <em>Television </em>rafforzando le voci riportate dal <em>Washington Post </em>secondo le quali il <em>tycoon </em>vorrebbe processare Bill Barr, ex ministro della Giustizia, e John Kelly, ex capo di gabinetto, per aver espresso posizioni a lui contrarie. Un desiderio di vendetta che si estenderebbe anche al generale Mark Milley per essersi opposto all<strong>’uso della forza </strong>contro i manifestanti e per aver stabilito un canale di comunicazione per rassicurare i cinesi negli ultimi turbolenti giorni della presidenza del miliardario.&nbsp;</p>



<p>La ricetta del candidato repubblicano prevederebbe una “militarizzazione” del ministero della Giustizia con indagini a tappeto contro gli oppositori e, come riporta il <em>New York Times</em>, l’impiego dell’esercito per sedare le proteste facendo appello all’<em>Insurrection Act</em> del 1807. Il quotidiano ricorda che, dopo la repressione di piazza Tienanmen da parte del regime cinese, Trump decantò in un’intervista a <em>Playboy </em>i vantaggi del “<a href="https://www.nytimes.com/2023/12/04/us/politics/trump-2025-overview.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">potere della forza</a>”. La Signora in grigio evoca persino un possibile invio di militari a Chicago per cercare di porre fine alla violenza e alle sparatorie in città. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;espansione del governo</h2>



<p>Il programma del <em>Make America great again</em> <em>2.0 </em>proseguirebbe con l’occupazione di circa 4000 posti chiave governativi e la nomina di migliaia di fedelissimi trumpiani anche in posizioni pubbliche di fascia intermedia. Per combattere l’<strong>immigrazione&nbsp;clandestina</strong> l’ideologo in materia alleato dell’ex presidente, Stephen Miller, sarebbe già al lavoro per redigere un piano che, stando alle parole dello stesso <em>tycoon</em>, realizzerebbe “la più grande operazione di deportazione interna nella storia americana” con raid, campi di detenzione e voli di rimpatrio. &nbsp;</p>



<p>Per il <em>Wall Street Journal </em>Trump ha in mente l’espansione del ruolo delle autorità&nbsp;federali in una delle aree sin qui ritenute di competenza dei singoli Stati come l’<strong>istruzione</strong>. Una rivoluzione per il partito che fu di Ronald Reagan per il quale il governo era il problema e non la soluzione. Nell’agenda del miliardario ci sarebbero la creazione di un organismo che concederebbe&nbsp;licenze per l&#8217;insegnamento solo ai professori che “abbracciano i valori patriottici e il modello di vita Usa” e l’istituzione di una “<em>American Academy</em>”, università pubbliche dalle finalità <em><strong>anti-woke</strong></em>. </p>



<p>A completare il programma&nbsp;più radicale di un candidato presidenziale nella storia recente degli Stati Uniti vi sarebbero poi il divieto ai medici di fornire assistenza ai giovani <em>transgender </em>che vogliono intraprendere il percorso per il cambio di sesso e la fondazione su terreni federali di una decina di <strong><em>freedom cities</em> </strong>delle dimensioni di Washington D.C. L’obiettivo sarebbe quello di lanciare una campagna di “abbellimento” nazionale in tutto il Paese per “sbarazzarsi degli edifici brutti” e ripensare gli spazi pubblici.&nbsp;</p>



