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	<title>Carcere di Guantanamo Archives - InsideOver</title>
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	<title>Carcere di Guantanamo Archives - InsideOver</title>
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		<title>L&#8217;ultimo colpo di teatro di Trump: resuscitare Alcatraz. Anche se gli esperti dicono che&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 May 2025 15:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="768" height="432" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1012682834-640x640-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1012682834-640x640-1.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1012682834-640x640-1-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1012682834-640x640-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1012682834-640x640-1-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></p>
<p>Trump rilancia Alcatraz come simbolo di legge e ordine, trasformando un’icona del passato in strumento di propaganda politica contemporanea.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lultimo-colpo-di-teatro-di-trump-resuscitare-alcatraz-anche-se-gli-esperti-dicono-che.html">L&#8217;ultimo colpo di teatro di Trump: resuscitare Alcatraz. Anche se gli esperti dicono che&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="768" height="432" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1012682834-640x640-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1012682834-640x640-1.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1012682834-640x640-1-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1012682834-640x640-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1012682834-640x640-1-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></p>
<p><strong>Donald Trump</strong> vuole riportare in vita la <strong>prigione di Alcatraz</strong>. Non come museo, ma come carcere per i &#8220;peggiori criminali d&#8217;America&#8221;. Forse perché, nella sua visione dell’ordine, il passato è sempre la soluzione del futuro. Eppure, nel lessico politico del presidente, “<strong>The Rock</strong>” ha poco a che fare con la logistica e molto con il messaggio.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Trump Says He Wants to Reopen Alcatraz as a Prison" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/yQ8rpzv9cnA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_");</script>
</div></figure>



<p>Situata su un’isola rocciosa a circa 2,4 chilometri dalla costa di San Francisco, &#8220;The Rock&#8221; fu inizialmente una fortezza militare, poi prigione dell’esercito, e infine penitenziario federale a partire dal 1934. Era l’epoca dei <strong>gangster </strong>e del crimine organizzato, e Alcatraz venne pensata non tanto come strumento di riabilitazione, quanto come <strong>luogo di isolamento totale</strong> per detenuti considerati ingestibili. Chi finiva lì era, per definizione, alla fine della linea. La struttura era severa. Celle minuscole, regole ferree, isolamento prolungato e silenzio imposto. L’isola era circondata da acque gelide e da forti correnti che rendevano virtualmente impossibile qualsiasi fuga. Anche per questo Alcatraz divenne nel tempo un simbolo dell’ineluttabilità della giustizia – o della sua versione più dura e spietata.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://image.pennlive.com/home/penn-media/pgfull/img/patriot-news/photo/2016/03/21/-b675082ff0223754.jpg" alt=""/></figure>



<p>L’operazione ha un sapore dichiaratamente simbolico. In un’America che Trump continua a descrivere come invasa dalla criminalità e soffocata dal caos urbano – nonostante dati spesso discordanti – Alcatraz torna utile come strumento retorico. Evocare una struttura carceraria dura, isolata e inespugnabile significa parlare direttamente a un elettorato sensibile ai <strong>temi della sicurezza e della repressione</strong>. Ma c’è di più. Rilanciare Alcatraz è anche <strong>un attacco simbolico a San Francisco</strong>, roccaforte <em>liberal </em>da anni nel mirino di Trump ma che da Trump si è fatta tentare: secondo i dati del Segretario di Stato della California, oltre il 15% degli elettori della città ha votato per Trump, rispetto al 9,3% registrato alla sua prima candidatura nel 2016. Colpire un’icona della città serve a ribadire il contrasto tra l’America “permissiva” governata dai Democratici e quella “rigorosa” che Trump sostiene di incarnare. </p>



<p>La scelta dell’isola – oggi gestita dal <strong>National Park Service</strong> e visitata da oltre un milione di persone ogni anno – è tutt’altro che casuale. La proposta su Alcatraz arriva a poche settimane di distanza da un altro attacco federale a una proprietà simbolica della città: a febbraio, Trump aveva proposto tagli all&#8217;ente che gestisce l’omonimo parco nazionale situato all’estremità Nord di San Francisco. In una città che cerca ancora di riprendersi dagli effetti della pandemia, la prospettiva di perdere una risorsa turistica cruciale viene vista non solo come un rischio economico, ma anche come una provocazione politica.</p>



<p>Trump, da parte sua, ha alternato toni determinati a parziali retromarce. Dopo aver annunciato l’intenzione di costruire una versione “radicalmente ampliata e ricostruita” della prigione per rinchiudere <strong>i criminali “più spietati e violenti” d’America</strong>, ha successivamente ridimensionato la proposta come “solo un’idea”, salvo poi rilanciarla di nuovo pubblicamente. Nel frattempo, il direttore del Bureau of Prisons, <strong>William K. Marshall III</strong>, ha annunciato l’avvio di una <strong>valutazione preliminare</strong> per determinare le esigenze logistiche e i prossimi passi. Tuttavia, il progetto appare logisticamente complesso e finanziariamente oneroso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.washingtonpost.com/wp-apps/imrs.php?src=https://arc-anglerfish-washpost-prod-washpost.s3.amazonaws.com/public/USO7TMSKU5OWR7KUX44PJCNNO4_size-normalized.jpg&amp;w=1200" alt=""/></figure>



