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	<title>Carabinieri Archives - InsideOver</title>
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	<title>Carabinieri Archives - InsideOver</title>
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		<title>Body cam per le forze di polizia, l&#8217;Italia non le vuole. Ecco perché</title>
		<link>https://it.insideover.com/cronaca/body-cam-per-le-forze-di-polizia-litalia-non-le-vuole-ecco-perche.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jul 2024 13:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240529224453211_a69a6b1f5430a6cba20e8341bcf0e68a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240529224453211_a69a6b1f5430a6cba20e8341bcf0e68a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240529224453211_a69a6b1f5430a6cba20e8341bcf0e68a-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240529224453211_a69a6b1f5430a6cba20e8341bcf0e68a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240529224453211_a69a6b1f5430a6cba20e8341bcf0e68a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240529224453211_a69a6b1f5430a6cba20e8341bcf0e68a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240529224453211_a69a6b1f5430a6cba20e8341bcf0e68a-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Perché in Italia non vengono introdotte le body cam per monitorare l'operato delle forze dell'ordine? Ve lo spieghiamo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/cronaca/body-cam-per-le-forze-di-polizia-litalia-non-le-vuole-ecco-perche.html">Body cam per le forze di polizia, l&#8217;Italia non le vuole. Ecco perché</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240529224453211_a69a6b1f5430a6cba20e8341bcf0e68a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240529224453211_a69a6b1f5430a6cba20e8341bcf0e68a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240529224453211_a69a6b1f5430a6cba20e8341bcf0e68a-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240529224453211_a69a6b1f5430a6cba20e8341bcf0e68a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240529224453211_a69a6b1f5430a6cba20e8341bcf0e68a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240529224453211_a69a6b1f5430a6cba20e8341bcf0e68a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240529224453211_a69a6b1f5430a6cba20e8341bcf0e68a-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“Qualsiasi società che abbia delle strutture politiche, economiche istituzionali e non, che non sappiano fornire un senso di sicurezza, non è una società che può ambire all’equilibrio sociale e politico. Perché in un clima di&nbsp; potere e dominio, non si bada alla sofferenza dei più deboli e sfortunati, e soprattutto non verrà mai a galla la verità dei fatti&#8221;. La definizione è di <strong>Franz Foti</strong>, giornalista e docente universitario. Ma se fosse la fotografia proprio della società in cui viviamo?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nessun monitoraggio sulle forze dell&#8217;ordine</h2>



<p>In un clima di sempre più <strong>crescente di sfiducia</strong>, tensione e paura, <strong>le recenti vicende di abusi di potere da parte delle forze di polizia a Pisa durante una manifestazione giovanile e a <a href="https://it.insideover.com/ambiente/milano-soffocata-dallo-smog-lemergenza-ambientale-del-capoluogo-lombardo.html">Milano </a>all’interno della mura del carcere “Beccaria” </strong>(Istituto Penale per minorenni) hanno fatto emergere questioni decisamente urgenti e necessarie per garantire una tutela ad ampio spettro, altresì reciproca: sia della libertà e incolumità del cittadino quanto delle forze dell’ordine intente a svolgere il loro incarico. Basti pensare che<strong> l’Italia è uno degli 8 paesi su 27 dell’UE a non aver adottato misure di monitoraggio sull’operato delle proprie forze di polizia</strong>, assieme ad Austria, Olanda, Lussemburgo e Cipro.</p>



<p>La questione dei codici identificativi e delle body cam ha una storia lunga e travagliata nel nostro Paese. A partire dalle<strong> violenze avvenute al G8 di Genova nel 2001</strong>, furono portate avanti negli anni da più partiti e dal Consiglio dell’Unione Europea numerose proposte di legge in merito, nessuna delle quali ebbe seguito: nessuna calendarizzazione o linee guida, soltanto raccomandazioni che non furono seguite.</p>



<p>Tuttavia nel gennaio del 2022 si comincia a vedere una luce in fondo al tunnel: quando il Ministero dell’Interno approva l’inserimento di 949 bodycam tra carabinieri e forze di polizia eppure &#8211; ad oggi &#8211; non vi sono evoluzioni in merito.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Body Cam: perché sì</h2>



<p>Si parte dal presupposto che adottare tali misure possa <strong>garantire una maggiore trasparenza nell’operato dell’agente</strong> e, nel caso venga commesso un illecito, questo possa essere imputabile individualmente in maniera molto più rapida di quanto non avvenga ora.</p>



<p>I filmati delle body cam avrebbero un fine probatorio, ma attenzione, a doppio senso: non solo allo scopo di incriminare ma anche per chiarire i fatti di una vicenda e, in caso, a dimostrare l’innocenza dell’operatore.</p>



<p>Tiziana Sicilano, PM aggiunta della procura di Milano, ha gestito numerosi casi di sospetti abusi da parte delle forze di polizia e arriva a constatare che “coordinando il secondo dipartimento, tutti i reati denunciati come commessi da agenti in servizio passano dal mio dipartimento [&#8230;] effettivamente ogni tanto c’è un problema di tipo probatorio: ad esempio molto spesso la prima notizia su un determinato episodio proviene dalla relazione di servizio degli agenti che magari, come dire, c’è la possibilità che rappresentino <strong>una realtà distorta o alleggerita dei fatti</strong> […] trovando soltanto in ritardo nella dichiarazione della parte lesa una versione completamente diversa.”</p>



