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	<title>Caracas Archives - InsideOver</title>
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	<title>Caracas Archives - InsideOver</title>
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		<title>Libia, la contropartita Usa: l’Italia deve riconoscere Guaidò</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/libia-la-contropartita-usa-litalia-deve-riconoscere-guaido.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Apr 2019 08:18:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Caracas]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1488" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190415182150_29062123-1488x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190415182150_29062123-1488x1080.jpg 1488w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190415182150_29062123-1488x1080-300x218.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190415182150_29062123-1488x1080-768x557.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190415182150_29062123-1488x1080-1024x743.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1488px) 100vw, 1488px" /></p>
<p>L’Italia adesso vuole tornare da protagonista sul dossier libico, andando a lavorare nel campo che più in questo momento le compete: quello della diplomazia. Quando il 4 aprile scorso Haftar scatena l’offensiva per la presa di Tripoli, per Roma la situazione sembra volgere verso il peggio: il generale che passeggia all’interno della capitale libica è uno scenario &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-la-contropartita-usa-litalia-deve-riconoscere-guaido.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1488" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190415182150_29062123-1488x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190415182150_29062123-1488x1080.jpg 1488w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190415182150_29062123-1488x1080-300x218.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190415182150_29062123-1488x1080-768x557.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190415182150_29062123-1488x1080-1024x743.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1488px) 100vw, 1488px" /></p><p>L’Italia adesso vuole tornare da protagonista sul dossier libico, andando a lavorare nel campo che più in questo momento le compete: quello della diplomazia. Quando il 4 aprile scorso Haftar scatena l’offensiva per la presa di Tripoli, per Roma la situazione sembra volgere verso il peggio: il generale che passeggia all’interno della capitale libica è uno scenario non certo favorevole per l’Italia. Adesso che lo stallo militare appare bloccare le fughe in avanti di Haftar, da Palazzo Chigi ci si aspetta uno sforzo importante per preparare il campo alle iniziative diplomatiche ed essere pronti quando, si spera a breve, le armi torneranno a tacere. Per fare questo l’Italia ha bisogno degli Usa, questi ultimi non sarebbero restii a ridare al governo gialloverde le chiavi del dossier libico ma l’eventuale aiuto d’oltreoceano non sarebbe certamente gratuito.</p>
<h2>In che modo gli Usa possono aiutare l’Italia in Libia</h2>
<p>Più la battaglia attorno a Tripoli aumenta di intensità, più i nodi vengono al pettine. In particolare, ciò che emerge è che il perno politico e militare dell’offensiva sulla capitale libica si trova nella penisola arabica ed è legato al “duello” interno al mondo sunnita: Arabia Saudita – Emirati da un lato, Qatar dall’altro. I primi sostengono Haftar e danno il via libera a fine marzo alle velleità del generale della Cirenaica. Dietro le mosse dell’uomo forte che aspira a riunificare sotto le proprie insegne la Libia, vi sarebbe per l’appunto l’azione dei Saud. Questi ultimi sono interessati ad evitare di vedere ancora per lungo tempo Tripoli sotto l’influenza del Qatar, il cui governo finanzia i Fratelli Musulmani che in Libia sono schierati a favore di Al Sarraj.</p>
<p>L’Italia, che ha necessità di vedere fermata l’azione di Haftar, deve dunque persuadere Riad dal continuare a sostenere la mossa militare del generale della Cirenaica. Roma ha sì buoni rapporti con gli Emirati Arabi Uniti, ma non basta. Per bloccare Haftar e dare almeno un provvisorio freno al flusso di petrodollari erogato da Riad, serve l’azione di chi può realmente incidere sulle politiche saudite. E quindi ecco che entrano in gioco gli Usa. L’Italia nel frattempo manda avanti la propria politica diplomatica, lunedì Conte riceve il ministro degli esteri del Qatar ed il vice di Al Sarraj, ossia Ahmed Maitig. Adesso occorre pensare all’altro lato della barricata: Roma, che continua a sostenere Al Sarraj, ha buoni rapporti anche con Haftar, non è del tutto contraria alle sue richieste ma non può nemmeno vederle esaudite manu militari. Occorre quindi, in poche parole, tornare al tavolo dei negoziati. Lì l’Italia può dire la sua e coordinare eventuali azioni politiche. Ma, per l’appunto, non si può fare a meno dell’appoggio Usa.</p>
<h2>Entra in gioco il Venezuela</h2>
<p>Su La Stampa trapela che , nei giorni scorsi, il consigliere diplomatico di Palazzo Chigi Pietro Benassi vola a Caracas. Nella capitale venezuelana, scossa da mesi per via del braccio di ferro tra il presidente Maduro e l’opposizione guidata da Guaidò, il diplomatico incontra la comunità italiana. Ma in realtà, si legge sul quotidiano di Torino, Benassi avrebbe incontrato lo stesso Guaidò. Il governo italiano, come si sa, non lo riconosce presidente ed è tra i pochi a farlo in occidente. Il ruolo del consigliere diplomatico della presidenza del consiglio dunque, sarebbe stato quello di “spianare la strada” in vista di possibili svolte. Queste potrebbero arrivare proprio dall’esigenza italiana di avere gli Usa dalla propria parte per rilanciare il dossier libico.</p>
<p>I retroscena parlano infatti di una telefonata tra Conte e Trump, con il presidente Usa che si dice ben disposto ad aiutare Roma. Ma ad una condizione: che l’Italia, per l’appunto, cambi approccio sul Venezuela. E quindi, vista la delicatezza degli interessi italiani nel paese africano, l’esecutivo sarebbe pronto a sacrificare una propria posizione assunta più per motivi ideologici che economici. Una scelta comunque dolorosa, che però potrebbe non essere immediata: l’Italia, in particolare, potrebbe gradualmente limare la sua posizione o semplicemente indietreggiare senza più prendere in futuro le difese di Maduro. Non sarebbe il primo sacrificio richiesto al governo gialloverde da Trump: per organizzare il vertice di Palermo ed avere Trump dalla propria parte sulla Libia, Roma mestamente rinuncia ad alzare la voce contro le sanzioni in Iran ed il rinnovo di quelle in Russia.</p>
<p>La Libia potrebbe dunque costare parecchio, a Palazzo Chigi però tutti concordano sul fatto che il dossier libico deve avere la priorità. E dunque, ecco che adesso a Roma si preparano al gioco incrociato che lega Tripoli a Caracas.</p>
<h2>Le incognite di questa mossa</h2>
<p>L’Italia sembra presa un po’ con le spalle al muro e quando determinate scelte vengono intraprese più per necessità che convinzione, il rischio è quello di imbarcarsi in situazioni ancora peggiori ed avere risvolti non auspicabili. Se oramai l’orientamento appare quello sopra descritto, volto ad assecondare gli Usa, c’è pure però chi sarebbe disposto a prendere un po’ di tempo ed evitare scelte affrettate su Venezuela e Libia. Questo perché, specialmente nelle ultime ore, il rallentamento dell’azione militare di Haftar suggerirebbe anche una maggior prudenza nel prendere decisioni definitive su altri dossier. Emerge lo spettro di un sacrificio che potrebbe rivelarsi “inutile” o troppo sproporzionato rispetto alle reali esigenze.</p>
<p>In poche parole, la diplomazia appare sospesa tra due fuochi: da un lato c’è chi intende attuare tutte le mosse necessarie per avere gli Usa incondizionatamente dalla propria parte, dall’altra c’è chi invece, partendo sempre dalla prospettiva dell’importanza dell’appoggio di Washington, suggerisce però una certa prudenza aspettando un possibile “naturale” corso degli eventi. La scelta dipenderà esclusivamente da quanto il governo italiano tenga o meno ad un immediato stop delle operazioni belliche a Tripoli.</p>
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		<item>