<p>L’originale prigione di Alcatraz chiuse i battenti nel 1963. Tra i suoi prigionieri più noti <strong>Al Capone</strong>, il famigerato boss di Chicago, trasferito sull’isola nel 1934. Malato di sifilide, Capone perse progressivamente lucidità e passò gran parte della sua detenzione suonando il banjo nella lavanderia della prigione. C’erano poi figure come <strong>George “Machine Gun” Kelly</strong>, noto per rapimenti e rapine a mano armata, e Alvin “Creepy” Karpis, ultimo “Public Enemy #1” arrestato dall’FBI, che scontò ad Alcatraz la pena più lunga della storia del carcere: 26 anni. La leggenda più controversa è forse quella di Robert Stroud, il “Birdman of Alcatraz”. Reso celebre dal film con <strong>Burt Lancaster</strong>, era un uomo brillante ma pericoloso. Nonostante il mito, ad Alcatraz non gli fu mai permesso allevare uccelli: visse invece gran parte della sua condanna in completo isolamento. Nonostante tutto, la fama di Alcatraz non si è mai spenta. Anzi, è stata alimentata da decenni di cinema e cultura pop, con film come <em>Fuga da Alcatraz</em> (1979) e <em>The Rock </em>(1996) a consolidarne lo status di mito americano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://s.hdnux.com/photos/06/64/37/1787894/9/960x0.webp" alt=""/></figure>



<p>Uno dei siti storici più visitati degli Stati Uniti, fu abbandonata proprio a causa dei <strong>costi proibitivi</strong>: gestirla era quasi tre volte più dispendioso rispetto a una prigione ordinaria, e le infrastrutture richiederebbero oggi una ricostruzione completa. L’isola è priva di acqua corrente, sistema fognario e fornitura elettrica stabile. Le <strong>fogne</strong> della vecchia prigione scaricavano direttamente nella baia, una pratica oggi vietata dalle normative ambientali. Il <strong>sistema elettrico è obsoleto</strong>, e ogni materiale da costruzione dovrebbe essere trasportato via mare – una sfida logistica che si complicherebbe ulteriormente in un contesto di costi edilizi elevati. </p>



<p>C’è infine la questione dell’<strong>accesso</strong>: l’unico collegamento regolare con l’isola è garantito da traghetti che partono dal Pier 33, un molo sotto la giurisdizione del porto di San Francisco. Questo è gestito da funzionari nominati dal sindaco, i quali potrebbero bloccare qualsiasi collaborazione con l’amministrazione federale. Alla richiesta di commento, il porto non ha fornito risposta. Nel piano delineato da Trump, diverse agenzie federali – tra cui l’FBI, il Dipartimento di Giustizia, il Bureau of Prisons e il Dipartimento per la Sicurezza Interna – sarebbero chiamate a sviluppare progetti per <strong>una versione radicalmente ampliata e modernizzata</strong> della celebre prigione: un caos da burocrazia elefantiaca.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://bloximages.chicago2.vip.townnews.com/sfexaminer.com/content/tncms/assets/v3/editorial/8/d6/8d6b05de-ab3e-5c73-80f8-a8671de651f3/628bcd43ec74e.image.jpg" alt=""/></figure>



<p>Ma la fattibilità, in questo caso, è secondaria. Il rilancio di Alcatraz non è una proposta operativa: è teatro politico. Serve a dominare il ciclo mediatico, a polarizzare il dibattito, a rafforzare l’identità di un elettorato fedele. In questo senso, funziona perfettamente. E mentre le autorità locali promettono resistenza e i turisti continuano a imbarcarsi per visitare la prigione storica, Trump ha già ottenuto ciò che voleva: il centro della scena.</p>



<p>Tuttavia, non tutti concordano sulla storica isola nella baia di San Francisco come sede ideale. L&#8217;ex agente speciale dell’FBI <strong>Jonathan Gilliam</strong>, intervenuto su <em>Fox News Digital</em>, ha avanzato un’alternativa provocatoria: trasferire il progetto sull’<strong>isola di San Clemente</strong>, al largo della costa californiana. Attualmente impiegata dalla Marina degli Stati Uniti come base d’addestramento, anche per i <strong>Navy SEAL</strong>, San Clemente è un&#8217;isola remota accessibile esclusivamente via mare o aria, a circa 130 chilometri da San Diego. Secondo Gilliam, l’isolamento geografico sarebbe un potente dissuasore per eventuali detenuti. “<em>Non ci vorrebbero andare, perché là non c’è nulla</em>”, ha dichiarato. “<em>Solo la solitudine farebbe crollare molti di loro. Nessuno può sentire le urla laggiù</em>”.<br>Gilliam ritiene che, per costi simili – se non inferiori – rispetto a quelli di una ricostruzione su Alcatraz, San Clemente offrirebbe un sito perfetto per una nuova struttura di massima sicurezza. L’elemento cruciale, a suo parere, resta l’inaccessibilità: “<em>Alcatraz faceva paura perché non si poteva fuggire. Era il carcere dei peggiori criminali. Finché questo concetto sopravvive, l’effetto deterrente è assicurato</em>”.</p>