<p>E ancora: “A questo punto, nel momento in cui c’è acquisizione di video, questi rientrerebbero sotto il codice di procedura penale, ovviamente per accedervi si deve presupporre un illecito e che tali immagini siano prova documentale del reato e dunque si interviene con sequestro a fine probatorio.”</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una svolta per i processi</h2>



<p>Risulta dunque lampante l’<strong>alleggerimento del carico dei processi</strong>, permettendo un’analisi chiara e dettagliata della vicenda da parte del giudice in modo da poter emettere una sentenza quanto più rapida, corretta ed equa, garantendo a sua volta una forma di tutela reciproca nei confronti delle forze di polizia che operano sul campo e del del cittadino interessato, auspicando una maggiore trasparenza e sicurezza.</p>



<p>Ad oggi l’agente è sì obbligato a portare con sé un tesserino di riconoscimento ma non è altrettanto obbligato ad esibirlo, se non in circostanze di servizio in borghese. Il tutto a norma di una legge che sta per compiere ben 40 anni. (“Decreto del presidente della Repubblica n. 782 del 1985). Sarebbe dunque il caso di ammodernare il sistema legislativo inerente alla questione in modo da permettere un’evoluzione in merito alle nuove, concrete esigenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli ostacoli da superare</h2>



<p>La PM Tiziana Siciliano ci dice la sua in merito alla questione: “<strong>Il limite che vedo è proprio di tipo sindacale, ciò viene visto come&nbsp; una sorta di sorveglianza continuativa su un dipendente</strong>, il che potrebbe essere visto come un comportamento anti statale, ricordiamoci che c’è una precisa norma dello statuto dei lavoratori che impedisce di filmare i dipendenti nel corso della loro attività lavorativa”.</p>



<p>Eppure ci sono dipendenti e dipendenti. Com’è possibile che un dipendente garante dell’ordine pubblico sia equiparato, ad esempio, ad un qualsiasi altro tipo di impiegato statale, senza riconoscergli delle responsabilità che richiedono particolari forme di applicazione e tutela? Calcolando anche i fattori di rischio ai quali gli agenti sono sottoposti quotidianamente.</p>



<p>Come sottolineato prima dalla PM Siciliano, l’introduzione di queste misure di riconoscimento sembra dunque ostacolata dalla legge “300, art.4”, del 1970 sulla privacy, la quale stabilisce che: “È vietato l&#8217;uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell&#8217;attività dei lavoratori […] possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna”.</p>



<p>Altra resistenza riscontrata in materia pare provenire per l’appunto dalla realtà sindacale che più volte si è opposta all&#8217;inserimento dei codici identificativi, restando invece più favorevole sulla questione bodycam. Perchè? ve lo spieghiamo subito: La Federazione Sindacale di Polizia e il Sindacato Italiano Unitario Lavoratori di Polizia (SIULP) si sono mostrati più volte contrari all’introduzione dei codici identificativi in quanto <strong>ritengono possa essere un sistema ingiusto e che metterebbe in pericolo l’anonimato e l’incolumità degli agenti col rischio di essere riconoscibili ai criminali</strong>.</p>



<p>Ciò, tuttavia, non dovrebbe essere permesso, in quanto l’accesso ai codici identificativi sarebbe accessibile unicamente al magistrato o al capo del comando.</p>



<p>Quello che risulta evidente è che vi sono <strong>sistemi ancora troppo macchinosi e burocrazie stringenti che limitano le introduzioni di nuove norme </strong>a tutela dell’operato degli agenti.</p>



<p>Ciò nonostante qualche piccola conquista pare esser stata raggiunta, nel 2022, per l’appunto, 949 bodycam sono state affidate ad un nucleo ristretto di polizia e carabinieri, un piccolo passo che però necessita di un evoluzione e di un continuo miglioramento, prima che ciò cada nell’oblio.</p>