		<title>Un&#8217;ambasciata in Corea del Nord:  il Venezuela cerca nuovi alleati</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/unambasciata-corea-del-nord-venezuela-cerca-nuovi-alleati.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jan 2019 09:28:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Caracas]]></category>
		<category><![CDATA[Pyongyang]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="737" height="415" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/1519543113-kim-jong-lapresse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/1519543113-kim-jong-lapresse.jpg 737w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/1519543113-kim-jong-lapresse-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/1519543113-kim-jong-lapresse-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 737px) 100vw, 737px" /></p>
<p>La Corea del Nord tende una mano al Venezuela nel momento in cui il Paese latinoamericano è scosso da una grave crisi interna. L&#8217;asse tra Pyongyang e Caracas si rinforza con l&#8217;imminente apertura dell&#8217;ambasciata venezuelana a Pyongyang. Riguardo quanto sta accadendo in Venezuela si sono formati due schieramenti: c&#8217;è chi sostiene Maduro e chi ne vorrebbe &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/unambasciata-corea-del-nord-venezuela-cerca-nuovi-alleati.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="737" height="415" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/1519543113-kim-jong-lapresse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/1519543113-kim-jong-lapresse.jpg 737w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/1519543113-kim-jong-lapresse-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/1519543113-kim-jong-lapresse-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 737px) 100vw, 737px" /></p><p>La <strong>Corea del Nord</strong> tende una mano al Venezuela nel momento in cui il Paese latinoamericano è scosso da una grave crisi interna. L&#8217;asse tra Pyongyang e Caracas si rinforza con <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.nknews.org/2019/01/preparations-underway-to-open-venezuelan-embassy-in-pyongyang-sources/?fbclid=IwAR3IL0-3KHtC3dSsJJuNVYroe98neuKqN8jVmkgyFmmXdsww0rZzihmPdVA">l&#8217;imminente apertura dell&#8217;ambasciata venezuelana a Pyongyang</a>. Riguardo quanto sta accadendo in Venezuela si sono formati due schieramenti: c&#8217;è chi sostiene Maduro e chi ne vorrebbe la destituzione. Scegliere da che parte stare è utile per lanciare un messaggio a terze parti. E la Corea ha già scelto da un pezzo. </p>
<p>Pyongyang sostiene Maduro</p>
<p>In questo caso la<a href="http://www.occhidellaguerra.it/corea-del-nord-pronto-un-mastodontico-progetto-geopolitico-con-mosca-pechino-e-seul/"> Corea del Nord rientra in un club ristretto presieduto da Cina e Russia</a>. Tutti e tre gli Stati sostengono il Presidente Maduro. Lanciano parole di incoraggiamento al Delfino di Chavez e lo incitano a non mollare sotto i colpi destabilizzanti degli Stati Uniti. Dall&#8217;altra parte gli americani si trovano a braccetto con buona parte dell&#8217;Unione Europea e dell&#8217;America Latina. Il Venezuela è allo sbando, la sua economia è in crisi ma allo stesso tempo ha molte risorse – petrolio in abbondanza &#8211; da utilizzare come merce di scambio. Nel loro piccolo, i nordcoreani si inseriscono nel solco tracciato da Cina e Russia.</p>
<p>Gli accordi bilaterali tra Corea del Nord e Venezuela</p>
<p>Lo scorso dicembre il Presidente dell&#8217;Assemblea Suprema della Corea del Nord, Kim Yong Nam è volato a Caracas per stringere la mano a Maduro. Sono stati firmati due accordi di intesa e cooperazione politica. Dal punto di vista diplomatico i nordcoreani hanno aperto la loro ambasciata in Venezuela nel 2015.</p>
<p>Nuova ambasciata in arrivo</p>
<p>A breve anche Caracas dovrebbe aprire la sua rappresentanza diplomatica a <strong>Pyongyang</strong>. Attualmente il Venezuela può contare su un ambasciatore in Corea del Nord, Ivan Zerpa, che si occupa anche di coprire le relazioni del suo Paese con la Cina. I preparativi per l&#8217;apertura di una sede a Pyongyang sono già iniziati e potrebbero concludersi molto presto. La nuova ambasciata sorgerà nel distretto diplomatico di Pyongyang, nella parte orientale della capitale, vicino alle ambasciate vietnamita e polacca.</p>
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		<item>
		<title>Miliardi e interessi economici  Perché la Cina sostiene Maduro</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/miliardi-interessi-economici-perche-la-cina-sostiene-maduro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jan 2019 08:41:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Caracas]]></category>
		<category><![CDATA[Pechino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1555" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5421650.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5421650.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5421650-300x243.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5421650-768x622.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5421650-1024x829.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Perché la Cina sostiene il Venezuela di Maduro? In molti hanno subito semplificato la realtà parlando di vicinanza ideologica e affinità politica. Oggi i due governi hanno ben poco in comune, se non importantissimi accordi economici. La caduta dell&#8217;attuale governo venezuelano ridurrebbe in fumo tutti gli investimenti cinesi. Ecco perché il Dragone si è subito &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/miliardi-interessi-economici-perche-la-cina-sostiene-maduro.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1555" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5421650.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5421650.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5421650-300x243.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5421650-768x622.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5421650-1024x829.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Perché la Cina sostiene il Venezuela di Maduro? In molti hanno subito semplificato la realtà parlando di vicinanza ideologica e affinità politica. Oggi i due governi hanno ben poco in comune, se non importantissimi <strong>accordi economici</strong>. La caduta dell&#8217;attuale governo venezuelano ridurrebbe in fumo tutti gli investimenti cinesi. Ecco perché il Dragone si è subito schierato a sostegno dell&#8217;erede di <strong>Hugo Chavez</strong>.</p>
<p>La sottomissione alla Cina</p>
<p>E proprio da Chavez bisogna partire per capire il legame di sangue che lega il Venezuela al gigante asiatico. <em>El Comandante</em>, nel 2011, ha firmato<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://venezuelanalysis.com/news/6492"> un documento che ha di fatto sottomesso il suo Paese alla Cina</a>. In quel periodo Caracas ha bisogno di denaro per migliorare la situazione interna in vista delle imminenti elezioni. Così una delegazione della Banca di Sviluppo della Cina risponde presente e si presenta a Palazzo Mirafolers con un libro bianco, il Piano di Sviluppo Strategico 2013-2030. Qui sono riportati nel dettaglio le decine di accordi bilaterali tra Venezuela e Cina. Dal petrolio alle ferrovie, dalle fabbriche all&#8217;agricoltura passando per gli alloggi.</p>
<p>Gli affari prima di tutto</p>
<p>Nonostante si trovasse in difficoltà, Chavez non è sceso a patti con il Fondo Monetario Internazionale salvaguardando agli occhi del popolo la sovranità del Paese. Il problema è che Caracas si è comunque ritrovato sottomesso a un agente esterno: <strong>Pechino</strong>. Nel Piano di Sviluppo è riassunta la sottomissione del Venezuela alla Cina. Il Dragone non apprezza molto le uscite di Chavez, i suoi discorsi su Mao e i richiami alla Rivoluzione Culturale. I diplomatici cinesi considerano addirittura il Presidente venezuelano “persona non seria”. Ma per gli affari questo e altro. La Cina sopporta in cambio dell&#8217;accesso alle riserve petrolifere venezuelane.</p>
<p>Sostenere Maduro per interessi economici</p>