<p></p>



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		<title>Gli aiuti a Kiev, i migranti premono in Egitto, l&#8217;accusato dell&#8217;11 settembre non processabile: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/gli-aiuti-a-kiev-i-migranti-premono-in-egitto-laccusato-dell11-settembre-non-processabile-cose-successo-oggi-nel-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Sep 2023 16:58:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Assemblea generale dell&#039;Onu]]></category>
		<category><![CDATA[Carcere di Guantanamo]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Sudan]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYq8dDV_EhBTRHBRfDVO_FOTOGRAMMA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYq8dDV_EhBTRHBRfDVO_FOTOGRAMMA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYq8dDV_EhBTRHBRfDVO_FOTOGRAMMA-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYq8dDV_EhBTRHBRfDVO_FOTOGRAMMA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYq8dDV_EhBTRHBRfDVO_FOTOGRAMMA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYq8dDV_EhBTRHBRfDVO_FOTOGRAMMA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYq8dDV_EhBTRHBRfDVO_FOTOGRAMMA-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYq8dDV_EhBTRHBRfDVO_FOTOGRAMMA-2048x1366.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Zelensky, in visita al Congresso Usa, riesce a portare a casa 325 milioni di dollari ma non tutto il Congresso lo sostiene ancora. Con lo scoppio della guerra in Sudan gli immigrati verso l&#8217;Egitto hanno raggiunto numeri enormi, e ora Il Cairo chiede aiuto all&#8217;Ue. Netanyahu mostra una mappa senza la Palestina durante l&#8217;Assemblea generale &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-aiuti-a-kiev-i-migranti-premono-in-egitto-laccusato-dell11-settembre-non-processabile-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYq8dDV_EhBTRHBRfDVO_FOTOGRAMMA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYq8dDV_EhBTRHBRfDVO_FOTOGRAMMA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYq8dDV_EhBTRHBRfDVO_FOTOGRAMMA-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYq8dDV_EhBTRHBRfDVO_FOTOGRAMMA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYq8dDV_EhBTRHBRfDVO_FOTOGRAMMA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYq8dDV_EhBTRHBRfDVO_FOTOGRAMMA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYq8dDV_EhBTRHBRfDVO_FOTOGRAMMA-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/AYq8dDV_EhBTRHBRfDVO_FOTOGRAMMA-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Zelensky, in visita al Congresso Usa, riesce a portare a casa 325 milioni di dollari ma non tutto il Congresso lo sostiene ancora. Con lo scoppio della guerra in Sudan gli immigrati verso l&#8217;Egitto hanno raggiunto numeri enormi, e ora Il Cairo chiede aiuto all&#8217;Ue. Netanyahu mostra una mappa senza la Palestina durante l&#8217;Assemblea generale dell&#8217;Onu. L&#8217;India fa un passo avanti verso l&#8217;uguaglianza di genere introducendo le quote rosa in seno al Parlamento. Gli orrori di Guantanamo tornano a galla dopo che una delle menti dell&#8217;11 settembre è stato dichiarato non idoneo a testimoniare a causa delle torture subite durante la prigionia. <strong>Ecco le cinque notizie del giorno </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Aiuto indiscusso a Kiev ma Congresso diviso</h2>



<p>L’incontro di <strong>Biden</strong> e <strong>Zelensky</strong> ha portato i suoi frutti. Gli Stati Uniti sbloccheranno <strong>325 milioni </strong>di dollari in aiuti a Kiev. &#8220;È esattamente ciò di cui i nostri soldati hanno bisogno”, ha dichiarato Zelensky. Biden ha ribadito la posizione di Washington senza equivoci, &#8220;Siamo con voi e restiamo con voi”. Gli aiuti comprendono missili di difesa aerea, munizioni per lanciarazzi multipli Himars, armi anticarro, munizioni di artiglieria, tra queste quelle a grappolo e i carri armati Abrams. Se gli aiuti sono arrivati e il sostegno è rimasto immutato, la visita di Zelensky ha avuto connotati diversi. Durante il primo incontro era stato accolto da eroe, adesso gli incontri sono avvenuti a porte chiuse. La ragione è semplice: la spaccatura in seno al <strong>Congresso</strong>. A Capitol Hill non tutti sono in accordo con la linea presidenziale. La stanchezza nei confronti della guerra è palpabile, soprattutto tra i <strong>repubblicani</strong>. Inoltre la crisi che sta colpendo Biden mette in cattiva luce anche la vicinanza a Kiev, con l’avversario Trump che continua a ritenere la guerra in Ucraina inutile e a mantenere una posizione positiva nei confronti del presidente russo <strong>Putin</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Egitto chiede soldi all’Europa per contenere i flussi migratori dopo lo scoppio della guerra in Sudan</h2>



<p>A margine della sessione dell&#8217;<strong>Assemblea generale delle Nazioni Unite</strong>, il ministro degli esteri egiziano <strong>Sameh Shoukry,</strong> ha presentato una richiesta di aiuti finanziari alla commissaria europea per gli Affari migratori, <strong>Ylva Johansson</strong>. Shoukry &#8220;ha chiesto di aumentare il volume degli aiuti finanziari all&#8217;Egitto per far fronte agli oneri aggiuntivi derivanti dai crescenti afflussi di <strong>migranti</strong> nel Paese e migliorare la capacità di accoglienza dell&#8217;Egitto al fine di ridurre significativamente il flusso di immigrazione irregolare attraverso il Paese”, dice una nota del ministero degli esteri egiziano. La richiesta non arriva a caso. Il conflitto che si sta inasprendo in <strong>Sudan</strong>, Paese di confine con l’Egitto, sta portando inevitabilmente a un ingente flusso migratorio. Infatti secondo i dati forniti da Il Cairo, l’Egitto è passato da ospitare 9 milioni di rifugiati a quasi <strong>310mila</strong>, per la maggior parte sudanesi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un futuro mediorientale senza la Palestina? Sì, secondo una mappa mostrata da Netanyahu</h2>