<p>La possibilità di un ritorno del <em>tycoon </em>alla <strong>Casa Bianca</strong> spacca gli Stati Uniti tra sostenitori e contrari. In campo repubblicano l’ex deputata Liz Cheney afferma che&nbsp;“non possiamo sopravvivere ad un presidente che vuole porre fine alla Costituzione” mentre l’ideologo <em>neocon</em> Robert Kagan ha pubblicato un lungo saggio sul <em>Washington Post </em>dal titolo “una <strong><a href="https://www.washingtonpost.com/opinions/2023/11/30/trump-dictator-2024-election-robert-kagan/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dittatura di Trump</a></strong> sta diventando sempre più inevitabile: smettiamola di far finta di niente”. Considerato l&#8217;aggressivo programma nazionale propugnato dal candidato al momento in testa nelle preferenze dei simpatizzanti del Gop, il voto per le presidenziali del 2024 potrebbe trasformarsi in una competizione tra gli americani che sarebbero rassicurati dal trionfo dell'&#8221;uomo forte&#8221; sul <em>deep State</em> e quelli che troverebbero terrificante tale prospettiva.&nbsp;</p>
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		<title>Waiting for Kamala, la vice di Biden una comparsa alla Casa Bianca</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/waiting-for-kamala-la-vice-di-biden-una-comparsa-alla-casa-bianca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Chiapparino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Sep 2023 08:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni Usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1331" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-scaled-600x416.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-1024x710.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-768x533.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-1536x1065.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-2048x1420.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La vice presidente Kamala Harris non è ancora riuscita a ritagliarsi un ruolo definito alla Casa Bianca e adesso la presidenza Biden rischia</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1331" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-scaled-600x416.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-1024x710.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-768x533.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-1536x1065.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230914192348116_2562b15566efa0fbcaf0950c18d61d27-2048x1420.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“Ci sono milioni di persone negli Stati Uniti. Perché dobbiamo scegliere qualcuno che ha attaccato Joe?” si chiedeva Jill Biden secondo un libro uscito l’anno scorso a proposito della scelta del marito di nominare <strong>Kamala Harris</strong> come vicepresidente. L’ex procuratrice della California aveva accusato durante la campagna elettorale il futuro presidente di non aver combattuto la segregazione degli studenti neri negli anni Settanta. Considerate le performance della prima donna indo americana ad ottenere un incarico così in vista a Washington, la domanda della first lady potrebbe essere oggi declinata con un “perché confermarla per un secondo mandato?”.&nbsp;</p>



<p>La Harris sin qui non ha infatti conseguito risultati particolarmente rilevanti. C’è chi ricorda che quello del vicepresidente è spesso ritenuto come un incarico di grande rappresentanza e poca sostanza ma è pur sempre definito come un ruolo “ad un battito di cuore dalla Casa Bianca”. A conferma di quanto sia delicata questa posizione e alla luce delle preoccupazioni sollevate dall’età avanzata di <strong>Joe Biden</strong>,&nbsp;qualche giorno fa in&nbsp;un’intervista alla <em>Cbs News</em> è stato chiesto alla vice se sarebbe pronta a diventare il nuovo <em>commander in chief</em>. Anche i candidati repubblicani hanno messo in guardia sulla possibilità che gli elettori eleggano un presidente per poi trovarsene un altro nello Studio Ovale.&nbsp;</p>



<p>Nell’analisi pubblicata dalla <em>Cnn </em>alla fine del 2021 &#8211; e ancora valida &#8211;&nbsp;comparivano termini come esasperazione, disfunzionalità e mancanza di obiettivi per descrivere l’operato della Harris. Gli incarichi che le aveva assegnato Biden erano spesso complicati, come nel caso della lotta all’immigrazione clandestina, ma&nbsp;toccavano temi sui quali il <strong>partito democratico</strong> aveva l’occasione di motivare la sua base e di distinguersi dalle posizioni dei repubblicani.&nbsp;Nel corso di una sua visita in Guatemala la vicepresidente esortò i potenziali migranti a non venire negli Stati Uniti. La dichiarazione le guadagnò l’ostilità di una parte della sinistra che, dopo gli anni di <strong>Donald Trump</strong>, aveva riposto tante speranze nell’elezione di una donna ed esponente di una minoranza. &nbsp;</p>