<p>Torniamo al presente. Chi esprime solidarietà a Maduro lo fa per salvaguardare i propri interessi, figli di accordi miliardari. Il libro bianco consegnato dalla Cina a Caracas non è stato un gesto di solidarietà ma un mero accordo economico. Una lista di ciò che il Venezuela dovrà fare e pagare in cambio dell&#8217;aiuto cinese. Un conto salato che ancora oggi stanno pagando le nuove generazioni, inghiottite da una crisi politica senza precedenti. Nel 2011 Caracas ha raddoppiato le esportazioni di petrolio in Cina, passando dai 400mila barili al giorno a un milione nel giro di un anno. Sempre nello stesso periodo Pechino si è impegnato a prestare al partner la considerevole somma di 32 miliardi di dollari. Il guaio è che il governo venezuelano non si è dimostrato affidabile, fra soldi gettati al vento e debiti non sempre saldati.</p>
<p>Il petrolio non basta più</p>
<p>Con Maduro la situazione non è cambiata. Il Venezuela continua a essere il grande debitore della Cina. Nell&#8217;ultimo decennio Pechino ha investito in Venezuela oltre 50 miliardi di dollari, assicurandosi forniture energetiche vitali. Lo scorso settembre la Cina ha esteso una linea di credito di 5 miliardi di dollari a Caracas. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.pdvsa.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=8995:presidente-maduro-esquema-de-financiamiento-con-china-ha-generado-desarrollo-y-relaciones-de-respeto-e-igualdad&amp;catid=10:noticias&amp;Itemid=589&amp;lang=es">Il governo venezuelano ha poi speso parole al miele per l&#8217;alleato asiatico</a> che, stanco di parole al vento, mira adesso più alla concretezza che non alle frasi di rito. La Cina verrà ripagata con denaro e petrolio, eppure a Pechino i conti ancora non tornano. Qualche mese fa il Dragone ha concesso una moratoria sul debito venezuelano ma non basta. In sintesi il Venezuela deve rifornire la Cina <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://eastwest.eu/it/opinioni/open-doors/venezuela-crisi-cina-debito-petrolio">con 700 mila barili di greggio, oltre a saldare i debiti sugli interessi con 70 mila barili giornalieri</a>.</p>
<p>Gli ultimi accordi</p>
<p>Gli <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2018-09-13/china-to-give-venezuela-5-billion-loan-as-maduro-visits-beijing">ultimi accordi sono ancora più pesanti</a>. Lo scorso settembre Maduro ha annunciato che destinerà alla Cina un milione di barili al giorno, in cambio di un investimento cinese in Venezuela di 5 miliardi di dollari. La Cina ha inoltre messo le mani sul 9.9% della compagnia petrolifera sino-venezuelana Sinovensa, posseduta già al 40% dalla China National Petroleum. <em>Dulcis in fundo</em>, il Dragone potrà usufruire di un ricco giacimento situato nei pressi di Ayacucho, finanziando con 184 milioni di dollari la <em>joint venture</em> Petrozumano. Se Maduro dovesse cadere, la Cina vedrebbe sfumare tutto in un colpo una marea di soldi.</p>
<p>I conti devono tornare</p>
<p>Pechino aspira a <a href="http://www.occhidellaguerra.it/quel-progetto-della-cina-mette-nel-mirino-gli-stati-uniti/">insediare da vicino gli Stati Uniti</a>, ma la pazienza nei confronti del Venezuela è ormai finita da un pezzo. Secondo le ultime indiscrezioni, Caracas deve alla Cina una <strong>sessantina di miliardi di dollari</strong>. Ma oltre alla questione economica c&#8217;è anche un fatto logico. I cinesi non possono ritenere Maduro illegittimo, perché questa presa di posizione solleverebbe dubbi sugli accordi bilaterali firmati dallo stesso Maduro. Che il Presidente venezuelano resti in sella o meno, alla Cina non interessa. L&#8217;importante è che alla fine i conti non presentino buchi.</p>
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		<title>Venezuela, Nicolas Maduro  ha le ore contate</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/venezuela-nicolas-maduro-le-ore-contate.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Feb 2018 16:06:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Caracas]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="964" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170826160056_24104773.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170826160056_24104773.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170826160056_24104773-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170826160056_24104773-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170826160056_24104773-1024x658.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Si fa sempre più stretta la tenaglia attorno a Nicolas Maduro e il Presidente venezuelano sembra ora davvero avere le ore contate. Con Obama Maduro aveva dormito sonni tranquilli È dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, infatti, che il Venezuela è tornato prepotentemente ad occupare tribune mediatiche d’onore e programmi politici di Stati confinanti. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/venezuela-nicolas-maduro-le-ore-contate.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="964" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170826160056_24104773.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170826160056_24104773.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170826160056_24104773-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170826160056_24104773-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/LAPRESSE_20170826160056_24104773-1024x658.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Si fa sempre più stretta la tenaglia attorno a Nicolas Maduro e il Presidente venezuelano sembra ora davvero avere le ore contate.</p>
<p>Con Obama Maduro aveva dormito sonni tranquilli</p>
<p>È dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, infatti, che il Venezuela è tornato prepotentemente ad occupare tribune mediatiche d’onore e programmi politici di Stati confinanti. Come il suo “collega” dell’Estremo oriente, Kim Jong-un, Nicolas Maduro aveva trascorso gli anni della presidenza Obama con una discreta tranquillità.</p>
<p>Poi il cambio di rotta. Sono saliti i toni, con minacce dirette della presidenza americana, che non ha escluso l’opzione militare e con le solite rinnovate sanzioni economiche. Un’escalation lenta e progressiva che ad oggi consegna un quadro tutt&#8217;altro che rassicurante. Nonostante il Presidente venezuelano sia ancora in carica, le ore della sua sopravvivenza, politica, potrebbero ancora non essere molte.</p>
<p>Altre sanzioni in arrivo da Washington</p>
<p>L’appuntamento decisivo sarà probabilmente il 22 aprile prossimo, quando si terranno le elezioni presidenziali in Venezuela. Quella data sembra sempre più il punto 0 del futuro del Paese caraibico e così tutti gli sforzi interni ed esterni si stanno moltiplicando in vista dell’evento. Non è un caso che a inizio febbraio il Segretario di Stato americano Rex Tillerson <a href="http://money.cnn.com/2018/02/05/news/economy/venezuela-oil-sanctions-tillerson/index.html">abbia così dichiarato</a>: “Ovviamente sanzionare il petrolio (venezuelano), o anche proibire che questo venga venduto negli Stati Uniti è qualcosa che continuiamo a tenere in considerazione”.</p>
<p>Un’affermazione che aveva ricevuto il plauso anche della controparte argentina, presso cui Tillerson era in quel momento in visita. All’invettiva americana era poi seguita la risposta di Caracas che, cercando di mostrarsi indifferente alla minaccia, ha semplicemente affermato come il Venezuela non abbia problemi a trovare altri clienti.</p>
<p>In realtà la definitiva chiusura del mercato americano al Venezuela potrebbe essere il colpo di grazia per Maduro. Questo <a href="https://www.eia.gov/tools/faqs/faq.php?id=727&amp;t=6">perché</a> attualmente Washington importa l’8% del suo fabbisogno petrolifero proprio da Caracas, che rappresenta il terzo fornitore di greggio per gli Stati Uniti. La già fragile economia caraibica perderebbe così una grossa fetta di mercato, dopo aver subito negli ultimi anni i danni dovuti al ribassamento del prezzo dell’oro nero. Non finisce qui.</p>
<p>La &#8220;sospetta&#8221; visita dell&#8217;ammiraglio Kurt in Colombia</p>