<p>Durante l’Assemblea generale dell’Onu ha preso parola il premier israeliano <strong>Benjamin Netanyahu</strong> che ha lodato il piano di Biden di creare un “<strong>Nuovo Medio Oriente</strong>”, omettendo però la Palestina. &#8220;Costruiremo un nuovo corridoio di pace e prosperità che colleghi l&#8217;Asia attraverso gli Emirati Arabi Uniti, l&#8217;Arabia Saudita, la Giordania, Israele all’Europa”, ha dichiarato. Bibi fa riferimento proprio a quel corridoio economico e infrastrutturale che intende collegare India, Medio Oriente e Europa presentato da Biden in occasione del G20 in India. La mappa presentata però esclude i Territori palestinesi, ovvero <strong>Gaza</strong> e <strong>Cisgiordania</strong>, inglobandole direttamente dentro allo stato ebraico.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dopo un iter di 27 anni, l’India dà il via alle quote rosa</h2>



<p>Malgrado l’<strong>India</strong> abbia avuto leader politiche conosciute e apprezzate a livello internazionale, a partire da <strong>Indira Gandhi</strong>, che fu la seconda donna a diventare premier nel mondo, la presenza femminile nelle istituzioni è molto bassa. Nel parlamento si contano solo 104 donne su 788 eletti. Adesso però il Paese si avvia verso una decisione storica. La Camera alta del Parlamento ha deciso di assegnare il <strong>33% dei seggi </strong>della Camera bassa e dei diversi Parlamenti nazionali alle <strong>donne</strong>. &#8220;Un passo storico, un momento cruciale nel viaggio democratico del nostro paese”, ha dichiarato entusiasta il presidente Modi sul suo account Twitter. Una simile proposta era stata presentata nel 1996 e respinta per ben sei volte negli ultimi 27 anni. L’India si avvia quindi verso un futuro che prospetta la volontà di una maggiore inclusione di genere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Si riaccendono i riflettori sulle torture di Guantanamo: uno delle menti dell’11 settembre non può essere processato perché distrutto dalle torture</h2>