<p>Da quel momento in poi la Harris sembra aver accettato di fatto un ridimensionamento della sua agenda politica e non sono mancate le voci di tensione con il gruppo di lavoro del presidente. Si è quindi rassegnata a mantenere un basso profilo limitandosi a rappresentare Biden all’estero, evitando gaffes imbarazzanti e facendo campagna per i <strong>diritti civili</strong> e a favore dell’aborto.&nbsp;</p>



<p>In controtendenza a quanto visto nei primi anni della presente amministrazione, nel recente passato i numeri due hanno visto crescere il loro peso a Washington. Al Gore, dopo aver perso le elezioni del 2000, è diventato un simbolo della lotta al cambiamento climatico vincendo anche un premio nobel per il suo impegno per la causa ambientalista. Sull’influenza “oscura” di Dick Cheney, soprannominato Darth Fener, su <strong>George W. Bush</strong> e sulla sua capacità di convincere il presidente ad invadere l’Iraq sono stati scritti dozzine di libri. Biden stesso è stato un vicepresidente che ha usato il periodo alla Casa Bianca come anticamera per la sua attuale posizione. <strong>Mike Pence</strong> ha&nbsp;fatto spesso da contraltare a Trump inimicandoselo quando gli negò l’appoggio per contestare la vittoria legittima dello sfidante democratico.&nbsp;</p>



<p>Nell’<a href="https://www.washingtonpost.com/opinions/2023/09/12/biden-trump-election-step-aside/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articolo</a> appena pubblicato dal <em>Washington Post</em> in cui David Ignatius invita Biden e la sua vice a non ricandidarsi, il commentatore si sofferma sull’<strong>impopolarità della Harris</strong> citando un sondaggio secondo il quale il suo gradimento sarebbe al 39.5%, inferiore persino a quello del presidente.&nbsp;Come piano di riserva il giornalista suggerisce di sostituire la numero due con una figura più forte come il sindaco di Los Angeles Karen Bass o il Segretario al commercio Gina Raimondo. Sino ad ora l&#8217;attuale inquilino della <strong>Casa Bianca</strong> ha sempre manifestato il suo appoggio all’ex procuratrice della California. La pressione sulla sua campagna elettorale è però destinata ad aumentare e il “vecchio Joe” potrebbe decidere di puntare su una nuova <em>running mate</em> pur di salvare la sua rielezione.&nbsp;</p>
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		<title>Vivek Ramaswamy, il millennial pro-Putin che tenta l&#8217;assalto alla Casa Bianca</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/vivek-ramaswamy-il-millennial-pro-putin-che-tenta-lassalto-alla-casa-bianca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Chiapparino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Aug 2023 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/vivek-ramaswamy-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/vivek-ramaswamy-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/vivek-ramaswamy-scaled.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/vivek-ramaswamy-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/vivek-ramaswamy-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/vivek-ramaswamy-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/vivek-ramaswamy-1536x1020.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/vivek-ramaswamy-2048x1360.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cresce nei sondaggi il trumpiano e millennial Ramaswamy, candidato alla nomination repubblicana</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/vivek-ramaswamy-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/vivek-ramaswamy-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/vivek-ramaswamy-scaled.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/vivek-ramaswamy-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/vivek-ramaswamy-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/vivek-ramaswamy-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/vivek-ramaswamy-1536x1020.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/vivek-ramaswamy-2048x1360.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si erano spenti da poco i riflettori sul primo dibattito televisivo tra i candidati alle primarie del partito repubblicano a Milwaukee quando il sito <em>Drudgereport </em>ha pubblicato il sondaggio a caldo su chi avesse prevalso secondo gli spettatori. È stato il <em>millennial </em><strong>Vivek Ramaswamy</strong> a rubare la scena agli altri sette contendenti che aspirano a sfidare Biden e a conquistare la Casa Bianca nel 2024, un verdetto confermato nelle ore successive da tutti i principali media americani.&nbsp;</p>