<p>La tenaglia su Maduro si è fatta più stretta sempre nei giorni scorsi con<a href="http://www.newsweek.com/will-trump-invade-venezuela-caracas-accuses-colombia-bombing-campaign-after-us-807458"> la visita </a>dell’Ammiraglio Kurt Tidd al Vice Presidente colombiano Oscar Naranjo. Kurt Tidd il comandante della U.S. Southern Command, ovvero il corpo militare di Washington con lo specifico compito di monitorare la situazione della sicurezza caraibica. La visita di Kurt a Bogota rientrerebbe in un normale rapporto bilaterale, viste la salda collaborazione tra Stati Uniti e Colombia, non fosse per il contemporaneo <a href="https://www.voanews.com/a/colombia-boost-military-presence-along-venezuelan-border/4245786.html">dispiegamento di forze</a> colombiane al confine con il Venezuela (cui ha fatto seguito un analogo movimento da parte di Brasile e Guyana).</p>
<p>Inoltre l’ammiraglio americano si è fatto fotografare, insieme al Vice presidente colombiano, in tenuta militare proprio vicino al confine con il Venezuela. Una semplice provocazione? Dalle parti di Caracas non la si pensa così. Tarek William Saab, personalità politica venezuelana dell’entourage di Maduro, <a href="http://www.newsweek.com/will-trump-invade-venezuela-caracas-accuses-colombia-bombing-campaign-after-us-807458">ha detto</a> che: “In Colombia stanno pianificando di rivivere periodi che sono finiti nella storia umana, come bombardamenti, invasione militare e occupazione di un Paese pacifico come il Venezuela”.</p>
<p>Nel frattempo Maduro sembra aver perso l’appoggio anche del continente latino, considerato che il gruppo di Lima, la cui riunione è prevista per il prossimo aprile, ha classificato Nicolas Maduro come “persona non gradita”. L’unico alleato rimasto è Evo Morales, Presidente della Bolivia, che con un tweet ha dichiarato “sospetta” la visita dell’ammiraglio americano in Colombia. Tutte le pedine si stanno così muovendo per fare scacco matto al “re”, Nicolas Maduro, in vista del 22 aprile. </p>

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		<title>L&#8217;anno chiave del Venezuela:  ecco tutte le sfide del futuro</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lanno-chiave-del-venezuela-tutte-le-sfide-del-futuro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Dec 2017 08:05:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Caracas]]></category>
		<category><![CDATA[el petro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1313" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/1492690656-venezuela-scontri-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/1492690656-venezuela-scontri-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/1492690656-venezuela-scontri-1-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/1492690656-venezuela-scontri-1-768x525.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/1492690656-venezuela-scontri-1-1024x700.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per la Repubblica Bolivariana del Venezuela il 2018 sarà un anno cruciale per la definizione degli equilibri interni a lungo termine. Il Paese, infatti, vive un difficile e lento ritorno alla normalità dopo i durissimi scontri della prima metà dell&#8217;anno, che hanno portato a veri e propri scenari da guerra civile urbana in centri di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lanno-chiave-del-venezuela-tutte-le-sfide-del-futuro.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1313" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/1492690656-venezuela-scontri-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/1492690656-venezuela-scontri-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/1492690656-venezuela-scontri-1-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/1492690656-venezuela-scontri-1-768x525.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/1492690656-venezuela-scontri-1-1024x700.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Per la Repubblica Bolivariana del <strong>Venezuela</strong> il 2018 sarà un anno cruciale per la definizione degli equilibri interni a lungo termine. Il Paese, infatti, vive un difficile e lento ritorno alla normalità dopo i durissimi scontri della prima metà dell&#8217;anno, che hanno portato a veri e propri scenari da guerra civile urbana in centri di primaria importanza come la capitale Caracas. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/venezuela-si-cerca-la-pace-anche-caraibi-si-rianimano/">I colloqui di Santo Domingo tra il governo e le opposizioni</a> dovranno, in primo luogo, definire il nodo cruciale: la calendarizzazione degli appuntamenti elettorali, primo fra tutti il voto presidenziale previsto teoricamente per il mese di ottobre.</p>
<p>E in vista del voto che potrebbe decidere il futuro del Venezuela nei prossimi anni, uno scenario fino a poche settimane fa impronosticabile sembra essere molto vicino alla concretizzazione: la candidatura alla guida della coalizione governativa dominata dal Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) del Presidente Nicolas Maduro, ritenuto in precedenza una figura estremamente divisiva e inadatta a conservare il palazzo di Miraflores allo schieramento chavista.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.miamiherald.com/news/nation-world/world/americas/venezuela/article188193604.html" target="_blank">Come segnala Jim Wyss del </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.miamiherald.com/news/nation-world/world/americas/venezuela/article188193604.html" target="_blank">Miami Herald</a>, </em>Maduro risulterebbe addirittura in testa nei più attendibili sondaggi in vista del voto presidenziale che, complice la parcellizzazione di un&#8217;opposizione estremamente frammentata, lo vedrebbe attualmente condurre con il 28% delle preferenze contro il 17% dell&#8217;incandidabile Leopoldo Lopez in una stima che tiene conto di una larga fetta (25%) di indecisi.</p>
<p>La riscossa del chavismo e gli assist dell&#8217;opposizione</p>
<p>Nella seconda metà del 2017, Nicolas Maduro ha ripreso la barra del timone e sommato una serie di vittorie politiche che hanno messo nell&#8217;angolo l&#8217;ala più oltranzista delle opposizioni e contribuito alla normalizzazionedel Venezuela. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.lintellettualedissidente.it/esteri-3/maduro-fa-en-plein/" target="_blank">Luca Lezzi su <em>L&#8217;Intellettuale Dissidente </em>ha parlato di un vero e proprio &#8220;en plein&#8221; di Maduro</a>, il quale, dopo aver vinto la battaglia sull&#8217;Assemblea Costituente, che a parere di Lezzi &#8220;ha ridefinito le priorità di un Paese in enorme difficoltà economica, ha visto il PSUV trionfare contro l&#8217;opposizione della Mesa de la Unidad Democratica (MUD) alle elezioni regionali e amministrative.</p>
<p>La responsabilità delle opposizioni nella riscossa chavista è di primaria importanza: la MUD ha troppo a lungo puntato tutte le sue carte sull&#8217;opposizione ostruzionistica e violenta al Presidente, disperdendo il suo credito politico e rimanendo ostaggio dei suoi <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/gli-scheletri-nellarmadio-degli-oppositori-maduro/">elementi più oltranzisti, come Henrique Capriles e Leopoldo Lopez</a>, mentre solo di recente lo schieramento dialogante é riuscito ad arruolare tra le sue fila un &#8220;duro e puro&#8221; come Julio Borges. </p>

<p>Il risultato delle violenze di piazza, degli appelli internazionali a sanzioni contro il Venezuela e il suo popolo e di una completa assenza di sostanza politica capace di offrire un&#8217;alternativa alla traballante proposta chavista ha portato la MUD al tracollo elettorale: in vista del voto presidenziale, le sfide che attendono il Venezuela sono enormi e l&#8217;opposizione dovrà fare la sua parte con proposte concrete.</p>
<p>Tutte le sfide del Venezuela</p>
<p>Dopo anni di disastri economici, il governo di Caracas dovrà essere in grado di portare avanti riforme in grado di garantire una diversificazione sistemica, sulla scia delle politiche attuate per la distribuzione di beni alimentari, e di migliorare il tenore di vita della popolazione: nonostante le numerose denunce di una &#8220;carestia&#8221; nel Paese siano una vera e propria <em>fake news, </em>i report della FAO sottolineano come dal 2015 a oggi l&#8217;insicurezza alimentare in Venezuela sia aumentata, per quanto il Paese abbia una situazione nutrizionale migliore di altri Paesi di area latinoamericana, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://venezuelanalysis.com/analysis/13478" target="_blank">come ha scritto Jacob Wilson del Center for Economic and Policy Research.</a></p>