<p>Era il 2006 e una delle menti dell’attacco terroristico dell’11 settembre, lo yemenita <strong>Ramzi bin al-Shibh</strong>, veniva trasferito nella prigione di <strong>Guantanamo</strong>, a Cuba. Adesso al-Shibh è stato riconosciuto non in grado di sostenere un processo. È il colonnello <strong>Matthew McCall</strong>, giudice militare di Guantanamo, ad averlo deciso. Al-Shabib sarebbe stato &#8220;<strong>torturato</strong> dagli agenti della Cia e per questo soffre di stress post traumatico, di psicosi e di un disturbo delirante”, riferisce il suo avvocato <strong>David Bruck</strong>, &#8220;non è psicologicamente in grado di difendersi, di affrontare un processo, né di dichiararsi colpevole” nel procedimento preliminare che avrebbe dovuto prendere il via oggi. Sempre secondo i suoi avvocati, le torture inflitte e chiamate tecniche di interrogatorio potenziate, prevedevano la privazione del sonno, il waterboarding e le percosse. Il caso di al-Shabib riaccende i riflettori su una delle pagine più oscure della lotta al terrorismo americano, quello della prigione di Guantanamo. La prigione venne aperta l’11 gennaio del 2002 in seguito all’attacco alle Torri gemelle.&nbsp;</p>
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		<title>Il dilemma di Guantanamo dopo la fine della guerra in Afghanistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/il-dilemma-di-guantanamo-dopo-la-fine-della-guerra-in-afghanistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Sep 2021 06:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Carcere di Guantanamo]]></category>
		<category><![CDATA[Guantanamo]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1337" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il carcere di Guantanamo (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo-1024x713.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo-768x535.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo-1536x1070.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo-2048x1426.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nei giorni in cui a Guantanamo riprende dopo due anni di sospensione il processo contro i cinque imputati accusati di aver ideato gli attentati dell&#8217;11 settembre la rotta afghana degli Stati Uniti riapre il dibattito sul futuro del campo di prigionia americano nella base di Cuba. Una struttura che in questi venti anni ha rappresentato il centro &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-dilemma-di-guantanamo-dopo-la-fine-della-guerra-in-afghanistan.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1337" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il carcere di Guantanamo (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo-1024x713.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo-768x535.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo-1536x1070.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo-2048x1426.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nei giorni in cui <a href="https://www.ilgiorno.it/mondo/guantanamo-11-settembre-pena-morte-ideatori-attentato-1.6775255" target="_blank" rel="noopener">a <strong>Guantanamo </strong>riprende dopo due anni</a> di sospensione il processo contro i cinque imputati accusati di aver ideato <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/gli-attentati-dell-11-settembre-2001-a-new-york-e-washington.html" target="_blank" rel="noopener">gli attentati dell&#8217;11 settembre</a> la rotta <a href="https://it.insideover.com/politica/lo-strappo-fra-biden-e-i-militari-alla-radice-del-disastro-in-afghanistan.html" target="_blank" rel="noopener">afghana degli Stati Uniti</a> riapre il dibattito sul futuro del campo di prigionia americano nella base di Cuba. Una struttura che in questi venti anni ha rappresentato il centro di detenzione per i prigionieri delle forze armate statunitensi ritenuti a vario titolo imputati di collusione col sistema terroristico e con le organizzazioni rivali degli Usa, che ha attratto le critiche trasversali di un&#8217;ampia fetta di media, opinione pubblica e mondo politico negli States e non solo.</p>
<h2>Guantanamo e i suoi detenuti</h2>
<p>Il carcere di massima sicurezza è infatti formalmente fuori dal territorio statunitense, nell&#8217;ultimo residuo della presenza militare Usa a Cuba, e dunque non soggetta alla giurisprudenza e alle norme del diritto interno del Paese. I soggetti incarcerati si trovano formalmente in un limbo, privi sia del riconoscimento di prigionieri di guerra (non essendo gli Usa formalmente in conflitto con altre nazioni) sia dello status di ordinari detenuti dell&#8217;amministrazione federale statunitense a cui applicare i termini di legge in materia di custodia cautelare, rinvio a giudizio e incarcerazione.</p>
<p><a href="https://www.aljazeera.com/news/2021/9/7/guantanamo-bay-explained-in-maps-and-charts-interactive" target="_blank" rel="noopener">Non è un caso che <strong>Human Rights Watch </strong>abbia sottolineato</a> che dal 2002 in avanti solo 16 dei 780 detenuti passati per Guantanamo <a href="https://www.hrw.org/news/2018/06/27/qa-guantanamo-bay-us-detentions-and-trump-administratio" target="_blank" rel="noopener">abbiano subito un esplicita incriminazione penale</a>, e anche quando ciò è avvenuto i casi sono stati estremamente controversi; l&#8217;’ex capo della propaganda di Al-Qaida <strong>Khalid Sheikh Mohammed, </strong>che ha esplicitamente confessato di essere stata la mente dell&#8217;11 settembre, ha dovuto aspettare cinque anni tra la sua cattura, avvenuta nel 2003, e la sua incriminazione, partita nel 2008, e il suo processo è ancora in alto mare mentre sulle confessioni sue e di altri detenuti aleggiano i dubbi di costituzionalità legati al possibile uso della tortura nelle prigioni segrete della Cia.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-279171" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/rilasciati-guantanamo-1024x802.png" alt="" width="1024" height="802" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/rilasciati-guantanamo-1024x802.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/rilasciati-guantanamo-300x235.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/rilasciati-guantanamo-768x601.