<p>Classe 1985, fondatore di un’azienda biotech, Ramaswamy è riuscito a sfruttare a proprio vantaggio l’assenza di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Donald Trump</a> mettendo spesso sulla difensiva candidati più navigati e dai quali ci si attendeva performances più consistenti. Secondo il sito <em>FiveThirtyEight </em>l’imprenditore di origini indiane ha raggiunto il 9,9% delle preferenze a livello nazionale, seguito dall’ex vicepresidente Mike Pence al 4,1% e dall’ex ambasciatrice alle Nazioni Unite <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-nikki-haley.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nikki Haley</a> al 3,8%. Trump è saldo al primo posto con il 52% ben distante dal governatore della Florida <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-ron-desantis.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ron DeSantis</a> fermo al 14,7%.  </p>



<p>“Chi diavolo è questo tipo magro con un cognome buffo?”. Così Ramaswamy si è presentato al pubblico del dibattito in Wisconsin giocando sulla novità della sua candidatura e del suo profilo nazionale. Non è sfuggito agli spettatori che la curiosa domanda del giovane imprenditore sia una citazione delle parole usate alla Convention nazionale democratica del 2004 dall’allora altrettanto sconosciuto <strong>Barack Obama</strong>. </p>



<p>“Viviamo in tempi oscuri” ha affermato Ramaswamy rievocando i toni plumbei del discorso di insediamento di Trump in cui il miliardario promise di porre fine al “<strong>massacro americano</strong>”. Nel corso della serata è proprio al <em>tycoon</em> che l’imprenditore&nbsp;trentottenne ha riservato elogi e riconoscimenti definendolo “il miglior presidente del ventunesimo secolo” &nbsp;</p>



<p>Ramaswamy si è posizionato quindi come <strong>il più trumpiano dei trumpiani</strong>, forte di molte posizioni tanto nette quanto controverse. È infatti un negazionista del cambiamento climatico – lo ha definito una “truffa” -, è complottista sugli attentati dell’11 settembre, appoggia l’<strong>interruzione del sostegno ad Israele e all’Ucraina</strong>&nbsp;e ritiene “offensivo che i politici professionisti facciano un pellegrinaggio a Kiev e al loro papa Zelensky” senza fare lo stesso per la popolazione di Maui o di aree povere degli Stati Uniti. Il candidato repubblicano sarebbe pronto a concedere alla Russia di conservare territori ucraini a patto che Mosca rinunci alla sua alleanza con Pechino. Inoltre, sarebbe disposto a scoraggiare qualsiasi manovra ostile cinese nei confronti di <strong>Taiwan </strong>solo sino a quando Washington dipenderà dai semiconduttori di Taipei.&nbsp;</p>



<p>“Sono l’unica persona qui su questo palco a non essere stata comprata o pagata dai finanziatori” ha rivendicato con orgoglio il più giovane dei <strong>candidati alla nomination repubblicana</strong>, al centro di numerosi attacchi da parte di quasi tutti i suoi rivali. Chris Christie, ex governatore del New Jersey, dopo averlo etichettato come &#8220;dilettante” lo ha preso in giro dicendo di “averne abbastanza di un tipo che parla come la piattaforma di intelligenza artificiale ChatGPT”. &#8220;Non abbiamo bisogno di un novellino” è stato l’affondo di Pence mentre Haley lo ha accusato di avere un’evidente <strong>inesperienza in politica estera</strong>. &nbsp;</p>



<p>Proprio per rafforzare le sue credenziali negli affari internazionali Ramaswamy ha appena pubblicato un <a href="https://thehill.com/homenews/campaign/4174713-ramaswamy-unveils-foreign-policy-platform-we-will-be-uncle-sucker-no-more/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">editoriale</a> per il<em> think tank The American Conservative</em> in cui ha voluto definire la sua agenda di politica estera. In caso venisse eletto, l&#8217;imprenditore ha promesso di perseguire &#8220;pace, commercio e amicizia con tutte le nazioni&#8221; impegnandosi a bloccare qualsiasi allargamento della <strong>Nato </strong>e facendo visita a Mosca per chiudere una &#8220;<strong>guerra senza vincitori</strong>&#8221; e riammettere la Russia nel sistema di mercato globale. Gli europei, si legge nel post, dovrebbero prendersi carico della &#8220;difesa primaria dei confini dell&#8217;Europa&#8221; e &#8220;l&#8217;America non dovrebbe più finanziare la debolezza&#8221; del Vecchio Continente. Anche Taiwan dovrebbe aumentare le spese per la propria difesa &#8220;a livelli accettabili&#8221; se vorrà continuare a beneficiare della protezione Usa.  </p>