<p>Nel 2018, la Repubblica Bolivariana si troverà di fronte, inoltre, alla necessità di consolidare una posizione geopolitica che la vede ancorata a pochi solidi alleati in campo latinoamericano (Cuba, Bolivia, Nicaragua, Ecuador) e letteralmente assediata economicamente dagli Stati Uniti, autori di numerose sanzioni contro Caracas. Il governo di Nicolas Maduro ha basato sull&#8217;alleanza <a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-russia-la-geopolitica-del-petrolio-rosneft-venezuela-al-medio-oriente/" target="_blank">con la Russia</a> e <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-cina-nel-cortile-casa-degli-usa-le-mosse-pechino-america-latina/" target="_blank">la Cina</a> le sue strategie volte a migliorare la <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/giubileo-del-debito-della-russia-vladimir-putin/" target="_blank">situazione debitoria del Paese</a> e a garantire al Venezuela solide alleanze internazionali.</p>
<p>L&#8217;avallo alla <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-cina-ora-lancia-petro-yuan-lera-del-dollaro-verso-la-sua-fine/" target="_blank">creazione del petro-yuan</a> e il lancio della<a href="http://www.occhidellaguerra.it/el-petro-la-nuova-moneta-digitale-salvare-nicolas-maduro/" target="_blank"> criptovaluta di Stato,</a> in particolare, testimoniano quanto il Venezuela abbia imbracciato la multipolarità come strada per garantire la sua indipendenza futura. In questo campo, Maduro ha sicuramente agito in maniera accorta, tuttavia a suo sfavore pesano gli errori del passato compiuti sul fronte interno e l&#8217;acredine raggiunta da un confronto nel quale egli é visto come il male assoluto da una fazione di avversari. Se il futuro del Venezuela sarà ancora chavista, certamente Maduro dovrà rafforzare la capacità d&#8217;azione del governo per riprendere il lungo cammino di riforme dell&#8217;era Chavez, duramente interrotto dai tragici avvenimenti degli ultimi anni.</p>
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		<title>Caracas, triste primato. La città  più pericolosa ha il record di omicidi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/caracas-record-omicidi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Dec 2017 07:38:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Caracas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2000" height="1333" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/7190367.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/7190367.jpg 2000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/7190367-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/7190367-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/7190367-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /></p>
<p>A parte le proteste con annessa repressione del regime di Maduro, ormai quasi nessuno esce più a Caracas quando tramonta il sole e il motivo è semplice: la capitale del Venezuela è la città più pericolosa del mondo, con oltre 130 omicidi ogni 100mila abitanti. I dati sono dell&#8217;Ong messicana Seguridad, Justicia y Paz, che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/caracas-record-omicidi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2000" height="1333" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/7190367.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/7190367.jpg 2000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/7190367-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/7190367-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/7190367-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /></p><p>A parte <a href="http://www.occhidellaguerra.it/venezuela-rivolta-cosciotto/" target="_blank">le proteste con annessa repressione</a> del regime di Maduro, ormai quasi nessuno esce più a Caracas quando tramonta il sole e il motivo è semplice: la capitale del Venezuela è la città più pericolosa del mondo, con oltre 130 omicidi ogni 100mila abitanti. I dati sono dell&#8217;Ong messicana Seguridad, Justicia y Paz, che ogni anno redige questo tipo di classifica includendo tutti i centri abitati con più di 300mila abitanti. E sono confermati dall&#8217;Osservatorio venezuelano sulla violenza che snocciola numeri sconvolgenti: solo lo scorso anno nel Paese sudamericano i morti ammazzati hanno infatti rasentato i 30mila &#8211; per la precisione 28.479, senza considerare però i desaparecidos &#8211; ovvero un omicidio ogni 18 minuti. Prima della presa del potere del chavismo, nel 1999, gli omicidi ufficiali erano 4.500 l&#8217;anno mentre, da quando i socialisti del XXI secolo sono arrivati alla guida del Venezuela predicando l&#8217;uguaglianza e ricercando «l&#8217;uomo nuovo» &#8211; meglio se morto per raggiungere l&#8217;obiettivo, c&#8217;est plus facile è evidente &#8211; gli omicidi sono già stati oltre 300mila, più delle vittime della guerra in Siria tanto per capirci. Non è un caso, insomma, che delle dieci città più violente al mondo ben quattro siano venezuelane, ovvero Maturín, Ciudad Guayana e Valencia oltre alla già citata e letale Caracas.</p>

<p>Seconda, con 113 assassini ogni 100mila abitanti, è invece da quest&#8217;anno Acapulco, uno dei paradisi del turismo messicano che, tuttavia, essendo anche il principale porto dello stato di Guerrero, nell&#8217;ultimo decennio si è trasformato in un vero e proprio campo di battaglia per i narcos. A farsi la guerra a suon di decapitazioni e impiccagioni per il controllo di una delle maggiori piazze della coca &#8211; sia per il consumo locale e dei turisti che per l&#8217;export via mare verso gli Stati Uniti &#8211; sono i Cartelli di Sinaloa, dell&#8217;emergente Jalisco Nueva Generación (Cjng), dei Beltrán Leyva, dei Cavalieri Templari e della Famiglia Michoacana, ai quali si devono aggiungere altre cinque organizzazioni criminali locali non meno sanguinarie.</p>
<p>Terza, con 112 omicidi ogni 100mila abitanti, l&#8217;honduregna San Pedro Sula, sino al 2014 la più violenta del mondo ma, da allora, superata di slancio proprio da Caracas dove, numeri alla mano, ormai nessuno controlla davvero la sicurezza. La cosa più assurda è che oggi il presidente Maduro spende sette volte di più per difendersi da una fantomatica invasione statunitense che per garantire l&#8217;integrità fisica dei suoi concittadini, quando la vera guerra quotidiana è invece tutta interna ai confini venezuelani. In crescita esponenziale nell&#8217;ultimo anno a Caracas ci sono i linciaggi che, ogni settimana, lasciano sul terreno in media un centinaio di vittime oltre alle esecuzioni extragiudiziali delle milizie parastatali e dalla statale Olp. Un acronimo che sta per Operazioni di Liberazione e Protezione del Popolo e che, create da Maduro nel 2015, dovevano garantire la sicurezza nei quartieri più a rischio delle città venezuelane. Invece hanno contribuito a uccidere a sangue freddo almeno 560 innocenti, trasformandosi in veri e propri squadroni della morte di Stato, mentre gli omicidi commessi da poliziotti in Venezuela negli ultimi 12 mesi ammontano a 4.667. Per Roberto Briceño León, sociologo e direttore dell&#8217;Osservatorio Venezuelano sulla violenza, «nonostante la censura sia assoluta e da 14 anni il governo non dia a nessun numero sugli omicidi, noi riusciamo a ottenerli piantonando le morgue. L&#8217;ultimo è stato un anno terribile, con una media di 20 massacri ogni mese, oltre 120 linciaggi e 50 casi di sicariato».</p>