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/rilasciati-guantanamo.png 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Per questo in America si sta discutendo sulla legittimità del carcere di massima sicurezza creato per operare la detenzione, la punizione e la rieducazione prigionieri catturati in Afghanistan o in Pakistan ritenuti collegati ad attività terroristiche, <a href="https://www.businessinsider.com/guantanamo-bay-9-11-how-many-prisoners-charges-details-history-2021-8?r=US&amp;IR=T" target="_blank" rel="noopener">39 dei quali sono attualmente rinchiusi</a> a Guantanamo. A riempire le celle, soprattutto nella prima fase, sono stati soprattutto afghani, sauditi, yemeniti e pakistani. Molti di questi detenuti, <a href="https://www.npr.org/2021/08/23/1030177682/the-talibans-rise-is-complicating-bidens-efforts-to-close-guantanamos-prison?t=1631029010124" target="_blank" rel="noopener">nota Npr, sono i cosiddetti <em>forever prisoners </em>mai coperti da accuse formali o incriminazioni</a>, mentre in larga misura i detenuti scarcerati o scambiati con prigionieri statunitensi al termine di faticose trattative difficilmente hanno perso l&#8217;abitudine di contrastare la superpotenza a stelle e strisce. Anzi,<a href="https://www.wionews.com/south-asia/guantanamo-ex-inmates-emerge-as-key-players-in-talibans-victory-in-afghanistan-406238" target="_blank" rel="noopener"> il canale all-news indiano <em>Wion </em>ha dedicato un ampio approfondimento al fatto che</a> diverse figure di spicco dei Talebani tornati al potere in Afghanistan hanno conosciuto da vicino la prigionia a Guantanamo.</p>
<p>Khairullah Khairkhwa, membro dell&#8217;ala radicale dei Talebani e loro ex ministro dell&#8217;Interno, è tra le figure che hanno subito al detenzione a <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/carcere-guantanamo-oggi.html" target="_blank" rel="noopener">Guantanamo,</a> e anche Gholam Ruhani, esponente dell&#8217;intelligence del gruppo, è passato per il carcere cubano. Tra le accuse di tortura, le violazioni dei diritti umani e il comportamento duro e punitivo dei militari Usa verso i prigionieri, Guantanamo è diventato un centro fondamentale per le critiche alle politiche degli Usa nei Paesi dell&#8217;Asia centrale e del Medio Oriente e il suo futuro dopo la sconfitta afghana è incerto.</p>
<h2>Guerra terminate, detenzioni senza fine</h2>
<p><a href="https://www.justsecurity.org/77992/what-the-u-s-withdrawal-from-afghanistan-could-mean-for-guantanamo-detainees-and-the-due-process-clause/" target="_blank" rel="noopener">L&#8217;associazione Just Security ha pubblicato di recente un dettagliato rapporto</a> in cui attacca il fatto che il termine delle &#8220;guerre senza fine&#8221; non è ritenuto propedeutico alle prigionie senza fine, nonostante gli appelli in senso contrario <a href="https://it.insideover.com/politica/assedio-a-joe-biden-consensi-ai-minimi-e-attacchi-bipartisan.html" target="_blank" rel="noopener">che l&#8217;attuale presidente Joe Biden ha più volte fatto.</a> Il mantenimento in operazione del carcere viene definito &#8220;aberrante, incongruente, illegale&#8221;: come possono, è il senso dell&#8217;appello, gli Stati Uniti combattere e esporsi per la libertà, la democrazia, i diritti umani senza difenderli in primo luogo <em>erga omnes </em>sul loro territorio? Come definire la responsabilità penale effettiva di soggetti che possono anche essersi macchiati dei più terribili reati di terrorismo ma la cui capacità di sostenere un processo è messa a repentaglio da detenzioni a tempo indeterminato e prevaricazioni tutt&#8217;altro che indifferenti? Queste domande non conoscono risposta da vent&#8217;anni e sono lo specchio del dibattito aperto<a href="https://it.insideover.com/politica/terrorismo-finanza-pandemia-ambiente-il-secolo-delle-emergenze.html" target="_blank" rel="noopener"> dalla <strong>gestione emergenziale </strong></a>del diritto interno che gli Usa hanno reso, di fatto, strutturale nel corso degli anni.</p>
<p>Il dibattito è di quelli politicamente importanti perché impone una riflessione sulle motivazioni, il senso e le <a href="https://it.insideover.com/politica/la-grande-ipocrisia-sulla-fine-della-guerra-infinita.html">conseguenze dell&#8217;intervento statunitense in Medio Oriente</a>, segnalando un&#8217;asimmetria tra la retorica e l&#8217;azione concreta della superpotenza. Le torture di Guantanamo e la sospensione del diritto sono sotto gli occhi di tutti: e da più parti è emersa chiara la percezione del fatto che se alla barbarie della sfida terrorista si decide di rispondere – in nome della tutela di un generico principio di sicurezza – con la <strong>negazione dei capisaldi del diritto</strong> che caratterizzano la vita interna della società occidentali, si contribuisce solamente all’instabilità globale diminuendo la sicurezza collettiva.</p>
<p>Gli Usa e l&#8217;Occidente non hanno altra scelta che quella di recuperare i capisaldi della democrazia feriti negli ultimi anni dalle crisi, dalla conflittualità e dall&#8217;ascesa delle disuguaglianze per sconfiggere politicamente i movimenti estremistici e terroristici. Il problema è che il principio securitario su cui la scelta di creare Guantanamo poggia non <a href="https://it.insideover.com/politica/il-ritiro-usa-dallafghanistan-aprira-un-nuovo-fronte-di-instabilita-per-russia-e-cina.html" target="_blank" rel="noopener">tramonta con l&#8217;Afghanistan,</a> rendendo difficile una svolta che segnerebbe una reale volontà degli Usa di cambiare strategia combattendo politicamente l&#8217;estremismo in maniera diversa. E al contempo annacquando ogni prospettiva reale di rendere credibile gli appelli statunitensi <a href="https://it.insideover.com/politica/le-lezioni-della-storia-sulle-sanzioni-usa-a-cuba.html" target="_blank" rel="noopener">per la <strong>democratizzazione di Cuba, </strong>Paese</a> nei cui confronti gli Stati Uniti <a href="https://it.insideover.com/politica/le-difficolta-politiche-di-cuba-e-leredita-sempre-piu-pesante-dei-castro.html" target="_blank" rel="noopener">stanno esercitando pressioni dopo lo scoppio</a> delle proteste estive. Le grandi potenze difficilmente possono reggere l&#8217;accusa di ipocrisia dopo una sconfitta militare e politica come quella afghana: e Washington ciò deve tenerlo ben presente.</p>
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		<title>Che fine hanno fatto i detenuti di Guantanamo</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/carcere-guantanamo-oggi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Bellotto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2020 06:24:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda nella Penisola Arabica (Aqap)]]></category>