<p>I mass media americani in queste ore si interrogano se il fenomeno Ramaswamy sia una meteora o rappresenti la nascita di una nuova stella politica. Alcuni analisti si chiedono poi anche perché gli elettori repubblicani dovrebbero votare per lui e non per Trump considerato quanto il candidato <em>millennial </em>lo stimi.&nbsp;La risposta potrebbe avere a che fare con una seconda competizione, già in corso e sottotraccia, per un posto di rilievo&nbsp;alla <strong>Casa Bianca</strong> qualora il miliardario dovesse vincere le presidenziali nel&nbsp;2024.&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/vivek-ramaswamy-il-millennial-pro-putin-che-tenta-lassalto-alla-casa-bianca.html">Vivek Ramaswamy, il millennial pro-Putin che tenta l&#8217;assalto alla Casa Bianca</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Scatta il blitz per far saltare Biden: cosa vuole Joe Manchin</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-blitz-per-far-saltare-la-ricandidatura-di-biden-cosa-vuole-joe-manchin.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Chiapparino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jul 2023 17:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni Usa]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Repubblicano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/joe-manchin-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/joe-manchin-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/joe-manchin-scaled-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/joe-manchin-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/joe-manchin-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/joe-manchin-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/joe-manchin-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/joe-manchin-2048x1152.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/joe-manchin-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il presidente Usa nei prossimi mesi dovrà guardarsi le spalle non solo da Trump ma da un politico del suo stesso partito</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-blitz-per-far-saltare-la-ricandidatura-di-biden-cosa-vuole-joe-manchin.html">Scatta il blitz per far saltare Biden: cosa vuole Joe Manchin</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/joe-manchin-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/joe-manchin-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/joe-manchin-scaled-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/joe-manchin-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/joe-manchin-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/joe-manchin-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/joe-manchin-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/joe-manchin-2048x1152.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/joe-manchin-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non c’è pace per il presidente americano <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Joe Biden</a>. È risaputo che la corsa per la Casa Bianca sia una lunga maratona ma di solito risparmia, almeno nella fase delle primarie, il candidato in corsa per il secondo mandato per il quale è quasi scontato l&#8217;ottenimento della <strong>nomination</strong> da parte del partito di appartenenza. Il 2024 potrebbe però fare eccezione. Troppe le incognite e i dubbi che attanagliano gli elettori da una parte all’altra dello schieramento e un elemento di grande disturbo potrebbe arrivare da candidature anomale interne al Partito Democratico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il piano di Joe Manchin</h2>



<p>La prima scheggia impazzita nella famiglia politica a cui appartiene il presidente è Robert Kennedy, figlio dell’ex segretario alla giustizia ucciso nel 1968 e fratello di John Kennedy. Le sue posizioni no vax e vicine al partito di Trump non lo rendono al momento una minaccia concreta a meno che non decida di candidarsi da indipendente. Ma è della settimana scorsa <a href="https://www.reuters.com/world/us/us-senator-manchin-speech-stokes-speculation-white-house-run-2023-07-17/#:~:text=WASHINGTON%2C%20July%2017%20%28Reuters%29%20-%20Maverick%20Democratic%20Senator,that%20he%20could%20be%20weighing%20a%20third-party%20candidacy." target="_blank" rel="noreferrer noopener">la notizia che sta mandando davvero in fibrillazione lo staff di Biden</a>. Il senatore democratico <strong>Joe Manchin</strong> sta sondando il terreno per una sua possibile discesa in campo sotto la bandiera dei <em>No Labels,</em> un&#8217;organizzazione politica <strong>centrista</strong>. “Amo tutto ciò che è indipendente. Sono l&#8217;esponente democratico più indipendente che abbiate mai incontrato” ha dichiarato l’ex governatore del West Virginia aggiungendo che un candidato terzo spingerebbe i due principali partiti a spostarsi su posizioni più moderate per arrivare alla vittoria. Non è un caso che il politico noto come <em>the maverick</em> abbia riservato queste esternazioni ad un evento sponsorizzato dal gruppo <em>No Labels</em> svoltosi in New Hampshire, uno dei primi stati in cui si vota alle primarie.</p>