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		<title>Miami, provincia di Caracas</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/miami-provincia-caracas.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Sep 2017 09:31:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="459" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/AEK14AlmagroNewsrk.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/AEK14AlmagroNewsrk.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/AEK14AlmagroNewsrk-300x215.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Miami (Florida) Doralzuela, è stata ribattezzata così Doral, cittadina a una trentina di chilometri da Miami Beach, dove nell&#8217;estate appena conclusa sembra di stare alla Garbatella, complice forse l&#8217;omonimo film di Vanzina o i voli low cost che i tour operator offrono ai romani alla ricerca dell&#8217;American Dream su spiagge che d&#8217;inverno, l&#8217;alta stagione in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/miami-provincia-caracas.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="459" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/AEK14AlmagroNewsrk.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/AEK14AlmagroNewsrk.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/AEK14AlmagroNewsrk-300x215.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><em>Miami (Florida)</em> Doralzuela, è stata ribattezzata così Doral, cittadina a una trentina di chilometri da Miami Beach, dove nell&#8217;estate appena conclusa sembra di stare alla Garbatella, complice forse l&#8217;omonimo film di Vanzina o i voli low cost che i tour operator offrono ai romani alla ricerca dell&#8217;American Dream su spiagge che d&#8217;inverno, l&#8217;alta stagione in Florida, sono invece metà dell&#8217;élite newyorkese. Dei 60mila abitanti di Doral almeno un quinto sono venezuelani, la maggiore percentuale di tutti gli Stati Uniti. Come ad esempio l&#8217;ex sindaco Luigi Boria, battuto al ballottaggio lo scorso novembre da «JC» Bermudez, quest&#8217;ultimo nato invece a Cuba, essendo proprio cubana l&#8217;altra grande comunità che ha trasformato questa parte d&#8217;America in un&#8217;enclave latina in fuga dal comunismo reale in salsa caraibica.</p>

<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-31105 aligncenter" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2017/09/AP591928356653.jpg" alt="AP591928356653" />A Doral il numero dei «figli della diaspora» causata dal regime dittatoriale ed affamatore del presidente venezuelano Nicolás Maduro è in continuo aumento. Per rendersene conto basta andare la notte nell&#8217;area verde dei due Publix (la catena di supermercati più diffusa in Florida) presenti in questo settore della contea di Miami-Dade. Qui a dormire ammucchiati su un unico materasso in vecchi pulmini ci sono intere famiglie di venezuelani che hanno perso tutto con la «rivoluzione madurista», o come la chiamano loro la robolución, ma non hanno ancora soldi a sufficienza per potersi affittare un appartamento, neanche un monolocale. Del resto è proprio grazie ai venezuelani in fuga dalla loro patria che Doral per le statistiche è tra le dieci città cresciute maggiormente negli Stati Uniti negli ultimi 6 anni, con un boom della popolazione del 26,1%, pari a 12mila abitanti in più. Doralzuela dunque perché &#8211; da quando il Venezuela si è trasformato in una narco-dittatura comandata da personaggi degni di Scarface, con migliaia di prigionieri politici, 25mila morti ammazzati l&#8217;anno e l&#8217;inflazione più alta al mondo &#8211; qui a Doral ogni settimana «sbarcano» centinaia di profughi da Caracas e dintorni. E non è un caso che proprio nella chiesa di Nostra Signora di Guadalupe di Doral, lo scorso 23 di agosto, sia arrivato in visita ufficiale l&#8217;algido vice-presidente Mike Pence, accompagnato dal trascinante senatore Repubblicano Marco Rubio. Il primo, complice il suo pessimo spagnolo, non ha scaldato i cuori delle migliaia di persone accorse ad ascoltarlo nella speranza di annunci clamorosi, a cominciare da un visto speciale per i venezuelani, mentre Rubio &#8211; figlio di esuli cubani che ha detto nella sua lingua madre che «Maduro è un criminale» ed il suo braccio destro «Diosdado Cabello è il Pablo Escobar venezuelano» ha raccolto applausi scroscianti. Obiettivo dell&#8217;incontro era far sentire la vicinanza delle istituzioni democratiche statunitensi alla diaspora venezuelana che, solo negli ultimi sei mesi, si è trasformata in un esodo biblico, con due milioni di esseri umani in fuga dalle bellezze del socialismo del XXI° secolo inventato da Chávez. «Io sono scappato dal Venezuela lo scorso 14 luglio racconta al Giornale Wilfrido Rocha, un giovane imprenditore che a Maracaibo aveva un&#8217;officina con 15 dipendenti e oggi si mantiene in Florida facendo l&#8217;autista di Uber con la macchina prestatagli dal cognato dopo molte minacce dei collettivi e prima che Maduro imponesse con la forza e con la frode la sua maledetta Costituente cubana». Ha le lacrime agli occhi questo ragazzone di 30 anni mentre racconta il suo dramma personale, con una moglie laureata in ingegneria costretta a fare la donna delle pulizie e due figli «che hanno iniziato lunedì 21 agosto ad andare a scuola» e «anche se d&#8217;inglese sanno zero non sarà un problema» perché «tutti a Doral parlano lo spagnolo» e perché, comunque, «è meglio vivere qui liberi che morire un po&#8217; ogni giorno sotto la dittatura assassina di Maduro».</p>
<p>«Oggi sono almeno 185mila i miei compatrioti che vivono in Florida assicura padre Pedro Freites, sacerdote perseguitato dal regime di Maduro e costretto a rifugiarsi a Weston, altra cittadina della diaspora, dove gestisce «con tutto ciò che posso» gli aiuti alle famiglie «in fuga dalla miseria causata dalla narco-dittatura chavista». C&#8217;è chi assicura siano già oltre 200mila, compresi quelli entrati con il visto da «turisti», ma fa poca differenza perché a Weston, così come a Doral o a Corals Springs, altra città del Sud della Florida dove incontriamo l&#8217;ammiraglio Mario Iván Carratú Molina per la cronaca anch&#8217;egli costretto all&#8217;esilio «dal 2013 a causa della persecuzione di Maduro» &#8211; la comunità venezuelana ha oramai superato quella cubana, se non in numero, sicuramente per il suo attivismo politico contro i regimi autoritari e corrotti della sinistra latinoamericana. Il motivo è semplice: con l&#8217;apertura di Obama del dicembre 2014 da Cuba è arrivato di tutto in Florida, compresi migliaia di ex funzionari castristi e figli di attuali dipendenti della dittatura di Raúl. Come, ad esempio, il dipendente di un hotel di Long Key, l&#8217;Edgewater Lodge, che essendosi fatto «22 anni a Praga prima della caduta dell&#8217;Urss» parla di Cuba solo per «elogiarne la pubblica istruzione». O come José &#8211; arrivato due anni fa grazie all&#8217;appeasement obamiano, oggi fa l&#8217;autista di Uber secondo il quale «Maduro è molto, molto meglio di chi lo critica perché ama il suo popolo». Se non un ex funzionario del G2, il servizio segreto castrista, qualcosa di molto simile, non fosse altro che per le analisi di politica estera degne di Granma e, di certo, assai strane in bocca ad un «esule cubano».</p>

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		<title>Caracas sembra Piazza Tien An Men</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/caracas-sembra-piazza-tien-an-men.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Apr 2017 10:48:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Caracas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170410223851_22773821.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170410223851_22773821.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170410223851_22773821-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170410223851_22773821-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170410223851_22773821-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Guardate quella donna immobile davanti al blindato della polizia di Nicolas Maduro. Come il dimostrante sconosciuto di piazza Tien An Men non ha un nome. E neppure un volto. Al posto del suo viso c&#8217;è un fazzoletto bianco. Serve a non farsi riconoscere dalla polizia. Serve a fare da schermo alla coltre di lacrimogeni che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/caracas-sembra-piazza-tien-an-men.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170410223851_22773821.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170410223851_22773821.