		<category><![CDATA[Carcere di Guantanamo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1337" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il carcere di Guantanamo (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo-1024x713.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo-768x535.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo-1536x1070.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo-2048x1426.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Partiamo dai numeri. Oggi nelle celle di Guantanamo, la base navale Usa in territorio cubano, sono ancora incarcerati 40 detenuti. Tra di loro, la mente che ha progettato gli attacchi dell’11 settembre 2001, Khalid Sheikh Mohammed, e molti altri terroristi di Al Qaeda. Nonostante da quella stagione siano passati quasi 20 anni, i detenuti potrebbero &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/carcere-guantanamo-oggi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1337" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il carcere di Guantanamo (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo-1024x713.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo-768x535.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo-1536x1070.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Il-carcere-di-Guantanamo-2048x1426.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Partiamo dai numeri. Oggi nelle celle di Guantanamo, la base navale Usa in territorio cubano, sono ancora incarcerati 40 detenuti. Tra di loro, la mente che ha progettato gli <strong>attacchi dell’11 settembre 2001</strong>, Khalid Sheikh Mohammed, e molti altri terroristi di <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/al-qaeda.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Al Qaeda</strong></a>. Nonostante da quella stagione siano passati quasi 20 anni, i detenuti potrebbero restare dietro le sbarre ancora a lungo. Ma da quelle celle c’è anche chi è riuscito a uscire. C’è chi è stato scarcerato e poi è scomparso e chi, invece, è tornato a fare quello che faceva: compiere attentati.</p>
<p>Il campo di detenzione è nato ufficialmente nel 2002, durante la “War on Terror” lanciata dall’amministrazione Bush dopo l’attacco al World Trade Center. Negli anni, la popolazione carceraria ha subito diverse variazioni, con il picco raggiunto nel giugno del 2003 con 684 persone detenute.</p>
<p>In 18 anni di vita, ben 731 detenuti sono transitati per l’isola caraibica, nove di questi non sono mai usciti perché <strong>morti</strong> durante la detenzione. A riempire le celle, soprattutto nella prima fase, sono stati afghani, sauditi, yemeniti e pakistani. Nell’ottobre del 2001, gli Stati Uniti hanno iniziato la guerra in Afghanistan e i primi arresti non hanno riguardato solo leader e combattenti di al Qaeda, ma anche moltissimi miliziani e capi talebani.</p>
<h2>Negli anni scarcerati oltre 700 detenuti</h2>
<p>Il via vai è stato incessante quasi da subito. Già nel febbraio 2004 i prigionieri trasferiti erano 106 e negli anni successivi i movimenti sono aumentati. Un momento significativo per la struttura è arrivato nel 2009, quando la nuova amministrazione di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-barack-obama.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Barack Obama</strong></a> ha deciso di chiudere il carcere. Secondo l’ordine esecutivo del presidente la struttura andava svuotata entro un anno, ma alla fine tutto è rimasto uguale perché il Senato ha bocciato la proposta con 80 voti contrari.</p>
<p>La preoccupazione principale era quella di gestire i combattenti, il loro trasferimento, e l’eventuale pericolosità di alcuni di loro. Nel 2012 l’Intelligence Authorization act per l’anno fiscale 2012 prevedeva che il direttore della National Intelligence Agency, quello della Cia e quello della Dia rendessero pubblici i dati relativi ai tassi di recidiva degli ex detenuti di Guantanamo. I dati più recenti di questo monitoraggio risalgono al gennaio del 2019. Prima del 2009, anno dell’ordine esecutivo, i combattenti recidivi, tornati alla lotta, erano 115 sui 532 trasferiti all&#8217;estero, il 21,6%. 82 (il 13,7%) erano invece quelli dal destino incerto, cioè detenuti dei quali si sospetta un ritorno alla militanza ma senza conferme definitive. Post 2009 i numeri sono stati più bassi, con solo il 4,6% di detenuti tornati alla lotta armata e il 9,1% di sospetti recidivi.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://drive.google.com/file/d/12tHxQJicCHstMBlVy-hQIO9aQACY58ZV/preview" width="100%" height="500"></iframe></p>
<p><em>Un documento del Pentagono datato aprile 2009 che indica i primi ex detenuti tornati al jihad</em></p>
<p>Osservando tutto il periodo è anche possibile vedere qual è stato il destino di questi combattenti. 38, tra recidivi confermati e sospettati, sono morti, mentre 39 sono quelli complessivamente tenuti in custodia da governi locali. Il dato più preoccupante, però, riguarda i latitanti. Ben 67 sono quelli ancora attivi come combattenti e 78 quelli sospettati. Nel 2009 un rapporto del Pentagono spiegava che almeno un detenuto su sette di quelli che allora erano transitati per la prigione era tornato al jihad. Sempre secondo una stima dell’amministrazione Obama, almeno 12 detenuti rilasciati avrebbero poi colpito obiettivi americani, soprattutto in Afghanistan.</p>
<h2>Da Guantanamo ad al Qaeda nella Penisola araba</h2>
<p>Tra i rilasciati che sono tornati a combattere ci sono anche dei casi emblematici. Per capire il livello di pericolosità si può partire dalla storia di Yasir al Silmi, yemenita noto anche come Muhammaed Yasir Ahmed Taher. Identificato come detenuto 679, è stato arrestato in Pakistan nel 2002 e considerato affilato a una cellula di Al Qaeda. Senza essere mai formalmente incriminato, è stato poi rispedito in Yemen nel dicembre del 2009. Otto anni dopo, nel marzo del 2017, al Silmi <a href="https://www.washingtonpost.com/news/checkpoint/wp/2017/03/06/u-s-air-campaign-in-yemen-kills-former-guantanamo-detainee/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">è stato ucciso nel corso di un raid americano</a> nel governatorato di Abyan. La particolarità di questa esecuzione è che l’ex detenuto non era l’obiettivo primario dell’attacco, ma anzi si trovava nella stessa stanza con Usayd al Adnani, un operativo di alto profilo di al Qaeda nella Penisola arabica (Aqap). Per il Pentagono al Silmi era una figura di poco conto, ma il fatto che si trovasse lì dimostrava una qualche forma di ritorno alla militanza.</p>