<p>La strada verso una maggiore trasparenza e sicurezza è lunga e complessa, ma non priva di speranza. Mentre continuiamo a monitorare gli sviluppi e le reazioni delle diverse parti coinvolte, resta fondamentale comprendere come queste misure possano essere integrate efficacemente nel nostro sistema.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/cronaca/body-cam-per-le-forze-di-polizia-litalia-non-le-vuole-ecco-perche.html">Body cam per le forze di polizia, l&#8217;Italia non le vuole. Ecco perché</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Mafia, terrorismo e missioni internazionali. Parla il Comandante Alfa</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/mafia-terrorismo-e-missioni-internazionali-parla-il-comandante-alfa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Apr 2023 15:22:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[Gruppo di Intervento Speciale (Gis)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1968" height="1312" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Agenzia_Fotogramma_FGR2360995.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Agenzia_Fotogramma_FGR2360995.jpg 1968w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Agenzia_Fotogramma_FGR2360995-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Agenzia_Fotogramma_FGR2360995-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Agenzia_Fotogramma_FGR2360995-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Agenzia_Fotogramma_FGR2360995-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1968px) 100vw, 1968px" /></p>
<p>Il Comandante Alfa è una figura iconica della sicurezza nazionale e pubblica italiana. Membro fondatore del Gruppo di Intervento Speciale (Gis) dell&#8217;Arma dei Carabinieri, ha servito nella Benemerita per decenni combattendo in diverse missioni speciali ad alto rischio. Il 14 aprile sarà ospite al festival Darkside &#8211; Storie segrete d&#8217;Italia di cui InsideOver è media &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/mafia-terrorismo-e-missioni-internazionali-parla-il-comandante-alfa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/mafia-terrorismo-e-missioni-internazionali-parla-il-comandante-alfa.html">Mafia, terrorismo e missioni internazionali. Parla il Comandante Alfa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1968" height="1312" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Agenzia_Fotogramma_FGR2360995.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Agenzia_Fotogramma_FGR2360995.jpg 1968w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Agenzia_Fotogramma_FGR2360995-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Agenzia_Fotogramma_FGR2360995-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Agenzia_Fotogramma_FGR2360995-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Agenzia_Fotogramma_FGR2360995-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1968px) 100vw, 1968px" /></p>
<p>Il Comandante Alfa è una figura iconica della sicurezza nazionale e pubblica italiana. Membro fondatore del <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/chi-sono-e-cosa-fanno-gli-uomini-del-gis-dei-carabinieri.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gruppo di Intervento Speciale (Gis) </a></strong>dell&#8217;Arma dei Carabinieri, ha servito nella Benemerita per decenni combattendo in diverse missioni speciali ad alto rischio. Il 14 aprile sarà ospite al festival <a href="https://it.insideover.com/storia/darkside-guida-alla-scoperta-dei-misteri-piu-cupi-ditalia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Darkside &#8211; Storie segrete d&#8217;Italia</em> di cui <em>InsideOver</em></a> è media partner. Con lui dialoghiamo della sua storia operativa e umana.</p>



<p><strong>Comandante, Lei ha vissuto nell&#8217;ombra per molti anni, servendo il Paese. Cosa l&#8217;ha spinta, anno dopo anno, a andare avanti?</strong></p>



<p>&#8220;Molto hanno fatto le mie origini. Io sono nato a Castelvetrano, vicino Trapani, una terra difficile dove c&#8217;era una linea sottile che divide il bene dal male. Ciò che ho vissuto da giovanissimo mi ha forgiato nella volontà di combattere contro ogni ingiustizia&#8221;.</p>



<p><strong>Una terra difficile, la Sicilia di allora. Che clima si respirava?</strong></p>



<p>&#8220;Castelvetrano è il Paese di Matteo Messina Denaro, di una Mafia da sempre molto potente, tanto che già il padre del padrino arrestato di recente arrestato era un boss molto potente. Aggiungiamo a questo la presenza di politici corrotti e massoneria. Da ragazzino ho convissuto con un ambiente complesso, vissuto fianco a fianco con giovani che ostentavano di essere figli di mafiosi e si permettevano di fare qualsiasi cosa, vantando un senso d&#8217;impunità. Io, figlio di un semplice muratore, fui da piccolo molto colpito quando un mafioso venne a trovare mio padre, gli inveì contro, lo strattonò. Non so per che motivo avvenne, ma quella violenza mi colpì. Io volevo che mio padre reagisse, poi capii che stava semplicemente proteggendo la sua famiglia. Preferii sfidare i miei coetanei dimostrando che erano loro a non essere alla mia altezza.</p>



<p><strong>Come lo fece?</strong></p>



<p>&#8220;Le racconto un aneddoto. Da giovane, primi Anni Sessanta [Alfa è del 1951, ndr], sfidai i miei coetanei a una gara di coraggio. Un tuffo nel Belice, da un ponte ferroviario alto venti metri. Fui l&#8217;unico a saltare. Nessuno dei figli dei padroni del luogo ebbe il coraggio di seguirmi. Io risposi irridendoli. Loro se la presero e risposero maltrattando il mio cane, regalo del mio maestro di vita, mio nonno. Da lì mi scattò la scintilla. Capii che la mia missione di vita sarebbe stata quella di combattere i codardi, i vigliacchi, coloro che colpiscono alle spalle. Nacque il mio sogno di diventare carabinieri, che ho avuto la fortuna di realizzare&#8221;.</p>



<p><strong>Lei si arruolò giovanissimo, nel 1969, e nel 1977 venne scelto tra i fondatori del GIS, operativo dall&#8217;anno dopo&#8230;</strong></p>



<p>&#8220;Ho avuto la fortuna di realizzare un sogno professionale, passando per soddisfazioni, errori e soprattutto tanta, tanta gavetta che nei Carabinieri, fortunatamente, è sempre stata necessaria. Ho avuto modo di lavorare con persone brillanti e per quarant&#8217;anni di far parte di un reparto d&#8217;eccellenza con cui ho combattuto ogni genere di nemico: Mafia, Camorra, &#8216;Ndrangheta, terrorismo interno ed internazionale&#8221;.</p>