<p>Manchin non si però è spinto sino in fondo sostenendo di non aver ancora deciso se intende ricoprire tale ruolo di salvatore della democrazia americana dagli eccessi delle frange estreme. I <strong>sondaggi</strong> che starebbe consultando parlano chiaro. Secondo una rilevazione condotta a maggio dalla <em>Reuters/Ipsos</em> quattro repubblicani su dieci pensano che <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Donald Trump</a> non dovrebbe ricandidarsi. Stesse perplessità manifestate dagli elettori democratici. Numeri impietosi confermati anche da un altro sondaggio svolto il mese scorso dal settimanale <em>The Economist</em>. Il 33% degli elettori è favorevole a una nuova candidatura del <em>tycoon</em> con appena il 26% degli intervistati entusiasti da un possibile secondo mandato di Biden.</p>



<p>È in questa situazione di grande incertezza e frustrazione dell’elettorato che prova quindi ad insinuarsi Joe Manchin, il 75enne considerato la vera nemesi dell’attuale inquilino della Casa Bianca. Al <strong>Senato</strong>, dove una singola defezione può fare la differenza tra una grande vittoria e una bruciante sconfitta per il Partito Democratico, il suo voto è stato spesso determinante. Le prese di posizione da conservatore moderato per le quali il <em>New York Times</em> lo ha definito il senatore più potente degli Stati Uniti hanno spesso richiesto lunghe telefonate da parte del presidente Biden per garantire il passaggio di importanti provvedimenti legislativi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal West Virginia per un partito più moderato</h2>



<p>Lo stato da cui proviene Manchin, il<strong> West Virginia</strong>, è uno di quelli che ha una popolazione fortemente omogenea, bianca, poco istruita e tra le più povere degli Stati Uniti a causa della chiusura delle sue miniere di carbone. Tutti ingredienti che nel 2016 hanno spinto molti elettori in molti stati chiave a votare per Trump. È a questi “dimenticati”, vittime di un mondo soggetto a cambiamenti troppo rapidi, che si rivolge il senatore quando dichiara di essere contrario all’aborto, alle restrizioni sulle armi e a favore degli investimenti nei combustibili fossili.</p>



<p>Tutto ciò spiega il progetto di Manchin di spingere il Partito Democratico, troppo a sinistra, e quello repubblicano, troppo a destra, a <strong>tornare al centro</strong> per riprendere consensi anche tra gli indipendenti, una categoria ritenuta influente e corteggiata ad ogni tornata elettorale. Potrebbe essere ancora presto per capire le intenzioni del senatore il quale ha anticipato che aspetterà la fine dell’anno per decidere se ricandidarsi al seggio per il West Virginia. Ha provato a fornire una tabella di marcia Pat McCrory, l’ex governatore della Carolina del Nord e attivista del movimento <em>No Labels</em>, secondo cui il suo gruppo potrebbe presentare ufficialmente un candidato presidente a patto che abbia una possibilità credibile di vincere e qualora entro il <strong><em>Super Tuesday</em></strong>, giorno previsto ad inizio marzo in cui si svolgono le primarie in molti stati, dovesse essere certo che Biden e Trump siano gli sfidanti alle elezioni del 2024.</p>