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170410223851_22773821-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170410223851_22773821-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170410223851_22773821-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Guardate quella donna immobile davanti al blindato della polizia di Nicolas Maduro. Come il dimostrante sconosciuto di piazza Tien An Men non ha un nome. E neppure un volto. Al posto del suo viso c&#8217;è un fazzoletto bianco. Serve a non farsi riconoscere dalla polizia. Serve a fare da schermo alla coltre di lacrimogeni che annebbia la scena. Ma in quella nebbia sinistra, come nel deserto di una piazza Tien An Men dove il 5 giugno 1988 i carri armati spengono la protesta di un popolo e migliaia di vite, riconosciamo la medesima devastante piaga. La piaga di un&#8217;ideologia comunista sempre pronta, anche nella sua ottusa deriva «maduriana», a schiacciare libertà, sogni e benessere.<img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-23739" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2017/04/strip_reporter_day.jpg" alt="strip_reporter_day" />Ma quelle istantanee, lontane ventinove anni l&#8217;una dall&#8217;altra, immortalano altre due verità. La prima è la sostanziale irrecuperabilità del sistema comunista. La seconda è la pericolosa miopia di quanti nella sinistra italiana guardavano con fiducia al Venezuela di Hugo Chavez. Per comprendere la devastante irrecuperabilità del comunismo è sufficiente soffermarsi sul blindato bianco bloccato dalla donna senza nome di Caracas. È un Norinco Vn-4 uscito dalle stesse fabbriche cinesi che plasmavano l&#8217;acciaio dei T59 mandati a schiacciare i dimostranti di piazza Tien An Men. Quel Norinco Vn-4 non è lì per caso. È lì perché la Cina, trasformatasi dopo Tien An Men in colosso capital-comunista, è stata l&#8217;unica a finanziare le fallimentari politiche economiche di Hugo Chavez. Mentre il padre politico dell&#8217;attuale presidente Nicolas Maduro distruggeva l&#8217;industria petrolifera di Stato estromettendone manager e tecnici per fare posto ai propri fedelissimi, la Cina era l&#8217;unica a concedere crediti a Caracas. Dal 2007 a oggi, mentre la produzione di petrolio s&#8217;assottigliava a causa d&#8217;una gestione fallimentare e i prezzi del barile crollavano, Pechino elargiva al Venezuela crediti per oltre 60 miliardi di dollari. Quella carità pelosa ha trasformato la nazione con le più grandi riserve petrolifere mondiali in un ostaggio di Pechino.In cambio di quei crediti inesigibili Caracas ha dovuto mettere a disposizione due terzi della propria produzione di greggio a prezzi inferiori a quelli già esigui imposti dal mercato. E mentre la recessione divorava il paese Chavez prima, Maduro poi, ripagavano la «generosità» dell&#8217;amico cinese impegnandosi ad acquistare armi, blindati e tecnologia militare per milioni di dollari. Quelle armi acquistate scialando la principale risorsa del paese vengono ora utilizzate per reprimere la rivolta d&#8217;una popolazione esasperata ed affamata.In questo rovinoso mosaico post-comunista s&#8217;inserisce la tessera farsesca d&#8217;una sinistra «radical chic» italiana capace di decantare il sistema militar-comunista messo in piedi da Chavez e difeso con i blindati cinesi da Maduro. «Chavez resta l&#8217;artefice, il protagonista d&#8217;una sperimentazione concreta di lotta contro la povertà» spiegava nell&#8217;ottobre 2012 l&#8217;allora governatore di Puglia Nichi Vendola. Gennaro Migliore, attuale sottosegretario alla Giustizia, ex «enfant prodige» della sinistra transitato da Rifondazione comunista al Pd renziano, vedeva nel Venezuela di Chavez una «straordinaria rivoluzione non violenta, fatta di democrazia partecipativa e grandi passioni civili». Una rivoluzione che dopo avere affamato il proprio popolo lo annienta con le armi vendutegli da chi lo ha trascinato alla bancarotta. Nell&#8217;indifferenza degli ex «enfant prodige» accecati dalla stessa defunta ideologia che sta mandando in rovina il Venezuela.</p>
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		<title>I presos politicos venezuelani</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/politica/viaggio-nella-citta-piu-violenta-del-mondo-2/i-presos-politicos.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Feb 2016 05:47:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Caracas]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[South America]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="533" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/mas-alla-de-las-caras-conocidas-los-presos-politicos-en-venezuela.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/mas-alla-de-las-caras-conocidas-los-presos-politicos-en-venezuela.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/mas-alla-de-las-caras-conocidas-los-presos-politicos-en-venezuela-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/mas-alla-de-las-caras-conocidas-los-presos-politicos-en-venezuela-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>“Chi commette crimini contro il popolo merita di essere punito. Quegli uomini sono in prigione per ragioni gravi e precise: non è questione di clemenza, è questione di giustizia”. All&#8217;indomani della sconfitta elettorale del 6 dicembre 2015, Nicolàs Maduro si è subito affrettato a mettere in chiaro una cosa: maggioranza o no, la liberazione dei &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/viaggio-nella-citta-piu-violenta-del-mondo-2/i-presos-politicos.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="533" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/mas-alla-de-las-caras-conocidas-los-presos-politicos-en-venezuela.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/mas-alla-de-las-caras-conocidas-los-presos-politicos-en-venezuela.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/mas-alla-de-las-caras-conocidas-los-presos-politicos-en-venezuela-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/mas-alla-de-las-caras-conocidas-los-presos-politicos-en-venezuela-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p><p>“Chi commette crimini contro il popolo merita di essere punito. Quegli uomini sono in prigione per ragioni gravi e precise: non è questione di clemenza, è questione di giustizia”. All&#8217;indomani della sconfitta elettorale del 6 dicembre 2015, <strong>Nicolàs Maduro</strong> si è subito affrettato a mettere in chiaro una cosa: maggioranza o no, la liberazione dei “<strong>presos politicos</strong>” non sarà posta all&#8217;ordine del giorno &#8211; perlomeno, finché il suo governo continuerà a reggere. Sono trascorsi più di due mesi, eppure ancora oggi &#8211; nonostante l&#8217;opposizione stia lottando per far approvare una tanto annunciata Ley de amnistia &#8211; decine di dirigenti antichavisti seguitano a restare in galera.</p>
<p>Il più celebre è<strong> Leopoldo Lopez</strong>, l&#8217;ex alcalde di Chacao, leader riconosciuto &#8211; e acclamato &#8211; della coalizione di centrodestra. La sua condanna risale al settembre 2015: 13 anni e 9 mesi di carcere, con l&#8217;accusa di aver fomentato le proteste popolari del 2014 &#8211; le cosiddette “guarimbas”. Con un’imputazione simile, circa un anno fa, è stato arrestato anche <strong>Antonio Ledezma</strong>, di origini italiane, che all&#8217;epoca era alcalde della città metropolitana di Caracas: “Lo hanno catturato mentre si trovava in ufficio, al suo posto di lavoro &#8211; racconta la moglie Mitzi -. Per lunghe ore non abbiamo saputo dove lo avessero portato, poi ci è stato dato l&#8217;indirizzo di una tremenda prigione militare, il Carcel de Ramo Verde. Ci è restato per vari mesi, finché, dopo un problema di salute ed una delicata operazione, gli sono stati concessi gli arresti domiciliari”.</p>
<p>E poi c&#8217;è <strong>Manuel Rosales</strong>, lo sfidante di Hugo Chavez alle elezioni del 2006. Accusato d’illecito fiscale, ha dovuto abbandonare il Paese nel 2008. È rientrato pochi mesi fa, proprio prima delle consultazioni dell&#8217;8 dicembre, ed è stato immediatamente arrestato. “La giustizia venezuelana sta giocando con noi al gatto e al topo &#8211; dice la moglie Eveling, attuale sindaco di Maracaibo -. Le udienze per la scarcerazione dei prigionieri vengono ogni volta rinviate, nonostante le proteste degli avvocati.</p>
<p>Maduro ha già dichiarato che non accetterà l&#8217;amnistia: “È bello parlare di libertà, ma nei fatti chi l&#8217;ha mai vista?”</p>
<p>Sono trascorsi diciassette anni da quando – nel 1999 – <strong>Hugo Chavez</strong> venne eletto per la prima volta presidente del Venezuela, imprimendo al Paese una svolta epocale (culminata con la stesura della nuova costituzione “bolivariana”, tuttora in vigore). I suoi rapporti con l&#8217;opposizione sono sempre stati piuttosto conflittuali.</p>