<p><strong>Come fu l&#8217;atmosfera alla nascita del GIS?</strong></p>



<p>&#8220;Il GIS divenne operativo nel 1978, in piena emergenza terroristica e stragismo delle mafie. Erano tempi duri. Nel 1978 ci fu l&#8217;omicidio di Aldo Moro, pochi anni dopo il delitto Dalla Chiesa, imperversava la campagna dei sequestri. L&#8217;Arma mi permise di affrontare diverse sfide e avere una vita entusiasmante. Avevamo la sensazione di appartenere a un reparto d&#8217;eccellenza. Alla nascita del GIS eravamo in 36, ma solo in cinque non facemmo la selezione, scelti direttamente dal colonnello Romano Marchisio, comandante del Battaglione Carabinieri Paracadutisti &#8220;Tuscania&#8221; per far parte della nuova unità. Facevamo parte di una pattuglia acrobatica per far conoscere il Tuscania in Italia che svolgeva esibizioni in tutta Italia. Il colonnello ci conosceva bene, pregi e difetti, e ci scelse personalmente. Assieme a me fu scelto anche Enzo Fregosi, che nel 2003 sarebbe morto nel tragico attentato di Nassiriya&#8221;.</p>



<p><strong>Ha servito per circa quarant&#8217;anni questo reparto d&#8217;eccellenza, dopo questa selezione&#8230;</strong></p>



<p>&#8220;Sì, negli anni questo reparto si è strutturato ed è evoluto a partire dal battesimo operativo al supercarcere di Trani nel 1980. Siamo negli anni stati riconosciuti tra le forze speciali in ambito Nato a livello Tier-1, siamo stati incaricati dal Tribunale dell&#8217;Aja per arrestare criminali di guerra e terroristi a livello internazionale, abbiamo come unità costruito un&#8217;eccellenza operativa. Del resto, il nostro motto è sempre stato quello di colpire sparando il meno possibile. Discrezione, silenzio, indagini e velocità d&#8217;esecuzione: l&#8217;addestramento si basa su questi capisaldi. Rispetto all&#8217;ampiezza delle nostre missioni abbiamo fatto pochissimi conflitti a fuoco: del resto, prima che incursori siamo Carabinieri, al servizio della comunità&#8221;.</p>



<p><strong>Come avete costruito la vostra cultura operativa?</strong></p>



<p>&#8220;Abbiamo girato mezzo mondo per apprendere il meglio delle culture degli altri servizi di forze speciali, adattando poi tutto al nostro contesto operativo e alla nostra cultura. Certamente la forza da cui abbiamo tratto più ispirazione è la madre di tutte le forze speciali, lo Special Air Service (Sas) britannico operativo dagli Anni Quaranta. Abbiamo avuto con loro un confronto continuo. Ma in generale ci siamo confrontati con tantissime forze speciali nel mondo, dal GSC-9 della Bundespolizei tedesca al Geo, il gruppo operazioni speciali spagnolo. La forza del confronto ha aumentato la consapevolezza e le capacità nostre e dei reparti con cui abbiamo interagito&#8221;.</p>



<p><strong>Lei ha servito anche all&#8217;estero. Come ricorda le missioni di addestramento nei Paesi oggetto di missioni internazionali?</strong></p>



<p>&#8220;Ho addestrato in Bosnia, Iraq, Africa, posso dire di non essermi fatto mancare nulla. Posso ricordare che negli anni la percezione del nostro Paese è migliorato. Tutti, alleati compresi, inizialmente ci guardavano con diffidenza, ma abbiamo dimostrato che le cose le sappiamo fare e che le nostre forze armate sono efficienti, ben addestrate, professionali. Soprattutto, gli italiani hanno lasciato un buon ricordo pressoché in ogni contesto di guerra, dove assieme alla nostra presenza stavamo a contatto con le popolazioni locali, non usavamo violenza inutile, costruivamo ospedali, campi da calcio e altri servizi per la collettività&#8221;.</p>



<p><strong>Negli ultimi anni, infine, lei è stato molto attivo nella cultura della sicurezza e nella sua promozione&#8230;</strong></p>



<p>&#8220;Si. Ai giovani vorrei innanzitutto trasmettere ai giovani un senso di patriottismo che sembra stia scemando. Ma la questione più importante è il legame tra sicurezza e legalità. La legalità significa libertà. Ho arrestato molte persone che per le loro scelte di vita erano ridotte a vivere braccati, come fuggiaschi, in dei bunker. Ho voluto ricordare a tutti i giovani che incontro un fatto semplice: se ce l&#8217;ho fatta io, dopo un&#8217;infanzia difficile, ce la può fare chiunque. Per questo sono anche molto attento a dissuadere i giovani dalle dipendenze, da alcool e droga a quelle legate alle infiltrazioni criminali nella società. Bisogna rompere la cappa e ricordare ai giovani che sono talenti eccezionali e, educati in modo giusto, possono far migliorare la nazione. Presto, vicino Como, a Cusiano, aprirò una caserma in cui con regole da rispettare ma anche senso di comunità cercheremo di insegnare ai giovani la legalità e il senso civico. Arti marziali, primo soccorso, incontri con persone esperte: vogliamo rafforzare ogni settore che permetta ai giovani di credere in sé stessi e non mollare, inseguendo i propri sogni&#8221;.</p>



<p><strong>Insomma, bisogna dare ai giovani punti di riferimento precisi?</strong></p>