<p><iframe style="width: 100%; height: 600px;" src="https://flo.uri.sh/visualisation/2859917/embed" frameborder="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p><span style="color: #000000;">Il caso di al Silmi non è il solo a dimostrare una certa capacità attrattiva dello Yemen per gli ex detenuti vicini ad <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-barack-obama.html">Al Qaeda</a>. </span><span style="color: #000000;">Un altro esempio è quello di Said Ali al-Shihri. </span><span style="font-size: 1rem;">Cittadino saudita nato a Riad, è stato portato a Guantanamo tra la fine del 2001 e l’inizio del 2002 per poi essere rispedito a Riad</span><span style="font-size: 1rem;"> nel novembre del 2007. Da quel momento, ha iniziato un lungo percorso di militanza in al Qaeda culminato nel 2009, quando è apparso in un video che annunciava la nascita di Aqap. Quattro anni dopo al Shihri, che nel frattempo era diventato vice del gruppo, è stato ucciso con un raid americano.</span></p>
<p>Nel famoso filmato del 2009, accanto ad al Shihri c’erano altri tre volti noti: Nasser al Wahaishi, primo leader della formazione ucciso da un drone Usa nel 2015; Qasim al Raymi, successore di al Wahaishi e <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/cosi-gli-stati-uniti-uccidono-i-loro-nemici.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ucciso in un altro strike americano nel gennaio di quest’anno</a>; e infine un quarto personaggio identificato con molti nomi: Mohamed Atiq Awayd Al Harbi, noto anche come Muhammad al Awfi e Abu Hareth Muhammad al-Oufi. Al Oufi era il detenuto 333 di Guantanamo e come al-Shihri è stato rilasciato nel novembre del 2009. Ad oggi risulta essere l’ultimo rimasto vivo del quartetto, anche se la sua posizione risulta incerta.</p>
<p>Tra i rilasciati eccellenti finiti tra le file di Aqap, c’è anche Ibrahim Sulayman Muhammad al-Rubaysh, altro saudita, altro internato a Cuba. Catturato nel dicembre 2001 in Afghanistan e portato a Guantanamo il 16 gennaio 2002, al Rubaysh è stato rilasciato poco dopo, il 13 dicembre del 2006. Tre anni dopo, secondo una ricerca del think tank <em>Jamestown Foundation</em>, al Rubaish si sarebbe unito ad Aqap in qualità di muftì e avrebbe militato nella formazione in Yemen almeno fino al 2015 quando un drone Usa ha colpito la sua abitazione nei pressi del centro di Mukalla.</p>
<p>Lo Yemen, però, non è l’unico Paese in cui gli ex detenuti sono tornati a combattere. Nel novembre scorso, <a href="https://home.treasury.gov/news/press-releases/sm831" target="_blank" rel="noopener noreferrer">il dipartimento del Tesoro Usa ha imposto una serie di sanzioni</a> contro organizzazioni e individui per aver dato supporto finanziario allo Stato islamico. Tra questi c’è anche Rohullah Wakil. Secondo le autorità americane Wakil, come membro dell’organizzazione solidale Nejaat Social Welfare Organization, avrebbe contribuito a raccogliere fondi per lo Stato islamico nella provincia del Khorasan. Wakil, matricola 798, è stato incarcerato a Cuba nel 2002 per poi essere rimpatriato in Afghanistan il 30 aprile del 2008.</p>
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<h2>I problemi nella tracciabilità</h2>
<p>È chiaro che la tracciabilità completa non è semplice. Il 7 aprile del 2009, poco più di tre mesi dall’ordine esecutivo di Obama, la Dia ha rilasciato una prima lista di presunti ex prigionieri tornati al jihad, ma da allora non è stato possibile avere altre liste dettagliate. L’ordine di Obama aveva lasciato in eredità anche un’altra cosa: un ufficio di controllo, lo “Special Envoy for Guantánamo Closure”, con il compito di negoziare e monitorare i rilasci. Un sistema complicato che prevedeva negoziazioni con Paesi terzi per il trasferimento e il controllo delle persone tenute a Guantanamo. Verso la fine del 2018, l’amministrazione Trump ha deciso di chiudere l’ufficio con sede al dipartimento di Stato, per riaccentrare il controllo nella base. Se da un lato questo ha ottimizzato le risorse, dall’altro ha limitato la possibilità di controllo dei rilasciati.</p>
<p>In questo senso ci sono due casi emblematici. Il primo è quello di Abu Wa’el Dhiab. Nato in Libano da padre siriano e madre argentina, negli anni 90 aveva lavorato come autista per l’aviazione siriana per poi trasferirsi in Pakistan verso la fine del decennio. Da lì, grazie all’aiuto di alcuni facilitatori locali, ha passato dei periodi in Iran e Afghanistan fino alla cattura nell’aprile del 2002. Trattenuto per lo più come informatore dati i suoi legami con talebani e reclutatori di al Qaeda, Dhiab è stato poi traferito in Uruguay nel dicembre del 2014. Nell’estate del 2018, però, l’uomo ha fatto perdere le sue tracce. Secondo il ministro dell’Interno uruguagio, Jose Gonzales, <a href="https://www.mcclatchydc.com/news/nation-world/national/national-security/guantanamo/article220993900.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sentito dal magazine <em>McClachy</em></a>, l’ex detenuto avrebbe attraversato il confine con il Brasile e preso un volo da San Paolo per la Turchia.</p>
<p>Fonti dell’intelligence siriana avrebbero poi confermato che Dhiab sarebbe entrato e uscito più volte dalla Siria, in particolare dalla regione di Idlib controllata in larga parte da gruppi islamisti e dall’ex fronte qaedista di Tahrir al-Sham. Il problema è che tutti questi passaggi sono sfuggiti alla giustizia americana, come confermano episodi analoghi in altri Paesi che hanno ospitato ex detenuti. Il Senegal ne ha rispediti due in Libia, mentre dei 23 trasferiti negli Emirati Arabi Uniti non si hanno più notizie. Tra gli otto trasferiti in Slovacchia tra il 2010 e 2014, quattro sono scappati. Uno di questi, Rafik al Hami sarebbe tornato in Tunisia. Oggi di lui si sono perse le tracce, ma secondo la madre sarebbe morto in Siria negli ultimi anni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/carcere-guantanamo-oggi.html">Che fine hanno fatto i detenuti di Guantanamo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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