<p>La senatrice repubblicana Lisa Murkowski ha già fatto sapere che in quella circostanza voterebbe per Manchin. Non è chiaro se il senatore stia davvero puntando a sparigliare le carte da terzo incomodo o miri ad esercitare pressione sulla Casa Bianca per ottenere un posto di primo piano nella prossima eventuale amministrazione democratica. In ogni caso la sua influenza sembra destinata ad aumentare e Biden dovrà tenerne conto.</p>
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		<title>Via Klain, ora Biden si affida allo Zar del Covid</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/usa-ron-klain-biden-zar-del-covid-jeff-zients.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2023 10:10:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1202" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012310381271_cf969a249b2427c52dc78051886b9d1c-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="jeff zients" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012310381271_cf969a249b2427c52dc78051886b9d1c-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012310381271_cf969a249b2427c52dc78051886b9d1c-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012310381271_cf969a249b2427c52dc78051886b9d1c-1024x641.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012310381271_cf969a249b2427c52dc78051886b9d1c-768x481.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012310381271_cf969a249b2427c52dc78051886b9d1c-1536x962.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012310381271_cf969a249b2427c52dc78051886b9d1c-2048x1282.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sarà Jeff Zients, lo &#8220;zar del Covid&#8221;, il nuovo Chief of staff della Casa Bianca. Ex funzionario dell&#8217;amministrazione Obama e stretto collaboratore del presidente Joe Biden, Zients è stato il regista della gestione della pandemia per l&#8217;amministrazione democratica, ruolo rispetto al quale ha ottenuto vari riconoscimenti ed elogi interni per le sue capacità gestionali e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-ron-klain-biden-zar-del-covid-jeff-zients.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1202" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012310381271_cf969a249b2427c52dc78051886b9d1c-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="jeff zients" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012310381271_cf969a249b2427c52dc78051886b9d1c-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012310381271_cf969a249b2427c52dc78051886b9d1c-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012310381271_cf969a249b2427c52dc78051886b9d1c-1024x641.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012310381271_cf969a249b2427c52dc78051886b9d1c-768x481.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012310381271_cf969a249b2427c52dc78051886b9d1c-1536x962.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012310381271_cf969a249b2427c52dc78051886b9d1c-2048x1282.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sarà <strong>Jeff Zients</strong>, lo &#8220;zar del Covid&#8221;, il nuovo <em>Chief of staff</em> della Casa Bianca. Ex funzionario dell&#8217;amministrazione Obama e stretto collaboratore del presidente Joe Biden, Zients è stato il regista della <strong>gestione della pandemia</strong> per l&#8217;amministrazione democratica, ruolo rispetto al quale ha ottenuto vari riconoscimenti ed elogi interni per le sue capacità gestionali e per come è riuscito a tenere sotto controllo la pandemia dopo i mesi &#8220;turbolenti&#8221; di Donald Trump a cavallo tra il 2020 e l&#8217;inizio del 2021. </p>



<p>Ora è stato scelto dalla cerchia del presidente per sostituire il potente <strong>Ron Klain</strong> nel ruolo di capo dello staff. <a href="https://www.politico.com/news/2023/01/22/zients-biden-chief-staff-00078912" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come sottolinea </a><em>Politico</em>, Zients ha ricoperto una serie di posizioni di alto livello durante le presidenze Obama e Biden e ha la giusta esperienza per ricoprire il ruolo di capo dello staff in un momento molto difficile per il presidente: dovrà infatti occuparsi di dossier controversi come l’indagine del procuratore speciale sui documenti classificati classificati trovati nell&#8217;ex ufficio e nel garage dell&#8217;abitazione dell&#8217;inquilino della Casa Bianca. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cambio al vertice della Casa Bianca</h2>