<p>&#8220;Sì, anche se io non vorrei mai assurgere a tale ruolo. Preferisco definirmi un incentivo per i ragazzi, e vedo che tanti giovani con cui ho interagito stanno facendo il concorso dell&#8217;Arma, mentre il Gis continua a farsi onore come fa da quarant&#8217;anni, impegnato ventiquattro ore su ventiquattro. Arricchire di valori questo Paese potrà aiutare a far continuare la sua storia. Del resto, il nostro motto dice che &#8220;Dal valore del singolo trae la forza il gruppo&#8221; ed è necessario che nel Gis, nell&#8217;Arma, ma in generale nel Paese si torni a pensare più in termini di &#8220;Noi&#8221; che in termini di &#8220;Io&#8221;. Da soli non si va da nessuna parte&#8221;.</p>
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		<title>La corsa dell&#8217;Italia alla spesa militare: perché deve raggiungere il target Nato</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-corsa-dellitalia-alla-spesa-militare-perche-deve-raggiungere-il-target-nato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Apr 2023 17:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Aeronautica militare italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito italiano]]></category>
		<category><![CDATA[forze armate]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Militare Italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/esercito-italiano-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="esercito italiano" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/esercito-italiano-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/esercito-italiano-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/esercito-italiano-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/esercito-italiano-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/esercito-italiano-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/esercito-italiano-2048x1152.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/esercito-italiano-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando l&#8217;Italia raggiungerà il 2% nel rapporto tra spese militari e Pil? La domanda, mentre si avvicina il 2024 in cui nel 2014 era stata fissata la data ultima per i partner Nato per raggiungere tale rapporto, è oggi più che mai attuale. La Difesa è un valore, non un costo La pandemia, le crisi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-corsa-dellitalia-alla-spesa-militare-perche-deve-raggiungere-il-target-nato.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/esercito-italiano-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="esercito italiano" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/esercito-italiano-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/esercito-italiano-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/esercito-italiano-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/esercito-italiano-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/esercito-italiano-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/esercito-italiano-2048x1152.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/esercito-italiano-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando l&#8217;<strong>Italia </strong>raggiungerà il 2% nel rapporto tra <strong>spese militari</strong> e Pil? La domanda, mentre si avvicina il 2024 in cui nel 2014 era stata fissata la data ultima per i partner Nato per raggiungere tale rapporto, è oggi più che mai attuale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Difesa è un valore, non un costo</h2>



<p>La pandemia, le crisi economiche che ne hanno fatto seguito, la tempesta energetica del 2021-2022 hanno sicuramente ritardato la marcia dei <strong>Paesi Nato</strong> per ottenere questo target. Ma lo scoppio della <a href="https://it.insideover.com/economia/il-crocevia-europeo-a-un-anno-dallo-scoppio-della-guerra-in-ucraina.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">guerra in Ucraina</a> ha ridato fiato all&#8217;importanza di tale traguardo. La <strong>sicurezza collettiva </strong>intesa come bene pubblico ha ripreso quota; i dividendi politici e securitari dell&#8217;avere un attivo e pronto strumento di proiezione militare sono emersi come sempre più fondamentali; le alleanze industriali e produttive che i progetti di espansione militare abilitano hanno risvolti a lungo termine, come l&#8217;accordo Gcap Italia-Giappone-Regno Unito conferma.</p>



<p>Insomma: <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-valore-strategico-della-politica-industriale-per-la-difesa-italiana.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la Difesa è un valore</a>, non un costo. Lo scrivevamo tempo fa su queste colonne e lo ribadiamo ora: la spesa per la sicurezza nazionale ha un valore strategico e capire in quanto tempo Roma toccherà il <strong>target</strong>, non vincolante ma politicamente sensibile, del 2% Nato, avrà valenza sul peso dell&#8217;Italia nel campo atlantico. Paesi come <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-polonia-plasma-la-difesa-con-gli-occhi-puntati-alla-russia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Polonia </a>e <a href="https://it.insideover.com/difesa/ecco-perche-la-romania-e-decisiva-nella-nato.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Romania</a> da tempo fanno della corsa a livelli di spesa militare sempre più alti un asset strategico ai tavoli negoziali. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il trend dell&#8217;Italia</h2>



<p><em>Formiche</em> ricorda che la situazione in cui si trova Roma non è una rarità nella Nato: &#8220;L’Italia rimane tra i venti Paesi, su trenta, a non aver ancora raggiunto il<strong> livello previsto</strong> in Galles. Ad oggi solo Grecia (3,9%), Stati Uniti (3,5%), Croazia (2,7%), Lettonia (2,3%), Regno Unito ed Estonia (2,2%), Polonia (2,1%), Portogallo, Turchia (2,1%) e Lituania (2,0%) spendono quanto previsto&#8221;. La crescita c&#8217;è ma va strutturata.</p>