<p>Nell&#8217;aprile del 2002 “el compañero presidente” venne deposto per alcuni giorni da un golpe militare appoggiato dagli Stati Uniti d’America. Fu solo grazie alla mobilitazione massiccia di centinaia di migliaia di militanti che gli ufficiali insorgenti decisero di gettare la spugna e si rifugiarono all&#8217;estero. Da allora – a torto o a ragione – i leader chavisti hanno iniziato a maturare una spiccata fobia del complotto, la quale ha avuto ovviamente una forte ripercussione anche sui rapporti con i partiti avversari. Nel 2008, rivolgendosi a Manuel Rosales, Hugo Chavez pronunciò le seguenti parole: “Tu mi stai spiando, stai cospirando contro di me. Vedremo chi di noi saprà durare di più. Ti farò fuori dal panorama politico venezuelano! Sei un disgraziato, bandito, mafioso, corrotto e ladro!”</p>
<p>Negli anni successivi – in seguito alla morte di Chavez e all&#8217;avvento di Nicolas Maduro – i rapporti tra governo e opposizione si sono fatti sempre più tesi. La forte<strong> crisi economica</strong> che sta mettendo in ginocchio il Paese – e la conseguente emorragia di voti sul fronte chavista – ha contribuito enormemente a esacerbare gli animi. Le vere ragioni del tracollo finanziario venezuelano, secondo la vulgata ufficiale, sarebbero riconducibili a un vero e proprio complotto messo in atto dalla Casa Bianca con la complicità dei partiti di centrodestra. È la cosiddetta “<strong>guerra economica</strong>”, che lo stesso Maduro, in una intervista del 2013, ha definito così: “Si tratta di un conflitto studiato a tavolino dagli strateghi di Washington. Alla Casa Bianca hanno pensato che fosse giunto il momento di sferrare l&#8217;attacco finale contro la rivoluzione bolivariana. Obama ne è stato informato? Questo non lo so. Se sì, molto male. Se no, ancora peggio, perché tutto ciò accadeva proprio sotto i suoi occhi”.</p>
<p>L’opposizione ha vinto le ultime elezioni parlamentari di dicembre e gli spauracchi della guerra economica non sembrano più convincere il popolo venezuelano. Maduro e tutto il partito socialista di governo dovranno tenerne conto, così come dei rapporti con un’opposizione divenuta decisiva in parlamento e degli oppositori politici, in carcere, sempre più leader delle piazze insoddisfatte.</p>
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		<title>Viaggio nella città più violenta del mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2016 05:17:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/02/caracasa-apertura.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/02/caracasa-apertura.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/02/caracasa-apertura-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/02/caracasa-apertura-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/02/caracasa-apertura-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Verso le sette di sera le strade iniziano a svuotarsi. In giro incontri solo qualche taxi, le sparute pattuglie della polizia e alcune camionette dell&#8217;esercito. Benvenuti a Caracas, la città più pericolosa del mondo (le recenti statistiche parlano di 120 omicidi ogni centomila abitanti, più che a Donetsk e Baghdad – la media mondiale è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/viaggio-nella-citta-piu-violenta-del-mondo-2/viaggio-nella-citta-piu-violenta-del-mondo.html">[...]</a></p>
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<p>Per farsi un&#8217;idea dell&#8217;ecatombe basta prendere un autobus, guadagnare le colline a sud della città e trascorrere una mattinata di fronte all&#8217;obitorio giudiziario di Bello Monte, dove ogni giorno vengono portati i<strong> morti ammazzati</strong> della notte precedente. La quotidiana sfilata di donne in lacrime, famiglie distrutte e orfanelli con lo sguardo perduto si esaurisce non prima di metà pomeriggio, quando &#8211; se tutto va bene &#8211; hanno finalmente termine le operazioni burocratiche di riconoscimento. Il grande spiazzo è perennemente ammorbato dal forte lezzo che proviene dai finestroni dell&#8217;edificio, reso ancor più insopportabile dal caldo da clima tropicale.</p>
<p>Del resto le statistiche parlano chiaro: nel solo mese di gennaio sono state uccise in città <strong>474 persone</strong>, 27 in più rispetto allo stesso mese del 2015. L&#8217;escalation di sangue affonda le proprie radici nella crescente <strong>crisi economica</strong> che sta devastando il Paese. Per i prossimi mesi, il <strong>Fondo Monetario Internazionale</strong> prevede un tasso d’inflazione del 720%.</p>
<p>Le disastrose politiche messe in atto dal governo, gli alti livelli di corruzione pubblica e – soprattutto – il <strong>crollo del prezzo del petrolio</strong> (di cui il Venezuela è uno dei principali produttori al mondo) hanno fatto piombare l&#8217;economia nazionale in un baratro sempre più profondo. L&#8217;euro – che ufficialmente dovrebbe valere sette bolivar – viene ormai scambiato a quota mille.</p>
<p><strong>La moneta bolivariana è poco più che carta straccia</strong>: per fare la spesa bisogna portarsi appresso interi zaini colmi di banconote (il taglio più alto, quello da cento, equivale ai nostri dieci centesimi). La situazione è così drammatica che persino i falsari sono stati costretti a chiudere bottega, perché il valore effettivo della carta è ormai più alto rispetto a quello dei biglietti di banca che su di essa vengono stampati.</p>
<p>In tali condizioni, buona parte della cittadinanza fatica a trovare di che sfamarsi. I negozi sono sprovvisti di tutto – dal dentifricio alle medicine, dal sapone per piatti al bagnoschiuma. Gli empori statali, dove i generi di prima necessità vengono messi in vendita a prezzi calmierati, sono presi d&#8217;assalto da torme di cittadini disperati, che fin dalla sera prima si mettono in fila di fronte ai cancelli, solo per poter acquistare qualche chilo di farina, del latte, le uova.</p>
<p>Non c&#8217;è da stupirsi che in simili condizioni il mercato nero prosperi a dismisura, e con esso i cosiddetti “<strong>bachaqueros</strong>” &#8211; le “formichine”. Il loro business: rastrellare prodotti a basso costo per poi rivenderli a prezzo di mercato, ottenendo così un doppio lucro sulle spalle dei contribuenti. Una manovra sempre più fruttuosa, che ha permesso la proliferazione di un ampio ceto parassitario. Con l&#8217;aggravarsi della crisi si sono formate vere e proprie <strong>bande criminali</strong>, in perenne lotta per il controllo del territorio e dell&#8217;economia sommersa.</p>
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<p>Sempre più frequentemente, nei quartieri di periferia, scoppiano sanguinose battaglie di strada, combattute con fucili da guerra, kalshnikov e bombe a mano. Il crescente livello di corruzione dell&#8217;esercito bolivariano ha infatti permesso ai vari clan di accumulare autentici arsenali bellici, il cui utilizzo è ormai fuori controllo.</p>
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<p>“Le operazioni di pattugliamento sono sempre più difficili &#8211; dicono gli agenti di polizia dello Stato Miranda, competenti per lo slum di Petare -. Spesso le nostre squadre vengono attaccate in massa, anche alla luce del sole. I membri delle bande criminali sono ormai numerosissimi: fronteggiarli è quasi impossibile, specialmente sul loro territorio. <strong>Molti agenti muoiono in servizio</strong>. È un autentico circolo vizioso: il potere d&#8217;acquisto dello nostre paghe è sempre più basso, a causa della crisi economica. Perciò facciamo fatica ad arruolare nuove reclute. La nostra forza va scemando, mentre quella dell&#8217;avversario cresce costantemente, man mano che il Paese cola a picco. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Alcune zone della città sono letteralmente “off limits”: tornare a casa la sera è un&#8217;impresa sempre più ardua”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/viaggio-nella-citta-piu-violenta-del-mondo-2/viaggio-nella-citta-piu-violenta-del-mondo.html">Viaggio nella città più violenta del mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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