<p>Joe Biden ha attribuito a Zients il merito di aver messo &#8220;<strong>decenni di esperienza manageriale</strong> al lavoro nella formulazione e nell&#8217;esecuzione di un piano per costruire l&#8217;infrastruttura di cui avevamo bisogno per fornire vaccini, tamponi, cure e mascherine a centinaia di milioni di americani&#8221;. </p>



<p>Durante l&#8217;amministrazione Obama, il manager al servizio della politica è stato inoltre direttore ad interim e vicedirettore dell&#8217;<em>Office of the Management and Budget</em>: la speranza dell&#8217;amministrazione dem è che le sue solide relazioni nella comunità degli affari possano rappresentare una <strong>risorsa</strong> per la Casa Bianca. </p>



<p>Il neo <em>Chief of staff</em> è stato in precedenza co-presidente del team di transizione di Biden e ha lavorato presso Facebook,<em> The Advisory Board Company</em> e Ceb. Sebbene abbia una grande esperienza amministrativo-gestionale Zients, 56 anni, pecca tuttavia sotto il <strong>profilo politico</strong> e deve guardarsi dall&#8217;ala radicale del partito che non lo vede di buon occhio. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I liberal contro Jeff Zients: &#8220;Ha fatto soldi grazie alla sanità&#8221;</h2>



<p>Sebbene abbia coltivato una vasta gamma di relazioni all&#8217;interno dei circoli democratici, scrive sempre <em>Politico</em>, Zients è infatti oggetto di crescenti <a href="https://www.foxnews.com/politics/bidens-incoming-chief-staff-slammed-liberals-corporate-past-massive-wealth">critiche da parte dell&#8217;ala progressista del partito</a> per la sua gestione della pandemia, che avrebbe lasciato indietro e <strong>trascurato le minoranze</strong>. Il <em>Center for Economic and Policy Research</em> (Cepr) e <em>Public Citizen</em>, due think tank liberal con sede a Washington, Dc, si sono opposti apertamente all&#8217;incarico del manager come &#8220;<strong>zar del Covid</strong>&#8220;, accusandolo di non aver fatto abbastanza sull&#8217;obbligo di indossare le mascherine e di non aver agito in maniera efficace nel distribuire abbastanza rapidamente i vaccini all&#8217;estero. </p>



<p>&#8220;Jeff Zients ha fallito e il mondo ne ha pagato il prezzo&#8221;, ha dichiarato il presidente di <em>Public Citizen</em> Robert Weissman nel marzo 2022. &#8220;Gli americani sono sconvolti dal profitto nel <strong>settore sanitario</strong>: Jeff Zients è diventato sorprendentemente ricco grazie ai profitti che ha fatto in questo campo&#8221;, ha dichiarato il direttore esecutivo del progetto <em>Revolving Door</em> Jeff Hauser in una dichiarazione.</p>



<p>È probabile che la scelta di Zients deluda inoltre anche i <strong>progressisti</strong> che vedevano l&#8217;uscita di scena di Klain come un&#8217;ottima opportunità per Biden di nominare una donna o un afroamericano come suo capo dello staff. Nel frattempo, rimane poco chiaro il motivo che ha portato a questo cambio al vertice. </p>



<p>Klain, avvocato e lobbista a lungo consigliere di Joe Biden, è stato un capo di gabinetto longevo. In precedenza ha ricoperto lo stesso ruolo per Biden quando era vicepresidente durante l&#8217;amministrazione Obama, oltre ad essere stato consulente e autore dei discorsi per le campagne presidenziali del 1988 e del 2008 dello stesso<strong> </strong>senatore del Delaware. Perché in un momento così difficile Biden ha <strong>rinunciato</strong> al suo fidatissimo collaboratore per affidarsi a un manager senza grande esperienza politica? Lo &#8220;zar del Covid&#8221; saprà essere all&#8217;altezza? </p>



<p>Da questa scelta dipenderà la campagna per la rielezione del presidente americano che, con l&#8217;inchiesta del procuratore speciale sui documenti classificati alle porte, rimane sempre più in bilico. </p>
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