<p>Nel 2014 l&#8217;Italia spendeva in Difesa l&#8217;1,14% del Pil. Nel 2022 tale quota è salita all&#8217;1,51%, poco sotto l&#8217;1,57% toccato durante lo choc produttivo pandemico del 2020-2021, ma in un trend di aumento sostanziale. Il bilancio della Difesa supera i 28,8 miliardi di euro contando, però, circa 7 miliardi di euro destinati all&#8217;Arma dei Carabinieri. Custodi di grande competenze tecniche come i Gis o diversi reparti dell&#8217;intelligence, ma non assimilabili alle tre armi di Esercito, Marina e Aviazione su cui il conto si dovrebbe basare e da alcuni anni gravati nel bilancio anche dalla Guardia Forestale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un&#8217;altra metodologia oltre il bilancio della Difesa</h2>



<p>L&#8217;Osservatorio Mil3x sottolinea però che la spesa effettiva della Difesa andrebbe incrementata della quota dell&#8217;Arma dei Carabinieri destinata alle missioni (543 milioni di euro come previsione di spesa nel 2023, 7,67% del budget), del fondo del ministero dello Sviluppo Economico per i nuovi armamenti (2,1 miliardi di euro) e di quello del ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze per le missioni. </p>



<p>Le spese operative dirette e indirette permettono un calcolo differente, che l&#8217;Osservatorio sottolinea: &#8220;Tenendo conto anche della <strong>spesa pensionistica militare</strong> netta a carico dell’Inps, in aggiunta alle dotazioni di fondi dei Ministeri secondo <a href="https://www.milex.org/metodologia-milex-spesa-militare/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la metodologia adottata</a> da Mil€x, si passa infatti dai 25,7 miliardi previsionali del 2022 ai 26,5 miliardi stimati per il prossimo anno&#8221; per spese di carattere strategico. Parliamo dell&#8217;1,39% del Pil che, a un tasso di crescita effettivo di 800 milioni di euro l&#8217;anno e supponendo una crescita media del Pil dell&#8217;1% nel prossimo periodo porterebbero l&#8217;Italia a raggiungere il target in più di un decennio. Vent&#8217;anni dopo, dunque, rispetto all&#8217;obiettivo sostanziale. Un target a cui il governo Meloni intende dare una svolta.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/crosetto-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-391729" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/crosetto-683x1024.jpg 683w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/crosetto-200x300.jpg 200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/crosetto-768x1152.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/crosetto-1024x1536.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/crosetto-1365x2048.jpg 1365w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/crosetto-1707x2560.jpg 1707w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/crosetto-scaled.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il ministro della Difesa Guido Crosetto a una riunione interministeriale Nato nel febbraio 2023. Foto: Epa/Stephanie Lecocq.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La sfida di Meloni e Crosetto</h2>



<p>Il ministro della Difesa Guido Crosetto è in pressing politico per far sì che i colleghi europei aprano alla misura che <strong>potrebbe cambiare</strong> la corsa dell&#8217;Italia, in una fase in cui Stati come la Polonia già pensano al 3 o al 4% di spese: lo scorporo degli investimenti in Difesa dal <strong>Patto di Stabilità europeo</strong>. Spendere in Difesa, del resto, non è sufficiente. Bisogna spendere bene. E farlo promuovendo tutta la filiera: acquisto armamenti, proiezione militare, addestramento, revisione dei mezzi, sicurezza digitale, promozione delle attività del sistema-Difesa.</p>



<p>Per dimezzare a cinque anni il tempo necessario l&#8217;Italia dovrebbe aumentare ogni anno le <strong>spese militari reali</strong>, secondo il calcolo Mil3x, di 1,6 miliardi di euro l&#8217;anno. E in un contesto che vede Via XX Settembre tenere i cordoni della borsa per tutti i dicasteri e diverse incombenze economiche è necessario che la crescita qualitativa si sostanzi. In quest&#8217;ottica, molto può essere dato dalla prospettiva di far crescere il bilancio della Difesa puntando su <strong>incubatori tecnologici,</strong> fondi di trasferimento di competenze, acceleratori di start-up e piani per una crescente proiezione dell&#8217;industria militare nelle catene del valore europee e atlantiche. La spesa per la Difesa deve creare sicurezza e ritorni anche per il resto del sistema-Paese. Pena il rischio di finire nel tritacarne politico e mediatico, contrapposta ad altre voci di spesa in forma strumentale. Crosetto e Meloni hanno da tempo puntato a una crescita graduale che possa essere uno stock, non un flusso. </p>



<p>Il 2% è una soglia politica e psicologica, per quanto importante nell&#8217;era della guerra in Ucraina. Le conseguenze dell&#8217;impiego dello strumento militare invece sono radicalmente concrete e da questo deve partire ogni discussione sulla sicurezza nazionale di Roma per oggi e domani.</p>



<p></p>
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		<title>Kosovska Mitrovica, com&#8217;è la vita quotidiana nella città divisa del Kosovo</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/kosovska-mitrovica-come-la-vita-quotidiana-nella-citta-divisa-del-kosovo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Dell'Orco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Oct 2021 04:41:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[Kfor]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite (Onu)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1920" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_20210814_190232_edit_51909601941036-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_20210814_190232_edit_51909601941036-scaled.jpg 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_20210814_190232_edit_51909601941036-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_20210814_190232_edit_51909601941036-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_20210814_190232_edit_51909601941036-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_20210814_190232_edit_51909601941036-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_20210814_190232_edit_51909601941036-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Sarà il passo svelto con cui mi proietto giù dalla via principale di Mitrovica Nord verso le barricate di cemento che sorgono su una sponda del fiume Ibar, o sarà per la malcelata insofferenza che si avverte mentre cerco di capire perché un ponte bianco di circa un centinaio di metri possa diventare una dogana &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/kosovska-mitrovica-come-la-vita-quotidiana-nella-citta-divisa-del-kosovo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1920" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_20210814_190232_edit_51909601941036-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_20210814_190232_edit_51909601941036-scaled.jpg 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_20210814_190232_edit_51909601941036-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_20210814_190232_edit_51909601941036-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_20210814_190232_edit_51909601941036-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_20210814_190232_edit_51909601941036-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_20210814_190232_edit_51909601941036-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p><p>Sarà il passo svelto con cui mi proietto giù dalla via principale di Mitrovica Nord verso le barricate di cemento che sorgono su una sponda del fiume <strong>Ibar</strong>, o sarà per la malcelata insofferenza che si avverte mentre cerco di capire perché un ponte bianco di circa un centinaio di metri possa diventare una dogana fortificata, che un agente di polizia kosovaro mi &#8220;sconsiglia&#8221;, con poco garbo, di avventurarmi oltre. Gli rispondo che non capisco la sua lingua, e provo a superare il placcaggio usando una formula magica: &#8220;Sono italiano&#8221;.</p>
<p>A <strong>Kosovska Mitrovica</strong>, la Berlino del nord del Kosovo, essere italiani è una sorta di passepartout. A sorvegliare il ponte che è la manifestazione architettonica della divisione tra le due etnie della regione, serba e albanese, ci sono infatti i carabinieri italiani. Fanno parte della <strong>MSU</strong>, l’Unità Specializzata Multinazionale dell&#8217;Arma che da oltre 20 anni partecipa alla missione <strong>Kfor</strong> (Kosovo Force) con compiti di stabilizzazione del Paese che nel 2008 si è dichiarato indipendente dalla Serbia. Una dichiarazione riconosciuta da &#8220;soli&#8221; 115 Paesi Onu e che è sempre stata rifiutata dai serbi. Nel corso degli anni, dalla guerra del 1999 in poi, nel Kosovo le tensioni hanno spinto le due comunità (quella albanese è ormai la stragrande maggioranza) a ricollocarsi anche su base territoriale. Così, tre distretti a nord del Kosovo, che confinano con la Serbia, sono stati considerati dei salvacondotti da parte dei serbi. Dei <strong>100mila</strong> che abitano nella Regione, circa due terzi vivono stabilmente in quattro città e una dozzina di villaggi della parte settentrionale (gli altro sparpagliati in enclave, circondate dalla maggioranza albanese della popolazione, come i 10mila serbi di Gračanica, a pochi chilometri da Pristina).</p>
<p>Incastonata nel mezzo tra i distretti serbi e tutto il resto, Kosovska Mitrovica, o &#8220;Mitrovicë&#8221; per gli albanesi, è diventata una <strong>città di frontiera</strong>. I quartieri del sono Nord serbi, quelli a Sud albanesi. Le due comunità vengono a contatto diretto non solo su base cittadina, ma parastatale. Le istituzioni kosovare nella parte nord non esistono, semplicemente perché sono rifiutate dalla popolazione serba. Scuole, uffici pubblici, ospedali, qui sono tutti gestiti direttamente dalla Serbia, attraverso strutture precedenti al 1999. E la regola non scritta vuole che i serbi debbano evitare di andare a Sud, così come gli albanesi hanno ben pochi motivi, se non lavorativi, per muoversi nei quartieri a Nord.</p>
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<p>A dividerli, oltre al calcestruzzo e alle bandiere degli uni o degli altri che servono a marcare il territorio (i punti di accesso alla città sono tre, e uno dei ponti, carrabili, non è sorvegliato dal Kfor, così l&#8217;unico modo per capire da che parte della città ci si trovi è quello di guardare le bandiere che si hanno intorno), ci sono i posti di blocco dei carabinieri: &#8220;La situazione qui è sempre tranquilla fino a prova contraria &#8211; ci sussurra uno di loro -. Il malcontento generale non rende felici né gli uni né gli altri, e basta una scintilla per far scoppiare di nuovo un putiferio. Basta dare un&#8217;occhiata ai gruppi social e ai commenti che vengono postati e ci rendiamo che le tensioni sono tutt&#8217;altro che sopite&#8221;.</p>
<p>E se dovessero esplodere da qualche parte, sarà certamente a Mitrovica. Come nel <strong>2004</strong>, quando la violenza interetnica toccò il punto più critico dalla fine della guerra, con giorni di scontri, guerriglie e assalti da una parte all&#8217;altra della città che costarono la vita a 14 persone e il ferimento di centinaia di altre (tra cui forze di polizia e Kfor). A scatenare le violenze, le continue provocazioni reciproche che portarono al ferimento di un ragazzo serbo nella città di Čaglavica (nel centro del Kosovo) e al ritrovamento il giorno dopo di tre bambini albanesi nel fiume Ibar proprio a Mitrovica, annegati pare per sfuggire a dei serbi che li rincorrevano. Gli scontri in breve tempo eruttarono ovunque, da Pristina a Pec, da Lipjan a Prizren. Oltre agli scontri fisici almeno 30 siti, tra chiese e monasteri, della chiesa ortodossa serba rimasero distrutti o danneggiati (in generale sono più di 100, dal &#8217;99 ad oggi, ad aver dovuto fare i conti col vandalismo religioso). Sebbene l&#8217;escalation venne limitata più possibile, Mitrovica è sempre rimasta una polveriera.</p>
<p>Nel 2008 altri scontri e altri feriti hanno accompagnato un’operazione della polizia dell’Onu e del Kfor per sgomberare la sede del tribunale <strong>Onu locale</strong>. Negli scontri morì un casco bianco ucraino. Nel 2011 alcuni dimostranti serbi eressero delle <strong>barricate</strong> alla frontiera con la Serbia e le conseguenze degli scontri con i militari del Kfor arrivarono fino a Mitrovica dove esplosero delle bombe. Nel 2014 altre rivolte esplosero proprio in prossimità del ponte, tra la polizia e un gruppo di manifestanti di origini albanesi, che stavano cercando di rimuovere il blocco stabilito da un gruppo di serbi.</p>
<p>Nel 2018 a Mitrovica Nord venne ucciso a colpi d&#8217;arma da fuoco <strong>Oliver Ivanović</strong>, leader del partito serbo SPD (Sloboda, demokratija, pravda). Un omicidio non da poco, perché Ivanović, oltre ad essere stato processato per crimini di guerra (processo annullato dalla Corte d&#8217;appello di Pristina) era salito alla ribalta come leader di una formazione paramilitare chiamata <em>bridgewatchers</em>, &#8220;guardiani del ponte&#8221;, costituita da giovani serbi che nel 2000 durante l&#8217;avanzata dell&#8217;Esercito di Liberazione del Kosovo (UCK) si adoperarono per impedire il rientro degli albanesi cacciati da Slobodan Milosevic e la presa delle istituzioni kosovare nel nord della città. Per riuscirci, ingaggiarono una sorta di guerriglia con l&#8217;UCK che culminò con l&#8217;uccisione di 10 persone nel febbraio 2000, e la cacciata dei civili albanesi dalla parte nord della città, sancendo la divisione che sussiste ancora oggi.</p>
<p>Appena un paio di anni fa, ancora, il presidente serbo Aleksandar Vucic minacciò la mobilitazione dell&#8217;esercito dopo che 13 poliziotti di etnia serba nel nord del Kosovo vennero arrestati dalle autorità kosovare, e le forze speciali della polizia kosovara (Rosu) rimasero dopo un&#8217;incursione che l&#8217;ex presidente del Kosovo Ramush Haradinaj (ex membro dell&#8217;UCK e a sua volta sospettato di crimini di guerra, poi assolto con formula piena anche a causa della morte misteriosa di diversi testimoni e del rifiuto di altri a testimoniare) definì &#8220;di contrasto al contrabbando e al crimine organizzato&#8221;.</p>
<p>Mitrovica, insomma, è una <strong>polveriera</strong>. Lo è da 20 anni. Ed è una di quelle città schizofreniche in cui gli abitanti, quasi 90mila, passeggiano in strada godendosi il fresco delle sere d&#8217;estate, affollano i café del centro, si concedono qualche ora in discoteca pur con le chiusure anticipate causa Covid, ma dove la normalità <strong>non esiste</strong>. Perché si convive con un gigantesco elefante nella stanza, l&#8217;odio interetnico, che può degenerale da un momento all&#8217;altro anche solo per un &#8220;hvala!&#8221; (grazie) sfuggito a qualche serbo nel quartiere albanese.</p>
<p>A Mitrovica, anche se non si direbbe, <strong>ci si sente osservati</strong>. Perché di stranieri se ne vedono pochi. Di italiani ancora meno. E soprattutto perché, da oggetti misteriosi si attira ancor più l&#8217;attenzione. In una città del genere guardarsi intorno e riconoscersi è troppo importante, per tutti. Quindi anche le buone pratiche quotidiane come chiacchierare, salutarsi o condividere un caffè possono diventare <strong>segni d&#8217;appartenenza</strong>. Così, un visitatore straniero non può non sentire su di sé le riflessioni degli altri che cercano di capire se sei o non sei ostile, o ancor peggio, se porti con te quella solita, presunta superiorità morale dell&#8217;occidentale arrivato ad impartire lezioni di tolleranza. Come paradosso dei paradossi, Mitrovica è una città dalla doppia, fervente identità, dove la vita rurale e quella urbana coesistono in un paesaggio in cui le attività quotidiane, gli odori e i suoni sono saldamente localizzati, dove i manifesti in alfabeto cirillico serbo si alternano alle insegne di un negozio albanese, dove le campane ortodosse si misurano coi canti dei muezzin, ma dove il superpotere più bramato sarebbe l&#8217;<strong>anonimato</strong>. Il passato e il presente di Mitrovica hanno modellato una vita all&#8217;insegna delle contraddizioni, delle negoziazioni e dei compromessi quotidiani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/kosovska-mitrovica-come-la-vita-quotidiana-nella-citta-divisa-del-kosovo.html">Kosovska Mitrovica, com&#8217;è la vita quotidiana nella città divisa del Kosovo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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